Destra di Popolo.net

LA STRANA ASSENZA DI BERSANI E DI ALTRI 34 DEPUTATI PD SULLA SFIDUCIA A CALDEROLI

Dicembre 24th, 2010 Riccardo Fucile

CHISSA’ PERCHE’ QUALCUNO FA SEMPRE DA STAMPELLA AGLI UOMINI DELLA LEGA… ASSENTE ANCHE UN DEPUTATO SU TRE DI FUTURO E LIBERTA’, MA QUI LA COSA SI SPIEGA: A QUALCUNO SI CONTORCEVA LO STOMACO AD ASTENERSI E SALVARE CALDEROLI

Al voto hanno partecipato in 170, pari all’82,9 per cento del totale.
Tutto sommato la percentuale dei deputati del Partito democratico presenti alla Camera per sfiduciare il ministro leghista, Roberto Calderoli (mozione respinta con 293 voti contrari, 188 favorevoli e 64 astenuti) è piuttosto elevata.
Tuttavia, a confronto con le altre forze politiche (100% Lega e Idv, Pdl al 91,4) è bassina.
Solo Futuro e libertà  (che si è astenuta) ha fatto peggio (61,3%).
Al di là  dei numeri, il peso specifico medio dei presenti è abbastanza indicativo di quante (poche) energie il Pd abbia speso per sfiduciare uno degli uomini di punta della Lega Nord al governo.
Bastava guardare il banco della conferenza stampa di Natale che si è svolta ieri a Roma: accanto al segretario Bersani sedevano Enrico Letta e Rosy Bindi.
Nessuno dei tre ha votato la sfiducia.
Fatta eccezione per Rosy Bindi, presidente     di turno della Camera non poteva votare, è difficile non chiedere conto dell’assenza a Letta e Bersani: “Accolgo le obiezioni come uno stimolo per fare meglio l’opposizione — risponde il segretario del Pd — ma ritengo che noi la patente ce l’abbiamo”.
Nessun problema dunque.
Non si può tuttavia fare a meno di notare che sia Bersani che Letta fossero in aula per votare tutte le nove mozioni precedenti a quella di Calderoli.
Alla decima hanno ritenuto di non dover partecipare.
Ma non sono gli unici: Massimo D’Alema ha fatto lo stesso, Beppe Fioroni e Paolo Gentiloni sono addirittura tornati tra i banchi per le due mozioni seguenti a quella di sfiducia.
Alla fine gli assenti in totale tra le file del Pd sono stati 35.
Il ministro della Semplificazione invece ha potuto contare sul sostegno di molti colleghi di governo (Alfano, Bossi, Brunetta, Carfagna, Frattini, Maroni, Meloni, Prestigiacomo e Tremonti), tutti in aula giusto il tempo necessario per votare contro.
Certo, l’esito del voto non sarebbe cambiato (l’astensione di Udc, Fli e Api non lo avrebbe comunque permesso), chissà  però quale sarà  il giudizio della base del Pd di fronte all’atteggiamento “morbido” di molti big del partito.
Su questo Bersani è stato chiaro: “A noi ci pagano per farle digerire le cose, mica per andare in coda agli altri”.
Sfiducia o non sfiducia, rimane il fatto che nell’ordinamento italiano, al momento, non esiste più il reato di associazione militare a fini politici, eliminato dal decreto legislativo 15 marzo 2010 n. 66.
Una non ancora identificata “manina” ha inserito la cancellazione di quella fattispecie di reato – che, guarda caso, azzera il processo di Verona contro le cosiddette “camicie verdi” che inizialmente vedeva tra gli imputati     lo stesso Calderoli – tra altre inutili centinaia di norme giustamente eliminate.
Chiamato a risponderne durante il question time del 13 ottobre, il ministro della Semplificazione avrebbe mentito al Parlamento addossando tutta la responsabilità  sul Comitato scientifico del ministero della Difesa (che nega). Calderoli si è difeso rivendicando la correttezza del suo operato, l’Idv ha rilanciato, addossando al ministro la responsabilità  di una scelta “in palese contrasto con l’articolo 18 della Costituzione, che vieta le organizzazioni     di tipo militare per scopo politici”.
Le opposizioni insomma sono scese da 311 deputati del voto di sfiducia al governo alla miseria di 188 più 64 astenuti, ovvero un totale di 252, ben 59 in meno.
Se si fossero presentati tutti e avessero votato contro Calderoli costui oggi non sarebbe più ministro e il governo sarebbe saltato per aria, visto che la maggioranza si è fermata a 293.
E sarebbe stato un risultato ancora più pesante che avrebbe rovesciato il risultato del voto di fiducia.
Qualcuno sta ciurlando nel manico?
Finiani e Pd non ne escono certo bene.
Ma spiegazioni non ne danno.

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CHI HA SALVATO CALDEROLI? I FINIANI E L’UDC SI ASTENGONO, A SINISTRA ERANO ASSENTI IN CINQUANTA

Dicembre 22nd, 2010 Riccardo Fucile

NON PASSA LA MOZIONE DI SFIDUCIA CONTRO CALDEROLI, ACCUSATO DI AVER FATTO PASSARE CON UN SOTTERFUGIO LA NORMA SALVA CAMICE VERDI.. ERA STATO ABROGATO UN REATO PER SALVARE 33 LEGHISTI SOTTO PROCESSO… I FINIANI HANNO PERSO UNA GRANDE OCCASIONE PER RIMARCARE LA LORO DIVERSITA’, SALVANDO DI FATTO IL RESPONSABILE DI UNA OPERAZIONE VERGOGNOSA…E A SINISTRA LE COSE NON VANNO MEGLIO

L’Aula della Camera ha respinto la mozione di sfiducia presentata dall’Italia dei valori nei confronti del ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli.
La mozione è stata bocciata con 188 sì, 293 no e 64 astenuti.
A favore della mozione hanno votato l’Idv e il Pd; Udc e Fli si sono astenuti.
Il governo era al gran completo in Aula: il banco ad esso riservato nell’Emiciclo era gremito di ministri e sottosegretari, precettati per l’occasione.
Quando la vicepresidente Rosy Bindi ha letto l’esito della votazione si è levato un applauso dai banchi del centrodestra.
I dipietristi accusavano di aver mentito «con premeditazione» al Parlamento sulla cosiddetta norma «salva-camicie verdi», sostenendo che il titolare alla Semplificazione normativa l’ha fatta abrogare con un sotterfugio.
Il ministro ha replicato spiegando che la scelta di abrogare il reato di associazione militare di stampo politico – per il quale sono sotto processo 36 camicie verdi – «risponde a una scelta effettuata dal comitato tecnico incaricato della redazione dello schema di codice dell’ordinamento militare».
Ricostruiamo i fatti.
Il 3 ottobre il ministro della Difesa, attraverso il portavoce, rilascia una nota stampa nella quale dice che l’inserimento del reato di associazione militare tra quelli da abrogare è un errore materiale e che il suo ministero si attiverà  immediatamente per ottenere la rettifica in Gazzetta Ufficiale.
A quel punto l’Idv nella stessa data presenta una richiesta di rettifica, ma arriva l’8 ottobre e il governo non fa nessuna rettifica, per cui la norma entra in vigore e il reato viene abrogato.
Il consigliere Vito Poli, con un documento ufficiale del Consiglio di Stato, fa sapere che nel testo licenziato dalla commissione scientifica da lui presieduta questo reato non c’era, è stato inserito dopo al ministero della Semplificazione. Quindi una manina lesta lo ha inserito in un secondo tempo.
“E’ una vera ‘porcata ministeriale’ – denunciò l’Idv che ha presentato anche un esposto alla magistratura – Calderoli ha mentito al Parlamento e agli italiani in diretta tv durante il question time alla Camera ed è probabilmente lui la ‘manina’ o l’ispiratore della manina che ha inserito il provvedimento nel testo pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e che poi ha bloccato la rettifica che era stata proposta dal ministero della Difesa”.
Proprio in ragione della mancata rettifica e, quindi, del cosiddetto ‘favor rei’, i leghisti che avevano in corso un processo a Verona “la faranno franca, alla faccia dell’art. 18 della Costituzione che proibisce le associazioni che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare.
Secco il commento del presidente Idv, Antonio Di Pietro: “Non è vero che le leggi ad personam vengano fatte e servano soltanto al presidente del Consiglio, sono fatte e servono anche alla Lega. C’è una vera ‘coalizione a delinquere’ che ha inventato un nuovo sistema per agire: la via legislativa”.
Ritorniamo al voto di oggi.
L’Idv accusa il Terzo polo di aver tenuto un atteggiamento «pilatesco» con l’astensione.
«Il Terzo polo, dopo aver condiviso tutte le nostre censure al ministro Calderoli, si è pilatescamente e contraddittoriamente astenuto».
Ci preme qua esprimere tre tipi di considerazioni.
In primo luogo Futuro e Libertà  non può parlare di legalità  e poi astenersi su un fatto gravissimo come l’operazione, compiuta da Calderoli, di sottrarre degli imputati a un regolare processo.
Il fatto era così evidente che in altri Paesi avrebbe portato alle immediate dimissioni di un ministro.
In secondo luogo o Fli si mette in testa di diventare al nord l’anti-Lega per retaggio storico e culturale, incalzando la feccia razzista e denunciando gli intrallazzi della “padagna del magna magna”, o è inutile sperare di raccogliere consensi .
In terzo luogo basta fare due conti per evidenziare un fatto.
Calderoli ha avuto 293 voti a favore contro i 314 della fiducia al governo: quindi ha perso 11 voti per strada e sarebbe stato battibile.
Contro Calderoli hanno votato in 188 deputati che anche sommati ai 64 astenuti di Fli, Udc, Mpa e Ad avrebbe portato il totale a 262   rispetto ai 311 della sfiducia al governo.
Non sarebbe servito a nulla in ogni caso anche un negativo voto del Terzo polo.
Vuol dire che ben 49 deputati dell’opposizione di sinistra erano assenti e in cocca coi leghisti.
Di Pietro dovrebbe prendersela con loro e guardarsi in casa: a qualcuno evidentemente fa comodo fare favori alla Lega.
Poi nessuno si lamenti se la Lega sta portando il Paese allo sfascio.

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ALLA CENA DEI PARLAMENTARI FINI CAMBIA STRATEGIA: “ORA BASTA CONTRAPPOSIZIONI, LAVORIAMO SUI CONTENUTI”

Dicembre 22nd, 2010 Riccardo Fucile

“VALUTEREMO DI VOLTA IN VOLTA, LA GENTE NON CAPIREBBE UNA OPPOSIZIONE PREGIUDIZIALE”…LO CONFORTA UN SONDAGGIO IPSOS: LA COALIZIONE DEL   TERZO POLO SALE AL 20% CON FUTURO E LIBERTA’ AL 9,5%… DA SOLI INVECE I FINIANI AL 6%

Nella sala del Mappamondo – per decenni la stanza più magica di Montecitorio con i suoi libri secolari rigorosamente ordinati, ma da qualche tempo trasformata in uno dei tanti luoghi da convegni – il Presidente della Camera sta facendo l’elogio della stabilità : «Questa è una legislatura che può durare».
Gianfranco Fini lo dice davanti ai giornalisti parlamentari, radunati per il rito degli auguri e ai quali però si chiede di non fare domande, demandate al presidente dell’Asp Pierluca Terzulli.
Il messaggio «continuista» di Fini, in contrasto con recenti, impegnative profezie («Berlusconi non avrà  la fiducia»), va collegato ad una successiva esternazione, quando Fini ha auspicato la modifica dell’attuale legge elettorale, perchè entrerebbe in conflitto con «una diversa configurazione del panorama politico».
Fuor di politichese, Fini vuole dire che se alle prossime elezioni si presentasse il Terzo Polo, allo schieramento vincente potrebbe bastare il 35-40% per conquistare il 55% dei seggi, configurando una truffa politica più seria di quella che si sarebbe consumata se fosse diventata operativa la famosa legge truffa del 1953.
Dunque, il Presidente della Camera fa capire che a lui non dispiacerebbe una legislatura che durasse fino alla scadenza naturale del 2013 e che considera strategica la prospettiva del cosiddetto Terzo Polo.
Fin qui il Fini pubblico.
Ma il Fini privato, quello che ha parlato in serata ad una cena di parlamentari futuristi, si è spinto molto più avanti, delinenando una vera e propria controsvolta, una sorta di «contrordine compagni».
Se fino al 14 Belusconi era il nemico numero uno, da abbattere con una mozione di sfiducia, ieri Fini ha detto: «Basta contrapposizioni Fini-Berlusconi, cerchiamo di lavorare sui contenuti e sulle proposte concrete», sul piano parlamentare, «davanti ad una maggioranza risicata e monca», «valuteremo di volta in volta», anche perchè «l’opinione pubblica non capirebbe una opposizione pregiudiziale».
Certo, Fini ha detto che il nuovo Polo «per il momento non è un partito e neppure un cartello elettorale», ma la linea soft con Berlusconi è la traduzione letterale di quanto già  stabilito in un incontro precedente, assieme a Pier Ferdinando Casini.
Una linea nella quale l’Udc si ritroverà  naturalmente, ma che per il Fli rappresenta un brusco cambio di marcia.
Da quel che si apprende dai partecipanti alla cena, Fini non avrebbe accompagnato questa svolta con passaggi autocritici, ma semmai avrebbe invitato i suoi parlamentari «a stare tutti un po’ zitti fino al 10 gennaio», «fate che siano gli altri a parlare».
E ancora: «Ho sentito da voi voci interessanti, ma a volte anche strampalate».
In altre parole, Fini ha impliticitamente rimbrottato quei parlamentari che da sei mesi hanno interpretato in prima linea l’oltranzismo finiano.
E anche per gli interpreti più convinti di una linea politica laica Fini ha suggerito prudenza: «Sui temi etici non cadiamo in trappole strumentali».
Un altro implicito segnale che l’alleanza con l’Udc qualche «prezzo» lo comporterà .
Ma proprio sulle potenzialità  del Terzo Polo, cominciano ad arrivare segnali interessanti.
Dice Italo Bocchino, braccio destro di Fini: «Gli ultimi studi demoscopici dimostrano che la coalizione ha una capacità  attrattiva che va oltre l’appeal dei singoli partiti».
Effettivamente in un complesso sondaggio realizzato per «Il Sole 24 0re» dalla Ipsos di Nando Pagnoncelli il 17 dicembre (tre giorni dopo il voto di fiducia al governo), si scopre che se si sommano le percentuali dei singoli partiti del Terzo Polo (Udc di Casini, Fli di Fini, Api di Rutelli, Mpa di Lombardo) si raggiunge la quota del 13,2%, mentre se ai potenziali elettori si esplicita che quegli stessi partiti sono uniti in coalizione il gradimento sale fino al 20%.
Con una lievitazione che gratifica tutti: l’Udc (passa da un 5,8% in solitaria al 7,4%), ma in special modo il Fli che sale dal 5,9% ad una percentuale di tutto rispetto, il 9,5%.
Dunque, il Terzo Polo sembra far bene al Fli di Fini, anzi si rivela una specie di additivo.

Fabio Martini
(da “La Stampa“)

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IL PDL NASCONDE I CANDIDATI SPORCHI: BARRICATE SUI NOMI DELLA LISTA PISANU

Dicembre 22nd, 2010 Riccardo Fucile

IL CODICE DI AUTOREGOLAMENTAZIONE IMPEGNA I PARTITI A NON CANDIDARE ALLE AMMINISTRATIVE INQUISITI O CONDANNATI PER DETERMINATI REATI, MA LA LISTA DEGLI INDEGNI ( CIRCA 50) E’ TUTTORA SEGRETATA… LA FINIANA ANGELA NAPOLI: “IN COMMISSIONE ANTIMAFIA IL PDL SI STA OPPONENDO CON TUTTE LE SUE FORZE ALLA PUBBLICAZIONE DEI NOMI”

“Santi Zappalà  è in buona compagnia. Il consigliere regionale della Calabria, arrestato ieri perchè accusato di rapporti con la ‘ndrangheta, è stato candidato (ed eletto) nelle liste del Pdl in violazione del Codice di autoregolamentazione della Commissione Antimafia.
La lista degli “indegni”, come li chiamò lo scorso 12 ottobre lo stesso presidente dell’Antimafia, è pronta (le Prefetture inadempienti, circa 30 due mesi fa, hanno risposto all’appello di Pisanu consegnando i dati di loro competenza) ma non è detto che sia resa pubblica.
Il codice di autoregolamentazione, approvato nel 2007, impegna le forze politiche a non candidare alle elezioni amministrative (per le politiche vale tutto o quasi) “coloro nei cui confronti sia stato emesso decreto che dispone     il giudizio o misura cautelare non annullata (…) o che si trovino in stato di latitanza o di esecuzione di pene detentive o condannati con sentenza anche non definitiva” e vale per i delitti di associazione e concorso in associazione mafiosa, estorsione, riciclaggio, trasferimento fraudolento di valori, e traffico illecito di rifiuti.
In compagnia di Zappalà  ci dovrebbero essere almeno quaranta candidati (non tutti eletti), equamente distribuiti lungo lo Stivale e politicamente     trasversali, con una percettibile preferenza per il centro-destra, anche se molti dei candidati si sono presentati con liste civiche o liste civetta la cui collocazione è talvolta di difficile collocazione.
Secondo Walter Veltroni, membro dell’Antimafia, “alla ripresa dei lavori della
Commissione la lista sarà  consegnata ai presidenti di Camera e Senato e varrà  resa pubblica. C’è già  un accordo con il presidente Beppe Pisanu”. Meno ottimista Fabio Granata (Fli), che della Commissione è vicepresidente: “È una decisione che spetta all’Ufficio di Presidenza che in genere delibera all’unanimità . Noi e la sinistra abbiamo chiesto che la lista sia resa pubblica al più presto, ma il Pdl crediamo che si opporrà . Quello che emerge dalle ultime inchieste della magistratura è un quadro gravissimo e allarmante di soggetti indegni che il Parlamento e l’opinione pubblica devono conoscere, e della cui candidatura i partiti devono assumersi la grave responsabilità ”.
La sua collega di partito Angela Napoli conferma: “In Ufficio di Presidenza il Pdl si sta opponendo con tutte le sue forze alla pubblicazione della lista”. Dello stesso parere Laura Garavini del Pd: “Contiamo che a gennaio i nomi vengano resi noti, ma dubito che ci sarà  l’unanimità ”.
Beppe Pisanu, per il momento, non si pronuncia.
Secondo Fabio Granata sarebbe sua ferma intenzione dare corso alla pubblicazione dei nomi, ma le delibere dell’Ufficio di Presidenza della Commissione Antimafia sono tradizionalmente adottate all’unanimità  e il muro opposto dal Pdl rischia di tenere nascosto il tutto.
Come detto, nella black list ci sarebbero una quarantina di persone, ma c’è chi parla di centinaia: “Ci sono state fughe di notizie – dichiara Garavini – che parlano di centinaia di nomi, ma questo è dovuto al fatto che molte prefetture hanno segnalato anche fattispecie di reato non previste nel Codice dell’Antimafia”.
Insomma un esercito nemmeno troppo piccolo; e se pure qualche prefettura è stata troppo zelante, sempre di reati si tratta.
Le “fughe di notizie”, che poi fughe non sono, perchè a livello locale le liste degli “impresentabili” sono spesso ben note, annoverano esponenti di spicco di molte amministrazioni regionali un po’ in tutta Italia.
In Campania, per esempio – come ha ricordato Sergio Rizzo sul Corriere della Sera – c’è il consigliere regionale Pietro Diodato del Pdl, presidente di Commissione nonostante un’interdizione dai pubblici uffici di cinque anni a causa di una condanna definitiva a un anno e mezzo rimediata per i disordini nei seggi elettorali nel 2001.
O l’ex Margherita Roberto Conte, condannato in primo grado per concorso esterno in associazione camorristica ugualmente candidato nonostante l’opposizione dell’attuale presidente Caldoro.
La Calabria, all’onore delle cronache, annovera tra i candidati alle regionali del marzo 2010 Tommaso Signorelli, ex Pd messo in lista dalla lista di centrodestra Socialisti Uniti, arrestato nel 2008 in quanto assessore del comune di Amantea, sciolto per infiltrazioni mafiose.
Tuttavia l’elenco degli “indegni” non è certo questione circoscritta alle regioni del Sud.
Una cosa è certa: per candidarsi alle elezioni comunali, regionali e circoscrizionali è necessario – almeno formalmente – aderire al Codice di autoregolamentazione dell’Antimafia.
Per ambire a un seggio in Parlamento (con buone probabilità  di essere eletti) la fedina penale pulita è una questione al massimo di bon-ton.
Un analogo codice per le politiche, infatti, non esiste.
La proposta di legge per il “Parlamento pulito”, promossa da Beppe Grillo che ha raccolto 350 firme, giace in un cassetto del Senato.

Stefano Caselli
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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A MONTECITORIO FINI FA GLI AUGURI (“RESTO SINO A FINE LEGISLATURA”), I CORTIGIANI DI SILVIO GLI SCONGIURI

Dicembre 20th, 2010 Riccardo Fucile

FINI IRONICO: “CONTINUEREMO A VEDERCI PER GLI AUGURI DI NATALE” ED ESCLUDE POSSIBILI DIMISSIONI… IL FACCENDIERE MOFFA, PASSATO ALLA CORTE DEL CIARPAME SENZA PUDORE,   PARLA DI “DISAGIO IN FLI”… FORSE SI RIFERISCE A QUANDO I MILITANTI DI DESTRA VEDONO LUI INSIEME AGLI AMICI DEI CONDANNATI PER MAFIA E DEGLI INQUISITI PER CORRUZIONE

“Fin quando dura la legislatura continueremo a vederci per gli auguri di Natale”.
Lo ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, in occasione degli auguri ai dipendenti di Montecitorio, smentendo così le indiscrezioni di stampa che lo vorrebbero vicino alle dimissioni dalla presidenza, magari in concomitanza con il congresso fondativo di Futuro e Libertà  previsto per metà  febbraio a Milano.
“Come passa il tempo, sono già  due anni e mezzo, è già  la terza volta che ci facciamo gli auguri – ha ricordato Fini – e ci vedremo anche in futuro”, perchè “le istituzioni restano e gli uomini vanno, siamo pro-tempore e tutti dovrebbero ricordarselo, però- ribadisce – finchè dura la legislatura continueremo a vederci per gli auguri di Natale”.
Il leader del Terzo Polo è dunque deciso a tenere testa alle pressioni che arrivano dalla maggioranza affinchè lasci la presidenza della Camera, ma stando a quanto pronostica il suo ex fedelissimo Silvano Moffa per lui si annunciano comunque tempi difficili.
Il parlamentare, fuoriuscito da Fli in occasione del voto di sfiducia a Berlusconi, ha riferito che “domani con la riunione dei deputati del gruppo Misto che hanno votato la fiducia al governo Berlusconi prenderà  corpo la terza gamba della maggioranza di centrodestra”.
Quella in pratica già  definita “dei venduti”.
“Un gruppo – aggiunge Moffa- che darà  una risposta a quell’esigenza di stabilità  numerica e politica di cui il Governo Berlusconi ora ha bisogno”.
Ovveri dei voti di qualche utile idiota.
Questa “terza gamba”, secondo Moffa,   sarà  in grado nei prossimi giorni di attrarre un numero crescente di parlamentari attualmente nelle file di Fli.
Fino ad oggi non ha quindi pescato nulla, il poveretto.
“Oggi – spiega – è innegabile che esiste una vasta area moderata in Futuro e libertà  che credo stia patendo moltissimo una situazione che ha portato il treno di Fli in una stazione molto diversa da quella iniziale. C’è uno slittamento di Fli verso il Terzo polo e un’alleanza con il centrosinistra. Il progetto originario è stato snaturato, il gruppo dei finiani è diventato un’altra cosa. Ci sono persone – ragiona ancora Moffa – con una storia politica simile alla mia che avvertono un fortissimo disagio”.
Ora risulta evidente a tutti che Moffa ha avuto un ruolo ben preciso come quinta colonna dei berluscones in Fli, fino al suo squallido comportamento negli ultimi giorni prima del voto sulla sfiducia.
Preparava documenti, li firmava, salvo poi tradire la sua stessa firma.
Ora diventerà  capogruppo dell’armata Brancaleone dei voltagabbana o magari ministro.
Eppure sentite ad agosto cosa scriveva di lui “il Giornale” di Feltri sotto il titolo “il Grande Centro degli inquisiti”: “fa parte dell’universo finiano Silvano Moffa, indagato per abuso d’ufficio e corruzione per la costruzione di un capannone a Colleferro (Roma) nel periodo in cui era sindaco e poi prosciolto”.
Prima era un inquisito, ora un eroe per i killer del ciarpame senza pudore.
Che farsa.
Pudore che non dimostra neanche Moffa quando si lancia in una analisi patetica.
Non è lui che tradito, dice, ma chi ha portato Fli verso il Terzo polo e il cemtrosinistra: e ciò crea disagio, parla della sua storia politica come fosse un esempio di coerenza.
Ma vergognati di raccontare palle, Silvano: sei passato dalla destra sociale a Fini, ora da Fini a Berlusconi, ma la poltrona l’hai sempre tenuta ben stretta.
Hai inziato avendo al tuo fianco dei giovani pieni di ideali e sei finito con Cosentino, Dell’Utri e Brancher, hai passato una vita a parlare di socialità  e solidarietà  per finire accanto ai leghisti.
E ora pretendi pure di dare lezione?
E chi va a sinistra?
Ma vergognati piuttosto, hai svolto un ruolo ben remunerato politicamente, tienitelo e taci.
Vai a fare il capogruppo del partito degli accattoni?
Accomodati, ma ricordati che il disagio non lo provi tu, lo prova piuttosto chi ti incrocia a vederti ridotto così.
Buona questua.

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ERANO VENTI, POI OTTO, ALLA FINE NESSUNO: SI BLOCCA LA CAMPAGNA ACQUISTI DEL PREMIER ALLA CAMERA

Dicembre 20th, 2010 Riccardo Fucile

SILVIO IRRITATO PER COLPA DELLA TROPPA FRETTA DI “PROCURATORI TROPPO SOLERTI E SOVRAESPOSTI”… ORA SI FORMERA’ IL GRUPPO GIA’ DEFINITO “DEI COMPRATI”: 22 DEPUTATI DALLE PIU’ STRANE ORIGINI….A GUIDARLI I FACCENDIERI ROMANO O MOFFA… MINISTERO IN VISTA PER CALEARO, SOTTOSEGRETARIE POLIDORI E SILIQUINI

Prima riunione dei 22 deputati del gruppo misto che hanno votato la fiducia all’esecutivo e che si apprestano a dar vita intanto a un coordinamento, ma presto anche al “gruppo di responsabilità “.
Manovra da condurre in porto subito per soccorrere il governo nelle cinque commissioni in cui il centrodestra si trova dal 14 dicembre in minoranza e le quattro in cui è in pareggio.
La prima mossa sarà  la richiesta alla Presidenza della Camera di una presenza dei deputati della nuova formazione laddove non sono rappresentati.
Quanto all’iniziativa tenga il premier è confermato dallo sponsor d’eccezione che sovrintende da giorni alle operazioni: il Guardasigilli Angelino Alfano, in stretto contatto con Saverio Romano.
Dentro, con i cinque ex Udc, i sette di NoiSud, i quattro ex Fli (Moffa, Polidori, Siliquini e Catone), i tre “responsabili” Scilipoti, Cesario e Calearo, quindi Nucara, Pionati e Grassano.
A Montecitorio il gruppo c’è.
Al Senato, salvo “prestiti”, è fermo a quota nove.
Il pressing lì è tanto insistente quanto sterile sulla democratica Baio Dossi.
Il fatto è che la campagna acquisti si è subito arenata anche alla Camera. Berlusconi l’ha presa malissimo.
Appena giovedì notte a Bruxelles dichiarava di averne personalmente “recuperati altri otto”, alludendo a finiani e centristi pronti all’esodo dopo la sconfitta.
Degli otto arrivi non vi è più traccia e il Cavaliere attribuisce la colpa a chi, da Pionati ad altri, si sarebbe mosso senza la dovuta accortezza nei contatti.
Il gruppone intanto nascerà , sotto la guida, con molta probabilità , dello stesso Romano – se per lui il mini-rimpasto di fine gennaio non aprirà  le porte di un ministero – o del faccendiere Silvano Moffa.
Con un handicap di immagine, però: il rischio di presentarsi col pessimo brand di partenza del gruppo dei “comprati”.
Romano, che dei “responsabili” si definisce “l’ostetrico”, nega: “Non siamo stati comprati da nessuno e siamo qui per sostenere il governo, salvare il Paese in crisi dal voto e trasformarci in polo attrattivo”.
A breve il nuovo gruppo sarà  interlocutore di Berlusconi quando si discuterà  di nuovi ingressi al governo.
Siliquini, Polidori e Pionati già  in pole da sottosegretari.
Nucara e Calearo in corsa per qualcosa di più.

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L’EQUIVOCO DELLA DEMOCRAZIA

Dicembre 16th, 2010 Riccardo Fucile

PENSIERI RIVOLTI A QUEI PARLAMENTARI CHE CONSIDERANO I PROPRI PRINCIPI COME DENTI CARIATI DA CURARE RICOPRENDOLI D’ORO

Durante la Seconda Repubblica si è aperto un abisso tra onestà  e Parlamento.
Si è riuscito a normalizzare l’osceno in faccia agli italiani, senza alcun argomento politico, si è cominciato a offrire poltrone, appalti e fette di potere in cambio di sostegno al Governo.
In questi giorni, Silvio Berlusconi ha iniziato a colmare il vuoto lasciato dai parlamentari del FLI e di tutti quelli che lo hanno abbandonato durante questa legislatura.
Al momento ha appena tre voti di vantaggio, ma appena finite le votazioni del 14 dicembre ha candidamente ammesso che non vede difficoltà  insormontabili per ampliare i risicati numeri su cui può contare oggi il proprio esecutivo.
Parole dette serenamente, per confermare che ogni onorevole è considerato dal Presidente del Consiglio non come un essere vivente, bensì come un elemento strumentale, rimpiazzabile ad oltranza.
Nessuno si scomodi a informare di quest’evidenza la maggioranza dei parlamentari che hanno votato la fiducia a questo Governo.
La sanno e non perdono un’occasione per dimostrare che se ne fregano.
Non si curano della propria dignità  e del proprio amor proprio, figurarsi di quello degli italiani.
Il risultato è che non esiste nessun piano governativo su cui si basa la neonata maggioranza se non quello del mantenimento del potere.
Tutto il resto è funzionale, è la disumanizzazione totale di tutti i rapporti politici, ormai ridotti ad essere come quelli tra una cosa e colui che se ne serve.
Tristemente, è necessario aggiungere che la cosa in questione è il Parlamento, la democrazia e colui che se ne serve è Silvio Berlusconi.
Martedì 14 dicembre 2010, intanto che nelle due Camere c’era una compravendita in corso, per proteggerle dal popolo che le ha elette era stata tracciata una zona rossa.
L’Italia con le sue urgenze e i suoi bisogni reali non poteva entrare tanto meno avvicinarsi ai due rami del Parlamento.
Nelle solite ore il debito pubblico nazionale toccava un nuovo record e questa non è una notizia eccezionale perchè succede ogni giorno: l’attuale politica economica italiana si basa su un debito pubblico che vale più di ieri e meno di domani.
Quest’aspetto, insieme all’aumento della pressione fiscale sta portando allo stringere della base sociale del benessere.
Per valore economico e per libertà  politica l’Italia sta uscendo dall’Occidente, si sta tramutando in una palude e Silvio Berlusconi di questo pantano ne è il sultano oppure il rospo, come preferite.
La democrazia in Italia c’è ancora, ma vive sommersa nella marea del materialismo.
Nel disincanto nazionale, garriscono i leccaculo in Parlamento come in televisione, spacciano narcolessia, formaggini, camicie aperte e gambe nude, interpretano l’informazione come liturgia del potere, senza alcun talento se non quello di vivere senz’anima.
Da sette anni vivo fuori dal mio Paese e posso dire che di quell’aspetto serissimo che è la crisi internazionale l’unica cosa buffa rimasta sembrano essere gli italiani, ma per quanto?
Chi scrive queste parole è un semplice italiano all’estero, uno dei tanti laureati trilingue in giro per il mondo che nella città  dove ha scelto di vivere lavora il doppio per dimostrare di valere la metà  e lo fa ogni giorno e volentieri.
Chi scrive è un apolide suo malgrado che non ha dimenticato la fierezza delle proprie origini, che Silvio Berlusconi è solo una squallida meteora, seppur lunghissima della storia gloriosa di cui può fregiarsi il proprio Paese.
Chi scrive è qualcuno in esilio preventivo che per le ultime signore e signori che hanno vilmente aspettato le ore precedenti alla votazione della fiducia per smascherare le proprie intenzioni e per offrire il proprio sostegno all’attuale governo sarebbe pieno di domande, ma che invece ne farà  solo una, anzi due:
Una vita senza dignità  che vita è?
Una vita senza orgoglio e senza valori, a cosa serve?

Alessandro Berni da Parigi

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BOCCHINO: “NULLA DA RIMPROVERARMI, IL PREMIER ORA GALLEGGERA’, FUTURO E LIBERTA’ UNITO”

Dicembre 16th, 2010 Riccardo Fucile

“COLLABORAZIONE SULLE LEGGI PER TUTTI, NON SU QUELLE AD PERSONAM”…”NON ESISTONO FALCHI DA NOI, PIUTTOSTO C’ERA CHI VOLEVA RESTARE A TUTTI I COSTI NELL’ALLEANZA GUIDATA DAL PREMIER”

“Se Berlusconi pensa di poter risolvere i problemi del Paese passando da un vantaggio di tre a uno di sei o dieci deputati, auguri, prosegua pure con la campagna acquisti. Lui, i ministri e i sottosegretari dovranno trascorrere le loro giornate in Parlamento per garantire la maggioranza. Noi siamo tranquillissimi. Se avrà  a cuore gli interessi invece gli interessi dell’Italia, allora accetterà  di confrontarsi e dialogare con noi”.
Italo Bocchino esce dalla riunione all’hotel Minerva che segna il battesimo del “Polo della Nazione” o come si chiamerà  da qui a gennaio.
Lui, Fini e tutto Fli portano ancora addosso le ferite della battaglia del giorno prima a Montecitorio.
Convinti tuttavia di segnare il primo punto della rivincita con la nuova operazione politica unitaria.
Torniamo indietro di qualche ora. Il suo intervento contro il premier in aula è stato durissimo. Moffa e altri transfughi lo additano come causa del loro esodo. Ritiene di aver sbagliato nei toni o nei contenuti?
Nulla da rimproverarmi. Il mio intervento prendeva spunto dalla comunicazione che avevamo ricevuto dalla Siliquini, già  seduta ai banchi del Pdl, e dalla Polidori. Moffa nel momento in cui chiede le mie dimissioni sa di aver posto una condizione inaccettabile. Non tanto per me, quanto per Fini. Era un evidente pretesto. Lui come le altre aveva già  fatto le sue scelte.
Accusano lei e gli altri “falchi” di aver snaturato il progetto iniziale di Fli
Non esistono falchi in Fli. È esistita invece una minoranza che desiderava restare a tutti i costi nella coalizione guidata da Berlusconi. Alla fine, cento parlamentari hanno intrapreso una strada ambiziosa e importante, che apre una nuova stagione. In tre ci hanno lasciato. Spiace solo che siano stati determinanti per tenere in vita il governo.
E voi, adesso? Sarete forza d’opposizione o pronta al dialogo?
Siamo all’opposizione perchè abbiamo votato la sfiducia. Ma saremo costruttivi, nè pregiudizialmente a favore nè contro.
Può spiegare meglio?
Diremo a Berlusconi: guidi un governo di minoranza? Bene, vai avanti, se porterai in aula provvedimenti di interesse generale, noi li integreremo coi nostri emendamenti e li voteremo. Diversamente, farà  i conti con la nostra opposizione e tutto il governo dovrà  accorrere in aula, magari riporteranno perfino il presidente della Consob Vegas. Sul decreto rifiuti o sulla sicurezza daremo il nostro contributo, per esempio.
E sulla riforma della giustizia? Su eventuali leggi ad personam?
È evidente che non sosterremo leggi che non rientrano tra le vere emergenze del Paese, che sono quelle economico sociali. Sulla giustizia, tutto dipenderà  da cosa conterrà .
Berlusconi è convinto di allargare la maggioranza. Temete la nuova campagna acquisti?
Siamo sereni. Chi doveva lasciare lo ha fatto, chi ha votato la sfiducia non lo farà . Ora siamo davvero uniti. Se anche il premier conquistasse altri cinque o sei o dieci, sarebbe costretto sempre a galleggiare. O a ricorrere alle urne. Ha un’unica alternativa: darci ascolto e dialogare. Eviterà  pure le elezioni.
Forse punta proprio a quelle.
Non so fino a che punto gli convengano. Noi in ogni caso siamo pronti”.
Intanto Bondi scrive al Colle e rimette in discussione il ruolo di garanzia del presidente della Camera. Fini pensa alle dimissioni, invocate da tutto il Pdl?
La sua terzietà  nella conduzione dei lavori è indubbia. E questo esclude qualsiasi passo indietro. So io quante volte ha bocciato nostre proposte in nome della sua terzietà . Tutti i leader che rappresentano le istituzioni esercitano un ruolo politico. La discriminante è la gestione dei lavori. Ecco perchè non si dimetterà .
Voterete invece la sfiducia al ministro Bondi a gennaio?
Il coordinamento del nuovo polo deciderà  a suo tempo.

Carmelo Lopapa
(da “la Repubblica“)

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LA BASTIGLIA DEL CAVALIERE: COL PARTITO DELLA NAZIONE DI FINI E CASINI NASCE L’OPPOSIZIONE DI CENTRODESTRA

Dicembre 16th, 2010 Riccardo Fucile

CAMBIA IL PANORAMA POLITICO, FINISCE IL BIPOLARISMO: L’EFFETTO DELLA VITTORIA DI PIRRO DEL PREMIER E’ LA NASCITA DI UNA ALTERNATIVA AL GOVERNO DEL PARTITO DELL’AMORE A PAGAMENTO…CON TRE VOTI COMPRATI LA COALIZIONE AFFARISTICO-RAZZISTA ORA NON VA DA NESSUNA PARTE…E IN CASO DI ELEZIONI IL GOVERNO DEL CEPU E’ FINITO

Sono bastate appena ventiquattrore, per capire quanto sia posticcio lo “straordinario trionfo” ottenuto l’altroieri da Silvio Berlusconi ai danni del suo nemico Gianfranco Fini.
Appena ventiquattrore, per toccare con mano quanto sia fragile la Bastiglia forzaleghista nella quale il premier si trincera, fingendo di voler governare il Paese “fino alla fine della legislatura”.
Nel dolceamaro “day after” dell’ordalia del 14 dicembre, il presidente del Consiglio deve prendere atto che quella prova di forza (che pure c’è stata e che pure ha superato di strettissima misura) non solo non serve ad annientare l’opposizione disarticolata del centrosinistra, ma produce come reazione immediata la nascita di un’opposizione strutturata di centrodestra.
Il battesimo ufficiale del Terzo Polo tra Fli, Udc, Api e Mpa cambia profondamente il panorama politico di metà  legislatura.
È una risposta politica dell’area moderata anti-berlusconiana alla vittoria aritmetica della destra radicale berlusconiana.
Ed è significativo che quella risposta arrivi immediatamente dopo che il Cavaliere ha riaperto il borsino della compravendita dei parlamentari, rivelando una transumanza collettiva di numerosi esponenti di Fli e annunciando un “porta a porta” individuale con singoli esponenti dell’Udc.
Lo slogan sul quale poggia la pubblicità  ingannevole del premier, che per questa via si spaccia agli italiani come un “leader rafforzato”, è “allargare la maggioranza”.
Obiettivo facile, a suo dire, per chi ha appena sconfitto i traditori e per questo diventa una calamita che attrae i pentiti, invece di respingere i transfughi.
La verità  è esattamente l’opposto.
L’allargamento della maggioranza, per il premier, non è il test della sua ritrovata forza, ma la prova della sua moltiplicata debolezza.
Non è un atto di generosità , ma di necessità .
Con tre voti di scarto, il governo Berlusconi-Scilipoti non va da nessuna parte. Per questo, e con la sola stampella della Lega, getta un ponte verso il centro.
Ma la novità  è che il centro ha già  mollato gli ormeggi.
La nascita del Polo della Nazione è un altro effetto della vittoria di Pirro berlusconiana.
Piuttosto che terremotare il campo di Futuro e Libertà , raccogliendo le macerie a suo vantaggio, Berlusconi ha spinto definitivamente Fini nella faglia in movimento del Nuovo Centro.
Ha gettato cioè l’ex co-fondatore del Pdl nelle braccia di Casini, che insieme a Rutelli e Lombardo possono annunciare oggi la nascita di un coordinamento tra i parlamentari, domani il varo di un unico gruppo parlamentare, e magari dopodomani la formazione di una lista unitaria e più in là , chissà , di un vero e proprio partito.
Il PdN si configura dunque non come “costola”, ma come alternativa assoluta al Pdl.
E con questa prospettiva, non più teorica ma pratica, il Terzo Polo si blinda: la sua costituency parlamentare appare oggettivamente meno permeabile alle lusinghe del Cavaliere.
In qualunque forma si materializzino: mutui o poltrone.
Così muta la geo-politica del Paese, che assume un assetto tendenzialmente tripolare.
Anche questo è un esito della battaglia di martedì scorso, oltre che della più generale deriva populista e tecnicamente eversiva del berlusconismo. Pessimo risultato, anche dal punto di vista del Cavaliere: da alfiere irriducibile del bipolarismo, diventa il maieuta involontario del tripolarismo.
Vuole allargare la maggioranza.
Per ora è riuscito ad allargare l’opposizione.
Dopo il 13 aprile 2008, alla Camera aveva “contro” 276 parlamentari. Ora ne ha contro 311.
Questa è la dura realtà  di una maggioranza che si pretende tuttora autosufficiente. Il PdN potrà  anche sembrare l’ultimo “fortino degli sconfitti”. Potrà  anche apparire velleitario in un’Italia in cui, dalla virata maggioritaria indotta dai referendum dei primi anni ’90, le terze forze non hanno mai goduto di particolari fortune.
Potrà  persino risultare nefasto, per chi ricorda la sciagurata politica andreottiana dei due forni all’epoca della Prima Repubblica.
Ma resta il fatto che dietro ai sacchi di sabbia della trincea appena costruita, l’artiglieria terzopolista può fare danni incalcolabili, nei confronti di Berlusconi e di quel che resta della sua coalizione.
Li può fare a legislatura vigente.
Molto più di quanto non dimostri la rigida ed eccezionale aritmetica del voto di fiducia dell’altroieri.
Quel 314 a 311 a favore della maggioranza è infatti una situazione unica e irripetibile.
Un esempio: nell’attuale perimetro Pdl-Lega ci sono almeno 30 parlamentari che sono anche ministri e sottosegretari, e che dunque sono spesso assenti dall’aula per impegni istituzionali e internazionali.
Nella fisiologia dei lavori parlamentari, la maggioranza non sarà  materialmente in grado di schierare stabilmente i suoi 314 effettivi alla Camera, e i suoi 162 al Senato.
Per questo la neonata opposizione di centrodestra, insieme all’opposizione di centrosinistra, ha sulla carta i numeri sufficienti per mandare sotto il governo sulla mozione di sfiducia a Bondi o su quella per il pluralismo radiotelevisivo, sul disegno di legge Gelmini per l’università  o sul decreto legge s per i rifiuti.
Ma il PdN può fare danni irreparabili anche nella prospettiva delle elezioni anticipate.
Con l’attuale legge elettorale il Terzo Polo sarebbe ininfluente alla Camera, dove non potrebbe arrivare comunque primo rispetto al Pdl e al Pd, e dunque non potrebbe in alcun modo incassare il colossale premio di maggioranza garantito dal Porcellum.
Ma sarebbe decisivo al Senato, dove il premio di maggioranza è su base regionale, dove non gioca il fattore “voto utile” e dove la soglia di sbarramento per i partiti coalizzati è solo del 3%.
Dunque in questo caso, almeno a Palazzo Madama, il Terzo Polo sarebbe decisivo. Una lista unitaria Fini-Casini-Rutelli-Lombardo raggiungerebbe un risultato sicuro: farebbe perdere Berlusconi, che con la sola maggioranza alla Camera non potrebbe tornare al governo del Paese.
Non sappiamo quanto filo da tessere avrà  la Cosa Bianca, che è forse ancora informe, ma che certo è già  conforme all’idea di un “altro centrodestra”.
Una formazione davvero moderata e finalmente costituzionale, ormai avversaria conclamata della destra estremista di Berlusconi e Bossi, che può avere a cuore l’interesse nazionale, e non più quello di un singolo.
E con la quale persino il Pd può dialogare senza pregiudizi, per provare almeno a riscrivere un modello di legge elettorale e un programma di messa in sicurezza dell’economia del Paese.
Una cosa è certa: questo Cavaliere, con il suo “governo del Cepu”, non può farcela.

Massimo Giannini
(da “La Repubblica“)

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