Agosto 4th, 2012 Riccardo Fucile
LO STORICO COLONNELLO DELL’EX PM: “CI ABBIAMO MESSO ANNI A TRASFORMARE L’ITALIA DEI VALORI DA MOVIMENTO DI PROTESTA A PARTITO DI GOVERNO, NON SI PUO’ ORA TRADIRE LA NOSTRA STORIA”
“Tonino sta mandando tutto al macero”: parola di Massimo Donadi, capogruppo alla Camera dell’Italia dei Valori.
Il deputato, intervistato dal Corriere della Sera non risparmia critiche all’apertura di Antonio Di Pietro al Movimento 5 Stelle.
Una scelta autodistruttiva secondo una parte del partito, che porta a un sostanziale passo indietro: ”Ci abbiamo messo anni a creare tutto questo. A trasformare l’Idv da movimento di protesta a partito di governo”.
Per Donadi, Di Pietro ormai “preferisce scodinzolare dietro Beppe Grillo, copiarne persino il linguaggio e gli atteggiamenti offensivi”, così come avvenuto per il video sui leader-zombie pubblicato sul sito del partito pochi giorni fa.
I primi segnali di avvicinamento “palese” ai 5 Stelle si erano avuti a fine luglio, quando Di Pietro aveva rivelato ai cronisti di Montecitorio di voler lavorare a una lista di “non-allineati“ per il post-Monti.
“Dopo la riforma elettorale — è stata l’analisi del leader Idv — i partiti della maggioranza cercheranno in ogni modo di ghettizzare chi non si allinea alle loro posizioni, a cominciare da noi e dal Movimento Cinque Stelle”.
I partiti di maggioranza, aggiunge, “fanno bene a temerci, perchè saremo noi il futuro partito di maggioranza. E sappiano pure che troveremo sempre il modo per sfuggire alle loro furbizie”.
Un “noi” che ha mostrato chiaramente in quale direzione si muoverà Di Pietro; una direzione che non piace a Donadi: ”Penso che non sia giusto tradire così la nostra storia”.
Scissione dietro l’angolo?
“Mi rifiuto anche solo di prendere in considerazione questa ipotesi”.
Ma il malumore interno al partito è crescente: il leader dell’Idv dà ormai per scontato un’alleanza tra i partiti del centro-sinistra, ma senza di lui, in vista delle elezioni politiche.
Per questo si è candidato a premier, in aperta sfida a Pierluigi Bersani, che replica: “Porte chiuse a Di Pietro? No, è lui che ha scelto un’altra strada. Noi non siamo settari”.
Secondo il capogruppo alla Camera dell’Idv, se “Di Pietro fosse sceso in campo per le primarie, sarebbe stata un’ottima notizia; la prova che staremmo ancora lavorando con Bersani e Vendola nel centrosinistra. Invece no, candidandosi a premier ha fatto l’ennesima scelta di rottura”.
Intanto Pd e Sel si sono già mossi: durante l’incontro a Roma di due giorni fa, il duo Bersani — Vendola ha aperto all’Udc di Casini, estromettendo Di Pietro: “Il propagandismo esasperato di Di Pietro lo sta portando alla deriva”, ha dichiarato il presidente della Puglia.
Ma per Donadi la colpa del mancato accordo con l’Udc non è dei centristi: “In questo momento mi sembra paradossale prendersela con Casini”.
Lo sfogo del capogruppo alla Camera dell’Idv è stato messo nero su bianco: ci saranno conseguenze all’interno del partito?
Il diretto interessato, per ora, lo esclude ma ha chiesto con forza a Di Pietro di convocare i vertici del gruppo, prima della riunione di Vasto di settembre.
E se qualcuno gli chiedesse di dimettersi da capogruppo?
“Non ci sono diventato con un sorteggio, ma mi hanno scelto i colleghi. E la loro scelta è revocabile”.
Tuttavia, se “dimettermi da capogruppo fosse il prezzo da pagare per convincere Di Pietro ad anticipare la riunione dell’esecutivo o a convocare il congresso sono pronto a pagarlo. Anche subito”, annuncia Donadi.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 3rd, 2012 Riccardo Fucile
L’EX SPIN DOCTOR DI “BAFFINO” SI SCAGLIA CONTRO ILSUO EX DIRETTORE DE “LA STAMPA”….E POI SBULACCA SUL PADRE ASSASSINATO: “CALABRESI ERA UN MITOMANE MANESCO, UN FASCISTELLO CARRIERISTA”
Fabrizio Rondolino contro Mario Calabresi, atto secondo.
L’ex spin doctor di Massimo D’Alema, oggi firma del Giornale e titolare di un blog libertario in condominio con Claudio Velardi, The Front Page, cinguetta di nuovo in modo pesante contro il quarantenne direttore della Stampa (vedi la conversazione su twitter).
Il figlio del commissario Luigi Calabresi viene definito “Orfanello” che ha scelto “di costruire la sua immagine e la sua carriera” al punto da “sposare la nipote di una mandante” dell’omicidio del padre.
Tutto scoppia con una serie di tweet ironici di Rondolino su Ingroia e il Guatemala. Un paio: “Guatemala, i Maya ritirano le loro piramidi: ‘Abbiamo paura che Ingroia le sequestri’”; “Guatemala, il consigliere giuridico del presidente Molina si prende un anno di ferie”.
Interviene Marco Castelnuovo, giornalista della Stampa: “Che D’Alema non fosse poi questo gran leader lo si poteva anche capire quando ha portato nel suo staff a Palazzo Chigi Fabrizio Rondolino”.
La risposta è piccata e fa riferimento al direttore di Castelnuovo: “Bravo, l’Orfanello sarà orgoglioso di te”.
A questo punto riparte tutta la polemica.
Su Twitter, Rondolino va molto oltre le righe scontrandosi con altri interlocutori. Rispunta anche un giudizio su Luigi Calabresi, già scritto a maggio: “Calabresi era un mitomane manesco, un fascistello carrierista che giocava all’americano. La responsabilità di Pinelli è sua”.
Gregorio Paolini gli scrive: “Fabri’, in quanto orfanello (di madre) ogni volta che fai ‘sta battuta su Calabresi mi prende un conato di vomito, non scherzo”.
Rondolino non demorde e risponde: “Ti chiedo scusa. Ma proprio per l’eccezionalità della tragedia trovo disgustoso costruirci una carriera. Nè tu nè altri lo fanno”.
Alberto Infelise gli rinfaccia la mancanza di dignità : “Dignità ? Mesi fa ha scritto che tutto sommato non ha poi fatto così male Lc a uccidere Calabresi”.
Rondolino: “Mai scritto nè pensato. Però i suoi hanno assassinato Pinelli, non risulta che abbia chiesto scusa”.
Le due questioni s’incrociano: la fine di Calabresi e la carriera del figlio giornalista.
E Rondolino al Fatto non nasconde di avercela con Mario Calabresi per un fatto personale: la fine della collaborazione con la Stampa.
Dice: “Calabresi non mi ha risposto per un anno e mezzo al telefono e poi mi ha cacciato. È ovvio che ce l’ho con lui. Certamente ho esagerato, ma ho scritto cose che molti colleghi pensano e dicono ma non hanno il coraggio di scrivere”.
Dopo La Stampa, Rondolino ha cominciato a scrivere per Il Giornale di Sallusti.
Gli effetti si vedono.
Fabrizio d’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 2nd, 2012 Riccardo Fucile
LA POSSIBILE APERTURA ALL’UDC GELA I SOSTENITORI DI VENDOLA : “ESSERE DI SINISTRA IN ITALIA E’ SEMPRE UNA SOFFERENZA”
Non basta la marcia indietro. Non servono le precisazioni, anche se istantanee. 
I militanti di Sinistra Ecologia e Libertà chiedono chiarezza.
Al di là dei veti, al di là degli ultimatum. Il caso Vendola arriva sul web.
Alimentato dallo scoramento di chi non condivide le parole del governatore della Puglia.
La possibilità di costruire un’alleanza, sia essa programmatica o di legislatura con l’Udc di Pierferdinando Casini trova porte sbarrate, accuse di scarsa lungimiranza e assenza di prospettiva politica.
E in tanti criticano la chiusura all’Idv di Antonio Di Pietro. “Siamo alle solite”, “Servono parole più chiare”, “Nichi da te non me lo aspettavo”.
I commenti sulle pagine di Vendola sono centinaia.
E sul sito polodellasperanza.it , le critiche di chi, da sinistra, dice no all’alleanza con l’Udc.
La versione di Nichi arriva subito, lapidaria: “Nessuna apertura all’Udc”.
Poi: “Non vogliamo subire veti, non poniamo veti nè ultimatum a nessuno. Ma occorre essere chiari: se si è d’accordo nel superare le politiche liberiste delle destre, se si vogliono difendere i diritti sociali e l’equità sociale a partire dall’art.18, se si vogliono difendere i diritti civili a partire dai diritti delle coppie di fatto e gay, tutti sono benevenuti”.
Ma le domande si diffondono, la preoccupazione è tanta: “Vendola, ma lei vuole superare il liberismo e difendere i diritti civili con Casini?”.
E la polemica continua, coinvolge identità politiche e aspirazioni civili.
C’è chi scrive: “Evidentemente ad essere di sinistra in questo Paese, si è condannati alla sofferenza in eterno”.
Ancora: “Non è possibile che anche in un momento tendenzialmente favorevole si facciano questi errori”.
Poi i suggerimenti: “Vogliamo gente che abbia idee e faccia cose di sinistra. Ma come può passare anche solo per la testa di un’alleanza tra Vendola e l’unione dei condannati, conservatori e democristiani della peggior specie?”.
E c’è chi arriva a criticare il tono stesso del linguaggio vendoliano. “Nichi, ti nascondi, usando paroloni e sproloqui inutili, esagerati e spesso incomprensibili”.
Le accuse sono dure: “C’è un’incapacità di formulare proposte concrete portate avanti da una solida coalizione che possa essere coerente e unita”.
In tanti chiedono al leader di Sel di affermare con chiarezza che “non andremo mai con Casini, che non stringeremo accordi con l’Udc”.
E, soprattutto, di non fare il gioco di Bersani. “Nichi, la nostra strada è a sinistra. Se il Pd vuole bene, altrimenti andiamo da soli”.
C’è chi annuncia “nemesi elettorali”: “Concordo con le critiche. Con il Pd e l’Udc non si va da nessuna parte. A questo punto non mi rimangono che due opzioni di voto: Grillo o Di Pietro”. Ancora: “Stai realizzando il sogno del Pd: l’ammucchiata con Casini”.
Al centro del dibattito anche l’art. 18 e i temi del lavoro: “Nichi attenzione. Il Pd e l’Udc fanno parte della maggioranza parlamentare che ha smantellato i diritti dei lavoratori. Non scherziamo, dobbiamo stare attenti”.
Ancora: “Se Vendola apre all’Udc io chiudo a Vendola. Ho 55 anni e non voglio morire democristiano”.
Ancora: “Con il passo di oggi hai fatto l’ennesimo errore, ed io che pensavo che tu avessi la percezione dei reali bisogni dei cittadini”.
Non manca chi chiede calma. “Nichi parlerà nel pomeriggio. Aspettiamo. E speriamo dica parole chiare e definitive”.
(da “La Repubblica”)
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Luglio 27th, 2012 Riccardo Fucile
VENDOLA: “LAVORO PER UNA SINISTRA DI GOVERNO NON POPULISTA”… GRILLO TACE E NELL’IDV SONO TANTI ORMAI A PRENDERE LE DISTANZE DALLA DERIVA DIPIETRISTA
Un video pulp trash con Monti, Bersani, Alfano e Casini ritratti come zombie con i
volti i sanguinati.
Colpiti per di più dal lancio di oggetti da parte di alcuni cittadini terrorizzati.
E lui, Tonino, che tuona col piglio degli anni ruggenti di Mani Pulite quando terrorizzava davvero il Palazzo: «In questo Parlamento esistono solo morti viventi che hanno paura di andare a votare perchè saranno mandati a casa a calci nel sedere dagli elettori».
Se c’era qualche dubbio, dentro e fuori l’Idv, sulle reali intenzioni del Tonino nazionale dopo la campagna di attacchi al Quirinale che ha lacerato gli ultimi fili di dialogo col Pd, ci ha pensato ieri lo stesso Di Pietro a dissolverlo.
Col video sui morti viventi pubblicato sul sito Idv e con la proposta che ha lanciato, dopo un colloquio alla Camera con Nichi Vendola: un «asse dei non allineati» per le prossime politiche con dentro anche Sel e il movimento di Grillo.
«Vogliono fare una legge elettorale per ghettizzarci, fanno bene a temerci, perchè saremo noi il futuro partito di maggioranza», spiega il leader Idv.
«E sappiano pure che troveremo sempre il modo per sfuggire alle loro furbizie».
E Vendola? «Ci sentiamo più volte al giorno», sorride Di Pietro. «Dopo aver visto Nichi alla Camera, ci siamo risentiti pochi minuti fa per telefono».
E tuttavia il leader di Sel non ha alcun interesse alla proposta di Di Pietro.
Anzi, parlando con alcuni amici ha raccontato il suo stupore per l’uscita di Tonino: «Da quello che ci siamo detti mi sembrava che volesse riaprire il dialogo col Pd…». Di certo, Di Pietro non ha fatto parola con Vendola del progetto di un’alleanza con Grillo, che comunque viene rispedita al mittente: «La sinistra che ho in mente ha due nemici: il liberismo e il populismo che semina veleni», spiega il governatore pugliese. «Una strategia non s’improvvisa, e comunque la mia linea resta chiara: voglio costruire un’alternativa di governo di centrosinistra, abbiamo davanti una grande responsabilità nazionale: ridare speranza alle giovani generazioni e fare dell’Italia uno dei protagonisti della ricostruzione di un’Europa sociale».
Niente cartelli con Grillo, dunque.
Vendola insiste per costruire «un centrosinistra largo, forte e credibile», interessato al dialogo con altri movimenti, come quello delle donne e il mondo ambientalista. L’unico sì arriva dal leader Prc Paolo Ferrero: «Un’ottima idea, serve una coalizione alternativa di chi si oppone al montismo».
L’uscita del leader nell’Idv viene accolta freddamente.
«Non la definirei neppure una proposta, piuttosto una provocazione», spiega Massimo Donadi, il capogruppo alla Camera che ha aperto il fronte interno dei dissidenti con un’intervista a l’Unità alcuni giorni fa.
«Se fosse stata una proposta politica seria ne avremmo prima dovuto discutere nel partito, visto che non si tratta di una decisione di poco conto».
E aggiunge: «A me pare una giusta provocazione rivolta a Pd, Pdl e Udc, che stanno trattando sulla legge elettorale come se fosse “cosa loro”. Ma le regole sono di tutti». Quanto al video con i leader insanguinati, Donadi alza le spalle: «Certo, sono cose che non aiutano…», sospira.
Neppure nel dibattito interno, dove in tanti, a partire da lui e dal senatore Lannutti che ha lasciato il partito, avevano chiesto di abbassare i toni e di lavorare per ricucire col Pd su una prospettiva di centrosinistra.
Una richiesta finita nel cestino, a quanto pare. «L’horror non è il mio genere», manda a dire Donadi dopo aver visto il video.
Dal Movimento 5 stelle nessuna risposta.
Grillo non degna Tonino di una parola, i suoi uomini spiegano che «Beppe lo ha già detto mille volte, noi andiamo da soli».
Insomma, la genuflessione dell’ex pm che ormai copia spudoratamente toni e argomenti del comico genovese non sembra dare frutti.
La notizia dell’approdo grillino di Di Pietro era dall’aria da giorni.
Si parla con insistenza anche di un’ipotesi di scioglimento dell’Idv per confluire in un listone da apparentare con i grillini. Ipotesi per ora smentita dal leader Idv e dal fedelissimo senatore Belisario.
Ma è chiaro che, sondaggi alla mano, i rapporti di forza sono decisamente a favore dei 5 stelle, dunque Di Pietro e i suoi possono solo bussare alla porta per ottenere di salire sulla scialuppa genovese, non certo dettare condizioni.
Si parla dell’appuntamento di Vasto a settembre (dove lo scorso anno era stata scattata la famosa foto con Bersani e Vendola) per l’annuncio ufficiale della svolta grillina. Ma prima di allora i dissidenti, nonostante le lettere di smentite attivate ai giornali sull’esistenza di una «fronda», faranno sentire la loro voce.
«Un chiarimento ci vuole», spiega Pancho Pardi. «Vasto non può ratificare scelte già fatte», aggiunge Donadi.
Il senatore Nello Formisano, capo dell’Idv in Campania, dice a chiare lettere che «per me la coalizione è con il Pd, non certo con Grillo. La foto di Vasto va addirittura allargata ai moderati».
I frondisti arriveranno a una scissione? Presto per dirlo.
Intanto, dopo aver visto il video horror, il Pd chiude definitivamente ogni porta: «Un lessico disgustoso», tuona il vice capogruppo Michele Ventura.
«Fa bene Di Pietro ad aggrapparsi all’asse con Grillo perchè con noi non ha da tempo più nulla da spartire»
Andrea Carugati
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Luglio 26th, 2012 Riccardo Fucile
L’IDEA DELL’EX PM VEDREBBE UNO SCHIERAMENTO DI CHI SI OPPONE AL GOVERNO MONTI
Chiamare a raccolta i “non allineati”. Ovvero: le forze politiche e i movimenti sociali che fanno dell’opposizione al governo Monti la loro ragione sociale.
E che vengono messe ai margini del dibattito politico dalla maggioranza che sostiene l’esecutivo del Professore.
Antonio Di Pietro cala le proprie carte sul tavolo delle future alleanze in vista delle elezioni politiche.
Il pretesto è l’accordo sempre più difficile sulla legge elettorale. “La vera ragione per cui non non trovano la quadra è perchè non sanno più quale può essere la lista che potrebbe ottenere la maggioranza dei voti”, dice Di Pietro.
Poi sull’asse con Grillo: “Temono i non allineati. E fanno bene…”.
Tutto parte dalla legge elettorale. Di Pietro attacca. E spiega che i partiti di maggioranza “vogliono una legge che assicuri, a chi è già in Parlamento, di mantenere la maggioranza e alle persone di rimanere sulle loro poltrone”.
E Di Pietro anticipa, a Radio Radicale, anche i contenuti dell’accordo della maggioranza: “Siamo stati avvertiti in questi minuti, i partiti della maggioranza avrebbero trovato un accordo su un sistema in parte proporzionale, in parte per collegi, in parte con le preferenze e in parte no. Una legge scritta in modo che si sappia prima chi sono gli eletti e chi invece deve restare fuori”.
Poi una richiesta a Napolitano: “Mi appello al Capo dello Stato perchè non permetta la costruzione di una legge elettorale che non consenta ai cittadini di essere rappresentati: sarebbe un’altra pagina buia che offende la democrazia”.
Insomma, Idv, Sel e MoVimento Cinque Stelle come risposta alla maggioranza targata ABC.
E proprio i frequenti contatti tra Di Pietro e Vendola, sembra confermare questa prospettiva.
Ancora l’ex magistrato: “Ho visto Vendola questa mattina. Poi l’ho sentito al telefono. Ci sentiamo continuamente”.
E i rapporti tra Di Pietro e Grillo sono ormai noti, tanto da generare malumori tra gli esponenti di spicco dell’Italia dei Valori.
(da “La Repubblica“)
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Luglio 25th, 2012 Riccardo Fucile
TONINO PENSA A UN “LISTONE CIVICO” DEL CENTROSINISTRA E A UN PATTO CON GRILLO
Il convitato di pietra si chiama Beppe Grillo. Per Tonino è «l’amico che sento spesso». Ma per i dipietristi, in pieno maremoto, è una calamita che sta attirando Di Pietro verso il definitivo distacco dal Pd e ad imboccare una strada in fondo alla quale sembra intravedersi un “coup de theatre”: lo scioglimento dell’Idv per creare una “lista dei cittadini”.
Un “Movimento dei valori”, una sorta di listone civico.
Con quale scopo? L’ex pm potrebbe metterlo in prima battuta sul tavolo del centrosinistra o, in caso contrario, schierarlo (schierarsi) sullo stesso fronte “antagonista” del MoVimento 5 Stelle.
Tonino è tentato. Molto. Anche se il logo di Idv non dovrebbe scomparire perchè, secondo gli ultimi sondaggi, garantisce comunque un 8% di consensi.
L’annuncio? A settembre, quando a Vasto si riunisce lo stato maggiore del partito.
Un anno fa proprio la “foto di Vasto” siglò l’alleanza di Di Pietro con Vendola e Bersani. Sembra passato un secolo.
“Vasto 2” arriva dopo l’opposizione al governo Monti, dopo una rottura con Bersani che appare quasi impossibile evitare, e nel mezzo di un Idv in piena fibrillazione.
Per il partito dipietrista è il momento forse più duro di tutta la sua storia.
E dire che di vicissitudini “Italia dei valori” in sette anni ne ha passate tante.
Basti pensare, solo in questa legislatura, all’abbandono di Scilipoti e Razzi passati dalla parte del “nemico” Berlusconi.
Di 29 deputati che erano nel 2008, i dipietristi sono oggi 20.
In questi giorni è un tam-tam sulla nuova possibile scissione dei filo-Pd in dissenso con la deriva grillina di Di Pietro che va dall’attacco al Quirinale alla strategia politica. La giornata di ieri è trascorsa per l’ex pm a negare che ci siano fronde interne, malesseri, addii: «È un bene che all’interno di un partito democratico come il nostro ci sia qualcuno che la pensa diversamente ha risposto – È un arricchimento culturale».
E via con le rassicurazioni, smentendo (e anche gli altri) esodi; mantenendo alti i toni contro il presidente Napolitano, contro Monti e contro «i morti viventi» della maggioranza che appoggia il governo.
Massimo Donadi, il capogruppo dipietrista a Montecitorio, ha ammesso che «in Idv lo sbandamento è forte».
Poichè la bufera delle polemiche interne infuria, lo stesso Donadi – che per primo si è smarcato dal “grillismo” di Di Pietro con un’intervista sull’Unità – resta abbottonato. Però di una cosa è certo: «Vasto non può ratificare scelte già fatte».
Bisogna in qualche modo avviare un confronto e discutere di qual è la linea, se è cambiata rispetto al 2008, e dove si vuole andare a parare.
Pancho Pardi è della stessa opinione: «Un chiarimento ci vuole».
Ma la «semi rottura con Bersani è più una forzatura tattica che una reale volontà – sostiene Pardi – d’altra parte è stato Casini che con perfida finezza ha mostrato di essere disponibile a un accordo con Pd e con Vendola ma non con Idv».
Tonino sta sbagliando? «Non dico questo, d’altra parte in politica si procede anche con “colpi di assaggio”, però per me che sostengo a spada tratta l’alleanza con i Democratici, è necessaria una bella discussione, e sono sicuro non ci saranno scissioni».
A smarcarsi, dopo Donadi e Borghesi, è stato anche il senatore Elio Lannutti con tanto di lettera di dimissioni inviata a Di Pietro: «Caro Antonio, io con te ho chiuso…».
Poi c’è stata una mezza rappacificazione: racconta Franco Barbato.
Ma per Barbato, Tonino sta facendo la cosa giusta e «Donadi e Borghesi sono la semi sezione del Pd in Idv, dirò a Di Pietro che sono un “cavallo di Troia”».
Barbato è tra i sostenitori del “listone civico”.
Addirittura immagina già un logo misto: la scritta “Italia dei valori” e, incastonato, “I cittadini”.
Giovanna Casadio
(da “la Repubblica“)
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Luglio 24th, 2012 Riccardo Fucile
DAL CAPOGRUPPO DONADI A LANNUTTI, BARBATO E ZAZZERA: MESSA IN DISCUSSIONE LA LINEA “GRILLINA”
Sulla carta si tratta solo di divergenze minimali, di “letture diverse di una stessa realtà ”, con una visione d’insieme che “comunque è più che concorde”.
Poi, però, si scava e si scopre, per dirla proprio con Antonio Di Pietro, che troppi indizi fanno una prova.
Nell’Idv è in corso un bel maremoto.
Messo in piazza, domenica, da una dura intervista all’Unità di Massimo Donadi, capogruppo dipietrista alla Camera.
“Caro Di Pietro — ecco i termini del “dissapore”secondo Donadi —io non ti seguo. E nel partito non sono il solo”.
La linea politica del segretario messa all’indice; nessuna voglia di mollare il Pd, perchè “la foto di Vasto è un punto di partenza e può essere allargata ad altre forze politiche” e poi piano ad attaccare il Quirinale “il rispetto per l’istituzione non va perso”.
Ieri, poi, un altro “indizio”. Elio Lannutti, presidente Adusbef, senatore e fondatore dell’Idv, che presenta a Di Pietro una lettera di dimissioni: “Caro Antonio, io con te ho chiuso; non condivido i suoi attacchi al Pd, alle istituzioni e primo tra tutti al presidente Napolitano; vuoi scavalcare a destra Grillo”.
Lannutti, che resterà nel gruppo del Senato, da indipendente e non si ricandiderà , ha abbracciato le posizioni di Donadi in ogni suo punto.
“Abbiamo fatto fuoco e fiamme per far venire Bersani a Vasto — ha raccontato il senatore — e poi non passa giorno che Di Pietro gli spari addosso; non si può andare avanti”.
Come un fiume carsico, insomma, la fronda mina Italia dei Valori proprio ora che “toccherebbe tirare le file e chiudere l’alleanza a sinistra — sono sempre parole di Lannutti — e invece ci si perde a dire che il declassamento di Moody’s è stato giusto solo per attaccare Monti, quando siamo stati noi per primi a sostenere la Procura di Trani che ha poi portato al rinvio a giudizio dei due dirigenti dell’agenzia di rating… si è dato più rispetto, in passato, ai Razzi e agli Scilipoti di turno… ”.
Parole amare. Che, però, non sono solo di Lannutti.
Ci sono nomi che pesano nella “fronda” dipietrista.
E sempre facendo conto che Franco Barbato, alla Camera, è già considerato una sorta di “apolide interno”, con Donadi si è schierato anche il vice capogruppo, Antonio Borghesi assieme ad Aniello Formisano, segretario regionale campano dell’Idv.
C’è poi una “dissidenza” (ufficialmente negata) persino di famiglia, con Gabriele Cimadoro, il cognato di Di Pietro, che non ha mancato di manifestargli dissenso, sospinto nella critica da personaggi di spessore come Fabio Evangelisti, segretario regionale toscano, Sergio Piffari, segretario Lombardo, Augusto Di Stanislao, coordinatore a Teramo, Federico Palomba, uomo chiave in giunta per le autorizzazioni alla Camera e, in ultimo, Pierfelice Zazzera, ex coordinatore in Puglia.
Un gruppo che ieri, durante una delle due riunioni del partito, non ha lasciato nulla all’immaginazione del segretario.
La tensione, a un certo punto, sarebbe stata tale da indurre Di Pietro ad accusare platealmente alcuni di puntare a un seggio Pd e il risultato è intuibile:
“Tonino si è bevuto il cervello”, è stata la battuta migliore, seguita da “è da quando Grillo gli ha detto di no all’alleanza, nonostante la mediazione di Casaleggio” che “ha perso lucidità e strategia di lungo respiro”.
Invero, Di Pietro la strategia ce l’avrebbe molto chiara in testa; un’alleanza con Grillo, per fare il pieno di voti e strappare il ruolo di futuro ago della bilancia all’Udc (che già se lo sente in tasca). “Le fiammate contro Napolitano e contro Monti — racconta esasperato Lannutti — sono dettate dalla necessità di accreditarsi con Grillo di non far parte del sistema. Solo che una bella fetta del partito non lo segue; se vogliamo vincere dobbiamo stare con il Pd”.
La fronda si allarga, ma Di Pietro non molla.
Anche a costo di lasciare qualcuno (più di uno) sul campo.
Sara Nicoli
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Luglio 3rd, 2012 Riccardo Fucile
I DEMOCRATICI E L’IPOTESI DI PRIMARIE DI COALIZIONE… NEL PDL LO VUOLE IL 74%
Si parla sempre più di consultazioni primarie. 
Esse costituiscono comunque un evento molto richiesto dalla popolazione: la netta maggioranza le vede con favore, ritenendole un importante momento di partecipazione e di democrazia.
Tanto che la gran parte degli italiani dichiara che si recherebbe a votare.
Può sorprendere il fatto che la massima diffusione dell’intenzione a partecipare si trovi nell’elettorato del Pdl.
Qui quasi tre elettori su quattro si dichiarano pronti («sicuramente» o «probabilmente») a votare alle primarie di partito.
Segno forse dell’ampiezza e dell’importanza del dibattito in corso nella formazione di Alfano e Berlusconi.
Appaiono particolarmente sensibili al tema – e intenzionati a partecipare – gli elettori più giovani (tra gli under 24 la quota supera addirittura il 90%, prova della particolare sensibilità di questa generazione verso gli ambiti di partecipazione), i laureati e i residenti nel Nordest.
Non molto dissimile risulta l’intenzione a recarsi a votare per le primarie tra gli elettori del Pd, che raggiunge il 70%.
In questo caso, tuttavia, appaiono relativamente più sensibili i meno giovani, oltre i 55 anni, (la generazione «storica» del partito) e gli operai.
Come si sa, è anche in discussione la possibilità di permettere la partecipazione alle primarie non solo agli elettori del Pd, ma al complesso dei votanti o simpatizzanti per tutte (o alcune) forze del centrosinistra, indicendo le cosiddette «primarie di coalizione».
Anche in questo caso, la partecipazione sembrerebbe coinvolgere la netta maggioranza (più di due terzi) degli aventi diritto (abbiamo considerato tutti i votanti per i partiti del centrosinistra, nessuno escluso).
L’insieme di questi dati fa ritenere che l’afflusso (per ora potenziale) alle urne delle primarie potrebbe essere elevato.
Ma con quali risultati? Fare previsioni oggi è arduo.
Se non altro perchè la consultazione sarebbe preceduta da una combattuta campagna elettorale, che potrebbe formare o modificare l’orientamento di molti elettori.
Al momento sembrerebbero prevalere, in entrambe le competizioni, i leader attuali: Alfano e Bersani.
Con percentuali di consenso relativamente simili, entrambe poco sotto al 50% dei voti. Tuttavia, c’è una differenza significativa.
Nel caso del Pdl, ad Alfano si contrappone una pluralità di competitor, nessuno dei quali riesce a minare il predominio del segretario (abbiamo escluso Berlusconi, anche se alcuni intervistati dicono che lo vorrebbero votare comunque).
Nel Pd, viceversa, pur senza intaccare la vittoria di Bersani, Renzi concentra su di sè più di un quinto dei voti, arrivando a costituire una minaccia consistente.
Nel caso di una competizione allargata a tutto il centrosinistra, il risultato appare meno scontato.
Bersani giungerebbe comunque primo, ma viene «tallonato», a pochi punti di distanza, da Di Pietro e, ancora una volta, da Renzi. L’esiguità della differenza di voti rende dunque, nel caso di primarie della coalizione del centrosinistra, il possibile esito aperto.
Insomma, le primarie rappresentano un desiderio assai diffuso in tutto l’elettorato, di centrodestra e di centrosinistra.
Con risultati che sembrano oggi privilegiare lo status quo costituito dagli attuali segretari di partito.
Ma con possibili evoluzioni difficilmente stimabili in questo momento.
Renato Mannheimer
(da “Il Corriere della Sera“)
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Giugno 23rd, 2012 Riccardo Fucile
L’ACCUSA E’ DI ASSOCIAZIONE A DELINQUERE INSIEME AD ALTRE 10 PERSONE… L’INCHIESTA NATA DA UNA DENUNCIA DEL COMMISSARIO LIQUIDATORE DEL CONSORZIO DI BACINO SALERNO DUE
Rifiuti e truffe in Campania, un film già visto in altre sale.
Il Consorzio di Bacino Salerno 2, composto da 40 comuni del salernitano, che aveva competenze nell’attività di raccolta e smaltimento della spazzatura urbana, trasformato in una gigantesca associazione per delinquere finalizzata alla depredazione delle risorse pubbliche.
Facendo la cresta su tutto: sui pieni di benzina, sugli straordinari dei dipendenti, sulle tessere viacard, sui telepass, sugli stipendi e le indennità di presidente e direttore che il comunicato stampa a firma del procuratore capo di Salerno Franco Roberti definisce “sproporzionati rispetto all’attività svolta”. Per danni complessivi per le casse del consorzio che l’inchiesta della Compagnia dei Carabinieri di Salerno ha quantificato in due milioni di euro.
La Procura salernitana nelle scorse ore ha iniziato a notificare 154 avvisi di conclusa indagine, di cui 11 per associazione per delinquere.
Tra questi 11, c’è il consigliere regionale campano Idv Dario Barbirotti, fino al 2010 presidente del Corisa, poi messo in liquidazione, poco prima della sua candidatura in quota dipietrista nella lista di Salerno.
Barbirotti fu tra gli esponenti Idv che più spinse per chiudere l’intesa tra il suo partito e il candidato Governatore del centro sinistra, il sindaco Pd di Salerno Vincenzo De Luca: sulle prime Antonio Di Pietro era contrario, poi si adeguò. E tra gli indagati per il reato associativo ci sono nomi vicinissimi a De Luca. Tra cui Filomena Arcieri, presidente di Salerno Solidale, una municipalizzata del Comune di Salerno che si occupa di servizi socio-assistenziali, all’epoca direttore generale del Consorzio.
E Pellegrino Barbato, presidente di Salerno Pulita, la municipalizzata della raccolta differenziata, all’epoca revisore contabile.
Nel mirino anche i titolari di due pompe di carburante che si erano prestati a un gioco di sovrafatturazione dei rifornimenti degli autoveicoli in uso al Consorzio.
L’inchiesta è durata un anno e mezzo circa ed è nata da una denuncia del commissario liquidatore del Consorzio sulle presunte irregolarità gestionali dell’ente.
Nel mirino degli inquirenti c’è il periodo tra il 2007 e il 2010. Sono indagati anche 143 dipendenti, accusati a vario titolo di truffa, falso e abuso d’ufficio per aver percepito straordinari non dovuti o per aver ottenuto prestiti su buste paga che attestavano stipendi superiori a quelli effettivamente percepiti.
”Sono sorpreso. E non è una frase di rito: ho piena fiducia nell’operato della magistratura”, ha dichiarato a caldo Barbirotti, che si dice però sereno: ”Appena avrò modo di leggere gli atti fornirò tutti gli elementi utili a fare chiarezza al più presto”.
Barbirotti non entra nel merito delle indagini ma su due punti precisa: ”Non ero certamente io a definire l’entita’ del mio stipendio che, invece, era determinato secondo precisi parametri di legge”.
L’esponente dell’Idv ricorda che ”il presidente del Consorzio non aveva compiti amministrativi ma politici. Ho sempre lavorato per scongiurare l’emergenza rifiuti, individuando le discariche necessarie o impegnandomi per far funzionare efficientemente gli impianti”.
Infine: ”Non è il presidente a gestire gli straordinari oppure a verificare le buste paghe al fine della concessione dei prestiti”.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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