Marzo 2nd, 2011 Riccardo Fucile
NEL COMITATO PROMOTORE “A DIFESA DELLA COSTITUZIONE” DA ANGELA NAPOLI E FABIO GRANATA DI FLI A ROSY BINDI E BERSANI DEL PD, DA TABACCI DELL’UDC A VENDOLA DI SEL… MA SOPRATTUTTO SFILERANNO DOCENTI E STUDENTI DELLA SCUOLA PUBBLICA, MINACCIATA DA UN GOVERNO CHE LA RITIENE UN LUOGO “IN CUI SI INCULCANO VALORI DIVERSI DA QUELLI DELLE FAMIGLIE”
L’occasione per una manifestazione unitaria dell’opposizione è il 12 marzo. Un’enorme bandiera tricolore, tante copie della Costituzione, un messaggio semplice: “Difendiamola!”.
A cinque giorni dall’anniversario dell’Unità d’Italia, l’appello a scendere in piazza è rivolto a tutti coloro che la Penisola vogliono vederla unita sotto gli stessi colori e la stessa carta.
Il comitato promotore “a difesa della Costituzione” è riuscito a mettere insieme Futuro e Libertà con Rifondazione comunista.
Ci saranno infatti Angela Napoli e Fabio Granata di Fli, Bruno Tabacci e Pino Pisicchio dell’Udc, Rosy Bindi e Pier Luigi Bersani per il Partito democratico, e poi Nichi Vendola, Antonio Di Pietro, Paolo Ferrero, la Cgil, il Popolo viola, Valigia blu, La tavola della pace.
Ma soprattutto sfileranno insegnanti e studenti della scuola pubblica, tutelata dall’articolo 33 della Carta costituzionale, minacciata da un governo che la ritiene un luogo “dove si inculcano agli studenti valori diversi da quelli delle famiglie, dove i ragazzi non sono educati liberamente”.
“Dopo avere imbavagliato giudici e giornalisti, ora vorrebbero farlo anche con i professori, gli studenti e le famiglie — spiega Giuseppe Giulietti, uno degli organizzatori con l’associazione di cui è portavoce, Articolo 21 — è un delirio che va arrestato, mettendo insieme chiunque abbia a cuore la legalità repubblicana”.
Le carte in regola per riempire le piazze in tutta Italia ci sono.
L’evento più importante sarà quello romano. Appuntamento in Piazza della Repubblica e corteo fino a Piazza del Popolo.
I due luoghi, dal nome evocativo, non sono stati scelti a caso.
Sul palco nessun politico e nessuna associazione.
L’idea, spiegano gli organizzatori, è quella di non dare la parola a chi parla “per sè” ma solo a persone che parlano “per tutti”.
Perciò a leggere gli articoli della Costituzione “che rischiamo di perdere” ci saranno personalità del mondo della cultura, del cinema, dello spettacolo e della scuola.
La speranza degli organizzatori è che a concludere la manifestazione sia Roberto Vecchioni, cantante e professore insieme, con la sua “Chiamami ancora amore”, che racconta “i ragazzi e le ragazze che difendono un libro, un libro vero, così belli a gridare nelle piazze perchè stanno uccidendo il pensiero”.
Le adesioni vengono raccolte sul sito adifesadellacostituzione.it  .
Ci sono le firme illustri e quelle dei cittadini.
C’è l’appello dell’associazione finiana FareFuturo firmato da Filippo Rossi, secondo il quale “è arrivato il tempo dell’azione, il tempo per una destra moderna e non berlusconiana di mettersi in gioco, di scendere in piazza. Perchè non si può più star zitti. Perchè il mondo vero è là fuori, non certo in Parlamento”.
E c’è quello dell’Unione degli Universitari, che ricordano, a chi rischia di dimenticarlo, chi sono: “Siamo quegli studenti che leggono, discutono e conoscono la Costituzione italiana, che si emozionano quando sentono parlare i Padri costituenti. Gli stessi studenti che rabbrividiscono quando la Costituzione viene vista dai partiti e dalle forze politiche come qualcosa da osannare o calpestare a seconda dello schieramento”.
E sembra già di sentire Vecchioni: “Per la nostra memoria gettata al vento, da questi signori del dolore, chiamami ancora amore”.
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Febbraio 28th, 2011 Riccardo Fucile
“OCCORRE RICONOSCERE DIRITTI ALLE COPPIE DI FATTO: BASTA IPOCRISIE, META’ DEL GOVERNO E’ COMPOSTO DA COPPIE DI QUESTO TIPO”…”MENTRE BERLUSCONI BACIAVA L’ANELLO A GHEDDAFI, FINI CHIUDEVA LE PORTE DI MONTECITORIO AL RAIS”… “ADOZIONI ANCHE AI SINGLE O E’ FORSE MEGLIO CHE LASCIARLI MORIRE DI FAME IN AFRICA?”…”ANCHE BARBARA BERLUSCONI ORA E’ SINGLE, PERCHE’ NON POTREBBE ADOTTARE UN BAMBINO AFRICANO?”
L’assemblea costituente di Futuro e libertà che abbiamo tenuto a Milano ha fatto
emergere una linea politica chiara e precisa che la campagna mediatica successiva ha cercato di non far comprendere agli elettori.
Fli si è proposto come il nuovo centrodestra, il vero centrodestra, colmando il vuoto lasciato dal fallimento del Pdl.
Fini è stato chiaro nel dire che il partito che costruiremo dev’essere ciò che il Pdl non è stato, quel grande contenitore nazionale, popolare, moderato, riformista e liberale alternativo alla sinistra, in cui si possano riconoscere culture plurali all’insegna della vera partecipazione e della democrazia interna.
Questa linea è stata poi rafforzata dalla decisione di uscire dal berlusconismo che ci ha caratterizzato per molti anni e dall’antiberlusconismo che ci ha visti protagonisti negli ultimi mesi.
La nostra missione è il post-berlusconismo, la costruzione del centrodestra che dovrà battere elettoralmente la sinistra dopo l’uscita di scena dell’attuale presidente del consiglio.
Se questa è la linea che ci siamo dati intendiamo richiamare l’attenzione dell’elettorato di centrodestra e in particolare di destra sulle ultime vicende di cronaca politica.
Cominciamo dalla Libia.
Su questo argomento è emerso con chiarezza che il vero centrodestra e la vera destra sono rappresentati da Fini e da Fli.
Mentre Berlusconi baciava la mano a Gheddafi, con tanto di applausi dei suoi plaudatores provenienti da An, Fini si distingueva chiudendo le porte della Camera dei deputati alle sceneggiate bizzarre del dittatore africano, ricalcando la linea distinta e distante che già aveva tenuto da ministro degli Esteri.
Veniamo adesso all’attacco del premier alla scuola pubblica.
Possono il centrodestra italiano e la destra nazionale immersa culturalmente nell’Italia di Giovanni Gentile screditare così il grande patrimonio educativo, istruttivo e culturale rappresentato dalla nostra scuola?
Possono il centrodestra italiano e la destra nazionale mortificare così il popolo di insegnanti sottopagati che ogni giorno forma i nostri figli?
Il vero centrodestra, quello di Fini e di Fli, sta dalla parte della scuola pubblica, così come prevede la Costituzione, senza nulla togliere alla scuola privata, che in parte svolge una funzione molto positiva.
In Italia esistono tre tipi di scuole private.
Quella cattolica va sostenuta e rispettata per quanto di buono fa, poi c’è la scuola privata che funge da diplomificio a pagamento e che andrebbe chiusa e, infine, la scuola privata per i figli dei ricchi, utile a farli diventare di norma ignoranti, ma poliglotti.
E adesso veniamo ai gay. Ha ragione da vendere Berlusconi quando dice che mai dovranno esserci i matrimoni tra omosessuali e noi siamo d’accordo. Cosa diversa è porsi i problemi dei diritti delle coppie di fatto in generale, visto anche che oltre la metà del governo è composta da persone che hanno vissuto o vivono nell’ambito di una coppia di fatto.
Per concludere l’adozione ai single.
Va detto che l’ipotesi che un bimbo cresca con un solo genitore è purtroppo prevista in natura ed è stata molto diffusa quando le donne morivano di parto e gli uomini in guerra.
Forse su questo argomento un supplemento di riflessione andrebbe fatto, chiedendosi se è meglio affidare un bambino a un single o lasciarlo morire di fame in Africa.
Anche perchè i single non sono dei disadattati.
Anche Barbara Berlusconi oggi è single e certamente un bambino che domani morirà di fame in Africa starebbe meglio a casa sua, all’insegna di quella solidarietà che dovrebbe appartenere al centrodestra e alla destra.
Italo Bocchino
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Febbraio 28th, 2011 Riccardo Fucile
CONTRO LA “BECERODESTRA”, L’EX PARLAMENTARE DEL MSI ANNUNCIA: “PRENDO LA TESSERA DI FUTURO E LIBERTA”…”LA RUSSA COME RASPUTIN, GASPARRI UN INFORMATORE DELLA QUESTURA, MOFFA COME LA TAPPEZZERIA AL MURO”…”BERLUSCONI? UN VENDITORE DI TAPPETI CHE NON CONOSCE L’IDENTITA’ NAZIONALE”
Nei tempi del calciomercato. Nei tempi della follia, della miseria e della ferocia politica, è accaduto anche l’incredibile, quello che nessuno avrebbe osato immaginare.
Ovvero che uno dei più antichi avversari politici di Gianfranco Fini nel vecchio Movimento sociale, Tommaso Staiti di Cuddia, ex parlamentare, settantottenne, indomito polemista, fuori da qualsiasi partito, ha annunciato il grande passo: “Prendo la tessera di Futuro e Libertà , voglio stare al fianco di Fini in questa battaglia”.
Così, intervistare il salmone che corre controcorrente diventa un compito avvincente ed anche divertente.
Se non altro perchè del gruppo dirigente della ex An, Staiti conosce vita, morte e miracoli.
E anche perchè è convinto che quello di Fli sia l’unico treno per costruire in Italia la destra che non c’è mai stata: “antibigotta, libertaria e perbene”.
Scusi Staiti, ma quando abbiamo letto la notizia non ci credevamo
Eh, eh, lo capisco. Chi me l’avrebbe mai detto che sarei diventato finiano ad ottantanni…
Come se lo spiega?
Con la logica e con il carattere. Sono uno che non è mai andato una volta in soccorso del vincitore. Vedere quello spettacolo osceno dei venditori di tappeti che si offrono e che cambiano bandiera è stata per me una vera sofferenza.
Nomi, nomi
Ho letto l’intervista in cui l’on. Belotti diceva di aver fatto cabaret. Dava a se stesso del buffone per motivare la sua scelta di abbandonare Fli. Mi ha fatto pena, anche umanamente.
Eppure lei ne ha viste tante
In 60 anni di carriera politica è uno dei punti più bassi che abbia mai visto a destra
Poi lei dice che c’è anche una ragione politica
Eccome, altrimento sarei un pazzo emotivo. Ho apprezzato il coraggio di Fini. Ha avuto la forza di mettere in gioco tutto per una idea. Questo ha suscitato in me persino ammirazione.
Se ci legge, Fini penserà di avere le traveggole
Invece gli ho anche telefonato per dirglielo. Lui sta facendo adesso l’operazione politica più importante che andava fatta a destra negli ultimi 50 anni: la separazione della destra da quella che io chiamo la “Becerodestra”
E che cosa la distingue?
Se vogliamo semplificare possiamo dire così: la guerra fredda e il muro di Berlino hanno costretto a stare insieme due cose che non avevano nulla a che fare l’una con l’altra. Il bigottismo, il conservatorismo e i valori più retrogradi, con la storia di uan destra innovatrice, progressista ed evoluta sul piano civile.
E Fini ha scelto la seconda strada?
Direi proprio di sì: ci portiamo dietro due scorie insostenibili e speculari del Novecento. il luogocomunismo e la becerodestra. Il miglior interprete di quel modo di pensare è Silvio Berlusconi.
Gli ex An che stanno nel Pdl dicono che non esiste una destra al di fuori di Berlusconi
Ah si? E allora è la migliore prova che sia possibile. Vede, io ho delle responsabilità terribili su La Russa
Cioè?
Me lo ricordo quando pascolava in piazza San Babila con la fidanzata bionda e il cane lupo. Era una specie di Rasputin missino, non era amato dai camerati perchè lo consideravano un fighetta. Io credevo che avesse delle doti e lo imposi come dirigente, a Milano, in una riunione finita a sediate
E ora?
Come vorrei che mi avessero steso e quella carriera non fosse iniziata
E Gasparri lo ricorda?
E’ quello che è cambiato meno. Aveva già allora la fisiognomica e i modi dell’informatore questurile. Se c’era un angolo buio, in una sezione, lì c’era Gasparri che declinava organigrammi nell’ombra
E’ vero che ha avuto parole dure anche per Moffa, suo ex compagno di corrente?
Vere, direi. Moffa è uno che fa poliitca da mezzo secolo, con il complesso di colpa più drammatico per un politico. Si confonde con la tappezzeria del muro che ha alle spalle. Per far parlare di sè ha dovuto tradire in modo miserabile, intruppandosi in quella trovata satirica che è il gruppo dei responsabili
Ma esiste davvero la destra progressista che lei sogna?
Eccome. Forse, ora che son caduti i muri, c’è la possibilità di costruirla davvero.
Mi dica cosa non va di questa destra berlusconiana
Sa, io sono uno che Cicchitto lo vede sempre con il cappuccio nero in testa
Ma lei come si definisce?
Ateo, spiritualista, progressista e liberale. Vedrete, questa destra c’è, e prenderà più voti senza Barbareschi e Belotti che avendoli tra le sue fila
Ma è sicuro che Fli non abbia posizioni di sinistra?
Quando ho visto Berlusconi che baciava la pantofola a Gheddafi e usava le nostre frecce tricolori per regalargli il teatrino mi son vergognato di essere italiano. Berlusconi è quello. Un venditore di tappeti che non conosce l’identità nazionale. E’ ora di chiudere con la vergogna del berlusconismo una volta per tutte. E il tempo è questo.
Luca Telese
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Febbraio 27th, 2011 Riccardo Fucile
“IL SINDACO STA SOLO CON IL PIU’ FORTE”: INTERVISTA A BARBARA CIABO’, BATTAGLIERA CONSIGLIERA COMUNALE DI MILANO E PRESIDENTE DELLA “COMMISSIONE CASA” …. HA FATTO TIRARE FUORI TUTTI GLI ELENCHI DEL PIO ALBERGO TRIVULZIO: “IN POLITICA DA QUANDO AVEVO 16 ANNI, SENZA COMPROMESSI”… MINACCIATA DALLA SANTANCHE’ “SE ESCI DAL PDL SEI MORTA”, LE RISPONDE: “NESSUN PROBLEMA, SIAMO VOTATI AL MARTIRIO”
Dopo le case del Pio Albergo Trivulzio ora tocca a quelle del Redaelli, che gestisce
patrimoni immobiliari per i bisognosi, abitate anche dalla presidente del Tribunale di Milano, Livia Pomodoro.
E altri nomi che scottano starebbero per uscire.
A svelare il pozzo senza fondo la consigliere comunale di Fli presidente della “commissione casa” di Palazzo Marino, Barbara Ciabò, 43 anni. In politica da quando aveva 16 anni, nelle file del Msi, poi in An, fino al Pdl, giusto il tempo di rendersi conto dell’aria che tirava e di alzare i tacchi.
“Sono una donna normale, non sono mai scesa a compromessi e non ho mai partecipato ai bunga bunga”.
Ride, se la ride: “Cambiano le facce e anche gli slogan ma i metodi restano gli stessi: uso privato della cosa pubblica e mancanza di assunzione di responsabilità . È inutile che la Moratti predichi trasparenza senza praticarla. La mia commissione ha operato in totale isolamento. Il consiglio di amministrazione del Trivulzio è stato nominato dal presidente della Regione e dal sindaco che hanno il compito di controllarne l’operato e questo non è stato fatto”.
È vero che la Santanchè l’ha minacciata?
Mi ha dato un consiglio: se esci dal Pdl sei morta. Politicamente, spero. Mi era anche simpatica quando metteva in guardia le donne dal votare Berlusconi che le voleva tutte orizzontali…
Quanto tempo è rimasta nel Pdl?
Poco. La goccia che ha fatto traboccare il vaso, le candidature nel listino dell’igienista dentale, del massaggiatore del Milan e del geometra di Arcore. Mi sono detta: ma io cosa c’entro? Un segnale l’avevo ricevuto alla prima convention quando ho sentito “Meno male che Silvio c’è”. Figuriamoci io abituata a cantare l’Inno di Mameli con la mano sul cuore e anche qualche lacrima!
Fini avrebbe dovuto mollare Berlusconi molto prima?
Abbiamo sopportato e supportato l’inaccettabile per senso di lealtà . Fini è sempre stato critico. Anzi dirò di più. Berlusconi pativa la sua credibilità tant’è che, dopo averlo cacciato, ha fatto di tutto per distruggerla senza riuscirci.
Ad esempio con la casa di Montecarlo?
Uno scandalo costruito dal nulla e sul nulla. Io sono sempre stata finiana in contrapposizione con il metodo autoritario-familistico e incivile di La Russa. Fini è una persona perbene e non è maschilista, contrariamente a molti uomini di destra.
Ma Fli si svuota…
Tutto onore. Il progetto continua, chi è coraggioso resta. Più perdiamo pezzi, più aumentano gli iscritti. Si tratta di omuncoli senza meriti che pur di restare abbarbicati sulle loro poltrone corrono alla corte di Arcore.
Che pensa delle parlamentari che difendono Berlusconi al di là di ogni ragione?
Sono le donne del capo che esistono perchè esiste lui. La stragrande maggioranza non ha mai fatto politica. Sono state nominate come al Grande Fratello. Non mi capacito della Meloni.
Lei non lo farebbe per Fini?
La fedeltà è condivisione, non sottomissione. Non è ripetere a pappagallo storie ridicole come la telefonata in Questura fatta nella convinzione che Ruby fosse la nipote di Mubarak.
Moratti sindaco. Un bilancio?
Si è piegata alla logica del forte a scapito del debole e alle logiche maschili. Aveva un’occasione storica: una giunta di donne libere e l’ha perduta. Se avesse preso tutte le consigliere comunali , maggioranza e opposizione, e le avesse messe al posto degli attuali assessori, sarebbe stata una giunta esplosiva. Sarà un caso che con le colleghe, al di là degli schieramenti, sulle questioni più importanti la pensiamo sempre allo stesso modo? L’uomo quando deve cooptare sceglie un altro uomo o se sceglie una donna è la moglie di, la sorella di, la figlia di, l’amante di…
Donne vittime o responsabili del maschilismo imperante?
Vittime e responsabili. Guardi quando Veronica Lario ha detto che il marito andava con le minorenni ed era malato, molte donne hanno commentato: non si fa così, i panni sporchi si lavano in casa! La Carfagna propone pene più dure per la prostituzione minorile, ma sul capo del governo che frequenta una minorenne tace.
Si aspetta di subire anche lei il metodo Boffo?
No e non perchè non siano capaci. Non ho scheletri nell’armadio seppure possono sempre ricorrere alla fantasia…
Sandra Amurri
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Febbraio 27th, 2011 Riccardo Fucile
UN NO ALLA RIFORMA AD PERSONAM DELLA GIUSTIZIA E AL BAVAGLIO DELL’INFORMAZIONE… FARE FUTURO: “LA DESTRA HA IL DOVERE DI STARE DOVE SI COSTRUISCE L’ITALIA DI DOMANI E DI DIFENDERE LA DIGNITA’ DI UNA COMUNITA'”
Difendere la Costituzione. 
Difendere lo spirito costituente.
Difendere il tricolore.
Difendere la nostra libertà .
Difendere il diritto di espressione contro ogni bavaglio.
Difendere la speranza.
Difendere l’idea che gli italiani non si debbano sentire, sempre e comunque, in un’eterna guerra civile.
Difendere l’idea che la condivisione possa vincere sull’odio sociale.
Difendere il diritto di avere avversari e non nemici.
Difendere il senso dello Stato.
Difendere valori che devono essere di tutti, nessuno escluso: l’onestà , la sincerità , il decoro, la lealtà , la legalità , la giustizia…
Difendere l’unità nazionale da chi la vuole mettere nella soffitta dei brutti ricordi.
Difendere il buonsenso. E la moderazione.
Difendere la democrazia.
Difendere la dignità di un popolo. E di una nazione.
Difendere la politica intesa come arte del far bene alla polis. E non come salvaguarda d’interessi di parte.
Difendere l’idea che le regole debbano essere condivise.
Difendere l’idea di un’Italia che sappia rialzarsi, che sappia uscire da questa maledetta notte.
È arrivato il tempo dell’azione.
È arrivato il tempo per una destra moderna e non berlusconiana di mettersi in gioco, di scendere in piazza.
Perchè non si può più star zitti.
Perchè il mondo vero è là fuori, non certo in Parlamento.
È arrivato il tempo dell’urlo.
È arrivato il tempo del patriottismo. E dell’interventismo.
È arrivato il tempo di manifestare con una sola bandiera.
Di uscire da casa con i simboli che unisco e non dividono, che ci fanno sentire Nazione: la Costituzione e il tricolore.
La Costituzione non certo come lettera morta ma come spirito vivo, come vento della storia e della sfida.
Non come libro ammuffito, dimenticato sotto troppa polvere.
Ma come segno concreto di una grande avventura storica che ha saputo riunire una Nazione dopo la tragedia della guerra mondiale.
Un’avventura che deve proseguire giorno dopo giorno, anno dopo anno.
La Costituzione come spirito unificatore tra persone che si guardano in faccia per esaltare ciò che le unisce: un destino comune, un romanzo collettivo, un patrimonio pubblico.
Per tutto questo e per altro ancora, Farefuturo webmagazine aderisce con entusiasmo alla manifestazione indetta da Articolo21 per il 12 marzo a Roma e in tutte le città d’Italia e d’Europa.
Non è un’adesione di maniera.
Andiamoci in piazza, tutti insieme, in tanti, in tantissimi.
Con l’allegria di chi sa che sta facendo la cosa giusta.
Una destra repubblicana e patriottica ha il dovere di stare là dove si costruisce l’Italia di domani, la patria di domani.
Ha il dovere di difendere la dignità di una comunità . Scendiamo in piazza, urliamo tutta la nostra moderazione.
Ma urliamola senza alcun moderatismo.
Perchè nessun uomo libero può starsene a dormire.
Filippo Rossi
FareFuturo
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Febbraio 26th, 2011 Riccardo Fucile
“MAI PIU’ AL GOVERNO CON BERLUSCONI”…”LA COMPRAVENDITA DI DEPUTATI NON CI SPAVENTA, FA AUMENTARE GLI ISCRITTI”… “QUANDO INCONTRIANO LA BASE IN TUTTA ITALIA TROVIAMO GRANDE ENTUSIASMO E DETERMINAZIONE
“Il nostro obiettivo a questo punto è mantenere un presidio di democrazia. Gli
italiani possono contare sulla prima e sulla terza carica dello Stato: teniamocele strette, il presidente Fini non si dimette”.
Fabio Granata ha poca voce nella giornata più dura della breve storia Fli. Dopo gli entusiasmi della fondazione e i dolori delle fughe, ieri l’attacco frontale e la richiesta esplicita di dimissioni dalla presidenza della Camera.
È stato il redde rationem del 14 dicembre?
Ci aspettavamo un attacco violento, non siamo rimasti sorpresi. Ma il movimento è solo agli inizi e deve dimostrare che l’idea è buona coi fatti, non con le polemiche di Palazzo.
Non sarà semplice. Il momento è oggettivamente difficile per voi dopo gli abbandoni e con il leader messo sotto pressione.
Le richieste di Cicchitto sono inaccettabili, non foss’altro perchè qui si parla della pagliuzza nell’occhio altrui, quando abbiamo un presidente del Consiglio plurinquisito per reati davvero gravi. È chiaramente un tentativo maldestro, perchè nessuno ha mai messo in dubbio la correttezza istituzionale di Fini.
Politicamente però il problema c’è.
C’è soprattutto un gran polverone che il governo tenta di sollevare per distrarre gli italiani dalle questioni vere del Paese. Abbiamo un ministro della Giustizia che, anzichè pensare a una reale riforma del sistema, si preoccupa ogni giorno di mettere al riparo il premier dai processi. C’è la gigantesca questione libica che incombe e non si trova di meglio che interpellare tardivamente l’Europa senza chiedere almeno scusa agli italiani per le pagliacciate subite fino all’altro giorno. Bacio dell’anello in primis.
Una crisi che fa bene al governo, quella libica: con l’emergenza immigrati l’esecutivo ha un motivo in più per andare avanti.
Probabile, ma noi non staremo certo in disparte. Sulla Libia e non solo. Se il Parlamento si avvia a diventare un mercato di seggi a cielo aperto ci sarà molto da lavorare.
È stato il supermarket delle poltrone a decretare la fuga da Fli o piuttosto l’incertezza sulla vostra collocazione politica?
Abbiamo denunciato per tempo episodi gravi di compravendita, ora ci sono elementi ancor più chiari, gli italiani si stanno facendo un’idea precisa. Quanto alla politica il percorso è segnato: lavoriamo a ricostruire un serio movimento di destra che dialoga col centro in vista dei futuri passaggi. Intanto c’è stata la conferma di Della Vedova come capogruppo al Senato, un fatto importante, e poi continuiamo a girare l’Italia per rinforzare la base. Domani saremo a Padova: quando andiamo tra la gente troviamo un grande entusiasmo per portare avanti un progetto difficile ma necessario.
Resta solido il legame con l’Udc? Casini è sembrato più freddo, ultimamente: sicuri che Fini possa contare ancora su di lui?
Si tratta di un’alleanza valida per far uscire l’Italia da un bipolarismo evidentemente bloccato. Il presidente della Camera continuerà a fare il suo lavoro, Fli cercherà alleanze utili al cambiamento.
Anche col Pdl?
Certo. Ma senza Berlusconi. Mai più al governo con lui.
Chiara Paolin
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Febbraio 25th, 2011 Riccardo Fucile
IN UN ARTICOLO SUL “RIFORMISTA”, L’OPINIONE DI PEPPINO CALDAROLA: “STIAMO ASSISTENDO AD UNA CACCIA ALL’UOMO SENZA PRECEDENTI E SENZA RISPARMIO DI MEZZI”…”CHI CRITICA BERLUSCONI DIVENTA AUTOMATICAMENTE COMUNISTA E VIENE INDICATO COME BERSAGLIO DA COLPIRE”…”I FINIANI CONTINUANO A RAPPRESENTARE IL VOLTO DI UNA DESTRA PULITA E MODERNA”
Non so quanti finiani resteranno in Futuro e Libertà , temo pochi, ma bisogna
riconoscere che sono persone coraggiose.
Sono stati sottoposti a un fuoco senza precedenti.
Dalla campagna sulla casa di Montecarlo all’assedio berlusconiano di questi giorni hanno resistito a minacce e lusinghe.
Questo episodio di repressione del dissenso nel centrodestra entrerà negli annali della destra italiana come l’esempio della sua irriformabilità .
I cosiddetti liberali che difendono le notti di Arcore stanno assistendo senza batter ciglio, e senza verificare l’attuazione dei loro principi, a una caccia all’uomo fatta senza risparmio di mezzi.
Chi critica Berlusconi diventa automaticamente comunista e viene indicato al popolo di destra come un bersaglio da colpire.
Il mercato che si sta svolgendo nel Parlamento non ha precedenti ed è una compravendita che scredita le istituzioni.
Ci sono tuttavia quelli e quelle che non si danno per vinti e che continuano a voler rappresentare il volto di una destra moderna e pulita.
Hanno commesso molti errori, soprattutto ne ha commessi Fini, ma hanno combattuto una battaglia con scarsi mezzi contro lo strapotere mediatico e finanziario del loro ex alleato.
Se penso che ci sono a sinistra politici che si sono affannati a dimostrare che con questi parlamentari non si può concepire un’alleanza neppure provvisoria, capisco perchè ci sono ancora tante difficoltà nello schieramento avverso al premier.
I finiani hanno perso una battaglia ma hanno dimostrato dignità .
Peppino Caldarola
(da “Il Riformista”)
argomento: Fini, Futuro e Libertà, governo, Politica, radici e valori | 1 Commento »
Febbraio 24th, 2011 Riccardo Fucile
“I RITORNI NEL PDL? UN DELIRIO, FRUTTO DI ALLUCINAZIONI E MALAFEDE”… “BERLUSCONI? VUOLE UN’ORDALIA INFINITA…” “FUTURO E LIBERTA? ANDIAMO AVANTI IN NOME DELLA DESTRA: SARA’ UNA TRAVERSATA NEL DESERTO, MA C’E’ IN GIOCO UN GRANDE PROGETTO POLITICO”…”NON E’ PIU’ UNA QUESTIONE POLITICA, MA DI DIGNITA”….E STASERA FINI AD “ANNO ZERO”
“No, non mi sento uno sconfitto. Mi sento in battaglia, fermamente intenzionato a combattere per un’altra idea di centrodestra. Saranno gli elettori a dire alla fine se questa idea ha cittadinanza. O se l’unico centrodestra possibile in Italia è quello di Berlusconi e di Bossi”.
Si scioglie il gruppo di Futuro e Libertà al Senato, continua il transito di ex fedelissimi verso Palazzo Grazioli, ma visto da vicino il presidente della Camera non sembra affatto il politico finito di cui sghignazzano i peones del Pdl alla buvette di Montecitorio.
Calma zen, determinato, in un lungo colloquio, Gianfranco Fini ripercorre il suo anno più burrascoso, dalla nascita di Fli fino al travaglio di questi giorni. Gelide considerazioni su chi se ne va: “Un delirio: frutto di allucinazione collettiva, o di malafede”.
E la consapevolezza che la strada è ancora molto lunga: “Una traversata nel deserto a piedi, l’esito è tutt’altro che scontato. In gioco c’è molto di più di un gruppo parlamentare: c’è un progetto politico ambizioso e, banalità , il futuro della persona che anima il progetto. Comunque Fli non vuole partecipare allo scontro quotidiano tra berlusconiani e anti-berlusconiani: sono due facce della stessa medaglia”.
Un progetto che per Fini viene da lontano: “Non c’è nessuna improvvisazione, come qualcuno pensa: prima di essere brutalmente estromesso dal Pdl, con la fondazione Farefuturo avevo cercato di proporre un centrodestra sensibile ai diritti civili, rispettoso delle istituzioni, innovativo sull’integrazione degli stranieri”.
Nessuna volontà di rottura, all’inizio.
Neppure nella direzione Pdl dello scontro pubblico con Berlusconi, quello del “che fai mi cacci?”, finito sulle magliette dei giovani finiani: “Non sapevo cosa avrebbe detto Berlusconi quella mattina, quel che è successo è stata una sorpresa anche per me. La verità è che sono stato messo alla porta: Berlusconi è talmente l’opposto dei valori liberali che sbandiera da non poter tollerare alcun tipo di dissenso”.
La traversata nel deserto parte da lì.
Insieme al mix di attacchi contro chi non si piega e di lusinghe verso chi torna indietro che fanno parlare al fondatore di Fli di “armi seduttive del potere finanziario e mediatico”.
Mai si è visto un presidente della Camera denunciare l’esistenza di deputati disposti alla campagna acquisti, ma Fini puntualizza: “Mi sono meravigliato a vedere le mie frasi così tradotte: deputati comprati. Il mio ragionamento è più ampio: il conflitto di interessi esiste, lo sa bene anche la sinistra che quando ha governato ha ignorato la questione, in una fase in cui la messa all’indice di chi si oppone diventa il tratto distintivo, contrastare il gigante comporta gravi rischi. Ma la nuova anima del berlusconismo non è il conflitto di interessi, è l’oggettivo interesse al conflitto. C’è un interesse al conflitto permanente per creare uno stato di tensione, una perenne ordalia in cui si fa vivere agli italiani sempre l’ultima ora della campagna elettorale decisiva. Berlusconi alza muri per far dimenticare i suoi fallimenti, scava fossati contro i nemici: i comunisti, i giornalisti, i magistrati, gli alleati infedeli, Santoro, Fini… Va ben oltre il conflitto politico: come ha sottolineato il capo dello Stato, il pericolo è scatenare un conflitto istituzionale. Berlusconi ha delle istituzioni la stessa idea che ha del Pdl: una concezione proprietaria che lo porta ad attaccare i giudici, la Consulta, la Camera, fino a lambire il Quirinale”.
Oggi, però, imprevedibilmente il principale nemico dell’uomo di Arcore è diventato il leader della destra italiana, ieri delfino in pectore, ora accusato di ogni nefandezza, compresa quella di aver stretto un patto occulto con le toghe per bloccare ogni riforma sulla giustizia.
“Risibile”, reagisce Fini: “Io vado fiero di aver esercitato, nella fase in cui ero determinante nel Pdl, un notevole potere di interdizione per bloccare presunte riforme che non avevano nulla a che fare con l’interesse generale”.
Sul caso Ruby il presidente della Camera sgombra il campo dai sospetti: “Non è nè saggio nè giusto auspicare che Berlusconi possa essere costretto a rassegnare le dimissioni per via giudiziaria. Berlusconi va sconfitto politicamente, con le elezioni”.
E ripete quello che dichiarò a vicenda appena scoppiata, quattro mesi fa: “Se quella telefonata c’è stata, ci sarebbe un uso privato di incarico pubblico”. “Nulla da aggiungere oggi, se non che sottoscrivo in pieno quanto ha detto il capo dello Stato: l’imputato ha diritto di difendersi nel processo, non dal processo. Ed è un’ipocrisia dire: il giudice naturale è il Tribunale dei ministri. Se fosse davvero così basterebbe che il Pdl chiedesse alla Camera l’autorizzazione a procedere in tal senso. Altrimenti è tutto un infingimento. Un gioco degli specchi”.
Eppure sul processo Ruby il presidente della Camera potrebbe essere chiamato a schierarsi in prima persona.
Se il Pdl decidesse di sollevare il conflitto di attribuzione con il tribunale di Milano l’ufficio di presidenza della Camera sarebbe chiamato a votare sulla questione e il parere di Fini sarebbe determinante.
Il presidente pesa le parole una a una: “Si tratta di una questione molto delicata per una semplice ragione: non ci sono precedenti. Se si porrà la questione la affronterò. Bisognerà condurre un’istruttoria molto attenta, ascoltando il parere della Giunta del regolamento. D’altronde, non mi sembra che ci siano le idee molto chiare neppure tra i legali del presidente del Consiglio…”.
Ma di una cosa Fini è convinto: “Prendiamo l’immunità parlamentare: non ci sarebbe nulla di eretico a discuterne, i padri costituenti l’avevano prevista, in assemblee come il Parlamento europeo ci sono prerogative analoghe. Ma oggi in Italia parlare di ritorno all’immunità significa garantire l’impunità . Non è così? E allora sfido il Pdl: prevediamo per l’autorizzazione a procedere una maggioranza qualificata, i due terzi dei votanti della Camera, in modo che siano bloccate solo quelle inchieste dove è evidente il fumus persecutionis e non ci sia invece il rischio di garantire l’impunità a colpi di maggioranza. So già che anche questa elementare proposta sarà considerata una provocazione. Perchè il Pdl è solo alla ricerca di una corazza per Berlusconi contro i giudici”.
Un rilancio che dimostra come Fini non abbia nessuna intenzione di togliere il disturbo e di lasciare il piano nobile di Montecitorio.
Ecco il nuovo paradosso: un presidente della Camera extraparlamentare, pasoliniano, che invita a distogliere l’attenzione dal Palazzo per guardare a quello che si muove nella società .
Un anno fa Fini rifiutò di partecipare alle iniziative del Pdl per le regionali, cosa farà per le amministrative?
“Confermo: non farò campagna elettorale. E non è ostacolo al progetto di Fli che io sia presidente della Camera, perchè si può parlare al Paese in molti modi. Attenti a non cadere nel politicismo: Berlusconi avrà anche i numeri, 315 o 320, per far passare la legge sulle intercettazioni o sul processo breve, anche se non credo che sarà così facile, ma pensa davvero che un successo a Montecitorio possa rappresentare un successo nel Paese? Che le sue priorità siano le stesse del cittadino comune?”.
E Fini nega che la riuscita di Fli sia legata al numero dei parlamentari: “A Milano ero soddisfatto, avevo tolto dal campo l’equivoco di un’alleanza con la sinistra, senza ambiguità . E Bocchino, Urso e Viespoli avevano usato le stesse parole. Ora andremo avanti più spediti di prima. Voltiamo pagina, guardiamo al futuro e non al passato. Cosa sarà del Pdl dipenderà dall’epilogo della stagione di Berlusconi. E l’epilogo saranno le prossime elezioni, tra due mesi o due anni, è lì che vedremo se abbiamo vinto o perso”.
Prima di arrivare all’appuntamento, però, c’è un “tragitto a piedi”, non è una novità per l’erede di Giorgio Almirante.
Quando sciolse An Fini, citando Marco Tarchi, ricordò che essere di destra nella prima Repubblica significava essere “esuli in patria”, un destino di minoranza.
Anche oggi Fini, con la sua idea di destra liberale, sembra uno straniero nell’Italia berlusconiana: “Ne valeva la pena?, mi sono chiesto spesso. Ma di fronte a quello che vedevo mi sono detto: non è per questo che ho deciso di fare politica da giovane. A quasi sessant’anni non è più una questione politica. È qualcosa di più profondo: una questione di dignità “.
Marco Damilano
(da “L’Espresso“)
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Febbraio 24th, 2011 Riccardo Fucile
L’EX FUTURISTA APPENA TORNATO A CORTE: “DICEVO CAZZATE, TANTO PER DIRE”…”SOLO CHI NON CONOSCE LA POLITICA NON SA A QUALI PROVE SI VA INCONTRO, A QUALI COMPROMESSI”…”LA POLITICA ESALTA I PEGGIORI SENTIMENTI E LE UMANE DEBOLEZZE”… “AD UN QUARTO MANDATO CI TENGO…”
“Era cabaret”
Dalla bocca di Luca Bellotti, uno degli ultimi fuggitivi da casa Fini, le parole antiberlusconiane sgusciavano come anguille.
C’era anche del sarcasmo.
Noi non prendiamo ordini da Capezzone. E fortunatamente nemmeno da Cicchitto!.
C’era anche dell’ironia in quelle mie parole. Comunque mi avevano consigliato di andare in vacanza, sparire per quindici giorni.
Ma lei è fiero e mostra il petto
Si fanno cazzate, si dicono cazzate. Vai sul palco, ti lasci prendere dall’emozione.
Ha tirato fuori il Vangelo e San Luca, ha sterminato con una gragnuola di colpi la Santanchè.
Poi con lei mi sono chiarito. Daniela è un’amica, dai!.
Si è scaraventato contro Gasparri e La Russa, leader di una destra di carta.
Ah no, qui confermo.
Gianfranco, fai come Mosè e portaci fuori dalle acque!
Ci sta che mi si dica che il mio appare adesso un intervento da cabaret.
Ieri l’altro si è consegnato a Berlusconi, condotto per la collottola da Verdini.
Però al presidente ho detto che comunque mi tengo un po’ distante. Lui è del Milan, io delI’Inter. E non solo calcisticamente.
Era stretto stretto a Fini.
Gli voglio un gran bene ancora (porca troia, porca troia, porca troia).
Sembra totalmente contrito.
Ho praticamente realizzato la grande kermesse di Mirabello, quando in estate si iniziò il cammino con Fli. Ho corso per l’Italia a fare circoli, propaganda. Mi sono battuto, e sono finito stremato.
Il suo entusiasmo era veramente impareggiabile.
Invece i dubbi mi rodevano. Mica avevo fatto tutto quello per Bocchino e Briguglio? Io avevo aperto il cuore a Gianfranco Fini (che resta ancora il mio leader ma in senso più spirituale e spero di ritrovare un giorno, chissà …).
“Non passerò mai di là “. L’ha detto due giorni prima di trasferirsi ad Arcore.
Solo chi non conosce la politica non sa a quali prove va incontro, quale stress, quali compromessi.
Tre legislature. Verdini le ha garantito la quarta?
Dire che non penso alla quarta è una bugia. La politica esalta i peggiori sentimenti, le umane debolezze
Verdini cura le debolezze, per l’appunto.
In effetti mi seguiva da tempo.
La monitorava.
Si è comportato da signore
Su di lei Fini contava moltissimo.
Non me lo dica che mi sento male (porca troia, porca troia, porca troia).
Ormai il passo è compiuto.
Sono innamorato di Fini.
Adesso qualcuno potrebbe pensare: Bellotti è serio o fa cabaret?
Comprendo anche questo punto di vista
Ha comunque un grande senso della posizione in campo.
Non per niente sono il bomber della squadra di calcio dei parlamentari. Simpaticissimo.
Dai, ci vediamo alla buvette.
Antonello Caporale
(da “La Repubblica“)
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