Agosto 31st, 2015 Riccardo Fucile
E ANCHE LA CONFINDUSTRIA INGLESE BOCCIA LA PROPOSTA DEL GOVERNO SULLA STRETTA AGLI INGRESSI DEI COMUNITARI
“La libera circolazione dei cittadini europei è parte integrante del mercato unico e un elemento centrale del suo successo”.
Così una portavoce della Commissione Ue ha risposto alle dichiarazioni del ministro britannico Theresa May sulla limitazione degli ingressi di emigrati comunitari in Gran Bretagna.
Il diritto alla libera circolazione, aggiunge l’Ue “non è un diritto incondizionato e già ora non consente non consente il ‘turismo dei benefit'”.
La libera circolazione “stimola la crescita economica permettendo alle persone di viaggiare, fare acquisti e lavorare al di là delle frontiere e permettendo alle società di selezionare il personale da un più ampio bacino di talenti”, ha sottolineato la portavoce della Commissione.
E i lavoratori europei “hanno beneficiato di questo diritto sin dal Trattato di Roma del 1957”.
Le regole già attualmente in vigore, aggiunge Bruxelles, contengono “una serie di salvaguardie che permettono agli Stati membri di prevenire gli abusi” e, “come lo stesso ministro May ha dichiarato, maggiori sforzi per combattere gli abusi non minano nè mineranno il principio stesso”.
Dall’Italia, il sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova, ha rimarcato che anche la Confindustria britannica ha criticato la posizione espressa dal ministro dell’Interno.
Della Vedova riporta la dichiarazione di John Cridland, direttore generale della Cbi: “L’evidenza mostra che la vasta maggioranza delle persone che arrivano nel Regno Unito provenienti dall’UE vengono a lavorare e portano beneficio alla nostra economia. Saremmo preoccupati se i lavoratori UE dovessero essere assunti prima di arrivare nel Regno Unito”.
Secondo il sottosegretario, dunque, “chiudere il Regno Unito alla libera circolazione delle persone all’interno dell’Unione Europea sarebbe alla fine dannoso per la stessa economia inglese. Ma c’è un rischio più profondo nell’assecondare questi rigurgiti nazionalistici, anche quando vengono da un Paese punto di riferimento della democrazia e dello stato di diritto”.
L’editoriale della May ha suscitato reazioni anche interne.
L’ex sottosegretario conservatore David Willetts, ha accusato May di aver usato dati “inattendibili” sugli studenti stranieri non Ue che decidono di restare nel Paese.
Non sarebbe vero, come invece ha affermato il ministro, che ogni anno arrivano in Gran Bretagna 96mila studenti in più rispetto a quelli che se ne vanno.
“Non sono numeri su cui basare una linea politica”, ha detto Willetts alla Bbc, sottolineando che la Gran Bretagna con le sue università “vende un servizio”.
(da “La Repubblica”)
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Agosto 30th, 2015 Riccardo Fucile
IL MINISTRO DEGLI INTERNI SUL SUNDAY TIMES: “NO A CHI CERCA LAVORO SENZA AVERLO GIA’, TROPPI COSTI”
Il sistema di immigrazione interno all’Unione europea è fuori controllo, secondo Theresa
May.
Il ministro britannico dell’Interno chiede una riforma della libera circolazione comunitaria, in modo da autorizzare la permanenza in Gran Bretagna soltanto a chi possiede un lavoro e chiudendo invece le porte ai disoccupati che provengono da altri paesi Ue, che sono in deciso aumento nel Regno.
Secondo dati diffusi nei giorni scorsi, il saldo migratorio nel Paese ha infatti raggiunto il “massimo storico” su dodici mesi (da marzo 2014 a marzo 2015), pari a 329mila persone.
In un editoriale sul Sunday Times, May definisce l’attuale livello dell’immigrazione “non sostenibile”, in quanto mette troppa “pressione sulle infrastrutture, come case e trasporti, e i servizi pubblici, come scuole ed ospedali”.
Il ministro, sottolinea che l’immigrazione dai paesi Ue è più che raddoppiata rispetto al 2010, ed “è per questo che la volontà del governo di rinegoziare la relazione della Gran Bretagna con l’Ue è così importante”.
La May sostiene che “ridurre l’immigrazione al netto dall’Ue non significa un mancato rispetto del principio di libera circolazione. Quando è stata inizialmente sancita, libera circolazione significava libertà di spostarsi per lavorare, non libertà di attraversare le frontiere per cercare un lavoro o usufruire delle politiche previdenziali”.
(da agenzie)
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Agosto 29th, 2015 Riccardo Fucile
“LEADERSHIP INEVITABILE MA FINORA USATA MALISSIMO”
Professor Massimo Cacciari, Angela Merkel è sempre più leader dell’Ue.
«La notizia sarebbe il contrario. È il leader del Paese leader dell’Ue: se non a lei, a chi spetta quel ruolo?»
Certo è che le sue ultime uscite in tema di immigrazione segnano una svolta…
«Era ora! Finalmente anche i tedeschi si stanno svegliando!».
Quella indicata da Berlino è la strada giusta?
«Anche la Merkel si sta rendendo conto che la questione epocale dell’immigrazione non può più essere affrontata in un’ottica di pura emergenza. Bisogna cambiare, finalmente l’hanno capito pure loro».
Quindi la cancelliera sta usando la sua leadership nel modo migliore?
«Mah, su questo andrei molto cauto. Finora la Germania ha usato malissimo il suo ruolo di guida dell’Unione Europea. Guardiamo alla crisi della Grecia».
Dicono che però alla fine sia stato evitato il peggio.
«La crisi greca è stata gestita in modo pessimo».
Perchè?
«Perchè bisognava intervenire subito. Se lo avessero fatto in tempo, tutto si sarebbe risolto con una crisetta. E invece hanno lasciato che la questione si ingigantisse. Vorrei ricordare che il peso della crisi greca per l’Europa è di dieci volte inferiore a quello della Sicilia per l’Italia».
Comunque sembra che gli altri Paesi europei stiano riconoscendo con meno fatica questo ruolo di leader a Berlino.
«Ma perchè non ci sono alternative. Volente o nolente la leadership dell’Europa è della Germania. È determinante».
Questo però non fa altro che alimentare i sentimenti anti-tedeschi di chi non vuole un’Europa germanocentrica. Lo spettro dei populismi si ingigantisce.
«Ho sempre sostenuto che queste posizione anti-tedesche sono totalmente ridicole. Critiche senza senso».
L’egemonia tedesca non può essere messa in discussione?
«Ma la Germania questa posizione di leadership se l’è conquistata e meritata. Le spetta. Il problema semmai è un altro»
Quale?
«Che questa leadership viene usata malissimo».
Dalla Merkel?
«Avrebbe potuto avere un ruolo di guida politica e culturale, non solo economica. E invece non è stato così».
Sull’immigrazione, però, qualche spiraglio si vede.
«E meno male. Come dicevo prima, forse ora si stanno svegliando».
Gli altri Paesi, Francia in testa, devono quindi rassegnarsi a un ruolo di secondo piano?
«Ma la Francia dove vuole andare? La Francia è un malato, esattamente come noi. Non può pretendere la leadership, non è in grado».
A proposito, l’Italia di Renzi che ruolo si sta ritagliando?
«Il solito ruolo marginale. In questo, devo ammetterlo, ha ragione D’Alema (che ha parlato di subalternità del governo italiano ai conservatori tedeschi, ndr). Siamo destinati a questa posizione di marginalità ».
Marco Bresolin
(da “La Stampa”)
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Agosto 28th, 2015 Riccardo Fucile
SCENDE DAL 42,5% AL 23% MA RESTA IL PRIMO PARTITO.. CALANO ANCHE I CONSERVATORI DAL 27,8% AL 19,5%… FERMI ALBA DORATA E COMUNISTI
Syriza resta primo partito, ma crolla nei sondaggi. 
Dopo le dimissioni di Alexis Tsipras da premier e il varo di un governo tecnico guidato dalla presidente della Corte suprema Vassilikì Thanou, un sondaggio dell’istituto ProRata pubblicato dal quotidiano greco Efimerida Ton Syntakton vede la sua formazione crollare dal 42,5% di luglio al 23%.
Uno scivolone notevole anche rispetto al 36,6% ottenuto alle elezioni di gennaio. Il nuovo dato è stato diffuso dal quotidiano Efymerida ton Syntakton, in vista delle elezioni che si terranno il 20 settembre.
Da 21 punti di vantaggio rispetto a Nuova Democrazia, Syriza è sceso a soli 3,5 punti in più.
Giovedì Greek Reporter aveva dato conto di un risultato ancora peggiore, che vedeva il partito di Tsipras avanti di appena 2 punti.
Tornando alla rilevazione di ProRata, i conservatori totalizzano il 19,5% delle intenzioni di voto, rispetto al 27,8% di gennaio e al 21,5% di luglio.
Al terzo posto resta l’estrema destra di Alba dorata, con il 6,5%.
Seguono i comunisti del Kke con il 5%, i socialdemocratici del Pasok con il 4% e i centristi di To Potami con il 4%.
Unità popolare, nato dalla scissione dell’ala radicale di Syriza, conta il 3,5% delle intenzioni di voto. La Unione di centro, che finora non ha mai superato la soglia del 3%, ottiene proprio questa percentuale nei sondaggi.
In attesa delle elezioni, quindi per meno di un mese, il Paese sarà comunque guidato dal governo ad interim guidato dalla presidente della Corte Suprema greca Thanou.
Nel frattempo l’istituto centrale di statistica ha rivisto al rialzo dallo 0,8 allo 0,9% il dato sulla crescita congiunturale del pil nel secondo trimestre.
Ma quel dato, molto influenzato dal calo dei prezzi e dagli acquisti di beni durevoli fatti per timore di eventuali prelievi forzosi sui conti in banca, ha come contraltare un’ulteriore scivolata dei depositi bancari.
A luglio, secondo Kathimerini, sono calati di 1,4 miliardi, nonostante il controllo sui capitali imposto dal governo a fine giugno. Prelevando 60 euro al giorno, limite massimo tuttora in vigore, è infatti comunque possibile ritirare fino a 1.800 euro al mese.
E molti cittadini, di fronte all’incertezza della situazione politica ed economica, preferiscono tenere il denaro in casa.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 27th, 2015 Riccardo Fucile
I SINDACALISTI AVEVANO VOTATO DUE VOLTE
C’è chi parla di complotto, chi di brogli alle primarie per scegliere il neosegretario laburista. 
Fatto sta che sui 190mila voti già depositati, 40mila sono stati appena cancellati per irregolarità .
Sono le schede di sindacalisti che hanno votato due volte, perchè membri del sindacato e perchè iscritti al partito laburista.
Il che ha nuovamente dato l’opportunità al tabloid conservatore Daily Mail di sollevare dubbi sulla serietà della consultazione e di parlare di presunte manovre da parte dei sindacati per favorire il candidato più a sinistra, Jeremy Corbyn
Sono stati gli stessi Labour a comunicare il dato sul voto taroccato, affermando che si è trattato appunto di aventi diritto iscritti due volte, come attivisti di un sindacato e come tesserati del partito.
Per poi precisare che il sindacato non ha accesso alle liste del partito e quindi non può sapere chi dei propri membri sia anche un iscritto.
Due giorni fa, le possibili irregolarità nel voto erano state il motivo di una riunione tra i quattro pretendenti alla leadership del partito assieme al segretario ad interim, Harriet Harman. Al termine dell’incontro, i candidati si erano impegnati a non fare ricorso una volta nominato il nuovo segretario.
Quanto a Jeremy Corbyn, l’uomo su cui punta l’ala sinistra del partito, al momento il favorito di questa consultazione e il più “marxista” tra tutti i possibili successori del disastroso Ed Miliband, un sondaggio pubblicato ieri gli attribuisce soltanto il 22 per cento in caso di eventuali elezioni politiche generali, meno dei suoi diretti concorrenti alla guida del Labour.
Sempre ieri, lo stesso Corbyn ha sollevato nuove polemiche lanciando l’ipotesi di introdurre carrozze sui treni riservate alle donne per contrastare le molestie e le aggressioni sessuali in forte crescita nel Paese.
Le prime critiche sono giunte da Nicky Morgan, ministra dell’Istruzione con delega alle Politiche femminili, secondo la quale il governo deve garantire ovunque la sicurezza alle donne, senza segregare nessuno.
Parere negativo è stato espresso anche da molti social media, dove c’è chi vede in questa iniziativa il tentativo di spaccare la società .
E anche ieri la stampa ha riparlato delle accuse di antisemitismo rivolte a Corbyn, con editoriali che invitano non solo il candidato alle primarie ma tutto il partito a fare chiarezza su un argomento così imbarazzante.
In cosa consistono queste accuse?
Consistono nel sodalizio più o meno profondo di Jeremy Corbyn con oscuri personaggi che professano l’antisemitismo.
Corbyn, per esempio, ha partecipato a raduni con Paul Eisen, negazionista dell’Olocausto. Ha in più occasioni elogiato i discorsi del teorico antisemita Stephen Sizer, e di rappresentanti di Hamas e di Hezbollah.
E quando ha incontrato membri delle suddette formazioni le ha definite “amiche”.
Al momento, la sola difesa di Corbyn è deboluccia. Ha detto che in sua presenza nessuno di loro ha mai espresso frasi contro gli ebrei.
Pietro Del Re
(da “La Repubblica”)
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Agosto 27th, 2015 Riccardo Fucile
IL GESTO EPOCALE DELLA GERMANIA ZITTISCE IL POPULISMO XENOFOBO… E IL 93% DEL POPOLO TEDESCO STA CON ANGELA E NON CON LA “FECCIA”
Angela Merkel stringe la mano dei profughi ospitati in un centro di Heidenau, il presidente della
repubblica tedesca viene fotografato mentre sorride a una donna richiedente asilo che tiene in braccio un neonato.
In altri tempi, in altre occasioni sarebbe facile etichettare queste immagini come demagogiche e buoniste.
Non nella Germania che ha deciso di accogliere tutte le domande dei profughi siriani, sospendendo in questo modo l’odiato trattato di Dublino che regola il diritto d’asilo.
Il gesto epocale della Germania zittisce in un solo colpo il populismo a tratti xenofobo che colora di nero l’Europa: movimenti politici che si richiamano alla destra o che comunque cavalcano la paura dei profughi chiedono di modificare la normativa europea (gli accordi di Dublino, appunto) non certo per accogliere un numero superiore di richiedenti asilo, ma per avere l’onere più leggero.
Berlino, che proprio ai paesi di frontiera come l’Italia e la Grecia chiede con insistenza di far rispettare le regole e cioè di trattenere i rifugiati che hanno diritto alla protezione umanitaria, con uno scarto politicissimo imparte una lezione aurea: il razzolare bene è altrettanto importante del predicare bene.
Nella pratica, infatti, la maggioranza delle persone che fuggono dalle guerre mediorientali desiderano arrivare nei paesi dell’Europa settentrionale, a ogni costo: basta vedere ciò che sta succedendo lungo il filo spinato che separa la Serbia dall’Ungheria.
E, sempre nella pratica, questa massa di persone sta scegliendo di stabilirsi principalmente in Germania – che si prepara a diventare il paese-rifugio di 800mila profughi entro la fine del 2015.
Per Merkel si tratta di una “sfida gigantesca”. E lo è.
Non soltanto dal punto di vista pratico, ma soprattutto politico.
La Cancelliera sa – lo dicono i sondaggi – che i tedeschi stanno dalla sua parte: il 60% è convinto che la Germania sarà in grado di assorbire quasi un milione di nuovi arrivati, il 93% è contento di accogliere i richiedenti asilo ma il 67% è preoccupato degli attacchi anti-migranti che stanno aumentando in tutto il Paese.
Ai violenti, agli xenofobi e ai neonazisti il governo berlinese sta rispondendo con una durezza estrema.
“Feccia”, li ha bollati il vicecancelliere Gabriel.
“Non tollereremo le vili violenze di coloro che non offrono aiuto quando c’è bisogno di aiuto”, ha dichiarato Merkel.
Mentre il presidente Gauck, in visita in un centro di accoglienza a Berlino, ha elogiato la “Germania luminosa” che sta offrendo aiuto, tempo libero, soldi e accoglienza per affrontare un’ondata migratoria senza precedenti.
Succede lo stesso in Italia e altrove dove a volte decine di persone decidono di fare irruzione negli appartamenti destinati ai rifugiati per poi bruciare i mobili nel giardino del condominio?
Facendosi fotografare con i richiedenti asilo, Merkel e Gauck lanciano un messaggio sia ai tedeschi – guardate, non sarà facile integrare tutte queste persone in poco tempo ma possiamo farcela – sia all’Europa intera dove nessun leader, per il momento, ha avuto ancora il coraggio di dare del “vigliacco” a chi partecipa alle manifestazioni xenofobe, forse per timore di perdere qualche voto.
Quelle foto disinnescando qualsiasi discorso populista e pretendono che il resto del continente faccia lo stesso, senza cadere nell’inutilità dei fili spinati e dei muri.
Quelle foto dicono: facciamo politica vera, tutto il resto sono chiacchiere.
Laura Eduati
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 24th, 2015 Riccardo Fucile
SEDOTTA E ABBANDONATA DA TSIPRAS, ORA SEGUE IL LEADER LABURISTA
La virata linguistica c’è già stata: “Hope from Uk”.
La sinistra italiana, sedotta e abbandonata da Alexis Tsipras, cerca in Europa un altro punto di riferimento.
E lo trova in Inghilterra: è il “rosso” James Corbyn, candidato (e probabile vincitore) delle primarie per la guida dei Labour.
Contro di lui si è schierato, con un appello agli elettori, Tony Blair convinto che una sua vittoria rappresenterebbe la “disfatta totale, forse l’annientamento” del partito. Come finirà Oltremanica lo si saprà il 12 settembre, quando sarà reso noto l’esito delle primarie e dunque il nome del successore di Ed Milliband.
Ma in Italia qualcuno ha già puntato gli occhi su quella consultazione: Stefano Fassina. Uno di quelli che a piazza Syntagma a celebrare il no al referendum c’era, ma che negli ultimi giorni non ha esitato a criticare Tsipras reo, a suo dire, di non aver saputo evitare la spaccatura dentro Syriza.
Ed è proprio lui, ora, a guardare con speranza alla Gran Bretagna.
Domenica, infatti, ha ritwittato una lettera di 40 economisti pubblicata sul Guardian a sostegno di Corbyn.
Sostengono i firmatari della missiva: “La sua opposizione all’austerità è la visione più condivisa fra gli economisti, persino appoggiata dai conservatori del Fondo monetario. E il suo obiettivo è di incoraggiare la crescita. Semmai, sono estremisti la politica e gli obiettivi del governo in carica”.
Parole che, appunto, Stefano Fassina corona con un “Hope from Uk”.
“Io – spiega l’ex esponente del Pd – ritengo che la frattura dentro Syriza a breve potrà aiutare Tsipras ma temo che alla fine lo indebolirà . Non considero comunque Corbyn alternativo a lui perchè hanno uno stesso impianto culturale anche se in contesti diversi, però lo seguo con attenzione. Abbiamo assistito proprio nel passaggio sulla Grecia alla subalternità della famiglia socialista. Quello di Corbyn è un progetto interessante anche perchè l’Inghilterra è stata l’epicentro di quel fallimento”.
Con Fassina ad Atene c’era anche Alfredo D’Attorre, che verso Tsipras è un po’ più clemente.
“Non si tratta di essere delusi o meno ma — spiega — di prendere atto di ciò che è successo e cioè che è stato lasciato solo dagli altri socialisti e ha dovuto capitolare”. Anche lui sta guardando a ciò che accade in Inghilterra.
“Non ho bisogno — sottolinea — di prendere un leader straniero e farne un’icona. Ogni Paese ha la sua storia. Ma una sua vittoria alle primarie sarebbe certo una cosa positiva: dimostra che la strada per la ripresa della sinistra europea non passa per uno spostamento al centro ma a sinistra”.
Insomma, qualcosa di più che un messaggio a Matteo Renzi.
Anche Corradino Mineo, esponente della minoranza dem che però in piazza Syntagma non c’era, si dice convinto che Corbyn dica “cose interessanti”.
“Io non mi aspetto — è la doverosa premessa — che dall’estero arrivi la risposta ai problemi italiani. Però sono molto interessato a quello che accade in Gran Bretagna anche perchè la crisi del blairismo ha anticipato la catastrofica crisi della socialdemocrazia in Europa”.
Chi non ha sconfessato il premier greco sono gli esponenti di Sel: avvistati l’ultima volta ad Atene mentre esultavano per la vittoria del no al referendum, certo avrebbero avuto maggiori difficoltà a fare una tale inversione a U.
Ma certo, gli ultimi avvenimenti incidono e infatti Nichi Vendola, di solito alquanto verboso, si è limitato a un hashtag #iostocontsipras su Twitter.
“No che non lo abbiamo scaricato. Senza dubbio — spiega la senatrice Loredana De Petris – resta il punto doloroso della scissione di Syriza ma lo sosteniamo nella scelta coraggiosa di andare a elezioni, scelta a cui in Italia siamo poco abituati”.
In Europa i vendoliani sono più vicini al Gue che ai socialdemocratici di Martin Schulz. Ma nella probabile vittoria di Corbyn, De Petris considera interessante un aspetto: “l’emergere sempre più consistente di forze anti austerity che però non siano anti europeiste”
(da “Huffngtonpost“)
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Agosto 24th, 2015 Riccardo Fucile
“CI SONO POLITICI IN EUROPA CHE PRODUCONO ODIO E NESSUNA SOLUZIONE, SIAMO DI FRONTE A ESSERI UMANI CHE SFUGGONO ALLA DISPERAZIONE”
“L’Europa fallisce se la paura prende il sopravvento. L’Europa fallisce quando gli egoismi hanno più voce della solidarietà presente in ampie porzioni della nostra società “.
Lo scrive, in un intervento pubblicato su Repubblica, il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker, che mette in guardia contro la miopia di chi vorrebbe un’Europa divisa da muri anti-migranti.
“Considero l’Europa – scrive Juncker – una comunità di valori di cui possiamo andar fieri, ma raramente lo siamo. In Europa vantiamo i massimi standard mondiali di accoglienza dei profughi, mai rifiuteremmo asilo a chi necessita della nostra tutela, lo stabiliscono le nostre leggi e gli accordi stipulati. Mi preoccupa però il fatto che l’accoglienza sia sempre meno radicata nei nostri animi. Quando parliamo di migrazioni parliamo di esseri umani, come noi, solo che queste persone non possono vivere come noi perchè non hanno avuto la fortuna di essere nati in una delle regioni più ricche e più stabili del mondo. Parliamo di persone costrette a fuggire dalla guerra in Siria, dal terrore dell’Is in Libia, o dalla dittatura in Eritrea”.
Il presidente della Commissione si dice preoccupato nel vedere che “una parte della popolazione” respinge queste persone disperate.
“Campi profughi dati alle fiamme, barconi rimandati indietro, violenze contro i richiedenti asilo o semplicemente l’indifferenza di fronte alla miseria e al bisogno. Non è questa l’Europa”, afferma Juncker.
Che aggiunge: “Mi preoccupa quando i politici di estrema destra e di estrema sinistra alimentano un populismo che produce astio soltanto e nessuna soluzione. Discorsi pieni di odio e esternazioni avventate che mettono a rischio una delle nostre maggiori conquiste – la libertà di circolazione nell’area Schengen e il superamento delle frontiere al suo interno. Non è questa l’Europa”.
A queste spinte conservatrici Juncker oppone alcuni esempi di vera Europa:
C’è però fortunatamente anche l’Europa dei pensionati di Calais che mettono a disposizione i generatori così che i profughi possano ascoltare un po’ di musica e ricaricare i cellulari. L’Europa degli studenti di Sigen che hanno aperto il campus della loro università ai richiedenti asilo. L’Europa del fornaio di Kos che ha distribuito pane alla gente affamata e spossata. Questa è l’Europa in cui voglio vivere. Naturalmente non esiste una risposta unica e tantomeno semplice al problema dei flussi migratori. Come sarebbe poco realistico pensare di aprire semplicemente i confini dell’Europa a tutti i vicini, è altrettanto fuori dalla realtà credere di poter chiudere le frontiere di fronte al bisogno, alla paura e alla miseria […]
Il presidente della Commissione sottolinea che “non esistono soluzioni nazionali efficaci.
Nessuno stato membro può regolare le migrazioni efficacemente per conto suo”. Juncker rilancia dunque i punti centrali della sua Agenda per una politica comune nei confronti dei profughi e dei richiedenti asilo.
“L’Europa – conclude – ha successo quando superiamo in maniera pragmatica e non burocratica le sfide del nostro tempo. Spero che assieme – gli stati membri, le istituzioni e le agenzie Ue, le organizzazioni internazionali e i nostri vicini – riusciamo a dimostrare che siamo all’altezza delle sfide. Sono convinto che possiamo farcela”.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 23rd, 2015 Riccardo Fucile
“POI ATTACCHERANNO LO STATO SOCIALE EUROPEO, L’AUSTERITA’ DISTRUGGERA’ L’UE”
Le elezioni rischiano di slittare al 27 settembre, una settimana dopo a quanto preventivato da Alexis Tsipras.
Nè Nuova Democrazia (il secondo gruppo parlamentare) nè Unità Popolare (terzo come numero, appena nato da una scissione di Syriza) rinunceranno ai tre giorni di mandato esplorativo concesso dalla Costituzione. Oggi scade il tempo per Nd.
Il premier uscente ha commentato la fuoriscita da Syriza spiegando che «non è un atto rivoluzionario spaccare un partito per collocarsi all’opposizione».
La replica: «Tsipras confonde la dittatura del memorandum con il funzionamento democratico»
ATENE
Provocatorio, idealista, arrogante. Yanis Varoufakis, l’ex ministro delle Finanze greco, è tanto affascinante quanto fastidioso.
Il terzo piano di aiuti alla Grecia, che lui definisce come una “capitolazione” di fronte ai creditori, porterà il suo paese nel baratro, spiega.
Denuncia l’opacità dell’Eurogruppo, che, secondo lui, prende le decisioni più importanti per il futuro della zona euro senza che i cittadini ne siano informati.
Arnaud Montebourg l’ha invitata alla Fàªte de la Rose, (parlerà oggi ndr ). A che punto è la sinistra europea?
«Ha un grande lavoro davanti a sè. L’unione monetaria, costruita in origine per unire i popoli europei, li ha invece divisi, mettendoli gli uni contro gli altri. C’è un urgente bisogno di ridare vita al dialogo democratico. In questo senso, mi sembra essenziale creare una rete europea dei progressisti, al di là delle divisioni politiche tradizionali e dei confini, pronta a perseguire un obiettivo radicale: democratizzare l’euro e le sue istituzioni, con tutti coloro che sono convinti che nulla di buono può venire dai tecnocrati di Francoforte o di Bruxelles che depoliticizzano la moneta».
Chi potrebbe dirigere questo movimento? Lei?
«Non si tratta di sapere chi lo potrebbe dirigere, è una decisione che non può venire dall’alto, nè può essere ridotta a un leader, chiunque sia».
La Francia è stata un’alleata del governo di Alexis Tsipras nel corso dei negoziati con i partner della Grecia?
«La maggior parte degli europei immagina che negli ultimi mesi la Grecia abbia negoziato con i suoi partner della zona euro. Non è così. Durante i cinque mesi in cui sono stato coinvolto, i miei omologhi mi rimandavano sistematicamente ai rappresentanti di Commissione, Bce e Fmi. Non ho mai negoziato direttamente con Michel Sapin. Nè con Wolfgang Schaeuble, che mi assicurava di non poter fare nulla per me.Anche quando Schaeuble ed io abbiamo finalmente aperto un dialogo, poco prima del mio ritiro, era chiaro che qualsiasi grado di convergenza tra noi non poteva essere espresso formalmente».
Rimprovera al governo greco di aver firmato il terzo piano di aiuti?
«Ho votato contro questo programma. Purtroppo, il primo Ministro alla fine ha accettato ciò che lui stesso ha definito non buono. L’Europa intera ne uscirà perdente».
Eppure ha evitato il “Grexit”
«Questo è il modo in cui la stampa presenta le cose, ma io non condivido. Se la Grecia tenta, a dispetto del buon senso e delle leggi elementari dell’economia, di applicare questo memorandum e le riforme che lo accompagnano, corre dritta verso il Grexit. Perchè questo programma è stato concepito per affondare la nostra economia. Risultato: non potremo mantenere i nostri impegni, e Schaeuble potrà puntare il dito contro di noi e tagliare gli aiuti al nostro paese. L’obiettivo che persegue è molto chiaramente il Grexit».
Lei sostiene che il ministro Schaeuble vuole spingere la Grecia fuori dall’euro. Per quale motivo?
«Per colpire la Francia. Lo stato sociale francese, il suo diritto del lavoro, le sue imprese nazionali sono il vero obiettivo del ministro delle finanze tedesco. Egli considera la Grecia come un laboratorio di austerità , dove sperimentare il memorandum prima di esportarlo. La paura del Grexit mira a far crollare le resistenze francesi, nè più nè meno».
Lei chiede di creare nuove istituzioni nella zona euro, di dare più potere al Parlamento europeo?
«Ritengo che non abbiamo un Parlamento europeo. L’istituzione di oggi non compie la sua missione. È un insieme di interessi nazionali che insulta il concetto stesso di democrazia ».
Se potesse tornare indietro, al mese di gennaio, quando Syriza è andato al potere ed è stato nominato ministro delle Finanze, che cosa cambierebbe? «Molte cose. Ma soprattutto una. Il 20 febbraio, avevamo raggiunto un accordo importante con i creditori. Non menzionava più il memorandum, ma spiegava che il governo greco avrebbe presentato un elenco di riforme, convalidate dai partner che lo avrebbe sostituito. Solo che, due giorni dopo, i dirigenti delle istituzioni, Pierre Moscovici, per la Commissione, Christine Lagarde, per il Fmi e Mario Draghi, per la Bce, hanno reintrodotto il riferimento al memorandum durante una conferenza telefonica. A quel punto, avremmo dovuto rifiutare di continuare la discussione ».
Nei sei mesi in cui è stato a capo del ministero delle Finanze, non ha preso alcuna decisione per lottare contro la corruzione e gli oligarchi, che denuncia con vigore.
«Questo è un ottimo esempio della disinformazione contro cui mi batto. Abbiamo preso, nonostante tutto, dei provvedimenti, in particolaresul l’evasione fiscale, uno dei principali mali del paese.
Uno di essi consiste nell’uso di un software con un algoritmo che consente di confrontare i trasferimenti di denaro tra conti bancari degli ultimi venti anni con le dichiarazioni dei redditi. Si tratta di un progetto notevole. Tanto più tenendo conto che la troika non ci ha facilitato le cose. Ma ci siamo riusciti. Se tutto va bene, più di seicentomila evasori fiscali verranno identificati grazie a questo algoritmo a settembre o ottobre. Sarebbe un grande successo».
Perchè la “troika” non vi ha aiutato?
«Il suo vero obiettivo non è mai stato quello di riformare il nostro paese, nè di recuperare il denaro prestato alla Grecia. Altrimenti, avrebbe accettato le nostre proposte, vale a dire di ridurre il debito pubblico, di istituire una struttura di riscatto per gestire i crediti in sofferenza, e lanciare una banca d’investimento in grado di rafforzare l’economia e la crescita potenziale. Al contrario, ha preferito imporci delle condizioni che garantiscono che non saremo mai in grado di ripagarlo».
Ma a quale scopo?
«Perchè la Grecia è solo una battaglia in una guerra molto più ampia per il controllo dell’unione monetaria. Nel 2010, il primo piano di aiuti aveva come obiettivo salvare le banche francesi e tedesche. Oggi, i creditori cercano semplicemente di controllare il governo greco, per neutralizzare gli altri paesi che potrebbero sfidare l’ordine costituito, questo è il progetto di Schaeuble».
In queste circostanze, la Grecia deve malgrado tutto rimanere nell’euro?
«Alexis Tspiras mi ha nominato ministro delle Finanze perchè sono e sono sempre stato convinto che, nonostante i difetti iniziali dell’unione monetaria, non è possibile nè opportuno uscirne. Dobbiamo cercare, invece, di risolvere ciò che non funziona al suo interno. Non sono, d’altra parte, un feticista dell’euro, nè della dracma. Le monete, come i mercati finanziari, sono degli strumenti al servizio di un obiettivo: migliorare la vita dei cittadini. Ma negli ultimi vent’anni, abbiamo avuto la tendenza a dimenticarlo. I mercati, come l’euro, sono diventati delle religioni».
Continuerà a impegnarsi nella vita politica greca?
Assolutamente sì. Quando, dopo una lunga riflessione, sono sceso nell’arena politica, l’ho fatto per restarci. Voglio rappresentare i greci che hanno votato per me e lottare per loro con tutti i mezzi possibili. La missione che sento di dover compiere oggi è quella di rendere pubblico a livello internazionale ciò che è accaduto in Grecia negli ultimi mesi».
Lei ha dato il suo sostegno a Julian Assange, il fondatore di Wikileaks, che cerca di far svelare il trattato di libero scambio transatlantico. Renderebbe pubblici anche dei documenti dell’ Eurogruppo?
«Il mio rapporto con Julian Assange va oltre le pure questioni europee. La mia esperienza dell’Eurogruppo, dove si prendono decisioni importanti senza che i cittadini ne siano informati, senza documentazione scritta, riecheggia la guerra di Wikileaks, contro un mondo in cui i potenti dispongono di tutte le informazioni e i cittadini non hanno nulla».
Marie Charrel
(da “Le Monde”)
argomento: Europa | Commenta »