Febbraio 19th, 2021 Riccardo Fucile
OBIETTIVO COSTITUIRE UN GRUPPO PARLAMENTARE SIA ALLA CAMERA CHE AL SENATO… TOGLIEREBBE SPAZIO POLITICO ALLA MELONI E FAREBBE PERDERE MOLTE POLTRONE AI GOVERNISTI DEL M5S
Nel Movimento 5 Stelle tutto potrebbe cambiare a breve. E qualcosa, in effetti, sta già cambiando. Dopo il voto di fiducia al Senato sul nuovo governo Draghi e i 15 senatori pentastellati espulsi per il voto contrario, ora potrebbe nascere un nuovo gruppo parlamentare con Italia dei valori.
L’annuncio dell’espulsione da parte del reggente Vito Crimi ha spalancato la strada alla scissione. A questi 15 vanno aggiunti — peraltro — quelli che ieri sera hanno detto no alla Camera al governo Draghi (16 contrari, 4 astenuti, 2 in missione e 12 che non hanno risposto alla votazione: totale 34) come Pino Cabras, Andrea Colletti, Jessica Costanzo, Paolo Giuliodori, Alvise Maniero, Rosa Menga, Rosa Alba Testamento, Giovanni Russo, Michele Sodano, Maria Laura Paxia e Andrea Vallascas, ma anche un big come Alessio Villarosa.
“Lavoreremo — hanno annunciato — per costruire un’alternativa a un governo del ‘tutti dentro’ e dell’austerità . L’alternativa c’è”.
E questa volta potrebbe essere una fuoriuscita di massa, organizzata con l’approdo presso altri lidi.
I fari sono puntati sull’ex partito di Di Pietro. “Facile immaginare che il senatore Elio Lannutti (con un passato da parlamentare eletto nell’Idv, ndr), possa fungere da punto di raccordo per la soluzione più agevole”, spiega una fonte M5S a Il Giornale.
La richiesta del simbolo, tuttavia, sarà avanzata a Messina solo quando il pallottoliere segnerà i dieci senatori necessari alla costituzione di un gruppo o comunque quando ci sarà un quadro più chiaro.
L’indiscrezione, però, ha già provocato ripercussioni nei corridoi della Camera. “Un nuovo gruppo di opposizione avrebbe pieno di diritto di chiedere le presidenze delle commissioni di garanzia”, spiegano da Fratelli d’Italia che avrebbe potuto ottenerle tutte, essendo finora l’unica opposizione tra Camera e Senato. Si parla di Copasir e Vigilanza Rai, non proprio cose di secondo piano, che vengono presiedute da un esponente dell’opposizione.
Alessandro Di Battista — chiamando a raccolta i suoi, domani, tramite il social Instagram — ha già ribattezzato “sana e robusta opposizione” la fronda degli scontenti. Uno scenario che se realizzato potrebbe erodere anche i posti di sottogoverno destinati agli stellati se in tanti — troppi — decidessero, nelle prossime ore, di lasciare la casa madre grillina.
Facendo scendere il M5s a numeri vicini a quelli della Lega e facendo così passare le poltrone contendibili da sottosegretari da 13 a 11. Una scissione davvero molto costosa.
(da TPI)
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Febbraio 19th, 2021 Riccardo Fucile
CHISSA’ COSA AVRA’ PENSATO DRAGHI ASCOLTANDO I DISCORSI DEI PARLAMENTARI
Le dichiarazioni di voto dei politici sono state un momento da incorniciare, di quelli a metà tra la
commedia e la tragedia. Assistere in diretta alla galleria dei monologhi di alcuni scappati da partiti e di alcuni scappati di casa è stato puro intrattenimento.
Meglio dell’Eurovision, meglio di Sanremo, con un’unica nota imbarazzante o, come direbbe mio figlio, “cringe”: l’idea che Mario Draghi abbia dovuto assistere a tutto questo.
Pagherei oro per sapere cosa gli stesse passando per la mente mentre alcuni senatori parlavano. Suppongo da “C’aveva ragione mia moglie, potevamo invecchiare sereni, facendo qualche bella crociera sul Mediterraneo” a “Dopo chiamo Mattarella e gli dico “Bravo per ‘sta sola che mi ha rifilato”.
Partirei dalla senatrice Anna Maria Bernini che, per nulla retorica, asciutta, pulita, senza fronzoli ha affermato: “Noi di Forza Italia ci sentiamo un po’ nutrici del governo, incoraggiato sin dall’inizio da Berlusconi per uscire dalle secche dell’immobilismo del governo precedente. (…) E complimenti a lei, presidente, per aver superato ‘lo stress test’!”.
Un’immagine raccapricciante quella di Forza Italia come “nutrice”, roba che uno si immagina Draghi attaccato alla tetta di Berlusconi, roba da non prendere sonno per una settimana. Ma poi, perchè i complimenti per aver retto lo stress-test? Cosa si aspettava la Bernini, che Draghi a un certo punto si accasciasse sul banco e dovessero portarlo via a spalla, come la statua di Santa Rosa?
Notevole anche il discorso di Matteo Salvini, il quale per spiegare — non senza imbarazzo — come mai sia diventato improvvisamente europeista, quando fino all’altro ieri preferiva i sesterzi all’euro, ha fatto come quelli che vogliono tornare con l’ex, però mantenendo un po’ di dignità . Allora premettono che loro dimenticano il passato però “da ora in avanti le cose devono cambiare, eh”. E quindi: “Sì all’Europa però se l’Europa ci tratta da italiani”.
Ma tu pensa, di solito ci trattano da olandesi. Ma soprattutto, Salvini ha detto: “Noi siamo per la dieta mediterranea!”, “Non vogliamo più i virologi in tv a tutte le ore del giorno!”, roba che Draghi ha preso una penna al volo e s’è appuntato tutto sul polsino.
Davide Faraone, di Italia Viva, si è superato: “Draghi, lei è il nostro Mes!”. Immaginate questo povero uomo, immaginate che sforzo mentale deve aver compiuto per uscire dall’imbarazzo dell’aver fatto cadere il governo con la scusa che Conte non voleva il Mes e ora si ritrova a sostenere Draghi che non vuole il Mes. E quindi, dopo una notte insonne ad arrovellarsi, con un commovente candore, ha trovato la via d’uscita: “Se non posso dire che lui non vuole il Mes dirò che lui è il Mes!”. Certo, è anche il figlio e lo spirito santo. Amen.
Poi l’immancabile momento Ciampolillo, ormai star consumata, i cui ritardi (compreso quello di ieri) sono autentica mitologia. “Mi ero prenotato!”, contesta a chi gli fa notare che ha il vizio di sparire quando tocca a lui. Insomma, Ciampolillo è il tizio che dal macellaio prende il numeretto, poi esce per andare a giocare al superenealotto, si fa il caffè al bar, poi torna che gli sono passate tre persone davanti e vuole essere servito.
Da segnalare anche lo show di Gianluigi Paragone, il quale ha più volte chiamato Draghi “incappucciato della finanza”. Draghi, in quel momento, pensava a quella crociera sul Mediterraneo che poteva fare con sua moglie. E a Mattarella, “il vecchio m’ha fregato!”.
Infine, il meraviglioso tweet serale di Raffaella Paita di Italia Viva: “Tra gli aspetti che mi hanno colpito del discorso di Draghi c’è un dettaglio che probabilmente non tutti hanno notato. Quando veniva interrotto da applausi ricominciava il periodo dall’inizio per rispettare il rigore del ragionamento”. Un tizio sotto ha commentato: lo faceva anche mio nonno, aveva l’Alzheimer.
(da TPI)
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Febbraio 18th, 2021 Riccardo Fucile
FORMARE IL GRUPPO E’ NECESSARIO PER AVERE RAPPRESENTANTI NELLA COMMISSIONI, FONDI E AGIBILITA’ POLITICA … COME RENZI HA USATO IL SIMBOLO DEL PSI
Intanto, la norma: per formare un nuovo gruppo non bastano solo avere almeno 10 senatori e 20
deputati, ma secondo il nuovo regolamento varato nel 2017 occorre essere collegati a un partito che si era presentato alle elezioni.
Fortuna vuole che Idv, ormai scomparso dai radar della politica, nel 2018 si trovava piccolo-piccolo dentro il simbolo della lista Civica popolare di Beatrice Lorenzin, una specie di matrioska con dentro altri cinque simboli e in coalizione con il Pd.
Tra questi cinque c’era appunto il gabbiano multicolore.
“L’interpretazione dell’articolo 16 comma 4 del regolamento — dice Gabriele Maestri, esperto di simboli elettorali — può essere allargato a casi limite come questo, un precedente leggermente diverso ma con caratteristiche simili c’è già ed è l’unione tra il Psi di Riccardo Nencini e Italia Viva”. Quindi sulla carta si può fare.
Il partito fondato da Di Pietro è oggi in mano all’avvocato Ignazio Messina, segretario extraparlamentare che potrebbe ritrovarsi invece un bel gruppo nelle due principali assemblee elettive.
Nei corridoi delle Camere si conferma che la trattativa è in corso e anzi, qualcuno — ma non c’è ufficialità — assicura che un accordo di massima tra la rediviva Idv ed ex 5 Stelle è stato siglato. I tramite sono Elio Lannutti, che in passato fu senatore e proprio di Idv ai tempi dell’ex pm di Mani Pulite e Pino Cabras, deputato sardo.
La storia che lega passato e forse presente di Idv e M5S comincia con la Casaleggio associati che curava il sito e il blog dipietrista, all’epoca fu il primo partito ad aprire una sezione virtuale su Second Life, la suggestione della rete era nell’aria.
Poi il blog di Beppe Grillo, prima della nascita del Movimento, invitò i lettori ad appoggiare le candidature alle europee del 2009 di Luigi De Magistris e Sonia Alfano, eroine giustizialiste e anti-berlusconiane. Nel 2012 il comico genovese propose il nome del pm molisano per il Quirinale, “è una persona onesta”.
Nei primissimi meetup e così anche tra gli attivisti del Movimento erano in molti quelli che alle spalle avevano avuto un’esperienza politica in Italia dei Valori. Partito che fu poi prosciugato dall’ascesa grillina. Non potevano immaginare che quel logo sarebbe potuto tornare attuale.
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 18th, 2021 Riccardo Fucile
IL QUESITO SU ROUSSEAU ERA UNA PATACCA: NON SOLO IL NUOVO MINISTERO NON HA PREVISTO L’ACCORPAMENTO CON QUELLO DELLO SVILUPPO ECONOMICO MA E’ STATO DATO A UN AMICO DI RENZI
Mario Draghi ha avuto una bellissima idea quando ha dato ragione a Beppe Grillo sul ministero della Transizione ecologica: lui s’è preso la fiducia del 60% della base grillina — e poi dei gruppi parlamentari (salvo i renitenti alla leva) — e ora il Paese ha il suo ministero del futuro.
D’altronde, chi direbbe no a “un governo tecnico-politico” che “preveda un super-ministero della transizione ecologica?”.
Nessuno tra i grillini, specie dopo che Grillo in persona aveva spiegato sul suo blog che “un super-ministero per la transizione ecologica è la coordinazione per trasformare la società — non solo l’economia. È uno strumento fondamentale”.
Ah le idee, che belle che sono: vanno, vengono, s’adeguano, s’aggiornano.
Certi rivoluzionari d’antan dicevano che sì, bene le idee, ma senza il potere di farle camminare si fa solo conversazione: roba vecchia, superata, i bottoni non ci sono e la stanza nemmeno.
E così al ministero della Transizione ecologica (il 37% dei fondi Ue) va un tecnico che però lavora a Leonardo/Finmeccanica, cioè Roberto Cingolani, già ospite della Leopolda e locupletato da Renzi, quand’era direttore scientifico dell’Iit di Genova, di una barcata di milioni mentre la ricerca nel resto d’Italia faceva la fame: va detto che il nostro ha prodotto molta ricerca, pure troppa, firmando per anni oltre un articolo scientifico a settimana…
Dice: vabbè, ma dipende dalla squadra. E chi sarà il capo di gabinetto di Cingolani? Roberto Cerreto, consigliere parlamentare, già capo di gabinetto di Maria Elena Boschi al ministero delle Riforme e poi all’ufficio legislativo di Palazzo Chigi quando Boschi era sottosegretaria di Paolo Gentiloni.
Vili questioni di nomi, vecchi tic giornalistici sugli sconti di potere, estremismo come malattia infantile eccetera: contano le idee, è l’idea che traccia il solco e dentro il grillino ci pianta un fiore. “Mettiamo dei fiori nei nostri bazooka”, ha scritto il Garante. L’acqua poi ce la mette Renzi, tranquillo.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Febbraio 18th, 2021 Riccardo Fucile
OTTIMO ACQUISTO DELLA MELONI: E’ QUELLO CHE SI E’ FATTO MULTARE PER ESSERE ANDATO AL RISTORANTE NONOSTANTE IL DIVIETO
Il deputato reggiano Gianluca Vinci della Lega Nord ha appena votato ‘no’ al governo Draghi, passando
ufficialmente con Fratelli d’Italia.
Il suo voto ha suscitato clamore in aula e numerosi applausi, essendo inaspettato. In questo modo Vinci diventa il primo leghista a mettersi al di fuori della compagine di governo appena nata (e quindi anche dalla Lega di Salvini).
“Ho deciso di votare ‘no’ a questo governo e non far parte di una maggioranza variopinta dove tutti odiano tutti ma si sta uniti, si danno nuove cariche e si cambiano i ‘programmi’ della legislatura senza mai andare al voto”.
(da agenzie)
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Febbraio 18th, 2021 Riccardo Fucile
“SIAMO RIDOTTI A UN PARTITO CHE ESPELLE IL PRESIDENTE DELL’ANTIMAFIA E VA AL GOVERNO CON BERLUSCONI”
“Questa è un’intimidazione bella e buona, come quella che avviene regolarmente in ambienti che poco
c’entrano, o dovrebbero c’entrare con la politica”.
Lotta Nicola Morra, contro la sua espulsione e quella di un’altra ventina di colleghi: “Nessuno mi ha detto nulla, io fino a prova contraria sono e mi sento del Movimento”. Lotta contro una gestione che gli è piaciuta assai poco: “Crimi? No che non ci siamo sentiti, figurati”. La pentola a pressione del Movimento 5 stelle rischia di saltare. I governisti fanno spallucce per nascondere la grande preoccupazione, i dissidenti cercano di organizzarsi.
“È un macello”, sintetizza con una certa efficacia nella sintesi Angelo Tofalo, che poi scappa a pranzo con alcuni colleghi. In un corridoio della Camera ecco Andrea Vallascas. L’espulsione dei senatori non lo ha scalfito: “Confermo il mio no”. Passa Luca Carabetta, collega per il sì, prova a sdrammatizzare: “Dai Andrea, hai ancora qualche ora per pensarci”.
I primi contatti tra Camera e Senato ci sono già stati. L’obiettivo è quello di non disperdersi in mille rivoli come spesso accaduto nella storia dei 5 stelle, “perchè se no sarebbero delle espulsioni, non una scissione”, commenta uno degli interessati.
Due gruppi per fare opposizione a Mario Draghi a partire da quei valori 5 stelle che si sentono traditi, un modo gentile per raccontare di una dichiarazione di guerra vera e propria a quel Movimento trasfiguratosi non appena apparso all’orizzonte l’ex governatore della Bce.
Al Senato i numeri ci sono, il problema del simbolo potrebbe risolverlo Elio Lannutti, mettendo a disposizione il simbolo dell’Italia dei valori, presentatasi nel 2018 alle elezioni nella lista Civica popolare di Beatrice Lorenzin, alla Camera i venti necessari alla formazione del gruppo non sono un problema, tra gli espulsi già messi in conto e i colleghi che già stazionano nel Misto. “Non forziamo i tempi, ma è certo che siamo determinati a creare un’opposizione a questo governo”, ammette il ribelle Pino Cabras”.
La scelta di Vito Crimi di espulsioni immediate, la calibrazione di parole considerate “violente”, ha rappresentato un vero e proprio terremoto, oltre che un travaglio umano per tanti.
A partire da Morra, il quale, raccontano, non si aspettava assolutamente una decisione del genere, che lo ha lasciato spiazzato e amareggiato. Lannutti ha annunciato ricorso, ma politicamente i margini per comporre la frattura sembrano nulli. Dice un senatore M5s che ha ingoiato la pillola draghiana: “Siamo ridotti a questi, un partito che espelle il presidente dell’Antimafia e va al governo con Silvio Berlusconi”.
Crimi piomba alla Camera, si infila in una girandola di riunioni, prova con esiti non confortanti a sedare il dissenso. Barbara Lezzi, una degli espulsi, prova a candidarsi al Direttorio di prossima votazione, il capo politico reggente la ferma subito: espulsione dal gruppo e espulsione dal Movimento. Anzi, in mattinata inasprisce la sua posizione: fuori anche gli assenti non giustificati. E’ successo che da Montecitorio è stato bombardato di telefonate: “Vito, se non espelli anche gli assenti qui mancheranno cinquanta persone al momento del voto”. Ecco il giro di vite, ecco l’intimidazione di cui parla Morra.
La verità è che la costituzione dei due gruppi preoccupa molto il Movimento 5 stelle. Non tanto per una futura prospettiva di competizione politica, quanto piuttosto perchè per la prima volta verrebbe bersagliato da un movimentismo più movimentista dei movimentisti col bollino d’autenticità .
E’ la prima scissione, la prima vera scissione dopo dieci anni costellati di addii alla spicciolata. E una scissione che si potrebbe organizzare intorno a una frattura tutt’altro che “politichese”, ma che fa parte del cuore vivo dell’elettorato grillino.
Beppe Grillo benedice i draghiani con un post sul blog: “Oggi, alle 21:55 la sonda Perseverance atterrerà su Marte. Alla stessa ora, la Perseveranza atterrerà su un altro Pianeta. La Terra. Più precisamente alla Camera dei deputati. I grillini non sono più marziani. I Grillini non sono più marziani”. Che fossero atterrati su quella terra che è stata paradigma negativo per un paio di lustri lo si era d’altronde capito. Quel che pensa Davide Casaleggio è tutt’altro discorso.
“Ormai Davide qui dentro non può mettere piede, non lo sopporta nessuno” spiega un parlamentare di lungo corso. Il sospetto è che il figlio del fondatore stia lavorando in direzione ostinata e contraria a quella intrapresa dal Movimento. E che potrebbe prendere il pallone (Rousseau) e portarselo via, magari per dare una mano agli scissionisti.
Lo scontro con Crimi è ormai quotidiano, ieri quasi comico. Dopo le votazioni sul nuovo statuto che prevede una segreteria collegiale, l’imprenditore ha dichiarato esaurita la funzione del reggente, che è dovuto correre a dire che no, non è così, che bisogna aspettare che si votino i nuovi fantastici cinque.
Andrea Colletti ci va con i piedi di piombo: “Casaleggio rappresenta un potere all’interno del Movimento. Un potere che è solo formalmente autonomo, ma che viene riconosciuto se è all’interno del M5s. Non mi aspettavo nulla di diverso da quello che ha detto, ma sempre attento a mantenere integro il Movimento, perchè lui ne detiene le chiavi”. Un membro del precedente esecutivo non esclude la possibilità che si vada in quella direzione: “Mi sembrerebbe del tutto normale, noi troveremo le modalità di consultare la base. Non è certo, ma è una possibilità ”.
Alessandro Di Battista continua a coltivare contatti con molti dei suoi ex colleghi. “Negli ultimi giorni non lo abbiamo sentito, ma lo leggiamo sempre”, dice Cabras, confermando che è quello del deputato romano il volto che potrebbe incarnare la scissione. Chi lo conosce racconta che Di Battista non si tirerà indietro nel mostrare simpatia verso i ribelli: “Ma da qui a diventarne il leader ce ne passa di acqua sotto i ponti”. E’ una speranza, più che una previsione. Quella che, passato qualche mese lontani, possano tornare a incrociarsi le strade di Di Battista e del Movimento. O di quel che ne sarà rimasto.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 18th, 2021 Riccardo Fucile
INTERVISTA A CABRAS E COLLETTI CHE ALLA CAMERA DIRANNO NO: “NELLA BASE MOLTI SONO CON NOI”
Giovedì, ora di pranzo. In un corridoio della Camera si intercetta Andrea Vallascas. E’ tra i 5 stelle che
voteranno no alla fiducia al governo di Mario Draghi, ce lo conferma: “La decisione è presa”. Incrocia due colleghi che hanno tratto il dado, anche mettendo in conto una possibile espulsione. “Mi aspettate che vado a prendere una cosa?”. Schizza via. Colletti e Cabras si fermano, accettano di rispondere a qualche domanda, un fiume il secondo, più parco il primo
Quali sono le ragioni del vostro no?
CABRAS: C’è una ragione fondamentale che prevale su tutte: il modo in cui noi abbiamo ottenuto il 33% alle elezioni. Lo abbiamo conquistato con un programma che andava contro tutto quel che Draghi rappresenta, contro l’idea dei governi tecnici, contro il pilota automatico di Bruxelles e di Francoforte.
Alla parola “Francoforte” si materializza in fondo al corridoio quello che sarà ancora per qualche ora il loro capogruppo, Davide Crippa. Avanza, lancia un’occhiata eloquente, poi tira dritto.
Cose che a vostro avviso Draghi incarna?
CABRAS: La sua storia è quella. E anche questo governo è un po’ come fosse l’autobiografia di un paese in declino. I governi politici negli ultimi anni hanno sempre avuto le ali tarpate dai meccanismi di questa Unione europea. E Draghi è il rappresentante di questa storia.
Come vi spiegate la conversione del Movimento sulla via di Draghi?
CABRAS: Mi risulta incomprensibile se ripenso alle battaglie e alle chiamate alle armi di questi anni. A un certo punto Grillo ha cambiato idea. Come Forrest Gump che alla fine della corsa dice “sono un po’ stanchino”.
Cosa contesta nella gestione di questa fase?
CABRAS: La gestione Crimi è stata una sequela di rimozioni rispetto a problemi che erano evidenti, a partire dalle sconfitte elettorali alle regionali mai affrontate. Gli Stati generali sono stati voluti per blindare la politica di sopire e troncare il fenomeno del Movimento. Un modo di procedere autoritario anche in una fase in cui le decisioni erano delicate e andavano affrontate diversamente.
Vi aspettavate queste espulsioni immediate dei vostri colleghi al Senato?
CABRAS: Sinceramente, visto come si sono messe le cose, non mi stupisce.
Casaleggio, fra tutti, sembra quello che ha preso più sul serio le vostre istanze.
COLLETTI: Casaleggio rappresenta un potere all’interno del Movimento. Un potere che è solo formalmente autonomo, ma che viene riconosciuto se è all’interno del M5s. Quindi è normale che lui voglia riequilibrare le sorti della disputa interna a suo favore, ma sempre lì rimane. Non mi aspettavo nulla di diverso da quello che ha detto, magari in controtendenza, ma sempre attento a mantenere integro il Movimento, perchè lui ne detiene le chiavi.
Non è dunque una vostra difesa?
COLLETTI: E’ una difesa delle sue istanze, non delle nostre.
La prospettiva è quella di fare un gruppo? Un’opposizione organizzata su quelli che erano i temi dei 5 stelle delle origini?
CABRAS: Non forziamo i tempi, ma è certo che siamo determinati a creare un’opposizione a questo governo. Sceglieremo le forme.
COLLETTI: Se non ci sarà permesso fare opposizione da dentro il Movimento perchè verremo espulsi, necessariamente dovremo farla da fuori, ce lo impongono le regole che ce lo impongono.
CABRAS : Ma noi pensiamo che nel paese un’opposizione serva, quindi metteremo al servizio di questo il nostro impegno.
Non rischiate di disperdervi come sempre è successo con i fuoriusciti M5s?
COLLETTI: I periodi storici sono diversi.
CABRAS: C’è un ribollire nel Movimento, molti nella base sono con noi. C’è un pezzo di società che si sente sotto rappresentata, perchè non c’è più un’opposizione nel paese.
Passa Lorenzo Fioramonti, giacca e dolcevita neri. L’ex ministro dell’Istruzione è un fuoriuscito eccellente, anche a lui si guarda in vista del futuro. “In bocca al lupo!”, dice, da dietro la mascherina gli occhi sorridono.
Avete già sentito i colleghi espulsi al Senato?
Ognuno ha il suo stato d’animo, ma sono tutte persone che hanno fatto una scelta molto determinata, penso che ci incontreremo a breve.
Alessandro Di Battista potrebbe essere un aggregatore di questa posizione, un leader per chi ha detto no?
Noi guardiamo a tutti i liberi pensatori che in Italia vogliono creare un’alternativa all’operazione Draghi, e tra questi c’è sicuramente lui.
L’avete già sentito?
In questi giorni no. Abbiamo però letto con molta attenzione quello che ha scritto.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 18th, 2021 Riccardo Fucile
SONO IN MOLTI A ESPRIMERE SOLIDARIETA’ AI DISSIDENTI
Non si ferma il fronte del no alla Camera, dove sarebbero “tra i 17 e i 23, allo stato attuale” i deputati che
starebbero valutando il voto contrario. Lo spiegano fonti M5S, che in questa fase stanno ‘soppesando’ il pallottoliere di Montecitorio.
Il timore è che i forti malumori di queste ore possano addirittura portare i numeri a crescere, trasformando la fuga in avanti di Crimi in un boomerang.
Complice il fatto che il dissenso interno non è più decisivo per la tenuta della maggioranza, ovvero per la durata della legislatura. “Potrebbero esserci anche delle assenza strategiche”, dice un deputato. Ma Crimi ha fatto sapere che anche le assenze non giustificate verranno punite con l’espulsione.
“Se voleva spaventare gli indecisi ha fatto la mossa sbagliata – dice all’Adnkronos un senatore tra i 15 espulsi – stanno arrivando tantissimi messaggi di solidarietà dalla Camera, e qualche deputato scrive che stasera ci dimostreranno che non siamo soli”.
(da agenzie)
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Febbraio 18th, 2021 Riccardo Fucile
DRAGHI SI FERMA A 262 , MONTI CON 281 AVEVA FATTO MEGLIO DI LUI… I DISSIDENTI M5S HANNO I NUMERI PER FARE UN GRUPPO AUTONOMO AL SENATO
Il governo Draghi ha ricevuto la fiducia con 262 senatori favorevoli, 40 voti contrari e 2 astenuti. E
nonostante la maggioranza ampia, di ben 101 voti in più rispetto alla maggioranza assoluta fissata a 161, l’ex numero uno della Bce non batte il primato raggiunto da Mario Monti nel 2011 con 281 voti a favore.
Sono almeno 15 i senatori M5s che hanno votato no alla fiducia al governo Draghi. Si tratta di Granato, Gianuzzi, Lamura, Lanutti, Lezzi, Mantero, Mininno, Moronese, Morra, Ortis, Abate, Angrisani, Corrado, Crucioli, Di Nitto. Secondo il regolamento del Senato, che prevede 10 senatori per la costituzione del gruppo parlamentare, i dissidenti grillini hanno raggiunto il numero per crearne uno. Devono però risolvere il problema del collegamento col simbolo elettorale.
Sono risultati assenti alla votazione inoltre Garutti, Nocerino, Vanin, Auddino, Botto e Dessì. Nel Misto hanno votato contro Fattori, Giarrusso, Nugnes, Ciampolillo, Martelli. Mentre Drago si è astenuta.
Fra i contrari, si contano anche 19 parlamentari di Fratelli d’Italia, tutti i componenti del gruppo a Palazzo Madama, come annunciato.
(da agenzie)
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