Destra di Popolo.net

RESA DEI CONTI NELL’IDV: DE MAGISTRIS SULLA QUESTIONE MORALE ATTACCA DI PIETRO

Dicembre 27th, 2010 Riccardo Fucile

LETTERA DELL’EURODEPUTATO SONIA ALFANO E DI GIULIO CAVALLI E SU INTERNET PARTE IL SONDAGGIO DI MICROMEGA CHE ACCUSA DI PIETRO… IL PRESIDENTE CONTRATTACCA: “VUOLE IL MIO POSTO”

E’ stato un Natale non proprio tranquillo per l’Italia dei valori.
Dopo le improvvise “conversioni” dei deputati Domenico Scilipoti e Antonio Razzi, già  antiberlusconiani di ferro che poi hanno votato la fiducia a Berlusconi lo scorso 14 dicembre, era inevitabile che sul banco degli imputati finisse nuovamente la gestione del padre-padrone del partito, quello cioè che aveva redatto le liste, Antonio Di Pietro.
Un’occasione servita sul piatto d’argento per il maggior competitor interno dell’Idv, Luigi De Magistris.
Che insieme a Sonia Alfano e Giulio Cavalli aveva scritto una lettera, durissima, all’ex pm.
Lettera presa non bene da Di Pietro che ha risposto attraverso un video pubblicato su internet.
La lettera a Di Pietro citava Enrico Berlinguer: “Nell’Idv oggi c’è una spinosa e scottante questione morale, che va affrontata con urgenza, prima che la stessa travolga questo partito. Senza rese dei conti e senza pubbliche faide, crediamo che mai come adesso il presidente debba reagire duramente e con fermezza alla deriva verso cui questo partito sta andando per colpa di alcuni”. Poi De Magistris e compagni rilanciavano “la necessità  di una brusca virata” chiedendo a Di Pietro “di rimanere indifferente al mal di mare che questa provocherà  in chi un cambiamento non lo vuole. In chi spera che l’Idv torni un partito del 4% per poterlo amministrare come meglio crede. Gente che non ha più alcun contatto con la base e rimane chiusa nelle stanze del potere, cosciente che senza questa legge elettorale mai sarebbe arrivata in Parlamento e che se questa cambiasse mai più ci tornerebbe”.
Prima il capogruppo alla Camera Massimo Donadi aveva parlato di “pugnalata alle spalle”.
Dopo la risposta dell’ex pm di Mani Pulite, che ha sì fatto mea culpa, ma poi ha contrattaccato: “Chi critica non ha sempre ragione. A volte chi critica è interessato a prendere lui stesso il posto di chi viene criticato”.
Un modo insomma per ribadire la leadership e allontanare le pretese dell’eurodeputato: “Voglio rassicurare tutti sul fatto che c’è un impegno preciso del partito per una militanza trasparente del quale parleremo in un esecutivo nazionale a gennaio”.
Il sondaggio di MicroMega: la rivista diretta da Paolo Flores d’Arcais, sempre attenta ai temi e alle vicende dipietriste, è tornata a parlare della gestione dell’Idv e ha lanciato un sondaggio sul proprio sito.
Risultato: l’80% dei lettori opta per due delle quattro opzioni possibili che più o meno puntano il dito contro Di Pietro.
Che i cavalli su cui di volta in volta ha puntato Di Pietro si siano spesso rivelati inaffidabili non è una novità .
In passato ci fu Valerio Carrara: venne eletto con l’Idv al Senato e, veloce come un lampo, il primo giorno di legislatura passò col centrodestra.
Poi Sergio De Gregorio, uno di quelli che fece cadere il secondo governo Prodi.
Poi Pino Arlacchi. Poi Americo Porfidia.
Tutti ri-finiti a vario titolo con Berlusconi. Infine Scilipoti e Razzi.
Senza dimenticare che dei 29 eletti alla Camera nel 2008 con l’Idv ben sette se ne sono andati, direzione gruppo misto (a parte uno, Touadi, finito nel Pd). Per un movimento che fa della durissima opposizione al premier la propria ragion d’essere, non è il massimo.
In mezzo a questo marasma ci sono i sondaggi che arrivano sul tavolo dell’ex pm. E non fanno presagire nulla di buono.
Praticamente tutti gli istituti dicono che Sinistra Ecologia e Libertà  è diventato il secondo partito di un ipotetico Nuovo Ulivo, con picchi dell’8%.
La flessione dell’Idv è evidente e le ultime vicende non hanno certamente fatto bene: il partito viaggia tra il 4,5 e il 7%.
Segno che secondo l’opinione pubblica l’alternativa a sinistra del Pd, in questo momento, non è più quella rappresentata da di Di Pietro.

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LA CASTA SI FA I REGALI DI NATALE: IPAD E GIOIELLI A SPESE DELLO STATO

Dicembre 22nd, 2010 Riccardo Fucile

DAL PD AL PDL, GLI OMAGGI COSTANO MIGLIAIA DI EURO DI SOLDI PUBBLICI…DALLA TECNOLOGIA AL VINO, DAGLI ANELLI DI BERLUSCONI ALLE PESCHE SCIROPPATE, DAL NAVIGATORE SATELLITARE ALLO SPUMANTE, DAI GEMELLI D’ARGENTO DI CASINI AI TORTELLINI

Lettere smarrite dal Partito democratico: “Caro Babbo Natale, cara Anna Finocchiaro, dov’è finito il mio iPad 64 Gb da 800 euro?”.
Un bel regalo natalizio, con i soldi pubblici, che concilia moda e tecnologia.
Il dono pensato (e annunciato) dal capogruppo Finocchiaro piaceva a ciascuno dei 111 senatori, calmava le decine di correnti interne: ex comunisti, ex popolari, cattolici, agnostici e atei.
Per evitare doppioni sotto l’albero e spese inutili di tasca propria, la Finocchiaro comunicava ai colleghi il lieto evento già  il 26 ottobre scorso: “la Presidenza sta trattando con la Apple la fornitura dell’iPad 64 Gb per i membri del gruppo. Non siamo ancora in grado     di indicarvi la data della consegna”.
Però “abbiamo ritenuto utile avvisarvi di tale scelta in considerazione dell’approssimarsi delle festività  natalizie”.
È così che un partito è compatto, granitico, unico.
Immune (mica tanto) a tentazioni e offerte di compravendite, salti di quaglie, rane pescatrici e mercati di vacche.
Come spesso accade al Pd, all’improvviso tra le mani resta un pacco, vuoto.       La Mariapia Garavaglia conosce l’indecisione cronica del Pd: “le polemiche avranno frenato la Finocchiaro…”.
Natale è vicino, cercansi iPad: “A me non serve, l’ho comprato tempo fa”. Quale omaggio per i 206 deputati democratici?
“Al Senato sono più fortunati, sempre — scherza Franco Laratta     — Per noi consigli di lettura: Indietro tutta, l’ultimo libro di Laura Boldrini”.
La cultura nel Pd natalizio va forte.
Il senatore Mario Gasbarri, sempre in forma epistolare (sarà  un vezzo), distribuisce buoni acquisto per la Feltrinelli: “Da ritirare presso l’amministrazione”.
Il Pdl è davvero il partito del fare: promette, mantiene.
Silvio Berlusconi ha spedito ai parlamentari centinaia di iPad e una cartolina di auguri.
Il presidente del Consiglio ha pure insegnato ai suoi le fasi di stoccaggio per la spazzatura: raccolta, riciclo e conferimento.
Ha imparato bene la lezione un deputato milanese, fiero di sè: “ho ritirato l’iPad, ma l’ho lasciato in auto per girarlo a un mio amico. Faccio un’ottima figura, no?”.
Berlusconi ha riservato alle 37 parlamentari Pdl un anello tricolore, tre fedine create da un gioielliere piemontese: una di oro rosa con rubini, una di oro bianco con brillanti, una di oro giallo tempestata di smeraldini.
Al modico prezzo di 1.400 euro, pagati sull’unghia con i soldi (pubblici) a disposizione del partito.
Il ministro (e coordinatore Pdl) Ignazio La Russa indica la strada ai colleghi con un navigatore satellitare, Mariastella Gelmini ha ordinato casse da sei bottiglie di spumante.
Doni riservati ai funzionari lombardi del Pdl: anche un brindisi fa campagna elettorale.
Ennesima dimostrazione di pluralismo di Futuro e Libertà : i finiani non osano fare un regalo, offrono a scelta un iPhone o un iPad.
Tra chi entra e chi esce, molto sarà  più chiaro studiando le preferenze di falchi e colombe.
Attenzione: nel Pdl circolano solo iPad.
E i leghisti? Il deputato Davide Caparini fa la morale: “Non sprechiamo i soldi pubblici per oggetti inutili. Noi ci scambiamo, a nostre spese, prodotti tipici dei paesi padani: la senatrice Rosy Mauro compra biscotti fatti a mano”.           Niente regali, i leghisti chiedono: “Caro Gesù bambino, per Natale vorrei l’approvazione del federalismo fiscale”, e il ministro Roberto Calderoli colora il suo bigliettino con i pastelli e disegna un’Italia capovolta.
Non mancano mai per i leghisti cravatte e pochette rigorosamente verdi.       Marco Reguzzoni, capogruppo a Montecitorio, custodisce e dispensa con equilibrio pochi esemplari di pesche sciroppate limonate, frutto raro reperibile a stagioni alterne sul lago di Como.
L’Italia dei Valori fa economia: una bottiglia per la Camera, portafogli per il Senato.
L’Udc di Pier Ferdinando Casini spende di più: gemelli d’argento per gli uomini, collane d’oro per le donne.
E un cestino di leccornie : “Tortellini, mortadella, prosciutto…”, elenca il deputato Roberto Rao.
Ma il Natale sarà  triste e avaro per decine e decine di parlamentari iscritti al Gruppo Misto.
Nessuno avrà  un regalino, un cotechino, un caciocavallo per chi ha sostenuto, con “alto senso di responsabilità  nazionale”, il governo di Berlusconi: Antonio Razzi e Domenico Scilipoti ex Idv, Catia Polidori, Maria Grazia Siliquini, Silvano Moffa ex Fli.
E tanti, tantissimi soccorritori estemporanei che scontano con l’albero nudo il voto al governo del 14 dicembre.

Carlo Tecce
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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L’INCHIESTA SULLA COMPRAVENDITA DI VOTI: C’E’ UN AVVOCATO PENTITO DIETRO L’ESPOSTO DELL’IDV

Dicembre 14th, 2010 Riccardo Fucile

PANICO AL MERCATO: LE INDAGINI DELLA PROCURA HANNO FRENATO LA CAMPAGNA ACQUISTI DELLA MAGGIORANZA… E SPUNTA UN TESTIMONE CON RELATIVA DOCUMENTAZIONE

“Eh… e adesso non sono più ferrato su niente, ok?”.
Alle sei di pomeriggio Mario Pepe non ragiona più. È tutto il giorno che rimbalza come una trottola da un lato all’altro di Montecitorio.
Avvicina i colleghi del Pdl: “Dovremmo essere 315 a 312”. Poi è il ministro Brunetta a fermarlo: “Che fa Calearo, che fa? Fabrizio (il capogruppo Cicchitto, ndr) è preoccupato”.
Tutti si rivolgono a lui come se avesse il pallottoliere sotto controllo, eppure, qualche ora più tardi, quando gli chiedi di fare i conti, perde la testa.
I sintomi si appalesano nel suo intervento in aula, quando chiede al presidente Fini di “convocare, sulla base dell’articolo 64 della Costituzione, il Parlamento in seduta segreta, al fine di salvaguardare l’incolumità  dei membri del Parlamento”.
Ma di cosa ha paura Pepe?
Ufficialmente non si sa, ma Antonio Di Pietro è convinto che siano stati i suoi due esposti in Procura a fermare i giochi.
“Li abbiamo spaventati – spiega – altrimenti avrebbero continuato”.
Parla della compravendita, del “mercato delle vacche” che da settimane sta sconquassando gli equilibri della politica.
Una decina di nomi, tra “prede” e “predatori”, che ora sono al vaglio del procuratore aggiunto Alberto Caperna.
I “persuasi” sono parlamentari, ma a fare da mediatori non sarebbero i politici, che si occuperebbero solo di muovere le acque nella fase iniziale: funzione “ad colorandum”, la chiama Di Pietro.
A seguire la compravendita in concreto, poi, sarebbero altri: ad esempio, la “gola profonda” che avrebbe fornito prove documentali della presunta corruzione è un avvocato.
Sarebbe stato arruolato mesi fa, ai tempi dei primi malumori con Gianfranco Fini, per “radunare” parlamentari che avrebbero potuto sostituire i “traditori” finiani.
L’operazione non andò in porto: a convincere l’avvocato a parlare, sarebbe stata proprio la mancata ricompensa per la trattativa fallita.
Tra i casi illustrati da Di Pietro ci sono sicuramente quelli dei due ex Idv, Domenico Scilipoti e Antonio Razzi. T
utti e due, nei giorni scorsi hanno abbandonato il partito e sono pronti a sostenere il governo Berlusconi.
Nel caso del primo, potrebbero aver pesato le pressioni di ambienti siciliani, come quello di Barcellona Pozzo di Gotto. Nel caso di Razzi, confluito in Noi Sud, potrebbero essere state, almeno stando ai racconti del suo ex portavoce, le promesse dei ministri Frattini e Alfano.
Racconta l’Idv Francesco Barbato, fino a pochi giorni fa compagno di banco di Razzi, che le pressioni andavano avanti da tempo.
Pranzavano insieme, e Razzi gli faceva il resoconto delle avances: “Lo aveva impressionato il fatto che Berlusconi lo faceva accomodare sul divano, e poi continuava a sbrigare i suoi impegni: incontri, telefonate, faceva tutto davanti a lui, per farlo già  sentire uno dei suoi”.
Ieri Barbato ha provato a chiamarlo un sacco di volte. Niente da fare.
Alla fine gli ha lasciato un messaggio in segreteria, ma dubita che servirà  a farlo tornare sui suoi passi. Razzi se n’è andato con Noi Sud – come aveva già  fatto un altro Idv, Americo Porfidia, indagato per estorsione aggravata – e voterà  la fiducia.
Non hanno ancora trovato una posizione unitaria i tre del Movimento di Responsabilità  nazionale: Cesario vuole votare la fiducia, Scilipoti si è quasi convinto, dopo che una troupe di Annozero, dice, ha fatto svenire sua madre. Calearo è ancora per l’astensione ed è letteralmente tartassato dalle telefonate del Pd e del Pdl.
Non voteranno nemmeno i due del Sudtiroler Volkspartei.
L’onorevole (di Bolzano) Micaela Biancofiore ha provato a convincerli a votare la fiducia, ma ha ottenuto solo una riflessione sulle “alleanze organiche future”.
Si cerca consenso in ogni angolo di Montecitorio.
Addirittura, a un certo punto della giornata, si diffonde la voce che oggi il governo potrebbe porre la fiducia su un provvedimento qualsiasi: in quel caso, avrebbe la precedenza sulle mozioni di sfiducia, e soprattutto ci sarebbero state altre 24 ore di tempo prima del voto. Ipotesi fallita per un motivo banalissimo: nel voto di sfiducia la parità  di voti vale come una vittoria (il governo non cade), in quello di fiducia, il pareggio è una sconfitta.
Strategie che raccontano il panico che si è diffuso a macchia d’olio nella maggioranza, dopo che i finiani hanno serrato le fila.
Santanchè e Verdini si aggirano per il Transatlantico con volti spettrali.
A Simone Baldelli viene ordinato di chiamare una trentina di parlamentari e affidare ad ognuno il compito di controllare che gli altri colleghi siano presenti. “Guzzanti che fa?” è il tormentone della giornata.
Pare stia con l’opposizione.
Francesco Pionati riceve una telefonata dietro l’altra. “Onorevole, dicono che Grassano abbia cambiato idea…”.
“Ma come! Me lo so’ mangiato un’ora fa!”.
“Prego?” “Volevo dire che abbiamo pranzato insieme”.

Paola Zanca
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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LA CONTA: I VOTI CHE POSSONO FARE LA DIFFERENZA, TRA MATERNITA’, COMPRAVENDITA E ASSENTI

Dicembre 13th, 2010 Riccardo Fucile

SE QUALCHE COLOMBA FINIANA TRADISCE, IL PREMIER OTTIENE LA FIDUCIA PER POCHI VOTI… MA SE SPUNTASSE QUALCHE ASSENTE NEL FRONTE OPPOSTO?

Se la politica italiana non avesse la memoria corta, basterebbe ricordare che Silvio Berlusconi fino a pochi mesi fa poteva contare su una maggioranza schiacciante.
Ora, alla vigilia del voto di fiducia in Parlamento, deve sperare nelle assenze o nel ripensamento – più o meno interessato – di un paio di onorevoli.
Le maternità .
Potrebbe essere decisiva la presenza o meno delle tre deputate in stato interessante, che proprio in queste ore finiscono il tempo della gravidanza.
E che sono tutte per la sfiducia al governo.
Si tratta di Giulia Bongiorno e Giulia Cosenza, di Futuro e Libertà , e Federica Mogherini del Pd.
Se saranno tutte in aula, potrebbero far pendere la bilancia per l’apertura formale della crisi.
La colomba inquieta.
Fini non ha dubbi sulla compattezza del suo gruppo, ma su Silvano Moffa nessuno, in queste ore, è disposto a giurare.
Il voto del “pontiere”, autore della lettera con cui chiedeva al premier e al presidente della Camera di sedersi a un tavolo, non è scontato.
Lui si dice molto “amareggiato”, una frase che potrebbe preannunciare almeno una stensione.
Calearo, Scilipoti e Cesario.
Nei giorni scorsi hanno annunciato la nascita di un “movimento di responsabilità ” e tre voti diversi. Rispettivamente astensione, sfiducia e fiducia.
Eppure negli ambienti della opposizione si dà  per scontato che i tre voteranno tutti la fiducia all’esecutivo.
Paolo Guzzanti.
Il deputato del gruppo misto voterà  la fiducia solo se il premier dirà  in aula che l’attuale legge elettorale è morta. Ieri il Cavaliere ha parlato di cambiamenti ma ha anche ribadito la necessità  del premio di maggioranza, e ciò dovrebbe tagliare la testa al toro: il parlamentare liberale dovrebbe votare no.
I radicali.  
Pannella ha annunciato – a suo modo – la sfiducia. Ma tra i sei suoi deputati in aula almeno uno, secondo la maggioranza, sarebbe indeciso.
Catone.
Il deputato di Fli dice che la sua scelta non è scontata, ma è certo che non voterà  la sfiducia al governo.
Svp, astensione sicura.
Negli ultimi giorni si è paralto di un serrato pressing, con promesse di fondi per l’autonomia. Ma tranne clamorose sorprese in extremis i deputati sudtirolesi si asterranno.
Le smentite Pd.
Nelle ultime ore dal Pdl sono circolate voci di almeno due possibili “defezioni” tra i democratici. L’ultima, quella dell’onorevole Cuomo, è stata smentita seccamente dall’interessato.
Le variabili imprevedibili.
La politica – e la compravendita – non sono tutto. Ci sono anche aerei in ritardo, slogature alle caviglie, problemi familiari o altre varie ed eventuali. Con tali numeri, e tanta incertezza, l’esecutivo potrebbe passare o cadere per un banale imprevisto.
L’asso nella manica
Aleggia tra gli strateghi del Pdl un timore: cheBocchino abbia preparato una trappola. Ovvero che un paio di deputati “coperti” e insospettabili del Pdl alla fine non votino la fiducia al premier.

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“L’EX IDV RAZZI SI E’ SPESO I SOLDI DELL’ALLUVIONE DI LUCERNA PER RIFARSI I DENTI“: ORA SALVERA’ IL GOVERNO GRATIS?

Dicembre 12th, 2010 Riccardo Fucile

PARLA MASSIMO PILLERA, SUO EX PORTAVOCE E GIORNALISTA SVIZZERO… “ALFANO E FRATTINI: ANCHE I MINISTRI SI SONO MOSSI PER RAZZI”… IN BALLO LA RICANDIDATURA E LA NOMINA A CONSOLE ONORARIO A LUCERNA….”PRESE PER BEN DUE VOLTE L’INDENNIZZO ALLUVIONE, DICHIARANDO IL FALSO”

“Il motivo della scelta di Razzi? L’ha spiegato lui stesso il 25 novembre durante una cena a Zurigo: Angelino Alfano gli ha garantito la rielezione e Franco Frattini gli ha permesso di segnalare un nome come prossimo Console onorario di Lucerna.
Per questo a Razzi conveniva appoggiare Berlusconi.
Anche perchè Antonio Di Pietro gli aveva già  dato il benservito a causa di un processo pendente”. Ecco qui.
Basta una telefonata per risolvere il mistero di Antonio Razzi, l’ex parlmentare dell’Idv, approdato a Noi Sud, che con il suo voto potrebbe salvare il governo e Silvio Berlusconi.
E bastano dieci minuti di intervista con Massimo Pillera, l’ex portavoce di Razzi, per capire come dietro il mercato dei deputati si muova ormai l’intero esecutivo: dal ministro della Giustizia, fino a quello degli Esteri.
Del resto Pillera chi sia Razzi, lo sa molto bene: “Ho girato un film sulla sua storia di operaio e quando è stato eletto gli ho fatto da chioccia, vista la totale inesperienza politica. Poi l’ho lasciato e sono tornato al mio lavoro di giornalista e direttore del settimanale svizzero ‘La Pagina’”.
Aspetti, in ordine cronologico : partiamo dal procedimento in corso. Di cosa parliamo?
Dei suoi problemi con il Cram, acronimo di Consulta regionale abruzzesi nel mondo. Lui ne era presidente.
E quindi?
È successo che i membri della federazione emigrati abruzzesi in Svizzera, lo hanno denunciato per appropriazione di fondi.
Quali fondi?
Nel 2005 c’è stata un’alluvione a Lucerna, e l’acqua ha danneggiato anche la struttura dove ha sede l’associazione degli abruzzesi. Razzi, come presidente del circolo, ha chiesto un contributo alla Regione Abruzzo. Richiesta accolta, con una cifra che oscillava tra i 60 e gli 80mila euro. Intanto, però, ha fatto sistemare il centro con i soldi dell’assicurazione svizzera.
Fino a quando…
Sia la Regione che l’assicurazione gli hanno chiesto un documento che attestasse di non aver ottenuto nessun’altro finanziamento.
E lui?
Ha firmato. E poco dopo, quando è stato eletto in parlamento, si è dimesso.
Come è stato scoperto?
Grazie al nuovo tesoriere dell’associazione che appena arrivato è andato a verificare i vari scontrini e ha trovato le ricevute del dentista e le spese di acquisto di alcuni televisori, uno dei quali è dentro casa-Razzi. Allora, partendo da questa anomalia, lo hanno convocato. E lui ha reagito spiegando che erano fondi della Regione che lui aveva anticipato. Insomma, è caduto in continue contraddizioni tanto da portare l’associazione a scoprire che l’Abruzzo aveva realmente dato un contributo.
Bè, però aveva dei gravi problemi di denti…
…ah, sì! Il suo dente argentato in bella evidenza nei primi manifesti elettorali, è stato sostituito da un sorriso bianco in quelli successivi.
Quale è stata la reazione dell’onorevole?
Ha portato via il computer con dentro il bilancio. Poi è partito il procedimento contro di lui.
E allora torniamo alla cena…
Sì, giovedì 25 novembre c’è stata una cena a Zurigo con alcuni amici e aderenti all’Idv abruzzese, dove Razzi ha rivelato che era pronto a lasciare il partito e che aveva intenzione di votare la fiducia a Silvio Berlusconi.
Ma come, proprio lui che a settembre aveva detto “Hanno provato a comprarmi, ma ho rifiutato”?
C’è un fatto: Di Pietro gli aveva da poco comunicato che non lo avrebbe più ricandidato a causa dei problemi con la giustizia. Quindi lui ha riferito della proposta del ministro Alfano per un posto sicuro in Italia. Anche perchè ha un mutuo di due mila euro. Non solo…
Cosa?
Contestualmente, durante la cena, ha alzato il telefono e ha chiamato una collaboratrice di Frattini. Ha preso appuntamento per il lunedì successivo a Roma (il 29 novembre). Sede: il ministero. Ai presenti ha detto che lì volevano dargli l’opportunità  di scegliere il Console onorario di Lucerna. Lui, Razzi, aveva una rosa di quattro nomi. Tenga conto che questa è una prassi totalmente fuori da ogni regola: il Console deve essere nominato dall’ambasciatore e non dal parlamentare.
Ci definisca Razzi, come uomo…
È una persona incapace di ogni ragionamento politico. Vede, io sono un giornalista che tempo fa ha realizzato una pellicola sulla sua vita da operaio del settore tessile. Poi grazie alla conoscenza con Di Pietro, nata in Canada quando il leader dell’Idv era ancora un pm di Mani Pulite, ha fatto il salto dentro Montecitorio. Però, è rimasto ancora lì.
In che senso?
Non ha approfondito, non si è dato da fare, non ha cercato di capire, di migliorare. Era ed è interessato ad altro. Vuole un esempio?
Prego…
Un giorno, quando ero il suo portavoce, ho ricevuto una telefonata mentre era su un palco a consegnare una medaglia.
E allora?
Arrivava dalla Rai e mi confermavano la possibilità  di far partecipare la moglie alla trasmissione dei pacchi.
E lei?
Mi sono avvelenato. E Razzi ha rinunciato.
Bene, grazie. Buonasera…
No, no, aspettate, voglio aggiungere una cosa…
Prego…
All’estero c’è il sistema delle preferenze. Vuol dire che gli elettori hanno scritto il nome Razzi sulla scheda, vuol dire che chi l’ha scelto, l’ha fatto perchè profondamente antiberlusconiano. Quindi c’è dietro un tradimento profondo della volontà  degli elettori.
Quanti voti?
Circa 3200 in Svizzera.
Razzi si è più fatto vedere?
No! Assolutamente. Per questo e gli altri motivi, non è più molto gradita la sua presenza dalle nostre parti.

Peter Gomez e Alessandro Ferrucci
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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COMPRAVENDITA VOTI, FINALMENTE INDAGA LA PROCURA… FINI: “E’ INIZIATO IL CALCIO MERCATO”

Dicembre 10th, 2010 Riccardo Fucile

PER “FAMIGLIA CRISTIANA” E’ PEGGIO DI TANGENTOPOLI, “AVVENIRE”   DICE NO AI GOVERNICCHI, MA BERTONE TIFA PER BERLUSCONI, FULGIDO ESEMPIO DI MORALITA’…LA BONGIORNO SPAZZA VIA I DUBBI DI UNA ASSENZA POLITICA… SILVIO: “RIMANGO PERCHE’ HO LA STIMA DEGLI ITALIANI” (IL 36%?)… E I DUE FRONTI SONO ALLA PARI

La procura di Roma ha aperto una inchiesta sulla presunta compravendita di deputati avviata da Silvio Berlusconi per assicurarsi la fiducia in vista del voto del 14 dicembre.
Il fascicolo è in realtà  doppio e riguarda sia l’esposto presentato oggi da Antonio Di Pietro, sia un atto avviato precedentemente dai pm sulla base di notizie di stampa.
Il leader dell’Italia dei valori ha presentato in particolare una denuncia sulla fuoriuscita dal partito degli ex colleghi Antonio Razzi e Domenico Scilipoti.
Di Pietro per illustrare il suo esposto è stato a colloquio stamane per circa un’ora con il procuratore Ferrara al quale ha consegnato una serie di articoli di stampa, comprese alcune interviste rilasciate in questi giorni dai due deputati che hanno lasciato l’Idv.
Di Pietro spiega di aver prodotto «molti documenti e numerose prove» sul mercatò di voti in Parlamento.
«E molte altre – avverte – ne produrrò a breve».
«Spero ora – è il suo appello – che altri possano aiutarci a far luce su questo scandalo, che io considero uno dei più gravi, in Italia, in questo XXI secolo». «In una vera democrazia – conclude – non ci si può basare su voti comprati, venduti o estorti. Comunque, di quanto esibito al Procuratore non posso dire nulla, perchè sono tenuto al segreto istruttorio».
Il reato ipotizzato nei confronti di chi acquista e di chi vende voti sarebbe quello di corruzione.
Ma non è da escludere anche quello di concussione.
A svolgere le indagini sarà  il procuratore aggiunto Alberto Caperna, ma dagli ambiente della procura si fa notare che provare da un punto di vista giudiziario la compravendita è estremamente difficile, in quanto occorrono le prove certe dell’avvenuta corruzione in quanto “un parlamentare non ha alcun vincolo di mandato ed è libero di cambiare casacca mille volte”.
L’iniziativa formale della magistratura arriva inoltre sulla scia di aspre polemiche politiche per quello che da più parti viene definito uno spettacolo osceno.
L’ultimo a parlare in ordine di tempo sulla questione è stato oggi Gianfranco Fini. “Da adesso inizia il calciomercato…”, ha detto il presidente della Camera rispondendno agli auguri che due insegnanti del liceo scientifico ‘Maiorana’ di Isernia gli hanno rivolto per il 14 dicembre, giorno della sfiducia al governo Berlusconi.
Giulia Bongiorno si scaglia invece contro chi (nel Pdl) “avrebbe insinuato un’assenza “dolosa” del deputato di Fli il 14, “non per ragioni legate alla mia gravidanza ma per ragioni politiche”.
«Per sgretolare questa farneticante ipotesi di un commodus discessus – aggiunge la Bongiorno – basterebbe guardare alle posizioni da me apertamente assunte in questa legislatura in materia di giustizia a partire dal provvedimento sulle intercettazioni (peraltro quando ancora stava solo nascendo il Pdl) fino alla prescrizione breve, al processo breve e, da ultimo, alla riforma della giustizia».
«Definire “politica” una gravidanza evidentemente non esente da qualche problema – insiste – non è solo una manifestazione di grande disprezzo nei miei riguardi ma esprime (ed è ancora più grave) una percezione maschilista della gravidanza, declassata a strumento di falsificazione del reale e di fuga dai propri doveri e dalle proprie responsabilità ».
«Simili insinuazioni – conclude – non possono che provenire da chi non si rende conto che una donna, nemmeno la più menzognera e vigliacca, non userebbe mai la gravidanza come un alibi».
“Il tariffario che viene fatto in questi giorni sui giornali in merito al “costo di un voto in più o in meno” per la fiducia al governo del 14 dicembre, sembra “acqua fresca rispetto alle mazzette di Tangentopoli”. E’ questo il severo giudizio che Famiglia cristiana.
“Riguardo alla possibilità  di una formalizzazione della crisi di governo che è già  in atto, io credo che nella situazione attuale dell’Italia una disordinata corsa alle urne sarebbe rischiosa e credo anche che soluzioni basate su ‘governicchi’ risulterebbero quantomeno problematiche”. Lo afferma il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, rispondendo a una lettera di un lettore.
La gerarchia della Chiesa, in primis il cardinal Bertone, ignorano le critiche della base: l’importante è avere i fondi delle scuole confessionali.
Del bunga bunga, della corruzione, della crisi, della condotta etica del premier, della mancanza di una politica sociale e delle discriminazioni razziali evidentememente   a Bertone non frega nulla.
Quanto alla conta sulla sfiducia, se ieri era 316 a 310 per l’opposizione, i nuovi qualificati e “disinteressati” ingressi di Grassano, Razzi e Catone tra le file dei berluscones porta a un pareggio a quota 313, considerando astenuti solo i due altoatesini.
Resta l’incognita delle tre deputate prossime al parto (tutte e 3 voterebbero la sfiducia).
Ma l’esperienza insegna che ogni giorno può succedere di tutto: magari che si diano malati anche un paio di deputati del Pdl, circostanza che qualcuno non ha ancora considerato o che qualcuno ricambi idea temendo di ritrovarsi i carabinieri in casa a verificare debiti ed entrate.

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VEDERE MONETA, VOTARE CAIMANO: IL TRIO CALEARO-SCILIPOTI-CESARIO SI METTE SUL MERCATO

Dicembre 10th, 2010 Riccardo Fucile

RAZZI AL SEGUITO, DI PIETRO VA DAI PM… STORIA DI UNA CONFERENZA STAMPA MARZIANA DI TRE PERSONAGGI UNITI DALLA STESSA CRAVATTA: NASCE IL PARTITO TRICELLULARE… TRE PERSONE COERENTI PER “MORALIZZARE IL PAESE”

Montecitorio, ieri mattina.
L’onorevole Massimo Calearo — non è uno scherzo — regala ai giornalisti un sorriso sfavillante: “Siamo un gruppo di tre persone, con tante anime diverse, unite dalla stessa cravatta!”.
A quel punto abbasso lo sguardo sui tre onorevoli seduti al tavolo.
Purtroppo è vero: tre cravatte, tinta unita blu, bandierina tricolore: “Le ho comprate io stesso, ne vuoi una pure tu?”.
Il simbolo, poi, è ancora più interessante: una specie di Tao da centro massaggi, però tricolore.
Quello l’ha disegnato l’onorevole che siede al centro, Domenico Scilipoti, da Barcellona Pozzo di Gotto: “Ah — sorride soddisfatto — se n’è accorto?
È concetto spirituale, una rivisitazione patriottica dello yin e dello yang. L’ho fatto con le mie     mani!”.
Il nome del primo partito tricellulare della storia italiana (nel senso letterale, è composto di tre persone), l’ha trovato l’onorevole Bruno Cesario, il terzo porcellino della     banda: “Movimento di responsabilità  nazionale”. Meraviglioso.
Ma la vetta di sublime l’onorevole Calearo la tocca subito dopo, quando aggiunge: “Non ci interessa la politica colorata. Abbiamo a cuore gli interessi della nazione. E il male minore in questo momento, è il governo”.
Aggiunta: “Dentro di noi siamo molto pluralisti. Io sarei intenzionato ad astenermi, Scilipoti vorrebbe votare no, Cesario è sicuro del sì. In questi giorni che mancano alla fiducia     cercheremo una posizione comune. Quel che ci unisce, oggi — dice raggiante — è interesse della patria”.
In realtà , l’ipotesi più probabile, ieri, nella sublime e pirotecnica conferenza stampa che si è trasformata in uno show — tra pianti, urla di contestazione, insulti e monologhi da melodramma — è che tutti e tre gli esponenti del “Movimento di responsabilità ” (alla faccia dello yin e dello yang, della spiritualità  e soprattutto del bipolarismo) decidano di aiutare la patria con un voto favorevole a Silvio Berlusconi.
Ed è probabile che come loro faccia l’onorevole Antonio Razzi, l’ex operaio emigrato in Svizzera, che ieri ha superato se stesso: “In queste ultime 48 ore ho vissuto un vero dramma interiore — ha detto leggendo una lettera con tono affranto ai giornalisti — che mi ha portato a cambiare la mia idea: ora voterò come dice il mio nuovo gruppo”.
Qui le cose belle sono almeno due.
La prima è che due giorni fa l’onorevole Razzi assicurava che avrebbe votato     “Come dice il capo, cioè Antonio Di Pietro”.
Mentre tre giorni fa sosteneva: “Non ho firmato la mozione di sfiducia”. Interrogato in proposito ha risposto con logica ineccepibile: “Non ho cambiato idea, ho cambiato capo”.
Il che vuol dire che se continua a questo ritmo — in linea teorica — può cambiare voto, o capo, almeno altre quattro volte prima del voto.
La seconda cosa divertente è che anche in questo caso “Noi sud”, il suo nuovo gruppo (ma si tratta come nel caso dei “Responsabili” di una componente minuscola, una frattaglia del gruppo misto), è tutto schierato al suo fianco: tre persone più Razzi.
Fra questi c’è anche il mitico onorevole Americo Porfidia (fantastico eloquio da politicone del sud) che ha raccontato la miracolosa conversione del collega (dall’antiberlusconismo   alla fiducia) ricorrendo a un lessico che ricorda quello delle vite dei santi: “Gli sono stato vicino, in questi mesi, nel lungo travaglio intellettuale che ha prodotto questa scelta…”.
Al che, i giornalisti chiedono: “Scusi, Razzi, il suo è     stato un lungo travaglio intellettuale durato mesi, o un dramma interiore di 48 ore?”.
L’onorevole allarga le mani, esibisce un sorriso da sfinge, sospira e non dice nulla (deve essere stato un lungo travaglio interiore di 48 ore).
La cosa bella è che l’onorevole Razzi, è ancora su Internet (se si digita il suo nome su Google) con un video in cui spiegava indignato: “Prima delle vacanze sono stato avvicinato e hanno cercato di comprarmi!”.
Chi? “I berlusconiani”.
E come? “Con proposte allettanti,     come quello di pagarmi un mutuo, di essere rieletto sicuro… posti buoni, cariche in più, entrare nel governo…”: E lui, che aveva fatto? “Ho risposto sdegnato no, perchè non avrei mai potuto dirlo ai miei elettori”. Eroico.
Anzi di più: “Io sono un operaio e me ne vanto, gli operai non si fanno comprare: non sono una merce, sono una persona!”.
Ieri, quando gli ho chiesto a quale Razzi si debba credere, l’onorevole ha regalato un altro sorriso radioso: “Non era vero nulla di quel che dicevo allora. Facevo solo propaganda dipietrista” (un meraviglioso modo per darsi del bugiardo da solo, retroattivamente).
Ma le vette comiche — un omaggio involontario alla commedia all’Italiana e a Mario Monicelli — vengono toccate dai tre “responsabili”, che hanno trasposto in politica la filosofia della Tripla da schedina Totocalcio: “Non è bello? Se ci pensa — spiega — ancora Calearo, noi potremmo votare qualsiasi cosa”.     Uno, due, ics: nulla di male se non fosse che tutti e tre sono stati eletti con i voti del centrosinistra (i primi due nel Pd, e Scilipoti nell’Idv).
L’onorevole Scilipoti, poi, è la vera risorsa spettacolare del trio.
Esordisce con la sua ormai celebre teoria: “In questo momento sono orientato a votare no, ma il 14 non so”.
Prosegue con un ragionamento     ferreo: “Sono stato fedele e più che leale all’Idv — grida — finchè sono stato nel gruppo dell’Idv!”.
Però aggiunge: “Da ieri sera non ne faccio più parte, e sono leale al nuovo gruppo”.
Scilipoti prosegue con un acuto toccante: “Per 12 anni ho anteposto Di Pietro alla mia famiglia!”.
E spiegando il motivo del suo “travaglio interiore” (pure lui) ulula: “Non potrei restare in un partito in cui si pensa che chi pratica l’agopuntura sia uno stregone!!” (È nato il trasformismo omeopatico).
Antonio Di Pietro va dai giudici, il Pd parla di corruzione.
La conferenza stampa si chiude tra le invettive di Pasquale Laurito (delitto “Velina rossa”) e le urla del dipietrista Stefano Pedica a Scilipoti: “Hai tradito i tuoi elettori!”.
E lui: “Ci sono provocatori non     giornalisti che non hanno statura intellettuale per farmi domande!”.
E Pedica: “Sono anche giornalista, rispondi!”.
Al che Scilipoti regala l’ultima perla: “I giornali mi massacrano, non mi importa. Io non appartengo al partito! Appartengo al popolo!”.

Luca Telese
(da “il Fatto Quotidiano“)

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SONDAGGIO PAGNONCELLI: PDL CROLLA AL 26,5%, FUTURO E LIBERTA’ VOLA AL 7,7%, VENDOLA AL 7%

Novembre 11th, 2010 Riccardo Fucile

IL PD AL 23,4%, STABILI LEGA 11,6%, IDV 7,6%, UDC 5,8%…5 STELLE AL 4%, RIFONDAZIONE 2,5%, LA DESTRA 1,4%…TRA I LEADER IL PREMIER PERDE 3 PUNTI IN 10 GIORNI E SCENDE AL 37% DI FIDUCIA,   FINI SALE DI 2 PUNTI E ARRIVA AL 48%… IN CASO DI UNA NUOVA COALIZIONE DI GRANDE CENTRO : CENTROSINISTRA AL 37%, PDL, LEGA E LA DESTRA AL 36%, E A SORPRESA UN GRANDE CENTRO AL 22%

Nel corso di “Ballarò”, il consueto sondaggio di Pagnoncelli sulle intenzioni di voto degli italiani, oltre a rilevare la solita alta percentuale di indecisi, ha indicato una trend interessante, soprattutto se si paragonano i dati alle precedenti rilevazioni del 26 ottobre e del 2 novembre scorso, a cura dello stesso istituto Ipsos.
Il Pdl in due settimane è sceso dal 29% al 26,5% e la Lega dall’ 11,8% all’11,6%, mentre la Destra è ferma all’1,4%.
Futuro e Libertà  è volata invece in 15 giorni dal 5,3% al 7,7%.
A Sinistra invece il Pd è calato dal 24,2% al 23,4% e l’Idv dall’8,3% al 7,6%.
Balzo in avanti di Sinistra e Libertà  di Vendola, dal 6,1% al 7%, del Movimento 5 Stelle di Grillo dal 3,7% al 4%.
Stabili Prc-Pdci al 2,5% e   Udc al 5,8%.
Pagnoncelli ha sondato anche la fiducia degli italiani nei leader, con i seguenti risultati: Napolitano 82%, Tremonti 50% (+1%), Montezemolo 50% (+2%), Marcegaglia 50% (+2%), Fini 48% (+2%), Vendola 42%, Draghi 44%, Bersani 43%, Casini 40%, Berlusconi 37% (-3%), Marchionne 40%, Grillo 38%, Di Pietro 36%, Schifani 32%, Bossi 29%.
Infine Pagnoncelli ha testato le intenzioni di voto nel caso gli italiani si trovassero di fronte a un “terzo polo” composto per ora da Fini, Casini, Rutelli e Mpa siciliano, in contrapposizione agli altri due blocchi.
Ed ecco la sopresa: vincerebbe con il 37% la coalizione di centrosinistra, Pdl, Lega e la Destra arriverebbero solo al 36%. Mentre il terzo polo che sulla base della somma dei singoli partiti non avrebbe dovuto superare il 15% arriverebbe addirittura al 22%, erodendo voti sia a destra che a sinistra.
Insomma molti italiani vorrebbero trovare nuovi punti di riferimento.

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SONDAGGIO CRESPI: FUTURO E LIBERTA’ SALE ALL’8% , IL PDL SCENDE AL 28,2%, IL PD RAGGIUNGE QUOTA 25%

Ottobre 12th, 2010 Riccardo Fucile

LEGA AL 13,8%, UDC AL 6%, IDV AL 5,2%, SINISTRA E LIBERTA’ AL 3,8%, GRILLINI AL 3%… NELL’ULTIMA SETTIMANA L’INCREMENTO MAGGIORE E’ PER I FINIANI E IL PD…ASTENSIONE AL 40%

Il consueto aggiornamento settimanale del sondaggio di Crespi Ricerche, rivela alcuni trend significativi nella posizione dei vari partiti.
Per quanto riguarda il Pdl, si scende al 28,2% (- 0,3% rispetto a una settimana fa, – 5,6% in sei mesi).
La Lega è al 13,8% (+0,3% rispetto a una settimana fa, stessa percentuale in primavera).
Futuro e Libertà  sale ancora e dal 7,6% di una settimana fa arriva all’8% (segnaliamo che un sondaggio de La7 lo dà  addirittura all’8,7%).
Era sceso a luglio al 5% in seguito ai dossieraggi, ora gli italiani hanno compreso tante cose e il dato è in costante risalita, a differenza dei mandanti dell’operazione.
Stabili Udc (6%) e Alleanza per l’Italia di Rutelli (0,5%), rispetto alla scorsa settimana.
Avanza invece il Pd che dal 24,2% arriva al 25%, mentre scendono Idv (dal 5,5% al 5,2%) , Sinistra e Liberta (dal 4% al 3,8%) e Grillini (dal 3,4% al 3%)
Scende la Destra (dal 3% al 2,8%).
Stabili Rifondazione (1%) , Pannella (1%) e Verdi (0,5%).
Il partito dell’astensione è sempre al 40%

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