Maggio 22nd, 2011 Riccardo Fucile
L’ASSEMBLEA NAZIONALE DEI FINIANI HA DIMOSTRATO CHE URSO E RONCHI RAPPRESENTANO SOLO SE STESSI…ORA RINVIANO IL RITORNO AL PDL PERCHE’ NON SANNO SE BERLUSCONI E’ ANCORA IN GRADO DI GARANTIRE LORO QUALCOSA E PER QUANTO TEMPO
Fuori il ‘pornoberlusconi’ dal centrodestra. 
E, soprattutto, ben venga — rapidamente, s’intende — la fine del Cavaliere.
È tutta colpa sua, del “grande inquinatore del centrodestra italiano”, dell’uomo che “disdegna la legalità alleandosi con una forza antinazionale come la Lega” e soprattutto, “che appoggia a Napoli un uomo di Cosentino inseguito dalla Procura per fatti di camorra” se la legislatura sta tramontando — e male — anzi — tempo.
Certo, ammette Fini, qualche errore è stato commesso, “ma io rivendico la strategia di un percorso avviato quando eravamo ancora nel Pdl e lo rialzerei anche oggi quel famoso dito; errori sì, ma la strategia era giusta.
C’è l’estremismo alla base del Pdl e della Lega; dietro Lettieri c’è l’ombra di Cosentino, non si può votare. Comunque, Berlusconi ha perso ma il governo arriverà alla fine della legislatura”.
Una triste considerazione che mal si concilia con un popolo finiano determinato a far fuori il Cavaliere e a costituirsi al più presto come forza politica “di governo”.
Che, però arranca e rischia di perdere ancora pezzi.
Ma respira la prospettiva di “una nuova primavera che avanza” e sente — almeno a detta di un Carmelo Briguglio in grande spolvero — che “la terza Repubblica è vicina e noi ci candidiamo a governarla”.
E se, per arrivare a questo più che ambizioso traguardo ci si dovrà turare il naso e votare i candidati di sinistra contro Berlusconi, ebbene si faccia: “Come si fa — si è chiesto, impunito, Gianmario Mariniello di Generazione Italia — a superare il berlusconismo votando i candidati di Berlusconi?”.
Già .
Ecco allora che dietro quelle “mani libere” ai prossimi ballottaggi, strategia peraltro già annunciata qualche giorno fa, ma ratificata ufficialmente dall’assemblea nazionale, si cela un disegno che punta dritto al cuore del Cavaliere; votare e far votare per Pisapia e De Magistris.
Insomma, Milano e Napoli valgon bene un voto al centrosinistra.
Berlusconi — è stato l’invito del capogruppo Benedetto Della Vedova — si dedichi alle sue passioni senili e lasci la politica”.
“Se avessi parenti a Milano — è stato il passaggio di Nino Strano, quello che festeggiò a mortadella e champagne la caduta del governo Prodi — mi verrebbe troppo difficile dir loro di votare Moratti”.
Perfino lui.
Che ha sdoganato Pisapia benedicendo persino la pazza idea “di trasformare Milano in capitale del turismo gay; San Francisco ne ha beneficiato, in fondo…”.
La linea è chiara. Perchè, incita Italo Bocchino sempre più a suo agio nei panni dell’incendiario, “Fli non farà mai la ruota di scorta del berlusconismo!”. Qualcuno, invece, ancora ci pensa. E medita di fare le valigie.
Doveva essere il gran giorno dell’addio di Adolfo Urso e Andrea Ronchi, il primo lusingato da fin troppo tempo dalle invitanti pressioni di La Russa e Gasparri, il secondo con tanta voglia di andarsene per una pruriginosa storia personale ancora non risolta e, comunque, in vista di un lauto compenso garantito da Berlusconi.
Già : ma Berlusconi è ancora in grado di garantire qualcosa?
E, semmai perdesse Milano, quale sarebbe la prospettiva di un doloroso ritorno a casa?
Ecco, ieri all’assemblea nazionale di Fli, residence di Ripetta stracolmo di tutto il gotha dei “neri” di un tempo, Urso e Ronchi sono rimasti tutto il tempo immobili tra la platea inneggiante le tonanti parole di Italo Bocchino sotto lo sguardo compiaciuto di un silente Gianfranco Fini.
Nessuna presa di posizione ufficiale, solo un “non ora ” come risposta alla ripetuta richiesta di fare una scelta definitiva e, soprattutto, apparentemente impermeabili alle critiche feroci che più che un oratore gli ha sparato addosso: “Stiamo sempre a parlare di falchi e colombe — ha ironizzato Fabio Granata — ma almeno chiudiamo una categoria, quella dei piccioni viaggiatori che vanno di qua e di là ”.
Solo al momento del voto della relazione di Italo Bocchino, Urso e Ronchi hanno lasciato la sala, saettati da sguardi torvi e da qualche fischio sommesso.
Se il Cavaliere non perderà Milano, subito dopo i ballottaggi, i due finiani lasceranno senza dubbio Fli, ma fino a quel momento Bocchino potrà parlare di “partito unito, pronto a essere determinante alle prossime elezioni; sconfitto Berlusconi a Milano, avremo una prateria davanti”.
Sara Nicoli
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Maggio 21st, 2011 Riccardo Fucile
OLTRE 300 INVITATI DELLA GENOVA BENE HANNO CELEBRATO I 50 ANNI DELLA SENATRICE PD NEL LUSSUOSO CONTESTO DI VILLA ROSETTA… FUORI VOLANTINAVANO LE DONNE FUTURISTE CON UNA DELEGAZIONE DI RAGAZZE MADRI, SENZA CASA, PRECARIE, DISOCCUPATE, EX TOSSICODIPENDENTI…. CLAMOROSO SUCCESSO DELLA MANIFESTAZIONE DI FLI: CENTINAIA DI PERSONE SOLIDALI CONTRO LA CASTA
“Oltre 300 invitati sono arrivati alla spicciolata a Villa Rosetta, lascito affidato all’Istituto Don
Orione a Mulinetti di Recco; ad accoglierli la senatrice Pd Roberta Pinotti, nonostante le polemiche seguite a questo suo raffinatissimo party per festeggiare i cinquant’anni.
Dentro la villa agenti della Digos e all’esterno body guard a controllare, lista degli invitati alla mano, gli ospiti.
Una decina, all’esterno, le persone disagiate che con la loro silenziosa presenza vogliono ricordare alla senatrice che esistono ragazze-madri senza casa, precari, disoccupati, giovani che tentano il recupero dalla droga o dopo avere conosciuto il carcere minorile.
Con loro Paola Cassinelli Del Guercio a testimoniare, per le donne del Fli, la situazione degli “ultimi”.
(da Levante News)
“Roberta Pinotti non ha proprio l’atteggiamento della regina della festa per i suoi 50 anni, celebrati nella nobile dimora di Villa Rosetta, a Mulinetti.
C’è quasi tutto il Pd, ma anche papabili per prossime nomine e poi un po’ tutte le cariche cittadine, dal presidente del porto a quasi tutti gli assessori regionali.
Dell’imminente corsa per le elezioni genoovesi nessuno parla.
Forse per la protesta che hanno inscenato le donne di Futuro e Libertà , l’argomento resta tabù.
Là fuori, oltre il cancello, Paola Del Guercio (ispirata al blitz nei giorni scorsi da un ex missino doc come Riccardo Fucile) insieme ad altre ragazze porge volantini agli invitati.
Dicono che un parlamentare del Pd offende i cittadini spendendo cosi tanti soldi per una festa.”
(da il Secolo XIX)
Sull’iniziativa di Fli torneremo in dettaglio, anche alla luce dell’incredibile successo che ha riscosso in città , con congratulazioni che arrivano da destra e da sinistra, ma soprattutto da tanti cittadini comuni.
L’amica Paola è stata sommersa da centinaia di sms, fermata per strada da tanti genovesi che volevano dirle: “finalmente una destra vera, diversa, che si occupa della povera gente”.
E tra chi si dichiara d’accordo ci sono anche esponenti politici del Pdl e del Pd, non diciamo altro.
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Maggio 21st, 2011 Riccardo Fucile
LO SMARRIMENTO DELLA DESTRA…. LE ANALOGIE TRA LA VITTORIA DI FINI AL PRIMO TURNO A ROMA NEL 1993 E QUELLA ATTUALE DI PISAPIA A MILANO…LA CERTIFICAZIONE DELLA DISPERAZIONE DI CHI METTE IN ATTO LA CACCIA ALLE STREGHE
Lo stato confusionale in cui è precipitato il centrodestra dopo la vittoria di Pisapia a Milano, ex
Berluscoland, è del tutto comprensibile, così come l’afasia del Cavaliere.
Meno logico lo smarrimento della destra dentro e fuori al Pdl, perchè la destra un evento così lo ha già visto e dovrebbe essere capace di riconoscerlo. Successe nel ’93.
Allora l’outsider che stupì tutti con il successo al primo turno era Gianfranco Fini. E il potere che si sgretolò tra il primo e il secondo turno a Roma fu quello della Democrazia cristiana, assai più antico e radicato di quello del patron del Milan.
In molti hanno rimosso il fatto che il famoso endorsement berlusconiano in favore di Fini arrivò dopo la vittoria al primo turno, quando un Cavaliere sicuramente più giovane e intuitivo fiutò l’aria di disfacimento della Balena Bianca.
Le stesse, identiche accuse su cui oggi il Pdl imbastisce la sua campagna contro Pisapia — amico dei violenti e dei centri sociali, ex-estremista convertito al doppiopetto — erano all’epoca rivolte ai missini, giudicati dal sistema di potere del tutto impresentabili in un contesto democratico.
E lo stesso slogan che oggi i milanesi hanno visto su tutti i muri sopra al simbolo del Pdl (“Non lasciamo la nostra città in mano alla sinistra”) all’epoca impiastrava la Capitale, tale e quale ma rovesciato di segno: “Non lasciamo la nostra città in mano alla destra”.
Oggi come ieri, una strategia risibile e di retroguardia, che anzichè creare improbabili mobilitazioni contro i “nuovi barbari” certifica la disperazione di chi l’ha messa in atto.
E allora è davvero singolare che la destra non riconosca il dèjà vu che si sta dipanando sotto i suoi occhi.
Possibile che i La Russa, gli Alemanno, gli Storace, i Matteoli, i Ronchi, che quella stagione l’hanno vissuta da protagonisti, non ne annusino la simmetria con l’attuale?
Possibile che non vedano le analogie tra il crollo dell’impero democristiano e la rapidissima decadenza del berlusconismo?
Possibile che gli sfugga la nemesi del “fuori casta” Giuliano Pisapia arrivato a chiudere il ciclo dell’ex fuori casta Silvio Berlusconi?
Al di là degli esiti del ballottaggio, c’è una frana sociale e culturale mai evidente come adesso, che passa persino per gli ascolti televisivi, uno dei termometri più osservati in questi anni di videocrazia: il crollo del tg di Minzolini, lo scarso successo della striscia di Ferrara, il disastro del programma di Sgarbi ci dicono che il milieu berlusconiano ha smesso di essere attrattivo persino per l’elettorato che ancora segue il Cavaliere.
Non ascoltano, non guardano, non sentono?
Forse è vero, come ha scritto ieri Marco Tarchi sul Foglio, che il limite di Gianfranco Fini e dei finiani in questa fase è “non saper accoppiare la spregiudicatezza tattica e il senso dell’opportunità , che per un politico di professione sono doti importanti, alla sagacia strategica”.
Ma il resto della destra, quella che da mesi immagina una “fase due” del Cavaliere fondata a turno sul miraggio delle riforme economiche o del rilancio delle grandi opere, sui Responsabili o sulla riconquista del voto cattolico tramite il testamento biologico comincia a somigliare alle classi dirigenti scudocrociate che nei primi otto mesi del ’93 credevano di tenere insieme la baracca dando pieni poteri a Mino Martinazzoli, rilanciando la polemica anticomunista e alzando i toni contro i complotti della magistratura.
Insomma, il berlusconismo “muore democristiano” trascinando con sè chi avrebbe in teoria la sensibilità e gli anticorpi per capire ciò che sta accadendo, con due significative differenze rispetto al ’93.
La prima è che nè da Casalecchio di Reno nè da altri centri commerciali arriveranno endorsement “rivoluzionari” a suggerire possibili soluzioni alla crisi.
La seconda è che non si potrà rubricare questo finale di stagione sotto la voce del “golpe giudiziario”, come si è fatto venticinque anni fa azzerando l’analisi sul fallimento della Prima Repubblica in favore della sbrigativa lettura sulla “manovra dei pm”, visto che stavolta sono stati gli elettori a punire con un verdetto chiarissimo un sistema di potere orgogliosamente impermeabile ai cosiddetti attacchi della magistratura.
Così, a differenza che in passato, toccherà alla politica immaginare e costruire i nuovi scenari, ammesso che ne sia ancora capace dopo un ventennio di animazione sospesa.
Incrociamo le dita.
Flavia Perina
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Maggio 17th, 2011 Riccardo Fucile
IL GOVERNO AFFARISTICO RAZZISTA SI STA DISFACENDO, I BERLUSCONES SONO STATI SCONFITTI DAL VOTO POPOLARE, MA LA QUINTA COLONNA DEL PDL IN FLI INVITA IL PARTITO NEI BALLOTTAGGI A “CONVERGERE SUI CANDIDATI DEL CENTRODESTRA”
Pubblichiamo qui di seguito il comunicato di Adolfo Urso che, afflitto dalla sconfitta del Pdl alle elezioni amministrative, invece che gioirne, visto che la componente di Fli ne è stata cacciata ed espulsa, invece che complimentarsi con i candidati sindaci futuristi che hanno preso percentuali dignitose tra il 5 e il 10%, risultando determinanti ai ballottaggi, pensa solo a invitare tra 15 giorni il partito a far votare per i candidati Pdl.
Cosa che non faremo mai e che solo una persona in malefede potrebbe chiedere alla base futurista.
“La battaglia, certamente coraggiosa e difficile, di Manfredi Palmeri a Milano e degli altri candidati del Nuovo polo ha aperto una breccia per realizzare un nuovo centrodestra oggi piu’ che mai necessario – sostiene Urso – da questo si puo’ partire, se si e’ chiari, sulla collocazione ai ballottaggi”.
“Nelle democrazie dirette e bipolari — continua Urso — e’ normale che al secondo turno si converga sui candidati con i quali si hanno maggiori affinita’ culturali e politiche, quindi programmatiche”.
Urso annuncia che “ne discuteremo nelle prossime ore con gli altri amici per valutazioni comuni che, mi auguro, possano essere condivise dal Nuovo polo e certamente dall’intero Fli”.
Il nuovo centrodestra non potrà mai essere fondato con gli amichetti di Urso e con personaggi screditati e bocciati dall’elettorato di centrodestra.
Urso dimentica che la destra non ha alcuna affinità culturale nè coi razzisti nè coi puttanieri, tanto meno coi corrotti.
La verità è un’altra: che se è giusto che in ogni partito debba e possa esistere una dibattito interno, esso deve avvenire negli organismi preposti in cui le proposte vengono messe ai voti.
E la minoranza si adegua alle decisioni della maggioranza: così funzionano i partiti democratici europei.
Non si dissente a mezzo stampa, creando scientificamente sconcerto nella base elettorale, ma ci si confronta all’interno del partito.
Se la posizione personale fosse poi inconciliabile, uno deve avere la dignità di dimettersi e andarsene altrove.
Il caso qua è diverso e lo denunciamo da tempo: Berlusconi ha lasciato qualcuno all’interno di Fli perchè continui l’opera di disgregazione, garantendo loro appoggio e assicurandogli poltrone future.
Futuro e Libertà non ha bisogno di tre deputati in più o in meno, ma di una linea politica chiara e condivisa.
E’ ora che qualcuno ritorni dal suo ufficiale pagatore: passino alla cassa, riscuotano la paghetta dei mercenari e non rompano più i coglioni.
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Maggio 16th, 2011 Riccardo Fucile
DELLA VEDOVA: “SE I RISULTATI SONO QUESTI, E’ UNA RIVOLUZIONE POLITICA”…IL TERZO POLO DETERMINANTE A MILANO E NAPOLI NELLA SCONFITTA DEL PARTITO DEGLI ACCATTONI: BUON RISULTATO DEI CANDIDATI DEL TERZO POLO
“Se questi dati si confermeranno, segnano la fine del berlusconismo”. E’ questa la prima valutazione che il partito di Gianfranco Fini dà del voto amministrativo.
“Mi riferisco solo al caso di Milano – ha detto subito il numero due dei futuristi Italo Bocchino – Berlusconi ha costruito il boomerang di oggi. Il fatto che la Moratti vada al ballottaggio è in controtendenza, non era mai successo. C’è una crisi del berlusconismo, perchè chi se n’è andato, da Fini a Casini, pesa molto”.
“Se mai i dati dovessero essere confermati, sarebbe, tra virgolette, una rivoluzione politica del quadro italiano, anche perchè Berlusconi ci ha messo il carico da 90, si è candidato…”.
Così Benedetto Della Vedova, capogruppo Fli alla Camera, commenta il risultato elettorale di Milano.
Quanto all’indicazione del Terzo polo per i ballottaggi Della Vedova dice: “E’ una questione nuova che dobbiamo affrontare”.
Granata (Fli): “Berlusconi voleva referendum, ha perso. Il dato di Milano è il più importante. Se Berlusconi voleva trasformare queste elezioni amministrative in un referendum pro o contro se stesso, dai primi dati possiamo dire che l’ha perso alla grande”.
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Maggio 14th, 2011 Riccardo Fucile
IL PREMIER CHIUDE LA CAMPAGNA ELETTORALE A LATINA E VIENE CONTESTATO…”ABBIAMO CONSIGLIATO A CHI AVEVA FIGLIE MINORENNI DI NON FARLE USCIRE DI CASA”…”DI GIORGI CANDIDATO SINDACO DEL PDL? NO CANDIDATO DEL MOF, IL MERCATO ORTOFRUTTICOLO DI FONDI, QUELLO INFILTRATO DALLA CAMORRA”
Il cavaliere sceso nell’agro pontino? Perchè ha paura.
Ma di chi o di cosa? Semplice: dell’esperimento fascio comunista, del tentativo di scompaginare menti e persone per andare oltre blocchi ideologici e valoriali.
E concentrarsi sul bene di una città . E poi di un paese.
Il premio Strega Antonio Pennacchi, intervistato dal Corriere della Sera, spiega, rigorosamente a modo suo, il perchè di questa scommessa, che lo vede ispiratore assoluto della lista Pennacchi per Latina- Futuro e Libertà , in compagnia di intellettuali, giornalisti, contro il candidato del Pdl.
«Non sono sceso in campo in prima persona perchè pluri infartuato», risponde a chi gli chiedeva come mai non fosse candidato lui al posto di Filippo Cosignani.
In quanto, spiega, fare il sindaco «significa morì, devi litigare 4-5 volte al giorno, meglio che faccio lo scrittore».
Quanto al premier catapultatosi a Latina, Pennacchi lo aggancia al timore del Pdl di perdere, «e stavolta perderanno, sarebbe pure ora, sono vent’anni che Berlusconi mette paura a noi, anche se non fa niente».
Il riferimento è alla variante di valico, alla Salerno-Reggio, e attacca: «Lui è capace solo di andare con le signorine».
Se è andato a sentire il suo comizio? «Per carità , sotto elezioni ci vuole aplomb, ad ogni modo abbiamo consigliato a tutti quelli che hanno figlie minorenni di tenerle chiuse a casa».
E non risparmia fendenti sul candidato del Pdl Di Giorgi: «Quello mica è l’aspirante sindaco di Latina, ma il candidato del Mof, il mercato ortofrutticolo di Fondi, comune sospettato di infiltrazioni camorristiche. Io non posso votare uno del senatore Fazzone».
Capito?
(da “Il Futurista“)
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Maggio 14th, 2011 Riccardo Fucile
INSIEME A BOLOGNA SOGNANDO UN RISULTATO A DUE CIFRE…E SUI BALLOTTAGGI NON SI SBILANCIANO….ESORDIO ELETTORALE DEL TERZO POLO ED E’ GIA BATTESIMO DEL FUOCO…DETERMINANTI AI BALLOTTAGGI
Primo test, col sogno della doppia cifra, per lanciare la sfida al Pdl su scala nazionale. 
Ma prima ancora prova di sopravvivenza per la componente di Futuro e libertà , che sulla tenuta in queste amministrative post-strappo si gioca anche la compattezza del gruppo parlamentare.
Non è passato giorno senza che Berlusconi – ieri compreso da Napoli-non li abbia`presi di mira.
Ieri i due leader «Gianfranco e Pier» si sono presentati insieme, uno al fianco dell`altro.
Maniche di camicia, alla chiusura della campagna nella loro città , Bologna, in sostegno di Stefano Aldrovandi.
Caffè insieme in centro e poi a piedi fino al conservatorio.
Va detto che i tre partiti che compongono il nuovo polo si sono presentati compatti nei 13 più grandi centri, ma in altri hanno dato vita in solitaria a talune alchimie.
Del tipo Udc con Pdl aCrotone (con la ormai ex centrista DorinaBianchi) o Flicon la Lega a Gallarate, ma anche l`Api di Rutelli col Pd, a Savona.
In ogni caso, i tre hanno un obiettivo comune, da Napoli a Torino, da Milano a Cagliari: trarre profitto elettorale dallo scontro a colpi bassissimi tra i due poli. Rutelli ne è convinto: «I toni di questa campagna produrranno voti per noi». Perchè, per dirla con Fini, «il bipolarismo non può essere solo delegittimazione e palate di fango».
Equidistanza dai poli, ma all`attacco soprattutto dei berluscones, i terzopolisti. «Il Pdl ormai è la Santanchè, la metafora del Pdl è la Santanchè, le idee del Pdl sono le sue, ovvero quelle più estreme» dice Casini.
«Il gesto compiuto dalla Moratti è il segno che da loro la linea la dà la Santanchè, la forza moderata è la Lega e tra i due partiti ne vedremo delle belle da martedi».
Ma da martedì sarà interessante capire anche con chi si schiererà il nuovo polo, invista dei ballottaggi.
A Milano, per esempio? «Se andremo ai ballottaggi valuteremo» taglia corto, piuttosto vago, il leader Udc, che però esclude un sostegno a Pisapia, perchè «non è il candidato giusto».
Quasi a lasciar presagire libertà di coscienza per i loro elettori, dato che con«l`estremista» Moratti comunque non si schiererebbero.
Fini al suo fianco è d`accordo: «Le intese si fanno con coloro che condividono un obiettivo: non ha senso chiederci con chi, semmai va chiesto per che cosa».
Sia l`uno che l`altro prendono le distanze da Berlusconi e dalla sua campagna.
«Vergognoso fermare l`abbattimento delle case abusive» attacca il centrista. Il capo di Fli mena fendenti: «Berlusconi è stato bravissimo a far si che non si parlasse dei problemi delle città su cui dovrebbe rendere conto, dato che per 8 degli ultimi 10 anni l`inquilino di Palazzo Chigi è stato lui: grida al complotto per spostare l`attenzione dai problemi reali».
A conti fatti, secondo il presidente della Camera, ha ragione Bossi: il Carroccio ormai ha davvero in mano il Paese, con la complicità del Pdl.
È il momento di dire basta alla politica alla «ok Corral», al «derby permanente» conclude Fini citando Napolitano: «Al capo dello Stato tutti plaudono, ma per fare subito dopo esattamente il contrario».
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)
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Maggio 13th, 2011 Riccardo Fucile
IL PRIMO CITTADINO DI MONZA ALZA LE MANI E SPINGE CONTRO LA FINESTRA LA CAPOGRUPPO DI FUTURO E LIBERTA’… QUERELATO PER VIOLENZA PERSONALE: ALL’EROE PADAGNO E’ ANDATA BENE, IN ALTRI TEMPI NON TORNAVA A CASA
Sette giorni di prognosi per il capogruppo di Fli e il sindaco denunciato per lesioni personali e atti persecutori.
E’ finita così la seduta del consiglio comunale di Monza lunedì sera.
In discussione c’era il Pgt.
Annamaria Mancuso, capogruppo di Futuro e Libertà , ha chiesto una sospensiva di cinque minuti, aveva dei dubbi sugli emendamenti da discutere e voleva approfondire l’argomento con gli altri capigruppo.
Ma le è stata negata.
Si è allontanata dall’aula ed è andata su un terrazzino usato dai consiglieri per fumare.
Qui, mentre parlava con due colleghi di altri partiti (Udc e Pdl), è stata raggiunta dal sindaco leghista, Marco Mariani, che l’ha prima apostrofata e minacciata, poi l’ha strattonata e spinta, facendola cadere contro il muro. Motivo?
Secondo quanto denunciato da Mancuso, Mariani temeva che stesse convincendo il consigliere Ruggero De Pasquale dell’Udc a votare anche lui contro il provvedimento in discussione.
Tutto è accaduto in pochi minuti.
Il sindaco, arrivato sul balcone, si rivolge a De Pasquale: “Devi dirmi che cazzo intendi fare questa sera. Se devi votare contro dimmelo subito che me ne vado a casa”.
Mancuso interviene dicendo che stavano parlando di altro e Mariani, sempre secondo quanto riportato sulla denuncia presentata al tribunale di Monza, si è girata “immediatamente verso l’esponente in modo minaccioso, gridandole: “Smettila di rompere i coglioni, non sto parlando con te e se non la smetti ti butto giù dal balcone’”.
Poi il sindaco si “è avventato contro l’esponente, dandole un violento spintone con le mani, contro il lato destro del corpo e la scagliava contro la porta del terrazzo”.
Il tutto sotto gli occhi di altri consiglieri, molti dei quali si sono detti disposti a testimoniare.
Ripresi i lavori in aula, è stato stigmatizzato il comportamento del sindaco e la seduta è stata sospesa senza votazione.
Ieri Mancuso ha deciso di sporgere denuncia, su consiglio del suo legale.
La querela ricostruisce quanto accaduto e rende “fedelmente la barbarie a cui sono arrivati”, dice Barbara Ciabò, esponente di Futuro e Libertà e consigliere comunale a Milano.
“Un sindaco che picchia un consigliere, donna fra l’altro, perchè non vuole votare una delibera, è un metodo mafioso”, dice. “Quelli della cosiddetta maggioranza ormai quando non possono comprare le persone allora le picchiano, la prossima volta cosa fanno? La gambizzano?”, aggiunge Ciabò che ha espresso la sua solidarietà a Mancuso e riferisce di averla sentita, oggi, “fortemente scossa, disperata, sconcertata. Quanto accaduto non può che indignare, sono stati superati i limiti propri di un paese che si definisce civile; non credo esista un paese in cui accadono cose simili, usare la violenza per far desistere un consigliere a esprimere il proprio pensiero in un Comune dove è stato eletto è un comportamento ascrivibile solo ai metodi mafiosi”.
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Maggio 13th, 2011 Riccardo Fucile
“IL SIGNOROTTO DI FONDI NON PRETENDA DI COMANDARE NELLE NOSTRE PALUDI”… UN IMPEGNO CONTRO LE INFILTRAZIONI MAFIOSI…LA GAFFE DI BERLUSCONI: “RILANCEREMO LE TERME DI FOLIGNO”: MA SONO QUELLE DI FOGLIANO
Il rombo della Maserati si sente da lontano.
Ignazio la Russa, con la consueta discrezione, piomba a Latina nelle ultime ore di campagna elettorale.
E’ l’unico capoluogo di provincia che va al voto nel Lazio e i ministri del governo Berlusconi vengono a frotte qui: la Brambilla per promettere la riqualificazione del lungomare, Alfano per giurare che faranno come nuovo il tribunale, Sacconi per impossessarsi dell’unica buona notizia nell’agonizzante economia locale: la multinazionale del chimico-farmaceutico Janssen, invece di chiudere, aumenta dipendenti e investimenti.
Tutti a dare pacche sulle spalle al candidato del Pdl Giovanni Di Giorgi, 43 anni, architetto, consigliere regionale, già camerata, appoggiato dall’Udc, dalla Polverini e da Storace.
In questa terra di cultori del Duce che ha sempre votato negli ultimi 18 anni sindaci con la camicia nera (prima Ajmone Finestra, che girava a cavallo nei suoi feudi elettorali, e poi il suo “garzone di bottega” Vincenzo Zaccheo, che non ha finito il secondo mandato, ed è uscito perdente dalla cruenta lotta con il senatore Claudio Fazzone, chiacchierato ras di Fondi), le investiture sono sempre state plebiscitarie con un centrosinistra fermo al 23%.
Adesso tira un’aria diversa.
Può succedere – anzi è molto probabile – che a Latina si vada al ballottaggio: Di Giorgi contro il candidato del centrosinistra Claudio Moscardelli, 48 anni, avvocato, franceschiniano, curriculum moderato: chierichetto, scout, militante Dc, poi Ppi, Margherita e Pd.
Non è la prima volta che Moscardelli si candida ma è la prima che rischia di farcela davvero.
Che cosa è successo?
Vale la pena di lasciarlo riassumere ad Antonio Pennacchi, premio Strega con Canale Mussolini, figlio di Latina e “fasciocomunista”: “A destra se sò divisi in due, se sò menati come zampogne, se sò magnati er piano regolatore… sò loro i veri traditori della bonifica, sò una banda de inetti e de indegni”.
Insomma, questo per dire, al di là del linguaggio, che la destra di Latina è implosa, uno scontro che non a caso ha portato al commissariamento del Comune.
I candidati sindaco sono 13 in una città di 120 mila abitanti.
E anche Pennacchi c’ha messo del suo con la Lista Pennacchi-Fli per Latina, capogruppo il finiano Granata e candidato sindaco Filippo Cosignani, classe 1959, un altro camerata.
In caso di ballottaggio i fasciocomunisti l’hanno già detto: appoggeranno il candidato del Pd.
Ma non è da loro che arrivano le reali chances.
Azzarda Moscardelli: “È in atto uno spostamento elettorale. La città , negli ultimi anni, ha sofferto tantissimo. La perdita di ricchezza è di quasi tre volte quella del Lazio, il tasso di disoccupazione è al 20%. Io ho un programma da offrire. Penso alle piccole medie imprese, ad uno sportello per le attività produttive, ad un’area artigianale, ad un polo di ricerca industriale, a nuovi quartieri “green” di edilizia residenziale pubblica a impatto zero”.
Secondo Moscardelli, la vecchia Littoria è pronta a chiudere con l’ideologia. “Tantissimi a destra mi voteranno, sono stato sdoganato”, assicura.
Circola effettivamente la voce in città che ci sarà molto voto disgiunto, frutto anche di vendette in famiglia.
Gli elettori potrebbero scegliere liste di destra e il candidato sindaco di sinistra.
Forse per questo i ministri si danno da fare e lo stesso Berlusconi ha fatto la sua solenne telefonata di sponsorizzazione con una promessa: “Rilanceremo le terme di Foligno”.
Peccato che il vero nome sia Fogliano.
Il referendum vero qui non è però Berlusconi sì Berlusconi no, ma Fazzone sì, Fazzone no.
Claudio Fazzone, coordinatore provinciale del Pdl, è riuscito per due volte a evitare lo scoglimento del Comune di Fondi, inquinato dalla criminalità organizzata, come risulta dalla relazione del prefetto Frattasi.
Ha guidato la rivolta contro il sindaco Zaccheo, suo nemico numero uno, dotato di un potere autonomo.
Adesso sponsorizza Di Giorgi il quale certo non può prendere le distanze ma dice: “Fazzone non mi preoccupa. Berlusconi e la Polverini mi hanno garantito autonomia assoluta”.
Quanto alla criminalità organizzata, Di Giorgi ammette la gravità del problema: “Non si tratta più di infiltrazioni, è un fenomeno stanziale”.
Droga, usura, appetiti legati all’edilizia, al Mercato Ortofrutticolo di Fondi, il più grande d’Italia.
Latina si gioca un’idea di sviluppo, di legalità , adesso, in questa tornata elettorale.
E l’ex sindaco Zaccheo? Vittima di un video, risultato poi manipolato, nel quale chiedeva alla Polverini, appena eletta, di ricordarsi delle figlie ma anche – e questa era la parte vera – di non dare più appalti a Fazzone, è entrato apparentemente in sonno.
Qualcuno dice che l’hanno “normalizzato” offrendogli alternative regionali.
Chi lo conosce, però, lo descrive attivo, sotto traccia.
Chiosa il fasciocomunista Pennacchi: “Il signorotto di Fondi non può pretendere di comandare a Latina. Dal fango delle paludi redente deve sorgere un tavolo costituente. Se ce date i voti, bene. E sennò pigliatevela in tel c…”.
Alessandra Longo
(da “La Repubblica“)
argomento: Comune, Costume, denuncia, elezioni, Fini, Futuro e Libertà, governo, la casta, PdL, Politica, radici e valori | Commenta »