Aprile 16th, 2021 Riccardo Fucile
L’OSTENTATO RINGRAZIAMENTO A SPERANZA “VITTIMA DI CRITICHE INGIUSTIFICATE” E’ UNO SCHIAFFO A SALVINI… E SE NON CI SARA’ GIUDIZIO (COME E’ SCONTATO), SI RICHIUDE
Già solo la presenza in conferenza stampa, alla destra di Draghi, sarebbe valsa mille parole, proprio nella settimana in cui Salvini lo ha scelto come “nemico” da offrire alla rabbia che monta che nel paese.
Ma proprio le parole del premier su Speranza danno il senso di un dibattito chiuso, anzi che in verità non si sarebbe dovuto aprire perché giudicato inopportuno.
Non solo il “ringraziamento per tutto il lavoro che precede questa decisione e ha permesso questa decisione”. Definire “né fondate né giustificate” le critiche che lo hanno coinvolto dà il senso di un ripristino dell’ordine.
C’è della consumata sapienza politica in questa gestione di Draghi, che privilegia l’ironia alla drammatizzazione, i dati oggettivi alle frasi ad effetto, nel rivolgersi al suo ministro dando del “tu” come avviene in una squadra coesa e nel non enfatizzare le “turbolenze” manifestatesi nella sua maggioranza.
Il che dà il senso di una distanza rispetto al gioco politico che tutt’attorno è iniziato. Perché è chiaro che, sin dal momento in cui questo governo è nato, è partita una lotta per “egemonia” proprio sul terreno più delicato della gestione della pandemia e dei suoi interpreti principali, a partire da Speranza.
Insomma, lo hanno capito anche i bambini che Salvini è difficoltà con il suo blocco sociale e, nel forzare sulle riaperture, ha bisogno di un capro espiatorio per giustificare che le aspettative giustificate vengono deluse.
Il salto di qualità della conferenza stampa di oggi è che non c’è una “linea Speranza”, ma è reso pubblico che quella posizione è una posizione comune del governo. È, in sostanza, la linea Draghi.
Nell’interpretazione politica delle fasce cromatiche, giallo rafforzato e arancione, ognuno può tendere a vedere un suo successo.
Chi “l’apertura”, chi il fatto che avviene in “sicurezza”. In verità, dal punto di vista del metodo ribadito, sempre nell’ambito di una sostanziale continuità ci si muove. Non tanto perché i ristoranti al chiuso riapriranno il primo giugno, ma perché non c’è il famoso “giorno X”, in cui secondo i desiderata di Salvini si dovrebbe riaprire tutto.
E perché, come evidente, le aperture non sono irreversibili, ma dipenderanno dai dati scientifici, per evitare il famoso effetto Sardegna, regione passata dal bianco al rosso, senza neanche tante sfumature. Se i dati lo consentono si resta aperti, sennò saranno inevitabili nuove restrizioni.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 16th, 2021 Riccardo Fucile
SE POI SI RIAPRONO A BREVE RISTORANTI, BAR E SCUOLE PER SEGUIRE LA DEMAGOGIA SOVRANISTA SARA’ ANCORA PEGGIO (COME IN CILE)
“Il governo ritiene che l’obiettivo di vaccinare l’80 per cento della popolazione entro l’autunno sia realizzabile”, scrive il premier Mario Draghi nella sua relazione presentata ieri con il ministro Daniele Franco al consiglio dei ministri che ha approvato il Def e lo scostamento. Ma un mese fa aveva detto entro l’estate, ora siamo passati a dicembre.
Mentre dunque procede la campagna di immunizzazione degli italiani, questa mattina si è tenuta a Palazzo Chigi la cabina di regia sulle riaperture con i ministri Roberto Speranza, Maria Stella Gelmini, Giancarlo Giorgetti, Dario Franceschini, Stefano Patuanelli ed Elena Bonetti, capi delegazione di maggioranza, e il responsabile dell’Istruzione Patrizio Bianchi.
L’ipotesi che si fa strada è quella di prevedere, dove i dati lo consentono, una zona gialla rafforzata già a partire dal 26 aprile, con la possibilità per i ristoranti di restare aperti anche la sera, ma solo con i tavoli all’aperto.
Il coprifuoco, comunque dovrebbe restare alle 22. Inoltre, si è parlato dell’avvio delle scuole superiori in presenza al 100% sempre dal 26 aprile, tranne che in zona rossa. Già attivati i tavoli prefettizi nelle varie città che stanno lavorando per organizzare il Trasporto pubblico locale nei vari territori.
Scuole in presenza dal 26 aprile
In questo modo, quindi, nell’ultimo mese di scuola tornerebbero in presenza tutti gli 8,5 milioni di studenti italiani. Al momento 6,6 milioni frequentano in presenza, circa 2 milioni a distanza. Il decreto legge valido fino al 30 aprile, per la scuola ha previsto che le scuole infanzia, primaria, e il primo anno delle scuole medie siano in presenza in tutto il territorio azionale. Le classi seconde e terze medie sono in presenza al 100% nelle aree arancioni e gialle. Le classi seconde e terze medie in area rossa fanno scuola a distanza. Le superiori sono in Dad al 100% in area rossa; frequentano con percentuali tra il 50 e il 100% in area arancione. “Il 3 maggio devono tornare in classe tutte le studentesse e gli studenti. Mi sembra la logica conseguenza del lavoro avviato nelle scorse settimane” – dice all’Ansa la sottosegretaria all’Istruzione Barbara Floridia (M5S).
Ristoranti aperti la sera, ma solo con i tavoli esterni
Il primo segnale per le riaperture potrebbe esserci già 26 aprile, quando si prevede la ripartenza di alcune attività anche in zona rossa. I ristoranti potrebbero rimanere aperti la sera già a partire dalla stessa data, ma solo con i tavoli esterni e dunque il servizio all’aperto. La svolta il primo o il 3 maggio: riapriranno, come già detto, al 100% tutte le scuole di ogni ordine e grado, anche in area rossa, cinema e teatri ritorneranno accessibili al pubblico. Un secondo step per le riaperture potrebbe essere fissato il 17 maggio, consentendo la mobilità fra le Regioni
La ripresa definitiva di ogni attività a inizio giugno. Forse il 7 in coincidenza con la fine delle lezioni in molte regioni. Riapriranno le palestre e le piscine, anche se già a maggio potrebbe aversi un allentamento, a patto che si tratti di corsi individuali o lezioni all’aperto. Chiusi locali notturni e discoteche.
(da agenzie)
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Aprile 15th, 2021 Riccardo Fucile
CONTINUA LA LOTTA TRA SOVRANISTI
“Mi sono dimesso dal Copasir. Ma non ero io quello che si sarebbe dovuto
dimettere”. Sta tutto in questo tweet di Elio Vito, parlamentare azzurro e membro fra i più attivi del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, il senso del cortocircuito istituzionale che si è venuto a creare nelle ultime settimane sulla vicenda della presidenza dell’organismo di vigilanza sui servizi segreti (leggi l’articolo).
Perché, inutile girarci intono, di questo si tratta: della tenuta delle istituzioni e delle regole basilari della democrazia, non è una questione di poltrone – come è stata definita dal leader del partito che paradossalmente quella “poltrona” non la vuole mollare, cioè la Lega – ma di rispetto della norma, nella fattispecie la legge 124 del 2007, che regola e disciplina le relazioni tra il governo, il Parlamento e l’intelligence.
E che indica esplicitamente che la presidenza deve spettare all’opposizione. Il riferimento di Vito è chiaro: a dimettersi ieri avrebbe dovuto essere il presidente leghista Raffaele Volpi (nella foto), esponente di una forza ora in maggioranza con il governo Draghi.
Invece a rimettere il mandato sono stati appunto l’esponente di FI e Adolfo Urso – le cui dimissioni hanno seguito a stretto giro quelle del collega – membro del comitato in quota FdI, unica forza all’opposizione dotata di un proprio gruppo parlamentare a cui la presidenza spetta di diritto.
“Non è più tollerabile, in un organo così importante ed in un momento così delicato, il perdurare di una situazione non corrispondente alla legge”, ha spiegato Vito nella lettera indirizzata al presidente della Camera Roberto Fico, investito la scorsa settimana della questione insieme alla sua omologa al Senato Elisabetta Casellati. Le due cariche istituzionali hanno però preferito demandare la soluzione alle forze politiche, come evidenziato anche nella missiva che il senatore del partito di Giorgia Meloni ha inviato alla presidente di Palazzo Madama: “Preso atto che il suo invito ad una soluzione politica non ha finora avuto risposta da parte dei gruppi di maggioranza e della successiva richiesta del presidente del Copasir affinché tutti i componenti il comitato rassegnino le proprie dimissioni, le manifesto la mia intenzione a rendere disponibile il mandato con gli altri membri che avranno analogo atteggiamento se lei ritiene che ciò possa servire a dirimere la questione”.
Un vero e proprio caso, istituzionale oltre che politico, tanto che nei giorni scorsi la leader dell’opposizione ha invocato l’intervento del Colle.
Anche perché la via politica è stata già percorsa con esiti fallimentari: Meloni ha invitato al beau geste l’alleato Matteo Salvini, anche attraverso una lettera aperta, ma in tutta risposta martedì, proprio alla vigilia dell’audizione al Copasir del sottosegretario con delega ai servizi segreti Franco Gabrielli che si è svolta ieri dopo settimane di paralisi, il leader del Carroccio ha abbozzato un “Azzeriamo tutto. Si dimettano tutti i componenti, allo stesso giorno e alla stessa ora. Noi siamo pronti a rassegnare insieme le dimissioni, anche domani”.
Peccato che alle parole non siano però seguiti i fatti e a dimettersi siano stati i due esponenti di FI e FdI ma non il leghista Volpi e in ogni caso, come ben evidenziato dallo stesso Vito, per uscire dall’impasse non sarebbe stato necessario arrivare alle dimissioni dell’intero comitato e alla sua ricomposizione ex novo, sarebbe bastato un passo indietro dell’attuale presidente, visto che gli altri membri, compresi quelli del Pd, erano pronti a votare senza problemi Urso alla presidenza.
(da La Notizia)
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Aprile 15th, 2021 Riccardo Fucile
“POTREMMO INIZIARE DA QUELLI CHE FANNO SEMPRE POLEMICHE”
“Io invito i colleghi, soprattutto quelli che hanno fatto polemiche, a farci tutti
insieme un test antidroga. In un’ottica costruttiva, così daremo un bel messaggio: siamo tutti coesi nella lotta alla droga”.
Così la ministra per le Politiche Giovanili Fabiana Dadone, ospite di Un giorno da Pecora su Radio Rai, ha risposto alle critiche sulle sue posizioni antiproibizioniste.
Poi la ministra ha parlato anche della sua passione per la musica metal. Ospite di Giorgio Lauro e Geppi Cucciari a Un Giorno da Pecora, su Rai Radio1, oggi la titolare del ministero per le Politiche Giovanili, tra i molti temi toccati, ha parlato anche delle sue preferenze musicali, tutte rivolte verso il rock piùduro. “Sono appassionata di musica metal, sono una ‘metallara’, ho anche il ‘chiodo’ di pelle”, ha spiegato Dadone a Un Giorno da Pecora.
Oltre alla giacca di pelle si veste anche da rocker? “Diciamo che mi sono vestita con delle t-shirt particolari o coi pantaloni un po’ larghi e le catenine fino ai 25 anni. Ora continuo a coltivare la mia passione per la musica ma l’abbigliamento, com’+ ovvio, è iverso”.
Tra i suoi gruppi preferiti ci sono gli svedese In Flames, che sono davvero estremi. “Io ci sento della melodia di fondo, una melodia che solo le band svedesi hanno. Sembra strano ma questa musica mi da’ una sensazione di quiete”.
Le piacciono anche band italiane? “Qualcosina si: ad esempio i Lacuna Coil oppure un gruppo più vecchio come i Linea 77”. E ama anche qualche cantautore? “I classici come Battisti sì, molto”.
Lei è molto attiva e seguita sui social. C’è qualcuno che l’ha corteggiata su questi media? “Mi è arrivato qualche messaggio dopo la pubblicazione di una mia foto coi piedi sulla scrivania, c’e’ qualcuno che evidentemente ha una grande passione per i piedi femminili”.
E con questi followers come si comporta? “Li blocco, ma sono decisamente pochi”. Ha ricevuto anche qualche proposta di matrimonio? “Quando ho svelato di essere un amante della musica metal sì, molte, una trentina direi”. Cosa le avevano scritto? “Sei la donna della mia vita, vuoi sposarmi?”.
(da La Notizia)
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Aprile 14th, 2021 Riccardo Fucile
COSA C’E’ DIETRO LE DIMISSIONI DEL FORZISTA VITO
La notizia era nell’aria già da ieri sera. Poco fa è arrivata la conferma: “Mi sono
dimesso dal Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica” ha annunciato il deputato di Forza Italia (FI) e ormai ex componente del Copasir, Elio Vito, tramite un tweet sul suo profilo social.
“Non è più tollerabile, in un organo così importante ed in un momento così delicato, una situazione non corrispondente alla legge, con alla presidenza un esponente della maggioranza. Ma non ero io quello che si sarebbe dovuto dimettere”, conclude il deputato azzurro, facendo riferimento a Raffaele Volpi, il presidente del Comitato.
Tutto risolto, dunque? Manco per niente.
Zero le reazioni anche dal Quirinale, pure dopo l’appello di lunedì scorso di Giorgia Meloni per un suo intervento, sulla scia di quanto anticipato da TPI la scorsa settimana. “Il Colle non potrebbe mai mettersi contro i Presidenti di Camera e Senato” spiegano ambienti di altissimo livello istituzionale. Il problema però è che sia la Casellati che Fico hanno lasciato il pallino in mano ai partiti, il che in un paese come l’Italia equivale a dire “fate come vi pare”.
Ed ora? Si ritorna a guardare alla dimissioni odierne di Vito: “Se anche gli altri componenti del Copasir ora si dimettessero seguendone l’esempio” spiegano in Transatlantico “si potrebbe eleggere il nuovo Copasir magari proprio con Vito Presidente”. “A Giorgia piacerebbe, tra i due c’è un ottimo rapporto, sono molto amici e Vito è molto ben visto anche dal Quirinale” spiega chi conosce bene entrambi.
D’altra parte le sue dimissioni potrebbero finalmente sbloccare l’impasse. “E visto che nel nuovo Copasir la metà dei componenti andrebbe a Fratelli d’Italia sarebbe difficile per Giorgia Meloni sostenere di volere anche la Presidenza”.
Quindi darebbe luce verde ad un’accordo politico con Forza Italia, partito molto più “digeribile” della Lega dalle parti di Fdi. Per questo sono in molti a scommettere che la “mossa del cavallo” di Vito sia stata molto lungimirante.
(da TPI)
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Aprile 11th, 2021 Riccardo Fucile
DOMANI SU REPORT LA RIVELAZIONE DELL’EX TESORIERE DELLA LEGA FERRAMONTI… PRESSIONI DI AMBIENTI MASSONICI E FINANZIARI PR FAR CADERE CONTE
Di sé dice “non sono massone”, ma anche “mi considero un gelliano”, rivendicando il legame con il Venerabile della P2. “Sono stato amico di Gelli anche gli ultimi anni della sua vita. Gli ultimi quattro Capodanni li ho passati a Villa Wanda, assieme a lui”, si vantava Gianmario Ferramonti, leghista della primissima ora e uomo di mille affari in mezzo mondo.
Così parlava a Giorgio Mottola di Report ai primi di gennaio. Il giornalista è tornato da lui a fine mese, stavolta senza fargli vedere microfono e telecamera, precisamente il 27 gennaio e cioè all’indomani delle dimissioni di Giuseppe Conte, bersagliato tra gli altri – specie sui giornali di Antonio Angelucci, senatore forzista e signore delle cliniche – da un personaggio come Luigi Bisignani, che ha sempre negato l’iscrizione alla P2 ma compariva negli elenchi sequestrati a Licio Gelli nel 1981.
A Ferramonti, che anni fa aveva raccontato il suo interessamento per dare una mano a Pier Luigi Boschi nell’avventura di Banca Etruria, Mottola ha chiesto dei suoi rapporti con la figlia renziana, Maria Elena: “Anche per questa crisi vi siete sentiti?”. “Diciamo che con la Boschi ho una corrispondenza”, gli ha risposto compiaciuto l’ex leghista. Report trasmetterà il dialogo domani sera su Rai3, nella prima puntata della nuova stagione.
“Ci scriviamo, non ci parliamo”, ha chiarito un attimo dopo Ferramonti. “E la stai consigliando anche su questa fase?”, chiede Mottola. “Be’ – spiega Ferramonti – gli avevo dato una piccola notizia, che se buttavano giù questo cretino di Conte magari gli davamo una mano, vediamo”. “Ma gli davate una mano chi voi?”. “Allora, qui hai un rappresentante di Confimpresa – e Ferramonti indica un uomo, oscurato da Report, seduto alla sua destra davanti alla telecamera nascosta –, qui hai un rappresentante di Confimea, della Cifa – e indica se stesso… – Insieme qualche milione di voti ce l’abbiamo, no? E se decidiamo…”. “Spostarli sulla Boschi?”, chiede il giornalista. “Chi sarà al momento giusto al posto giusto…”, dice lui.
E poi continuano a parlare di Cecilia Marogna, la misteriosa ex collaboratrice dell’ex numero due della Segreteria di Stato vaticana, il cardinale dimezzato Angelo Becciu. L’inchiesta di Mottola è infatti dedicata allo “sterco del diavolo” e passa da Immacolata Chaouqui a Ferramonti e a Francesco Pazienza, fino a protagonisti di vicende più recenti dei nostri Servizi segreti, passando per Flavio Carboni e Bisignani.
Boschi ha risposto per iscritto a Report che “nei mesi di gennaio e febbraio” ha “ricevuto diversi messaggi telefonici da un numero che non conoscevo ma che, secondo il mittente, corrispondeva all’utenza di tal Gianmario Ferramonti. Non ho mai risposto ai suddetti messaggi – ha assicurato Boschi, né parlato con il sig. Ferramonti, men che mai della crisi di governo”.
Sarà senz’altro vero, ci mancherebbe. Come è vero che un mondo di faccendieri legato alle massonerie si agitava e perseguiva uno scopo sostanzialmente sovrapponibile a quello di Italia Viva, promettendo o millantando sostegno a chi avesse agevolato la fine del governo Conte 2 e della maggioranza giallorosa che lo sosteneva.
Il giorno in cui Ferramonti si è fatto registrare da Mottola iniziavano le consultazioni al Quirinale, verrà poi l’inutile incarico esplorativo a Roberto Fico e poi quello vero a Mario Draghi.
E il 7 febbraio Bisignani, che qualche rapporto anche con Ferramonti l’ha avuto, passava all’incasso, con una lettera al direttore del Tempo Franco Bechis: “Caro direttore, grazie a Renzi e a un Mattarella risvegliatosi in zona Cesarini, l’Italia avrà un governo finalmente autorevole. A parte gli unici tratti in comune rappresentati dal tifo per la Roma, i capelli curati e il completo blu d’ordinanza, Mario Draghi è proprio l’antipode di Giuseppe Conte, per formazione, preparazione e stile di vita”.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 4th, 2021 Riccardo Fucile
CONTINUA A DARE CONSIGLI NON RICHIESTI A CHI GUIDA IL GOVERNO, SI SENTE A DISAGIO MA NON PUO’ ROMPERE
Governare con Salvini è come guidare un’auto con il passeggero accanto che vuole
insegnarti come si fa: «Adesso cambia marcia, metti la freccia, suona il clacson, supera quello…».
Tutti i giorni l’uomo al volante, cioè Draghi, subisce una razione di pareri non richiesti, ripetuti con insistenza.
Una volta è il “consiglio” di scaricare Arcuri: Matteo ne reclama la testa e Super Mario, per viaggiare tranquillo, gliela serve sul piatto d’argento.
Poi è l’invito a farsi sentire in Europa, con il premier che subito telefona a Macron, chiama la Merkel, tempesta la von der Leyen, blocca i vaccini destinati all’Australia, manda i carabinieri a contare le fiale nello stabilimento di Anagni.
Chiunque, soddisfatto, si acquieterebbe un po’.
Invece Salvini punta i piedi sulle cartelle da rottamare; ed ecco allora Draghi farsi concavo e convesso con un condono che, se l’avesse firmato Berlusconi, le coscienze morali sarebbero insorte dallo sdegno.
Ma il Capitano, non pago, insiste per riaprire l’Italia. Stressa i ministri della Lega. Reclama lo scalpo di Speranza. Non darà tregua al governo fino a quando resteranno in piedi i divieti delle zone rosse e arancioni.
Una volta che questi saranno stati allentati, è facile prevedere il seguito: Salvini insegnerà a Draghi come impedire gli sbarchi, in che modo respingere i disperati che arrivano sui barconi e magari vorrà cacciare pure la Lamorgese (se non mostrerà il pugno di ferro). Un tormento. Una spina nel fianco.
Per un verso si capisce perché: il leader leghista non vuole deludere gli elettori, compresi quelli che si attendono la luna.
Per tenere alte le aspettative, Salvini è condannato a non accontentarsi mai, deve aggiungere nella bacheca sempre nuovi trofei. L’uomo, inoltre, teme di cedere voti alla furba Meloni, che in ogni sondaggio gliene rosicchia un po’.
Stare al governo mentre Giorgia lo incalza, costringe Matteo a fare il cane da guardia. Ringhiando, abbaiando, mostrando le zanne: una parte, tra l’altro, che gli riesce alla perfezione.
Purtroppo, sempre più spesso Matteo esagera. Da Draghi pretende accelerazioni che vanno contro il buonsenso; lo pungola là dove non ce ne sarebbe bisogno, per esempio sulle riaperture (chi più di un ex presidente Bce vorrebbe ridare fiato all’economia?); esige sterzate a destra incompatibili con la natura di questo governo, che tra l’altro a bordo ha Cinque stelle e Pd, messo lì da Mattarella per fare un paio di cose fondamentali. A forza di distrarre il conducente, Salvini rischia di provocare un frontale.
Ma c’è un’altra interpretazione dell’inquietudine salviniana, che di politico ha poco e affonda le radici nella dimensione umana del personaggio. Il quale, per dirla banalmente, finché guida un altro si annoia. In attesa del proprio turno non ce la fa a star buono. Diventa un’anima in pena.
Si vede a occhio nudo che morde il freno, e soffre in quel limbo che non è più opposizione ma non è ancora governo come lo intende lui, con i “pieni poteri”. Tornare al Viminale gli sarebbe piaciuto, però sai che casino; sganciarsi da Draghi è tardi, chiamarsi fuori quasi impossibile perché significherebbe, primo, dar ragione a Giorgia dopo nemmeno due mesi; secondo, farsi una fama da sfasciacarrozze quasi peggio di Renzi; e terzo, perfino se la Lega si sfilasse non andremmo comunque a votare perché siamo entrati nel cerchio magico del semestre bianco che scatterà ad agosto, ma è come se già ci fosse.
Insomma: Salvini sembra condannato a restare chissà per quanto nel cosiddetto posto della suocera.
A girarsi i pollici e a disturbare il manovratore. Letta e Conte, da questo punto di vista, se la passano meglio. Se non altro loro hanno un partito da rimettere in piedi.
Il segretario Pd deve affermare la propria leadership tra i “Dem”, smentendo l’immagine di persona troppo onesta e perbene; l’ex Avvocato del popolo si è addentrato nella giungla grillina, chissà se ne uscirà vivo.
Entrambi comunque hanno una “mission”, una fabbrica del Duomo che li terrà indaffarati, Salvini zero.
Potrebbe fondare un nuovo raggruppamento in Europa, ma sai che allegria cenare con l’ungherese Orbán o con il polacco Morawiecki: a chiunque passerebbe la voglia. Girare l’Italia è impossibile, idem i bagni di folla.
Non ha nemmeno un mulino a vento contro cui scagliarsi lancia in resta. Un tema esistenziale che, prima o poi, diventerà un problema politico
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 3rd, 2021 Riccardo Fucile
GLI APOLOGETI DI DRAGHI NON RIESCONO A FRENARE LE LOR LINGUE VELLUTATE
Gira voce i comunicatori di Draghi stiano implorando i giornaloni di frenare le loro lingue più vellutate che, a furia di spacciarlo per il Messia, promettono miracoli che poi la gente non vede e s’incazza.
Se è vero, vuol dire che Draghi ha degli ottimi comunicatori.
Ma pure che la lingua, in certi esseri umani, è un muscolo molto più involontario di quell’altro. Ieri, per dire, il sito di Repubblica titolava “Draghi a Città della Pieve: il premier torna ad essere ‘Mario’ nel weekend di Pasqua”, onde evitare che qualcuno sospetti che diventi inopinatamente Ugo, lo chiami col nome sbagliato e lui non si giri. E la scorta? È posizionata “davanti alla casa di Draghi” (sul retro servirebbe a poco). Quanto al premier, “si è presentato ieri sera al cancello della sua villa a mezzogiorno e mezzo” e quello di far calare la sera alle 12.30 è un prodigio che riesce solo a Lui.
Del resto aveva un “sorriso benedicente sul volto e la mano sinistra levata per salutare la scorta”, tipo Papa, “adagiato sul sedile del passeggero di un’utilitaria Fiat”.
Un altro sarebbe stato seduto, Lui è “adagiato”. Abbigliamento: “Il due bottoni austero degli impegni istituzionali è rimasto nell’armadio a Roma, rimpiazzato da una t-shirt blu cobalto. Divisa più appropriata per un giro in paese” prima di mettersi “presumibilmente a tavola con in familiari”, sennò violerebbe il suo decreto.
In paese non si parla d’altro: “Davanti a una tazzina fumante al Caffè degli artisti raccontano” che mangerà “torta al formaggio”.
E non sarà l’unico fenomeno paranormale: “I segnali della presenza del ‘professore’, come lo chiamano all’ombra del campanile del duomo dei santi Gervasio e Protasio, si erano iniziati ad avvertire già nei giorni scorsi, con un intensificarsi dei movimenti attorno alla proprietà”: pieno così di gente col ballo di San Vito che non stava ferma un attimo. Un vicino di casa: “Nel pomeriggio le imposte erano aperte e la sera, a differenza delle scorse settimane, era tutto illuminato a giorno”, anche perché lì fa buio già alle 12.30.
Un commerciante “sussurra” ma “chiede di non comparire”, temendo l’arresto per spionaggio: “La signora Serenella è passata a fare la spesa al Conad”. Roba forte, compromettente.
Talvolta il “divo quasi normale in maglietta blu cobalto”, che poi sarebbe Draghi, va in farmacia. E lì è tutta gente sveglia, che si “scambia un’occhiata” interrogativa: “Ma era lui?”.
Pare infatti che il divo quasi normale indossi regolarmente un passamontagna (sempre blu cobalto, ton sur ton). Poi gli astuti farmacisti scrutano “la firma sullo scontrino della carta di credito, la stessa dell’allora presidente della Bce impressa su una qualsiasi banconota da 10 euro” e lo riconoscono: è lui, “non c’è dubbio”.
Non Ugo: Mario.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 2nd, 2021 Riccardo Fucile
IL SONDAGGIO DEL SOLE 24 ORE: “SULLA PANDEMIA STA FACENDO QUELLO CHE FACEVA CONTE”
Mario Draghi è considerato dagli italiani politicamente vicino a Forza Italia: è quanto emerge da un sondaggio realizzato dall’istituto Winpoll per il quotidiano Il Sole 24 Ore.
Alla domanda “Secondo lei a quale partito è più vicino Mario Draghi?” il 29% degli intervistati ha risposto “Forza Italia”.
Il 28 per cento ha risposto “A nessun partito”, mentre il 23% non ha saputo rispondere alla domanda.
Il 18 per cento del campione ha optato per il Partito Democratico, mentre “Italia Viva di Renzi” è stata la risposta fornita dall’8% degli italiani.
Il 7 per cento ha risposto “Azione” di Carlo Calenda, mentre la Lega è stata scelta dal 6% degli intervistati. Chiudono il Movimento 5 Stelle al 2 per cento e Sinistra/Verdi e Fratelli d’Italia, entrambi all’1 per cento.
Nel sondaggio è stato anche chiesto agli italiani cosa pensassero della gestione dell’emergenza Covid da parte del governo Draghi.
Il 43 per cento degli intervistati ha risposto che è “ancora troppo presto per dare una valutazione”, mentre il 32% si dice convinto che “sta facendo più o meno quello che faceva il governo Conte”.
Per il 19% degli intervistati l’esecutivo Draghi “sta facendo meglio del governo Conte”, il 9 per cento non ha una opinione in merito, mentre per il 6% “sta facendo peggio del governo Conte”.
(da TPI)
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