LA RISSA TRUMP-MELONI: SE NON FACESSE PENA FAREBBE QUASI RIDERE
LO STATO TREMEBONDO DELLA POLITICA
Le baruffe chiozzotte tra Donald Trump e Giorgia Meloni, ovviamente in perfetto stile Asilo Mariuccia, dicono molto sullo stato tremebondo della “politica” e qualificano al contempo i protagonisti. Comincia (di nuovo) Trump, che vuole per la premier italiana “un ordine restrittivo” (dandole di fatto della stalker alla canna del gas). Replica (ma neanche tanto) la leader di Fratelli di Italia, che attinge addirittura dal calcio e fa gol a porta vuota citando il caso (vomitevole) del bomber statunitense graziato ai Mondiali dal “vassallissimo” Infantino. Livelli rasoterra da Guinness dei Primati, impreziositi dal silenzio terrorizzato di Tajani “Cuor di Leone” e dalle consuete frasi di circostanza di Crosetto.
In questo scenario eticamente post-apocalittico, fanno tenerezza i giannizzeri della destra nostrana, che dopo aver beatificato per anni il servilismo pro-Trump della Meloni, si improvvisano adesso celebratori del coraggio indomito (?) della premieressa, passata in un amen dal chiedere il Nobel per l’amato Donald (con tanto di occhi a cuoricino) al cantargliene quattro come nessun’altra in Europa. Ma de che? Meloni ha fatto per anni la pontiera ipotetica per non ottenere una mazza, reinventandosi poi anti-trumpiana (ciao core) unicamente per interessi politici e contingenti. Nello specifico: aver perso il referendum a marzo (anche per colpa di Trump, che ormai sta sulle palle anche ai muri); gli attacchi di Donald al Papa (sacrilegio!); e la volontà di essere pronta per quanto Trump verrà fatto fuori (politicamente) e i Maga si affideranno ai Vance e ai Rubio, con cui infatti Meloni continua ad avere rapporti ottimi (condividendone ahinoi spigoli, visioni e perversioni politiche).
Meloni non sta “rompendo” con Trump: sta rimediando maldestramente al colpevole vassallaggio che l’ha caratterizzata fino all’altro giorno, provvedendo ora a un pietoso riposizionamento che può giusto esaltare gli ultrà meloniani di strettissima osservanza.
Poiché però si vive di piccole cose e ormai ci si accontenta anzitutto di niente, la rissa tra Trump e Meloni non è poi così male come passatempo: se non facesse pena, farebbe quasi ridere. E ridere fa sempre bene.
Che l’estate entri nel vivo
(da Il Fatto Quotidiano)
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