Luglio 13th, 2015 Riccardo Fucile
“AVEVO UN PIANO DIVERSO DOPO IL NO AL REFERENDUM, MA ALEXIS HA PREFERITO FARE NUOVE CONCESSIONI”
La notte in cui in Piazza Syntagma sventolavano le bandiere del “No”, dopo la vittoria al
referendum, si è consumata la frattura definitiva tra Alexis Tsipras e Yanis Varoufakis.
È l’ex ministro delle Finanze ellenico, in una intervista a New Statesman, a raccontare il retroscena di quelle ultime ore delicate.
All’origine della rottura tra il premier e il ministro ci sarebbe stata una diversa visione sul da farsi dopo il responso delle urne.
Varoufakis, all’indomani della chiusura forzata delle banche, aveva in mente un piano: mettere in atto tre misure shock per fare pressione sui partner europei.
Una sorta di minaccia simulata di Grexit per convincere i creditori a tornare al tavolo perchè, ha spiegato Varoufakis, “solo rendendo la Grexit possibile avremmo potuto negoziare un accordo migliore”.
Una mossa di rottura non condivisa però da Tsipras e dalla maggioranza di Syriza.
“Emettere i cosiddetti IOU (promesse di pagamento, l’equivalente di buoni di credito ndr), tagliare il rimborso dei bond detenuti dalla Bce, riprendere controllo della Banca di Grecia sottraendolo a quello della Bce”.
Queste, spiega Varoufakis, le tre proposte che la Grecia avrebbe dovuto mettere in atto una volta, tanto più alla luce del no dei cittadini greci.
Le ore immediatamente successive al voto, il gabinetto ristretto di Syriza, riunito per decidere le mosse successive, ha però bocciato 4 a 2 il “piano Varoufakis”.
Una volta sconfitto in quella sede, l’addio al governo è parso così inevitabile.
“Quella notte – rileva l’ex ministro – è stato deciso che il fragoroso No del popolo greco non sarebbe stata la spinta decisiva per il mio piano, ma anzi avrebbe dovuto condurre ulteriori concessioni: l’incontro con gli altri leader politici in cui il nostro primo ministro ha accettato il fatto che qualsiasi fosse stata la posizione dei creditori lui non li avrebbe sfidati. E ciò avrebbe significato cedere, smette di negoziare”.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 13th, 2015 Riccardo Fucile
SULLA STAMPA INTERNAZIONALE DURE ACCUSE AL CINISMO TEDESCO: “GIOCO ATROCE DELLA MERKEL” TITOLA LO SPIEGEL
Germania sotto accusa per il trattamento «umiliante» inferto alla Grecia .
I media europei sono critici nei confronti dell’atteggiamento durissimo assunto dalla coppia Merkel-Schaeuble nei confronti di Atene prima durante l’Eurogruppo dei ministri delle Finanze e poi nel vertice dei leader.
E Berlino finisce nel mirino anche di Twitter.
«L’Europa si vendica di Tsipras», è il titolo scelto dal quotidiano inglese The Guardian per il giornale in edicola lunedì.
«A che gioco sta giocando la Germania?», si chiede invece in prima il francese Liberation sullo sfondo di una foto di Angela Merkel.
Mentre il tedesco Spiegel, sul suo sito, parla di «catalogo di atrocità » in riferimento alle misure invocate dai ministri delle Finanze dell’Eurozona.
«È un’umiliazione voluta della Grecia», scrive ancora lo Spiegel.
#TspirasLeaveEUSummit (“Tsipras abbandona il vertice”) e #ThisIsACoup (“Questo è un colpo di Stato”) sono i due hashtag che stanno spopolando in queste ore tra gli utenti greci (e non solo) su Twitter. #ThisIsACoup è addirittura il secondo hashtag più ritwittato al mondo.
Durissima la condanna anche del premio Nobel per l’Economia Paul Krugman, che sul New York Times scrive: le richieste avanzate dall’Eurogruppo alla Grecia sono una «follia vendicativa», una «completa distruzione della sovranità nazionale» e «un grottesco tradimento di tutto quello che significa il progetto europeo».
«Il progetto europeo, che ho sempre elogiato e sostenuto, ha appena ricevuto un colpo terribile, forse fatale – osserva Krugman -. E qualunque cosa voi pensiate di Syriza o della Grecia, non sono stati i greci a darlo».
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 13th, 2015 Riccardo Fucile
“L’AUSTERITA’ E’ UNA MAESTRA TEDESCA”…”NON SONO LE MASSE A FARE LA STORIA, MA LE PERSONALITA'”
«Coscienti o meno, stiamo andando verso un’Europa delle Nazioni, orientata dagli egoismi
nazionali. La migliore prova di questa tendenza è stata il comportamento degli Stati europei di fronte al problema dei rifugiati. Not in my backyard , non nel mio cortile, questa è la posizione di molti Paesi membri, Francia compresa, riguardo ai migranti. La nozione di solidarietà è estranea al dibattito di questi giorni. Questa è l’Europa delle Nazioni».
Apolide alla nascita in Francia nel 1945, tedesco a 14 anni, francese a 70 (dal 22 maggio scorso), Daniel Cohn-Bendit è uno di quegli europei che l’Europa ha davvero provato a farla, sulle barricate nel maggio ’68 e da leader ecologista sui banchi del Parlamento di Strasburgo.
In «Per l’Europa! Manifesto per una rivoluzione unitaria» (Mondadori), scritto assieme al liberale belga Guy Verhofstadt, Cohn-Bendit tre anni fa cercava di dare una scossa federalista. Oggi guarda deluso le sue capitali, Parigi e Berlino, dividersi sulla Grecia e quindi sul futuro del continente
Come spiega la rigidità della Germania verso la Grecia? Cosa c’è nella storia tedesca che porta a questa chiusura?
«Oggi la politica tedesca è tutta rivolta all’opinione pubblica, che è a sua volta concentrata sugli interessi della Germania. Una politica contabile ispirata a una ideologia rigida: solo risanando i conti pubblici l’economia può funzionare, e il prezzo di questo risanamento va pagato».
Ma perchè accade questo?
«Ci sono sicuramente delle ragioni storiche, la Germania del dopoguerra si è costruita sul Deutsche Mark, su una moneta forte, simbolo della sua rinascita. Ma se siamo arrivati fino a questo punto credo ci siano anche banalmente delle ragioni psicologiche, personali. I politici si comportano come dei bambini. “Ha cominciato lui, no lui, tu mi hai insultato, no sei stato tu”. Quel che i responsabili greci non hanno capito è che attaccando il ministro delle Finanze Schà¤uble hanno ottenuto l’effetto di mobilitare una parte dell’opinione pubblica tedesca contro di loro. C’è una parte di voglia di rivincita, il desiderio di dare una lezione, nella durezza e nella cattiveria della posizione del ministro Schà¤uble. “C’è un problema di fiducia”, dice, ma che vuol dire? Chi deve avere fiducia in chi? I francesi non hanno fiducia nei tedeschi quando si tratta, per esempio, di battersi contro l’integralismo islamico o contro l’Isis o quando si inviano truppe in Mali. Ogni Paese può dire ormai “non ho fiducia” in un altro Paese su un dato argomento».
Perchè la Francia è così vicina alla Grecia in questo momento, a costo di mettere alla prova l’asse franco-tedesco?
«Anche Franà§ois Hollande ha delle ragioni di politica interna. L’opinione pubblica francese è molto più filo-ellenica di quella tedesca».
Da cosa dipende questa differenza nelle opinioni pubbliche di Francia e Germania?
«Intanto prendere in contropiede la Germania piace molto a una parte dell’opinione pubblica francese, poi c’è da sempre in Francia questo lato di solidarietà con il più debole. La questione che si pone oggi è: Hollande, Renzi, Rajoy, Merkel e gli altri possono avere una visione storica, o una visione contabile? Se prevarrà una visione puramente contabile siamo perduti».
Renzi ha appena ripetuto appunto che l’Europa non può ridursi a una questione di conti e burocrazia.
«Ma allora Renzi si batta assieme a Hollande e Juncker, lotti duramente durante le riunioni. Negli incontri dei ministri delle Finanze l’Italia finora non ha fatto sentire abbastanza la sua voce».
Se la Germania è così severa, è perchè punendo la Grecia vuole educare Francia e Italia?
«È quel che sostiene Varoufakis nell’intervento che ha scritto per il Guardian . Il tono è sbagliato ma l’analisi giusta: Schà¤uble vuole dare un esempio a tutti, perchè i mercati sappiano che l’euro è una moneta forte, che l’Europa non ha paura di amputare un dito andato in cancrena affinchè la mano resista».
Così com’è l’Europa non funziona, è ormai evidente. Questa crisi potrà essere trasformata in un’occasione di rilancio?
«Mi pare molto difficile. Guardiamo per esempio ai finlandesi, che hanno nel governo il partito dei “veri finlandesi”, l’equivalente della Lega italiana. Come possiamo fare una nuova Europa se al governo ci sono partiti simili alla Lega? In momenti storici di questa gravità ci servirebbero uno Schumann, un de Gasperi, dei politici che in nome di un’idea e una visione dell’Europa fossero capaci di guidare i loro popoli. Ma se restiamo al rimorchio dei popoli… Queste occasioni dimostrano che la vecchia teoria della sinistra, cioè che sono le masse a fare la Storia, non regge. Sono le personalità che fanno la Storia, e se queste non sono all’altezza, i popoli sono destinati a mancare l’appuntamento».
Anche i capi di Stato che denunciano regolarmente i pericoli del populismo ne sono ormai condizionati?
«Esattamente. Hanno paura, vogliono guadagnare due punti nei sondaggi, Merkel non vuole irritare i contribuenti tedeschi, Hollande vuole posizionarsi per le prossime elezioni. Tutti hanno un’agenda nazionale. Solo questo conta».
Stefano Montefiori
(da “il Corriere della Sera“)
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Luglio 13th, 2015 Riccardo Fucile
MERKEL: “AIUTI PER 82 MILIARDI”…TSIPRAS: “EVITATO TRASFERIMENTO BENI ALL’ESTERO”…MA SYRIZA RIBOLLE: “ACCORDO UMILIANTE”
Dopo 17 ore di negoziati, i leader europei hanno trovato un accordo sulla Grecia. Il terzo intervento finanziario a favore di Atene sarà di 82-86 miliardi, di cui 24 miliardi per il sistema bancario.
L’Eurozona ha chiesto ad Atene di approvare riforme durissime entro mercoledì, tra cui pensioni, Iva, adozione del Codice di Procedura Civile, direttiva sul salvataggio delle banche.
Mercoledì un nuovo Eurogruppo si riunirà per valutare l’impegno del governo ellenico. Nel frattempo, quei Paesi che devono sottoporre l’accordo ai loro Parlamenti convocheranno i deputati, ed entro la fine della settimana si dovrebbe arrivare al via libera definitivo.
Nella notte Tsipras ha accettato tutte le condizioni imposte dai creditori, dall’anticipo delle riforme al rafforzamento di tutte le misure, incluso il reintegro dei licenziamenti collettivi e il ritorno della Troika ad Atene.
Alla fine, ha ceduto anche sul coinvolgimento del Fondo Monetario Internazionale nel nuovo piano. Ma ha resistito sull’idea, tedesca, di creare in Lussemburgo un fondo dove trasferire asset dello Stato a garanzia del debito.
Il fondo resta, ma avrà base in Grecia, avrà una dotazione fino a 50 miliardi, andrà ad abbattere il debito e servirà a ricapitalizzare le banche.
Ma sarà gestito dai greci, in collaborazione con le istituzioni.
Per Alexis Tsipras, inizia una fase interna durissima.
“Abbiamo combattuto una dura battaglia. Ci troviamo di fronte decisioni difficili”, è il primo commento del premier ellenico.
“Abbiamo dovuto fare concessioni difficili per evitare l’applicazione dei piani di alcuni circoli ultraconservatori europei”.
Tsipras rivendica di essere riuscito a “ristrutturare il debito” (anche se ci vorrà tempo) e di aver “assicurato finanziamenti a medi medio termine”.
“La Grecia — promette – continuerà a lottare per essere in grado di tornare a crescere”.
Come dice la stessa Merkel, però, la “strada è lunga e difficile”.
Il premier greco lo sa bene.
L’ala radicale di Syriza ha già bollato l’accordo come “umiliante”.
In una nota a nome di ‘Piattaforma di sinistra’ pubblicata sul sito parapolitika.gr, Panagiotis Lafazaris, ministro dell’Energia ed esponente dell’ala intransigente di Syriza, promette battaglia.
L’accordo — “unanime” per Bruxelles — non lo è affatto per la politica greca.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 13th, 2015 Riccardo Fucile
12,5 PER RIDURRE IL DEBITO, 12,5 PER STIMOLARE L’ECONOMIA
Il terzo programma di aiuti per salvare la Grecia avrà un importo di 82-86 miliardi. Dopo le
complicate trattative, durate tutta la notte, la Grecia e i creditori internazionali hanno trovato un accordo.
Un compromesso che il premier greco Alexis Tsipras ha accettato, e che ora porterà il Paese a prendere “dure decisioni”.
La promessa che se il programma economico concordato nei dettagli e con un preciso calendario sarà effettivamente attuato è aperta la porta a un alleggerimento del debito con scadenze più lunghe e un periodo di grazia sui pagamenti è aperta.
Secondo quanto trapela, dovrà nascere un fondo di garanzia o di privatizzazioni di circa 50 miliardi di euro con base in Grecia, non in Lussemburgo come prevedeva il documento discusso nella notte e preparato dall’Eurogruppo.
Gli asset greci saranno trasferiti al nuovo fondo, poi ‘monetizzati’ attraverso privatizzazioni o la loro gestione. Di questi 50 miliardi: 25 miliardi serviranno per riparare i debiti e ricapitalizzare le banche greche, 12,5 miliardi per abbattere il debito, 12,5 miliardi per investimenti volti alla crescita.
“Ci sarà una governance con la presenza di esperti che vedranno quali saranno i beni che meglio si prestano – ha detto il presidente dell’Eurogruppo Dijsselbloem -. Sarà basato (il fondo di garanzia ndr.) in Grecia”.
Per quanto riguarda il debito, la Grecia, come previsto, non ha ottenuto un haircut ma ha portato a casa un’estensione delle scadenze e una negoziazione sui tassi di interesse.
Sulle misure approvate dall’accordo, ha detto il presidente francese Francois Hollande. Tutte le misure previste dall’accordo saranno supervisionate dalle istituzioni: Bce, Commissione Europea e Fondo Monetario Internazionale.
L’accordo prevede inoltre un prestito ponte per la Grecia di 7 miliardi entro il 20 Luglio, e un aiuto addizionale di 5 miliardi ad Agosto.
Entro mercoledì 15 luglio, cioè tra due giorni, la Grecia dovrà adottare la riforma dell’Iva, quella delle pensioni, quella dell’Elstat (l’istituto nazionale di statistica) e introdurre tagli semi-automatici alla spesa in caso di deviazioni dall’obiettivo del surplus primario.
E’ quanto si legge nell’accordo siglato stanotte a Bruxelles.
Entro il 22 luglio, prosegue il testo, la Grecia dovrà adottare invece la riforma del codice di procedura civile e recepire la direttiva Brrd (Bank Recovery and Resolution Directive) sul fallimento degli istituti di credito.
“Solo conseguentemente alla implementazione legale delle prime quattro misure su menzionate – recita il documento – così come alla assunzione di tutti gli impegni inclusi in questo documento dal Parlamento greco, verificato dalle istituzioni e dall’Eurogruppo, potrà essere presa la decisione di dare mandato alle istituzioni di negoziare un memorandum di intesa”.
Di fatto torna il metodo Troika: nel memorandum di intesa (modello che Tsipras aveva rifiutato appena arrivato al governo) che sarà negoziato si prevede espressamente la consultazione e l’accordo con i creditori “su tutte le leggi sulle aree rilevanti prima della discussione in Parlamento”.
Il controllo dei creditori sarà invasivo e su tutte le principali scelte pubbliche.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 13th, 2015 Riccardo Fucile
“FANNO DELL’AUSTERITA’ UNA RELIGIONE, HANNO DECRETATO LA FINE DELL’EUROPA”
Giulio Sapelli, economista e docente di Storia economica all’università Statale di Milano.
“La Germania vuole ammazzare la Grecia. Se si fosse riunito il Consiglio Ue a 28 — cosa che non si è fatta sotto la pressione diplomatica francese e americana — e si fosse arrivati al voto, la Germania e i suoi vassalli l’avrebbero espulsa. Poi è arrivata la decisione di non riunione il Consiglio europeo, ma di convocare l’Eurosummit composto dai Paesi che hanno l’euro”.
Che ha chiesto ad Atene un fondo da 50 miliardi in cui far confluire gli asset greci in cambio del terzo salvataggio.
“Si è compiuto ciò che era già scritto. Sono dei fanatici che fanno dell’austerità una religione: all’austerità può credere soltanto un professore della Bocconi, uno che non è un economista ma è un ragioniere. Dietro questa battuta c’è una tragedia immensa: la riduzione dell’economia alla ragioneria“.
In alternativa, era rimasta sul tavolo fino all’ultimo la possibilità di una Grexit temporanea di 5 anni.
“E’ matto, non ha un senso economico. Ha solo un senso politico, di affermazione, di dominio: i tedeschi vogliono di nuovo dominare l’Europa. Helmut Schmidt diceva :’Devi abbracciare l’Europa, non sedertici sopra’. Loro ci si siedono sopra. La questione greca — e in questi giorni si celebra l’anniversario della strage di Srebrenica — comincia dalla Bosnia, passa dalla Macedonia, va in Grecia, poi finisce a Mosca o in Turchia. Ci sono buone ragioni per pensare che i tedeschi spalancheranno le porte alla vittoria dell’Isis”.
E’ un’affermazione forte, professore.
“Questa è la vera chiave di questa tragedia. Destabilizzando la Grecia, destabilizzano i Balcani. E in Bosnia, in Kosovo in Macedonia e in Montenegro c’è l’Isis, sono Paesi in cui è evidente e diffuso il fenomeno della radicalizzazione “.
Ma perchè la Germania avrebbero architettato questo piano diabolico?
“I tedeschi fanno questo non per calcolo economico, ma solo per fanatismo ideologico. Sono dei fanatici. Questa situazione riflette la disgregazione dell’ordine internazionale. Tutte le medie potenze regionali aspirano ad operare “stand alone“, da sole: i tedeschi sono convinti di poter andare avanti senza gli Stati Uniti e si alleano con i cinesi, gli inglesi anche, i russi hanno scelto da tempo la via dell’isolazionismo, i francesi sono gli unici che hanno ambizioni imperiali e ciò è dimostrato dal fatto che hanno cercato di aiutare i greci. Noi abbiamo perso una grande occasione e credo che Renzi rischi moltissimo”:
Cosa rischia Renzi?
“Questa roba delle intercettazioni è stato un avviso degli americani, che gli hanno detto ‘guarda che se non ti comporti bene, non fai come Hollande e non ti metti chiaramente con Atene, noi ti facciamo cadere’. Ma il nostro presidente non intercetta i messaggi che arrivano da oltreoceano, quindi sceglie di essere fedele assolutismo teutonico. Questa è una disgrazia, perchè l’Europa senza l’appoggio degli Stati Uniti non esiste, è un nano. Anche economico, nella stagnazione secolare che avanza. Avevo previsto questa tendenza al predominio dei tedeschi. E’ una cosa che inizia con la vittoria di Sedan, dal 1870 (battaglia decisiva della prima fase della guerra franco-prussiana, che portò alla capitolazione di Napoloeone III e alla fine della secondo Impero francese, ndr). I tedeschi adesso danno l’ultima mazzata alla Francia. Ma è anche una grande sconfitta della Merkel: se avesse aiutato Atene, non sarebbe più stata Cancelliere”.
Quindi Renzi crede ancora di potere esercitare un ruolo in Europa?
“Renzi non crede in nulla. Se lo credesse, avrebbe dovuto chiedere una conferenza internazionale con Stati Uniti e Cina sul debito greco”.
Forse lei conferisce a Renzi un peso internazionale che non ha.
“Il peso internazionale lo si acquisisce sfidando il cielo. Potrebbe cominciare a farlo: insomma, l’Italia ha 60 milioni di abitanti, è in una posizione di assoluta centralità al centro del Mediterraneo. Avrebbe le carte in regola per osare e chiedere di più. E’ solo un fatto di coraggio. Renzi questo coraggio non ce l’ha, quindi segna la fine della Grecia, del ruolo internazionale dell’Italia e forse anche del suo governo”.
Alla fine vincerà la Germania, quindi.
“Ha già vinto. Ma vincerà , perdendo: Merkel porta a casa una vittoria di Pirro perchè sarà costretta a fare un blocco economico del Nord. All’inizio si darà vita a un euro a due velocità . E questo segnerà la fine dell’Europa unita”.
Marco Pasciuti
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Luglio 13th, 2015 Riccardo Fucile
TISPRAS SI SFILA LA GIACCA: “VOLETE ANCHE QUESTA?”
Dopo 16 ore di negoziati, i leader europei hanno trovato un accordo sulla Grecia. 
Lo ha comunicato su Twitter il primo ministro belga Charles Michel.
Dopo il tweet del primo ministro belga, sempre su Twitter il portavoce del governo di Cipro ha scritto: “Sembra che abbiamo un accordo”.
L’accordo è stato preceduto da un mini vertice ristretto tra Merkel, Hollande, Tsipras e Tusk.
L’Eurosummit è andato avanti per tutta la notte. I governi dell’Eurozona, profondamente divisi, discutono su una bozza di compromesso predisposta da Merkel, Hollande, Tsipras e Tusk.
Due le questioni più controverse: il ruolo del Fondo Monetario Internazionale nel terzo salvataggio e nella supervisione della politica economica greca, e la creazione di un fondo in cui i greci dovrebbero trasferire attivi per 50 miliardi per garantire le privatizzazioni promesse (il governo greco, però, prevede privatizzazioni per massimo 17 miliardi).
Dal testo di questo compromesso è saltato il riferimento a una Grexit temporanea, a favore della quale si sono battuti per tutta la giornata di ieri Germania, Olanda, Finlandia, Slovacchia e Paesi baltici.
Nel durissimo negoziato questo fronte si è scontrato con Francia, Italia, Portogallo e in parte spagna.
Per il prestito ponte necessario a fronteggiare i pagamenti alla Bce (3,5 miliardi il 20 luglio) e altri pagamenti successivi si dovrebbe ricorrere al meccanismo Efsm, lo strumento europeo di stabilità finanziaria istituito nel 2010 per fronteggiare la crisi e già servito a finanziare i programmi di Irlanda e Portogallo.
Non è solo il controllo del fondo privatizzazioni a restare al centro del negoziato, ma anche la sua entità .
Gli asset che i greci avrebbero ipotizzato di conferire non superano i 17 miliardi, a fronte dei 50 che i tedeschi vorrebbero.
A questo proposito, racconta una fonte, il premier Alexis Tsipras, durante le lunghe ore di negoziato, avrebbe anche fatto il gesto di sfilarsi la giacca e offrirla agli interlocutori, come a dire che la Grecia non sa davvero più cos’altro offrire.
(da “Huffingotonpost”)
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Luglio 12th, 2015 Riccardo Fucile
E ATENE HA SOLO TRE GIORNI PER DECIDERE
È un documento durissimo quello messo a punto dall’Eurogruppo e consegnato ai capi di stato e di governo come base per le discussioni dell’Eurosummit di questa sera.
Una base, appunto, su cui negoziare e cercare di strappare – queste le speranze di Atene – concessioni.
Il punto di partenza è comunque molto difficile per la Grecia, cui si chiede una lunga lista di azioni. Da una parte, alcune misure da approvare immediatamente, entro mercoledì, dall’altra un elenco di impegni ufficiali, con precise indicazioni sui tempi e le modalità di implementazione.
La bozza contiene un impegno di Atene a “legiferare”, cioè a far passare al voto del parlamento immediatamente, ed entro il 15 luglio, almeno sei misure di riforma, fra le quali l’adozione di un nuovo codice di procedura civile.
Nella bozza si legge: “L’Eurogruppo accoglie con favore gli impegni delle autorità greche a legiferare senza ritardo, entro il 15 luglio, un primo gruppo di misure”.
Queste misure, “prese col pieno accordo preliminare delle istituzioni” (la ex Troika, Commissione europea, Bce, Fmi), includeranno tra l’altro “l’adozione del codice di procedura civile, che costituisce una importante revisione delle procedure e del sistema della giustizia civile e potrebbe accelerare significativamente gli iter giudiziari e ridurne i costi”.
Le altre riforme da votare immediatamente, secondo la bozza, sono quelle relative alla razionalizzazione del sistema di raccolta dell’iva, alcune misure per migliorare la sostenibilità di lungo termine del sistema pensionistico (come parte della più generale riforma di tutto il sistema), una normativa che garantisca la piena indipendenza dell’istituto di statistica nazionale (Elstat), e la trasposizione della nuova direttiva Ue per il salvataggio e la risoluzione bancarie (Brrd).
Inoltre, sempre secondo la bozza, la Grecia dovrà dare piena attuazione alle disposizioni derivanti dal trattato sul “Fiscal compact”, e in particolare rendere operativo il “consiglio di bilancio”, in modo che scattino tagli automatici di spesa quando si profilino deviazioni dagli obiettivi di avanzo primario (il bilancio pubblico al netto della spesa per gli interessi sul debito) concordati nel futuro programma di salvataggio.
Queste le richieste nell’immediato.
Ma ad Atene si chiede di sottoscrivere impegni anche su un ampio elenco di misure da attuare, come base per l’avvio delle negoziazioni sul terzo piano di salvataggio.
Tra questi una liberalizzazione nel settore dei beni e dei servizi, nel settore dell’energia e nel mercato del lavoro, con la reintroduzione dei licenziamenti collettivi.
“Sul mercato del lavoro, occorre intraprendere revisioni rigorose su contrattazioni collettive, azione industriale e licenziamenti collettivi, in linea con il calendario e l’approccio concordato con le istituzioni”, si legge nel testo.
Il fondo da 50 miliardi.
Come suggerito da Berlino, l’Eurogruppo propone poi ai leader di Eurolandia di chiedere alla Grecia un piano di privatizzazioni dettagliato oppure il conferimento di attività da alienare per 50 miliardi di euro, ad un fondo indipendente e già esistente, allo scopo di ridurre il debito pubblico.
Tuttavia, la bozza dell’Eurogruppo puntualizza che questo fondo verrebbe gestito dalle autorità greche, per quanto sotto la supervisione delle istituzioni europee.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 12th, 2015 Riccardo Fucile
EUROSUMMIT IN UN CLIMA TESISSIMO: “RIFORME ENTRO UNA SETTIMANA O NIENTE ACCORDO”
Stop ai negoziati fino a quando la Grecia non avrà realizzato un primo pacchetto di riforme. 
Sembra questo l’orientamento arrivato dall’Eurogruppo ancora in corso e che precede l’Eurosummit in programma per questa sera.
Per affrontare uno dei nodi più delicati della trattativa, la mancanza di fiducia nei confronti del governo greco, i ministri delle Finanze dei Paesi dell’area euro potrebbero chiedere quindi ad Atene gesti concreti per poi far ripartire la discussione sul terzo piano di aiuti.
“Non ci sarà un accordo a qualunque costo, dovremo valutare se i vantaggi sono superiori agli svantaggi”.
Diversa la posizione del presidente francese Franà§ois Hollande.
La Francia, ha spiegato, “farà di tutto per trovare un accordo stasera e permettere alla Grecia di restare nell’Euro oltre che all’Europa di andare avanti”:
La giornata.
L’Eurozona si gioca oggi l’ultima chance per evitare la Grexit. Questa mattina è ripresa a Bruxelles la riunione dell’Eurogruppo e la possibilità che i ministri delle Finanze possano trovare un accordo sull’apertura dei negoziati con Atene per un terzo salvataggio appare quanto meno lontana.
Secondo indiscrezioni, ieri notte intorno al tavolo dell’Eurogruppo si sarebbe consumato uno scontro tanto duro tra il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble e il presidente della Bce Mario Draghi da ‘consigliare’ di chiudere lì l’incontro.
In particolare Schaeuble, davanti a Draghi che sostanzialmente spiegava come evitare la Grexit, lo avrebbe apostrofato dicendogli: “Non prendermi per stupido!”.
La riunione è quindi ripresa stamane e la speranza è che il clima sia più disteso.
Nel pomeriggio la palla passerà comunque ai capi di Stato e di governo dell’Eurozona, ai quali spetterà decidere se dare altro tempo ad Atene – c’è chi dice una settimana – per passare dalle parole ai fatti varando almeno alcune delle più importanti riforme e riguadagnando così la fiducia dei partner.
“Continuiamo a lavorare per raggiungere un accordo per iniziare i negoziati, e noi riteniamo che ci siano le condizioni per farlo”, ha detto il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan all’arrivo all’Eurogruppo. La Grecia però deve “prendere iniziative concrete a partire da domani” per ricostruire la fiducia.
Intanto, il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk ha deciso di annullare il vertice a 28 per consentire al vertice dell’Eurozona di poter lavorare fino alle ore piccole.
Matteo Renzi, dal canto suo, ha ribadito che un’Europa senza la Grecia è “impensabile”. Ma il collasso della Grecia è incombente e l’unico modo per evitarlo sarà la prosecuzione – per quanto condizionata e limitata – del programma di sostegno della Bce alle banche elleniche.
Un’ipotesi che però Schaeuble, al momento, vede come fumo negli occhi.
(da “Huffingtonpost“)
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