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IL CENTROSINISTRA IN TRINCEA CONTRO IL “MELONELLUM”: DAL RICORSO ALLA CONSULTA AL REFERENDUM, TUTTE LE MOSSE CONTRO LA RIFORMA DI “GIGIORGIA”

Luglio 5th, 2026 Riccardo Fucile

SORGI:” SULLA LEGGE ELETTORALE CHE SOPRATTUTTO MELONI, MENO TAJANI E SALVINI, VORREBBERO FAR APPROVARE DAL PARLAMENTO ENTRO SETTEMBRE, O COMUNQUE IN AUTUNNO SI FA STRADA ALL’INTERNO DEL CAMPO LARGO L’IDEA DEL REFERENDUM ABROGATIVO (CHE SI DOVREBBE CELEBRARE TRA IL 15 APRILE E IL 15 GIUGNO 2027) PRIMA DELLE ELEZIONI POLITICHE … L’OBIETTIVO È CONNETTERSI CON GLI ELETTORI CHE 4 MESI E MEZZO FA HANNO INFLITTO A MELONI LA PRIMA SCONFITTA DELLA LEGISLATURA SUL REFERENDUM DELLA GIUSTIZIA E MOBILITARLI IN DIFESA DELLA COSTITUZIONE. DELLA PRESUNTA INCOSTITUZIONALITÀ DELLA NUOVA LEGGE POTREBBE ANCHE ESSERE INVESTITA LA CONSULTA. MELONI SA COSA LA ASPETTA…”

I tempi sono molto stretti. Ma si fa strada lo stesso, all’interno del centrosinistra, l’idea del referendum abrogativo sulla legge elettorale che soprattutto Meloni, meno Tajani e Salvini, vorrebbero far approvare dal Parlamento entro settembre, o comunque in autunno.
Ci sono già comitati – uno è guidato dal costituzionalista, ex-presidente della Rai Zaccaria – al lavoro. Certo, raccogliere le 500 mila firme necessarie, mettere a punto il quesito, ottenere i necessari via libera da Cassazione e Corte costituzionale, e infine andare al voto tra il 15 aprile e il 15 giugno del 2027, precedendo di poco le elezioni politiche, è una bella maratona.
Ma l’aiuto delle firme digitali rende un po’ meno arduo il primo passo, appunto la raccolta delle firme. Mentre il più difficile da superare è la partecipazione al voto della metà più uno degli aventi diritto, davanti al quale tutte le consultazioni referendarie degli ultimi anni, tranne quella sull’acqua pubblica, sono fallite.
Gli obiettivi del nuovo fronte referendario, che si organizza mentre ancora la legge è in gestazione, tuttavia sono due. Il primo, è evidente, è connettersi con gli elettori che il 22 e 23 marzo, soltanto quattro mesi e mezzo fa, hanno inflitto a Meloni la prima sconfitta della legislatura sul referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati.
La difesa della Costituzione contro il dichiarato tentativo di costruire artificialmente con la legge elettorale e il premio di maggioranza una base parlamentare di parte, in grado di eleggersi da sola, e non anche con il contributo delle minoranze, come richiesto dalla Carta, le istituzioni di garanzia, a partire dal prossimo Presidente della Repubblica e dai giudici della Corte costituzionale, diventerebbe così la bandiera per una nuova mobilitazione, secondo obiettivo, che varrebbe a prescindere dalla riuscita della sfida nelle urne. Parallelamente, della presunta incostituzionalità della nuova legge potrebbe anche essere investita la Consulta. Meloni insomma sa cosa la aspetta.

(da La Stampa)

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CIAO POVERI!SONO FINITI I TEMPI IN CUI JORDAN BARDELLA PROMETTEVA DI COMBATTERE LE ELITE: IL GALLETTO COCCODÈ DEL RASSEMBLEMENT NATIONAL HA CAPITO CHE SE VUOLE ANDARE ALL’ELISEO DEVE ACCREDITARSI NEI SALOTTI BUONI FRANCESI. COME? GRAZIE ALLA SUA RELAZIONE CON LA PRINCIPESSA ITALIANA MARIA CAROLINA DI BORBONE

Luglio 5th, 2026 Riccardo Fucile

CON IL SUO TITOLO REALE, CONOSCENZE NEL JET SET PARIGINO E UN PATRIMONIO DA PIÙ DI 130 MILIONI DI EURO, LA NOBILE SPIANA LA STRADA AL SUO COMPAGNO. BARDELLA RISCHIA DI PERDERE IL VOTO DEL SUO ZOCCOLO DURO: È DIFFICILE CHE L’ELETTORATO LEPENIANO ANTI-ESTABLISHMENT VADA ALLE URNE A VOTARE UNO CHE BEVE CHAMPAGNE AL GP DI MONACO MENTRE IN FRANCIA NON SI PARLAVA D’ALTRO CHE DELLO STUPRO E OMICIDIO DI UNA BIMBA DI 11 ANNI

Un titolo reale. Uno stile di vita da jet set. Un patrimonio offshore da molti milioni di euro. La relazione scintillante tra il leader dell’estrema destra francese Jordan Bardella e una principessa italiana ha offerto ai suoi critici un argomento d’attacco irresistibile: il campione del ceto lavoratore del Rassemblement National si starebbe avvicinando pericolosamente proprio a quell’élite che il suo partito sostiene di voler combattere.
La relazione tra Bardella e Maria Carolina di Borbone delle Due Sicilie, aristocratica, mondana e influencer, è diventata un problema politico per un partito che da tempo si presenta come la voce dei francesi comuni contro i ricchi e i potenti.
Ancora più preoccupante per i sostenitori di Bardella, la relazione ha contribuito al suo primo passo falso davanti alle telecamere dopo mesi: un raro scivolone per un leader noto per la sua disciplina mediatica e per un’immagine pubblica rigidamente controllata.
Il rischio è emerso con evidenza all’inizio di giugno, quando Bardella è stato ripreso al Gran Premio di Monaco mentre sorseggiava drink e rideva con ospiti Vip accanto alla sua compagna, mentre la Francia era sconvolta dallo stupro e dall’omicidio di una bambina di 11 anni.
Pur avendo anche ricordato che la famiglia della vittima aveva espresso il desiderio che i politici non partecipassero alla manifestazione, la risposta di Bardella ha provocato titoli ostili che hanno duramente criticato il trentenne eurodeputato dell’estrema destra per la sua mancanza di empatia
Per il momento, l’episodio ha inciso poco sulla posizione di Bardella. Rimane il favorito per il primo turno delle elezioni presidenziali del 2027 e i sondaggi indicano che sarebbe competitivo contro i rivali centristi in un eventuale ballottaggio.
Ma l’attenzione nei suoi confronti è soltanto all’inizio. Il 7 luglio Bardella saprà se diventerà il candidato presidenziale del Rassemblement National nel caso in cui venga confermato in appello il divieto di candidatura per cinque anni inflitto a Marine Le Pen. Se così fosse, la sua vita privata — e l’immagine proiettata dalla sua compagna — diventeranno parte integrante della prova decisiva per capire se saprà reggere la pressione di una campagna presidenziale.
Bardella, tramite il suo team di comunicazione, ha rifiutato di commentare questo articolo. In una precedente intervista a POLITICO aveva respinto l’ipotesi che lei lo accompagnasse nei suoi viaggi politici. «Sentite, lei non fa politica», aveva dichiarato. «Ora è al mio fianco ed è una donna straordinaria. Sono estremamente felice ed estremamente innamorato».
Bardella e Maria Carolina hanno ufficializzato la loro relazione ad aprile, comparendo sulla copertina della rivista patinata Paris Match. Ma è stato a Monaco, poche settimane dopo, che la loro storia è passata da argomento di cronaca rosa a problema politico.
I due si sono conosciuti nel 2025 durante una precedente edizione dell’evento di Formula Uno, finendo poi al centro di una tempesta mediatica. Per la famiglia Borbone delle Due Sicilie, Monaco è un luogo familiare.
L’appartamento che possiedono nel Principato è una delle numerose residenze distribuite tra le destinazioni più esclusive di Francia e Italia. La famiglia possiede un castello a Saint-Tropez, una casa immersa nella campagna provenzale, una villa con una vista spettacolare in Sardegna e un grande appartamento parigino sulla riva opposta della Senna rispetto alla Torre Eiffel, dove può gustare piatti preparati da uno chef napoletano.
L’educazione della principessa ventitreenne contrasta nettamente con quella di Bardella, che ha costruito la propria identità politica attorno all’infanzia trascorsa in una famiglia operaia nella periferia di Parigi: una storia che lo ha aiutato a entrare in sintonia con gli elettori delle aree industriali e delle città medie francesi, dove il Rassemblement National supera da anni i partiti centristi in declino.
sDopo la copertina di Paris Match, Bardella ha perso tre punti in un sondaggio sulla popolarità realizzato dall’istituto francese Odoxa, pur restando il politico più popolare del Paese con il 35 per cento di giudizi positivi.
Ciononostante, nel Rassemblement National alcuni hanno liquidato l’idea che la relazione potesse danneggiarlo presso gli elettori. Poco dopo la diffusione della notizia, un altro dirigente del partito aveva osservato che la vicenda poteva essere percepita come «una favola».
I francesi sono notoriamente tolleranti nei confronti della vita sentimentale dei propri leader, tradizionalmente considerata un tema sottratto all’interesse della stampa. Nicolas Sarkozy stava affrontando un divorzio molto mediatico quando fu eletto presidente e si risposò rapidamente con la modella Carla Bruni dopo una relazione lampo. Il suo successore, François Hollande, fu sorpreso mentre raggiungeva la sua amante, l’attrice Julie Gayet — oggi sua moglie — sul sellino di uno degli scooter ufficiali della presidenza
Secondo un’analisi di documenti finanziari e atti giudiziari ottenuti dal quotidiano francese Le Monde, Maria Carolina è erede di un patrimonio familiare superiore a 130 milioni di euro detenuto tramite trust offshore. È cresciuta tra Parigi, Roma e Monaco ed è stata istruita da insegnanti privati — fino a dodici contemporaneamente — che viaggiavano spesso insieme alla famiglia, secondo quanto raccontato dalla principessa e da sua sorella.
Su Instagram, Maria Carolina pubblica immagini del proprio stile di vita e dei suoi abiti sontuosi. Promuove marchi di lusso e, occasionalmente, mette in evidenza le iniziative benefiche preferite dalla sua famiglia.
Interrogata in una trasmissione televisiva dedicata alle famiglie reali sul fatto che lei e la sorella minore fossero «scollegate dalla realtà», Maria Carolina ha risposto: «Non viviamo sulla luna! Siamo privilegiate, sì, ma questo non ci impedisce di voler lavorare, avere i nostri progetti e costruire il nostro futuro.»
Una persona che conosce la famiglia e che era stata invitata a una delle feste annuali organizzate a Saint-Tropez ha descritto Maria Carolina come «un po’ nel suo mondo», ma «molto simpatica e alla mano… tutt’altro che stupida».
Secondo il primo esponente del Rassemblement National citato in precedenza, ciò che potrebbe danneggiare Bardella è proprio l’ostentazione della ricchezza, respingendo così la narrazione della «favola».
Il patrimonio personale di Bardella è molto più modesto, anche se è aumentato grazie ai diritti d’autore dei suoi libri: oltre 700.000 euro a luglio dello scorso anno, secondo la sua dichiarazione patrimoniale al Parlamento europeo.
«Non riesco a vedere i vantaggi, vedo gli svantaggi», ha affermato il primo dirigente del Rassemblement National. «Viviamo in una società che non ama il bling-bling.»
Il contrasto è particolarmente evidente se confrontato con molti elettori del Rassemblement National. Il partito ottiene risultati eccezionalmente elevati tra gli elettori delle classi lavoratrici a basso reddito, raccogliendo il 56 per cento delle intenzioni di voto al primo turno nello stesso sondaggio Ifop: 20 punti in più rispetto al suo consenso nell’insieme della popolazione.
L’occasione non è sfuggita agli avversari di sinistra del partito, che competono per lo stesso elettorato e hanno attaccato Bardella per il suo legame con la nobiltà. «Non giudico la relazione, ma credo che Jordan Bardella rappresenti una svolta politica e ideologica all’interno dell’estrema destra francese, una svolta ultraliberale», ha dichiarato Paul Vannier, deputato del partito della sinistra radicale La France Insoumise.
«Le scelte che ha deciso di rendere pubbliche non sono più private», ha aggiunto Vannier. «Frequentare una principessa, partecipare a eventi del jet set internazionale. Sono un messaggio politico.»
La stessa Marine Le Pen ha fatto per anni del contrasto al grande capitale uno dei suoi temi centrali, attaccando le élite globali che si incontrano in luoghi come Davos, mentre conquistava il consenso degli elettori colpiti dalla chiusura delle fabbriche e dagli effetti della globalizzazione nelle regioni industriali francesi.
La scorsa settimana il deputato Jean-Philippe Tanguy — uno dei più stretti collaboratori di Le Pen — ha ricordato ai giornalisti uno dei suoi slogan storici durante una conferenza stampa dedicata al programma del partito sul cambiamento climatico, di cui il Rassemblement National attribuisce la responsabilità alle élite al potere.
Le Pen ha parlato di «due tipi di totalitarismo», ha detto Tanguy. «Il totalitarismo islamista e il totalitarismo del denaro come potere dominante, il denaro a ogni costo.»
L’albero genealogico di Maria Carolina la collega direttamente a Luigi XIV, il «Re Sole» del XVII secolo, anche se la rivendicazione dinastica più vicina della sua famiglia riguarda l’ex Regno delle Due Sicilie, comprendente la Sicilia e la parte meridionale della penisola italiana.
Interrogato dalla televisione francese sulla possibilità di avere una Borbone come first lady, Bardella ha fatto ricorso a quella che è diventata la sua risposta abituale sulla relazione: non si tratta di denaro, di potere o di politica, ma di qualcosa di molto più personale.
«Prima ancora di essere un simbolo di altissimo livello per ogni amante della storia francese, è innanzitutto la persona che amo», ha dichiarato. «Sono estremamente orgoglioso di lei e spero che i francesi abbiano l’opportunità di scoprirla e di conoscerla.»

(da .politico.eu)

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ANCHE NEL SURF L’ITALIA SFORNA IL NUMERO 1 MONDIALE, LEONARDO FIORAVANTI: “LE SCONFITTE AIUTANO A SVEGLIARSI, A ME È CAPITATO CON LA DELUSIONE DELLE OLIMPIADI, DOVE CREDEVO IN UNA MEDAGLIA. HO IMPIEGATO TANTO A METABOLIZZARE MA NON ERA IL MIO TEMPO”

Luglio 5th, 2026 Riccardo Fucile

GLI INIZI A MARINA DI CERVETERI A INSEGUIRE CON LA TAVOLA LE ONDE CREATE DAL TRAGHETTO DI RIENTRO AL PORTO DI CIVITAVECCHIA (“MI SEMBRAVANO ONDE PERFETTE ANCHE SE ERANO MINUSCOLE E TUTTO ERA INCASINATO”), GLI INCONTRI CON GLI SQUALI, LE LITI CON GLI ALTRI SURFISTI, L’INCONTRO CON LA MOGLIE CHE GLI HA DATO UNA NUOVA VISIONE: “VINCERE NON E’ TUTTO”

Leonardo Fioravanti, ventotto anni. Da bambino sul litorale laziale inseguiva con la tavola le onde create dal traghetto di rientro al porto di Civitavecchia. Il Tirreno diventava l’oceano, la fantasia viaggiava su un equilibrio breve e sottile. Oggi, dopo aver girato il pianeta, è diventato il surfista più forte del mondo, numero uno del ranking della World Surf League (l’equivalente dell’Atp del tennis) grazie a un successo in El Salvador e a un podio a Rio. Un risultato impensabile per un italiano in uno sport dominato da brasiliani, statunitensi e australiani.
Adesso, a freddo, ha realizzato di essere il numero uno, ma la prima reazione?
«La prima è stata correre da solo in una stanza d’albergo, mia moglie mi guardava e credeva che fossi matto. Siamo a metà stagione e ora devo restare in vetta, essere così competitivo in Brasile, davanti a fenomeni e a un tifo scatenato. Beh, lo ricorderò per sempre».
Debutto da giovanissimo, è entrato subito nel team di atleti Red Bull. Una carriera lanciata, nella quale non sono mancati infortuni e momenti difficili. Come si è rialzato?
«L’unico modo era continuare a spingere il mio livello, fisico e mentale, e crederci, non sono il tipo che molla se si mette una cosa in testa. La formula perfetta non esiste ma ho trovato una squadra incredibile attorno a me, dal coach (Richard “Dog”, ndr) a mia moglie Sophia».
Sua moglie che ruolo ha?
«Ci siamo sposati a settembre, è il mio sostegno numero uno. Vede un Leo che non vedo nemmeno io, tutti i giorni. E ha una pazienza infinita nel sopportarmi».
Perché?
«Mica è facile passare le giornate con me fra uscite in acqua, palestra e pensieri».
Allargare gli orizzonti, come in mare.
«Sophia mi ha dato una nuova visione. Fino a pochi anni fa per me contavano solo i risultati ma non era lo spirito giusto, non avevo equilibrio e infatti faticavo. Ecco, ora l’ho trovato e mi aiuta a essere migliore. Anche grazie all’età ho capito che ogni traguardo ha il suo tempo, e io sono nel tempo giusto».
Dove vivete?
«Lei è hawaiana, da dicembre a marzo siamo fissi lì
Sinner nel tennis, Antonelli in F1, Fioravanti nel surf. L’Italia sforna numeri uno ma non nel calcio.
«Tornerà anche il grande calcio, non ho dubbi, credo che stavolta l’Italia lo abbia capito. Le sconfitte aiutano a crescere e a svegliarsi, a me è capitato con la delusione delle Olimpiadi, dove credevo in una medaglia, un periodo complicatissimo. Ho impiegato tanto a metabolizzare ma semplicemente non era il mio tempo».
Gareggia con la maglietta numero 46 in onore di Rossi. Valentino le ha fatto i complimenti?
«È sempre stato il mio idolo, mi ha mandato un messaggio stupendo, uno dei più belli fra quelli ricevuti. Anche Marco Materazzi mi ha scritto, sono cresciuto guardando la sua Inter».
Alle Hawaii come si cucina la carbonara?
«Di solito chiedo a mamma o agli amici in visita di portare un bel po’ di guanciale di scorta. E vai di carbonara e di amatriciana».
Il primo ricordo da bambino?
«Le giornate passate in acqua con mio fratello Matteo e una piccola comitiva di surfisti italiani, eravamo una quindicina e siamo ancora amici. Io ero il più piccolo, mi chiamavano “il nano”, seguivo mio fratello. Andavamo a Cerenova e a Marina di Cerveteri: mi sembravano onde perfette anche se erano minuscole e tutto era incasinato».
La prima onda cavalcata?
«Ho frammenti di ricordi felici, sempre in quei mari. Io piccolissimo nel mare, sempre insieme a mio fratello, all’Ocean Surf di Cerveteri».
Sente ancora Kelly Slater, la leggenda del surf, che cosa le dice?
«Lo sento e lo vedo. È un amico di famiglia, lui e la moglie: ora ha due bambini, ceniamo spesso insieme. È stato super carino, anche lui mi ha mandato un messaggio bellissimo, lo chiamerò per chiedergli consigli su come affrontare questo periodo, su come gestire tutto quello che mi sta succedendo, saranno importanti le sue dritte».
Che cosa si prova a rappresentare l’Italia, un Paese senza oceano?
«È un onore, in Italia siamo pochi a surfare, ma un tifo come il nostro è unico. Capita ancora che qualche atleta mi chieda: “Ma tu veramente sei italiano?”. E io rispondo di sì con un grandissimo senso di orgoglio».
Il surf può essere pericoloso, mai avuto paura?
«Non una sola volta, diverse. Soprattutto alle Hawaii, in alcune situazioni ti capita di stare sott’acqua per molto più tempo di quello che avresti pensato. È in quei momenti che devi restare calmo e in controllo, aspettare che l’onda passi e ti lasci risalire in superficie. Andare contro la forza dell’oceano è impossibile, il mare va rispettato, sono le onde che decidono e non l’uomo. Bisogna avere pazienza e disciplina».
Squali ne ha mai incontrati, come si è comportato?
«Ne ho incontrati diversi, per fortuna non troppo da vicino. Quando vedi uno squalo muoversi in modo aggressivo, o semplicemente uno molto grosso, la paura viene. Una volta me ne è passato uno molto vicino, per fortuna ho preso un’onda al volo e sono subito uscito dall’acqua. Ma è normale, è il loro mondo, non sono lì per mangiare l’uomo, spesso si avvicinano soltanto per curiosità».
È vero che i surfisti arrivano alle mani per localismi e diritto di precedenza?
«Può succedere, dipende dal Paese in cui ti trovi. La cosa più importante, quando arrivi in un posto nuovo, è salutare tutti, mostrare umiltà e rispetto per le abitudini locali. In genere non ci sono problemi, ma capita di trovare surfisti molto aggressivi, specie fra chi non viaggia. Bisogna attenersi a quelle regole non scritte del nostro mondo, mai rubare un’onda, mai comportarsi come se il mare fosse tuo».
Il regalo più bello che si è fatto?
«Bella domanda. Non me ne faccio tanti perché la mia vita è già un regalo. E io trovo più gioia nel fare doni a mia moglie, alla mia famiglia».
Qual è l’onda perfetta che insegue nella vita?
«Sempre la prossima. L’onda perfetta non esiste, ne arriverà sempre una migliore. È una questione di filosofia di vita: io sono sempre positivo, affronto la vita con il sorriso».
Quando ha scoperto la meditazione e che benefici le porta?
«La pratico da parecchi anni, ma ho approfondito dal 2024. Da quando, dopo le Olimpiadi, le cose non sono andate come volevo, ho fallito l’obiettivo ed è stato un momento molto duro. La meditazione mi ha aiutato a trovare equilibrio e gioia oltre i successi. Mettevo troppa pressione su risultati e carriera, e alla fine ho capito che le vittorie non sono tutto. Bisogna saper vivere»

(da agenzie)

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LA RAI SOMIGLIA SEMPRE DI PIÙ ALL’ISTITUTO LUCE. IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, LA TV PUBBLICA PRESENTA UN NUOVO CANALE “SOVRANISTA”: SI CHIAMERÀ “ITALIANA” E RACCONTERÀ “IL PAESE REALE PER SVILUPPARE UNA NARRAZIONE IDENTITARIA” (PER FORTUNA CHE L’AD GIAMPAOLO ROSSI HA DICHIARATO CHE “TELE-MELONI NON ESISTE”!)

Luglio 5th, 2026 Riccardo Fucile

SARÀ DISPONIBILE SUL 57 DEL DIGITALE TERRESTRE DAL PROSSIMO 1 OTTOBRE… SANDRO RUOTOLO: “MANCAVA SOLO IL CANALE SOVRANISTA PER CERTIFICARE FINO IN FONDO LO SCEMPIO CHE QUESTA DESTRA HA COMPIUTO AI DANNI DEL SERVIZIO PUBBLICO”

Nelle intenzioni della vigilia promette di raccontare il Paese reale per «sviluppare una narrazione identitaria», ma in piena bufera per le dimissioni delle opposizioni dalla commissione di vigilanza Rai, il nuovo canale annunciato dall’ad Giampaolo Rossi, Italiana, suona come l’ennesimo colpo di mano di TeleMeloni.
Sarà disponibile sul 57 del digitale terrestre dal prossimo 1 ottobre, quando prenderanno il via le trasmissioni col primo progetto pilota, Territorio. Ma l’operazione non è sfuggita all’opposizione reduce dalle clamorose dimissioni di massa dalla commissione di vigilanza Rai: per il responsabile informazione nella segreteria nazionale del Pd, Sandro Ruotolo, «mancava solo il canale sovranista per certificare fino in fondo lo scempio che questa destra ha compiuto ai danni del servizio pubblico».
La nascita del nuovo canale è stata annunciata da Rossi nel corso della conferenza stampa sui nuovi palinsesti: «Nasce con l’obiettivo di raccontare l’Italia reale — ha detto l’amministratore delegato — nelle sue dimensioni territoriali, culturali e produttive, sviluppando una narrazione identitaria e allo stesso tempo moderna, capace di valorizzare un patrimonio unico e di renderlo fruibile in forma crossmediale».
L’idea è di trasmettere, di programma in programma, un «mosaico» di persone, paesaggi, tradizioni e trasformazioni, con focus sui luoghi, sull’artigianato, l’impresa, il made in Italy. A metà tra il Day Time e l’Educational, i cluster immaginati vanno da «Vite in soggettiva» a «Ritorni, borghi, nuovi abitanti».
Ma se Rossi evidenzia che «siamo i primi in Europa nel racconto del territorio» e che «questo nuovo canale esalterà la straordinaria ricchezza del nostro Paese con una proposta distintiva e fortemente riconoscibile», è il dem Ruotolo a ricordare che «la Rai non nasce per rafforzare il consenso di chi governa, ma per garantire pluralismo, indipendenza e informazione al servizio di tutti i cittadini».
Per l’esponente dem il nodo sta nei consensi in calo della premier: «La risposta è trasformare sempre di più la televisione pubblica in uno strumento di propaganda. E ora arriva perfino un canale identitario, apertamente sovranista, una scelta che tradisce la missione stessa del servizio pubblico».

(da agenzie)

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FRANCESCA VECCHIONI SI E’ SPOSATA, UNIONE CIVILE A DESENZANO DEL GARDA PER LA SCRITTRICE, FIGLIA DEL CANTAUTORE E LA COMPAGNA SARA: “GRAZIE A CHI, COME NOI, CONTINUA A CREDERE NELL’AMORE

Luglio 5th, 2026 Riccardo Fucile

LA BENEDIZIONE DEL PAPA’ ROBERTO: “LA FELICITA’ VIENE DAL CASINO”

Francesca Vecchioni, classe 1975, scrittrice, attivista per i diritti umani, esperta di tematiche Lgbtqia+, è presidente della Fondazione Diversity, che ha tra le sue attività principali l’organizzazione dei Diversity Media Awards (noti anche come “gli Oscar dell’inclusione”). Ha pubblicato diversi libri, tra cui: “Le cose cambiano”, “Il tempo delle nuove mamme”, “T’innamorerai senza pensare”, “Pregiudizi inconsapevoli. Perché i luoghi comuni sono sempre così affollati”. Ha avuto precedentemente due figlie gemelle, Nina e Cloe, nel 2012, con la compagna di allora Alessandra Brogno dalla quale si è poi separata.
A officiare la cerimonia, nella casa della famiglia Vecchioni a Desenzano, è stata l’amica Monica Cirinnà, l’ex senatrice del Pd che ha legato il suo nome alla legge che nel 2016 ha istituito in Italia le unioni civili per le coppie omosessuali (passata alla storia come “legge Cirinnà”). Dopo il rito, la festa in giardino: musica, brindisi e per qualcuno anche un tuffo finale in piscina. “Grazie a tutte le persone che erano qua con noi, grazie a Monica Cirinnà per aver officiato il nostro matrimonio, grazie alle mie figlie, ai nostri genitori, alle nostre famiglie e grazie a mia moglie. Grazie a chi, come noi, continua a credere nell’amore” afferma Francesca Vecchioni un un post.
Il video che accompagna il post mostra la neo sposa mentre scherza con il padre, il cantautore Roberto Vecchioni: “Noi siamo molto felici ma eravamo felici anche prima – dice l’artista – soltanto che prima eravamo un pò distanti. Adesso abbiamo una cosa in comune, che ci siamo sposati tutti e due. Che sembra che vada bene, almeno le prime tre settimane – ironizza il cantautore – poi dopo va benino e poi è un casino mai visto, tremendo. Però quando ci si sposa si pensa: il casino succede agli altri e non a me perché il mio matrimonio sarà perfetto fino ai novanta anni”. “Che è quello che penso io”, replica Francesca. “Poi bisogna pensare che un po’ di casino ci sta, però siamo felici lo stesso”, aggiunge la neosposa. E il papà chiude: “La felicità viene dal casino”.

(da agenzie)

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AL LIDO DI CASTEL VOLTURNO SI SONO INVENTATI IL SUPPLEMENTO DI 3 EURO PER FAR ENTRARE IN SPIAGGIA UNA BIMBA DI 17 MESI

Luglio 5th, 2026 Riccardo Fucile

LA DENUNCIA DEL PARLAMENTARE BORRELLI: 33 EURO PER OMBRELLONE, DUE LETTINI E IL SOVRAPPREZZO ILLEGITTIMO PER LA PICCOLA: I MINORI DI 12 ANNI ACCOMPAGNATI NON PAGANO

Uno scontrino, una foto, un messaggio su Instagram: bastano questi tre elementi per riaprire il capitolo, mai davvero chiuso, dei rincari fantasiosi sui lidi del litorale domizio. Questa volta la segnalazione riguarda il lido “La Sirenetta” di Castel Volturno, in provincia di Caserta, dove un padre racconta di aver pagato un supplemento di 3 euro per l’ingresso in spiaggia della figlia di appena 17 mesi.
A raccogliere la segnalazione è Francesco Emilio Borrelli, parlamentare di Alleanza Verdi-Sinistra, da anni impegnato in battaglie contro gli abusi sulle coste campane. Il cittadino gli scrive: «Salve signor Borrelli, stamattina sono stato al lido La Sirenetta a Ischitella, è possibile che ho dovuto pagare 3 euro di supplemento (oltre i 30 euro per un ombrellone e due lettini) per l’ingresso in spiaggia di mia figlia di 17 mesi… è legale tutto ciò?».
Il documento commerciale allegato al post, uno scontrino fiscale emesso dalla società Lido La Sirenetta srl ad Ischitella, frazione di Castel Volturno, in provincia di Caserta, riporta la voce “Baby” prima dei dieci euro “ombrellone week” più due lettini week, per un totale di venti euro, a cui si aggiunge un ulteriore addebito di 3 euro con IVA al 22%. Il conto complessivo per la giornata di mare della famiglia sale così a 33 euro.
Non è la prima volta che un lido della costa campana finisce sotto i riflettori per tariffe considerate anomale. Negli ultimi anni le denunce di bagnanti e associazioni dei consumatori si sono moltiplicate, tra prezzi di ombrelloni e lettini che in alta stagione superano le decine di euro al giorno e voci di spesa aggiuntive non sempre chiare al momento della prenotazione.
Nel caso specifico, se così fosse, ci troveremmo però dinanzi ad una violazione di legge: la norma regionale del 10 maggio 2012, numero 10, in materia di impianti balneari, impone chiaramente ai titolari di concessioni demaniali di «garantire l’accesso gratuito agli stabilimenti ai minori di anni 12 accompagnati da un maggiorenne». Dunque una bimba di 17 mesi, poco meno di un anno e mezzo, può entrare liberamente al lido, se accompagnata.
Il post pubblicato da Borrelli ha raccolto in poco altri utenti che raccontano esperienze simili in altre strutture del litorale tra Castel Volturno e Mondragone. Il tema centrale resta quello sollevato dal cittadino: se sia legittimo che l’accesso alla spiaggia di un bambino così piccolo, che non occupa un lettino proprio né utilizza in autonomia i servizi della struttura, comporti un costo a parte.

(da Fanpage)

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GIORGIA MELONI TENTERÀ DI FARE IL GIOCO DELLE TRE CARTE A DONALD TRUMP. AL PROSSIMO VERTICE NATO AD ANKARA, LA PREMIER PROVERÀ A INGRAZIARSI IL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO PORTANDO IN DOTE L’AUMENTO DELLA SPESA MILITARE (CON QUALI DENARI È ANCORA INCERTO), QUESTA, PERO’, È RICALCOLATA ALL’ITALIANA, CONTEGGIANDO PURE LA GUARDIA COSTIERA E IL PONTE SULLO STRETTO

Luglio 5th, 2026 Riccardo Fucile

I NUMERI: UNA PERCENTUALE TAROCCATA DEL 2,8% DEL PIL È INVESTITA IN DIFESA E SICUREZZA, APPARENTEMENTE CON UN AUMENTO DELLO 0,7%, IN REALTA’ E’ DEL 2,09%

C’è una linea sottile ma ben visibile che collega la serata del 2 luglio a villa Taverna a Roma e l’appuntamento con il vertice Nato in Turchia del 7 e 8 luglio. Dalla serata a base di hamburger, fuochi d’artificio e bandierine a stelle e strisce, infatti, è passato uno dei tanti canali di distensione nella relazione tra Washington e Roma: una strategia precisa, messa a punto da palazzo Chigi – che per l’occasione ha inviato i ministri e la sorella Arianna – e benedetta dall’ambasciatore americano in Italia, Tilmann Fertitta, che si è impegnato in prima persona con dichiarazioni distensive e attestati di stima.
All’insegna di un unico obiettivo: far dimenticare lo scontro frontale tra Giorgia Meloni e Donald Trump dopo il G7 in Francia, con le sue spiacevoli implicazioni personali. Mantra: scontro? Quale scontro? i rapporti sono ottimi come sempre, l’amicizia è indistruttibile.
Da Ankara non si potrà sbagliare: la linea comunicativa è quella di confermare che non sono rimaste ruggini e che il rapporto formale tra alleati è solido, ma senza entrare nella linea di tiro del presidente, che con la Nato – e quello che lui considera uno scarso impegno europeo in materia di sicurezza – ha un rapporto difficile.
Il vertice in Turchia, del resto, sarà un momento importante per tutti i paesi europei. Ognuno con i suoi interessi da tutelare e obiettivi da raggiungere. Anche Giorgia Meloni, che in vista della prossima settimana ha avuto una conversazione telefonica con l’ospite, il presidente della Repubblica di Turchia, Recep Tayyip Erdogan.
Nel dialogo la presidente del consiglio ha sottolineato il tema che le sta più a cuore e che sa essere attenzionato anche da Ankara: hanno «richiamato entrambi l’importanza del fianco Sud» dell’alleanza, si legge nel comunicato di palazzo Chigi. Ovvero il confine che guarda alle coste africane da cui passano le rotte migratorie.
«La conversazione ha permesso poi uno scambio sulla situazione in Libia, inclusa la cooperazione nel contrasto ai movimenti migratori irregolari e al traffico degli esseri umani», è infatti la chiosa.
Poi certo, «i due leader hanno riaffermato il comune impegno per lo sviluppo del rapporto transatlantico e per la difesa comune all’interno della Nato» e dunque la necessità strategica di mantenere buoni uffici alla Casa Bianca, anche attraverso un «impegno» verso la difesa comune, che ha già significato il sì – pur diluito fino al 2035 – a portare al 5 per cento del Pil la spesa in difesa.
Speculare è stata la nota di Erdogan, che tuttavia ha sottolineato un aspetto ulteriore: il rafforzamento della cooperazione «in particolare nell’industria della difesa», visto e considerato che la Turchia è già tra i principali acquirenti di armi made in Italy.
Certo è che al summit di Ankara la strategia di Meloni sarà soprattutto conservativa: freddezza e diplomazia, massima attenzione ad evitare qualsiasi inciampo. L’agenda l’ha illustrata il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani in question time alla Camera a inizio settimana: Nato come «fondamento della sicurezza comune», in cui l’Europa deve «poter contare di più» e dunque lavorare per una «difesa europea integrata». Soprattutto, ha ribadito l’unica cosa che interessa davvero a Trump: l’Italia confermerà il suo impegno sulla spesa militare.
Con quali denari è ancora incerto, come ha dimostrato il tentennamento sul fatto che l’Italia metta a disposizione della Nato due brigate pesanti dell’esercito da realizzare entro il 2031, ma i contratti di acquisto di nuovi mezzi non sono ancora stati firmati.
Tuttavia, una cosa è chiara al governo: è più facile che l’ira di Trump si concentri sui paesi che non si sono ancora allineati agli obiettivi di spesa. Lo ha detto l’ambasciatore americano presso la Nato Matthew Whitaker: il presidente vuole che «tutti gli alleati» puntino a raggiungere l’obiettivo del 5 per cento.
E Meloni arriverà ad Ankara coi numeri riferiti in parlamento l’11 giugno: una percentuale del 2,8 per cento del Pil è investita in difesa e sicurezza, con un aumento dello 0,7 per cento. Dunque Roma sta rispettando i patti, con una postilla, però: l’aumento «è garantito soprattutto dalle spese legate alla sicurezza sul territorio». Tradotto: deriva dall’inclusione di spese che prima non venivano classificate nel settore difesa, come materiale sanitario, rigassificatori, investimenti per la cybersicurezza delle infrastrutture.

(da Domani)

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LE PRIGIONI ITALIANE SONO UNA POLVERIERA! SCOPPIA LA RIVOLTA NEL CARCERE DI ENNA: UN CENTINAIO DI DETENUTI SI È IMPOSSESSATO DELLE SEZIONI DEL VECCHIO PADIGLIONE DELL’ISTITUTO, DANNEGGIANDO LE STRUTTURE E METTENDO FUORI USO LE TELECAMERE DI SORVEGLIANZA

Luglio 5th, 2026 Riccardo Fucile

LA PROTESTA SAREBBE DEGENERATA DOPO GIORNI DI TENSIONE LEGATI A UN DISSERVIZIO ALLE LINEE TELEFONICHE CAUSATO DAL MALTEMPO. UN FULMINE HA DANNEGGIATO LE CENTRALINE, IMPEDENDO AI DETENUTI DI CONTATTARE LE FAMIGLIE – LA CONFEDERAZIONE SINDACATI POLIZIA PENITENZIARIA: “DA MESI DENUNCIAMO LE GRAVI CARENZE. LA PROPAGANDA DEL GOVERNO E DEL MINISTRO NORDIO SI INFRANGE CON LA REALTÀ DELLE CARCERI ITALIANE. 65 MILA DETENUTI STOCCATI”

Una rivolta è esplosa nel carcere di Enna, dove un centinaio di detenuti si è impossessato delle sezioni del vecchio padiglione dell’istituto, danneggiando le strutture e mettendo fuori uso le telecamere di sorveglianza. Secondo le prime ricostruzioni, la protesta sarebbe degenerata dopo giorni di tensione legati a un disservizio alle linee telefoniche causato dal maltempo. Un fulmine avrebbe, infatti, danneggiato le centraline, impedendo ai detenuti di contattare le famiglie.
Il guasto causato dal maltempo era stato risolto nella mattinata, ma la situazione è precipitata comunque, fino all’occupazione di parte del penitenziario e agli atti di devastazione. Le forze dell’ordine stanno monitorando l’evoluzione della rivolta, mentre si valuta l’entità dei danni e le conseguenze disciplinari per i detenuti coinvolti. L’istituto, già considerato critico per condizioni strutturali e organizzative, è stato descritto come teatro di una situazione «gravissima» dalle rappresentanze sindacali della polizia penitenziaria.
Il presidente nazionale della Confederazione sindacati polizia penitenziaria, Mimmo Nicotra, denuncia da tempo la carenza di personale nel carcere in questione e la fragilità complessiva del sistema. «Da mesi denunciamo la grave carenza di personale nella casa circondariale Luigi Bodenza di Enna. Avevamo chiesto che i detenuti fossero sfollati per permettere la ristrutturazione del carcere che è vetusto», afferma. «La propaganda del governo e del ministro Carlo Nordio si infrange con la realtà delle carceri italiane. 65 mila detenuti stoccati dentro istituti che sono vere e proprie polveriere. Ad Enna i detenuti, invece di essere sfollati, sono stati trasferiti in altre sezioni dello stesso istituto. Ora la situazione è gravissima», aggiunge.

(da Open)

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PUTIN SPINGE LA PROPAGANDA VERSO VETTE INESPLORATE INVENTANDOSI ADDIRITTURA UN FIUME. “ABBIAMO CIRCONDATO I SOLDATI UCRAINI SULLO STARY OSKOL”. PECCATO CHE SULLE CARTE GEOGRAFICHE NON ESISTA

Luglio 5th, 2026 Riccardo Fucile

C’È UN SALTO DI QUALITÀ NELLA RETORICA DI PUTIN (CHIUSO NELLA BOLLA DEL CREMLINO E PRIGIONIERO DELLE SUE PARANOIE): NON PIÙ LA PROPAGANDA TRADIZIONALE, MA QUELLA CHE LO STORICO IAN GARNER DEFINISCE LA “SLOPAGANDA”, CIOÈ UNA VALANGA DI RACCONTI CONTRADDITORI, APPROSSIMATIVI O FALSI

Nel film Wag the Dog ( Sesso & Potere ), geniale satira politica con Dustin Hoffman e Robert De Niro, un presidente americano si inventa una finta guerra in Albania per distrarre media e pubblico dai suoi guai personali. Anche lui in mezzo a guai che lo riguar-dano insieme a tutta la Russia, Vladimir Putin fa il contrario.
Visto che non può inventarsi la guerra — viva, presente e sempre più mortifera per i suoi soldati — lo Zar si è inventato una località per raccontare l’ennesima bugia. In un’intervista con l’emittente statale Vesti, il capo del Cremlino ha dichiarato che un raggruppamento di 5 mila soldati ucraini stava per essere circondato dai russi sul fiume Stary Oskol: «Sono bloccati contro la riva sinistra», ha detto. Allo stesso momento, secondo Putin, la 144ª divisione ha iniziato l’accerchiamento finale di Rubtsi, villaggio di 350 anime nel Donetsk.
Una cosa, tuttavia non funziona nel bollettino putiniano: il fiume Stary Oskol non esiste. A questo nome, infatti, sulla carta dell’Ucraina corrisponde non un corso d’acqua ma un villaggio nella regione di Belgorod. Certo, come fiume ci sarebbe l’Oskol, ma attraversa la regione di Kharkiv, il che rende la dichiarazione ancora più confusa.
C’è un salto di qualità nella retorica di Putin: non più la propaganda tradizionale, ma quella che lo storico Ian Garner definisce la «slopaganda», cioè una valanga di racconti contradditori, approssima-mativi o falsi che alla fine si ipostatizzano. Viene da pensare al grande Josif Brodskij, secondo il quale alla metà dell’Ottocento «la letteratura russa a furia di inseguire la realtà la rag-giunse». Più di un secolo e mezzo dopo, quella di Putin purtroppo non è letteratura, ma una narrazione che sostituisce e supera il reale con conseguenze mortali.
Anche perché forse il primo a crederci è proprio lui, chiuso nella bolla del Cremlino e convinto che la vittoria sia a un passo .

(da Il Corriere della Sera)

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