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FREGANDOSENE DELL’APPELLO DI PAPA LEONE XIV A “DESISTERE”, I LEFEBVRIANI, HANNO CONSACRATO QUATTRO NUOVI VESCOVI A ÉCONE, IN SVIZZERA, ORA PER IL MOVIMENTO ULTRA TRADIZIONALISTA SCATTERÀ LA SCOMUNICA AUTOMATICA

Luglio 1st, 2026 Riccardo Fucile

NUBIFRAGIO SUI 17 MILA FEDELI ACCORSI (UN SEGNO DIVINO?). TRA I PRESENTI ANCHE I NEOFASCISTI DI FORZA NUOVA E L’EX EUROPARLAMENTARE DELLA LEGA, MARIO BORGHEZIO

Migliaia di fedeli sono arrivati con ore di anticipo, con abiti tradizionali e cappellini di paglia, attrezzati con seggiolini pieghevoli. Aria di festa e di solennità per la cerimonia di consacrazione di quattro nuovi vescovi della Fraternità di San Pio X. Monsignor Alfonso de Galarreta, vescovo consacrante, sussurra al microfono le formule liturgiche rigorosamente in latino. Volge le spalle ai 17mila presenti […
I futuri vescovi (lo svizzero Pascal Schreiber, lo statunitense Michael Goldade, i francesi Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier) sono raccolti e circondati da uno stuolo di chierici.
In questo stesso momento scatta la scomunica papale, ma i lefebvriani tirano dritto sulle consacrazioni episcopali, ignorano l’ultimo appello del Papa e vanno incontro allo scisma. Un altro, 38 anni dopo la scomunica di Giovanni Paolo II
«Chiesa» e «Tradizione» sono le parole che ricorrono quando arriva l’omelia in francese. Sulle collinette che circondano la struttura che ospita la cerimonia, i presenti ascoltano in silenzio.
«Per noi non cambia niente», spiegano se interrogati, «noi non facciamo niente contro la Chiesa, ma avevamo bisogno di nuovi vescovi per far vivere le nostra
comunità». «Siamo pronti a pagare qualunque prezzo per salvare la Chiesa» ha detto il Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, don Pagliarani.
Uno dopo l’altro, i quattro nuovi vescovi rispondono «volo» e «credo» alle invocazioni del celebrante. Le pause sono lunghe, i gesti sono lenti e solenni. Dai maxi schermi le immagini arrivano alla folla, che all’esterno segue la lunghissima cerimonia in un silenzio difficile da credere considerati i numeri.
Quando arriva il rito della consacrazione, quasi tutti si lasciano cadere sulle ginocchia, ovunque si trovino: sul prato, sull’asfalto, in sala stampa, anche quelli in coda davanti ai prefabbricati con le toilette, anche gli addetti al servizio d’ordine. Poi, con la celebrazione ancora in corso, su Écône si è abbattuto un nubifragio e la folla si è trasformata in una distesa di ombrelli.
Tra i presenti anche Mario Borghezio, ex parlamentare leghista. Spiega che lui è un fedele di questo credo e parla di «metapolitica», «un segno di ribellione anche attraverso la fede contro questa modernità incontrollata».
(da agenzie)

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“MELONI NON SA COSA FARE CON VANNACCI. O LUI FA L’ACCORDO CON LA PREMIER E PERDE LA FACCIA O SARÀ LEI A PERDERE LE ELEZIONI”: MATTEO RENZI INFILZA LA DUCETTA ALLE PRESE CON LA GRANA DEL GENERALE

Luglio 1st, 2026 Riccardo Fucile

“VANNACCI HA I SONDAGGI CHE CRESCONO, NON MI MERAVIGLIEREI SE RAGGIUNGESSE IL 10%. PUÒ ACCONTENTARSI DI FARE IL VICE DI MELONI OGGI O FARE IL LEADER DELLA DESTRA FRA CINQUE ANNI”… LA BORDATA A MANTOVANO: “UN ANALFABETA ISTITUZIONALE. PENSAVAMO FOSSE UN GIANNI LETTA MA ERA UN CAMERATA COME TANTI. E’ INADATTO. HA UTILIZZATO I SERVIZI E MOSSO LA GUERRA AL MINISTRO DELLA DIFESA”

E’ Renzi il caldo, l’insopportabile, di Meloni. Parla al Foglio l’ex premier, il leader di Italia Viva. Meloni al Quirinale? “Lei vuole andare al Colle, io mandarla a casa. E’ più presentabile di Urso, ma rispetto a Urso lo è anche il mostro di Loch Ness”.
Alfredo Mantovano? “Un analfabeta istituzionale. Pensavamo fosse un Gianni Letta ma era un camerata come tanti. E’ inadatto. Ha utilizzato i Servizi e mosso la guerra al ministro della Difesa. Toccherà a noi ricucire e riportare ordine e decenza”.
Fitto al Colle? “E’ scomparso. Direi zero tituli. Al momento siamo al buio Fitto”. Vannacci? “Se va con Meloni perde la faccia, ma se Meloni non va con lui sarà lei a perdere le elezioni”. Il blocco unico di Francesco Boccia, il blocco Pd-M5s-Avs?
“Serenità. Il blocco va benissimo. Ma solo con quel blocco la sinistra non vince neppure con il sorteggio.
Per questo serve una proposta riformista nell’alleanza di centro-sinistra. Insomma, c’è chi sogna il blocco unico e chi vuole bloccare Vannacci, altrimenti al posto di Meloni avremo Vannacci al Colle. Dopo di che, io non cerco i voti di Pd e M5s. Le dico una cosa. Non ci sono seggi blindati. E non mi candiderò nel premio di maggioranza. Correrò nel proporzionale. Non cambio le mie idee, non voglio i voti degli altri, io ho i miei voti e i miei principi: c’è chi è No Tav, io no Tax, c’è chi è Pro Pal, ma io sono Pro Pil. Ai riformisti che hanno queste idee e vogliono votare centro sinistra dico: c’è Casa Riformista”.
Caro Renzi, se Meloni va al Quirinale lei salirà in montagna con Elly Schlein e Giuseppe Conte o si riparerà all’estero con Obama? “Lo avevo anticipato da mesi ma ora è chiaro. Meloni vuole prendersi tutto, ha scoperto le sue carte. Meloni punta al Colle, ma chi troppo vuole nulla stringe e il troppo stroppia. Se a sinistra non prevale la corrente Tafazzi, impediremo a Meloni di prendersi anche la presidenza della Repubblica”.Siete Tafazzi? “Esiste una corrente Tafazzi”. Dietro ogni profezia ultima c’è sempre Renzi, Renzi il Kraken, Renzi l’aruspice… Le riporto alcune frasi. Dice Renzi: Meloni vuole il Colle, Vannacci farà male a Meloni… Come si racconta:Le ripeto: è lei il consigliere di Vannacci? “Le ripeto anche io. Faccio solo politica: metto insieme i fatti e non ci vuole molto a capire. Meloni cerca di compattare i suoi. Non sa cosa fare con Vannacci. In questi quattro anni, Meloni ha sempre tirato calci di rigore, ma adesso, con Vannacci, la partita non è più nelle sue mani.
Per la prima volta Meloni deve parare”. E’ vero che la sinistra usa Vannacci per colpire Meloni, è vero che state gonfiando i suoi sondaggi per dimenticare che non avete ancora una coalizione e che una parte della sinistra non la invita al tavolo? “Vannacci ha i sondaggi che crescono, non mi meraviglierei se raggiungesse il dieci per cento. Può scegliere. Può accontentarsi di fare il vice di Meloni oggi o fare il leader della destra fra cinque anni.
La verità è che a Meloni non basta Chigi. Meloni non concepisce le istituzioni come strumento per cambiare il paese ma solo per cambiare la propria carriera personale. Le interessano le stanze del Quirinale per portare fratelli, sorelle e congiunti”.
§Renzi, sarà La Russa ad andare al Quirinale? “La Russa è solo uno spauracchio. Meloni vuole Meloni. La premier ha distrutto l’immagine dell’Italia”. Distrutto? “Sì, uso la parola distrutto. Di fronte a una crisi mondiale di proporzioni tragiche, Meloni ha fatto da scendiletto a Trump, almeno fino a quando le è stato consentito. Ora recupera l’europeismo solo dopo essere stata abbandonata. No, io non la penso come Azione, che ha acclamato Meloni e che la ritiene eccezionale sulla politica estera, tanto da dire che sarebbe un perfetto ministro degli Esteri nel governo ideale di Calenda. Meloni è brava nelle relazioni personali, ma incapace di avere una politica estera”.
Per Renzi il manifesto di Meloni resta l’immagine di Tajani al Board of Peace: “Siamo passati da Moro, Andreotti e Craxi al cappellino di Tajani”. Parliamo delle scorse elezioni. La destra ritiene ancora Renzi l’artefice della riconferma di Mattarella e della bocciatura di Elisabetta Belloni, ex capo dei Servizi, voluta allora da Conte. La nomina di Belloni, ed è storia, saltò.
Oggi un altro quirinabile è Mantovano, capo attuale dei Servizi. Gli domando di una sua possibile elezione, e Renzi dice: “Mantovano è stato una grande delusione per i tanti che si attendevano e che pensavano fosse un Gianni Letta. Quando va alle cerimonie del Dis e attacca l’opposizione dimostra analfabetismo istituzionale. E’ inadatto a svolgere altri ruoli. Non dimentico che da sottosegretario con delega ai Servizi, negli anni di Kyiv, del 7 ottobre, di Hormuz, Mantovano ha passato il tempo a fare la guerra a Crosetto. Le sembra normale assistere a questo scontro di veline incrociate? Se per qualcuno è normale, ebbene, io ho un altro concetto delle istituzioni, e ne sono fiero”. A cosa si riferisce? “Abbiamo assistito a licenziamenti nei Servizi, qualcosa di mai accaduto. Credo che chi verrà dopo dovrà ricucire il tessuto istituzionale del paese, perché le istituzioni sono più durature dei governi e bisogna tenerle lontane da vendette e rappresaglie”.
E Fitto? Dice Renzi: “E’ sparito dalla narrazione. Ricordo quando si prometteva: con Fitto cambia tutto, come se l’Italia non avesse avuto Draghi, Prodi o Sassoli. Fitto non è riuscito a convincere sui fondi di coesione neppure le regioni guidate dalla destra”. Torniamo a parlare di Vannacci. Renzi spiega che “interpreta una domanda di destra radicale che c’è in tutto il mondo.
E’ chiaro che non è la nostra. Io ho fatto le unioni civili, lui dice che gli omosessuali non sono normali. E’ un’aria di destra che c’è e che va combattuta”. A sinistra c’è chi combatte Renzi.
Gli ricordo che è stato escluso dalla foto, quella da catacomba, fra Conte, Schlein- Bonelli e Fratoianni e che Francesco Boccia teorizza “il blocco unico”, Pd, M5s, Avs. Renzi risponde che “io rispetto chi ambisce a fare il blocco unico ma con quel blocco unico le elezioni non le vincono neppure con il sorteggio
O si vuole vincere o si vuole fare testimonianza. Se si vuole vincere serve allearsi con i riformisti e i moderati. Senza Casa Riformista la sinistra ha perso in Liguria, in Basilicata. Mi sembra però che i voti di Casa riformista non dispiacessero a Tridico, in Calabria, o a Fico, in Campania”. Renzi, l’arcinemico del Fatto, Renzi vuole un seggio…
Renzi cosa vuole? “La legge elettorale prevede una parte proporzionale e una parte con il premio di maggioranza. Io non chiedo un seggio sicuro. Io le poltrone le ho lasciate. Io non voglio entrare al Senato con i voti di Pd e M5s, io, e lo ripeto, voglio entrare con i miei voti. Al blocco unico dico: per bloccare Vannacci servono i voti di Casa Riformista. Se vogliono noi siamo pronti a collaborare, se non ci vogliono noi andremo da soli.
L’otto luglio, quando gli amici della foto di Bonelli si riuniranno, gli amici di Casa Riformista, quelli della foto con Obama, saranno di fronte ai supermercati per la seconda edizione di ‘Giorgia quanto ci costi’.
Una campagna per denunciare l’aumento del costo della vita, che non è causato direttamente dal Governo ma che il Governo non ha fatto nulla per limitare. Le dico di più: raccoglieremo le firme per reintrodurre le preferenze. Non baratto le mie idee per un seggio”. Renzi, se vince la sinistra chi va al Colle? “La sola cosa certa è che se vince la destra andrà solo Meloni, con la sinistra i candidati saranno 47. Meglio averne 47, che Meloni”.
(da agenzie)

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SULLA LEGGE ELETTORALE MELONI HA I SABOTATORI IN CASA. È FALLITA LA RIUNIONE DEGLI SHERPA DELLA MAGGIORANZA PER CERCARE UN ACCORDO SUL MELONELLUM: LEGA E FORZA ITALIA FANNO MURO SULL’INTRODUZIONE DELLE PREFERENZE, CHE INVECE FDI VUOLE IMPORRE

Luglio 1st, 2026 Riccardo Fucile

ANCHE TRA I FRATELLINI D’ITALIA CRESCONO I DUBBI SULLA RIFORMA: VISTA LA “MINA” RAPPRESENTATA DA VANNACCI E IL RISCHIO DI NON RAGGIUNGERE IL PREMIO DI MAGGIORANZA PREVISTO, ALLA DUCETTA POTREBBE CONVENIRE TENERSI IL ROSATELLUM, PER POTER TRATTARE DOPO LE ELEZIONI UN’ALLEANZA VARIABILE CON IL GENERALE – L’ESAME DEL TESTO ALLA CAMERA SLITTA AL 14 LUGLIO, PER EVITARE UNO SCONTRO IN AULA TRA I PARTITI DELLA MAGGIORANZA. E LO SCIOPERO DEI TRENI, PREVISTO PER VENERDÌ, È STATA LA SCUSA PERFETTA

A Palazzo Chigi sostengono che Roberto Vannacci abbia scelto le parole sbagliate, ieri mattina. «Almeno sulle preferenze la premier tiri fuori gli attributi».
Un altro fossato scavato tra potenziali alleati. Di certo, Giorgia Meloni non ha per nulla gradito questi toni. Rafforzando i suoi dubbi rispetto a un’intesa con l’ex generale. Sono gli stessi di alcuni tra i massimi dirigenti del partito di maggioranza relativa, che nelle ultime ore hanno avvertito la leader dello scenario più probabile, nel caso di un accordo con il contenitore vannacciano: una fuga degli scontenti di Fdi sui territori, attirati dalla prospettiva di governo, e un'”autorizzazione” al voto utile per Futuro nazionale coalizzata.
Né vanno sottovalutate le resistenze espresse in privato dal sottosegretario alla presidenza Giovanbattista Fazzolari, che sembra considerarsi incompatibile con il fondatore di Fn innanzitutto per la sua vicinanza ideale con Mosca: «Un patto con lui? Perdiamo le elezioni, piuttosto…», avrebbe risposto ai big incrociati nell’ultima settimana.
La tattica suggerita è quella di additare Vannacci come quinta colonna della sinistra e giocarsi la sfida all’ultimo voto
Eppure, a indebolire questa tesi ci sono i numeri. Per adesso, non sorridono alla coalizione di governo: Futuro nazionale cresce e la strategia cambia, ricambia, si plasma sull’onda dell’emozione. A rischiare, in questo clima, è quindi la riforma elettorale. Il presidente leghista di Montecitorio, Lorenzo Fontana, è pronto ad accettare – nonostante il parere dei meloniani – l’opzione di far slittare al 13 luglio l’inizio delle votazioni in Aula.
È un segnale che conferma quanto sembra ormai assai probabile: l’eventuale via libera del Senato non arriverà prima di settembre o addirittura ottobre.
Nella riunione serale degli sherpa la resistenza leghista si è concentrata sulla proposta di Giovanni Donzelli per introdurre le preferenze: non se ne parla, è stata la risposta del Carroccio, non esiste.
Anche Forza Italia si è associata, con una coda di veleno: se i meloniani insistono su questa strada, gli azzurri presenteranno davvero i minacciati emendamenti che aboliscono il recupero del “miglior perdente”.
Uno sgarbo diretto a Noi moderati, che fa parte della maggioranza. Una tattica elaborata da Tajani per far ballare la legge. La guerriglia rischia di complicare il percorso della riforma, insomma. E alimenta il dilemma di Meloni: andare comunque dritta sulle preferenze, anche a costo di far saltare tutto? O forse, insistere proprio per far saltare tutto?
Le mire quirinalizie, ormai lo ammettono anche i meloniani di rango dietro anonimato, sconsiglierebbero di insistere davvero sullo “Stabilicum”. Tenendosi il Rosatellum, in un quadro tanto frammentato, Fratelli d’Italia potrebbe spostare a dopo le elezioni la decisione su un eventuale patto di governo e per il Colle con Vannacci.
Più passano le ore, più la partita si complica. Ad esempio, va registrata quella che sembra una crescente indisponibilità di Forza Italia a ragionare di un patto politico con l’ex generale. Raccontano da Palazzo Chigi che si sia mossa direttamente Marina Berlusconi per frenare tentazioni di questo tipo.
Anche perché un accordo del genere andrebbe poi spiegato al Ppe, consapevole che Fn ha di recente ufficializzato la sua adesione al contenitore continentale scelto pure dall’estrema destra tedesca dell’Afd.
E poi c’è la Lega di Matteo Salvini. Sempre ammesso che il segretario riesca a restare in sella fino alle politiche, resta il fatto che associarsi a Vannacci equivarrebbe a consegnarsi al proprio “carnefice politico”.
La nota con cui gli sherpa del centrodestra annunciano che il lavoro è ancora in corso dimostra che tutto è in alto mare. Meloni ha dato mandato di non arretrare sulle preferenze, infatti Fratelli d’Italia continua a elaborare possibili soluzioni di compromesso: uno, due, tre nomi bloccati. Il rischio, però, è che senza un accordo in Aula resti solo il centrodestra, a spaccarsi.
(da agenzie)

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UNA LEGA DEL NORD ACCANTO A UNA LEGA NAZIONALE: ECCO COME SAREBBE DOVUTO ESSERE IL NUOVO CARROCCIO, SUL MODELLO TEDESCO CDU-CSU. MA LA PROPOSTA DI MODIFICA DELLO STATUTO NON È MAI ARRIVATA NEL CONSIGLIO FEDERALE DEL 10 GIUGNO PERCHÉ È STATA BOCCIATA DA SALVINI

Luglio 1st, 2026 Riccardo Fucile

IN MOLTI NELLA LEGA STANNO STRINGENDO NELLA MORSA “IL CAPITONE” PER FARGLI CAPIRE CHE IL PARTITO VA CAMBIATO – SALVINI FINGE VADA TUTTO BENE MENTRE MONTA LA FRONDA NEL PARTITO VISTO CHE I SONDAGGI DANNO IL CARROCCIO IN CADUTA LIBERA

Una Lega della macroregione del Nord, con un suo consiglio direttivo, un suo simbolo da presentare alle elezioni regionali e amministrative, e la facoltà di scegliere i candidati. E poi una Lega nazionale con un suo segretario che però verrebbe affiancato dal presidente del consiglio direttivo della Lega del Nord.
Ecco come sarebbe dovuto essere il nuovo Carroccio, quello immaginato dal fronte del Nord insieme a Roberto Calderoli. Ma la proposta di modifica dello statuto, di
cui Repubblica è in possesso, non è mai arrivata nel consiglio federale del 10 giugno perché è stata bocciata da Matteo Salvini prima del suo approdo.
Eppure da settimane il leader leghista ripete, come un ritornello, che nel partito non sta succedendo nulla. Che la richiesta di modifica dello statuto non è mai arrivata ai vertici della Lega perché «nessuno si è fatto avanti» e nel partito nessuna crepa si è aperta.
E invece gli otto punti, a cui hanno lavorato Giancarlo Giorgetti, Massimiliano Fedriga, Attilio Fontana, Maurizio Fugatti e Luca Zaia, dicono tutt’altro. Dall’addio di Roberto Vannacci, passando per il crollo nei sondaggi, con una manovra a tenaglia, in molti nella Lega stanno provando a convincere il leader che la natura del partito va cambiata.
Nel testo si chiede di convocare un congresso federale straordinario non elettivo entro 120 giorni per riconoscere il nuovo statuto, che farebbe nascere, o forse rinascere, la Lega del Nord. Il primo punto, nei fatti, toglie poteri al segretario nazionale perché li dovrebbe condividere con il presidente del consiglio direttivo della Lega della macroregione del Nord. Non più quindi il Capitano, uomo solo al comando, ma una struttura più collegiale.
Quest’organo, secondo la proposta, sarebbe stato «composto dai segretari regionali, dai governatori, dagli ex governatori e da eventuali ulteriori membri individuati dallo statuto stesso» e avrebbe svolto «anche le funzioni di segreteria politica».
Punto due: «Il consiglio direttivo elegge al proprio interno un proprio presidente» e quest’ultimo «rappresenta il movimento per le politiche del Nord ed è membro di diritto del consiglio federale e vice segretario federale vicario». Insomma, il numero due di Salvini, a cui il segretario ha sbarrato la strada.
Dal quarto punto in poi prende forma la natura di questo progetto.
Il consiglio direttivo della Lega della macroregione del Nord, si legge, «determina l’azione del movimento, nel rispetto della linea politica e programmatica stabilita dal congresso federale, relativamente alle tematiche regionali e sovraregionali del territorio di competenza»
E ha la facoltà anche di approvare o meno le candidature dei governatori, quelle dei
sindaci e le relative liste per i consigli. Inoltre ha l’ultima parola sugli accordi elettorali nonché i relativi contrassegni elettorali.
E poi ancora «sulla base delle deliberazioni dei consigli regionali propone al consiglio federale e al segretario federale le liste dei candidati dei territori di competenza alle elezioni nazionali». Infine «ha la possibilità di dotarsi di un proprio simbolo da utilizzare anche alle elezioni regionali ed amministrative». Invece «per le elezioni nazionali ed europee verrebbe utilizzato un contrassegno elettorale unico».
Insomma, una Lega più federale e meno centralizzata. Meno poteri a Salvini e un ritorno a un partito a trazione nordista. Il segretario sta facendo i conti con tutto questo. Si ostina a ripetere che non esiste una questione interna ma intanto c’è un fronte che non sta guardare in silenzio i sondaggi che si assottigliano. La partita per il momento l’ha vinta il leader, facendo leva sui suoi poteri. Ma il campionato tutto interno al campo leghista sembra ancora lungo. E l’esito finale tutt’altro che scontato.
(da Repubblica)

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ABBIAMO ISCRITTO HANNIBAL LECTER, DON VITO CORLEONE E CRUDELIA DE MON A FUTURO NAZIONALE DI VANNACCI E CI HANNO MANDATO LA TESSERA

Luglio 1st, 2026 Riccardo Fucile

MA CHE CONTROLLI CI SONO DA PARTE DEI VERTICI DEL PARTITO SE TI RISPONDONO “GRAZIE VITO CORLEONE PER AVER SCELTO DI DIFENDERE LA NOSTRA TERRA” E TI MANDANO LA TESSERA?…. I 100.000 ISCRITTI SONO REALI O COMPOSTI DA FAKE?

Roberto Vannacci sostiene che il numero degli iscritti al suo partito ha già superato quota 100mila. Un vero e proprio boom considerando che il tesseramento è partito da appena quattro mesi, a inizio marzo. Ma come si fa a tesserarsi a Futuro Nazionale e quali sono i controlli e le verifiche, per evitare fenomeni come quelli degli iscritti fake o delle tessere multiple? Abbiamo provato un piccolo esperimento per verificarlo.
Futuro Nazionale continua la sua ascesa, almeno stando alle intenzioni di voto registrate dai sondaggi. A fianco di questo dato, al momento virtuale, ce ne è un altro che certifica la crescita del partito fondato da Roberto Vannacci, in modo più concreto. O almeno, così dovrebbe essere. Parliamo del numero degli iscritti che – dal momento dell’apertura del tesseramento a marzo scorso – ha superato la soglia di 100mila, in appena quattro mesi. Un vero e proprio boom, stando a quanto dichiarato dallo stesso Vannacci e dai suoi luogotenenti. Ma quanto sono affidabili queste cifre? È possibile, almeno in astratto, bucare il sistema per gonfiare artificialmente la quota dei seguaci dell’ex generale? Abbiamo fatto un piccolo esperimento, per provare a capirne di più.
Vannacci ama definire gli aderenti a Futuro Nazionale conepiteti quali “sporca dozzina” o “feccia”. Iperboli che dovrebbero rappresentare come l’europarlamentare si candidi a raccogliere quanti sono esclusi ed emarginati dal resto del sistema politico, in parlamento e nel Paese. Noi però abbiamo deciso di prenderlo in parola. E ci siamo detti, se brutti sporchi e cattivi devono essere, che lo siano sul serio. Così, abbiamo provato a iscrivere a Futuro Nazionale tre dei più famosi villains della storia del cinema: Hannibal Lecter, don Vito Corleone e Crudelia De Mon Come abbiamo iscritto tre ‘cattivi’ immaginari a FN
Andando sul sito di Futuro Nazionale e cliccando sulla pagina del tesseramento, si apre un modulo, dove inserire i dati personali di chi vuole iscriversi. Noi abbiamo messo nomi e cognomi dei nostri tre cattivi, la loro data e luogo di nascita, il codice fiscale. Tutte cose nel nostro caso ovviamente farlocche, ricavate dai racconti che li hanno visti come antagonisti nei libri o nei film. E dove non era possibile ‘reperire’ le informazioni, ce le siamo immaginate. Il form richiedeva anche di indicare la professione: per Crudelia De Mon e Hannibal Lecter abbiamo scelto di mostrare il loro volto più gentile, scrivendo ‘stilista’ e ‘psichiatra’, anziché ‘assassina di cuccioli’ e ‘cannibiale’. Ma quando è stato il turno di don Vito Corleone, non abbiamo potuto far altro che confessarci come ‘padrino della mafia’.
Scorrendo il modulo, ci sono poi i campi relativi ai contatti personali: indirizzo, mail, numero di telefono. Anche questi nel nostro caso, tutti inventati di sana pianta. Eppure, terminata la compilazione, siamo stati velocemente reindirizzati alla pagina del pagamento: 10 euro per la tessera di socio ordinario, 20 per quella da sostenitore. Completata anche questa parte, tutto è stato compiuto.
Nessun test ulteriore per verificare che non fossimo un bot, né tantomeno la richiesta di un documento di identità o un altro sistema di riconoscimento. Immediatamente, abbiamo ricevuto la nostra tessera in pdf, con tanto di lettera di accompagnamento siglata da “il tuo presidente, Roberto Vannacci”.
“Ciao Hannibal – si legge nella missiva inviata da Vannacci al neoiscritto Hannibal Lecter – lasciatelo dire: quella che hai tra le mani non è solo una tessera. È la testimonianza del tuo impegno per difendere la nostra terra e il motore con cui apriamo la strada al futuro. Essere dei nostri significa scegliere l’unica Destra possibile, una Destra Vitale”.
Segue l’acrostico della parola Vitale, lo stesso usato dall’ex vicesegretario della Lega nel messaggio con cui a febbraio ufficializzò l’addio al partito di Salvini. Poi la conclusione: “Grazie per aver scelto di non essere uno spettatore, ma un protagonista della riscossa nazionale. Insieme, restituiremo all’Italia il prestigio che merita”.
Segue l’attestazione della ricevuta di pagamento per la tessera annuale, siglata dal tesoriere di Futuro Nazionale, il deputato Edoardo Ziello. Così in pochi semplici passi, Hannibal Lecter, Vito Corleone e Crudelia De Mon sono andati a ingrossare le fila del partito di Vannacci, iscritti a pieno titolo senza alcuna verifica o controllo. Molto più facile andare all’assalto del governo dell’Italia, che sconfiggere le loro controparti nei film che hanno segnato la storia del cinema.
§È importante segnalare che per fare i tre tesseramenti abbiamo usato lo stesso computer, lo stesso Ip, la stessa mail e gli stessi dati di contatto. Questo bug spiana la strada a chiunque da solo volesse sottoscrivere da solo anche cento o mille tessere. Con un investimento di qualche migliaia di euro, insomma, uno può bussare alla porta di Vannacci e raccontare che, sul proprio territorio di competenza, c’è stato un boom di iscrizioni. Sperando magari in cambio di ottenere come gesto di riconoscenza una candidatura in parlamento.
Ora, ovviamente il nostro esperimento non dimostra che questi metodi e questi profili fake siano stati usati nella realtà per pompare artificialmente il numero degli iscritti a Futuro Nazionale. Ma forse dovrebbe far suonare un campanello d’allarme nella testa di chi – come Vannacci – ama riempirsi la bocca di rispetto delle regole, legalità, disciplina. E magari, nell’attesa di rendere un po’ più rigide le procedure di tesseramento al suo partito, l’ex generale potrebbe buttare un occhio all’elenco degli oltre 100mila iscritti. Magari trova qualche super cattivo, che noi ci siamo scordati.
(da Fanpage)

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L’INDIPENDENZA ENERGETICA E’ AL PRIMO POSTO TRA LE PRIORITÀ DEGLI ITALIANI. IL 44% RITIENE CHE L’UNIONE EUROPEA DOVREBBE CONCENTRARSI SUL TEMA PER SMETTERE DI ESSERE IN BALIA DELLE FOLLIE DI TRUMP CHE, CON LE SUE GUERRE, FA RINCARARE LE BOLLETTE

Luglio 1st, 2026 Riccardo Fucile

SECONDO LO STUDIO “EUROBAROMETRO”, IN ITALIA C’E’ MOLTA PIÙ INCERTEZZA E PESSIMISMO CHE NEL RESTO DEL CONTINENTE (IL 56% DEGLI INTERVISTATI LO HA INDICATO COME PRIMO STATO D’ANIMO) – IN UN MONDO CAOTICO, PER L’81% DEGLI ITALIANI L’UE È UN LUOGO STABILE

In Italia, a differenza della media dell’Ue, i cittadini collocano l’indipendenza energetica al primo posto tra le priorità geopolitiche. Il 44% ritiene infatti che l’Unione dovrebbe concentrarsi sull’indipendenza energetica, sulle risorse e sulle infrastrutture per rafforzare la propria posizione nel mondo, rispetto al 35% che indica la difesa e la sicurezza e al 34% che chiede più competitività.
Nella media europea, invece, è il capitolo della ‘difesa e sicurezza’ ad essere indicato al primo posto (39%), contro l’indipendenza energetica (35%) e la competitività (32%). E’ quanto emerge dai dati dell’ultimo Eurobarometro pubblicato dal Parlamento europeo, basato su interviste sono state realizzate tra il 9 aprile e 4 maggio su un campione di 26.421 persone in tutta l’Ue.
Lo stato d’animo più diffuso tra i cittadini italiani è l'”incertezza” del momento storico. E’ quanto emerge dai dati dell’ultimo Eurobarometro pubblicato dal Parlamento europeo. Il 56% degli intervistati, infatti, lo ha indicato come primo stato d’animo, tra i più alti, assieme alla Grecia (59%), Cipro (56%) e Belgio (52%), contro una media Ue del 44%. Tra gli italiani si registra anche un diffuso pessimismo
Alla domanda su come pensano che che si evolverà il proprio standard di vita personale nei prossimi cinque anni, il 68% ha risposto che “lo standard di vita non cambierà”, il 19% che “peggiorerà” e solo il 10% che “migliorerà”. E’ tra le peggiori prospettive assieme a quelle rilevate per la Polonia (rispettivamente: 71%, 9%, 15%) e l’Ungheria (67%, 8%, 23%). Le interviste sono state realizzate tra il 9 aprile e 4 maggio su un campione di 26.421 persone in tutta l’Ue.
Il 75% degli europei vede l’Ue come un’oasi di stabilità in un mondo travagliato, con un aumento di 8 punti percentuali rispetto al periodo ottobre-novembre 2025,
che rappresenta il secondo valore più alto registrato nell’ultimo decennio. In Italia, questa percezione è ancora più forte rispetto alla media europea.
Oltre otto italiani su dieci (81%) concordano sul fatto che l’Ue rappresenti un luogo stabile in un contesto geopolitico instabile; un dato in crescita di ben 11 punti rispetto all’autunno 2025. E’ quanto emerge dai dati dell’ultimo Eurobarometro pubblicato dal Parlamento europeo
I recenti sviluppi a livello mondiale hanno aggravato la visione pessimistica degli europei sul futuro del mondo (il 58% è pessimista e il 38% è ottimista). Dall’autunno 2025 il tasso di pessimismo riguardo al futuro del mondo è aumentato di 6 punti percentuali. L’umore generale dei cittadini oscilla tra incertezza (44%) e speranza (43%), che sono le due emozioni più citate per descrivere il proprio stato d’animo attuale.
Pur condividendo le preoccupazioni degli altri europei per il futuro del mondo (il 57% è pessimista), gli italiani si mostrano più ottimisti riguardo al futuro dell’Unione: il 63% si dichiara ottimista, rispetto al 58% della media dell’Ue. Tuttavia, il livello di incertezza in Italia è più alto rispetto alla media europea (56%, rispetto al 44% della media Ue).
In un contesto mondiale in continua evoluzione, caratterizzato da mutamenti nelle alleanze, il 74% degli europei considera vantaggiosa l’appartenenza del proprio paese all’Ue, eguagliando così il livello più alto mai registrato, raggiunto per la prima volta nel gennaio-febbraio 2025.
Il contributo dell’Ue alla tutela della pace e al rafforzamento della sicurezza è considerato uno dei principali e più importanti vantaggi dell’appartenenza all’Unione (40%, +3 punti percentuali dalla primavera del 2025). Al secondo posto (34%) si colloca la più stretta cooperazione tra gli Stati membri derivante dall’adesione
I cittadini europei ritengono che, per rafforzare la propria posizione globale, l’Ue debba concentrarsi su difesa e sicurezza (39%) e sull’indipendenza energetica (35%). Quest’ultima ha guadagnato 6 punti rispetto all’autunno 2025. Al terzo posto, la competitività e l’economia sono considerate un altro settore prioritario per rafforzare il ruolo dell’Ue sulla scena mondiale.
E’ quanto emerge dai dati dell’ultimo Eurobarometro pubblicato dal Parlamento europeo, basato su interviste sono state realizzate tra il 9 aprile e 4 maggio su un campione di 26.421 persone in tutta l’Ue. In Italia, il 68% dei cittadini ritiene che il Paese abbia beneficiato dell’appartenenza all’Unione, un dato inferiore alla media dell’Ue, ma in aumento di 3 punti percentuali rispetto alla primavera 2025.
Inoltre, gli italiani sono più propensi della media europea ad associare l’appartenenza all’Ue alla tutela della pace e al rafforzamento della sicurezza (43% contro il 40% della media Ue). Di fronte alle numerose difficoltà del momento, i cittadini si aspettano azioni più incisive da parte dell’Unione.
Il 68% degli europei ritiene che l’Unione dovrebbe assumere un ruolo più significativo nella protezione dei cittadini dalle crisi globali e dai rischi per la sicurezza. Un’ampia maggioranza di europei vorrebbe che, nella situazione attuale, gli Stati membri dell’Ue fossero più uniti, e ritiene che l’Europa dovrebbe promuovere il rispetto del diritto internazionale da parte di tutti i paesi (entrambe le opinioni al 90%). Il 73% desidera inoltre che l’Unione disponga di maggiori risorse per affrontare le sfide globali.
(da agenzie)

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FINANCIAL TIMES, BLOOMBERG, POLITICO ED EURONEWS BOCCIANO LA LEGGE ELETTORALE DELLA MELONI: “UNA RIFORMA AUTORITARIA PER BLINDARE IL VOTO”

Luglio 1st, 2026 Riccardo Fucile

“UN TENTATIVO DI MANIPOLARE IL VOTO, HA PAURA DI PERDERE”

A definire “autoritaria” la riforma della legge elettorale di Giorgia Meloni è il Financial Times, il quotidiano della City di Londra, una testata che nessuno sospetterebbe di simpatie per i centri sociali. Nell’articolo del 26 giugno 2026, a firma di Amy Kazmin, il giornale parla di un “tentativo autoritario” e dà conto
dell’allarme delle opposizioni, che hanno ribattezzato il testo “Melonellum”: cambiare le regole del voto rischia di erodere la democrazia.
Kazmin descrive un premio di maggioranza che può valere fino al 17,5% dei seggi e nota che l’obbligo di indicare in anticipo il candidato premier è l’eco del premierato, il progetto di elezione diretta del capo del governo che la stessa Meloni aveva poi accantonato.
Conta proprio la firma. Quando a parlare di svolta autoritaria è il foglio della finanza globale, l’accusa pesa il doppio. E il Financial Times non è solo. Bloomberg descrive la stessa riforma senza eufemismi: un intervento congegnato per migliorare le chance della premier al voto del 2027 e per garantire al vincitore una maggioranza comoda in Parlamento.
L’Irish Times, sullo stesso filo dell’agenzia, riprende la denuncia di un piano per blindare la prossima legislatura, e gli analisti citati dai giornali esteri leggono la mossa come un sintomo d’ansia per le urne. La lettura dei mercati coincide con quella delle piazze.
La stampa estera in coro
Politico rilancia da mesi le accuse di election rigging, di brogli scritti dentro la legge. La squadra di fact-checking di Euronews, The Cube, era arrivata alla stessa conclusione già a marzo: un tentativo di manipolare il voto del 2027. Il filo che lega le testate è uno solo: una premier che, davanti a un’opposizione finalmente capace di allearsi, riscrive il sistema con cui si conteranno i seggi. Le voci dell’opposizione italiana, che i giornali stranieri amplificano, vanno nella stessa direzione. Angelo Bonelli (Avs) parla di un disegno per pilotare le elezioni; Riccardo Magi (Più Europa) di una legge cucita sulle misure della maggioranza per restare al potere.
Il politologo Lorenzo Castellani, della Luiss, lo ripete agli stessi giornali stranieri: cambiare la legge elettorale è sempre un segnale di debolezza, perché chi è sicuro di vincere le regole non le tocca. È la chiave con cui la stampa internazionale legge la fretta del governo, deciso a incassare il primo via libera entro l’estate con oltre un anno di anticipo sul voto. Nel 2022 il centrodestra aveva travolto un’opposizione
divisa; oggi che Elly Schlein (Pd) e Giuseppe Conte (M5S) provano a correre insieme, la maggioranza preferisce cambiare lo schema prima del fischio d’inizio.
Cosa ha acceso l’allarme
A far scattare l’allarme è la sostanza. La riforma cancella i collegi uninominali del Rosatellum e introduce un proporzionale con premio: chi supera il 42% in entrambe le Camere incassa 70 seggi in più a Montecitorio e 35 al Senato, fino a un tetto di 220 deputati, con liste bloccate e candidato premier indicato in anticipo. Il modello è il “Porcellum” del 2005, la legge di Silvio Berlusconi che la Corte costituzionale annullò nel 2013. C’è poi la clausola che il Financial Times riassume nell’obbligo, per i piccoli partiti, di raccogliere 500.000 firme: una norma letta come un argine a Roberto Vannacci e al suo Futuro Nazionale, il movimento che erode voti a destra. Oltre cento costituzionalisti hanno già segnalato profili di illegittimità.
Meloni difende il testo come argine all’instabilità e ripete che «chi prende più voti governa». Schlein lo bolla come «chiaramente incostituzionale» e promette battaglia. Sullo sfondo resta una posta che i costituzionalisti segnalano da subito: indicare il premier già al deposito delle liste comprime il margine del Quirinale nella nomina del capo del governo. Stavolta, però, la parola più dura porta la firma della City.

(da agenzie)

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IL NOBEL GIORGIO PARISI SMENTISCE LA RUSSA: “CI ABITUEREMO AL CALDO? SI’, AL CAMPOSANTO, NUMERI DI MORTI AUMENTA”

Luglio 1st, 2026 Riccardo Fucile

“SOTTO UN METRO DI TERRA NON SI SENTE TANTO CALDO”

“Ci abitueremo al clima caraibico, non vuol dire che moriremo”. Con queste parole, nel fine settimana, il presidente del Senato Ignazio La Russa aveva sminuito i rischi della crisi climatica. Proprio in un periodo in cui l’Italia sta affrontando un’ondata di caldo che ha già causato delle vittime. Morti che si sono già visti anche in altri Paesi europei, e che inevitabilmente con l’andare del tempo diventeranno sempre più frequenti. Oggi è arrivata la risposta di Giorgio Parisi, premio Nobel per la fisica, che ha smentito il presidente del Senato: “Non si muore di caldo? Certo che si muore”.
Parisi ha risposto alle domande dei giornalisti a margine dell’evento “Energia, Democrazia, Pace” di Alleanza Verdi-Sinistra, dove ha partecipato come relatore parlando delle prospettive scientifiche delle energie rinnovabili nei prossimi anni. Nel corso del suo discorso, è stato proprio il fisico a fare un riferimento a La Russa.
“Da una parte c’è un ministro ci dice che il nucleare serve a consumare meno gas ed evitare il cambiamento climatico. Dall’altra, nella stessa destra, c’è chi dice che il cambiamento climatico non esiste o che ci si può tranquillamente adattare, come
ha detto il presidente del Senato”, ha detto. Ai microfoni dei cronisti, poi, è arrivata una richiesta di ulteriore commento.
La questione posta al fisico è stata: quindi, si muore di caldo? “Certo che si muore di caldo. Magari”, ha aggiunto ironicamente Parisi, “non il presidente del Senato, che immagino abbia l’aria condizionata”. Il punto, ha sottolineato Parisi, è che con l’aumento costante delle temperature causato dall’attività umana, gli eventi climatici estremi – come l’attuale ondata di caldo – diventano sempre più frequenti. Ma la soluzione non può essere abituarcisi, perché c’è chi ne paga le conseguenze. E sono “i più vulnerabili”, ad esempio le persone più anziane e quelle che non hanno accesso a luoghi freschi.
“Non serve fare delle indagini approfondite per scoprirlo”, ha insistito lo scienziato, premio Nobel per la Fisica nel 2021. “Basta confrontare il numero di morti di anno in anno”. Un bilancio che, appunto, è già molto grave in altri Paesi europei e non potrà che peggiorare nel tempo, anche se il presidente del Senato sceglie di scherzarci sopra.
L’ultimo intervento di Parisi è arrivato in risposta a una domanda secca, che riprendeva ancora una volta le parole di La Russa: “Dunque a questo caldo non ci si può abituare? È impossibile abituarcisi?”. Lo scienziato ha scelto ancora una volta il sarcasmo, amaro: “Guardi, se uno sta al camposanto, sotto un metro di terra, non sente tanto caldo. Quindi, alla fine lì ci si abitua”.

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LEGGE ELETTORALE, PERCHE’ TANTA PAURA DELLE PREFERENZE?

Luglio 1st, 2026 Riccardo Fucile

TRA PAURE INCROCIATE E SPERANZA DI UN PAREGGIO CHE LIBERI DA ALLEANZE INDIGESTE

Il cantiere della nuova legge elettorale ribolle di paure incrociate e della neanche tanto sottaciuta speranza di un pareggio che liberi molti protagonisti da abbracci forzati e alleanze tanto obbligate quanto indigeste. Sia da una parte sia dall’altra. Se non dovesse scattare il premio di maggioranza i partiti si ritroverebbero in un sistema proporzionale puro che favorirebbe inevitabilmente le componenti più moderate dei due schieramenti. Mani più libere per coalizioni in grado, forse, di tagliare le estreme.
Sarebbe, tra l’altro, una sconfitta storica del bipolarismo che nel nostro Paese è apparso, in molte occasioni, alla stregua di un vestito politico troppo stretto e scomodo. Necessario da indossare in campagna elettorale e sovente insopportabile e insostenibile quando poi si trattava di governare. Soprattutto se si dovesse rinunciare ai collegi uninominali resterebbe ancora più aperta la questione di come far partecipare di più gli elettori alle scelte degli eletti, cercando in qualche modo di combattere l’astensionismo.
«Le liste bloccate, soprattutto se dovessero essere particolarmente lunghe – è l’opinione di Giulio Enea Vigevani, ordinario di Diritto costituzionale all’Università di Milano Bicocca – sono il peggior disincentivo alla partecipazione elettorale. Danno l’idea che tutto è deciso dalle segreterie, che conta la fedeltà al capo, non la competenza. Oltre all’assenza di un confronto aperto e personale, come avviene nei collegi uninominali, non vi è nemmeno una competizione interna agli stessi partiti». Pierferdinando Casini, favorevole alla reintroduzione delle preferenze, sostiene che è assai triste che i cittadini non sappiano più rispondere alla domanda: «Chi è il tuo deputato o il tuo senatore?».
Ovviamente le preferenze, cadute con le consultazioni referendarie di inizio anni Novanta, sono legate anche agli eccessi della Prima Repubblica. «Non c’è dubbio –
proseguire Vigevani – che vi furono anomalie e degenerazioni, specialmente al Sud dove le preferenze si scrivevano molto più che al Nord, attraverso voti di scambio, ma il peso dei potentati locali è persino maggiore con le liste bloccate. E poi per i partiti più piccoli si finirebbe per votare solo il capolista. Certo, ci vorrebbero regole più strette sui limiti di spesa nella campagna elettorale non facilissimi da introdurre e, soprattutto, da controllare e verificare».

(da Corriere della Sera)

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