Febbraio 6th, 2021 Riccardo Fucile
“NON SOSTERRO’ MAI UN GOVERNO CON FORZA ITALIA”
“Non ho cambiato idea. Se fossi in Parlamento non darei la fiducia al Presidente Draghi”, premette Alessandro Di Battista. “Non la darei in virtù di scelte, propriamente politiche, che il Professor Draghi ha preso in passato da Direttore generale del Tesoro (privatizzazioni, svendita patrimonio industriale pubblico italiano, contratti derivati) e da Governatore di Banca d’Italia, quando diede l’OK all’acquisto di Antonveneta da parte di MPS ad un valore folle di mercato”, commenta l’esponente M5s su Facebook.
“Io ho le mie opinioni su” Draghi. “Ognuno ha le proprie. Tuttavia il punto non è neppure lui. Io non potrò mai avallare un’accozzaglia al governo che potrebbe andare da LEU alla Lega – sottolinea Di Battista -. Tutti dentro perchè nessuno ha intenzione di fare opposizione. Oltretutto in democrazia l’opposizione serve, è e necessaria. Invece nulla. Ci saranno ministri politici nel governo Draghi? Non ne ho idea. Fossi in lui non accetterei nessuno ma vedo che diversi partiti già avanzano richieste. Per quanto mi riguarda io non posso accettare “un assembramento parlamentare” così pericoloso. Non lo posso accettare perchè la stragrande maggioranza delle forze politiche che si stanno inchinando al tredicesimo apostolo non rappresenta le mie idee”.
“Ognuno è fatto come è fatto d’altro canto. In queste ore – prosegue Di Battista – qualcuno mi ha scritto “sei troppo radicale. In politica occorre anche cambiare opinione e plasmarsi sulle situazioni cambiate”. Sarà anche vero. Ma io non ce la faccio. Io non sosterrò mai un governo sostenuto da Forza Italia”.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 6th, 2021 Riccardo Fucile
LA DISPONIBILITA’ DI CONTE DI ENTRARE NEL GOVERNO DRAGHI E LA RABBIA DEI MILITANTI
Giuseppe Conte nella squadra di governo di Mario Draghi: la telefonata tra Beppe Grillo e il
presidente del Consiglio in pectore c’è stata mercoledì scorso, è servita a cambiare gli umori e gli equilibri dentro i 5 Stelle e lì il garante del Movimento si è speso per l’ex capo del governo.
Basterà questo per convincere i parlamentari, visto che sono una cinquantina gli eletti 5 Stelle contrari all’accordo, con maggiori resistenze (una trentina) al Senato?
Il passaggio è traumatico per molti, non solo sul piano politico ma anche su quello più personale di chi verrà ridimensionato nelle ambizioni.
Dopodichè sul portale Rousseau gli iscritti dovranno dare il loro assenso all’accordo di governo che salvo colpi di scena verrà ratificato a seguito del secondo giro di consultazioni, nei primi giorni della prossima settimana. Avvenne lo stesso sia per il “governo del cambiamento” con la Lega che per l’alleanza con Pd e Leu. È un passaggio obbligato per tenere assieme le varie anime del Movimento, che perlomeno e formalmente sul richiamo alla “democrazia diretta” sono tutte concordi. Grillo stesso si spenderà per far passare il quesito.
“Qualunque sia l’esito, si dovrà riconoscere che così noi onoreremmo il nostro impegno di attuare la democrazia della partecipazione, della condivisione. Altrimenti saremo accusati di promuovere la democrazia dell’esclusione”, sostiene Nicola Morra, uno di quelli assai critici verso il prossimo assetto di governo.
Preme per questa opzione anche Davide Casaleggio, che del portale ha le chiavi, anche lui ieri a Roma per una serie di incontri con esponenti del Movimento. In tutto questo Alessandro Di Battista è rimasto l’unico big ad opporsi nettamente all’ipotesi Draghi. “Dibba” ha un seguito notevole tra gli attivisti, fu il più votato in occasione degli Stati generali, è il custode ultimo dell’ortodossia antisistema dei 5 Stelle. Chi ci ha parlato in queste ore racconta di un Di Battista desolato, avvilito, nel vedere il Movimento pronto a formalizzare l’ennesima giravolta.
Come detto i problemi principali comunque arrivano dal Senato, dove la pattuglia di indignati è agguerrita e ben nutrita: ma non si sa fin dove si spingeranno i recalcitranti. “Europa e Confindustria strangoleranno il popolo con noi complici, vedrete poi come il malcontento verrà incanalato dalle destre”, spiega una eletta a Palazzo Madama. La sensazione di alcuni è che “tra le truppe cammellate di Conte e quelle di Di Maio, resta un solo orfano: il M5s”. Secondo Barbara Lezzi “un governo con Berlusconi, Calenda, Renzi, Bonino e Salvini non è un governo politico ma un’attrazione fatale per noi ed una sciagura per gli italiani”. Oppure sentire Danilo Toninelli: “Ma un governo Draghi con i ministri Brunetta, Calenda, Boschi e simili e un tecnico all’Economia potrà attuare riforme essenziali come l’acqua pubblica, la banca pubblica, il conflitto di interessi, le preferenze, la riforma della Rai e della giustizia, la regolamentazione del lobbying e l’editoria pura? Voi ci credete? Io ovviamente no”. Fin qui però sono solo post per i social. E come le recenti cronache del M5s hanno dimostrato, a cambiare radicalmente idea si fa anche presto.
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 5th, 2021 Riccardo Fucile
ASPETTO ESILARANTE: ALLA DOMANDA “RITIENE CHE SARA’ UN GOVERNO EFFICACE?” IL 56% DI CHI VOTA LA MELONI E IL 40% DI CHI VOTA LEGA RISPONDE SI’…MA CHI VOTA FDI HA CAPITO QUALCOSA DI QUELLO CHE DICE LA MELONI?
Il sondaggio di Swg per La7, illustrato questa sera al Tg di Mentana, dimostra che sono bastate 48 ore per certificare che solo metà degli Italiani è favorevole a un governo Draghi, rispetto al 70% del primo giorno e del 61% del secondo, come da sondaggi di altri istituti di ricerca.
Alla domanda “Incarico a Draghi o meglio elezioni?” il 50% risponde Draghi, il 32% elezioni, il 18% non si esprime.
A favore di Draghi l’85% dell’elettorato Pd, il 39% del M5S, il 29% di FdI e il 23% della Lega.
Per andare a votare il 70% dei leghisti, il 65% di Fdi, il 34% del M5S e l’11% del Pd.
Seconda domanda
Se Draghi riuscirà a formare il governa ritiene che sia un governo efficace o non efficace?
Efficace il 50 % non efficace il 33% (un punto in più)
Tra chi risponde efficace il 73% degli elettori Pd, ben il 56% degli elettori Fdi, il 40% della Lega e il 34% del M5s
Non efficace il 52% del M5s, il 46% dei leghisti e il 33% di Fdi.
Riflessione:
1) il consenso per Draghi si è già ridotto ed è inferiore persino ai primi giorni di governi del passato
2) Il 50% regge grazie all’adesione fideistica dell’elettore Pd, mentre il M5s è spaccato a metà . Il 20% dei leghisti e il 30% di Fdi non vogliono andare a votare e preferiscono Draghi
3) Stupisce che il 56% di chi vota la Meloni pensa che il governo Draghi sarà efficace, viste le critiche della loro leader che resterà da sola all’opposizione. Avranno capito cosa dice?
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Febbraio 5th, 2021 Riccardo Fucile
CI SARA’ ANCHE UN VOTO SU ROUSSEAU
L’Elevato doveva scendere. Ed è arrivato a Roma. Lo aspettano tutti all’hotel Forum. Ma arriva o
non arriva? Una delegazione di giornalisti per ingannare l’attesa si affaccia sui Mercati Traianei dove è appena stata inaugurata una mostra su Napoleone e il mito di Roma. Si sente una voce: “Ma lo sapete che in realtà Bonaparte a Roma personalmente non è venuto mai?”. E un altro: “Non è anche Beppe stavolta ci dà buca, visto che ormai si sente un Imperatore?”. Battute. Sorrisi. Si fa sera.
E invece Grillo non può mancare all’appuntamento. Anche se per adesso all’hotel Forum non si vede arrivare. Dagli uffici stampa nel pomeriggio viene comunicato un punto fermo, cioè che domani alle 11 il fondatore M5s incontrerà i vertici del partito a Montecitorio, tra cui anche l’ormai ex premier Conte, per stabilire una linea il più possibile unitaria prima delle consultazioni con il premier incaricato Mario Draghi.
Intanto l’addetta alle prenotazioni nella hall dell’albergo con vista Fori Imperiali non fa che rispondere sempre la stessa cosa: “Non viene Grillo, verrà a Roma ma non è qui. Qui è aperto solo il bar fino alle 18, ma le stanze non sono utilizzabili”.
Eppure le telecamere si moltiplicano ma con il passare delle ore si intristiscono anche po’. Manca la star, avvolta in un alone di mistero e finita in un limbo che tutti cercano di decriptare: “Non viene perchè ha paura di incontrare Casaleggio?”. Chi ha parlato con i maggiorenti di M5s assicura: “Secondo me, si sono incontrati”.
Tanto è vero che anche il figlio del co-fondatore è nella Capitale. Nessuno esclude che i due si siano visti, ma nello stesso tempo c’è anche un tam tam contrario: “Macchè, uno è andato via e l’altro non è ancora arrivato”. Sta di fatto che in mattinata Casaleggio lancia un post, il post che deciderà la linea: “Qualunque sarà lo scenario politico possibile c’è ampio consenso sul fatto che l’unico modo per avere una coesione del Movimento 5 Stelle sarà quello di chiedere agli iscritti su Rousseau”. Nessuno si fida più del titolare della piattaforma, ma Grillo non può che dare il via libera al sondaggio ed è qui che inizia la sua missione romana.
Convincere gli iscritti, la base a seguirlo nella strada verso Draghi. Non caso con lui, di fronte all’ex presidente della Bce, ci sarà anche Paola Taverna, la quale fino all’ultimo ha creduto nel Conte ter e si è messa di traverso nell’abbraccio a super Draghi. Ora la pasionaria è il simbolo di chi, grazie all’intervento di Beppe, può ricredersi.
“Detteremo la nostra agenda, ci ascolteranno, vedrete, non indietreggiamo”, è il ritornello che va ripetendo l’Elevato insieme al libro dei sogni 5Stelle che vede il reddito di cittadinanza, il decreto dignità e le norme anticorruzione, una imposta patrimoniale per i super-ricchi, acqua pubblica, blu economy, digitalizzazione, conflitto di interessi e banca pubblica. E soprattutto la conditio sine qua non è che l’esecutivo abbia ministri politici.
Ciò che è noto è che tra il Garante M5s e il premier incaricato ci sono già state due ore di telefonata. Grillo nella Capitale deve far vedere che c’è, far pesare tutta la sua presenza, il suo potere, il suo mito per annichilire chiunque voglia scindersi, quei tanti o quei pochi che spingendo per il ‘no’ a Mario Draghi finirebbero per spaccare il Movimento.
Come dice il questore della Camera Francesco D’Uva: “Governo con Berlusconi e Salvini? Grillo ci toglierà dall’imbarazzo”. Lo dice l’ex capogruppo alla Camera ma lo ripetono tutti.
Infatti il messaggio che porta Beppe è anzitutto fisico: “Fidatevi di me”. E così accadde anche in un momento cruciale per il Movimento, quando si trattò di passare dall’alleanza con la Lega a quella con il Pd. Il Garante allora garantì la possibile continuità e la necessità di cambiare pelle, o meglio colore per M5s. L’operazione riuscì e fu sufficiente un post sul blog. Ma questa volta l’impegno è più gravoso. Nelle vicendevoli telefonate, e sono di continuo, tra lui e Luigi Di Maio la domande è sempre questa: “Ma quanti ne perdiamo?”.
Grillo ha assicurato al premier incaricato Mario Draghi che non ci saranno sfracelli ma anche lui che ormai rispetto al Movimento è un Elevato, per certi versi un Alieno, non ha completamente il polso del partito.
Un partito che si muove in maniera estemporanea e cambia umore continuamente, che sbanda e che ora almeno in parte sembra ascoltare Alessandro Di Battista e subito dopo contestarlo: “Alessandro vuole solo un posto nel governo, sennò ci spinge alla guerra”.
Li sta sentendo tutti. Grillo è continuamente al telefono. Parla con Riccardo Fraccaro, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, poi sente Alfonso Bonafede, Vito Crimi, gli ex ministri, i capigruppo di Camera e Senato. Se non dà il via libera al sondaggio su Rousseau non si esce dal pantano. È il modo per mettere d’accordo tutti.
Casaleggio lo pretende, Alessandro Di Battista anche e alla fine il Garante acconsente. Il suo via libera al governo Draghi con dentro i 5Stelle è già nei fatti. I gruppi parlamentari stanno vivendo il loro più grande travaglio, la grande trasformazione che potrebbe portarli in un esecutivo con il partito di Silvio Berlusconi accanto a loro. Grillo deve far digerire tutto questo, convincere gli scettici, contenere la scissione il più possibile.
Il voto sul blog con Di Battista che spinge per il ‘no’ a Draghi può essere tiranno, ma Grillo vuole mettere il sigillo. Sono le otto di sera, il monovolume del Garante ancora non si è fermato qui davanti, la speranza è che compaia entro le undici di domani, e dall’hotel Forum non resta che guardare Napoleone dall’altra parte della strada. Ma ormai non c’è neanche più lui. La mostra ha chiuso alle 19.30.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 5th, 2021 Riccardo Fucile
GRILLO GUIDERA’ LA DELEGAZIONE… CONTE GUARDA A UN INCARICO ALLA NATO
Nessuna condizione capestro, non una pura e semplice provocazione per farsi dire no. I leader del Movimento 5 stelle si sono riuniti fino a notte fonda per uscire dal difficilissimo rebus su come appoggiare il governo di Mario Draghi senza che questo significhi distruggere il Movimento 5 stelle.
“Non ci si può presentare con una lista della spesa come se fosse un nostro monocolore, non sarebbe rispettoso nè verso il presidente del Consiglio nè verso il Quirinale”, spiega un ministro. Ma su due punti tutti hanno convenuto che non si può transigere: la salvaguardia del reddito di cittadinanza e il no al Mes.
“Ma Draghi ha detto di essere contrario al Fondo salva stati?” Si chiede a metà pomeriggio un parlamentare, citando non si sa bene cosa. Speranze che rischiano di rimanere illusioni, ma sulle quali i 5 stelle che non vogliono andare a casa si danno la forza l’un l’altro. Nelle chat grilline si rincorrono le dichiarazioni della delegazione di Leu appena uscita dall’incontro con l’ex presidente della Bce: “Sul Mes in Parlamento non c’è una maggioranza”
Alessandro Di Battista continua il suo fuoco di fila nel cercare di sbarrare la strada dell’appoggio al governo, la maggioranza plebiscitaria delle prime ore si trasforma in un gruppo di irriducibili, non tale da prefigurare problemi di numeri al costituendo governo ma abbastanza da far temere una scissione robusta, soprattutto al Senato, dove tra i pentastellati la linea del no ha una considerevole diffusione. Per questo riuscire a ottenere un’apertura almeno sui due temi qualificanti per l’unità del mondo 5 stelle è cruciale per la tenuta di un gruppo sull’orlo della crisi di nervi.
A Luigi Di Maio e a chi con lui è convinto che un no aprioristico sia sbagliato e che si debba almeno andare a vedere le carte hanno dato una bella mano Giuseppe Conte e Beppe Grillo.
Raccontano che il telefono del fondatore sia rovente: “Credo abbia sentito Goffredo Bettini e un po’ di quel mondo della sinistra con il quale è già stato in contatto quando è nato il governo giallorosso”, racconta chi lo conosce bene.
La sua guida della delegazione che domani incontrerà Draghi è tutt’altro che simbolica: “Se ci va Beppe e ci mette la faccia anche chi fra di noi è più scettico riceve una bella spinta in quella direzione, tiene unito il Movimento in una fase delicatissima”, spiegano dalla war room pentastellata.
Non è un ritorno in scena stabile, ma una chiamata alla corresponsabilità in una fase di passaggio, come fu due anni fa.
Diversa la situazione che coinvolge il presidente del Consiglio uscente. Conte è in mezzo al guado. Ha declinato la proposta di un ministero di peso, per non rimanere intrappolato nella narrazione di chi non ce l’ha fatta e ha dovuto mettersi sotto l’ombrello di chi gli è succeduto.
Ma l’orizzonte di legislatura sul quale sta nascendo il governo rischia di farlo finire in un cono d’ombra. La sua popolarità al momento è ancora alle stelle, ma il consenso è volubile, e due anni lontano dal palcoscenico possono essergli fatali nell’ambizione di proporsi come federatore dell’alleanza tra progressisti e pentastellati.
I suoi fedelissimi hanno coltivato per qualche ora un progetto: fermare la modifica dello Statuto M5s che prevede la costituzione di una segreteria a cinque e issarlo alla guida del Movimento sulla scorta dell’apprezzamento che riscuote in quel mondo.
Un piano che è stato accolto con la massima freddezza da tutta la dirigenza pentastellata, da Di Maio a Di Battista passando per Roberto Fico. “Abbiamo fatto mesi e mesi di Stati generali per arrivare a una soluzione condivisa, ma ti sembra che potevamo smontarla così?”, dice un componente dell’esecutivo, mentre gran parte della truppa parlamentare considerata a lui fedele si sta già riposizionando internamente in vista delle prossime decisive mosse.
Un piano al quale lo stesso Conte si sarebbe sottratto, non ritenendolo che entrare a gamba tesa nelle dinamiche di un partito già sfibrato dal braccio di ferro interno fosse opportuno e funzionale. Raccontano che l’avvocato coltiverebbe ben altre ambizioni.
Il particolar modo guarderebbe alla Nato, i cui vertici sono in scadenza da qui a qualche mese, un incarico di prestigio che non lo esporrebbe al continuo dibattito interno e gli permetterebbe di rimanere sulla scena. Movimenti che vengono osservati con attenzione da tutta la dirigenza 5 stelle. Perchè la partita per il futuro è appena iniziata.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 5th, 2021 Riccardo Fucile
BOMBARDATI DAI MEDIA A SENSO UNICO SUL “SALVATORE DELLA PATRIA” IL 61,4% DEGLI ITALIANI FAVOREVOLE A DRAGHI, IL 27,4% CONTRARIO, MA NESSUNO SA CHE VORREBBE FARE… INTERESSANTE IL VOTO INTERNO A M5S E LEGA
I sondaggi politici sulle intenzioni di voto di Index Research per Piazzapulita mentre si stanno svolgendo le consultazioni che dovrebbero portare alla nascita del governo Draghi. Il primo dato da registrare è che, nonostante la campagna martellante dei media monopolizzati dai gruppi editoriali da mesi schierati a favore di Draghi, a fronte di un 61,4% gli italiani che ha fiducia in Draghi (senza peraltro conoscere uno straccio di programma), il 27,4% (idem come sopra) è contrario e l’11,2% preferisce non esprimersi.
Ma è all’interno dei due maggiori partiti presenti in Parlamento che l’analisi diventa interessante.
Tra gli elettori del M5s il 49,9% direbbe No a un governo Draghi mentre il 41,7% direbbe Sì. Se i vertici scegliessero di appoggiarlo andrebbero quindi contro la maggioranza dei loro elettori.
Discorso opposto ma simile per la Lega: il 55,9% è favorevole al governo Draghi, il 32,2% è contrario. In questo caso la linea Giorgetti-Zaia prevale su quella di Salvini.
(da agenzie)
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Febbraio 5th, 2021 Riccardo Fucile
IN ATTESA CHE ANCHE LA LEGA DIVENTI “EUROPEISTA” PER LE POLTRONE, ECCO I NOMI DEI PAPABILI
La crisi di governo potrebbe risolversi con la nascita di un esecutivo guidato da Mario Draghi e
composto sia da tecnici che politici anche se resta ancora da definire la maggioranza con il nodo Lega ancora da sciogliere.
Allo stato attuale, infatti, la maggioranza più probabile sembrerebbe essere la cosiddetta Ursula, ovvero quella composta da Pd, M5S, Leu, Italia Viva, Forza Italia con anche +Europa e Azione a sostegno.
Fratelli d’Italia sarà sicuramente all’opposizione, mentre la Lega è al momento sospesa tra il pressing di Giorgetti, che spinge per sostenere Mario Draghi, e le incertezze di Matteo Salvini.
Senza considerare che le richieste di un governo politico arrivate dai giallorossi mal si conciliano, almeno sulla carta, con un maggioranza allargata anche al Carroccio. A dipanare i dubbi, comunque, saranno le consultazioni che il premier incaricato avrà con i partiti nelle prossime ore.
L’intenzione di Draghi, comunque, sarebbe quella formare un governo snello, composto sia da tecnici che da politici.
I tre ministeri di spesa, Mef (Economia), Mise (Sviluppo economico) e Mit (Infrastrutture), dovrebbero essere affidati a tecnici, poi due ministeri a partito e uno ciascuno a Leu e Italia Viva.
L’ex presidente della Bce sarebbe intenzionato a far entrare nell’esecutivo i big di partito anche al fine di blindarlo. Ecco allora che Nicola Zingaretti potrebbe entrare nell’esecutivo, ricoprendo il ruolo di ministro della Difesa.
Se Zingaretti dovesse rinunciare, per il Pd potrebbe entrare Orlando oppure due tra Guerini, Franceschini e Boccia potrebbero restare ministri.
Roberto Speranza dovrebbe essere confermato alla Salute, mentre per Forza Italia entrerà Antonio Tajani.
Più complesso il discorso riguardante il M5S. Draghi, infatti, punta a dare un dicastero a Giuseppe Conte, il quale potrebbe ricoprire il ruolo di ministro degli Esteri.
Tuttavia questo provocherebbe uno scontro interno al Movimento dal momento che Luigi Di Maio punterebbe alla riconferma, ma potrebbe comunque ottenere un altro ministero.
Italia Viva dovrebbe riconfermare Teresa Bellanova, mentre anche Carlo Calenda potrebbe fare il suo ingresso nell’esecutivo Draghi.
Per quanto riguarda i tecnici i nomi che si fanno sono quelli di Dario Scannapieco, Vittorio Colao, Fabio Panetta per i ministeri dell’Economia e dello Sviluppo Economico, mentre Luciana Lamorgese potrebbe essere confermata all’Interno e Marta Cartabia fare il suo ingresso nell’esecutivo, ricoprendo il ruolo di Guardasigilli.
Tra gli altri nomi che si fanno, quello di Enrico Giovannini, che potrebbe andare al Lavoro, Ernesto Maria Ruffini, Patrizio Bianchi, quello di Elisabetta Belloni, segretario generale della Farnesina, e della scienziata Ilaria Capua.
(da TPI)
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Febbraio 5th, 2021 Riccardo Fucile
“IL PROGRAMMA CHE SI SCEGLIE INDICA IL PERIMETRO POLITICO”
“E’ evidente che le questioni programmatiche non sono variabili indipendenti. La base parlamentare deve essere coesa e deve avere un minimo di omogeneità . E’ difficile tenere insieme forze che hanno difeso le scelte del governo con chi a settimane alterne era per chiudere o aprire e lisciava il pelo al negazionismo. Non firmeremo mai il programma di un governo in cui ci sia la flat tax”. Lo afferma Federico Fornaro di Leu al termine della consultazione con il presidente del Consiglio incaricato Mario Draghi.
“Abbiamo elencato punti prioritari e fondamentali. Sono degli spartiacque, come uno spartiacque per noi è costituito dal fatto che l’alleanza Pd-M5S-LeU è strategica e non deve essere dispersa. Il disegno programmatico dà il perimetro politico. Proprio perchè i temi sono fondamentali, questa maggioranza è incompatibile con la presenza di forze come la Lega e le forze sovraniste. Con Draghi siamo stati molto chiari”, ha detto il capogruppo di LeU al Senato Loredana De Petris dopo aver incontrato Mario Draghi.
“Non è il momento di tattiche e tatticismi – ha aggiunto la presidente dei senatori di Leu, Loredana De Petris – abbiamo parlato di temi che riguardano la sanità , il fisco, la giustizia. Sul Recovery abbiamo detto che occorre implementare il progetto, si deve ripartire da quello che c’è e non buttare tutto, non siamo disponibili ad operazioni solo di facciata”.
De Petris ha aggiunto che “l’alleanza Pd-Cinquestelle- Leu è un’alleanza strategica che deve essere una base forte e non può essere dispersa: è evidente a tutti che, per quanto ci riguarda, si rende incompatibile con i nostri temi la presenze di forze come la Lega. I temi sono fondamentali, su temi come i migranti ci sono dei confini che rendono incompatibile la nostra presenza con forze come la Lega. Lo stesso vale su un tema come l’Europa. Nei fatti è impossibile convivere con le forze sovraniste e della destra”, ha concluso.
(da agenzie)
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Febbraio 5th, 2021 Riccardo Fucile
DRAGHI HA CHIAMATO IL GARANTE DEL M5S PROMETTENDO CHE NON VERRA’ TOCCATO IL REDDITO DI CITTADINANZA E DANDO GARANZIE
Senza il beneplacito del M5s sarà difficile ottenere una fiducia in Parlamento. E così Draghi, dopo l’incontro di un’ora e mezza con il premier dimissionario Conte, ha fatto un ulteriore passo verso i pentastellati: ha chiamato direttamente Beppe Grillo. Tant’è che dopo un iniziale scetticismo, la posizione del M5s nei confronti di Draghi è passata dal «no» secco, a una prima timida apertura, portata avanti dalle dichiarazioni del capo politico ad interim Vito Crimi, ma anche dallo stesso Conte,
L’ingresso in scena di Mario Draghi ha creato un vero e proprio uragano interno al MoVimento. E la situazione è profondamente critica per il futuro del M5s, tant’è che il fondatore e garante Beppe Grillo ha deciso di andare a Roma per tentare di placare la rivolta degli ortodossi anti-Draghi.
Della telefonata tra Mario Draghi e Beppe Grillo si sa poco. Ma se l’apertura c’è stata qualche elemento di convergenza ci sarà pur stato.
E pare che Draghi abbia rassicurato Grillo sulla questione dei temi ambientali, sullo sviluppo sostenibile (menzionato altresì da Giuseppe Conte nel suo discorso) e baricentro del programma che univa i Cinque Stelle al Partito Democratico e LeU.
Ma non solo. Su uno dei cavalli di battaglia del M5s, il reddito di cittadinanza, Draghi avrebbe assicurato che «non verrà smantellato, ma migliorato». E così Grillo ha deciso di aprire. Ma quest’apertura potrebbe avere un prezzo alto e del tutto interno da pagare: la scissione del M5s.
(da Open)
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