Destra di Popolo.net

QUELLE PAROLE CHE LASCIANO IL SEGNO: I COMPORTAMENTI DEL PREMIER HANNO UN PESO NELL’IMMAGINE DELL’ITALIA NEL MONDO

Novembre 29th, 2010 Riccardo Fucile

L’ANALISI DI MARIO CALABRESI SU “LA STAMPA” IN MERITO ALLE RIVELAZIONI DI WIKILEAKS SU BERLUSCONI… UNA POLITICA ENERGETICA TROPPO DIPENDENTE DA MOSCA, UNA DIFESA D’UFFICIO DELLA RUSSIA DURANTE LA CRISI CON LA GEORGIA…TRA DIFFIDENZA E GIUDIZI IMPIETOSI DELLA AMMINISTRAZIONE USA CHE CI ESPONGONO AL RIDICOLO

Annunciata da giorni, ieri sera si è scatenata in tutto il mondo l’orgia dei documenti riservati: sono diventati pubblici centinaia di migliaia di messaggi che la diplomazia americana ha spedito negli ultimi anni a Washington da ogni angolo del mondo, insieme alle direttive che facevano il percorso inverso, quelle che il Dipartimento di Stato ha indirizzato ad ambasciate e consolati.
Una tempesta per i rapporti internazionali, destinata ad alzare la tensione contemporaneamente nei punti più caldi del pianeta: dal Golfo Persico dove ora non è più segreta la richiesta saudita agli americani di attaccare urgentemente l’Iran per distruggere il programma nucleare di Teheran.
All’Afghanistan del «paranoico» Karzai; alle ipotesi di riunificazione coreana con la notizia del missile di Pyongyang capace di colpire; fino all’accusa ai cinesi di aver bloccato Google.
Una situazione difficile da gestire per la Casa Bianca e per la diplomazia americana che vengono messe a nudo nei loro ragionamenti riservati, nelle loro strategie, nelle loro debolezze e nei loro peggiori aspetti.
Quale clima ci sarà  da questa mattina al Palazzo di Vetro a New York nel momento in cui si viene a sapere che lo scorso anno partì una direttiva firmata Hillary Clinton in cui si chiedeva di far partire una campagna di spionaggio contro i vertici dell’Onu?
Una tempesta per le opinioni pubbliche di ogni Paese che da oggi possono sapere cosa pensano dei loro governi gli americani.
A far scalpore non sono solo gli scenari che emergono dalle analisi a stelle e strisce, scenari che in parte già  conosciamo da tempo (sono forse un mistero la diffidenza verso il presidente iracheno Karzai o il disprezzo per Ahmadinejad?), ma la possibilità  di leggerli nero su bianco.
Il caso italiano è emblematico: le feste «selvagge» di Berlusconi sono forse una sorpresa per qualche nostro concittadino, così come il rapporto assiduo e opaco con Putin o Gheddafi non sono forse materia su cui ci si interroga da anni?
I documenti americani, ad una prima lettura delle anticipazioni, non rivelano nulla di terribilmente nuovo, ma la loro forza è un’altra: mostrarci come i discutibili comportamenti del nostro primo ministro, sia nel suo privato sia sullo scenario internazionale, abbiano un peso nella nostra immagine nel mondo.
Anche questo può apparire scontato, ma leggere che gli americani considerano Berlusconi «il megafono di Putin in Europa» (parlando di «regali generosi» e «contratti energetici redditizi») e lo definiscono «incapace, vanitoso e inefficace come leader europeo moderno» è qualcosa che lascia il segno.
Ma soprattutto qualcosa che questa volta non potrà  essere smentito o accolto con una scrollatine di spalle.
Nell’estate del 2009 Maurizio Molinari scrisse su questo giornale che l’amministrazione Obama era preoccupata e irritata per la politica energetica del nostro governo troppo dipendente da Mosca, che c’erano pressioni sull’Eni perchè cambiasse la sua politica sui gasdotti troppo sbilanciata – a parere di Washington – sull’accordo con Gazprom per dare vita al South Stream.
Il giorno dopo il ministro degli Esteri Franco Frattini rispose che non esisteva nessun malumore americano verso la nostra politica energetica.
Allo stesso modo sono state regolarmente liquidate le evidenze di un fastidio dei nostri alleati per una politica estera poco «ortodossa» e troppo fuori linea.
Due fatti hanno fatto particolarmente rumore al desk europeo del Dipartimento di Stato negli ultimi anni: il primo (nel 2007) è stato il pagamento del riscatto da parte del governo Prodi per ottenere la liberazione del giornalista Daniele Mastrogiacomo in Afghanistan, un comportamento non in linea con quello degli alleati e che scatenò le ire della diplomazia americana perchè il passaggio di denaro venne reso pubblico, costituendo un pericoloso precedente.
Il secondo è stato l’atteggiamento assunto da Berlusconi durante la crisi guerra tra Russia e Georgia, quando parlò di «aggressione georgiana» mettendosi in netto contrasto con la linea della Nato.
Erano ancora i tempi della Casa Bianca dell’amico George W. Bush, ma gli strascichi di quella polemica sono arrivati intatti sui tavoli della nuova Amministrazione.
Dopo le battute di Berlusconi su Barack Obama (indimenticata quella sull’abbronzatura) ebbi l’occasione di chiedere un commento ad uno degli uomini più vicini al presidente americano, il quale con grande pragmatismo mi rispose: il problema non sono le battute ma quel voluminoso dossier sui rapporti tra Roma e Mosca che ci è stato lasciato in eredità  al Dipartimento di Stato.
Non è un caso che nella prima intervista rilasciata da David Thorne al suo arrivo a Roma, il nuovo ambasciatore statunitense disse al Corriere della Sera che «una delle più grandi preoccupazioni americane è la dipendenza energetica dell’Italia».
Era il primo avviso pubblico, dopo quelli riservati che erano stati ignorati, a cui seguirono altre pressioni sia sul governo sia sull’Eni.
Ma se queste carte ci raccontano il nostro crollo di credibilità  e svelano i giudizi privati dell’ambasciata e della diplomazia, sbaglieremmo a pensare che ogni cablogramma del passato possa essere la fotografia del presente. Le stesse fonti americane che per lungo tempo hanno raccontato l’irritazione dell’Amministrazione, da qualche mese segnalano un cambio di passo di Berlusconi e anche dell’Eni, sottolineando che parte delle preoccupazioni di Washington sulla rete degli oleodotti hanno trovato ascolto con l’apertura alla possibile convivenza del South Stream con il progetto Nabucco (caro agli Usa) e che è stato apprezzato il viaggio dell’amministratore delegato del colosso italiano degli idrocarburi, Paolo Scaroni, in Azerbajian.
La diplomazia americana racconta del pragmatismo di una Casa Bianca che non ha tempo di curarsi dei nostri vizi ma che ritiene che l’Italia «può avere un ruolo positivo in Medio Oriente» perchè è uno dei pochi governi europei ad avere un buon rapporto con il governo di Netanyahu e con Egitto, Siria e Libano.
Così Berlusconi, sicuro di non pagare conseguenze, può farsi una risata e Frattini chiedere che nessun politico commenti, ma in rete e sui giornali di tutto il mondo resteranno quei giudizi impietosi che ci espongono al ridicolo e quella diffidenza che rende faticoso il rapporto con il più importante dei nostri alleati.

Mario Calabresi
(da “la Stampa“)

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LA TEMPESTA WIKILEAKS SUL MONDO: “RUSSIA STATO DI MAFIA, BERLUSCONI INCAPACE, GHEDDAFI IPOCONDRIACO”

Novembre 29th, 2010 Riccardo Fucile

GIUDIZI IMPIETOSI SUL PREMIER ITALIANO “PORTAVOCE DI PUTIN” , RIVELAZIONI SU CINA, IRAN, GUANTANAMO….CRITICHE A GERMANIA   E FRANCIA, STRATEGIE PER BLOCCARE L’IRAN

Il sospetto per la politica autoritaria di Vladimir Putin. La sfiducia in Silvio Berlusconi, portavoce della Russia in Europa segnalato per le sue “feste selvagge”.
Il fastidio per come Sarkozy, chiamato “imperatore nudo” contrasta la politica statunitense. Ma anche le strategie per bloccare l’Iran e arginare la Cina, gli avvertimenti alla Germania sul contrasto alle “rendition”, lo spionaggio nei confronti dell’Onu.
Faranno discutere per settimane, o forse per mesi, i documenti riservati della diplomazia americana diffusi oggi da Wikileaks e rilanciati su internet da El Pais, New York Times, Guardian e Le Monde.
Oltre 200mila documenti, di cui 3.012 sull’Italia, destinati a incidere in maniera indelebile sulle relazioni diplomatiche internazionali. Ecco le pagine più significative.
Berlusconi incapace, portavoce di Putin.
“Incapace, vanitoso e inefficace come leader europeo moderno”: questo il giudizio dell’incaricata d’affari americana a Roma Elizabeth Dibble sul presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
Non solo: il presidente del Consiglio italiano è un leader “fisicamente e politicamente debole” le cui “frequenti lunghe nottate e l’inclinazione ai party significano che non si riposa a sufficienza”.
Secondo i documenti svelati da Wikileaks, il premier italiano è visto con scarsa fiducia, se non con aperto sospetto, per i suoi rapporti con Vladimir Putin, di cui viene definito il “portavoce in Europa”.
I rapporti americani parlano di rapporti sempre più stretti tra i due leader, conditi da “regali sontuosi” e da “contratti energetici lucrativi”. I diplomatici segnalano anche la presenza di “misteriosi intermediari”.
Nei documenti appare anche il ministro degli Esteri Franco Frattini, che avrebbe espresso “frustrazione per il doppio gioco di espansione verso l’Europa e l’Iran da parte della Turchia”.
Putin maschio alfa, Merkel evita i rischi.
Vladimir Putin definito “alpha dog”, il maschio dominante: è una delle colorite espressioni contenute dei cablogrammi del Dipartimento di Stato.
Nei documenti giudizia anche sul rapporto tra il Putin e il presidente russo Dmitri Medvedev.
In uno di questi rapporti, della fine del 2008, si afferma che Medvedev, ufficialmente di rango maggiore, “fa la parte di Robin rispetto al Batman di Putin”. I leader russi sono solo due dei leader mondiali che vengono etichettati senza peli sulla lingua dai diplomatici di Washington: il presidente afghano Hamid Karzai è “ispirato dalla paranoia”, mentre il cancelliere tedesco Angela Merkel “evita i rischi ed è raramente creativa”.
Durissime accuse alla Russia sulla mafia.
La Russia “è virtualmente uno Stato della mafia”. La Russia e le sue agenzie usano i boss della mafia per effettuare le loro operazioni, la relazione è così stretta che il Paese è divenuto “virtualmente uno stato della mafia”.
Gli avvertimenti alla Germania citando Abu Omar.
Nel 2007 a Berlino venne intimato di non emettere mandati di arresto nei confronti di agenti Cia coinvolti nel sequestro e nella deportazione in Pakistan di un cittadino tedesco la cui unica colpa era quella di portare lo stesso nome di un sospetto terrorista.
“Il nostro intento non è minacciare la Germania”, spiegava nell’occasione un diplomatico americano, “ma di fare in modo che il governo tedesco valuti attentamente le implicazioni delle sue azioni. Visto cosa è successo all’Italia con Abu Omar?”.
L’ipocondria di Gheddafi e la sua infermiera.
Fra le note filtrate dagli armadi riservati della diplomazia americana, fra “le più delicate” El Pais cita questa sera quelle sul leader libico Muammar Gheddafi. Nei suoi messaggi, secondo ElPais, l’ambasciatore americano a Tripoli “racconta che Gheddafi usa il botox ed è un vero ipocondriaco, che fa filmare tutti i suoi controlli medici per analizzarli dopo con i suoi dottori”.
Il New York Times riferisce invece della curiosità  suscitata dalla vistosa infermiera ucraina dalla quale il leader libico non si separa mai.
La Cina dietro gli attacchi a Google.
Le carte di Wikileaks confermano che le intrusioni nei computer di Google sono state dirette dal governo cinese.
L’aggressione informatica è parte di una campagna che ha coinvolto funzionari governativi, esperti di sicurezza e cybercriminali. Gli attacchi informatici vanno avanti dal 2002 e avrebbero permesso di entrare nei sistemi informatici del governo americano, di alcuni alleati e anche in quelli del Dalai Lama.
Spiati Ban Ki-moon e i diplomatici Onu.
Hillary Clinton in una nota del 31 luglio 2009 decise di mettere sotto osservazione i diplomatici stranieri presso le Nazioni Unite. La nota inviata dalla Clinton ha come titolo National Humint Collection Directive.
Nella nota si chiede di raccogliere informazioni sui piani dell’Onu e sulle intenzioni del segretario Onu Ban Ki-Moon e del suo segretariato su temi specifici come l’Iran. La nota è stata inviata a 30 ambasciate americane da Amman a Berlino fino a Zagabria.
Gli Usa pronti alla guerra con l’Iran.
In un dispaccio si parla di colloqui confidenziali di funzionari Usa con il principe ereditario di Abu Dhabi, Mohammed Bin Zayed in cui secondo il principe “una rapida guerra convenzionale con l’Iran sarebbe meglio delle conseguenze a lungo termine di un conflitto nucleare”.
Secondo il generale americano David Patraeus l’Iran sarebbe per gli Stati Uniti “il migliore strumento di reclutamento”, mentre “il numero di alleanze e di accordi per un sostegno militare tra Usa e partner arabi nel Golfo è considerevolmente aumentato”.
In altri documenti si afferma che l’Iran ha ottenuto sofisticati missili dalla Corea del Nord in grado di colpire l’Europa occidentale.
I timori per il nucleare pakistano.
Fin dal 2007 gli Usa hanno avviato azioni segrete, finora senza successo, per rimuovere da un reattore nucleare del Pakistan uranio altamente arricchito che “funzionari americani temevano potesse essere utilizzato per un ordigno non lecito”.
Gli scenari in caso di collasso nordcoreano.
Tra Stati Uniti e Corea del sud si è discusso dell’eventualità  di una Corea riunificata nel caso Pyongyang dovesse implodere per le difficoltà  economiche e della transizione politica al vertice dello stato.
A preoccupare sarebbe soprattutto la reazione della Cina, che secondo i funzionari di Seul potrebbe essere superata con i giusti accordi commerciali.
I detenuti di Guantanamo come merce di scambio.
Quando gli Stati Uniti si sono trovati di fronte alla necessità  di chiudere il carcere di Guantanamo, i presunti terroristi detenuti sono diventati moneta di scambio con gli alleati minori: alla Slovenia è stato detto di prendersi un prigioniero in cambio di un incontro con il presidente Obama.
All’isola di Kiribati sono stati offerti incentivi milionari per convincerla ad imbarcare un gruppo di detenuti.
Anche al Belgio sarebbe stato detto che prendersi qualche prigioniero sarebbe stato un sistema valido e poco costoso per diventare più importante in Europa.
Gli arabi e la guerra al terrorismo.
I donatori sauditi restano i principali finanziatori di Al Qaeda, che pure ospita molte basi statunitensi, viene definito il peggior paese della regione per quanto riguarda la lotta al terrorismo.
Gli Stati Uniti, riferiscono i documenti, non riescono a evitare che la Siria fornisca armi a Hezbollah in Libano.
A una settimana di distanza dalle solenni promesse del presidente Assad di non inviare nuove armi, i rapporti riferiscono che la Siria continua a consegnare ai libanesi dispositivi sempre più sofisticati.

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LA SPECTRE GLOBALE E LA TEORIA DELL’ETERNO COMPLOTTO

Novembre 27th, 2010 Riccardo Fucile

SECONDO IL GOVERNO C’E’ CHI TRAMA CONTRO L’ITALIA: I RIFIUTI A NAPOLI, LE MACERIE DI POMPEI, GLI AVVISI DI GARANZIA PER IL CASO FINMECCANICA, LE RIVELAZIONI DI WIKILEAKS SAREBBERO IL FRUTTO DI UNA CONGIURA INTERNAZIONALE CONTRO IL NOSTRO PAESE… IN REALTA’ O QUALCUNO HA BEVUTO TROPPO O IL GOVERNO USA ARGOMENTI PER DISTRARRE L’OPINIONE PUBBLICA DAI PROPRI FALLIMENTI

Complotto contro l’Italia.
In un pirotecnico gioco di specchi, si potrebbe capovolgere così il titolo del magnifico romanzo di Philip Roth, dove la dura e rancorosa America di Lindbergh si chiude in se stessa per non vedere i suoi guai, e addita il mondo come nemico.
Oggi Silvio Berlusconi e il suo governo fanno la stessa cosa.
Per non vedere quanto è già  sotto gli occhi di tutti, dal disastro dei rifiuti al crollo di Pompei, dalle inchieste della magistratura su Finmeccanica ai file segreti di Wikileaks, il nostro Consiglio dei ministri si riunisce come fosse un gabinetto di guerra, e alla fine stila il suo comunicato farneticante, dove si rievoca una “Cosa” pericolosa e informe che somiglia tanto alla cara, vecchia congiura giudo-pluto-massonica.
“C’è una strategia per colpire l’Italia e la sua immagine internazionale”, scandisce il nostro ministro degli Esteri, ripreso in un comunicato ufficiale di Palazzo Chigi.
Una “strategia” nella quale si mescola tutto, per confondere tutti.
La monnezza di Napoli e le macerie della Domus dei gladiatori, gli avvisi di garanzia sul caso Enav-Selex e le “rivelazioni imbarazzanti” sui rapporti Italia-Usa che il terribile e temibile Assange sta per diffondere in rete.
Un’enormità , sul piano politico e diplomatico: il governo italiano spara in alto, e nel mucchio, senza dire chi, dove, come, quando, perchè.
Poco più tardi, forse consapevole della sparata, lo stesso capo della Farnesina si corregge, con una prosa avventurosa: “Non c’è nessun complotto contro di noi, ma elementi preoccupanti che sono la combinazione di informazioni inesatte, di enfatizzazioni mediatiche, di fattori negativi per l’Italia”.
Salvo poi aggiungere, con involontaria comicità , che “non c’è un unico burattinaio, ma una combinazione il cui risultato è dannoso per la nostra immagine”.
Riepilogando.
C’è una strategia internazionale contro l’Italia e contro il suo governo.
Magari nasce in America, va a sapere, e poi dilaga in Europa. E non c’è una sola “centrale”, al lavoro contro il Belpaese. forse ce n’è più d’una.
È grottesco che si possa anche solo immaginare uno scenario da Spectre globale, soprattutto se rapportato alla nostra sostanziale irrilevanza nello scenario internazionale.
Possibile che il Cavaliere e i suoi accoliti non dubitino che di “centrale” anti-italiana non ce n’è proprio nessuna?
Possibile che non abbiano il ragionevole dubbio che l’unica “centrale” che, in questo momento, sta arrecando veri danni all’immagine e alla credibilità  dell’Italia è proprio l’istituzione che la governa?
È colpa delle cancellerie europee se la Campania è invasa dai rifiuti come due anni fa?
È colpa di Obama se l’inchiesta su Finmeccanica porta ad avvisi di garanzia che colpiscono al cuore la nostra industria della Difesa, strategica per il Paese?
È vero che ogni tramonto di un’illusione (è tale è il rovinoso declino del berlusconismo) contiene in sè elementi teatrali, oltre che tragici.
Ma qui stiamo davvero esagerando. Manca solo l’attacco frontale alla Perfida Albione, da un balcone di Palazzo Grazioli.
Poi la farsa sarà  davvero completa.

Massimo Giannini
( da “la Repubblica”)

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EMERGENZA RIFIUTI, LA UE: “NON BASTANO TRE GIORNI, CI VORRANNO ANNI PER TORNARE ALLA NORMALITA'”

Novembre 26th, 2010 Riccardo Fucile

DOPO LA VISITA SUL POSTO, I COMMISSARI EUROPEI SCRIVONO: “LE MISURE RICHIESTE NON SONO STATE APPLICATE. MANCANO LA RACCOLTA DIFFERENZIATA, I TERMOVALORIZZATORI E UN PIANO ORGANICO”… ALTRA AMMENDA IN VISTA, MENTRE BERLUSCONI SE LA PRENDE CON LE AUTORITA’ LOCALI CHE AVREBBERO DOVUTO COSTRUIRE GLI IMPIANTI… FA FINTA DI NON SAPERE CHE PER COSTRUIRE UN TERMOVALORIZZATORE OCCORRONO ALMENO TRE ANNI, NON TRE GIORNI

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha emanato il decreto legge su rifiuti nel testo definitivo trasmesso dalla presidenza del consiglio dei ministri che, si legge nella nota del Quirinale, “tiene significativamente conto delle osservazioni e delle richieste di chiarimento formulate dal capo dello Stato”.
Ma la Commissione Ue ha fatto sapere che “le misure necessarie per dare esecuzione alla sentenza pronunciata nel marzo scorso dalla Corte di giustizia europea non sono ancora state applicate”.
Lo ha dichiarato il commissario ue all’ambiente Janez Potocnik, dopo avere ricevuto la relazione della delegazione Ue che si è recata recentemente a Napoli.
Secondo Bruxelles, “anche se la costruzione dell’inceneritore di Acerra ha consentito dei progressi, il sistema soffre ancora di lacune significative”.
In particolare – ha precisato Potocnik – “suscita preoccupazione la mancanza di un sistema di raccolta differenziata a Napoli, la maggiore agglomerazione della regione. In mancanza di un efficace piano di gestione dei rifiuti per la Campania continuerebbero i rischi per la salute umana e i danni a livello ambientale, ai quali la Corte fa esplicita menzione nella propria sentenza”.
“Continuo a temere che ci vorranno ancora diversi anni per creare le infrastrutture necessarie a garantire un’adeguata gestione di tutti i rifiuti domestici prodotti in Campania – 7200 tonnellate al giorno – e per scongiurare l’insorgere di ulteriori emergenze rifiuti”, ha aggiunto il commissario.
Il che non significa che la Ue rimarrà  ad aspettare pazientemente che la situazione si risolva da sola. In mancanza di un efficace piano di gestione, la Commissione, ha detto Potocnik, sarebbe obbligata a rivolgersi nuovamente alla Corte, la quale probabilmente imporrebbe delle ammende all’Italia.
Non è colpa del governo, ha affermato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, se l’emergenza rifiuti è tornata, più grave di prima.
“Era necessario che le autorità  locali adempiessero agli impegni come la costruzione dei termovalorizzatori in tempi brevi, uno a Napoli est un altro a Salerno. Le autorità  locali non hanno fatto nulla”.
Vi sono due contraddizioni evidenti nel solito spottone mal riuscito del premier.
Se il problema era risolvibile da “ghe pensi mi” in tre giorni, come aveva garantito, perchè prendersela ora con le autorità  locali?
E come avrebbero potuto queste ultime costruire due termovalorizzatori in pochi mesi, quando notoriamente occorrono per farlo almeno due-tre anni?
Basta con le palle mediatiche, non ci crede più nessuno.

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IN BULGARIA E IN ITALIA NESSUNO HA VISTO IL FILM PREMIATO DA BONDI A VENEZIA COME UN CAPOLAVORO

Novembre 26th, 2010 Riccardo Fucile

“GOODBYE MAMA”, BYE BYE SPETTATORI: IL FILM FANTASMA CHE BONDI HA SPONSORIZZATO PER FARE UN FAVORE A MICHELLE BONEV, AMICA DI BERLUSCONI, IN BULGARIA NON SE L’E’ FILATO NESSUNO E NON E’ MAI STATO PROIETTATO NELLE SALE CINEMATOGRAFICHE… IN COMPENSO E’ COSTATO TRE MILIONI DI FONDI STATALI

Ministri e sottosegretari, alloggio al Cipriani di Venezia per tre giorni dal 3 al 6 settembre (“Ci dispiace”, dicono dalla direzione dell’albergo, ma chi abbia pagato il conto è un’informazione che proprio non possiamo dare”), charter privato decollato dalla Germania con 32 persone di delegazione.
Obiettivo, il Festival di Venezia, teatro dell’omaggio fasullo a Dragomira-Michelle Bonev e al suo film Goodbye Mama, inserito surrettiziamente in una sala del Lido per una grottesca parata governativa.
Il problema e il mistero sono la stessa faccia di una semplice constatazione.
Il film che nelle parole del ministro della Cultura di Sofia Vlady Rashidov avrebbe dovuto portare alla Bulgaria la fama mondiale che ottenne la Serbia con Underground di Emir Kusturica” è un’opera fantasma.
A parte il pomeriggio veneziano in cui Carlo Rossella la abbracciava e Galan, Carfagna e il vice di Bondi, Francesco Giro, si affacciavano con la targa inventata in piena estate, ma nel quale la stampa rimase fuori dalla proiezione, il nulla.
In patria non l’ha visto nessuno.
Non una misera proiezione di cortesia, un incontro con la stampa locale (imbarcata sul charter e prona nelle recensioni post-veneziane). Il nulla.
Non è stato distribuito, neanche per un giorno, nonostante la Bonev sognasse la candidatura all’Oscar per il miglior film straniero e sui divani dell’Excelsior rilasciasse dichiarazioni survoltate: “Ho altri 12 progetti nel cassetto e aspetto con fiducia la selezione di Hollywood”.
I commissari locali deputati alla scelta, dopo averlo visto, sono usciti mesti dalla proiezione organizzata dalla National Film Center Executive Agency, il luogo dove il ministero della Cultura indirizza i film in cerca di finanziamento.
Così a sperare nella notte di Los Angeles è rimasto il 35enne Kamen Kalev, che con la Bonev divide solo il luogo di nascita, Bourgas e che con il suo Eastern Plays era passato tra gli applausi alla Quinzaine dello scorso Cannes.
Michelle Bonev ha frustrato l’aspettativa megalomane e gli spettatori bulgari non hanno potuto neanche vedere se i denari elargiti dalla collettività  (circa tre milioni di euro di costo è la cifra complessiva dichiarata quando con la sua Romantica Entreteinment) hanno avuto un esito di qualche genere.
Mentre Dragomira-Michelle nell’intervista concessa a Roncone del Corsera si paragonava al Papa, in patria teneva banco il caso diplomatico.
Una faccenda prosaica, terrena, sulla quale la più importante tv del Paese, la Btv (ex network di Rupert Murdoch) ha aperto il telegiornale.
Il cinema locale è in crisi anche a Est, i finanziamenti erogati sulla carta non sono stati ancora pagati, le troupe si lamentano e permanendo l’incertezza su chi abbia pagato l’allegra gita veneziana, ci si chiede chi abbia foraggiato l’avventura per immagini cui nessuno ha assistito.
Tra il 2 e l’8 ottobre, subito dopo la farsa veneziana, Goodbye Mama era atteso a un concorso al Golden Rose Festival di Varna.
Nella terza città  della Bulgaria, tira un’aria salata.
I cineasti protestano per i fondi bloccati, inscenano manifestazioni e rinfacciano i fondi concessi alla Bonev.
Dragomira fiuta la situazione e a un tratto senza una spiegazione plausibile, Dragomira-Michelle sotiene l’impensabile. Manca la copia. Niente proiezione. Nel pressbook, sotto una foto della Bonev (una mania, la pretese anche per il suo libro pubblicato da Mondadori, Alberi senza radici), la storia della pellicola che del libro è una trasposizione.
Un melodramma incentrato su quattro donne (due sorelle, una madre e una nonna) che parte da quest’ultima ricoverata in un ospizio, picchia sul regime comunista e infine racconta la catarsi della protagonista che sbarca in Italia dove, neanche a dirlo, riconquisterà  la libertà .
Una storia che il premier, da anni, racconta con pochissime variazioni.

Malcom Pagani
(da “il Fatto Quotidiano“)

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GOVERNO BATTUTO DUE VOLTE ALLA CAMERA: DETERMINANTE IL VOTO DEI FINIANI, L’ASSE PDL-LEGA VA SOTTO

Novembre 23rd, 2010 Riccardo Fucile

ERA IN VOTAZIONE UN EMENDAMENTO ALLA RATIFICA DEL TRATTATO UE CHE ASSEGNA ALL’ITALIA UN SEGGIO SUPPLEMENTARE AL PARLAMENTO EUROPEO… IN BASE AI RESTI AVREBBE DOVUTO ANDARE ALL’UDC, MA IL PDL VOLEVA MODIFICARE I CRITERI PER OTTENERLO PER SE’…FINISCE 290 A 251, I FINIANI DETERMINANTI…BOCCHINO ANNUNCIA: “NON VOTEREMO LA FIDUCIA”

Maggioranza battuta per la seconda volta nell’Aula della Camera sull’articolo 4 della ratifica delle modifiche al Trattato dell’Unione europea che assegna all’Italia un seggio supplementare del Parlamento europeo.
Dopo che, a scrutinio segreto, era stato respinto un suo emendamento all’articolo 4, la maggioranza aveva dato indicazione per votare contro l’articolo nel suo complesso “evitando un vulnus”, come aveva spiegato Andrea Orsini del Pdl.
Ma al momento del voto, l’articolo (anche in questo caso a scrutinio segreto) è passato con 292 sì, 250 no e un astenuto.
Fli ha votato con Udc, Pd e Idv.
La norma prevede che i seggi a Strasburgo passino da 72 a 73 e che il seggio supplementare venga assegnato, in base alla logica del resto più alto, all’Udc.
Il Pdl invece chiedeva col suo emendamento che l’assegnazione del nuovo seggio venisse effettuata con una nuova redistribuzione del voto e non secondo i conteggi fatti in base alla norma vigente nel 2009 quando si sono svolte le elezioni europee.
Per effetto di questo meccanismo, il seggio in più sarebbe stato assegnato al Pdl e non all’Udc, come previsto invece con l’approvazione in commissione di un emendamento dell’opposizione.
La maggioranza, però, è stata nuovamente battuta.
«È evidente che non ci sono le condizioni per cui noi possiamo votare in questo momento la fiducia al Governo Berlusconi».
Lo ha detto il capogruppo di Fli alla Camera, Italo Bocchino, a Omnibus, su LA7. «Alla fine sono convinto che Berlusconi sceglierà  la via più saggia che è quella delle dimissioni per evitare di essere sfiduciato – ha aggiunto – non c’è dubbio che il passaggio parlamentare non può non essere legato a un elemento di discontinuità ».
Riferendosi alle parole del leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini che lunedì ha sottolineato che i centristi non voteranno la fiducia al governo, Bocchino ha commentato: «Casini fa parte dell’opposizione, noi abbiamo altre responsabilità ».
«Siamo in attesa di una risposta da Silvio Berlusconi – ha ribadito – ammesso che venga, fa shopping in Parlamento e poi che fa? Se Berlusconi viene il 13 e dice che c’è una situazione di stagnazione, dice ‘mi rendo conto che bisogna fare delle riforme istituzionali, la riforma della legge elettorale, la riforma del Fisco, un grande provvedimento economico e socialè troverà  una maggioranza più ampia. Questo chiediamo noi. Non chiediamo posti: li abbiamo restituiti».

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TAGLI FINANZIARIA: PROTESTANO ANCHE GLI ITALIANI ALL’ESTERO, A RISCHIO CULTURA E SALUTE PER GLI EMIGRATI INDIGENTI

Novembre 19th, 2010 Riccardo Fucile

RISORSE RIDOTTE DA 60 A 29 MILIONI: SI COMPROMETTE LA POSSIBILITA’ DI MANTENERE UN LEGAME CON LE PROPRIE RADICI CULTURALI…PRIVATI DELL’ASSISTENZA I SETTANTENNI ITALIANI INDIGENTI CHE VIVONO AL’ESTERO E IN NAZIONI DOVE L’ASSISTENZA SANITARIA E’ A PAGAMENTO

Alcune settimane fa c’è stata la denuncia della “Dante Alighieri”, l’istituto che promuove nel mondo la lingua e la cultura italiane.
Ma i tagli che riguardano gli italiani all’estero non si limitano alla cultura, colpiscono anche il welfare, gli anziani che vivono in condizioni di indigenza, ai quali viene di fatto negata l’assistenza medica: è per questo che i rappresentanti del Consiglio Generale degli Italiani all’estero hanno deciso di scendere in piazza e hanno chiesto di essere ricevuti dal governo.
Richiesta che in effetti può suonare un po’ strana, visto che il CGIE è un ente pubblico, istituito con legge dello Stato e presieduto da un ministro della Repubblica, il titolare degli Esteri Franco Frattini.
Ma i consiglieri hanno ritenuto di non avere alternative, dal momento che “dal 2009 ad oggi le risorse per l’emigrazione sono passate da 60 milioni di euro a 29 milioni”.
“In questo modo si compromette la possibilità  stessa di una politica a favore dei quattro milioni di italiani di cittadinanza e le decine di milioni di oriundi italiani”.
Per i figli degli emigranti, cioè, magari serenamente inseriti nel Paese dove vivono, l’unica possibilità  di manterene un legame con la lingua e la storia dei propri genitori o dei propri nonni è rappresentata proprio dalla scuola italiana, dagli istituti di cultura.
Tagliarne le risorse significa, di fatto, recidere le radici.
“In particolare i tagli infieriscono sulle spese per la diffusione della lingua e cultura italiana e compromettono la possibilità  di rafforzare i legami con i giovani italiani e di origine italiana che vogliono rafforzare i rapporti con l’Italia e salvaguardare le loro radici e la loro identità  storica e culturale”.
Ma non si tratta solo di cultura: sono stati tagliati infatti, segnala il CGIE, i fondi destinati alla spesa sanitaria a favore dei cittadini italiani con oltre 70 anni e che vivono all’estero in condizioni di indigenza, un taglio che li condanna ad essere privati dell’assistenza, se vivono in Paesi dove la sanità  è completamente a pagamento.
Il CGIE chiede pertanto al Parlamento il ripristino di “un’adeguata dotazione finanziaria al capitolo italiani nel mondo”, e un passo indietro sul progetto di ridimensionamento dei consolati.
Richieste che non tengono conto della crisi?
Tutto sommato sostenere gli italiani all’estero, significa continuare a giocare un ruolo importante nella globalizzazione per il quale è imprescindibile la diffusione della conoscenza della storia e della cultura del nostro Paese.
Evidentemente a questo governo di pseudo-destra la cosa non interessa.

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FISCO: LE IMPRESE ITALIANE LE PIU’ TASSATE D’EUROPA

Novembre 18th, 2010 Riccardo Fucile

E’ QUANTO EMERGE DA UNO STUDIO DELLA BANCA MONDIALE: IL PESO DEI TRIBUTI COMPLESSIVI IN ITALIA E’ DEL 68,6% CONTRO UNA MEDIA EUROPEA DEL 44,2% E QUELLA MONDIALE DEL 47,8%… SU 18 PAESI ESAMINATI, L’ITALIA RISULTA AL 167° POSTO…LE TASSE SUL LAVORO RAPPRESENTANO IL 43,4% DEL CARICO…PER ADEMPIERE AI DOVERI FISCALI IN ITALIA SI IMPIEGANO 285 ORE L’ANNO, CONTRO LE 225 ORE DELLA MEDIA EUROPEA

Un altro record negativo per il nostro Paese: Italia al primo posto in Europa per peso delle tasse sulle imprese.
Il peso complessivo di tributi nazionali e locali e dei contributi sociali è del 68,6%, il più alto tra i Paesi europei e tra i più alti al mondo.
La media europea è del 44,2% e quella mondiale del 47,8%.
E’ quanto emerge dallo studio “Paying Taxes 2011” realizzato dalla Banca Mondiale e dalla società  di consulenza PwC (PricewaterhouseCoopers).
Su 183 Paesi esaminati dal dossier, l’Italia risulta al 167° posto, ovvero tra i Paesi in cui complessivamente è più pesante il carico del prelievo.
A pesare particolarmente sono le tasse sul   lavoro che rispetto al tasso complessivo del 68,6% rappresentano il 43,4% del carico.
Ma non c’è solo il fisco a vessare le imprese italiane: ogni azienda in Italia impiega 285 ore l’anno per adempiere ai propri doveri fiscali, oltre 60 ore in più della media europea, attesta lo studio “Paying Taxes 2011”.
In Europa solo cinque Paesi hanno meccanismi più complicati mentre il minor numero di ore per pagare tasse e contributi si registra in Lussemburgo (59 ore).
Se si considerano tutti i 183 Paesi del mondo analizzati dal dossier della Banca Mondiale e PwC, l’Italia occupa la 123° posizione, calcolando che ai primi posti figurano i Paesi dove la burocrazia è più snella.
A conti fatti, senza contare le notti, un’azienda italiana impiega mediamente quasi 24 giorni per essere in regola con tutti i pagamenti all’erario e agli istituti
di previdenza.
Eppure nel programma del centrodestra era indicato come obiettivo quello di riportare il nostro Paese nel’ambito della media europea, sia in termini di tassazione che di snellimento delle procedure burocratiche.
Che Fini non abbia tutti i torti quando si lamenta che molti punti del programma non solo non sono stati attuati, ma neppure seriamente affrontati e analizzati?
E poi ci si lamenta della perdita di credibilità  di questo governo a trazione forza-leghista, solo a parole sensibile alle istanze della media e piccola imprenditoria.
Dopo 18 anni di promesse e di spot, il tempo è ormai scaduto.

argomento: Berlusconi, Bossi, denuncia, economia, emergenza, Europa, LegaNord, Parlamento, PdL, Politica | Commenta »

IL “GUARDIAN”: BERLUSCONI COME PUO’ ANCORA ESSERE AL POTERE IN ITALIA ?”

Novembre 17th, 2010 Riccardo Fucile

“ADESSO IL PROBLEMA NON E’ PIU’ POLITICO O GIUDIZIARIO, E’ PSICHIATRICO”… “HA TRASFORMATO IL PAESE IN UNA BARZELLETTA”… “ALTROVE, PER UNO SOLO DEI SUOI SCANDALI, SAREBBE STATO COSTRETTO A DIMETTERSI”

Il quotidiano britannico attacca frontalmente il premier e riassume le ultime vicende in cui è rimasto coinvolto.
“Come può quest’uomo essere ancora al potere?”.
A tutta pagina c’è una foto di Silvio Berlusconi, composto e serissimo.
La cover story dell’inserto quotidiano del Guardian, G2, picchia duro sul presidente del consiglio italiano, i suoi scandali, le sue gaffe, la sua incapacità  di mettere il bene del Paese al primo posto.
Nello stesso giorno anche il settimanale americano Newsweek dedica la copertina al nostro premier e titola: “Berlusconi e il problema ragazze”. All’interno un reportage che viene riassunto così: “La sua cultura dell’harem sta minando l’economia italiana e il suo governo”.
Due stoccate in pieno petto.
Che vanno ad aggiungersi al coro unanime della stampa internazionale.
Ma il Guardian stavolta ci va pesante.
Seguendo le orme dell’ormai celebre copertina dell’Economist del 2001 dove B. era definito “unfit to lead”, inadatto a governare.
Quasi dieci anni dopo il concetto è lo stesso.
L’autore del reportage, Tobias Jones, è una vecchia conoscenza del premier. Quando si era permesso di criticare il berlusconismo nel libro Il cuore oscuro dell’Italia, uno dei magazine di casa Mondadori lo aveva screditato con un ampio pezzo definendolo il “Pinocchio inglese”.
Ma il Pinocchio non ha mollato la presa.
Per i lettori del Guardian riassume tutti i recenti scandali che hanno visto B. protagonista: dal caso Mills al presunto coinvolgimento con la mafia, da Noemi Letizia al bunga bunga fino ai festini a base di droga.
“Che altro potrà  fare Berlusconi per essere cacciato? — si domanda Jones — Nella maggior parte dei Paesi solo uno di questi numerosi scandali sarebbe stato sufficiente a ucciderlo politicamente”.
“Adesso il problema non è più politico o giudiziario, ma psichiatrico”, avrebbe commentato un membro dell’opposizione che vuole rimanere anonimo. Secondo il giornalista inglese il problema è che molti italiani invidiano e ammirano il premier per il suo successo con le donne, “sempre che si possa parlare di successo quando paghi 10.000 euro per un amplesso”, commenta.
Ma per lo scrittore l’atteggiamento sta finalmente cambiando: “Gli italiani sono molto meno puritani di noi quando si parla di sesso, ma sanno riconoscere l’ipocrisia — osserva — Per esempio recentemente il governo ha annunciato che la prostituzione sulle strade diventerà  illegale. E’ come se un preside alcolizzato dicesse ai suoi alunni che non possono bere Coca Cola”.
La descrizione poco lusinghiera del premier continua: “Gli italiani ammirano lo stile, ma il primo ministro viene ormai percepito come un pomicione, un malfermo e vecchio bigotto “, critica Jones.
“Durante una visita all’Aquila, dopo il terremoto, ha chiesto a un assessore: ‘Posso palpare un po’ la signora?’ Questo spiega come lui davvero creda al droit de seigneur, un rito medievale secondo il quale il signore doveva avere il primo assaggio delle vergini del suo regno”.
E mentre l’Italia è in rovine (vedi Pompei), continua il Guardian, l’unica cosa cui pensa B. sono le donne.
“Ha trasformato il suo Paese in una barzelletta”, è il commento lapidario. Purtroppo condiviso un po’ da tutta la stampa britannica, sia di destra che di sinistra.
Ma Jones riserva qualche strale anche per l’opposizione “notoriamente divisa e debole”. Prodi, D’Alema, Amato, Rutelli Fassino, Veltroni, Bersani: non sono riusciti a liberarsi di B.
“Mi dispiace dirlo, ma la sinistra è abbastanza patetica”, è il verdetto finale. Povera Italia, dunque.
Per il Guardian ci sono solo due vie per strappare a B. la poltrona: “La sua morte o una programmatica deberlusconizzazione che faccia tornare il Paese alla realtà  dopo 20 anni di lavaggio del cervello.
La prima, credo, è più probabile della seconda”.

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