Luglio 2nd, 2026 Riccardo Fucile
MILIONI DI AMERICANI, ATTRAVERSO LA “NAVE PIU’ BELLA DEL MONDO”, CONOSCERANNO GENOVA: PREVISTA LA PRESENTAZIONE DELLA CITTA’ AI MEDIA USA CON EVENTI DEDICATI ALLA PROMOZIONE DEL MADE IN ITALY E INCONTRI ISTITUZIONALI
L’Amerigo Vespucci arriverà nelle acque della Grande Mela per partecipare, il 4 luglio, alla grande parata navale organizzata dagli Stati Uniti in occasione dei 250 anni dell’Indipendenza. Oltre cinquanta grandi velieri e unità militari provenienti da tutto il mondo sfileranno lungo l’Hudson, trasformando il fiume in uno dei palcoscenici più spettacolari delle celebrazioni americane.
Per la nave scuola della Marina Militare è una delle tappe simbolo del Tour Mondiale 2026, partito lo scorso maggio da Genova con l’obiettivo di raccontare all’estero l’Italia, le sue eccellenze e la sua tradizione marittima.
La Vespucci entrerà nelle acque di New York nella serata del 2 luglio e resterà inizialmente alla fonda davanti al New Jersey. Due giorni dopo prenderà parte alla Sail4th250 – International Naval Review, la parata che attraverserà l’Hudson dal
Ponte di Verrazzano fino al George Washington Bridge, passando davanti alla Statua della Libertà.
È il percorso scelto dagli Stati Uniti per celebrare il quarto di millennio della propria indipendenza e, come da tradizione, migliaia di persone seguiranno il passaggio delle navi lungo le rive del fiume.
Per la Vespucci sarà inoltre la nona visita a New York. La prima risale al 1933, quando raggiunse la città al termine della sua prima traversata atlantica. Le più recenti sono state nel 2000 e nel 2017, a conferma di un legame che attraversa quasi un secolo di storia.
Terminata la parata, il veliero attraccherà al Pier 86, accanto all’Intrepid Sea, Air & Space Museum, dove resterà fino all’8 luglio ospitando incontri istituzionali ed eventi dedicati alla promozione del Made in Italy.
Arriverà eccezionalmente dalla Nuova Zelanda anche il trofeo dell’America’s Cup, protagonista dell’evento “Vespucci & America’s Cup: le due icone del mare si incontrano a New York”. Per qualche ora la nave più celebre della Marina Militare italiana e il trofeo velico più antico del mondo si troveranno uno accanto all’altro.
Il programma comprende inoltre la conferenza della Fondazione Francesca Rava con il rappresentante permanente dell’Italia alle Nazioni Unite, la presentazione della città di Genova e il Vertice dei Capi di Polizia delle Nazioni Unite.
Tra gli ospiti attesi figurano il sottosegretario alla Difesa Matteo Perego di Cremnago, il ministro per lo Sport Andrea Abodi, il capo di Stato maggiore della Marina Giuseppe Berutti Bergotto, il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri Salvatore Luongo, l’ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti Marco Peronaci, il console generale Giuseppe Pastorelli e il sindaco di Genova Silvia Salis.
La nave più bella del mondo
Il soprannome accompagna l’Amerigo Vespucci dal 1962, quando la portaerei americana USS Independence, dopo aver chiesto via radio l’identità dell’imbarcazione italiana, la salutò con la frase destinata a entrare nella storia: «Siete la nave più bella del mondo».
Sessant’anni dopo, nel 2022, un messaggio simile arrivò anche dalla portaerei statunitense USS George H.W. Bush, confermando il prestigio internazionale conquistato dal veliero italiano.
(da agenzie)
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Luglio 2nd, 2026 Riccardo Fucile
ASPETTARE I TEMPI BIBLICI DELLA CONSULTA E VOTARE A OTTOBRE. ALTRIMENTI, TENERSI L’ATTUALE SISTEMA ELETTORALE VUOL DIRE PER GIORGIA E CAMERATI RITORNARE A LEGGERE TOLKIEN A COLLE OPPIO
Giorgia Meloni ha avuto troppa fretta. Ed è finita in un pantano. Lo Stabilicum, la legge
elettorale messa insieme in quattro e quattr’otto da Fdi, e altrettanto frettolosamente modificata nel Melonellum, rischia di finire il suo cammino prima di ottenere l’ok definito del Parlamento.
Non bastava lo scontro sulle preferenze, che vede contrapposti da una parte i Fratellini d’Italia e dall’altra Forza Italia e Lega. Non bastava neanche la “mina” Vannacci, che con il suo Futuro Nazionale continua a scippare consensi al centrodestra, ha fatto saltare i piani della Statista della Sgarbatella e ha reso un miraggio il raggiungimento del premio di maggioranza previsto dalla riforma.
Il nuovo ostacolo è rappresentato dai comitati costituiti da Roberto Zaccaria, una rete di associazioni pronte a fare ricorso alla Consulta contro la riforma subito dopo l’approvazione: “La legge inserisce un mostruoso premio che pone un problema di equilibri democratici, chi vince prende tutto”.
’eventuale ricorso alla Corte Costituzionale, infatti, innescherebbe un problema di tempi per Meloni, che vede erodersi il gradimento del governo e smania per andare alle urne in anticipo, ad aprile 2027.
I giudici della Consulta, se interpellati, dovranno discutere della questione per almeno due mesi e daranno una risposta solo con il nuovo anno. Ii tempi tecnici per andare alle urne in primavera sarebbero stretti. Tradotto: tanti saluti al voto anticipato.
A questo punto l’unica strada che ha “Gigiorgia” per provare ad accorciare i tempi per le elezioni è accantonare il Melonellum e tenersi l’attuale legge elettorale. Un’opzione che, in verità, a questo punto non dispiacerebbe a molti nel partito delle sorelle Meloni.
In uno scenario così caotico, con la variabile vannacciana con cui è complicato fare i conti, il Rosatellum permetterebbe a Fratelli d’Italia di non dover indicare prima del voto i partiti che fanno parte della coalizione e di rimandare il problema a dopo le urne, per poi eventualmente trattare con il Generale.
Quello che è certo è che, da grande para-guru, per salvare la faccia, Giorgia Meloni darà l’ordine ai suoi di presentare l’emendamento sulle preferenze, che inevitabilmente sarà bocciato dall’aula anche con i voti di Forza Italia e Lega.
Così la premier potrà dire di essere stata coerente e di aver portato avanti una battaglia per permettere agli italiani di scegliere gli eletti.
Peccato che, al momento, il testo della riforma elettorale, che porta la firma di Fratelli d’Italia, preveda ancora i listini bloccati. La coerenza meloniana è a corrente alternata…
(da Dagoreport)
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Luglio 2nd, 2026 Riccardo Fucile
IL FONDATORE DEL “POPOLO DELLA FAMIGLIA”, CATTOLICONE-POKERISTA, BRANDISCE UN CROCIFISSO MENTRE, ACCANTO A LUI C’E’ LA PROSTITUTA CHE MOSTRA LA SCOLLATURA… I SOSTENITORI DEL “POPOLO DELLA FAMIGLIA” SOGNANO UN’ALLEANZA DI DESTRA DA MELONI AL GENERALE: “SIAMO UNA CIVILTÀ FONDATA SULLA CROCE DI CRISTO”
Appuntamento “rovente”, per i contenuti della manifestazione ma anche per le temperature proibitive, quello di lunedì 29 giugno a Roma, in un pomeriggio in cui la colonnina segnava 36 gradi.
Un modo per celebrare tra folla, discorsi pro-cattolicesimo e benedizioni di crocifissi (o almeno questo era scritto nel programma), il ritorno della religione “romana” e italiana per antonomasia in piazze da troppo tempo colonizzate dal nemico: la religione islamica.
A parlare pubblicamente, di fronte a una sessantina di persone, due strenui sostenitori del movimento di “riconquista”: Mario Adinolfi, ex deputato e leader del Popolo della Famiglia e l’influencer romano Simone Carabella, diventato famoso soprattutto dopo che meno di un mese fa si è presentato ad una festa musulmana mangiando panino con la porchetta e ricevendo la solidarietà proprio di Adinolfi.
Il titolo stesso della manifestazione era molto eloquente: O capiamo, o moriamo. Difendiamo la fede, la famiglia, l’Italia e il futuro dei nostri figli. Un ultimatum, quindi, che impone un risveglio di coscienza contro una minaccia incombente: l’islam. «Noi siamo questo» rivendica Adinolfi a gran voce, «una civiltà fondata sulla croce di Cristo».
Lo fa di fronte a una platea molto variopinta ma non ampia, che conta bandiere italiane, ma anche quelle del Regno d’Italia con lo stemma della Casa Savoia e quelle iraniane dello Scià perché, come urla una donna iraniana, «Mario è nostro amico». Esorta poi tutti a recitare un’Ave Maria insieme (l’attesissimo Padre Giacobbe Elia alla fine ha disertato l’incontro e non ha potuto impartire la benedizione promessa, ndr) e poi arriva al dunque.
Denuncia un islam che in Italia sta portando violenza, soprattutto sulle donne, come nel caso della bambina originaria del Bangladesh uccisa a colpi di mannaia a Roma insieme al padre e alla madre da un loro connazionale che, continua, «adesso si nasconde in questa città, protetto dalla comunità del Bangladesh che non lo fa trovare».
(da Open)
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Luglio 2nd, 2026 Riccardo Fucile
IL PAESE DA DOVE ARRIVANO PIÙ BONIFICI È LA FRANCIA, CON PIÙ DI 20 MILIONI DI EURO DI RICAVI E PROVENTI, SEGUITO DAGLI STATI UNITI, DOVE NEGLI ULTIMI ANNI È MONTATA L’ALA PIÙ CONSERVATRICE TRA LE GERARCHIE CATTOLICHE… E IN ITALIA? IL CENTRO PIÙ IMPORTANTE È ALBANO LAZIALE: LA FONDAZIONE PUÒ RICEVERE IL 5 PER MILLE, MA NEL 2024 HA RACCOLTO POCO MENO DI 40MILA EURO – LE EREDITÀ, GLI IMMOBILI E LA RETE DI SCUOLE CHE FORMANO NUOVI ADEPTI
Dietro queste posizioni, vi sono anche interessi economici tutt’altro che marginali. La Fraternità
sa bene di poter contare su ambienti dell’estrema destra che la sostengono economicamente e un ritorno a Roma non sarebbe privo di conseguenze: comporterebbe l’accettazione di aspetti del Concilio che proprio quei finanziatori non intendono affatto riconoscere. Per questa gente la fede è un partito politico, null’altro
Dietro quella che Leone XIV definisce, giustamente, una tunica colpevolmente lacerata, non ci sono soltanto rivendicazioni liturgiche. Ci sono denaro, consenso e attenzione mediatica. E anche questo aiuta a comprendere perché, da decenni, ogni richiamo all’unità resti puntualmente senza risposta.
La consacrazione di quattro nuovi vescovi senza il mandato del papa ha riportato i lefebvriani al centro dello scontro con il Vaticano. Ma che cosa c’è dietro la Fraternità Sacerdotale San Pio X?
Chi la finanzia, quanti soldi gestisce e quanto è estesa la sua presenza nel mondo e in Italia? La Fraternità è organizzata in distretti territoriali e opera attraverso associazioni, fondazioni, scuole ed enti giuridici diversi da Paese a Paese. E in Italia riceve anche il 5 per mille
La Fraternità San Pio X fu fondata nel 1970 dall’arcivescovo francese Marcel Lefebvre, contrario a diverse riforme introdotte dopo il Concilio Vaticano II. Il centro di governo si trova a Menzingen, in Svizzera, dove risiedono il superiore generale, i suoi assistenti e l’economo generale. L’organizzazione è articolata in 14
distretti e circa 150 priorati, ai quali si aggiungono alcune “case autonome” nei territori in cui la presenza è ancora in fase di sviluppo.
Secondo i dati pubblicati dalla stessa Fraternità, nel novembre 2025 contava 733 sacerdoti, 264 seminaristi, 145 fratelli, 88 oblate e 250 suore, per un totale di 1.482 membri di 50 nazionalità. Un aggiornamento diffuso nel giugno 2026 indicava già 738 sacerdoti e 268 seminaristi. La presenza, stabile oppure assicurata attraverso missioni periodiche, si estende a circa 60 Paesi.
La rete più sviluppata è in Francia, dove risultano 46 priorati, 186 cappelle e 63 scuole. Seguono gli Stati Uniti, con 22 priorati, 131 cappelle e 32 scuole. In Germania sono presenti 11 priorati e 51 cappelle; in Svizzera, dove si trovano la sede generale e il seminario di Écône, ci sono nove priorati e 28 cappelle. Sommando soltanto le strutture dei 14 distretti elencati sul sito ufficiale si arriva a 147 priorati, 764 cappelle e 138 scuole.
Il sistema economico si fonda soprattutto sulle comunità locali e sui benefattori.
Il distretto italiano afferma esplicitamente che la Fraternità “vive esclusivamente grazie alle offerte dei suoi benefattori”. Le modalità di sostegno indicate comprendono bonifici, bollettini postali, PayPal, donazioni fiscalmente agevolate, 5 per mille e lasciti testamentari.
I bilanci francesi permettono di capire meglio il peso delle diverse fonti. Nel 2023 l’associazione cultuale Fraternité Sacerdotale Saint-Pie X ha incassato: 2,22 milioni di euro dalle questue; 2,13 milioni di euro da donazioni; 1,97 milioni dal cosiddetto denaro per il culto; 422mila euro destinati ad acquisizioni e lavori; 9,28 milioni da lasciti, donazioni patrimoniali e assicurazioni sulla vita.
Le sole offerte manuali hanno quindi generato 6,76 milioni di euro, mentre le eredità e le polizze vita hanno rappresentato la voce più consistente.
Il lascito testamentario non è una fonte occasionale o marginale. La Fraternità lo promuove direttamente, invitando i sostenitori a destinare immobili, denaro e altri beni attraverso un testamento. Nei conti francesi del 2023 figuravano inoltre beni ricevuti tramite eredità o donazioni e destinati alla vendita per un valore netto superiore a otto milioni di euro
Il documento finanziario più dettagliato disponibile riguarda la struttura francese. I conti del 2023, certificati da Kpmg, comprendono la sede nazionale, i priorati e il seminario di Flavigny, ma non l’intera organizzazione mondiale.
Nel corso dell’anno l’associazione ha registrato ricavi e proventi per 20,63 milioni di euro, a fronte di spese per 18,77 milioni. Il risultato finale è stato un avanzo di 1,86 milioni di euro. Nel 2022 l’avanzo era stato ancora più elevato, pari a 2,44 milioni.
Alla fine del 2023 l’attivo totale di bilancio ammontava a 67,91 milioni di euro. La cifra non rappresenta denaro immediatamente disponibile: comprende terreni, costruzioni, strutture religiose, titoli, crediti, liquidità e beni ricevuti in eredità
Nel dettaglio, la struttura francese dichiarava circa 41,13 milioni di immobilizzazioni nette, 13,65 milioni di liquidità, 8,65 milioni di titoli finanziari e una situazione patrimoniale netta superiore a 51 milioni di euro.
Anche i conti britannici confermano il ruolo centrale di donazioni, eredità e immobili. La Society of St Pius X, registrata come ente benefico in Inghilterra e Galles, nel 2024 ha dichiarato entrate per 1,89 milioni di sterline e spese per poco più di due milioni. Delle entrate complessive, 1,26 milioni provenivano da donazioni ed eredità, circa 430mila sterline da attività commerciali e 154mila dagli investimenti.
Alla fine del 2024 l’ente possedeva: immobili e altri beni utilizzati direttamente per 14,15 milioni di sterline; investimenti a lungo termine per 3,07 milioni; liquidità e altri attivi per 2,81 milioni; passività per circa 74mila sterline.
L’attivo lordo della struttura britannica superava quindi i 20 milioni di sterline. Nel 2023 le entrate erano state eccezionalmente elevate, 4,34 milioni, soprattutto grazie a 2,24 milioni di lasciti.
In Italia la Fraternità opera anche attraverso la Fondazione Fraternità San Pio X Ets, iscritta al Registro unico nazionale del Terzo settore. Ciò le consente di ricevere il 5 per mille dell’Irpef
Per l’anno finanziario 2024 la fondazione ha raccolto 1.266 preferenze. Le scelte nominative hanno prodotto 39.902,87 euro, ai quali si sono aggiunte le quote
derivanti dalle firme generiche e dalla redistribuzione degli importi minori. Il totale erogabile è stato di circa 41.931 euro. Nel 2023 le preferenze erano state 942, per un totale di 31.254 euro.
Il centro del distretto italiano si trova ad Albano Laziale, alle porte di Roma. La casa ospita sacerdoti, suore, fratelli, una residenza per religiosi anziani, attività di formazione ed esercizi spirituali. Il sito internazionale della Fraternità attribuisce al distretto italiano complessivamente quattro priorati (Albano Laziale, in provincia di Roma; Montalenghe, nel Torinese; Rimini; Silea, in provincia di Treviso), 23 cappelle, tre centri per esercizi spirituali e sette scuole o iniziative educative.
Tra le località in cui vengono celebrate messe o organizzate attività risultano Roma, Torino, Seregno, Verona, Bassano del Grappa, Bologna e provincia, Lucca, Napoli, Corato, Brindisi, Palermo, Ravanusa e Olbia. Alcune sedi sono cappelle stabili, altre vengono raggiunte periodicamente dai sacerdoti dei priorati.
La forza economica dei lefebvriani nasce piuttosto dalla capacità di mantenere nel tempo una comunità molto motivata, disposta a sostenere direttamente sacerdoti, seminari, scuole ed edifici religiosi. Le questue garantiscono il funzionamento quotidiano. Le donazioni finanziano nuove iniziative e restauri. Le eredità permettono di acquistare immobili e accumulare patrimonio.
Gli investimenti producono ulteriori entrate. È un modello decentrato, difficilmente quantificabile nel suo complesso, ma abbastanza solido da aver consentito alla Fraternità San Pio X di espandersi per oltre mezzo secolo, nonostante il conflitto permanente con Roma.
La presenza lefebvriana non si limita alle chiese, ai priorati e ai seminari. La Fraternità San Pio X ha costruito nel tempo anche una vasta rete educativa, considerata essenziale per trasmettere alle nuove generazioni la propria interpretazione della dottrina cattolica e una formazione legata alla tradizione precedente al Concilio Vaticano II.
Secondo i dati pubblicati dalla stessa organizzazione, nei 14 distretti della Fraternità operano complessivamente circa 140 scuole. La rete più estesa si trova in Francia, dove vengono dichiarati 63 istituti, seguita dagli Stati Uniti con 32 scuole. Le
strutture possono comprendere scuole primarie e secondarie, collegi e istituti nei quali l’insegnamento religioso, la disciplina e la vita quotidiana sono organizzati secondo i principi tradizionalisti della San Pio X.
La situazione varia però da Paese a Paese. Alcune scuole sono istituti privati formalmente riconosciuti dalle autorità nazionali; altre funzionano senza convenzioni con lo Stato o attraverso associazioni educative sostenute dalle rette delle famiglie e dalle donazioni dei benefattori.
Per il distretto italiano il sito internazionale della Fraternità indica sette realtà scolastiche o percorsi educativi. Il numero non sembra però corrispondere necessariamente a sette istituti autonomi: può comprendere diversi ordini di scuola presenti nella stessa struttura.
In Italia la Fraternità precisa di occuparsi soprattutto del cappellanato e della formazione spirituale di alcuni centri di istruzione parentale. Le principali realtà indicate sono la Scuola parentale San Pancrazio di Albano Laziale, che organizza percorsi per la scuola primaria, secondaria di primo grado e superiore, e la Scuola paterna del Bambin Gesù di Rimini, rivolta principalmente ai bambini della scuola primaria.
Non si tratta necessariamente di scuole paritarie riconosciute dal ministero dell’Istruzione. Nel sistema dell’istruzione parentale sono infatti i genitori ad assumersi formalmente la responsabilità dell’educazione dei figli, anche quando le lezioni vengono svolte quotidianamente in strutture organizzate con insegnanti, religiosi e sacerdoti. Gli studenti devono sostenere ogni anno un esame di idoneità presso una scuola statale o paritaria, in modo da certificare il raggiungimento degli obiettivi previsti dal sistema nazionale.
Questi centri sono sostenuti principalmente dai contributi versati dalle famiglie e dalle donazioni. Rappresentano quindi anche una delle componenti della rete economica lefebvriana: oltre a finanziare l’attività didattica, le rette e le offerte contribuiscono alla gestione degli edifici, al pagamento degli insegnanti e all’organizzazione delle iniziative religiose.
(da Dagoreport)
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Luglio 2nd, 2026 Riccardo Fucile
“GIGIORGIA” AVEVA DEFINITO “SEMPLICISTICA”, “ILLOGICA” E “FONTE DI CONFUSIONE” LA RICOSTRUZIONE DEL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO, ACCUSANDOLO SOSTANZIALMENTE DI MENTIRE. E INVECE ERA LEI A FARLO, QUANDO SMENTIVA SECCAMENTE LA PARTECIPAZIONE ITALIANA AL CONFLITTO
I voli statunitensi partiti dalle basi in Italia per l’operazione Epic Fury in Iran sono stati 518 da febbraio, confermando l’informazione data dal Segretario generale della Nato, Mark Rutte, che ha fatto infuriare il governo di Giorgia Meloni. Il numero è stato certificato ieri in Parlamento dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, rispondendo a due interrogazioni di Angelo Bonelli e Galeazzo Bignami sul tema dell’utilizzo delle basi americane in Italia per la guerra in Medio Oriente.
Nonostante i numeri siano quelli detti da Rutte, Crosetto ha spiegato che il governo non ha niente di cui “vergognarsi”, confermando che le basi sono state concesse nel rispetto dei trattati senza attività cinetiche, cioè attacchi diretti sul territorio iraniano. “E sono pronto a informare il Parlamento, attraverso il Copasir, anche domattina”, ha aggiunto il ministro della Difesa.
A ogni modo Crosetto ha spiegato anche che l’Italia ha negato diverse volte l’utilizzo delle basi militari, provocando “un forte disappunto” della Casa Bianca. Per dimostrare che il numero dei voli sia la normalità, però, Crosetto fa anche
l’elenco di quelli autorizzati dai governi precedenti: nel 2019, con Conte premier, sono stati 722, nel 2020 450, nel 2021 (Draghi) 457 e nel 2022 560: “Non c’è niente da nascondere”, conclude Crosetto.
Dopo il question time, la premier ha convocato i ministri Antonio Tajani, Crosetto e il titolare dell’Economia Giancarlo Giorgetti a Palazzo Chigi per fare il punto sulle spese militari e in vista del vertice della Nato ad Ankara della prossima settimana. Questo nel giorno in cui l’ambasciatore americano alla Nato Matthew Witaker si è lamentato perché alcuni partner “sono in ritardo sull’obiettivo del 5% per la Difesa”.
L’Italia porterà al vertice della Nato il 2,8% in spese per la Difesa, di cui però lo 0,71% riguarda solo il tema della sicurezza. Nonostante questo la linea dell’esecutivo è quella di voler rispettare l’impegno del 5% al 2035, ricordando che in un anno si è passati da 1,6 a 2,8%. Sul tendenziale, insomma, l’impegno sarà rispettato. Il governo invece resta abbottonato sul Safe, il fondo europeo da 14,9 miliardi a cui l’Italia ha chiesto accesso l’anno scorso e ha deciso di ridimensionare nelle ultime settimane.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Luglio 2nd, 2026 Riccardo Fucile
LA PRIMA SCELTA È GIANPIERO STRISCIUGLIO, ATTUALE NUMERO 1 DI TRENITALIA, SU CUI PERÒ PESA LA RICHIESTA DI RINVIO A GIUDIZIO PER LA STRAGE DI BRANDIZZO … SALGONO LE QUOTAZIONI DEL “SALVINIANO DI FERRO“ DARIO LO BOSCO, AD DI FS ENGINEERING. ED È IN PISTA ANCHE SABRINA DE FILIPPIS, ORA A CAPO DI FS LOGISTIX, APPREZZATA DA ARIANNA MELONI
Stefano Antonio Donnarumma si dimette da amministratore delegato e direttore generale del
Gruppo Fs facendo un bel dispetto al ministro Salvini che lo aveva scaricato. Salvini confidava che il manager avrebbe lasciato il 23 luglio concedendo al governo il tempo di individuare il successore al timone delle Ferrovie.
Proprio Salvini, sabato, ha spiegato che Gianpiero Strisciuglio (attuale numero 1 di Trenitalia) non è il candidato unico alla poltrona di ad delle Ferrovie perché il gruppo ha in casa altri manager attrezzati. Pesa sulla corsa di Strisciuglio la richiesta di rinvio a giudizio che la Procura di Ivrea ha formulato ai suoi danni per
l’incidente di Brandizzo. In questo scenario, circola una lista di 5 nomi interni valutati come possibili amministratori delegati di Fs. Uno è Strisciuglio.
Ma in corsa c’è anche Aldo Isi (attuale ad di Rete Ferroviaria Italiana). Ecco poi Fabrizio Favara, alla guida di Ilsa/Iryo (operatore spagnolo dell’alta velocità controllato da Fs). Nella lista figurano Dario Lo Bosco (ad di FS Engineering) e Sabrina De Filippis (a capo di Fs Logistix), unica donna in gara.
Dalla sovranità alimentare ai trasporti. Gli interessi di Francesco Lollobrigida sono vari. Il ministro dell’Agricoltura, infatti, sta cercando di inserirsi nella partita per le nomine della galassia Ferrovie dello Stato, attesa da un passaggio cruciale tra venerdì e lunedì
Le dimissioni da amministratore delegati di Fs di Stefano Antonio Donnarumma, rassegnate in settimana, hanno accelerato il processo per le nomine. Al suo posto ci andrà, salvo clamorose sorprese, Gianpiero Strisciuglio, attualmente alla guida di Trenitalia.
Lollobrigida, secondo quanto risulta a Domani, sta sponsorizzando la nomina dell’attuale ad di Mercitalia logistics (una delle società del gruppo), Sabrina De Filippis, come nuova ad di Trenitalia, andando contro gli orientamenti del ministro dei Trasporti, Matteo Salvini. È una manager di sua fiducia e vorrebbe conquistare la poltrona. Con il rischio di fare invasione di campo.
Le pressioni di Lollobrigida hanno destato sorpresa all’interno della Lega, che vorrebbe gestire la partita al suo interno, trattandosi del dicastero del suo leader. Anche perché l’iniziativa dell’ex compagno di Arianna Meloni non era attesa. La vicenda è monitorata anche da Claudio Durigon, vicesegretario della Lega, che sulle nomine ha sempre voce in capitolo.
Da decidere, poi, anche i vertici di Rete ferroviaria italiana (Rfi). Uno dei nomi più in auge è quello di Dario Lo Bosco, attuale presidente della società. Ma non è nemmeno esclusa la conferma di Aldo Isi, ad in carica.
(da Domani)
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Luglio 2nd, 2026 Riccardo Fucile
LA PROCURA IPOTIZZA UN “PATTO ILLECITO” PER L’AFFIDAMENTO DI LAVORI PUBBLICI PER LA SISTEMAZIONE DI UNA STRADA VICINO ORVIETO … COINVOLTI DUE PUBBLICI UFFICIALI E UN IMPRENDITORE. GLI ACCERTAMENTI SI ESTENDONO ALLA CESSIONE DELLE QUOTE DI UN CLUB DILETTANTISTICO ALL’UNICUSANO
Il presidente della Provincia di Terni, Stefano Bandecchi, sarebbe indagato per corruzione in un’indagine della Procura che ipotizza un «pactum sceleris» per l’affidamento di lavori pubblici per la sistemazione di una strada nell’orvietano.
Sono coinvolti due pubblici ufficiali e un imprenditore. Solo a Bandecchi e all’altro funzionario pubblico verrebbe contestato il reato di corruzione.
A tutti e tre quello di turbata libertà del procedimento. Numerose le perquisizioni eseguite anche presso una società di calcio dilettantistica.
L’indagine riguarderebbe, infatti, la cessione delle quote della società calcistica all’Unicusano.
(da agenzie)
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Luglio 2nd, 2026 Riccardo Fucile
LE PROTESTE ANTI-MIGRANTI SONO ORGANIZZATE DA GRUPPI DELL’ULTRADESTRA
Alcuni cortei di stampo neonazista tenutisi in Scozia di recente hanno suscitato forti
preoccupazioni nel Regno Unito, alla luce anche delle recenti proteste anti-migranti che ci sono state nel Paese organizzate da gruppi dell’ultradestra.
È quanto si legge sul Times online, che ha pubblicato immagini e video di decine di persone in completo nero che hanno sfilato davanti alla cattedrale di Glasgow e al Parlamento locale di Edimburgo.
In uno di questi raduni una donna ha deposto una corona di fiori davanti a un monumento con la scritta in italiano “il fine giustifica i mezzi”: frase erroneamente associata a Machiavelli e diventata invece slogan di gruppi neonazi in Europa. Il Times ha individuato in Grant Calder, un ex attivista del partito trumpiano di Nigel Farage, Reform Uk, uno dei promotori online dei raduni.
Ha pubblicato un tweet su X col commento “Urrà per le camicie nere” associandovi la foto di Oswald Mosley, fondatore nel 1932 dell’Unione Britannica dei Fascisti, amico di Benito Mussolini e di Adolf Hitler, nonché convinto antisemita. Gli esperti sentiti dal quotidiano britannico hanno lanciato l’allarme sull’estrema destra scozzese
(da agenzie)
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Luglio 2nd, 2026 Riccardo Fucile
MELONI È STRETTA TRA LA NECESSITÀ DI RICUCIRE CON TRUMP, IL PRESSING DEL “PACIFINTO” SALVINI E LA GUERRIGLIA DEL FILO-RUSSO VANNACCI – AD ANKARA LA DUCETTA PORTERÀ L’IMPEGNO A SPENDERE IL 2,8% DEL PIL PER LA DIFESA, BEN LONTANO DALL’OBIETTIVO IMPOSTO DA “THE DONALD” DEL 5%
Il governo italiano ci ha provato fino all’ultimo, nel corso delle estenuanti negoziazioni sul documento finale dell’imminente vertice Nato: meglio evitare di indicare nelle conclusioni l’impegno a garantire gli aiuti militari all’Ucraina anche nel 2027. Più ragionevole limitarsi a un sostegno annuale, dunque limitato al solo 2026, e non biennale.
L’impegno di 24 mesi è preteso dai Paesi baltici, sostenuto dalla Germania, non osteggiato dalla Francia. Salvo sorprese, dovrebbe dare il via libera anche Donald Trump, nonostante i dubbi espressi dai negoziatori Usa alla vigilia del summit che si apre il prossimo 7 luglio ad Ankara.
Lo schema degli aiuti annuali si intreccia con i timori che l’Italia possa restare isolata. Di tutto questo ha ragionato ieri Giorgia Meloni a palazzo Chigi in una riunione convocata con Antonio Tajani, Guido Crosetto e Giancarlo Giorgetti per fare il punto sulla spesa della difesa che dovrà essere presentata al summit dell’Alleanza atlantica.
Di certo, la premier aveva già espresso le perplessità del suo esecutivo nel corso del vertice dell’E5 di Berlino della settimana scorsa, di fronte a Emmanuel Macron, Friedrich Merz, Donald Tusk e il dimissionario Keir Starmer.
Con un ragionamento che suonava più o meno così: «Se davvero puntiamo a un negoziato e a una tregua con la Russia, perché parlare fin d’ora degli aiuti militari per il 2027?».
Un posizionamento tattico, secondo fonti di governo. Nulla di ostile a Kiev, dunque, ma solo un modo per dare fiato alle ragioni della trattativa. La linea viene ribadita alla riunione di palazzo Chigi per sigillare la posizione da presentare in Turchia
E però, esistono anche alcuni elementi politici da non sottovalutare. Il primo: la presidente del Consiglio deve fare i conti con Matteo Salvini, mai vicino alla causa di Kiev. Il vicepremier ha provato a opporsi, ma alla fine dovrà digerire la conferma del sostegno a Zelensky.
E poi c’è il nodo Roberto Vannacci: il “nemico a destra” che attacca quotidianamente l’esecutivo per la spesa destinata all’Ucraina sottraendo consenso a ridosso delle elezioni. Una spina che punge anche sul fronte dell’aumento complessivo della spesa per la difesa.
Al vertice dell’Alleanza, Meloni confermerà l’impegno dell’Italia a destinare il 5% del Pil al comparto entro il 2035. Punterà su un percorso in crescita.
Per questo citerà l’aumento degli investimenti degli ultimi due anni, dall’1,6% al 2,8% (2,09% di spesa base a cui si aggiunge uno 0,7%, circa 15 miliardi, frutto di interventi per la sicurezza e le frontiere). Le certezze finiscono qui.
Sulle scelte da prendere nelle prossime settimane pende invece il punto interrogativo. Aumentare il livello delle risorse destinate agli armamenti resta un’opzione proibitiva alla luce della procedura d’infrazione per deficit eccessivo. Altra incognita: Safe. Crosetto insiste per attivare il programma europeo per il riarmo, anche nella prospettiva di rispettare gli impegni Nato.
Giorgetti, pur consapevole della convenienza rispetto ai tassi dei Btp, rimanda la questione a palazzo Chigi. La scelta è politica. Ma prima bisogna uscire dal vertice di Ankara senza strappi con gli alleati europei e la Casa Bianca.
(da Repubblica)
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