Ottobre 16th, 2018 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE EUROPEA: “ALTRI PAESI CI COPRIREBBERO DI INGIURIE”
La commissione europea alza il muro a poche ore dall’invio da parte dell’Italia del Draft
Budgetary Plan 2019, il documento che riassume tutte le principali misure che il governo inserirà nella prossima legge di Bilancio.
“Se accettassimo il derapage” previsto dalla manovra rispetto alle regole europee, ha detto il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker in un incontro con la stampa audiovisiva italiana, “alcuni Paesi ci coprirebbero di ingiurie e invettive con l’accusa di essere troppo flessibili con l’Italia”.
La dinamica della finanza pubblica italiana “mi dà molte preoccupazioni” ma “non abbiamo pregiudizi: ne discuteremo con l’Italia come facciamo con tutti gli altri Paesi”, ha aggiunto il numero uno dell’esecutivo Ue annunciando che oggi pomeriggio avrà un colloquio telefonico con il premier Giuseppe Conte.
Il presidente della Commissione ha aggiunto anche che non intende esprimersi sugli interventi nel dettaglio. “Non ho commenti da fare sulle misure contenute” nella manovra, ha detto ma “guardo ai risultati in termini di bilancio e saldo”.
Il punto è quello di “rispettare gli impegni presi. Quelle dei contenuti è un affare italiano” e “se dicessimo che siamo contro” questa o quella misura “ci attaccherebbero. Giudicheremo senza entrare nei contenuti”.
Secondo Juncker però “non bisogna mettere l’Italia sul banco degli imputati” al vertice Ue di domani. “Non mi pare una buona idea: c’è tutta una procedura da seguire prima” di porre eventualmente la questione italiana al Consiglio europeo.
“Non cominciamo dalla fine”, ha detto. “L’Europa ha bisogno dell’Italia e l’Italia dell’Europa” che non sarebbe più la stessa senza il nostro Paese.
Il presidente ha risposto con un secco ‘no’ a chi gli ha chiesto oggi se pensa che l’Europa potrebbe sopravvivere all’uscita dell’Italia.
Juncker ha ricordato poi come recenti sondaggi abbiano indicato che la maggioranza degli italiani sia favorevole all’appartenenza dell’Italia all’Eurozona.
(da agenzie)
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Ottobre 12th, 2018 Riccardo Fucile
MIGLIAIA AD ASSAGO PER IL CONCERTO DEGLI U2…. LA BANDIERA DELL’EUROPA SA ANCORA EMOZIONARE
Quando su Get out of your own way sullo schermo si compone, dalle singole bandiere nazionali, quella dell’Ue col cerchio di 12 stelle, la gente, come in tutti gli altri concerti del tour degli U2 per il disco Songs of experience, applaude.
«Non sapevamo che reazioni avrebbe suscitato — ha scritto il leader della band irlandese proprio su Repubblica – . Il che, in un certo senso, era esattamente il motivo per cui intendevamo farlo. Volevamo scoprirlo».
E l’hanno scoperto. La bandiera dell’Europa sa ancora emozionare quanto One e Pride: standing ovation ovunque, anche al Forum di Assago nella prima delle quattro date italiane (le altre il 12, il 15 e il 16) con cui gli U2 stanno portando in giro il nuovo album Songs of experience.
E soprattutto quello, nel senso che ben 7 canzoni delle 25 totali vengono da qui, come The blackout (che apre i concerti dopo l’intro con Zooropa), Love is bigger than anything in its way, 13 (there is a light) e You’re the best thing about me.
Qualcuno resta un po’ deluso per la scelta di non mettere anche qualcosa di The Joshua tree, forse il loro disco più famoso, che ha appena festeggiato il trentennale. Niente With or without you, Where the streets have no name, I still haven’t found what I’m looking for.
C’è giusto One, e altri classici come New year’s day, One e Pride, che è il momento più intenso: sul maxischermo scorrono immagini di nazisti, guerre, profughi, Bono grida «Grazie italiani per l’amore e la tolleranza che mostrate coi rifugiati, gli altri dovrebbero vergognarsi», anche se il governo ha finora mostrato altro.
Ma il milanese Salvini non risulta essere presente in platea, quindi non dovrebbero esserci tweet di contestazione.
Aggiungiamoci la campagna “La povertà è sessista” tema dell’anno di One (l’onlus di Bono) per l’azzeramento della discriminazione di genere per le donne che vivono in povertà .
Per l’Italia gli U2 hanno scelto Emma Marrone, e la sua voce risuona nel video di Women in love dedicato a questo, subito prima di One (la canzone). Idee politiche, certo, qua e là sembra davvero un comizio.
Ma è anche un grande concerto, anzi un grande spettacolo, dato che la scenografia esalta e sottolinea le canzoni. Due palchi, il principale, rettangolare, e il secondario, tondo, uniti da una passerella che taglia a metà il parterre per il lungo e che è circondata dai maxischermi che si alzano e diventano anche lo sfondo per chi scarica sul cellulare la app U2 Experience e lo inquadra: si vedono prima un iceberg che lentamente si scioglie sommergendo il pubblico, poi un Bono virtuale che canta. L’importante è poi non lamentarsi di chi usa il telefonino ai live.
Di sicuro non si lamenta il pubblico. Quello di Milano è appassionato nel cantare anche gli ultimi brani, ancora poco noti, e tutte le date di Assago sono andate rapidamente sold out (50mila persone in totale), coi fan in coda già dalla mattinata malgrado la pioggia torrenziale. Quello mondiale, anche se la band per molti non è certo più allo zenit della carriera e dell’ispirazione, li premia al botteghino: nel 2017 i concerti per il trentennale di The Joshua tree hanno incassato 316 milioni di dollari, numero uno tra i tour, e quest’anno sono per il momento al sesto posto.
Motivo? Semplice. Bono potrà aver perso un po’ di voce — benchè ad Assago sembri proprio tornata quella di sempre — le nuove canzoni potranno essere lontane da Achtung baby, ma restano uguali il carisma e il senso del rock degli U2, e lo spirito dei fan, che va oltre la semplice passione per la musica: è un sentimento civico, verrebbe da dire un idem sentire politico, e non solo per l’afflato europeista.
Tutto è tranne che un caso che l’inizio della serata, Zooropa, sia accompagnato da immagini delle distruzioni della Seconda guerra mondiale e le parole del discorso finale che Charlot fa sostituendo Adenoid Hynkel nel Grande dittatore di Chaplin, un discorso di pace, amore, libertà e fratellanza, e poi immagini di Trump e delle proteste di #metoo.
Bono ha le idee chiare. Anche se la politica intende continuare a farla solo come personaggio pubblico e libero pensatore. Il che è un bene per lui e per gli amanti del grande rock. «Paul McCartney è morto, la più grande band di tutti i tempi siamo noi», scherza a un certo punto Bono. Ma, a proposito di politica, se al Forum si fosse votato il sì avrebbe vinto all’unanimità .
(da agenzie)
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Ottobre 11th, 2018 Riccardo Fucile
“LA COSA GRAVE E’ CHE IL RAZZISMO SIA POLITICAMENTE LEGITTIMATO”
“Il decreto sicurezza di Salvini viola le direttive europee”. 
Emma Bonino, intervistata da La Repubblicava all’attacco del decreto simbolo della politica leghista.”Palleggiarsi i migranti è inutile, per i paesi più esposti ai flussi significa far diventare i problemi migratori ingovernabili” aggiunge la leader radicale. La Bonino guarda all’europeismo di Macron con fiducia, non crede sia possibile chiudere gli aeroporti ai charter con i migranti perchè si creerebbe un “effetto a cascata su tutto il traffico aereo, nazionale e internazionale”.
Non si pronuncia sulla vicenda giudiziaria che ha colpito Mimmo Lucano, sindaco di Riace, ma sostiene che il suo modo di agire sia quello giusto
“Il suo modello ha funzionato perchè ha trasformato un paese spopolato e destinato a morire, in un posto nuovamente vitale, grazie all’accoglienza. Per questo il caso Riace fa impazzire i populisti: perchè funziona” .
Vuole fare di +Europa, alle europee di maggio, una “proposta distinta da quella del Pse”, un’alternativa ai nazionalismi.
La senatrice dice che il piano della Lega e 5 stelle intende far saltare l’Europa
“Farla saltare è un progetto dichiarato sia dalla Lega che dal M5S e perseguito da un fronte che va da Bannon a Putin. L’UE è una costruzione politica, come è stata fatta dalla lungimiranza degli statisti, da De Gasperi a Kohl, può essere disfatta dalla miopia degli arruffapopoli”.
È preoccupata dalla deriva xenofoba del paese che raccoglie consensi ed è diventata senso comune.
La cosa più grave, oggi, non è che la xenofobia e il razzismo tornino a diffondersi massicciamente, ma che siano politicamente legittimati e culturalmente riconosciuti
(da agenzie)
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Ottobre 10th, 2018 Riccardo Fucile
L’EDITORIALE DEL QUOTIDIANO TEDESCO: “VOGLIONO TORNARE ALLA LIRA”
“Gara finale in Italia”. È questo il titolo di un editoriale pubblicato in prima pagina sul quotidiano tedesco Welt sulla finanziaria italiana. Nell’articolo si legge che il governo sta cercando di fare arretrare Bruxelles, “e anche così dall’Euro si arriva alla Lira”, è la conclusione.
“La coalizione fa esattamente quello che si aspettano gli elettori: una prova di forza con Bruxelles”, si legge.
“I populisti hanno presentato l’Europa come capro espiatorio della miseria italiana e molti elettori ci credono”, scrive la Welt, che sottolinea anche come Spagna e Irlanda abbiano “usato il tempo concesso dalla Bce per le riforme e sono da tempo di nuovo sulla strada della crescita”.
“L’Italia invece si rifiuta di affrontare la cura da cavallo e cerca una strada indolore”, è l’analisi. “La baruffa con la Commissione sul bilancio per il prossimo anno è solo l’inizio di una lite permanente sul futuro dell’unione valutaria – continua l’articolo – Se Bruxelles cede di nuovo scompaiono le chance che l’Italia tenti seriamente di demolire il debito o di risolvere autonomamente la sua acuta crisi bancaria”.
Welt ricorda che gli italiani in passato volevano assolutamente entrare nell’Euro.
“In campagna elettorale i partiti avevano messo in gioco l’uscita dall’Euro – si legge alla fine -. Ora il governo specula pubblicamente sul fatto invece che i Partner europei retrocedano. Anche così si arriva dall’Euro alla Lira”.
(da agenzie)
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Ottobre 9th, 2018 Riccardo Fucile
POSSONO ARRIVARE AL MASSIMO A 175-210 SEGGI SUI 751 DEL PARLAMENTO EUROPEO.. E POLONIA E UNGHERIA NON MOLLERANNO IL PPE
Il «Fronte delle Libertà » non ha i numeri per far saltare l’Europa. 
Un’analisi ancora riservata di «Politico.com» citata oggi da La Stampa rivela che, messe insieme tutte le forze populiste, in maggio le truppe contro l’Ue possono arrivare al massimo a 210 seggi sui 751 dell’Europarlamento.
Visto però che si tratta di realtà diverse in tre gruppi differenti, e non per forza di cose dialoganti, la stima realista scende a 175 seggi, a 200 scranni dalla maggioranza. Sarebbe la seconda compagine dell’emiciclo dopo i popolari, ma solo se fosse unita. Cosa su cui, adesso, nessuno scommette.
E così il raggruppamento politico formato sull’ossimoro dell’internazionalismo nazionale costruisce un’alleanza che ha scarse possibilità di arrivare alla maggioranza del Parlamento Europeo nonostante i boom già programmati in Italia, dove i parlamentari di Lega e M5S sostituiranno quelli del Partito Democratico, reduci del 41% alle Europee del 2014 che ormai sembra un risultato preistorico.
Poi c’è la questione della convenienza, quella che guida la costruzione di alleanze da quando è nata la politica.
E anche qui per l’Internazionale Nazionalista il piatto piange, spiega Marco Zatterin:
Salvini vuole la «Lega delle Leghe». Con chi? Ci possono stare gli austriaci del Partito delle Libertà di Heinz Christian Strache, oggi al governo con il popolare Kurz, sodale possibile che sogna il pareggio di bilancio; i belgi del Vlaams Belang, deboli; gli estremisti in espansione di AfD, l’alternativa per la Germania, sovranisti, euroscettici, anti-Lgtb e antiaborto. La speranza è di trovare un collante con i nazionalisti dei Baltici, gli svedesi, e portare a casa qualche socio del circolo di Visegrad.
Pie illusioni, paiono. Viktor Orban, il miglior amico di Salvini, non risulta avere intenzione di lasciare il Partito popolare europeo dove può puntare i piedi e fare il pieno. Fuori dal circolo Ppe finirebbe per contare meno quando verrà il giorno di spartirsi le poltrone.
Fra dodici mesi gli assetti nel Consiglio europeo, dove siedono i capi di Stato e di governo, saranno con ogni probabilità immutati, ancora con Francia e Germania a tirare la volata.
Facile che i polacchi, come il quartetto di Visegrad, scelgano di restare nel gruppone «tradizionale» puntando sulla convenienza, in fondo politici sono.
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 3rd, 2018 Riccardo Fucile
IL GOVERNO ANNUNCIA UN RISANAMENTO DAL 2020, LA COMMISSIONE UE: “GIUDICHEREMO SOLO IL 2019″…MERCATI NERVOSI
Di Maio conferma le voci sul ritocchino alla manovra. “La cifra del 2,4% è confermata nel 2019 – spiega il vicepremier parlando con i cronisti alla Camera – per quanto riguarda il 2020 e il 2021 stiamo pensando all’abbassamento del debito e la crescita del Pil con tagli massicci a sprechi”.
Per quanto riguarda “la diatriba con l’Ue” invece “è molto lunga. Noi dovremmo illustrare i nostri obiettivi. Se ci sono solo pregiudizi e non si entra nel merito allora ci dicano che non va bene per partito preso”.
Nel frattempo, mentre il leader pentastellato parlava con i cronisti, lo spread tra Btp e Bund è risalito a 300 punti base, mentre il rendimento del titolo italiano a 10 anni – sugli schermi Bloomberg – è in rialzo al 3,42%.
Ma la strategia di rivedere gli obiettivi per il 2020 e il 2021, lasciando intatto il deficit per il 2019 non convince neanche l’Ue.
L’opinione della Commissione sulla bozza di legge di stabilità si baserà sui dati del 2018 e sugli obiettivi di bilancio fissati dal governo per il 2019.
Lo fanno sapere fonti comunitarie, escludendo quindi che l’opinione possa tenere in conto i numeri che il governo stimerà per il 2020 e 2021.
(da “Huffingtonpost“)
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Ottobre 1st, 2018 Riccardo Fucile
“TRANQUILLI, IL DEBITO SCENDERA'”, MA NESSUNO CREDE ALLE FAVOLETTE DI TRIA… PIAZZA AFFARI AZZERA I GUADAGNI, BANCARI IN FORTE CALO, LO SPREAD SOPRA QUOTA 270
C’è più di un motivo per tenere sotto la lente i mercati finanziari nel primo giorno di ottobre. 
Cambia proprio da oggi la strategia della Bce, che dimezzerà gli acquisti di titoli di Stato dell’area euro, ma è anche il giorno del Def all’Eurogruppo.
La Borsa tiene, con Piazza Affari in crescita attorno all’1% in scia all’accordo commerciale fra Usa e Canada per gran parte della giornata, ma sono poi proprio le parole che arrivano dal Lussemburgo ad azzerare i guadagni.
Allo stesso modo lo spread, dopo un’impennata iniziale fino a 288 punti, si era quietato sotto quota 270 per poi superare tale soglia.
“Cercherò di spiegare ai ministri che cosa sta accadendo in Italia” aveva detto ai giornalisti il ministro Tria arrivando all’Eurogruppo, aggiungendo che il suo messaggio sarà di stare “tranquilli”, anche perchè nel 2019 “il debito scenderà “.
Una tranquillità che non si respira tra i ministri e i commissari europei.
Sono dure, anche se ancora attendiste, le dichiarazioni dei commissari Ue. “Quello che so è che il deficit è del 2,4% non solo per il 2019, ma per i tre anni che vengono, ed è una deviazione molto, molto significativa rispetto agli impegni che sono stati presi” afferma il commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici, secondo cui il 2,4% è “incompatibile” rispetto alle regole Ue. “Quello che noto è che il Governo italiano predilige la spesa pubblica e la spesa pubblica può rendere popolari, ma alla fine gli italiani capiranno totalmente la verità , chi paga”…
“Non vedo come queste cifre siano compatibili con le nostre regole, lavoro con Tria che vedrò oggi, lavoriamo sulla base di 1,6%. Con il 2,4% è chiaro che il deficit strutturale non sarà guardato per niente nello stesso modo”, ha affermato ancora Moscovici, ribadendo che “non è interesse dell’Europa provocare una crisi in Italia”, per cui “vedrò Tria con spirito di dialogo”.
Ma “ci sono due obblighi” che tutti i Paesi devono rispettare. “Primo, ridurre il deficit nominale sotto il 3%, e secondo ridurre lo strutturale che permette di ridurre debito”. Per il vice presidente Valdis Dombrovksis, inoltre, bisogna aspettare il testo della manovra per giudicare, ma “il piano di bilancio italiano non sembra rispettare le regole”.
Anche Parigi esprime tutta la sua preoccupazione per il Def italiano. “Ci sono regole e sono uguali per tutti perchè i nostri futuri” di Paesi dell’Eurozona “sono legati” ha detto il ministro dell’economia Bruno Le Maire rispondendo a una domanda sull’Italia. La Francia ha annunciato che il suo deficit/Pil salirà al 2,8% nel 2019, per finanziare un importante piano di sgravi fiscali, ma ha anche preso l’impegno di tornare nei ranghi nel 2020.
“Noi riduciamo il debito, rispettiamo le regole e stiamo sotto il 3% non per soddisfare la Commissione Ue ma perchè crediamo che ridurre la spesa pubblica, introdurre riforme sia buono per i francesi”, ha aggiunto.
Il presidente dell’Eurogruppo, il portoghese Mario Centeno non nasconde che “l’attenzione di tutti è sull’Italia” e prevede un “negoziato lungo”.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 23rd, 2018 Riccardo Fucile
COMITES BERLINO: “A NESSUNO VERRA’ IMPOSTO DI LASCIARE IL PAESE”
“La Germania non sta cacciando dai propri confini gli italiani senza lavoro”. A sostenerlo è Simonetta Donà , presidente del Comites di Berlino, comitato italiani all’estero, organo di rappresentanza della nostra comunità nella circoscrizione che raggruppa la capitale tedesca, il Brandeburgo, la Sassonia, l’Alta Sassonia e la Turingia.
“Non solo noi di Berlino non siamo stati contattati da nessun italiano lamentando la ricezione di un provvedimento d’espulsione, ma anche, chi nella Renania Settentrionale-Vestfalia o nel Baden-Wà¼rttemberg, ha ricevuto comunicazioni del genere può stare relativamente tranquillo , differentemente da quanto sostenuto nel recente servizio di Radio Colonia ripreso da diverse testate italiane. A nessuno verrà imposto di lasciare il Paese entro 15 giorni se non avrà trovato un lavoro. Ciò che gli sarà vietato è l’accesso a sussidi sociali e ad una copertura sanitaria che vada oltre le emergenze. Il tutto fin quando non avrà trovato un lavoro o avrà dimostrato di essere economicamente autonomo”.
Simonetta Donà è anche avvocato comunitario e docente di diritto italiano all’Università Humboldt di Berlino: “Il servizio di Radio Colonia usa una terminologia inesatta. Secondo la legislazione vigente in Germania un cittadino europeo può essere espulso dai confini tedeschi solo se reputato un pericolo pubblico per la salute o per la sicurezza pubbliche. Parlando solo di questo ultimo aspetto, una persona per essere espulsa deve essere stata condannata in Germania, ad esempio, ad una pena di più di tre anni di detenzione ed avere ricevuto un’analisi specifica del proprio caso che tenga conto di quanto e come la sua vita sia radicata al territorio tedesco”.
“Le lettere di minaccia di espulsione ricevute recentemente da italiani residenti in Germania non sono un’invenzione giornalistica, ma è fondamentale chiarire che non rappresentano un vero e proprio provvedimento di espulsione. Sono comunicazioni minatorie da parte di uffici amministrativi che sperano così di persuadere qualche straniero senza il diritto ai sussidi sociali a lasciare il Paese. Oltre a comunicare la negazione all’accesso al welfare nazionale non hanno però nessun vero valore. Se un cittadino europeo volesse fare il senzatetto in Germania nessuno glielo vieterebbe”.
La legge sull’accesso ai sussidi sociali a cittadini europei in Germania è cambiata il 20 luglio 2017. Se prima si accordavano i sussidi sociali a chiunque vi risiedesse da almeno tre mesi, ora l’accesso è garantito solo a chi ci vive da almeno cinque. Si parla non di sussidi di disoccupazione o di assegni parentali, ma di aiuti a disoccupati di lungo corso o persone che non hanno mai lavorato in Germania.
“Nelle recenti lettere ricevute da alcuni italiani si può senza dubbio scorgere un indirizzo politico dei singoli stati federali. Si vogliono chiudere i rubinetti ai tanti che, negli ultimi anni, da varie parti d’Europa, si sono trasferiti per sfruttare il sistema, un fenomeno da arginare che ha portato la Germania a porre diverse interrogazioni a Bruxelles. Posso parlare solo per la comunità italiana, ma è indubbio che tra il 2008 e il 2012 diversi nostri connazionali si siano trasferiti in Germania sulla scia di servizi giornalistici che raccontavano questo paese come un Paradiso dove si potesse vivere bene anche senza fare nulla anche se non era esattamente così. Ad ogni modo, chiunque riceva lettere del genere può rivolgersi ai Comites del loro territorio e ai diversi patronati italiani della zona di residenza. È importante frenare la psicosi generata in queste ultime ore e promuovere la diffusione di un’informazione corretta”.
(da “Huffingtonpost“)
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Settembre 23rd, 2018 Riccardo Fucile
“ALLA FINE SARANNO COSTRETTI A TRADIRE I PROPRI ELETTORI SUI TEMI ECONOMICI”
La politica italiana mente, sapendo di mentire. Su quali temi? Sulle misure promesse in
campagna elettorale come la flat tax e il reddito di cittadinanza e anche sulla questione migranti. Ma, alla fine dei giochi, il re sarà nudo.
E a farne le spese sarà principalmente il Movimento 5Stelle in un’Italia sempre meno importante per gli Stati Uniti e in un’Europa sempre più populista.
Che però non morirà di populismi. È lo scenario tratteggiato da Jan Bremmer, politologo statunitense fondatore della società di analisi dei rischi geopolitici Eurasia, che si è intrattenuto su questi temi con ilfattoquotidiano.it nel corso dell’ultimo forum The European House-Amrosetti di Cernobbio.
“Anche in una congiuntura economica relativamente positiva per l’Italia, la maggior parte delle promesse fatte da questo governo non saranno mantenute — sostiene Bremmer -. Non si possono mantenere, se l’Italia non vuole vivere al di sopra delle proprie possibilità e vuole restare nell’Unione. Alla fine, Lega e 5Stelle saranno costretti a tradire i propri elettori sui temi economici: non vedremo realizzate le misure populiste che i due partiti avrebbero voluto, così l’Italia potrà continuare il proprio rapporto con l’Europa”.
Ma, se davvero la politica ha mentito, chi pagherà per il tradimento del patto stretto con gli elettori?
“Credo che politicamente il prezzo più alto di questa situazione lo pagherà il M5S, perchè è più presente al Sud, dove l’elettorato è più povero, e c’è bisogno del reddito di cittadinanza e delle pensioni per essere più forti— riprende Bremmer -. La Lega è più pro-business e libero mercato. Inoltre può cavalcare la questione migranti: credo che Salvini sarà avvantaggiato dall’esperienza di governo, e guadagnerà consensi proprio per il fatto che il governo non manterrà la maggior parte delle sue promesse”.
Nella visione di Bremmer, il tema dei migranti giocherà a favore della Lega che tuttavia ha un’azione molto meno incisiva di quanto non appaia.
“In Italia in questo momento stanno arrivando pochissimi migranti: la grossa crisi migratoria è stata largamente risolta dai predecessori e il nuovo governo Lega-5Stelle si è trovato di fronte a un problema molto ridotto — prosegue il politologo statunitense — Nel corso dei decenni, la popolazione in Europa è cambiata. L’immigrazione ha reso i Paesi molto più eterogenei: è successo con i Rom, con i musulmani, con gli est-europei, in particolare in Germania e nel Regno Unito. Se nel tuo Paese hai tante persone che ti dicono: ‘aspetta un attimo, io non ho nessuna opportunità , non guadagno abbastanza, vedo le infrastrutture peggiorare, nessuno si prende cura di me e in più arrivano nuove persone a cui diamo soldi e diritti, questo non va bene’. Questa è una grande opportunità politica per le forze anti-immigrazione e razziste di diventare più forti in tutta Europa”.
C’è quindi il rischio che di un’avanzata dell’AfD in Baviera ad ottobre?
“In Germania l’AfD ha una rappresentanza in Parlamento, ma non ha la possibilità di prendere il potere. È certamente un movimento in crescita, con cui bisogna fare i conti”, prosegue escludendo che si possa parlare di una crisi europea collegata all’ascesa di partiti nazionalisti e xenofobi.
“L’unica crisi vera che c’è stata in Europa dal 2008 ad oggi è stato il voto di Brexit che peraltro non sarà un disastro ma avrà un costo importante”, precisa lo studioso per il quale le attuali tensioni sono generate dal fatto che per decenni la questione immigrazione non sia stata tenuta in debita considerazione dalla politica.
“Non è un problema solo europeo: lo abbiamo anche nel mio Paese, gli Stati Uniti. Trump che parla di costruire muri, fa il Muslim ban (la legge che limita l’accesso dai Paesi mussulmani ritenuti a maggiore rischio terrorismo, ndr), demonizza i neri, porta avanti le stesse politiche di Salvini in Italia”, sottolinea Bremmer.
In questo scenario, il politologo americano ritiene difficile che a breve possano tornare di moda gli ideali liberal-democratici perchè “i leader delle democrazie occidentali avanzate pensano molto a loro stessi e non si curano del loro elettorato”.
Dal canto loro, le classi medie sono fiaccate dalla rapida evoluzione della società determinata dalla globalizzazione: “le nostre società sono profondamente spaccate anche quando l’economia va bene, quindi si può immaginare cosa succede quando non c’è denaro, quando le aziende licenziano, le cose peggiorano”
Secondo l’esperto statunitense, questo clima di stanchezza e depressione, non apre al rischio di regimi totalitari, ma “di sicuro inquietanti regimi autoritari” e cita gli esempi di Turchia, Polonia e Ungheria. Ma non dell’Italia dove “avrete un governo populista, ma la realtà è che le istituzioni italiane non sono cambiate molto”, puntualizza.
Tuttavia, come sottolinea l’esperto, rispetto al passato, Roma conta meno per Washington che ha inaugurato una politica di “unilateralismo”.
Certo gli Stati Uniti continueranno a fornire aiuti umanitari e a finanziare il Fondo Monetario Internazionale, ma non c’è da aspettarsi un nuovo piano Marshall. Nemmeno sulla crisi del debito, magari comprando titoli di Stato italiani?
“Davvero non saprei dirlo”, aggiunge evidenziando come “il complesso delle relazioni transatlantiche si sia indebolito” e l’Europa resti debole e frammentata “creando l’occasione per le potenze esterne — come la Russia — di interferire” con il lavoro dei singoli governi dell’Unione.
Del resto, gli Stati Uniti che pure “storicamente hanno supportato l’Unione europea, non sono mai stati sicuri di preferire un’Europa forte a una debole”, ammette l’analista americano evidenziando come “in questo momento, gli Usa non abbiano una linea di condotta coerente rispetto all’Unione europea”.
Forse anche perchè hanno altri grattacapi cui pensare. Populismi europei e la crisi del debito pubblico del Vecchio Continente certamente preoccupano, ma i Paesi più pericolosi per l’ordine mondiale sono altri.
Fra questi la Corea del Nord e soprattutto la Cina che per Bremmer “è il Paese più pericoloso al mondo, perchè diventerà l’economia più potente. E’ una superpotenza tecnologica, autoritaria, con un capitalismo di Stato. I cinesi stanno cercando di creare istituzioni che possano sfidare l’ordine mondiale esistente, ed è probabile che vivranno significativi cambiamenti interni nei prossimi vent’anni”.
Senza contare anche che, come ricorda l’esperto, “ogni cambiamento della politica estera degli Usa ha un significativo impatto su altri Paesi”. Basti pensare a quanto accaduto con l’invasione dell’Iraq che ha reso l’intera regione più instabile. Quanto all’ondata nazionalista europea, l’ipotesi è che passerà : “Tutti possono sopravvivere al populismo, questo non è in discussione”.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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