Luglio 7th, 2026 Riccardo Fucile
MELONI NON HA PERÒ ALTRA SCELTA CHE INTESTARDIRSI PER FAR PASSARE LO “STABILICUM”: CON IL SISTEMA ELETTORALE VIGENTE, LA BATOSTA SAREBBE NON PROBABILE MA CERTA… CHE FARE: PORTE APERTE ALLA “VERA DESTRA” DI VANNACCI PER NON PERDERE LA CUCCAGNA DI PALAZZO CHIGI? MA UN INGRESSO NELLA MAGGIORANZA DI FUTURO NAZIONALE NON CONVIENE AL GENERALE E FORZA ITALIA POTREBBE SFILARSI
La Ducetta è nei guai. Vannacci sta risvegliando l’anima fascista di un pezzo d’Italia, a partire dagli elettori di Fratelli d’Italia che si sentono traditi dal centrismo della Meloni premier. Secondo i sondaggisti, i consensi per Futuro Nazionale arrivano infatti da 1/3 da FdI, 1/3 di astenuti, 1/3 dalla Lega, e da una frangia dell’0,8% da M5s.
Con la Lega al 5% e Forza Italia al 7%, cambia tutto: il traguardo del 42% per incassare il premio di maggioranza sta diventando un miraggio per il centro-destra. Una chimera che potrebbe trasformarsi in un boomerang, se l’opposizione, come sembra, riesce a coalizzarsi e diventare alternativa presentando un programma di governo.
Che la nuova legge elettorale finirà nel cestino delle sconfitte meloniane, nei Palazzi Romani sono tanti che lo danno per certo o quasi probabile.
Quando in autunno sarà sottoposta all’esame del Senato, alla rogna non risolta delle preferenze, occorrerà aggiungere i ricorsi alla Corte Costituzionale e, nel caso che venisse approvata, potrebbe anche partire la raccolta firme per un referendum abrogativo.
Malgrado tutto ‘sto casino, Meloni non ha però altra scelta che intestardirsi per far passare lo “Stabilicum”: con il sistema elettorale vigente per le elezioni politiche, il Rosatellum, che assegna circa 3/8 dei seggi con il maggioritario uninominale e 5/8 con il proporzionale, la batosta per Meloni sarebbe non probabile ma certa.
Che fare: porte aperte alla “vera destra” di Vannacci, per non perdere la cuccagna di Palazzo Chigi?
Intanto, un eventuale ingresso nella maggioranza di Futuro Nazionale, ma anche un sostegno esterno in parlamento, non conviene assolutamente a Vannacci. Il suo modello è FdI di Meloni epoca governo Draghi e Afd dei nazistelli tedeschi, due partiti che stando in servizio permanente effettivo all’opposizione sono riusciti a incassare il dissenso popolare e diventare partiti di massa.
Idem con patate accadde alla Lega di Salvini e al Movimento 5 Stelle di Grillo che, grazie alla volatilità dell’elettore italico, giunsero ad oltrepassare il 30%, sbarcando infine a Palazzo Chigi.
Ma il più grande ostacolo che si trova a dover superare la Statista alle vongole, all’arrivo di Vannacci nel governo e dintorni, sono le conseguenze deflagranti non solo nella Lega smontata come un Lego dalle suicide mosse di Salvini e in Forza Italia by Marina Berlusconi, ma anche all’interno di FdI: ex democristiani come Crosetto e Fitto accetterebbero un alleato con il generale ex Folgore? (Già all’uscita del libro “Il mondo al contrario”, il ministro della Difesa era intenzionato a cacciare dall’esercito il farneticante generale Vannacci, ma fu costretto a rinculare dai post-missini di via della Scrofa).
L’angoscia di perdere il potere e ritornare nelle grotte di Colle Oppio a ideare Campi Hobbit, che attanaglia i gerarchi di Palazzo Chigi, trasuda sui giornali filo-governativi
(da Dagoreport)
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Luglio 7th, 2026 Riccardo Fucile
IL COMIZIO DI VANNACCI DI SABATO SPOSTATO DAL CENTRO CITTA’AL QUARTIERE “BENE” DI ALBARO: SE NON ALTRO VANNACCI PARLERA’ A SOGGETTI CHE HANNO IL SUO REDDITO
E’ stato identificato e denunciato dalla Digos uno degli autori delle aggressioni ai
cronisti e fotoreporter durante la manifestazione di ieri sera a Sestri Ponente indetta dal gruppo Genova Insicura. E’ un genovese di 50 anni, con precedenti penali. E’ accusato di violenza privata, aggravata dall’essere stata commessa nel corso di pubblica manifestazione. Ha colpito i cellulari tenuti in mano da alcuni giornalisti, mentre erano intenti a fare riprese facendoli cadere a terra e li ha minacciati ripetutamente. Proseguono le indagini per identificare anche gli altri aggressori. Quattro in tutto i cronisti, fotografi e operatori aggrediti.
A fare le spese dei tafferugli di ieri sera sono stati infatti i giornalisti: in tre sono stati aggrediti e a un quarto è stato rubato il cellulare per impedirgli di filmare.
Alla fiaccolata (500 persone) hanno partecipato in massa esponenti politici del centro destra e della destra genovese, da Fratelli d’Italia, alla Lega ai ‘vannacciani’. E con loro si è anche materializzato un gruppo di facinorosi: così all’arrivo del corteo in piazza Baracca non volevano che braccia tese e cori sulla remigrazione fossero immortalati da foto e video dei tanti cronisti presenti.
Intanto il generale Vannacci, atteso a Genova per un comizio sabato 11 luglio che avrebbe dovuto tenersi in al teatro della Gioventù di via Cesarea, ha concordato con la questura lo spostamento dell’evento in piazza Leopardi nel quartiere di Albaro.
Contro la presenza di Vannacci a Genova erano state indette due contro manifestazioni, una da parte della Fiom con Cgil e Anpi in via Cesarea, un’altra in via Macaggi da parte di Genova Antifascista. La Cgil e l’Anpi hanno deciso di non seguire il leader di Futuro nazionale e di mantenere un presidio molto simbolico in via Cesarea. Da capire cosa deciderà di fare la galassia antagonista.
(da Genova 24)
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Luglio 7th, 2026 Riccardo Fucile
BEN GVIR ANNULLA IL VIGGIO A NEW YORK, IL TORTURATORE SIONISTA CHE INSULTA GLI ITALIANI ORA SE LA FA ADDOSSO, TEMENDO DI ESSERE ARRESTATO
Bezalel Smotrich e Itamar Ben Gvir, attualmente impegnati nella campagna elettorale in vista delle elezioni politiche israeliane previste a ottobre, hanno ricevuto il divieto di ingresso in ben 10 paesi. Un provvedimento particolarmente duro che consegna anche la misura di come l’atteggiamento dei paesi occidentali nei confronti dell’estrema destra israeliana al governo stia mutando radicalmente.
Sembrano lontani i tempi delle “giustificazioni” per il genocidio a Gaza e il ritardo clamoroso con cui la maggior parte dei governi europei ha preso posizione contro la politica di guerra permanente dell’esecutivo guidato da Benjamin Netanyahu.
La notizia dei provvedimenti è stata resa nota dal Ministero degli Esteri di Israele, ma era già nell’aria dopo l’annullamento del viaggio a New York di Ben Gvir, che era atteso alle Nazioni Unite. Il leader del partito Potere Ebraico aveva giustificato l’annullamento per le proteste pianificata dai gruppi in difesa dei diritti umani contro di lui. Ma dietro quell’annullamento potrebbe esserci una richiesta di arresto per lui.
Dieci paesi vietano l’ingresso: “Vergognosa la posizione dell’Italia”
La motivazione dei divieti di ingresso nei dieci paesi, sempre stando a quello che riferisce il Ministero degli Esteri israeliano, sarebbero da ricercare nell’aperta critica dei paesi che hanno promosso il ban contro i due Ministri per le loro posizioni contro il popolo palestinese. I paesi che impediranno l’ingresso di Smortich e Ben Gvir nei loro confini sono: Gran Bretagna, Francia, Irlanda, Norvegia, Belgio, Spagna, Olanda, Canada, Australia e Nuova Zelanda. Si tratta quindi di alcuni tra i principali paesi europei, Nord America e Oceania. Il divieto di ingresso renderà particolarmente complessi gli spostamenti dei leader dell’estrema destra israeliana.
“Provvedimenti positivi per quanto tardivi” li giudica Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International. “Non deve prevalere la narrazione dei due ministri estremisti cui addossare ogni responsabilità” sottolinea Noury a Fanpage.it. “Sono in un governo di coalizione, il loro programma politico è stato accolto da Netanyahu che è dunque responsabile in toto delle violazioni dei diritti umani e delle politiche dello Stato di Israele di cui sono la conseguenza, che si tratti della Striscia di Gaza o della Cisgiordania”, ci dice il portavoce di Amnesty.
Gli fa eco Damiano Censi, responsabile dei progetti in Palestina di Mediterranea Saving Humans: “Dal campo, in Cisgiordania, assistiamo ogni giorno alla violenza esercitata da coloni e forze di occupazione contro la popolazione palestinese. Una violenza che, come dimostrato nel nostro rapporto, è finanziata, supportata, coperta e diretta dai ministri Ben Gvir e Smotrich. Ma loro non agiscono isolati, sono parte di un governo da cui hanno pieno sostegno e che è pienamente corresponsabile” spiega l’attivista italiano. “È necessario quindi che si adottino misure contro l’intero governo e non contro singoli, e il fatto che l’Italia non si unisca a questa richiesta, ma che anzi la ostacoli, è una cosa vergognosa”.
Il rischio di arresto sta diventando concreto
Su Bezalel Smotrich pende una richiesta di arresto da parte della Corte Penale Internazionale, avanzata lo scorso maggio, alla quale il leader del partito Sionismo Religioso ha risposto annunciando una “guerra” contro la Cpi. “Le mani sono quelle dell’Aja, ma la voce è quella dell’Autorità Palestinese. Questa organizzazione ha iniziato una guerra e riceverà in risposta una guerra” questa la risposta di Smotrich alla richiesta di arresto, ma ora con il divieto di ingresso in paesi chiave nello scacchiere mondiale come Gran Bretagna e Francia le cose si fanno davvero difficili per lui.
L’impressione è che la pressione internazionale stiamo aumentando a dismisura anche in vista delle elezioni israeliane di ottobre, rispetto alle quali è annunciato un testa a testa tra la coalizione di Netanyahu e quella di Yair Lapid e Naftali Bennet. Per Ben Gvir la situazione è ancora più pesante. Per le violenze contro gli attivisti della Global Sumud Flotilla, è accusato di tortura da parte della giustizia spagnola e italiana, nel caso del nostro paese l’indagine a suo carico è partita dalla Procura della Repubblica di Roma. Per le stesse violenze al Ministro della Sicurezza di Israele, punto di riferimento dei coloni in Cisgiordania, a cui ha distribuito oltre 300 mila armi, era stato vietato l’ingresso in Francia ed Irlanda alla fine di maggio.
Ma è l’episodio dell’annullamento del viaggio a New York che ha fatto scattare l’allarme negli apparati israeliani, che ora non ritengono più impossibile l’arresto del loro ministro. Alla fine del mese di giugno Ben Gvir era atteso alle Nazioni Unite per il vertice dei capi delle polizie dei paesi membri, ma ha annullato il viaggio ufficialmente a causa delle proteste contro di lui. Sullo sfondo però ci sarebbe la richiesta di arresto avanzata dalla Fondazione Hind Rajab al Dipartimento di Giustizia Usa, con tanto di fascicolo con le prove dei crimini commessi da Ben Gvir.
Gli esponenti della Fondazione che porta il nome della bimba di 6 anni tragicamente uccisa a Gaza insieme alla sua famiglia dall’esercito israeliano, avevano chiesto al governo Usa un segnale concreto del rispetto dei diritti umani, procedendo all’arresto di Ben Gvir. Il fatto che il Ministro abbia deciso di non presentarsi a New York denota anche il venir meno della fiducia nell’alleato americano. Anzi, proprio l’amministrazione Trump ha battagliato non poco per far accettare il cessate il fuoco in Libano al governo Netanyahu, e proprio Ben Gvir era quello che spingeva maggiormente per proseguire la guerra. Oggi, dopo tre anni trascorsi tra accuse di crimini di guerra e crimini contro l’umanità, dopo aver sdoganato l’uso della tortura nelle carceri e l’uso dello stupro contro i prigionieri, Smotrich e Ben Gvir rischiano davvero di finire davanti agli organi di giustizia internazionale.
(da agenzie)
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Luglio 7th, 2026 Riccardo Fucile
IL PRINCIPALE INDAGATO È UN 59ENNE, EX APPARTENENTE AL COMPARTO DI INTELLIGENCE DI ROMA E GIÀ SOTTOUFFICIALE DEI CARABINIERI: CONSEGNAVA I DOSSIER A UN DIPLOMATICO RUSSO, COPERTO DA IMMUNITÀ, CHE SI TROVA NEL NOSTRO PAESE … IL 59ENNE ACQUISIVA INFORMAZIONI ATTRAVERSO SEI FONTI, TRA CUI QUATTRO MILITARI IN SERVIZIO, TUTTI INDAGATI … CHE COSA HA DA DIRE IL SOTTOSEGRETARIO MANTOVANO CHE HA LA DELEGA AI SERVIZI SEGRETI? DOPO IL CASO DEL DEO, LO SPIONAGGIO ILLEGALE DI PARAGON, LA “SQUADRA FIORE” E I DOSSIERINI BY STRIANO, E’ UN ALTRO BEL CEFFONE PER I NOSTRI MALMESSI APPARATI DI INTELLIGENCE
Due ex appartenenti ai Servizi segreti, da oltre dieci anni in servizio al ministero della
Difesa, sono stati arrestati con l’accusa di aver ceduto informazioni sensibili alla Russia. Secondo l’inchiesta della procura di Roma, condotta dai carabinieri del Ros, i due avrebbero intrattenuto rapporti con un funzionario dell’ambasciata russa nella capitale, al quale avrebbero passato notizie riservate riguardanti la sicurezza nazionale ricevendo in cambio somme di denaro.
Tra gli episodi contestati c’è anche uno dei più delicati: gli indagati avrebbero rivelato l’identità di alcuni agenti impegnati nelle attività di controspionaggio italiano, esponendo così personale operativo che lavorava su dossier particolarmente sensibili. Tra le accuse contestate figurano anche i passaggi di denaro che sarebbero avvenuti tra il funzionario russo e i due dipendenti del ministero della Difesa.
Nell’inchiesta risultano coinvolte complessivamente quattro persone. Oltre ai due arrestati, infatti, sono indagati altri due dipendenti del ministero della Difesa, la cui posizione è tuttora al vaglio degli investigatori.
L’indagine, coordinata dalla procura di Roma e condotta dai carabinieri del Ros, prende le mosse da una segnalazione trasmessa dall’Aisi nel 2025. Da quel momento sono stati avviati gli accertamenti che avrebbero consentito di ricostruire i rapporti tra gli indagati e il funzionario dell’ambasciata russa, oltre ai presunti passaggi di informazioni classificate.
ll principale indagato, un 59enne ex appartenente al comparto di intelligence italiano e già sottoufficiale dell’Arma dei carabinieri, è accusato di aver svolto attività di spionaggio in cambio di soldi per un presunto agente dei servizi di intelligence russi, coperto da immunità diplomatica in Italia. L’uomo acquisiva informazioni attraverso sei fonti, tra cui quattro militari in servizio, tutti indagati.
Oltre ai due arrestati, ci sono altri cinque indagati coinvolti nell’indagine per Spionaggio in favore dei servizi russi coordinata dalla procuratrice aggiunta della procura militare di Roma Antonella Masala.
L’attività investigativa del Raggruppamento operativo speciale dei carabinieri è stata avviata nel maggio del 2025 e ha dato origine a due procedimenti penali, rispettivamente instaurati presso la Procura ordinaria e militare di Roma. Durante le indagini sono stati svolti servizi di osservazione, controllo, pedinamento e perquisizioni, anche informatiche.
Le misure cautelari sono state eseguite con il supporto in fase esecutiva del Gruppo di intervento speciale e del Comando provinciale di Roma dell’Arma, emesse dal Gip del Tribunale di Roma, su richiesta della Procura capitolina.
I due arrestati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di ‘Spionaggio di notizie di cui è stata vietata la divulgazione’, ‘Rivelazione di notizie di cui sia stata vietata la divulgazione’ e ‘Accesso abusivo a sistema informatico o telematico’.
(da agenzie)
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Luglio 7th, 2026 Riccardo Fucile
C’È CHI HA DEDICATO IL PROPRIO “TEAM” AD ACHILLE STARACE, CHI A ITALO BALBO E CHI A LUIGI RAZZA
«Io oggi festeggio San Marco. A quando la fine della dittatura del pensiero unico?». Il 25 aprile, festa della liberazione dalla dittatura fascista, Gessica Di Giacomo pubblicava questo post. Delegata del partito dei futuristi, adepta del pensiero del generale, ha avuto anche la fortuna di ricevere la prefazione di Roberto Vannacci al suo libro sulla «via per l’autenticità».
Di Giacomo ha partecipato all’assemblea nazionale del partito come delegata di uno dei comitati costituenti romani, ispirato al celebre motto dannunziano, poi utilizzato dai fascisti e dagli estremisti di destra: «Memento audere semper».
Il viaggio tra i comitati è un ripasso di storia patria, per buona parte collocata nel ventennio nero del secolo scorso tra ministri, generali, motti e slogan che rievocano gli anni del fascismo. Poco distante dalla capitale, altro comitato, altra rievocazione. Il team del Mondo al Contrario di Bracciano, poi confluito nel nuovo partito, è intitolato ad Achille Starace, gerarca e segretario del partito fascista, galoppino del duce. Il comitato è animato sempre da Giovanni Giaquinto, detto Gianni.
Si presenta così: «Referente Lazio, Bracciano. Imprenditore, ideatore dell’autonoleggio anche senza carta di credito». Sui social alterna pensieri, parole e opere di Vannacci alle offerte di noleggio di macchine per matrimoni. Prezzi modici e imperdibili. Già istruttore e formatore dell’esercito italiano, si è impegnato per il partito in ogni modo. «Anticipo io il pagamento con la mia carta — potrete poi rimborsarmi tramite ricarica Postepay», ha scritto sui social pur di incentivare la campagna tesseramenti. Auto di lusso o tessera, Giaquinto ha sempre una soluzione.
Discetta di politica estera con la stessa facilità con cui noleggia bolidi: «La Russia di Putin non si arrenderà mai». Al telefono del comitato, intestato all’azienda, risponde la segreteria telefonica. Insistiamo e così ci arriva un messaggio per noleggiare auto, furgone o minibus. Passano pochi minuti e Giaquinto ci richiama. Si veste da statista: «Non rilasciamo interviste», su Starace non risponde e riattacca. Sui social ha montato un video nel quale cammina affiancato da un leone bianco, a volte si appella come un «sergente», altre come deputato in vista delle prossime elezioni.
Spostandosi più a sud, esattamente a Nettuno, altro comitato, altro nome evocativo. Il team, in questo caso, è dedicato a Italo Balbo, maresciallo dell’aria, ministro e spietato gerarca fascista. Sui social degli animatori del gruppo alternano foto con il generale fino al dileggio di rappresentati politici di altri schieramenti, gli auguri al duce nel giorno della nascita e il 25 aprile trasformato nella festa della liberazione dal matrimonio: «Auguri a tutti i divorziati».
A Vibo Valentia il team porta il nome di Luigi Razza, ministro dei Lavori pubblici durante il fascismo, al quale nella città calabrese è dedicata una statua, inaugurata da Mussolini in persona nel 1939. Anche in questo caso chi anima il team del Mondo al Contrario, il movimento del generale, ha fondato il comitato costituente dei futuristi. Il passato del gruppo racconta l’addio a Salvini e altri voti persi dalla Lega sulla strada del futurismo.
A Cerignola, in Puglia, addirittura il team del Mondo al contrario è dedicato al fascista Giuseppe Caradonna, ras e responsabile politico dell’uccisione del deputato socialista Giuseppe Di Vagno, assassinato a colpi di pistola nel settembre 1921. Ora il team non c’è più, il referente del territorio foggiano, eletto anche nell’assemblea nazionale del partito, è l’imprenditore Pietro Gentile, in passato coordinatore regionale della Fiamma tricolore.
«Chi animava quel team ha fatto solo delle tessere. Non giudico, non lo avrei dedicato a nessuno, non mi appello come fascista», dice Gentile. Lo stesso Vannacci non ha mai fatto mistero di simpatie giocando sull’evocazione del ventennio per raccattare voti e consensi. Ha riproposto le parole di un tempo, l’identità è una di quelle più abusate.
«L’immigrazione di massa, anche quando non criminale, sgretola la compattezza di una civiltà», ha detto. Poi l’esaltazione della X Mas, la remigrazione che fa rima con deportazione.
Un inizio che ricorda quello di ministri, sottosegretari e rappresentanti dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. «La destra sfrontata, che si definisce pura non fa prigionieri, ma questa è la versione da campagna elettorale. È successo lo stesso con chi è oggi al governo. Appena eletti gli staff comunicazione hanno provato a cancellare il passato di chi oggi ricopre incarichi di vertice alla guida del paese», racconta un’autorevole fonte vicina alla maggioranza.
Qualcosa è rimasto. Il busto sul comodino, di cui si è momentaneamente liberato, della seconda carica dello Stato, Ignazio La Russa. Il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, che nel 2012 celebrava il sacrario eretto in onore del gerarca fascista, Rodolfo Graziani, così come citazioni e memorie del periodo più buio.
(da Domani)
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Luglio 7th, 2026 Riccardo Fucile
“SBATTI IL MOSTRO IN PRIMA PAGINA” CON ACCUSE FASULLE
Robert, nome di fantasia, ha 21 anni, vive a Napoli dal 2023, studia e lavora, ed è
titolare di una protezione internazionale, ha l’asilo politico, quindi è pienamente in regola con i documenti. I suoi due amici sono richiedenti asilo, in attesa dell’esito del loro iter davanti alla Commissione, pertanto non possono essere considerati cittadini irregolari.
«Sabato 27 giugno eravamo a piazza Dante a sentire il concerto del Pride di Napoli, eravamo su una panchina per i fatti nostri» spiega il giovane a Fanpage.it. Ad avvicinarsi sarebbe stata proprio la donna italiana, intorno ai cinquant’anni: «È andata dal mio amico e gli ha chiesto se volesse parlare con lei, ma quando il mio amico si è rifiutato lei si è arrabbiata. Ha iniziato ad insultarci, ci ha chiesto se fossimo italiani e poi ci ha detto di tornare al nostro paese» spiega Robert. A quel punto proprio lui le avrebbe risposto in maniera sarcastica: «Le ho detto ok, facci tu il biglietto e torniamo a casa nostra. Ma lei si è arrabbiata ancora di più e ci ha insultato. A quel punto abbiamo iniziato a filmarla con lo smartphone, e lei ci ha detto adesso vado dalla polizia e dico che mi avete toccato».
Dopo la minaccia la donna si allontana, ma ritorna dopo circa quindici minuti con un uomo e aggrediscono i tre ragazzi. «Ci hanno picchiati, fisicamente, e la polizia è intervenuta per dividerci» spiega Robert. A quel punto con l’arrivo delle forze dell’ordine, i tre ragazzi spiegano cosa è successo, ma i poliziotti lasciano allontanare la donna e l’uomo: «Gli ho chiesto perché stavano facendo andare via loro, mentre a noi ci hanno detto di restare fermi. Ci hanno detto che ci dovevano portare in commissariato» ci dice Robert. La situazione degenera quando i ragazzi chiedono di attendere l’arrivo del loro legale. Quello che succede dopo è documentato nelle immagini che Fanpage può mostrarvi in esclusiva.
I video sono cinque e mostrano scene per alcuni minuti. Si vedono almeno 5 poliziotti scaraventare a terra Robert, immobilizzarlo, colpirlo alla testa più volte, fino a bloccargli il capo a terra. Contemporaneamente un agente gli stringe il collo con forza. «Non potevo respirare, mi stringevano il collo e la testa» racconta Robert a Fanpage.it. In sottofondo si sentono altre persone, testimoni della scena, che urlano: «Non c’è bisogno di fare questo, cinque contro uno, ha chiesto solo di aspettare l’avvocato». La scena, molto violenta, si ripete in tutti i video che sono stati consegnati alla nostra redazione. Ciò che è avvenuto a Piazza Dante appare davvero molto chiaro e molto visibile.
Alla fine delle manovre i tre ragazzi vengono portati al commissariato di Dante e mandati al processo per direttissima. Dopo due notti in cella, i tre arrivano davanti al giudice del Tribunale di Napoli. Spiegano tutto quello che è successo, i legali presentano le memorie difensive. Da quanto apprende Fanpage.it, alcuni poliziotti si sarebbero contraddetti nella ricostruzione dei fatti. Alla fine il giudice rigetta la direttissima, si procederà per rito ordinario, e rimanda tutto ad un’udienza che si terrà ad ottobre. «L’accusa resta sempre quella di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, perché della presunta molestia sessuale non è stata presentata alcuna denuncia» sottolinea Lucia Esposito, una dei legali dei tre ragazzi.
Rimessi in libertà, ma la Questura li manda al Cpr
Ma il giudice del Tribunale di Napoli decide anche di non applicare nessun tipo di misura cautelare. «Evidenziando l’assenza di pericolo di fuga, l’assenza di pericolo di reiterazione del reato, essendo i tre ragazzi incensurati e con un ottimo percorso di integrazione nel nostro paese, il giudice li rimette in libertà» ci spiega l’avvocata Esposito. Dopo la sentenza l’attesa era quella del rilascio che secondo i poliziotti, presenti in aula, sarebbe dovuta avvenire al commissariato Dante. Ma giunti al posto di polizia di Montesanto, la sorpresa: Robert viene rimesso in libertà, mentre gli altri due vengono spediti al Cpr di Palazzo San Gervasio, a Potenza. I due, una volta arrivati al centro, dopo due giorni si sono presentati davanti al giudice, il secondo in pochi giorni, per la convalida del trattenimento nella struttura. «Non c’erano i presupposti per mandarli lì – sottolinea l’avvocata – il giudice ha deciso di rimetterli immediatamente in libertà».
La Questura di Napoli avrebbe agito quindi in maniera arbitraria nell’inviare due persone, appena rimesse in libertà dal Tribunale di Napoli, al Cpr che nei fatti è un centro di detenzione. Un passaggio della sentenza del Tribunale di Potenza, che ha finalmente rimesso in libertà tutti, è particolarmente significativo. Come si legge nel documento, il giudice Filippo Palumbo scrive: «non si comprende sulla scorta di quali valutazioni il Questore di Napoli abbia formulato un giudizio di pericolosità del cittadino straniero, evidentemente escluso dal provvedimento del Tribunale di Napoli». Un passaggio rilevante perché dimostrerebbe l’arbitrarietà con cui ha agito la Questura di Napoli. L’invio al centro per i rimpatri rappresenta la privazione della libertà, essendo i centri per il rimpatrio delle strutture detentive a tutti gli effetti. L’azione quindi avrebbe illegittimamente privato della libertà due cittadini.
«Vogliamo incontrare il questore Agricola»
La vicenda dei tre ragazzi fermati a Piazza Dante, presentata come un tentativo di molestia sessuale sventato dalle forze dell’ordine, in verità, carte alla mano, si configura come un evento che nulla ha a che fare con la molestia, e che, dopo una fase di uso della forza che possiamo definire quanto meno al limite, documentato nei video, ha prodotto un comportamento della Questura che ha ignorato le decisioni di un giudice del Tribunale di Napoli.
Tanto che questo comportamento è stato evidenziato nella sentenza di un altro Tribunale, quello di Potenza, che ha rimesso in libertà i ragazzi. «L’episodio di piazza Dante, per quanto violento, è perfettamente in linea con il quadro politico ed il clima che stiamo vivendo in Italia» spiega a Fanpage.it Mariema Faye del Movimento Rifugiati e Migranti di Napoli. «Viviamo in un momento storico in cui si parla di remigrazione e sembra che tutti i problemi degli italiani siano dovuti alla presenza dei migranti, un tempo in cui tre ragazzi che stanno per fatti loro in una piazza senza dare fastidio a nessuno, vengono aggrediti, arrestati e spediti al Cpr, tutto questo è allucinante» sottolinea l’attivista.
Impressiona anche la velocità con cui la notizia, in una versione molto discutibile visti i fatti ed i documenti ufficiali, sia stata diffusa, addirittura con la diffusione delle generalità dei tre ragazzi fermati. «Si è sbattuto il mostro in prima pagina, alimentando un immaginario politico preciso, con tre ragazzi stranieri accusati di molestie che per giunta avevano aggredito la polizia. Ad oggi non c’è una denuncia per molestie e l’uso della forza è stato spropositato. Inoltre ben due sentenze hanno rimesso in libertà i ragazzi» sottolinea Faye. E le persone che li avevano aggrediti? Insultandoli prima a sfondo razzista e poi alzando le mani? Niente, non se ne sa più nulla, loro non sono stati trattenuti, sebbene l’intervento della polizia sia stato tecnicamente solo per sedare una rissa. «Noi ci mobiliteremo – ci dice Faye – chiederemo un incontro al questore di Napoli Maurizio Agricola, perché abbiamo un po’ di domande da porgli su quanto è accaduto».
(da Fanpage)
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Luglio 7th, 2026 Riccardo Fucile
“IL MIO DISEGNO DI LEGGE DICE CHE I PROGRAMMI ELETTORALI PRESENTATI DAI PARTITI DEBBONO ANCHE INDICARE DOVE SI PRENDONO I SOLDI. SI TRATTA DI UNA COSA CHE GIÀ ESISTE IN OLANDA, SVEZIA, CANADA, AUSTRALIA E DI RECENTE È STATA INTRODOTTA ANCHE IN GRECIA”
Professor Cottarelli, lei oggi lancia una campagna per la raccolta di firme a sostegno di un disegno di legge. Di cosa si tratta e perché?
«Nei pochi mesi in cui sono stato in Parlamento (ottobre 2022-maggio 2023, senatore del Pd, ndr ) — risponde l’economista Carlo Cottarelli — ho presentato un disegno di legge per introdurre «Misure per la trasparenza dei programmi elettorali dei partiti». Il testo è stato assegnato alla commissione Affari costituzionali, ma non è mai stato discusso. Da domani (oggi per chi legge, ndr) raccoglieremo le firme on line per chiederne l’esame e l’approvazione. […]».
Cosa propone il suo disegno di legge?
«Partiamo dalla constatazione che, nelle ultime elezioni, 2018 e 2022, tutti i partiti hanno fatto promesse elettorali che sarebbero costate al bilancio pubblico fino a 140-150 miliardi di euro l’anno. Ovviamente che succede? Che poi quando le forze politiche vanno al governo dicono che non ci sono i soldi e si scopre così che quelle promesse erano irrealizzabili. Tutto questo toglie credibilità alla campagna elettorale e allontana la gente dalla partecipazione al voto. Il mio disegno di legge dice che i programmi elettorali, che, secondo l’articolo 14-bis del testo unico del 1957, devono essere presentati dai partiti che vogliono concorrere alle elezioni, debbono anche indicare dove si prendono i soldi».
Come funzionerebbe?
«I programmi elettorali dovrebbero dettagliare quanto costano le misure proposte e come si coprono. Poi un partito può anche dire che le finanzia aumentando il debito, l’importante è che l’elettore lo sappia. Si tratta di una cosa che già esiste in Olanda, Svezia, Canada, Australia e di recente è stata introdotta anche in Grecia. […]».
Chi vuole firmare cosa deve fare?
«Andare sul sito www.fondazioneluigieinaudi.it. se si volesse accogliere la proposta contenuta nel disegno di legge, la si potrebbe trasformare anche in un emendamento alla legge elettorale in discussione, tanto per accelerare».
Sarebbe però una legge senza sanzione? Se un partito non la rispetta, che succede?
«La sanzione migliore sarebbe chiaramente quella del pubblico. Pensi che figuraccia davanti agli elettori non rispettare le norme e non presentare le stime dei costi e delle coperture del programma».
Ma chi garantisce agli elettori che le stime sui costi e le coperture indicate dai partiti siano corrette? E se non lo sono, che succede?
«Nella mia proposta, sarebbe l’Ufficio parlamentare di bilancio, autorità indipendente di garanzia sui conti pubblici, a fare questa verifica e a comunicare pubblicamente la correttezza o meno di quanto dichiarato dai partiti politici».
Dopo la breve esperienza parlamentare è ancora convinto di aver fatto bene a lasciare il Parlamento?
«Ero stato eletto nel gruppo del Pd, ma poi il partito si è spostato in una direzione che non era più la mia. Io ero comunque di centro, ma non mi sembrava giusto cambiare casacca, allora mi sono dimesso. E continuo a pensare di aver fatto la cosa giusta».
Ha chiuso con la politica o potrebbe ricandidarsi alle elezioni politiche o come sindaco?
«Non si può mai dire mai, ma al momento direi di no. Ho letto di questa ipotesi come sindaco di Milano: se mi fanno una proposta concreta ci penserò».
(da Il Corriere della Sera)
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Luglio 7th, 2026 Riccardo Fucile
AL CRIMINALE NETANYAHU E’ PERMESSO TUTTO GRAZIE ALLA VIGLIACCHERIA DELL’OCCIDENTE
Per il niente a cui serve, aggiungo qualche inutile riga alle parole già spese da qualche
ong, qualche associazione che si occupa di diritti, dai suoi familiari che non si arrendono, in favore del medico palestinese Hussam Abu Safieh, arrestato dagli israeliani a Gaza nel dicembre del 2024 perché si rifiutava di abbandonare il suo ospedale e i bambini che aveva in cura. Detenuto in Israele senza accuse, picchiato, torturato, secondo il suo avvocato è in imminente pericolo di vita.
Va bene che in quella carneficina che ha sepolto, insieme a decine di migliaia di vite umane, anche ogni ombra di diritto, è quasi impossibile stabilire una classifica di gravità e di disumanità. Ma insomma: ci sarà pure il modo di far presente al governo di Israele, pure se a ospedali già distrutti, a medici già uccisi, a sopruso già abbondantemente eretto a regola, che il carcere e le torture inflitte al dottor Sefieh sono una porcheria orribile, inaccettabile, non importa se una tra le tante?
Possibile che non ci sia un governo europeo che convoca l’ambasciatore di Israele, o ritira il suo in segno di protesta, non “per Gaza” in senso lato (ormai lo sconcio è compiuto, la violenza ha stravinto) ma perché un medico che fa il medico non può essere imputabile di nulla, e va immediatamente scarcerato? E se si facesse di Safieh un simbolo, per provare a dire che, malgrado l’assuefazione alla violenza dei forti sui deboli, ci sono limiti invalicabili? Provando addirittura a crederci, che ci sono limiti invalicabili?
Trump è troppo occupato a truccare i mondiali di calcio. Ma l’Europa, i governi europei e la loro teorica somma, che è l’Unione Europea, non può almeno provarci, a salvare la vita di un medico trattato da terrorista?
(da Repubblica)
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Luglio 7th, 2026 Riccardo Fucile
SECONDO UN SONDAGGIO DEL “FINANCIAL TIMES”, IL 58% DEGLI ELETTORI STATUNITENSI RITIENE CHE LA GUERRA DI TRUMP IN IRAN NON SIA VALSA LA PENA. IL 44% SOSTIENE CHE LA POSIZIONE AMERICANA SI SIA INDEBOLITA… SULLA NATO, IL 53% DEGLI AMERICANI RITIENE CHE GLI USA DEBBANO RIMANERE – SOLO IL 36% APPROVA L’OPERATO DI TRUMP
Secondo un nuovo sondaggio del Financial Times, il 58% degli elettori statunitensi ritiene che la guerra di Donald Trump in Iran non sia valsa la pena, con conseguenze anche sul gradimento del presidente. Il quotidiani economico-finanziario ricorda che la Casa Bianca ha chiesto al Congresso di approvare 67 miliardi di dollari di nuove spese federali per coprire i costi sostenuti finora per la guerra.
E il sondaggio, condotto a livello nazionale la scorsa settimana dalla società di ricerca londinese Focaldata, ha rilevato che il 58% degli elettori ritiene che la guerra non sia valsa la pena. Il 44% degli elettori ha affermato che la guerra ha indebolito la posizione degli Stati Uniti nei confronti dell’Iran, rispetto al 31% che ha dichiarato che il conflitto ha rafforzato la posizione di Washington.
Alla vigilia del vertice Nato di Ankara, il sondaggio del Financial Times ha inoltre rilevato che il 53% degli elettori ritiene che gli Stati Uniti dovrebbero rimanere membri dell’alleanza, contro il 23% che si è espresso a favore dell’uscita. Inoltre, solo il 36% degli elettori ha dichiarato di approvare l’operato di Trump come presidente, un calo di due punti percentuali rispetto al mese precedente.
Tra gli indipendenti, il calo è stato ancora più marcato, appena il 21% approva l’operato di Trump, con un calo di otto punti percentuali rispetto al mese precedente.
(da agenzie)
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