Febbraio 24th, 2011 Riccardo Fucile
IL NOTO SONDAGGISTA SOTTOLINEA CHE IL PARTITO DI FINI E’ SOTTOQUOTATO DA MOLTI OSSERVATORI… IN REALTA’ ATTRAE ANCHE UNA FASCIA MOLTO AMPIA DI POTENZIALI ELETTORI CHE POTREBBERO ANCHE ORIENTARSI SU FLI AL MOMENTO DEL VOTO.. OGGI COME OGGI IL CENTROSINISTRA E’ IN VANTAGGIO SU PDL-LEGA… IL TERZO POLO POTREBBE ESSERE DETERMINANTE
La formazione di Gianfranco Fini “gode di una percentuale, nelle intenzioni di voto,
nettamente superiore a quanto molti osservatori si possano aspettare e attrae una quota molto ampia di elettori potenziali”.
Futuro e Liberta’ perde quasi ogni giorno un senatore o un deputato.
Ma a livello elettorale, almeno per il momento, non ha subito alcun contraccolpo.
E’ quanto rivela in esclusiva ad Affaritaliani.it il presidente dell’ Ispo Renato Mannheimer.
“Secondo il nostro ultimo sondaggio, Fli si attesta tra il 5 e il 6% e cambia un po’ tutti i giorni a seconda delle varie notizie che i cittadini leggono sulla stampa. Si tratta di un movimento molto volatile”.
Mannheimer tiene pero’ a precisare che la formazione di Gianfranco Fini “gode di una percentuale, nelle intenzioni di voto, nettamente superiore a quanto molti osservatori si possano aspettare, viste tutte le uscite di parlamentari che ci sono state negli ultimi giorni”.
“Futuro e Liberta’ attrae una quota molto ampia di elettori potenziali, anche perche’ e’ una novita’ dello scenario politico. E tanti del Popolo della Liberta’ guardano ancora oggi con interesse a Fli”.
Per quanto riguarda i dati degli altri partiti, spiega Mannheimer, “la situazione non e’ cambiata molto nelle ultime settimane”.
Il Pdl? “A noi risulta attorno al 30%, anche se, secondo altri istituti di ricerca, la percentuale e’ inferiore”.
Il Partito Democratico e’ invece “stabile al 25-26%”, cosi’ come la Lega Nord “tra il 10 e l’ 11%”.
Ma chi vincerebbe le elezioni politiche se veramente si tornasse alle urne in primavera?
“Se ci fosse un’ ampia coalizione che va da Pierferdinando Casini a Nichi Vendola, sarebbe certamente quest’ ultima a conquistare la maggioranza dei seggi sia alla Camera sia al Senato”.
Ma attenzione, sottolinea Mannheimer, perche’ “secondo le ultimissime rivelazioni, anche il centrosinistra composto da Pd, Sinistra Ecologia Liberta’ e Italia dei Valori (piu’ altre formazioni minori) avrebbe la meglio sullo schieramento Pdl-Lega, nonostante la corsa solitaria del Terzo Polo Fini-Casini-Rutelli”.
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Febbraio 23rd, 2011 Riccardo Fucile
NON RIESCE AI BERLUSCONES L’OPERAZIONE AZZERAMENTO DEL GRUPPO: SE NE VANNO SOLO VIESPOLI E SAIA… ORA SI CREERA’ UN GRUPPO DEL TERZO POLO CON UNA VENTINA DI SENATORI
Si rompe il giocattolo Fli al Senato. 
Ma Fini riesce a stoppare il temuto esodo.
A Palazzo Madama, dopo Pontone e Menardi, lasciano altri due dei dieci parlamentari che componevano il gruppo: Viespoli e Saia.
In sei, dunque, restano, Baldassarri in testa.
Mentre a Montecitorio rimangono in bilico, Urso e Scalia, in stand-by l’ex ministro Ronchi (e la compagna Cosenza).
A fine giornata, al quartier generale di Gianfranco Fini si tira un sospiro di sollievo. Ma è stata un’altra giornata campale.
Nel tentativo, in parte riuscito, di fermare l’emorragia verso il Pdl.
Giornata cominciata con la fuoriuscita di Barbareschi e Rossi, ufficializzata in aula dal vicepresidente della Camera Maurizio Lupi.
L’attore approda al misto, il deputato piemontese torna al Pdl.
Uscite già annunciate, ma sufficienti a portare l’asticella della maggioranza a 321.
Ore di operazioni concitate, al gran bazar Transatlantico.
Ad apertura di seduta, lo stesso Lupi annuncia che sei deputati Pdl passano al gruppo dei “Responsabili” (Lehner, Mottola, Orsini, Soglia, Stasi e Taddei), in modo da garantire quota 28.
Sufficiente alla maggioranza per riequilibrare le commissioni in bilico a Montecitorio.
Fli, nel frattempo, riunisce i suoi coordinatori regionali. Vertice tesissimo, non tutti condividono la svolta del congresso. Non si presentano il coordinatore siciliano, il deputato Scalia, e i senatori Baldassarri (Marche) e Saia (Veneto). Presagio di altre fughe.
Anche perchè dal Pdl il pressing è incessante, soprattutto su Urso e Scalia. Ronchi nega di fare da pontiere per il ritorno in blocco dei dissidenti al Pdl. Bocchino incontra Urso, su mandato di Fini e ne esce fiducioso: «Adolfo è un’energia positivissima per il nostro partito».
Sta di fatto che nel pomeriggio, in aula, Urso e Scalia vanno a sedere tra i banchi di Fli.
Mentre Patarino, altro considerato in ambasce, ripete di non aver «alcuna intenzione di lasciare Fli».
Bocchino è tranchant: «Ci spiace per gli addii, ma non mercanteggiamo». Briguglio rincara: «Quando i regimi sono alla fine ricorrono ai mercenari, Berlusconi come Gheddafi».
La notizia dell’ingresso dell’ex finiano Luca Bellotti con Denis Verdini a Palazzo Grazioli non fa in tempo ad arrivare alla Camera che Fabio Granata sbotta: «È in corso la più grande operazione di corruzione parlamentare della storia».
Ma è il lungo conclave degli otto reduci senatori Fli a monopolizzare le attenzioni, nel pomeriggio.
Al termine delle 4 ore, l’ormai ex capogruppo Viespoli notifica lo scioglimento: «Sono venute meno le prospettive politiche».
E non smentisce i contatti con Miccichè (Forza del Sud). Saia è già con un piede nel Pdl e il suo collega Butti, a Palazzo Madama, lo saluta così: «Betornato, abbiamo appena ucciso il vitello grasso».
Nella riunione la spaccatura è stata netta.
I sei finiani rimasti fedeli, al termine si ritrovano sul documento di Mario Baldassarri, di critica ai vertici ma di no alla scissione (pur ribadendo «mai con la sinistra»).
Con lui, Germontani, Valditara, De Angelis, Digilio e (pur con qualche titubanza) Contini.
Succede di tutto, in poche ore.
Al “Secolo d’Italia” si insedia il nuovo cda targato La Russa, Matteoli, Alemanno.
Duecento militanti di Fli manifestano davanti alla sede e la occupano.
I cinque consiglieri scorrono i conti del quotidiano finiano, non trovano nulla da imputare al direttore Perina e all’ex ad Enzo Raisi. Solo il disavanzo conclamato di 500 mila euro, circa (ma ridotto da 2,5 milioni).
Un buontempone li chiude a chiave nella stanza. Usciranno con l’aiuto di un fabbro.
Perina: «Dimissioni? Mai, se vogliono, mi caccino, sto andando a impaginare, come sempre. Ho incontrato il cda per chiedere garanzie per i 40 lavoratori, non mi hanno risposto». E il deputato Menia: «Vogliono chiudere una voce libera come in un regime».
La partita resta aperta.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)
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Febbraio 23rd, 2011 Riccardo Fucile
OCCUPATA IERI SIMBOLICAMENTE LA SEDE DELLA STORICA TESTATA DI DESTRA PER PROTESTARE CONTRO LA NOMENKLATURA DEI BERLUSCONES CHE VOGLIONO APPROPRIARSI DEL GIORNALE…GLI USURPATORI, ACCOLTI AL GRIDO DI “BUFFONI”, NON DANNO NEANCHE GARANZIE SUL POSTO DI LAVORO
E così la sede di via della Scrofa è stata occupata.
Dalle sinistre? No, dai futuristi.
È quello che è successo ieri, ed è solo l’ultimo capitolo dell’incredibile telenovela aperta dal tentativo dei berluscones dell’ex An di impossessarsi del controllo del Secolo d’Italia, che da anni è saldamente nelle mani dell’accoppiata futurista doc, Enzo Raisi-Flavia Perina.
La guerriglia va avanti da mesi.
Il deputato e la direttrice rivendicano i frutti del loro lavoro di questi anni: deficit ridotto a 500 mila euro (da due milioni) e giornale rifondato, reso glamour e intrigante.
I cinque commissari nominati dall’area La Russa-Gasparri, invece, rivendicano il diritto al controllo: “Ormai son fuori linea — spiega Mario Landolfi — non rappresentano più la sensibilità della destra, sembra che facciano il verso alla sinistra, hanno posizioni minoritarie”.
Il primo atto di guerra era stata la minaccia di chiudere i rubinetti della liquidità .
Il secondo, affiancare i cinque commissari a Raisi fino ad esautorarlo.
Il terzo era quello in programma per ieri: riunirsi e sostituire la Perina con un altro direttore (il candidato ideale era Gennaro Malgieri, che però ha declinato).
Ma qui sono iniziati gli effetti speciali e i guai.
Con il solo strumento di Internet, davanti alla sede del giornale e del partito si sono raccolti 200 militanti finiani pronti a fare di tutto per opporsi alla scelta.
I commissari (oltre a Landolfi, il deputato Alessio Butti, poi Valentino, Mugnai e Lisi) si sono trovati di fronte una muraglia umana di militanti e deputati: c’è, per esempio, Fabio Granata. C’è Raisi.
Ci sono i redattori del quotidiano che chiedono garanzie per il loro futuro, visto che il tam tam dice che l’obiettivo è ridurre l’organico e la foliazione per arrivare a un modello Foglio.
Entra Landolfi (che fra l’altro era un ex redattore) e parte un coretto: “Buuuu, buuuu!”.
Entra Butti e il coretto inizia a crescere, partono grida isolate: “Buffone!”.
I commissari salgono nella sede per cominciare la riunione, ma le soppresse non sono finite.
Gli animatori del sit-in li seguono.
La Perina chiede di entrare nella stanza riunione, anzi lo fa senza troppi complimenti: “Che succede?”, chiede Landolfi. “Cosa volete?”, aggiunge Butti.
“Vorrei — esordisce la direttrice — che deste garanzie sul mantenimento dei posti di lavoro”.
L’avvocato Valentino sembra quasi affranto: “Ma se ci siamo insediati da appena cinque minuti!”.
La direttrice, granitica: “Però quello che volete fare si sa da mesi…”.
Landolfi è categorico: “Non è vero nulla”.
La Perina: “Se le voci sono false, non dovete fare altro che smentirle…”. Landolfi, senza scomporsi: “Stiamo ancora controllando i conti, non possiamo dire nulla!”.
Ma la direttrice non molla la presa: “Ma come? tre mesi che ci pensate, ancora non avete un’idea?”.
A questo punto si arrabbia Butti e la tensione sale alle stelle: “Flavia, per piacere, smettila, di parlare a ruota libera…”.
La direttrice punta i piedi: “Vogliamo un comunicato in cui si garantisca che non toccherete i posti di lavoro”.
Landolfi media: “D’accordo”.
A fine serata, però, la rassicurazione non arriva.
Sentiamo Landolfi, che spiega: “Abbiamo bisogno di almeno un mese per decidere…”.
Ma alla domanda diretta conferma che la sorte della Perina è segnata: “Sarei ipocrita se non dicessi che ci deve essere assolutamente un cambiamento di linea. E quindi anche del direttore che garantisce quella linea”.
Volete un quotidiano berlusconiano?, chiedo.
E il deputato: “Possono anche sopravvivere delle quote di ‘eresia’, dei punti di vista vicini a Fini… Ma le idee della destra devono essere rappresentate”.
Poi il tono si fa quasi amareggiato: “Proprio ieri ho avvertito una brutta sensazione di estraneità alla nostra storia. La forma movimentista del sit-in. Il processo tardo-sessantottino intentato dalla Perina. sembravano degli extraparlamentari di sinistra!”.
Anche lo storaciano Fabio Sabbatani Schiuma protesta: “Ormai il Secolo sembra una succursale de l’Unità ”
Ma la Perina si arrabbia: “Ho scapocciato!”.
Prego? “È romanesco. Molti di noi sono entrati in sezione, ai tempi del Msi, a 13 anni. Questa è casa nostra e loro non hanno coraggio”.
Sta di fatto che tutto resta ancora aperto.
Se non altro perchè c’è un altro problema: la Perina, deputata, lavora gratis. E il giornale, in stato di crisi, non può fare assunzioni: “Dove lo trovano un altro che si fa il mazzo gratis?”.
Luca Telese
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Febbraio 22nd, 2011 Riccardo Fucile
NON AVENDO UNA REPUTAZIONE DA DIFENDERE, PUO’ DIRE E FARE QUELLO CHE VUOLE…SE POI E’ RIVOLGABBANA, DI ANDATA E RITORNO, SI VANTA DUE VOLTE…I CASI ROSSO, MENARDI E BARBARESCHI VISTI DA MARCO TRAVAGLIO
Nei paesi seri il voltagabbana è una figura losca, limacciosa, infida, puteolente.
Uno che fa ribrezzo a tutti e dunque anche a se stesso.
Striscia contro i muri, cerca il buio, spera di non esser notato e soprattutto di non apparire mai a colori, per nascondere meglio il rosso vergogna.
In Italia invece il voltagabbana è un furbo di tre cotte, invidiato o almeno compreso, gode di ampio consenso e ammirazione: incede tronfio e giulivo alla luce del sole, convoca telecamere e conferenze stampa, rilascia interviste, dà lezioni, lancia moniti e appelli.
Non avendo una reputazione da difendere, può fare e dire qualunque cosa. Se poi è un rivoltagabbana, di andata e ritorno, si vanta due volte, anzi due svolte.
Finora, di quest’ultimo modello superaccessoriato con retromarcia multipla di serie, esisteva un solo prototipo: il Mastella, passato da destra a sinistra a destra.
Ma ha presto fatto scuola: i berlusconiani divenuti finiani e tornati berlusconiani sono legione.
Martedì scorso, sul volo Torino-Roma delle 11, mi ritrovo accanto Roberto Rosso da Vercelli.
Lo conosco dal 1992 quando, giovane Dc (corrente Andreotti), creò il movimento “Mani Pulite” e con le sue denunce contribuì a far arrestare in blocco la giunta comunale di pentapartito della sua città .
Due anni dopo era già in Forza Italia e lì bivaccò, per cinque legislature, fino a qualche mese fa, quando fu folgorato sulla via di Fli.
Una crisi di coscienza per motivi ideali, infatti divenne subito coordinatore regionale dei finiani, facendo infuriare la Siliquini e Menardi (anch’essi rientrati a corte).
I giornali ipotizzano un suo ritorno all’ovile.
Glieli mostro, lui spalanca il sorrisone: “Tutte balle. Verdini mi chiama un giorno sì e l’altro pure, promette posti di governo, ma non ha capito chi è Roberto Rosso”.
Poi si addormenta per il resto del volo.
Due giorni dopo ripassa con B.
Verdini aveva capito benissimo chi è Roberto Rosso.
Il quale spiega al Giornale: “Verdini e Santanchè hanno fatto sì che si incuneasse nella mia coscienza l’idea di un ritorno a casa”.
Perchè “io sono pronipote di san Giovanni Bosco”, fondatore dei salesiani che lui confonde coi berlusconiani.
Il santo dev’essergli apparso in sogno per rammentargli “la mia formazione cattolico-liberale” (era andreottiano, ma fa lo stesso) e metterlo in guardia dalla “deriva laicista che sta prendendo possesso del Fli”.
Invece i bungabunga ad Arcore sarebbero molto piaciuti, al santo prozio. Ergo non poteva restare un istante di più “in un partito con l’ossessione dell’antiberlusconismo”.
Che strano: a Bastia Umbra, Rosso era in prima fila a spellarsi le mani quando Fini urlò che B. doveva dimettersi.
E il 15 dicembre votò la sfiducia al governo B.
Poi, casualmente, ha scoperto che i finiani, massacrati per mesi da giornali e tv di B. per ordine di B., non simpatizzano per B.
Strana gente, eh?
Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata “la direzione nazionale, in cui ascoltavo discorsi da vecchio Msi”, “troppo di destra” per i suoi gusti. Purtroppo don Bosco non è apparso ad altri due rivoltagabbana, Barbareschi e Menardi, che invece lasciano Fli perchè “vuole allearsi a sinistra con Vendola”.
Poco importa se Fini l’ha sempre escluso.
Menardi da Cuneo, che fino all’altroieri tuonava contro il “partito azienda”, dice che ci torna ma “per migliorarlo” e lo farà tutto da solo, con le nude mani. Anzi no, per ora non torna: “Resto a bagnomaria aspettando gli eventi”, farà un gruppo con gli altri come lui: “i Propositivi”, quelli che si propongono. Anche Barbareschi, dopo lo sblocco delle sue fiction Rai, roba da 10 milioni di euro, vuole dare “il mio contributo creativo” al Pdl con “il progetto di wikipolitics”: roba forte.
Del resto lui, come Sordi ameregano a Roma, “stavo a Broadway”.
E poi “Berlusconi mi ha ringraziato per la coerenza”.
E “Verdini ha riconosciuto il mio atteggiamento corretto, serio”.
E quando B. ti certifica la coerenza e Verdini la correttezza, puoi dormire tranquillo.
È il marchio di garanzia.
Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Febbraio 20th, 2011 Riccardo Fucile
I BERLUSCONES VOGLIONO RIPRENDERSI IL GIORNALE SCOMODO: QUESTO L’OBIETTIVO DEL NUOVO CDA…. IL PDL DA POPOLO DELLA LIBERTA’ A PARTITO DELLA CENSURA , COME NEI PEGGIORI REGIMI COMUNISTI
Un’altra giornata lunga nella trincea de Il Secolo d’Italia.
Spirito da guerriglieri vietcong, titoli strappapelle (“Torna la legge bavaglio”) ostentazione di sentimenti atarassici di fronte al bollettino del calciomercato berlusconiano.
Sospira Flavia Perina: “Hanno messo in moto la fabbrica del fango, e quella del denaro. Hanno prospettato la disintegrazione fisica di chi stava con noi e la ricopertura d’oro di chi passava con loro. Se alla fine di tutto questo — sorride — ci hanno strappato solo tre parlamentari, non mi pare che siamo al tracollo. Sa cosa scrivono oggi i lettori?”
La direttrice de Il Secolo indica uno scatafascio di lettere sul tavolo: “Andate avanti, andate avanti, andate avanti! Se questi sono gli umori di un esercito in rotta io non capisco più nulla di politica”.
Già .
Ora il prossimo obiettivo degli ex An rimasti fedeli al Cavaliere è “prendersi il giornale”.
Lo scrive la stessa direttrice, nell’editoriale che firma stamattina, raccontando che il nuovo Cda de Il Secolo d’Italia, gestito “tutto da berluscones”, ha convocato una riunione per martedì prossimo.
Se mancava un tassello al mosaico, ora non manca più nulla.
La parola d’ordine di Silvio Berlusconi è chiudere l’offensiva contro Futuro e Libertà con una guerra lampo e con un azzeramento totale: prima la cancellazione dei gruppi parlamentari. Poi la sterilizzazione della sua coriacea voce mediatica.
Chiedi a Enzo Raisi se la prospettiva lo spaventi e lui alza le spalle: “No, perchè per quanto possano fare non riusciranno mai a cancellarci o imbavagliarci”. L’uomo macchina di Fli si mostra per nulla spaventato: “Stiamo pagando tutti insieme i prezzi della sottocultura berlusconiana. L’idea che hanno instillato in questi anni, e cioè che la politica sia un mercato sempre aperto, in cui si battono prezzi di asta a tutte le ore, fa impazzire le persone. Rende insanabili o insostenibili i conflitti che prima erano fisiologici. Pagheremo anche questo prezzo, per costruire una prospettiva nuova”.
Se ti aggiri per le stanzette del Secolo ponendo interrogativi sulla sopravvivenza del movimento e sul peso della diaspora, ti rispondono tutti allo stesso modo: “Siamo impegnati in una battaglia mortale, ma abbiamo visto ben di peggio”. Anzi.
Ai finiani futuristi doc, in questo momento, piace respirare l’aria dell’innovazione assoluta, rimarcare che la compravendita dei parlamentari apre spazi a quel microcosmo di società civile che si è fatto strada nel nuovo progetto.
Il sofisticato notista politico Valerio Goletti, per esempio, altri non è che Annalisa Terranova, una delle firme politiche più solide del giornale.
E il ricorso allo pseudonimo non è dovuto a qualche timore politico, ma solo al fatto che la Terranova — come molti altri redattori — firma spesso due o tre pezzi a numero.
Ebbene, Goletti-Terranova, nel giorno del grande big bang, ti racconta che ieri si è insediata la nuova segreteria politica di Fli in cui vengono quasi tutti dalla società civile e dalle professioni.
E chi è il nome simbolo di questo nuovo organismo? Sorpresa.
Il professor Alessandro Campi, che pure aveva criticato alcune recenti mosse di Fini.
Il che è un simbolo del tourbillon che attraversa il partito-movimento. “Quando il gioco si fa duro i duri scendono in campo”, dice scherzosamente Luciano Lanna (condirettore del quotidiano) parafrasando i Blues Brothers.
Vuole dire che le fughe di chi risponde al richiamo della foresta fa tornare in trincea quelli che magari avevano espresso dubbi politici, ma che non accettano il suk.
“Mi rendo conto — spiega ancora la Perina — che quelli della mia generazione, nel bene o nel male, hanno l’abitudine a combattere in prima linea. Mentre molti altri non avevano questa preparazione e hanno pagato un prezzo”.
Non troverete, sul giornale di oggi, invettive contro i transfughi: “Non mi piacciono. Ho visto esercitare pressioni pazzesche — spiega la direttrice — e mi rendo conto che chi non aveva la caratura per sostenerle è rimasto schiacciato”. È davvero così, dunque?
L’eterna favola del pugno di coraggiosi che resiste a tutti e a tutto?
Ovviamente no, perchè dietro le professioni di sicurezza emergono anche paure e dubbi. E anche i rischi.
L’onorevole Menardi, quando ha dovuto motivare il suo distacco ha evocato la madre: “Ha 92 anni. Quando mi ha chiesto se davvero Fini stava andando con i comunisti mi sono reso conto che ci stavamo allontanando dal nostro elettorato”. Italo Bocchino, al contrario su questo è categorico: “I piccoli spostamenti di ceto politico non cambiano la novità del nostro messaggio, anzi.
Il volto indispensabile di Fli è uno solo: quello di Gianfranco Fini”.
Come dire che epurandosi ci si rafforza. Di questo i futuristi sono convinti. Sorride, Raisi: “Volete sapere un retroscena illuminante? Menardi aveva deciso di andarsene anche perchè, forse ingiustamente, gli era stato preferito Rosso, ex forzista, come coordinatore regionale. Il bello è che Rosso se n’è andato un minuto dopo di lui”.
Ma il big bang è anche il pretesto per chiarire dispute identitarie antiche.
La Perina è sarcastica: “Te lo immagini cosa diventano la nostra storia e questo giornale se il Secolo finisse nelle mani dei berluscones? Paginate regalate al fascismo di cartapesta di Lele Mora. Quello con la suoneria di Faccetta nera, che grida a Formigli ‘Spero che i fascisti arrivino a prenderti a calci!’, e poi imbarca le ragazzine da portare a Villa Certosa!”.
Sì, è una resa dei conti finale, tra modelli culturali e politici: “Il processo di berlusconizzazione — dice Raisi — aveva contagiato anche le classi dirigenti. Anche noi. Ora, qualunque cosa accada, abbiamo fatto un punto e a capo”.
Luca Telese
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Febbraio 19th, 2011 Riccardo Fucile
LA PROCURA DI ROMA HA CHIESTO AL TRIBUNALE DEI MINISTRI L’UTILIZZO DELLE INTERCETTAZIONI DEI DIALOGHI TELEFONICI TRA BERLUSCONI E IL COMMISSARIO DELL’AUTORITA’ GARANTE DELLE COMUNICAZIONI, IN CUI IL PREMIER CHIEDEVA DI INTERVENIRE PER CHIUDERE ANNO ZERO E ALTRE TRASMISSIONI A LUI SGRADITE
La Procura di Roma vuole procedere contro Silvio Berlusconi per concussione e minaccia a corpo
dello Stato.
Il Fatto Quotidiano è in grado di rivelare che il 3 febbraio 2011 il Procuratore capo Giovanni Ferrara ha firmato la richiesta di utilizzazione delle telefonate intercettate nel procedimento di Trani a carico di Berlusconi.
Sono le famose conversazioni dell’autunno caldo del 2009 tra il commissario dell’Autorità Garante delle Comunicazioni, Giancarlo Innocenzi, e il premier rivelate all’opinione pubblica dal Fatto con uno scoop che è costato al nostro Antonio Massari una perquisizione e un’inchiesta per rivelazione di segreto. In quelle telefonate il commissario (già sottosegretario del Pdl) era sottoposto a ripetute e crescenti pressioni per chiudere Annozero e gli altri talk-show sgraditi da parte del premier.
Per esempio, il 14 novembre del 2009 Berlusconi gli notifica: “Ho fatto l’altra sera nel corso della trasmissione Annozero una telefonata indignata al presidente dell’Autorità Calabrò dicendogli: ‘Sta guardando la trasmissione? Ma è una cosa oscena quello che succede!’”.
Di fronte alle giustificazioni balbettanti di Innocenzi sui suoi limitati poteri, il Cavaliere ordina: “Adesso bisogna concertare che l’azione vostra (dell’Agcom, ndr) sia da stimolo e consenta alla Rai di dire: ‘Chiudiamo tutto””.
Un’altra telefonata rilevante per i pm romani è quella del 28 novembre.
Dopo la puntata di Annozero sul caso Mills, Berlusconi torna alla carica con Innocenzi: “È una cosa assurda questo Garante! Se voi non riuscite nemmeno a intervenire e a dire che non si fanno i processi in televisione … ma che cazzo di organismo siete? Lasciate andare avanti una cosa del genere? Ma scusami che cazzo siete lì a fare?”.
Quando le intercettazioni vengono pubblicate dal Fatto nel marzo del 2009 esplode l’indignazione per un premier-magnate delle tv che tratta come un maggiordomo il commissario Agcom, nominato dal Parlamento, inamovibile per 8 anni e pagato 400 mila euro all’anno proprio per garantire la sua indipendenza.
Ma subito entrano in funzione i soliti ammortizzatori mediatici e giudiziari. L’indagine, come oggi Berlusconi chiede per il caso Ruby, finisce al Tribunale dei ministri, che potrà condannare Berlusconi solo con l’autorizzazione del Parlamento.
Il Collegio dei reati ministeriali sente una decina di persone, compresi il Direttore generale della Rai Mauro Masi, Innocenzi e il presidente dell’Agcom Corrado Calabrò, poi passa la palla alla Procura di Roma che – per legge – deve formulare la sua richiesta: archiviazione o richiesta di rinvio a giudizio. La stampa amica preme per la prima ipotesi.
In questo clima, a sorpresa, la Procura di Roma trova il coraggio per vergare un provvedimento che va in senso opposto: quelle telefonate sono rilevanti penalmente.
Il procuratore Giovanni Ferrara, l’aggiunto Alberto Caperna e i due sostituti Roberto Felici e Caterina Caputo con il loro atto del 3 febbraio scorso ne chiedono l’utilizzazione contro il presidente Silvio Berlusconi.
La richiesta di utilizzazione delle telefonate non è ovviamente una condanna, nè è equiparabile alla richiesta di rinvio a giudizio, ma certamente questo atto — tutt’altro che scontato — delinea una valutazione positiva della sostenibilità dell’accusa in un eventuale giudizio.
La stessa Procura di Roma ha spiegato, infatti, in un altro procedimento a carico di Berlusconi (quello per la corruzione dei senatori per dare la ‘spallata’ a Prodi nel 2007) che la richiesta alla Camera è necessaria solo per usare le telefonate contro un parlamentare e non serve invece per usarle in suo favore.
Se i pm avessero voluto archiviare l’indagine nata a Trani lo avrebbero fatto subito senza chiedere il permesso a nessuno.
C’era anche una terza possibilità : la Procura avrebbe potuto chiedere subito il rinvio a giudizio senza chiedere di usare le intercettazioni.
Un’opzione scartata perchè l’accusa perderebbe vigore senza gli audio della voce imperiosa del premier che intima di chiudere Annozero a un Innocenzi balbettante.
I pm di Roma con questo atto di fatto sposano la tesi del collega di Trani.
Dal 3 febbraio 2011 quattro magistrati romani, compreso il capo dell’ufficio, condividono il lavoro del coraggioso magistrato pugliese Michele Ruggi
ero, che ha alzato il velo sui traffici telefonici tra Masi, Innocenzi e Berlusconi. In questo triangolo delle Bermuda dovevano scomparire per sempre dagli schermi le voci ostili al Cavaliere.
Una strategia recentemente riattivata con gli stessi strumenti adottati allora, a partire dal regolamento che vieta di raccontare i processi in tv.
Era questa l’arma letale vagheggiata dal Cavaliere e da Innocenzi nelle intercettazioni per bloccare le puntate di Annozero sui processi a Cosentino e Dell’Utri.
Ed è sempre quel regolamento a essere stato riesumato ora dal Direttore generale Mauro Masi nella sua telefonata ‘dissociata’ ad Annozero per il caso Ruby.
Proprio quando l’assedio ai talk show politici riparte, la magistratura batte finalmente un colpo.
Ora a ritenere che in quelle telefonate ci siano elementi di prova utili a contestare al presidente del consiglio Berlusconi una serie di reati gravissimi sono i vertici dell’ufficio più prudente e potente d’Italia.
Se il Tribunale dei ministri accogliesse l’impostazione della Procura di Roma, il premier rischierebbe un processo con accuse ancora più gravi di quelle formulate a Milano.
Accanto alla concussione, contestata anche nel caso Ruby (il più grave dei reati contro la pubblica amministrazione punito con la reclusione fino a 12 anni) nel caso Agcom c’è anche la minaccia a corpo dello Stato, punita con la reclusione fino a sette anni.
Il procuratore capo Giovanni Ferrara e l’aggiunto Alberto Caperna hanno passato ore a riascoltare le telefonate per interpretarne il senso e il tono delle parole del premier.
Dopo quattro mesi di riflessioni insieme ai due sostituti hanno deciso di spedire la richiesta di autorizzazione all’uso delle intercettazioni al Tribunale dei ministri.
Ora sarà questo collegio composto da tre giudici estratti a sorte a decidere il destino del premier.
Il presidente del collegio Eugenio Curatola (giudice della seconda sezione civile del Tribunale di Roma) e i due componenti Alfredo Maria Sacco (giudice civile a Roma) e Pier Luigi Balestrieri (giudice penale a Tivoli) certamente terranno in considerazione le valutazioni dei cinque pm.
Se confermeranno la linea della Procura, la parola passerà alla Giunta e poi all’aula della Camera dei deputati.
Solo allora davvero si potrà dire che a Roma c’è un ‘giudice rivoluzionario’.
Marco Lillo
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Febbraio 19th, 2011 Riccardo Fucile
PARLA ROBERTO ROSSO, TORNATO NEL PDL: “I FUTURISTI VANNO A DESTRA, IO SONO LIBERALE, VERDINI MI HA CONVINTO”…”SILVIO MI HA SEMPRE VOLUTO BENE E POI E’ SALESIANO COME MIO ZIO”…. HA AVUTO GARANZIA DI INCARICHI DI ALTO LIVELLO
“Rifletti bene – mi ha detto Verdini – è l’ora della responsabilità .Te la senti di premere
il pulsante contro Silvio? Te la senti? Non è più facile ricomporre i dissidi e rientrare da noi?”.
In quel preciso istante, quando cioè si stava per votare alla Camera l’autorizzazione a perquisire Spinelli, cassaforte mobile di Berlusconi, la mano di Verdini si è poggiata sulla sua spalla e il corpo di Roberto Rosso ha avuto un fremito.
“Sono andato da Gianfranco Fini e gli ho detto: non me la sento”.
L’affetto per Berlusconi è speciale.
“Mi ha sempre voluto bene, tanto bene. Le divergenze erano sorte per beghe locali in Piemonte”.
C’è anche un legame spirituale che in qualche modo la connette al premier.
“Si sa che lui è un salesiano fervente”.
E lei è…
“… San Giovanni Bosco è mio prozio”
Sembra niente, ma anche queste cose contano.
“Fini è un galantuomo, ha capito”.
Il suo è stato un momento di sbandamento.
“Una reazione alla piccola difficoltà “.
Si sente che è liberato da un peso che rendeva pesanti i suoi passi.
“Il mio rapporto con Berlusconi è meraviglioso, inossidabile, denso, felice”.
La bega locale di Torino aveva del resto le dimensioni di una cosuccia.
“Totalmente superata, abbiamo splendidamente risolto”.
La trasferta in Futuro e libertà è durata quattro mesi.
“Sa cosa le dico? Io sono liberale e davvero al congresso di Milano ho avvertito una virata a destra. Brrrr
Sembrava invece che Fini virasse a sinistra“.
“No, a destra. Sentivo che gli amici di Fli avevano bisogno di ritornare alla propria identità missina”.
La sua casa è Forza Italia, il popolo della libertà .
“Ho riflettuto per tempo e il dilemma è sempre stato questo: continuo a stare in questo partito o ritorno a casa?”.
Rifletti bene, le ha ripetuto con affetto Verdini.
“E ho scelto. Fini è un galantuomo, squisito”.
E lei, nipote del santo, è amico del premier salesiano (temporaneamente peccatore).
“Il mio tragitto politico è lineare”.
Prega?
“In che senso?”
Pratica, frequenta? O è uno di quei cattolici adulti.
“Parecchie volte vado a messa. Ma perchè me lo chiede?”.
Per via di San Giovanni Bosco.
“A messa anche a Roma”.
Berlusconi l’ha infine abbracciata.
“Certo, è stato bello”.
Fini più gelido.
“Una stretta di mano. Però gentile”.
Antonello Caporale
(da “La Repubblica“)
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Febbraio 18th, 2011 Riccardo Fucile
“LA FORZA ECONOMICA NON INCIDE SOLO NELL’ACQUISTO DI DEPUTATI, MA ANCHE SCATENANDO LA MACCHINA DEL FANGO CONTRO CHI SI OPPONE”…”BERLUSCONI STA TRASCINANDO IL PAESE VERSO UNA DERIVA SUDAMERICANA”
“Attenzione, la forza economica non incide solo nell’acquisto di deputati, ma anche scatenando la macchina del fango contro chi si oppone. Però non siamo spaventati”.
Fabio Granata, il falco per eccellenza, non solo sottoscrive le parole di Gianfranco Fini, ma va oltre: fa nomi, contestualizza episodi, denuncia pressioni e minacce.
Onorevole, in Fli c’è qualcuno che si è fatto convincere da Berlusconi…
Vede, è evidente la presenza di zone grigie. Ebbene queste “zone” è meglio se vengono subito allo scoperto e se ne tornino a casa.
Si spieghi meglio…
Non le voglio individuare per non dare alibi a nessuno…
Parliamo di parlamentari che hanno un prezzo…
So una cosa: certe conversioni sulla via di Damasco le trovo sospette. È strano se dopo un congresso dove nessuno ha espresso una sola perplessità sulla linea politica, c’è chi dà l’addio. Però c’è un piccolo particolare che Berlusconi non ha capito: che il conflitto parlamentare si è chiuso il 14 dicembre con la nascita dall’area dei “disponibili”.
I Responsabili, dove sono confluiti anche tre dei vostri…
Sì, un’area vergognosa. Ma da quel momento abbiamo capito che non è per via parlamentare che Berlusconi può cadere, quindi se ingrandisce di una o due unità , spende male i suoi soldi. Piuttosto deve pensare a trovare un candidato credibile per la campagna elettorale.
Siete pronti a denunciare quanto state subendo?
Vivo sotto scorta da dieci anni, e in vita in mia ho messo 38 vincoli paesaggistici come assessore in Sicilia. Ho fatto quaranta demolizioni. Eppure mi sono ritrovato fotografato su Panorama come un ladro. Perchè sono contro. Come me, lo stesso trattamento è stato riservato a Bocchino, Briguglio, Fini, mentre altri come Baldassarri andavano a cena a Palazzo Grazioli. Il problema è quello di avere contro un potere smisurato.
Come intendete andare avanti?
Non abbiamo più la necessità di avere dei gruppi parlamentari, la questione si è spostata. Guardi Sel: hanno il 9% eppure sono fuori, così noi. Detto questo, dobbiamo tornare allo spirito di Bastia Umbra, all’anti-berlusconismo, e chi ci sta lo deve fare fino in fondo.
Non c’è un conflitto tra il ruolo istituzionale di Fini e quello che poi dichiara sul premier?
Lui, in questa fase, resta lì come baluardo della democrazia, come terza carica dello Stato, quando la seconda e la quarta non sono il massimo dell’equilibrio.
Ultimamente è più preoccupato del solito?
Sì, molto: ho ricevuto minacce telefoniche e altri segnali. È significativo come viene dipinto il vicepresidente dell’antimafia, sono sicuro di altri servizi da Panorama, tanto che sto facendo cause legali e civili.
Ha sentito Fini? Come sta vivendo questo passaggio?
La grande delusione del presidente della Camera, è che all’indomani di Milano, con in campo un rischio concreto per la democrazia italiana, c’è ancora qualcuno che pensa al ruolo che deve avere dentro a un partito. È una vergogna.
Ma l’ha visto?
Sì, è determinato e sicuro delle sue decisioni.
Bè, sarà stupito degli addii…
Anche incazzato. Ma non intende recuperare questi. Ribadisco: il conflitto non è più parlamentare, ma sociale, verso una deriva sudamericana pericolosissima. Con tutto il rispetto per il Sudamerica.
al.fer.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Febbraio 18th, 2011 Riccardo Fucile
“ASCOLTO GENTE DI VALORE COME URSO, ALTRI SONO SOPRAVVALUTATI”… “CHI SE NE VA E’ PERCHE’ HA RICEVUTO UN’OFFERTA DI QUELLE, PER DIRLA CON ‘IL PADRINO’, CHE NON SI PUO’ RIFIUTARE”…”IN UN ANNO FAREMO IL PARTITO: 200.000 ISCRITTI, 11O RESPONSABILI PROVINCIALI ELETTI DALLA BASE”
Il progetto politico è «intatto», la linea è «chiara» e «c`è il leader». 
Che chiedere di più dalla vita?
A sentire Italo Bocchino, Futuro e Libertà non è a pezzi.
Quelli che lasciano la barca «non fuoriescono per ragioni politiche, ma per la poltrona».
E comunque sia non ce l`hanno con lui, con Bocchino: «Hanno solo cercato di condizionare Fini seguendo la vecchia logica dei colonnelli dentro An. Ma è roba vecchia, non ha funzionato. Fini ormai guarda avanti, si rivolge a chi sta fuori dal Palazzo. Ha fatto un`altra Fiuggi e voi non ve ne siete accorti».
Scusi Bocchino, non è che alla fine rimarrete in quattro: Fini, lei, Granata e Briguglio?
«Saremmo comunque già troppi. Ne serve solo uno, Fini. E` lui che porta i voti. E poi abbiamo sempre più parlamentari di Vendola, che non ce li ha, e dell`Udc».
Ammetterà che è una mezza catastrofe un partito che perde pezzi all`indomani del congresso di fondazione.
«E un falso problema. Non è questione di numeri. Chi se ne va è perchè ha ricevuto un`offerta di quelle che, per dirla con` Il Padrino”, non si possono rifiutare. In molti temono la fine della legislatura, ogni tacchino vuole rinviare il Natale. Senza contare che Berlusconi è un maestro nel promettere future candidature che poi non mantiene. Ma il nostro progetto politico è intatto. Per la fine dell`anno Fini avrà il partito che gli serve: 200 mila iscritti, 110 presidenti provinciali eletti dalla base, 20 coordinatori regionali scelti dagli iscritti…».
Non neghi la botta d`immagine.
«E` una partita complessa, recupereremo. Se qualcuno non ha lo stomaco forte ne prendiamo atto».
Un esodo a pochi giorni dal battesimo dovrebbe farvi riflettere.
«Guardi che stanno fuoriuscendo per le poltrone, non per la linea politica. Il congresso si è aperto con tre relazioni e tutte definivano il profilo di Fli alternativo alla sinistra. Fini ha chiuso su questa linea all`unanimità ».
Allora è lei il problema.
«No, assolutamente. Certo, si è discusso del posto di capogruppo che lasciavo…».
Sta dicendo che è stata la scelta di Benedetto Della Vedova a far saltare i nervi?
«Non la sua persona ma il segno di discontinuità che rappresenta.Fini ha fatto un`altra Fiuggi e nessuno se ne è accorto. E` finita l`epoca dei colonnelli che condizionavano il Capo».
Per la verità a Fiuggi tutti gli davano retta.
«A Fiuggi se ne andò Rauti che contava molto di più di Pontone, Menardi e Rosso».
Baldassarre, ago della bilancia sul federalismo, vacilla.
«Non penso che se ne vada ma, al caso, tutti i gruppi devono essere rappresentati in commissione».
Com`è andato l`incontro con Urso?
«Ci siamo fatti una bella chiacchierata. Urso è una persona di qualità , al contrario di altri che sono corteggiati in maniera eccessiva rispetto a quello che valgono.
E` giusto ascoltare il suo mal di pancia. Altra cosa è pensare che Fini possa subire veti».
Dopo le allusioni del presidente della Camera al potere finanziario di Berlusconi, Ferrara chiede l`intervento di Napolitano.
«Lasciamo perdere. Consiglio a Ferrara di scrivere un`enciclopedia su Berlusconi».
La vostra performance ha messo di buon umore il premier.
«Il massimo che può ottenere è l`accanimento terapeutico. Attaccato alle macchine, può resistere un anno in più. E intanto noi facciamo il partito».
Alessandra Longo
(da “La Repubblica“)
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