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LETTA OFFRE A FINI DUE MINISTERI, LA TESTA DI LA RUSSA E MATTEOLI, LA RIFORMA ELETTORALE E IL QUOZIENTE FAMILIARE: FINI RISPONDE “NO GRAZIE, VADO AVANTI”

Novembre 11th, 2010 Riccardo Fucile

“DI COSA STAI PARLANDO? NON MI SONO MESSO IN GIOCO PER DUE MINISTERI, BERLUSCONI FACCIA UN PASSA INDIETRO”… SOLO SE IL GOVERNO FOSSE PRESIEDUTO DA UN ALTRO, FINI POTREBBE DISCUTERNE…CADE L’IPOTESI DI UNA BREVE CRISI PILOTATA CHE PERALTRO BERLUSCONI TEME… OGGI TOCCA AI TRE MAGI PADANI BOSSI, MARONI E CALDEROLI

Ieri Gianni Letta, ha deciso di tentare l’ultima mediazione, l’estrema trattativa con Gianfranco Fini.
Una mossa concordata poco prima con Silvio Berlusconi in partenza per il G20 di Seul.
“Se si tratta di fare una crisi pilotata, solo un passaggio rapido al Quirinale e una compagine governativa rinnovata – queste le condizioni dettata dal Cavaliere al suo braccio destro – allora se ne può parlare”.
Il rapporto tra Letta e l’inquilino di Montecitorio, anche in questa fase di maggior attrito nel centrodestra, è peraltro sempre scivolato sui binari della cordialità .
Letta ha prospettato alcune offerte: tre dicasteri a Fli, il siluramento degli ex colonnelli di An come La Russa e Matteoli, la riforma elettorale e il quoziente familiare per invogliare i centristi dell’Udc. E, se fosse possibile, il coinvolgimento diretto di Fini e Casini nella “squadra”.
Ma la risposta ricevuta è stata raggelante: “Ma di che stai parlando? Questa è una cosa che non sta nè in cielo nè in terra. Non mi sono messo in gioco per due ministeri in più”.
Fini vuole la “svolta”. Un nuovo equilibrio nella politica italiana.
E, infatti, l’unica ipotesi che i finiani prendono in considerazione per ricucire con “questo centrodestra”, è il “passo indietro del Cavaliere”.
“È chiaro, che se il nuovo governo fosse presieduto da un altro, tutto cambierebbe. Sarebbe un’altra partita”.
Un’opzione, però, inaccettabile per il presidente del consiglio.
Non a caso il suo sottosegretario l’ha deliberatamente scartata in anticipo: “È chiaro – ha spiegato a Fini – che il capo del governo sarebbe Silvio. Lui non ha alcuna intenzione di ritirarsi. Su questo nessuna trattativa è possibile”.
Subito dopo, Letta ha riferito a Berlusconi l’esito della missione.
Facendo cadere il castello di certezze costruito nelle ultime ora dagli ambasciatori lumbard che oggi, come i Re magi andranno in visita da Fini.
Oggi tocca a Bossi, Maroni e Calderoli fare offerte irricevibili: il summit di oggi viene considerato una sorta di formalità .
L’ultimo capitolo del rapporto tra Fini e Berlusconi, quindi, verrà  scritto solo quando sarà  stata votata la sfiducia.
Fino a quel momento il Cavaliere vuole tirare avanti e prendere tempo.
Per dare corpo ad una nuova campagna acquisti che impedisca la nascita di un esecutivo tecnico.
E in attesa del 14 dicembre, data in cui la Corte Costituzionale si esprimerà  sul legittimo impediemento.

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SONDAGGIO PAGNONCELLI: PDL CROLLA AL 26,5%, FUTURO E LIBERTA’ VOLA AL 7,7%, VENDOLA AL 7%

Novembre 11th, 2010 Riccardo Fucile

IL PD AL 23,4%, STABILI LEGA 11,6%, IDV 7,6%, UDC 5,8%…5 STELLE AL 4%, RIFONDAZIONE 2,5%, LA DESTRA 1,4%…TRA I LEADER IL PREMIER PERDE 3 PUNTI IN 10 GIORNI E SCENDE AL 37% DI FIDUCIA,   FINI SALE DI 2 PUNTI E ARRIVA AL 48%… IN CASO DI UNA NUOVA COALIZIONE DI GRANDE CENTRO : CENTROSINISTRA AL 37%, PDL, LEGA E LA DESTRA AL 36%, E A SORPRESA UN GRANDE CENTRO AL 22%

Nel corso di “Ballarò”, il consueto sondaggio di Pagnoncelli sulle intenzioni di voto degli italiani, oltre a rilevare la solita alta percentuale di indecisi, ha indicato una trend interessante, soprattutto se si paragonano i dati alle precedenti rilevazioni del 26 ottobre e del 2 novembre scorso, a cura dello stesso istituto Ipsos.
Il Pdl in due settimane è sceso dal 29% al 26,5% e la Lega dall’ 11,8% all’11,6%, mentre la Destra è ferma all’1,4%.
Futuro e Libertà  è volata invece in 15 giorni dal 5,3% al 7,7%.
A Sinistra invece il Pd è calato dal 24,2% al 23,4% e l’Idv dall’8,3% al 7,6%.
Balzo in avanti di Sinistra e Libertà  di Vendola, dal 6,1% al 7%, del Movimento 5 Stelle di Grillo dal 3,7% al 4%.
Stabili Prc-Pdci al 2,5% e   Udc al 5,8%.
Pagnoncelli ha sondato anche la fiducia degli italiani nei leader, con i seguenti risultati: Napolitano 82%, Tremonti 50% (+1%), Montezemolo 50% (+2%), Marcegaglia 50% (+2%), Fini 48% (+2%), Vendola 42%, Draghi 44%, Bersani 43%, Casini 40%, Berlusconi 37% (-3%), Marchionne 40%, Grillo 38%, Di Pietro 36%, Schifani 32%, Bossi 29%.
Infine Pagnoncelli ha testato le intenzioni di voto nel caso gli italiani si trovassero di fronte a un “terzo polo” composto per ora da Fini, Casini, Rutelli e Mpa siciliano, in contrapposizione agli altri due blocchi.
Ed ecco la sopresa: vincerebbe con il 37% la coalizione di centrosinistra, Pdl, Lega e la Destra arriverebbero solo al 36%. Mentre il terzo polo che sulla base della somma dei singoli partiti non avrebbe dovuto superare il 15% arriverebbe addirittura al 22%, erodendo voti sia a destra che a sinistra.
Insomma molti italiani vorrebbero trovare nuovi punti di riferimento.

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LA MEDIAZIONE DI BOSSI DESTINATA AL FALLIMENTO

Novembre 10th, 2010 Riccardo Fucile

I MINISTRI FINIANI PRONTI A RITIRARSI ENTRO LA SETTIMANA… L’ANALISI DE “LA STAMPA”: BERLUSCONI DIFFIDA ANCHE DI BOSSI E TEME UN ACCORDO CHE LO TAGLI FUORI…FINI ALZA LA POSTA: IL PREMIER E’ COTTO… CHI VUOLE IL GOVERNO TECNICO PUNTA SU DRAGHI: UNA VENTINA DI SENATORI SONO PRONTI

Entro la fine di questa settimana i ministri e i sottosegretari del Fli usciranno dal governo.
Nel Pdl – il primo Berlusconi – non ce n’è uno che crede al successo dell’esplorazione di Bossi.
Forse non ci sarà  nemmeno l’incontro con Fini.
Fonti finiane ieri parlavano di un vertice fissato già  per domani, ma non c’è ancora una conferma ufficiale.
Anzi, potrebbe saltare dopo quello che è successo ieri alla Camera con tre rovinosi scivoloni del governo sul trattato Italia-Libia.
Incontro comunque destinato a un fallimento perchè Berlusconi, di umore sempre più nero, ha fatto sapere di non aver dato alcun mandato al Senatùr («se l’è preso da solo: gli ho detto provaci…») per trattare.
Il premier non si fida di Fini, non crede alla possibilità  di una crisi pilotata verso un Berlusconi-bis.
«Una volta aperta la crisi di governo non si sa come va a finire. Magari viene incaricato un altro al posto mio. Va bene allargare all’Udc, ma io non mi dimetto al buio». Ci vogliono garanzie scritte e circostanziate.
Non solo da parte di Fini, ma dello stesso Bossi.
Questo dimostra quanto diffidente sia Berlusconi, anche verso il miglior alleato che potrebbe giocarsi la «carta Tremonti» con Fini.
Ieri sera circolava la voce che il premier non vorrebbe andare al G20 di Seul per rimanere a Roma e controllare che non gli sfilino la poltrona.
Insomma, per Berlusconi bisogna stare con gli occhi ben aperti.
Bossi si è offerto di mediare con Fini.
«Un tentativo generoso», quasi ironizzano gli uomini del Cavaliere: Berlusconi gli ha dato il via libera pur mantenendo tutte le riserve.
Del resto tutti sanno che il primo piatto amaro che Fini servirà  a Bossi (sempre che l’incontro si faccia) sarà  la riforma della legge elettorale. Poi risorse per il Sud, tante e mirate.
Altro che governo a trazione leghista.
E’ alta l’asticella che il capo di Futuro e libertà  fisserà  al Senatùr.
E’ difficile che il premier possa e voglia superarla. «La verità  è che Berlusconi è cotto – spiega un finiano che conosce la traiettoria politica di Fini – e non possiamo essere noi a dargli il Gerovital».
Ma allora perchè Bossi ci prova?
Dalla Lega spiegano che serve per dimostrare che tutte le strade sono state percorse, per togliere a Fini ogni alibi, per prendere tempo.
E’ un gioco delle parti tra Bossi e Berlusconi che vogliono arrivare alla fine di dicembre per poi invocare le urne.
Oppure c’è sotto un trappolone ai danni del Cavaliere?
Intanto il capo leghista prende l’iniziativa politica, si erge a grande mediatore, trascina il premier in Veneto dove viene contestato, mentre alla Camera va giù tre volte.
L’umore del Cavaliere non è dei migliori. «Ieri – racconta un leghista presente all’incontro con i sindaci veneti alla Prefettura di Padova – è apparso stanco. Durante la riunione sbadigliava in continuazione».
Fini ha fatto capire che senza i suoi voti non si va da nessuna parte. E che cammina fianco a fianco a Casini verso un governo tecnico che potrebbe trovare i voti anche al Senato.
In questi giorni è arrivata sul tavolo di Berlusconi una nota di un parlamentare ben informato che riferisce di movimenti a Palazzo Madama.
Ci sarebbero una quindicina di senatori del Pdl, che non vogliono tornare a casa, pronti a seguire Pisanu e sostenere un governo di transizione.
Un governo Pisanu? No. Il nome più accreditato è quello del governatore Draghi, il nuovo Ciampi, il leader che potrebbe portare il sistema politico verso un nuovo assetto: una sorta di «commissario straordinario» dell’azienda Italia prima che i libri vengano portati in tribunale.

Amedeo La Mattina
(da “La Stampa“)

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IL GOVERNO TRE VOLTE SOTTO: I FINIANI HANNO DIFESO IL DIRITTO INTERNAZIONALE, LA RUSSA AVALLA INVECE DEGLI ASSASSINI

Novembre 10th, 2010 Riccardo Fucile

IL TESTO DELL’EMENDAMENTO APPROVATO IERI ALLA CAMERA CON IL VOTO DETERMINATE DI FUTURO E LIBERTA’ DIMOSTRA CHE CICCHITTO E LA RUSSA RACCONTANO PALLE… NESSUN VIA LIBERA AI CLANDESTINI, SOLO TUTELA DELLA LEGGE CHE SANCISCE IL LORO DIRITTO A PRESENTARE RICHIESTA DI ASILO POLITICO: LA DITTATURA LIBICA, CON LA QUALE L’ITALIA INTRALLAZZA, E’ UNA VERGOGNA DELL’UMANITA’

Tre volte sotto. E non su un argomento qualunque, ma sul discusso trattato di amicizia Italia-Libia.
Tutto è cominciato con l’emendamento presentato dal radicale Mecacci, approvato con i voti di Futuro e Libertà , con il quale si chiede che i respingimenti vengano effettuati in base agli accordi internazionali e ai principi umanitari.
E ancora, il governo viene impegnato a “sollecitare con forza le autorità  di Tripoli affinchè ratifichino la Convenzione Onu sui rifugiati e riaprano l’ufficio dell’Unhcr a Tripoli quale premessa per continuare le politiche dei respingimenti dei migranti in Libia”.
Parere contrario del governo, approvazione dell’Aula.
Da lì, come una reazione a catena, l’esecutivo, rappresentato dal sottosegretario Mantica, ha visto altre due volte soccombere i gruppi di maggioranza.
Polemiche immediate, ovviamente, con i finiani accusati ancora una volta di tradimento e di voto “boomerang”.
E invece, bisognerebbe riflettere su un dato importante: i respingimenti sono stati il primo argomento di attrito tra Gianfranco Fini e il Pdl, ben prima degli strappi finali e della creazione del nuovo soggetto politico.
Ecco, dunque, che il voto di oggi più che una prova tecnica di non si sa bene cosa, rappresenta il coerente tentativo di dar vita a una destra nuova, una destra dei diritti che non asseconda o addirittura incentiva la clandestinità , ma che al contempo non può chiudere tutti e due gli occhi di fronte a un evidente problema di diritti umani.
Fini lo aveva detto chiaramente a Perugia: centralità  della persona, dell’individuo e dei suoi diritti. E nemmeno il più acceso berlusconiano duro e puro può mettere in discussione l’onestà  intellettuale di chi oggi ha voluto trasformare in atto concreto quella dichiarazione di intenti.
Nessun via libera all’immigrazione clandestina nè uno stop ai respingimenti.
Il problema riguarda la Libia, le sue credenziali sul tema spinoso e fondamentale dei diritti umani.
Il governo italiano ha scelto di “appaltare” alle autorità  libiche la verifica dello status di rifugiato.
Siamo sicuri che Tripoli voglia e possa farlo? Questo è il punto della questione e gli esponenti di Futuro e Libertà  lo stanno ripetendo come un mantra, confidando nella buona fede di chi, magari avversario politico, tenta di modificare la realtà  dei fatti per strumentalizzazioni di basso livello.
Piuttosto che urlare al tradimento o alle prove di una nuova maggioranza, gli esponenti del Popolo della Libertà  farebbero meglio a riflettere sulle loro posizioni in materia di garanzia dei diritti civili, soprattutto quelli connessi all’immigrazione.
Un partito di centrodestra moderno ed europeo non può delegare a Gheddafi e ai leghisti un tema del genere.
In caso contrario, ed è la strada scelta ormai da tempo dal Pdl, il centrodestra moderno ed europeo si trasforma in un partito xenofobo di estrema destra che sacrifica i diritti dell’individuo sull’altare della pur condivisibile lotta all’immigrazione clandestina.
Ma leggiamo bene l’emendamento, a firma del radicale Mecacci, che richiede all’esecutivo di “impegnarsi a rivedere il trattato di amicizia con la Libia alla luce di quanto accaduto recentemente, a chiarire i termini degli accordi relativi ai pattugliamenti congiunti in corso, in particolare per quanto riguarda la catena di comando e le regole d’ingaggio, incluso l’uso delle armi durante tali operazioni; ad attivarsi, sia attraverso i contatti bilaterali con Tripoli, che a livello internazionale, per ottenere che la Libia riconosca i confini marittimi sanciti dal diritto internazionale e consenta ai pescatori siciliani di pescare legalmente in acque internazionali senza il rischio di subire attacchi armati o il sequestro dei pescherecci”.
Previsto anche che si sospenda “la politica dei respingimenti dei migranti in Libia, anche alla luce di quanto accaduto negli ultimi mesi, dato che tale politica viola sia il principio fondamentale di non respingimento (non-refoulement) previsto dalla Convenzione di Ginevra relativa allo status dei rifugiati del 1951 (ratificata dall’Italia nel luglio 1954) e considerato un principio di diritto internazionale generale, sia il pieno accesso alle procedure di asilo nell’Unione europea”.
La reazione di Ignazio La Russa e di Cicchitto sta in questa delirante dichiarazione: “Oggi l’Aula di Montecitorio ha voluto indebolire l’azione del governo che in questi due anni ha combattuto contro l’immigrazione clandestina. Questo è stato possibile per la posizione irresponsabile dei deputati del Fli che hanno tradito un preciso impegno assunto tutti insieme di fronte agli elettori. Fli ha dichiarato oggi, nel modo più fragoroso, che vuole il ritorno dei barconi carichi di clandestini, merce umana in mano alla criminalità “.
La verità  è che ora risulta palese chi difende le convenzioni internazionali che l’Italia ha firmato e chi difende invece degli assassini, chi vuole verificare se un clandestino ha o meno il diritto a ottenere il diritto di asilo politico e chi vuole impedirgli di fare persino la richiesta, delegando il suo affogamento a terzi, tra chi difende la prassi in uso nei paesi democratici e chi intrallazza con i regimi militari.
Dovrebbero vergognarsi semmai coloro che non hanno mai risarcito gli italiani cacciati dalla Libia da un attentatore criminale e che a quel soggetto hanno pochi mesi fa regalato 5 miliardi di dollari per “danni di guerra” che solo dei coglioni potevano riconoscergli.
Gli stessi che quando costui arriva in visita in Italia si genuflettano ai suoi piedi da servi quali sono, fornendogli pure ragazze immagine per fare propaganda religiosa.

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CENTINAIA DI AMMINISTRATORI STANNO PER LASCIARE IL PDL PER FUTURO E LIBERTA’, METTENDO IN PERICOLO MOLTE MAGGIORANZE

Novembre 9th, 2010 Riccardo Fucile

DAL PIEMONTE ALL’ABRUZZO ALLA SARDEGNA IL CONTAGIO FLI ARRIVA NELLE GIUNTE LOCALI… NUOVE ADESIONI DA TUTTA ITALIA,   DETERMINANTI A MILANO, VERCELLI, BIELLA E CAGLIARI

Partito da Roma, il contagio di Futuro e libertà  dilaga in tutta Italia, facendo traballare molte giunte targate Pdl.
E se i reduci della convention di Perugia dicono «che in molte amministrazioni locali staccheremo la spina», il vero campo di battaglia che fa tremare il Pdl è quello delle amministrative di primavera.
«Avremo mani libere – fanno sapere i vertici futuristi – presenteremo solo candidati autonomi».
Con percentuali determinanti un po’ ovunque, da Milano a Cagliari.   L’operazione Fli sul territorio è partita da pochi giorni, di fatto da Perugia, ed è stata affidata al coordinatore Adolfo Urso e al deputato Luca Bellotti.
Il viceministro Urso, in missione a Dubai, risponde al telefono e racconta che siamo appena all’inizio, ma «in costante crescita» in tutto il Paese.
Tra un paio di settimane i finiani potranno fare un primo bilancio sulla loro presenza in giro per l’Italia.
Ma i numeri provvisori sono già  giudicati positivi.
Come conferma Bellotti: «La mappatura completa è prematura, ma a Perugia ci sono state più di 500 adesioni di amministratori locali».
È solo la punta dell’iceberg, raccontano, perchè in molti stanno arrivando e tanti ancora si muovono nell’ombra: «Hanno paura di boicottaggi e vendette del Pdl», dicono.
Un esempio di quello che può accadere a chi si schiera con Fini arriva da Adria, Rovigo, dove il sindaco del predellino ha espulso dalla giunta i futuristi. «Ora però non riesce a rifarla, rischia di andare a casa».
Lombardia, Puglia, Trentino e Veneto i protagonisti del rompete le righe.
Nel work in progress c’è già  chi inizia a fare un primo punto della situazione. In Lombardia, racconta il coordinatore Giuseppe Valditara, sono già  150 i circoli attivi e Fli conta su una schiera di consiglieri comunali in tutte le province e qualche sindaco.
In alcuni comuni, come a Legnano, dopo soli tre giorni è già  determinante. Così come sarà  determinante a Milano, dove in primavera ci sono le comunali.
E se i futuristi correranno da soli il candidato sindaco del Pdl non ce la farà , tanto che ieri la Moratti ha si è detta pronta ad aprire a Fli «per il bene della città ».
Stessa situazione in Puglia, dove i circoli presto saranno 180 per oltre 2.300 iscritti, un centinaio di eletti e la certezza che nelle prossime settimane «ci saranno grosse sorprese nei capoluoghi e in regione».
In Piemonte, spiega Roberto Rosso, Futuro e libertà  è decisivo a Vercelli e Biella.
A Torino i consiglieri futuristi sono tre, destinati a diventare cinque per un totale di 230 amministratori.
In Sardegna Ignazio Artizzu parla di due consiglieri regionali, ma in tutta l’isola il Fli «è in grande espansione» e al momento il pallottoliere conta un centinaio di amministratori con gruppi in via di formazione in tutte le città .
A Cagliari, dove si vota in primavera, Artizzu punta al 10% ed è certo che i futuristi «saranno determinanti per l’elezione del nuovo sindaco».
In regione sono in arrivo dal Pdl adesioni di peso e proprio la Sardegna domani potrebbe regalare al Fli l’undicesimo senatore: Piergiorgio Massidda.
«Con lui arriverebbe una delegazione a livello regionale che ci renderebbe determinanti per la sopravvivenza di Cappellacci», confidano a Roma.
Così come in Abruzzo, dove in regione i finiani sono tre ma tra poco potrebbero diventare cinque, quindi decisivi.
Stesso discorso in Sicilia, dove i sette consiglieri regionali e i due assessori tecnici sono centrali per Raffaele Lombardo.
Anche nelle Marche, spiega Mario Baldassarri, «è tutto in divenire, ma arrivano tantissime adesioni dal Pdl e dalla società  civile» per un totale di un’ottantina di amministratori.

(da “La Repubblica“)

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PERUGIA, QUELLO CHE AVREI VOLUTO DIRE MA CHE NON HO DETTO PER LASCIARE SPAZIO AD ALTRI

Novembre 9th, 2010 Riccardo Fucile

LE RIFLESSIONI DI CHI RIFIUTA LA LOGICA DEL RISENTIMENTO E, PUR NON ESSENDO MAI STATO FINIANO, TROVA IN FUTURO E LIBERTA’ LO STRUMENTO DI UNA NUOVA DESTRA SOCIALE…   I TRADITORI STANNO ALTROVE, CON FINI OGGI SI RITROVANO QUELLI CHE NON HANNO MAI CHIESTO NIENTE

Doveva essere il mio discorso alla platea, ho rinunciato a farlo per fare spazio ad altri.
Ma lo voglio riportare a voi perchè avevo visto giusto e non mi sbagliavo. Nemmeno sulle polemiche ed accuse del giorno dopo.
Ci sono persone, anche amici, che continuano a vedere le cose con astio, odio e paraocchi.
A noi, a Fini, aprire nuovamente i loro occhi e fargli prendere atto della situazione italiana al di là  delle questioni personali.
Proprio come ho fatto io….
“Innanzi tutto vorrei ringraziare Gianfranco Fini, perchè grazie a lui, dopo 30 anni di militanza politica, ho la possibilità  di parlare ad una platea così vasta, così motivata, che guarda ad un nuovo futuro. ad un futuro di libertà .
Vedete, il mio amico fraterno, compagno di tante battaglie fin dai tempi del Fdg, il sottosegretario Antonio Buonfiglio, dice sempre, e giustamente, che questo non deve essere il partito del risentimento. ed ha ragione da vendere.
Perchè con il risentimento non si fa politica, con il risentimento non si va da nessuna parte. nemmeno nella vita di tutti i giorni.
Però qualche sassolino dalla scarpe lasciatemelo togliere.
Del resto non mi è mai piaciuta la politica finto buonista.
E non sono mai stato un buonista.
Uno che ti fa una bella faccia di fronte per poi accoltellarti alle spalle.
Così come invece accade sempre più spesso soprattutto con gli amici anzi, ex amici.
Sarà  perchè mi hanno insegnato ad affrontare i nemici e gli avversari a viso aperto pagandone tutte le conseguenze.
Con lealtà , con fierezza, con coraggio, insegnamenti d’altri tempi ahimè.
E sarà  per questo che c’e’ stima tra me e Gianfranco, una stima ritrovata, anzi trovata, dopo 30 anni di attacchi ed accuse da parte mia.
Spesso durissime e violente. attacchi di cui non rinnego nulla.
Ma sarà  proprio per questo che oggi sono qui al suo fianco.
Io rautiano convinto, nemico giurato di Fini e dei suoi allora colonnelli.
Per molti sono pazzo, un traditore, un folle.
Nella migliore delle ipotesi un amico che sta sbagliando. Forse.
Ma se io e tanti altri appartenenti alla cosiddetta destra sociale siamo qui, al fianco di Gianfranco, un motivo c’è.
Sarà  perchè crediamo in questa nuova, elettrizzante e giusta battaglia politica, sociale e di civiltà .
Sarà  per questo che ci sono io, noi, al suo fianco e non i suoi ex colonnelli. Quelli di sempre e quelli aggiuntisi dopo.
Quelli che erano al mio fianco. quelli cresciuti insieme a me a sudore lacrime e sangue, e non è un eufemismo.
Quelli che, loro si, hanno tradito un’intera generazione, i nostri valori, i nostri ideali per un posto al sole, per una poltrona, per bramosia di potere.
Quelli, miracolati da Gianfranco Fini.
Quelli che senza di lui sarebbero dovuti andare a lavorare, come abbiamo fatto tutti quanti noi.
Siamo noi, dunque, a tradire gli elettori, un sogno, un ideale, una storia? Siamo noi che ci vendiamo e distruggiamo la destra italiana per fame di potere?
Siamo noi che ci vendiamo per un piatto di lenticchie?
No amici miei.
Qui oggi c’è il popolo, ci sono quelli che credono ancora che sia possibile un futuro diverso.
Ci sono quelli che credono ancora nell’ Italia, nei valori dello Stato, che credono che la vita non è un talent show.
Che c’è qualcosa di diverso dai festini in villa e nei locali della Versilia.
Oggi, amici miei, qui ci sono quelli che non hanno mai chiesto niente, quelli che non si sono fatti attrarre dal potere dell’anello, tanto per citare Tolkien. oggi qui ci sono quelli che hanno ancora la speranza di costruire un’Italia migliore.
Ieri ho combattuto per la libertà , ho combattuto duramente e fieramente per uscire dal ghetto in cui la storia ci aveva rinchiuso e ghettizzato come reietti.
Oggi combatto per il futuro e la libertà  dei miei figli, dei nostri figli.
Grazie Gianfranco per avermi dato questa possibilità  e ricorda: saremo anche un piccolo partito ma, come insegna Tolkien, un piccolo hobbit ha saputo sconfiggere il male e l’anello del potere”.

Stefano Schiavi

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STAMPA ESTERA: IL DESTINO DI BERLUSCONI APPESO A UN FILO, DOPO L’ULTIMATUM DI FINI

Novembre 8th, 2010 Riccardo Fucile

SUI GIORNALI STRANIERI, AMPIO SPAZIO AL NUOVO AFFONDO DI FINI: “L’INIZIO DELLA FINE DI BERLUSCONI”…”PREMIER SOTTO PRESSIONE”… “ATTACCANDOSI ALLA CORDA DI FINI, IL PREMIER POTREBBE SALVARSI”…”LEADER COLPITO DAGLI SCANDALI”… “BERLUSCONI OGNI GIORNO PIU’ FRAGILE”

“Un ultimatum che potrebbe segnare l’inizio della fine per Silvio Berlusconi”. Questo il giudizio del quotidiano Guardian di Londra sul discorso di ieri di Gianfranco Fini e la possibilità  che i suoi sostenitori si ritirino dal governo.
Il primo ministro, scrive il Guardian, appare “sotto pressione”.
Che Berlusconi stesso dia le dimissioni, come gli ha chiesto di fare Fini per formare un nuovo governo con un nuovo programma, o che il governo venga sfiduciato in parlamento nel prossimo futuro, la decisione su come proseguire la crisi, nota il quotidiano londinese, spetterà  al presidente della Repubblica Napolitano, che potrebbe ridare il mandato a Berlusconi, ma potrebbe anche affidarlo a un altro leader, se questi apparirà  in grado di poter formare una maggioranza, oppure potrà  convocare elezioni anticipate.
Secondo il Financial Times, l’ultimatum di Fini contiene tuttavia anche una corda attaccandosi alla quale Berlusconi potrebbe salvarsi, almeno per un po’.
Sebbene ufficialmente il premier abbia respinto con sdegno la richiesta del suo ex alleato, osserva il quotidiano finanziario, vari uomini politici “sono convinti che il premier stia considerano un rimpasto di governo”.
Resta da vedere se questo basterebbe a Fini per continuare a far parte dell’esecutivo, o almeno a sostenerlo dall’esterno.
Anche il Times di Londra e l’Independent dedicano servizi alla sfida di Fini a Berlusconi: “L’ex alleato chiede a Berlusconi di dimettersi, rinnovando i suoi attacchi su un leader colpito dagli scandali”, titola il quotidiano di proprietà  di Rupert Murdoch.
Nella pagina degli editoriali, il Financial Times pubblica anche una recensione di John Lloyd all’ultimo libro di Bill Emmott, l’ex direttore dell’Economist, intitolato “Forza, Italia: come ripartire dopo Berlusconi”, già  pubblicato in Italia e in corso di stampa nei prossimi mesi in Gran Bretagna.
Lloyd nota che Emmott guarda con ottimismo alla possibilità  che il nostro paese possa uscire dalla stagnazione e fare le riforme necessarie a rimettersi in sesto, grazie a un rinnovamento generazionale e alla creatività  di imprenditori privati e uomini di stato, una volta che sarà  riuscito a liberarsi di Berlusconi.
Anche il New York Times dedica un articolo al discorso di Fini, intitolato “L’ex alleato esorta Berlusconi a dimettersi”.
Una mossa che, seppur non implicherà  la caduta automatica del governo, “di certo lo indebolisce”.
“Fini chiede a Berlusconi di dimettersi”, è il titolo in prima pagina del quotidiano francese Le Figaro, con un lungo articolo sullo scontro istituzionale tra il presidente della Camera e il premier.
La richiesta di dimissioni a Berlusconi è sul sito del Nouvel Observateur e del Parisien.
Anche Libèration dedica un articolo a tutta pagina alla sfida del leader di Fli. “Dopo lo scandalo di Ruby e ora le parole di Fini – commenta il corrispondente del giornale francese – il destino del Cavaliere è appeso a un filo”.
Dalla Spagna, La Vanguardia sostiene che “Il paese è a una svolta”.   “Berlusconi ogni giorno un po’ più fragile” scrive l’argentino La Nacion.
“Crisi di governo in Italia – Fini chiede a Berlusconi di dimettersi”. Così stamane la Sueddeutsche Zeitung, il più diffuso quotidiano di qualità  tedesco, annuncia in prima pagina le notizie da Roma.
All’Italia dedica poi due servizi.
Uno sull’attualità , in cui spiega che secondo Fini è necessaria una nuova fase, e che ciò crea una nuova difficoltà  al premier.
Uno in fogliettone della terza pagina, titolato ‘Smettiamola!’. In cui si scrive: “Niente di nuovo, il 74enne trasforma gli affaire in uno show, pronuncia scherzi sul suo debole per le belle donne, ammicca al macho che si annida negli uomini in Italia. Egli è la misura di tutte le cose, e cerca di fornire all’opinione pubblica solo quanto gli serve personalmente. Anche da imprenditore aveva lo stesso metodo”, scrive la corrispondente Andrea Bachstein.
“Il suo programma è la ripetizione. Dal 1994… Berlusconi promette sgravi fiscali, un’Italia con un’economia fiorente, un’amministrazione più snella, una giustizia riformata. E’quanto tutti si auspicano, e tutti ancora aspettano”. “Questo è l’elemento per lui pericoloso dello scandalo Ruby. Berlusconi non ha notizie di successi da fornire, che suonino più forte di quelle notizie. E la pazienza di molti è alla fine. La gente vede la stagnazione economica dell’Italia, l’aumento della disoccupazione, il calo del prodotto interno…. l’Italia non versa insomma in buone condizioni, e il governo è azzoppato dai problemi personali di Berlusconi. La sua stessa maggioranza è divenuta incerta”.
Eppure molta gente non guarda all’opposizione, ma piuttosto riflette se non sia il caso di non andare a votare.
“Il Silvio-show si mostra efficace”, conclude l’articolo.
Secondo Der Tagesspiegel di Berlino, adesso, con la sfida di Fini, per Berlusconi la situazione si fa più difficile.
E lo scontro tra i due sembra aver passato il punto di non ritorno: Berlusconi deve decidersi, se dimettersi o no.

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CAMPIDOGLIO, EFFETTO FINI: CROPPI PROSSIMO A PASSARE A FUTURO E LIBERTA’

Novembre 8th, 2010 Riccardo Fucile

L’ASSESSORE ALLA CULTURA DI ROMA, REDUCE DA BASTIA UMBRA: “NON HO ANCORA ADERITO , MA PENSO CHE LO FARO'”…POSSIBILI MOLTI ALTRI PASSAGGI DAL PDL: AIUTI HA GIA’ FATTO TOGLIERE DAL SUO SITO LA FOTO CON BERLUSCONI

A Bastia Umbra, ad applaudire l’intervento nel quale Gianfranco Fini ha chiestO, tra le ovazioni della platea, a Silvio Berlusconi di dare le dimissioni ed aprire la crisi parlamentare, c’era anche un ospite «particolare»: Umberto Croppi, assessore alla Cultura del Comune, amico di vecchia data dal sindaco Gianni Alemanno.
Che Croppi, l’inventore dei famosi «Campi Hobbit» della destra anni ’70, fosse vicino a Fini non è certo una novità : da diverse settimane, infatti, il suo nome compare nella lista dei “futuristi”.
Però, il week end umbro dell’assessore ha un sapore diverso: è quasi l’ufficializzazione del suo passaggio a Fli.
Lui, però, spiega: «Non ho firmato nessun manifesto e non ho ancora aderito a Fli. Quando si aprirà  il tesseramento, è quasi certo, o naturale, che lo farò». Croppi, poi, non si è limitato a fare l’ospite di passaggio.
A Bastia Umbra è stato due giorni interi, alloggiando nello stesso albergo di Fini e dei vari deputati.
E ieri, dopo il discorso del presidente della Camera, c’era anche lui in un brindisi ristretto nel padiglione dal quale ha parlato Fini: una quindicina di persone, in tutto, con lo stato maggiore di Fli (i vari Bocchino, Buonfiglio, Urso, Ronchi, Salatto, Perina…).
Il discorso di Fini, con il passaggio sulle dimissioni del premier?
«L’ho applaudito. È stato lucido, esauriente. Sono d’accordo con lui: la crisi era già  aperta da luglio ed è giusto che il cofondatore del Pdl chieda un nuovo patto. Quel progetto politico è finito, potremmo dire anche fallito, nel momento in cui Fini è stato espulso dal partito».
Croppi ed Alemanno sono amici da tempo.
Che dice il sindaco del passaggio dell’assessore a Fli?
«Ne abbiamo parlato – dice Croppi – sia prima che dopo l’appuntamento di Perugia. Ho spiegato a Gianni che il mio rapporto di lealtà  con lui viene prima di tutto: lui mi ha nominato, lui mi può revocare».
Lo farà ? «Ha detto che anche per lui non cambia niente. Poi le situazioni politiche le valuteremo insieme».
Qualcuno pensa che Croppi, adesso, si metterà  a fare «campagna acquisti » per Fli dentro al Campidoglio: «Non è questo il mio ruolo. E, non essendo stato eletto, non darò neppure vita al gruppo consigliare».
È chiaro, però, che le fibrillazioni non mancheranno.
E che qualcuno possa chiedere la «testa» di Croppi: «È probabile che accada. Ma non lo posso preventivare».
Il coordinatore romano di Fli, Potito Salatto, mette le mani avanti: «Se il sindaco sostituisse Croppi, la considereremmo una mossa strumentale. E quindi ne trarremmo le dovute conseguenze».
Anche perchè, al Comune, gli uomini vicini a Fini sono molto attivi.
E si parla di altri possibili passaggi a Fli.
Uno degli indiziati è Fabrizio Santori, che ha lasciato la componente di Fabio Rampelli.
Un altro è Fernando Aiuti, eletto come capolista Pdl al Campidoglio: «Alemanno mi ha chiesto che cosa voglio fare, ma il mio referente resta il sindaco».
Il caso Ruby, però, ha scosso il professore: «Sul mio sito c’era una mia foto con Berlusconi. L’ho fatta togliere. Fini ha ragione: certi comportamenti, da un punto di vista etico, sono fondamentali».

Ernesto Menicucci
(da il “Corriere della Sera“)

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E’ ARRIVATO IL 25 APRILE

Novembre 8th, 2010 Riccardo Fucile

DA FINI UN ATTO DI GRANDE CORAGGIO POLITICO E UN ABILE POSIZIONAMENTO STRATEGICO…NESSUNA “INTELLIGENZA CON IL NEMICO” O CONGIURA DI PALAZZO, MA ANCORAMENTO A DESTRA E L’AMBIZIONE DI ESSERE IL LEADER DI UNA DESTRA MODERNA ED EUROPEA…IL PRUDENTE GIANFRANCO STAVOLTA HA ROTTO GLI ORMEGGI PER NAVIGARE IN MARE APERTO

Sembra impossibile, eppure il 25 aprile è arrivato davvero.
Gianfranco Fini chiude il sipario, su Berlusconi e sul berlusconismo.
Scaduto il tempo delle segrete trame di palazzo, gli oscuri riti bizantini, i vecchi tatticismi da Prima Repubblica.
Esaurito lo spazio per i giochi del cerino, le partite a scacchi, lo sfoglio dei tarocchi.
Quello che va in scena non è più il solito “teatrino della politica” che il Cavaliere esecra abitualmente a parole, rappresentandolo quotidianamente nei fatti.
È invece il dramma pubblico di una maggioranza che si dissolve.
L’ultimo atto, esibito sul palcoscenico delle tv, di un governo che muore.
La cerimonia degli addii collettivi ad un partito mai nato. Non sappiamo esattamente come e quando cadrà  il Berlusconi IV. Stavolta sappiamo però che la fine è imminente. Questione di ore, tutt’al più di giorni.
E il Paese si libererà  anche di questa ennesima, fallita messinscena cesarista. Di questo ulteriore, disastroso esercizio di leaderismo populista.
Dovrà  ricredersi, chi da Perugia si aspettava un Fini ambiguo e attendista sul destino del governo, o prudente e possibilista sul futuro della maggioranza. Il presidente della Camera è stato netto e inequivoco, sul primo e sul secondo.
Il famoso “Patto di legislatura” che Berlusconi gli ha riproposto mercoledì scorso durante la direzione del Pdl è una cambiale in bianco che nessuno potrebbe firmare, perchè ormai palesemente scaduta.
Era stato lo stesso Fini a fare al premier un’analoga offerta, a Mirabello, in un estremo tentativo di ricucire uno strappo che già  allora si intuiva non più ricomponibile.
Anche questo risibile ping pong, adesso, è finito. Il leader di Futuro e Libertà  chiede al premier di prenderne atto. Di salire al Quirinale per rassegnare le dimissioni, di riconoscere di fronte all’Italia che il governo non ce l’ha fatta e che ne serve un altro, con una nuova agenda, un nuovo programma e soprattutto con una maggioranza più ampia e allargata all’Udc.
Pena il ritiro della delegazione del Fli dall’esecutivo.
Quello di Fini è stato, innanzi tutto, un atto di coraggio politico.
Non era facile, per l’erede di Giorgio Almirante, consumare fino in fondo la rottura con l’alleato che, dal 1994, ha definitivamente sdoganato la destra post-missina nell’arco costituzionale, ha fatto entrare An nella stanza dei bottoni e il suo capo nell’ufficio di presidenza della Camera dei deputati.
Non era scontato, per il co-fondatore del Pdl, decretarne unilateralmente la definitiva bancarotta politica, addebitandone tutta intera la responsabilità  al fondatore.
Era il 17 novembre di tre anni fa, a Piazza San Babila, quando il Cavaliere lanciava la Rivoluzione del Predellino. Non erano le “comiche finali”, come le liquidò troppo frettolosamente lo stesso Fini.
Era invece l’inizio di una “commedia politica” che lui stesso avrebbe contribuito a rappresentare nei molti mesi successivi, dentro il Partito del popolo delle Libertà .
Ma oggi è proprio questo progetto che è fallito, perchè non è stato capace di dare anima e corpo alla “rivoluzione liberale” che aveva promesso, e perchè ha esaurito la sua missione nel momento in cui ha costruito se stesso sull’illusione che l’intera destra italiana potesse riflettersi e riassumersi in Silvio Berlusconi, e che tutto il resto fosse un orpello ridondante, quando produceva condivisione, o un intralcio ingombrante, quando esprimeva dissenso.
Fini lo ha capito e lo ha detto, facendo mea culpa.
L’uomo è il messaggio: su questa scorciatoia falsamente carismatica e smaccatamente populista è fallito il Pdl.
E con il partito è fallito il governo.
Non “governo del fare”, piuttosto “governo del fare finta”. Governo che “non ha più il polso del Paese”, che galleggia sulle emergenze, che “vive alla giornata”.
Senza vedere, ma anzi spesso contribuendo a creare l’indebolimento dell’identità  nazionale, la caduta della coesione sociale, il crollo di competitività  dell’economia, la diffusione della cultura dell’arbitrio e dell’illegalità , il decadimento morale e la perdita di decoro delle istituzioni infangate dal Ruby-gate.
Di nuovo: Fini lo ha capito e lo ha detto, denunciando lo scandalo pubblico che interroga e pregiudica la nostra democrazia.
Raccontando agli italiani tutto quello che sta accadendo sotto i loro occhi, e che solo un sistema televisivo addomesticato dal regime finge di non vedere e si sforza di nascondere.
E ha avuto la forza di dire basta.
Ma quello di Fini è stato anche un atto di posizionamento strategico.
Il leader futurista sapeva di correre un rischio mortale.
Che il suo obiettivo di “staccare la spina” al governo, cioè, potesse esser letto come una banale manovra di palazzo.
Una disinvolta forma di “intelligenza col nemico”, per far fuori il “Tiranno” e sostituire il suo governo con una nuova e un po’ spuria “macchina da guerra” guidata da molte, troppe mani: Fli e Pd, Udc e Idv, Mpa e Sinistra e Libertà . Una specie di “Cln”, che desse effettivamente corso a un atteso 25 aprile, ma che avesse un respiro troppo corto e un orizzonte troppo confuso.
Anche su questo, Fini ha mostrato coraggio, raccogliendo una sfida allo stesso tempo più circoscritta, ma più alta.
La sfida è più circoscritta, perchè il presidente della Camera ha tracciato con nettezza assoluta i confini di una forza politica, la sua, che nasce, cresce e si consolida rigorosamente nella metà  campo del centrodestra.
Certo, un centrodestra che si rifà  al popolarismo europeo, e dunque costituzionale, repubblicano, laico. Ma pur sempre un centrodestra.
Cioè una forza politica che rivendica i suoi valori fondativi, e che per questo non vuole essere nè la zattera di tutti i naufraghi dell’indistinto anti-berlusconiano.
Ma la sfida è anche più alta.
Quando ripete che Futuro e Libertà  è una formazione che punta a raccogliere il consenso dei moderati italiani, confermando che la sua costituency politica è e resta la destra italiana e che a quel mondo vuole parlare e in quel mondo vuole prendere voti, Fini osa l’inosabile.
Si candida ad esserne il leader.
Dunque il prudente Gianfranco, sempre incline all’attacco e poi al ripiegamento, stavolta rompe gli ormeggi.
E si lancia subito, qui ed ora, “oltre Berlusconi”. È un passaggio cruciale.
Che lo vedrà  in mare aperto, forse a navigare insieme ai Bersani e ai Di Pietro contro il “vascello fantasma” del Cavaliere.
Ma è e resta pur sempre un passaggio provvisorio.
Affondata la nave berlusconiana, Fini riprenderà  la sua rotta, che è quella di dare forma e sostanza a “un’altra destra” italiana, finalmente risolta e compiutamente europea.
Apertamente anti-leghista e naturalmente post-berlusconiana.
È importante che il leader futurista l’abbia chiarito.
Per sgombrare il campo dagli equivoci, sul durante e sul dopo crisi di governo.
Ci potrà  essere un nuovo esecutivo, tecnico, istituzionale, di salute pubblica, sostenuto da una maggioranza eterogenea che vari una nuova legge elettorale e tenga salda la barra del timone dell’economia.
Ma sarà  molto più difficile che, in caso di voto anticipato e sotto le stesse insegne multi-partitiche, nasca un “cartello elettorale” che veda insieme Fini da una parte, e i Vendola, i Ferrero e i Bonelli dall’altra.
Vedremo ora come, quando e dove precipiterà  la rottura.
Il premier non può accettare l’ultimatum finiano, che lo inchioda ben al di là  del “compitino dei cinque punti” richiesto in Parlamento agli “scolaretti” del centrodestra.
Per questo ha già  risposto picche. Sia pure chiedendo, com’è logico e giusto, che l’eutanasia del governo si realizzi comunque in Parlamento. Andreottianamente parlando: Berlusconi non può più tirare a campare, può solo tirare le cuoia.
Capiremo presto se dopo la crisi arriveranno altri governi o elezioni anticipate. Nel frattempo ci sarebbe da brindare a champagne, a questo 25 aprile imminente.
Ma c’è poco da festeggiare: il “conto” di questi rovinosi due anni e mezzo, purtroppo, li ha pagati e li pagherà  l’Italia.

Massimo Giannini
(da “la Repubblica“)

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