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SONDAGGIO EMG: CALA LA FIDUCIA NEL PREMIER DRAGHI: IL 49% LO BOCCIA, PIACE SOLO AL 41%

Aprile 1st, 2021 Riccardo Fucile

IL LOCKDOWN DIVIDE GLI ITALIANI: 50% D’ACCORDO, 46% CONTRARIO… APERTURA SCUOLE: 54% A FAVORE, 41% NO

Dopo l’exploit di inizio mandato, continua a calare la fiducia degli italiani nel governo Draghi. Stando agli ultimi dati del sondaggio di EMG Acqua, presentati durante la puntata odierna di Agorà  su Rai2, il Il 49% degli italiani ha poca o nessuna fiducia nell’esecutivo guidato dall’ex numero uno della Bce, mentre Il 41% ne ha «molta o abbastanza».
Dopo il via libera del Cdm al decreto Covid, il 50% degli italiani è d’accordo con la decisione del Governo di abrogare le zone gialle fino al 30 aprile, mentre il 46% si dice contrario.
Sul fronte delle riaperture scolastiche che prevede il ritorno alla didattica in presenza, anche in zona rossa, per gli studenti fino alla prima media, il 54% degli italiani accoglie favorevolmente tale misura, mentre il 41% è contrario.
Continua a diminuire la fiducia verso il presidente del Consiglio, Mario Draghi: l’indice di gradimento si flette ancora di 2 punti e, questa settimana, si attesta al 54%. Rispetto al sondaggio della settimana scorsa, resta invariata la situazione al secondo posto, che vede l’ex aequo tra l’ex premier Giuseppe Conte e la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, entrambi al 41%.
Cresce di 1 punto la fiducia nei confronti del presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, che con il 35% delle preferenze, supera così il leader della Lega, Matteo Salvini (34%) e il presidente dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini (34%).
A chiudere la lista il segretario del Partito Democratico, Enrico Letta, che raccoglie il 31% delle preferenze e il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, che cresce di 1 punto su base settimanale e si attesta al 27%.

(da agenzie)

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IL SOTTOSEGRETARIO LEGHISTA SASSO COLPISCE ANCORA: DOPO LO STALKER DELL’AZZOLINA ARRUOLA IL DOCENTE AMICO DELLA MOGLIE

Marzo 31st, 2021 Riccardo Fucile

LA SUA ORIGINALE DIFESA: “MIA MOGLIE E’ VENUTA A PORTARMI QUALCHE PANINO E A SCEGLIERE IL COLORE DELLE CORNICI”

Dopo il caso dello stalker dell’ex ministra Lucia Azzolina, il sottosegretario all’Istruzione Rossano Sasso finisce nuovamente nell’occhio del ciclone per il ruolo che sua moglie, Graziangela Berloco, avrebbe ricoperto all’interno del ministero, favorendo la nomina di alcuni docenti nello staff del marito, vicini all’associazione che la donna presiedeva fino a poco tempo fa.
C’è un primo fatto: così come ricostruito anche da La Repubblica, infatti, la donna, avvocato dei docenti precari italiani, i quali da sempre sono in conflitto con il ministero dell’Istruzione, avrebbe affiancato il marito nella scelta della squadra che dovrà  occuparsi della scuola, secondo le deleghe che sono state assegnate a Sasso dal ministro Patrizio Bianchi.
E sarebbero stati proprio Sasso, già  balzato agli onori delle cronache per aver erroneamente attribuito a Dante una frase che in realtà  era di Topolino, e la moglie Graziangela, fino ieri presidentessa dell’Associazione libera scuola con sede a Bari, a promuovere Pasquale Vespa, stalker dell’ex ministra Azzolina, come “stretto collaboratore” del sottosegretario, incarico poi rimosso in seguito alle polemiche scaturite in seguito alla sua nomina.
Successivamente, il sottosegretario e la moglie hanno portato nell’ufficio di Viale Trastevere Gianni Romeo, un altro professore del giro dell’Als, l’associazione specializzata in diritto scolastico e della quale era presidente la moglie di Sasso.
“Ringrazio Rossano Sasso per la fiducia accordatami — ha dichiarato il docente — è per me un onore poter lavorare in stretta collaborazione con lui”.
Romeo e la moglie di Sasso, Graziangela, lo scorso 8 gennaio, così come testimoniano le foto pubblicate sul profilo Facebook del docente, avevano presentato alla Corte costituzionale la legge di iniziativa popolare per la formazione-assunzione di ogni supplente che sia stato almeno tre anni in cattedra proprio in veste di rappresentanti dell’Als — L’associazione Libera Scuola.
Interpellato da La Repubblica, Sasso ha smentito che la moglie abbia avuto un “ruolo” all’interno del ministero: “Per quanto riguarda il ruolo da suggeritrice di mia moglie — dichiara il sottosegretario — vorrei dire che al ministero in questi giorni è venuta a portarmi qualche panino e a scegliere il colore delle cornici di un quadro a cui tengo. Confermo che le ho chiesto di non occuparsi più di ricorsi contro il ministero dell’Istruzione, anche se ha una specializzazione in Diritto scolastico, e lei di sua spontanea volontà  si è appena dimessa dall’incarico di presidentessa dell’Associazione libera scuola”.

(da “NextQuotidiano”)

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DECRETO ANTI-COVID, OK DAL CDM: ITALIA ROSSA E ARANCIONE PER TUTTO APRILE

Marzo 31st, 2021 Riccardo Fucile

OBBLIGO VACCINALE PER I FARMACISTI E NIENTE ZONE GIALLE… SALVINI SI DICHIARA “INSODDISFATTO”: CERCHEREMO UGUALMENTE DI SOPRAVVIVERE

Niente zona gialla per un mese e Matteo Salvini insorge: “È una scelta politica che non soddisfa”. Il nuovo decreto anti-Covid, infatti, prevede che fino al 30 aprile l’Italia sarà  solo rossa o arancione.
La bozza del nuovo decreto legge Covid è stata discussa nel pomeriggio durante un Consiglio dei ministri che ha dato il via libera alle nuove norme in vigore dal 7 al 30 aprile. Norme che, secondo le schema stabilito nell’ultima cabina di regia, escludono quindi la riapertura a pranzo di bar e ristoranti, prevista invece solo dal colore giallo. Le scuole tornano in presenza fino alla prima media, anche in zona rossa. È previsto l’obbligo vaccinale anche per i farmacisti e saranno concesse deroghe per riaprire in base a contagi e vaccini.
Quindi, dopo il pressing degli “aperturisti” – Lega in testa – e il braccio di ferro dei giorni scorsi, nel decreto è stato inserito un meccanismo che consente di fare un “tagliando” alle misure e il governo potrà  decidere di applicare regole meno rigide ad alcune Regioni ma solo se la situazione epidemiologica lo dovesse consentire, con dati particolarmente bassi e vaccini in regola, soprattutto per quanto riguarda le persone anziane e fragili, con deliberazione del Consiglio dei ministri.
Dopo il Consiglio dei ministri non è prevista alcuna conferenza stampa, nè del premier Mario Draghi nè dei ministri Roberto Speranza e Maria Stella Gelmini, come accadde nel primo dl anti-Covid del nuovo governo.
Obbligo vaccino anche a farmacisti
Avranno l’obbligo di vaccinarsi “gli esercenti, le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario che svolgono la loro attività  nelle strutture sanitarie, sociosanitarie e socio-assistenziali, pubbliche e private, farmacie, parafarmacie e studi professionali”, riporta la bozza del decreto. La vaccinazione sarà  “requisito essenziale” per l’esercizio della professione. Per chi rifiuta è previsto lo spostamento a “mansioni, anche inferiori” con il “trattamento corrispondente alle mansioni esercitate”. Se ciò non è possibile, “per il periodo di sospensione non è dovuta retribuzione”.
Scudo penale per sanitari che vaccinano
Per omicidio colposo e lesioni personali colpose “verificatisi a causa della somministrazione di un vaccino per la prevenzione delle infezioni da SARS-CoV -2, effettuata nel corso della campagna vaccinale straordinaria in attuazione del Piano” nazionale, “la punibilità  è esclusa quando l’uso del vaccino è conforme alle indicazioni contenute nel provvedimento di autorizzazione all’immissione in commercio emesso dalle competenti autorità  e alle circolari pubblicate sul sito istituzionale del ministero della Salute relative alle attività  di vaccinazione”. Lo prevede la bozza di decreto legge Covid approvato in Cdm. Da parte dei medici, però, c’è delusione per il nuovo dl riguardo allo ‘scudo penale’ e all’obbligo vaccinale: “È incompleta e insufficiente la tutela penale per i professionisti, che hanno operato in un contesto straordinario. E poco incisive anche le norme sull’obbligo vaccinale – afferma il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli – Se il decreto legge sarà  approvato nei termini delle bozze che stanno circolando non possiamo nascondere un pò di delusione”.
Sanitari no-vax sospesi sino a fine anno
E durerà  al massimo sino al 31 dicembre del 2021 la sospensione dei sanitari no vax. La sanzione scadrà  prima se gli interessati ci ripenseranno e si sottoporranno alla vaccinazione o comunque al completamento del piano vaccinale.La sospensione interverrà  solo se non sarà  possibile l’assegnazione a mansioni diverse del lavoratore che non implicano il rischio di diffusione del contagio.
La scuola
C’è poi il dossier scuola. Si torna in classe fino alla prima media in tutta Italia, zone rosse comprese. La bozza del decreto prevede che i governatori non potranno emanare ordinanze più restrittive per sospendere l’attività  in presenza. “Dal 7 aprile al 30 aprile è assicurato in presenza sull’intero territorio nazionale lo svolgimento dei servizi educativi” fino alla prima media, si legge. Una disposizione che “non può essere derogata da provvedimenti dei presidenti delle Regioni e delle Province autonome”. In zona arancione e gialla la presenza è fino alla terza media e con un minimo del 50% alle superiori.
Possibili deroghe in base a contagi e vaccini
“In ragione dell’andamento dell’epidemia, nonchè dello stato di attuazione del Piano strategico nazionale dei vaccini di cui all’articolo 1, comma 457, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, con particolare riferimento alle persone anziane e alle persone fragili, con deliberazione del Consiglio dei ministri, sono possibili determinazioni in deroga” alla norma che per tutto il mese di aprile applica la zona arancione anche alle Regioni che abbiano dati da zona gialla. Lo prevede una bozza del decreto legge Covid. Con delibera del Cdm possono essere essere fatte specifiche deroghe.
Stop a visite agli amici in zona rossa fino al 30 aprile
Fino al 30 aprile nelle zone rosse non sarà  consentito andare a trovare parenti o amici una volta al giorno e in massimo due persone (oltre ai minori di 14 anni conviventi) come invece sarà  permesso nel weekend di Pasqua quando tutta Italia sarà  in rosso. In zona arancione, invece, le visite saranno consentite, sempre una sola volta al giorno dalle 5 alle 22 e sempre in non più di due persone, all’interno del comune di residenza, come prevede la bozza del decreto.
Concorsi pubblici in presenza dal 3 maggio
Dal 3 maggio 2021 è consentito lo svolgimento delle procedure selettive in presenza dei concorsi banditi dalle pubbliche amministrazioni”, prevede la bozza del decreto legge. Lo svolgimento delle prove deve avvenire “nel rispetto delle linee guida validate dal Comitato tecnico scientifico”. Le misure per lo svolgimento delle procedure per i concorsi pubblici sono contenute all’articolo 10. Per “ridurre i tempi di reclutamento del personale”, si legge, le amministrazioni possono procedere con “modalità  semplificate di svolgimento delle prove”. In particolare è previsto, “nei concorsi per il reclutamento di personale non dirigenziale, l’espletamento di una sola prova scritta e di una prova orale”; “l’utilizzo di strumenti informatici e digitali e, in particolare, lo svolgimento in videoconferenza della prova orale, garantendo comunque l’adozione di soluzioni tecniche che ne assicurino la pubblicità , l’identificazione dei partecipanti, la sicurezza delle comunicazioni e la loro tracciabilità , nel rispetto della normativa in materia di protezione dei dati personali”, “una fase di valutazione dei titoli e dell’esperienza professionale ai fini dell’ammissione alle successive fasi concorsuali” e “in tal caso, il relativo punteggio concorre alla formazione del punteggio finale”.
Viaggi all’estero
L’altro tema caldo è quello dei viaggi all’estero: l’ordinanza emanata ieri dal ministero della Salute sull’obbligo di tampone e quarantena di 5 giorni per chi va all’estero e rientra in Italia o per chi entra dall’estero in Italia potrebbe essere prorogata fino al 30 aprile. Ma c’è chi, nella maggioranza, continua a nutrire qualche dubbio.

(da “La Repubblica”)

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L’ITALIA NON SARA’ GIALLA FINO A MAGGIO: SULLE RIAPERTURE SOLO UN TAGLIANDO

Marzo 30th, 2021 Riccardo Fucile

DRAGHI CONFERMA LE RESTRIZIONI, SI STUDIA UN CHECK A FINE APRILE, MA NESSUN AUTOMATISMO COME CHIESTO DA LEGA E FORZA ITALIA

Un meccanismo per un tagliando sulle riaperture nella seconda metà  di aprile, ma senza alcun automatismo.
È questa la decisione di Mario Draghi in vista del vare del nuovo decreto Covid che domani il Consiglio dei ministri dovrebbe licenziare. “Decidere oggi che sulle riaperture se ne riparla a maggio è un discorso scientificamente e culturalmente sbagliato”.
Continua a martellare su Palazzo Chigi Matteo Salvini, che non si rassegna: per la Lega è inconcepibile che le zone gialle siano sospese per un altro mese da dopo Pasqua, chiede un meccanismo automatico che a partire da metà  aprile sblocchi i territori dove il contagio è più sotto controllo.
“Non se ne parla”, rispondono i rigoristi di governo, “la Lega eviti gli slogan, non è più all’opposizione”, replica l’eurodeputata Pina Picierno.
Venerdì scorso, al vertice convocato da Draghi, Giancarlo Giorgetti si è ritrovato in minoranza. Sostenuto sì da Mariastella Gelmini, ma con dall’altra parte il muro eretto da Roberto Speranza, Dario Franceschini e pure da Stefano Patuanelli.
Il premier nei contatti di queste ore continua a ripetere come un mantra che le chiusure o le aperture dipendono dalla situazione epidemiologica, una corsa in avanti potrebbe vanificare tutti gli sforzi fatti finora.
Ecco che nel testo del decreto che domani intorno alle 17.30 approderà  in Consiglio dei ministri al momento l’automatismo per consentire le riaperture a partire dal 20 aprile al momento non c’è.
Ma nè Draghi nè la struttura che lavora al testo hanno derubricato la richiesta con una scrollata di spalle. Quello che sostiene l’ex governatore della Banca centrale europea dopotutto è un governo estremamente composito, e le istanze di una buona metà  della maggioranza non possono essere semplicemente ignorate.
“L’automatismo? Non ci sarà , ma stiamo studiando una soluzione tecnica per una verifica dei dati”, spiega una fonte che sta lavorando al testo. Una girandola di telefonate attraversa tutti i partiti di governo, al momento non è previsto un supplemento di confronto dei ministri interessati al tema. La perplessità  del presidente del Consiglio sul fare un passo che potrebbe essere più lungo della gamba alla fine dovrebbe prevalere.
Il punto di caduta sarà  quello di un meccanismo che permetta di fare un tagliando della situazione nella seconda metà  del prossimo mese, e che conduca a un ritorno di zone gialle rinforzate nei territori laddove i dati dovessero essere molto buoni. Un segnale politico alla Lega e a Forza Italia, ma che difficilmente avrà  un’applicazione pratica.
È l’Istituto superiore di sanità  a infliggere un colpo alle posizioni degli aperturisti. Scrive l’Iss in un’indagine condotta con il ministero della Salute e alla Fondazione Bruno Kessler che in Italia “al 18 marzo scorso la prevalenza della cosiddetta ‘variante inglese’ del virus Sars-CoV-2 era del 86,7%, con valori oscillanti tra le singole regioni tra il 63,3% e il 100%”. Con una trasmissibilità  del 37% superiore a quella del comune ceppo del coronavirus e con una diffusione così elevata, “le zone gialle sono praticamente inutili a fronteggiarla”, spiegano fonti di governo.
Le stesse fonti che prendono ad esempio il caso britannico: il Regno Unito, il senso del ragionamento, dopo tre mesi di misure restrittive ha annunciato le riaperture con meno di 5mila contagi al giorno, programmandole in maniera scaglionata a partire da maggio.
E il nostro tracciamento, che riporterebbe la situazione in controllo, è efficace se i positivi giornalieri non superano i 7/8mila.
Ne consegue che, salvo un crollo improvviso della curva, almeno per tutto aprile la penisola sarà  colorata di rosso e di arancione, e a maggio si vedrà .
Altri pilastri del dl saranno le sanzioni per il personale sanitario che rifiuta di vaccinarsi, sulla cui entità  è al lavoro il ministro della Giustizia Marta Cartabia, e uno scudo penale per chi somministra i vaccini, al netto del dolo o della colpa grave.
Potrebbe poi rientrare nel testo una norma che vieterebbe ai presidenti di Regione di chiudere le scuole fino alla prima media, indipendentemente dalle fasce di colore in cui sono collocate.

(da “Huffingtonpost”)

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SE QUALUNQUE BANALITA’ ESCA DALLA BOCCA DI DRAGHI DIVENTA UNA FRASE GENIALE NESSUNO SI ACCORGERA’ DI QUELLE EPOCALI

Marzo 30th, 2021 Riccardo Fucile

GLI AMICI DI LINGUA SI STANNO RIVELANDO I SUOI PEGGIORI NEMICI: ANCHE PER QUESTO CALA IL CONSENSO AL PREMIER

Giuro che non ce l’ho con Draghi. Scrivo per il suo bene, alla luce dei sondaggi che lo danno in calo per colpa non sua (è lì da un mese e mezzo), ma dei suoi amici di lingua che si stanno rivelando i suoi peggiori nemici.
Mi spiego: se tutti scrivono ogni giorno che “accelera sui vaccini” col famoso “cambio di passo” e le inoculazioni traccheggiano, la gente non pensa che sia per le poche dosi e per le solite Regioni: pensa di avere scambiato un freno a mano per un acceleratore, cioè che sia colpa sua.
Se poi qualunque banalità  esca dalla sua bocca (quandoque bonus dormitat Homerus, ed era Omero) diventa una frase geniale ed epocale, nessuno si accorgerà  di quelle geniali ed epocali.
È l’effetto Brian di Nazareth, il personaggio dei Monty Python scambiato per il Messia da una turba di squilibrati che gridavano al miracolo per qualunque sua banalità , anche se diceva che le bacche di ginepro crescono sui cespugli di ginepro.
Se i media annunciano il “blocco delle esportazioni dei vaccini”, “scoperto il deposito segreto dei vaccini ad Anagni”, “lo schiaffo di Anagni” come se AstraZenaca fosse papa Bonifacio VIII e Draghi fosse Gino Bombaci, la gente pensa di aver risolto il problema: valle a spiegare che le fiale erano ad Anagni perchè dovevano essere ad Anagni e tutto continua come prima.
Se Draghi dice che il Mezzogiorno è importante, sai che novità : lo dicevano già  Franchetti e Sonnino nel 1876.
Giusto, per carità , ma aprirci paginoni con titoli roboanti tipo “Draghi, missione Sud: ‘La ripresa dell’Italia passa dal meridione’” (sempre Rep) e “Draghi: spinta per il Mezzogiorno” (Corriere) fa ridere. Se “Letta parla con Draghi” (Foglio) è normale, ci parlano in tanti, mica gli è apparsa la Madonna.
Domenica mi ha affascinato, rapito, paralizzato un’intera pagina del Corriere dal titolo: “Il messaggio di Draghi a (tutti) i partiti: se mi convince un’idea intendo seguirla” (sottinteso: mecojoni!). L’ho letto e riletto, girato e rigirato. Ma — confesso la mia inadeguatezza — non sono proprio riuscito a capire dove fosse il lampo di genio.
Anche a me, nel mio piccolo, capita di seguire le idee che mi convincono e, viceversa, di ignorare quelle che non mi convincono. Anzi, dirò di più: mi parrebbe strano il contrario e mi preoccuperei se il Premier Migliore seguisse idee che non lo convincono. Ma non mi sono mai sognato di candidarmi a Bankitalia, alla Bce o a Palazzo Chigi per così poco.
E ho il vago sospetto che lo stesso atteggiamento mentale che condivido con Draghi ci accomuni ad alcuni miliardi di esseri umani.
Poi, certo, ci sono pure gli spiriti bizzarri che seguono rigorosamente ed esclusivamente le idee che non li convincono.
Ma non si può avere tutto, dalla vita.

(da il Fatto Quotidiano”)

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SONDAGGIO EMG: LA FIDUCIA NEL GOVERNO DRAGHI E’ SCESO AL 40%, GIUDIZIO NEGATIVO DA PARTE DEL 49%

Marzo 26th, 2021 Riccardo Fucile

SUI RISTORI GOVERNO BOCCIATO: SONO “INSUFFICIENTI” PER 57% DEGLI ITALIANI, GIUSTI SOLO PER IL 24%

Il Governo Draghi è sostenuto dalla quasi totalità  dell’arco parlamentare ed è stato accolto positivamente dalla maggioranza dei commentatori politici. Ma come lo valutano gli italiani? Secondo gli ultimi sondaggi politici elettorali, hanno fiducia dell’esecutivo solo 4 italiani su 10.
Il dato è stato rilevato dall’istituto Em-Acqua, che il 23 marzo ha condotto un sondaggio per conto della Rai nel quale ha rivolto diverse domande al campione intervistato.
Ebbene, dall’indagine è emerso, tra le altre cose, che il 40% degli italiani afferma di aver fiducia nel Governo Draghi, a fronte di un 49% di giudizi negativi e di un 11% di indecisi.
L’esecutivo è poi sonoramente bocciato sul fronte delle politiche di compensazione economica per chi ha subito danni a causa delle chiusure imposte dall’emergenza Covid-19.
Secondo il sondaggio Emg, infatti, il 57% degli intervistati ritiene “insufficiente” il Decreto Sostegni recentemente varato dal Consiglio dei ministri. Solo il 24% lo considera “sufficiente”, mentre il 24% delle persone interpellate preferisce non esprimersi.

(da agenzie)

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NUOVO DECRETO COVID: NIENTE ZONE GIALLE FINO AL 30 APRILE, RITORNO A SCUOLA FINO ALLA PRIMA MEDIA IN FASCIA ROSSA

Marzo 26th, 2021 Riccardo Fucile

RITORNARE A SCUOLA IN FASCIA ROSSA E’ UNA FOLLIA… CONFERMATE LE ALTRE RESTRIZIONI

Niente zone gialle: fino al 30 aprile saranno confermate le misure ad oggi in vigore che prevedono solo zone arancioni e rosse.
È questo l’orientamento che emerge al termine della cabina di regia Covid sul nuovo decreto. Il vertice con il premier Mario Draghi è durato poco meno di un’ora: le misure decise dovrebbero durare fino a fine mese e l’unica novità  prevista riguarda, dopo Pasqua, il ritorno in classe fino alla prima media anche in zona rossa. Per il resto è stata scelta la conferma di tutte le restrizioni.
Per tutto il mese di aprile resterà  quindi in vigore lo schema attuale, che prevede la presenza di solo zone arancioni e rossi, mentre anche una Regione che ha parametri migliori non può passare in zona gialla.
L’apertura di bar e ristoranti fino alle 18, prevista appunto nella fascia gialla, non è stata presa in considerazione neanche con un orario ridotto: i locali quindi resteranno chiusi — con solo asporto e consegna a domicilio consentiti — per almeno un altro mese. Le aree del Paese meno colpite dai contagi resteranno o passeranno in zona arancione, con tutti i divieti del caso e la riapertura solamente dei negozi.
L’unico “allentamento” riguarderà  invece le zone rosse, dove attualmente tutte le scuole e asili sono chiuse. E’ stato ‘investito’ tutto sulla scuola il margine consentito dalla curva epidemiologica per le riaperture: per il resto, prevale fino a fine aprile la linea dura, con la conferma anche del blocco degli spostamenti tra Regioni.
Dunque non riprendono l’attività  neanche cinema, teatri o palestre. Per tutte le attività  chiuse arriveranno — secondo quanto confermato nella riunione — nuovi rimborsi e sostegni, finanziati dalla richiesta di un nuovo scostamento di bilancio intorno al 10 aprile. La scadenza del decreto è stata fissata al 30 aprile anche perchè in quella data scade lo stato d’emergenza. In un secondo momento si valuterà  dunque la proroga dello stato d’emergenza e di conseguenza le nuove misure.
L’obiettivo sarebbe affrontare queste altre settimane di restrizioni per poi iniziare ad aprire gradualmente. Il governo però ha ribadito che il ritorno alle lezioni in presenza è la prima priorità , come ha sottolineato anche il presidente del Consiglio superiore di sanità , Franco Locatelli, intervistato da Il Fatto Quotidiano.
Complice l’aumento delle vaccinazioni tra il personale scolastico, dopo Pasqua gli alunni più piccoli potranno tornare subito in classe in tutta Italia: resteranno in Dad, nelle zone rosse, gli studenti delle superiori e delle classi seconda e terza delle medie.
Attualmente invece nelle zone arancioni è prevista già  la possibilità  di tenere aperte le scuole, alle superiori con il 50 per cento degli studenti in presenza. Molti governatori però hanno scelto una via di maggiore prudenza, preferendo la didattica a distanza per tutti. Inoltre, il decreto attuale prevede che nelle aree provinciali dove l’incidenza supera i 250 casi ogni 100mila abitanti è possibile far scattare la chiusura di tutti gli istituti. Non è ancora certo se questa norma verrà  confermata.
La cabina di regia convocata per stabilire l’orientamento del governo in vista del prossimo decreto è iniziata a Palazzo Chigi poco dopo le ore 12. Hanno partecipato i ministri Roberto Speranza, Daniele Franco, Giancarlo Giorgetti, Stefano Patuanelli, Dario Franceschini, Mariastella Gelmini, Elena Bonetti, Patrizio Bianchi, il sottosegretario Roberto Garofoli e i membri del Cts Silvio Brusaferro e Franco Locatelli.

(da agenzie)

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LE VIE DEL QUIRINALE SONO INFINITE: E SE TOCCASSE A GIANNI LETTA?

Marzo 25th, 2021 Riccardo Fucile

TRA LE VARIE IPOTESI SI PUO’ FARE STRADA IL “GRANDE TESSITORE”

Se la candidatura di Mario Draghi al Colle dovesse risultare più difficile del previsto dopo aver assunto la guida di un governo il cui scopo (gestione della pandemia, Recovery Plan) non si può esaurire al febbraio 2022, oltre alla pletora di candidati targati PD (Veltroni, Franceschini, Castagnetti, Gentiloni, Prodi, Sassoli ed altri ancora) restano sul campo tre ipotesi:
A) rinnovo “alla Napolitano” cioè per un anno di Mattarella — ipotesi possibile ma piuttosto difficile, Mattarella ha già  fatto sapere di non essere interessato al bis, anche se sarebbe l’unica carta che gli attuali partiti possono giocare per evitare elezioni anticipate e tenersi stretto il seggio fino al 2023.
B) Cartabia, ma i partiti se la sentono di dare il potere quirinalizio per sette anni a una professoressa che per loro è sostanzialmente una sconosciuta e molto probabilmente tale rimarrà  anche dopo questa breve parentesi governativa insieme?
C) un esponente gradito anche al centrodestra; sarebbe una vera novità , la prima volta da tempo immemorabile. Qui i candidati sono pochissimi, ci spera molto Silvio Berlusconi ma tutti sanno (anche lui in verità ) che la sua candidatura risulterebbe troppo divisiva e non avrebbe i voti necessari in questo Parlamento.
Restano Letizia Moratti (molto dipenderà  anche da come si sta comportando ora in Regione nella grande confusione della sanità  lombarda) e soprattutto Gianni Letta che alla vigilia degli 86 anni è più lucido e tonico che mai. E sta tessendo una tela che tocca anche buona parte del Pd, il gruppo di Di Maio e, ovviamente, i centristi.
Resta una certa freddezza con la Lega di Salvini e questo potrebbe costituire un vero ostacolo. Ma da qui a febbraio prossimo ci sarebbe tutto il tempo di ricostruire buoni rapporti favoriti anche dalla svolta governista ed europeista di Matteo Salvini. E chi li conosce, giura che la cosa farebbe piacere a entrambi.

(da TPI)

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CARFAGNA, LA MANO DESTRA CHE LAVORA CON LA SINISTRA

Marzo 24th, 2021 Riccardo Fucile

LA COLLABORAZIONE CON IL PENSATOIO DEM E LA STIMA RECIPROCA CON PROVENZANO

Incontra a tamburo battente i governatori delle regioni meridionali, l’Anci, e i sindacalisti del Sud per avere il polso della situazione. Promuove gli Stati Generali del Mezzogiorno con una poderosa sessione finale: i suoi predecessori (di rito postcomunista) Fabrizio Barca, Claudio De Vincenti e Peppe Provenzano, l’economista Lucrezia Reichlin, il ministro dell’Economia Daniele Franco.
Nomina nello staff Piercamillo Falasca, ex montiano che proviene da +Europa. Incassa le lodi del Pd per la continuità  di linea con l’operato di Provenzano.
Mara Carfagna, neo-ministro per il Sud e la Coesione Territoriale, si muove come ha sempre fatto: studia, e prima di agire parla poco. Ma, in questa fase, soprattutto con il centrosinistra. Lasciando di stucco più d’uno dentro Forza Italia: “La nostra idea di Sud è diversa”.
La ministra spariglia spesso. Come quando ha fondato una corrente “moderata, europeista, liberale” dentro Forza Italia, avvicinandosi all’ex fedelissimo berlusconiano diventato eretico Giovanni Toti. Come, secondo i rumors, quando è approdata al governo: estratta dal cilindro non del Cavaliere bensì di Mario Draghi. E come adesso.
Domani con Renato Brunetta — altro “governista” ante litteram nelle file forziste — presenteranno la procedura per l’assunzione nella P.A. di 2800 giovani per sfruttare meglio i fondi strutturali, sulla base della ”norma Provenzano”, così detta perchè frutto di una battaglia dell’ex ministro.
Da lei ringraziato in diverse interviste: “No a inutili orgogli di partito, non ho problemi a dire che ha fatto un gran lavoro”. E di cui, al termine di un intenso passaggio di consegne, ha mantenuto il vice-capo di gabinetto, Francesco Panetti, studi a Harvard ma anche alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.
Con il lavoro impostato da Provenzano, ci sono forti punti di contatto: l’importanza degli ecosistemi dell’innovazione, sulla base del modello napoletano di San Giovanni a Teduccio, l’impegno in Europa per la fiscalità  decennale di vantaggio, decontribuzione e south-working. Ma anche novità  di rilievo: la riforma delle Zes (Zone Economicamente Speciali) per renderle volano di sviluppo e la nuova impostazione del Recovery, che prevede un “capitolo Sud” per ogni spesa per investimento.
Forza Italia e i rovelli sul futuro
Carfagna non perde facilmente l’aplomb. Liquida i malumori per la sua nomina: “Prima parte di Fi era sensibile alle istanze sovraniste, ora grazie a Berlusconi si è ricollocata nella sua area naturale: liberale, moderata, europeista”. Cioè, quella della sua corrente. La lega avvisa che nel Recovery c’è troppa attenzione per il Sud? “La sua svolta europeista rafforza l’intero centrodestra”. E anche con FdI ci si ritroverà , ci mancherebbe.
Meglio, intanto, concentrarsi sul Sud. Basta con la cultura nord-centrica, con il divario territoriale. Il Recovery Plan sia l’occasione per colmare il gap su diritti, lavoro e sviluppo. E’ il messaggio della due-giorni di “ascolto e confronto”.
Imprese, università , fondazioni, Bankitalia, Istat, Svimez, Ragioneria dello Stato, Agenzia per la Coesione territoriale, governatori e sindaci. Ma anche un parterre di economisti e politici di sinistra, a partire da Barca.
Che è praticamente un’icona: stimato anche a destra, ma considerato il capo-scuola dell’impostazione più istituzionale — leggi statalista — delle politiche di coesione sociale. Laddove Forza Italia ha seguito la scuola più “riformista-liberale” – voucher e tirocini, investimenti sulle imprese e meno nel sistema pubblico — che si riconosce nella dottrina di Giulio Tremonti.
Una linea portata avanti nel tempo (salvi clientelismi) dai governatori sudisti del centrodestra, da Fitto in Puglia a Caldoro in Campania a Musumeci in Sicilia, e rilanciata da Antonio Tajani in ambito europeo. Una distanza ragguardevole.
Insomma: dubbi, interrogativi, malumori. Alimentati dall’ambiguità  di Berlusconi sul futuro del suo partito e dalle ambizioni di Renzi sul centro macroniano.
Chissà : tra il dire e il fare c’è di mezzo Draghi. E la legge elettorale.

(da “Huffingtonpost”)

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