Agosto 17th, 2026 Riccardo Fucile
UNA CHAT INTERNA DI FUTURO NAZIONALE CON VANNACCI TRA FRASI EVERSIVE E ISTIGAZIONE ALLO STERMINIO… L’AMMINISTRATORE DELLA CHAT E’ UNO STORICO COLLABORATORE DI IGNAZIO LA RUSSA, OGGI REFERENTE DEL COMTATO 421… IN UN PAESE NORMALE SI INDAGA PER ASSOCIAZIONE SOVVERSIVA
Una chat interna di Futuro Nazionale con Vannacci. Con 300 persone. Tra cui quelli che
guidano i comitati locali del partito del generale. Soprattutto in Lombardia. E piena di insulti antisemiti e frasi eversive. E anche altre amenità: «Arabi di merda! Dovrebbero essere sterminati!». A parlarne è oggi un articolo di Matteo Pucciarelli su Repubblica. L’amministratore della chat è il referente del comitato milanese 421 Renato Maturo. Storico collaboratore di Ignazio La Russa.
La chat dei vannacciani
Dentro c’è anche il “barone nero” Roberto Jonghi Lavarini, ex FdI, e il creatore del centro studi del partito, Rinascimento nazionale, cioè Luca Sforzini (che però starebbe per lasciare in direzione Forza Italia). E contenuti razzisti, antisemiti ed eversivi. Come quando si parla, a proposito del partito, di organizzazione «rigorosa» e «di stampo militare». Poi gli inviti: «Bisogna sempre essere anticostituzionali»; «noi siamo agli ordini del generale! Stand-by quindi…». La prospettiva di un’azione di forza viene posta come alternativa al pantano: «Anche il 51 per cento non basterà». La conclusione è netta: «Finché qualcuno non si decide ad un’azione di forza, rimarremo nell’immobilismo totale».
Valerio Borghese
I partecipanti alla chat dimostrano di avere riferimenti precisi: «Ci vorrebbe un altro Valerio Borghese…». E anche nazisti: «Più che l’Europa unita, il Führer ambiva a creare gli Stati Uniti del mondo! Avrebbe abbattuto le barriere e a quest’ora parleremmo tutti tedesco. Adesso invece esiste solo un’Europa monetaria, delle banche». Ce n’è anche per l’Unione Europea massona: «Quando guardo la bandiera italiana affiancata al lurido straccio blu massonico con 12 schizzi di m… gialla di cane diarroico mi girano veramente i c…». Infine, gli ebrei. Che sono «bestie adoratori di Satana», «pedofili, cabalisti, cannibali».
(da Open)
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Agosto 17th, 2026 Riccardo Fucile
IL MAR MEDITERRANEO HA LA “FEBBRE”: IL 7 AGOSTO LE SUE ACQUE HANNO OLTREPASSATO I 33 GRADI … GLI INCENDI HANNO PORTATO VIA 568MILA ETTARI, COLPENDO SOPRATTUTTO FRANCIA, SPAGNA E BELGIO … LA SICCITA’ HA “PROSCIUGATO” MOLTI FIUMI, METTENDO IN GINOCCHIO L’AGRICOLTURA … LE TEMPERATURE ELEVATE HANNO AZZOPPATO L’ENERGIA IDROELETTRICA E NUCLEARE – E NEL 2027 LE COSE NON ANDRANNO MEGLIO
Un mese: l’ondata di caldo più lunga di sempre si appresta a finire. Venderà cara la pelle però. Nell’arretrare di pochi gradi questa settimana tornerà nel range di temperatura medio, abbandonando i 5-6 gradi oltre la norma che ci accompagnano in alcune zone da fine giugno. Gli scienziati la chiamano “anomalia positiva”. Sulle cartine è associata a quel rosso intenso che macchia terre e mari. Da mesi tiene 100-150 milioni di persone in Europa a più di 35 gradi di giorno e più di 25 la notte.
Per il sistema statistico EuroMomo ha causato 10mila vittime nel continente solo nell’ultima settimana di giugno. È talmente persistente da aver fatto perdere senso al termine ondata e talmente intensa da aver praticamente messo al collo del 2026 la medaglia di anno più caldo dall’inizio delle misurazioni (il sistema europeo di rilevazione del clima Copernicus prende come riferimento il 1850). […]
Sull’onda del Niño, il 2027 è pronto a strappare lo scettro al 2026. È una gara in famiglia, comunque. Il primato attuale appartiene al 2024 e i primi 11 posti in classifica sono occupati dagli ultimi 11 anni. Uno studio condotto da Cnr e università dell’Aquila ha osservato che il riscaldamento climatico è in accelerazione.
Dal 2013-2014 la temperatura media globale è passata da 0,17 gradi a 0,4 gradi in più per ogni decennio.
Può sembrare controintuitivo che una manciata di gradi aggiuntivi nel Pacifico stia rendendo così invivibile l’estate europea. Il mare in realtà, ha osservato il servizio marino di Copernicus, si sta riscaldando non solo in superficie, ma anche a due chilometri di profondità. Se pensiamo al gas necessario per far bollire l’acqua della pasta, immaginiamo quanto calore serva a riscaldare gli oceani interi del pianeta.
I mari, sempre secondo Copernicus, assorbono il 90% del calore in eccesso della Terra e lo cedono solo lentamente. Impediscono alle temperature di abbassarsi di notte e d’inverno. Sono un conto in banca che ci garantisce anni futuri di caldo.
A rimpinguare il conto, in ogni caso, ci sono le emissioni di gas serra, ancora in aumento. Lo ha confermato una settimana fa il rapporto “State of the Climate 2025”. Redatto da 625 scienziati di 60 paesi, è un check up annuale della salute climatica del pianeta. […]
Nel 2025 l’anidride carbonica ha raggiunto la concentrazione di 435 particelle per milione. All’inizio dell’era industriale (1850, per convenzione) erano 278. L’aumento è stato del 53%.
Una ricerca sul clima antico dell’università del Cincinnati ha scoperto che 300 milioni di anni fa, per colpa delle eruzioni, l’anidride carbonica era aumentata di 400 parti per milione (ma nel corso di centinaia di migliaia di anni, non di un secolo e mezzo). La Terra si era riscaldata di 7 gradi: una temperatura difficilmente sopportabile per gli esseri umani.
L’anidride carbonica che intrappola i raggi del Sole e ne impedisce la dispersione nello spazio, paradossalmente, sta rendendo anche la Terra più scura. L’albedo, la quota di energia del Sole che viene riflessa al di là dell’atmosfera, sta diminuendo proprio perché aumenta la quota intrappolata dai gas serra e assorbita dal pianeta, quella che ci riscalda. […]
A giugno e luglio, secondo il monitoraggio europeo Copernicus, l’Europa occidentale ha superato di 2,8 gradi la media 1991-2020. Nel picco delle ondate di calore si sono toccati i 6-7 gradi di anomalia positiva. Giovedì scorso Londra ha registrato il record di 38,1 gradi. Il primato era stato battuto in Francia già il 23 giugno, due giorni dopo l’inizio ufficiale dell’estate, con 44,3 gradi a Pissos, vicino Bordeaux.
Il 7 agosto una boa oceanografica al largo di Sa Dragonera, a Maiorca in Spagna, ha misurato 33,02 gradi. È un record per il Mediterraneo, che in media in questo periodo ha 5-6 gradi di meno. Altre aree molto più calde della norma sono il Tirreno e il Canale di Sicilia. Il mese scorso Copernicus ha registrato la temperatura più calda mai misurata nel mese di luglio nei mari del pianeta.
Con il contributo del Niño, si è arrivati a 20,96 gradi. Tra il 1982 e il 2024 la temperatura degli oceani è aumentata di mezzo grado e il loro livello in un quarto di secolo è salito di 10 centimetri, sia perché il calore fa aumentare il volume sia perché in 45 anni i poli hanno perso 2,2 milioni di chilometri quadrati di superficie. […]
Gli incendi in Europa quest’anno gareggiano con la stagione record del 2025. Finora nel continente sono bruciati 568mila ettari (l’anno scorso in questo periodo erano 775mila), secondo il Joint Research Center della Commissione Europea.
I roghi hanno creato condizioni drammatiche in Spagna, con 12 vittime a luglio, e in paesi del nord Europa meno abituati alla lotta contro le fiamme. In Francia la superficie distrutta rispetto all’anno scorso è quadruplicata, in Svezia triplicata. Copernicus attribuisce l’aumento delle fiamme al caldo, che ha favorito gli inneschi, seccato la vegetazione e privato di umidità il suolo. Ieri un pompiere è morto in Spagna. Il Belgio sta lottando contro il rogo più grande di sempre, che ha raddoppiato la sua area in 24 ore e ora minaccia anche la Germania.
La prima vittima della carenza di acqua è l’agricoltura. Il Po, che per molti tratti è in condizioni di “siccità estrema” e che sta subendo la risalita di acqua salata dal mare, ha razionato l’irrigazione già da giugno. La coltura che soffre di più è quella del riso. Nell’ultimo anno i risicoltori hanno abbandonato 18mila ettari, quasi il 10%. […]
In Italia a luglio Terna ha raggiunto il record mensile di sempre: 32,5 terawattora: più 8,3% rispetto a luglio 2025. Allo stesso tempo le temperature elevate e la siccità hanno azzoppato energia idroelettrica e nucleare. La prima tra maggio e luglio in Europa ha registrato la produzione più bassa in dieci anni.
Le centrali nucleari, che hanno bisogno dell’acqua dei fiumi per il raffreddamento, sono state spente durante alcuni picchi di calore. In Francia il 12 luglio mancavano all’appello 29 gigawatt: il 43% del totale generato nel paese dal nucleare. La secca del Danubio ha costretto allo stop temporaneo anche una centrale atomica in Ungheria e una in Romania.
(da agenzie)
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Agosto 17th, 2026 Riccardo Fucile
SCHENGEN RESTA SOSPESO. SUI MIGRANTI IN GERMANIA ITALIA PRONTA ALL’ACCORDO
Da tre settimane i migranti sono tornati a essere il più funzionale argomento elettorale per le
destre europee. In Italia, in Spagna e in Germania. La tensione con Berlino è il secondo capitolo della campagna agostana. Un altro dilemma per Meloni, segno che le difficoltà di intervenire sulle regole d’asilo restano.
Nelle prossime ore, tra domani e giovedì 20 agosto, sono previsti gli arrivi in Italia di Rania Darezh, cittadina irachena, Abdirisaq Warsame Fuduma, ventiduenne somala, e Hotak Samir, afghano. Sono i “dublinanti” che il governo tedesco intende rispedire in Italia: si tratta dei migranti che sulla base del trattato di Dublino, anche secondo il nuovo Patto per la migrazione e l’asilo, devono essere ricondotti nel Paese d’ingresso dell’Unione europea.
Il 6 settembre, in Germania, si vota nella regione Sassonia-Anhalt, dove il partito di estrema destra e xenofobo Alternative für Deutschland guida i sondaggi. Il 20 settembre tocca al Parlamento locale di Berlino. La Cdu del cancelliere Friedrich Merz è in difficoltà e punta molto sulla stretta contro i migranti irregolari.
Il feeling politico con il governo Meloni ha fatto sì che non si travalicasse arrivando a una vera e propria rottura diplomatica, come avvenuto con Madrid. Tra i ministeri dell’Interno di entrambi i Paesi i contatti sono costanti. Piantedosi potrebbe a breve risentire il collega tedesco Alexander Dobrindt.
La sensazione è che ci si stia avvicinando a una soluzione. Un compromesso che garantirebbe a entrambi di poter rivendicare un risultato. Lo scenario in cui l’Italia fa risalire sull’aereo i tre «dublinanti» per rimandarli in Germania è considerato il più complicato, anche se non si esclude l’ipotesi di riprendere solo due migranti su tre.
Il governo italiano insiste molto sul meccanismo di «compensazione» con i naufraghi fatti sbarcare dalle Ong tedesche. Una coincidenza temporale potrebbe favorire questo accordo: dopodomani, 18 agosto, è previsto l’arrivo a Ravenna della nave dei volontari tedeschi della Sos Humanity, con a bordo 75 migranti.
Secondo il nuovo Patto Ue i Paesi membri devono ricollocare i richiedenti asilo arrivati negli Stati frontalieri oppure contribuire finanziariamente all’accoglienza. Nelle ultimissime ore un’altra Ong tedesca, la Sea Watch, che ha portato in salvo 36 persone nel Mediterraneo, sta chiedendo di approdare a Lampedusa, invece che a Pozzallo, come indicato dal Viminale, perché tra i sopravvissuti c’è anche un neonato.
(da “La Stampa”)
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Agosto 17th, 2026 Riccardo Fucile
LA LINEA DURA DI SANCHEZ NON AIUTA LA DUCETTA: I SOCIALISTI SPAGNOLI NON INTENDONO OFFRIRE SCORCIATOIE ALL’ODIATA PREMIER ITALIANA…
Non è ancora il momento di riaprire i confini con la Spagna. Di superare il blocco imposto alla libera circolazione di Schengen come reazione alla crisi di Ceuta. Il governo italiano aveva annunciato l’intenzione di attendere Ferragosto prima di rivalutare la decisione assunta da Giorgia Meloni.
È passato il 15 agosto, poi è trascorso anche il 16, ma nulla è accaduto. Probabilmente servirà ancora qualche altro giorno prima di vedere novità, si apprende da fonti dell’esecutivo.
Un po’ per ragioni politiche, visto che la tensione con Madrid non accenna a ridursi e si alimenta di incomprensioni e ripicche volute da Palazzo Chigi. Un po’ perché le immagini dell’altro ieri sui respingimenti di qualche centinaio di migranti da parte della polizia marocchina alle porte dell’exclave spagnola […] permettono alla presidenza del Consiglio di sostenere che l’emergenza non è del tutto conclusa.
Già oggi il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi si confronterà con alcuni colleghi, a partire da Antonio Tajani. Un primo passaggio, ma quasi certamente non decisivo. L’ultima parola è affidata alla premier, perché politica è la scelta finale.
Qualcosa, però, inizierà a smuoversi nelle prossime ore: il titolare del Viminale attende un report dell’Aise, che servirà a pesare le ragioni che consigliano la fine del blocco e quelle che inducono invece a tenere il punto contro Sanchez.
Ma torniamo a quelle immagini di Ferragosto. Permettono di dire al governo italiano che l’allarme persiste, che il pericolo non è svanito. È soprattutto propaganda, consapevole che alla fine si dovrà gestire il percorso di descalation obbligata, eppure difficilissima, con la Spagna.
In ogni caso: dopo l’analisi delle informazioni di intelligence e la valutazione dei ministri nelle prossime ore, si fisserà la data per la fine del blocco. Con un problema in più, però: l’atteggiamento di Madrid.
Come reazione alla sospensione di Schengen, Sánchez ha infatti imposto controlli stringenti sui viaggiatori italiani che entrano nella penisola iberica. Roma vorrebbe che gli spagnoli revocassero contestualmente le restrizioni. Nelle ultime ore dai canali diplomatici non sono arrivate le notizie sperate: i socialisti iberici, infuriati per l’atteggiamento italiano, non intendono offrire a Roma scorciatoie che permettano di chiudere il caso senza conseguenze politiche.
Ecco perché Meloni sembra orientata a prendere qualche altro giorno prima di assumere nuove decisioni, che prima o poi inevitabilmente porteranno alla revoca del blocco. Il congelamento dei confini, infatti, è stato autorizzato dall’esecutivo fino al massimo al 31 agosto.
(da agenzie)
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Agosto 17th, 2026 Riccardo Fucile
SECONDO UNO STUDIO DELLA BANCA OLANDESE TRIDIOS BANK, L’ITALIA SAREBBE IL SECONDO PAESE CON L’IMPATTO ECONOMICO MAGGIORE DOVUTO ALLE ONDATE DI CALDO RECORD
Il riscaldamento globale non è soltanto una questione climatica. Le temperature estreme che
stanno interessando l’Europa hanno conseguenze molto concrete sull’economia: dalla produzione agricola alla disponibilità di acqua, passando per i consumi energetici e la produttività di chi lavora. Uno studio di Triodos Bank, un istituto di credito olandese, ha provato a calcolare questo impatto. Il risultato? Il caldo estremo potrebbe sottrarre in media l’1,1% alla crescita europea, con un impatto equivalente a circa 180 miliardi di euro all’anno.
Francia in testa, Italia subito dopo
A pagare il prezzo più alto – secondo lo studio olandese, riportato da Repubblica – è la Francia, con una perdita stimata dell’1,4% del Pil. Dietro ci sono Italia, Spagna e Belgio. Nel caso italiano, il danno economico arriverebbe a circa 22 miliardi di euro, una cifra quasi paragonabile al costo di una legge di bilancio. A rendere particolarmente pesante la situazione è la natura prolungata del caldo. L’estate 2026 non è stata caratterizzata soltanto da singoli episodi estremi o ondate di calore, ma da temperature elevate mantenute per periodi molto più lunghi della norma, con conseguenze che si accumulano su diversi settori.
Il costo umano e quello degli incendi
Tra gli effetti più drammatici ci sono ovviamente quelli sulla salute. Finora sono 25mila le morti premature attribuite alle temperature estreme delle scorse settimane. A questo si aggiunge l’emergenza incendi, che al 30 luglio hanno mandato in fumo 435 mila ettari e provocato danni economici per almeno 4,6 miliardi di euro.
Agricoltura ed energia sotto pressione
Poi c’è l’impatto sull’agricoltura e la produzione di energia. La siccità, in particolare, trasforma il caldo in un problema economico enorme per alcuni settori. I raccolti vengono compromessi e i prezzi degli alimenti aumentano. Un esempio arriva dalla Francia, dove la produzione di mais ha raggiunto il livello più basso dal 1980. Anche l’energia risente delle condizioni climatiche, sia per la riduzione dell’impiego delle fonti idroelettriche ma anche delle centrali nucleari, che in diverse aree d’Europa sono state costrette a interrompere o ridurre la propria attività a causa del basso livelli dei fiumi, fondamentali per raffreddare gli impianti.
L’impatto del caldo sul lavoro
Uno dei danni economici più rilevanti, ma spesso anche trascurati, riguarda il lavoro. Quando le temperature superano i 30 gradi, la produttività tende a diminuire. Innanzitutto, tra chi lavora all’aperto, costretto in alcuni casi a ridurre l’orario o modificare i turni per evitare di rimanere sotto il sole durante le ore più calde della giornata. Ma anche chi lavora negli uffici può risentire indirettamente del caldo, attraverso la perdita di sonno.
Bonelli all’attacco del governo: «Meloni è nemica dell’ambiente»
Sul report di Triodos Bank, rilanciato per primo da Repubblica, si è acceso anche uno scontro politico. «Giorgia Meloni continua in Europa a fare la guerra alle politiche climatiche, dimostrando nei fatti di essere nemica dell’ambiente e degli interessi dell’Italia», attacca in una nota Angelo Bonelli, deputato di Avs e co-portavoce di Europa Verde. «Per conquistare i voti di inquinatori e cacciatori stanno svendendo natura, ambiente e futuro, lasciando continuare a fare profitti a chi dalla crisi climatica guadagna. Ora i numeri mostrano quanto questa politica sia irresponsabile».
(da Open)
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Agosto 17th, 2026 Riccardo Fucile
SIAMO DI FRONTE A UNA CRISI CLIMATICA VIOLENTA DA NON AVERE PARAGONI NELLA STORIA DEL MONDO
La successione incredibile di decine di giorni di gran caldo, ben al di sopra dei 32°C, e di notti tropicali in Europa, le temperature micidiali raggiunte globalmente dagli oceani, le perturbazioni meteorologiche a carattere violento che già si registrano, l’incremento delle morti per le ondate di calore, i milioni di sapiens e i miliardi di viventi in difficoltà in tutto il mondo stanno convincendo anche i più scettici che siamo nel mezzo di una crisi climatica così accelerata e violenta da non avere paragoni nella storia del mondo.
Di fronte a questa incontestabile valanga di dati e fatti oggettivi, la strategia dei mercanti di dubbi, quelli che pongono infinita fiducia nel sistema economico attuale, generalmente perché ci lucrano profitti irresponsabili, è cambiata. Non si nega più che faccia più caldo, non si sostiene più che al tempo dei romani o nel Medioevo le temperature fossero più elevate, ma si rileva che ormai le cose stanno così e dunque che cosa ci possiamo fare ora? Non ci resta che adattarci, specialità nella quale i sapiens sarebbero maestri. L’adattamento è la risposta giusta? Soprattutto, è l’unica strada?
La risposta è no, prima di tutto per una ragione molto semplice: a che scenario vogliamo adattarci? Nel 2015 a Parigi si decise che l’incremento di 1,5°C nelle temperature medie atmosferiche globali fosse il confine non valicabile, quello al di là del quale gli scienziati raccomandavano di non andare perché si sarebbe varcato il limite biologico degli ecosistemi (VI Report Ipcc). Ma proprio mentre si enunciava questo principio, le compagnie Oil&Gas e carbone investivano nella prospezione e nell’estrazione somme talmente ingenti da far prevedere scenari molto diversi. Il Production Gap faceva già allora prevedere che si sarebbe arrivati facilmente a +2,7°C nell’immediato futuro, cosa che si sta puntualmente verificando. Eppure gli specialisti erano stati chiari: l’obiettivo era l’azzeramento delle emissioni climalteranti, categoricamente entro il 2050. Prima di tutto, cioè, la mitigazione del problema, poi, o al massimo contemporaneamente, l’adattamento. Se non si riducono significativamente le emissioni, si rischia di prepararci a uno scenario che sarà peggiore di quello previsto. Per esempio, costruisci opere contro alluvioni e mareggiate che, in pochi anni, saranno desuete e inutili. Ma soprattutto varchiamo quei limiti fisici e biologici dei sapiens e degli altri viventi così velocemente che nessuno riuscirà ad adattarsi, nemmeno chi ha tecnologie straordinarie. Perché non ci sarà tempo a sufficienza.
Gli scienziati hanno indicato la strada: lasciare sotto terra almeno il 90% del carbone e il 60% del gas e del petrolio. Nessuno ha seguito questa strada e, anzi, si continua a trivellare come se non ci fosse un domani, frase che rischia di non essere solo un modo di dire. Per seguire questa strada si dovrebbe eliminare ogni sorta di sussidio pubblico, diretto e indiretto, al mondo dei combustibili fossili. Invece, a seconda delle stime, si calcolano aiuti da 900 a 7000 miliardi di dollari all’anno, denari che potrebbero essere invece utilizzati per la riconversione energetica in fonti rinnovabili. Inoltre, secondo alcuni analisti, destinando il 3-5% dei profitti delle compagnie Oil&Gas e carbone alla riconversione si potrebbe uscire dall’era dei combustibili fossili senza che le compagnie vadano fallite e senza che i costi se li accolli il pensionato con la Panda euro 1 (Grasso e Vergine lo sintetizzano bene in un libro del 2020).
La massimizzazione dei profitti non permette, però, alcun tipo di mitigazione, così l’umanità viaggia a tutta velocità contro un muro, proprio mentre tutti i modelli climatici elaborati negli ultimi decenni risultano azzeccati o sottostimati. Ed ecco allora la scialuppa d’emergenza dell’adattamento, che però fa acqua da tutte le parti: anche in questo caso, gli scienziati suggeriscono che ci sarebbe spazio per piantare mille miliardi di alberi in più, rinforzando il ruolo di serbatoio naturale di CO2 delle foreste. Ma questo sforzo “verde” non si vede e comunque abbisogna di almeno due o tre decenni per mostrare i primi risultati. Si potrebbe incrementare il ruolo di “sink” del carbonio degli oceani, per esempio proteggendo le barriere coralline o incrementando il numero di balene (una balena permette l’assorbimento di 33 tonnellate di CO2/anno, funziona meglio di un bosco), ma nulla di questo genere si vede in atto.
L’adattamento si riduce a montare climatizzatori nella parte ricca del mondo, a produrre autovetture ibride (per carità, non elettriche) e a rifugiarsi in casa. L’energia la continuiamo a fare con le fonti fossili e nessun accordo internazionale vincolante è vicino. Mentre ci stiamo per lasciare alle spalle l’estate più fresca e umida di quelle che verranno, si naviga a vista affidandoci a una salvifica tecnologia futura che nessuno riesce nemmeno a immaginare.
Mario Tozzi
(da lastampa.it)
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Agosto 17th, 2026 Riccardo Fucile
IL GOVERNO HA ANCORA PRESO TEMPO SUI BANDI PER LE CONCESSIONI E I PREZZI DEGLI STABILIMENTI AUMENTANO, UN ITALIANO SU DUE RINUNCIA ALLE FERIE AD AGOSTO, SI E’ RIDOTTO IL POTERE D’ACQUISTO”
Le pinne, il fucile e gli occhiali della famosa canzone di Edoardo Vianello rischiano di
diventare un miraggio negli anni del governo Meloni. I tempi sono cambiati e “la tavola blu” del mare di quel brano è diventata ormai un lusso. Lo raccontano le ricerche, lo conferma la vita di ogni giorno degli italiani. Un posto al sole, o meglio sotto l’ombrellone, è sempre più dispendioso.
Le città non si svuotano del tutto nemmeno nei giorni di Ferragosto. Il motivo? I benefici del mini-taglio sull’Irpef, varato nell’ultima legge di Bilancio, sono stati ampiamente cancellati dal carovita. I maxi-rincari dei carburanti hanno inflitto il colpo di grazia, sfruttando l’inerzia dell’esecutivo che ha varato giusto un piccolo taglio al gasolio nel pieno del periodo di partenze.
Balneari protetti
Il problema a monte riguarda gli aumenti imposti dagli stabilimenti balneari, lobby che la destra di governo ha sempre blandito e tutelato, contrastando le gare sulle concessioni.
A inizio estate Altroconsumo ha pubblicato una ricerca, che ha rivelato dell’incremento del 6 per cento medio per i servizi degli stabilimenti tra le località prese come campione per la prenotazione ad agosto. Un dato che tocca punte del 16 per cento in alcuni casi. È la legge del mercato, certo. Ma è anche quello stesso principio liberale che viene disatteso sul continuo rinvio dei bandi. Un’operazione ripetuta anche quest’anno.
Il ministero delle Infrastrutture di Matteo Salvini ha garantito una stagione estiva protetta, dilungando la preparazione del bando-tipo. Se ne parla più in avanti. Intanto la destra può tirare il sospiro di sollievo: arriva l’anno elettorale e l’esecutivo può rivendicare di aver fatto melina sulla liberalizzazione chiesta dall’Unione europea, attraverso l’applicazione della direttiva Bolkestein.
I numeri in aumento
I numeri sono utili a capire che la privatizzazione delle spiagge, e le concessioni senza gare, incentivano, o quantomeno facilitano, l’incremento dei prezzi. Ancora una volta la ricerca di Altroconsumo è un utile faro. Delle 10 località prese in considerazione, emerge una disparità di prezzi tra i luoghi con maggiore disponibilità di spiagge libere e quelli dove quasi ogni centimetro di costa è affidata ai privati. L’inchiesta riporta che il lettino e l’ombrellone in prima fila ad Alassio, in provincia di Savona, può arrivare a costare 368 euro. Certo, si parla in questo caso di una situazione al limite. I prezzi, però, diventano più alla portata delle tasche in altre zone.
A Palinuro, in provincia di Salerno, nel Cilento, gli stessi servizi richiedono un esborso meno pesante: intorno ai 210 euro settimanali, che in media sono circa 30 euro al giorno. Una differenza di prezzi legata a vari fattori, ma su cui impatta anche la concorrenza delle spiagge libere, che nella località sulla costa cilentana sono più facilmente reperibili. Così come a Lignano Sabbiadoro, meta più conveniente con 168 euro di spesa per sette giorni. In generale diminuiscono le spiagge fruibili gratuitamente.
«Al caro vita contro cui Meloni non ha fatto nulla in questi anni, si aggiunge il caro ombrellone, altra responsabilità di questo governo e maggioranza che si sono rifiutati in ogni modo di dare attuazione alla legge Bolkestein sulla liberalizzazione e liberazione delle spiagge per difendere la lobby dei balneari: il solito giochetto della destra, favori alle corporazioni amiche pagati con i soldi di tutti gli altri cittadini», dice a Domani il deputato di +Europa, Riccardo Magi.
Il principio della concorrenza, sia sulle gare che sulle spiagge libere, ha come scopo quello di garantire costi meno alti per gli utenti, insieme a servizi migliori. È la base di una dottrina liberale che dovrebbe essere propria di una coalizione di centrodestra, ancora di più per un partito come Forza Italia, che vuole farsi alfiere.
La storia va nella direzione opposta: prevale la linea corporativista. Gli interessi non sono solo elettorali. Il caso principale riporta all’ex ministra del Turismo e attuale senatrice di Fratelli d’Italia, Daniela Santanchè, che si è prontamente rilanciata nel settore. Cedute le quote del Twiga a Forte de’ Marmi, appena assunta la carica di ministra, ha subito tagliato il nastro del Tala, nuovo stabilimento in Versilia, poche settimane dopo le dimissioni dal ruolo governativo.
A casa ad agosto
L’aumento sotto l’ombrellone è solo un pezzo delle vacanze insostenibili per le tasche degli italiani. L’Istat, nei dati dell’inflazione di luglio 2026, ha messo nero bianco i rincari per i servizi di alloggio e ristorazione, che passano dal +2,9 per cento al 3,4 per cento. Nel dettaglio, l’associazione dei consumatori Codacons ha analizzato che i «traghetti rincarano del 2,5 per cento, gli alberghi del 3 per cento, le auto a noleggio del 3,4 per cento, e i villaggi vacanza del 2,9 per cento».
Per quanto riguarda la spesa, infatti, «bisogna valutare la spesa quotidiana a ogni livello», spiega a Domani Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori (Unc). Quindi la spesa per il pranzo, e Dona cita «un aumento del 30 per cento dei pranzi al ristorante negli ultimi dieci anni». La conseguenza è l’impossibilità di programmare anche solo brevi periodi di ferie lontani da casa.
La conseguenza è chiara. L’Istat, già nel 2025, ha riferito che oltre il 35 per cento non va in vacanza, quota che tocca punte del 50 per cento al Sud. Gli stipendi non sono adeguati, restano fermi, mangiati dall’inflazione. Lo studio dell’istituto nazionale di statistica si incrocia con quello di Federalberghi, tutt’altro che ostile al governo, ha osservato che «quasi un adulto su due (48,5 per cento) non farà alcuna vacanza durante il periodo estivo». Si scelgono altri periodi dell’anno, quando è possibile. «Sono infatti 24,2 milioni le persone che trascorreranno il periodo di ferie senza spostarsi dalla propria città o dalla propria casa», ha aggiunto l’organizzazione presieduta dall’ex parlamentare di Forza Italia, Bernabò Bocca.
Non passa inosservata la distanza tra leader politici e gli affanni di milioni di famiglie. «Fa un certo effetto vedere ministri e premier raccontati dai rotocalchi nelle spiagge più belle della Sardegna, mentre tanta gente passa agosto nelle città roventi, con quaranta gradi e senza potersi permettere nemmeno qualche giorno di vacanza», spiega a Domani, Marco Furfaro, deputato e responsabile disuguaglianze del Pd.
Le immagini delle città totalmente deserte, affidate solo ai turisti, sono cartoline di un’epoca passata. Il caro-vacanze è servito. Mentre Meloni promette un impegno «sul potere d’acquisto», gli italiani devono inventarsi le vacanze casalinghe. Sognando una spiaggia libera.
(da editorialedomani.it)
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Agosto 17th, 2026 Riccardo Fucile
INTERVISTA AL GOVERNATORE DELLA LOMBARIA FONTANA: “DIMISSIONI DI SALVINI? NESSUNA SOLUZIONE VA ESCLUSA”
«Chiediamo di rivedere in modo sostenibile ed effettivo l’impostazione del partito». È questo il messaggio che Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia e storico dirigente leghista, manda al suo segretario, Matteo Salvini. Di fronte alla crisi di consensi, molti come lui, nella Lega, chiedono un cambiamento urgente. E allora, si può parlare di un passo indietro o di lato da parte del leader nonché vicepremier, perché a questo punto «nessuna soluzione va esclusa a priori. La Lega non teme il rinnovamento».
Presidente Fontana, che cosa sta succedendo all’interno della Lega?
«Succede che i nostri militanti, non solo in Lombardia ma in tutto il Nord, ascoltano i cittadini e segnalano un malessere. Nel direttivo, con il segretario Massimiliano Romeo, abbiamo dato voce a questo malessere e alle esigenze di amministratori e cittadini, proponendo valutazioni politiche a partire da un dato di fatto: siamo passati dal 34 al 5 per cento dei voti. Insomma, il problema c’è».
Quale potrebbe essere la soluzione?
«Innanzitutto valorizzare le nostre ricchezze: e il nostro primo capitale sono i tanti amministratori locali, che interpretano quotidianamente la concretezza che noi chiediamo alla Lega».
A chi si riferisce quando dice «noi»? Esiste un soggetto collettivo che si muove all’interno della Lega?
«Mi riferisco a una pluralità di persone che stanno lavorando per proporre un nuovo luogo di dibattito. […] Sono ancora più convinto che si debba andare verso il federalismo, la maggiore autonomia delle amministrazioni locali, che agiscono con la concretezza che serve ai territori […] E vogliamo occuparci anche di diritti civili».
Non sono questioni secondarie. Ma in un partito a tradizione leaderistica, mettere in discussione il capo non è un passaggio lacerante?
«È un problema che tocca tutti i partiti, e questo secondo me è un limite del nostro quadro politico. Ma la Lega è diversa: può offrire una squadra forte, una leadership collettiva, diversamente dagli altri partiti. Occorrerebbe poi valorizzare le competenze e la complessità interna».«Chi fa il mio mestiere sa che certe scelte incidono su tutto il sistema: se, per esempio, pensiamo alle posizioni che occupa la Lombardia nelle classifiche economiche europee, al suo residuo fiscale, è facile comprendere che quel territorio abbia esigenze di velocità, competitività internazionale e, quindi, di attenzione».
E invece?
«Invece, ci troviamo in discussioni sull’opportunità di creare o meno delle Zes, le Zone economiche speciali, ma è un problema da affrontare, perché dobbiamo evitare che il lavoro e le imprese si trasferiscano altrove. Anche lo Stato deve rendersi conto di questo. Non metto in discussione che altre regioni abbiano altre esigenze, ma io mi devo occupare della mia».
Non è la prima volta che lei critica il governo. Si è rotto il feeling?
«Certe mancate scelte finiscono per danneggiare i territori. E allora io ho il dovere di dirlo. È uno dei primi insegnamenti che ho ricevuto da Bossi, e ho avuto occasione di contestare anche un governo di centrodestra di cui lui faceva parte come ministro».
Ma in sostanza cosa chiedete al segretario Matteo Salvini? Un passo indietro, di lato o qualcos’altro?
«Nessuna soluzione va esclusa a priori. La Lega non teme il rinnovamento. Chiediamo di rivedere in modo sostenibile ed effettivo l’impostazione del nostro partito».
(da il Corriere della Sera)
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Agosto 17th, 2026 Riccardo Fucile
MERITO DI UNA SQUADRA COSTRUITA SULL’ONDA DEI SUCCESSI DI TOKYO 2021, PIENA DI GIOVANI DI TALENTO E IMMIGRATI DI SECONDA GENERAZIONE (AVVISATE VANNACCI)
Se stamattina ci svegliassimo e l’Europa avesse la forma di uno stivale, saremmo gli ultimi a
stupirci. Il medagliere conquistato in casa degli inglesi all’ultima gara — che goduria —, la strepitosa 4×400 d’oro di Scotti-Sito-Soudassi-Benati capace di bruciare di tre centesimi proprio la Gran Bretagna, certifica che siamo i più veloci a correre e a marciare, i più bravi a lanciare e saltare.
La notte di Birmingham, piena di magie al culmine di una settimana già fatata, consegna il futuro del lungo a Larissa Iapichino, che riesce nell’impresa sfuggita tra le dita a mamma Fiona (May): vincere l’Europeo all’aperto, per di più di un centimetro (7 metri contro 6,99) sulla britannica Sawyers e due sulla francese Kpatcha (6,98).
Cinque atlete in 6 cm raccontano una finale tesissima, sedotta da Larissa, 24 anni, al primo salto. «Eppure non è stata la gara che volevo — dice —, volevo migliorarmi. Però in famiglia abbiamo aggiunto un titolo che non c’era».
Medagliere (10 ori, 6 argenti, 6 bronzi), classifica a punti (226), continente: nell’ultima giornata un’Italia senza freni si prende tutto. Rispetto al picco di Roma (24 podi), al bottino manca lo sprint: a 32 anni, il bronzo nei 200 di Faustino Desalu chiamato a rappresentare la velocità di Jacobs ferito e della 4×100 regina di Olimpia è un po’ pochino. Ma il circolo virtuoso messo in moto dai cinque trionfi di Tokyo ha un’onda lunga: sforna risultati su tutto il playground dell’atletica.
E pensare che era iniziata malissimo: la morte di Livio Berruti, gli infortuni di Furlani e Jacobs, bravo a fare un discorso che ha rimotivato la truppa. «Ho visto i ragazzi avvelenati — racconta il presidente della Fidal, Stefano Mei —, volevano dimostrare che Roma non è stata un caso».
Se l’Europa è espugnata con la conferma del nostro valore e della profondità del movimento, è nel mondo che dovremo farci valere nel prossimo biennio. C’è una new new wave pronta a decollare, da Birmingham torniamo con il record del mondo di una ventunenne: Sofia Fantini nella maratona di marcia (che però non è specialità olimpica). A Los Angeles porteremo tanti talenti giovani: «La pressione della nuova generazione sta svegliando tutti — garantisce il dt —. Il tema è sempre la mentalità: prima si veniva per partecipare, ora per vincere».
L’atletica come presidio di welfare, cultura sportiva, salute, a Birmingham ha battuto un colpo fortissimo. Anzi, assordante. La conquista del Mondiale 2029 a Roma (la scelta di World Athletics a metà settembre), sarebbe una vittoria anche politica.
(da Corriere della Sera)
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