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UN ALTRO DEPUTATO DENUNCIA IL TENTATIVO DI VERDINI DI CORROMPERLO: “DIMMI COSA VUOI E LO AVRAI”

Ottobre 20th, 2011 Riccardo Fucile

ANCHE IL DEPUTATO LUIGI MIRO CONFERMA QUANTO DETTO IERI DA DI BIAGIO… A VERDINI SALTANO I NERVI E IN PARLAMENTO GLI URLA “PEZZO DI MERDA”…L’SMS DI GASPARRI: “MISERABILE, MERITI TUTTE LE DISGRAZIE POSSIBILI, FARAI UNA BRUTTA FINE”…COME MAI LA PROCURA NON APRE UN’INCHIESTA PER CORRUZIONE?

La denuncia dell’on. Aldo Di Biagio di Fli ha squarciato quel velo che copriva la bassezza di una politica ridotta a merce di scambio.
La diga si è rotta e il coraggio scorre senza freni.
Anche l’onorevole di Futuro e Libertà , Luigi Muro decide di raccontare la sua storia di resistenza.
Avvocato, 51 anni, sposato padre di tre figli, finiano da sempre, una lunga esperienza amministrativa: dieci anni sindaco di Procida, uno dei pochi a dimettersi da consigliere regionale una volta nominato assessore provinciale, Muro il 15 dicembre, giorno dopo la fiducia della vergogna, subentra a Domenico De Siano del Pdl eletto consigliere regionale in Campania.
“Ho resistito due mesi, poi non ce l’ho fatta più e a febbraio ho comunicato a Gasparri che sarei passato a Fli”, racconta Muro che spiega: “Mi piacerebbe andare sui giornali per ciò che faccio, ma di   fronte all’antipolitica è importante che si sappia che ci sono anche persone che antepongono l’etica e la dignità  al mercimonio”.
E Gasparri? “Sei folle! Devi ripeterle a Verdini queste cose”.
Le ho ripetute a Verdini, ma a lui non interessava proprio il piano politico, mi ha sopportato più che ascoltato e al termine mi h chiesto: dimmi cinque cose che desideri dopodichè mettici il timbro e considerale fatte. Vieni a vivere a Roma, tu fai l’avvocato ci penso io.
E io continuavo a fare ‘no’ con la testa.
Il giorno dopo Gasparri mi ha detto: è opportuno che tu parli anche con Berlusconi.
Non gliel’ho detto ma avevo deciso di non accettare.
Era giovedì, sono tornato a Procida, la sera a tavola ne ho parlato con la mia famiglia. Mio figlio mi ha detto: papà  sbagli, devi dire in faccia a Berlusconi le ragioni che ti spingono ad andartene, in fin dei conti sei avvocato, hai una storia politica alle spalle, che ti importa se non farai più il deputato.
Ho comunicato a Gasparri che avrei incontrato il premier. Mi ha ricevuto a Palazzo Chigi, con me c’era Gasparri, il 17 marzo, giorno in cui era in corso il Consiglio dei ministri per decidere se aderire alla missione umanitaria in Libia.
Ero molto imbarazzato ‘Presidente non credo di essere così importante, ci vediamo un’altra volta’.
E lui ‘No, no è importante altrochè! Dimmi, che problemi hai?’.
I miei problemi riguardavano la politica, gli ho spiegato che venivo da una storia di passioni sulla scia di Tatarella, ho denunciato la situazione in Campania con Cosentino con gli annessi e connessi.
Lui ha cominciato a disquisire dei massimi sistemi, poi ha contestato duramente la scelta di Fini, infine come un vecchio patriarca mi ha messo la mano sulla spalla: ‘Che ti importa di tutto questo, te ne vieni a Roma, fai politica nazionale, qui ci siamo noi e starai bene’.
Prima di salutarci, dopo oltre un’ora, mi ha chiesto se avevo parlato con Verdini. Sì, sì. ‘Bene, condivido tutto quello che ti ha offerto Verdini’.
Il 20 marzo ho partecipato all’assemblea nazionale di Fli.
Il giorno dopo ho ricevuto un sms di Gasparri in cui mi dava del traditore e molto altro.
A Pasqua, in virtù della lunga militanza in An gli ho inviato gli auguri aggiungendo che la mia era stata una scelta giusta e non di convenienza.
Mi ha risposto, guardi l’ho conservato” dice mostrandomi il cellulare: “Altro che Buona Pasqua, sei un miserabile, meriti   tutte le disgrazie possibili e immaginabili. Vedrai che fine farai!’.
Alla delusione politica si è aggiunta quella umana che ha rafforzato le mie convinzioni: “per due mesi nel Pdl mi sono sentito come in carcere, ora faccio il parlamentare da uomo libero”.
Il fattore umano spesso sfugge alla logica della convenienza che avrebbe consigliato a           Verdini di tacere.
Invece l’addetto alla compravendita dei parlamentari, dopo aver   letto sul Fatto l’intervista all’on. Di Biagio e la storia di Ricardo Merlo è entrato nell’aula della Camera, e come una furia gli ha urlato: “Ti chiameranno i miei avvocati”.
Pronta la risposta di Di Biagio: “Fai pure, porto al magistrato le   registrazioni, che problema c’è?!”.
È stato come parlare al diavolo di   acqua santa. “Allora non ti querelo più, però tu sei un pezzo di. merda” espressione non propriamente oxfordiana, ma coerente con lo stile della maggioranza.
“Vuoi scommettere che io ti faccio rimangiare queste parole?” rilancia   Di Biagio.
Provvidenziale per Verdini l’arrivo di Bocchino: “Lascia perdere, non   conosci Aldo, dai retta a me, non ti conviene” .
Scena appetitosa per colleghi e fotografi e anche per il presidente Fini che se la gustava dallo scranno trattenendo a fatica il sorriso.
Un attimo dopo ecco il mea culpa: “Ti chiedo scusa non volevo offenderti”.
Epiteto pronunciato a sua insaputa.
Poco dopo il portavoce di Verdini chiama la segreteria di Di Biagio rinnovando le scuse a nome del “Dimmi cinque cose che desiderio” annunciando un comunicato per renderle pubbliche.
Ma dall’altra parte del filo una voce ha risposto con un gentile: non importa.
Mentre l’on. Luigi Bellotti, che in cambio del suo passaggio da Fli al Pdl ha portato a casa una poltrona da sottosegretario al Welfare, come   raccontato ieri al Fatto da Aldo Di Biagio, non ha avuto alcun sussulto nel leggere la sua storia di “acquistato”.
“E cosa possono dire? Si sono venduti la nostra anima in cambio, come fece Giuda Iscariota, di trenta denari” esclama Di Biagio.

Sandra Amurri
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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DI BIAGIO (FLI) DENUNCIA: “ECCO COME VERDINI TENTO’ DI COMPRARMI OFFRENDOMI UN MILIONE E MEZZO DI EURO”

Ottobre 19th, 2011 Riccardo Fucile

“QUANDO RIFIUTAI E TORNAI A CASA, SENTIRMI DIRE DA MIA FIGLIA 18ENNE CHE ERA FIERA DI ME E’ STATA UNA GIOIA ENORME CHE QUESTI CORRUTTORI NON PROVERANNO MAI”…”DIMMI CINQUE COSE CHE DESIDERI E L’ACCORDO E’ FATTO”: A MERLO OFFRIRONO LA POLTRONA DI VICEMINISTRO DEGLI ESTERI

“Aldo ti devo parlare subito, subito”. La voce dall’altra parte del filo è dolce quasi come un confetto.
Aldo Di Biagio, deputato di Fli eletto nel 2008 per la circoscrizione Europa.
Siamo a dicembre, nel pieno del mercato dei parlamentari, i telefoni dei possibili “aquistabili” sono incandescenti, il tempo stringe, la maggioranza langue e la fiducia per il governo è una questione di vita o di morte.
Di Biagio, doppia nazionalità  italo-croata, passato in An, finiano doc, una vita nel patronato, nel sindacato e nel volontariato, sposato, padre di tre figlie, ha voglia di raccontarlo tutto il “disgusto” provato e confessa: “Se Fini non fosse stato cacciato e non fosse nato Fli me ne sarei andato nel Gruppo misto, non ne potevo più di vedere ruberie di ogni tipo, nani e ballerine come figurine telecomandate, scene indecenti”.
I rapporti con la collega-imprenditrice inviata in avanscoperta, poi nel caso in cui il terreno si fosse rivelato fertile la mano passerebbe ad altri per sottoscrivere il nobile “contratto ”, sono sempre stati cordiali.
Lei lo attende nel corridoio, lui le va incontro: “Sai Aldo, da te ci aspettiamo un atteggiamento serio e coerente. Guarda al futuro, fatti una fondazione e noi ti diamo 1 milione e mezzo di euro di Finmeccanica”.
“Mi dispiace ma la mattina voglio continuare a guardarmi allo specchio per trovarci proprio quella persona coerente e seria che sono”.
Lei lo guarda incredula.
“Ci siamo salutati cordialmente, non aveva fatto altro che eseguire il mandato ricevuto da Verdini, queste sono le loro regole vergognose, o le accetti o sei fuori. Capisco che di questi tempi potrebbe sembrare retorico, ma tornare a casa e sentirsi dire da mia figlia più grande che ha 18 anni ‘sono fiera di te’ è stata una gioia enorme che questi non proveranno mai” aggiunge con orgoglio di padre.
La compravendita, il punto più alto della bassezza della politica berlusconiana non è un reato a meno che, come nel caso di Di Biagio, la merce di scambio non sia Finmeccanica, società  partecipata dallo Stato, dunque soldi pubblici.
Perchè non si è rivolto alla magistratura?
“Non credo sia stato un caso che la proposta mi sia stata fatta nel corridoio! Comunque il peso della mia parola è sufficiente a provare il ‘reato politico”.
La notte Di Biagio l’ha trascorsa in bianco al fianco di Luca Bellotti (Pdl passato a Fli tornato all’ovile).
“Cercavo di sostenerlo mentre riceveva telefonate a raffica da Verdini e da Berlusconi fino a che non si è scaricato il cellulare”.
Ah sì, la famosa notte raccontata così da Berlusconi alla festa dei giovani del Ppe: “Fini avrebbe fatto meglio a restare con noi perchè molti dei suoi sono pronti a fare ritorno alla ‘casa madre’, ho fatto incontri tutta la notte anche se avrei preferito incontrare belle ragazze”.
E cosa gli diceva Verdini?
“La domanda da manuale: dicci cinque cose che desideri, quale problema vuoi che ti risolviamo?”. Tempo buttato via visto che Bellotti alla fine ha ceduto per un posto da sottosegretario al Welfare.
E cos’altro?
“Sapevo che il suo impianto di pannelli solari non navigava in buone acque, non è difficile immaginare come si sia conclusa la trattativa ” risponde allargando le braccia e ripete: “Scene indecenti come quella volta in Brasile”.
Quando al fianco di Berlusconi c’era il fido Lavitola. “Sì anch’io ho partecipato a quella missione: pseudo imprenditori italiani, puttanieri, ricottai che accreditati da Lavitola si presentavano in compagnia di ragazzine che sgomitavano per essere scelte. E lui, il nostro presidente del Consiglio si scambiava i numeri di telefono.
Da rabbrividire.
Per rendersi conto della credibilità  di cui gode all’estero, la conduttrice di un famoso programma brasiliano di satira con indosso una pelliccia e sotto nuda, ha cercato di farsi riprendere mentre si gettava tra le sue braccia”.
Ma c’è un’altra storia di compravendita fallita rimasta top secret, quella del deputato Ricardo Merlo, eletto con 53.000 preferenza nella corcoscrizione America Latina.
Denis Verdini è andato nel suo appartamento romano per chiedergli: “dicci 5 cinque cose che desideri”.
Poi ha telefonato a Berlusconi e glielo ha passato. Infine la carta segreta ritenuta vincente: una poltrona da viceministro agli Esteri
“Io posso fare accordi sulla base di un progetto politico, ma un obiettivo non si può raggiungere a qualunque prezzo altrimenti perde di valore.   Noi siamo contro la corruzione, contro quelli che fanno politica non per la gente, ma per se stessi” e con un sorriso sornione Merlo aggiunge: “Poi io non ho bisogno di soldi”.
Il suo movimento — che conta anche la senatrice Mirella Giai — si è astenuto dal votare la fiducia.
“Poi ci siamo resi conto che questo governo non fa il bene del Paese e degli italiani all’estero perchè non si può prescindere da onestà , trasparenza e credibilità . Berlusconi è ancora qui, ma è già  passato. à‰ tempo di costruire il futuro”.

Sandra Amurri
(da “Il Fatto Quotdiano”)

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FINI: “DIFENDONO LE POLTRONE, IN GALERA VADANO I CRIMINALI, NON I GIORNALISTI”

Ottobre 14th, 2011 Riccardo Fucile

FINI DURANTE LA FESTA DI FLI A TERRACINA: “NONOSTANTE LA FIDUCIA, IL GOVERNO CONTINUERA’ A GALLEGGIARE”

«Il governo Berlusconi è pienamente legittimato a governare perchè oggi ha ottenuto due voti in più. Tuttavia se non apre gli occhi più che governare continuerà  a galleggiare».
Lo ha detto Gianfranco Fini parlando alla prima festa del Fli di Latina.
Quello che oggi ha incassato – ha proseguito Fini – «la cinquantunesima fiducia è un governo che può legittimamente governare, ma che non si preoccupa degli interessi dell’Italia».
«La priorità  è il lavoro e le risposte alla crisi. Se però il governo, quando stila l’agenda, mette prima il processo breve o le intercettazioni, è un governo che non si preoccupa dell’interesse generale».
«Oggi la conferenza dei capigruppo della Camera «ha rinviato di un’altra settimana» l’esame in aula della riforma delle intercettazioni «perchè forse anche la maggioranza si è resa conto che gli italiani non hanno l’anello al naso».
Secondo Fini, quindi, qualche modifica rispetto all’attuale normativa sulle intercettazioni «andrebbe fatta», ma partendo da alcuni «punti fermi».
Primo fra tutti, il fatto che «le intercettazioni sono un importante strumento per garantire la legalità ».
«È poi evidente – ha aggiunto Fini – che nel momento in cui le intercettazioni vengono rese note, è importante distinguere tutto ciò che è rilevante da ciò che non lo è. Questioni private, pettegolezzi, non c’entrano nulla con quello che dice la normativa che deve essere discussa».
Eppure, questo punto, secondo Fini, non è ben trattato nella normativa in discussione a Montecitorio, mentre ci si occupa di altro, come del carcere per i giornalisti che pubblicano le intercettazioni.
«Pensare di vivere in un Paese dove si mettono in galera i giornalisti invece dei delinquenti – ha concluso Fini – è preoccupante».
Fini ha puntato l’indice anche contro la Lega e i suoi diktat: «Se il governo si occupa di quello che accade sopra il Po ignorando le drammatiche condizioni in cui versa il Sud, vuol dire che ha perso di vista la realtà  del paese e continua a galleggiare».
Ha quindi rinnovato la stoccata contro il Carroccio: «La Padania – ha detto – non esiste, ci sono tante questioni nel centro-sud che il governo dovrebbe affrontare».
Di fronte al vento dell’antipolitica che soffia sul paese, Fini ha indicato una rotta per recuperare il rapporto con i cittadini: a suo giudizio la politica deve cambiare subito registro e «dare l’esempio».
Come? «Un ministro, un parlamentare, un consigliere regionale o un sindaco che hanno problemi con la giustizia devono fare un passo indietro», ha detto il presidente della Camera.
«Per i politici difendere la legalità  – ha aggiunto – significa anche non fornire cattivi esempi. La politica deve garantire trasparenza e deve essere consapevole di quanto sia importante essere al di sopra di ogni sospetto».
«È molto triste vedere tanti amici, ex amici con i quali sono state condivise battaglie politiche difendere oggi l’indifendibile per mantenere poltrone e poltroncine di potere» ha rimarcato Gianfranco Fini alla festa del Fli di Terracina.
Il presidente della Camera ha parlato di «rapporto perverso tra politica e malaffare» e ha criticato il governo sulla riforma della giustizia: «Non si può avere come obiettivo limitare il potere dei giudici o impedire l’accertamento della verità . Le forze politiche si impegnino tutte per definire un codice di comportamento per non candidare chi è inquisito. Questo – ha concluso Fini – sarebbe un bel passo avanti».
Fini ha colto l’occasione per rimbeccare Berlusconi a proposito del «cancro della magistratura»: “Ritengo inammissibile che Berlusconi definisca la magistratura un cancro da estirpare. Se ci sono responsabilità  tra i magistrati – ha aggiunto il presidente della Camera – c’è il Consiglio Superiore della Magistratura».

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DATI ALEXA SUI SITI PIU’ VISTI: “DESTRA DI POPOLO” E’ AL 36.206° POSTO IN ITALIA E BATTE ALEMANNO, SACCONI, IL PREDELLINO, BRUNETTA, GASPARRI, MATTEO RENZI, BOCCHINO, LA RUSSA E LA SANTANCHE’

Ottobre 11th, 2011 Riccardo Fucile

SUPERIAMO IN VISITE ANCHE RADIO PADANIA, GENERAZIONE FUTURO, MARINIELLO, COTA, CARFAGNA, IL SECOLO D’ITALIA, ENRICO MUSSO… IN LIGURIA STRACCIAMO PRIMI CITTADINI E ASPIRANTI SINDACI, PRESIDENTI DI PROVINCIA E DI REGIONE, PARTITI POLITICI…SIAMO IL PRIMO SITO POLITICO DI AREA IN LIGURIA E TRA I PRIMI DIECI IN ITALIA, MA DAI DIRIGENTI NAZIONALI DI FLI NEANCHE UN GRAZIE

I dati sono certificati dalla società  Alexa, The Web Information Company, una delle maggiori società  di rilievi statistici sul numero di visitatori dei siti web nel mondo.
In base ai conteggi sul numero delle entrate (dati rinnovati ogni mese) Alexa compie un monitoraggio di decine di milioni di siti e blog sparsi per il mondo e stila una classifica, costantemente aggiornata.
Su suggerimento di un amico parigino, ci siamo attivati per vedere come viene quotato il nostro sito e i risultati ci danno al 36.206° posto in Italia su alcuni milioni di siti e blog nazionali, al num. 1.118.003 nel mondo su centinaia di milioni di siti.
Un risultato eccezionale che ci pone sullo stesso livelllo del blog di Luca Telese che appare su La7 e scrive su Il Fatto, con ben altra visibilità , tanto per avere un’idea.
Poco sopra il sito “Tocqueville” (27.828° ma che aggrega circa 400 siti di area di destra italiani): in pratica noi da soli siamo a poca distanza da un sito che mette assieme tutti gli altri.
Ma le sorprese non finiscono qua: ci leviamo pure lo sfizio di battere personaggi illustri, persino ministri e politici di rango, sindaci e giornali di area.
Iniziamo da Fli?
Generazione Futuro è staccata di 15.000 posti in classifica (51.267°), il suo segretario Mariniello di 18.000 (54.213).
Non va meglio al blog di Bocchino classificato al 93.739 posto in classifica.   Battuto anche il Secolo d’Italia che arranca dietro di noi al 51.909° posto.
Battuto anche il blog di Radio Padania che si ferma a quota 40.055, mentre Cota lo stracciamo (è appena 74.211°).
Le maggiori soddisfazioni ci arrivano dal raffronto con i blog del Pdl: battuti i siti del famoso “Il Predellino” che sta al 52.413° posto, di Gianni Alemanno al 49.826, del ministro Sacconi ( al 65.312°), della Carfagna che si ferma al 67.814°, di Brunetta 53.178° in classifica.
Travolti i blog della Santanchè (81.857°), di Gasparri (94,210°) e La Russa (93.818°).
Ci permettiamo persino il lusso di battere il blog del sindaco di Firenze Matteo Renzi ( fermo al 51.322° posto).
In Liguria non abbiamo rivali in qualsiasi sito di area e oltre: distaccato il candidato sindaco e senatore Enrico Musso ( fermo al 61.715° posto), altrettanto per Cassinelli, distanze siderali sulla Vincenzi e sulla Pinotti.
Da tenere presente che molti dei siti di cui abbiamo parlato hanno diversi collaboratori.
Uno che fa le nostre entrate e che non abbiamo citato ne ha addirittura trenta.
Possiamo dichiararci soddisfatti…

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FINI: “DECRETO SULLE INTERCETTAZIONI? E’ UNA LEGGE NELL’INTERESSE DI QUALCUNO”

Ottobre 8th, 2011 Riccardo Fucile

“BERLUSCONI SI DIMETTA: SERVE UN GOVERNO SOSTENUTO DALLA MAGGIORANZA CHE HA VINTO LE ELEZIONI E APERTO AL CONTRIBUTO   DI ALTRI”…”NON SE NE PUO’ PIU’ DI VIDEO MESSAGGI, ANNUNCI E PROMESSE NON MANTENUTE”

“La legge sulle intercettazioni non è la migliore legge per l’interesse nazionale ma forse per l’interesse personale di qualcuno”.
Gianfranco Fini, dal palco della convention di Fli a Palermo, boccia il testo che Cavaliere e maggioranza vogliono fortemente e che contiene norme in grado di depotenziare un indispensabile strumento di indagine.
E sempre sulla questione giustizia lancia una nuova frecciata al premier: “Un giorno serve il processo breve e un giorno il processo lungo a seconda di quello che conviene”.
Al Cavaliere che grida al complotto delle toghe, Fini manda a dire che “solo quando non si hanno argomenti si grida al complotto, si danno le colpe ai magistrati e ai giornalisti”.
Dal palco Fini non risparmia nulla a Berlusconi.
Persino un riferimento, velenoso, al rapporto tra il Cavaliere e le donne che “non vogliono essere giudicate in base alla loro avvenenza”.
Berlusconi, incalza Fini, “se amasse l’Italia dovrebbe passare la mano”, perchè “non se ne può più di videomessaggi, di annunci e promesse non mantenute. Il governo non governa e il premier è in tutt’altre faccende affaccendato”.
Ed allora Fini   pensa a un altro esecutivo: “Non un governo del ribaltone, ma sostenuto dalla maggioranza che ha vinto le elezioni e aperto al contributo di altri”. Perchè di una cosa il leader di Fli è certo: “‘E’ finita l’era del berlusconismo e del bipolarismo”.
Al premier il presidente della Camera consiglia “un bagno di umiltà  e realismo” e ricorda “che non è più tempo di ‘Adesso ci penso io’ o ‘Faccio tutto io'”.
Poi tocca alla Lega. E i toni si fanno irridenti.
“Quelli della Lega danno il meglio quando a Pontida si vestono da Unni e Barbari. la secessione? Fuori dalla storia”.
E anche il federalismo finisce nel mirino di Fini: “Mi dispiace dirlo ma il federalismo ha aumentato il prelievo fiscale. Era stato caricato di attese miracolistiche, come se fosse la panacea di tutti i mali”.
Legge elettorale. “Va cambiata, ma c’è un “paradosso: si va a votare con una legge fatta dal parlamento, o dal referendum o, ancora peggio, con quella attuale? – dice Fini – Che logica è fare la legge elettorale senza sapere quale sarà  il numero dei parlamentari domani, o se il senato continuerà  a mantenere l’assetto attuale, che è lo stesso del 1948?”.
E’ giunto il momento di tagliare, rilancia il presidente della Camera: “Come è possibile continuare ad avere 945 parlamentari, centinaia di consiglieri e deputati regionali con costi a volte piu” alti di quelli nazionali e poi, Comuni, consorzi. C’è un reticolo e un apparto che è diventato insopportabile. E’ lì che si deve disboscare”.
La crisi economica. E’ la credibilità  del governo che rende possibile la patrimoniale, come disse Einaudi già  nel 1946″ incalza Fini.
Che si dice favorevole ad un innalzamento dell’età  pensionabile. Ad una condizione: “Che quello che lo Stato risparmierebbe vada a costituire un fondo per l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro e per migliorare la loro professionalità “.
Caso Romano. Nella scelta di votare la fiducia al ministro per le Politiche agricole, Saverio Romano, la maggioranza ha perso un’occasione perchè per “opportunità  politica” avrebbe potuto esprimersi diversamente.
“Credo –   aggiunge Fini, rispondendo agli imprenditori che gli chiedevano ‘di non candidare rinviati a giudizio’ – che non occorra fare una legge, dovrebbero essere i partiti a valutare l’opportunità  politica nei singoli casi”.
Il futuro. “Il vizio della politica italiana è quello di usare lo specchietto retrovisore o pensare solo al presente. Non ci si chiede quale sarà  lo scenario tra 10 anni. Ieri Draghi ha detto che l’Italia rischia di bruciare una generazione, in quanto abbiamo il più alto tasso di giovani che non lavorano e non studiano nell’Unione europea.
Vogliamo affrontare questo problema?   – si domanda Fini – Guardiamo alla Germania che ha deciso che per i prossimi 15 anni chiunque governi avrà  nel bilancio alla voce della ricerca sempre il segno più”.

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ENRICO NAN COME I PIFFERI DI MONTAGNA, ERA VENUTO PER SUONARE ED E’ STATO SUONATO: BARBARA CONTINI NOMINATA COMMISSARIO PROV. STRAORDINARIO DI FUTURO E LIBERTA’ GENOVA

Ottobre 7th, 2011 Riccardo Fucile

DOPO TRE MESI DI DENUNCIA E DI CORAGGIOSA BATTAGLIA PER LA LEGALITA’ DA PARTE DELLA BASE LOCALE, ROMA COSTRETTA A PRENDERE ATTO CHE NAN NON POTEVA PIU’ RIMANERE AL SUO POSTO E LO RIDIMENSIONA… MA SCEGLIE DI NASCONDERE LA POLVERE SOTTO IL TAPPETO, NON DI FARE PULIZIA GLOBALE, PERDENDO L’OCCASIONE DI RECUPERARE I MILITANTI

Dopo tre mesi di duro confronto e di circostanziate denunce da parte dei dirigenti dell’ex coordinamento provinciale di Genova, dimessisi da Fli per una “questione etica”, l’ufficio politico nazionale del partito ha deciso ieri di commissariare, limitatamente alla provincia di Genova, Enrico Nan che conserva la giurisdizione sulle altre province.
Prende il suo posto la sen. Barbara Contini per “organizzare e strutturare”   il partito in vista delle prossime elezioni comunali genovesi di primavera.
Per Nan la decisione rappresenta una sonora sconfitta, alla luce di quanto scriveva poche settimane in questo comunicato stampa:

“Enrico Nan, coordinatore regionale ligure, a Mirabello ha incontrato tutti i leader nazionali e in particolare Italo Bocchino e Gianfranco Fini, ricevendo una rinnovata fiducia. «Nei prossimi giorni metteremo a punto l’organizzazione per la campagna elettorale di Genova, presto penseremo al congresso di Genova, che si terrà  per ottobre. Quella sarà  un’occasione per stabilire le linee programmatiche e le regole precise affinchè non ci siano speculazioni demagogiche e propagandistiche».
Il riferimento è alle continue provocazioni di uno sparuto gruppo di ex iscritti ed ex dirigenti, commissariati in provincia di Genova”.

Altro che congresso patacca a ottobre, i vertici romani   non solo glielo hanno negato, ma   hanno commissariato lui.
Nonostante gli appoggi molto in alto di cui godeva, persino i suoi protettori hanno dovuto prendere atto che era diventato indifendibile, cercando solo di garantirgli una via di fuga verso le altre province liguri.
Una soluzione all’italiana, quella di non fare piazza pulita, ma di limitarsi a nascondere la polvere sotto il tappeto.
Dato che una classe dirigente in grado di sostituire Nan in Liguria c’era, si è preferito ignorarla e trattare il caso tra notabili romani, commettendo un altro errore:   non è certo così che si recuperano coloro che si erano allontanati, disgustati dall’andazzo.
Nominare come commissario una persona peraltro degna come la Contini è solo una operazione di immagine, ma non risolve i nodi politici della questione che sono:
1) la totale carenza di una politica locale in sintonia con il manifesto programmatico di Fli, ovvero la mancanza di “teste” che la sappiano interpretare e portare all’esterno.
2) le ambizioni personali che arrivano a privilegiare i propri interessi spiccioli a quelli del partito.
3) il problema non si risolve con un commissario che “pensi alla lista”, ma con uno che “pensi a fare politica vera” sul territorio, con uno staff adeguato: altrimenti il dibattito nel partito sarà  sempre e solo limitato allo spazio che si contenderenno gli aspiranti alla elezione, tra chi vorrà  una lista di Fli e chi preferirà  la mimetizzazione in una lista civica.
4) il salto di qualità  non c’è stato perchè si è scelta una soluzione al ribasso, mentre questa era l’occasione per un reale colpo d’ala.
Fli a Genova non aveva bisogno di un commissario “parlamentare” che ha dei chiari limiti temporali, ma di un gruppo dirigente locale che lavorasse senza fini personali per rilanciare in modo movimentista il partito con una strategia definita.
Fli non va anestetizzato per mettere la sordina alle polemiche interne, andava rianimato con forti scosse emotive, in modo da generare entusiasmo e militanza.
Non serve cambiare agenzia di pompe funebri, è meglio cercare di salvare il malato fin che si è in tempo.

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GIULIA BONGIORNO: “NON POTEVO SALVARE SOLO LUI”

Ottobre 5th, 2011 Riccardo Fucile

LA PARLAMENTARE DI FUTURO E LIBERTA’ E’ DIVENTATA L’AVVOCATO PIU’ FAMOSO NEGLI STATI UNITI… SEMPRE ASSIDUA AL PROCESSO MA ANCHE TRA I DEPUTATI   PIU’ PRESENTI IN AULA

È riuscita a seguire tutte le udienze del processo di Perugia senza saltare un solo pasto con suo figlio, a essere una delle deputate più presenti a Montecitorio.
Solo ieri non c’è riuscita.
“La scommessa di una donna — sorride — non è più riuscire a fare quello che fa un uomo. Quello è già  pacifico. Ma piuttosto fare tutto quello che fa un uomo e in più essere madre”.
L’avvocata italiana (da ieri) più famosa nel mondo guarda l’Italia dalla finestra di piazza in Lucina a cui per mezzo secolo si è affacciato Andreotti.
Sono nel suo ufficio per chiederle come abbia fatto a ribaltare una sentenza da 25 anni e perchè ha scelto di difendere un ragazzo accusato di violenza e omicidio.
Lei mi guarda: “Il mio maestro, il professor Coppi mi ha insegnato che per difendere una persona non c’è bisogno della verità  sostanziale, basta trovare una verità  processuale. Ho violato il suo insegnamento. Perchè se volevo difendere Raffaele non potevo che essere certa della sua innocenza”.
Perchè?
Perchè sono un personaggio pubblico. Una parlamentare. Insieme con Michelle Hunzicker dirigo una associazione contro la violenza sessuale. Per non compromettere tutto questo dovevo crederci fino in fondo.
Un buon professionista forense può non credere ed essere lo stesso persuasivo.
Sono subentrata alla fine del primo grado. La sentenza era già  scritta. Per ribaltarla serviva più della sicurezza: l’entusiasmo.
Che dice a chi lavora con lei?
Che non posso sentire la frase: “Sono le otto e vado via”.
E cosa dovrebbero dire?
“Adesso devo sospendere”. Io per dieci anni ho lavorato ogni sabato e domenica. Sa perchè?
Me lo immagino…
Glielo dico io. Perchè in ogni processo, anche in questo, il segreto non della vittoria non è un colpo di genio. Ma la tenacia.
Facile dirlo dopo un colpo di genio.
Invece è stato così anche nel caso Kercher. Dico: non esiste un processo in cui non c’è una pagina vincente. Ma va trovata!
Lei sta parlando del guanto della scientifica, vero?
Ad esempio. Tutti l’hanno visto e hanno detto: ‘Ma guarda!’ Sa cosa c’è dietro? Che noi ci guardiamo tutte le registrazioni della raccolta prove.
Quanto possono durare?
(Ride). Anche dieci giorni.
Lei è celebre per arringhe brevi.
A me non piace il modello retorico dell’avvocato con molte citazioni e senza contenuti.
Esempio di arringa breve.
Oggi in tribunale: tutti chiedevano un’ora. Io 8 minuti.
Che vantaggio porta?
Almeno due: ti costringe a non sprecare, a focalizzare le cose importanti. E a essere credibile: la prima dote di un avvocato.
Ma come faceva a dire proprio “otto minuti”?
Mi ero già  cronometrata. Molti elementi, pochi argomenti.
Mi spieghi la differenza, in questo processo.
Se dico: “Sollecito non poteva essere nella stanza del delitto” efficace o no, è argomento…
E lei cosa ha scelto di dire?
Sollecito non era sicuramente nella stanza del delitto, perchè non c’è nessuna traccia.
Ma l’accusa ha detto: le tracce si possono cancellare.
Il lavoro di prima è servito due volte: avevamo ingrandito tutte le foto della scena del delitto e- gridando di gioia — abbiamo scoperto capelli e polvere.
Una prova a difesa?
Certo. L’appartamento non poteva essere stato lavato perchè era sporco.
Quanto costano quattro anni di una difesa così?
(Pausa) Un milione di euro.
Quanto è costata la difesa?
(Altra pausa)Forse 30mila euro.
Il tormentone della sua arringa è stato “La ragazza in pelliccia”. Difendeva Raffaele parlando di Amanda!
E’ vero. Ma il perno dell’accusa era: Amanda, mente criminale plagia il ragazzone, il fuco.
Non poteva essere così?
Sono stati condannati, in primo grado, perchè Amanda era giovane, carina, disinibita. Ovvero: mediaticamente perfetta per interpretare il ruolo di colpevole. Dicevo che era Jessica Rabbit: l’avevano disegnata così.
Quindi…
Per difendere Raffaele, dovevo demolire lo stereotipo falso su Amanda. Erano uniti, salvare solo lui sarebbe stato impossibile.
L’ha scelto lei?
No, lo ha deciso lui. Ed è un’altra prova. Se anzichè difenderla avesse detto: ”Non ricordo”, ne usciva pulito. Lui la difende perchè si sente innocente. Per tutta l’arringa ogni mia frase iniziava con la venere in pelliccia e finiva con la venere in pelliccia.
Cosa le diceva che anche Amanda era innocente?
Guardi, in quattro anni al banco degli imputati le persone si impara a conoscerle. Però le do un dettaglio.
Quale?
Nello stereotipo dell’accusa, la venere in pelliccia era incollata al fuco perchè suo complice.
E invece?
Non si separava da Raffaele perchè non parlava una parola di Italiano. Ma l’ho scoperto solo dopo tre domande dirette.
E la prima “confessione” di Amanda?
Non poteva essere fedele perchè era tutta in Italiano, e senza interprete!
A cambiare il processo è la perizia.
Ho fondato tutto l’appello su quella richiesta.
Ha giocato a poker?
No. Raffaele mi ha dato la sicurezza. Se fosse stato innocente, secondo lei, l’avrebbe fatto? Solo rischiando tutto, però, potevamo scoprire che quello non era Dna ma amido!
Li hanno dipinti come ragazzi immaturi e feroci. Lei ha negato questo ritratto.
Senta, un buon avvocato è sempre un po’ psicologo: Amanda e Raffaele sono stati condannanti da minorenni e assolti da maggiorenni. Il dolore del carcere che li ha trasformati.
Mi faccia un esempio.
Raffaele che nel primo grado faceva disegnini e non ascoltava. Mi diceva: “Mi può scrivere lei le dichiarazioni spontanee”?
E nel secondo grado?
Gli ho dato solo i titoli dell’arringa, ha scritto tutto lui. La cosa del braccialetto, per dire, mi ha fatto addirittura arrabbiare, perchè non mi aveva spiegato nulla.
Perchè non fate richiesta di risarcimento?
Scherza? Oggi ci vediamo con Raffaele proprio per parlare di questo. Con una sentenza così, la considero automatica. Ma deve scegliere lui.
Raffaele e Amanda hanno avuto un’arma segreta nel dipartimento americano?
Questo è offensivo. Nessuno si è domandato quanto abbiano pesato i giornali quando erano tutti colpevolisti. La corte ha deciso da sola, perchè è crollata la prova principale, e perchè l’orma attribuita a Raffalele era di Guede. Le dico quale è stata l’arma segreta: suo padre.
Anche dal punto di vista processuale?
Certo. Io gli assegnavo i compiti. Sa che gli avevo commissionato un plastico?
Scherza?
Dico sul serio. Per dimostrare che in una stanza due per due tutti quei copri non entravano.
E perchè non l’ha usato?
Era importante. Ma avrebbe distratto. Ci ho pensato la notte, e ho deciso all’ultimo momento.
Come mai?
Se uso il plastico le foto andranno ovunque, domani la venere in pelliccia sarà  oscurata. Non mi potevo permettere di rischiare. Un avvocato deve saper togliere.

Luca Telese blog

argomento: Futuro e Libertà, Giustizia, Lavoro, Parlamento, Politica, radici e valori | Commenta »

FABIO GRANATA: “DELLA VALLE QUALUNQUISTA, NON C’E’ SOLO L’ECONOMIA”

Ottobre 5th, 2011 Riccardo Fucile

L’INTERVISTA SU IL RIFORMISTA: “VOTEREMO NEL 2012 E LA VERA NOVITA’ SARA’ IL TERZO POLO CHE SI ALLARGHERA’ ANCORA DI PIU'”…”LEGALITA’, UNITA’ NAZIONALE, DIRITTI CIVILI, SOLIDARIETA’ SOCIALE” SONO I PILASTRI DEL RINNOVAMENTO DELLA POLITICA

Onorevole, cosa ne pensa del j’accuse di Diego Della Valle contro la politica?
Una premessa. Ho un grande rispetto per chi ha diffuso e difeso l’ eccellenza italiana nel mondo attraverso produzioni di qualità .
Il Della Valle che mi piace è questo e anche quello che fa una grande operazione di mecenatismo culturale finanziando il restauro di un opera come il Colosseo.
Noi che facciamo politica, però, non ci sentiamo e non   mi sento personalmente in attesa di un Papa nero proveniente dalla grande impresa per far ripartire l’Italia.
Nel manifesto che ha pubblicato a pagamento sui giornali, Della Valle ha scritto tante cose condivisibili anche a livello popolare, ma con uno stile che ricorda le precedenti simpatie politiche.
Come Clemente Mastella, infatti, non si capiva mai da che parte stava, così in Della Valle non si capisce mai di chi sono le responsabilità  della situazione attuale.
Invece, le responsabilità  ci sono eccome, vanno denunciate nome per nome.
Anche Montezemolo e altri banchieri sembrano tentati dallo scendere in campo.
Con gli imprenditori prestati alla politica abbiamo già  dato con Berlusconi.
In ogni caso, nell’impegno civile di personalità  come Montezemolo che hanno dato lustro all’Italia promuovendo le sue eccellenze in tutto il mondo come la Ferrari, non ci vedo nulla di male nè sono contrario in via pregiudiziale come di fronte a tutti coloro che intendono rimboccarsi le maniche davanti alla crisi e al degrado dell’attuale scena politica.
La chiamata alla responsabilità  è per tutti, imprese in testa.
Se vogliono dare il loro contributo sono i benvenuti, dico no agli appelli qualunquisti e che accarezzano l’antipolitica come quello di Della Valle.
E ricordo a tutti che l’essenza della politica è la partecipazione attiva al bene comune: riguarda anche gli interessi economici, ma non solo quelli.
Il cuore del problema è far ripartire una grande alternativa possibile per rompere la gabbia del berlusconismo e offrire una prospettiva di governo al paese.
Legalità , unità  nazionale, valorizzare il merito, selezione democratica dei gruppi dirigenti, diritti civili.
Questa è la proposta politica di Fli e del Terzo Polo, nonchè la cifra più importante della discesa in campo di Fini quando ruppe col Pdl.
A proposito di Pdl. Gli scricchiolii aumentano.
Le defezioni dentro il Pdl nè caratterizzeranno, sempre di più, in questa sua fase finale, la crisi.
Avremo, presto, altre sorprese. Come Terzo Polo siamo molto attenti a quello che sta facendo Beppe Pisanu e la sua area e trovo vergognoso che si cerchi, da parte di esponenti dello stesso Pdl, di macchiarne l’immagine adamantina di miglior ministro dell’Interno degli ultimi decenni.
Per quanto riguarda il futuro della legislatura, lo strumento referendario è una macchina messa in moto anche con il nostro contributo che non si fermerà . A quel punto, il premier vorrà  andare a elezioni anticipate con questa legge elettorale perchè è l’unica che gli garantisce, creando dal nulla un nuovo partito, di poter mandare in Parlamento una Guardia Repubblicana che ne difenda gli interessi e ne garantisca un minimo di rappresentanza politica.
Di conseguenza, il Pdl si spaccherà  in mille pezzi. Proprio come Fini aveva previsto. Voteremo nel 2012 con il Porcellum e la vera novità  politica sarà  il Terzo Polo, che non solo resterà  unito ma si allargherà  verso il Pdl e verso i settori più riformisti del Pd che non vogliono entrare nella riedizione della gioiosa macchina da guerra di Occhetto.
Nascerà  un’alleanza di centro inedita e attenta al merito e all’economia, come chiedono gli imprenditori, ma soprattutto attenta ai problemi della gente, ai diritti e alla cittadinanza.
Intanto, arrivano le intercettazioni, in Aula.
Berlusconi e le cricche puntano a difendere se stessi ma non vanno da nessuna parte. Forse metteranno la fiducia e passerà , ma nel Paese monteranno rabbia e indignazione. Sarà  l’ultimo atto.
Si dice che lei potrebbe finire con Di Pietro…
E’ più facile che Di Pietro si iscriva a Fli….

(da “Il Riformista“)

argomento: Fini, Futuro e Libertà, Politica, radici e valori | Commenta »

PARTITO O MOVIMENTO? NOI NON ABBIAMO DUBBI

Settembre 27th, 2011 Riccardo Fucile

LA PROVOCAZIONE FUTURISTA DI FILIPPO ROSSI SULLA FORMA PARTITO E SU QUELLA MOVIMENTO

Volete scoprire quali sono le differenze tra un partito e un movimento d’opinione?
È presto detto.
Un partito è una struttura chiusa, un movimento d’opinione è una stanza aperta.
Un partito è un paesaggio senza orizzonte, un movimento d’opinione una spiaggia sull’oceano.
Un partito difende interessi, un movimento accarezza sogni.
Un partito ha bisogno di una burocrazia, un movimento ha bisogno dell’intelligenza. In un partito si contano le tessere, in un movimento d’opinione si contano le idee.
In un partito quelle tessere si comprano, in un movimento le tessere non ci sono.
In un partito fanno carriera i signorsì, i caporali e i colonnelli. In un movimento d’opinione non esistono carriere.
Il partito è roba da zerbini, il movimento è roba di eroi.
In un partito vince chi obbedisce, in un movimento vince chi ha più cose da dire.
In un partito in meno siamo e meglio siamo, in un movimento più siamo e meglio è. Un partito gioca in difesa, un movimento gioca in attacco. Sempre e comunque. Un movimento fa le barricate.
Un partito nasce vecchio, e non c’è cerone che basti a coprirne le rughe. Un movimento cresce giovane.
Un partito rimane nel palazzo, un movimento scende in piazza.
Un partito ha paura di sbagliare, pesa le parole, smussa, ammorbidisce, tratta e contratta. Un movimento non ha mai paura. Di niente e di nessuno.
Un partito salvaguardia posti e stipendi, un movimento salvaguardia ciò che è giusto. Un partito pensa alla pensione.
Un partito chiede con chi stai, da dove vieni, “di chi sei”.
Un movimento chiede cosa pensi, dove vai, cosa sogni.
Un partito è conservatore, un movimento è rivoluzionario.
Un partito è lento, un movimento è veloce. È rock.
Un partito è egoista, un movimento è altruista.
Un partito è centrista, un movimento è centrale.
Un partito rimane a casa, o alla finestra. Un movimento è interventista.
Un partito sfrutta i militanti, un movimento è dei militanti.
Un partito vive alla giornata, un movimento fa la storia. O almeno ci prova.
Un partito cerca compromessi, un movimento cerca il cambiamento.
Un partito pensa a quel che conviene, un movimento a quel che serve.
Un partito non s’incazza mai, un movimento nasce incazzato.
Un partito è triste, un movimento è allegro.
Un partito è in giacca e cravatta, un movimento in jeans e camicia.
Un partito è in bianco e nero (e spesso in girgio), un movimento è a colori.
Un partito ha bisogno di nemici per cacciarli, un movimento ha bisogno di amici a cui unirsi.
Un partito è Polifemo nella grotta, un movimento è Ulisse sul mare.
Un partito resta, un movimento parte.
Un partito è solido, un movimento è liquido.
Un partito uccide le eccellenze, un movimento le coltiva.
Un partito è finto, il movimento è vero.
Un partito fa i congressi, un movimento fa politica.
Un partito si parla addosso, un movimento parla a tutti.
Un partito parla sottovoce, il movimento urla.
Un partito dice quel che è “opportuno”, un movimento dice quel che sente.
Un partito abbassa la testa, un movimento alza il dito.
Un partito si riunisce, elegge, delibera, approva con riserva. Un movimento decide. Un partito non dà  fastidio a nessuno, un movimento dà  fastidio al potere.
Un partito? Dove siamo, chi siamo, perchè siamo.
Un movimento? Ecco cosa pensiamo, ecco cosa vogliamo.
Un partito? Armiamoci e partite. Un movimento? Amiamoci e partiamo.
Un partito perde, un movimento vince.

Filippo Rossi
(da “Il Futurista“)

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