Maggio 18th, 2017 Riccardo Fucile
CHI E’ CEDRIC VILLANI, CANDIDATO DI ORIGINI ITALIANE DI EN MARCHE!… A 43 ANNI HA VINTO LA MEDAGLIA FIELDS: “SUGLI ARGOMENTI TECNICI UNO NON VALE UNO”
Cravatte a fiocco di seta, giacche corte e panciotti con tanto di orologio che esce dal taschino. 
Cèdric Villani sembra essere uscito da un’altra epoca. È lui, matematico vincitore della medaglia Fields nel 2010, direttore dell’Institut Henri Pincarè di Parigi, uno dei candidati di En Marche! più in vista delle elezioni parlamentari francesi, in programma a giugno.
Il Corriere della Sera gli dedica un’intervista a firma di Stefano Montefiori.
“Sugli argomenti tecnici la parola di uno non vale quella di un altro, non sono uguali”, afferma riferendosi al clima anti-tecnici creato in America da Trump, in Francia da Le Pen e in Italia da Movimento 5 Stelle.
“È vero che ho tutti i requisiti” per essere il candidato di Macron, dice. “Ma quelli sono solo la precondizione, il bello viene adesso”.
Nè di destra nè di sinistra (“non ho mai voluto scegliere”), se dovesse essere eletto, Villani assicura che non si occuperà solo di scienza e matematica.
Bisogna avere in testa anche le altre questioni. Per esempio se parliamo dei grandi giganti americani di Internet è una questione di scienza e tecnologia, ma anche di politica estera. L’intelligenza artificiale significa organizzazione del lavoro, conseguenze sulla disoccupazione e sul fisco. Siamo in un’epoca in cui le questioni tecniche e politiche sono intrecciate più che mai
Per il 30% italiano (il nonno apparteneva a una famiglia di emigrati napoletani nell’Algeria francese), ha lavorato a Pavia e collaborato con la Normale di Pisa.
Ho goduto della globalizzazione, ho viaggiato ovunque. Altri meno fortunati vedono l’Europa in modo astratto, sentono gli effetti della disoccupazione e della competizione mondiale, considerano che la situazione è ingiusta e li capisco. Riusciremo se ci rivolgeremo alle classi medie e popolari, se restituiremo loro la fiducia nel futuro
La competenza prima di tutto.
Bisogna dirlo e riconoscere il merito degli esperti. L’importante è la credibilità : nel mio caso la competenza è stata riconosciuta, con il premio Fields, da una giuria internazionale. Ma paghiamo certi conflitti di interesse che in passato non sono stati trattati con sufficiente rigore. E poi dovremo dialogare con tutti.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 17th, 2017 Riccardo Fucile
LE DRIAN AGLI ESTERI, LE MAIRE ALL’ECONOMIA, SYLVIE GOULARD ALLA DIFESA, COLLOMB AGLI INTERNI, ALLA SANITA’ LA NOTA EMATOLOGA AGNES BUZIN, ALL’AMBIENTE L’ATTIVISTA NICOLAS HULOT
Un governo con18 nomi, con alcuni ministri di sinistra e di destra.
Dopo due giorni di consultazioni, Emmanuel Macron ha messo a punto la compagine del nuovo esecutivo guidato dal premier Edouard Philippe.
Poche ore dopo l’annuncio i membri Repubblicani del governo di Philippe sono stati espulsi dal partito. “Il Paese – si legge – ha bisogno più che mai di coerenza e di lealtà “. I repubblicani invitano alla “mobilitazione massiccia” in vista delle elezioni legislative dell’11 e 18 giugno.
Questa la compagine annunciata.
Ai socialisti vanno due dicasteri di peso: Gèrard Collomb e Jean-Yves Le Drian prendono Interno e gli Esteri. Collomb, 70 anni, è sindaco di Lione e uno dei primissimi sostenitori di Macron. Le Drian, 69 anni, attuale responsabile alla Difesa, ha sostenuto Macron durante la campagna elettorale ed è anche l’unico che rimane al governo con il cambio all’Eliseo.
La destra – oltre al premier quarantaseienne Philippe – si aggiudica due ministeri chiave: quello dell’Economia a Bruno Le Maire, 48 anni, ex ministro ai tempi del Presidente Sarkozy, e quello delle Finanze (chiamato ai Conti pubblici) al giovane dirigente della destra Gèrald Darmanin, 34 anni.
I centristi prendono due ministeri: Franà§ois Bayrou ottiene come previsto il dicastero della Giustizia e Marielle de Sarnez gli Affari europei.
Macron ha scelto alcune delle persone più vicine al movimento En Marche! come l’eurodeputata Sylvie Goulard, 52 anni, che ottiene il ministero della Difesa, o Richard Ferrand, ex socialista e segretario del movimento di Macron, che va al nuovo ministero per la Coesione dei territori.
Alla fine il segnale rinnovamento più forte viene con i ministri scelti nella società civile con la nomina del popolare attivista Nicolas Hulot, 62 anni, all’Ambiente, oppure l’editrice Franà§oise Nyssen, fondatrice di Actes Sud, o ancora Jean-Michel Blanquer, attuale direttore della Business School Essec, all’Istruzione.
Alla Sanità arriva Agnès Buzyn, famosa ematologa.
Al Lavoro, dicastero decisivo per le riforme promesse dal nuovo presidente, un altro nome nuovo: Muriel Pènicaud, 62 anni, ex manager di Danone.
Domani primo Consiglio dei ministri. Il primo Consiglio dei ministri guidato dal premier Edouard Philippe, alla presenza del capo di stato francese Emmanuel Macron, si svolgerà giovedì alle 11.
Per il ruolo di primo ministro, il nuovo presidente francese Emmanuel Macron ha scelto Edouard Philippe, che è stato nominato lunedì.
(da “Huffingtonpost“)
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Maggio 16th, 2017 Riccardo Fucile
PRIMA DELLA NOMINA LI FA CONTROLLARE TUTTI DALL’AUTORITY SULLA TRASPARENZA E DAL MINISTERO DELLE FINANZE: NON DEVONO AVERE CONFLITTI DI INTERESSE
Ancora poche ore prima di conoscere i nomi dei ministri che comporranno la squadra di governo di Emmanuel Macron.
Inizialmente previsto per oggi, l’annuncio è slittato alle 15:00 di domani. In un comunicato diffuso dall’Eliseo si legge che “il Presidente della Repubblica, insieme al Primo ministro, ha voluto introdurre un tempo di verifica affinchè la direzione generale delle Finanze pubbliche e l’Alta Autorità per la trasparenza della vita pubblica possano realizzare i controlli necessari” per verificare che le personalità designate non abbiano “conflitti di interessi”.
Un controllo fiscale, dunque, già annunciato domenica dal settimanale Le Journal de Dimanche, che a quanto pare ha richiesto più tempo di quanto inizialmente previsto. La paura è che si verifichi un caso simile a quello del 2014, quando Thomas Thevenoud fu investito da uno scandalo riguardante una presunta evasione fiscale solamente nove giorni dopo essere stato nominato Segretario di Stato da Hollande.
Intanto, continua il toto ministri sui possibili nomi in lizza.
Come annunciato dallo stesso Macron a marzo, il gruppo che andrà a formare il governo sarà composto da non più di quindici ministri, provenienti da diversi schieramenti politici, con un numero uguale di donne e uomini.
Tra i criteri annunciati, c’è quello riguardante il cumulo dei mandati, che esclude dalla corsa tutti coloro che hanno “più di tre mandati identici consecutivi”. Un governo eterogeneo, composto da diverse figure che, secondo lo stesso Macron, dovranno incarnare “il rinnovamento” e “la ricomposizione politica”.
Nel gruppo dei favoriti ci sono i fedelissimi della prima ora, coloro che hanno scommesso sulla candidatura di Macron durante la campagna elettorale.
Tra questi il socialista Jean-Yves Le Drian, uno dei nomi di spicco della sinistra francese, già ministro della difesa sotto il governo di Hollande. Schieratosi lo scorso marzo al fianco del candidato di En Marche!, Le Drian dovrebbe mantenere il suo posto all’Hotel de Brienne, garantendo così stabilità in uno dei ministeri più importanti.
Nella schiera dei socialisti c’è poi Gerard Collomb, il sindaco di Lione che la scorsa domenica non è riuscito a trattenere le lacrime dopo l’investitura di Macron all’Eliseo. Collomb è stato il primo rappresentante socialista a dare il suo endorsement a Macron.
Secondo alcuni media francesi, dovrebbe andare a capo del Ministero dell’Interno, anche se per Place Beauveau ci sono altri deputati della sinistra come Richard Ferrand e Cristophe Castaner.
Ai blocchi di partenza c’è poi Franà§ois Bayrou, sindaco di Pau e presidente del partito centrista dei MoDem che ha sostenuto la candidatura di Macron a discapito del repubblicano Franà§ois Fillon. Secondo quanto promesso da Macron, alle prossime legislative En Marche! dovrebbe presentare almeno un centinaio di candidati provenienti da MoDem.
Per il quotidiano Sud Ouest il leader centrista diventerà il prossimo Ministro della Giustizia, notizia smentita dal diretto interessato che commentato l’informazione definendola come “totalmente sbagliata”.
Bayrou potrebbe portare con se altri centristi, come l’eurodeputata Sylvie Goulard, che inizialmente veniva vista come possibile Primo Ministro e adesso aspirante Ministro degli Esteri.
Tra i futuri membri del prossimo governo sono previste anche alcune figure di rilievo provenienti dai Rèpublicains. La nomina del juppeista Edouard Philippe alla carica di Primo Ministro potrebbe aver spianato la strada ad altri personaggi, pronti a schierarsi al fianco del nuovo Presidente della Repubblica.
Secondo una fonte citata dall’agenzia francese Afp, Bruno Le Maire sarebbe pronto a dirigere il Ministero degli esteri o quello della Difesa. L’ex candidato alle primarie di novembre e deputato nella regione della Normandia in queste ultime settimane ha lanciato diversi messaggi mostrandosi disponibile a collaborare con il nuovo governo.
Anche la deputata Nathalie Kosciusko-Morizet sarebbe in corsa per un posto da Ministro. Ex portavoce di Sarkozy e deputata nella regione dell’Ile-de-France, NKM è tra le firmatarie di un appello lanciato ieri da alcuni deputati della destra e del centro, nel quale si richiede ai partiti di “rispondere alla mano tesa” da Macron. Il quotidiano Le Figaro la darebbe alla Difesa, ma lei stessa ha smentito ogni indiscrezione dichiarando di non aver “chiesto nulla” e che “nulla è stato proposto”.
Tra i deputati repubblicani c’è poi Jean-Louis Borloo, ex ministro dell’Economia e dell’Ambiente sotto Sarkozy, che potrebbe tornare ad occuparsi di Ecologia, o Jean Pierre Raffarin, Primo Ministro sotto Jacques Chirac e candidato alla direzione del Quai d’Orsay.
Tra i pretendenti a caccia di un posto circolano inoltre molti nomi provenienti dalla società civile, come quello di Thierry Breton, ex ministro dell’economia sotto Jacques Chirac e attualmente dirigente del gruppo Atos, che secondo BFMTV potrebbe tornare a dirigere Bercy, o Christiane Lambert, presidente della Federazione Nazionale dei sindacati agricoli, possibile ministro dell’Agricoltura. La lista comprende anche Nicole Notat, ex segretaria del sindacato nazionale della CFDT eventualmente al Ministero del Lavoro, e Jean-Pisani-Ferry, economista vicno al Partito Socialista tra i realizzatori del programma economico di En Marche! e quindi candidato per un posto al Ministero dell’Economia.
Nel nominare i prossimi ministri del suo governo, Emmanuel Macron sarà costretto ad un delicato esercizio di equilibrismo tra le varie parti politiche, in bilico tra il rinnovamento e la stabilità .
Le nomine dovranno consolidare l’immagine dell’esecutivo agli occhi dell’elettorato che l’11 e il 18 giugno si recherà alle urne per le elezioni legislative. Per questo, sarà necessario confermare quel superamento tra destra e sinistra diventato la pietra angolare su cui costruire una maggioranza stabile e convincente.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 15th, 2017 Riccardo Fucile
IL VERTICE CON LA MERKEL A BERLINO: “RIDISEGNARE L’EUROPA, RIFONDARLA STORICAMENTE”… MACRON: “ALL’EUROPA SERVONO INVESTIMENTI E BILANCI FLESSIBILI”
Un duo di testa unito e con un obiettivo preciso: riformare l’Europa, sburocratizzarla, rifondarla “storicamente”. All’indomani del suo insediamento all’Eliseo, il neo presidente francese Emmanuel Macron vola a Berlino per incontrare Angela Merkel e l’incontro suggella il rafforzamento dell’asse franco-tedesco, che si propone ora di stravolgere la road map di Bruxelles.
Una rivoluzione che si spinge addirittura a non considerare più un tabù la modifica dei Trattati, i pilastri dell’Unione europea. “Se serve” si farà , è la linea comune che viene illustrata al termine del vertice nella capitale tedesca.
“La modifica dei trattati era un tabù francese. Per me non lo è”, ha affermato il neopresidente francese durante la conferenza stampa congiunta tenuta al termine dell’incontro avuto con la cancelliera tedesca a Berlino. Macron è convinto che serva “una rifondazione storica dell’Europa” perchè ricorda “il messaggio di rabbia, di insoddisfazione e di preoccupazione del popolo francese”
Merkel e Macron usano espressioni inequivocabili per rendere evidente l’unità di intenti tra Germania e Francia: cooperazione, nuovo dinamismo nelle relazioni.
“Gli interessi della Germania sono legati a quelli della Francia. La Germania sta bene se l’Europa sta bene, e l’Europa sta bene se la Francia è forte”, sottolinea la Cancelliera tedesca.
Ma la parola che più di tutte rende evidente l’unità d’intenti tra i due Paesi è asse.
Il punto di caduta della nuova alleanza tra Berlino e Parigi è l’intera Europa. Non a caso Macron sottolinea che il rafforzamento dell’asse franco-tedesco “sarebbe utile anche per l’eurozona”.
E altrettanto evidente è il ruolo che il duo Germania-Francia vuole giocare a Bruxelles quando lo stesso presidente francese boccia, sonoramente, il piano Juncker, il piano di investimenti che rappresenta la risposta più forte che l’Unione europea è riuscita a dare per riportare il Vecchio continente su livelli di crescita accettabili. “Il piano Juncker – afferma Macron – non ha soldi freschi”.
La parola d’ordine del rottamatore europeo Macron è investimenti. Pubblici o privati che siano non importa. Il punto è un altro: all’Europa servono risorse autentiche, soldi freschi per avere bilanci più flessibili e quindi sostenibili. Un’Europa, insiste il nuovo inquilino dell’Eliseo, che sia in grado di giocare un ruolo più pesante nello scacchiere internazionale perchè, sottolinea, “oggi l’Europa difende meno bene le sue imprese di quanto non lo facciano gli Stati Uniti”.
Una linea, quella della Francia, che piace alla Germania. E a Berlino piace soprattutto il fatto che Macron abbia cestinato un progetto che alla Merkel non è mai andato giù (proverbiale la sua espressione, “Mai gli eurobond finchè vivo”, pronunciata nel 2012): gli eurobond.
Idea, quest’ultima, che invece l’attuale Commissione europea, guidata da Jean-Claude Juncker, ha più volte accarezzato. A scansare ogni equivoco ci pensa lo stesso presidente francese: “Non ho mai proposto i cosiddetti eurobond, non sono per la condivisione a livello comunitario del debito contratto in passato”.
Potenza di fuoco quella della Merkel e di Macron, che arrivano al faccia a faccia in un momento felice delle rispettive parabole politiche.
La Cancelliera ha incassato ieri la terza vittoria di fila alle elezioni regionali, trionfando nel feudo dell’Spd, il Nord-Reno Vestfalia, lanciando così la volata alla sfida contro Martin Schulz a settembre con l’obiettivo di arrivare al quarto mandato. Macron, dal canto suo, è fresco vincitore delle elezioni presidenziali in Francia e oggi ha messo il primo tassello al suo governo con la nomina del primo ministro Edouard Philippe.
I due leader giocano partite diverse in casa propria, ma quella europea conta sia per gli affari interni che per il ruolo che i due Paesi vogliono ritagliarsi in Europa.
“Ogni inizio è abitato da una magia”, afferma Merkel all’inizio della conferenza stampa citando Herman Hesse. Quello dell’asse franco-tedesco si propone di esserlo anche per l’intera Europa.
(da “Huffingtonpost“)
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Maggio 15th, 2017 Riccardo Fucile
UOMO FIDATO DI JUPPE’, IL SINDACO DI LE HAVRE HA UN PROFILO POLITICO CHE SI SPOSA BENE CON LA FILOSOFIA NE’ DI DESTRA NE’ DI SINISTRA
Emmanuel Macron ha nominato come primo ministro il repubblicano Edouard Philippe, sindaco di Le Havre ed esponente della destra moderata vicina all’ex candidato alle primarie Alain Juppè.
Il nuovo presidente della Repubblica francese, a poche ore dal passaggio di poteri con l’uscente socialista Franà§ois Hollande, ha scelto il politico di 46 anni per guidare l’esecutivo: un volto vicino ai conservatori, ma anche rappresentativo di una nuova generazione di politici che da tempo cerca di prendere le distanze dai partiti tradizionali.
La decisione è stata presa con gli occhi già rivolti alle elezioni legislative di giugno prossimo, quando Macron dovrà cercare di ottenere la maggioranza assoluta oppure pensare a formare una coalizione.
La sua nomina spacca inoltre molti degli equilibri a destra: Philippe è considerata una scelta “consensuale”, che aprirebbe la strada all’investitura con l’etichetta “La Rèpublique en Marche” di decine di candidati Republicains con l’etichetta della maggioranza presidenziale.
La nomina, sulla quale erano già circolate numerose indiscrezioni, riguarda un politico che Macron stima e conosce bene dal 2011, quando si incontrarono a una cena, ed ha anche lo scopo di scompaginare la destra Republicains.
Il nome di Philippe, braccio destro di Juppè, circolava da giorni perchè esponente della destra moderata ma molto stimato anche a sinistra.
Philippe, studi prestigiosi all’à‰cole nationale d’administration (Ena), militanza nel Partito socialista di Michel Rocard prima di trasferirsi nella destra neogollista.
E’ stato segretario generale dei Republicains quando il partito si chiamava Ump.
Nel 2007 ha fatto parte del gabinetto di Juppè, come ministro dell’Ecologia sotto la presidenza Sarkozy.
Nel 2010 Philippe è stato eletto sindaco di Le Havre, al posto di Rufenacht.
Nel 2014 ha promesso che in caso di riunificazione della Normandia, nel quadro della riduzione del numero delle regioni in Francia voluta da Francois Hollande, avrebbe percorso a nuoto il bacino del commercio di Le Havre e ha mantenuto la promessa.
L’annuncio del segretario generale dell’Eliseo, Alexis Kohler, è durato appena cinque secondi ed è arrivato con tre ore di ritardo rispetto alla tabella di marcia. Contemporaneamente all’annuncio Macron ha lasciato il palazzo presidenziale per raggiungere l’aeroporto militare di Villacoublay da dove decollerà l’aereo per Berlino, dove è atteso poco dopo le 17 per incontrare la cancelliera tedesca Angela Merkel. Subito dopo l’annuncio della nomina a primo ministro francese, Philippe si è recato nella sede del governo di palazzo Matignon per il passaggio dei poteri con il suo predecessore Bernard Cazeneuve.
Intanto la portavoce del presidente Emmanuel Macron, Laurence Haim, ha annunciato su Twitter che la lista dei ministri sarà resa nota domani a fine giornata.
Il presidente e il primo ministro, ha spiegato, si parleranno stasera al telefono e si vedranno domani mattina all’Eliseo per decidere la composizione del governo.
Haim ha precisato che Macron aveva scelto da qualche giorno Philippe e che i due si sono incontrati diverse volte nelle ultime settimane.
Durante il passaggio di poteri a palazzo Matignon, il primo ministro uscente ha rivendicato il suo essere di sinistra, il suo successore ha fatto altrettanto con il suo essere di destra.
“Lei ha detto di essere un uomo di sinistra, non ne dubitavo — ha detto Philippe — si dà il caso che io sia un uomo di destra. E tuttavia, abbiamo stima l’uno dell’altro e sappiamo che è l’interesse generale a dover guidare l’impegno di chi viene eletto. Lei è stato un esempio, un esempio di carattere”.
Nel ringraziare Cazeneuve, Philippe ha lodato la sua onesta, serietà , il suo senso dello Stato. E come lui ha sottolineato la comune origine in Normandia.
“I normanni sono ‘violentemente moderati’ — ha detto riprendo una frase del suo predecessore — ma a volte sono anche conquistatori. E lei è totalmente normanno. E io pure”.
Se Cazeneuve ha ricordato l’eredità di statisti francesi del passato di sinistra come Jean Jaures e Leon Blum, Philippe ha fatto altrettanto a destra con Charles De Gaulle e Georges Clemenceau.
Il passaggio dei poteri è terminato con un abbraccio fra i due leader politici.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 15th, 2017 Riccardo Fucile
“MIA FIGLIA HA PERSO CONSENSO DOPO IL DIBATTITO IN TV: NON E’ CAPACE DI IMPRIMERE AL FN L’IMPULSO NECESSARIO”… “INFLUENZA NEGATIVA DEL SUO VICE PHILIPPOT”
Jean-Marie Le Pen, 89 anni tra un mese, ha fondato il Front National nel 1972 ispirandosi al Movimento Sociale Italiano di Giorgio Almirante. Anche nel simbolo, una fiamma tricolore con il blu al posto del verde, i riferimenti erano precisi.
Sparita in Italia, la fiamma è rimasta – seppur più moderna e stilizzata – nel simbolo del Fn francese.
Ma Le Pen senior, da quel partito, è stato espulso due anni fa, proprio dalla figlia che lui stesso aveva designato come erede. E adesso parla a ruota libera.
Nel 2002 lei è arrivato al secondo turno come sua figlia quest’anno. Nel suo discorso subito dopo il primo turno lei disse: “Un uomo del popolo io sarò sempre, dalla parte di chi soffre.” Sua figlia ha detto: “Io sono il candidato del popolo”. Sembra che poco sia cambiato nel Front National.
«Per il Front National si conferma la correttezza dell’approccio che è stato il mio nel 2002 e che, in fondo, è anche quello di Marine Le Pen. Lei è costretta a parlare come me quando accenna ai problemi demografici globali, alle migrazioni di massa, all’insicurezza, alla disoccupazione. Non possiamo sfuggire alla realtà . Macron non parla di nulla. Ha delle parole: democrazia, coraggio, volontà . Ma gli toccherà occuparsi della realtà . E le realtà possono essere crudeli»
Quali realtà ?
«Tutte. L’Italia e la Spagna hanno già un tasso di fertilità sotto 1,3 figli per donna. Non possono alzarlo. Poichè sono i paesi in prima linea rispetto all’immigrazione di massa africana, saranno sopraffatti. È drammatico, ma è così. È quindi evidente che io, da vecchio uomo di mare, capisco il tempo molto meglio dei giovani marinai, come Macron»
Nel 2002, lei si era recato nel sobborgo di Argenteuil, quest’anno sua figlia è andata a incontrare i lavoratori della Whirlpool. È la stessa cosa?
«No, non è la stessa cosa. Argenteuil è una cittadina quasi musulmana, mentre alla Whirlpool ci sono degli scioperanti. Quando io arrivai ad Argenteuil, sono venuti fuori i servi del comune, gli arabi finanziati dal comune socialista».
I servi?
«Sì, è un termine un po’ dispregiativo per parlare del personale di servizio».
Sì, ma lei ha aggiunto “arabo”.
«Insomma, senta, in Francia, non si può più dire nulla. Mi hanno perseguitato perchè avevo detto che gli omosessuali non mi danno fastidio tranne che quando volavano in squadrone. Hanno paura delle parole, sono stato condannato anche due volte per aver parlato dei rom. Quando si è in una Repubblica, in una democrazia e, soprattutto nel mio caso, dopo 60 anni di vita pubblica e 50 da parlamentare, pensavo che si potesse esprimere un’idea. Ma in Francia ci sono argomenti tabù».
Che cosa ha pensato della performance di sua figlia nel dibattito televisivo tra i due turni?
«Penso che abbia perso molti consensi quella sera. Non credo che sia stato un buon dibattito. Se io fossi stato il candidato non avrei coinvolto dei giornalisti. Sarebbe stato meglio un giornalista per controllare i tempi degli interventi e un faccia a faccia tra i due candidati per farci entrare nello spirito di una elezione presidenziale. Invece sembrava un dibattito per le elezioni parlamentari».
Quella sera che cosa ha pensato di sua figlia?
«Mi ha fatto pietà ».
È il padre o il politico che ha avuto pietà ?
«Tutti e due. Lei sa che come padre ne ho subite di tutti i colori: sono persino stato estromesso dal partito da me fondato».
Sì, ma si tratta di sua figlia, le vorrà sempre bene?
«Più o meno».
Che cosa pensa del comportamento politico di Marine Le Pen e del suo collaboratore Florian Philippot, durante la campagna?
«Philippot ha un suo ruolo nel Front National, ma è di estrema sinistra. È un tecnocrate. È un signorotto della Repubblica. Non è che gli manchi talento, ma non mi piace la sua influenza. Credo che alla signora Le Pen manchi uno stato maggiore. E che lei non sia stata in grado di imprimere al movimento l’impulso emotivo necessario per la lotta. Essere un leader vuol dire sa per trascinare le persone. Lei ha talento, una presenza, ma non ha creato quello che speravo per il Front National».
Non pensa di aver minato la campagna di sua figlia con certi suoi commenti?
«No, niente affatto. Quando c’è stato l’omaggio solenne al poliziotto ucciso da un terrorista, per la prima volta un uomo della famiglia ha parlato e, inoltre, era un omosessuale. Non lo aveva mai fatto nessuno. È stato un colpo politico. Il fatto è che per me l’unico legame che conta è quello della carne e del sangue. Quindi l’ho detto. E ribadisco quello che ho detto su Macron: secondo me non può parlare di figli perchè lui non ne ha mai avuti».
(da “L’Espresso”)
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Maggio 14th, 2017 Riccardo Fucile
NEL VOTO REGIONALE LA CDU DIVENTA PRIMO PARTITO A DANNO DELLA SPD… SUCCESSO DEI LIBERALI, APPENA IL 7,5% AGLI XENOFOBI
Nel Land del Nord Reno-Westfalia, storica roccaforte socialdemocratica, la Cdu-Csu di Angela Merkel è
in netto vantaggio con il 34,5% dei consensi nel voto regionale, stando agli exit poll divulgati dalla Zdf.
L’Spd avrebbe invece ottenuto il 30,5. Gli exit poll confermerebbero così i sondaggi della vigilia.
Se i risultati fossero confermati, per l’Spd sarebbe un risultato disastroso anche nell’ottica del voto nazionale di settembre: quelle del Nord Reno-Westfalia sono infatti elezioni talmente importanti che i tedeschi le chiamano “le piccole elezioni federali”.
Il Nord Reno-Westfalia è, con 18 milioni di abitanti, il più popoloso Land tedesco, cuore industriale della Germania.
I socialdemocratici lasciano sul terreno quasi 9 punti rispetto a cinque anni fa, schiacciati dai cristiano-democratici guidati in questo Land da Armin Laschet, che grazie ad una rimonta spettacolare rispetto ai sondaggi anche solo di poche settimane fa, conquistano il 34,5% dei consensi.
Tracollo dei Verdi, con il 6% appena sopra la soglia di sbarramento del 5% sotto alla quale non si entra nel parlamento regionale: nel 2012 avevano ottenuto l’11,33%.
Grandi trionfatori di questo voto anche i liberali della Fdp al 12%, con un balzo nettissimo rispetto a cinque anni fa, mentre i populisti di destra dell’Afd si fermano al 7,5%.
Crolla il partito della sinistra Die Linke, che con appena il 5%, è ad un passo dal non poter entrare nel Landtag, il parlamento regionale.
“Mi assumo la responsabilità del risultato, e mi dimetto dalla presidenza dell’SPD del Nord Reno-Westfalia e dalla vicepresidenza del partito. Le dimissioni hanno effetto immediato”. Lo ha detto la ministra presidente socialdemocratica del Land di Duesseldorf, Hannelore Kraft, subito dopo i risultati. “C’è stato molto impegno in questa campagna, ma purtroppo non è bastato”, ha aggiunto.
Nell’ultima elezione regionale prima dell’appuntamento di settembre Martin Schulz perde la sua Emilia. In Nordreno-Westfalia, il Land più popoloso della Germania, dove la Spd governa quasi ininterrottamente da mezzo secolo, la dèbacle dei socialdemocratici è pesante.
Soprattutto: la Cdu sorpassa i socialdemocratici con oltre il 34% e potrà nominare nel Land di Konrad Adenauer il suo terzo governatore dalla fine della guerra, Armin Laschet.
L’effetto Schulz sembra del tutto evaporato ma non è il caso di chiedersi, piuttosto, se sia in atto un “effetto Merkel”, una nuova luna di miele tra la Germania e la sua eterna cancelliera. Dalle elezioni di marzo in Saarland, passando per il voto in Schleswig-Holstein, all’appuntamento di oggi nella regione più popolosa della Germania, il successo della Cdu è crescente. La crisi dei profughi sembra alle spalle.
Non è ancora chiaro, in base alle proiezioni, se i cristianodemocratici potranno governare con i liberali o se saranno costretti a imbarcare la Spd per una grande coalizione. Ma secondo Laschet, intanto, “abbiamo ottenuto i due obiettivi che ci eravamo posti: arrivare primi e mandare a casa il governo rosso-verde”.
(da agenzie)
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Maggio 14th, 2017 Riccardo Fucile
IL 90% ERA CONVINTO CHE AVREBBE VINTO, SOLO IL 5% PUNTAVA SULLA LE PEN
Cambio della guardia all’Eliseo: Emmanuel Macron è formalmente l’ottavo presidente della Quinta Repubblica.
E secondo gli italiani è senz’altro positivo.
Il 25%, infatti, ha gradito “molto” la sua elezione. Il 40% abbastanza, mentre solo il 23% risulta poco o per nulla soddisfatto. Lo dice il sondaggio dell’istituto Piepoli.
La maggior parte degli italiani (90%) dopo il ballottaggio di domenica 7 maggio contro Marine Le Pen riteneva che Macron avrebbe conquistato l’Eliseo.
Solo il 5% ipotizzava un trionfo della leader del Front National.
Secondo l’opinione dei nostri connazionali i risultati del primo turno delle elezioni in Francia hanno in parte rafforzato l’Europa (36%).
Ma il 45% ritiene che l’Unione non sia stata nè rafforzata nè indebolita dall’esito del voto.
(da “La Stampa“)
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Maggio 14th, 2017 Riccardo Fucile
IL PASSAGGIO DI CONSEGNE TRA HOLLANDE E IL NUOVO PRESIDENTE
Emmanuel Macron è l’ottavo presidente della Repubblica francese, a 39 anni è il più giovane della
storia del Paese.
Macron è stato investito ufficialmente dal presidente del Consiglio costituzionale Laurent Fabius che ha annunciato i risultati ufficiali delle elezioni presidenziali.
Macron è arrivato all’Eliseo alle 10 di oggi, dove è stato accolto dal suo predecessore Franà§ois Hollande nell’atrio dell’Eliseo. Dopo aver percorso sotto una leggera pioggia il tappeto rosso, Macron ha salito i pochi gradini che lo separavano da Hollande con cui ha scambiato una breve stretta di mano.
Hollande e Macron si sono poi diretti nel Salone d’oro per il tradizionale colloquio a porte chiuse nell’ufficio presidenziale durato un’ora, dove il presidente uscente ha consegnato i codici nucleari al suo successore.
Una scena, scrive il sito di ‘Le Figaro’, che accende molte fantasie ma che in realtà è abbastanza complessa e delicata e che avviene alla presenza del Capo di Stato Maggiore. “Il codice segreto delle armi nucleari non è un pin di quattro cifre scritto su un foglio di carta, ma una combinazione più complessa, che assicura che solo il presidente possa dare l’ordine”, ha spiegato al quotidiano francese un ricercatore presso la Fondazione per la ricerca strategica.
Ma il vero passaggio di consegne viene poi fatto tra il Capo di Stato Maggiore e il nuovo presidente, nella centrale di comando ‘Jupiter’, che si trova sotto il palazzo presidenziale, deve è posizionato il sistema di comando centrale.
Successivamente, Emmanuel Macron, come Franà§ois Hollande e altri presidenti prima di lui, avrà a disposizione un sistema per dare l’eventuale ordine di ricorrere alle armi nucleari anche trovandosi lontano dall’Eliseo.
La moglie di Macron, Brigitte Trogneux, la nuova premiere dame, è arrivata 10 minuti prima del marito, indossando un completo azzurro intenso di Louis Vuitton con grandi bottoni e una giacca leggermente svasata. Un morbido chignon per i capelli, borsa e scarpe con tacco alto color sabbia.
Dopo che Macron ha riaccompagnato Hollande alla sua auto e ha atteso che il suo predecessore uscisse dall’Eliseo, si sono svolte le formalità e l’investitura ufficiale del nuovo presidente francese. Il presidente e la moglie hanno invitato membri delle rispettive famiglie ad assistere alla cerimonia nella sala delle feste dell’Eliseo.
Il discorso.
“Il 7 maggio i francesi hanno scelto lo spirito di conquista”, ha detto Emmanuel Macron nel suo primo discorso da presidente.
“I valori della Francia sono quelli della democrazia e della Repubblica”, ha detto il nuovo presidente francese. Macron ha più volte citato il futuro, alludendo – senza mai citarla – a Marine Le Pen che avrebbe invece rappresentato il passato: “Il mondo intero ha guardato le presidenziali e si è chiesto se i francesi avrebbero deciso di ripiegarsi sul passato, se avrebbero lasciato la scena della storia e avrebbero ceduto allo spirito di divisione, invece il popolo francese ha abbracciato il futuro”, ha detto Macron.
Poi il presidente ha promesso che darà ai francesi “il gusto per il futuro” e ha infine ribadito che “è arrivato il momento di guardare al futuro”.
“La mia prima esigenza sarà di restituire ai francesi la fiducia in se stessi che per troppo tempo è stata indebolita. Sarà un lavoro lento, esigente ma indispensabile”. “Il lavoro sarà liberato – ha detto ancora – le imprese saranno sostenute, la creazione e l’innovazione saranno al centro della mia azione”.
“Il mondo e l’Europa – ha continuato Macron – hanno oggi più che mai bisogno della Francia, di una Francia forte, sicura del suo destino, di una Francia che porti alta la voce della libertà e della solidarietà , che sappia inventare il futuro. Il mondo ha bisogno di quello che i francesi hanno sempre insegnato, cioè l’audacia della libertà , l’esigenza dell’uguaglianza e la volontà della fraternità “.
“La Francia è forte soltanto se prospera” ha detto il presidente, “la Francia è un modello per il mondo soltanto se è esemplare”. “Insieme – ha aggiunto – daremo l’esempio di un popolo che sa affermare i suoi valori e principi, quelli della democrazia e della Repubblica”.
L’Unione europea sarà “riformata e rilanciata”, ha poi promesso, “perchè ci protegge e ci permette di portare nel mondo i nostri valori. Abbiamo bisogno di un’europa più efficiente, più democratica, più politica perchè è lo strumento del nostro potere e della nostra sovranità “, ha spiegato Macron alla vigilia della sua prima visita ufficiale che ha come destinazione Berlino dove incontrerà la cancelliera tedesca Angela Merkel.
“Avrò la volontà costante di riconciliare e riunire l’insieme dei francesi”, ha detto. “Non cederò su nessuno degli impegni presi davanti ai francesi, dobbiamo costruire il mondo che i nostri giovani meritano”. “Per quanto mi riguarda – ha concluso Macron – da stasera sarò al lavoro”.
Macron ha quindi reso omaggio, nominandoli, ai suoi sette predecessori, da Charles de Gaulle a Francois Hollande e ha richiamato i loro sforzi “rimarchevoli” ricordando i punti cruciali delle loro presidenze. E ha concluso con “viva la Repubblica, viva la Francia”.
Al termine della cerimonia, dopo 21 colpi a salve, Emmanuel Macron si è recato agli Champs-Elysèes fino all’Arco di trionfo per il tradizionale saluto alla tomba del milite ignoto. Macron ha aspettato all’interno dell’Eliseo che la pioggia finisse, poi – visto che il temporale non accennava a smettere e che la cerimonia aveva già 20 minuti di ritardo sul programma – si è avviato protetto da due ombrelli tenuti aperti dal seguito. Cinque anni fa, Hollande (di cui Macron era consigliere) finì zuppo sotto il temporale alla prima uscita da presidente all’Arco di Trionfo: un’immagine che fece il giro del mondo e che in molti hanno voluto interpretare come simbolica degli anni difficili che lo avrebbero atteso.
Macron risalirà gli Champs-Elysees su un’auto militare, poi li ridiscenderà sulla sua nuova auto presidenziale scoperta: una DS7 Crossback, marca francese di lusso del gruppo PSA (prezzo base di listino 53mila euro) trasformata in auto ufficiale: ampio tettino apribile elettrico, barra in metallo per tenersi in piedi durante la marcia, led luminosi davanti e dietro, logo DS in tricolore francese blu-bianco-rosso. Hollande, cinque anni fa aveva scelto una DS5 ibrida decappottabile.
Intanto Macron, come suo primo atto da presidente, ha scelto Alexis Kohler come nuovo segretario generale dell’Eliseo. Kohler, 43 anni, è stato capo di gabinetto di Macron quando era ministro dell’Economia nel governo Valls. Kohler ha un percorso tipico delle “grandes ecoles” francesi (Essec e Ena). E’ stato direttore al Tesoro poi è stato al Fondo monetario internazionale, quindi all’Agenzia delle partecipazioni statali.
Ma l’attesa, ora, è per il nome del primo ministro: il segretario di En Marche!, Richard Ferrand, presente all’Eliseo fra gli invitati, ha fatto sapere che il nome del primo ministro sarà reso noto nella giornata di domani e non oggi, come invece era stato detto nei giorni scorsi.
Franà§ois Hollande si è recato direttamente alla sede del partito socialista, in Rue de Solfèrino, dopo aver lasciato l’Eliseo. L’ex presidente è stato accolto dagli applausi e ha dichiarato “Lascio la Francia in uno stato molto migliore di come l’ho trovata”.
“Sono voluto venire qui”, ha aggiunto, perchè “senza di voi, senza il movimento che portate, senza la forza che incarnate, non sarei mai potuto essere presidente della Francia”. Hollande è stato accolto da due ali si sostenitori che lo hanno applaudito e gli hanno offerto rose rosse.
(da agenzie)
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