Aprile 6th, 2011 Riccardo Fucile
MARONI: “NON C’ERANO ALTERNATIVE”….LA TELEFONATA A BERLUSCONI: “O INTERVIENI O LASCIO”…NON C’E’ NEANCHE UN ACCORDO SCRITTO, SOLO UN PROCESSO VERBALE, NULLA DI REALMENTE VINCOLANTE… E I PERMESSI DI SOGGIORNO SONO RINNOVABILI
Adesso comincia la parte più difficile.
Perchè l’estenuante negoziato condotto ieri ha mostrato in maniera netta che nessun affidamento si può fare sul governo tunisino.
E, dunque, il decreto che sarà firmato questa mattina dal presidente del Consiglio per il rilascio del permesso temporaneo a fini umanitari a tutti i tunisini già approdati in Italia rimane l’unica strada per «svuotare la vasca», come chiede Umberto Bossi.
E per evitare, almeno per il momento, la creazione di nuove tendopoli al Nord.
«Non c’erano altre alternative», ripete il ministro dell’Interno Roberto Maroni al termine di una giornata trascorsa a tentare di convincere il collega tunisino Habib Essid a collaborare per fermare il flusso dei migranti.
E in questo modo spera di indurre anche la Lega ad allentare quella presa che sta mettendo in seria difficoltà la tenuta dell’esecutivo.
Lo sa bene Maroni che entro qualche ora la Tunisia potrebbe fare marcia indietro pure rispetto a quel poco che è stato concesso.
Anche perchè la firma non è stata messa in calce a un «bilaterale», ma a un «processo verbale» e basta questo a comprendere che è la stessa natura del patto a renderlo soggetto a possibili e numerose modifiche.
Ma soprattutto perchè nel testo non c’è alcun piano concreto che riguardi quegli 800 rimpatri promessi.
Se ne parla, però le date e le modalità dei voli che dall’Italia dovranno riportare a casa chi è arrivato a Lampedusa non sono state ancora fissate.
E dunque è possibile che le autorità locali comunichino di aver bisogno di altro tempo per pianificare quanto hanno assicurato di voler fare.
Nulla è stato definito neppure sui rimpatri di chi arriverà nel nostro Paese a partire da oggi, sebbene se ne faccia riferimento in uno degli articoli dell’intesa.
Ed è proprio per questi motivi che il titolare del Viminale ha preteso il via libera del premier Silvio Berlusconi prima della sigla.
Del resto, già pochi minuti dopo l’arrivo a Tunisi e nonostante una base di mediazione ottenuta dal prefetto Rodolfo Ronconi, si era capito che da parte del governo tunisino non c’era alcuna volontà di fornire certezze sulla riammissione di chi è fuggito e sul pattugliamento delle coste dove gli scafisti continuano a farla da padroni.
«È come se stessimo in un suk», ripetono i tecnici quando si tratta di spiegare come mai una missione che doveva concludersi in poche ore vada avanti per tutto il giorno.
E soltanto alla fine si scopre che in almeno due momenti c’è stato il rischio che saltasse tutto e si sfiorasse la rottura delle relazioni diplomatiche.
Accade a metà pomeriggio, quando il ministro dell’Interno Habib Essid chiede che venga inserita una clausola che condiziona i rimpatri «alla volontà dello straniero».
Maroni spiega che si tratta di una condizione inaccettabile. Il collega insiste.
A questo punto Maroni contatta Berlusconi: «O convinci il premier tunisino a togliere questa limitazione o io lascio».
Berlusconi parla con Beji Caid Essebsi, lo convince.
Richiama il ministro e assicura che tutto è a posto. Ma si sbaglia.
Essid ribadisce che i rimpatri devono essere volontari. «Allora non se ne fa niente», conclude Maroni.
L’ambasciatore Piero Benassi lo convince ad andare avanti, pur sapendo che alla fine il risultato sarà molto modesto.
«Ho firmato perchè questa carta serve comunque a impegnare il governo tunisino», afferma il ministro sull’aereo che lo riporta a Roma senza nascondere il suo disappunto.
Sa che la strada per risolvere l’emergenza continua ad essere in salita, soprattutto alla luce dell’incontro che avrà oggi con i presidenti delle Regioni per convincerli a garantire l’accoglienza ai nuovi arrivati. Il permesso temporaneo potrà infatti essere rilasciato soltanto a chi è già in Italia.
Il beneficio durerà sei mesi, ma sarà rinnovabile.
Il limite di tempo servirà ad impedire che gli stranieri godano automaticamente della copertura sanitaria.
Resteranno esclusi tutti coloro che hanno precedenti penali o che risultano aver ricevuto un precedente provvedimento di espulsione.
La partita per sistemare chi approderà nei prossimi giorni a Lampedusa e sulle altre coste italiane è ancora tutta da giocare.
Fiorenza Sarzanini
(da “Il Corriere della Sera“)
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Aprile 6th, 2011 Riccardo Fucile
PROCESSO VERBALE, ACCORDO TECNICO, MA LA SOSTANZA E’ CHE A TUTTI QUELLI GIA’ ARRIVATI SARA’ RILASCIATO UN PERMESSO DI SOGGIORNO PROVVISORIO DI SEI MESI E SARANNO LIBERI DI CIRCOLARE PER IL PAESE…QUELLI CHE ARRIVERANNO IN FUTURO POTRANNO ESSERE RIMPATRIATI, MA NON SONO STATE PRECISATE LE MODALITA’…LO STOP ALLE PARTENZE RESTA UN’INCOGNITA
La trattativa tra Roma e Tunisi è chiusa e il suo esito definisce quello che sarà il
percorso con cui Palazzo Chigi, da oggi, conta di «rientrare dall’emergenza».
Un piano che lascia molto freddo persino il ministro dell’Interno Roberto Maroni e che, all’osso, per quanto ne riferiscono fonti qualificate del Viminale, funzionerà così: i 20 mila profughi che hanno lasciato la Tunisia all’indomani della caduta di Ben Alì e sono arrivati in Italia, qui resteranno, ospiti delle strutture regionali di prima accoglienza.
Otterranno un permesso di soggiorno temporaneo per motivi umanitari che il presidente del Consiglio riconoscerà con decreto legge.
Ciò consentirà loro di circolare liberamente all’interno del nostro Paese.
In attesa che ulteriori accordi bilaterali dell’Italia (con la Francia ad esempio) ovvero decisioni collegiali in sede europea estendano la loro libertà di movimento all’intera area dei Paesi Schengen.
Chi, al contrario, di qui in avanti, prenderà il mare per raggiungere le nostre coste sarà teoricamente respinto e riconsegnato alla Tunisia senza alcun passaggio amministrativo intermedio, come accade oggi per i provvedimenti di espulsione.
Ma non è stato precisato con quali modalità e in che numero: concetto quindi vago che dovrà essere definito nel dettaglio dalle autorità di polizia dei due Paesi.
Insomma, una “sanatoria” a monte che riconosce, nei fatti e come voleva il governo di Tunisi, il carattere straordinario dell’esodo e la necessità di una risposta umanitaria.
Altro che “fuori dalle balle”, sono entrati tutti con regolare permesso.
Unita a una vaga promessa di “inflessibilità ” per il futuro che dovrebbe scoraggiare nuovi sbarchi.
Se funzionerà , lo dirà il tempo. Che, del resto, non dovrebbe essere lungo.
Il presidente del Consiglio si prepara infatti nelle prossime ore alla firma di un decreto legge che, richiamando l’articolo 20 della legge Bossi-Fini, riconoscerà ai profughi tunisini ancora in Italia quel permesso di soggiorno temporaneo per motivi umanitari che dovrebbe raffreddare la tensione all’interno delle tendopoli.
Il destino dei cittadini tunisini, con un documento elettronico in tasca, a quel punto dipenderà anche dagli impegni che l’Unione Europea vorrà assumere. Il tempo dovrebbe anche dimostrare la reale capacità delle autorità tunisine di contenere l’esodo dei profughi.
E’ prevista da parte italiana, non a breve e solo in futuro, una fornitura di materiali da 100 milioni di euro destinata alle forze di sicurezza tunisine (sei imbarcazioni per il pattugliamento, dieci veicoli fuoristrada, apparecchiature elettroniche per il controllo notturno della navigazione) e che comunque esclude qualsiasi forma di sorveglianza marittima congiunta.
Quindi possibilità di verifica italiana pari a zero.
Un sostegno che in ogni caso non esaurisce il programma di cooperazione allo sviluppo con Tunisi che dovrebbe vedere l’Italia, al di là dei rapporti bilaterali, parte diligente in Europa nel definire un piano complessivo di crediti allo sviluppo per circa 4 miliardi e mezzo di euro.
In conclusione ci siamo giustamente presi in carico 20.000 tunisini che vivono un’emergenza umanitaria, anche se il governo non sa ancora dove sistemarli dopo aver creato il caos a Lampedusa, abbiamo fatto la voce grossa per settimane e alla fine i leghisti se lo sono preso in quel posto.
Tanto valeva farlo subito e organizzare l’accoglienza come una nazione civile, invece che parlare di clandestini da ricacciare in mare.
Ne avremmo guadagnato in immagine, coerenza e rispetto della dignità umana.
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Aprile 6th, 2011 Riccardo Fucile
JIM DEVINE, EX DEPUTATO LABURISTA, DAVANTI AI GIUDICI PER RISPONDERE DI RIMBORSI SPESA FALSI PER 8.385 STERLINE, E’ STATO CONDANNATO A SCONTARE 16 MESI DI RECLUSIONE…E’ IL QUARTO PARLAMENTARE CONDANNATO
Jim Devine, 57 anni, ex deputato laburista, è andato ieri davanti al giudice per rendere conto dei rimborsi spese falsi per 8.385 sterline (circa 10 mila euro) ed è stato condannato a scontare 16 mesi di reclusione.
All’Old Bailey, come si chiama il Tribunale Penale di Londra, non si scherza.
Qui non si fanno sconti a nessuno, tantomeno ai parlamentari.
Anzi, i parlamentari pagano di più, perchè oltre al reato commesso, devono anche rendere conto dell’oltraggio al buon nome dell’istituzione.
Devine è stato accusato per aver chiesto il rimborso di lavori di ristrutturazione e ritinteggiatura mai eseguiti.
È il quarto parlamentare a essere condannato nell’ambito dello scandalo sulle note spese che l’anno scorso aveva scosso Westminster.
David Chraytor, 61 anni, sta scontando 18 mesi per 22 mila sterline; Eric Illseley, 55, è stato mandato in prigione l’anno scorso per 14.500 sterline di rimborsi ottenuti “disonestamente” e il conservatore Lord Taylor of Warwick, 58 anni, è in attesa di giudizio per una frode da 11 mila sterline.
Nei guai erano finiti anche altri 381 parlamentari definiti “disonesti” dai giornali per aver chiesto il rimborso di spese personali.
Laburisti, conservatori e liberaldemocratici, senza distinzione di colore politico, erano stati tutti colti con le mani nel sacco.
Chi aveva presentato il conto della gabbietta del pappagallo, chi lo scontrino del cibo per il gatto, l’hi-fi , la scopa nuova, la donna delle pulizie…
Nella maggior parte cose da poco, un piccolo danno all’erario statale, ma gravissimo per chi è abituato alla legge inglese, a quel “Theft Act” che punisce ladri e truffatori, ma soprattutto stigmatizza chi viola la moralità politica.
Per Devine le note spese erano riferite al periodo tra il luglio 2008 e il maggio 2009: in Italia finire in carcere con una condanna definitiva dopo un anno potrebbe essere considerato un processo per direttissima.
Interessante il motivo della condanna di Devine, fin dall’inizio in una condizione giudiziaria peggiore per aver presentato note per spese mai avvenute (quindi doppia frode).
Il tutto aggravato dal fatto che ha mentito di fronte alla Corte durante il processo, tentando di incolpare il suo amministratore e ha perseguito nella truffa nonostante i giornali fossero già pieni di notizie riguardanti lo scandalo.
Leggere i giornali inglesi stamattina e immaginare il premier italiano costretto a varcare il portone dell’Old Bailey e rivolgersi al giudice con un “My Lord”, come è uso per i magistrati dell’Alta Corte, è un pensiero che non ho potuto scacciare.
Caterina Soffici
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Aprile 4th, 2011 Riccardo Fucile
IL GOVERNO ITALIANO RASSEGNATO SUL VERTICE DI OGGI, ALLA FINE GIUSTIFICHERA’ I PERMESSI TEMPORANEI COME TUTTE LE PERSONE SANE DI MENTE AVREBBERO GIA’ FATTO UN MESE FA…E PER LA LEGA SARA’ UNA CAPORETTO DI FRONTE ALLA SUA BASE XENOFOBA
Un viaggio a Tunisi per Berlusconi e Maroni, ben sapendo che la soluzione all’emergenza
non passerà di lì.
Semmai la si troverà nelle Questure che potrebbero rilasciare a breve permessi temporanei ai clandestini approdati in Italia ma diretti all’estero per raggiungere i propri familiari.
Palazzo Chigi, parlando della possibilità di verificare “se il nuovo governo, che non è forte, nè eletto, potrà trovare il modo per evitare nuove partenze”, di fatto mette le mani avanti su un possibile fallimento della missione, sia per quanto concerne la richiesta di bloccare il flusso dei migranti che per quanto riguarda l’ipotesi di rinviare in patria un centinaio di tunisini al giorno.
Quel “non c’è nulla di scritto” diffuso dal governo tunisino è la conferma ufficiale di quanto il governo italiano sapeva da tempo: con gli accordi attuali non si possono rimpatriare più di 4 tunisini al giorno, tutto il resto sono chiacchiere.
Non restava che mettere sul piatto della bilancia degli aiuti economici e la cooperazione su altri fronti,in cambio di un innalzamento della quota dei rientri e del pattugliamento delle coste?
Sarà anche uno schema ragionevole, ma che mette a nudo l’inefficacia del “mandiamoli a casa” che ha premiato in passato elettoralmente la Lega.
E che, a un passo dalle amministrative, vanificherebbe il tentatvo del Senatur di passare all’incasso.
Così Maroni ha prodotto un piano per l’emergenza tutto giocato sull’equivico tra lo status di profugo e di clandestino, gestito dal Viminale in maniera caotica e insulsa, sistemando gli immigrati solo al Sud e generando persino le dimissioni di Mantovano.
Il “ghe pensi mi” di Maroni si è rivelato un pauroso flop e ora non resta che concedere i permessi temporanei da rifiugiati ai clandestini, soluzione di buon senso e gradita anche da Berlusconi, ma che rappresenta la fine della grandeur leghista.
E se permessi saranno, sarà in ogni caso un contendersi il merito tra il premier e la Lega, mentre rappresenteerbbe di fatto solo la dimostrazione che non ne hanno azzeccata una fino ad ora e si sono alla fine dovuti arrendere alla proposta civile che tutte le persone con la psiche stabile avevano suggerito da subito.
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Aprile 1st, 2011 Riccardo Fucile
LA TUNISIA HA RIFIUTATO I RIMPATRI DI MASSA PER IL TROPPO IMPATTO CHE AVREBBERO, INUTILE DARE I NUMERI SENZA AVER PRIMA RAGGIUNTA UN’INTESA CON TUNISI…LE REGIONI: “LE TENDOPOLI SONO INGESTIBILI”…POI FINALMENTE QUALCUNO SI ACCORGE CHE ESISTE UN PERMESSO TEMPORANEO DI SOGGIORNO CHE FAVORISCE ANCHE I RICONGIUNGIMENTI FAMILIARI
Sull’emergenza immigrati il governo continua a prendere tempo. 
L’incontro di stamani con le Regioni non ha prodotto alcun risultato, sebbene nei giorni scorsi il governo avesse ostentato un accordo certo.
L’ennesimo rinvio, al prossimo martedì, non fa altro che aggravare la situazione a Lampedusa e nelle regioni sulle quali è stato scaricato tutto il peso dell’accoglienza.
Altro che sgombero e soluzione del problema in 48-60 ore.
“L’Italia punta ad ottenere il rimpatrio di cento tunisini al giorno”: è quanto ha detto il premier Berlusconi nella riunione della cabina di regia convocata a Palazzo Chigi alla presenza dei ministri Maroni, La Russa, Fitto e ai rappresentanti di Regioni, province e comuni, oltre al capo della protezione civile, Franco Gabrielli.
La proposta alla Tunisia sui rimpatri, ha aggiunto Berlusconi, prevederebbe un supporto economico dell’Italia per il reinserimento dei migranti nel proprio Paese con costi definiti “sostenibili”.
Intanto il Governo, ha affermato Berlusconi, ha individuato i siti per accogliere migranti in ogni regione, che potrà indicare un sito alternativo dove allestire le tendopoli.
Per i centri di accoglienza provvisoria dei migranti saranno pronte 7 mila tende da destinare ai siti che saranno scelti nelle varie regioni.
Una conferenza stampa dai toni molto dimessi, dopo il caos di ieri, in cui il presidente del Consiglio si è lasciato scappare solo una battuta ad effetto.
La “via maestra”, ha poi detto Maroni, “è la collaborazione con la Tunisia”.
Ma le condizioni di quel governo, ha spiegato Berlusconi, “non permettono alle autorità scelte difficili da giustificare alla popolazione”.
Sulla gestione dei campi è invece scontro con le regioni.
Il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, ha giudicato “ingestibili” le tendopoli.
”Si deve partire dall’idea che questa e’ una emergenza umanitaria — ha detto Errani — e va gestita con senso delle istituzioni”.
No alle tendopoli, quindi, sì invece, a misure straordinarie di accoglienza per eventi eccezionali, come scritto nell’articolo 20 del testo unico sull’immigrazione.
In sostanza, quindi, si attiverebbe la possibilità di fornire protezione ai migranti e di incentivare i ricongiungimenti familiari in altri paesi d’Europa.
Si è spinto oltre, con dichiarazioni pesanti, Sergio Chiamparino.
Il sindaco di Torino ha ritirato la sua disponibilità a mettere a disposizione il sito Arena rock per l’emergenza immigrazione.
Lo ha detto lo stesso Chiamparino, a Bruxelles, a margine dei lavori del Comitato delle Regioni, affermando che il ministro degli Interni, Maroni, “è in evidente malafede”.
Il governo ha proposto agli enti locali di aggiornare la cabina di regia sul’emergenza immigrati a martedi’ prossimo, dopo il viaggio del premier Silvio Berlusconi a Tunisi.
Nel frattempo critiche pesanti sono arrivate dagli ispettori di Amnesty International, da alcuni giorni presenti a Lampedusa : “Siamo rimasti colpiti dal fatto che il governo non ha risposto adeguatamente, nè con l’urgenza dovuta, a questa crisi. Sono impressionanti le condizioni misere con cui sono tenute le persone in questo posto. La cosa che emerge chiaramente è che non c’è nessun piano. Non c’è qualcosa che ci aiuti a capire e andare nei dettagli. Ma soprattutto non è chiaro come l’italia intenda rispondere all’arrivo di emigranti e rifugiati dal nord Africa”.
Fa eco Msf: “Difficile pensare che siamo in Italia”.
Difficile pensare che solo oggi qualcuno ammetta che possa esistere anche un’altra soluzione, quella di applicare l’art. 20 della legge sull’immigrazione, così come si era fatto per i 25.000 profughi kossovari.
Ovvero concedere loro un permesso di soggiorno temporaneo (di sei mesi) in maniera da stabilizzare la situazione.
Il permesso darebbe loro la possibilità di circolare liberamente in Europa per realizzare quei ricongiungimenti familiari che molti di loro richiedono.
Stamane per la prima volta, dopo aver sbattuto per giorni la faccia contro il muro, Berlusconi e Maroni ne hanno fatto un parziale accenno.
Che qualcuno gli abbia fatto capire che per risolvere i problemi non servono più gli spot?
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Marzo 31st, 2011 Riccardo Fucile
“NON VOGLIAMO TORNARE IN TUNISIA”: SCOPPIA LA PROTESTA PACIFICA DI 4.000 TUNISINI A LAMPEDUSA… GRIDANO “SICILIA, SICILIA” MA TUTTO E’ LASCIATO IN MANO A UN FUNZIONARIO DI POLIZIA CHE PROMETTE: “NON TORNERETE IN TUNISIA, VI DO’ LA MIA PAROLA”… GLI IMMIGRATI: “BERLUSCONI CI HA PROMESSO IERI CHE PROVVEDERA’ A NOI”… BASTA SPECULARE SULLA PELLE DEI POVERI, IL GOVERNO DICA LORO LA VERITA’
I migranti di Lampedusa chiedono di lasciare l’isola, subito, e non vogliono
tornare in Tunisia.
E’ venuto il momento della loro protesta, anche se per ora totalmente pacifica. E’ scoppiata nel pomeriggio.
Un migliaio di migranti hanno organizzato un corteo nella centrale via Roma di Lampedusa.
Gridano «Sicilia, Sicilia», e chiedono di essere subito trasferiti da Lampedusa. La situazione è molto difficile e rischia di degenerare.
La sta tenendo a bada un funzionario di polizia, Corrado Empoli, che tramite un traduttore sta parlando con i migranti e sta provando a convincerli che devono attendere fino a venerdì.
«Le navi sono già partite oggi cariche di altre persone. Siete tanti, dovete capire che è difficile gestire questa situazione».
Urla dalla folla, il traduttore fatica a farsi sentire.
Uno dei migranti prende la parole e in inglese spiega la drammaticità della situazione che stanno sopportanto a Lampedusa da 10 giorni.
Il traduttore spiega che la paura di molti migranti è quella di essere traditi di nuovo.
Parlano in tanti, le voci si sovrappongono e il rischio che la situazione degeneri resta alto.
Empoli ribatte: «Io vi chiedo di aver fiducia in me. Dovete avere ancor un po’ di pazienza. Non tornerete in Tunisia. Un giorno o due di più in più di fronte alla possibilità di cambiare la propria vita non è nulla».
Dalla folla si alza un grido, scandito più volte: «We trust you». Noi crediamo in te. E poi grazie, grazie.
«Dormiamo in posti che non sarebbero adatti neanche ai cani» dice Jahshen, tunisino, uno dei manifestanti. «Siamo troppi. Io aspetto da 11 giorni e da 5 dormo su quella che voi chiamate la ‘collina della vergognà », dice Haithem, 23 anni, arrivato da Djerba.
«Tutti abbiamo paura – aggiunge – di essere portati in Tunisia e dopo tre giorni di mare io non posso tornare nel Paese da cui sono fuggito. Ieri Berlusconi è venuto qui, ha detto che provvederà per noi, ma le sue sono solo parole e se stasera pioverà , come promette il tempo, noi non abbiamo come ripararci».
Sono 3.731 gli immigrati presenti attualmente a Lampedusa.
E’ inconcepibile far vivere degli esseri umani in queste condizioni, una vergogna per il nostro Paese.
Ed è vergognoso prenderli per il culo.
Berlusconi deve avere il coraggio di decidere il loro destino e assumersene la responsabilità , altro che raccontare palle.
Quei poveretti vivono sulla collina della vergogna, ma noi italiani non vogliamo un governo che vive sulla collina dei conigli.
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Marzo 29th, 2011 Riccardo Fucile
SULLA MISSIONE LIBICA, TELECONFERENZA TRA USA, GRAN BRETAGNA, FRANCIA E GERMANIA…A DIMOSTRAZIONE CHE IL GOVERNO BERLUSCONI NON CONTA NULLA, QUALORA CI FOSSE STATO BISOGNO DI ULTERIORE CONFERMA
Obama, Sarkozy, Cameron e Merkel: i quattro si sono ritrovati ieri pomeriggio in
videoconferenza per capire quali possono essere le soluzioni politiche della crisi alla vigilia della conferenza della coalizione che si apre oggi a Londra. Berlusconi non è stato invitato a partecipare all’incontro.
Una conferma che l’Italia non è considerato un interlocutore credibile per gestire l’uscita di scena del suo ex alleato di Tripoli.
Ieri, mentre il premier turco Erdogan si proponeva come mediatore tra il regime di Gheddafi e gli insorti, Sarkozy e Cameron, come promesso, hanno espresso una posizione comune sulla necessità di trovare una via di uscita politica dal conflitto, fondata sul riconoscimento del Consiglio di Transizione come l’organismo che dovrebbe sovrintendere al passaggio verso elezioni e alla formazione di un governo democratico in una Libia unita.
Il governo italiano, aveva preannunciato una posizione comune con la Germania, ma da Roma e Berlino non è uscito nessun comunicato.
Anche perchè la Merkel sta ormai da tempo parlando con americani, francesi e tedeschi per cercare di riportare la Germania nella cabina di regia della crisi.
Il ministro degli Esteri Frattini si è provato a spiegare che la videoconferenza quadripartita «non sta decidendo niente», e che comunque «l’Italia non sente la sindrome dell’esclusione».
Ma fonti vicine al premier raccontano di un Berlusconi infuriato.
Un malumore di cui si fa portavoce Osvaldo Napoli, vicecapogruppo Pdl alla Camera: «Berlusconi dovrebbe utilizzare il metodo Sigonella e sospendere subito l’utilizzo delle basi. Non esiste che noi ci carichiamo tutti gli immigrati mentre i cosiddetti alleati fanno i furbi».
«No a patti separati, le telefonate di questo tipo non portano a nulla, a formati singolari l’Italia risponde con i fatti», rincarano fonti diplomatiche. Precedentemente, Frattini si era limitato a dire che per la Libia «occorre trovare una soluzione condivisa», e ad augurarsi che «Paesi africani» possano «offrire ospitalità » a Gheddafi, contro cui è in corso un’inchiesta del Tribunale penale internazionale per crimini contro l’umanità .
Il ministro italiano è anche tornato a insistere sulla necessità di aprire un dialogo con le tribù libiche.
Più articolata, anche se comunque ancora necessariamente vaga in attesa della conferenza di oggi, la posizione comune espressa da Sarkozy e Cameron. Francia e Gran Bretagna, che appaiono sempre più saldamente al comando della gestione politica della crisi, hanno ribadito l’invito ai partigiani di Gheddafi perchè depongano le armi «prima che sia troppo tardi». «L’azione militare non e’ un obiettivo in se stesso – scrivono i due leader – Una soluzione duratura può essere solo politica e decisa dal popolo libico. Ecco perchè il processo che comincia domani a Londra è importante». Questo processo, che sarà tenuto a battesimo dalla Conferenza cui partecipano i ministri degli esteri e i rappresentanti di una quarantina di Paesi e di organizzazioni internazionali, si articola attorno al Consiglio nazionale di Transizione di Bengasi, a cui viene riconosciuto un «ruolo di pioniere».
Ad esso spetterà il compito di organizzare elezioni che portino alla formazione di un governo democratico.
E non a caso ieri il Qatar è stato il primo dei Paesi arabi a riconoscere il Consiglio di Transizione come «l’unico rappresentante del popolo libico».
Un passo che fino ad ora era stato compiuto solo dalla Francia e dal Parlamento europeo.
C’è attesa intanto per il discorso sulla Libia che il presidente Obama dovrebbe pronunciare nella notte.
Ma le anticipazioni lasciano intendere che, con il passaggio definitivo del comando delle operazioni militari all’Alleanza Atlantica, la Casa Bianca intenda caratterizzare il ruolo degli Stati Uniti come una azione «di supporto» delle missioni Nato, rinunciando volentieri alla leadership politica della gestione della crisi.
«L’impegno dell’America sarà limitato nel tempo e negli obiettivi», ha fatto sapere il presidente.
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Marzo 27th, 2011 Riccardo Fucile
L’INIZIATIVA E’ STATA LANCIATA PER SENSIBILIZZARE LA POPOLAZIONE SUL PAGAMENTO DEL CANONE…IL PREMIER ITALIANO UTILIZZATO COME TESTIMONIAL IN NEGATIVO PER UNA CAMPAGNA DELLE EMITTENTI PUBBLICHE….ALTRO CHE ASSE ITALIA-GERMANIA, CI CONSIDERANO UN CATTIVO ESEMPIO DI DEMOCRAZIA
Senza media indipendenti si rischia di fare la fine dell’Italia. 
E’ ciò che afferma una nuova campagna pubblicitaria ideata dall’agenzia Serviceplan e lanciata dalle emittenti pubbliche tedesche ARD e ZDF che prende di mira il Belpaese e le emittenti controllate da Silvio Berlusconi.
Lo spot, lanciato in occasione delle elezioni negli stati del Baden-Wà¼rtenberg e della Renania Palatinato e promosso su diversi quotidiani nazionali, presenta in primo piano una foto del nostro Primo ministro che appare sorridente e felice.
Sull’immagine campeggia lo slogan: «Una democrazia è forte quando ha media liberi».
Della vicenda si è parlato anche in Spagna, dalle colonne del quotidiano El Mundo.
L’Italia di Berlusconi è segnalata dal giornale di Madrid come l’antitesi della libertà e dell’indipendenza dei media.
Secondo lo spot la Germania, se non avesse media indipendenti e neutri, finanziati attraverso le tasse, potrebbe rischiare di diventare un paese semilibero: «La Germania ha un panorama televisivo tra i più ricchi e variegati al mondo – si legge sul cartellone pubblicitario -. Siamo noi tutti che lo rendiamo possibile grazie al canone che paghiamo».
Inoltre come si legge sul sito www.wuv.de, rivista che si occupa di media e pubblicità , una democrazia funziona «non solo quando ci sono elezioni libere, ma anche quando i media non sono sottomessi al potere politico».
Nei mesi scorsi le stesse emittenti televisive tedesche avevano già lanciato un altro spot per difendere la democrazia e la libertà dei mezzi d’informazione.
Sul cartellone pubblicitario compariva un’immagine dei violenti scontri tra giovani nordafricani e forze dell’ordine.
Sulla foto compariva la domanda: «Quanto è importante votare per te?».
La rèclame, come rivelano i siti web tedeschi, poneva l’accento sul fatto che ci son popoli, non molto lontani dai confini europei, che ancora oggi sono oppressi, ma che sono pronti a lottare e a morire pur di conquistare il diritto di voto.
Francesco Tortora
(da “Il Corriere della Sera“)
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Marzo 27th, 2011 Riccardo Fucile
L’UNICO ATTUALE SEGRETARIO DI PARTITO CONDANNATO A 8 MESI DI GALERA PER TANGENTOPOLI, ASSISTITO DALL’UNICO MINISTRO DEGLI INTERNI CONDANNATO A 3 MESI DI CARCERE PER RESISTENZA ALLE FORZE DELL’ORDINE, SI PERMETTE DI PARLARE DI SPRECO DI DENARO PER UNA ASSISTENZA UMANITARIA… “CACASOTTO FRATTINI” QUASI SI GIUSTIFICA DELL’IDEA, INVECE DI RINCHIUDERE I CLANDESTINI LEGHISTI IN UN CENTRO DI IDENTIFICAZIONE ED ESPULSIONE DALL’ITALIA
”Ma che pagare? Io non gli darei niente, li caricherei e li porterei indietro. E se tornano li riportiamo a casa ancora”.
Il segretario della Lega Nord, Umberto Bossi, ha le idee chiare sulla proposta del ministro degli Esteri Franco Frattini che, in un’intervista sul Quotidiano Nazionale, parla di una ‘dote’ da mettere a disposizione di ogni immigrato che accetterà di rimpatriare volontariamente nel proprio paese.
”L’Organizzazione delle migrazioni, dà una ‘dote’ di 1.500 dollari. Noi possiamo superare questo importo, fino a duemila o magari 2.500 dollari, dando così la possibilità di creare le condizioni per un rientro di migliaia di persone”, si legge nell’articolo su QN.
”Abbiamo detto al governo di tunisino — spiega Frattini, che ieri è stato a Tunisi con il collega Roberto Maroni — che ovviamente dobbiamo rimpatriare i clandestini e loro hanno ben presente che questo si deve fare”.
Ma chi paga? Nell’intervista Frattini attribuisce al “governo italiano” l’onere di “mettere a disposizione un aiuto economico per aiutare il reinserimento sociale di ogni tunisino che accetti volontariamente il rimpatrio”.
Non si fanno attendere le critiche della Lega, contraria all’utilizzo di soldi italiani per sostenere il rimpatrio assistito degli immigrati.
In una nota, infatti, il vice presidente dei senatori della Lega Nord Sandro Mazzatorta sottolinea come la proposta di Frattini sia ricevibile solo a patto che ”per il rimpatrio volontario assistito dei clandestini tunisini nel loro paese siano utilizzati esclusivamente i soldi del Fondo dell’Unione Europea per i rimpatri volontari”.
In caso contrario, avverte Mazzatorta “dovranno essere seguite rigorosamente le procedure previste dalla legge Bossi Fini per l’espulsione dei clandestini tunisini”.
Frattini ingrana la retromarcia e ai microfoni di Sky Tg24 assicura: “La dote che verrà messa a disposizione di ogni clandestino che accetterà volontariamente di tornare nel suo Paese (circa 1.700 euro) arriverà da fondi dell’Ue“.
Per il ministro, l’Italia, “al massimo si limiterà ad anticipare”.
La Lega Nord non ha nessuna ragione per allarmarsi visto che, spiega Frattini “l’Italia ha già attuato negli anni passati progetti di questo tipo verso immigrati di Paesi dell’Africa sub-sahariana, per esempio nigeriani e in questo caso furono soldi anticipati dall’Unione Europea. E’ possibile che stavolta sia lo Stato ad anticiparli, ma comunque il rimborso finale è sempre e comunque dell’Unione Europea, che ha proprio un fondo ‘ad hoc’”.
La vicenda ci porta ad alcune considerazioni.
1) Questione etica: l’unico pregiudicato ancora segretario di partito, condannato a 8 mesi di galera per aver intascato una tangente Enimont di 200 milioni ai tempi di Tangentopoli, si chiama Umberto Bossi.
E l’unico ministro degli Interni condannato a 4 mesi per resistenza a pubblico ufficiale si chiama Roberto Maroni.
In qualsiasi Paese occidentale nessuno dei due sarebbe a rappresentare le Istituzioni, certamente nessuno riconoscerebbe loro il titolo di parlare di “spreco di denaro” e di questioni etiche.
2) Questione contabile: solo un coglione incapace di fare due conti potrebbe pensare che questa soluzione non sarebbe in ogni caso vantaggiosa.
Se il tunisino incassasse 1.500 euro dalla Ue e 1.000 dall’Italia e se ne andasse domani dal nostro Paese ci costerebbe solo 1.000 euro.
Se invece facesse richiesta di asilo politico, la pratica durerebbe tra i tre e i sei mesi.
Ogni profugo costa tra i 60 e gli 80 euro al giorno, quindi circa 2.000 euro al mese, 6.000 in tre mesi, 12.000 in sei mesi, 24.000 in un anno.
Senza contare le strutture e i costi del personale distaccato.
3) Questione politica: con i rivolgimenti in atto nel Magreb siamo di fronte a una emergenza umanitaria.
Queste persone non sono clandestini, ma profughi, sfollati da zone di guerra. La civiltà e il buon senso dovrebbero indurci a ospitarli per un breve periodo e poi gradualmente favorire la crescita della democrazia nel loro Paese e il loro ritorno a casa.
Ovviamente di concerto con l’Europa, ma per questo occorrerebbe anche avere credibilità internazionale.
4) A suo tempo abbiamo avuto l’invasione di 25.000 kossovari e nel 2008 abbiamo addirittura accolto 32.000 immigrati a Lampedusa, senza starnazzare così tanto.
Qua siamo a 16.000 arrivi e Maroni è già in bambola da settimane.
5) Il governo non ha saputo organizzare una assistenza adeguata, intasando Lampedusa di 5.000 tunisini, quando sarebbe bastato noleggiare subito dei grandi traghetti e smistare i nuovi arrivati presso altri centri.
Invece siamo ora alla soluzione tendopoli, come all’Aquila.
6) Questione culturale: i nuovi arrivati sono innanzi tutto “esseri umani” e vanno accolti con rispetto.
Siamo la sesta potenza economica mondiale e come tali dobbiamo comportarci.
Poi i tunisini sfollati andranno rimpatriati con gradualità entro qualche mese e secondo le norme internazionali sottoscritte dal nostro Paese.
Se qualcuno è mosso da concezioni razziste, si accomodi davanti a un giudice: in Italia la propaganda razzista o xenofoba è punita dal codice penale e sarebbe ora che il codice venisse applicato anche contro gli istigatori.
Il leghista Zaia ha sostenuto che questi profughi hanno le scarpe firmate.
Che il fighetto trevigiano, un passato da animatore da discoteca, sia legato all’ambiente in cui ha iniziato a sculettare in pista e a notare la marca dalle calzature è cosa nota.
Ma c’è un limite anche all’indecenza: chi ha visto le condizioni in cui sono arrivati tanti sfollati prova solo indignazione per dichiarazioni di un clandestino del genere umano che si permette di sostenere certe falsità .
I centri di identificazione ed espulsione dall’Italia andrebbero usati per certa classe dirigente leghista che con la storia di umanità e solidarietà del nostro Paese non ha nulla a che spartire.
I veri clandestini sono loro.
argomento: Bossi, Costume, denuncia, emergenza, Esteri, Europa, Giustizia, governo, LegaNord, Parlamento, Politica, radici e valori, Sicurezza | Commenta »