UNA LEGA DEL NORD ACCANTO A UNA LEGA NAZIONALE: ECCO COME SAREBBE DOVUTO ESSERE IL NUOVO CARROCCIO, SUL MODELLO TEDESCO CDU-CSU. MA LA PROPOSTA DI MODIFICA DELLO STATUTO NON È MAI ARRIVATA NEL CONSIGLIO FEDERALE DEL 10 GIUGNO PERCHÉ È STATA BOCCIATA DA SALVINI
IN MOLTI NELLA LEGA STANNO STRINGENDO NELLA MORSA “IL CAPITONE” PER FARGLI CAPIRE CHE IL PARTITO VA CAMBIATO – SALVINI FINGE VADA TUTTO BENE MENTRE MONTA LA FRONDA NEL PARTITO VISTO CHE I SONDAGGI DANNO IL CARROCCIO IN CADUTA LIBERA
Una Lega della macroregione del Nord, con un suo consiglio direttivo, un suo simbolo da
presentare alle elezioni regionali e amministrative, e la facoltà di scegliere i candidati. E poi una Lega nazionale con un suo segretario che però verrebbe affiancato dal presidente del consiglio direttivo della Lega del Nord.
Ecco come sarebbe dovuto essere il nuovo Carroccio, quello immaginato dal fronte del Nord insieme a Roberto Calderoli. Ma la proposta di modifica dello statuto, di
cui Repubblica è in possesso, non è mai arrivata nel consiglio federale del 10 giugno perché è stata bocciata da Matteo Salvini prima del suo approdo.
Eppure da settimane il leader leghista ripete, come un ritornello, che nel partito non sta succedendo nulla. Che la richiesta di modifica dello statuto non è mai arrivata ai vertici della Lega perché «nessuno si è fatto avanti» e nel partito nessuna crepa si è aperta.
E invece gli otto punti, a cui hanno lavorato Giancarlo Giorgetti, Massimiliano Fedriga, Attilio Fontana, Maurizio Fugatti e Luca Zaia, dicono tutt’altro. Dall’addio di Roberto Vannacci, passando per il crollo nei sondaggi, con una manovra a tenaglia, in molti nella Lega stanno provando a convincere il leader che la natura del partito va cambiata.
Nel testo si chiede di convocare un congresso federale straordinario non elettivo entro 120 giorni per riconoscere il nuovo statuto, che farebbe nascere, o forse rinascere, la Lega del Nord. Il primo punto, nei fatti, toglie poteri al segretario nazionale perché li dovrebbe condividere con il presidente del consiglio direttivo della Lega della macroregione del Nord. Non più quindi il Capitano, uomo solo al comando, ma una struttura più collegiale.
Quest’organo, secondo la proposta, sarebbe stato «composto dai segretari regionali, dai governatori, dagli ex governatori e da eventuali ulteriori membri individuati dallo statuto stesso» e avrebbe svolto «anche le funzioni di segreteria politica».
Punto due: «Il consiglio direttivo elegge al proprio interno un proprio presidente» e quest’ultimo «rappresenta il movimento per le politiche del Nord ed è membro di diritto del consiglio federale e vice segretario federale vicario». Insomma, il numero due di Salvini, a cui il segretario ha sbarrato la strada.
Dal quarto punto in poi prende forma la natura di questo progetto.
Il consiglio direttivo della Lega della macroregione del Nord, si legge, «determina l’azione del movimento, nel rispetto della linea politica e programmatica stabilita dal congresso federale, relativamente alle tematiche regionali e sovraregionali del territorio di competenza»
E ha la facoltà anche di approvare o meno le candidature dei governatori, quelle dei
sindaci e le relative liste per i consigli. Inoltre ha l’ultima parola sugli accordi elettorali nonché i relativi contrassegni elettorali.
E poi ancora «sulla base delle deliberazioni dei consigli regionali propone al consiglio federale e al segretario federale le liste dei candidati dei territori di competenza alle elezioni nazionali». Infine «ha la possibilità di dotarsi di un proprio simbolo da utilizzare anche alle elezioni regionali ed amministrative». Invece «per le elezioni nazionali ed europee verrebbe utilizzato un contrassegno elettorale unico».
Insomma, una Lega più federale e meno centralizzata. Meno poteri a Salvini e un ritorno a un partito a trazione nordista. Il segretario sta facendo i conti con tutto questo. Si ostina a ripetere che non esiste una questione interna ma intanto c’è un fronte che non sta guardare in silenzio i sondaggi che si assottigliano. La partita per il momento l’ha vinta il leader, facendo leva sui suoi poteri. Ma il campionato tutto interno al campo leghista sembra ancora lungo. E l’esito finale tutt’altro che scontato.
(da Repubblica)
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