Gennaio 15th, 2017 Riccardo Fucile
“SU MARRA C’E’ STATO UN GRAVE ERRORE DELLA RAGGI”
Il caso Marra “è stato un grave errore del sindaco e della giunta. Abbiamo sbagliato, lo diciamo in modo chiaro e trasparente”.
Lo dice Roberto Fico del MoVimento 5 stelle a ‘L’intervista’ di Maria Latella su Skytg24. Il presidente della commissione di vigilanza Rai critica dunque la nomina di Raffaele Marra, ora agli arresti, da parte di Virginia Raggi.
Fico fa autocritica anche sulla vicenda Alde nell’Europarlamento: “Non lo sapevo” che fosse in preparazione l’adesione” e “lo reputo un errore”, perchè “la verità è che siamo un movimento che non fa alleanze”.
Il presidente della commissione di vigilanza Rai, a proposito della vicenda dello cyberspionaggio ai danni di personalità delle istituzioni, afferma: “Io intercettato? È possibile”.
Rispondendo a una domanda sulle dimissioni del direttore per l’Offerta Informativa Rai, Carlo Verdelli, Fico dice: “Il fallimento in Rai lo attribuisco a Renzi, che ha voluto al vertice dell’azienda Campo Dall’Orto che andava alle Leopolda. Hanno fatto una legge con un modello che non esiste da nessuna parte in Ue e che assoggetta l’ad al governo. Dalla lottizzazione dei partiti si è passati alla lottizzazione del governo”. Quanto alla presenza di Maria De Filippi a Sanremo, Fico ha detto di non voler entrare nelle scelte editoriali dell’azienda.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 14th, 2017 Riccardo Fucile
E LA RETE SE LA RIDE: “TE LI PAGO IO 20 EURO A SETTIMANA DI DOPOSCUOLA DI GRAMMATICA, MA TI PREGO BASTA !”
Un triplo flop da brividi. Luigi Di Maio, già protagonista di gaffe su “Pinochet in Venezuela” e sulla striscia di Gaza, cade tre volte in poche ore sul modo congiuntivo della lingua italiana.
Accade ieri sera, a breve distanza, due volte su Twitter e una su Facebook.
Tre tentativi, volenterosi, ma a vuoto, su una consecutio inerente il cyberspionaggio ai danni dei politici che sta tenendo banco in questi giorni.
Gli scivoloni non passano le forche caudine della rete.
In particolare, è @nonleggerlo su Twitter a enfatizzare gli errori del deputato M5s e a ironizzare sulla sua incauta grammatica.
Ecco allora, uno dietro l’altro, i due tweet e il post su Facebook in cui il vicepresidente della Camera solleva un interrogativo sul “livello di sicurezza” che si garantisce a imprese e cittadini.
“Spiano”, “venissero spiate” e “spiassero” sono i verbi usati da Di Maio.
Nessuno dei tre risulta corretto se inserito nella frase postata dall’onorevole. Prevedibile e quasi scontata nella sua portata la reazione del Web. Una valanga di commenti tra l’ironico e l’irritato che invade i social network.
“Non ci siamo ancora, ritenta e sarai più fortunato”, twitta â€@MariaElenaBozz1 al terzo tentativo dell’onorevole.
“Guarda, te li pago io 20 euro a settimana di doposcuola di grammatica. Ma ti prego basta!”, rincara @AnnaLeonardi1.
(da “Quotidiano.net”)
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Gennaio 14th, 2017 Riccardo Fucile
IL SINDACO GRILLINO HA UNA MAGGIORANZA ORMAI A RISCHIO… IL 19 GENNAIO POTREBBE CADERE
A Civitavecchia Antonio Cozzolino è in bilico. 
Il sindaco eletto nel 2014 dal MoVimento 5 Stelle nella cittadina laziale ha una maggioranza a rischio e il 19 gennaio potrebbe essere il giorno giusto per la sua caduta.
Il Fatto Quotidiano racconta oggi le peripezie della maggioranza grillina in città in un articolo a firma di Luca De Carolis, che parte dall’addio di Alessandra Riccetti, presidente del Consiglio Comunale:
Quattro giorni fa la presidente del Consiglio Alessandra Riccetti ha lasciato il Movimento dopo mesi di gelo: “Non mi sento più a casa, dovevamo essere quelli dello streaming e delle istituzioni aperte come una scatoletta ditonno, manon èaccaduto nulla di tutto questo”.
E Cozzolino non ha fatto una piega: “Non sono sorpreso, ormai da tempo la sua attività era in contrasto con il M5s, tanto che lo staff nazionale aveva aperto una procedura nei suoi confronti”.
Ieri però ha ufficializzato l’addio al Consiglio anche Patrizio Carlini. E al suo posto subentrerà Luciano Girolami, iper-critico.
Mentre da mesi sono sull’Aventino le consigliere Raffaella Bagnano e Fabrizia Trapanesi. E allora Cozzolino rischia.
Perchè adesso conta su 15 voti contro i dieci delle opposizioni: ma se Girolami, Bagnano e Trapanesi mostrassero pollice verso, sarebbe fine corsa.
Le opposizioni hanno pronto da tempo un documento per la sfiducia, e puntano a far cadere Cozzolino entrofebbraio, prima del voto sul bilancio, così da ottenere il voto già in primavera.
E c’è già una data per il primo assalto, il consiglio comunale del prossimo 19 gennaio.
Dal M5s lamentano: “Stanno facendo di tutto per convincere i consiglieri”.
Ma Enrico Leopardo, segretario del Pd locale, nega: “Non stiamo facendo proprio nulla e diffido dal dirlo, casomai è qualcunodella maggioranza che ci ha cercato”.
Però riconosce: “Ovvio che vogliamo mandare a casa subito Cozzolino, e che ne parliamo con gli altri partiti, è la politica”. Ma il sindaco ha fatto così male? “Paghiamo le più alte tasse d’Italia, la città è sporca e in giro non si vede neppure una gru: e poi ci sono cose che non piacciono neanche al M5s, come il nuovo forno crematorio”.
Cozzolino cadrà ? “Spero di sì, ma temo di no: possono salvarsi con un colpo di coda”.
Lui, il sindaco, mostra calma: “Il 19 non succederà nulla”. Poi entra nel merito: “Se stanno pressando i nostri? Questa è una città su cui pesano tantissimi interessi, e di certo proveranno a mandarmi a casa”
Ma sull’Enel avete fatto una giravolta: “Stiamo solo ottenendo le opere per la città , a cominciare da due parchi: gli altri concedevano cose all’Enel, noi facciamo applicare i contratti”.
Però siete divisi: la solita incapacità politica del M5s…
“Storie, un veterano come Tidei è durato due anni. E comunque la mia porta è sempre aperta: parlerò con Girolami e con Trapanesi. Incontrerei anche Bagnano, ma non la vedo da mesi in Consiglio.”.
E dal M5s Nazionale? “Ci siamo sentiti: spero in una loro maggiore presenza…”.
Il consigliere Girolami può fare la differenza. Al Fatto giura: “Io voglio rimanere nel M5s, ma debbono cambiare delle cose, va ristabilito il contatto con i cittadini. Lo dirò al sindaco.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 13th, 2017 Riccardo Fucile
IL FREGOLISMO PUO’ FUNZIONARE CON IL GUARDAROBA DI SCENA, MA VANIFICA LA POSSIBILITA’ DI TRASFORMARE L’INDIGNAZIONE IN FORZA DI GOVERNO
Vorrei sommessamente osservare come non stia in piedi la classificazione a “figuraccia” del recente
pendolarismo grillesco, con andate e ritorno tra Farage e Verhofstadt, Alde e Ukip, perchè qui non sono in discussione leggerezze e pressapochismi.
La vicenda della conversione liberista di Grillo a Malindi e la successiva apostasia a Strasburgo è una spia definitiva del modo di ragionare proprio di chi regge le sorti del Movimento 5 Stelle; e della sottomissione dei seguaci.
Insomma, scandalosi non sono i tira-e-molla o gli appuntamenti mancati, quanto l’assoluta indifferenza a elementari principi di coerenza, per cui accasarsi significa scegliere un campo.
Ed è a dir poco spudorato pensare di riposizionarsi nell’area del mercatismo thatcheriano più intransigente e dell’europeismo acritico dopo aver proclamato per anni la propria totale avversione per quelle ideologie; e poi — in un batter d’occhi — passare a schierarsi con Giulietto Chiesa nel fronte di un anti-atlantismo che nemmeno Armando Cossutta…
Fregolismo che può funzionare con il guardaroba da scena, ma che in politica suona a spudorata irrisione dell’intelligenza dei destinatari di tale messaggio.
Un fatto configurabile come truffaldino, non uno scivolone comico (magari pure spassoso).
E francamente non convince almanaccare di altrettante “bidonismi” imputabili agli avversari — da parte dei minimizzatori, impegnati a turare le falle di coerenza applicando pezze a freddo ai fatti — visto che si aveva la pretesa di bonificare il campo politico proprio dalle malefatte di siffatti avversari.
E ridursi a misurare il tasso reciproco di rogna non è certamente in linea con le promesse di partenza.
Soprattutto considerando la vorticosità con cui si è svolta la vicenda: nello spazio di pochi giorni passare dal tentativo di farsi cooptare dalle tecnostrutture e dagli establishment di Bruxelles e subito dopo andare a bussare alle porte del Cremlino putiniano.
Si direbbe, con Grillo di volta in volta influenzato dall’ultimo interlocutore sentito in ordine di tempo: Flavio Briatore ai bordi della piscina keniota, poi l’antico concittadino Giulietto Chiesa. Magari ricercato — con la mediazione di un redivivo Paolo Becchi — come canale per i petrol-rubli post-sovietici?
Mosse rivelatrici di attitudini affaristiche, che il manager Casaleggio junior ostenta palesemente nel gestire i business di famiglia (di cui il Movimento 5 Stelle è asset primario), ma che vanno registrate anche come spia di un congenito cinismo opportunistico riscontrabile già nel giovane Grillo, quando frequentava gli amici genovesi di piazza Martinez, nel quartiere semi-popolare di San Fruttuoso, e si appropriava delle battute di Orlando Portento; cabarettista anch’esso ma meno carrierista del vicino di casa (il tormentone grillesco “hai mangiato pane e volpe” in effetti è suo).
Quando rombava con la Ferrari appena acquistata nel paesino di Savignone, volendo far schiattare gli altri villeggianti (tra cui Fabrizio de Andrè), che avevano sempre snobbato quei tamarri dei due fratelli Grillo. Pure un po’ destrorsi.
Una sorta di menefreghismo reso possibile dall’acquiescenza di chi gli sta attorno.
Per cui Luigi Di Maio, interrotta (pro tempore?) la frequentazione dei professorini renziano-blairisti della Luiss, inarca il petto e tuona di “uscite dall’Europa” (ma non era lui uno degli sherpa con David Borrelli della conversione NeoLib?).
Alessandro Di Battista si esibisce dalla Gruber in acrobazie pompieristiche dicendo che è più importante parlare di sanità .
Indubbiamente, basta che non sia un modo per eludere argomenti spinosi. Come quello di una perdita di credibilità politica, che vanifica il tentativo di trasformare l’indignazione in forza costituente.
Pierfranco Pellizzetti
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 13th, 2017 Riccardo Fucile
SI RITIRA ANCHE L’ATTIVISTA D’AGOSTINO … SOLO NOVE LE DONNE IN CORSA (DEVONO ESSERE UN TERZO) … APPENA DUE I CANDIDATI SINDACO (TRE HANNO RINUNCIATO)
Ancora un ritiro, ancora un’ennesima defezione dalla lista 5 Stelle per le amministrative di Palermo.
E adesso le comunarie, la votazione online dello scorso dicembre per formare la lista, rischia di trasformarsi in un flop completo.
Perchè adesso le donne in lista sono solo 9 e visto l’obbligo di avere un terzo di “quote rosa”, in lista si potranno inserire non più di 27 candidati su 40.
Oggi con un post su Facebook ha annunciato il suo ritiro Giovanna D’Agostino, giovane attivista: “Ho deciso di ritirare la mia candidatura perchè al momento non esistono le condizioni per portare avanti un progetto comune legato al movimento” scrive D’Agostino.
Nei giorni scorsi aveva lasciato Ivana Cimo’ dicendo che “il Movimento non è pronto”, e prima ancora si erano ritirate Tiziana Di Pasquale e Daniela Tomasino. Tutte in polemica per come sono state gestite le comunarie che hanno registrato defezioni pure per i candidati sindaco: in corsa sono rimasti soli l’avvocato e fondatore di Addiopizzo Ugo Forello e il poliziotto Igor Gelarda, dopo i ritiri di Giancarlo Caparrotta e Giulia Argiroffi, che però rimangono in lista come consiglieri.
Ritiri, rinunce, passi indietro, alcuni dettati da motivi personali, altri frutto dei veleni e delle spaccature interne al Movimento tra l’area dei deputati regionali e quella dei nazionali, da Riccardo Nuti a Claudia Mannino e Giulia Di Vita.
Dietro le quinte si sussurra, di un tentativo dei “nazionali” e di pezzi della base di sabotare la lista per bloccare la scalata del Movimento da parte dei “regionali” e di Forello.
Certo è che adesso con i ritiri delle donne la lista rischia di saltare perchè non ci sono più donne da ripescare nelle comunarie per inserirle in lista.
Sarà adesso compito di Beppe Grillo e del vertice del Movimento affrontare l’ennesima grana palermitana, dopo il caso firme false.
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 13th, 2017 Riccardo Fucile
BECCHI: “LO VIETA LO STATUTO DEGLI EURO-DEPUTATI, NON HA ALCUN VALORE GIURIDICO”
Il professor Paolo Becchi su Libero di oggi spiega perchè il MoVimento 5 Stelle non può esigere la multa di
250mila euro che Grillo ha preteso da Marco Affronte che è transitato nel gruppo dei Verdi (ma, stranamente, non da Marco Zanni che è passato alla Lega).
Il professore parte dai ricorsi degli attivisti:
Tra Statuti, non statuti, regolamenti e non regolamenti vecchi e nuovi il M5S è destinato nei prossimi anni più a fare giurisprudenza che politica. Ricorsi di attivisti sono già stati ammessi da tribunali italiani e altri ne seguiranno.L’avvocato Lorenzo Borrè ex grillino sta ottenendo un successo dopo l’altro. Alla fine tra parcelle di avvocati e richieste di risarcimento di danni sarà Grillo a dover sborsare quattrini e non i parlamentari e sindaci non ligi ai regolamenti.
È brutto vedere quello che era il Movimento dei cittadini, in cui molti italiani hanno creduto, e tra questi anche il sottoscritto, essere portato in tribunale da attivisti espulsi, che avevano riposto tutte le loro speranze nel Movimento.
Un Movimento ora tanto snaturato da essere eterodiretto da un «sistema operativo» di cui conosciamo solo il nome, «Rousseau» (pace all’anima sua), da cui è partita la fallimentare operazione Alde.
Questo sistema è privo di qualsiasi legittimazione democratica ed è diretto da una persona il cui unico titolo è quello di essere figlio di Gianroberto Casaleggio. Di questo sistema non fa neppure parte Grillo. Di questo sistema possiede le chiavi solo Davide Casaleggio che ha deciso in gran segreto l’operazione Alde con il parlamentare europeo Borrelli, mettendo poi la rete di fronte al fatto compiuto.
E questo è il punto di Becchi sulle penali:
La pretesa del Movimento 5 Stelle di sanzionare l’uscita di Marco Zanni e Marco Affronte con la multa di 250.000,00 euro prevista, dal Codice di comportamento degli Europarlamentari pentastellati è destinata ad infrangersi contro le solide mura del diritto.
È infatti quasi banale osservare che la libertà e l’autonomia del mandato di Zanni e Affronte godono di una copertura costituzionale che rende comunque carta da macero la dichiarazione d’impegno dei sottoscrittori: come chiaramente specificato nella premessa della Decisione del Parlamento europeo che ha promulgato lo Statuto degli eurodeputati.
Poichè nessun giornale si è preso la briga di indicarlo lo facciano noi qui: «La libertà e l’indipendenza dei deputati, sancite all’articolo 2 [dello Statuto], impongono una regolamentazione e non figurano in alcun testo di diritto primario. Eventuali dichiarazioni con cui i deputati assumono l’impegno di cessare il mandato a un determinato momento oppure dichiarazioni in bianco per le dimissioni dal mandato, che un partito possa utilizzare a sua discrezione, sono incompatibili con la libertà e l’indipendenza dei deputati e pertanto non possono avere alcun valore giuridico vincolante».
Il proclama di Grillo, pubblicato su quello che un tempo era uno degli organi di controinformazione più importanti del pianeta e che ora è diventato il bollettino parrocchiale di un partito eterediretto, è solo aria fritta.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 13th, 2017 Riccardo Fucile
IL CONTRIBUTO ALLA PIATTAFORMA SAREBBE LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE IL VASO E SCATTARE LA RIBELLIONE
Un contributo per l’Associazione Rousseau, la piattaforma dove sono discusse e votate le proposte di legge. Da chiedere a ciascuno degli eletti del MoVimento 5 Stelle nelle istituzioni, pari al 10% dello stipendio annuo.
Che servirà a rendere solida la struttura ed evitare la richiesta di continue donazioni ai militanti.
Secondo Emanuele Buzzi, che ne parla sul Corriere della Sera, questa è l’ipotesi che inizia a circolare tra i grillini e che avrebbe spinto ieri a registrare i malumori sempre più forti contro il figlio del fondatore del M5S.
La cifra si dovrebbe aggirare intorno ai 1500-2000 euro. E proprio questa circostanza avrebbe scatenato ieri la senatrice Elisa “Jack” Bulgarelli che ha definito Rousseau «la segreteria” del partito 5 stelle, ovvero il centro dei cerchi e cerchietti magici del Movimento»:
Fonti attendibili vicine all’Associazione Rousseau sostengono che però alla fine prevarrà il modello adottato già quest’anno: a maggio 2017 verranno rendicontate le spese sostenute in dodici mesi e si lancerà una nuova campagna per raccogliere denaro.
Il tetto di spesa per l’Associazione Rousseau – i tre soci Davide Casaleggio, David Borrelli e Massimo Bugani agiscono a titolo gratuito – è di circa 250 mila euro annui e nel 2016 ne sono stati raccolti 375 mila. Il dado, però, è stato tratto.
«Vediamo, c’è ancora tempo per capire come muoverci – dice un parlamentare –: sono questioni delicate e in questo momento le priorità da discutere sono altre». Altrettanto indiscutibile, però, è il fatto che negli ultimi mesi le donazioni all’associazione siano andate un po’ a rilento: se nei primi due mesi i Cinque Stelle avevano raccolto 278 mila euro – il dato è del 20 giugno – nei successivi sei/sette il volume si è dimezzato: ieri il totale generale segnava quota 401 mila euro. Si tratta, in sostanza di 123 mila euro in più di metà anno: una cifra non sufficiente a raggiungere il tetto indicato. Un punto che suscita interrogativi anche nel Movimento.
Intanto però dalle parti della Casaleggio s’avanza anche un’altra proposta: ovvero quella di cominciare a sanzionare i comportamenti “ribelli” come quello della senatrice.
Spiega Annalisa Cuzzocrea su Repubblica che “il reato previsto dal nuovo regolamento sarebbe “lesione all’immagine del Movimento”.
Il grado più leggero tra le pene, il richiamo. Seguono sospensione ed espulsione. (I ricorsi in tribunale però frenano gli entusiasmi. Già oggi a Roma potrebbe arrivare la sentenza sulla validità del regolamento, con tanto di penale, firmato dai consiglieri e da Virginia Raggi nella capitale)”
Il blog, però, potrebbe decidere di agire con maggior forza per stroncare le lamentele e – non essendoci elezioni in vista con eventuali ricadute nel calo di consensi – strategicamente il momento è propizio.
Bulgarelli è la punta dell’iceberg di un sommovimento carsico che ormai a stento nasconde irritazione per la deriva presa dal Movimento.
A Bruxelles gli europarlamentari si leccano la ferita dello strappo e smentiscono le voci di nuove defezioni dopo quelle di Marco Affronte, passato con i Verdi, e di Marco Zanni passato all’ Enf, la formazione ‘eurofobica’ che vede al proprio interno la Lega Nord di Matteo Salvini.
Ma lo stesso Affronte parla ora del Movimento come un soggetto gestito da “incapaci”, tanto da avere paura all’idea che i suoi figli possano vivere in un paese governato dal M5S.
(da “NextQuotidiano“)
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Gennaio 13th, 2017 Riccardo Fucile
L’IMPIEGATO DI AEQUA ROMA, CANDIDATO M5S AL COMUNE, HA VISTO IL SUO STIPENDIO RADDOPPIARSI DA UN GIORNO ALL’ALTRO
Ieri un tripudio di analfabetismo funzionale si è scatenato nei commenti all’articolo “Le nuove nomine di Santa Virginia Martire”, dove si raccontava delle sedici nuove assunzioni formalizzate dall’esecutivo nei soli mesi di novembre e dicembre 2016 per un costo di 724.150,95 euro.
Tra queste c’è quella dell’architetto Andrea Tardito, già candidato al Comune e che affiancherà l’assessore Andrea Mazzillo con un contratto da 88mila euro l’anno nella «gestione e valorizzazione del patrimonio immobiliare».
Si segnalava anche l’immagine postata sulla sua bacheca Facebook, una foto della sindaca accompagnata dalla scritta “Santa Virginia, martire con l’aureola a 5 stelle”. Oggi Repubblica Roma e il Tempo aggiungono alla vicenda nuovi particolari che vale la pena di segnalare ai più “ingenui” (eufemismo).
Scrive Lorenzo D’Albergo:
Andrea Tardito, architetto ultragrillino appena inserito nel suo staff dall’assessore al Bilancio Andrea Mazzillo con un ingaggio da 88mila euro all’anno, è un dipendente di una delle società in house del Campidoglio.
Per una vita intera il 64enne ha lavorato negli uffici di Aequa Roma e ora si ritrova a collaborare con la giunta 5Stelle con un maxi-stipendio.
Proprio come accaduto a Salvatore Romeo, anche l’impiegato di Aequa Roma (già nelle liste del M5S per le “Comunarie”) ha visto il suo stipendio gonfiarsi da un giorno all’altro. Fino a raddoppiarsi.
Merito delle esperienze che, come si legge nella delibera di nomina approvata dall’esecutivo Raggi, Tardito ha «maturato in qualità di funzionario e responsabile di unità organizzative in società del gruppo Iri e partecipate del Comune».
Il Tempo invece racconta che nel provvedimento di assunzione, che risale al 29 dicembre è stata inserita una dicitura: «La decorrenza del suddetto rapporto di lavoro è fissata alla data di sottoscrizione del relativo contratto individuale di lavoro, subordinatamente alla rimozione da parte dell’interessato delle cause di incompatibilità attualmente in essere, giuste risultanze curriculari, fino al termine del mandato conferito dall’assessore Andrea Mazzillo».
Dallo staff dell’assessore, informa il Tempo, spiegano che la decisione ha ricevuto l’ok degli uffici, quindi gli eventuali motivi di incompatibilità dovrebbero essere stati rimossi.
La stessa cosa si diceva riguardo la nomina di Salvatore Romeo e sappiamo tutti com’è andata a finire.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 13th, 2017 Riccardo Fucile
NELLA CITTA’ DELLE FIRME FALSE FIOCCANO I RITIRI ALLA VIGILIA DEL VOTO… E LA GUERRA TRA FAZIONI DIVENTA SEMPRE PIU’ ASPRA
Sono rimasti in due. Dei cinque candidati del MoVimento 5 Stelle alle comunarie di Palermo soltanto Ugo
Forello e Igor Gelarda sono ancora in corsa.
Tanto che c’è chi comincia a sospettare un piano per boicottare la partecipazione del M5S alle comunali della prossima primavera.
La prima a ritirarsi è stata Tiziana Di Pasquale. L’ingegnera, che veniva dipinta come vicina agli indagati per la storia delle firme false di Palermo, ha lasciato il giorno prima della “graticola”, il confronto pubblico tra i candidati celebrato lunedì scorso in un cinema davanti a una platea di circa 200 persone.
Costretta a smentire più volte chi la considerava vicina al gruppo dei ‘monaci’ che ha disertato in massa le ‘graticole’, la Di Pasquale in un post su Rosalio.it ha criticato il clima all’interno del M5s, rinunciando pure alla candidatura come consigliere.
Una durissima requisitoria con un obiettivo ben preciso, ovvero gli “imbucati” che vogliono rappresentare i 5 Stelle senza aver fatto prima militanza.
Come può chi non c’è mai stato, capire e farsi portavoce di questi ideali?Come può definirsi attivista, chi definisce i banchetti sotto la pioggia «una raccolta punti»? Come può definirsi portavoce di questi principi chi in questi giorni non ha fatto altro che scrivere, o far scrivere, sui social e a mezzo stampa frasi denigratorie nei confronti di quella che dovrebbe essere la propria squadra?
Come può ritenersi parte di questo progetto chi è stato già espulso dal meet up di Palermo, che è stato ritenuto incandidabile per le elezioni politiche del 2013, e che oggi si erge a garante di democrazia del 5 stelle presentandosi in lista?
L’obiettivo delle accuse è lampante, ovvero proprio i due candidati rimasti, che erano stati in molte occasioni additati come imbucati all’interno del gruppo di Palermo. Purtroppo la Di Pasquale, come è costume tra i 5 Stelle siciliani, ha evitato accuratamente di fare nomi e di dire chiaramente a chi fossero rivolte le sue critiche anche se nel lunghissimo post in cui ha annunciato il ritiro ha citato Giancarlo Cancelleri e Claudia La Rocca, indicati a più riprese dai deputati indagati come esponenti di un complotto contro di loro.
Dopo di lei ha mollato anche Giulia Argiroffi: la sua intenzione l’aveva comunicata per mail allo staff di Grillo prima delle ‘graticole’, ma aveva accettato l’invito a fare comunque il confronto; Argiroffi rimane però nella lista degli aspiranti consiglieri. Stasera ha annunciato il ritiro via Facebook anche Giancarlo Caparrotta: “Affido a FB alcune parole sincere per raggiungere tutti quelli che non ho potuto incontrare di persona, come avrei voluto; tutti quelli che, con impegno sincero, stanno contribuendo ad un entusiasmante percorso per la città di Palermo -scrive — Entusiasmo, è la parola che meglio esprime il mio sentire in queste ore, soprattuto dopo il confronto delle “graticole” e le numerose manifestazioni di stima che noi tutti, prima e dopo il palco, abbiamo ricevuto”. “Ma ho maturato la consapevolezza che il senso di questo processo risiede nel lavoro di una squadra in cui ciascun giocatore può e deve esprimere le proprie capacità al meglio. mettendosi umilmente al servizio della nostra Città , in base alle proprie più autentiche attitudini — prosegue — E per questo sarà un piacere ed un onore per me continuare con Voi questo percorso, rimanendo nel novero dei candidati al Consiglio Comunale o in ruoli che il nostro Sindaco eletto vorrà attribuirmi. Buon lavoro a tutti!”.
In corsa restano quindi soltanto Forello e Gelarda. Ma i problemi sono anche altri. Perchè i ritiri non hanno coinvolto soltanto i candidati a sindaco, ma anche i papabili per il consiglio comunale.
Ieri la candidata Ivana Cimò ha annunciato il suo ritiro, oggi ha mollato Albero Munda.
Ma la legge elettorale impone la doppia preferenza di genere, per cui l’esiguo numero di donne in corsa fa abbassare la soglia dei candidabili.
Così la lista scende a quota 30, rispetto ai 40 nomi che ogni partito può indicare.
Per questo, ha scritto l’ANSA, tra i 5 Stelle c’è chi lavora a una richiesta di deroga a Grillo per rimpiazzare in lista chi ha scelto di tirarsi fuori.
Ma il tutto sembra ormai frutto di una strategia ben precisa che parte dalla spaccatura tra i grillini palermitani.
Nel meet-up storico, Il Grillo di Palermo, rimangono saldi i monaci mentre alcuni attivisti hanno optato per Palermo in Movimento, il nuovo meet-up costituito da Adriano Varrica, grillino della prima ora, molto vicino ai deputati regionali, in particolare a Claudia La Rocca che, assieme al collega Giorgio Ciaccio, ha scelto di collaborare con i pm, a differenza dei deputati nazionali indagati — Riccardo Nuti, Giulia Di Vita e Claudia Mannino — che non hanno risposto ai pm e che sono stati sospesi dai probiviri del M5S.
Proprio per questo le modalità dei ritiri sono curiose.
La Di Pasquale si è ritirata alla vigilia della graticola dove le avrebbero sicuramente chiesto cosa pensava delle firme false, come è successo agli altri candidati.
E d’altro canto nella lunghissima lettera in cui ha “spiegato” le ragioni del suo ritiro e accusato in anonimo non ha mai toccato l’argomento.
D’altro canto negli account ufficiali del Grillo di Palermo su Twitter e su Facebook non si è mai annunciato, rilanciato, parlato nè della graticola nè delle comunarie.
Ed esponenti del “Grillo di Palermo” come Pietro Salvino, marito della deputata Mannino, parlano apertamente di “farsa” e di “accordi” per favorire proprio quell’Ugo Forello indicato come protagonista del complotto contro gli indagati per le firme false.
Insomma, la speranza di alcuni è che Beppe stoppi tutto, ovvero che Grillo decida alla fine di ritirare la lista non consentendo l’uso del simbolo del MoVimento 5 Stelle. Dall’altra parte Cancelleri e gli altri lavorano invece per la presentazione della lista.
In mezzo c’è il deserto della trasparenza.
(da “NextQuotidiano“)
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