Destra di Popolo.net

LA MOSSA DI NAPOLITANO: MARIO MONTI SENATORE A VITA, IMMAGINE NON DI UOMO DI PARTE MA DI “PADRE DELLA PATRIA”

Novembre 10th, 2011 Riccardo Fucile

ECONOMISTA, 68 ANNI, STIMATO IN TUTTO IL MONDO, POSSIBILE PREMIER DI UN GOVERNO TECNICO CHE SALVI L’ECONOMIA E RIDIA CREDIBILITA’ ALL’ITALIA NEL CONSESSO MONDIALE

Il suo nome circola da settimane. Come premier di un governo che gestisca l’emergenza economica.
Saranno i prossimi giorni a dire se l’economista stimato in tutto il mondo sarà  davvero chiamato al tentativo – difficile – di formare un governo tecnico. Intanto però entra a Palazzo Madama.
Dalla porta più prestigiosa.
Quella che viene aperta dal Quirinale: senatore a vita.
Questo il comunicato del Colle.
“Il presidente della Rpubblica, Giorgio Napolitano, ha nominato oggi senatore a vita, ai sensi dell’articolo 59, secondo comma, della Costituzione, il professor Mario Monti, che ha illustrato la patria per altissimi meriti nel campo scientifico e sociale. Il decreto è stato controfirmato dal presidente del Consiglio dei ministri, onorevole   Silvio Berlusconi. Il presidente Napolitano ha informato della nomina il presidente del Senato della Repubblica, senatore Renato Schifani. Il capo dello stato ha dato personalmente notizia della nomina al neo senatore, porgendogli i più vivi auguri”.
E in serata cominciano a circolare retroscena sull’operazione Monti.
E sul via libera di Silvio Berlusconi.
La situazione è troppo grave per poter contrapporre gli interessi del partito o personali a quelli del Paese, questa la riflessione cui sarebbe arrivato il premier.
Il Capo dell’esecutivo ha sentito nel pomeriggio Giorgio Napolitano per analizzare la situazione politica ed economica ed i possibili sbocchi.
Non può esserci una soluzione che escluda chi ha vinto le elezioni, ma deve essere una soluzione a tempo e con un programma preciso, sarebbe stato il ragionamento del presidente del Consiglio.
Una scelta maturata però con il netto no della Lega, del tutto contraria a un esecutivo di larghe intese.
Addirittura circolano anche voci su quale potrebbe essere la composizione del governo. Amato nel ruolo di vicepremier, Gianni Letta sottosegretario a palazzo Chigi, mentre c’è chi parla di Fabrizio Saccomanni all’Economia.
Solo indiscrezioni per il momento.
Nel governo potrebbero entrare alcuni esponenti del Pdl, come Fitto e Frattini.
C’è, però, ancora una parte del partito di via dell’Umiltà  che insiste sulla necessità  di andare alle elezioni. In particolar modo per il voto anticipato è Altero Matteoli che, a suo dire, porterebbe con sè quasi 30 deputati ex An.
Ma torniamo a Mario Monti.
Solo pochi giorni fa, in una lettera aperta a Berlusconi pubblicata dal Corriere della Sera, l’ex commissario europeo aveva difeso l’euro attaccato più volte dal Cavaliere.
“La moneta non è in crisi, è stabile in termini di beni e servizi e in termini di cambio con il dollaro. Se l’Italia non fosse nella zona euro, emettere titoli italiani in lire sarebbe un’impresa ancora più ardua”.
“Gli attacchi – continuava l’economista – si dirigono contro i titoli di Stato di quei Paesi appartenenti alla zona euro che sono gravati da alto debito pubblico e che hanno seri problemi per quanto riguarda il controllo del disavanzo pubblico o l’incapacità  di crescere”.
Mario Monti è nato il 19 marzo del 1943 a Varese, dal 1995 al 1999 è stato membro della Commissione Europea, responsabile di mercato interno, servizi finanziari e integrazione finanziaria, dogane e questioni fiscali.
Nel 1965 si laurea in economia presso l’università  Bocconi di Milano, dove per quattro anni fa l’assistente, fino ad ottenere la cattedra di professore ordinario presso l’università  di Trento. Nel 1970 si trasferisce all’università  di Torino, che lascia per diventare, nel 1985, professore di economia politica e direttore dell’istituto di economia politica presso la Bocconi.
Sempre della Bocconi assume la presidenza, nel 1994, dopo la morte di Giovanni Spadolini.
Nel 1995 diventa membro della Commissione Europea di Santer, assumendo l’incarico di responsabile di mercato interno, servizi finanziari e integrazione finanziaria, dogane e questioni fiscali.
Dal ’99 e’ commissario europeo per la concorrenza.
Editorialista del Corriere della sera, Monti è autore di numerose pubblicazioni, specie su temi di economia monetaria e finanziaria.
Anche sul piano internazionale ha partecipato e partecipa ad attività  di consulenza ad autorità  di politica economica, tra cui il “Macroeconomic policy group”, istituito dalla commissione della Cee presso il Ceps (Centre for european policy studies), l’Aspen institute e la Suerf (Societe universitaire europeenne de rechercheursfinanciers).

(da “La Repubblica”)

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“POTREBBE SERVIRE UNA NUOVA MANOVRA”: LA PREOCCUPAZIONE DEL COMMISSARIO EUROPEO OLII REHN

Novembre 9th, 2011 Riccardo Fucile

UN DOCUMENTO EUROPEO REPUTA INSUFFICIENTI LE MISURE PRESE PER LA CRESCITA DEL NOSTRO PAESE…”L’ITALIA DEVE USCIRE DA QUESTA FASE DI INCERTEZZA POLITICA”

Spunta un documento ufficiale Ue che reputa insufficienti le misure per la crescita promesse dal governo Berlusconi.
Intervento senza precedenti del commissario agli affari economici dopo il vertice Ecofin e il voto che ha sancito l’inesistenza di una maggioranza alla Camera: “Situazione drammatica, la politica deve uscire dallo stallo”.
Confermato il commissariamento del nostro Paese sul fronte delle “riforme strutturali”
La situazione italiana è “drammatica” e il nostro Paese deve uscire dallo stallo politico.
Non hanno precedenti le dichiarazioni di Olli Rehn, commissario europeo agli affari economici, rilasciate al termine del vertice Ecofin e dopo il voto alla Camera che ha sancito l’inesistenza di una maggioranza per il governo di Silvio Berlusconi.
Oltre le dichiarazioni, arriva un’altra doccia fredda. Repubblica.it rende noto il questionario che la Commissione Ue ha inviato al governo italiano la settimana scorsa per ottenere maggiori dettagli sull’attuazione delle misure economiche per lo sviluppo.
Al punto 2, il documento non esclude la necessità  di una nuova manovra economica, perchè “si ritiene che la strategia di politica fiscale programmata non assicuri il raggiungimento dell’obiettivo della parità  di bilancio nel 2013″ .
Quindi, secondo la Commissione, “misure addizionali saranno necessarie per raggiungere i target per il 2012 e il 2013″.
E dopo la pubblicazione, il commissario Rehn commenta: “La situazione è deteriorata soprattutto sul piano della crescita, come si vedrà  dalle previsioni economiche d’autunno” che la Commissione presenterà  giovedì prossimo a Bruxelles.
“Siamo molto preoccupati dagli spread in Italia, ma non voglio commentare quale sia il livello drammatico”, aveva in precedenza affermato il commissario europeo riferendosi al nuovo record toccato in serata dallo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi, a quota 500.
“Per questo è essenziale che ora si facciano quelle riforme che rassicurino i mercati sulla solidità  del Paese”,   “In questo momento è essenziale ripristinare la fiducia e questo assicurerà  ai mercati che l’economia italiana è su un percorso di stabilità ”.
E ancora, ”il fattore tempo e essenziale per l’Italia, dal momento che è stretta sotto la forte pressione dei mercati”.
Ma per ripristinare la fiducia, l’Italia deve uscire da questa fase di incertezza politica.
“E’ essenziale che il sistema democratico italiano lavori in base alle proprie regole e ne esca con una stabilità  politica rafforzata”, ha aggiunto Olli Rehn.
Che ha fatto un riferimento preciso allo scenario di cui si discute in questi giorni quando ha voluto far notare che “non nuoce un consenso diffuso quando si devono affrontare sfide sociali ed economiche”.
Il Commissario Ue ha confermato che la missione in Italia sarà  “solo il primo passo della sorveglianza che la Ue effettuerà  sul Paese, che proseguirà  con un monitoraggio regolare sul cammino delle riforme”.
La missione “è essenzialmente collegata alla preparazione di alcuni misure fiscali e alle riforme strutturali che sono necessarie per rispettare gli impegni di bilancio per assicurare la stabilità ”.
E tutto questo, ha sottolineato Rehn, sarà  “utile per il futuro, indipendentemente da qualsiasi governo”.
Olli Rehnn ha usato un’altra immagine forte per descrivere la situazione politica del nostro Paese: “è sempre in movimento” come “un bersaglio mobile”, fatto che rende “imprevedibili” gli sviluppi.
Sempre Repubblica.it rende nota una lettera inviata dallo stesso Rehn al ministro dell’Economia Giulio Tremonti il 4 novembre.
Nella missiva (qui il documento originale, in inglese), il commissario europeo chiede ulteriori dettagli sulla lettera inviata da Berlusconi all’Unione europea il 26 ottobre, che illustrava le misure che il governo intendeva adottare per uscire dalla crisi e favorire lo sviluppo economico.
“Abbiamo bisogno di ulteriori dettagli sulle misure programmate”, scrive Rehn, “inclusa la specificazione di un piano concreto per la loro forma, adozione e implementazione”.
I chiarimenti sono richiesti “entro l’11 novembre”.
L’unione europea “sarebbe anche grata” di sapere qualcosa in più anche “sulle nuove misure adottate il due novembre in forma di emendamento (il cosiddetto “maxiemendamento”) alla bozza della Legge di stabilità ”.

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IL FANTASMA DI CANNES: BERLUSCONI AL G20 TRATTATO COME UN SORVEGLIATO SPECIALE

Novembre 5th, 2011 Riccardo Fucile

ARRIVANO GLI ISPETTORI DA WASHINGTON A SEGUIRE L’AZIONE DEL GOVERNO: OGNI TRE MESI LA PAGELLA DEL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE SULL’ATTUAZIONE DELLA LETTERA ALLA UE…E SE CI BOCCIANO SCATTA IL SALVATAGGIO

“Il fantasma di Cannes”. Non è un musical, è il soprannome che si è guadagnato Silvio Berlusconi al G20.
Una battuta che passa di bocca in bocca, si declina in diverse lingue (ci si mettono perfino i cinesi, che non sembrerebbero dei buontemponi: “Cannes Youling”, loro dicono così). “Questo è stato il G19 più Berlusconi”, sorride un membro della delegazione inglese. “Dovevate vederlo con la Merkel e Sarkozy, guardava in basso come un bambino sgridato”, raccontano gli sherpa spagnoli.
E via con aneddoti che raccontano di Obama che manco se lo fila di striscio.
Pettegolezzi che poi, per la proprietà  transitiva, da Berlusconi passano all’Italia.
Ma le dichiarazioni ufficiali bastano e avanzano per raccontare Berlusconi a Cannes. “Un’ombra che ha suscitato imbarazzi. E a voi italiani tanti danni”, racconta un reporter tedesco vicino ad Angela Merkel.
Prendete Christine Lagarde, direttore generale del Fondo Monetario Internazionale: “Non abbiamo mai offerto finanziamenti all’Italia”.
Il contrario di quello che Berlusconi aveva detto mezzora prima.
In un mondo politico normale sarebbe un incidente diplomatico, ma nell’universo virtuale del Cavaliere neanche ce ne si accorge.
Bisognava esserci ieri alla conferenza stampa di fine vertice.
Eccoli comparire, il Cavaliere e Tremonti, che non si sopportano più, ma siedono uno accanto all’altro. Anzi, Berlusconi invita il ministro a stargli vicino.
Poi attacca con un discorso che i cronisti stranieri stentano a comprendere: “L’Italia non sembra un Paese in crisi. I ristoranti sono pieni, gli aerei per le vacanze prenotati”.
Il cronista inglese strabuzza gli occhi: “What is he talking about? Pizza?”.
Già , Berlusconi a Cannes sembra essersi inventato un nuovo parametro di crescita economica: il pizzometro.
Pancia piena, niente crisi.
Chissà  che cosa ne penserà  Angela Merkel.
“Parole agghiaccianti”, il premier è “stellarmente lontano dalla realtà “, ha commentato Pier Luigi Bersani.
Ma la coppia Berlusconi-Tremonti non si è fermata qui.
Terreo, gli occhi ridotti a un punto, la voce spenta, il Cavaliere era lontano anni luce dalle sue più fulminanti apparizioni. Ma anche il super-ministro era spettinato, leggermente stazzonato, pronto ad arrabbiarsi con il cronista del Secolo XIX che ha osato fargli una domanda .
Fino alla questione chiave: “Ministro Tremonti, crede che con un altro premier la situazione italiana migliorerebbe?”.
E qui Berlusconi mette sotto tutela Tremonti con una mossa di stile sovietico: “Sono domande con risposta certa”.
Parola a Tremonti: “Dopo quello che ha detto il presidente del Consiglio non credo ci sia altro da aggiungere”.
I cronisti ci riprovano: “Ministro Tremonti, da giorni sui quotidiani compaiono frasi in cui lei invita il Cavaliere ad andarsene. Mai smentite. Allora è vero?
Qui Tremonti pare ricorrere al teatro dell’assurdo di Ionesco. “Non ho letto i giornali”.
Letto, magari no, ma detto? “Se non l’ho letto, forse non posso neanche smentirlo”.
A questo punto i giornalisti stranieri alzano bandiera bianca, impossibile tradurre.
Ma il Cavaliere ieri ha conquistato il record delle smentite. Non c’è solo Lagarde.
Prima di mandare l’ormai famosa lettera all’Europa, ha detto, l’ho condivisa con l’opposizione. Immediata la smentita del centrosinistra.
E a proposito di smentite il Financial Times scrive che Tremonti avrebbe detto al premier: “Lunedì ci sarà  un disastro sui mercati se tu, Silvio, resti. A torto o a ragione, il problema sei tu”.
Frase poi smentita dal ministro.
Eccola la strana coppia cui a Cannes erano appese le sorti d’Italia.
Nei corridoi del Palais des Festivals si racconta di colloqui drammatici nella notte di ieri tra Sarkozy, Merkel, Obama e Berlusconi, tutti al capezzale dell’Italia agonizzante.
Finita la cena ufficiale, allontanate le telecamere, le luci del Palazzo sono rimaste accese fino alle tre per un faccia a faccia.
Con la Merkel che si è fatta sotto al Cavaliere.
E Obama che l’avrebbe trattenuta: con tagli troppo severi rischiamo di uccidere la crescita.
E lui, Berlusconi, come un attore a ripetere la parte: “Non ho aumentato il debito, l’ho ereditato”, come dire: è colpa di Prodi.
Ancora: “Avevo delle riforme in mente, sono stato bloccato da comunisti e socialisti”.
Almeno ha risparmiato i giudici, ma il siparietto sui bolscevichi in Europa non è apprezzato. Qualcuno ha tagliato corto: “Basta Silvio, adesso è il momento che tu ti dia da fare”.
Silvio, il fantasma di Cannes. Con lui, l’Italia.
La conferenza stampa del nostro primo ministro è confinata all’ultimo piano, lontano da quella dei big.
Poi ecco le bandiere che sventolano davanti al Palazzo dei Festival. Germania e Francia vicine.
Gli Stati Uniti dominano. Noi siamo vicini ai paesi poveri.
Dettagli, magari distrazione.
Ma forse è anche peggio.

Ferruccio Sansa
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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FINANCIAL TIMES: “IN NOME DI DIO E DELL’ITALIA, BERLUSCONI VATTENE”

Novembre 5th, 2011 Riccardo Fucile

“IL PREMIER ITALIANO NON HA PIU’ CREDIBILITA E HA RINNEGATO TUTTE LE SUE PROMESSE”

Il Financial Times ha rivolto al presidente del Consiglio italiano un invito inequivocabile: “In nome di Dio, dell’Italia e dell’Europa, vai”.
Il quotidiano inglese dedica alle vicende italiane tutta la prima pagina per affermare quello che nel Belpaese è noto a sempre più persone: “solo un cambio di leadership potrà  ridare credibilità  all’Italia”.
Se il cambio della guardia a Palazzo Chigi è un “imperativo”, il Ft mette però in guardia anche quelli che pensano che la cacciata di   possa essere la panacea di tutti i mali per uscire dalle secche della crisi economica e del debito.
“Sarebbe ingenuo credere che quando Berlusconi se ne andrà , l’Italia possa reclamare subito piena fiducia dei mercati”, scrive il foglio britannico.
Negli articoli di cronaca si sottolinea poi che al G20 di Cannes, l’Italia ha accettato un monitoraggio del Fondo monetario internazionale “altamente intrusivo”.
E, secondo i cronisti inglesi, è una “concessione senza precedenti” perchè l’Italia, per il momento, è un paese che non è ancora fallito.
Ma le parole più brucianti sono nell’editoriale in cui il Cavaliere viene paragonato a   George Papandreou, primo ministro greco. “Tutti e due si reggono su una sottile e risicata maggioranza parlamentare, e tutti e due stanno litigando con il loro ministro delle Finanze. Ma, la cosa più importante di tutte, hanno entrambe la tendenza a rinnegare le loro promesse in un periodo nel quale i mercati sono preoccupati sulle finanze pubbliche dei loro paesi”.
E poi la stoccata finale: “Il rischio che potrebbe minare il Paese riguarda il leader attuale: avendo fallito l’obiettivo di realizzare riforme nelle due decadi passate in politica, Berlusconi manca della credibilità  per portare avanti questi significativi cambiamenti”.
Così, anche se non sarebbe una soluzione a tutti i problemi, “il cambio di leadership è imperativo” e “un nuovo primo ministro impegnato nell’agenda della riforma potrebbe rassicurare il mercato, che è alla ricerca disperato di un piano credibile per bloccare la corsa del quarto debito più grande del mondo”.
Tuttavia il fatto che il Cavaliere sia arroccato alla sua poltrona, è cosa nota anche in riva al Tamigi.
Tant’è che il pezzo dedicato alla politica di casa nostra viene titolato così: “il sopravvissuto dell’Italia determinato a durare”.

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ITALIA SOTTO CONTROLLO, BARROSO: “LO HA CHIESTO IL GOVERNO ITALIANO”

Novembre 4th, 2011 Riccardo Fucile

CHIARITO IL GIALLO DEL COMMISSARIAMENTO: “LO HA VOLUTO L’ITALIA”… IL PRESSING SUL GOVERNO PERCHE’ ACCETTI LA SORVEGLIANZA DELL’FMI SEMBRA AVER AVUTO SUCCESSO…SARKOZY: “BERLUSCONI SA CHE IL PROBLEMA NON SONO LE MISURE DEL PACCHETTO MA SE SARANNO APPLICATE”

“L’Italia ha deciso di sua iniziativa di chiedere al Fondo monetario internazionale di monitorare i suoi impegni”, lo ha detto al G20 di Cannes il presidente della Commissione Ue, Josè Manuel Barroso.
Secondo gli alti funzionari dell’Ue l’Italia è stata di fatto commissariata e dovrà  rispondere del ritmo a cui farà  le riforme al Fondo monetario internazionale.
Palazzo Chigi aveva smentito la notizia.
“Nelle prossime settimane – ha aggiunto Barroso – monitoreremo la situazione dell’Italia e la sua capacità  di rispettare gli impegni. E’ importante per tutti i paesi membri dell’Ue”.
Il “commissariamento” riguarda le riforme su pensioni, lavoro e competitività  che erano state promesse ai leader europei la scorsa settimana e la debolezza di un governo che poggia su una maggioranza sempre più sottile.
Certo è che – come ha detto a chiare lettere questa mattina il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – “il nostro Paese e tanti altri nel mondo sono stretti in una crisi economica di intensità , durata ed estensione senza precedenti”
La conferma delle difficoltà  attraversate dall’Italia viene anche dalla prima carica dello stato. Parlando all’Altare della Patria il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha detto che “il nostro paese e tanti altri nel mondo sono stretti in una crisi economica di intensità , durata ed estensione senza precedenti nel periodo seguito alla Seconda guerra mondiale. Il momento è molto difficile e duro”.
E, come dice senza tanti giri di parole Nicolas Sarkozy, è tempo di passare dalle parole ai fatti. “Abbiamo preso atto con interesse” delle misure varate dal governo italiano, spiega il presidente francese stando bene attendo a evitare ironie, “ma anche lui sa che la questione non è il contenuto del pacchetto, ma se sarà  applicato”.
Il Cavaliere fa di tutto per tranquillizzare sulla compattezza del governo.
Scende appositamente dalla scaletta del volo di Stato che lo porta in Francia insieme a Giulio Tremonti. Il tutto a favore di telecamere.
Anche Palazzo Chigi sottolinea che sull’aereo il clima è cordiale e proficuo.
Il Cavaliere e il Professore avrebbero perfino scherzato prima del decollo mimando due pugili pronti ad affrontarsi per poi salutarsi calorosamente.
Ma è difficile che un’ora scarsa in aereo abbia appianato distanze e contrasti che ormai nessun ministro nasconde più.
In mezzo a tanta confusione e preoccupazione, la notizia migliore della giornata viene per una volta da Atene, dove il controverso referendum sugli aiuti dell’Unione europea è stato ufficialmente cancellato.
Ora gli occhi sono puntati sul parlamento greco, dove questa sera il governo chiederà  la fiducia e potrebbe vedere l’uscita di scena del premier George Papandreou.

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TOTÃ’ E PEPPINO AL G20

Novembre 4th, 2011 Riccardo Fucile

IRONIA ALL’ARRIVO DEL PREMIER E DI TREMONTI AL VERTICE… SARKOZY: “CHE FA L’ITALIA? CHISSA’ C’E’ BERLUSCONI”

L’opinione italiana non si conosce nemmeno, comunque non è granchè importante. Ormai non sono gaffe, qui a Cannes a ogni livello si scherza su Berlusconi. Sul premier e su Giulio Tremonti. E nessuno si sente di dover chiedere scusa.
Che cosa farà  l’Italia? Chi lo sa… c’è Berlusconi…”.
Poi un gesto ampio con le mani come a dire: tanto quello è a fine corsa.
Nicolas Sarkozy parla lontano dai riflettori, incontra le Organizzazioni non governative. È un gran comunicatore, Sarko, uno che a trovartelo davanti è capace di conquistarti anche se stai tra i suoi più accesi critici.
Parla semplice, diretto. Fa battute a raffica.
Eccolo di nuovo sorridere del Cavaliere. Racconta.
Questi due giorni per il Cavaliere sono una via crucis. A cominciare dal viaggio in aereo accanto al miglior nemico, Giulio Tremonti.
Ma ci sono troppe gatte da pelare, il fronte interno per un giorno pare ricomporsi: così eccoli, premier e superministro, che si avviano all’aereo a braccetto.
Una recita? Un disperato tentativo di tenersi a galla a vicenda? Chissà .
Sull’aereo Tremonti rivendica: “L’avevo detto che facevamo bene a non puntare su un decreto”, ma non c’è polemica.
Il Cavaliere è stanco, si addormenta. Qualcuno racconta che abbia alle spalle una movimentata notte di Halloween. Certo lo attendono due giorni di fuoco. Angela Merkel al posto delle Olgettine.
Il cavaliere giunge alle dieci di mattina sulla Croisette, dove Dennis Hopper e altri grandi del cinema hanno lasciato le impronte delle mani nel cemento.
Scende dall’auto e saluta i giornalisti. Una volta avrebbe scherzato, adesso l’espressione è terrea. Fissa.
Anche le reazioni sono ben diverse. “Berlusconi e Tremonti… Comment s’appellent… come si chiamano quei due vostri attori? Ecco, sembrano Totò e Peppino in trasferta a Milà n”, sussurra un giornalista francese (di un grande quotidiano di destra, tra l’altro).
E il cronista italiano per un attimo considera quasi di dover difendere il proprio primo ministro. Impossibile.
Ma lo stillicidio è appena cominciato.
Scoppia il giallo Obama: non avrebbe stretto la mano a Silvio. Rifiuto o distrazione? Difficile dire che cosa sarebbe peggio.
I pompieri di palazzo Chigi giurano : “Gli ha dato una pacca sulla spalla e gli ha detto “Ciao Silvio””. Chissà .
Ma il tramonto del premier, livido come in un racconto di Gabriel Garcia Marquez, va avanti.
Eccolo affrontare insieme con la Spagna le istituzioni europee e mondiali e il duo Merkel-Sarkozy che deve fargli paura più del professore di greco al liceo.
Sofferenza: Berlusconi e Zapatero contro tutti.
“Quando è entrato sembrava un ragazzino impaurito”, racconta un membro della delegazione spagnola. Prima ci sono tutti, anche Christine Lagarde, direttore del Fondo Monetario , e un rappresentante della Bce.
Poi arrivano le note dolenti: Merkel con il suo sguardo vagamente materno prende il Cavaliere sotto la sua ala protettrice e si apparta con lui.
Quindi, con mossa a tenaglia, ecco piombare Sarkozy.
Il Presidente e la Cancelliera — coppia di fatto della politica europea, organismo bicefalo che nessuno ha mai votato — sono due contro uno. L’incontro dura molto più del previsto. Alla fine Merkel dirà : “Abbiamo chiesto all’Italia misure forti e sostanziali”. Una scena mortificante.
Per Berlusconi, e di riflesso per l’Italia. Difficile, però, reagire se hai delle responsabilità .
“Il fatto è che Merkel non considera proprio Berlusconi tra i suoi interlocutori. Se ha bisogno di consultarsi chiama Sarkozy (“ancora tu”, cantava Battisti). Preferisce perfino il premier svedese al Cavaliere”, raccontano nell’entourage della cancelliera. Ahi, ahi, quella frase dal sen fuggita… “Kulona inkiafapile”, ridono i tedeschi.
Poi si fanno seri: “Macchè, Angela è una donna di ghiaccio, se ne frega. Semplicemente non ha mai avuto simpatia per Berlusconi”.
Pensare che l’Italia è tra gli stati fondatori dell’Europa. Oggi ci tocca sottostare all’esame della coppia di autoproclamatisi timonieri .
Unico contentino, una frase di Sarkozy: “Voglio esprimere la mia fiducia all’economia italiana, una delle più forti del mondo, la terza potenza economica dell’Eurozona. Oggi Berlusconi ci ha illustrato le misure prese dal governo nella riunione di ieri. Lui stesso sa che non c’è un problema di contenuti, ma piuttosto di applicare quanto deciso”.
Insomma, devono seguire i fatti, “per messaggi credibili”.
È quasi mezzogiorno quando Berlusconi esce dall’interrogatorio.
E cominciano i lavori, gli incontri bilaterali, come quello tra Obama e Sarkozy.
E l’Italia? Rimedia un incontro con l’amica Russia e uno con Ban Ki Moon (segretario Onu). Obama e Berlusconi si incrociano al momento della fotografia di gruppo.
Stavolta il Cavaliere non fa le corna sopra la testa del malcapitato di turno.
Ma di uno scongiuro avrebbe avuto davvero bisogno.

Ferruccio Sansa
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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ASSEDIO AI BTP, INTERVIENE LA BCE, BORSE A PICCO: MILANO PERDE IL 3,82%

Novembre 1st, 2011 Riccardo Fucile

MALE I BANCARI… IL DIFFERENZIALE TRA   TITOLI DI STATO ITALIANI E TEDESCHI SALE FINO A 410 PUNTI

Spread ai massimi, tensione su tutti i titoli di Stato e Piazza Affari in picchiata (alla fine l’indice Ftse Mib cederà  il 3,82%).
La settimana finanziaria inizia con l’Italia nel mirino della speculazione.
Il differenziale tra Btp decennale e bund tedesco sfonda di nuovo i 400 punti base volando a 410,01 punti.
E il rendimento del decennale italiano sul mercato secondario balza vicino al 6,18%, avvicinandosi pericolosamente a quella soglia del 6,5% ritenuta da diversi analisti un punto di non ritorno.
La Banca centrale europea nel corso della giornata è intervenuta sul mercato secondario dei titoli di Stato per acquistare debito italiano.
Lo riferisce Bloomberg che cita fonti vicino all’operazione.
In mattinata erano trapelate voci di un intervento della Bce per il riacquisto titoli di Stato spagnoli, mentre non erano emerse notizie riguardo a operazioni su titoli del debito italiano. Nonostante l’intervento di Francoforte lo spread tra i Btp e i Bund tedeschi rimane ancora sopra i 400 punti base.
Sfiora invece la soglia del 6% il rendimento del Btp a cinque anni sul mercato secondario, segnando un nuovo massimo storico dall’introduzione dell’euro nel 1999.
L’interesse sul quinquennale è infatti schizzato al 5,99% con lo spread con l’equivalente bund tedesco a 476 punti base.
Tutti i titoli del Tesoro sono sotto pressione, colpiti da una pioggia di vendite.
In forte rialzo anche il rendimento del titolo a due anni che sale sul mercato secondario raggiungendo il 5,08%: si tratta del livello più alto da novembre 2000.
È andata inoltre deserta un’asta riservata a specialisti per complessivi 750 milioni di euro per Btp a 3 anni e dieci anni e 100 milioni per il Cct Eu (il Cct Eu si differenzia da un normale Cct perchè non è parametrato al rendimento dei BOT semestrali ma all’euribor semestrale, con uno spread aggiuntivo).
Piazza Affari chiude in profondo rosso.
La Borsa di Milano, che ha aperto col segno meno come tutte le altre piazze principali del Vecchio Continente, amplia le perdite durante la giornata e alla fine chiude con un perdita del 3,82% (Ftse Mib).
Sull’andamento dei listini pesa il dato sulla disoccupazione, oltre all’ennesimo strappo tra Btp e bund.
Sotto pressione i bancari con Intesa San Paolo che cede oltre il 6% e Unicredit quasi il 5% . Male anche le altre principali Borse europee. Il Dax di Francoforte cede il 3,23%, con Deutsche Bank e Commerzbank sotto rispettivamente dell’8,57% e del 7,91%, i peggiori ribassi del listino. Finanziari in difficoltà  anche a Parigi: SocGen (-9,21%), Bnp Paribas (-8,67%) e Credit Agricole (-8,51%) trascinano il Cac 40 giù del 3,16%.
L’Ftse 100 di Londra scivola del 2,73%.
Male anche Wall Street che ha aperto in flessione e poi ha proseguito in terreno negativo: alla fine ha chiuso in calo con il Dow Jones che ha perso il 2,26% ed è sceso sotto 12.000 punti a quota 11955,01 ed il Nasdaq ha ceduto l’1,93% a 2684,41 punti.
Intanto dagli Stati Uniti arriva una vicenda strettamente legata al debito italiano.
La Federal Reserve di New York ha infatti sospeso ogni nuova attività  con MF Global Holdings.
La società  finanziaria guidata dall’ex governatore del New Jersey, John Corzine, ha poi chiesto l’amministrazione controllata.
Nelle scorse ore si era parlato di un possibile interessamento per Mf Global da parte di Goldman Sachs, State Street e Macquarie ma la cessione non è andata in porto.
Secondo quanto riportato dai media americani, Mf Global sarebbe esposto al debito europeo per 6,3 miliardi di dollari, di cui oltre la metà  investiti in titoli del Tesoro italiani e un miliardo in buoni del Tesoro della Spagna.
Il titolo, che la scorsa settimana ha perso il 66% del valore, è sospeso da questa mattina.
Dei libri depositati in tribunale emerge che JPMorgan e Deutsche Bank sono fra i maggiori creditori non garantiti. JPMorgan è creditore verso MF GLobal per 1,2 miliardi di dollari.

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IN EUROPA MENO VINCOLI A LICENZIARE MA FUNZIONANO SUSSIDI E REINSERIMENTO

Ottobre 31st, 2011 Riccardo Fucile

IL MODELLO MIGLIORE E’ LA “FLEXICURITY” ADOTTATA NELLA PENISOLA SCANDINAVA… CORSI DI FORMAZIONE E AIUTI A TROVARE UN NUOVO IMPIEGO ANCHE A PARIGI E BERLINO

Licenziare “facile” non è necessariamente un tabù in Europa. Ancora meno in America e Giappone.
Ma, almeno nel Vecchio Continente, ciò che conta è il dopo.
Laddove il mercato “non tira”, perchè la crescita è bassa, perchè c’è la crisi, perchè la domanda è congelata, arrivano sostegno pubblico e in alcuni casi anche l’obbligo dell’azienda che mette alla porta a favorire il reinserimento del lavoratore.
Tenendo conto dell’età , dell’esperienza, della capacità  a mantenersi con quanto ha in tasca.
Flessibilità  sì. Ma anche sicurezza.
Il modello più avanzato, in questa direzione, è quello scandinavo.
Invocato in questi giorni, anche perchè ripreso dalla proposta Ichino che giace da due anni in Parlamento, la Flexicurity adottata da Danimarca e Svezia interviene appunto “dopo”.
Basso grado di protezione, dunque, sul luogo del lavoro, con l’eccezione dei licenziamenti discriminatori (non esiste una legge sulla “giusta causa”), per i quali a Stoccolma ad esempio è prevista l’indennità  anzichè il reintegro.
Ma altissimo grado di protezione “fuori”.
In Danimarca, il disoccupato riceve un assegno per quattro anni (ma ora si studia di portarli a due) tra il 70 e il 90% della retribuzione.
In Svezia l’80%. Il sussidio vale per tutti.
Per chi non ha versato i contributi – i precari – paga lo Stato (la pressione fiscale è alta: Svezia 46% e Danimarca 48%, ma l’Italia è al 43,5% e senza questi sostegni).
Nel frattempo i job center, che erogano anche le prestazioni, sfornano proposte di impiego, anche via web.
Pochissimi arrivano al termine dei quattro anni senza un nuovo lavoro.
Anche in Francia le imprese, almeno quelle con più di 50 dipendenti, hanno l’obbligo di predisporre un piano sociale per attenuare le conseguenze del licenziamento, attraverso corsi di formazione o altre proposte di riqualificazione.
In Germania, il datore è tenuto a consegnare un “attestato di lavoro” che aiuti chi perde il lavoro nella ricerca di una nuova occupazione.
E non può licenziare senza aver considerato alcuni “criteri sociali” (età , autosufficienza del lavoratore) ed essersi consultato con i sindacati.
La reintegrazione, però, scatta solo se una sentenza riconosce il licenziamento illegittimo o nullo.
A Londra, sul punto, pensano ad una stretta.
Tutti i licenziamenti senza giusta causa sono leciti, tranne quelli che discriminano per sesso o razza. Ma l’ipotesi fa discutere. La procedura attuale è invece molto rigida. E di solito si finisce in tribunale.
Rari i reintegri, ma il datore può essere condannato a pagare fino a 68 mila sterline di indennizzo.
E anche in caso di vittoria, deve coprire le onerose spese legali.
Anche a Madrid, in giugno Zapatero ha approvato un regolamento che per la prima volta fa riferimento all’estensione della giusta causa anche ai casi in cui le aziende prevedono perdite “permanenti, temporanee o congiunturali”.
Nonostante tassi di disoccupazione tra i più alti d’Europa, 45% tra i giovani. Comprensibile lo sconcerto.

Valentina Conte
(da “La Repubblica”)

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MISURE VARATE MA NON APPROVATE? PER RASSICURARE L’EUROPA NON BASTERA’ UNA OPERAZIONE DI FACCIATA

Ottobre 31st, 2011 Riccardo Fucile

IN SETTIMANA CONSIGLIO DEI MINISTRI SU DISMISSIONI E SUD… SULLE LIBERALIZZAZIONI PREVISTE RESISTENZE DEGLI ONOREVOLI AVVOCATI E MEDICI

È già  una road map d’emergenza.
Il premier Berlusconi che sull’economia, e sulla tenuta dei mercati, nelle prossime ore si gioca la sopravvivenza, la detta senza consultazioni e senza alcun coinvolgimento del ministro Tremonti, che considera (e preferisce tenere) fuori dai giochi.
«Dobbiamo lanciare un segnale rassicurante a Bruxelles e a Francoforte subito, questa settimana, voglio partire per il G20 con il varo dei primi provvedimenti promessi» ha scandito al segretario e ai capigruppo Pdl.
Il «varo», questa la parola chiave, non approvazione in Parlamento.
Perchè per la trasformazione in legge il cammino è tutto in salita e colmo di insidie. Dismissioni e un piano di investimenti per il Sud, in cima all’agenda.
Ma la via di fuga individuata è uno o più decreti da portare in Consiglio dei ministri. E «venderli» come misure già  adottate ai vertici Ue.
Non sarà  facile, visto che Bruxelles ha già  chiesto uno scadenzario con tempi parlamentari certi per l’approvazione delle varie misure.
Palazzo Chigi ha allertato informalmente i ministri per giovedì mattina, poche ore prima che il Cavaliere parta alla volta di Cannes, destinazione G20.
In quella sede, i leader europei cercheranno di convincere i paesi emergenti a partecipare al salvataggio della zona euro. Ma perchè questo avvenga è necessario che il programma sia credibile e che le economie più a rischio dimostrino di essere in grado di mantenere gli impegni. Grecia e Italia in testa.
Silvio Berlusconi è rientrato ieri mattina ad Arcore dalla Sardegna, dove si è trattenuto solo mezza giornata.
Domenica in famiglia per festeggiare i quattro anni del nipote Alessandro, figlio di Barbara. Nel pomeriggio le poche telefonate di lavoro hanno preparato il tour de force della settimana.
Che si aprirà  con i riflettori puntati su Piazza Affari e sulla tenuta dei titoli, l’allarme per un nuovo assalto speculativo resta altissimo.
Per mercoledì è stato convocato l’Ufficio di presidenza Pdl per la stesura di una prima bozza delle misure che l’indomani il Consiglio dei ministri farà  proprie.
La fiducia per ora è solo un’ipotesi, anche per non scatenare subito la reazione delle opposizioni.
Quel che è certo che si tratterà  di più provvedimenti, sotto forma di disegni di legge e di decreti che dall’8 novembre il Cavaliere illustrerà  alle Camere.
Lo scadenzario imposto da Barroso e Van Rompuy è perentorio. Liberalizzazioni «entro due mesi» e dismissioni a stretto giro.
A Palazzo Chigi la «cabina di regia» è al lavoro sul piano di investimenti per il Mezzogiorno e, appunto, sulle dismissioni.
La vendita degli immobili ai privati riguarderà  per lo più gli uffici occupati dalla pubblica amministrazione.
Interi edifici e appartamenti che lo Stato dovrebbe vendere a società  o privati con l’obiettivo di mantenervi gli uffici, versando ai nuovi proprietari canoni d’affitto.
Un piano al quale sta lavorando il ministero dell’Economia e che, nelle stime, dovrebbe portare in cassa 5 miliardi l’anno per tre anni.
Il primo scoglio vero saranno invece le resistenze dei 44 avvocati, 13 medici e del notaio che affollano le file del Pdl in Parlamento e che sono tornati sul piede di guerra contro la liberalizzazione delle professioni.
Che rientra nella primissima tranche di scadenze imposta dall’Unione europea all’Italia.
Nelle conclusioni del documento con cui è stato chiuso il Consiglio europeo di mercoledì, l’indicazione è chiara: «Abolizione delle tariffe minime nei servizi professionali».
A dispetto della lettera italiana che si fermava a generiche «altre misure per rafforzare l’apertura degli ordini professionali». Sarà  battaglia.
Quando con la prima manovra di luglio il governo ha provato a mettere mano alla materia, 22 senatori-professionisti pidiellini hanno scritto una lettera: «Non lo votiamo», coperti e difesi dal ministro-avvocato Ignazio La Russa: «Non mi sembra materia da inserire in un decreto».
Nel giro di cinque ore, l’emendamento è stato ritirato.
Ora il governo dovrà  riprovarci. Nonostante i numeri che vacillano a Montecitorio e quelli che si assottigliano al Senato, dove si fanno ancor più critiche le posizioni di alcuni pidiellini, da Pisanu a Saro, dove il sindaco Stancanelli si è dovuto dimettere lasciando il posto al finiano Nino Strano e dove sono incerte le mosse di Carlo Vizzini.
«Il centrodestra resta coeso e adesso si cominciano a realizzare gli impegni presi – dice sicuro il vicecapogruppo Pdl Massimo Corsaro – Vedremo piuttosto che atteggiamento responsabile terranno le opposizioni».
L’eventuale fiducia all’orizzonte non aiuterà  il dialogo.

Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)

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