Destra di Popolo.net

CORSI TRUFFA CON REGIONE LIGURIA: E DUE DIRIGENTI INDAGATI ERANO IN LISTA CON BUCCI

Giugno 28th, 2017 Riccardo Fucile

UNA SOCIETA’ SPONSORIZZATA DALLA REGIONE PER FORMARE OPERATORI SANITARI FALLISCE… I CORSISTI HANNO PAGATO 2.000 EURO, FUGA CON LA CASSA… CHI HA ACCREDITATO QUESTA DITTA IN REGIONE?

Corsi falliti, porte sbarrate e fuga con l’intera cassa. Finisce miseramente la breve storia di Euroform, società  accreditata presso la Regione, messa in piedi per formare operatori socio-sanitari.
“Scuola” che dopo aver incassato gli acconti, ha chiuso i battenti a 250 corsisti.
Tanto che la Procura della Repubblica ha indagato di truffa il presidente Antonio Signorini (assistito dall’avvocato Nicola Scodnik) e il direttore Fabrizio Pinna.
Questa intricata e paradossale vicenda, però, ha un versante alquanto incredibile: Fabrizio Pinna e Sarah Antonelli (pure questa nell’amministrazione dell’ente di formazione) sono stati candidati alle recenti elezioni amministrative proprio nelle liste del centrodestra, con Bucci.
Lui per il municipio Medio-Levante, lei per il Centro Ovest.
«Io lo le mie idee politiche e faccio quello che ritengo opportuno», ripete Pinna.
I due non sono stati eletti. Ma questa è un’altra storia.
Il 7 febbraio scorso la Città  Metropolitana ha tolto l’accreditamento ad Euroform. Poi, il 2 marzo, Alfa (Agenzia Regionale per il Lavoro, la Formazione e l’Accreditamento) ha revocato tutte le autorizzazioni
Le Asl liguri avevano lamentato la carenza di queste figure professionali all’interno delle strutture sanitarie e la mancanza (da tempo) di corsi all’interno degli ospedali.
Qualcuno ha fiutato il business.
Ha ottenuto il patrocinio della Regione (da chi?), tanto che i corsi erano pubblicizzati sul sito della Regione. «Abbiamo lavorato bene con l’allora Provincia, che gestiva la formazione – spiega Pinna – poi, quando tutto è passato alla Regione, è saltato tutto». Ieri notte sul suo profilo Facebook l’ex direttore ha pubblicato un post, con il quale attribuisce il fallimento a tre funzionari regionali
Per capire, però, occorre partire dall’esposto presentato da 23 studenti che lo scorso ottobre (insieme ad altri 200) si erano iscritti ai corsi di Osa: costo circa 2000 euro, per 1200 ore di lezioni e di formazione. Sede via XX Settembre numero 1.
Una parte di loro si è rivolta allo Sportello del Consumatore, all’avvocato Stefano Vignolo. L’inchiesta è in mano al pm Giovanni Arena.
«Abbiamo pagato gli acconti: chi ha versato 500 euro, chi 1000, chi ha fatto il finanziamento, chi ha firmato le rate – racconta Manuel Pusceddu, uno dei corsisti che si ritengono truffati – poi, tra gennaio e febbraio, abbiamo visto che Sarah Antonelli un bel giorno ha preso la roba dal suo ufficio ed è sparita; Pinna è rimasto, ma quando ha saputo che andavamo a protestare in Regione, non l’abbiamo più visto».
Da quel giorno i corsisti hanno trovato la porta chiusa. Di Pinna, Antonelli e Signorini neppure l’ombra.
Pinna (difeso dall’avvocato Daniele Pomata) ribatte: «Io svolgevo le funzioni di direttore, ma non avevo potere di firma – ripete – avevo l’incarico di professionista esterno, l’amministrazione era nelle mani del presidente, Antonio Signorini e del figlio, Alberto».
Che, a sua volta, dice di non poter dichiarare nulla: «C’è un’inchiesta in corso”

(da “La Repubblica”)

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BUCCI INIZIA CON LA LEGALITA’: ALLA SUA FESTA AUTO PARCHEGGIATE SUI MARCIAPIEDI APPENA RISISTEMATI

Giugno 28th, 2017 Riccardo Fucile

ALTRO CHE VENDITORI ABUSIVI, I PRIMI A NON RISPETTARE LE REGOLE SONO I LEGHISTI… MA NESSUNO HA DATO LORO LA MULTA, GUAI A DISTURBARE SALVINI QUANDO FA IL BAGNETTO

La visita di Salvini a Genova per celebrare la vittoria di Marco Bucci, si è conclusa in Corso Italia, e con un tuffo in mare.
A molti, però, non è sfuggito il dettaglio dell’invasione di auto, parcheggiate alla “bell’e meglio” proprio sul marciapiede storico del lungo mare, considerato il salotto di Genova.
La cosa, ovviamente ha scatenato la polemica sui social: le regole sono regole, soprattutto per chi delle regole si è fatto paladino.
E c’è chi ricorda le polemiche di qualche mese fa sulla “preziosità  e delicatezza” della copertura, in occasione della posa delle mattonelle “diverse”.
Dopo un patetico tentativo di attribuire le auto alle forze dell’ordine, lo staff di Toti cambia versione e afferma che molte auto sono state sistemate sul marcipiede per consiglio della Digos, cosa ovviamente improbabile perchè la Questura non ha l’abitudine a   invitare a violare la legge a un così alto numero di auto.
Salvo che, a causa della presenza alla festa di consiglieri regionali   leghisti sotto processo per peculato a Genova, la polizia non abbia ritenuto opportuno tutelare cosi quei genovesi che non erano a conoscenza del rischio che correvano.

(da agenzie)

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A GENOVA NON HA VINTO IL CENTRODESTRA, HA PERSO IL PD, TRAVOLTO DAL CEMENTO SELVAGGIO, LOTTE INTERNE E COLLUSIONI CON POTERE ECONOMICO

Giugno 26th, 2017 Riccardo Fucile

IL CENTRODESTRA NON HA FATTO NULLA, HA FATTO TUTTO IL PD… L’ARROGANZA DEI VINCITORI: “INFAME, MERDA” AL GIORNALISTA

La Lega Nord avrà  più consiglieri comunali del Pd: 9 contro 6. Fratelli d’Italia avrà  3 consiglieri. Già  qui si capisce il terremoto di Genova che per la prima volta dal Dopoguerra finisce alla destra: il Carroccio prende più consiglieri del Partito che fino a vent’anni fa in alcuni quartieri del Ponente genovese arrivava al 70%.
Sono passati i tempi — erano gli anni Novanta, mica la preistoria — in cui il segretario del Partito guardando un passante per strada diceva: “Vedi quello, se voglio lo faccio diventare sindaco”.
Come Bologna quando vinse Giorgio Guazzaloca, dice qualcuno. Forse ancora di più: perchè in Emilia il legame era con un partito, a Genova era più una questione culturale. Di identità .
“La città  Medaglia d’Oro della Resistenza, l’unica in Europa che si è liberata da sola dal nazifascismo”, ricorda Luca Borzani, presidente del Palazzo Ducale. Addio alla città  dei camalli, di Paride Batini, di don Andrea Gallo, simboli di un mondo che non c’è più.
Il vincitore Bucci in campagna elettorale lo ha detto: “Amministreremo Genova come un’impresa”. Insomma, il riferimento non è più l’operaio, ma l’imprenditore (e non importa che Bucci non lo sia).
Ma il cambio di pelle è ancora più profondo. Addio a Genova città  magari ruvida, ma solidale con il primato del volontariato.
Bucci avrà  vinto, ma certo non convinto. Il vero centro del dibattito non sono stati i problemi locali, ma i migranti.
Ecco allora le frasi di Salvini pronunciate proprio a Genova: “Ci vuole una pulizia di massa, via per via, quartiere per quartiere”. Ecco il blogger che scrive su Facebook: “Quando spediamo via i delinquenti stranieri”.
E Toti che senza battere ciglio risponde: “Appena andiamo al Governo”.
Una volta frasi così a Genova sarebbero costate decine di migliaia di voti. Oggi, invece, l’impressione è che ne abbiano procurati altri.
Quelli della folla rabbiosa che durante uno degli ultimi dibattiti zittiva Crivello urlando: “Taci, infermiere”, come fosse una vergogna.
A Genova non si era mai visto, l’aria è cambiata.
Era cambiata quando Stefano Balleari, vice-sindaco in pectore, mesi fa era stato fotografato in cravatta regimental con alle spalle una lavagnetta con una croce celtica e la frase “boia chi molla” (da uno che proviene da Forza Italia)
Era cambiata perchè il municipio Levante, quello della borghesia ricca e di Beppe Grillo, sarà  guidato da Francesco Carleo, ex carabiniere che su Facebook condivide post su Mussolini.
È cambiata quando ieri sera il cronista è stato pesantemente insultato all’ingresso del comitato Bucci: “Infame, merda, vattene”
“Ha pesato l’astensionismo. Noi ci abbiamo messo il cuore”, dice lo sconfitto Gianni Crivello. E sarebbe sommamente ingiusto lasciargli il cerino in mano, mettergli addosso la croce di una sconfitta così pesante.
Ma ha torto, Crivello, quando punta il dito contro l’astensionismo. Le colpe della sinistra genovese sono chiare e sotto gli occhi di tutti da molti anni.
Colpa del partito averle ancora una volta ignorate. Colpa di Crivello, questa sì, aver accettato l’appoggio di gente come Claudio Burlando (il vero artefice del disastro) e di Massimo D’Alema.
Il Pd — e prima ancora il Pds e i Ds — hanno perso quando per anni hanno occupato ogni poltrona libera in città  (municipalizzate, asl, ospedali, università , teatri, tutto). Hanno perso quando sono diventati una cosa sola con il potere economico tacendo sul disastro della banca Carige che già  si profilava.
Hanno perso quando hanno cementificato mezza Liguria.
Hanno perso quando hanno ignorato le infiltrazioni della ‘ndrangheta e anzi hanno frequentato imprenditori che nelle informative della Finanza venivano indicati come punto di contatto tra mondo economico e criminalità .
Hanno perso quando, alle regionali del 2015, hanno cercato di imbarcare nelle loro liste ex leghisti ed ex rappresentanti di An.
Hanno perso quando a inizio mandato hanno cominciato a segare le gambe al sindaco Marco Doria colpevole di non essere fedele al burlandismo.
Così se n’erano andate prima la Regione Liguria, poi Savona. Adesso anche Genova e perfino La Spezia, altra città  rossa. Dove il candidato di Toti ha preso addirittura il 20% in più del rivale. Mentre il centrosinistra si è diviso.
Addirittura ha presentato una lista concorrente, guidata da Lorenzo Forcieri — ex sottosegretario del governo Prodi e tuttora indagato per lo scandalo del porto di cui era Presidente. La Spezia dove il centrosinistra si è dilaniato tra fedeli a Raffaella Paita e Andrea Orlando.
Dove voleva realizzare una cementificazione da centinaia di milioni sul lungomare. Non importa che agli elettori del centrosinistra tutto questo non andasse proprio giù. E alla fine hanno smesso di ingoiare. Hanno smesso di votare tappandosi il naso.
Ecco, per questo il centrosinistra ha perso. Non per i meriti del centrodestra che in Liguria non ha fatto finora nulla.
Ma adesso sarà  dura, come dice la consigliera comunale uscente, Marianna Pederzolli (oggi candidata con Crivello): “E’ una sconfitta pesante, perchè nasce da una trasformazione culturale profonda. Adesso dobbiamo provare a riconquistarci una base e a formare una nuova classe politica. Partendo dai giovani”.
No, non una semplice alternanza politica. Ma un cambio di anima. Oggi la Liguria ha il volto di Bucci, di Toti che ligure non è e non conosce questa terra.
Ha le facce di Daniela Santanchè e Ignazio La Russa subito planati a celebrare il trionfo.

(da “il Fatto Quotidiano“)

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GRILLO, MISSIONE COMPIUTA: DETERMINANTI I VOTI DEI GRILLINI NELLA VITTORIA DI BUCCI A GENOVA, ECCO I DATI

Giugno 26th, 2017 Riccardo Fucile

RISPETTO AL PRIMO TURNO CRIVELLO HA RACCOLTO 14.650 VOTI IN PIU’ RECUPERANDO DA LISTE DI SINISTRA E ASTENSIONISMO… BUCCI AVEVA GIA’ FATTO IL PIENO AL PRIMO TURNO DEI VOTI DI AREA, MA HA GUADAGNATO 23.607 VOTI DEI 41.000 DEI GRILLINI

Non sveliamo nulla di originale rispetto a quanto stiamo ripetendo da alcuni mesi: Grillo non aveva interesse a vincere a Genova, se solo fosse arrivato al ballottaggio il candidato Cinquestelle avrebbe avuto il sopravvento sia su quello del Pd che su quello del centrodestra del tanto decantato modello patacca Toti (lo stesso che ha perso a Padova).
Perchè i voti del perdente (destra o sinistra che fosse) si sarebbero riversati, come è ormai prassi, sul candidato di Grillo.
Dato che Beppe ama non solo gli agi, ma anche la tranquillità  a casa sua, nulla lo avrebbe più innervosito che essere contestato nella sua villa : non a caso nel comizio di chiusura gli scappò la battuta “tanto Pirondini perde, così evito che mi vengano a rompere i coglioni sotto le finestre”.
Da qui l’emarginazione del candidato che avrebbe strappato   voti a sinistra (Putti) prima e poi della vincitrice delle comunarie Cassimatis.
Risultato: immagine   distrutta e persi 13.637 voti andati alle due liste di ex grillini.
Una marchetta al centrodestra, evidenziata dalle assonanze con Bucci, non solo espressione “dal volto umano” del futuro alleato Lega, ma personaggio legato ai poteri forti di cui vi accorgerete nei prossimi cinque anni.
Non serve dare indicazioni di voto quando si polemizza a senso unico e quando si cavalcano gli stessi temi del centrodestra, l’elettorato ne trae le conseguenze.
Crivello pensava che sarebbe bastato conquistare 12.000 voti in più per vincere, ovvero salire da 76.407 a 89.000.
Confidava che Bucci, avendo fatto il pieno al primo turno dei voti di area con 88.781 e con un calo previsto di affluenza non avrebbe superato tale quota.
E’ riuscito a salire di 14.650 voti, ma Bucci ha raccolto 112.398 voti, circa 24.000 in più.
Se quelli di Crivello si possono ricercare tra il recupero di una minina parte di astensionisti al primo turno, sommati a una   buona parte dei 14.000 di Putti e Cassimatis, è evidente che Bucci ha pescato tra i 41.000 voti andati al primo al candidato Cinquestelle.
Poi è stato determinante l’astensionismo al 42%: in pratica Bucci è stato votato solo da un genovese su quattro.
Ma quello che ai media nazionale sfugge (o non hanno interesse a dire) è che Bucci ha avuto sostegni “pesanti” in termini di appoggi.
Vale per tutti un episodio: stamane la principale emittente locale (beneficiata da “incarichi” dalla giunta Toti e da “Liguria Digitale” di Bucci) celebrava la vittoria di Bucci con “interviste casuali” sotto la sede del Comune.
La domanda rivolta ai cittadini “casuali” era: “siete soddisfatti dell’elezione di Bucci?”.
Sempre “casualmente” tutti gli intervistati si dichiaravano entusiasti, si vede che passava solo quel cittadino su quattro che l’ha votato, degli altri tre nessuna traccia.
Il metodo Toti funziona, come no.

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GENOVA, LA LEGA USA DON BOSCO COME SANTINO PER LA SUA PROPAGANDA, I SALESIANI INDIGNATI: “LONTANI MILLE ANNI LUCE DALLA LEGA”

Giugno 24th, 2017 Riccardo Fucile

RAGGIUNTO IL MASSIMO DELLO SQUALLORE, TRA SMS CON SCONTI IN PALESTRA DALLO STESSO NUMERO DI QUELLI PER BUCCI

Avere un santo dalla propria parte, in campagna elettorale, fa la differenza.
E il centrodestra si è preso, d’ufficio, san Giovanni Bosco. Che però, per voce del direttore dell’Istituto don Bosco, don Maurizio Verlezza, decisamente rifiuta ogni apparentamento.
Anche perchè il volantino, con il segretario provinciale della Lega che, sotto l’effige del Sacro Cuore bordata di verde, si offre di accompagnare a votare i genovesi, ha fatto davvero arrabbiare i vertici dell’Istituto: «Noi, proprio con la Lega, non c’entriamo niente».
Tutto è cominciato con una gragnuola di sms, diramati dallo stesso numero di telefono che diffonde campagne abbonamenti scontati al Palagym Don Bosco, la palestra affiliata al complesso dell’istituto salesiano.
«Due mesi gratuiti al Palagym Assarotti», scriveva il numero 320… quasi un mese fa. Mentre l’altro ieri, a tantissimi genovesi, dallo stesso numero, è arrivato il messaggio elettorale pro candidato di centrodestra: «Genova Superba con Bucci sindaco sarà  Meravigliosa!».
Molti si sono stupiti che il Palagym Assarotti, collegato all’istituto don Bosco, facesse questo tipo di promozione elettorale. Dopo alcuni approfondimenti, però, si è accertato che il numero che dirama gli sms è un numero “terzo” cui si è affidato sia il Palagym per promuovere le proprie attività  sportive, sia il candidato di centrodestra Marco Bucci, per invitare i genovesi a votarlo.
Qualche contiguità  negli elenchi di numeri di telefono deve aver generato il corto circuito.
«Sia il Garante della Privacy, sia una sentenza della Corte di Cassazione indicano però che l’utilizzo per iniziative politiche di banche dati “neutre” sia illecita, soprattutto se i destinatari non hanno concesso l’autorizzazione a ricevere quel tipo di sms – spiega il segretario provinciale del Pd, Alessandro Terrile – anche noi mandiamo sms per invitare a votare il candidato di centrosinistra Gianni Crivello, o in passato i nostri candidati, ma li abbiamo inviati ai numeri dei nostri elettori che alle primarie avevano accettato di ricevere sms dal Pd e soprattutto avevano volontariamente lasciato il proprio numero di telefono».
E nella sentenza della Corte di Cassazione indicata da Terrile, il candidato in questione che aveva utilizzato banche dati di numeri di cellulare non “consenzienti” è stato condannato anche al pagamento di 16.000 euro.
A irritare ancora di più l’istituto don Bosco, poi, è stato il volantino diffuso per tutto il quartiere di Sampierdarena, e non solo, dal segretario provinciale della Lega Nord, Stefano Garassino.
Sotto l’effige di San Giovanni Bosco – e a Sampierdarena ha sede il grande complesso dell’istituto – e il logo di un presunto “Centro studi sociali San Giovanni Bosco Genova”, il volantino profilato di verde promette “Ti accompagniamo a votare! Servizio accompagnamento ai seggi anziani e disabili anche momentaneamente (infortunati)” e viene pubblicato un numero gratuito.
Il volantino è firmato da Stefano Garassino, che viene definito “socio fondatore del centro studi sociali San Giovanni Bosco – Genova” e pure Segretario provinciale della Lega Nord Liguria.
«Quel centro studi non lo abbiamo mai sentito nominare e non ha nulla a che fare con il nostro Istituto»: mette in chiaro, don Maurizio Verlezza, direttore del don Bosco di Sampierdarena, allibito e indispettito della vicenda. «Don Bosco ci ha insegnato ad essere del partito di tutti, quello dei più bisognosi, dei poveri – scandisce don Verlezza – siamo lontani mille anni luce dalla Lega».
Non è inusuale che le forze politiche si offrano di accompagnare i propri elettori, anziani o con difficoltà  motorie, ai seggi: è sempre avvenuto. E anche il Pd lo fa. Lo conferma il segretario provinciale Alessandro Terrile, che però spiega: «Sempre a partire dai numeri di telefono che i nostri elettori, alle primarie, ci hanno consegnato, autorizzandoci a contattarli, abbiamo fatto sapere di essere disponibili ad aiutare le persone con difficoltà  di movimento ad accompagnarle ai seggi, grazie all’opera di diversi volontari – dice Terrile – ma travestire l’operazione politica della Lega, accaparrandosi l’immagine di don Bosco e giocando sull’ambiguità , mi pare davvero troppo».
Intanto in Comune c’è curiosità  intorno al dato sull’impennata di richieste di rinnovi dei certificati elettorali: all’ufficio anagrafe del Comune di Genova ne sono stati richiesti 7255, un numero che i tecnici indicano come davvero importante, soprattutto
in tempi di disaffezione alle urne. I rinnovi sarebbero stati richiesti da chi ha smarrito o ha completato la tessera elettorale e le richieste provengono soprattutto dai quartieri del Ponente e della Val Polcevera e Val Bisagno, anche se si registra un picco di richieste anche a Nervi.

(da “La Repubblica”)

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UN ALTRO “BUCCI BOYS” XENOFOBO CHE DOVREBBE RAPPRESENTARE LE ISTITUZIONI

Giugno 24th, 2017 Riccardo Fucile

ESPLODE A GENOVA IL CASO DEL NEOPRESIDENTE DEL MUNICIPIO LEVANTE DI FRATELLI D’ITALIA…SULLA SUA BACHECA FB ESALTAZIONE OMOFOBA, FALSE NOTIZIE SU PROFUGHI E ISLAMICI, INSULTI A BOLDRINI, GRASSO E LORENZIN…E MENO MALE CHE E’ UN EX CARABINIERE

A scorrere la sua bacheca su Facebook si rimane di ghiaccio: nemmeno Napalm51, l’odiatore social di Maurizio Crozza, riesce a inanellare una serie di fake news e luoghi comuni xenofobi, omofobi e neofascisti come Francesco Carleo, ex carabiniere ed ex militante di An, ora in Fratelli d’Italia.
Il problema è che da qualche giorno Carleo è un amministratore pubblico, sia pure ancora in pectore (per l’insediamento ufficiale bisogna infatti attendere il voto del consiglio). E’ stato infatti eletto presidente del municipio Levante.
Tra l’altro il presidente del Municipio in pectore, anche dopo l’elezione, continua a raccogliere sul suo profilo tutto il peggio che esce dalle fogne dei social network. Dall’esaltazione omofoba e castratrice di Putin, alle false notizie su migranti, islamici e “zingari”, oltre ai consueti insulti a Boldrini, Lorenzin, Grasso, Kyenge. Emerge poi una vera ossessione per il Duce.
Se quello del saluto fascista al dibattito Bucci-Crivello poteva essere un caso isolato, quello di Carleo potrebbe (o dovrebbe) diventare un caso istituzionale.

(da “La Repubblica”)

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IL TAPPETO VOLANTE DI TOTI, ALTRA BRUTTA FIGURA SUI NUMERI DEL TURISMO

Giugno 23rd, 2017 Riccardo Fucile

PER TOTI IL TAPPETO ROSSO HA FATTO AUMENTARE A MAGGIO LE PRESENZE TURISTICHE A RAPALLO DEL 6%, PECCATO CHE A GENOVA L’AUMENTO SIA STATO DELL’8,25%, NELL’IMPERIESE DELL’ 8,94% NEL SAVONESE DEL 9,82% E NELLO SPEZZINO DEL 13,27%

Strana assonanza tra venditori di fumo e venditori di tappeti (in questo caso sarebbe più corretto dire “acquirente di tappeti” a spese del contribuente).
Non avendo le fisique du rol per farsi immortalare sul red carpet di Cannes, a fianco magari di qualche attrice internazionale, c’è chi ripiega su “un tappeto rosso denoiatri” per provare l’ebrezza della sfilata tra due ali di gabbiani, in mancanza di folla.
Non contento di aver dato così sfogo alle sue fantasie da star, vorrebbe pure convincerci che aver steso un red carpet in quella nota località  meta di giovani che è Rapallo, ha determinato in loco un “aumento dei turisti del 6%”.
Dall’Italia e dall’estero avrebbero scelto Rapallo e Santa Margherita non per la bellezza delle località , ma per mettere piede su un tappeto rosso che lui ha pensato di stendere sul marciapiede (costato pare, se non escono fuori altre fatture, la modica cifra di 55.000 euro, fatturate da Liguria Digitale di Bucci alla Regione Liguria di Toti).
Altri che quei pezzenti di Iseo con il ponte galleggiante di Christo, qua abbiamo la grande opera del Gabibbo bianco che non teme confronti.
Toti proclama quindi un aumento del 6% di presenze turistiche nel Tigullio come un avvenimento storico.
Bene, andiamo a consultare le statistiche ufficiali della Regione Liguria, quindi pubblicate da Toti sul sito ufficiale dell’Ente che governa (e che dovrebbe conoscere).
Nei primi quattro mesi del 2017 i dati sono seguenti:
provincia di Genova: presenze aumentate dell’8,25%
provincia di Savona: presenze aumentate del 9,82%
provincia di Imperia: presenze aumentate dell’8,94%
provincia di Spezia: presenza aumnetate del 13,27%
Ovvero, laddove il red carpet non è stato steso, i turisti sono aumentati dal 2% al 7% in più rispetto a Rapallo.
E sono stati pure risparmiati 55.000 euro a località .
Un altro fumogeno è finito per scoppiare in mano al maldestro Gabibbo.

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GLI SCIVOLONI DI BUCCI, FUTURO SINDACO DI GENOVA, “ESPERTO IN BILANCI”

Giugno 22nd, 2017 Riccardo Fucile

SOMMA INTERESSI PASSIVI CON LA QUOTA CAPITALE… E SUGLI STANZIAMENTI DIMOSTRA LA SUA INCOMPETENZA

Il dibattito organizzato dal Secolo XIX tra i candidati sindaci al ballottaggio Bucci per il centrodestra e Crivello per il centrosinistra oltre a fare notizia per la rumorosa claque, ha permesso di conoscere la competenza di Bucci sulla amministrazione di una città .
In particolare hanno fatto sorridire due sue estemporanee uscite, completamente sballate.
1) Gli interessi passivi
Ha detto Bucci: «Il Comune di Genova oggi dà  alle banche 112 milioni per interessi passivi e potete immaginare a che banche. Noi dobbiamo rinegoziare il debito, questo deve fare un sindaco…Io so leggere bilanci e fare correzioni al momento opportuno». In realtà    Bucci ha sommato gli interessi passivi (31,7 milioni allo stato attuale) con la quota capitale da rimborsare (80 milioni).
Un errore piuttosto grave per chi si vanta di saper leggere i bilanci.
Inoltre, il Comune ha già  rinegoziato per quattro volte gli interessi sui mutui con Cassa depositi e prestiti, risparmiando 11,4 milioni, mentre non si ha notizia di rinegoziazioni con le banche.
2) I soldi per le periferie
Quando Crivello ha snocciolato una serie di cifre a disposizione del Comune nelle periferie («forti, caserma Gavoglio, 24 milioni di euro per Sampierdarena, Pon da 37 milioni di euro per la Valbisagno e gli 8 milioni di euro per i rivi di Staglieno»), Bucci ha risposto alzando la voce: «Perchè non li avete usati negli ultimi 25 anni?».
Il fatto è che buona parte di questi stanziamenti risalgono al 2017, mentre i Pon sono interventi scaglionati tra il 2014 e il 2020.

(da “il Secolo XIX”)

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VINCERA’ BUCCI E GENOVA SARA’ TUTTA UN RED CARPET, CREERA’ 30.000 POSTI DI LAVORO NELLA MANUTENZIONE DEL TAPPETO ROSSO

Giugno 21st, 2017 Riccardo Fucile

MA INTANTO DOVRA’ SISTEMARE QUALCHE CENTINAIA DI QUESTUANTI CHE ASPETTANO DA VENTI ANNI DI SOSTITUIRE I RACCOMANDATI DAL PD… NON SI DIMENTICHI DI PULIRE LA STRADA PER LE VILLE DI   SANT’ILARIO, DOVE STA IL SUO BENEFATTORE

Come abbiamo anticipato in tempi non sospetti, ben prima che i media nazionali rivelassero le “grandi intese” tra partiti reazionari (Lega, Fdi e M5S) che è più fine definire populisti (quelli per intenderci che stanno prendendo sberloni in tutta Europa) per una volta il “garante” aziendale del M5S riuscirà  a vincere una battaglia: quella di consegnare la città  dove vive al sedicente centrodestra.
Sulla base delle regionali di due anni fa al ballottaggio a Genova avrebbero dovuto andarci il candidato del sedicente centrodestra (che partiva col 34%) e quello dei Cinquestelle (al 29%), il che avrebbe voluto dire vittoria finale del grillino.
Il candidato del Pd Crivello partiva dal 26% e andare oltre il 30%, stante le divisioni nella sinistra, sarebbe stato un miracolo.
Ma Grillo non ha alcun interesse a governare le grandi città , stante il personale politico di cui dispone, Raggi insegna.
Chi punta a Palazzo Chigi può solo perdere consensi dal dover amministrare (male) città  difficili e piene di problemi.
Siamo sinceri: quale persona sana di mente e senza secondi fini, se non un idealista alla Doria, potrebbe mai ambire a fare il sindaco di una grande città ?
Coi fondi tagliati è già  tanto se riesci a pagare gli stipendi ai dipendenti e tappare un 10% delle buche nelle strade.
In più ti ritrovi tutti a criticarti qualsiasi cosa fai: e se fai l’opposto te ne ritrovi altrettanti.
Ne deriva che il santone di Sant’Ilario, azionista di maggioranza della Cinquestelle Spa, abbia preferito creare un casino interno tale che gli garantisse la sconfitta, facendo fuori i grillini della prima ora come Putti e persino chi aveva vinto le Comunarie come Cassimatis.
Obiettivo raggiunto e il povero Piropollo è tornato a suonare la viola nel tempo libero. Si diletterà , insieme agli altri quattro “guerrieri” eletti in Comune, a fare un po’ di finta opposizione a Bucci nella Sala rossa, duettando in acuti con chi ha la classe della “pescivendola”.
Per uno che vende polli sarà  un bel confronto.
Grillo ha steso un tappeto rosso per l’affermazione del candidato sindaco leghista, noto uomo del popolino ed estraneo a multinazionali e poteri forti.
Non a caso Toti, da buon venditore di fuffa, ha iniziato a stendere red carpet in giro, contraccambiando il suo benefattore.
Il prossimo tappeto rosso lo stenderà  fino alle ville di Sant’Ilario, dove vive in modo francescano il garante dell’inciucio.
Il tutto a spese di Liguria digitale, ovvio, che da azienda tecnologica informatica è stata trasformata in fornitrice di tappeti per il “futuro premier Gabibbo bianco”, come crede di essere il committente.
Nel frattempo Bucci potrà  mantenere la promessa di creare 30.000 posti di lavoro in città . E pensare che tutti stavano a contestargli questa affermazione “ardita” in una città  che sta perdendo centinaia di posti di lavoro ogni mese, con aziende in crisi e multinazionali che scappano.
Ora si capisce come pensa di mantenere la promessa: stendendo centinaia di chilometri di tappeti rossi, da Voltri a Nervi, da monte a mare, da Erzelli al porto, nessuna strada resterà  esclusa.
Per la manutenzione dei tappeti potranno essere impiegate migliaia di persone, non ci saranno più disoccupati in città , pagheranno Liguria Digitale e chissà  quanti altri sponsor “disinteressati” che Bucci avrà  premura di presentarci come “mecenati”.
Nei primi cento giorni dovrà  però risolvere il problema più grosso: trovare un posto, un incarico, una consulenza, alle fameliche truppe del centrodestra locale, in   crisi di astinenza da decenni.
Manuale Cencelli esaurito sia alla libreria Mondadori che da Feltrinelli: se prima i posti andavano a quelli del Pd perchè “raccomandati”, ora spettano ai questuanti di segno opposto, basta spacciarla per “meritocrazia”.
Il prodotto non cambia, il cinema in fondo è fatto anche di comparse, un metro di red carpet in saldo non si nega a nessuno.

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