Destra di Popolo.net

SOVRANITA’ EUROPEA: L’URGENZA DI UNA VERA UNIONE EUROPEA IN ALTERNATIVA A USA, RUSSIA, CINA RILANCIATA DA MERKEL E MACRON

Giugno 29th, 2020 Riccardo Fucile

IL VERTICE A MESEBERG PER METTERE A PUNTO UNA STRATEGIA SUL RECOVERY FUND

“Sovranismo europeo”. Angela Merkel ed Emmanuel Macron si appropriano del concetto che finora ha ingrassato i nazionalisti anti-Ue, prendono il brand e lo estendono oltre i confini degli Stati membri: per comprendere tutta l’Unione Europea. Nella conferenza stampa a Meseberg, dopo un bilaterale che già  iscrivibile nella storia a due anni dalla dichiarazione franco-tedesca firmata sempre in questo castello barocco vicino Berlino, l’espressione viene citata da Macron. Ma rispecchia perfettamente l’obiettivo del semestre tedesco di presidenza dell’Ue, al via dopodomani: stabilire una sovranità  europea nel mezzo delle nuove rivalità  tra Usa, Russia, Cina.
Solo che per ora il “sovranismo europeo” è un sogno, un obiettivo cui lavorare. Sul recovery fund, la sfida più importante degli Stati membri per rispondere alla crisi economica del covid, la Cancelliera tedesca e il presidente francese non hanno ancora un poker in mano, a poco più di due settimane dal Consiglio europeo del 17 e 18 luglio.
“Speriamo di trovare una soluzione, ma la strada è ancora lunga”, ammette Merkel, al termine di un vertice di larghi sorrisi e concordia franco-tedesca. “Sono lieto di ritrovarmi con Angela Merkel per andare avanti sul piano di rilancio europeo che permetterà  di superare la crisi economica e sociale. Faremo tutto il possibile per convincere i nostri partner. L’Europa ne ha bisogno”, dice Macron.
La Cancelliera tedesca accoglie il presidente francese negli splendidi giardini di Meseberg, la giacca bianca riflette il sole estivo. Cornice perfetta, prospettiva complicata. La speranza è di raggiungere un accordo a luglio sul recovery fund: 750mld di aiuti (500mld di sussidi e 250mld di prestiti) raccolti con bond della Commissione europea sul mercato per aiutare i paesi più colpiti dal coronavirus come l’Italia. E anche sul bilancio pluriennale europeo: lo strumento che nel 2058 dovrà  di fatto ripagare il debito comune europeo creato dal recovery fund. Ma i lavori sono ancora in corso, con i paesi frugali che chiedono garanzie su come verranno spesi i soldi e con i paesi più deboli — come l’Italia — che devono dare queste garanzie sotto forma di piani di riforme e investimenti.
Non a caso, la Cancelliera sottolinea che collegare l’uso dei fondi anti-crisi al semestre di sorveglianza europeo — cioè il periodo di supervisione delle politiche di bilancio degli Stati membri da parte della Commissione europea — è “una proposta eccellente”, “estremamente utile per tutti”. Macron cita l’Italia: “Il premier Conte ha fatto delle proposte” per il rilancio dell’economia italiana e “anche in Germania possiamo investire di più e lo faremo”.
E’ questo il nodo principale della trattativa che fa dire alla Cancelliera: “Non possiamo definire adesso quale sarà  il risultato, ci sono resistenze da superare, l’esito non è in tasca”. Però, aggiunge, “tutti” i leader europei “sono stati d’accordo che occorre tutti uscire più forti dalla crisi, con un bilancio comune, e che ogni Paese deve anche guardare al proprio interno e fare ciò che deve fare a livello nazionale per rendere l’economia competitiva”. E poi spezza una lancia a favore dell’Italia e dei paesi più deboli: “Alla fine dobbiamo avere uno strumento che funzioni, un fondo di rilancio sostanzioso che serva a qualcosa e che aiuti i Paesi e le regioni più toccati dalla crisi”.
Il recovery fund è il primo test del rilancio di Meseberg. Ma Merkel e Macron tentano di presentare un piano di rilancio europeo di lunga gittata, almeno per i prossimi due anni. Vale a dire: dalla presidenza tedesca che finisce a dicembre 2020 a quella francese che inizia a gennaio del 2022. Il succo è: con la crisi del covid, l’Europa si gioca la faccia.
“Siamo ad un momento di verità  per l’Europa”, dice il presidente francese, lanciando l’idea che la conferenza sul futuro dell’Europa — processo di riforma tutto in fieri — duri fino alla presidenza francese, appunto.
Ma il tempo stringe. E il motore franco-tedesco funziona più a Berlino, dove Merkel è alla fine del suo ciclo politico eppure combattiva, che a Parigi. Macron sta attraversando una fase di calo nei sondaggi e nelle urne, come dicono le comunali francesi che ieri hanno registrato un successo dei Verdi. Da Meseberg, il presidente insiste sull’ambientalismo, pur affermando che il test di ieri è “locale, non nazionale”. Questa “Europa sovrana”, sottolinea, deve esserlo dal punto di vista “climatico”, oltre che “economico, industriale, sanitario…”. E poi affonda cerca il titolo forte per i giornali di domani attaccando la Turchia sulla Libia: “Haftar ha fatto un’operazione militare in disaccordo con la Francia. Ma la responabilità  di Russia e Turchia è grande. In particolar modo, la Turchia”, che appoggia il governo di al Serraj a Tripoli, “ha una responsabilità  storica e criminale, da membro della Nato”.
Meseberg è evocativo di storia. Proprio qui, esattamente due anni fa, Merkel e Macron firmarono la dichiarazione franco-tedesca che lanciò il processo di rafforzamento dell’unione bancaria e monetaria, inclusa la riforma del Mes. Non è andata benissimo, visto che il pacchetto è ancora da completare. Ma l’intenzione dei due leader resta intatta, anzi rafforzata dalla prova del covid. Se l’Europa si gioca la faccia, Merkel si gioca la carta con cui verrà  ricordata nei libri di storia, Macron si gioca il futuro. Potrebbe anche bastare per andare avanti. Chissà .

(da “Huffingtonpost”)

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IL MINISTRO OLANDESE A ROMA PER DETTARE LE CONDIZIONI: “L’ITALIA GARANTISCA SULLE RIFORME E USI IL MES”

Giugno 23rd, 2020 Riccardo Fucile

“NON C’E’ GARANZIA DI ACCORDO SUL RECOVERY FUND”: L’INTESA E’ LONTANA

“Tutti vogliamo l’accordo sul recovery fund, ma al momento non c’è garanzia di successo”. E se all’Italia servono soldi? Usi il “Mes”.
E’ lapidario Stef Blok quando da Roma incontra in videoconferenza la stampa italiana a Bruxelles, dopo i suoi colloqui di giornata con i ministri Luigi Di Maio ed Enzo Amendola.
Il ministro degli Esteri olandese riserva all’Italia la sua prima visita istituzionale all’estero dopo la fine del lockdown. Un gesto di considerazione diplomatica, ma Blok non è per niente tenero.
Viene in Italia a scandire ciò che l’Olanda chiede sul recovery fund insieme all’Austria e agli altri paesi ‘frugali’. L’Aja vuole garanzie sulle riforme, spiega il ministro olandese, vale a dire quelle “misure necessarie per un conti sostenibili ed un’economia competitiva”.
Basterà  seguire le raccomandazioni della Commissione europea, che devono essere “la base” per il negoziato, insiste Blok pur difendendo la sospensione del Patto di stabilità  e crescita, “che anche l’Olanda userà , perchè anche i nostri debito e deficit aumenteranno”, ammette.
Ma per gli olandesi si deve sempre tornare alla sorveglianza garantita dalla Commissione sugli Stati. E dunque: misure che garantiscano conti a posto. Ma se non si arriva ad un accordo sul recovery fund? C’è il Mes. Il ministro è chiaro anche su questo: “L’Eurogruppo ha già  raggiunto un’intesa sul Mes che è a disposizione di tutti gli Stati europei. Il Mes è ancora aperto”.
Dunque, se proprio l’Italia ha bisogno di aiuti subito, usi gli oltre 36 miliardi di euro che le spettano dai 240mld a disposizione con la nuova linea di credito istituita nel Salva Stati per la pandemia.
Il ministro evita di commentare su “misure specifiche”, come l’idea di Giuseppe Conte di ridurre l’Iva. Dice di aver apprezzato “la convocazione degli Stati generali dell’economia da parte di Conte”. Ma serve qualcosa in più. Servono garanzie sulle riforme: “Ogni piano di ricostruzione può avere successo solo se il paese che ne prende i soldi li usa per misure che portino alla crescita e sostengano l’economia”.
Il colloquio con Di Maio alla Farnesina è cordiale e franco, come si dice in linguaggio diplomatico per indicare confronti senza tensioni ma nella distanza più totale delle posizioni degli interlocutori. “E’ un dovere degli Stati fondatori dell’Ue, quali sono l’Italia e i Paesi Bassi, dare una risposta straordinaria ad una crisi straordinaria di cui nessuno ha colpa”: il ministro degli Esteri italiano tenta parole definitive con Blok. Ma l’intesa a 27 è ancora lontana. Tanto che a Bruxelles non escludono un secondo vertice entro la fine di luglio, oltre al consiglio europeo straordinario convocato oggi dal presidente Charles Michel per il 17 e 18 luglio.
Due giorni per discutere. E sarà  la prima volta che i 27 leader europei si incontrano di persona da quando a marzo sono state decise le misure di lockdown per pandemia. Non si vedono fisicamente tutti insieme dal 20 febbraio scorso, quando si chiusero in summit a Bruxelles per due giorni senza trovare un’intesa sul bilancio pluriennale 2021-2027, proprio nelle stesse ore in cui a Codogno emergevano i primi casi di contagio da covid.
A metà  luglio riprenderanno proprio da lì, dal bilancio pluriennale che nel frattempo la Commissione europea ha proposto di modernizzare per fare in modo che inglobi il nuovo recovery fund: 750mld di euro, ripartiti tra 500mld di sussidi e 250mld di prestiti, da raccogliere sul mercato con bond emessi dalla Commissione e con risorse proprie (tasse sul digitale, carbon tax e altre) da istituire.
Ecco, però ancora non ci siamo. Finalmente c’è una data per il summit straordinario di luglio, voluto in presenza a Bruxelles per favorire la discussione e magari la firma dell’intesa. Ma l’accordo ancora non c’è, nonostante gli evidenti segnali di attenzione di un paese recalcitrante come l’Olanda nei confronti dell’Italia.
“L’Italia è stata particolarmente colpita dalla crisi — dice Blok — ma anche l’Olanda lo è stata. E l’economia olandese ne uscirà  come la più colpita per via della sua struttura particolarmente aperta agli scambi commerciali”.
Di Maio lo ringrazia per gli aiuti arrivati dall’Aja: 32 tonnellate di gel disinfettante, segnale modesto che l’Italia ha apprezzato. Ieri, incontrando Di Maio, il ministro degli esteri tedesco Heiko Maas ha riferito della “disponibilità  dell’Austria e dell’Olanda a trattare”. Sembrerebbe chiaro che i paesi ‘frugali’ riusciranno a mantenere i cosiddetti ‘rebates’, gli sconti ai contributi sul bilancio dell’Unione di cui beneficiano perchè non sfruttano molto i fondi europei.
Ma si tratta ancora sul resto: la dimensione totale del fondo, la proporzione tra sussidi e prestiti, la ripartizione delle risorse. Quest’ultimo tema punta dritto alla Polonia, destinataria di 64mld di aiuti, al terzo posto per le risorse che le vengono assegnate dopo Italia e Spagna (rispettivamente 172mld e 140mld) eppure meno colpita dalla pandemia rispetto ad altri paesi come il Belgio, per dire.
Anche sui sussidi Blok è lapidario: “Non sono convinto che le finanze pubbliche non si sostengano con i sussidi”. E poi lancia una frecciata al cuore del recovery fund: “Non siamo entusiasti di qualsiasi forma di debito europeo”.
Ursula von der Leyen comunque continua a dare la sua parola che la proposta della Commissione europea non verrà  stravolta.
Lo ha fatto oggi incontrando i presidenti dei gruppi parlamentari dell’Eurocamera. Per lei sarebbe confermata la ripartizione tra 500mld di sussidi e 250mld di prestiti, il Parlamento avrà  poteri di controllo sulle spese, come chiesto dal presidente David Sassoli la settimana scorsa. E in più, la presidente presenterà  un piano dettagliato con contenuti e tempi sull’aumento del tetto delle risorse proprie nel bilancio europeo, punto molto sensibile per una larga maggioranza parlamentare che va dal Ppe ai socialisti, liberali, Verdi, sinistra ed eletti M5s.
La presidente dell’esecutivo di Palazzo Berlaymont si è detta anche d’accordo su una soluzione-ponte di 11 miliardi e mezzo per mettere a disposizione risorse a partire da settembre, in quanto il recovery fund sarà  operativo da gennaio 2021, se tutto va bene. Ma proprio la soluzione-ponte è argomento ancora dibattuto nello scontro tra nord e sud Europa.
I ‘frugali’ sono contrari perchè, dal loro punto di vista, l’Ue ha già  messo a disposizione 540mld di aiuti, tra la linea di credito del Mes (240mld), l’intervento della Bei (200mld) e il piano Sure della Commissione (100mld che però, va detto, non saranno disponibili prima di settembre).
Della serie: se l’Italia ha bisogno di soldi subito, usi queste risorse. Tradotto: usi il Mes, che dispone di fondi pronti all’uso, oltre 36mld per l’Italia. Blok lo dice esplicitamente a Roma.
“Tutti i Paesi concordano sulla necessità  di interventi straordinari per fronteggiare una situazione straordinaria, permangono differenze di vedute su quali siano le soluzioni da adottare”, conclude Di Maio dopo l’incontro con Blok. Ma “nessuno può farcela da solo”.

(da “Huffingtonpost”)

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“CARO SALVINI, L’EUROPA HA FATTO TANTO PER I GIOVANI, LEI NO”

Giugno 20th, 2020 Riccardo Fucile

PARLA FEDERICA VINCI, CO-PRESIDENTE DI VOLT ITALIA, PARTITO EUROPEISTA: “SE NEGLI ULTIMI DIECI ANNI 250.000 GIOVANI HANNO LASCIATO L’ITALIA LA COLPA E’ ANCHE SUA”… “L’EUROPA CI HA ACCOLTO, CI HA FATTO CAPIRE CHE VALIAMO E ORA SIAMO TORNATI IN ITALIA PER CAMBIARE QUESTA CLASSE DIRIGENTE INCAPACE”

Caro Senatore Salvini,
sono Federica Vinci, 27 anni, molisana, italiana ed europea.
Imprenditrice e presidente di Volt Italia, partito politico presente in tutti i Paesi europei , con un europarlamentare e migliaia di membri in tutto il continente.
Eh si, sono anche la Federica che è stata con lei su Rete 4, quella a cui lei non ha risposto ad una domanda molto semplice: “Lei cos’ha mai fatto per la nostra generazione?”.
Perchè sa, la Federica che ha interrotto, banalizzato e ridicolizzato dandomi del “tu” e sbeffeggiandomi come “l’Europeista”, quella a cui ha mancato di rispetto implicando che fosse mantenuta dai suo genitori, ma soprattutto quella a cui non ha risposto non sono io.
O meglio, non sono solo io: io sono soltanto un volto.
Il volto di una intera generazione europeista, innovatrice, imprenditrice, lavoratrice, che continua ad essere denigrata
Costantemente. Da lei, dalla sua classe politica, dal precedente governo e dalla sua stessa presenza.
Siamo minacciati dalle politiche cieche, dall’acchiappa-consenso, dall’indifferenza verso i diritti umani, dalla misoginia, dalla mancanza di visione, di rispetto nei nostri confronti. Dall’essere chiamati fannulloni, scansafatiche, mangiapane sulle spalle dei propri genitori.
Ma soprattutto, più di tutto, siamo minacciati dal suo antieuropeismo: perchè per noi l’Europa è l’unica speranza che abbiamo per un futuro di crescita, sviluppo e stabilità .
Ad ogni modo, Senatore, la capisco. Capisco che far contenti i suoi elettori sia più importante che garantire un futuro al futuro del Paese, eppure, io non mi arrendo e le ripeto qua perchè l’Europa per noi non è una sòla, ma sta diventando la nostra unica speranza.
Vogliamo parlare di numeri?
Grazie all’Europa, in 7 anni abbiamo redistribuito in modo più efficiente 44 miliardi di euro per l’Italia, di cui 8 a favore delle PMI; grazie all’Europa, nel 2018 hanno avuto accesso al programma Erasmus più di 853.000 studenti, i quali sono tornati portando nuove competenze e preziose capacità  a servizio del nostro Paese; grazie all’Europa, la BCE ha comprato titoli di stato italiani per più di 2.300 miliardi; grazie all’Europa, abbiamo rafforzato il nostro commercio per più di 250 miliardi, due terzi del nostro export. Se sopravviveremo al Coronavirus, sarà  anche grazie all’Europa.
Senatore, deve però anche capire che citare solo numeri quando si parla di Europa per noi è ingiusto e riduttivo.
L’Europa per noi è senso di libertà , apertura mentale, prospettive. È sapere di contare indipendentemente dalla nostra età , genere, etnia, orientamento sessuale.
E’ poter esprimere il nostro potenziale ed essere retribuiti per farlo, senza vivere di sogni e stage non pagati.
Ma soprattutto, l’Europa per noi è la speranza di un Futuro che l’Italia da sola non ci da e non ci potrà  mai dare. Di un futuro in cui l’Europa è Unita: in grado di prendersi cura dei suoi cittadini e delle sue cittadine, di portare avanti una rivoluzione verde che salverà  la mia e le future generazioni; di competere sugli scenari globali come un’unica grande forza economica e militare.
Più di tutto, l’Europa è la certezza che c’è qualcuno che pensa al nostro futuro, mentre a casa rimaniamo ancorati ai ricordi di un passato glorioso. Come quello degli anni ’80, quello della Liretta: ha presente?
Vede Senatore, è importante che capisca che   per noi non si tratta di quanto diamo e quanto riceviamo indietro: si tratta di quanto uno è disposto ad investire nei suoi figli e l’Europa — a differenza dell’Italia — lo è.
Da questo Paese, Senatore, non vediamo altro che immobilismo e rimpianto dei tempi andati. Reddito di cittadinanza e Quota 100 per noi non sono altri che palliativi per tenere a bada l’elettorato e generare consenso.
Il primo non ha generato lavoro: solo il 3%   di chi ha fatto richiesta ha ottenuto un rapporto di lavoro dopo l’approvazione della domanda, facendoci sentire sentire ancora più inetti per mancanze che nn sono nostre.
La seconda avrà  al massimo fatto respirare qualche azienda che ci pensa due volte ad assumere in un costante periodo di crisi: per ogni 100 pensionamenti anticipati solo 35 posti di lavoro sono stati rimessi sul mercato.
Mercato del lavoro che intanto ha provato goffamente ad adattarsi a noi, con nuove forme contrattuali, senza o con scarsissime tutele e con un mondo dell’istruzione che è rimasto al dopoguerra con investimenti minimi per adattarsi a noi e alla realtà  che cambia.
Tutto ciò in un’Italia in cui, nonostante siamo imprenditori e lavoriamo per questo Paese, o almeno ci facciamo il mazzo per provarci, si è convinti che i giovani di oggi non lavorino come lavoravano i nostri genitori e i nostri nonni, che siamo irrispettosi, che viviamo sulle spalle di mamma e papà .
Allora Senatore, è ora che faccia i conti con la triste verità : se negli ultimi 10 anni, siamo stati in 250 mila a lasciare l’Italia (e la nostra fuga ha impoverito il paese di un punto percentuale di Pil) la colpa è anche sua. E se lei mi dice che l’Europa è una sòla, io penso: “Meno male che ad accogliermi c’era l’Europa, anzi ma magari ci fosse un pò di Europa anche in Italia”.
Grazie all’Europa ho capito quanto valgo io e quanto vale la mia generazione.
Grazie all’Europa sono tornata in Italia.
Grazie all’Europa so quello che possiamo avere. Sono tornata per creare, costruire e difendere il mio futuro.
Siamo tornati per farci valere.

Federica Vinci è co-presidente di Volt Italia
(da “Fanpage”)

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ZERO PROGRESSI SUL RECOVERY FUND, ASPETTANDO MERKEL

Giugno 19th, 2020 Riccardo Fucile

NUOVO VERTICE A META’ LUGLIO, RIGIDE FINLANDIA, DANIMARCA E AUSTRIA, SPIRAGLI DA OLANDA E VISEGRAD… MERKEL: “RISORSE NON PRIMA DEL 2021″… GUALTIERI SPINGE PER IL MES

Come al solito, adesso si spera in lei: Angela Merkel.
I leader dei 27 Stati Ue escono da quattro ore scarse di confronto in videoconferenza sul recovery fund con la certificazione di quanto ci si aspettava: stallo, nessun progresso, ma nemmeno passi indietro.
A quest’ultimo fattore si aggrappa Giuseppe Conte, mostrandosi soddisfatto del primo scambio di vedute con i partner europei sulla proposta ‘Next Generation Eu’, presentata il 27 maggio da Ursula von der Leyen per aiutare i paesi meno dotati ad affrontare la crisi economica da covid.
Ma ora urge un’intesa a luglio: lo dice Conte, ma anche Merkel, von der Leyen, Macron e la maggioranza dei leader. E sarà  lei, la cancelliera tedesca, a prendere le redini della situazione, con l’inizio del semestre di presidenza tedesco.
Trovare un compromesso tra gli interessi nazionali di 27 Stati intorno ad uno strumento inedito come il recovery fund è impresa da ‘titani politici’.
Oggi in Consiglio nessuno mette chiaramente in discussione le dimensioni totali del fondo stabilite dalla Commissione: quei 750mld di euro raccolti sul mercato con bond emessi dalla Commissione e la garanzia del bilancio pluriennale europeo.
Ma sulla proporzione tra sussidi (500) e prestiti (250), sulla ripartizione delle risorse tra gli Stati, sui ‘rebates’ (sconti ai contributi sul bilancio Ue per gli Stati che non usano molti fondi europei), sull’aumento del tetto delle risorse proprie, la discussione è aperta. E, si apprende da fonti europee, molti dubitano sulla capacità  del presidente Charles Michel di tessere le fila del negoziato, anche se sarà  lui formalmente a presentare la sintesi delle trattative prima del Consiglio di luglio.
Merkel, che dal primo luglio sarà  presidente di turno dell’Ue per il semestre che tocca alla Germania, ha il peso politico per farcela. E già  in questa fase, raccontano le stesse fonti, sta esercitando la sua influenza su Austria e Olanda, che finora hanno guidato la ‘rivolta’ dei frugali contro il recovery fund. Con quali risultati?
Timidi spiragli sul fronte olandese. Il premier olandese Mark Rutte cita Conte, apprezza lo sforzo italiano per le riforme, se la prende invece con la Polonia, che figura al terzo posto dopo Italia e Spagna nella ripartizione degli aiuti del recovery fund (64mld di euro), pur avendo avuto meno morti da covid dell’Olanda.
Però fosse per Rutte, farebbe con calma. “Non andrà  terribilmente male se non avremo concluso entro metà  luglio”, precisa. Va detto che in Olanda è iniziata la campagna elettorale in vista delle politiche 2021. Rutte è candidato contro il suo ministro dell’Economia Wopke Hoekstra: tensioni nazionali con ricadute sul negoziato europeo.
L’austriaco Sebastian Kurz chiede che “il Recovery Fund non apra la strada ad un’unione del debito”, che abbia “un limite di tempo” e “si deve discutere di chi paga quanto, di chi beneficia di più e di quali condizioni vincolano gli aiuti”.
L’Austria mantiene la linea dura, ma a Roma sono convinti che a Kurz basterà  concedergli ancora i ‘rebates’, come con l’Olanda che però è molto interessata a ottenere la garanzia (gli olandesi dicono “condizionalità ”) che chi usa i fondi li spenda per investimenti e riforme.
Particolarmente duro l’intervento della premier finlandese, Sanna Marin, a capo di un governo di sole donne. “Non possiamo accettare la proposta della Commissione Ue così com’è — dice – sono necessari cambiamenti sotto molti aspetti. La discussione non è realmente progredita”.
Sulle barricate anche la Danimarca, malgrado abbia un governo socialista. La premier danese Mette Frederiksen non ha nemmeno partecipato al pre-vertice del Pse ieri e resta sulla posizione dei frugali, i meno convinti del recovery fund sebbene anche loro adesso non abbiano la forza per rovesciare il tavolo. Vorrebbe dire ‘rovesciare’ Merkel e nessuno ce la fa.
La Svezia invece, inizialmente schierata con Olanda, Austria e Danimarca, è passata ad un atteggiamento più morbido. Si faccia tutto quello che serve a rafforzare il mercato europeo, “la cosa più preziosa per le nostre economie”, sono le parole del premier svedese Stefan Là¶fven ieri al vertice del Pse.
Il blocco di Visegrad invece ha perso Polonia e Slovacchia, ora schierate a favore della proposta della Commissione. Ma lo stesso premier ungherese Viktor Orban ormai ha sposato la causa del recovery fund, interessato solo ad avere di più per il suo paese. Quanto a Varsavia, dicono a Bruxelles che è stata von der Leyen a tirarla in partita con l’amo dei 64mld di euro del recovery fund. Ma, certo, se altri Stati contestano gli aiuti destinati ai polacchi, siamo punto e a capo.
E’ in questo ginepraio che dovrà  mettere le mani Merkel.
La Cancelliera definisce la proposta von der Leyen “appropriata”. “Lo sapete che io sto molto attenta quando si tratta di spendere soldi — dice rivolta ai rigoristi – ma la mia proposta con Macron è la via giusta stavolta”, sottolinea in riferimento al primo piano sul recovery fund elaborato col presidente francese. Però su una cosa Merkel è chiara: i fondi del piano di ricostruzione “non arriveranno prima del 2021” e “non è possibile versare prima il denaro a paesi come l’Italia”.
Significa che una ‘soluzione ponte’ per avere gli aiuti già  a settembre non è all’orizzonte. I paesi frugali sono contrari. Il loro ragionamento è: se l’Italia ha bisogno di soldi subito, ci sono gli strumenti già  varati, 540mld di euro, tra cui anche il Mes.
Conte invece spera ancora nella soluzione ponte, anche se si tratterebbe di un apporto “modesto”, ammette. Il premier difende la proposta della Commissione, “equa e ben bilanciata”. “Sarebbe un grave errore scendere al di sotto delle risorse finanziarie già  indicate. E anche la combinazione tra prestiti e sussidi è ben costruita. Questa combinazione ci aiuterà  a realizzare investimenti e riforme in modo da rafforzare la convergenza e la resilienza dell’intera Unione”.
“Anche i tempi sono molto importanti — continua il premier – Dobbiamo assolutamente chiudere l’accordo entro luglio”. E se sarà  necessario riconoscere i ‘rebates’ ai nordici, che sia. “Dobbiamo mantenere distinti i criteri di allocazione del Quadro Finanziario Pluriennale e quelli del ‘Next Generation EU’ – continua – e, in ogni caso, considerare queste due proposte come componenti un unico pacchetto indivisibile. Questo consentirà  all’Italia di avere un atteggiamento più flessibile su alcuni aspetti del QFP, ad esempio quelli che appaiono più anacronistici (come i ‘rebates’)”.
Per Roberto Gualtieri, l’intesa sul Recovery Fund si troverà  entro luglio e alcune risorse “partiranno già  dall’autunno 2020”, anche se il grosso sarà  a disposizione dal 2021.
Il ministro dell’Economia spinge anche sugli altri strumenti: “I soldi del Mes e del Sure sono prestiti, non come quelli del Recovery fund che sono invece in parte a fondo perduto e quindi non aumentano il debito pubblico. Ma questi prestiti sono allo 0,08% di interessi, quindi più convenienti rispetto all′1,3% a cui siamo abituati” dice a ‘Otto e mezzo’, su La7. “L’unica condizione del Mes è che i soldi siano usati per le spese sanitarie, non ci sono altre condizionalità ”.
I leader cerchiano in rosso le date del 15, 16 e 17 luglio. Il consiglio europeo dell’intesa, riunito a Bruxelles, Covid permettendo, dovrebbe essere convocato in quei giorni. Sempre che nel frattempo Merkel riesca a mettere d’accordo tutti.

(da “Huffingtonpost”)

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IL MINISTRO DELLE FINANZE DELL’AUSTRIA: “NON CI CARICHEREMO I VOSTRI DEBITI, IL NOSTRO PAESE LAVORA E CONTRIBUISCE DI PIU'”

Giugno 19th, 2020 Riccardo Fucile

GERNOT BLUMEL: “NEL PIANO SERVONO PRESTITI, NON SUSSIDI”

“Da noi c’è massima solidarietà . Quella che rifiutiamo è un’Europa del debito. Dopo la crisi del Covid è necessario un rinnovato impegno verso politiche di bilancio sane e una riduzione del debito”.
Lo afferma il ministro austriaco delle Finanze, Gernot Bluemel, in un’intervista alla Stampa in cui ribadisce che l’Austria non intende farsi carico del debito italiano.
“La crisi del Covid va affrontata senza ipotecare il futuro dell’Ue”, avverte Bluemel, secondo cui servono più prestiti e meno sussidi.
“Siamo sempre pronti a negoziare, ma non possiamo accettare questo piano. I contribuenti austriaci pagherebbero troppo e troppo a lungo: con la proposta attuale della Commissione europea, aumenterebbe del 50% la quota che dobbiamo versare all’Ue”, sottolinea.
Inoltre “il Recovery Fund verrebbe rimborsato nel prossimo quadro finanziario europeo. In questo modo Bruxelles vorrebbe far credere che gli aiuti siano gratis, ma non è così. Tutti dovremo pagare questa enorme montagna di debiti per 30 lunghi anni”, rimarca Bluemel.
I Paesi cosiddetti “frugali” non porteranno una nuova proposta al tavolo europeo. “La nostra posizione è ben nota. Eravamo pronti a venire in soccorso ai Paesi come l’Italia con il pacchetto da 540 miliardi concordato prima di Pasqua”, dice il ministro.
“Gli Stati membri possono chiedere i prestiti del Mes, il sostegno alle piccole e medie imprese attraverso il Fondo di garanzia della Bei e soldi anche attraverso Sure, la misura contro la disoccupazione. Ora spetta al presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, trovare un compromesso”

(da agenzie)

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IL SOLCO DELLA MERKEL SUL FUTURO DELL’EUROPA: O DI QUA O DI LA’

Giugno 18th, 2020 Riccardo Fucile

PER QUESTA FASE OCCORRONO PARTITI CHE CREDONO NELL’EUROPA, NEL MERCATO UNICO E NELL’EURO

Tra pochi giorni, la Germania assumerà  la presidenza del semestre europeo. Per Angela Merkel sarà  l’occasione di lasciare il segno nella Unione e di passare alla storia come la federatrice, la statista che ha contribuito a rendere l’Europa ancora più unita, imprimendo una svolta storica alla tradizionale posizione della sua Germania sul tema della mutualizzazione delle risorse finanziarie tra i vari Paesi membri.
Una posizione che, soltanto fino a pochi mesi fa, sembrava impossibile. “Nessun Eurobond finchè sarò viva”. Avendo già  annunciato il suo ritiro dalla politica il prossimo anno, c’è da credere che, più che alle prossime elezioni, Merkel stia pensando di finire sui libri di storia come la degna erede del suo mentore, Helmut Kohl.
Rafforzamento del mercato unico e, quindi, dell’euro, sono i due pilastri principali sui quali la Ue ha puntato e che proprio Angela Merkel intende rafforzare, realizzando un altro pilastro, quello della solidarietà  tra Paesi membri, quello che è stato chiamato “momento Hamilton”, nel momento più delicato che il Vecchio Continente sta affrontando dopo la fine della Seconda Guerra mondiale.
Affinchè questo progetto si realizzi, però, occorre la piena e convinta collaborazione di tutti: dei cosiddetti paesi “frugali” (Austria, Olanda, Danimarca e Finlandia), e dei paesi “cicala” dall’altra, altrimenti detti del Club Med. I primi sono quelli che (con in testa la Germania) dall’euro hanno solo guadagnato (in termini di competitività  relativa), grazie al fatto che la moneta unica, non rivalutandosi, ha permesso loro di ottenere surplus commerciali record, in barba al tetto massimo del 6,0% del Pil fissato dai trattati europei. Gli altri, tra i quali c’è l’Italia, sono quelli che non hanno colto l’opportunità  di avere una valuta comune che ha fatto da scudo contro gli attacchi speculativi contro le loro valute deboli, per modernizzare le loro economie e renderle competitive per gareggiare in una economia globalizzata.
Sono anche quelli che hanno storicamente registrato deficit e debiti pubblici elevati, che hanno cominciato a ridurre solo per effetto delle regole europee sulla finanza pubblica. Regole, quelle su deficit e debito, che sono state però applicate in maniera asimmetrica, con più severità  quelle su deficit e debito, con tolleranza quelle sul surplus eccessivo.
Dal punto di vista strategico, l’obiettivo della presidenza europea di Angela Merkel sarà  quello di convincere i primi a rinunciare alle loro ostinate posizioni contrarie alla concessione di “grants” ai Paesi più in difficoltà , puntando sul fatto che il “recovery” di questi Paesi finisce per andare a vantaggio di tutti, frugali compresi.
Anche della Germania che, è giusto ricordarlo, dal mercato unico e dall’euro ha guadagnato parecchio, a partire dall’unificazione fino all’enorme surplus.
Per l’Italia e i “Paesi Med”, l’obiettivo della Merkel sarà  quello di fare in modo che il nostro Paese si assicuri le risorse finanziarie necessarie per uscire dalla crisi economica nella quale è precipitato, attingendo ai quattro pilastri finanziari (Mes, Bei, Sure e Next Generation Fund) messi in campo dalla Commissione Europea.
Le risorse, tuttavia, non saranno affatto un pasto gratis.
Tutti i fondi saranno, infatti, condizionati o ad obblighi di spesa (Mes, Bei e Sure), o alla realizzazione di riforme strutturali.
È il caso del Next Generation EU Fund, il maxi piano da 750 miliardi di euro, suddiviso tra grants e loans, che all’Italia dovrebbe portare in dote circa 170 miliardi lordi. Come dimostra un allegato pubblicato dalla stessa Commissione, per poter aver accesso alle risorse del fondo, l’Italia dovrà  presentare a Bruxelles un rigoroso e dettagliato piano di riforme che verrà  poi valutato dalla stessa Commissione, secondo criteri ben definiti nei dettagli.
Tra le condizioni richieste e giustamente non negoziabili, vi è quella di attuare tutte le “raccomandazioni Paese” che la Commissione aveva inviato al Governo italiano nel 2019. Si tratta, per farla breve, della lista delle riforme strutturali che il nostro Paese è sempre stato incapace di realizzare: taglio della spesa pubblica inefficiente e improduttiva, privatizzazioni, liberalizzazioni, riforma del mercato del lavoro, della giustizia, del sistema bancario, riforma della pubblica amministrazione, digitalizzazione.
Ecco, condizione necessaria per avere le risorse del Next Generation Fund è quella di fare tutte queste riforme. Una condizionalità  molto forte, molto superiore a quella che impone la linea speciale del Mes per le spese sanitarie dirette ed indirette.
Merkel vuole anche accelerare sui tempi: a luglio il piano dovrà  essere approvato definitivamente. Per il Governo Conte, ciò significa avere soltanto poche settimane di tempo per rispondere sì o no al piano, con tutte le condizioni che impone. Prendere o lasciare. Altro che, come vorrebbe il presidente Conte, aspettare settembre.
È il momento della verità  per tutti: per Conte, il suo Governo, il Movimento Cinque Stelle, il centrodestra. O di qua o di là . Chi sta con l’Europa e la modernizzazione che essa richiede e chi, invece, vuole fare da solo, tornando al passato.
Una grande occasione per il nostro Paese, anche di chiarezza politica. Non più tra destra e sinistra. Perchè chi si pone fuori da questo nuovo paradigma europeo, si pone fuori dall’Europa, dalle sue risorse per il Recovery, dal Quantitative Easing della Bce, in definitiva dalla modernità  strategica, delle future politiche economiche e di investimento. Perchè chi è contro la scelta europea vuole rimanere ancorato ad un passato fatto di assistenzialismo, evasione fiscale, patti sociali perversi, con uno Stato inefficiente e iniquo, chiamando tutto questo “sovranità ”.
Ecco, questo è il discrimine, o di qua o di là .

(da “Huffingtonpost”)

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LA BCE AUMENTA DI ALTRI 600 MILIARDI IL PIANO DI ACQUISTI ANTI-COVID, UN ALTRO AIUTO EUROPEO ALL’ITALIA

Giugno 4th, 2020 Riccardo Fucile

ACQUISTI DI DEBITO ESTESI FINO A FINE GIUGNO 20121 E COMUNQUE “FINO A CRISI FINITA”

La Bce rilancia gli acquisti di debito per l’emergenza Covid-19. Eurotower, guidata da Christine Lagarde, ha aumentato di 600 miliardi di euro il Pepp (Pandemic Emergency Purchase Programme) portando il totale a 1.350 miliardi di euro.
Ampliato l’orizzonte temporale in cui la Bce condurrà  gli acquisti di titoli per l’emergenza pandemica. “Sarà  esteso almeno fino a fine giugno 2021” rispetto all’attuale scadenza di dicembre 2020, con reinvestimenti dei titoli che man mano arriveranno a scadenza fino a fine 2022. Il Pepp, spiega la Bce nel comunicato, continuerà  finchè la banca centrale “non giudicherà  che la crisi del coronavirus è finita”.
La Bce ha inoltre tenuto invariati i tassi di interesse. Il ‘refi’, tasso di rifinanziamento principale, resta fermo allo 0%, quello sui prestiti marginali allo 0,25% e quello sui depositi a -0,50%. Il Consiglio direttivo della Bce ”continua a essere pronto ad adeguare tutti i suoi strumenti, a seconda dei casi, per garantire che l’inflazione si muova verso il suo obiettivo in modo sostenuto, in linea con il suo impegno per la simmetria”.
Le decisioni di Christine Lagarde costituiscono una sorpresa per gran parte degli investitori, visto che le previsioni medie raccolte dalla Bloomberg indicavano un aumento di 500 miliardi.
Christine Lagarde, in conferenza stampa, ha precisato che il consiglio direttivo di Eurotower ha deciso “con ampio consenso” sulla risposta a una crisi “senza precedenti”. Il Consiglio direttivo della Bce non ha discusso di acquisti dei titoli junk, ossia spazzatura. “Osserviamo” la situazione e “prenderemo le decisioni necessarie per isolare il sistema economico dalla pandemia”.
La Bce taglia drasticamente le sue stime di crescita per l’Eurozona quest’anno, portando il Pil 2020 a -8,7%. Si tratta dello scenario di base e che ne esistono due alternativi. Le nuove stime danno una ripresa a +5,2% nel 2021 e +3,3% nel 2022. Netto taglio anche alle stime d’inflazione del 2020, a 0,3% (da +1,1%), a 0,8% per il 2021 e 1,3% nel 2022. “Diamo dunque un forte benvenuto alla proposta della Commissione europea di un piano per la ripresa per sostenere le regioni e i settori più colpiti dalla pandemia” ha detto Lagarde in conferenza stampa.

(da agenzie)

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RECOVERY FOUND, IL CENTRODESTRA SI SPACCA

Maggio 28th, 2020 Riccardo Fucile

BERLUSCONI FESTEGGIA: “E’ LA STRADA CHE AVEVAMO INDICATO”… MELONI: “NON SUFFICIENTE, MA QUALCOSA SI E’ MOSSO”… SALVINI: “NESSUNA BUONA NOTIZIA PER L’ITALIA”

Il capitolo Ue apre nuove falle nel centrodestra. Il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, ha commentato: “Dall’Europa buone notizie, ha seguito la strada che noi avevamo indicato e per la quale ci siamo molto spesi all’interno del Ppe: 750 miliardi sono un impegno importante per la ripresa, che va significativamente al di là  dell’accordo franco-tedesco della scorsa settimana, e che si avvicina alle nostre richieste. La cosa più importante, però, è che di essi ben 500 sono sovvenzioni a fondo perduto”.
“Nessuna buona notizia concreta per l’Italia, per ora solo altre parole”, ha attaccato il leader del Carroccio, Matteo Salvini, commentando il discorso di Ursula von der Leyen.
Giorgia Meloni, leader di Fdi: “Siamo stati i primi ad auspicare un Recovery fund cospicuo, immediato, con una quota maggioritaria di contributi a fondo perduto e senza condizionalità . Prendiamo atto che qualcosa si è mosso in questa direzione ma la proposta della Commissione Ue non è soddisfacente”.

(da agenzie)

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LA MERKEL HA CONVINTO I TEDESCHI SUGLI AIUTI ALL’ITALIA: IL 51% E’ FAVOREVOLE ALLA MUTUALIZZAZIONE DEI DEBITI IN EUROPA (SOLO IL 34% CONTRARIO)

Maggio 28th, 2020 Riccardo Fucile

UNA GRANDE LEADER CHE SA PARLARE AL SUI POPOLO E CITTADINI CHE USANO IL CERVELLO E IL CUORE… IN ITALIA LA MAGGIORANZA NON AIUTEREBBE NEANCHE UNO STRANIERO CHE STA AFFOGANDO, FIGURATEVI “DARE I NOSTRI SOLDI” AGLI ALTRI

Angela Merkel ha preso un grosso rischio politico nel suo paese accettando una settimana fa con sorpresa di tutti gli osservatori l’idea, finora tabù, della mutualizzazione del debito in Europa (anche se limitato a una quota pari al 27% dei 500 miliardi di euro) per rilanciare l’economia di fronte al coronavirus.
Segno che dopo il terremoto provocato dalla pandemia, la cancelliera tedesca sembra, almeno a casa propria, sul punto di vincere la scommessa paragonabile a quella del sì all’accettazione di un milione di migranti nel settembre 2015: il suo partito conservatore la sostiene compatto e la maggioranza dei tedeschi approva questa iniziativa, lanciata con il presidente Francese Emmanuel Macron e impensabile solo fino a qualche anno fa.
Anche se la proposta di Parigi e Berlino ha trovato l’opposizione di quattro paesi europei mercantilisti più che frugali, guidati da Austria e Paesi Bassi, le controindicazioni nel dibattito in Germania sulla solidarietà  finanziaria europea sono state per ora respinte.
“Non ho alcun dubbio sul fatto che in Parlamento vi sia un ampio sostegno a questa proposta“, ha dichiarato il presidente della Camera dei deputati tedesca, Wolfgang Schà¤uble, in un’intervista all’AFP, un pezzo da novanta della CDU della cancelliera tedesca.
Wolfgang Schà¤uble è una voce che conta in Germania. Pro-europeo per convinzione da sempre, l’ex ministro delle finanze tedesco incarna tuttavia il rigore e persino l’ortodossia di bilancio nel suo paese. Quando era ministro delle Finanze al culmine della crisi dell’eurozona nel 2015, provocò l’ira di molti paesi per la sua forte riluttanza a salvare la Grecia dal fallimento proponendo di farla uscire dall’euro con una dote.
E non è mai passato per un grande sostenitore della mutualizzazione dei debiti. Anzi. Ma oggi, di fronte al nuovo coronavirus, applaude “una proposta necessaria e importante nel periodo che stiamo attraversando. L’Europa deve usare questa crisi per rafforzarsi”, ha dichiarato Wolfgang Schà¤uble, che il 26 maggio ha firmato una dichiarazione congiunta in tal senso con il suo omologo francese Richard Ferrand.
Lunedì, l’intero organo di governo del partito CDU ha approvato l’idea franco-tedesca, puntando a far sì che l’Unione europea possa prendere in prestito 500 miliardi di euro per rimborsarli sotto forma di sussidi (grants e non loans) ai paesi più colpiti dall’impatto dell’epidemia, come l’Italia e la Spagna in particolare, senza che quest’ultimi debbano poi rimborsare individualmente facendo aumentare il loro debito pubblico.
Non è escluso che la Confindustria tedesca abbia premuto sul Governo di coalizione tra CDU-CSU e SPD perchè si adottasse questa soluzione filo-europea.
“La Germania starà  bene solo se l’Europa starà  bene“, ha dichiarato la cancelliera in questa occasione, secondo quanto ha riportato un partecipante alla riunione a porte chiuse. Le voci non sono unanimi all’interno del movimento conservatore.
La sua ala più a destra, soprannominata “Unione dei valori”, ha espresso la sua insoddisfazione. Uno dei suoi leader, Alexander Mitsch, ha denunciato all’AFP “un ulteriore passo verso la creazione di un’Unione (europea) di debiti e di uno stato centralizzato“. Ha invitato i parlamentari tedeschi ed europei a opporvisi. Questi critici, che provengono anche dall’estrema destra e dal piccolo partito liberale FDP   in Germania, rimangono per ora in minoranza.
Circa il 51% dei tedeschi è a favore del piano di risanamento del Cancelliere e del Presidente francese, che tuttavia finanzierà  da solo fino al 27%, secondo un sondaggio dell’Istituto Civey per il settimanale Der Spiegel. Al contrario, circa il 34% è contrario.
Come è potuto accadere tutto questo? Probabilmente ha pesato molto la grande popolarità  acquisita dalla Merkel nella gestione della pandemia nel suo paese, La Merkel dovrebbe uscire di scena alla fine del 2021.
“La Merkel si è dimostrata sensibile a riaffermare l’impegno europeo della Germania di fronte alle dure critiche dell’Italia e della Spagna” sulla mancanza di solidarietà  europea al culmine della pandemia di Covid-19, ha detto un membro dell’ entourage di Emmanuel Macron. “La Merkel pensa anche al momento in cui la Germania assumerà  la presidenza a rotazione dell’Ue a luglio. Vuole lasciare una traccia nella storia”, ha spiegato la fonte.
Forse pesa l’esperienza dell’ex cancelliere Helmut Kohl, il suo mentore che non avrebbe avuto incertezze a prendere la via europea. Kohl ha sempre preferito una Germania europea a un’Europa tedesca.
Naturalmente la mutualizzazione del debito potrebbe portare con sè una maggiore cessione di sovranità  verso l’Unione europea, almeno nel momento in cui si tratterà  di controllare i fondi del bilancio europeo che potrebbero non più, come ipotizzato dall’ex primo ministro italiano Enrico Letta, passare attraverso gli Stati come avvenuto finora ma gestiti dalla Commissione e poi distribuiti direttamente a imprese e famiglie.

(da “Huffingtonpost”)

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