Novembre 20th, 2010 Riccardo Fucile
SONDAGGIO DEMOS SULLA COMPOSIZIONE DELL’ELETTORATO DI FUTURO E LIBERTA’… SOLO IL 60% PROVIENE DAL PDL, IL 25% DAL CENTROSINISTRA, L’11% DALL’ASTENSIONISMO…
Il giorno successivo al discorso di Gianfranco Fini per il lancio del Manifesto per l’Italia, Paolo Pagliaro ne “Il punto”, rubrica della trasmissione “Otto e mezzo”, presentava un sondaggio Demos dai risultati particolarmente significativi.
Le domande sono relative sia alla fiducia accordata dagli italiani a Gianfranco Fini, sia alle intenzioni di voto rispetto a Fli.
Oltre all’espressione di una fiducia personale concordata dal 55% degli elettori di sinistra e dal 23% di quelli di destra, e al di là delle oscillazioni di Fli, comunque in crescita e fluttuanti intorno ad un buon 8%, il dato più interessante del sondaggio riguarda la composizione dell’elettorato che si dichiara vicino a Futuro e Libertà .
Se il 60% delle persone che compongono il bacino elettorale di Fli proviene, come è ovvio pensare, dal Pdl e il 12% pesca dai delusi del Pd, l’11% viene dall’astensionismo.
Si tratta di cittadini italiani che alle scorse politiche hanno scelto, per ragioni diverse, per disaffezione diffusa, di non andare a votare.
Sono persone che fanno parte del movimento che ha vinto alle scorse regionali e che, agli occhi di ogni analista, pareva in inesorabile crescita.
Il fatto che l’11% dell’elettorato Fli provenga da qui è una dato particolarmente significativo, in grado di qualificare l’offerta politica di Futuro e Libertà in modo inequivocabile.
Insomma, emerge un elemento fondamentale per capire il Paese di oggi: il mal di pancia degli italiani non è solo antipolitica o banale stanchezza.
Se, infatti, una nuova formazione riesce ad intercettare pezzi dell’astensione, significa che gli italiani desiderano non certo meno politica, ma di più.
Magari più qualificata a rispondere alle sfide attuali.
Ci sono, insomma, elettori che non si riconoscono nell’offerta di contenuti, idee e proposte e nella cultura dell’antagonismo bipolare che hanno caratterizzato gli anni di governo trascorsi dalle ultime elezioni.
Ci sono elettori che si aspettano altro dalla politica, che hanno maturato posizioni finora non rappresentate da nessuno, hanno formulato domande alle quali nessuno ha saputo dare una risposta.
E allora, è il caso di sottolinearlo, il vituperato e banalizzato superamento degli steccati ideologici, l’innovazione culturale verso un modo di essere europeo, la critica alle posizioni rigide e difensive espresse dalla Lega, l’evoluzione verso posizioni finora irrituali nel panorama politico del centro destra, sono tutti tasselli di un puzzle politico complesso, solo strumentalmente classificato come conseguenza di tattiche miopi e personalistiche.
Da sottolineare infine che il 90% dell’elettorato di Futuro e Libertà è favorevole a una crisi di governo o almeno ad un appoggio esterno: non ne possono più di confondersi con la politica di Pdl e Lega.
Non a caso, da quando Fini ha assunto una posizione più decisamente critica verso la mancanza di politica da parte del governo, c’è stato un balzo dei consensi nei sondaggi fino oltre il 9%.
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Novembre 19th, 2010 Riccardo Fucile
IL MINISTRO DELLE PARI OPPORTUNITA’ E’ PROSSIMA A LASCIARE IL GOVERNO E IL PARTITO, SUBITO DOPO LA VOTAZIONE DELLA FIDUCIA…BOSSI VUOLE LE ELEZIONI PER PERDERLE…. FINI LO SFIDA: “NON HO PAURA DEL VOTO”
Mara Carfagna è sul punto di lasciare Pdl e governo. 
Quella che al momento è solo una indiscrezione dell’Ansa (la diretta interessata non conferma e non smentisce) rappresenta, comunque, l’ultimo colpo di scena del terremoto che da settimane scuote il Pdl, culminato nell’uscita dal partito e dall’esecutivo dei parlamentari finiani.
L’intenzione del ministro per le Pari Opportunità sarebbe quella di aspettare le verifiche parlamentari del 14 dicembre prima di dare le dimissioni.
Alla base della sua scelta ci sarebbero gli insanabili contrasti con i vertici campani del partito e «l’incapacità » dei coordinatori nazionali di affrontare i problemi interni al Pdl campano.
A chi ha avuto modo di sentirla, inoltre, il ministro ha spiegato di sentirsi «amareggiata» per «gli attacchi volgari e maligni» di esponenti del partito come Giancarlo Lehner, Alessandra Mussolini e Mario Pepe.
Negli ultimi giorni, diversi esponenti del Pdl hanno accusato più o meno velatamente la Carfagna di guardare con interesse a Fli anche in vista delle elezioni del sindaco di Napoli.
Le notizie che riguardano la Carfagna arrivano all’indomani del videomessaggio di Gianfranco Fini.
L’appello alla responsabilità del presidente della Camera hanno sollevato numerose polemiche e hanno spinto il leader della Lega Umberto Bossi a d accusare il leader di Fli «di aver paura del voto».
A stretto giro, da Torino, è arrivata la risposta di Fini:”non temo le elezioni, ma non servono al Paese».
ll leader leghista è del parere che il presidente del Consiglio avrà la fiducia di entrambe le Camere ma, se così non fosse, «bisogna andare alle elezioni. Se è saggio va al voto e ritorna con un sacco di voti in più».
Per Bossi, però, Berlusconi potrebbe fare come Fanfani: «Ottenne la fiducia ma si dimise comunque».
Secondo Bossi, infine, non ci sono possibilità di un governo tecnico: «Napolitano è saggio e non lo permetterà . E comunque ci sarebbe una reazione troppo forte del Paese».
In realtà Bossi si rende conto che la Lega sta perdendo consensi (-2% a Milano in pochi mesi) e, se la crisi politica si protrae, confermare un 11-12% diventerò un sogno.
Meglio realizzare ora, anche se poi il centrodestra dal voto ne uscirà con le ossa rotta perchè al Senato la maggioranza se la scorda.
E a quel punto salterà sulla zattera Tremonti, abbandonando il Cavaliere al suo destino.
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Novembre 19th, 2010 Riccardo Fucile
SUL WEB ERA MONTATA LA PROTESTA DELLA BASE PER QUELLO CHE E’ STATO INTERPRETATO COME UN COLPO DI FRENO…GRANATA PRECISA: “ABBIAMO RITIRATO LA NOSTRA DELEGAZIONE AL GOVERNO, CI COMPORTEREMO DI CONSEGUENZA SULLA SFIDUCIA”… CONSOLO E MENIA: “NOI RESTIAMO CON FINI, FUTURO E LIBERTA’ RESTA UNITO”
All’indomani del videomessaggio di Gianfranco Fini e delle voci che danno una pattuglia di finiani poco sicuri di votare la sfiducia al governo, Fabio Granata, uno dei “falchi” vicino al presidente della Camera, fuga i dubbi.
Scacciando l’interpretazione delle prime pagine dei giornali che parlano di un secco colpo di freno da parte del presidente della Camera.
“Nessuna retromarcia. Se il percorso sarà quello di arrivare in Aula a maggioranza invariata e se, peggio ancora, continua questo tentativo di garantirsi una striminzita maggioranza numerica, senza tenere conto della grande questione politica posta da Fini, non potremmo che votare la sfiducia. Abbiamo ritirato la delegazione dal governo e ci comporteremo di conseguenza con la sfiducia”.
Smentiscono tentazioni di retromarcia sia il deputato di Fli Giuseppe Consolo (“seguo le indicazioni di Fini per convinzione, non per dovere. Il resto sono giornalate”), sia l’ex sottosegretario all’ambiente Roberto Menia: “Fli non si spacca, mi pare una favola. Non ho nessuna voglia di votare la sfiducia, ma se mi costringono a farlo lo faccio”.
Menia ipotizza così il futuro del governo: “La proposta è questa: fase due di questa legislatura, un aggiornamento del programma, se possibile un centrodestra allargato. Io l’ho sempre letta così: dopo di che si può rispondere o con la sfida muscolare, ma fa parte della tattica per ognuna delle parti e poi c’è invece il momento della ragionevolezza. Manca meno di un mese alla verifica mi auguro che prevalga, per il bene del paese, la ragionevolezza”.
Se il videomessaggio di Fini non era una marcia indietro, che cosa era?
“Un grande richiamo al senso di responsabilità a Berlusconi, perchè l’Italia attraversa una fase molto difficile e da qui al 14 dicembre bisogna governare i processi sociali e dell’economia” spiega Granata.
“Il governo, così com’è, non può andare avanti, serve un passo indietro e l’apertura di una crisi per realizzare poi una nuova agenda di governo e con ampia base parlamentare”.
Nel pomeriggio il presidente della Camera sarà a Torino per la sua prima uscita pubblica come leader di Fli.
Dall’altra parte, il videomessaggio con cui ieri Gianfranco Fini ha chiesto “una maggiore responsabilità ” da parte della maggioranza di governo, viene discusso e criticato nelle piazze digitali che ruotano intorno a Futuro e Libertà per L’Italia: c’è chi riconosce a Fini “senso dello Stato e delle Istituzioni”.
Ma c’è anche chi scrive: “Non capisco e non mi adeguo”.
In molti esprimono interrogativi: “Non ho capito il senso. E voi?”.
Per altri, la situazione è più chiara: “Nell’ultimo messaggio Fini è ambiguo. Se la chiude con Berlusconi alla ‘volemose bene’ tutti gli italiani scoppieranno a ridere”.
E ancora: “Sarà una tattica politica, ma ho l’impressione che il video di Fini sia stato controproducente. Stiamo dando l’aria di gridare la ritirata”.
E c’è chi valuta le conseguenze politiche e soprattutto i rapporti di forza nel centrodestra. “Berlusconi ha colto subito l’opportunità dicendo Fini si è arreso”.
Per molti pesa anche la non sfiducia al ministro Bondi.
Da parte nostra, avendo già trattato in un precedente articolo la questione, vorremmo solo aggiungere qualche punto.
1) A parte che vi sono ministri molto più colpevoli e nullafacenti di Bondi che andrebbero sfiduciati, nel momento in cui Napolitano ha chiesto che la legge di stabilità passasse senza momenti critici e, su richiesta del Pd, la sfiducia a Bondi è stata calendarizzata per fine novembre, Fini ha giustamente fatto prevalare l’impegno assunto con il Presidente della Repubblica.
Qualcuno riesce a capire che questa intesa sarò importante dopo?
2) Semmai andava votata a tempo debito la sfiducia a Calderoli che ha commesso un atto gravissmo, ma pare che anche tra la base finiana c’è chi non se lo ricorda o dorma.
Pensate che strumento elettorale “forte” avrebbe avuto Fli : aver dimissionato un ministro leghista che fa sparire una norma per favorire l’assoluzione di 30 leghisti accusati di associazione sovversiva.
Con La Russa che l’ha coperto.
Quando a destra si capirà che la Lega è il peggior nemico dell’Italia sarà sempre troppo tardi.
3) Comprendiamo i sentimenti della base (noi siamo ancora più radicali) ma occorre anche capire i tatticismi.
Vi siete tenuti per anni un partito dove non si discuteva mai, vi siete accontentati dei caporali di giornata come capicorrente, imparate a riflettere ogni tanto prima di partire lancia in resta.
A sconfiggere il berlusconismo non c’è riuscita la sinistra in 18 anni, volete che Fini ci riesca in tre mesi?
4) Dall’altro lato è necessario che vi sia chiarezza nella gestione di Futuro e Libertà .
Nessuno è stato obbligato a fare una scelta scomoda, ma se ci sta deve farlo convinto: il 95% dei militanti ne ha i coglioni pieni della cricca berlusconiana. Pertanto se qualcuno ne sente ancora il richiamo, è opportuno che si accomodi alla porta, onde evitare che Fini sia spesso costretto a mediare ed a perdere forza propulsiva.
5) La classe dirigente si deve rendere conto che il 50% dei voti potenziali di Fli non è di area di destra, ma di astensionisti o delusi dalla sinistra.
Si deve avere il coraggio di confrontarsi con questa nuova base.
C’è chi si scandalizza per una possibile intesa con la sinistra per cambiare la legge elettorale?
A noi fa molto più schifo essere alleati a dei razzisti o a dei camorristi. Vogliamo essere un po’ più aggressivi in tal senso?
E spiegare che se la “presunta destra” è quella aziendalista e affaristica del premier o quella xenofoba della Lega sarebbe meglio spararsi un colpo in testa?
Vogliamo spiegare agli italiani che la destra nazionale, sociale, legalitaria è un’altra cosa?
«Non faccio il Gran premio, siamo al pit stop» ha chiarito poco fa lo stesso Gianfranco Fini rispondendo a una domanda su una sua condotta nei confronti del governo, contrassegnata da «stop and go», cioè fermate e fughe in avanti.
E’ ora di ripartire a tutto gas.
Lasciando le polemiche da parte.
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Novembre 19th, 2010 Riccardo Fucile
CHI VUOLE INTERPRETARE IL MESSAGGIO DI FINI COME UNA APERTURA AL PREMIER O UNA RESA, NON CONOSCE IL PRESIDENTE DELLA CAMERA…LA VERA CAMPAGNA ACQUISTI O “ASSENTI IMPROVVISI” IL PREMIER LA STA FACENDO IN ALTRI AMBIENTI, NON IN FUTURO E LIBERTA’… SE ANCHE EVITASSE LA SFIDUCIA, IN FUTURO IL GOVERNO POTREBBE ANDARE SOTTO IN QUALSIASI MOMENTO
A sorpresa ieri il leader di Futuro e Libertà è intervenuto con un videomessaggio che stamani è
stato oggetto di diverse valutazioni da parte dei commentatori politici, ognuno intento a tirare la coperta dalla sua parte. Chi ha visto nelle sue parole una retromarcia di Fini di fronte alla campagna acquisti del Cavaliere e il timore (o la certezza) di non riuscire a sfiduciarlo il 14 dicembre alla Camera, chi l’ha interpretato con un segnale di debolezza, altri di distensione.
Condividiamo una parte dell’analisi di Marcello Sorgi che su “la Stampa” scrive: “E’ probabile che il presidente della Camera abbia sentito la necessità di un aggiustamento di tiro di fronte all’aggravarsi della crisi economica in Europa e all’allarme determinato dal peggioramento della situazione di Paesi a rischio come Irlanda e Portogallo, come se volesse chiarire che il suo non è il partito della crisi a qualsiasi costo. Ed è possibile che in questo modo abbia anche voluto calmare la fibrillazione a cui una parte dei parlamentari del Fli è sottoposta sia di fronte all’ipotesi di votare contro il governo e accanto alla sinistra, sia per le pressioni che sono riprese per convincerli a rientrare nel Pdl. A loro è come se Fini avesse detto che la rottura con Berlusconi non è più scontata come sembrava e avverrà solo se il premier non farà nulla per evitarla”.
Proprio nel momento in cui “il Fatto Quotidiano” denuncia stamane che “impazza il mercato delle vacche e l’asta per l’acquisto di un deputato è schizzata fino a 2 milioni di euro”, proprio di fronte a tempi ancora lunghi prima di arrivare al 14 dicembre, Fini, che fino ad oggi non ha sbagliato una mossa, come ricordava giorni fa l’insospettabile Paragone, ha semplicemente voluto rimarcare due cose.
In primo luogo che lui, a differenza del competitor, ha a cuore l’interesse del Paese e pertanto ha voluto veicolare un messaggio di moderazione e responsabilità , di fronte allo scalpiccio rumoroso altrui.
In secondo luogo a quei due, tre deputati di Futuro e Libertà che sono restii a votare la sfiducia, ha voluto far capire che non è lui che la cerca, ma che essa diventerà inevitabile di fronte all’arroganza della controparte.
Chi vede dietrologie non conosce Fini, l’ultimo “raffinato” democristiano per come sa muoversi nelle crisi parlamentari.
Altra cosa la strategia di Berlusconi.
Il premier non punta mai ai chiarimenti politici per una semplice ragione: di politica non capisce nulla.
E’ sicuramente invece insuperabile nella raccolta del consenso e nell’acquisizione parlamentare a botta di promesse e garanzie del posto.
Ci sono ad esempio 10 posti a disposizione, tra ministri, vice e sottosegretari, li sta promettendo a tutti.
C’è poi l’argomento: “se si va al voto, come farai a essere rieletto senza il mio aiuto?”
Ci sono ovviamente gli altri argomenti cui accennava “il Fatto”.
Quota 316 non è facilmente raggiungibile, mancano 11 deputati.
La strategia del premier si basa su due opzioni congiunte: una parte di deputati si “acquistano” direttamente alla causa, un’altra parte quel giorno saranno assenti, in modo da far abbassare il quorum.
Quindi le presunte assenze diplomatiche di un paio di finiani non sarebbero certo quelle determinanti.
Anche perchè sarà difficile che vi siano, col rischio per costoro di essere come minimo sputacchiati dai militanti per strada.
E’ solo una copertura per Silvio dire che “molti finiani non voteranno la sfiducia” per nascondere altri giochi e contatti.
In ogni caso, acquisito il qualificato ex leghista Grassano (sotto processo per truffa aggravata ai danni del comune di Alessandria), tamponati per ora gli addii di Misuraca e Scelli, gli obiettivi sono in area centrosinistra.
Si punta su due ex Pd, Calearo e Cesario, due Idv, 2 Udc , 2 del gruppo misto e 5 radicali, tra passaggi ufficiali alla maggioranza e assenze diplomatiche.
Ma, visti i precedenti, in 20 giorni puo’ anche succedere l’opposto, che siano alcuni del Pdl a passare al fronte opposto.
Occorre abituarsi per qualche settimana a sentirne di tutte i colori.
Senza dimenticare che già poco tempo fa Silvio fece male i conti su chi si sarebbe schierato con Fini ( pensava 4 e furono 44).
E restò col culo per terra.
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Novembre 18th, 2010 Riccardo Fucile
ARRESTATO IL CAPO DELLA CAMORRA: SILVIO E BOBO SGOMITANO PER PRENDESI IL MERITO, MA LA PROCURA PRECISA E LI GELA: “GRAZIE ALLE INTERCETTAZIONI”… QUELLA LEGGE CHE IL GOVERNO VOLEVA CAMBIARE E CHE FINI HA FATTO PER FORTUNA SALTARE….GLI INQUIRENTI RINGRAZIANO SOLO MAGISTRATI E POLIZIA
Ieri sera è suonata la grancassa mediatica della premiata ditta “forzaleghista” e dai Tg di regime
è stato letto l’editto del sovrano al popolo non più acclamante : “Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ha chiamato il Ministro dell’Interno Roberto Maroni e si e’ congratulato con lui per la cattura del boss Antonio Iovine che figurava tra i 30 piu’ pericolosi latitanti. L’operazione odierna, ha sottolineato il Presidente Berlusconi, conferma il successo del Governo nella battaglia contro la criminalita’ organizzata”, ha chiosato il premier, con la sua tipica coda di paglia.
Lo spottone (che strana coincidenza) è capitato a fagiolo per il duo musicale (Bobo al sax, Silvio solista), dopo le polemiche sollevate dalle affermazioni di Saviano a “Vieni via con me”, circa la collusione tra mafia e politica.
Ma gli è andata male, perchè i magistrati hanno subito precisato che sono state fondamentali proprio quelle intercettazioni che l’esecutivo voleva (e vuole ancora) cambiare, progetto fatto saltare dalla ferma opposizione di Fini.
“Questo giorno lo attendevamo dal 6 dicembre del 1995: in quella data ci fu la prima ordinanza di custodia cautelare del cosiddetto procedimento Spartacus”, ricorda il Procuratore aggiunto della Dda di Napoli Federico Cafiero De Raho.
“Gli strumenti investigativi utilizzati sono stati intercettazioni telefoniche e ambientali, strumenti tradizionali e sofisticati ma costosi: piu’ vengono utilizzati per successi come questo, piu’ si assottigliano le risorse indispensabili per questo tipo di indagini”.
“Ridurli significa diminuire la possibilita’ di vittoria dello Stato”, dice chiaramente De Raho, puntando il dito contro i tagli alle forze dell’ordine effettuati dall’attuale esecutivo.
“Da parte mia”, dice il Procuratore aggiunto, “un grazie sincero a Vittorio Pisani, capo della Mobile di Napoli, e al questore Santi Giuffre’. Iovine era tutt’altro che una scheggia impazzita nell’organizzazione dei Casalesi. Anzi, ne era il capo. Ecco perche’ oggi possiamo dire di aver decapitato il clan”.
Dal canto suo, il vicequestore Vittorio Pisani sottolinea le lunghe e delicate indagini svolte, rivolgendo un sentito “grazie ai magistrati della Direzione distrettuale antimafia, chiamati giorno e notte per avere le autorizzazioni necessarie”.
Anche per il questore Santi Giuffre’ “le intercettazioni restano uno strumento fondamentale per capire anche che spesso i capoclan non vanno all’estero, ma restano nei loro territori”.
Stavolta il gioco di prendersi i meriti del lavoro altrui non è ben riuscito, qualcuno con zapping è riuscito a cambiare canale in tempo.
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Novembre 18th, 2010 Riccardo Fucile
IN CALO LA LEGA AL 10,1%, SALGONO UDC AL 6,7%, IDV AL 6,8%, SINISTRA E LIBERTA’ AL 6,6%…PER LA PRIMA VOLTA SI PROFILA UN RIBALTAMENTO DEI RAPPORTI TRA DESTRA E SINISTRA: CENTROSINISTRA 40,2%, TERZO POLO 16%, CENTRODESTRA 37,3%
I dati dell’Atlante Politico, realizzato da Demos, e pubblicati oggi segnalano come i giudizi positivi sull’esecutivo, in netta flessione dopo l’estate, siano rimasti sui livelli di settembre (30%).
Si è invece ulteriormente contratto (- 5 punti) il gradimento del premier, ampiamente superato, nel suo stesso schieramento, da Tremonti (46%).
In caso di caduta del governo, la maggioranza degli elettori chiede un ritorno immediato alle urne (49%).
Per una porzione non trascurabile del campione intervistato, tuttavia, sarebbe preferibile formare un altro governo (39%).
L’esito di eventuali elezioni anticipate appare oggi meno scontato rispetto alle previsioni espresse, ripetutamente, negli ultimi due anni.
Quasi metà degli intervistati ritiene ancora probabile una vittoria del centrodestra, ma un terzo del campione intravvede possibilità di successo per il centrosinistra.
Questi cambiamenti non si traducono per ora in una crescita delle intenzioni di voto per il Pd (24,8%), mentre crescono i consensi per i suoi alleati: l’Idv (6,8%) e, soprattutto, Sinistra e libertà (6,6%).
La progressione del partito di Vendola, che peraltro guida la classifica dei politici più apprezzati (48%), mantiene aperti i problemi sulla leadership della coalizione, caratterizzata proprio dalla competizione tra il segretario del Pd e il governatore pugliese, con quest’ultimo in vantaggio di qualche punto. Interrogata sulla strategia delle alleanze, la maggioranza degli elettori di centrosinistra opta per un fronte elettorale ampio, che spazi dalle forze di centro fino a quelle della sinistra radicale (54%).
Ottengono minori preferenze sia l’ipotesi di una coalizione proiettata (esclusivamente) verso sinistra (29%), sia un progetto di alleanze limitato al centro (16%).
La possibile costituzione di un polo autonomo di centro – soluzione particolarmente gradita, peraltro, agli elettori dei partiti che si riconoscono in quest’area – sembra rendere lo spazio elettorale molto più concorrenziale.
Le quotazioni della nuova formazione guidata da Fini appaiono in continua ascesa (dal 6,1% di settembre all’8,1%), attraendo ex-elettori del Pdl ma anche significativi consensi provenienti da altre aree politiche. Complessivamente (considerando anche Udc, Mpa e Api), l’ipotetico “terzo polo” raggiungerebbe oggi il 16%, con un incremento di tre punti negli ultimi due mesi.
Ciò determinerebbe, indirettamente, il sorpasso del centro-sinistra (40,2%) ai danni del centro-destra (37,3%).
Si tratta, naturalmente, di somme di intenzioni di voto per partiti appartenenti alle stesse aree: il quadro potrebbe cambiare in prossimità del voto, in relazione al tipo di coalizioni e ai leader che si confronteranno.
Ma è la prima volta, da diversi anni, che si profila un cambiamento nei rapporti di forza fra le coalizioni.
Vediamo il trend dei principali partiti.
Il Pdl crolla in due mesi dal 29,8% al 23,6%, la Lega Nord scende dall’ 11% al 10,4%.
Futuro e Libertà sale in due mesi dal 6,1% all’ 8,1% e l’Udc dal 6,3% al 6,7%.
Vediamo la situazione a sinistra.
Il Pd scende dal 26,5% al 24,8%, ma diventerebbe lo stesso il primo partito.
L’Idv sale dal 5,5% al 6,8%, Sinistra e Libertà dal 4,7% al 6,6%.
Stabili Prc-Pdci al 2% e Movimento 5 Stelle al 3,6%.
Nella corsa a ritroso a chi perde di più, rispetto alle politiche 2008, il Pdl lascerebbe per strada il 14% di consensi, mentre il Pd l’8%.
Guadagnerrebbero 1 punto l’Udc, 2 la Lega, 2,5 l’Idv, 3 Sinistra e Libertà .
Non erano presenti nel 2008 nè Futuro e Libertà nè i grillini.
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Novembre 17th, 2010 Riccardo Fucile
UN EVENTUALE SUCCESSO DELLA MOZIONE DI SFIDUCIA POTREBBE GIA’ CERTIFICARE CHE LA MAGGIORANZA NON C’E’ PIU’… FUTURO E LIBERTA’ MEDITA LO STRAPPO… LE ACCUSE DI INEFFICIENZA A BONDI DA PARTE DI 17 SOVRINTENDENTI…GRANATA: “IL PEGGIOR MINISTRO DI SEMPRE”
L’aula della Camera voterà il prossimo 29 novembre la mozione di sfiducia individuale presentata dalle opposizioni contro il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi, dopo il crollo a Pompei.
La decisione è stata presa dalla Conferenza dei capigruppo di Montecitorio, su richiesta del Pd che ne ha preteso la calendarizzazione nello spazio riservato all’opposizione nel calendario di novembre, ritirando la mozione sulle madri in carcere.
Il voto sulla sfiducia individuale a Bondi ha fatto insorgere la maggioranza. «Lo consideriamo – ha detto il capogruppo Pdl Fabrizio Cicchitto – una grave lesione dell’accordo istituzionale che era stato raggiunto sulle mozioni riuguardanti la fiducia al governo a garanzia dell’approvazione senza traumi della legge di stabilità ».
«La mozione di sfiducia al ministro Bondi – ribatte invece il capogruppo Pd Dario Franceschini – non c’entra assolutamente nulla con l’intesa istituzionale raggiunta e che noi intendiamo rispettare».
Erano di ieri le affermazioni di Fabio Granata: “Solo la crisi di governo salverà Sandro Bondi dalla sfiducia individuale”.
Quasi come un presagio, proprio nel giorno in cui 17 soprintendenti lo avevano attaccano frontalmente.
E lo hanno fatto sottoscrivendo una lettera in cui lo si accusa di aver fatto della “salvaguardia della cultura” un “concetto mediatico”, mentre i suoi tagli privano il settore di quelle risorse e di quel personale che servono a una salvaguardia vera dei beni archeologici.
Quel lavoro, per intenderci, che avrebbe evitato il crollo della Scuola dei Gladiatori .
La missiva a Bondi, che annovera tra i suoi 17 firmatari Jeannette Papadopoulos, dai primi di ottobre responsabile ad interim della soprintendenza di Pompei, parte dalle dichiarazioni rilasciate dal ministro a un quotidiano all’indomani del crollo della Schola Armaturarum.
Intervista, ricordano i funzionari, in cui Bondi puntava il dito sui soprintendenti e sulla loro mancanza di managerialità .
La replica di ieri ha sottolineato invece i “pesanti tagli che soprattutto a partire dalle leggi degli ultimi anni hanno aggredito e ridotto un bilancio complessivo già inadeguato”.
Tagli, rimarcano, “accompagnati da riduzioni del personale e blocco delle assunzioni, compresi i tecnici di alta qualificazione; nonchè dal contestuale appesantimento di normative e procedure di spesa in tutti i settori del pubblico impiego e massimamente nel settore dei beni culturali”. Emblematico proprio il caso di Pompei, dove “l’incidenza dei tagli ha prodotto i suoi effetti” insieme alla decisione di commissariare il sito archeologico con “figure professionali diverse dai tecnici specializzati (prima un prefetto in congedo, poi un funzionario della Protezione Civile)”.
I soprintendenti ammettono che nelle loro strutture c’è un problema di spesa, che l’introduzione delle direzioni regionali non ha risolto.
I commissariamenti però, dicono, “non comportano necessariamente un incremento della managerialità , tanto più se disgiunta dalla tecnicità (altra cosa è l’affidamento di incarichi speciali a tecnici specialisti del settore)”.
“E’ ora – si legge infine – che la cultura dell’emergenza ceda il passo a quella della manutenzione, ordinaria e straordinaria, a cura delle strutture e degli staff tecnico-scientifici che quei monumenti, quei siti, quei musei conoscono e tutelano”.
“La valorizzazione come concetto mediatico – sottolineano al ministro i soprintendenti – non può sostituirsi al paziente e faticoso lavoro di monitoraggio, consolidamento e restauro, che per definizione è poco visibile e quindi poco mediatico”.
Per Fabio Granata, esponente di Futuro e libertà , “ciò che va emergendo dalle inchieste e dalla ricostruzione dei fatti conferma la pesante e diretta responsabilità politica del ministro. In Italia il patrimonio e le attività culturali non possono essere lasciate ancora nelle mani di Bondi, oggettivamente il peggior ministro di sempre. Per fortuna, la nuova fase politica che si apre ce ne libererà “.
La calendarizzazione della mozione di sfiducia individuale a Bondi per il 29 novembre spiazza ora il Pdl che rischia di anticipare una sconfitta che potrebbe far saltare la campagna acquisti in atto e che già in passato non è andata in porto, demotivando i possibili saltafossi.
Perdere un altro ministro per strada non sarebbe certo il migliore biglietto da visita per il 14 dicembre.
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Novembre 17th, 2010 Riccardo Fucile
SCATTATA LA VERGOGNOSA CAMPAGNA ACQUISTI SUI DEPUTATI DI FUTURO E LIBERTA’ DA PARTE DELLA COSCA DEI TRADITORI DELLA DESTRA… UN ARTICOLO DE “LA STAMPA” NE ANTICIPA MOSSE E STRATEGIE.. COSA NON SI E’ DISPOSTI A SPENDERE PER EVITARE LA GALERA
Nella sala conferenze di Montecitorio Denis Verdini e Daniela Santanchè stavano presentando
con molta goduria il ritorno nel Pdl del deputato estero Giuseppe Angeli strappato a Gianfranco Fini.
«Il primo di altri ritorni», garantiva su di giri la Santanchè, che aveva ricevuto la telefonata da Silvio Berlusconi.
«Brava Daniela, sei riuscita a rompere il fronte di Futuro e libertà . Vedrai che ne arriveranno altri alla Camera e poi ci facciamo delle belle risate… Pensa alla faccia che farà quello lì…».
Che sarebbe il presidente della Camera, per il Cavaliere sempre e comunque «un traditore».
Voleva andarlo a dire agli italiani, a Matrix, questa sera.
Aggiungendo che con lui «si è rotto un rapporto personale» e che «i finiani si accorgeranno quanti pochi voti avrà il loro leader».
Avrebbe voluto aggiungere che è pronto a respingere le «manovre di palazzo», poi ci ha ripensato: l’intervento è rinviato al 14 dicembre, dopo il dibattito alle Camere, per rispetto al Capo dello Stato che si è speso a lungo nel tentativo di trovare un accordo tra le parti.
A «quello lì» Berlusconi sta cercando di sfilare deputati per rimandare al mittente la mozione di sfiducia anche con uno, due voti di scarto (sono sette i deputati su cui si sta lavorando alacremente).
«Magari pochi voti all’inizio – spiega Ignazio La Russa – che diventeranno dieci in pochi giorni».
Il perchè è presto spiegato: il premier ha una decina di posti da assegnare tra viceministri e sottosegretari lasciati vuoti da Fli e da precedenti dimissioni di esponenti del Pdl.
E poi, sempre che il governo ce la faccia a mantenere la maggioranza alla Camera, ci sono tante nomine pubbliche da fare entro la fine dell’anno.
A questo si aggiunge pure un presunto lato ancora più prosaico della campagna acquisti: un deputato finiano confidava ieri che gli sarebbero stati offerti 500 mila euro per «tradire» Fini.
«Non sono in vendita», è stata la risposta orgogliosa.
Comunque, mentre Verdini e Santanchè mostravano lo scalpo di Angeli, fuori dalla sala conferenze si aggirava Saverio Romano, l’ex segretario dell’Udc siciliana che ha abbandonato Casini per mettersi in proprio con i suoi amici e schierarsi con il Cavaliere.
«Vedrete che Berlusconi alla Camera avrà la maggioranza. Bastano 5-6 assenze in aula al momento del voto… Non credo che tra i deputati ci sia molta voglia di andare a casa».
Una pausa, poi una «profezia».
«Abbiamo davanti quasi un mese di tempo e può succedere di tutto. Può succedere pure che Napolitano, di fronte a una tempesta finanziaria che si potrebbe abbattere in Europa nelle prossime settimane, possa decidere di non sciogliere le Camere e affidare l’incarico di formare un nuovo governo al governatore di Bankitalia Draghi».
E’ il governo tecnico la bestia nera di Berlusconi, ma per il momento non è alle viste.
Ma dopo la soluzione salomonica presa ieri al Quirinale sul voto di fiducia/sfiducia in Parlamento, il Cavaliere è convinto che lo spettro del governo tecnico sia stato archiviato.
Ora, spiegano a Palazzo Grazioli, l’alternativa è tra Berlusconi e le elezioni.
Insomma lo scenario sarebbe cambiato: i deputati dubbiosi e coloro che non vogliono lasciare lo scranno di Montecitorio sanno qual è il rischio che corrono se affossano il Cavaliere.
Ad esempio, Fini è in grado di rieleggere i suoi 35 seguaci, dovendo concorrere nella spartizione delle candidature con Casini, Rutelli e Lombardo?
Berlusconi, ad ogni modo, è soddisfatto della soluzione trovata dal Quirinale. Se avesse votato prima la Camera, in caso di sfiducia, sarebbe stato costretto a dimettersi e non avrebbe potuto incassare il voto favorevole del Senato.
Così invece a Palazzo Madama i senatori, che sono la metà dei deputati, potranno finire di votare prima dei loro colleghi di Montecitorio.
I quali sapranno in tempo reale che l’unico modo per non andare a casa è quello di sostenere il governo.
Potranno sembrare alchimie, sottili giochi di Palazzo, tuttavia il Cavaliere gioca colpo su colpo.
Con la sicurezza di chi ha blindato l’asse con Bossi e si prepara la campagna elettorale se non riuscirà a riconfermare la maggioranza nei due rami del Parlamento.
Amedeo La Mattina
(da “la Stampa“)
argomento: Berlusconi, Bossi, denuncia, destra, elezioni, emergenza, Fini, Futuro e Libertà, Giustizia, governo, Parlamento, PdL, Politica, radici e valori, Stampa | 1 Commento »
Novembre 17th, 2010 Riccardo Fucile
INCONTRO CON I SENATORI E INVITO ALLA PRUDENZA: IN TRENTA GIORNI IL PREMIER SCATENERA’ UNA CAMPAGNA ACQUISTI E MEDIATICA MAI VISTA PRIMA… OCCORRE EVITARE DI FARGLI DA SPONDA CON ECCESSIVE APERTURE A SINISTRA E CHIUDERGLI IL RAGGIO DI AZIONE….POI IL 14 DICEMBRE LA RESA DEI CONTI
Prima di salire al Quirinale per essere consultato dal Capo dello Stato, il presidente della Camera
si è concesso una consultazione di tutt’altra natura, del tutto informale: con i suoi dieci senatori, il manipolo più debole della falange finiana.
Pasquale Viespoli ha spiegato che occorre mettere la sordina alle aperture verso il Pd, perchè «deve esser chiaro a tutti che noi non siamo ribaltonisti»: continuare a vagheggiare governi con l’opposizione può aiutare la propaganda berlusconiana.
E anche peggio: a forza di palesare un’eccessiva “intelligenza col nemico”, si rischia di indebolire le difese concettuali dei parlamentari che d’ora in poi saranno contattati dal presidente del Consiglio al solo scopo di riportarli a casa.
Certo, la fuoriuscita di Giuseppe Angeli, che dal Fli è tornato al Pdl, «era preventivata», ma indubbiamente mettono apprensione a “Futuro e libertà ” i trenta giorni che mancano al doppio voto di fiducia Camera-Senato fissato per il 14 dicembre.
Trenta giorni nei quali è facile immaginare che si dispieghi la più poderosa campagna di “persuasione” mai lanciata nella sua vita da Silvio Berlusconi, che mai come stavolta si gioca tutto, anche dal punto di vista personale.
Fini non ha alcun timore per i capofila delle “colombe” – Andrea Ronchi, Silvano Moffa, Pasquale Viespoli, Roberto Menia, Giuseppe Consolo – ma i singoli sono sempre imprevedibili.
E’ per questo motivo che Fini, dopo aver ascoltato i senatori, ha invitato a una certa prudenza lessicale nei rapporti con le opposizioni e nel vagheggiare governi di unità nazionale.
Gli effetti di quella correzione di rotta si sono visti otte ore più tardi.
A “Ballarò”, Italo Bocchino, numero due di Fli, ha detto: «Non c’è alcuna ragione per fare un governo con la sinistra, sarebbe un’alleanza spuria e innaturale, una esperienza non augurabile».
Fini e i suoi non lo ammetteranno neppure sotto tortura, ma attendono con “ansia” la sentenza della Consulta che potrebbe azzerare la legge sul legittimo impedimento, privando il premier di qualsiasi scudo rispetto alla magistratura, compresa la sentenza finale del processo Mills.
I futuristi non tradiscono emozioni e Carmelo Briguglio, capo della segreteria di Fli, è persino autoironico: «Noi della destra cosmica, pensiamo sempre che nulla sia casuale, neppure la sovrapposizione nello stesso giorno dei voti di fiducia al governo e della sentenza della Consulta».
Soltanto una battuta.
Ma il 14 dicembre è davvero una giornata che potrebbe segnare la storia del Paese.
Le opposizioni sono insorte perchè il giorno delle fiducie incrociate sarebbe troppo lontano, consentendo a Berlusconi chissà quali manovre.
Ma prima del vertice al Quirinale, dal Pdl trapelavano propositi di allungare il “brodo”, di tirare fino al 20 dicembre.
Ecco perchè Gianfranco Fini, nel vertice al Quirinale, non ha battuto ciglio sul 14 dicembre come data-ghigliottina, mentre ha caldeggiato la contestualità delle votazioni di fiducia.
Fini sa che lo attendono 30 giorni decisivi.
Se Berlusconi recuperasse altri deputati, rinvierebbe solo di qualche mese la crisi e non risolverebbe certo i problemi, ma per Fini sarebbe una sconfitta.
Ecco perchè occorre agire sottotraccia da qui fino al 14 dicembre: quel giorno un doppio uppercut gli spianerebbe la strada a un governo tecnico e alla diaspora di altri pidiellini verso Futuro e Liberta’.
argomento: Berlusconi, Fini, Futuro e Libertà, Giustizia, governo, Parlamento, PdL, Politica | Commenta »