Ottobre 6th, 2018 Riccardo Fucile
IL 75% VUOLE SCENDERE IN PIAZZA PER PROTESTARE
Il Decreto Genova è stato varato. Nelle intenzioni del governo dovrebbe risolvere l’emergenza causata dal crollo del ponte Morandi e provvedere alla ricostruzione.
I liguri, però, sono al corrente dei contenuti del decreto? Cosa pensano dei provvedimenti?
Questo decreto rappresenta la risposta giusta ai problemi della città e della Liguria oppure rimangono una serie di lacune che non colmano le emergenze del tessuto produttivo, sociale, infrastrutturale e abitativo di Genova?
Se così fosse, varrebbe la pena “scendere in piazza” per protestare contro il decreto? Collegata al decreto, inoltre, c’è la nomina di un commissario per la ricostruzione, che all’inizio sembrava essere quello di Claudio Gemme anche se, con il passare dei giorni la nomina è sembrata essere sempre meno certa fino alla nomina del sindaco di Genova, Marco Bucci.
In qualche modo, nel sondaggio avevamo precorso i tempi, chiedendo se invece di Gemme, non fosse stato meglio un esponente degli enti locali. Ma andiamo con ordine.
Nel sondaggio settimanale, effettuate su un campione di 782 residenti in Liguria, gli intervistati hanno mostrato fin da subito una significativa conoscenza del decreto con un 16,1% di risposte “molto” e un 62,9% di “abbastanza” per un totale di quasi otto liguri su dieci (79,0% per la precisione) al corrente delle disposizioni contenute in questo atto normativo.
Anche rispetto ai contenuti, i cittadini della Liguria hanno messo in mostra un’ampia coerenza di fondo.
Poco più di sette intervistati su dieci (71,1%) dichiarano di essere insoddisfatti dei provvedimenti inseriti nel decreto legge, il 13,7 per cento si limita a non schierarsi (nè soddisfatto nè insoddisfatto) mentre un risicato 12,9% si ritiene (molto o abbastanza) soddisfatto.
Secondo gli intervistati mancano soprattutto misure per la mobilità (36,4%), per il porto (23,6%) e per gli sfollati (11,8%).
Tra le risposte “libere”, che risultano comunque raggiungere il 19,7%, possiamo notare una maggiore presenza di termini quali “Gronda”, “Terzo Valico” e, fin troppo ricorrente, la frase “manca tutto”.
Seguendo le opinioni sul decreto rilevate in precedenza, buona parte degli intervistati (pari al 64,1%) sarebbero disposti a “scendere in piazza” per manifestare il proprio dissenso.
Interessante notare come tale quota raggiunga addirittura il 75,3% tra gli intervistati residenti nel capoluogo ligure.
Inoltre, come commissario straordinario per la ricostruzione del ponte, il nome proposto dal Governo è stato inizialmente quello di Claudio Andrea Gemme.
Rispetto a questa indicazione si riteneva soddisfatto il 40,7% del campione contro un 21,8% di insoddisfatti e un significativo 37,5% di incerti.
Allo stesso tempo, però, poco più di sei intervistati su dieci (61,7%), preferivano puntare su un esponente degli enti locali (a fronte di un 27,8% di contrari) e questo, in definitiva, è ciò che poi è realmente accaduto.
(da “il Secolo XIX”)
argomento: Genova | Commenta »
Ottobre 6th, 2018 Riccardo Fucile
CALANO AFFARI IN PORTO, INCASSI ESERCENTI MENO 60% , DIMEZZATI GLI INGRESSI ALL’ACQUARIO
La prima boccata d’ossigeno è arrivata giovedì, grazie a un treno merci proveniente da Dinazzano (Reggio Emilia) e diretto al porto. N
on accadeva dal 14 agosto, che un convoglio dal Nord Italia alimentasse le banchine, adesso sono state riaperte due delle tre linee finora bloccate dalle macerie e insomma: «Non è come tornare agli standard antecedenti lo scempio – spiega Paolo Emilio Signorini, che guida l’autorità portuale Genova-Savona – ma si tratta d’un passo avanti dopo un trauma che ci stava rispedendo indietro, nonostante sette mesi di crescita costante, al 7%, nella movimentazione container».
La principale industria cittadina è lo specchio dei troppi segni «meno» che l’economia del capoluogo ligure, e non solo, ha inanellato dal crollo del Ponte Morandi; distribuiti in primis fra i moli e il commercio al dettaglio, senza tralasciare le industrie della zona rossa e alcuni luoghi simbolo come l’Acquario.
L’unica voce di conforto viene dal turismo dei «pacchetti», tant’è che i transiti di agosto e settembre all’aeroporto sono aumentati del 15% sul 2017. E però non basta a placare l’insofferenza d’una comunità che lunedì, per la prima volta dal giorno del massacro, si è data appuntamento per una manifestazione di piazza, nella stessa mattina in cui sarà presente con ogni probabilità il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli.
Posti a rischio
Tre numeri fotografano le difficoltà del principale scalo marittimo italiano insieme a Gioia Tauro, dodicesimo d’Europa: -24% di tasse portuali incamerate a settembre 2018 sullo stesso mese dell’anno precedente; -16% il traffico contenitori dell’agosto 2018 sul 2017; -10% le chiamate di «camalli», gli addetti allo scarico delle merci. Spiega Signorini: «Il porto vive dello scambio pieni-vuoti fra il bacino dell’estremo ponente (Pra’, che perde meno degli altri ovvero il 3,5%, ndr) dove ha sede uno dei principali terminal merci, e quello più centrale (Sampierdarena, ndr). L’unica arteria a disposizione dei camion per fare avanti e indietro in fretta su questa direttrice era fornita dal Ponte Morandi. Tagliando quella, a cascata rallenta il resto».
E va ricordato che uno studio Isfort-Confcommercio fissa in 600 mila euro i costi aggiuntivi giornalieri nel comparto delle imprese d’autotrasporto costrette ad aggirare il blocco, mentre sempre sul fronte logistico-occupazionale aleggia lo spauracchio dello stop ai finanziamenti per il Terzo valico, la nuova linea ferroviaria che dal mare dovrebbe proiettare al resto del settentrione e all’Europa centrale: 150 posti a rischio nell’immediato, 2.000 in prospettiva.
Dal medio-ponente al primo entroterra, il circondario di ciò che resta del viadotto è sinonimo di maxi-spese supplementari per una ventina d’insediamenti industriali, che hanno dovuto fare i conti con un’onerosa e imprevedibile riorganizzazione.
Lo spiega Giuseppe Zampini, amministratore delegato di Ansaldo Energia, principale gruppo presente in quest’area oltre che presidente di Confindustria Liguria: «Confermo le stime abbozzate nei primi giorni: le attività di carattere industriale presenti sotto il viadotto pagano nel complesso 300 mila euro in più ogni ventiquattr’ore, per drenare i disagi generati dalla tragedia. Riattivare le strade avrà benefici persino psicologici».
Negozietti in crisi
A gettare per primi la spugna rischiano d’essere i più piccoli, e addentrarsi nel commercio è un incubo: -50/60% gli introiti dei negozi sistemati a Nord del ponte, in uno spicchio dove vivono almeno 70 mila persone, con riflessi sulle vendite al dettaglio un po’ ovunque: «Genova – spiega Alessandro Cavo, numero due della Camera di commercio — è allungata sia sulla costa sia nell’hinterland. E gli acquisti restano proporzionali alle facoltà di spostamento, poichè gli spazi a buona densità commerciale sono limitati».
Gli stessi dati valgono per la superficie creata in passato appena a Sud dell’autostrada caduta, un bacino dove s’era deciso di concentrare le declinazioni genovesi d’Ikea, Leroy Merlin, Decathlon, Maison du monde, Unieuro e Arcaplanet.
Lo sfacelo del Morandi è un deterrente urbi et orbi e lo certifica il flop forzato d’una delle attrazioni simbolo, sebbene disti sei chilometri e mezzo.
Si tratta dell’Acquario di Genova, inserito martedì da TripAdvisor nella top 5 mondiale: «Nelle due settimane successive al disastro – spiega Giuseppe Costa, al vertice di Costa Edutainment che gestisce la struttura – i visitatori sono diminuiti del 50% sul 2017, dal 14 agosto a oggi del 25%. L’Acquario è spesso meta di turisti che puntano la Liguria per un giorno singolo di svago e lo spauracchio dell’ingorgo inibisce».
Considerato che la città deve fare i conti pure con il rumoroso crac del colosso dei ticket-restaurant Qui! Group (320 milioni di buco, 200 con bar e ristoranti medio-piccoli, 125 posti di lavoro in bilico) e che si gioisce ormai semplicemente perchè è nero su bianco l’assenza di esuberi all’acciaieria Ilva passata sotto Arcelor Mittal, non è difficile intuire quanto si debbano stringere i tempi della ricostruzione.
(da “Il Secolo XIX”)
argomento: Genova | Commenta »
Settembre 26th, 2018 Riccardo Fucile
ORA SI PARLA DI DECRETO FIRMATO ENTRO VENERDI, MA DEL SUO ARRIVO AL COLLE NON CI SONO CONFERME
«Il mondo del lavoro, del commercio e delle professioni, del porto è ferocemente arrabbiato». Lo ha detto il presidente del Comitato degli sfollati del ponte Morandi, Franco Ravera, ai microfoni di Mediaset.
«Per questo siamo pronti ad andare a protestare sotto qualche palazzo ma anche a Sant’Ilario, sotto casa di Beppe Grillo».
La polemica arriva dopo lo slittamento del Dl Genova ma anche dopo l’allungamento dei tempi per il dissequestro dei monconi del ponte Morandi.
A dodici giorni dal varo in consiglio dei ministri (con la formula `salvo intese’), il provvedimento è infatti rimasto bloccato al Tesoro, rallentato da una situazione di caos sulle coperture .
Palazzo Chigi assicura che il decreto sta per essere inviato al Quirinale ma conferme vere non ce ne sono.
Il ministro delle Infrastrutture e trasporti, Danilo Toninelli, sostiene che “al massimo venerdì sarà firmato al Colle».
(da agenzie)
argomento: Genova | Commenta »
Settembre 25th, 2018 Riccardo Fucile
POLITICI DA STRAPAZZO CHE ANNUNCIANO ELARGIZIONI SENZA COPERTURE… E GENOVESI CHE DA 42 GIORNI SI FANNO PRENDERE PER I FONDELLI SENZA MUOVERE UN DITO
Un altro giorno è trascorso senza decreto, il quarantaduesimo. 
E Genova attende ancora l’entrata in vigore delle misure che il governo metterà in campo dopo il crollo del Ponte Morandi del 14 agosto scorso. §
Misure che sono state scritte sulla carta dodici giorni fa dal consiglio dei ministri e approvate “salvo intese”, quindi soggette a modifiche, ma che soprattutto erano totalmente prive di cifre e di coperture economiche.
Ciò significa che la Ragioneria dello Stato ha dovuto completare un decreto che riportava parecchi spazi bianchi nelle voci fondamentali. E nonostante questo, l’esecutivo gialloverde ha accusato i tecnici del Tesoro del ritardo.
Oggi doveva essere il giorno giusto per mettere fine a questo provvedimento che ancora non vede la luce — o almeno così aveva annunciato il premier Conte — e invece è andata in scena l’ennesima spaccatura tra palazzo Chigi e partiti di maggioranza da una parte e tecnici del Tesoro dall’altra. Lo schema che viene proposto dai gialloverdi è nei fatti lo stesso della manovra.
La giornata è stata di quelle lunghissime, trascorsa tra scambi di accuse.
Ad aprire il nuovo fronte è il viceministro alle Infrastrutture Edoardo Rixi (sotto processoper peculato).
Se il Movimento 5 Stelle ha accusato apertamente i tecnici del Tesoro di fare ostruzionismo sulla legge di bilancio, i leghisti incolpano apertamente la Ragioneria dello Stato di aver bloccato il decreto su Genova. Sottovoce lo hanno fatto anche gli M5s ma Rixi ci va giù duro. “Dov’è finito? Ce l’ha la Ragioneria dello Stato dal 21 settembre, non è nel ministero”, dice il viceministro che fino a un po’ di tempo fa aspirava a diventare commissario per la ricostruzione.
E aggiunge sempre nel corso della trasmissione Tagadà : “Quello che manca è la loro bollinatura. Noi abbiamo messo più soldi, loro vogliono che ne mettiamo di meno”.
Il nodo della questione e quindi del ritardo per il ministero del Tesoro però un altro.
Il decreto sarebbe arrivato sul tavolo della Ragioneria quasi completamente privo di cifre. Qualcuno lo ha definito “carente”, quindi incompleto da questo punto di visto. Pertanto un surplus di tempo si è reso necessario per compilarlo.
Nel provvedimento c’erano parti in bianco ed erano proprio quelle relative alle somme da stanziare e le relative coperture. Cuore di un provvedimento che serve a ricostruzione un ponte e far ripartire un territorio.
Quindi anche per Genova, come per la manovra, si è aperto il problema delle coperture. È vero che il governo vuole che paghi tutto Autostrade “fino all’ultimo centesimo” ma i soldi per coprire le spese contenute nel decreto devono comunque andare nel bilancio dello Stato. Sarà “un provvedimento col botto”, racconta un componente del governo. Nel senso che ci sono molte misure non solo per la ricostruzione, per gli sfollati, per le imprese ma anche per tante opere connesse. Ed è per questo che la cifra è lievitata e Rixi ha detto esplicitamente che dal Tesoro è arrivato uno stop.
Davanti a queste accuse il Mef reagisce smentendo categoricamente questa supposizione. La Ragioneria Generale dello Stato non ha bloccato il decreto, piuttosto – dicono le stesse fonti – lo sta sbloccando.
In sostanza i tecnici della Ragioneria stanno lavorando attivamente per valutare le quantificazioni dei costi e individuare le possibili coperture da sottoporre alle amministrazioni proponenti. Soltanto così il decreto può essere bollinato e trasmesso al Quirinale per la promulgazione.
Alla fine è il Tesoro a gettare acqua sul fuoco per provare a riappacificare sottolineando che il testo è stato trasmesso a palazzo Chigi che sta recependo i “suggerimenti sulle coperture elaborati dalla Ragioneria dello Stato”.
E se la presidenza del consiglio e ministero dei Trasporti saranno d’accordo con i tecnici, il testo tornerà sul tavolo della Ragioneria per la bollinatura finale prima del passaggio al Quirinale.
I tecnici sono pronti ad attenderlo anche tutta la notte sperando che non sia una vana attesa.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: Genova | Commenta »
Settembre 25th, 2018 Riccardo Fucile
NEL DECRETO GENOVA NON C’E TRACCIA DEL FINANZIAMENTO DI 791 MILIONI … IL SOLE 24 ORE: “LI HA FATTI SPARIRE TONINELLI”
Il finanziamento aggiuntivo di 791 milioni al Terzo Valico dei Giovi è scomparso dal decreto per
Genova. Lo ha scritto stamattina Il Sole 24 Ore aggiungendo che i fondi sono scomparsi per la contrarietà all’opera del ministro Danilo Toninelli.
C’è da segnalare che il ministro qualche tempo fa ha annunciato di aver cambiato idea sulla Gronda di Genova, mentre la Lega Nord, prima e dopo la tragedia del Ponte Morandi, aveva sempre appoggiato la costruzione di quella e altre infrastrutture.
La decisione sarebbe quindi del M5S e sicuramente non concordata con la Lega, che con Edoardo Rixi aveva più volte perorato la causa delle infrastrutture a Genova e al Sud.
Giovanni Toti, presidente della Regione Liguria, stamattina è andato all’attacco: “Oggi non solo sono stati espunti i soldi, così si legge nelle indiscrezioni perchè nessuno ha visto il decreto, dell’anticipo per accelerare le opere ma anche il quinto lotto che è già stato approvato dal Cipe e bollinato dalla Corte dei Conti è ancora fermo al ministero delle Infrastrutture in attesa di quella verifica costi-benefici che questo governo ha voluto innescare e di cui a mio modo di vedere non c’era alcun bisogno”.
“Il ritardo nell’erogazione di quei fondi — aggiunge Toti — se dovesse comportare anche un minimo ritardo nei lavori del Terzo Valico sarebbe un ulteriore imperdonabile danno per la città di Genova prodotto dalle politiche di questo governo che non comprendo”.
L’augurio è che “si sblocchi il miliardo e 150 milioni del quinto lotto già approvato” ed entrino nel Decreto Genova “almeno in fase di conversione” i fondi ulteriori per il Terzo Valico “per accelerare i lavori”.
E infine “che lo stesso decreto venga pubblicato visto che lo stiamo aspettando ormai da un tempo piuttosto imbarazzante”.
All’attacco anche Chiamparino (“A questo punto, il rischio che si interrompa la seconda grande opera necessaria a fare in modo che Piemonte, Lombardia e Liguria diventino una delle grandi piattaforme logistiche d’Europa è sempre più vicino”) e i segretari generali di Feneal-Uil, Filca-Cisl e Fillea-Cgil, Vito Panzarella, Franco Turri e Alessandro Genovesi: “Chiediamo un incontro urgente al ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, non escludendo sin dai prossimi giorni iniziative di mobilitazione a difesa del lavoro e del futuro del Paese”.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: Genova | Commenta »
Settembre 24th, 2018 Riccardo Fucile
A 40 GIORNI DAL CROLLO, IL TESORO CERCA ANCORA LE COPERTURE, CI SARA’ UNA PIOGGIA DI RICORSI PER L’ESCLUSIONE DI AUTOSTRADE
Dopo undici giorni adesso una data c’è. 
Il premier Giuseppe Conte ha preso l’impegno di inviare al Quirinale entro domani il decreto su Genova, approvato dal consiglio dei ministri il 13 settembre “salvo intese”, quindi soggetto a modifiche. In tutto questo tempo, il provvedimento è stato scritto, riscritto, modificato e ancora vagliato.
Un punto fermo adesso c’è. O per lo meno è stato messo nero su bianco nel provvedimento, nonostante il pericolo dei ricorsi.
Si tratta di Autostrade che sarà completamente fuori dalla ricostruzione del ponte Morandi crollato, sia come stazione appaltante, sia come progettista, sia come costruttore.
L’ente appaltante – si legge nel testo in possesso di Radiocor – sarà il commissario straordinario, che per affidare progettazioni e lavori dovrà scegliere i contraenti previa valutazione competitiva di almeno cinque imprese (o cordate) in possesso dei requisiti richiesti.
Inoltre, il decreto stabilisce che il commissario dovrà affidare tutti gli appalti (progettazione, demolizioni, conferimenti in discarica, attività di ricostruzione) a società che non abbiamo alcuna partecipazione diretta o indiretta in società concessionarie di strade a pedaggio, ovvero siano da queste ultime controllate o, comunque, ad esse collegate. Dunque: divieto di affidare appalti a Spea, Pavimental o altre società del Gruppo Atlantia.
Fino a questa mattina il governatore della Liguria Giovanni Toti rilasciava dichiarazioni di fuoco: “Di questo decreto che si annuncia da molti giorni non c’è traccia, e nemmeno Mattarella ne ha traccia”. Parole che arrivano proprio nel giorno in cui il presidente della Repubblica fa visita agli sfollati che chiedono al Capo dello Stato di poter tornare presto nelle proprie case.
Dal crollo del ponte sono trascorsi quaranta giorni. Ancora non è stato nominato il commissario per la ricostruzione.
“Dissi 10 giorni — spiega oggi il premier Conte – e intendevo 10 giorni dall’entrata in vigore del decreto. Se poi arriverà qualche giorno prima meglio”.
Ciò significa che è possibile che trascorrano dieci giorni dalla pubblicazione in gazzetta ufficiale, che avverrà almeno tra un paio di giorni se è vero che domani il decreto arriverà sulla scrivania del Quirinale per lo studio del provvedimento e la firma.
Provvedimento che non chiarisce fino in fondo chi ricostruirà il ponte. Ciò che certo è la richiesta di derogare al codice degli appalti che prevede un bando europeo per lavori superiori a 5,2 milioni per scongiurare il rischio infiltrazioni.
La ricostruzione del ponte andrebbe quindi inquadrata come appalto necessario e urgente.
L’idea di andare avanti con una procedura ristretta sarebbe stata accantonata da parte del governo, secondo alcune fonti perchè non è possibile derogare al codice del appalti, quindi niente bando europeo, e poi procedere invece con una gara ristretta a quattro, cinque soggetti.
Quindi sarebbe allo studio, anche se non viene specificato nel decreto, l’affidamento diretto.
Così si spiegano le parole di Luigi Di Maio a Genova anche lui per un incontro con l’Ilva: “Il commissario avrà i poteri per decidere chi costruirà il ponte”.
Il governatore Toti non è d’accordo e appare più realista: “Potremmo avere molti ricorsi, in primis quello di Società Autostrade. Fincantieri piace a tutti noi, è di Genova ma secondo noi vanno messe insieme più aziende, per esempio Autostrade che per legge al momento è ancora concessionaria di tremila chilometri di rete, compreso il ponte Morandi”.
E sempre il presidente della Liguria avverte: “Non tollereremo ritardi ricostruzione. Abbiamo lavorato insieme a Conte per una serie di misure per la ricostruzione con soggetti interessati, soggetti che avevano il dovere di farlo. Poi il governo ha preso un’altra strada”.
Che è quella dell’affidamento diretto escludendo Autostrade. “Noi — dice ancora Toti a Rtl – ribadiamo che in 12, massimo 15 mesi, il ponte si può ricostruire”.
Nel caos tra governo ed Enti locali e anche dentro il governo, si inserisce la commissione Europea “Nei colloqui avuti con le autorità italiane abbiamo chiarito i vari aspetti del quadro giuridico Ue. Non commentiamo le dichiarazioni, ma quando i piani vengono attuati”, dice la portavoce Lucia Caudet sottolineando che ancora i progetti del governo “non sono chiari al cento per cento”.
Ecco il motivo di tanto ritardo.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: Genova | Commenta »
Settembre 23rd, 2018 Riccardo Fucile
“ERA NECESSARIO FARE PRESTO, CI STANNO APPICCICANDO TROPPE COSE”
«Mi pare che i Cinquestelle siano determinati a non dare ad Autostrade alcun ruolo sulla ricostruzione, sebbene la convenzione non sia ancora stata revocata. Qualcuno dovrebbe spiegare loro come funziona il diritto»: Giancarlo Giorgetti, a colloquio con grand commis, magistrati e dirigenti leghisti a margine del convegno annuale dei giudici amministrativi e contabili sul lago di Como, si lascia sfuggire una battuta piuttosto chiara sul Decreto per Genova che ancora non è arrivato al Quirinale nonostante gli annunci in conferenza stampa del presidente del Consiglio Giuseppe Conte e del concentratissimo Danilo Toninelli.
Racconta oggi La Stampa:
«È una vicenda che hanno gestito loro, spero abbiano finito la rifinitura tecnica perchè sta passando troppo tempo e dobbiamo dare una risposta a Genova».
Giorgetti avrebbe voluto un decreto asciutto e immediato: aiuti urgenti, commissario e avvio della ricostruzione. Più in là , sempre con decreto, tutto il resto.
«Purtroppo — spiega a chi gli chiede conto dei rinvii — hanno voluto appiccicarci troppe cose. Risultato: più aumenti il numero dei vagoni più il treno rallenta».
Ora il problema è duplice. «Immaginavo un percorso superveloce. Invece mettendo dentro 30 o 40 articoli anche l’iter parlamentare diventerà complicatissimo».
E prima ci sarà il vaglio del Quirinale. Che, a differenza del decreto sicurezza, non è stato preventivamente e informalmente consultato.
Nel pomeriggio di ieri fonti grilline esultavano: decreto pronto, Mattarella firma prima di domani, quando sarà a Genova al Salone nautico. Ai leghisti non risulta la prima parte del desiderio, al Colle la seconda.
Il testo ancora bolle nel calderone degli uffici legislativi di ministero delle Infrastrutture e Palazzo Chigi.
Impensabile che il capo dello Stato possa firmare ad horas un decreto così articolato e suscettibile di osservazioni a livello costituzionale e di diritto comunitario.
(da agenzie)
argomento: Genova | Commenta »
Settembre 21st, 2018 Riccardo Fucile
NEL DECRETO NESSUN ACCENNO ALLA “CACCIATA”… FINCANTIERI NON PUO’ RICOSTRUIRE IL PONTE DA SOLO PERCHE’ NON HA LE AUTORIZZAZIONI NECESSARIE
Anche ieri il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha ribadito che Autostrade non ricostruirà
il Ponte Morandi a Genova, precisando che comunque ci metterà i soldi. Eppure mentre nel decretino per Genova non ha trovato spazio alcuna norma per ASPI e il governo non ha ancora revocato la concessione ad Autostrade nonostante gli annunci ai media perchè a Palazzo Chigi e a via XX Settembre si sono accorti che rischiano di dover pagare venti miliardi di penale in caso di revoca con la procedura disegnata dagli accordi tra le parti.
Carlo Di Foggia sul Fatto oggi fa invece sapere che Autostrade può rientrare in ballo anche nella ricostruzione, proprio perchè non si trova un modo per escluderla:
Il governo obbliga Autostrade per l’Italia (Aspi) a versare i soldi per la ricostruzione “entro 30 giorni”dalla richiesta del commissario straordinario, che in caso di inadempimento può farseli anticipare da “un soggetto pubblico o privato” che potrà poi rivalersi con il credito vantato dallo Stato verso Aspi.
Per blindarsi, il governo pone l’intera procedura sotto “la sola giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo”, peraltro sotto la tutela dell’a rticolo 125 che prevede di considerare l’interesse nazionale nei giudizi cautelari.
È la prima volta che accade. Su come verranno usati i soldi e affidati i lavori però non c’è accordo tra M5S e Lega, meno ostile a dare un ruolo ad Aspi, e infatti il comma che deve specificarlo viene annunciato ma non compare nel testo.
I 5 Stelle hanno designato alla ricostruzione del ponte la Fincantieri, il gruppo pubblico della cantieristica navale, che però non ha tutte le autorizzazioni necessarie per realizzare per intero i viadotti.
Per questo, stando a quanto filtra, gli uomini più vicini al dossier lavorano per far rientrare Autostrade.
A quanto filtra potrebbe partecipare in consorzio con Fincantieri che realizzerà le componenti in acciaio — coinvolgendo le controllate Pavimental(cantieristica) e Spea (progettazione), insieme ad altre società .
È già filtrato il nome della Cimolai di Pordenone, società specializzata nella costruzione dei viadotti.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: Genova | Commenta »
Settembre 16th, 2018 Riccardo Fucile
ANAS SI CANDIDA PER IL DOPO-AUTOSTRADE MA L’AD AMMETTE PROBLEMI CON TONINELLI
Le indiscrezioni sulle tensioni interne al Governo per il decreto Genova che la decisione di
Giuseppe Conte di fare da solo e non condividere i contenuti del testo sono state smentite da più parti.
L’irritazione dei vice premier, che non hanno visionato il decreto prima del Cdm e non hanno partecipato alla conferenza stampa che si è tenuta al termine della riunione, è stata smentita da fonti leghiste e pentastellate, mentre il Ministero delle Infrastrutture ha parlato di “massima condivisione”.
Eppure sui contenuti principali del decreto Genova, la nomina del commissario e il ruolo di Autostrade nella ricostruzione, permangono evidenti e pubbliche le divisioni interne all’esecutivo.
Mentre i 5 Stelle, Luigi di Maio e Danilo Toninelli in testa, insistono per l’esclusione di Autostrade dalla ricostruzione, mentre gli enti locali, il sindaco Marco Bucci e il governatore Giovanni Toti, chiedono un ruolo centrale nel processo decisionale, sul fronte leghista Matteo Salvini ed Edoardo Rixi, vice di Toninelli ai Trasporti, insistono perchè il nome del Commissario straordinario per la ricostruzione del ponte Morandi sia scelto insieme agli enti locali e sia poi lui a decidere se la ricostruzione sarà affidata alla sola Fincantieri o anche ad Autostrade.
Sul Messaggero Edoardo Rixi ammette “sensibilità diverse” fra Lega e M5S sul tema, ma chiede di “pensare al risultato”, ovvero “demolire subito” il Ponte e rifarlo “in tempi brevi”, altrimenti “non si salva nè la Regione, nè il Comune, nè il Governo. Si vince e si perde tutti insieme. Il ponte vale 250 milioni di euro, se non facciamo bene sarà l’Italia a fare brutta figura”.
Il leghista critica Danilo Toninelli dopo le polemiche per le foto sorridente con il plastico del Ponte a Porta a Porta o per le ironie su Instagram, ma lo fa con una battuta. “A tutti suggerisco di stare lontano dai plastici”.
Su Repubblica, intanto, arriva la disponibilità di Anas di subentrare ad Autostrade, ma il numero uno Gianni Vittorio Armani non nega i problemi con il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli.
“Ho messo a disposizione di Toninelli il mio mandato. È impossibile lavorare in un’azienda pubblica senza la fiducia dell’esecutivo. Al momento non ho avuto riscontri, dunque vado avanti, siamo prontissimi a gestire altre tratte autostradali visto che già abbiamo una rete dieci volte quella di qualunque gestore”.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: Genova | Commenta »