Febbraio 9th, 2021 Riccardo Fucile
ZINGARETTI TENTATO DALL’INGRESSO, IL PD SPERA DI OTTENERE IL VIMINALE
Uno strano intruglio di ambizioni dissimulate e potenziali delusioni: c’è un’aria frizzante, nei
partiti. Si avvicina il giorno della lista dei ministri del governo Draghi e continuano a circolare i nomi dei papabili.
Non perchè il premier incaricato si sbilanci, anzi: solo la figura di Daniele Franco sembra blindata per l’Economia e quella di Marta Cartabia per la Giustizia. Il resto è un puzzle ancora tutto da comporre.
Il Movimento è epicentro di un pesante braccio di ferro.
Luigi Di Maio punta agli Esteri, pare aver avuto la meglio su Giuseppe Conte, ma deve sopportare un problema: Matteo Salvini continua a sostenere in giro che se entra il grillino, allora lui pretenderà di fare lo stesso. Di più: ambirebbe alla Difesa o all’Agricoltura.
Nel Carroccio, in realtà , svetta in queste ore Giancarlo Giorgetti, che è in rapporti stretti con Draghi e che potrebbe rivestire il ruolo di responsabile dello Sviluppo economico o delle Infrastrutture. Circola pure l’ipotesi di Erika Stefani, che punterebbe agli Affari regionali.
Anche Nicola Zingaretti è seriamente tentato di chiedere l’ingresso in squadra, consapevole però che la scelta non è del tutto nelle sue mani. Peggio: se dovesse decidere di diventare ministro, aiuterebbe paradossalmente la battaglia di Salvini per guidare un dicastero.
Impossibile o quasi sostenere questo scenario, per il Pd, che è già alle prese con i suoi problemi interni. Nella sede del partito i nomi in lizza aumentano di ora in ora. Alcuni sindaci premono per schierare il presidente dell’Anci Antonio Decaro, mentre si fa spazio anche il nome di Graziano Delrio.
Ma in pole, si sa, ci sono innanzitutto i capi corrente: Andrea Orlando, Dario Franceschini e Lorenzo Guerini. Quest’ultimo, in alternativa alla Difesa dove circola anche l’ipotesi di Vincenzo Camporini – già comandante dello Stato maggiore dell’Aeronautica e della Difesa – potrebbe essere dirottato alla delega ai Servizi.
Se poi al Nazareno venisse sfilato il ministero dell’Economia, come sembra probabile, allora potrebbe partire la richiesta del ministero dello Sviluppo economico o dell’Interno. Il Viminale, però, fa parte della “quota Draghi”, vale a dire di quei dicasteri che il premier potrebbe sottrarre allo scontro politico.
Anche i centristi provano a ottenere uno spazio, con Carlo Calenda o Benedetto Della Vedova. Nessuno, però, può dirsi sicuro di farcela, anche perchè non si conosce il numero esatto di politici che l’ex presidente della Bce potrebbe eventualmente coinvolgere, nè ancora è certo che lo faccia davvero.
Si agitano molti, come detto. Se dovesse passare lo schema di un esecutivo tecnico, ad esempio, pensa di potersi giocare delle chance un “non politico” come Gaetano Manfredi, ministro uscente dell’Università , dove però potrebbe finire la rettrice della Sapienza, Antonella Polimeni.
*E anche nel Movimento c’è fermento. Tre ministre 5S cercano la riconferma: Paola Pisano, Fabiana Dadone e, nonostante le polemiche che hanno accompagnato il suo lavoro, Lucia Azzolina. Una sfida, per quest’ultima, ai limiti dell’impossibile.
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 9th, 2021 Riccardo Fucile
LA SENATRICE LEZZI: “NON POSSIAMO ACCETTARE DI CONDIVIDERE IL GOVERNO CON LEGA E BERLUSCONI”
Il fronte del ‘No’ al governo Draghi all’interno del Movimento 5 Stelle, in vista della consultazione su Rousseau, si compatta e lancia una iniziativa online che si terrà questa sera sulla piattaforma ‘Zoom’. “V Day: No governo Draghi” il titolo dell’evento organizzato da Luca Di Giuseppe, facilitatore regionale del Team del Futuro e volto emergente di Rousseau.
“Pubblicheremo a poco a poco l’elenco degli ospiti: portavoce, attivisti, giornalisti, intellettuali”, si legge nelle info dell’evento su Facebook.
Tra i partecipanti ci sarà la senatrice Barbara Lezzi: “Confrontiamoci con serietà , senza fumo negli occhi, ma guardando al bene del Paese e alla sopravvivenza del M5S che non deve perdere la sua etica”, scrive sulla sua pagina la parlamentare salentina condividendo il link dell’evento.
“Il M5S – rincara Lezzi – non può accettare di condividere il governo con Lega e, ancora di più, con Silvio Berlusconi. Un governo in cui, se allargato a quasi tutta la destra (Meloni esclusa) ricordo, non saremmo ago della bilancia, non avremmo la maggioranza relativa, potremmo incidere molto meno di quanto fatto fino ad ora perchè non avremmo neppure espresso il Presidente del Consiglio. Saremmo ininfluenti ma perderemmo per sempre la nostra reputazione. La nascita di questo governo ha avuto come obiettivo quello di far fuori Conte e di eliminare il tratto distintivo del M5S”.
(da agenzie)
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Febbraio 9th, 2021 Riccardo Fucile
SI CONFERMANO TUTTE LE PERPLESSITA’ : EUROPEISMO E AMBIENTALISMO DI MANIERA SENZA VISIONE VALORIALE E AIUTI A BANCHE , IMPRESE E CEMENTIFICATORI
Dai colloqui con i partiti politici, molti osservatori e giornalisti hanno potuto stilare un primo bilancio provvisorio delle linee guida di Mario Draghi nella formazione del nuovo governo.
Non ci interessa in questa sede approfondire la “composizione” del governo, qualunque esso sarà , ma le idee con cui il premier incaricato intenderebbe affrontare emergenze e destinare i fondi del Recovery.
1) “Fuori i temi divisivi: immigrazione, Mes, reddito di cittadinanza, quota 100, flat tax”.
In pratica si congelerebbero tutte le materie in cui non si troverebbe un accordo tra forze politiche. Ovvero quello che molti media vicini ai “poteri forti” hanno imputato al premier Conte, di non decidere mai nulla. Conte mediava senza grandi risultati, Draghi accantona, così fa prima. Non un grande esempio di “decisionista”
2) “Europeismo” declinato nel “niente pugni da battere sul tavolo, più soldi per il bilancio europeo”. “Atlantismo: l’Italia sta con gli Stati Uniti “
Nessun riferimento valoriale a una visione di “Europa” come blocco e modello democratico, culturale e sociale alternativo a Stati Uniti, Russia e Cina, ma solo una “Europa del mercato economico” che si mette sotto le ali di una grande potenza senza avere l’ambizione di guidare il futuro. Qualcuno ci spieghi perchè un domani una Europa unita non possa provvedere da sola a difendere i propri confini europei con un apparato militare comune ai vari Stati. Per non parlare della dipendenza dai mercati finanziari di oltreOceano.
3) Ambientalismo: il recovery prevede che il 37% delle risorse finisca lì. “Ambiente, però, anche come chiave di sviluppo e di crescita”. Concetto vago, cosa intende Draghi in concreto? Riduzione dell’inquinamento ambientale, scelte energetiche verdi o fondi ad aziende senza un ritorno adeguato? Basterebbe investire per interventi sul dissesto idrogeologico che costa ogni anno 20 venti miliardi di danni al nostro Paese, peccato che non ne abbiamo ancora sentito parlare.
4) Pandemia
Draghi sarebbe propenso a “messaggi di fiducia, positivi, niente toni allarmistici”.
Deve dire che via sceglie: salute o economia? Conte ha scelto una via di mezzo, Draghi che vuole fare? Aprire tutto o tutelare la salute degli Italiani?
5) “La macchina dei vaccini va implementata, deve partire davvero”. Il problema viene inquadrato non tanto nell’approvvigionamento, cioè nelle fiale che seguono la via dei contratti stipulati da Bruxelles, ma nella logistica. I tempi delle prenotazioni, il timing delle iniezioni, l’organizzazione parcellizzata tra le Regioni. Il punto focale: più Stato”
A parte la gaffe sul “modello Gran Bretagna” che ha fatto peggio di noi finora nel rapporto vaccinazioni/popolazione, il problema sono gli approvigionamenti che vanno incrementati ma non dipendono da noi e il numero di medici e infermieri da schierare sul campo. Su quello bisogna lavorare, giudizio sospeso quindi e tutto da verificare.
6) Lavoro e aiuti a imprese e banche
“Gli aiuti alle attività colpite dalle restrizioni e dalle chiusure sono destinati a cambiare segno. Il fondo perduto, cioè i soldi sul conto corrente, a pioggia, quelli che hanno caratterizzato la gestione dell’emergenza economica da parte del governo Conte, saranno rimpiazzati da incentivi” (cosa vuol dire non si sa)
Pienamente d’accordo sul porre un freno agli aiuti “a fondo perduto”, lo diciamo da mesi: gli aiuti vanno calibrati non per categorie ma per soggetti. Se uno ha 50.000 euro in banca può anche sopravvivere a qualche mese di restrizioni, chi non ha nulla va aiutato. Abbiamo speso 130 miliardi per ritrovare categorie di questuanti che si lamentano, come se li avesse obbligati qualcuno a fare gli imprenditori (e nessuno meglio di Draghi può spiegare loro cosa è il rischio d’impresa). Sarebbe meglio destinare una parte dei fondi a giovani che vogliano intraprendere una attività individuale o in società , nascerebbero più posti di lavoro invece che buttarli in aziende bollite.
Poi viene la parte dolente: Draghi pensa ad “aiuti alle imprese – come quelli per le ricapitalizzazioni – in modo da favorire una ripresa strutturale mentre le banche generanno “sofferenze” a causa di un tessuto imprenditoriale che impiegherà molto tempo prima di risollevarsi. E per questo servono misure anche per gli istituti di credito”
Aiuti alle imprese che erano già decotte o a quelle in difficoltà collegabili realmente alla pandemia? Aiuti alle banche sono già previsti per chi ha chiesto un prestito e non lo restituirà mai, che altri aiuti vogliamo dare? Perchè qui stanno le vere perplessità su “chi ha voluto Draghi”, tanto per capirci, in quanto interessati ai 209 miliardi.
7) “Una spinta alle infrastrutture, anche attraverso un piano per lo sblocco dei cantieri più incisivo”: concetto per ora vago. Un suggerimento: se proprio vogliamo cementificare non sarebbe meglio costruire o ristrutturare case popolari in modo da dare un alloggio dignitoso a chi non ce l’ha ?
8 ) “Riforma pubblica amministrazione, quella della giustizia civile e quella del fisco”. Per ora solo dichiarazione di principio, lo hanno detto tutti i governi degli ultimi 30 anni.
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Febbraio 8th, 2021 Riccardo Fucile
GLI ITALIANI ASPETTANO DI CONOSCERE COME INTENDE AFFRONTARE PANDEMIA E VACCINAZIONI, NON COME RECUPERARE 15 GIORNI DI SCUOLA QUANDO NON SAPPIAMO SE E COME USCIREMO DAI CONTAGI
Recuperare i mesi di didattica in presenza persi a causa della pandemia e lavorare perchè alla ripresa dell’anno scolastico a settembre sia tutto pronto, senza classi prive dei docenti. Queste, secondo quanto illustrato dai gruppi consultati oggi dal presidente del Consiglio incaricato, Mario Draghi, le due direttrici su cui intende muoversi l’ex governatore della Bce che ha posto la scuola “tra le priorità ” del nuovo governo, da affrontare subito.
“Draghi ritiene che ci sia un oggettivo disagio che gli studenti e le studentesse d’Italia hanno vissuto in questi mesi, un disagio di apprendimento ma anche psicologico. Quindi c’è un ragionamento da fare su come si può organizzare questo sostegno agli studenti e il recupero dei mesi persi”, ha riferito al termine del colloquio con la componente di Centro democratico della Camera, Alessandro Fusacchia. “Draghi ha condiviso un primo ragionamento su interventi strutturali che hanno a che fare con il calendario scolastico e con il prepararsi per tempo alla ripartenza a settembre”, ha aggiunto.
Dunque, riferiscono diversi gruppi ‘minori’ consultati oggi, per il premier incaricato tra le prime azioni da mettere in campo ci sarebbe una rimodulazione del calendario scolastico dell’anno in corso, per far recuperare agli studenti il tempo perduto, ma anche una programmazione dettagliata, da avviare subito, per la ripresa a settembre, prevedendo anche l’assunzione di docenti per evitare l’annoso problema della ‘cattedre vacanti’, con classi che riprendono le lezioni a settembre senza avere i docenti assegnati.
Draghi avrebbe ricordato che a inizio anno scolastico c’erano 10 mila cattedre vacanti, una situazione cui va trovata una soluzione al più presto.
Sulla questione è intervenuto Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi: “Ci sono 800mila posti di insegnamento e oltre 200mila sono scoperti. Bisognerebbe assumere oltre 200mila docenti ”
Sull’ipotesi di prolungamento dell’anno scolastico sottolinea: “se si tratta di un prolungamento relativamente contenuto si può fare, ricordo che il mondo della scuola sta lavorando da settembre, non si può proseguire ad libitum”.
(da agenzie)
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Febbraio 8th, 2021 Riccardo Fucile
MOLTO DIPENDERA’ DA COME SARA’ POSTO IL QUESITO MA DAI TERRITORI LA SENSAZIONE CHE NON PROMETTE NULLA DI BUONO PER I GOVERNISTI
Alla fine si è scelto il male minore puntando tutto sulla capacità di persuasione che ha da sempre il Garante Beppe Grillo. Il voto sulla piattaforma Rousseau, per decidere se appoggiare o meno il governo guidato da Mario Draghi, si terrà tra mercoledì 10 e giovedì 11 febbraio, prima che il premier incaricato torni al Colle per sciogliere la riserva.
Contenere la fronda, se non ci fosse stata la consultazione degli iscritti, sarebbe stato complicato. “Li avremmo autorizzati alla scissione e anche con un’ottima ragione”, dice un deputato che da quando si è aperta la crisi è tiene in mano il pallottoliere per capire, come dicono in gergo i grillini, “quanti ne perdiamo a Palazzo Madama”.
Al contrario, con il sondaggio su Rousseau, si spera in ambienti M5s che anche i ribelli possano rimettersi al volere della maggioranza: “Almeno ne recuperiamo un po’”. Ammesso che la maggioranza degli iscritti al blog segua le indicazioni del fondatore che si sta spendendo, tanto da essere arrivato a Roma, per la nascita del nuovo esecutivo guidato dall’ex presidente della Bce.
Chi è constantemente in contatto con i territori sostiene che questo sondaggio non prometta nulla di buono. Il quesito sul quale esprimersi non è ancora apparso sul blog. Lo si conoscerà nelle “prossime ore”.
Come è noto, spesso, è stata la domanda stessa ad influenzare profondamente l’esito della votazione e qualcosa del genere potrebbe succedere anche questa volta. Nonostante questo cresce la paura che Alessandro Di Battista, il più combattivo di tutti, che già si è collocato all’opposizione, possa avere la meglio e far saltare l’intera operazione Draghi.
Il voto online è previsto da mercoledì 10 febbraio 2021 alle ore 13 di giovedì 11 febbraio 2021. La notizia è contenuta in un breve post sul Blog delle Stelle. Non è ancora noto a quale tipo di quesito dovrà rispondere la base dei 5 stelle. Per votare, però, bisognerà essere iscritti “da almeno sei mesi, con documento certificato”.
La votazione comincerà dunque dopo la fine del secondo giro di consultazioni del premier incaricato (i 5 stelle saranno ricevuto martedì), e proseguirà per 24 ore: bisognerà capire se nel frattempo Draghi sarà già salito al Quirinale per sciogliere la riserva.
(da agenzie)
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Febbraio 8th, 2021 Riccardo Fucile
AGGIUNGI UN POSTO A TAVOLA: ANCHE I GILET ARANCIONI VOGLIONO STARE NEL GOVERNO CON DRAGHI
A dirlo in una conferenza stampa di presentazione della manifestazione prevista a Milano
sabato prossimo è il generale Antonio Pappalardo, che chiede un incontro all’ex presidente della Bce: “Draghi ha preparazione professionale, è un uomo che ha ricoperto incarichi in cui ha ottenuto risultati. Dobbiamo ammetterlo: Draghi ha operato bene dove ha operato, per quali interessi non lo sappiamo ma non possiamo metterlo al livello di un Di Maio”. Insomma, neanche i quelli che volevano arrestare tutti i politici possono resistere alla fascinazione del tredicesimo apostolo e sono pronti a sostenerlo, magari contro “i politicanti” che faranno parte del suo governo.
Perchè senza il voto dei politici Draghi non andrebbe da nessuna parte. Ma per Pappalardo questo è un dettaglio
(da agenzie)
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Febbraio 8th, 2021 Riccardo Fucile
L’ENNESIMO TRAVESTIMENTO DELLA BANDERUOLA OPPORTUNISTA A CUI NON CREDE NESSUNO
Disponibile ad appoggiare il governo Draghi, anche sul tema migranti Matteo Salvini si professa “europeista”. Una svolta che ha dell’incredibile se non fosse dettata da ragioni di opportunismo.
Nel corso di un un punto stampa a Milano, il leader della Lega infatti ha detto che “sul tema immigrazione noi proporremo l’adozione della legislazione europea. A noi va bene che l’immigrazione in Italia sia trattata com’è trattata in Francia e in Germania. Con le stesse regole”.
E rispondendo a una domanda sullo sbarco della nave Ocean Viking ha aggiunto: “Bisogna coinvolgere l’Europa in quello che non è un problema solo italiano”.
Ma non basta. Il senatore Salvini ha anche detto che domani, nel corso del secondo giro di consultazioni con Draghi, porterà come priorità la salute: “C’è un modello lombardo che è il più avanzato dal punto di vista della messa in sicurezza della popolazione e delle vaccinazioni. Proporremo a Draghi il modello Bertolaso” sui vaccini.
Attirandosi le critiche del Pd, che per bocca del vicepresidente dei deputati Michele Bordo avverte su Twitter: “Non si può davvero sentire che Salvini proponga come priorità , per vaccinare tutti gli italiani, il modello lombardo di Bertolaso. Altro che governo per gestire e superare le emergenze. Così le emergenze rischiamo di aggravarle”.
Intanto Giuseppe Conte, intercettato per le strade del centro dal Tg3, risponde di non volersi candidare a sindaco di Roma: “No grazie”, afferma. E giustifica le perplessità di quanti nel M5S mostrano dei dubbi sull’appoggio a Draghi: “Non è un passo facilissimo per alcuni di loro”. Dunque, osserva ancora Conte, “è comprensibile che ci siano delle perplessità “. Ma “la compattezza è un valore in sè”.
Beppe Grillo, invece, dopo l’arringa motivazionale di 45 minuti ai big cinquestelle e il colloquio con Draghi, ritorna sul tema del reddito universale in un post su Facebook, senza riferimenti diretti al momento politico ma per marcare comunque una battaglia storica personale e del Movimento
(da agenzie)
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Febbraio 8th, 2021 Riccardo Fucile
GRILLO PER IL NO, CASALEGGIO PER IL SI’… IL TIMORE DI ESSERE SCONFESSATI DAGLI ISCRITTI
Le webcam vengono spente alle due e mezza di notte. L’assemblea congiunta dei deputati e
dei senatori M5s, convocata per le 21.45 di domenica sera, è durata quasi cinque ore e non è certo stata risolutiva.
Si chiude tra volti stanchi, tristi, ancora scioccati: “In due settimane è cambiato tutto”. E Barbara Lezzi invoca l’estrema fine (politica, si intente): “Se sosteniamo il governo Draghi, M5s si suiciderà ”.
Va in scena uno psicodramma, tra rabbia e delusioni. Come se non bastasse, la riunione si chiude con la stessa domanda, irrisolta, con la quale si era aperta: “Ci sarà o no il sondaggio su Rousseau per decidere cosa fare?”.
Il capo politico Vito Crimi accende il microfono e, con un giro di parole, dice che alla fine la decisione se consultare o no la rete spetterà a lui: “Non abbiamo ancora un quesito perchè non c’è ancora la proposta del premier incaricato. Poi, sulla base di questo, deciderò se consultare o no la base”.
È chiaro che l’ultima parola in realtà spetta al Garante Beppe Grillo, che opterebbe per il no, e a Davide Casaleggio che invece venerdì scorso ha annunciato che il sondaggio sarà fatto.
Divisi anche su questo, quindi. Attanagliati dai dubbi. L’unico giorno utile, casomai, è mercoledì, poichè martedì pomeriggio la delegazione 5Stelle incontrerà nuovamente il premier incaricato, che con ogni probabilità andrà al Colle giovedì per sciogliere la riserva e non può certo attendere l’esito del voto su Rousseau per formare il nuovo governo, che ha tutta l’aria di essere di salvezza nazionale.
Il punto della questione è principalmente uno: consultare la base è un rischio. Un rischio perchè in Rete si scatenerebbero gli appelli dei parlamentari ribelli guidati da Alessandro Di Battista. Appelli accorati, disperati. “Al Senato c’è un problema profondo, non è una questione di poltrone”, dice che in queste ore sta provando a mettere insieme i pezzi: “Significa cambiare per sempre, rinnegare il passato”.
Danilo Toninelli è tra i più attivi nella battaglia per il ‘no’, ma è anche tra i più sconvolti, tra l’incredulità e la rabbia. “Meglio stare all’opposizione per influenzare l’opinione pubblica che al governo con Forza Italia”, dice l’ex ministro delle Infrastrutture sulla piattaforma Zoom.
Sono almeno una ventina i parlamentari a Palazzo Madama carichi di dubbi e una decina sarebbero pronti alla scissione. Neanche l’intervento del premier dimissionario Giuseppe Conte, che ha chiesto ai deputati e a senatori di non arroccarsi sull’Aventino, è servito a scuotere le coscienze. Anzi, forte è stata la delusione quando l’avvocato del popolo ha detto che non ha alcuna intenzione di entrare a far parte del governo. Nicola Morra, tra i primi a chiedere di far decidere gli iscritti alla piattaforma Rousseau, oggi si è chiuso in un silenzio stampa.
La nascita di un governo a guida Draghi sarebbe la riuscita di un piano di accerchiamento nei confronti del movimento, per “assorbirlo” dentro un sistema che non vede l’ora di fagocitarlo e renderlo indistinguibile dalle altre forze politiche. E secondo me il movimento deve resistere con tutte le sue forze a questo piano anzichè assecondarlo. Continuo a pensare che a maggior ragione in un momento del genere, nel quale bisogna ricostruire sulle macerie lasciate dal covid, ci sia bisogno di una chiara impronta politica e non di un governo tecnico. Mi riservo di valutare all’esito del secondo giro di consultazioni, quando avremo qualche elemento in più, ma con queste premesse dubito che possa uscirne qualcosa di buono per il Paese.
Il deputato Francesco Forcinati invoca il complotto: “La nascita di un governo a guida Draghi sarebbe la riuscita di un piano di accerchiamento nei confronti del Movimento, per assorbirlo dentro un sistema che non vede l’ora di fagocitarlo e renderlo indistinguibile dalle altre forze politiche. E secondo me il Movimento deve resistere con tutte le sue forze a questo piano anzichè assecondarlo”. E poi ancora: !Mi riservo di valutare all’esito del secondo giro di consultazioni, quando avremo qualche elemento in più, ma con queste premesse dubito che possa uscirne qualcosa di buono per il Paese”.
Su questa scia prende la parola Mattia Crucioli. Ha un foglio davanti con un elenco di punti: “Dobbiamo votare ‘no’ a Draghi e ora vi spiego il perchè. Perchè Draghi è quello della Goldman Sachs , delle banche, è un capitalismo”. E via dicendo sullo stile Di Battista, che proprio questa mattina è tornato sul tema collocandosi all’opposizione pur non essendo in Parlamento: “Non ho dubbi che il Professor Draghi sia una persona onesta, preparatissima ed autorevole. Questo non significa che lo si debba appoggiare per forza. Un capitalista finanziario è per sempre”.
Un post di questo tenore può influenzare l’esito del voto sulla piattaforma Rousseau, se dovesse esserci. Si brancola nel buio mentre i governisti provano a ridurre la fronda. Le riunioni sono ricominciate di buon mattino. Sergio Battelli, si aggira nei corridoio della Camera, mentre sta per iniziarne un’altra: “Ieri ho battuti tutti i record. Connesso dalle dieci e mezza del mattino con una pausa di un’ora soltanto”. Ma tutto ciò non è servito per capire che fine farà la piattaforma Rousseau.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 8th, 2021 Riccardo Fucile
LO CREDO, DOPO CHE AVETE FATTO CADERE IL GOVERNO PER CONTO TERZI E ANDATE DA MESI IN PELLEGRINAGGIO A CITTA’ DELLA PIEVE PER PREPARARE CON DRAGHI IL RIBALTONE
Maria Elena Boschi è disposta a dimenticare gli attacchi di Salvini nei suoi confronti. Non sono più importanti ora, in questo momento serve una maggioranza per governare il Paese.
Ieri sera la capogruppo alla Camera di Italia Viva ha fatto il punto sugli ultimi mesi a Live — Non è la D’Urso. Da Arcuri a Conte, dai vaccini al Recovery. Tutti i passaggi per i quali Renzi e i suoi hanno deciso di aprire la crisi di governo, dall’inizio alla fine.
E le prospettive: “Non so se sarà venerdì o sabato, mi auguro che il governo Draghi possa cominciare il proprio lavoro prima possibile”, ha spiegato Boschi. “E quella sarà una vittoria dell’Italia, non di Italia Viva”
Sul prossimo governo Boschi non ha dubbi: “Draghi farà meglio”. Siamo ancora in una prima fase di trattativa, anche se, secondo la deputata renziana, “non si tratta di dire Salvini sì o no, 5 Stelle sì o no, Zingaretti sì o no, ma dire sì o no all’appello del capo dello Stato”.
Per questo, ha sottolineato Boschi, “gli attacchi della Bestia di Salvini davanti alla sofferenza del Paese passano in seconda piano”. L’ex ministra ha detto che, come Italia Viva, non hanno posto condizioni nè chiesto ministeri, ma ha spiegato di volere un governo “di persone competenti”.
Peccato che si sia dimenticata di dare spiegazioni sulle assidue visite di Renzi e “altri politici” nella villa di Draghi a Città della Pieve, documentati da testate locali per concordare i dettagli del ribaltone.
(da agenzie)
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