Destra di Popolo.net

CI SIAMO DIMENTICATI IL CONTINENTE NERO: SOLO L’1% DELLE SOMMINISTRAZIONI MONDIALI E’ FINITO IN AFRICA

Giugno 9th, 2021 Riccardo Fucile

L’AFRICA E’ ANCORA IN PREDA DELLA TERZA ONDATA DI COVID

In Africa niente vaccini. Tutti lo sanno e tutti fanno spallucce, dalla Cina alla Russia al G7 che si riunisce sabato in Cornovaglia: su quasi due miliardi di somministrazioni nel mondo, soltanto l’ 1% è finito in braccia africane.
Poco più di 30 milioni di prime dosi, poco sopra il livello italiano, 7 milioni di «immunizzati completi» su 1,3 miliardi di abitanti. E a breve non si prevedono nuovi arrivi per recuperare il tempo perduto.
Intanto, mentre l’ Occidente riapre, l’ Africa è preda della terza ondata: in 14 Paesi negli ultimi dieci giorni si è registrato un aumento del 30% di nuovi casi. Sulla carta il continente conta il 3% dei contagi globali. Ma le cifre ufficiali (130 mila morti, più o meno come l’ Italia) nascondono una voragine di vittime non registrate. E un futuro minaccioso.
In Uganda gli ospedali sono pieni di Covid, in Malawi i pochi vaccini sono arrivati scaduti, il Marocco e il Ruanda sono a secco. L’ Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha lanciato un appello (che il G7 non sembra disposto ad ascoltare): nelle prossime settimane servono con urgenza 200 milioni di dosi, se si vuole vaccinare almeno il 10% della popolazione africana entro fine settembre.
Il rubinetto del Covax, il programma dell’ Oms a cui si affidavano le speranze dei Paesi poveri e la rispettabilità degli altri, ha cominciato a chiudersi dopo che l’ India, sopraffatta dalla pandemia, a marzo ha bloccato le esportazioni (ripartiranno a ottobre): la stragrande maggioranza dei flaconi destinati all’ Africa (quasi tutti AstraZeneca) dovevano arrivare dal Serum Institute of India. Anche i fortunati che avevano ricevuto la prima siringata, adesso dall’ Etiopia al Ghana non sono sicuri di ottenere la restante prima della scadenza consigliata dei tre mesi. Covax si arrabatta annunciando un accordo per comprare 500 milioni di dosi da Moderna. L’ Unione Africana ha un’ intesa con Johnson&Johnson per altre 400.
Ma questa valanga di vaccini è tutta sulla carta, non certo nella stiva degli aerei. E sulle casse di molti governi non si può contare, perché vale quanto ha detto al Corriere il dottor Githinji Gitahi che guida l’ ong Amref: «Per vaccinare una persona in un Paese come il Kenya si devono spendere 15 dollari. Cioè quasi la metà di tutta la spesa sanitaria procapite di un anno intero. Da voi il costo di un vaccino si misura in briciole, in Africa è metà della torta». Unicef e Wellcome Trust hanno chiesto a Boris Johnson, che ospita il G7, di promuovere un’ azione che «definirebbe le sorti del secolo» coinvolgendo gli altri Paesi del club: donare all’ Africa il 20% delle riserve dei vaccini nei prossimi tre mesi.
Gli Usa dovrebbero «cacciare» 27 milioni di dosi, la Gran Bretagna e la Germania 4 milioni, l’ Italia poco più di 2 milioni come il Giappone. Il governo di Londra ha già fatto sapere che al momento non se ne parla. Forse in Cornovaglia dovrebbero invitare anche Phionah Atuhebwe, responsabile per l’ Africa del piano vaccini dell’ Oms, che ha detto alla Bbc : «Se non arrivano vaccini adesso, il virus continuerà a correre e a sfornare varianti che si diffonderanno nel mondo e ci faranno tornare tutti alla casella di partenza». I Paesi ricchi (Ue compresa, ma non la Cina che non partecipa al piano) promettono 2,4 miliardi di dollari per il Covax. Il fatto è che i produttori non riescono a star dietro alla nostra domanda.
E l’ Africa, adesso, più che di soldi ha bisogno di vaccini nelle braccia
(da Il Corriere della Sera)

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IL COMUNE DI GENOVA COME I DISCOUNT: APPLICA IL 2 X 1, DUE MULTE PER LA STESSA INFRAZIONE

Giugno 9th, 2021 Riccardo Fucile

I SOVRANISTI PENSANO A FARE CASSA, I PROVENTI COSI’ SONO PASSATI DA 34 A 46 MILIONI IN UN ANNO (QUASI COME I 49 MILIONI CHE LA LEGA HA FREGATO AGLI ITALIANI)

Non è di certo passata inosservata, nel bilancio preventivo 2021 approvato qualche mese fa dal comune di Genova, l’incremento della voce “proventi infrazione codice della strada” passata dai 34mln del 2020 a 46mln.
Per raggiungere “l’ambizioso” obbiettivo ecco che il comune di Genova mette in campo il 2X1: due sanzioni per un’infrazione.
Lo scorso 9 Aprile R.P. recandosi al lavoro è riuscito a ricevere due sanzioni nell’arco di due minuti: la prima alle ore 6:48 sulla Strada Aldo Moro e la seconda alle 6:50 nella stessa strada, la c.d. Sopraelevata.
Da anni è ormai attivo sulla questa strada il sistema Safety Tutor, per il rilevamento della velocità media dei veicoli e come ci dice lo stesso conducete “lo sappiamo tutti che c’è tutor lì, probabilmente quella mattina ero sovrappensiero ed ho leggermente superato il limite”.
Come si può leggere nei due verbali il conducente è stato multato per il superamento della velocità media nel primo tratto per 1.6Km/h e nel secondo di 0.4km/h.
Di fatto su una sola strada di circa 4,5km, con lo stesso limite per tutta la sua lunghezza, la velocità media viene misurata su più frazioni, portando a raddoppiare i verbali una singola infrazione.
Sta valutando se ricorrere al giudice di pace?
“No, pagherò! Ed entro i 5 giorni! Per limitare i danni (50€ a verbale), non posso rischiare di dover pagare le due sanzioni per intero,… Avrei capito una sanzione ma non due, che di questi tempi le assicuro che pesano!”.
“Il nostro compito è di educare per salvare delle vite” ci diceva un nostro caro amico che ha dedicato la sua vita alla polizia stradale, sembra che a Tursi invece, interessi solamente salvare il bilancio.
Come non ricordare una frae di Prezzolini: “L’Italia va avanti perché ci sono i fessi. I fessi lavorano, pagano, crepano. Chi fa la figura di mandare avanti l’Italia sono i furbi che non fanno nulla, spendono e se la godono.”

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SONDAGGISTI CONCORDI: LA FEDERAZIONE DI CENTRODESTRA PRENDEREBBE MENO VOTI DI QUELLI CHE HANNO ORA I SINGOLI PARTITI: DAL 24% AL 28%

Giugno 8th, 2021 Riccardo Fucile

SERVE SOLO A SALVINI PER EVITARE IL SORPASSO DELLA MELONI E CONTINUARE A SPACCIARSI PER LEADER, A BERLUSCONI PER PUNTARE AL QUIRINALE CON IL VOTO DEI RENZIANI: LA SQUALLIDA MANOVRA E’ TUTTA QUA

Ancora non c’è ma già divide. Si dibatte sulla federazione del centrodestra: la Lega spinge, mezza Forza Italia frena, i partiti più piccoli soppesano pro e contro, i parlamentari già vedono le liste, e i sondaggisti calcolano. In prospettiva ovviamente.
Da via Bellerio fanno filtrare un sedicente sondaggio per cui la federazione (compresi i centristi) si attesta al 31,6% con possibilità di aumento.
Una prospettiva da avanti tutta. Che però, al momento, non fa proseliti.
Le cifre non convincono Roberto Weber: “Sono sciocchezze – dice il fondatore di Ixé a HuffPost – Parliamo di numeri ridicoli. Le percentuali dei partiti non si sommano: staranno sotto il 30%. Storicamente dal Dopoguerra in poi le fusioni tra partiti sono sempre state in deficit. Fa eccezione il Pdl, ma Salvini non è il Berlusconi di quei tempi. Nel 2006 Berlusconi sfiorò il pareggio con Prodi, ma erano due leader super-forti, uno con le tv private e uno con la Rai dalla propria parte, alla guida di partiti super-forti”.
Secondo Weber : “Vedo piuttosto una piccola fuoruscita dei sovranisti dalla Lega in via di “moderatizzazione”, mentre non penso che elettori della Meloni potrebbero votare una forza nata in contrapposizione a Fdi”.
La federazione è quindi “un’operazione politica della Lega per diventare azionista di maggioranza nel governo e non un’operazione di consenso”
La posizione di Renato Mannheimer: “la federazione sarebbe il primo partito italiano in vista delle prossime elezioni, in Italia con le fusioni spesso accade che si possa perdere un po’. Si arriverebbe al 27, 28%”
Ancora meno convinto è Roberto D’Alimonte: “Di sicuro la federazione starebbe sotto il 30%. Mancano i dati ma non l’esperienza: la federazione non sarebbe il Pdl (che comunque univa Fi e An, non la Lega) e Fi non è quella di un tempo”.
Non ci sarebbe neppure un effetto traino? “E perché un’aggregazione dovrebbe funzionare meglio di due partiti? Senza un leader diverso o un altro cambiamento forte manca la novità. Di per sé, la federazione non scalda certo i cuori degli elettori moderati”.
Anzi, avvisa D’Alimonte: “Il rischio, se l’operazione non viene presentata bene, è far disamorare parte degli elettori e scendere al 24%…”.
Perché rischiare, allora? La risposta è politica: “Far nascere un “polo europeo” all’interno della più ampia coalizione di centrodestra per consentire a Salvini di rivendicare Palazzo Chigi. A quel punto non solo avrebbe un voto in più sulla Meloni ma anche le credenziali europee adeguate”.
(da Huffingtonpost)

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LA BUFFONATA DI TOTI CHE FESTEGGIA LA FINE DEL COPRIFUOCO COME SE FOSSE CAPODANNO

Giugno 8th, 2021 Riccardo Fucile

ASSEMBRAMENTO DI CENTINAIA DI GIOVANI SOTTO LA SEDE DELLA REGIONE TRA POLEMICHE DEGLI ABITANTI E SPREGIO DELLE NORME DI DISTANZIAMENTO E MASCHERINE

Una piazza gremita di gente festeggia per salutare il coprifuoco. Come a Capodanno.
È quanto avvenuto a Genova dove dalle 23 di lunedì centinaia di persone si sono radunate in piazza De Ferrari per aspettare il countdown per l’arrivo della zona bianca.
L’iniziativa della campagna “Re Start Liguria”, organizzata dalla Regione, ha sollevato diverse polemiche sui social.
Un clima di festa che per alcuni utenti è sembrato inopportuno. “Già era imbarazzante solo averlo pensato… una “festa” per salutare il coprifuoco… (spiegalo ad uno di Gaza com’era duro il tuo coprifuoco…) un dj set con luci e suoni per salutare la Ripartenza….( e chi non ce l’ha fatta a ripartire? e chi ci ha rimesso la vita? ) pure la diretta TV col countdown come un triste capodanno in una Regione triste”, scrive un utente su Facebook postando il video dei festeggiamenti in piazza.
“Sono esterefatta, senza parole, no questa mi mancava”, scrive un’altra.
E ancora: “Non vorrei dire ma …c’è poco da assembrarsi…”.
Nei filmati gente che balla, si abbraccia e festeggia, mettendo da parte il distanziamento sociale. Gli stessi festeggiamenti sono stati organizzati a Savona, Imperia e La Spezia, dove alle 23 si sono accese le stesse luci per salutare l’ingresso di tutto il territorio ligure in zona bianca.
Tutto fa spettacolo per chi pensa solo ai voti.
(da agenzie)

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LA BALLA CHE MANCANO CAMERIERI, UN’INDAGINE CONFERMA CHE C’E’ PERSONALE A VOLONTA’: IL 96% DISPONIBILE A LAVORARE ANCHE SABATO E DOMENICA, IL 40% ANCHE DI NOTTE

Giugno 8th, 2021 Riccardo Fucile

I RISTORATORI DEVONO SOLO PAGARLI, CONCETTO CHE A QUALCUNO RISULTA OSTICO: LA FINISCANO DI RACCONTARE CAZZATE

Non è affatto vero che manchino cuochi, camerieri, baristi.
Nelle scorse settimane alcune associazioni di categoria avevano lanciato l’allarme e molti avevano dato la colpa al Reddito di cittadinanza, ai giovani choosy, alla poca voglia di lavorare che stanno rendendo più complicata la ripartenza del settore della ristorazione.
Eppure, come spesso accade, la realtà è ben più sfaccettata: il mondo della ristorazione può disporre di un’offerta di lavoratori ampia, con esperienza, competente e soprattutto disponibile a iniziare a lavorare anche domani.
A rivelarlo sono le stime di Jobtech, la prima agenzia per il lavoro completamente digitale nel panorama italiano, che raccoglie candidature nel settore Ho.Re.Ca. in tutta Italia attraverso il suo portale verticale camerieri.it.
L’indagine, svolta interrogando un database di oltre 4.000 profili di persone alla ricerca di un lavoro nel mondo della ristorazione, ha permesso di registrare un salto enorme nella ricerca di lavoro nel comparto, con un +101% da gennaio a maggio.
Nel dettaglio, il 55% di chi sta cercando lavoro nella ristorazione è un uomo, è diplomato (lo è almeno il 75% del campione, con l’11% del totale che è laureato) e in grado di parlare lingue straniere e al 96% dei casi è disponibile a lavorare nel weekend, il 39% di notte e il 57% disposto ad accettare anche un contratto a chiamata.
“Esistono numerosi professionisti che vorrebbero essere impiegati, con le giuste tutele e i dovuti diritti, nel settore”, ha detto Angelo Sergio Zamboni, Co-founder di Jobtech.
(da agenzie)

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IN CHE MODO PUTIN STA FACENDO PRESSIONE SUI SOCIAL PER TACITARE L’OPPOSIZIONE

Giugno 8th, 2021 Riccardo Fucile

IN VISTA DELLE ELEZIONI, LA SOLUZIONE E’ TAPPARE LA BOCCA A CHI NON VOTA PER LUI: OTTIMO ESEMPIO DI SOVRANISMO

Delle pressioni che la Russia sta esercitando negli ultimi mesi sulle big tech companies occidentali siamo tutti a conoscenza.
Tra le multe a Google Russia e le multe a Twitter Russia per la mancata rimozione di contenuti bollati come vietati e Youtube e TikTok che – subite le pressioni – hanno ceduto, il piano del governo russo in vista del voto parlamentare entro fine anno in Russia si fanno sempre più chiari.
E, almeno finora, sta funzionando senza particolari intoppi. Fai agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te, insomma, considerato che il paese di Putin ha interferito con le scorse elezioni Usa facendo disinformazione in rete e sfruttando proprio quei social sui quali oggi sta facendo pressione per evitare che vengano utilizzati dagli oppositori politici per fare critica nei mesi prima delle elezioni Russia 2021, previste per il prossimo settembre.
Sin dall’inizio di quest’anno in Russia il governo ha cominciato a fare pressioni per il voto che dovrebbe tenersi a fine anno. Una vera e propria serie di norma anti-dissenso hanno cominciato ad essere approvate, dalle radicali restrizioni per le proteste politiche alla censura dei social media.
Sulle piattaforme social le pressioni vanno sempre più aumentando mano a mano che si va avanti – come sottolinea anche il Wall Street Journal – e i social che dalla Russia vengono utilizzati per influenzare l’estero ora sono sotto scacco
Numero crescente di post classificato come illegale
Un numero sempre maggiore di post su tutti i grandi social network – a partire da Twitter, Youtube e TikTok – viene etichettato dal governo russo come illegale e non in linea con le leggi del paese. Successivamente viene fatta una richiesta di rimozione dei contenuti in questione e, finora, ha sempre funzionato.
I contenuti che vengono etichettati sono tutti quelli antigovernativi che vanno contro Putin: Youtube ha rimosso temporaneamente i collegamenti a determinati contenuti dell’opposizione, TikTok ha rimosso o cambiato alcuni video che criticavano il governo e incitavano alle proteste e Twitter si è detto pronto a lavorare per rimuovere determinati contenuti bollati come illegali.
Internet è e rimane il luogo più difficile da controllare ma, tramite questa opera di pressione sui social network la manipolazione di Putin potrebbe essere estremamente incisiva. Tanto dipenderà dalla risposta dei colossi social chiamati in causa e da quanto sceglieranno di essere condiscendenti rispetto ad atteggiamenti di questo tipo.
(da agenzie)

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IL “BERLUSCONIANO” SALVINI CHE NON MOLLA ORBAN E LE PEN IN EUROPA

Giugno 7th, 2021 Riccardo Fucile

LA DIMOSTRAZIONE DELLA MALAFEDE DEL CAPITONE SULLA FEDERAZIONE DI CENTRODESTRA IN ITALIA

L’idea di federare la Lega con Forza Italia non cambia i progetti europei di Matteo Salvini.
Se in Italia il leader leghista pensa ad una ‘fusione’ con la parte più moderata del centrodestra, a livello europeo i punti di riferimento del segretario restano Vitkor Orban, Marine Le Pen e affini.
Secondo quanto viene spiegato dai suoi, Salvini continua a lavorare per un nuovo gruppo all’Europarlamento con “il meglio del Ppe, del gruppo sovranista Identità e Democrazia”, in cui è attualmente collocata la Lega, e “del gruppo dei Conservatori”, in cui è collocata Fratelli d’Italia con Giorgia Meloni presidente dei Conservatori europei.
Se dunque a livello italiano, la bussola si rivolge verso la creatura di Silvio Berlusconi, a livello europeo i riferimenti restano il premier ungherese, leader del partito di nazionalista Fidesz, e Le Pen, leader dell’ultradestra francese ‘Rassemblement National’.
In realtà, si tratta di due forze politiche che finora non hanno legato in Europa. Le Pen ha fondato il gruppo Identità e Democrazia insieme a Salvini, a coronamento del successo elettorale alle europee del 2019 e dopo una campagna elettorale comune. Orban, benché da sempre alleato di Salvini, era nel gruppo dei Popolari fino a qualche mese fa, quando si è consumato l’ultimo scontro interno che lo ha portato fuori dalla famiglia politica più grande d’Europa, di cui fanno parte sia Forza Italia che la Cdu di Angela Merkel.
Il progetto di un nuovo gruppo di destra parte in effetti dall’addio di Orban al Ppe, suggellato dall’incontro tra Salvini e il premier ungherese a Budapest. Presente anche il premier polacco Mateusz Morawiecki, a capo dei nazionalisti del Pis, che al momento sono pilastro del gruppo dei Conservatori con gli eletti di Meloni, dopo aver respinto, nel 2019, l’idea di Salvini di creare un unico gruppo sovranista.
Mentre a Roma spinge per una federazione con Forza Italia, all’ombra del governo Draghi che Fratelli d’Italia non sostiene, in Europa Salvini continua a lavorare per creare quell’unione sovranista che non riuscì nel 2019. Allora, fu forte il no dei polacchi, diffidenti dei legami tra la Lega e Mosca, nonché con Le Pen che ha proprio ammesso di aver accettato finanziamenti dai russi.
Adesso, non è ben chiaro se le stesse incognite saranno superate. Dipenderà anche dal rapporto che l’Ue, su spinta di Biden, instaurerà con Putin: il 16 giugno a Ginevra il presidente Usa e il capo del Cremlino si incontreranno per la prima volta, all’indomani del vertice Ue-Usa a Bruxelles.
Ad ogni modo, oggi le incognite sul campo sono anche le elezioni del 2022: sia in Ungheria che in Francia.
A Budapest, Orban combatte contro sondaggi che danno il suo Fidesz più o meno alla pari (49 per cento) con la coalizione di sei partiti che l’anno prossimo vuole sfidarlo alle elezioni (48 per cento). La sua parabola sta conoscendo una fase più complicata del passato, il suo sfidante potrebbe essere l’attuale sindaco di Budapest Gergely Karácsony, il candidato più in vista alle primarie della coalizione avversaria a Fidesz.
In questi giorni, l’ultima battaglia è sulla presenza cinese in Ungheria: in migliaia sono scesi in piazza nel weekend nella capitale contro il progetto di aprire una filiale magiara dell’università cinese di Fudan, sostenuto da Orban.
Al contrario, l’alleata francese di Salvini, Le Pen, sta attraversando un’altra fase di ascesa. I sondaggi danno il Rassemblement National testa a testa con ‘La Republique en marche’ di Macron in vista delle presidenziali dell’anno prossimo. E magari proprio queste previsioni così ottimistiche – benché il doppio turno francese abbia sempre favorito i partiti tradizionali – ha indotto Salvini a riprendere i contatti con Le Pen anche dopo la cosiddetta ‘svolta moderata’ a favore del governo Draghi.
Tre settimane fa, il leader della Lega ha tenuto un incontro in videoconferenza con la leader del Rassemblement National. Non accadeva da tempo.
Dunque, se il piano italiano pende verso Forza Italia, il piano europeo di Salvini resta sintonizzato con le forze più nazionaliste del continente.
Sulla tempistica della nascita del nuovo gruppo, nella Lega non si sbilanciano, sottolineando che il progetto è “sganciato dagli appuntamenti elettorali nazionali”. Appuntamenti che però, volendo o nolendo, disegneranno un bel pezzo di futuro per le forze politiche dell’Unione (insieme alle elezioni tedesche di settembre), nessuno escluso.
(da Huffingtonpost)

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MARCEGAGLIA, LA RICHIESTA DI RINVIO A GIUDIZIO PER EVASIONE FISCALE SPARISCE DAI GIORNALI

Giugno 7th, 2021 Riccardo Fucile

NEPPURE UNA PAROLA SU IL SOLE 24 ORE, CORRIERE E REPUBBLICA

Per Emma Marcegaglia è stato chiesto il rinvio a giudizio per una presunta evasione fiscale Iva da 800mila euro. Ma non si dice.
La notizia è comparsa sabato scorso su La Gazzetta di Mantova, poi è calato il silenzio, o quasi. Le fatture si riferirebbero a lavori di pulizia e depurazione eseguiti sull’isola di Albarella (dove il gruppo dell’imprenditrice possiede un complesso immobiliare) da stessa Alba Tech nel 2007, una società che – secondo le accuse – mancherebbe di attrezzature, capitali e beni strumentali. L’accusa della Procura si basa su un’indagine della Guardia di Finanza che ha riguardato le dichiarazioni dei redditi dell’imprenditrice dal 2015 al 2018
Non è ovviamente una condanna e la difesa dell’imprenditrice si dice certa di poter dimostrare che tutto è in regola.
Sta di fatto che secondo i magistrati qualcosa da chiarire c’è. Marcegaglia era e rimane una delle donne più potenti di Italia.
E’ stata prima alla guida dei giovani imprenditori di Confindustria e poi, dal 2008 al 2012, alla presidenza della Confindustria vera. E’ ancora molto influente negli equilibri della galassia confindustriale e protagonista di alleanze e fazioni che hanno portato alla nomina dei suoi successori, Giorgio Squinzi, Vincenzo Boccia, Carlo Bonomi.
E’ stata presidente dell’Eni, società controllata al 30% dalla Stato, dal al 2014 al 2020. Oggi è a capo del G20 Business Summit ed è vicepresidente dell’impero industriale di famiglia, focalizzato sulla siderurgia e con un giro d’affari di 5,5 miliardi di euro l’anno.
La notizia del rinvio una qualche rilevanza dunque ce l’ha. Ma in più di una redazione diventa subito una patata non bollente ma incandescente.
Il più in difficoltà è giocoforza il Sole 24 Ore, dove la questione è “politicamente” delicatissima. Non solo perché il quotidiano appartiene a Confindustria ma anche perché, Emma Marcegaglia potrebbe presto sostituire Edoardo Garrone alla presidenza del gruppo editoriale degli industriali. E così la notizia rimane nel cassetto.
Non ce n’è traccia sul numero in edicola domenica e neppure sul sito dove pure il flusso delle news è costante. L’ultima notizia su IlSole24Ore.com relativa a Marcegaglia risale al 2 giugno 2021 ed è la ripresa di un’intervista in cui l’imprenditrice siderurgica afferma che l’acciaio diventerà 100% green (soprattutto grazie ai soldi stanziati dallo Stato con il Recovery plan, ndr)
L’attuale presidente di Confindustria Carlo Bonomi ha affermato nei mesi scorsi: “L’agenzia delle entrate stima la maggiore evasione su Iva e Irpef, non su Ires e Irap delle imprese e indica i settori e le parti d’Italia su cui intervenire” e ancora “Se il governo deciderà di imboccare seriamente la strada della lotta all’evasione ci avrà dalla sua parte”. Appunto.
Ancora più incomprensibile il fatto che la notizia sparisca completamente anche dalle pagine cartacee e dal sito de la Repubblica, quotidiano controllato dalla famiglia Agnelli. Anche sul sito di Repubblica l’ultima notizia attinente ad Emma Marcegaglia riguarda la conversione verde della produzione di acciaio.
Diversa la scelta dell’altro quotidiano della dinastia torinese: La Stampa pubblica infatti la notizia del rinvio a giudizio nelle pagine economiche dell’ edizione di domenica e sul sito Lastampa.it.
Nel mezzo sta il Corriere della Sera di Urbano Cairo. Neppure una goccia di inchiostro sull’edizione di domenica ma la notizia è presente sul sito del quotidiano.
(da agenzie)

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LE STORIE DI SAID, DI MALIKA E DELLE ONG

Giugno 7th, 2021 Riccardo Fucile

QUELLI CHE PUR DI CONTINUARE A VIVERE LE PROPRIE MISERIE QUOTIDIANE SONO DISPOSTI A CREDERE A QUALUNQUE COSA, PENSANDO CHE TUTTI SIANO COME LORO

Fateci caso: di fronte a storie con connotazioni di razzismo, o di violenza verbale, c’è sempre una massa di persone disposte a credere alla tesi opposta, anche se questa non trova nessun fondamento né riscontro.
Io la chiamo “l’insopportabile voglia di credere sempre a chi in qualche modo ci deresponsabilizza”, cioè a chi ci toglie le castagne dal fuoco della coscienza.
Tre esempi.
Seid Visin si è tolto la vita, ed è uscita una sua lettera – lucidissima, consegnata agli amici – di appena due anni fa (un tempo minimo rispetto al gesto compiuto), in cui parla apertamente di razzismo e in generale di un clima d’odio intorno al colore della sua pelle. Se non vivete in un eremo ve ne sarete accorti: battute sui neri, commenti sui neri, lotta senza quartiere nei confronti di chi ha un colore della pelle diverso dal rosa pallido, avvengono ogni giorno in ogni strada d’Italia.
Contemporaneamente qualcuno intervista il padre di Seid Visin – nel momento di massima distruzione dal dolore, e anche sui tempi di certe interviste sarebbe necessario aprire una riflessione – e dichiara “non date la colpa al razzismo, non c’entra con il suo gesto”.
E a quel punto una parte di italiani sono contenti che lo abbia detto, esultano, così si sentono chiamati fuori dalla causa e gioiscono.
La verità è che nessuno può conoscere tutte le cause che hanno portato Seid Visin al suicidio, ma è altrettanto innegabile che escludere proprio quella che lui denunciava pubblicamente come fonte di dolore estremo, sia quanto meno sciocco e deresponsabilizzante in modo assurdo.
Secondo esempio: Malika Chalhy, la ragazza cacciata di casa perché lesbica. La storia viene raccontata da Fanpage.it, gli audio che Malika ci fa ascoltare, audio che le ha mandato sua madre – e che noi pubblichiamo – sono di una ferocia disarmante.
Il racconto di Malika pure. La storia viene confermata da ogni fonte e ripresa poi da ogni tv e giornale. La raccolta fondi lanciata per lei dalla cugina va benissimo e a quel punto qualcuno decide di dare credito al fratello che dice “lo ha fatto per soldi”.
E dietro quella frase – che pure non trova conferma alcuna nei fatti – inizia a nascondersi metà Italia e a usarla come una spada. Perché lo fanno? Perché li deresponsabilizza dall’idea di vivere in un Paese che nutre – anche per colpa loro – linguaggi di odio ed esclusione.
Terzo esempio, quello dei migranti.
Nessun rappresentante di nessuna delle ONG che da anni salvano persone in mezzo al mare, è stata mai giudicata colpevole di un qualsiasi reato. Soltanto un’attenzione giudiziaria enorme e aperture di indagini continue, sempre risolte in colossali nulla di fatto. Eppure a ogni nuova, minima indagine, c’è chi salta in piedi urlando “avete visto? Ve l’avevamo detto”, come se tra l’altro un’eventuale condanna di un barelliere potesse mai mettere in crisi la necessità di un impianto di ambulanze nel mare.
Io penso questo: c’è chi il male lo procura e c’è chi lo tace, procurandolo a sua volta e dando credito a tesi senza conferme, palesemente distanti dalla realtà, soltanto per il gusto di dire la parola contraria, anche se questa alimenta un pregiudizio.
Ci sono persone disposte a credere a qualunque cosa, pur di continuare a vivere le proprie miserie quotidiane pensando che gli altri siano come loro.
(da Fanpage)

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