Destra di Popolo.net

CROLLA LA POPOLARITA’ DI MACRON, PERDE 10 PUNTI IN UN MESE

Luglio 23rd, 2017 Riccardo Fucile

DAL 64% AL 54%: PAGA I TAGLI ALLA DIFESA

Crolla la popolarità  del presidente francese Emmanuel Macron: meno 10 punti in un mese, dal 64 al 54%, secondo un sondaggio Ifop per il Journal du Dimanche (Jdd).
In tre mesi, Macron perde l’8%. Quando è stato eletto a maggio il consenso era al 62%, per poi crescere al 64% il mese successivo.
Solo Jacques Chirac aveva fatto peggio nel 1995 secondo il Jdd.
Nicolas Sarkozy, eletto nel maggio 2007 con una inedita popolarità  pari al 65%, aveva vissuto uno stato di grazia durato tutto l’anno e nell’agosto i consensi erano cresciuti al 66%.
Il predecessore di Macron, Franà§ois Hollande, aveva iniziato al 61%, per poi scendere al 59% al mese successivo e al 56% il mese seguente.
In passato Charles de Gaulle aveva perso 5 punti in tre mesi (dal 61 al 56%), e Franà§ois Mitterrand, dopo la prima elezione il 10 maggio del 1981, aveva perso 7 punti in tre mesi (dal 54 al 47%).
Il meno popolare dei presidenti della Quinta Repubblica francese rimane Valery Giscard d’Estaing, giunto al potere con un indice di popolarità  inferiore al 50%. Un mese dopo, a giugno del 1974 solo il 44% dei francesi era soddisfatto del suo operato.
Il caso Chirac, infine. Un percorso da montagne russe secondo il Jdd: perde 20 punti in tre mesi alla sua elezione nel 1995 (dal 59 al 39%), ma rieletto nel 2002 con una popolarità  del 51%, la vede crescere al 53% due mesi dopo.

(da agenzie)

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IL PREMIER AUSTRIACO CONTRO IL SUO MINISTRO DEGLI ESTERI: “NOI SIAMO CON L’ITALIA, NON FINIREMO CON ORBAN E LEGA NORD”

Luglio 22nd, 2017 Riccardo Fucile

DURA PRESA DI POSIZIONE DEL PREMIER KERN CONTRO IL MINISTRO KURZ: “HA SBAGLIATO, AL BRENNERO MESSA IN SCENA UN’EMERGENZA CHE NON ESISTE”

“Serve più sensibilità  nei confronti dell’Italia”. Lo ha detto il cancelliere austriaco Christian Kern al quotidiano viennese Presse am Sonntag dopo una telefonata con il premier italiano Paolo Gentiloni.
Il leader dei socialdemocratici ha ammonito il suo ministro degli Esteri e leader dei popolari Sebastian Kurz: “Così non va, non possiamo posizionarci contro l’Italia”, ha detto al sua rivale alle elezioni del 15 ottobre.
Kurz, dopo un incontro a Vienna con il collega italiano Angelino Alfano, aveva chiesto di fermare il traghettamento di migranti italiani da Lampedusa alla terraferma, minacciando in caso contrario di chiudere nuovamente i confini.
A tal proposito, Kern ha definito comprensibile il rammarico dell’Italia.
Per il cancelliere “al Brennero viene messa in scena un’emergenza che non esiste”. “Ancora oggi – ha detto a Presse am Sonntag – dai Balcani arrivano più richiedenti asilo che dal Brennero. Una chiusura del Brennero colpirebbe soprattutto l’Alto Adige”.
Secondo Kern, Vienna “deve stare attenta a non finire in un gruppo con Viktor Orban e la Lega Nord. Chi è contro tutti, resta solo. La reputazione dell’Austria non va messa a rischio per una campagna elettorale”, ha aggiunto in riferimento alle prossime elezioni.
Il tema migranti “va tenuto fuori dal dibattito pubblico e dalla campagna elettorale austriaca”, ha detto ancora al quotidiano, come riferisce l’Apa.
“La politica estera e la diplomazia vanno fatte a porte chiuse”.
Kern ha comunque criticato il sindaco di Lampedusa, definendo “inaccettabile” il paragone del ministro degli Esteri Sebastian Kurz con “un naziskin”.
In Austria si voterà  il prossimo 15 ottobre.

(da “La Repubblica”)

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LIBIA, VERTICE A PARIGI SENZA L’ITALIA: MACRON INVITA SERRAJ E HAFTAR E SPIAZZA TUTTI

Luglio 21st, 2017 Riccardo Fucile

MARTEDI UN VERTICE ALL’ELISEO: LA FRANCIA VUOLE ASSUMERE UN RUOLO MAGGIORE NELLA CRISI LIBICA

La Francia entra in gioco pesantemente nella crisi di Libia. Il presidente francese Emmanuel Macron ha invitato a Parigi per un vertice il presidente libico Fayez Serraj e il generale Khalifa Haftar, l’uomo forte che con la sua milizia controlla buona parte della Cirenaica con l’appoggio dell’Egitto e degli Emirati Arabi Uniti.
Martedì 25 luglio i due leader libici sono stati invitati all’Eliseo per un tentativo di mediazione che la Francia ha preparato nelle ultime settimane.
Del vertice l’Italia non ha saputo nulla dai francesi, ma è stata informata sia dal Governo di Accordo Nazionale di Tripoli che dai consiglieri per generale Haftar a Bengasi.
Roma, che negli ultimi mesi è stata considerata il coordinatore degli sforzi diplomatici dai paesi Ue e dagli Stati Uniti, ha chiesto informazioni alla diplomazia francese dopo aver ricevuto notizie dai libici, ma fino a ieri sera non aveva dettagli sul carattere del processo politico che la Francia vorrebbe rimettere in moto con questa riunione.
Fra l’altro proprio lunedì 24, alla vigilia del vertice di Parigi, il ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian sarà  a Roma per partecipare alla conferenza degli ambasciatori italiani, ospite d’onore assieme al collega spagnolo.
Secondo fonti di Repubblica, Parigi avrebbe deciso invece di condividere l’iniziativa solo con il Regno Unito, che ha una buona presenza di intelligence in Libia anche se la dirigenza politica britannica in queste settimane è talmente presa dalla gestione della Brexit da non dimostrare lucidità  e reale impegno su altri dossier, come quello nord-africano.
Al vertice è stato invitato il nuovo rappresentante dell’Onu per la Libia, il libanese Ghassem Salemè, ex professore universitario a Parigi a Science Po: i funzionari di Unsmil, la missione Onu che temporaneamente è ospitata in Tunisia, non hanno partecipato alla fase di preparazione del vertice.
Da tempo Macron aveva annunciato che la Francia avrebbe cercato un ruolo maggiore nella crisi di Libia, parlando anche di “nuove iniziative diplomatiche”.
Nelle prime settimane di attività  il nuovo ministro degli Esteri Le Drian (che per 5 anni era stato ministro della Difesa) ha fatto missioni di lavoro in Tunisia, Algeria, Egitto, nei paesi del Sahel, negli Emirati, in Arabia Saudita e Qatar, tutti paesi che sono coinvolti in prima linea nella gestione della crisi di Libia.
Per il momento non c’è conferma ufficiale del vertice, ma soprattutto ci sono perplessità  del presidente di Tripoli Fayez Serraj a un nuovo incontro con Haftar.
Nei due precedenti incontri negli Emirati arabi uniti, Haftar ha sempre avanzato proposte che sono irricevibili per Serraj, che infatti rientrando a Tripoli ha sempre avuto problemi con la coalizione politica che lo sostiene e con cui è costretto a fare i conti, a differenza di Haftar che con la forza delle armi controlla il debole governo dell’Est e condiziona tutti i leader politici della Cirenaica.
Per questo il presidente di Tripoli non si fida della possibilità  di risolvere in incontri con Haftar l’empasse politico nel paese.
Il vertice comunque arriverebbe nel momento in cui Haftar sembra aver guadagnato posizioni dal punto di vista militare. A Bengasi ormai tutti i quartieri sono stati liberati dai gruppi di jihadisti e terroristi islamici che per 3 anni hanno combattuto contro la milizia del generale Haftar. La sua Libyan National Army ha iniziato a stringere sempre di più l’assedio a Derna, l’ultima cittadina rimasta nelle mani dei gruppi islamisti che in questi anni hanno combattuto contro Haftar. Gruppi che a Derna storicamente sono sempre stati molto forti, tanto da mettere in fuga i militanti dell’Islamic State che avevano provato a prendere il controllo della cittadina.

(da “Huffingtonpost”)

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GENTILONI CONTRO I NAZISKIN AUSTRO-UNGARICI: “NON ACCETTIAMO MINACCE E IMPROBABILI LEZIONI”

Luglio 21st, 2017 Riccardo Fucile

MA INTANTO MINNITI SPERA DI RIDURRE LE ONG CHE SALVANO I PROFUGHI: PIU’ NE AFFOGANO, MENO NE ARRIVANO, UNA SOLUZIONE DEGNA DI UNA MODERNA SINISTRA

La surreale richiesta del ministro degli Esteri austriaco Sebastian Kurz ad Angelino Alfano, di bloccare i migranti a Lampedusa o comunque sulle isole italiane per evitare il loro arrivo in Europa centrale, non era evidentemente una boutade solitaria partorita dai burocrati viennesi.
Piuttosto, la prima mossa di una strategia studiata su più tavoli.
Quelli del famigerato gruppo di Visegrad – Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia – che, come in una rievocazione ottocentesca dell’Impero austro-ungarico, vedono in Vienna il proprio faro.
Perchè, 24 ore dopo Kurz, ecco il premier ungherese Viktor Orban, quello del muro, preannunciare una lettera al suo omologo italiano, Paolo Gentiloni, firmata da lui e dagli altri leader di Visegrad. Per recapitare al presidente del Consiglio una richiesta perfettamente in sintonia con la provocazione di Kurz: “L’Italia dovrebbe chiudere i suoi porti” per arginare i flussi migratori dal Mediterraneo.
Secca la replica del presidente del Consiglio: “Dai Paesi dell’Ue abbiamo diritto di pretendere solidarietà , non accettiamo lezioni, tanto meno possiamo accettare parole minacciose. Noi facciamo il nostro dovere, pretendiamo che l’Europa intera lo faccia al fianco dell’Italia invece di dare improbabili lezioni al nostro Paese. L’Italia – ha sottolineato Gentiloni – è un Paese impegnato a farsi carico di non alimentare odi e paure, impegnato a farsi carico di un peso che dovrebbe essere più condiviso in Europa”.
E’ solo il caso di ricordare che la Commissione europea ha aperto la procedura di infrazione a carico di Slovacchia, Polonia e Ungheria per essersi sottratti agli impegni assunti nel 2015 per l’accoglienza di una quota di richiedenti asilo per alleggerire il peso dell’emergenza sostenuto da Italia e Grecia.
Quanto all’Austria, sebbene abbia evitato la stessa procedura, la Commissione è ben consapevole della sua influenza sul V4 e giudica le posizione non collaborativa del blocco dell’Europa centrale puramente ispirato da tornaconti elettorali interni.
Mentre l’Italia attende che l’Europa si dimostri tale manifestandole concreta solidarietà , Minniti punta sul codice delle Ong e sul fatto che molte di loro, essendo di piccole dimensioni, non potranno uniformarsi in ogni caso ad esso e dovranno quindi rinunciare alla loro attività  di salvare i richiedenti asilo.
La soluzione ipocrita italiana è questa: lasciare che affoghino. Una soluzione degna di una moderna sinistra europea.

(da agenzie)

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COSI’ LA POLONIA STA SMANTELLANDO LA DEMOCRAZIA

Luglio 21st, 2017 Riccardo Fucile

COME SI PUO’ INSTAURARE UN REGIME: MONOPOLIO TV , MAGISTRATURA AL SERVIZIO DEL GOVERNO

E’ quasi mezzanotte, quando sul podio degli oratori della Dieta polacca sale Jaroslaw Kaczynski. Faccia contrita, una voce fredda dice, rivolto ai deputati dell’opposizione: “Avete assassinato mio fratello; canaglie”.
Ufficialmente Kaczynski è un semplice deputato, Nei fatti è lui il vero capo dello Stato; il governo, il presidente della repubblica, il presidente della Camera nonchè la maggioranza parlamentare ubbidiscono a qualunque suo ordine o desiderio.
In questo momento il suo desiderio è: rendere i tribunali dipendenti dall’esecutivo, ossia fare sì che la giustizia segua le direttive del partito, Pis (quasi nomen omen, Diritto e Giustizia, si chiama).
L’incidente si è verificato durante una discussione in Aula di una proposta di legge per cui sarà  l’esecutivo a decidere quando mandare in pensione i giudici della Corte costituzionale e sarà  l’esecutivo a nominare i presidenti dei tribunali, mentre sarà  il parlamento a nominare la maggioranza (15 su 25) dei componenti del Consiglio supremo della Magistratura.
In parole povere: sarà  Jaroslaw Kaczynski il padrone della Giustizia di un paese che (per ora) risulta membro dell’Unione europea.
Attenzione, la Polonia non è un paese arretrato; e non si tratta di antiche reminiscenze del regime comunista. Il caso polacco è interessante perchè è un esempio di come si possa, passo dopo passo, smantellare la democrazia, distruggere lo Stato di diritto, instaurare un regime che a nessuno risponde se non al capo supremo, senza percorrere le vie “turche”. In questo senso la Polonia potrebbe indicare la strada a molti altri Kaczynski in giro per il nostro Continente (Italia compresa).
Il meccanismo si basa su tre pilastri: il primo, la stanchezza della gente con la politica e i politici, la delusione perchè la politica non è in grado di mantenere le proprie promesse (Bauman parlava del divorzio tra politica e potere) e quindi le sue procedure diventano un rito strano e spesso odioso agli occhi di molti.
Si tratta di un fenomeno comune a quasi tutti i paesi dell’Europa.
Il secondo pilastro è una narrazione convincente di un Partito che vorrebbe abolire le procedure democratiche; e qui i dettagli e i particolari cambiano a seconda del paese. Il terzo pilastro, di nuovo comune a tutti, è la propensione di molti a rendersi servi e docili strumenti del Capo senza porsi problemi di coscienza e anzi godendo nel far Male.
In Polonia la narrazione parte dell’incidente aereo, in cui nel 2010, sui cieli russi, perse la vita Lech Kaczynski, allora presidente della Repubblica e fratello gemello di Jaroslaw. Quell’incidente nella narrazione del potere di oggi, fu un attentato, perpetrato dai russi (ovviamente) e coperto da “traditori” della patria, tra i quali, le èlite liberali e cosmopolite nonchè l’allora premier Donald Tusk.
Così la Polonia è vittima dei russi, dei liberali, dell’Europa filogay (essendo le èlites filoeruopeiste), e c’è una quinta colonna in seno alla società .
Come si diceva prima, in questo discorso c’è ovviamente una gran dose di odio e di propensione al male, insita in ognuno di noi e che si manifesta prepotente nei tempi di crisi. Far male e pensar male (perchè le èlite mi trattano da rifiuto umano) dà  soddisfazione, quando si è scontenti della propria vita.
Vinte le elezioni del 2015 (grazie all’idiozia e la pigrizia di chi era al potere allora; ossia le famose “èlite liberali”), con il 37 per cento dei voti (alle urne si è recato il 50 per cento dei polacchi), Kaczynski, per prima cosa ha purgato la tv e la radio di Stato.
Licenziati i giornalisti considerati “ostili”, oggi nel media pubblici nessuno osa criticare il governo.
Le manifestazioni di massa dell’opposizione vengono definite “folclore”. In seguito, le aziende di Stato o che fanno affari con aziende di Stato sono state persuase a non fornire pubblicità  ai giornali nemici di Kaczynski, ad esempio a “Gazeta Wyborcza” (e che tuttavia resiste anche dal punto di vista economico).
Poi è stata alterata la composizione della Corte Costituzionale, in violazione della Costituzione stessa. E così si è arrivati a oggi: le mani sui tribunali e un discorso, in pieno parlamento del capo supremo che incita esplicitamente all’odio e trasforma i rappresentanti della nazione in canaglie e assassini: in fuorilegge cioè.
Occorre poi una maggioranza parlamentare, deputati e presidente della camera che (come accade in questi giorni a Varsavia) usando il regolamento impediscono la libera discussione e trasformano la Dieta in una macchinetta di votazione (risparmio i dettagli tecnici), perchè il golpe, deve essere realizzato in fretta, altrimenti rischia di fallire.
Ecco, spiegato, come in Europa, si può con mezzi democratici (niente marce su Roma, niente carri armati in piazza; niente prigionieri politici; niente censura) sopprimere la democrazia.

(da “L’Espresso“)

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“LA FRANCIA NON HA SEMPRE FATTO LA SUA PARTE”: IL MEA CULPA DI MACRON SUI PROFUGHI

Luglio 12th, 2017 Riccardo Fucile

A TRIESTE IL TRILATERALE CON MERKEL E GENTILONI… MACRON PASSI DALLE PAROLE AI FATTI: LA FRANCIA SI ERA IMPEGNATA AD ACCOGLIERE 7.115 RICHIEDENTI ASILO DALL’ITALIA, NE HA ACCETTATI SOLO 330

E’ durata poco meno di un’ora l’incontro trilaterale tra Gentiloni, Merkel e Macron convocata dal premier italiano a margine del vertice sui Balcani in corso a Trieste.
Al centro dei colloqui, ancora una volta, il nodo dell’immigrazione.
La trilaterale è stata più che altro una bilaterale, con Gentiloni e Merkel impegnati in mezz’ora di colloqui in attesa dell’arrivo di Macron, che ha partecipato all’incontro per meno di dieci minuti.
Al termine dei colloqui, inaugurando la seconda parte del summit sui Balcani, Gentiloni ha ribadito la necessità  di avere «un’Unione europea più coesa e più forte, come garanzia di stabilità  e pace: occorre lavorare per una politica migratoria comune. L’Italia – ha aggiunto – continuerà  a fare la sua parte su soccorso e accoglienza ma allo stesso tempo si batte perchè la politica migratoria non sia affidata solo ad alcuni Paesi».
Ancora una volta Angela Merkel ha elogiato l’Italia «per aver fatto cose fantastiche con i migranti. Siamo solidali con gli italiani». La cancelliera tedesca punta l’attenzione sulla necessità  di stabilizzare la situa in libia «per un trattamento più degno delle persone e contro i trafficanti di esseri umani».
Nel lungo intervento conclusivo Macron ha accennato alla solidarietà  all’Italia e ha ammesso che la Francia «non ha sempre fatto la sua parte, ma che sta accelerando i processi per il diritto d’asilo e l’accoglienza».
Come ha anticipato questa mattina il primo ministro Edouard Philippe a Parigi, anche il presidente francese ha ribadito: «Non possiamo accogliere chi vuole venire in Italia per motivi economici, non hanno gli stessi diritti di chi fugge dalla guerra».
Bene, allora guardiamo i dati ufficiali.
In base all’accordo di ripartizione dei richiedenti asilo firmato nel 2015, la Francia avrebbe dovuto accogliere esattamente 7.115 profughi attualmente in Italia.
Sapete quanti ne ha accettati in due anni? Solo 330. ne mancano 6.785.
Quindi Macron la smetta di ripetere la storia dei migranti economici che nessuno gli vuole appioppare e che lui ha diritto di respingere. Qua si parla di “profughi aventi diritto” che la Francia non ha accolto, ben altra cosa.
Meno ipocrisia e più coerenza, caro Macron: di parolai ne abbiamo già  troppi in Italia.

(da agenzie)

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MAY CHIEDE IL SOCCORSO ROSSO PER LA BREXIT, MA CORBYN PREPARA GIA’ LA CORSA ALLE URNE

Luglio 11th, 2017 Riccardo Fucile

LA PREMIER E’ SEMPRE PIU’ DEBOLE

Nella richiesta di collaborazione avanzata oggi da Theresa May al partito laburista c’è tutta la difficoltà  di una leader che, dopo la delusione delle urne, fatica a rilanciare la sua premiership.
È passato solo un anno dal suo insediamento a Downing Street, quando promise di trasformare la Brexit in un successo per il popolo britannico.
La realtà , oggi, ha un sapore molto più amaro: alla vigilia del prossimo round di negoziati con l’Ue (il 17 luglio), il suo governo non ha la forza politica, da solo, per guidare il Paese in un percorso che si sapeva complesso, ma non ci si rendeva conto quanto.
Così oggi, intervenendo a Londra sulla protezione dei diritti dei lavoratori nella cosiddetta gig economy, May ha dovuto chiedere pubblicamente il supporto dei parlamentari laburisti per portare a termine la Brexit e altri progetti di legge che rischiano lo stallo dopo che il suo partito ha perso la maggioranza in Parlamento nelle elezioni dell’8 giugno scorso.
Come scrive il Telegraph, la premier si è appellata direttamente ai parlamentari dell’opposizione, chiedendo loro di “contribuire, non di criticare e basta” e di aiutare a “chiarificare e migliorare” le sue proposte politiche nella Camera dei Comuni.
“Il mio impegno e la mia determinazione sono gli stessi di un anno fa”, ha assicurato May nel suo speech.
“Sebbene il risultato nelle elezioni politiche del mese scorso non è quello in cui speravo, non è cambiata la mia volontà  di cambiare la Gran Bretagna”, ha aggiunto, rispondendo alle voci di una corsa alla sua successione per la guida dei Tories. May ha aggiunto di essere convinta che la strada intrapresa un anno fa, con il suo insediamento a Downing Street, sia quella giusta. Ora — ha spiegato — si tratta di vincere una “battaglia delle idee” in Parlamento e nel resto del Paese dopo l’insuccesso elettorale.
Il punto è che per vincere questa battaglia la premier ha bisogno anche dell’opposizione laburista, che però in questo momento non ha alcun interesse a mettersi al servizio dell’esecutivo conservatore.
Un recente sondaggio di Yougov dà  il partito laburista guidato da Jeremy Corbyn in vantaggio di ben otto punti sui Tories. Se si votasse oggi, insomma, Corbyn avrebbe la strada spianata verso Downing Street, uno scenario inimmaginabile fino a pochi mesi fa.
Le ultime mosse in casa laburista suggeriscono che Corbyn e i suoi non abbiano alcuna intenzione di perdere il vantaggio accumulato, anzi.
Secondo l’Independent, Corbyn si appresta a lanciare un tour vorticoso in decine di collegi elettorali chiave.
Di pari passo, i membri del governo ombra si sparpaglieranno in tutto il Paese per cercare di convincere gli elettori che è arrivato il momento di ridare fiducia ai laburisti.
Sotto la leadership del 68enne, il partito si sta organizzando per farsi trovare pronto nel caso in cui l’amministrazione May dovesse collassare.
“Sarà  un’estate movimentata. Jeremy girerà  tra 40 e 70 collegi elettorali chiave e anche il governo ombra si muoverà  per il Paese”. La campagna elettorale, insomma, è già  iniziata, nella consapevolezza che l’elettorato britannico potrebbe essere richiamato al voto prima del previsto.
Domani, intanto, il Collegio dei commissari Ue, nella sua riunione settimanale, farà  “il punto della situazione sui negoziati per la Brexit in vista del prossimo round del 17 luglio”.
Lo ha annunciato il portavoce dell’esecutivo comunitario Margaritis Schinas. A partecipare alla riunione sarà  anche il caponegoziatore Michel Barnier, su invito del presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker. Ieri i leader dei principali gruppi politici all’Europarlamento hanno bocciato la proposta della premier britannica sui diritti dei cittadini, ritenendola insufficiente in quanto rischia di creare uno status di “seconda classe” per i cittadini dell’Ue.
Un brutto colpo per la May, la cui mossa di chiedere aiuto ai laburisti sembra più un tentativo disperato che una speranza fondata.

(da “Huffingtonpost”)

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“TRITON SIETE VOI”: DALLA UE DOCCIA GELATA SULLA RICHIESTA ITALIANA DI RINEGOZIARE L’OPERAZIONE

Luglio 10th, 2017 Riccardo Fucile

PREVISTO VERTICE A TRIESTE MERKEL- MACRON – GENTILONI

Alla vigilia del vertice di Varsavia sui migranti, da Bruxelles arriva un’altra doccia gelata sull’Italia.
Fonti Ue hanno fatto sapere che l’operazione Triton (di cui l’Italia ha chiesto la rinegoziazione la scorsa settimana per evitare che tutte le navi di soccorso sbarchino in Italia) è fin dall’inizio un’operazione a guida italiana, e voluta dal nostro Paese.
E che le imbarcazioni degli Stati membri dell’Unione Europea che partecipano all’operazione Triton nel Mediterraneo centrale “intervengono solo su richiesta delle autorità  italiane”.
Ancora: “Triton è un’operazione che esiste in accordo con le autorità  italiane”, hanno sottolineato dalla capitale belga.
E soprattutto, la missione “non è stata imposta” ma “è stata chiesta” dall’Italia.
Sulle modalità  operative e gli sbarchi dei migranti “sono gli italiani che definiscono la magnitudo dell’operazione e il numero di persone di cui ha bisogno”.
Le imbarcazioni della missione Triton quindi “non intervengono direttamente” ma “solo su richiesta delle autorità  italiane”.
Anzi è proprio la nostra Guardia costiera che “da ordini alle imbarcazioni di Triton”. Come a dire: l’avete voluta voi. Triton siete voi.
In ogni caso la Commissione Ue non parteciperà  domani all’incontro di Varsavia, dove il governo italiano rimetterà  sul tavolo la questione della regionalizzazione degli sbarchi.
È previsto però il 12 luglio prossimo, a margine del vertice dei Balcani occidentali, un incontro trilaterale tra Gentiloni, Merkel e Macron.
Secondo quanto si apprende il premier italiano, la cancelliera tedesca e il presidente francese si incontreranno per affrontare alcuni dei principali dossier europei, a partire da quello dell’immigrazione
Quello che si riunirà  invece nella capitale polacca sarà  solo di un tavolo tecnico . Per il Viminale sarà  presente il prefetto Giovanni Pinto, capo della direzione centrale dell’Immigrazione e della polizia delle Frontiere al Ministero dell’Interno, l’alto funzionario che il 4 luglio scorso ha firmato la lettera per cercare di coinvolgere gli altri paesi europei negli sbarchi.
Ma il punto centrale della questione è che nell’ambito delle missioni di Frontex “gli sbarchi avvengono solo nello Stato membro ospitante”, hanno ricordato ieri le fonti Ue.
Ecco, l’Italia dal novembre 2014, è proprio questo, in base al regolamento UE 656/2014 del 15 maggio 2014 entrato in vigore a novembre dello stesso anno: “Stato membro ospitante” dei migranti.
Adesso, con ai confini della Libia centinaia di migliaia di persone che premono per imbarcarsi (secondo fonti dei servizi segreti, citati in un editoriale da Le Monde domenica scorsa) l’ obbiettivo del ministro Marco Minniti è quello di alleggerire la pressione migratoria sul nostro territorio, visto che non si tratta solo di prendere in mare e far sbarcare a terra ( e in quattro anni anni gli arrivi sono stati oltre il mezzo milione di persone), ma curare , accudire , integrare per mesi e mesi se non anni (nell’ultima legge di stabilità  il bilancio dello Stato prevede una spesa pari a 4 miliardi di euro).
Tra l’altro con questo regolamento l’Italia è andata ben al di là  degli accordi di Dublino e persino della legge internazionale del mare ( in base alla quale coloro che sono soccorsi in mare su un’imbarcazione battente la bandiera di un determinato paese si intendono arrivati in quel Paese).
L’accordo venne illustrato dall’allora ministro dell’Interno Angelino Alfano al Comitato Schengen presieduta da Laura Ravetto, il 22 ottobre 2014.
Intanto al Viminale è pronta la bozza di Codice di comportamento per le ONG ( Codice su cui la Ue ha dato il via libera nell’incontro di Tallin, giovedì scorso).
Si tratta di alcune misure ( divieto per le imbarcazioni delle Ong di entrare in acque libiche, ordine di non spegnere i transponder per evitare di farsi localizzare, regole sulla trasparenza finanziaria e obbligo, se richiesti , di collaborare con l’autorità  giudiziaria nelle indagini contro il traffico di esseri umani, anche facendo salire a bordo ufficiali di polizia giudiziaria).
Un ‘ipotesi presa in considerazione è il trasferimento forzato dei migranti nei Paesi di origine delle ONG.
La bozza sarà  sottoposta alle ONG la prossima settimana e poi entrerà  in vigore rapidamente. Intanto crescono le proteste in alcune regioni italiane contro l’aumento del numero degli hotspot per l’identificazione e il rimpatrio dei migranti. Ad esempio in Calabria.

(da “Huffingtonpost”)

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CORBYN STACCA MAY DI 8 PUNTI: SE SI VOTASSE OGGI LABURISTI A DOWNING STREET

Luglio 7th, 2017 Riccardo Fucile

L’ULTIMO SONDAGGIO YOUGOV DA’ IL LABOUR AL 46%, TORIES FERMI AL 38%

Le difficoltà  nel governare della premier conservatrice Theresa May emergono tutte in un sondaggio di YouGov che vede il Labour in testa con un vantaggio di ben otto punti, impensabile fino a qualche settimana fa.
Il partito di Jeremy Corbyn è infatti al 46% mentre i Tories sono fermi al 38%, seguiti dai Libdem al 6% e l’Ukip al 4%.
Continua così inesorabile il distacco dei britannici dalla premier May, ormai in calo di consensi che pare inarrestabile, dovuto in parte anche alo scarso appeal e alle gaffe del primo ministro.
Intanto il Times rivela il tentativo di “complotto” da parte di un gruppo della sinistra Labour che ha pubblicato una lista di deputati che non dovrebbero essere candidati nuovamente perchè su posizioni troppo moderate e liberal.
La dirigenza del partito si è però dissociata da questa iniziativa.

(da agenzie)

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