Luglio 8th, 2019 Riccardo Fucile
ITALIA RAZZISTA ISOLATA DAL RESTO DELL’EUROPA CIVILE
L’idillio tra Matteo Salvini e il suo corrispettivo tedesco Horst Seehofer un anno fa era totale: addirittura Seehofer benediceva “l’alleanza dei volenterosi”, ossia Italia, Germania e Austria, per risolvere la questione migranti in barba agli scafisti e ai trafficanti di esseri umani
Posizioni molto simili a quelle di Salvini, ma tra i due i rapporti sono tornati a essere tesi quando Seehofer ha mandato una lettera al Viminale con toni che sono stati giudicati provocatori: “Mi appello a lei – ha scritto a Salvini – perchè ripensiate il vostro atteggiamento di non voler aprire i porti italiani. In questo momento ci sono due imbarcazioni di ong con a bordo migranti, la Alan Kurdi e Alex. Non possiamo rispondere a quelle navi con a bordo persone salvate facendole navigare per settimane nel mar Mediterraneo solo perchè non trovano un porto”
Salvini per tutta risposta ha scritto: “Il governo tedesco mi chiede di aprire i porti italiani ai barconi? Assolutamente no.”
L’asse Roma-Berlino sembra essere rotto senza possibilità di recupero: il ministro tedesco ha infatti detto che “dopo l’incontro di Salvini con l’Afd – partito dell’estrema destra tedescao – e Marine Le Pen, il dialogo si chiude qua”.
(da agenzie)
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Luglio 7th, 2019 Riccardo Fucile
E LA UE COME RICONOSCIMENTO PER LA COLLABORAZIONE NE PRENDE IN CARICO ALTRI 30 IN PIU’ TRA QUELLI DI UNO SBARCO PRECEDENTE
Via libera dal governo di Malta allo sbarco dei 65 migranti a bordo della Alan Kurdi, la nave di
Sea Eye. Saranno poi tutti ricollocati in altri Paesi europei, fa sapere il premier Joseph Muscat.
Tre dei migranti a bordo sono collassati per il caldo e sono stati sottoposti a cure mediche acute”, aveva fatto sapere la ong Sea Eye, che aggiungeva: “Abbiamo urgentemente bisogno di assistenza medica e di un porto sicuro per tutti quelli a bordo (sono 65, ndr) in modo da prevenire il peggio”.
A seguito di trattative con la Commissione europea e con il Governo tedesco, spiega Muscat, le autorità di Malta trasferiranno i 65 migranti su una nave militare che entrerà poi in un porto dell’isola.
“Tutti – assicura il premier – saranno poi immediatamente trasferiti verso altri Stati europei. Nessuno rimarrà a Malta, dato che questo caso non si è verificato sotto la responsabilità delle delle autorità maltesi”.
Le tre persone che erano collassate per il caldo e che hanno bisogno di urgenti cure mediche, fa sapere ancora Muscat, saranno immediatamente evacuate.
“Come segno di riconoscimento per la buona volontà del Governo maltese – prosegue il presidente – Stati Ue accoglieranno anche metà dei 58 migranti soccorsi in un altro intervento dalle forze armate maltesi, caso avvenuto sotto la responsabilità delle autorità dell’isola”.
(da agenzie)
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Luglio 7th, 2019 Riccardo Fucile
SCONTRO SUI SOCCORSI AI MIGRANTI “SE VUOI FARE DA SOLO POI NON DARE LA COLPA DELLE BRUTTE FIGURE AGLI ALTRI”… IL BLOG DELLE STELLE: “CONTINUANO AD ARRIVARNE CENTINAIA”
Un botta e risposta che va avanti a colpi di dichiarazioni attribuite a “fonti del Viminale” e “fonti della Difesa”, ma anche a suon di post su Facebook e articoli sul Blog delle Stelle. Lo scontro tra Lega e M5S è tornato a esplodere sull’immigrazione. In particolare dopo l’attacco di Salvini alla ministra della Difesa.
Tra Matteo Salvini e Elisabetta Trenta i rapporti non sono mai stati facili ma da ieri sera lo scontro è andato in scena in modo plateale. Proprio nelle ore decisive per il veliero Alex, inizialmente bloccato in porto prima del via libera allo sbarco nella notte.
Stamattina il duello è ripreso con il Viminale che risponde all’accusa del ministero guidato da Trenta di aver rifiutato la collaborazione, cioè l’offerta di consentire a navi militari di portare i naufraghi fino a Malta. Ma dal fronte M5S arriva la controffensiva. Prima il Blog delle Stelle pubblica un articolo dal titolo emblematico “Il Truman show dei migranti” in cui si ricorda che, mentre i riflettori sono puntati sulle Ong, centinaia di persone continuano a sbarcare sulla coste italiane e nessuno ne parla.
Ma l’attacco più duro a Salvini arriva su Facebook da Manlio Di Stefano, viceministro degli Esteri ed esponente di punta dei 5Stelle: “Il problema è sempre lo stesso – scrive – se vuoi fare tutto da solo e non passi mai la palla, se tieni lo sguardo fisso a terra senza accorgerti mai dei tuoi compagni, in porta non ci arrivi mai. Se ti senti Maradona e poi giochi come un Higuain fuori forma, è un serio problema, perchè di mezzo c’è il Paese. Non si può dire che è sempre colpa degli altri”.
(da agenzie)
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Luglio 5th, 2019 Riccardo Fucile
PRESENTATO UN PIANO PER LIMITARE LE COMPETENZE DELL’ANTITRUST, COSI’ NON POSSONO FARE DANNI
Un piano per modificare regole e poteri della Concorrenza. Le affinità elettive franco-tedesche
da cui è scaturita la nuova architettura europea potrebbero riservare un ulteriore smacco all’Italia.
Il premier Giuseppe Conte, prima di dare il suo via libera alla spartizione dei top jobs studiata a tavolino da Emmanuel Macron e Angela Merkel – con la francese Christine Lagarde alla Bce, il belga Charles Michel al Consiglio Ue e la tedesca Ursula von der Leyen alla guida dell’organo esecutivo – ha ottenuto “garanzie” che Roma non rimarrà a bocca asciutta: avrà una vicepresidenza della Commissione e, soprattutto, la guida dell’Antitrust europea.
Ancora oggi il vicepremier Luigi Di Maio ha sottolineato come quella poltrona sia “strategica”. La danese Margrethe Vestager negli ultimi cinque anni ha pestato i piedi a numerosi giganti come Google, Amazon, Qualcomm e Facebook, attraverso indagini, accertamenti e multe che le hanno fatto guadagnare ribalta e consenso.
L’aria intorno al suo ufficio è cambiata pochi mesi fa, quando Vestager ha mandato all’aria i progetti di fusione tra l’azienda francese Alstom e la tedesca Siemens per dar vita a un “campione europeo” dell’industria ferroviaria e della segnaletica da contrapporre al colosso pubblico cinese Crrc.
Problema: la ferita per la bocciatura della fusione tra Alstom e Siemens a Parigi e Berlino non si è mai rimarginata. E ora che Roma ha prenotato per sè quel posto nella futura Commissione rischia di andare a scontrarsi, nuovamente, con gli interessi nazionali franco-tedeschi.
I ministri dell’Economia dei due Paesi, Bruno Le Maire e Peter Altmaier, dopo aver riscontrato che le loro pressioni sulla Vestager si sono rivelate inutili, l’hanno giurata agli uffici della Concorrenza. Giovedì si sono incontrati a Poznan con la ministra per lo Sviluppo e la tecnologia della Polonia Jadwiga Emilewicz e hanno firmato un piano comune per modificare le norme sulla Concorrenza all’interno dell’Ue.
Al di là dell’insolito trio composto dai due Paesi “europeisti” per eccellenza e un membro di spicco del gruppo sovranista di Visegrad, quello che conta è la sostanza.
I tre ministri hanno lanciato un piano per modificare il perimetro dei poteri degli uffici della Concorrenza con l’obiettivo di arginare la minaccia cinese.
“La Commissione europea – si legge nel documento di tre pagine pubblicato da Politico – dovrebbe modernizzare gli attuali orientamenti sulla valutazione delle concentrazioni orizzontali e sulla definizione del mercato rilevante al fine di introdurre maggiore flessibilità , tenere maggiormente conto della concorrenza a livello globale e tutelare l’interesse comune europeo strategico”.
Pechino nè tantomeno il casus belli Alstom-Siemens sono menzionati nel piano, ma i riferimenti sono evidenti. “Tale modernizzazione dovrebbe includere una valutazione più approfondita della concorrenza potenziale”, si legge.
Nel caso del campione ferroviario franco-tedesco dal potenziale fatturato di 15 miliardi, l’Antitrust Ue ha ritenuto che il matrimonio avrebbe comportato un aumento dei prezzi e un danno alla concorrenza tra le imprese intra-Ue, a fronte di una minaccia cinese che allo stato attuale nel mercato di riferimento non c’è. La Crrc (fatturato da 27 miliardi annui) realizza infatti meno del 10% delle sue attività all’estero.
“Dobbiamo prendere in considerazione l’ascesa della Cina, di nuovi giganti industriali e la necessità di creare nuovi campioni industriali europei per poter affrontare quella concorrenza”, ha detto Le Maire a Poznan. In altre parole, pur senza parlare di potere di veto, il ministro francese ha suggerito di attribuire più poteri ai singoli Stati membri nelle decisioni sulle concentrazioni industriali, limitando così il potere di arbitro indipendente della Commissione.
Si legge ancora nel documento:
Il ruolo del Comitato Consultivo (l’Advisory Committee on concentrations composto dalle autorità competenti degli Stati membri, ndr) dovrebbe essere rafforzato e aggiornato per consentire discussioni più ampie sulla politica di concorrenza con gli Stati membri. Potrebbe condurre valutazioni indipendenti sugli incrementi di efficienza legati alle fusioni. Il ruolo dei ministeri incaricati della politica di concorrenza negli Stati membri dovrebbero essere rafforzati, ad esempio nelle riunioni dei direttori generali della concorrenza. La Commissione dovrebbe inoltre estendere le competenze alla DG COMP avvalendosi dell’esperienza di specialisti di settore di altre DG per sviluppare un approccio più dettagliato e completo ai mercati interessati dalle fusioni.
L’intento di diluire, circoscrivere e intermediare il potere della Commissione Ue sulle fusioni che possono intaccare gli interessi industriali nazionali è lampante.
In caso di dubbi, Germania e Francia lo avevano messo già per iscritto in un altro documento, il “Manifesto” firmato a Berlino sempre dal duo Le Maire-Altmaier a febbraio scorso.
Una reazione a caldo alla bocciatura di Alstom Siemens che chiarisce l’obiettivo comune: quello di dare agli Stati membri il potere di “superare definitivamente le decisioni della Commissione”, nei fatti ridimensionandone le competenze.
Poznan si usano altre parole per esprimere lo stesso concetto: “Il Consiglio Competitività dovrebbe, in accordo con la rispettiva presidenza, avere l’opportunità di discutere la politica di fusione in relazione alla competitività dei settori industriali dell’UE al fine di fornire un contributo alla strategia e alla politica della Commissione europea”. Mentre sul piano tecnico “il Comitato Consultivo in materia di concentrazioni dovrebbe sfruttare il suo potenziale per alimentare i contributi degli Stati membri nel processo decisionale”.
La Polonia guidata dal governo nazionalista non può che aderire al progetto industriale di Francia e Germania, con l’obiettivo di affermarsi come economia dominante nell’Europa orientale, creando campioni nazionali con il sostegno statale e riducendo così la sua dipendenza dagli investimenti esteri.
Il ministro tedesco Altmaier a febbraio scorso ha scritto di suo pugno un piano di autentico protezionismo industriale in 21 pagine per respingere lo shopping straniero. La Francia ha già dato ampia prova di come l’europeismo politico si tramuta in sovranismo industriale quando si parla di interessi economici.
Dal canto suo il Governo italiano esprime la massima convinzione nel reclamare la poltrona occupata dalla Vestager, quantomeno dal fronte M5S. Mentre dal lato leghista c’è più di un dubbio sulla scelta da compiere, anche perchè il ruolo di Commissario alla Concorrenza è il più ostico, visto che ha a che fare con imponenti interessi dei giganti industriali ed economici.
Francia e Germania, nel silenzio generale, proseguono così nel loro progetto di mettere un freno ai poteri della Commissione Ue sulla Concorrenza, che com’è noto deve salvaguardare gli interessi degli Stati membri dalla minaccia cinese ma pure dalle “minacce” interne, soprattutto se rappresentate dalle due principali economie europee. Il duo franco-tedesco tesse alleanze mentre l’Italia si candida a ricoprire un ruolo che chi davvero comanda in Europa ha già detto di voler ridimensionare. Forse una riflessione supplementare sarebbe opportuna.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 4th, 2019 Riccardo Fucile
DOPO AVER INCASSATO DAI BULLI 8 MILIARDI, ORA L’EUROPA DEGLI INVESTITORI RIACQUISTA TRANQUILLITA’
Niente paura: lo spread scende perchè l’Europa ha reso inoffensivi Salvini e Di Maio. Ieri l’Italia ha ufficialmente evitato la procedura d’infrazione sul debito dopo aver cacciato 7,6 miliardi dal bilancio con una manovra correttiva sulla quale nè Di Maio nè Salvini, entrambi assenti al CdM che l’ha varata, ci hanno messo la faccia come loro abitudine.
Come testimonia il documento con il quale la Commissione ha abrogato l’iter che avrebbe portato alla procedura, il governo ha messo in campo una correzione del deficit strutturale destinando al risanamento dei conti, dunque sottraendole da altre spese, le entrate superiori al previsto e le minori spese da reddito di cittadinanza e quota 100.
Inoltre, su esplicita richiesta della Commissione Ue sono stati congelati 1,5 miliardi a garanzia del raggiungimento degli obiettivi: si trattava di denaro che Di Maio durante la campagna elettorale aveva annunciato di voler spendere “per le famiglie”.
Ma era, appunto, campagna elettorale. Così il deficit nominale scenderà a quel 2,04% concordato a dicembre, unico modo per contenere la corsa del debito pubblico e per coprire il buco nel bilancio del 2018 e del 2019.
Nel frattempo però è successo anche altro. Ovvero che sono stati votati la presidente della prossima Commissione Europea, la presidente della Banca Centrale e il presidente del Parlamento Europeo: una sconfitta su tutta la linea per i sovranisti che si sono tolti la soddisfazione di segare Timmermans, ovvero colui che da nemico dell’austerità avrebbe potuto in un certo senso aiutare il governo italiano, per ritrovarsi al vertice Ursula Von der Leyden, popolare e ministra di Angela Merkel e rigorista più di lei sui conti pubblici. Il posto di Draghi è stato preso da Christine Lagarde, spauracchio dei sovranisti che da anni la dipingono come il Babau. E il prossimo presidente del Parlamento Europeo sarà David Sassoli del Partito Democratico.
Tutto secondo le previsioni, quelle che vi spiegavano che il 26 maggio Salvini non aveva vinto proprio niente perchè i sovranisti avevano fallito l’obiettivo di diventare l’ago della bilancia del parlamento europeo.
Così è andata e così si è stretto una specie di cordone sanitario europeo intorno ai populisti, che vedrà la formazione di una nuova maggioranza che per cinque anni siederà alla cassa di quel grande ristorante che è la politica. E quando alla cassa ci sono tedeschi e francesi, gli italiani sanno bene cosa significa.
In più, spiega Politico.eu, a Bruxelles e a Strasburgo si è formata un’alleanza anti-estrema destra che terrà sovranisti e populisti lontani da ogni posizione di responsabilità nel prossimo quinquennio.
I primi obiettivi dell’alleanza anti-anti-Ue saranno il no a un sovranista in commissione agricoltura. Intanto per diventare presidente designato della Commissione Von der Leyen il 16 luglio dovrà incassare la fiducia dell’Assemblea e il risultato non è scontato.
Spiega Tonia Mastrobuoni su Repubblica:
Il Parlamento aveva chiesto di essere coinvolto nella scelta del successore di Jean-Claude Juncker, ma così non è stato. “Vdl” è considerata figlia di un’abile strategia di Macron, che con il suo nome ha costretto Merkel e il resto dei premier del Ppe ad accettarla, salvo incassare le altre poltrone di peso con il fedelissimo belga Charles Michel (Consiglio europeo) e con Lagarde (Bce).
I più infuriati sono i socialisti, secondo partito d’Europa che ha ricevuto briciole rispetto a popolari e liberali. E tra loro i parlamentari della Spd, alleato di governo della Cancelliera. Lo scontento serpeggia anche tra i parlamentari dell’Est del Ppe, fuori dai vertici dell’Unione, e nella componente non macroniana dei liberali.
Gli strateghi politici stimano che alla fine Ursula ce la farà . Ma forse dovrà ricorrere ai voti dei polacchi del Pis, il partito dell’illiberale Kaczynski, pronto a chiedere una cambiale.
Con l’annuncio del nuovo Quantitative Easing da parte della Banca Centrale Europea, e con Lagarde determinata a proseguire nel solco di Mario Draghi, si comprende quindi appieno perchè lo spread dell’Italia sta scendendo: ovvero perchè i sovranisti non contano niente in Europa e i grillini nemmeno sono riusciti a trovare qualche partito abbastanza disperato da scegliere di allearsi con loro piuttosto che rimanere senza gruppo. Il problema quindi rimane nei confini italiani e, fa sapere il Messaggero, si comincia anche a vedere qualche intenzione:
Ieri sia il presidente del Consiglio Conte sia il ministro Tria hanno ribadito che la flat tax resta nel programma dell’esecutivo. Questo punto però non è stato affatto menzionato nel testo in inglese spedito a Bruxelles. Sarà necessario trovare un compromesso che potrebbe passare per un’attuazione graduale del calo delle imposte. Per ora sia Matteo Salvini che Luigi Di Maio si sono limitati a rallegrarsi pubblicamente dello scampato pericolo sulla procedura per debito.
La partita decisiva per la credibilità dei gialloverdi si giocherà con la legge di bilancio. Ci sono 24 miliardi da trovare per scampare all’aumento dell’IVA e un sacco di soldi, che Salvini però diminuisce ogni giorno, per inventarsi una cosa che verrà chiamata flat tax anche se non lo è.
Se poi andasse male, ci si potrà sempre attaccare alla prima bagnarola che chiede aiuto nel Mediterraneo per coglionare l’elettorato. Un giochino che per qualche tempo è destinato a funzionare. Per qualche tempo, però.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 3rd, 2019 Riccardo Fucile
SI E’ EVITATA LA PROCEDURA CACCIANDO 8 MILIARDI, IL DEM SASSOLI PRENDE LA PRESIDENZA MENTRE AI SOVRANISTI RESTANO SOLO GLI OCCHI PER PIANGERE
David Sassoli è rosso in viso quando prende la parola nell’aula dell’Europarlamento che lo ha
eletto presidente, gli si rompe la voce per l’emozione: “E’ un onore…”. “Visto che ce l’abbiamo fatta?”, ci dice raggiante l’eurodeputata del Pd Alessandra Moretti uscendo dall’aula in un tripudio di gente che va e che viene, respiri di sollievo perchè l’ansia sulle nomine Ue è finita, accordo trovato ieri, tutto quasi fatto: il 16 luglio c’è il voto sulla presidente della Commissione Ue designata, la tedesca Ursula von der Leyen.
Quasi in contemporanea, a 440 km da Strasburgo, Bruxelles, il commissario europeo agli affari economici Pierre Moscovici annuncia la decisione di chiudere la procedura per debito minacciata contro l’Italia. In Italia lo spread scende a 197 punti.
A Roma festeggia il Pd, festeggiano Giuseppe Conte, Giovanni Tria e anche Sergio Mattarella che contro la procedura si è speso molto.
Esulta su Facebook pure Luigi Di Maio, con un Movimento che ormai si è messo sulla scia del premier, non potendo contare nemmeno su un gruppo proprio in Europa dopo la debacle elettorale di maggio.
L’unico che mugugna è Matteo Salvini: il ‘vincitore’ delle europee in Italia, anche lui voleva evitare la procedura, ma l’obiettivo raggiunto gli viene a costare tanto.
Il governo ha dovuto mettere da parte oltre 7 miliardi di risparmi che non potranno essere toccati nella prossima manovra economica 2020, a meno di ulteriori scontri con l’Ue. Flat tax complicata da fare.
E c’è da dire che la battaglia per il commissario leghista — con portafoglio alla “Concorrenza”, sperano Conte e Salvini — è solo iniziata.
La posizione conquistata nelle istituzioni europee parla un linguaggio opposto al governo in carica.
Sassoli vuole “aprire il Parlamento al dialogo anche con le ong” che soccorrono migranti in mare, spiega in conferenza stampa, a proposito della protesta stamane di Open Arms che è arrivata con un’imbarcazione in uno dei fiumi proprio davanti all’Eurocamera per chiedere lo stop alla criminalizzazione di chi salva la gente nel Mediterraneo.
E come primo passo propone la “riforma del regolamento di Dublino”, che impone all’Italia di esaminare le domande d’asilo di chi arriva, riforma approvata dal Parlamento nella scorsa legislatura (con il no di Lega e M5s) e mai adottata dalle discussioni in seno al Consiglio europeo.
“Serve che gli Stati cedano sovranità al Parlamento — insiste Sassoli – l’Europa ha bisogno di cambiare per ascoltare la voce dei cittadini e anche la loro rabbia”.
E infine il nuovo presidente incontra von der Leyen, venuta già oggi in Parlamento per placare la rabbia di una parte del Ppe, in particolare di Weber, che ha sperato fino all’ultimo di diventare presidente della Commissione e che ora — se va bene — dovrà accontentarsi di presiedere l’aula dell’Europarlamento per la restante metà della legislatura, dopo Sassoli.
Ma per l’Italia il punto è il carattere della nuova presidente: tedesca, filo-austerity, un osso duro per i conti pubblici italiani. E’ vero che c’è la promessa di una vicepresidenza alla Commissione Ue per l’Italia — ne ha parlato anche il presidente uscente del Consiglio europeo Donald Tusk ieri — ma la casella è tutta da negoziare: prima von der Leyen deve ottenere l’ok del Parlamento a metà luglio e poi comporrà la squadra che pure dovrà passare il test all’Eurocamera a settembre.
Non sarà semplice. Oggi a Strasburgo la leghista Mara Bizzotto si è candidata alla vicepresidenza dell’Europarlamento, ha ottenuto 130 voti, ma non sono bastati per arrivare alla meta. Il pentastellato Fabio Massimo Castaldo, vicepresidente uscente, ce l’ha fatta al secondo scrutinio con 248 voti, una vittoria se si considera che i 14 eletti cinquestelle non hanno un gruppo al Parlamento europeo.
Insomma il cordone sanitario anti-sovranista costruito dalla nuova maggioranza Ppe-Socialisti-liberali ha funzionato: strada sbarrata per i leghisti nei posti di comando.
Il commissario leghista ha davanti a sè le ‘forche caudine’ del Parlamento: dovrà essere promosso dalla sua commissione di competenza dopo l’estate e poi, insieme a tutta la squadra von der Leyen, dovrà ricevere l’ok dell’aula.
Paradossalmente, l’opposizione del Pd riesce a conquistare lo scranno più alto del Parlamento, un posto certo in una delle istituzioni europee.
E incredibilmente la spinta maggiore è arrivata proprio da Visegrad: l’Ungheria di Orban, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia hanno benedetto l’intesa tra Merkel e Macron sul pacchetto von der Leyen e seminato così tanto scontento nella famiglia socialista che il Ppe non ha potuto che appoggiare il loro candidato alla presidenza dell’Europarlamento.
A quel punto, il resto è stato automatico: la delegazione italiana è la seconda nel gruppo Socialisti&Democratici dopo quella degli spagnoli che hanno ottenuto il posto di Alto Rappresentante per la politica estera al loro Josep Borrell. Sassoli candidato e vince.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 3rd, 2019 Riccardo Fucile
PER STARE DIETRO AI CAZZARI SI RITROVA UNA TEDESCA PRO-AUSTERITY ALLA GUIDA UE, UNA FRANCESE ALLA BANCA CENTRALE, UN AMICO DI MACRON AL CONSIGLIO E UNO DEL PD AL PARLAMENTO EUROPEO
C’è un trionfatore indiscusso nella partita delle nomine della Commissione Europea e della Banca Centrale: si tratta di quel gran genio di Giuseppe Conte.
Con la raffinatissima strategia di dire di no a Timmermans per obbedire agli ordini di Salvini che obbediva agli ordini di Visegrad, l’Italia si ritrova con una tedesca pro-austerity alla guida della Commissione Europea, una francese alla Banca Centrale Europea, un amico di Macron al Consiglio e uno del Pd (Sassoli) al Parlamento Europeo.
Si tratta di risultati clamorosi, che non possono non gettare una luce nuova sulle abilità del Sor Giuseppe.
Che punta alla Concorrenza, che coinciderà con la vicepresidenza della Commissione, che andrà alla Lega.
Spiega Carmelo Lo Papa su Repubblica che Conte ha fatto un figurone:
Il fatto è che fonti diplomatiche europee che hanno assistito ai lavori raccontano come in realtà il presidente italiano avrebbe parlato coi colleghi del portafogli economico pesante solo in qualche capannello a margine del Consiglio, durante la giornata campale di ieri. Le certezze vacillano, fanno notare le stesse fonti, se si considera che per l’attuale vicepresidente della Commissione, la danese Vestager, i liberali già rivendicano la conferma non solo al ruolo di vice, ma anche alla delega della concorrenza.
Conte ad ogni modo non si sofferma sulle incognite, sostiene che il partito di Salvini «non avrà difficoltà a trovare una persona da proporre come commissario». E nonostante le smentite del diretto interessato ancora ieri sera («Sono fuori, in Europa non ci vado»), sembra che sia proprio il nome di Giancarlo Giorgetti quello sulla quale il segretario leghista avrebbe intenzione di puntare.
La cosa divertente è che invece Di Maio e Salvini hanno mangiato la foglia:
«Mah, a me sembra che abbia vinto la Merkel», sarebbe stato il commento di Matteo Salvini tra un tavolo e l’altro del ricevimento dell’ambasciata americana a Villa Taverna.
Nel suo commento ai risultati di Bruxelles non si complimenta, non a caso, con il premier Conte e non augura alle future presidentesse “buon lavoro”. Luigi Di Maio, anche lui nella residenza (ma i due non si incrociano nemmeno), racconta ai suoi come i nomi anche per loro “non sono digeribili”.
Al voto nell’Europarlamento M5S e Lega si asterranno o voteranno addirittura contro. Sarà anche per questo che Conte – il quale ha appena sentito entrambi – alle 20 lascia il palazzo di Justus Lipsius in evidente stato di stress e nervosismo.
«Sì che ho sentito Salvini, lei lo ha sentito? Mi dica lei cosa ne pensa – rivolto al cronista – Ho sentito anche Di Maio, certo. Se approvano le scelte? Mi auguro di sì». Si infila velocemente in auto e rientra subito a Roma.
Si tratta di una sconfitta mascherata da vittoria, come spesso capita all’ufficio stampa e propaganda di grillini e leghisti.
Spiega Amedeo La Mattina su La Stampa:
La nuova presidente tedesca Von der Leyden è probabile che non sarà tenera nei confronti dell’Italia per quanto riguarda il controllo dei conti pubblici. E questo nonostante Conte l’abbia “promossa” perchè si è occupata di questioni sociali.
Il premier annuncia soddisfatto, «è cambiato il vento nelle politiche economiche». Salvini, però, ci crede poco e resta molto diffidente sull’atteggiamento che la nuova Commissione avrà nei confronti di Roma
Nella Lega adesso sperano almeno nella delega alla concorrenza, ma più realisticamente credono che gli verrà concessa l’Industria.
Siamo all’anticamera del nulla
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 3rd, 2019 Riccardo Fucile
UN RICONOSCIMENTO ALL’ITALIA CHE AVREBBE DOVUTO VEDERE FAVOREVOLE ANCHE IL GOVERNO… I SOVRANISTI GETTANO LA MASCHERA E VOTANO CONTRO UN ITALIANO… FORZA ITALIA SI ASTIENE, M5S LASCIA LIBERTA’ DI COSCIENZA
La poltrona di Antonio Tajani rimane in mano italiana.
Quattro i candidati alla presidenza del Parlamento europeo votati dall’Assemblea di Strasburgo: David Sassoli per i socialisti, Ska Keller per i Verdi, Jan Zahradil per i conservatori e Sira Rego per la sinistra.
Dopo la nomina di un popolare (Ursula Von der Leyen) al vertice della Commissione Europea e di un liberale (Charles Michel) al Consiglio Europeo, tocca al socialista David Sassoli assumere la presidenza dell’Europarlamento.
Prima votazione, fumata nera per 7 voti. Sono mancati appena sette voti a David Sassoli alla prima votazione. Nei primi tre scrutini serve la maggioranza assoluta dei voti, mentre dal quarto lo scontro è tra i due candidati più votati. Sui 735 votanti, con 73 schede bianche, Sassoli ha ricevuto 325 voti, zahradil 162, Keller 133, Rego 42.
Seconda votazione. Sassoli eletto. Con 345 voti David Sassoli raggiunge la maggioranza necessaria e viene eletto dall’Assemblea di Strasburgo come nuovo presidente
Solo il Pd, tra i partiti italiani, ha votato David Sassoli alla presidenza del Parlamento europeo. Forza Italia, a quanto si apprende, si è astenuta.
La Lega e Fdi hanno votato per Jan Zahradil (Conservatori Ecr). Il Movimento 5 Stelle ha invece lasciato libertà di coscienza.
Il discorso dopo l’elezione.
Il nuovo presidente del Parlamento europeo afferma: “Il Consiglio europeo ha il dovere morale di discutere la proposta del Parlamento di riforma del regolamento di Dublino perchè sapete quanta tensione si crea attorno alla non gestione della questione migratoria: i cittadini si chiedono l’Ue dov’è. L’Europa si deve attrezzare e i governi devono trasferire un po’ di potere all’Europa, devono collaborare di più”
Capitolo Ong: “Il dialogo tra il Parlamento e le Ong – dice Sassoli – penso sia costante e normale. Sono qui da dieci anni e le Ong sanno che la porta del Parlamento europeo è sempre aperta: la apriremo ancora di più. Il dialogo sarà garantito e assicurato”. “Come si può essere un Parlamento dei cittadini – domanda – se non ci si apre alla società civile, agli interessi legittimi delle lobby, e soprattutto ai cittadini?”.
“Non siamo un incidente della Storia – sottolinea il nuovo presidente – ma i figli e i nipoti di coloro che sono riusciti a trovare l’antidoto a quella degenerazione nazionalista che ha avvelenato la nostra storia. Se siamo europei è anche perchè siamo innamorati dei nostri Paesi. Ma il nazionalismo che diventa ideologia e idolatria produce virus che stimolano istinti di superiorità e producono conflitti distruttivi”.
All’Europa serve “recuperare lo spirito dei padri fondatori”, “coniugare crescita, protezione sociale e rispetto dell’ambiente” e “rilanciare gli investimenti sostenibili”. L’esponente del Pd ha sottolineato la volontà e l’impegno per incrementare “la parità di genere” e favorire “un maggior ruolo delle donne ai vertici dell’economia, della politica e del sociale”.
Chi è David Sassoli. Classe 1956, giornalista, celebre volto del Tg1 diventato poi politico con il Partito Democratico. Gli esordi da giornalista nelle testate locali e nelle agenzie di Firenze. Poi il passaggio alla redazione romana de Il Giorno dove, per sette anni, racconta la politica. A 30 anni diventa giornalista professionista. Nel 1992 entra in Rai come inviato di cronaca del Tg3. Collabora con la trasmissione Il Rosso e il Nero, di Michele Santoro. Nel 1996 gli viene affidata la sua prima trasmissione, Cronaca in Diretta, su Rai 2. Poco tempo dopo, passa a condurre Prima, rotocalco quotidiano del Tg1. Si afferma progressivamente come volto del Tg1, fino a diventare vice direttore della testata della rete ammiraglia. Poi l’avventura politica, legata a Walter Veltroni, al Pd e all’Europa. Si candida con successo alle elezioni europee del 6 e 7 giugno 2009 come capolista nell’Italia Centrale e raccoglie una montagna di preferenze. Nel 2012 perde le primarie per sindaco di Roma, sconfitto insieme a Paolo Gentiloni da Ignazio Marino. Si ricandida alle Europee nel 2014, quelle del boom renziano. Diventa vice presidente del Parlamento Europeo. Si è nuovamente candidato ed è stato nuovamente eletto in Europa a maggio scorso.
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 22nd, 2019 Riccardo Fucile
DIALOGO TRA SORDI, DI MAIO E SALVINI PENSANO SOLO AD ACCHIAPPARE VOTI DAI PIRLA
Sui conti pubblici italiani è ancora dialogo tra sordi.
Una, la commissaria Vestager che accusa l’Italia di arroganza (“pensa di aver capito tutto), un altro, Salvini, che continua a fare la voce grossa (“basta dare sangue a Ue, anticipiamo la manovra all’estate”), un altro ancora, Di Maio che chiederà flessibilità in cambio di un fantomatico – per ora – abbassamento del cuneo fiscale”.
Per Margrethe Vestager, le tensioni nei rapporti Italia-Ue “non sono un fatto nuovo”. La commissaria Ue alla concorrenza dal Festival del Foglio: “Il populismo mi preoccupa in tutte le sue forme”. In un video messaggio ricorda come l’idea del risolutore assoluto sia una pericolosa arma demagogica: “I libri di storia sono pieni di esempi così. Ciò che deve far pensare è che i cittadini credano a queste storie e dicano: ‘Voglio votare per lui’”. “Non è una cosa nuova che qualcuno dica: ‘Tutti gli altri non hanno capito niente, io ho capito tutto e ho qui la soluzione miracolosa’. È un’idea vecchia. Non molto innovativa”.
(da “Huffingtonpost”)
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