Luglio 8th, 2026 Riccardo Fucile
“RIPROPONE PROGETTI DEL VENTENNIO FASCISTA, DALA REMIGRAZIONE AI SIMBOLI DELLA X MAS”… “CI METTO LA FACCIA PER NON ESSERE STRUMENTALIZZATO DALLA POLITICA”… TRANQUILLI, CI SARA’ SEMPRE UN GIUDICE PRONTO AD ARCHIVIARE, COME CHI E’ RIUSCITO PERSINO AD ASSOLVERE SALVINI
Vannacci denunciato per associazione sovversiva: “Ripropone progetti del ventennio fascista”. È stato l’avvocato catanese Antonio Fiumefreddo a firmare la querela contro il leader di Futuro Nazionale, denunciato per istigazione a delinquere, propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa e associazione sovversiva.
“Ho presentato alla procura distrettuale di Catania una denuncia nei confronti del generale Roberto Vannacci, europarlamentare, chiedendo all’autorità giudiziaria di verificare se il complesso delle sue dichiarazioni pubbliche, ma soprattutto delle iniziative politiche e dell’attività organizzativa riconducibile al movimento Futuro Nazionale, possa integrare fattispecie penalmente rilevanti”, spiega il legale.
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Fiumefreddo: “Ci metto la faccia per non essere strumentalizzato dai partiti”
“L’iniziativa non nasce da appartenenze politiche, né da adesioni a movimenti o partiti – prosegue l’avvocato – ma dall’esercizio di un mio diritto di cittadino. Mi rivolgo alla magistratura mettendoci faccia e firma proprio per restare fuori da ogni possibile strumentalizzazione, mosso da preoccupazione, come tanti altri, per ciò che sta accadendo nel Paese e per il rischio, gravissimo, che si finisca per minimizzare fenomeni che invece andrebbero affrontati con piena consapevolezza”.
“Vannacci ripropone progetti del Ventennio”
“Nell’atto depositato chiedo di accertare la rilevanza penale di condotte che non possono essere liquidate come semplici provocazioni, opinioni eccentriche o dichiarazioni isolate. E, soprattutto – aggiunge – il generale Vannacci non sembra si limiti a parlare, ma sta organizzando un soggetto politico che, nei contenuti, nelle parole d’ordine, nella retorica identitaria e in talune proposte, ripropone idee e progetti che hanno caratterizzato la tragedia del ventennio fascista”.
La denuncia richiama, tra l’altro, le posizioni espresse in materia di immigrazione, i riferimenti alla cosiddetta ‘remigrazione’, alla ‘movimentazione coatta’ e alla ‘deportazione’ e alcune dichiarazioni sul fascismo, sulla Marcia su Roma, su Benito Mussolini e sulla simbologia della Decima Mas, che risultando francamente irricevibili”, conclude.
(da agenzie)
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Luglio 8th, 2026 Riccardo Fucile
A PAGARE IL NOLEGGIO DEI MEZZI DI RAPPRESENTANZA È STATO IL DIPARTIMENTO ECONOMIA DELLA REGIONE. MA AVREBBE DOVUTO FARLO IL GOVERNATORE ATTRAVERSO IL CONTRIBUTO PREVISTO DA UNA DELIBERA AD HOC
Chiusa l’indagine per truffa nei confronti del governatore della Calabria Roberto
Occhiuto. Al forzista questa mattina, in base a quanto apprende Domani, i pm di Roma hanno notificato il 415bis e cioè l’atto che di solito prelude alla richiesta di rinvio a giudizio.
Al centro dell’inchiesta, arrivata a piazzale Clodio dopo lo stralcio realizzato dai magistrati di Catanzaro che invece indagano per corruzione, ci sono le auto blu usate dall’azzurro e alcune delibere firmate dal dipartimento Economia della Cittadella regionale guidata da Occhiuto, rieletto presidente a ottobre scorso.
Come dimostrano le fatture, a pagare il noleggio dei mezzi di rappresentanza, in passato, era stato proprio il dipartimento Economia. Ma in base a una vecchia delibera regionale esiste un contributo ad hoc per coprire questo tipo di spese dei politici calabresi.
Secondo la delibera del 2013 il contributo spettante al governatore da destinare al noleggio di auto blu è pari a 3.893 euro al mese: una cifra che per Occhiuto risulta tra i compensi connessi all’assunzione della carica.
Perché, però, a pagare le automobili era stata la Regione e non il presidente? Ancora: perché i calabresi – secondo la tesi dei magistrati calabresi – avrebbero pagato due volte?
Da qui l’apertura del fascicolo per truffa che, per competenza, come detto, è migrato dalla Calabria al Lazio. E ora la chiusura indagini, col presidente che rischia il processo.
(DA editorialedomanI)
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Luglio 8th, 2026 Riccardo Fucile
ALCUNI PARTECIPANTI AL SISTEMA, TRA CUI UNA DONNA INVALIDA, HANNO DENUNCIATO DI AVER TENTATO SENZA SUCCESSO DI RECUPERARE LE PROPRIE SOMME – “IL PERICOLO DI INQUINAMENTO PROBATORIO”: SECONDO I PM ADINOLFI “POTREBBE INDURRE I DENUNCIANTI ALLA RITRATTAZIONE VISTO CHE ALCUNI DI ESSI SAREBBERO VULNERABILI IN RELAZIONE ALLE CONDIZIONI DI SALUTE O SOTTO IL PROFILO FINANZIARIO”
La Guardia di finanza ha arrestato e deciso i domiciliari per Mario Adinolfi, il giornalista e leader del Popolo della Famiglia accusato di truffa ed evasione fiscale. Per la Procura di Roma «il presunto sistema avrebbe prodotto un danno vicino ai cinque milioni di euro; altri 400mila euro sarebbero invece frutto di evasione fiscale».
Al centro dell’indagine c’è la cosiddetta «Scommessa Collettiva»: attraverso quel circuito sarebbero stati raccolti milioni di euro da privati ai quali venivano prospettati rendimenti legati alle scommesse sportive. Promesse che, per diversi partecipanti, non si sarebbero tradotte nella restituzione delle somme investite.
Il politico, blogger e giocatore di poker ha fondato anni fa il «club esclusivo» «Scommessa Collettiva»: per aderirvi, era previsto il versamento di quote annuali o trimestrali, da 3.000 a 10.000 euro, con la promessa di rendimenti fino al 40% annuo, grazie a un «team di esperti» e a sofisticati algoritmi di scommessa.
Adinolfi, ultra cattolico, ha più volte dichiarato di gestire l’iniziativa in maniera trasparente: «La somma investita è sempre e comunque garantita – ha spiegato in un’intervista – ma chi ne richiedesse la restituzione fuori dalle finestre trimestrali in cui l’operazione è consentita accetta di rinunciare alle vincite maturate e non reinvestite». Agli ultimi Europei di calcio, ad esempio, assicurava: «Se compri la quota entro febbraio la paghi 9.500 euro, si chiamerà Vip Plus e ti scade il 31 dicembre 2024 con la maggiorazione del 150% (200% se l’Italia vince l’Europeo)».
Le denunce dei partecipanti: «Somme non liquidate»
Adinolfi ha più volte dichiarato di aver chiuso l’attività, e che questa, nei periodi più fiorenti, coinvolgeva comunque un numero ridotto di persone. Post sui social testimoniano però movimenti tra il 2022 e il 2023. La Guardia di finanza si è mossa su iniziativa di alcuni partecipanti , che hanno denunciato di aver tentato senza successo di recuperare le proprie somme.
La rissa con l’inviato delle «Iene»: «Usate figuranti»
La vicenda è stata anche al centro di alcune puntate delle «Iene», su Italia 1, inchiesta culminata nello scontro acceso fra Adinolfi e l’inviato del programma Filippo Roma al termine di una presentazione elettorale: le immagini sui social mostrano il giornalista afferrato per i capelli.
La denuncia di una donna romana
Fra i casi mostrati, quello di una donna invalida che vive in provincia di Roma con meno di 800 euro al mese, e che avrebbe consegnato i propri risparmi confidando nelle promesse di rendimento. È seguita una sua denuncia al Tribunale di Roma. E il messaggio di una persona che ha dichiarato davanti alle telecamere: «Non sono un figurante. Ho vissuto sulla mia pelle danni economici e personali. Se non riavrò il mio capitale, renderò pubblica la mia testimonianza». Ma nonostante le prove raccolte Adinolfi ha sempre continuato a negare.
L’ordinanza: «Pericolo di inquinamento probatorio»
Ed ecco le considerazioni del gip di Roma Giulia Arcieri nelle venti pagine di ordinanza di custodia cautelare a carico del giornalista:
«La pericolosità di Mario Adinolfi emerge dalle interviste televisive in atti, da un suo atteggiamento di negazione dei debiti contratti e da dichiarazioni sulla asserita falsità delle denunce sporte nei suoi confronti – veridiche in quanto corroborate dai bonifici eseguiti e dalle mail intercorse tra le parti dell’accordo-, che denotano come l’indagato, lungi dal prendere le distanze da eventuali errori del passato, persista con determinazione nell’infingimento e nella manipolazione della realtà rifuggendo dalle proprie responsabilità».
Ancora, «ricorre anche il pericolo di inquinamento probatorio (art. 274, lett. a, c.p.p.): come rileva il pm, la libertà del soggetto potrebbe influire sulla genuinità della prova, atteso che sono in corso attività di indagine con riferimento alla raccolta delle dichiarazioni di altre persone offese e di documentazione attinente ai rapporti tra esse e l’indagato, o di altri soggetti coinvolti nelle medesime operazioni economiche….I flussi finanziari sono ancora in corso di ricostruzione e potrebbero configurarsi altre fattispecie di reato. Rispetto all’indagine in corso, si delinea pertanto un rischio di interferenza da parte dell’indagato se lasciato in libertà».
Adinolfi, insomma, «potrebbe avvicinare i soggetti che hanno già sporto denuncia e indurli alla ritrattazione (totale o parziale), atteso che alcuni di essi sarebbero soggetti vulnerabili in relazione alle condizioni di salute compromesse o sotto il profilo finanziario (avendo investito tutto il capitale nella operazione promossa dall’indagato) e dunque avvicinabili anche con la promessa di somme di denaro o di favori economicamente valutabili».
Il gip fa una stima della somme sottratte, partendo da una premessa: «Adinolfi si dipingeva su Facebook, e era in effetti noto come esperto giocatore di poker. Si diceva in grado di vincere eliminando l’alea attraverso specifici algoritmi.
C’è chi ha versato dal 2018 al 2024 152.000 euro e se ne è visti restituire solo 5.000; chi ha dato tra il 2022 ed il 2024 86.580 euro e non ha avuto nessun compenso. La somma più alta è stata versata nel 2022, 221.975 euro, di cui sono tornati indietro solo 60.000. Quella messa in piedi da Adinolfi è una truffa finanziaria basata sulla raccolta sistematica di fondi privati ispirata allo schema Ponzi».
Da non sottovalutare poi «l’atteggiamento arrogante e superbo davanti alle telecamere. E la dichiarazione sul social di essere in grado, nonostante il suo profilo di intellettuale, di mettere in atto le regole della strada (“stante la sua provenienza dal quartiere Testaccio, noto per la sua romanità intesa come cultura popolare nella sua natura più verace e primordiale”, si osserva a margine”). Parole che suonano come evidenti messaggi di sopraffazione».
Altri particolari emergono dalle indagini dei finanzieri. Dove finivano i soldi incassati? Attraverso il sistema di scommesse sarebbero stati usati per l’acquisto di beni di lusso quali orologi, lingotti e monete straniere, quadri, imbarcazioni e pagamenti per lo svolgimento di viaggi.
(da Corriere della Sera)
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Luglio 8th, 2026 Riccardo Fucile
QUESTO PONTE AL PINO CHE OGGI SEPARA L’ITALIA, COME VOLEVA BOSSI, È L’UNICA VERA OPERA PER CUI SALVINI SARÀ RICORDATO. VOLEVA UNIRE MESSINA E REGGIO CALABRIA E DIVIDE, PER LAVORI, MILANO E ROMA
“Sfasciati, tossici, puttane, delinquenti, e a volte lasciano la mancia, ringraziano. Il taxi
di notte è una carrozza per l’inferno. C’è un degrado… ma lei, alle quattro di mattina, qui, che ci fa?”, chiede l’autista che mi porta alla stazione Termini, sigla Imola 31
Viaggio sulla triste velocità Roma-Milano, nei tre giorni del disagio, così li ha chiamati Salvini, “tre giorni per avere l’alta velocità per trent’anni”, tre giorni che dividono l’Italia, per questo Ponte al Pino da sostituire, a Firenze, ferro marcio e malandato, l’ingegneria dai capelli bianchi.
Sembra di essere tornati al Covid, all’Italia chiusa del 2020, silenzio e vuoto: clandestini con il biglietto.
E’ vuota la banchina di Ladispoli, vuota a Campiglia Marittima, vuota a Empoli. Solo vuoto e sonno.
Gli dico che provo ad andare a Milano a bassa velocità, come se ci fosse il mare mosso, percorrendo la Tirrenica, lì dove la velocità scende da 320 chilometri orari a trenta, così come piace ai sindaci, slow: niente armi, niente difesa, niente, ma solo il sogno dell’Italia a mulo, pulita e lenta.
Da settimane sia Italo sia Trenitalia non emettono biglietti, esauriti. Ne riemergono, a volte, come dal mare, come reperti di civiltà sepolte e riemergono a intervalli irregolari, perché l’algoritmo misura anche la speranza: per uno che rinuncia al viaggio, c’è un altro che lo sostituisce.
Giocando con il portale di Italo, come con le slot-machine, trovo il biglietto di chi ha rinunciato, alle 5 di mattina, Roma-Milano, sei ore e quindici previste, salvo rallentamenti, con fermate a Firenze, Bologna, Reggio Emilia.
E’ il solo modo per raggiungere Milano, altrimenti resta il treno notturno che ha scelto Lia Quartapelle, parlamentare riformista, del Pd, che scrive, da Milano: “E’ una specie di Erasmus. C’è chi da Roma va a Catania, e poi da Catania prende il volo per Milano”.
Mi accorgo solo adesso che l’Italia chiusa per tre giorni è stata travolta dalle offese di Trump a Meloni, dal vertice di Ankara, dalla bomba di Lavitola a Ranucci, ma difeso da Ranucci perché suo vecchio amico.
Sul binario tronco è finita anche la polemica sui treni perché il governo Meloni, come le stagioni, si avvicina al capolinea, e anche Salvini è da sollevare con la gru dalla segreteria della Lega. Da due giorni si trova in Serbia ma scrive su Avvenire di sicurezza, come se percorresse già il binario Viminale, e nei ritagli lancia ancora corridoi, la Trieste-Belgrado, perché per Salvini le opere sono tunnel, nient’altro che scappatoie per evadere l’ordinario.
Questa volta non ci sono tabelloni che piangono ritardi: più 80 minuti, più 120… E’ la solita Termini, il sottosuolo dei perduti della terra, che viaggiano sul posto, e accanto a loro ci sono vigilantes, militari per una volta felici.
Ho come l’impressione che vorrebbero benedire questo ponte marcio, Ponte al Pino, questa gru che Salvini si vanta di aver trasportato dall’altra parte del mondo, felici di non smistare corpi e dolori. Sono una manciata di treni, quasi tutti pieni di stranieri, viaggiatori che hanno prenotato quando a Londra c’era ancora Starmer premier. […]
Si sente una ninna nanna, il lungo russare della carrozza Roma-Milano, sei ore di improvvise soste e ripartenze, la bassa velocità come la dormita nazionale. Sono tre giorni che forse valgono davvero trent’anni, che non verranno ricordati per la gru ma per queste mani alzate in biglietteria a Milano, la resa, “nessun biglietto”, per la cacciata dell’ad di Ferrovie, per Salvini all’estero.
Non c’è la febbre del costruire e del riparare ma solo il ponte come castigo italiano: immaginato a Messina, saltato con Trump. Non c’è la grandezza di Nietzsche, il ponte come scopo, ma solo la manutenzione rimandata e “l’arrangiatevi”, la strada. E’ questo Ponte al Pino che oggi separa l’Italia, come voleva Bossi, l’unica vera opera per cui Salvini sarà ricordato. Voleva unire Messina e Reggio Calabria e divide, per lavori, Milano e Roma. La secessione l’ha fatta il binario.
(da “Il Foglio”)
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Luglio 8th, 2026 Riccardo Fucile
MA ANCHE NEL SUO PARTITO, IN FORZA D’ITALIA, C’È CHI STORCE IL NASO SU UNA PROPOSTA “SECURITARIA” CHE SEMBRA INSEGUIRE VANNACCI ED È POCO “LIBERALE” – LE OPPOSIZIONI ATTACCANO: “È UN VERO MOSTRO GIURIDICO, UN OBBROBRIO”
C’era quasi il rischio di dimenticarsi di lei, di Marta Fascina, deputata di Forza Italia e ultima compagna di Silvio Berlusconi. E invece Fascina, alla curva finale della legislatura, si è decisa a lasciare la sua impronta in Parlamento. Non dal suo scranno in Aula, che continua a frequentare poco, ma attraverso una legge che vuole aprire le porte del carcere a chi ha tredici anni.
È la prima e unica proposta di legge prodotta da Fascina in quattro anni da parlamentare di maggioranza. E l’impressione è che non sia un’idea animata da un sincero afflato liberale. Dentro Forza Italia, sulla carta, dovrebbe esserci scetticismo di fronte all’inasprimento delle pene e alla creazione di nuovi reati, figurarsi per l’anticipazione dell’entrata in carcere degli adolescenti.
Ma Fascina vuole abbassare l’età in cui un minore è imputabile di un reato da quattordici a tredici anni e la proposta, dopo essere stata parcheggiata per alcuni mesi in commissione, è adesso incardinata in commissione Giustizia.
E se a qualcuno dei suoi colleghi azzurri dovesse venire il dubbio che si tratti di una misura da destra securitaria più che da liberali, Fascina elenca altri Paesi occidentali dove l’età imputabile è persino più bassa, come il Canada (12 anni), l’Inghilterra o la Nuova Zelanda (10 anni). Poco male, evidentemente, se il Comitato dell’Onu per i Diritti dell’infanzia abbia fissato da tempo a 14 anni il «limite minimo assoluto accettabile».
Il deputato di Forza Italia Pietro Pittalis, incaricato come relatore del testo, difende la proposta che nasce per «dare un segnale nel contrasto al fenomeno delle baby gang». Per le opposizioni, invece, è «un vero mostro giuridico, un obbrobrio», come dice il capogruppo di Avs in commissione Giustizia, Devis Dori.
Le elezioni si avvicinano e la rincorsa sul fronte della sicurezza è iniziata. La Lega è già in pista. Lunedì ha presentato un emendamento al decreto legge su giustizia e migrazione, ora in Senato, per introdurre un «permesso di soggiorno a punti» per gli stranieri con più di 14 anni, con crediti assegnati sulla base di criteri come la conoscenza della lingua italiana e della Costituzione.
(da La Stampa)
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Luglio 8th, 2026 Riccardo Fucile
LA COLPA È DELL’INFLAZIONE CHE GALOPPA E DEI COSTI DELL’ENERGIA CHE AUMENTANO (PER COLPA DELLA GUERRE DI TRUMP)… ANCHE PER QUESTO, L’ECONOMIA DEL NOSTRO PAESE PERDERA’ LO 0,9% NEL 2026 E CRESCERÀ DI APPENA LO 0.2% NEL 2027
La disoccupazione scende al minimo storico, l’occupazione raggiunge il record seppur
restando sotto la media Ocse. Ma i salari restano il grande buco nero del lavoro italiano. Nelle Prospettive sull’occupazione 2026, l’Ocse fotografa un mercato che tiene nei numeri, ma continua a perdere sul potere d’acquisto.
Nel primo trimestre dell’anno le retribuzioni reali sono cresciute dell’1,3% rispetto a dodici mesi prima, «principalmente grazie al basso tasso di inflazione». Ma il rimbalzo non basta a recuperare la botta degli ultimi anni: i salari reali italiani sono ancora inferiori del 6,1% rispetto al primo trimestre 2021. Per l’Ocse è «il divario più ampio tra le grandi economie» dell’area.
Il recupero rischia poi di fermarsi subito. I recenti rincari energetici, avverte l’organizzazione di Parigi, hanno spinto di nuovo verso l’alto l’inflazione e verso il basso i salari reali. Risultato: per l’Italia è attesa una nuova flessione dello 0,9% nel 2026 e una crescita quasi nulla, appena +0,2%, nel 2027. A frenare la ripresa, secondo l’Ocse, saranno anche i «limitati rinnovi dei contratti collettivi in programma per il 2027» e il rallentamento del mercato del lavoro.
Il grafico dell’Ocse mostra bene il paradosso italiano. La variazione annua dei salari reali torna positiva, ma il confronto con il 2021 resta profondamente negativo. L’Italia è tra i Paesi che hanno recuperato meno dopo la fiammata inflazionistica, peggio di Germania, Francia, Stati Uniti, Regno Unito, Canada e Giappone. Il dato non misura quindi solo l’ultimo anno, ma la distanza ancora aperta rispetto al livello precedente alla crisi dei prezzi.
È qui che si concentra il nodo salariale italiano: la crescita nominale delle retribuzioni è arrivata tardi, spesso attraverso rinnovi contrattuali lenti, mentre l’inflazione aveva già eroso il potere d’acquisto. Così anche quando i salari reali tornano a salire su base annua, restano più bassi di oltre sei punti rispetto al 2021. E la previsione di un nuovo arretramento nel 2026 rende il recupero ancora più incerto.
Il quadro non è tutto negativo. Il tasso di disoccupazione italiano è sceso al 5% a maggio 2026, in linea con la media Ocse del 4,9% e al minimo storico. Nell’ultimo anno è diminuito di 1,5 punti, in controtendenzarispetto a circa due terzi dei Paesi Ocse, dove invece la disoccupazione è salita. L’Italia viene inserita nel gruppo ristretto dei Paesi dell’Europa meridionale, insieme a Grecia, Portogallo e Spagna, in cui il numero dei senza lavoro ha continuato a ridursi.
Anche l’occupazione ha raggiunto un massimo: 62,8% nel primo trimestre 2026. Ma resta uno dei valori più bassi dell’area Ocse, 9,3 punti sotto la media del 72,1%. Il divario è «particolarmente marcato tra le donne e i giovani». È il segnale che il problema italiano non è più solo la disoccupazione, ma una base occupazionale ancora troppo stretta. Molte persone restano fuori dal lavoro, soprattutto nelle fasce più fragili.
Il grafico sui territori mostra una forbice molto ampia: Firenze è indicata tra le aree con il tasso di occupazione più alto, intorno al 70%, mentre Taranto è tra quelle con il valore più basso, sotto il 40%. Dall’inizio degli anni 2010 le disparità territoriali si sono ridotte del 10,4% rispetto alla media nazionale, ma il divario resta profondo.
Un altro tema ripreso da Ocse riguarda le clausole di non concorrenza, che limitano la possibilità dei lavoratori di passare a un concorrente o avviare un’attività concorrente dopo la fine del rapporto. In Italia, secondo i datori di lavoro, tra il 7 e il 18% dei dipendenti privati è vincolato da questi accordi, contro una media Ocse tra il 20 e il 30%. Il livello è più basso, ma le imprese segnalano una tendenza al rialzo.
(da Repubblica)
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Luglio 8th, 2026 Riccardo Fucile
IL PARTITO ORMAI HA DUE VOLTI. BARDELLA, RISPETTO A LE PEN, ADOTTA UN APPROCCIO PIÙ LIBERISTA SULLE MISURE ECONOMICHE (HA STRONCATO LA PROMESSA DI RIPORTARE L’ETÀ PENSIONABILE A 60 ANNI, PROPOSTA DA LE PEN) E GRAZIE ALLA SUA RELAZIONE CON LA PRINCIPESSA ITALIANA MARIA CAROLINA DI BORBONE ORMAI È DIVENTATO UN PREZZEMOLONE AGLI EVENTI MONDANI. MA LO ZOCCOLO DURO DEI LEPENIANI HA STORTO LA BOCCA DAVANTI A UNO CHE BEVE CHAMPAGNE AL GP DI MONACO MENTRE IN FRANCIA NON SI PARLAVA D’ALTRO CHE DELLO STUPRO E OMICIDIO DI UNA BIMBA DI 11 ANNI
Jordan Bardella è l’altra metà della «coppia complementare e coerente», come la definisce la candidata. Il «ticket» prevede Marine Le Pen presidente e Jordan Bardella primo ministro, perché il Rassemblement national ha ormai due anime e due sensibilità politiche.
La «linea Hénin-Beaumont» (la cittadina ex operaia del Nord depresso) di Marine Le Pen, e la «linea Montecarlo» di Jordan Bardella, in prima linea negli eventi mondani come il Gran Premio di Monaco, gustato dalla tribuna vip in compagnia della fidanzata Maria Carolina di Borbone delle Due Sicilie.
La disinvoltura di Bardella nel lussuoso mondo della Formula1 ha fatto discutere, anche perché nelle stesse ore del Gran Premio i francesi scendevano in piazza per una marcia bianca contro le mancanze della giustizia e in omaggio alla piccola Lyhanna, vittima di un pedofilo recidivo. «Di morti bianche ce ne sono tutti i giorni», ha risposto Bardella, con una sufficienza sorprendente per un uomo politico che dovrebbe pur rappresentare la voce del popolo contro le odiose élite globalizzate.
Ma Bardella è sovranista-populista-nazionalista a modo suo: tanto «MLP» è attenta ai temi sociali quanto lui cerca l’intesa con il capitale e gli imprenditori del Cac 40 (le più importanti aziende quotate in Borsa), tanto lei non vuole toccare le pensioni quanto lui considera inevitabile lavorare più a lungo, tanto l’erede della dinastia Le Pen cerca i bagni di folla nei mercatini delle piccole città di provincia quanto il figlio di immigrati italiani ama frequentare l’alta società.
Scoperto da Marine Le Pen anche grazie alla frequentazione con la nipote Nolween, Bardella ha sognato per qualche mese di giocare la partita più importante, quella per l’Eliseo. Ora torna nel ruolo di aspirante premier: sarà giudicato per la bravura, ma soprattutto per la fedeltà alla mentore.
(da agenzie)
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Luglio 8th, 2026 Riccardo Fucile
COME SPENDEVA I SOLDI PER VIAGGI E BARCHE
«Appare rilevante anche l’atteggiamento intimidatorio assunto da Mario Adinolfi rispetto a chi osi contrastarlo», scrive il gip di Roma nell’ordinanza di arresto per Mario Adinolfi, giornalista e leader del Popolo della Famiglia, da questa mattina agli arresti domiciliari.
A disporre la misura è la Procura di Roma, che lo accusa di truffa ed evasione fiscale, mentre l’esecuzione del provvedimento è stata affidata alla Guardia di Finanza. Al centro dell’inchiesta c’è la cosiddetta «scommessa collettiva», un circuito attraverso cui venivano raccolti fondi da privati a cui si promettevano rendimenti legati alle scommesse sportive. Ad Adinolfi viene contestata anche una presunta evasione da 400 mila euro.
Di cosa è accusato Adinolfi
A carico di Adinolfi c’è anche l’ipotesi di esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio e abusivismo finanziario. A far partire le indagini, condotte dall’Aliquota della Sezione di polizia giudiziaria della Guardia di Finanza insieme al Nucleo di Polizia Economico, sono state alcune denunce di persone che avevano affidato del denaro convinte di aderire a un gruppo di scommesse chiamato «Scommessa Collettiva», lanciato e promosso sui social network.
Secondo una nota della Guardia di Finanza, l’iniziativa aveva conquistato un numero considerevole di aderenti, complice la fiducia riposta nell’ideatore, la promessa di rendimenti «elevati e garantiti» ben oltre quelli offerti dal mercato finanziario, e l’uso di presunti algoritmi e strategie di scommessa spacciate per infallibili. Così diverse persone avrebbero versato somme anche superiori a 100mila euro a testa per acquistare «quote» di partecipazione, senza mai rivedere il capitale né i guadagni promessi.
Quanto denaro avrebbe raccolto Adinolfi e come lo avrebbe speso
Dalla ricostruzione dei movimenti sui conti correnti dell’indagato relativi agli ultimi cinque anni, gli investigatori hanno accertato una raccolta complessiva di oltre 4,7 milioni di euro. Di questa cifra, solo una parte risulta effettivamente collegata a scommesse sportive: secondo quanto riferito dalla Guardia di Finanza, la maggior parte dei fondi avrebbe preso strade diverse, tra trasferimenti a soggetti terzi e spese personali per beni di lusso come orologi, lingotti, monete straniere, quadri e imbarcazioni, oltre al pagamento di viaggi.
«Si deve rimarcare la scaltrezza, la pervicacia, la spregiudicatezza nella complessiva elaborazione ed attuazione del progetto criminoso – scrive il Gip – indicativa di una specifica volontà, oltre che abilità, nella movimentazione dei rilevanti flussi di denaro, che evidenziano una spiccata propensione all’occultamento dei flussi reddituali e all’elusione dei controlli dell’amministrazione finanziaria”.
Lo afferma il gip di Roma nell’ordinanza cautelare a carico di Mario Adinolfi. Il giudice scrive che “nel caso di specie va evidenziato che, dagli accertamenti finora svolti, è emerso che Adinolfi pur a fronte di movimentazioni finanziarie per importi assai considerevoli, nell’ordine di centinaia di migliaia di euro, rilevate su conti correnti a lui riferibili e direttamente intestati, non risulta proprietario di immobili né titolare di partecipazioni sociali e nemmeno di cariche di rappresentanza all’interno di enti commerciali. Risulta solo intestatario di un’auto».
(da agenzie)
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Luglio 8th, 2026 Riccardo Fucile
ROBERTO VANNACCI, MENTRE PASSEGGIAVA A VIAREGGIO CON LA MOGLIE, CAMELIA MIHAILESCU, SI È IMBATTUTO IN UN COMPLESSO MUSICALE DI STRADA CHE, ALLA VISTA DEL LEADER DI “FUTURO NAZIONALE”, HA INIZIATO A SUONARE “BELLA CIAO” – VANNACCI HA REAGITO SALTELLANDO CON LE BRACCIA TESE IN STILE “SALUTO ROMANO” E LA MOGLIE RUMENA HA MOSTRATO IL DITO MEDIO AI MUSICISTI
Lo scorso sabato sera Roberto Vannacci passeggiava per il centro di Viareggio insieme alla moglie Camelia Mihailescu, quando si è imbattuto in un gruppo musicale che si stava esibendo per strada. Quando i musicisti de «il Complesso d’Inferiorità» hanno visto passare l’eurodeputato eletto con la Lega, la band ha attaccato Bella Ciao, e la coppia ha risposto fermandosi qualche secondo.
Vannacci ha iniziato a ballare tendendo ripetutamente le braccia a ritmo di musica, mentre accanto a lui la moglie saltellava e ha rivolto più volte il dito medio verso i musicisti, dopo un primo gesto che pareva un impacciato accenno di saluto romano.
Nel commentare il video, Viareggio Antifascista ha scritto che nelle immagini «si vede come la moglie del generale accenni prima un impacciato saluto romano sostituito poi dal dito medio, seguita poi da suo marito Vannacci che invece approccia un balletto palesemente caratterizzato da saluti romani provocatori nei confronti delle persone che lo hanno accolto e cacciato al grido di Bella Ciao».
(da agenzie)
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