Giugno 24th, 2012 Riccardo Fucile
LA LETTERA INVIATA AI LEADER EUROPEI E DEL G20: “E’ LA STRADA GIUSTA”
Cinquantadue professionisti del mondo della finanza hanno scritto ai leader del G20 e dell’Europa per chiedere che sostengano la tassa sulle transazioni finanziarie (TTF) volta a generare risorse per “le persone più bisognose nei propri paesi e nelle nazioni più povere del mondo”.
La lettera, firmata da autorevoli professionist di Wall Street, della City di Londra e di altre piazze finanziarie europee, afferma che la TTF “permetterebbe di riequilibrare I mercati finanziari prendendo le distanze da una mentalità di trading a breve termine che ha contribuito all’instabilità dei nostri mercati finanziari. Questa tassa ha anche il pregio di generare un gettito rilevante”.
Tra i firmatari, Arielle de Rothschild, Managing Director del Rothschild Group, Andreas Neukirch, President del GLS Bank, in Germani, Barry Marshall, ex Chief Operating Officer del Gartmore Group e Dr William Barclay ex senior Vice President del Chicago Stock Exchange oltre a otto ex dirigenti della Goldman Sachs e JP Morgan.
La lettera respinge le affermazioni dei critici della TTF secondo cui questa tassa provocherebbe danni all’economia.
Nella lettera si spiega infatti che la TTF — detta anche Robin Hood Tax dalle campagne internazionali che chiedono che il gettito sia destinato per combattere la povertà – “avrebbe un effetto irrisorio sugli investimenti a lungo termine” e che “una piccola tassa sulle transazioni migliorerebbe il funzionamento dei mercati”.
Si fa notare inoltre, che il valore delle transazioni finanziarie è attualmente settanta volte le dimensioni dell’economia reale e che gran parte di questo aumento è dovuto all’uso di computer che permettono lo scambio in frazioni di secondo traendo profitti dalle brevissime oscillazioni di mercato senza che si contribuisca in alcun modo alle funzioni fondamentali del mercato primario: incrementare gli investimenti allocando efficientemente le risorse e mitigando i rischi.
Questa lettera arriva proprio a pochi giorni dal lancio della Robin Hood Tax Campaign negli USA e alla vigilia del vertice dei Ministri delle Finanze europei che si terrà a Lussemburgo.
Questo vertice insieme al Consiglio Europeo della prossima settimana potrebbero rompere la situazione di stallo provocata dall’opposizione della Gran Bretagna all’introduzione della tassa su scala europa.
Una coalizione di stati, che includa Germania, Francia, Italia e Spagna, potrebbe comunque far avanzare la proposta e superare quindi l’ostruzionismo britannico per la soluzione a 27 Stati Membri.
Una recente analisi della Commissione Europea ha confermato che l’impatto della TTF potrebbe avere un effetto positivo sulla crescita.
Questa lettera dal mondo della finanza, si aggiunge alle dichiarazioni favorevoli alla tassa già espresse da Bill Gates, dal Pontificio Consiglio di Giustizia e Pace, dall’Arcivescono di Canterbury, e da oltre mille economisti — tra cui il Premio Nobel Stiglitz — che hanno sostenuto pubblicamente la Robin Hood Tax.
Questa lettera ribadisce che la TTF è un’opportunità storica che non può essere accantonata.
Forme di tassazione delle transazioni finanziarie, applicate su alcuni strumenti finanziari, hanno già dato prova di essere efficaci, è il caso di quanto già avviene in Gran Bretagna, in Sud Africa, ad Hong Kond, in Svizzera e in India, paesi in cui da queste tassazioni si generano risorse per miliardi di dollari all’anno.
(da “La Stampa“)
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Giugno 24th, 2012 Riccardo Fucile
RAPPORTO DEL DIPARTIMENTO DI STATO USA: NEL 2011 SALVATE DALLO SFRUTTAMENTO 42.000 PERSONE, LA MAGGIOR PARTE IN EUROPA
Amina è una giovane del Bangladesh che accettò l’offerta di fare la domestica in Libano finendo in una casa dove venne violentata, torturata e ridotta alla fame per tre mesi prima di piegarsi ai voleri dei carcerieri accettando di diventarne schiava.
In un mondo con oltre sette miliardi di abitanti ve ne sono 27 milioni che vivono in schiavitù ma nel 2011 ne sono stati liberati appena 42.291.
E Amina è fra questi.
La fotografia del Pianeta contenuta nel rapporto sul «Traffico degli esseri umani» redatto dal Dipartimento di Stato e firmato da Hillary Clinton precipita in una dimensione dei rapporti internazionali pressochè inedita.
Le regioni geopolitiche sono ritagliate sulla forza delle reti del traffico di uomini, donne e bambini: dai confini dell’Afghanistan a quelli della Cina e dell’Indonesia si estende il mercato più grande con 11,7 milioni di vittime, seguito dall’Africa con 3,7 milioni, l’America centro-meridionale con 1,8 milioni, la Russia con 1,6 milioni e l’area transatlantica Usa-Europa occidentale con 1,5 milioni mentre l’Australia è l’unica a poter vantare l’assenza di luoghi dove i trafficanti hanno totale potere sui sottomessi.
A fronte di questo sterminato giacimento di vite che alimenta il crimine organizzato vi sono i singoli individui che le polizie nazionali, giorno dopo giorno, riescono a liberare.
Il rapporto riconosce la difficoltà di quest’opera, evidenziata da numeri esigui e da una gerarchia geografica rovesciata perchè il numero maggiore di liberazioni di schiavi si registra nell’area transatlantica, che invece è ultima per quantità di sottomessi.
In Europa le vittime identificate nell’ultimo anno sono state 10.185 e nell’Emisfero Occidentale 9014 ma dove gli schiavi sono di più le liberazioni sono di meno: in Estremo Oriente 8454, in Africa 8900 e nel mondo arabo-musulmano appena 1831.
I numeri di condanne di trafficanti in queste regioni sono altrettanto esigui, basti pensare che in tutto il Maghreb-Medio Oriente sono state solo 60.
I dati in arrivo da ogni capitale vengono analizzati da una task force che classifica le vittime per categorie: c’è chi è schiavizzato per fini sessuali, anche se minore, per i lavori forzati, manodopera infantile, formazione di reparti di bambini-soldati o per essere trattato da dipendente domestici senza diritti.
Se combattere contro tale fenomeno è una missione in salita, Hillary identifica «dieci eroi» che sono di esempio per il contributo che danno e fra loro c’è un’italiana: Maria Grazia Giammarinaro che dal 2010 è la coordinatrice della lotta al traffico di esseri umani dell’Osce e si è recata in 16 nazioni per invocare l’adozione di misure più severe.
La conclusione del rapporto dell’amministrazione Obama è infatti che se la piaga della schiavitù non ha confini; in Occidente esistono almeno delle leggi per combatterla mentre all’estremo opposto vi sono 16 nazioni che «non rispettano gli standard minimi di lotta al traffico e non stanno facendo sforzi significativi per raggiungerli».
Ecco quali sono: Algeria, Libia, Siria, Iran, Arabia Saudita, Yemen, Sudan, Eritrea, Repubblica Centrafricana, Congo, Zimbabwe, Madagascar, Nord Corea, Nuova Papua Guinea e Cuba.
C’è poi un secondo gruppo di 32 nazioni «sotto osservazione» perchè «non danno informazioni» e registrano «numeri alti di vittime», limitandosi a promettere «azioni future» per ridurle: fra loro spiccano Cina e Russia.
Maurizio Molinari
(da “La Stampa“)
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Giugno 19th, 2012 Riccardo Fucile
IL MINISTRO DELLO SVILUPPO A “RADIO ANCH’IO” SPECIFICA CHE L’AUMENTO DELLE IMPOSTE “NON AVREBBE EFFETTI POSITIVI SULL’ECONOMIA”… “LA LEGGE ELETTORALE COSTRINGE A RAGGRUPPAMENTI FORZOSI, ETEROGENEI E REPELLENTI”
L’obiettivo “che rimane confermato” della spending review è quello di “evitare un intervento automatico di aumento dell’Iva che non avrebbe effetti positivi sull’economia” .
Il ministro per lo Sviluppo economico, Corrado Passera, intervenendo a Radio Anch’io, ha specificato che l’introduzione di nuove tasse non è “la cosa da fare adesso” visto che “l’ammontare del peso fiscale è molto elevato e non vedo spazio per ulteriori interventi”.
Al contrario, ha detto, “ridurre le tasse a quelli che le pagano è un obiettivo” dell’esecutivo, ma “non è pensabile nel breve” termine. E’ necessario infatti “prima di tutto che tutti paghino e sappiamo che questa è una condizione diversa dalla realtà ”.
Per quanto riguarda invece il vertice del G20, secondo Passera “gli incontri devono aiutare a consolidare il fronte di tutti coloro che credono in politiche più attive per la crescita” e anche sul fatto che l’Europa possa “garantire per se stessa” perchè “è chiaro che se questo non avviene può permanere l’incertezza per l’euro”.
Una stoccata anche alla Germania, che rientra fra i “paesi che danno importanza esclusiva ai conti, il che è giusto, ma è chiaro che il disagio che cresce, soprattutto occupazionale, deve essere fronteggiato con politiche più attive”.
Occorre ”maggiore impegno per lacrescita ma non abbiamo tutti con noi, gli incontri debbono servire per consolidare il fronte di coloro che si rendono conto che è necessario creare più lavoro in Europa”.
Il ministro dello Sviluppo ha ricordato che il governo “sugli esodati” deve “risolvere la situazione”, aggiungendo che “sarebbe un bel segnale” arrivare al consiglio europeo di fine giugno con la riforma del lavoro approvata. E ribadisce il no comment ad una sua possibile candidatura nel 2013.
“Che ci sia una vasta area di italiani — ha aggiunto — che vogliono partecipare di più è un fatto oggettivo, che ci sia una legge elettorale che non aiuta perchè costringe a raggruppamenti forzosi, eterogenei, repellenti, correggo subito: che non incoraggiano, è un altro fatto oggettivo”.
Ma ad una candidatura, aggiunge, “non posso e non devo pensarci. Questo governo tecnico non deve pensare al dopo perchè dobbiamo svolgere il nostro compito e guai a targare elettoralmente questo governo”.
Un riferimento anche agli sprechi generati dalla politica, che “ha creato migliaia dientità e società sia attaccate ai ministeri che agli enti locali. In questo grande mondo ci sono circa diecimila entità parapolitiche e ci sono miliardi da recuperare con coraggio e determinazione”.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Giugno 17th, 2012 Riccardo Fucile
IN 10 ANNI LA PRESSIONE FISCALE AUMENTATA DEL 5%: NEL 2002 ERA AL 40,5%, OGGI AL 45,1%… SI LAVORA PER PAGARE LO STATO BEN 165 GIORNI L’ANNO
Tasse, imposte, fisco opprimente. E anche faticante. 
Rispetto a dieci anni fa i contribuenti italiani lavorano 17 giorni in più per pagare i contributi dovuti, balzelli e quant’altro.
La causa di questo allungamento dei giorni lavorativi necessari per assolvere gli obblighi contributivi è riconducibile al progressivo incremento della tassazione avvenuto negli ultimi dieci anni. Infatti, se nel 2002 la pressione fiscale era pari al 40,5%, quest’anno si attesterà al 45,1%.
A rilevarlo è la Cgia di Mestre che sottolinea come “se la comparazione si fa con il 2011, invece, i giorni di lavoro in più sono dieci, tre di questi solo per l’Imu“.
L’Ufficio studi della Cgia ha preso in esame il dato di previsione del Pil nazionale e lo ha suddiviso per i 365 giorni dell’anno, ottenendo così un dato medio giornaliero.
Dopodichè, ha considerato il gettito di imposte, tasse e contributi che i contribuenti versano allo Stato e lo ha diviso per il Pil giornaliero, ottenendo il cosiddetto “tax freedom day” che per il 2012 è “scoccato” lo scorso 14 giugno.
“In virtù di questa impennata, i contribuenti italiani hanno subito un forte aumento dei giorni lavorativi necessari per soddisfare le richieste del fisco. Se 10 anni fa occorrevano 148 giorni per raggiungere il giorno di liberazione fiscale, nel 2012 si sono resi necessari ben 165 giorni lavorativi. Lavorare 165 giorni all’anno per lo Stato — dichiara il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi — ci dà l’idea di quanto sia eccessivo il nostro fisco. Ormai sui contribuenti onesti grava una pressione fiscale reale che arriva a superare il 54%, un carico che non ha eguali in quasi tutta Europa”.
Per far scivolare indietro il giorno di liberazione fiscale, dice Bortolussi, si deve “contrarre in maniera strutturale la spesa pubblica improduttiva e ridurre le tasse. Per far questo è necessario riprendere in mano il federalismo fiscale che, a mio avviso, è l’unica strada percorribile per raggiungere questo obbiettivo. Infatti, le esperienze europee ci dicono che gli stati federali hanno un livello di tassazione ed una spesa pubblica minore, una macchina statale più snella ed efficiente ed un livello dei servizi offerti di alta qualità ” conclude il segretario.
E proprio sull’imposta sugli immobili di proprietà che ha sostituito l’Ici Unimpresa lancia un allarme.
Fino al 40% dei proprietari potrebbe decidere di non versare entro lunedì la prima rata dell’Imu.
Il dato è il risultato di un sondaggio Unimpresa realizzato attraverso la rete dei Centri di assistenza fiscale, in vista del primo appuntamento con la nuova tassa sulla casa.
Secondo il sondaggio, che ha preso in considerazione sia le abitazione di privati cittadini che gli immobili aziendali, di questo 40% una parte (il 15%) potrebbe preferire aspettare l’appuntamento di dicembre col saldo finale; e un’altra fetta (il 25%) potrebbe prendere ancora più tempo e pagare entro i prossimi 12 mesi.
La maggioranza degli italiani, comunque, pari al 60% del campione intervistato, ha dichiarato di aver già pagato o di voler pagare entro i termini stabiliti dalla legge.
Tra coloro che non rispetteranno le scadenze, vengono addotte motivazioni di ordine economico, e si indica l’aumento degli importi rispetto alla vecchia Ici come causa del ritardo. Gli incrementi rilevati dell’Imu rispetto all’Ici, infatti, sono significativi per quanto riguarda i terreni agricoli (+65%), mentre ulteriori critiche riguardano le “seconde” a abitazioni: con l’Ici era prevista una modulazione delle aliquote sulla base dell’effettivo utilizzo mentre l’Imu ha introdotto una equiparazione non gradita dai contribuenti.
Unimpresa rileva che i mancati versamenti potrebbero avere impatti significativi sulle finanze pubbliche: il “buco” nei conti potrebbe oscillare da un minimo di 2,1 miliardi a 8,5 miliardi.
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Giugno 15th, 2012 Riccardo Fucile
ESCLUSI DALL’IMU GLI IMMOBILI DELLE IMPRESE, TAGLIO DEL 10% DELL’ORGANICO DI PALAZZO CHIGI E DEL TESORO… E PASSERA PROMETTE: “ENTRO IL 2013 TERMINIAMO I LAVORI DELLA SALERNO-REGGIO CALABRIA”
Il governo, con in testa il ministro Corrado Passera, rilancia la propria iniziativa dopo le accuse
di inerzia giunte nelle scorse settimane, e lo fa con un maxi decreto che mira a rilanciare lo sviluppo dell’economia reale italiana e che potrebbe rappresentare una svolta anche dal punto di vista della credibilità dei nostri Conti pubblici.
Se infatti le misure del decreto attiveranno 70-80 miliardi di investimenti preconizzati da Passera, con conseguente incremento del Pil, anche il debito pubblico sarà considerato sostenibile dai mercati finanziari, e magari caleranno anche tassi e spread.
All’Assemblea dei giovani di Confindustria, la settimana scorsa, Passera aveva detto che per rilanciare la crescita non serviva «l’ideona»: e infatti il decreto, con i suoi 61 articoli, è fatto di una serie di misure che insistono su una tastiera ampia.
Si va dai settori tradizionalmente trainanti, come edilizia e costruzioni, a quelli più innovativi, come il digitale e la green economy.
Insomma, ha commentato il premier Mario Monti, un pacchetto «organico e robusto».
Un decreto, ha aggiunto Passera ricco di «riforme strutturali di lungo periodo», come quelle che anche oggi il direttore della Bundesbank Jens Weidmann, ha chiesto all’Italia di «implementare». I 70-80 miliardi che verrebbero «mobilitati» sono in minima parte soldi pubblici.
La scommessa di Passera è che le misure inducano i privati a investire, innescando un progressivo circuito di fiducia.
L’aumento al 50% delle deduzioni per le ristrutturazioni edilizie, per esempio, dovrebbe indurre le famiglie a usare i risparmi per migliorare quello che è l’investimento più sicuro, cioè la propria abitazione.
Altro settore, tradizionale volano anticiclico, sono le costruzioni: il decreto lancia i project bond, e cioè il finanziamento di infrastrutture con capitali privati, che vedrebbero in questo investimento buone prospettive di remunerazione. M
a si punta anche all’innovazione, con il credito di imposta per le assunzioni di giovani qualificati: una misura fiscale che le imprese intascano subito e automaticamente, e che in più crea occupazione stabile e qualificata. Incentivi anche per le aziende della green economy (in questo momento tra le più dinamiche) che assumono under 35 e giovani laureati.
E ancora misure per i porti, l’agricoltura, la difesa del territorio, e per l’Agenda digitale.
Senza contare le norme sulla giustizia civile e sul diritto fallimentare attese dalle imprese.
L’altra novità è il ritorno a una politica industriale dopo gli anni di Tremonti. Tutte le attuali 43 leggi con incentivi all’industria sono cassate, per dar vita ad un unico Fondo rotativo con un budget annuo di 2 miliardi che servirà a incentivare i settori che saranno considerati strategici.
«Sulla crescita – ha insistito Monti – non abbiamo mai pensato ad una ‘fase unò e ad una ‘fase duè; fin dall’inizio è stata la fondamentale preoccupazione del governo».
E anche Passera ha ricordato le misure pro-crescita nei precedenti decreti: «non c’è stato nessun decreto senza una forte componente di contributo alla crescita».
La parola passa ora al Parlamento, con i partiti di maggioranza che oggi hanno espresso apprezzamento seppur con alcune riserve nel Pdl e una certa freddezza del Pd che, prima di promuovere il Governo, chiede di «capire».
Ecco alcune delle norme varate:
– RISTRUTTURAZIONI
Passa dal 36% al 50% la quota di detrazione Irpef per le ristrutturazioni fino a 96.000 euro e fino al 30 giugno 2013.
– CREDITO IMPOSTA “QUALIFICATI”
Arriva il credito d’imposta del 35%, con un limite massimo pari a 200 mila euro annui ad impresa per l’assunzione di personale qualificato.
– CREDITO IMPOSTA COMUNI
I Comuni potranno utilizzare i crediti d’imposta per la realizzazione di opere infrastrutturali necessarie per migliorare i servizi pubblici.
– GIOVANI E GREEN ECONOMY
Finanziamenti agevolati alle aziende che investono in progetti di «green economy» e che assumono a tempo indeterminato under 35 e giovani laureati.
– PROJECT BOND
Arrivano le obbligazioni da parte delle società di progetto sul modello europeo. I project bond saranno «appetibili per gli investitori» per realizzare nuove infrastrutture. Aliquota al 12,5%.
– FONDO IMPRESE A 2 MILIARDI
Viene costituito un Fondo per la crescita sostenibile con un budget di 2 miliardi.
– SRL PER TUTTI
La srl semplificata per gli under 35, viene estesa dal decreto sviluppo a tutti ma con paletti sul capitale.
– NO STOP PER IMU EDILIZIA
Per le imprese edili sarebbe al momento saltata la norma per escludere per tre anni dall’Imu, gli immobili invenduti. L’intervento era previsto nella bozza del provvedimento arrivata in cdm. Resta la compensazione Iva.
– AZIENDE IN CRISI
Le aziende colpite dalla crisi, ma che hanno comunque prospettive di ripresa, non saranno obbligate a dichiarare il fallimento ma potranno ricorrere direttamente al concordato preventivo.
– ALIMENTI AI POVERI
Viene istituito all’Agenzia per le erogazioni in agricoltura un fondo per il finanziamento dei programmi di distribuzione di derrate alimentari ai poveri.
– PROROGA SISTRI
Si proroga al 31 dicembre 2013 il termine per l’entrata in vigore del Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (Sistri).
– PIANO CITTà€
Per l’attuazione arriva una cabina di regia.
– TAXI
Viene prorogato a fine anno il decreto per impedire l’esercizio abusivo del servizio taxi.
– SU WEB CONTRIBUTI IMPRESE
Andranno sul web sovvenzioni, contributi e sussidi alle imprese e l’attribuzione di compensi a persone e imprese di importo complessivo superiore a 1.000 euro.
– RIMBORSI VELOCI PER PROCESSI LUNGHI
Arrivano rimborsi più veloci per i processi civili troppo lunghi.
– FILTRO IMPUGNAZIONI
Si punta a migliorare l’efficienza delle impugnazioni sia di merito che di legittimità .
– ITALIA DIGITALE
Viene istituita l’Agenzia per l’Italia Digitale SOTTO la vigilanza del Presidente del Consiglio.
– IDROCARBURI
Si stabilisce una fascia di rispetto unica, per petrolio e per gas, e più rigida, passando dal minimo di 5 miglia alle 12 miglia dalle linee di costa e dal perimetro esterno delle aree marine e costiere protette, per qualunque nuova attività di prospezione, ricerca e coltivazione.
– IMPORT CARBURANTI
Dal 2013 l’import di prodotti petroliferi finiti liquidi da Paesi non appartenenti all’Ue dovrà essere autorizzata dal Ministero dello sviluppo.
– ICE ED ENIT
È fissata a 450 la dotazione organica dell’Agenzia con la conseguente entrata nei ruoli del Mise del rimanente personale dipendente. Viene inoltre avviata la riorganizzazione della rete Enit all’estero.
– PESCA
Viene introdotto un sistema volontario di indicazione dell’origine per chi vende al dettaglio prodotti della pesca, così da poter segnalare al consumatore la dicitura “prodotto italiano”.
– COPERTURE
La copertura finanziaria sarà reperita, a partire dal 2013, con riduzioni di spesa e con le maggiori entrate previste dalle sanzioni introdotte del provvedimento per chi viola le regole per i prodotti a denominazione di origine protetta o Igp. Nuove entrate sono attese con l’armonizzazione del trattamento fiscale tra le polizze emesse da assicurazioni italiane ed estere che non pagano l’imposta annua dello 0,35%.
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Giugno 15th, 2012 Riccardo Fucile
LE MISURE PER RILANCIARE L’ECONOMIA ALL’ESAME DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI…OBIETTIVO RECUPERARE 30 MILIARDI DA INVESTIRE NELLA RIPRESA…. INCENTIVI PER LE IMPRESE E DEROGHE PER I COMUNI
Il decreto sviluppo oggi all’esame del consiglio dei ministri contiene una serie di misure che negli
auspici del governo dovrebbero stimolare la crescita.
Il testo arriva con due settimane di ritardo rispetto alle previsioni e con un rinvio legato alla mancanza di copertura finanziaria di alcuni interventi e una breve polemica tra il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera e il viceministro del Tesoro, Vittorio Grilli.
Superati questi ostacoli, la nuova bozza, secondo quanto trapelato finora, contiene intanto alcune modifiche ai limiti della Legge di stabilità , consentendo ad esempio la defiscalizzazione delle somme investite in infrastrutture.
L’articolo 6 del decreto consentirebbe poi ai Comuni di utilizzare i crediti di imposta sui dividendi delle società che gestiscono servizi pubblici locali per la realizzazione di opere infrastrutturali.
Altra ipotesi è il riprstino dell’Iva su cessioni e locazioni di nuovi immobili rimasti invenduti, mentre in tema di edilizia, lo sconto Irpef per le ristrutturazioni passerebbe dal 36 al 50% con il tetto della spesa su cui effettuare la detrazione raddoppiato da 48 mila a 96 mila euro fino al 30 giugno del 2013.
Per gli interventi di risparmio energetico, invece, il bonus scenderebbe dal 55 al 50% per le spese sostenute dall’1 gennaio al 30 giugno 2013.
Il decreto conterrebbe inoltre l’esenzione per tre anni della tassa Imu sugli immobili invenduti. Sul tema della riqualificazione urbana, verrebbe varato un Piano nazionale per le città , con cui realizzare interventi mirati nelle aree urbane degradate anche attraverso un sistema di incentivi alla costruzione di alloggi e scuole.
Un capitolo importante riguarda gli incentivi alle imprese, recuperati anche attraverso la cancellazione di oltre 40 norme nazionali.
Le risorse ottenute attraverso revoche e abrogazioni confluiranno nel fondo unico per la crescita che dovrebbe poter contare da subito su 300 milioni.
Altri 300 milioni arriveranno da vecchi fondi della programmazione negoziata, mentre circa un miliardo potrà derivare dal fondo rotativo per le imprese (Fri) della Cassa depositi e prestiti, e un altro miliardo dalle revoche della legge 488 del 1992, resa operativa dal 1996, che disciplinava gli incentivi per le imprese nelle aeree economiche ritenute depresse. Il credito di imposta non riguarderà gli investimenti, ma solo le assunzioni di personale qualificato con un limite pari a 200mila euro ad impresa.
Secondo le indiscrezioni, verrebbe inoltre cancellata la norma che consente di erogare contributi direttamente dal ministero dello Sviluppo economico alle imprese tramite le associazioni di categoria.
Le risorse saranno concentrate sui consorzi per l’internazionalizzazione e le camere di commercio all’estero.
Il decreto sviluppo dovrebbe contenere poi una serie di misure relative alla Giustizia, a partire dal tetto massimo di 6 anni alla durata dei processi e dai limiti fissi ai risarcimenti. Il testo prevedrebbe anche misure per disincentivare gli eccessi di ricorsi in Cassazione.
Per sbloccare le infrastrutture energetiche, si prevederebbe infine una sorta di surroga tra istituzioni con l’intervento della Presidenza del consiglio nel caso di inerzia delle amministrazioni regionali che devono concedere il via libera. Un altro tema affrontato dal decreto riguarderebbe la trasparenza della pubblica amministrazione.
Indiscrezioni riguardano pure la revisione della spesa.
Il commissario Enrico Bondi, nominato con il compito di proporre i tagli alla spesa pubblica, ha l’obiettivo di far risparmiare allo stato 5 miliardi quest’anno (un miliardo verrebbe investito nelle zone terremotate) e altri 9 nel 2013.
Tra i provvedimenti allo studio, c’è il taglio delle scorte che avrebbe però un valore più simbolico che materiale rispetto ai risparmi possibili.
Le personalità sotto tutela sono 585. La loro protezione, solo a Roma, prevede l’impiego di 400 automobili delle forze dell’ordine e di oltre mille persone addette alla sicurezza.
Il capitolo più corposo dei provvedimenti di spending review riguarderebbe invece il taglio di alcune centinaia di società e agenzie pubbliche con il conseguente spostamento di personale, insieme alla riduzione delle direzioni e dei dipartimenti dei ministeri accompagnata da un forte ridimensionamento delle strutture burocratiche locali a partire dalle province che dovrebbero essere abolite gradualmente. Complessivamente i tagli ai ministeri dovrebbero portare nei prossimi anni a un risparmio di 30 miliardi.
(da “La Repubblica“)
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Giugno 13th, 2012 Riccardo Fucile
IL PREMIER A BERLINO RACCOGLIE LA FIDUCIA DELLA GERMANIA E ANTICIPA L’IDEA DI COME TROVARE I SOLDI NECESSARI AD AFFRONTARE LA CRISI
Mario Monti è a Berlino per ricevere un premio, il ‘Responsible Leadership Award’.
Ma è la crisi internazionale a dominare i discorsi nella cerimonia.
“L’euro ha bisogno dell’Italia – dice il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble – La zona euro ha bisogno del successo nelle riforme di Roma e di un’Italia forte”.
E poi loda “i notevoli progressi dell’Italia negli ultimi sei mesi” e “il programma ambizioso portato avanti dal presidente del Consiglio”.
“Sono convinto – continua – che le attività economiche italiane avranno una ripresa nel 2013 se si continuerà sulla strada del consolidamento fiscale e delle riforme strutturali”. Una promozione piena per il capo del governo italiano e per i suoi sforzi da quando è alla guida del Paese.
“Grazie Wolfgang, credo che tu sia il miglior esempio di leadership europea”, ha risposto Monti definendo Schaeuble un “mentore”.
Il primo ministro italiano ha sottolineato che “proprio come la leadership deve essere esercitata e valutata nel tempo, nell’interesse delle generazioni future, credo che debba essere esercitata e valutata anche nello spazio, oltre confine, in un’Europa di cui vogliamo aumentare l’integrazione.
Ogni leader nazionale deve tenere presente quale sarà l’impatto delle sue azioni in un contesto più ampio”. Poi ha lanciato un messaggio alla Germania: “Non bisogna creare deficit, ma l’austerità non è sostenibile nel lungo periodo”.
E ancora: “La disciplina fiscale e la crescita devono procedere di pari passo”. ”Noi siamo anche la locomotiva della crescita”, ha ribattuto Schaeuble, sottolineando che la Germania non è contraria alla crescita.
Il governo tedesco cerca a sua volta di tenere fede ai suoi impegni interni, ha detto, cercando ad esempio di ridurre il suo deficit.
Nessuna nuova manovra per l’Italia.
Sui conti pubblici ”abbiamo fatto un po’ di più di una manutenzione, ma un pesantissimo intervento.
Non occorrerà una seconda manovra quest’anno, ma l’azione di disciplina di conti pubblici dovrà procedere”.
Poi il primo ministro ha aggiunto: “Il sistema italiano non è fragile, ha aspetti che sono più fragili di altri, in particolare il debito pubblico, ma altri più solidi di altri sistemi. Non sarei sicuro quali fra i sistemi bancari italiano e tedesco sia più solido. Il sistema italiano ha un elevato debito pubblico, ma uno scarso debito privato di famiglie e imprese. L’Italia ha punti di forza e di debolezza e noi italiani tendiamo a oscillare troppo fra momenti di euforia irresponsabile e una depressione eccessiva”.
Tobin tax.
A chi gli chiede della Tobin tax, Monti risponde che “potrebbe avrebbe senso”, ma “dovrebbe essere introdotta “nell’Europa a 27”, sottolineando che una tassa del genere ha senso in un contesto che sia il “più ampio” possibile.
Patrimonio pubblico.
“Una cessione di quote del patrimonio pubblico? Non solo non la escludo, ma la stiamo preparando”, ha detto Monti, spiegando che “stiamo preparando la cessione di una quota dell’attivo del settore pubblico, sia immobiliare che mobiliare, anche del settore locale”.
Lavoro
Il premier italiano ha anche parlato del problema del lavoro nel nostro Paese: “In italia abbiamo un mercato del lavoro troppo protetto per gli occupati e non protetto e impenetrabile per i giovani” e i non occupati.
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Giugno 13th, 2012 Riccardo Fucile
SUMMIT A SORPRESA IERI SERA: MONTI CHIEDE COMPATTEZZA AI PARTITI CHE LO SOSTENGONO…MA PER IL WALL STREET JOURNAL “E’ FINITA LA LUNA DI MIELE, LE PESANTI MISURE DI AUSTERITY HANNO SOFFOCATO LA CRESCITA”
Novanta minuti. E’ durato quanto una partita di calcio il vertice a sorpresa tra il presidente del Consiglio e i leader di Pdl, Pd e Udc.
Il premier Mario Monti ha convocato ieri sera a palazzo Chigi il segretario del Pdl, Angelino Alfano, il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, e il leader Udc, Pier Ferdinando Casini.
Una convocazione “a sorpresa”, quasi “emergenziale”, come è stata definita la riunione da ambienti parlamentari, tra il premier con il cosiddetto ABC per chiedere sostegno.
Monti, che nei giorni scorsi aveva detto di aver perso l’appoggio dei poteri forti, ha chiesto ai tre politici di evitare i distinguo su ogni argomento nell’agenda del governo.
La situazione economica e il nuovo attacco dei mercati sull’Italia desta preoccupazione e per questo serve “compattezza” ha detto Monti ai suoi interlocutori spiegando come il governo intende muoversi.
La risposta della politica all’appello potrebbe essere una mozione di fiducia per sostenere l’operato dell’esecutivo di fronte alla platea della Europa e chiedere a Bruxelles misure utili alla crescita.
Nel corso dell’incontro “i tre leader hanno confermato il pieno sostegno al governo e l’impegno a portare sollecitamente a compimento le riforme all’esame del Parlamento e i provvedimenti in corso di elaborazione nell’ambito della “spending review” ha fatto sapere quindi Palazzo Chigi. Monti era “preoccupato dalla situazione di emergenza causata dall’evoluzione dei mercati finanziari internazionali, che coglie l’Italia nel momento in cui deve fronteggiare le conseguenze del terremoto”.
I leader sono stati informati “dell’atteggiamento che l’Italia assumerà nei prossimi appuntamenti con i capi di governo degli stati membri, e della necessità di coesione delle forze politiche nel sostegno all’azione di risanamento e di crescita condotta dal Governo. Ciò consentirà al Paese quell’unità di intenti necessaria a superare la criticità del contesto attuale e a dare all’estero un’immagine coesa”.
Dell’esito positivo dell’incontro, Monti ha informato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, (il capo dello Stato e il primo ministro sono stati costantemente in contatto in questi giorni), il presidente del Senato Renato Schifani e il presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini.
L’incontro non era previsto e la chiamata alle segreterie di Pdl, Pd e Udc è arrivata nel pomeriggio dopo una giornata convulsa.
Il presidente del Consiglio ha chiesto l’incontro ad Alfano, Bersani e Casini per fare il punto sulla crisi e sulle ultime vicende come i commenti arrivati dall’Austria sul nostro paese che hanno irritato il premier.
Gli argomenti dell’incontro saranno poi riferiti alla Camera e in particolare il tema della crisi economica, con le borse continuano ad andare sulle montagne russe, e sul rapporto con i partner europei.
Secondo fonti parlamentari, tuttavia, nel vertice potrebbero essere stati toccare altri punti.
Nodi politici come quello che riguarda la Rai, dopo il blitz sulle nomine che non è piaciuto molto al Pdl.
Intanto in una intervista alla radio tedesca pubblica Ard il presidente del Consiglio spiega che “l’Italia anche in futuro non avrà bisogno di aiuti dal fondo europeo salva-stati” e nega che l’il nostro paese possa essere la prossima pedina debole dell’Eurozona dopo Spagna, Grecia, Irlanda e Portogallo.
Sugli eurobond, osteggiati dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, riflette che è necessario per poterli introdurre il rigore.
Monti rassicura che l’Italia è immune al contagio delle crisi dei quattro paesi in difficoltà ed esorta i mercati e gli osservatori internazionali a “non farsi condizionare da clichè o pregiudizi.
Posso capire che l’Italia possa essere stata associata in passato all’idea di un Paese indisciplinato”, ma, “ora è molto più rigoroso di molti altri Paesi europei”. Il presidente del Consiglio ricorda anche che “il nostro Paese attraverso i suoi contributi finanziari”, al fondo salva-stati, “sta sostenendo la Grecia, il Portogallo, l’Irlanda e ora la Spagna.
Ed ora sta anche pagando tassi di interesse estremamente alti per le tensioni sui mercati”.
Proprio ieri il Wall Street Journal titolava così: “La luna di miele del premier Mario Monti è finita” descrivendo un presidente del Consiglio “per la prima volta sulla difensiva” da quando è iniziato il suo governo.
“Negli ultimi giorni — si legge sulle pagine del prestigioso quotidiano economico — l’aura che finora ha circondato Monti sembra svanire, con gli investitori e i parlamentari italiani che guardano con occhio critico ai problemi irrisolti in agenda, come la riforma del lavoro, i tagli alla spesa pubblica e i piani per modernizzare il sistema di giustizia”.
Una delle domanda più importantiche ci si pone in Europa è se Monti ritroverà lo slancio iniziale: l’Italia — scrive il WSJ — a causa del suo elevato debito, 1.900 miliardi di euro, potrebbe infatti essere troppo grande per essere salvata. I timori degli investitori stanno spingendo i costi di finanziamento dell’Italia ai livelli precedenti all’arrivo di Monti.
Il quotidiano, sul proprio sito internet, sottolinea quindi come le pesanti misure di austerity hanno soffocato la crescita, provocando una contrazione dell’economia italiana dello 0,8% nei primi quattro mesi dell’anno.
“La maggiore sfida per Monti è interna” ed è vedere se il sostegno che gli italiani hanno finora dato al governo tecnico sarà “ripagato”.
Il Wall Street Journal sostiene ancora che la “profonda recessione italiana sia stata una doccia fredda per coloro che avevano dipinto Monti come il salvatore”.
Il calo del sostegno dell’opinione pubblica nei confronti di Monti — chiosa il Wall Street Journal — fa sì che alcuni politici si domandino se Monti possa ancora spingere i forti cambiamenti che i leader dell’Ue chiedono.
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Giugno 13th, 2012 Riccardo Fucile
LA BOZZA IN CONSIGLIO DEI MINISTRI VENERDI, MA SI CERCANO ANCORA LE COPERTURE…PASSERA ASSICURA: “TROVEREMO LE RISORSE”…ECCO LE NOVITA’
Fondi per la crescita, sgravi fiscali, semplificazioni. La bozza per il Decreto Sviluppo
potrebbe essere presentata venerdì al Consiglio dei ministri.
Ma il nodo riguarda le coperture economiche dei provvedimenti.
Ragioneria dello Stato e ministero dello Sviluppo Economico sono al lavoro.
A quanto si apprende, la copertura potrebbe arrivare da un diverso regime di tassazione per le polizze emesse dalle compagnie assicurative estere che operano in Italia.
Oggi, proprio Corrado Passera, ha rassicurato sulle risorse: “Stiamo lavorando, vi assicuro che le troveremo”.
Ma la matassa è ancora tutta da sbrogliare e, rispetto alle versioni precedenti della bozza, molte misure potrebbero essere riviste al ribasso.
Le misure per la crescita.
Al centro della bozza il nuovo “Fondo per la crescita sostenibile”. Nasce dal Fondo speciale rotativo istituito nel 1982 e sarebbe destinato “al finanziamento di programmi e interventi con un impatto significativo in ambito nazionale sulla competitività dell’apparato produttivo”.
Promozione di progetti di ricerca, sviluppo e innovazione, rafforzamento della struttura produttiva e promozione della presenza internazionale delle imprese. A definire priorità , forme e intensità massime di aiuto concedibili saranno il ministro dello Sviluppo economico di concerto con il ministro dell’Economia. Le misure saranno attivate con bandi e per la gestione degli interventi.
E il ministero dello Sviluppo potrà avvalersi anche di società in house.
Sgravi fiscali per le assunzioni qualificate.
Tra le misure, il credito d’imposta del 35%, con un limite massimo pari a 200 mila euro, per le imprese che assumeranno a tempo indeterminato personale altamente qualificato (laureati e specializzati).
Una misura su cui sarebbe in corso un braccio di ferro tra Ragioneria e ministero. Nelle precedenti versioni della bozza si era parlato di un tetto pari al 50%.
Ristrutturazioni.
Alcune misure dovrebbero riguardare le agevolazioni fiscali per chi s’impegna a ristrutturare la propria abitazione. Anche qui, è tutto in divenire. La ricerca delle risorse tiene al lavoro sia i tecnici del ministero che quelli della Ragioneria Generale dello Stato.
E non mancano voci sulla possibile cancellazione della norma nel provvedimento definitivo.
Le infrastrutture.
La decisione definitiva sulla realizzazione di infrastrutture energetiche già approvate con la procedura Via, ma sulle quali le amministrazioni regionali mostrano “inerzia” eccessiva, spetterà alla Presidenza del Consiglio.
Nella relazione si specifica che “sono attualmente in attesa di autorizzazione ingenti investimenti di operatori di mercato, per un ammontare di oltre dieci miliardi di euro che, se celermente autorizzati, potrebbero contribuire a crescita e a occupazione”.
Idrocarburi.
La bozza del decreto Sviluppo prevede un aumento del 3% delle royalties versate dai titolari delle concessioni di coltivazione per l’estrazione di idrocarburi in mare. In questo modo, sempre secondo la relazione illustrativa, “si finanziano le attività di salvaguardia del mare e di sicurezza delle operazioni offshore da parte dei ministeri interessati”, cioè quello dello Sviluppo economico e quello dell’Ambiente.
(da “La Repubblica”)
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