Agosto 19th, 2026 Riccardo Fucile
IL GOVERNO CRIMINALE DI NETANYAHU USA METODI NAZISTI
Cittadini palestinesi marchiati con un numero scritto sulla fronte e sulle braccia con un
pennarello dai militari dell’esercito israeliano in Cisgiordania. È il nuovo inquietante caso, denunciato da più parti, che riaccende l’attenzione sulla condotta e le violenze dei soldati dell’Idf durante le operazioni di rastrellamento nei territori palestinesi.
Secondo i racconti, corredati dalle immagini, diversi cittadini della località di Qabatiyah, nel nord della Cisgiordania, sono stati marchiati con il numero 44 durante una operazione militare israeliana in zona. L’Idf ha ammesso le condotte sostenendo che i militari sono stati redarguiti.
“È così che si presenta la disumanizzazione: si cancella l’essere umano e lo si trasforma in un numero” ha dichiarato senza mezzi termini Ahmad Tibi, membro della Knesset e leader del partito arabo-israeliano, parlando di “un’immagine che ricorda periodi bui”.
La pratica, ammessa poi anche dai vertici militari dei di Tel Aviv, è stata documenta dai media locali che hanno mostrato le immagini di alcuni palestinesi col numero 44 scritto col pennarello su fronte e braccia tra cui il giornalista Mahmoud Zakarneh. Secondo gli stessi residenti, i militari israeliani avrebbero picchiato decine di persone interrogandole sotto minaccia prima di marchiarle col pennarello.
L’Idf ha spiegato che i fermi sono scattati nell’ambito di una operazione di rastrellamento per rintracciare individui sospettati di pianificare attentati e ha riguardato oltre una cinquantina di edifici nel nord della Cisgiordania. Secondo i vertici militari, i soldati coinvolti hanno “contrassegnato i sospetti interrogati nell’ambito dell’operazione” per tenere traccia delle persone già controllate.
L’Idf ha spiegato che è una condotta non appropriata e che vi sarà un richiamo formale ai soldati autori del gesto senza specificare però quali provvedimenti saranno presi. In realtà non è la prima volta che simili comportamenti vengono messi in atto dall’esercito israeliano. Già nello scorso aprile alcuni soldati avevano scritto dei numeri sulle mani di donne palestinesi all’ingresso del campo profughi di Jenin, e anche in quel caso l’azione venne definita una “cattiva valutazione” con la promessa di provvedimenti.
In Cisgiordania ormai da settimane si assiste a una escalation di violenze dopo ripetuti blitz violenti di coloni israeliani volti a scacciare i palestinesi per recuperare insediamenti, il tutto sotto gli occhi dei militari che quasi mai intervengono. Il caso più eclatante vicino Nablus dove diverse famiglie palestinesi restano sotto assedio dei coloni che impediscono l’arrivo di cibo e acqua per costringere i residenti proprietarie delle abitazioni ad abbandonare le loro case.
(da Fanpage)
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Agosto 19th, 2026 Riccardo Fucile
LA RAI CERCA UNA COLLOCAZIONE AL CONDUTTORE PER EVITARE DI PERDERE IN TRIBUNALE
La nuova stagione di Report non sarà guidata e condotta da Sigfrido Ranucci. La decisione arriverà nei prossimi giorni, ma secondo Giacomo Amadori su Libero sarebbe già stata presa dai vertici Rai. Se altro tempo sta richiedendo la conclusione formale dell’indagine interna sarebbe solo perché una nuova collocazione per il giornalista ancora non c’è. Il tutto per evitare un «effetto Santoro», non solo sul piano giuridico, visto che Michele Santoro vinse in tribunale contro la decisione di viale Mazzini, ma anche quello reputazionale. Appena ieri Ranucci a Lavarone per la presentazione del suo libro aveva evitato scontri frontali: «L’azienda può fare quello che vuole, è l’azienda». Compreso sostituirlo, ma il piano non sembra così semplice visto che anche nomi simbolicamente importanti per Report come Milena Gabanelli non ne vuole proprio sapere di tornare.
Cosa rischia la Rai in caso di ricorso
Proprio per blindarsi da questo scenario, come racconta Ilaria Proietti sul Fatto Quotidiano, l’amministratore delegato Giampaolo Rossi ha chiesto al Comitato etico un supplemento di indagine, oltre a quello già consegnato sulla correttezza di Ranucci, per avere la certezza che qualunque scelta sul futuro del conduttore regga davanti a un giudice. Il precedente più temuto resta quello di Santoro, reintegrato dal Tribunale civile di Roma nel 2005 dopo essere stato allontanato dai palinsesti, ma in azienda ricordano bene anche i casi di Paolo Ruffini, Livio Leonardi ed Emanuela Falcetti, tutti professionisti sollevati dall’incarico e poi rimessi al loro posto dalla magistratura.
Michele Santoro intervistato nello studio di Porta a porta da Bruno Vespa. 5 maggio 2021. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
Quali alternative si valutano per Ranucci
Cosa andrà a fare Ranucci in Rai? Secondo Libero la conduzione di Report è ormai esclusa, mentre restano sul tavolo altre strade: un ruolo da capostruttura, oppure il rientro a Rainews, redazione da cui Ranucci proviene, magari come caporedattore o alla guida di un’edizione del tg. Il giornalista non è licenziabile se non per giusta causa, che al momento non ci sarebbe, e mantiene la qualifica di vicedirettore ad personam. Per cui la Rai dovrà offrirgli una posizione di peso reale e non una sistemazione simbolica, pena un ricorso dalle alte probabilità di successo. Per quanto riguarda Report, la discussione sarebbe concentrata perché non si ripeta la concentrazione di potere che si è verificata con Ranucci. Quindi l’idea sarebbe di separare il ruolo di conduttore da quello di capo autore, con l’ipotesi di individuare una figura diversa per quest’ultimo incarico.
(da agenzie)
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Agosto 19th, 2026 Riccardo Fucile
“SONO SOTTO ASSEDIO, MA NE USCIRO’ BENE”
L’omaggio al giornalista investigativo più famoso d’Italia avviene nel centro congressi di
Longarone, in Trentino, presidiato da un esercito di carabinieri, poliziotti e vigili urbani. Per la prima volta dopo l’arresto di Valter Lavitola, Sigfrido Ranucci esce in pubblico, accolto da quasi un migliaio di persone. Premette: “Dell’inchiesta non parlo”. Poi: “Sto bene adesso che sono in mezzo alla mia gente, perbene, onesta, comune, non legata a interessi politici. Sono loro la mia forza. Sto combattendo contro un attacco vergognoso da parte della stampa contro di me, i miei familiari, la squadra di Report. Non è la prima battaglia, combatterò fino alla fine e ne verrò fuori bene, non so come ne usciranno gli altri”.
L’occasione è la presentazione del suo ultimo libro, Il ritorno della casta (Bompiani). Ranucci difende Report: “È uno spazio di libertà che ho ereditato da Milena Gabanelli e continuerà ad esserlo finché rimango io. Non so cosa farà la Rai, può decidere quello che vuole, ma non accetto l’attacco vergognoso sulle spese di una trasmissione che è la più virtuosa della Rai. Si sono fatte passare le spese di produzione, comprensive di tutti i costi e le trasferte all’estero per gli stipendi dei giornalisti. È una vergogna che a far uscire il documento sia stata la stessa Rai”.
Puntualizzazione: “Il costo di una trasmissione è di 159 mila euro, altre spendono 240 mila euro, con uno share del 3%. Il costo è di 1,500 euro al minuto. Report è per la Rai come il Giubileo per il Papa. Portiamo 9 milioni di contatti unici, il primo posto di Rai Play, ascolti altissimi anche delle repliche. Che in estate sono state sospese su richiesta di un direttore dei giornali di Angelucci, che venne graziato da Mattarella”.
Ma lo scenario è più ampio: “La Casta non se ne è mai andata. È stata sconfitta sulla riforma della magistratura, ma il progetto è mondiale: dopo l’ordine internazionale le multinazionali hanno bisogno di abbattere anche i sistemi dei diritti nazionali per fare i loro interessi, che puntano su economia, social e controllo dei dati”. Un esempio? “Gli attacchi violenti di Giorgia Meloni ai magistrati sono cominciati dopo che i giudici hanno riportato in Italia i migranti dall’Albania. Lo stesso hanno fatto poi Elon Musk e Steve Bannon, dentro un progetto mondiale di democrazia della sorveglianza. Per imporlo hanno bisogno di una magistratura che non indaghi, giornalisti che non scrivano e gente che non sia informata”.
Alla fine, una processione di lettori, strette di mano, con qualche spigolatura. “A offrirmi candidature non è stato solo Lavitola… e non le ho ricevute solo da sinistra”. Poi una foto che spunta dal cellulare, Ranucci abbracciato al papà del generale Roberto Vannacci: “È un mio estimatore”. E un messaggio finale: “Per capire chi c’è dietro la mia vicenda, mettete in fila i nomi di giornali e piattaforme che mi attaccano. Allora si capirà”.
(da ilfattoquotidiano.it)
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Agosto 19th, 2026 Riccardo Fucile
L’ANNUNCIO IN TV DELLA SEGRETERIA PER LE MIGRAZIONI DI BERNA
La Svizzera riprenderà a inviare in Italia le persone migranti che sono arrivate in Europa dal nostro Paese, ma non sono state sottoposte alle procedure di asilo e sono arrivate in territorio svizzero. Si riparte a fine agosto con i primi voli, per il momento isolati. Le cosiddette riammissioni si erano fermate quasi quattro anni fa, a dicembre 2022, quando il governo Meloni in carica da poche settimane aveva avvisato i partner europei: l’Italia, aveva detto l’esecutivo, non è più in condizione di riaccogliere i migranti perché è in una situazione di “pressione migratoria” troppo elevata. Ora che è entrato in vigore il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo le cose sono cambiate, e il governo svizzero non ha più intenzione di aspettare.
A dare l’annuncio del cambio di politica è stata Magdalena Baker, portavoce della Segreteria di Stato della migrazione, anche detta SEM. Parlando al canale tedesco dell’emittente pubblica svizzera, Baker ha detto che “i primi voli sono prenotati”. Le partenze avranno il via a fine agosto e riguarderanno, inizialmente, solo alcuni casi isolati. La portavoce ha sottolineato che è importante che le riammissioni riprendano, “affinché il sistema funzioni in modo duraturo e non venga sovraccaricato”.
Perché la Svizzera ha deciso di rimandare in Italia i “dublinanti”
Come detto, è da quasi quattro anni che l’Italia rifiuta di riprendere sul proprio territorio le persone migranti che, legalmente, sono sotto la sua responsabilità. Si parla, in gergo, di “dublinanti”. Infatti, il regolamento di Dublino stabilisce che quando una persona entra in Europa, tocca al primo Stato in cui entra (cosiddetto Paese “di primo ingresso”) occuparsi della richiesta d’asilo. Se questo non avviene, e la persona in questione riesce ad arrivare in un altro Stato, quest’ultimo ha il diritto di rimandarla nel Paese di primo ingresso.
Inutile dire che, per posizione geografica, l’Italia è uno dei principali Paesi di primo ingresso in Ue. Non mancano i casi in cui, più o meno volontariamente, le autorità lasciano che qualcuno esca dalla rete dell’asilo e viaggi verso altri Stati. Negli ultimi anni la cosa era stata permessa, di fatto, perché il governo Meloni aveva chiuso i battenti e soprattutto perché erano in corso i negoziati sul nuovo Patto europeo di migrazione e asilo (la Svizzera non fa parte dell’Unione europea, ma aderisce all’accordo di Schengen sulla circolazione).
Il nuovo Patto è entrato in vigore il 12 giugno di quest’anno. Non a caso, poche settimane dopo la Germania ha annunciato la ripresa delle riammissioni verso l’Italia. Il primo caso è stato quello della giovane somala Faduma Abdirisaq Warsame, che avrebbe essere dovuta inviata alle autorità italiane domani, 19 agosto. I suoi legali però sono intervenuti e l’hanno affidata oggi a una struttura della chiesa evangelica di Norimberga, che le garantirà asilo ecclesiastico.
Con le nuove regole, è previsto che i Paesi di primo ingresso ricevano delle forme di compensazione economica e partano dei meccanismi di redistribuzione di chi vi arriva; ma solo se rispettano gli obblighi, tra cui occuparsi di tutti i richiedenti asilo senza lasciare che qualcuno viaggi verso altri Stati.
(da agenzie)
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Agosto 19th, 2026 Riccardo Fucile
LA POPOLARITÀ DEL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO SCENDE ANCORA DI DUE PUNTI PERCENTUALI RISPETTO AD AGOSTO… IL MOTIVO PRINCIPALE DELLO SCONTENTO DEGLI AMERICANI È LA GUERRA IN IRAN: L’80% (IL 71% TRA I REPUBBLICANI) CREDE CHE IL COINVOLGIMENTO USA NEL CONFLITTO CONTINUERÀ PER UN PERIODO PROLUNGATO DI TEMPO
Continua la caduta libera nei sondaggi di Donald Trump, con appena il 33% degli americani che
approva il suo operato, secondo un nuovo sondaggio Reuters/Ipsos. La popolarità del presidente scende ancora di due punti rispetto ad un analogo rilevamento effettuato all’inizio del mese di agosto. Il nuovo dato, che significa che solo un americano su tre sostiene quello che sta facendo Trump, rappresenta il record negativo dall’inizio del secondo mandato nel gennaio 2025.
Il motivo principale dello scontento degli americani è la guerra in Iran, con l’80% degli americani – che comprende l’87% degli intervistati che si dichiarano democratici, ma anche un 71% di repubblicani – che credono che, al contrario di quello che continua a promettere il presidente, il coinvolgimento Usa nella guerra continuerà “per un periodo prolungato di tempo”.
(da agenzie)
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Agosto 19th, 2026 Riccardo Fucile
INDAGATA PER IL CASO ALMASRI, COSTRETTA A DIMETTERSI DAL SUO INCARICO A VIA ARENULA DOPO LA DISFATTA DEL REFERENDUM, BARTOLOZZI È TORNATA A FREQUENTARE IL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA E AD AIUTARE IL MINISTRO DEGLI AFFARI EUROPEI TOMMASO FOTI COME CONSULENTE GIURIDICA
Ai suoi confidenti ripete che il suo futuro sarà in politica. Anzi, più precisamente in Parlamento, con Fratelli d’Italia. Dunque Giusi Bartolozzi si sta già muovendo: secondo due dirigenti meloniani, l’ex capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio starebbe già preparando la campagna elettorale in vista delle elezioni del prossimo anno.
Il suo obiettivo è chiaro: essere candidata con il partito di Giorgia Meloni in Sicilia, la sua regione, per tornare a Roma nel 2027. Una candidatura alle politiche che la contrapporrebbe anche al marito, Gaetano Armao, che è uno dei volti più conosciuti di Carlo Calenda in Sicilia.
Dopo l’inchiesta per la vicenda Almasri, le frasi sui magistrati come “plotone di esecuzione” e le dimissioni dopo il referendum, le sue quotazioni sembravano in calo. Ora però Bartolozzi non solo è tornata a frequentare il ministero di via Arenula e ad aiutare il ministro degli Affari Europei Tommaso Foti come consulente giuridica, ma punta anche a un seggio in Parlamento.
In Fratelli d’Italia sono iniziati i primi movimenti sulle liste e in Sicilia – dove nel 2027 si voterà anche per le Regionali – i meloniani non escludono una possibile corsa di Bartolozzi.
Un primo assaggio della sua “discesa” in politica si è avuto nei giorni scorsi quando ha polemizzato con Forza Italia che, con Enrico Costa e Tommaso Calderone, hanno chiesto un’indagine conoscitiva sul tema delle carceri. Bartolozzi ha risposto piccata su Facebook taggando Calderone, Nordio e Delmastro e rivolgendosi così al deputato azzurro: “Siete passati all’opposizione?”.
L’ex fiduciaria di Nordio, insomma, mira a garantirsi un futuro in politica, anche perché la sua carriera in toga è destinata a rimanere bloccata a lungo. Nei mesi scorsi il Consiglio superiore della magistratura ha infatti congelato la sua sesta valutazione di professionalità, lo scatto di anzianità e stipendio previsto ogni quattro anni per giudici e pm.
Il motivo è il processo in corso a Roma per il caso Almasri, in cui è accusata di aver reso false informazioni al Tribunale dei ministri nell’indagine sulla liberazione e il rimpatrio del generale libico: quando un magistrato è indagato o imputato, la valutazione di regola viene sospesa fino al termine del procedimento.
Il primo ostacolo sono i tempi del processo: l’udienza preliminare è in programma il 17 settembre, ma quasi certamente verrà sospesa in attesa della decisione della Corte costituzionale, che deve esprimersi sulla richiesta della Camera di estendere all’ex capo di gabinetto l’immunità prevista per i ministri. Solo per questo passaggio servirà attendere almeno il 2027.
Probabile che anche la Corte si pronuncerà dopo le elezioni, se si dovesse andare a votare a primavera. Ma anche se la Consulta salvasse l’ex “zarina”, interrompendo il processo sul nascere, un minuto dopo al Csm si aprirebbe nei suoi confronti il procedimento disciplinare sulla vicenda Almasri, che non può iniziare finché non si è concluso quello penale.
A sua volta, però, un disciplinare in corso impedisce di ottenere una valutazione positiva di professionalità: prima di avanzare di carriera, quindi, Bartolozzi dovrebbe attendere ancora almeno un altro paio d’anni.
Peraltro, con le accuse ancora pendenti, una volta concluso l’incarico con Foti non potrebbe puntare realisticamente a incarichi prestigiosi come la presidenza di un Tribunale o di una Corte d’Appello, ma dovrebbe tornare all’ultima funzione ricoperta, quella – non molto ambita – di giudice distrettuale nel Lazio.
(da agenzie)
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Agosto 19th, 2026 Riccardo Fucile
NELLA FAIDA INTERNA AL PARTITO È INTERVENUTO ANCHE L’EX GUARDASIGILLI BOSSIANO ROBERTO CASTELLI, CHE HA ATTACCATO I “PRETORIANI” SALVINIANI: “SONO EX RAGAZZOTTI PREOCCUPATI PER IL PROPRIO FUTURO E CHE NON HANNO MAI VISTO UN LAVORO VERO”…IN BALLO CI SONO LE CADREGHE, OVVERO LE CANDIDATURE PER LE POLITICHE DEL 2027
Ancora una volta, quando Matteo Salvini viene messo in discussione, il gruppo di fedelissimi fa
muro. Le critiche alla segreteria vengono respinte e gli attacchi ricondotti a «beghe interne che impediscono di lavorare». Questa volta, però, a chiedere a Salvini di fare un passo indietro è Attilio Fontana, il governatore della Lombardia che insieme a Massimiliano Fedriga, Luca Zaia e Maurizio Fugatti tiene l’asse nordista, spina nel fianco del segretario federale.
La reazione dei salviniani è immediata: Igor Iezzi – non un dirigente qualsiasi ma il presidente dell’associazione «Lega Nord per l’Indipendenza della Padania» che custodisce il simbolo con l’Alberto da Giussano – definisce «irrispettoso verso i militanti che l’hanno votato» mettere in discussione il segretario.
Poco dopo, nella chat del Consiglio federale, è un susseguirsi di messaggi in difesa del leader: Luca Toccalini, Silvia Sardone, Alberto Di Rubba e Andrea Crippa. È il nucleo degli uomini di fiducia contro la vecchia guardia del Carroccio.
Un gruppo che da ieri è finito a sua volta nel mirino. L’ex guardasigilli bossiano Roberto Castelli, infatti, l’ha ribattezzato «cerchio magico» di Salvini, parlando di «ex ragazzotti» preoccupati per il proprio futuro e che non hanno mai visto «un lavoro vero». Gli stessi che negli anni hanno costruito la propria carriera politica accanto a Salvini e che oggi hanno interesse a difendere l’assetto attuale.
Il nucleo più antico è quello milanese, che ha iniziato con Salvini quando ancora la sua partita politica era dentro la Lega di Milano. Iezzi, Alessandro Morelli, Fabrizio Cecchetti ed Eugenio Zoffili appartengono a questa storia. Hanno tra i 47 e i 53 anni e hanno attraversato con Salvini la militanza milanese, la fase dei Giovani Padani, di Radio Padania e di Palazzo Marino.
Iezzi, deputato dal 2018, è oggi il volto più particolare di questo gruppo. Il suo ruolo di custode del simbolo lo colloca, formalmente, a presidio di un pezzo dell’identità della vecchia Lega Nord, mentre politicamente è schierato con Salvini e con il partito che sotto la sua segreteria ha abbandonato il tradizionale impianto autonomista.
Morelli è stato direttore di Radio Padania e ha lavorato con Salvini nella fase in cui la Lega iniziava ad allargare il proprio consenso oltre la Lombardia. […]
Cecchetti è cresciuto nella macchina della Lega lombarda, di cui è stato consigliere regionale, dirigente e poi parlamentare. A Como, sua moglie Laura Santini, segretaria provinciale, mantiene solido il sostegno a Salvini. Zoffili è stato portavoce di Cecchetti e successivamente responsabile della segreteria di Salvini quando era europarlamentare.
Decisamente più giovane Luca Toccalini, 35 anni, cresciuto nei Giovani di cui oggi è coordinatore nazionale. Deputato dal 2018, nel 2024 Salvini lo aveva indicato per la segreteria della Lega lombarda, prima del suo ritiro
Poi ci sono quelli arrivati quando Salvini ha trasformato la Lega in un partito nazionale. Uno tra tutti Claudio Durigon, laziale, cresciuto lontano dalla roccaforte settentrionale. L’uomo a cui Salvini ha affidato il consolidamento del partito nel Centro-Sud oltre a tutte le questioni delicate da Roma in giù.
Stesso ruolo che Susanna Ceccardi ha in Toscana, dopo il mandato da sindaca di Cascina. Dal 2019 è al Parlamento europeo con Silvia Sardone, che da Milano ha scalato i vertici del partito fino alla vice segreteria. «Clima infame. Quando esce un articolo che non parli di beghe interne avvisatemi…», ironizza nella chat del federale.
Inevitabile pensare che con l’avvicinarsi delle elezioni, Salvini – se riuscirà a mantenere il controllo del partito – avrà interesse a tenersi vicino i dirigenti che in questa fase gli sono rimasti fedeli. E per molti di loro, la continuità politica del segretario coincide con la possibilità di conservare un ruolo nella Lega che verrà.
La partita, però, ha già una scadenza: il 20 settembre a Pontida. Sul pratone, Salvini e i suoi dovranno in qualche modo ricomporre la frattura o lasciare che emerga.
(da agenzie)
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Agosto 19th, 2026 Riccardo Fucile
IL REGNO UNITO STA VIVENDO UN’ESTATE DA INCUBO SEGNATA DA CINQUE ONDATE DI CALORE, MIGLIAIA DI MORTI E MILIONI DI ACCESSI OSPEDALIERI – TICE E IL SUO PARTITO, REFORM UK, SONO FIERI ALFIERI DEL NEGAZIONISMO CLIMATICO
È bufera nel Regno Unito dopo che il numero 2 del partito trumpiano Reform Uk, il deputato Richard Tice, ha invitato i britannici a “godersi” il caldo estremo che ha colpito il Paese nelle ultime settimane. “Quando fa un po’ caldo, godiamocelo. E se questo significa che il vino inglese migliora sempre di più, fantastico: possiamo competere con i francesi”, ha dichiarato il vice di Nigel Farage in una conferenza stampa. E ancora: “Festeggiamo queste cose, invece di essere catastrofisti”.
Le parole arrivano nel pieno di un’estate da incubo segnata da cinque ondate di caldo e diversi record di temperatura battuti, migliaia di morti e milioni di accessi ospedalieri, incendi devastanti per la siccità, a fronte di un costo stimato in 4 miliardi di sterline per il Regno. Contro Tice e la linea di Reform, che si oppone alla transizione green e sostiene le posizioni del negazionismo climatico, si sono levate accuse da più parti
“I commenti di Tice sono fuori luogo. Con gli incendi che devastano il Regno Unito e la siccità che minaccia le forniture idriche e alimentari, dichiarazioni come queste sollevano dubbi sul suo giudizio”, ha replicato Bridget Phillipson, presidente del Labour.
Un portavoce del Royal College of Nursing, a nome degli infermieri britannici, ha detto: “Chi invita a godersi gli effetti del clima dovrebbe dirlo agli infermieri che collassano negli ospedali a 36 gradi”. Dure critiche anche dal mondo accademico. “È preoccupante vedere qualcuno con un profilo così alto diffondere disinformazione sul cambiamento climatico e i suoi effetti”, ha sottolineato Simon Williams, ricercatore della Swansea University.
(da agenzie)
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Agosto 19th, 2026 Riccardo Fucile
LETTERA DI FUOCO AI VERTICI DEL PARTITO SOCIALISTA EUROPEO: “È INACCETTABILE CHE, MENTRE UN ALTRO PARTNER EUROPEO AFFRONTAVA UNA PRESSIONE ECCEZIONALE, UN MEMBRO DELLA NOSTRA STESSA FAMIGLIA POLITICA ABBIA SCELTO DI ALLINEARSI, IN MODO COORDINATO, ALLA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO ITALIANA
Solidarietà tra Stati membri della Ue, appartenenza alla stessa famiglia politica, sostegno tra
premier eletti nella medesima metà campo. Ecco i tre punti che il Pd e i socialisti spagnoli contestano alla socialista premier danese, Mette Frederiksen, che in piena crisi migratoria di Ceuta ha fatto asse con Giorgia Meloni, nonostante quest’ultima avesse già deciso di sospendere Schengen con la Spagna.
Nei giorni di maggiore tensione la scelta era stata di evitare la pubblica condanna. Ma adesso Peppe Provenzano, responsabile Esteri dem, e Javi López, vicepresidente del Parlamento europeo si appellano al presidente del Partito socialista europeo, Stefan Löfven: in una lettera esprimono una dura critica verso Frederiksen e chiedono che la vicenda di Ceuta sia affrontata alla prima riunione utile.
L’obiettivo dei firmatari della lettera è quello di isolare la linea della presidente danese dal resto dei socialisti europei. Ma è anche, sul lungo corso, quello di definire dei punti chiari sulla linea politica legata alla questione migratoria, dato che è proprio l’asset attorno al quale potrebbe essere messa in discussione la solidarietà europea nei termini in cui ha funzionato fino a oggi.
«La solidarietà europea non può essere selettiva. È inaccettabile che, mentre un altro partner europeo affrontava una pressione eccezionale, un membro della nostra stessa famiglia politica abbia scelto di allinearsi, in modo coordinato, alla presidente del consiglio italiana, Giorgia Meloni, che aveva appena deciso di sospendere Schengen con una mossa puramente propagandistica, dal momento che da Ceuta non esiste alcuna libertà di circolazione verso l’UE».
Insomma, i due partiti maggiormente colpiti dall’asse tra le due premier, quello spagnolo e quello all’opposizione in Italia, adesso chiedono la resa dei conti alla presenza di tutti gli altri socialisti europei.
Nella stessa lettera i due ricordano che «siamo stati uniti quando l’Italia ha affrontato una pressione migratoria eccezionale a Lampedusa, quando alcuni Stati membri hanno subito la strumentalizzazione dei migranti dalla Bielorussia, quando il presidente Trump ha minacciato la Groenlandia e la sovranità europea. È questa la solidarietà su cui il progetto europeo è costruito — concludono — e che gli dà forza e direzione».
(da agenzie)
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