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“IN POCHI L’HANNO FATTO NOTARE, MA LA LEGGE ELETTORALE CHE È STATA APPROVATA ALLA CAMERA È DI FATTO LA RIEDIZIONE DEL PORCELLUM, DICHIARATO INCOSTITUZIONALE”

Luglio 23rd, 2026 Riccardo Fucile

ALDO CAZZULLO: “LO SCHIERAMENTO CHE PRENDE PIÙ VOTI E RAGGIUNGE IL 42% (DETTAGLIO NON PREVISTO DAL SUDDETTO PORCELLUM) SI AGGIUDICA IL PREMIO DI MAGGIORANZA. L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE È STATO BOCCIATO, LE LISTE SONO BLOCCATE, CONTINUANO A ESSERE DETTATE DALLE SEGRETERIE DEI PARTITI, GLI ELETTORI CONTINUANO A NON POTER SCEGLIERE GLI ELETTI. L’UNICA VERA INCOGNITA È CAPIRE SE ALLA FINE VANNACCI SARÀ DENTRO LA COALIZIONE DI CENTRODESTRA O FUORI. NON MI PARE IL MASSIMO PER RIAVVICINARE GLI ITALIANI ALLA POLITICA”

Mi pare evidente che la legge elettorale non sia in cima alle priorità degli italiani. La cosa strana è che invece poco più di trent’anni fa non era così. La Prima Repubblica fu smantellata non solo dai magistrati ma dagli elettori, che andarono in massa a votare prima per la preferenza unica, poi per i collegi uninominali.
Il punto è che la volontà popolare fu clamorosamente ribaltata dalla legge battezzata Porcellum dal suo stesso autore, che aboliva i collegi uninominali e assegnava un premio di maggioranza allo schieramento che avesse preso più voti, provocando accozzaglie come quella che nel 2006 portò al governo il centrosinistra per appena 24 mila voti, mettendo insieme Dini e Turigliatto, conservatori e trotzkisti. Non poteva funzionare, e in effetti non funzionò.
Oltretutto la legge fu dichiarata incostituzionale. In pochi l’hanno fatto notare, ma la legge elettorale che è stata approvata alla Camera è di fatto la riedizione del Porcellum. Lo schieramento che prende più voti e raggiunge il 42% (dettaglio non previsto dal suddetto Porcellum) si aggiudica il premio di maggioranza. Cambia veramente poco.
L’emendamento sulle preferenze è stato bocciato, le liste sono bloccate, continuano a essere dettate dalle segreterie dei partiti, gli elettori continuano a non poter scegliere gli eletti. L’unica vera incognita è capire se alla fine Vannacci sarà dentro la coalizione di centrodestra o fuori. Non mi pare il massimo per riavvicinare gli italiani alla politica.
Poi certo le preoccupazioni dei cittadini sono quelle che dice lei, in particolare legate al calo del potere d’acquisto e all’impoverimento del ceto medio. Ma il cattivo funzionamento della democrazia è una delle cause, non la meno importante, della crisi di fiducia nei confronti delle istituzioni e dello Stato.

(da Il Corriere della Sera)

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LA MOSSA DI GIORGIA MELONI PER SALVARE SALVINI E FRENARE L’ARREMBAGGIO DI VANNACCI. LA DUCETTA PENSA DI SPOSTARE IL LEADER LEGHISTA AL VIMINALE A OTTOBRE MANDANDO PIANTEDOSI ALL’EUROPOL O AL MINISTERO DEI TRASPORTI

Luglio 23rd, 2026 Riccardo Fucile

LA “STATISTA DELLA SGARBATELLA” NON PUÒ PERMETTERSI IL TRACOLLO DEL CARROCCIO, SUPERATO NEI SONDAGGI DA VANNACCI. IL LEADER LEGHISTA DA MINISTRO DELL’INTERNO AVREBBE MAGGIORI POSSIBILITÀ PER RECUPERARE CONSENSI CAVALCANDO IL TEMA DELL’IMMIGRAZIONE, CHE IL SUO EX SODALE GLI HA SCIPPATO… SALVINI RILANCIA LE SUE MIRE SULL’INTERNO: “IO A DISPOSIZIONE” – L’IDEA DELL’ANNUNCIO A PONTIDA

Si dice «a disposizione del Paese» per il Viminale e intanto si precipita a Bologna per «incontrare il prefetto, il questore e una rappresentanza della Polizia di Stato», così riferisce prontamente la macchina comunicativa della Lega.
Il ritorno al ministero dell’Interno non è più solo il sogno impossibile di Matteo Salvini. È qualcosa di più. Non siamo agli annunci, ma ai messaggi subliminali. Il lavorio sottotraccia, però, è partito da settimane.
E pure Giorgia Meloni, confidano i fedelissimi del vicepremier lumbard, alla fine si sarebbe convinta che la tattica «più efficace» per frenare l’arrembaggio di Roberto Vannacci alla destra governativa sia riconsegnare il giubbotto della polizia all’attuale ministro dei Trasporti, «rimettere in moto le ruspe», far capire insomma che non serve aspettare l’approdo dell’ex generale nella stanza dei bottoni per far vedere che la destra della «tolleranza zero» amministra la sicurezza.
Chiariamoci: la premier non ha in testa colpi di mano estivi. Anche perché Fratelli d’Italia ha in ghiacciaia lo spumante e si appresta alle celebrazioni del 4 settembre, quando il governo Meloni diventerà il «più longevo della storia repubblicana».
Anche tra i Fratelli, in molti si sono convinti che sia l’unico modo per tenere in piedi la Lega da qui alle elezioni Politiche, visto che Meloni, l’ha ridetto ieri intervistata dal Giornale, non ha intenzione di allargare la coalizione ai «futuristi» dell’ex parà.
Dopo la scissione, i meloniani hanno aspettato di capire se Luca Zaia o altri del famoso “fronte del Nord” avessero sul serio chance di prendere il testimone da Salvini. Ma dopo l’annullamento del raduno di Treviso, fissato ai primi di luglio, nessuno è convinto che da qui alle elezioni il Carroccio cambierà guida.
Dunque sempre da Salvini bisogna passare. Ma la Lega non può calare oltre, scivolasse al 4% sarebbe un problema per tutta la maggioranza. Ecco allora l’idea – che ormai è più di un’idea – del ritorno del leader leghista al Viminale. Dal lato del vicepremier, un annuncio così sarebbe l’ennesima fiche per rimandare le rese dei conti interne.
Con la Bestia di nuovo libera di cavalcare qualsiasi caso di cronaca nera, ma dalla tolda di comando del Viminale, margini per recuperare consensi, sono convinti nella cerchia del segretario, ce ne sono eccome. «Possiamo arrivare al 10%», azzardava Salvini ieri, ospite di Start su SkyTg24. E il Viminale? «Sono abituato a mettere cuore e squadra in tutte le sfide che affronto. Sono a disposizione del mio Paese e del mio presidente del Consiglio per qualunque cosa serva». Ecco.
Per portare a dama l’operazione però tocca trovare un’exit strategy per Matteo Piantedosi. I suoi giurano sottovoce: tutte fantasie, sopravviverà anche a questa tormenta.
Ai piani alti dell’esecutivo, studiano invece le alternative. Il massimo sarebbe l’incarico alla guida dell’Europol, anche se le candidature sono scadute a marzo e i giochi potrebbero riaprirsi solo se i tre che si sono fatti avanti da altri paesi Ue avessero inciampi. Al governo sanno che questa sarebbe l’opzione migliore, che forse eviterebbe anche un Meloni bis.
Altre soluzioni? Nel giro di Salvini c’è chi caldeggia un’opzione di più facile riuscita: una «staffetta». Piantedosi al Ministero dei Trasporti, un prefetto rassicurerebbe le magistrature che vigilano sui cantieri, vedi il Ponte sullo Stretto.

(da Repubblica)

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CASO FAKIR: LE MANETTE, IL MASSAGGIO CARDIACO E LO SPRAY SPRUZZATO A POCHI CENTIMETRI DAL VISO

Luglio 23rd, 2026 Riccardo Fucile

IL LACCIO AI PIEDI E IL MEDICO ARRIVATO TROPPO TARDI

A Fakir Abderrahim sono stati applicati il massaggio cardiaco e la ventilazione con la pompa manuale mentre era ammanettato a terra e con un laccio ai piedi. Mentre il primo medico è arrivato in via Svevo al quartiere Pilastro di Bologna mentre il cittadino marocchino stava morendo. E nei filmati si vede che l’agente gli spruzza lo spray urticante a pochi centimetri dalla faccia. Per questo l’uomo motivo aveva macchie marroni scure sul volto, come si vede in un altro video diffuso dall’Ansa che immortala gli attimi del massaggio cardiaco. E una nuova testimonianza dice che il 42enne «aveva le mani in alto, i piedi scalzi e continuava a urlare: “Aiuto, aiuto, vi prego, per favore”».
La morte di Fakir
Il Fatto Quotidiano parla oggi del frame di un video all’attenzione della procura di bologna. È uno zoom del 19 luglio scorso. In venti secondi si vede uno dei due agenti che spruzza lo spray urticante a pochi centimetri dalla faccia della vittima. La condotta degli agenti è sotto esame anche per questo. Secondo le linee guida del Viminale per la gestione delle persone non collaborative va «utilizzato nel rispetto dei principi di triangolazione, della linea di tiro», nei casi di «violenza o resistenza attiva», dopo una «valutazione del principio di gradualità» e «considerando sempre la prioritaria necessità di difendere sé stessi e gli altri da aggressioni». Poi ci sono le manette. Che sarebbero state messe quando Fakir non si muoveva più.
Lo spray e le manette
Le fascette in velcro sono consigliate per bloccare polsi, braccia o gambe di una persona particolarmente agitata. Che va «stesa a terra senza fare pressione sugli organi interni». Se il soggetto mostra malessere «la presa dovrà essere allentata immediatamente, posizionandolo su un fianco e verificando che sia nella condizione di respirare». A Bologna gli agenti non hanno usato il taser. La procura sta verificando se l’avessero in dotazione. Infine nelle linee guida «assume particolare rilevanza la professionalità degli equipaggi impiegati nei servizi di controllo che può essere valorizzata ulteriormente dal contributo di personale con un bagaglio professionale adeguato e competenze necessarie».
Il defibrillatore e i volontari
La Stampa aggiunge che nella sequenza di un minuto e 14 secondi del video si sente la voce automatica del defibrillatore: «Per procedere alla rianimazione cardiopolmonare, premere il tasto due», dice l’altoparlante della macchina. Che non si accende perché i segni vitali sono troppo deboli e la scarica potrebbe essere pericolosa. Uno dei soccorritori, M.M., aveva l’attestato di traineer in manovre salvavita. F.G., altro volontario, immette aria fresca nel cavo orale. Ma la posizione è sbagliata: la persona deve stare supina. E se è legato il suo torso non riceve le manovre in modo efficace. Avere le braccia dietro la schiena può essere già di per sé la causa di un’asfissia posizionale.
Il precedente di giugno
Nel primo video Abderrahim ha lacci e fascette e si sente chiaramente uno dei sanitari chiedere il «taglierino» in normale dotazione al loro kit, probabilmente, per procedere autonomamente a liberarlo. M.D.V., il capopattuglia 28enne, assiste piegato sulle ginocchia alla morte di Fakir. Il collega 23enne D.B. spruzza materialmente lo spray al peperoncino. Prima, Fakir dice a uno dei due «Sparami, ammazzatemi». Quando M. D. V. gli fa «oh, devi stare calmo», lui risponde: «Non sto calmo, sta’ zitto».
Il 20 giugno alle 15,21 Fakir era finito al pronto soccorso dell’ospedale Maggiore in cui a luglio è deceduto. Alla voce del referto «problema principale» chi lo visita scrive «Psichiatrica». Nella casella «anamnesi», l’infermiere che l’ha soccorso, invece: «Ferita lacero contusa al polso sinistro. Vigile, orientato, umore deflesso ma tranquillo. Iperteso». Sempre a giungo aveva ricevuto una segnalazione per molestie. Fakir aveva precedenti per droga. L’autopsia potrebbe far emergere altri dati importanti per capire la causa della morte.
La testimonianza
Il Corriere della Sera racconta invece cosa ha visto un testimone. «L’ho visto arrivare dal giardino sopra il corsello dei garage, da solo, e scendere le scale; aveva le mani in alto, i piedi scalzi e continuava a urlare: “Aiuto, aiuto, vi prego, per favore”», dice Nassir al quotidiano. «Era molto agitato e sembrava volersi nascondere da qualche parte. Ha cominciato a fare avanti e indietro, continuando a chiedere aiuto, con le mani in testa; ogni tanto lo perdevamo di vista ma continuavamo a sentirne le urla disperate. A un certo punto ha provato ad aprire qualche basculante dei garage e forse anche a dare qualche testata, mi hanno raccontato. Ma era innocuo, non stava facendo nulla di male. Per questo non riesco a darmi spiegazioni».

(da Open)

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IL SENSO DELLO STATO

Luglio 23rd, 2026 Riccardo Fucile

TUTTI CONTRO TUTTI

La sinistra ce l’ha con la polizia perché limita la libertà dei cittadini. La destra ce l’ha con la magistratura perché non permette ai cittadini di sostituirsi alla polizia. I genitori ce l’hanno con presidi e insegnanti delle scuole pubbliche perché, tra tutti gli studenti, trattano male proprio i loro figli. I figli ce l’hanno con medici e infermieri degli ospedali pubblici perché, tra tutti i pazienti, trattano male proprio i loro genitori. Gli automobilisti ce l’hanno con i vigili perché non multano mai i ciclisti (per tacere dei monopattini) e i ciclisti ce l’hanno con i vigili perché non multano mai abbastanza gli automobilisti (e i monopattini). Sui mezzi pubblici i controllori ce l’hanno con i passeggeri perché non tutti pagano il biglietto, e i passeggeri ce l’hanno con i controllori perché non a tutti controllano il biglietto.
I contribuenti ce l’hanno con l’impiegato dell’ufficio pubblico perché si sentono trascurati, nonostante siano loro a pagargli lo stipendio. Gli evasori ce l’hanno con l’impiegato dell’ufficio pubblico perché si sentono trascurati, e per questo preferiscono che siano i contribuenti a pagargli lo stipendio. Gli elettori ce l’hanno con i politici che hanno votato soltanto perché non vincessero i politici con cui ce l’hanno ancora di più.
E tutti, a cominciare dai politici, ce l’hanno con gli altri, che non si è ancora capito bene chi siano, ma comunque non siamo noi.
Voi, forse. O loro?

(da Corriere della Sera)

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I SOVRANISTI AIUTANO LA MAFIA. NO ALL’USO DELLE CHAT DELMASTRO-CAROCCIA

Luglio 23rd, 2026 Riccardo Fucile

LA GIUNTA PER LE AUTORIZZAZIONI A PROCEDERE RESPINGE LA RICHIESTA DELLA PROCURA DI ROMA

Mancava l’ultimo tassello per il ritorno totale della casta sotto il governo di Giorgia Meloni: la blindatura dei parlamentari rispetto alle inchieste dei magistrati. Vietato indagare sui potenti, amici della premier.
La Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera ha bocciato la richiesta della procura di Roma di acquisire le chat tra l’ex sottosegretario alla Giustizia e deputato di Fratelli d’Italia, Andrea Delmastro Delle Vedove, e il ristoratore Mauro Caroccia, in carcere per intestazione fittizia di beni. Secondo i giudici ha fatto da prestanome del clan Senese.
Dopo il boom dei voli di stato, i maxi-stipendi ai manager pubblici e i doppi incarichi ai compagni di partito non eletti, ecco il privilegio dei privilegi: il divieto di indagine sul politico di turno, grazie al voto dei suoi colleghi e compagni di coalizione.
La richiesta della procura «non soddisfa, nei termini in cui è stata formulata, i requisiti di necessità, determinatezza, selettività e proporzionalità», secondo la relazione della Giunta, firmata da Pietro Pittalis, esponente di Forza Italia, e sostenuta dagli alleati. La decisione è stata assunta per tutelare «l’indipendenza dell’azione parlamentare», stando alla versione della maggioranza. Risultato: autorizzazione negata.
«È uno scudo protettivo riservato esclusivamente ai propri dirigenti di partito», ha detto senza giri di parole il deputato del Pd, Matteo Orfini. «Bell’esempio di impegno antimafia! È un fatto gravissimo», ha aggiunto il senatore dem, Walter Verini. «Una scelta tecnica», l’ha invece definita il responsabile organizzazione di FdI, Giovanni Donzelli, cercando di minimizzare.
Il segnale di un certo affanno a giustificare lo stop ai pm per un partito che, a piacimento, sventola la bandiera della legalità. E che, giusto lo scorso fine settimana, commemorando la morte di Paolo Borsellino, ha celebrato la lotta alla mafia come pilastro dell’azione di governo.
Bisteccheria d’Italia
La vicenda riguarda uno dei principali scandali degli ultimi tempi: il legame societario nella Cinque forchette srl tra Delmastro, uno dei fedelissimi della premier Meloni, e la figlia appena maggiorenne di un ristoratore, Caroccia, che è appunto risultato legato a una delle organizzazioni criminali più potenti della capitale.
La società è nata per gestire il ristorante Bisteccheria d’Italia, in via Tuscolana a Roma, erede della vecchia attività, Da Baffo, sempre nella stessa zona, nel quartiere Quadraro. In quel locale si era cementata l’amicizia tra il politico Delmastro e l’oste Caroccia.
L’ex sottosegretario si è sempre giustificato, dicendo di aver ceduto le quote (insieme ad altri dirigenti piemontesi di spicco di FdI), appena è venuto a conoscenza della situazione giudiziaria di Caroccia. Una sostanziale ammissione di non aver fatto alcuna verifica preventiva sull’uomo con cui stava entrando in società, attraverso la figlia Miriam.
I magistrati, attraverso le chat con Mauro Caroccia, puntavano a ricostruire i fatti per confermare la versione fornita. Per farlo occorreva, però, il via libera di Montecitorio, visto che Delmastro è deputato.
Un fatto singolare: la destra che continua a riformare il codice penale per inserire nuovi reati o inasprire le pene, quando si tratta di stranieri e immigrati, si scopre garantista sulle inchieste che toccano un proprio dirigente.
Peraltro Delmastro, a causa di questa vicenda, ha rassegnato le dimissioni da sottosegretario a Largo Arenula. A testimonianza di un certo imbarazzo creato al governo.
Secondo Meloni il clamore mediatico sul caso avrebbe inciso sull’esito del voto a favore del No al referendum di marzo.
Esame di fine luglio
L’ultima parola sull’eventuale uso delle chat nell’inchiesta spetta ora all’aula di Montecitorio che dovrà votare, giovedì 30 luglio, la relazione della Giunta. Movimento 5 stelle, Partito democratico e Alleanza verdi-sinistra hanno protestato sia al Senato sia alla Camera, sollevando i cartelli con la scritta «fuori le chat».
Intanto Futuro nazionale di Roberto Vannacci, che in Giunta non ha rappresentanza, ha fatto insoliti esercizi di equilibrismo. Quando «arriverà all’esame dell’aula faremo le nostre valutazioni», ha detto Laura Ravetto. Su questo caso è venuto meno il piglio decisionista.
I gruppi delle opposizioni hanno poi chiesto di anticipare già a questa settimana il voto finale. Vogliono che il governo ci metta la faccia.
«Cosa hanno da nascondere? La smettano di dire che la loro azione politica si ispira alle idee e al pensiero di Borsellino», ha detto il leader dei Cinque stelle, Giuseppe Conte. L’ex presidente del Consiglio ha poi rilanciato: «Il governo si ferma addirittura per proteggere gli amichetti di partito. Non possiamo permettere il Parlamento sia ridotto a Colle Oppio». Da qui la sfida a Meloni: «Rimangiatevi questo voto vergognoso».
Parole simili sono arrivate da Elisabetta Piccolotti, deputata di Avs: «Siamo all’assurdo di un ex sottosegretario che di fatto ostacola il lavoro della magistratura». «Vogliamo sapere», ha aggiunto, «chi ha paura di quelle chat e perché, che cosa contengono, cosa c’è scritto».
Un appello in coro per una maggiore trasparenza di fronte all’ennesima barriera della casta. Risorta negli anni del governo Meloni.
Destra, regalo ai clan: salva Delmastro e così frena i pm sui Senese
(da agenzie)

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SCUDO A DELMASTRO, LA RABBIA DI SCARPINATO: “PARLANO TANTO DI BORSELLINO, MA NEI FATTI FAVORISCONO LA MAFIA DEI COLLETTI BIANCHI”

Luglio 23rd, 2026 Riccardo Fucile

“UN UOMO DI STATO AVREBBE CONSEGNATO LUI STESSO LE INTERCETTAZIONI, SPIEGANDO DI NON AVER NULLA DA NASCONDERE”

Il magistrato che ha passato la vita a guardare dietro le ombre sostiene: “La vicenda della mancata autorizzazione per le chat di Andrea Delmastro autorizza un sospetto: ossia che questa vicenda sia solo una tappa di un work in progress per rendere sempre più impermeabili ai controlli i mondi contigui della corruzione e della mafia dei colletti bianchi”. Così riflette il senatore 5Stelle Roberto Scarpinato.
Tutti in Fratelli d’Italia giurano di ispirarsi a Paolo Borsellino. Il caso Delmastro stride con questo?
Questa storia ci racconta l’ipocrisia di una classe dirigente che a parole afferma di ispirarsi agli ideali di un eroe dell’antimafia, e poi nella prassi li rinnega in mille modi. Sin dal suo insediamento questo governo ha portato avanti un’azione di sistematico smantellamento di tutti i principali strumenti di contrasto alla criminalità dei colletti bianchi, terreno di coltura e di elezione di mille matrimoni di interessi con le mafie. Un unilaterale disarmo dello Stato, che rischia di produrre l’effetto di una sorta di favoreggiamento.
Accusa gravissima.
Basta mettere in fila i fatti. Hanno abolito il reato di abuso di ufficio, strumento fondamentale per il voto di scambio con le mafie. Fino a quando esisteva, i sindaci di tanti paesi del Sud potevano opporre alla criminalità il rischio di essere perseguiti per rifiutare appalti o altri favori. Hanno depotenziato il reato di traffico di influenze illecite, la cassetta degli attrezzi dei colletti bianchi delle mafie. Hanno limitato in tanti modi i poteri di utilizzo delle intercettazioni e, contemporaneamente, hanno liberalizzato gli appalti senza gara, i subappalti a cascata e hanno ridotto i poteri di controllo della Corte dei Conti. Senza dimenticare le campagne di fango e di delegittimazione contro la magistratura.
Lei che idea si è fatto della vicenda Delmastro?
Se fosse un uomo di Stato, avrebbe consegnato lui stesso le chat, dimostrando di non avere nulla da nascondere. Invece lui e la maggioranza hanno fatto catenaccio alzando il muro della difesa di casta che autorizza il sospetto che le relazioni pericolose di Delmastro non siano solo una vicenda personale, ma un filo di Arianna seguendo il quale si potrebbero scoprire tanti altri scheletri negli armadi. Ero certo che una maggioranza come questa avrebbe negato l’autorizzazione.
Perché?
Il processo Hydra a Milano ha scoperchiato la realtà di colletti bianchi delle mafie che erano dotati della tessera di partito di Fdi, avevano accesso alla Camera, incontravano parlamentari e sottosegretari della maggioranza per discutere di affari. Invece di fare luce e fare un’operazione di trasparenza, si sono rifugiati nell’ombra facendosi scudo dei loro privilegi e impedendo alla magistratura di acquisire elementi preziosi per le indagini.
FdI ricorda che lei ha sollevato un conflitto di attribuzione alla Consulta sulle intercettazioni dei colloqui tra lei e l’ex magistrato Gioacchino Natoli.
Il mio caso non è per nulla assimilabile a quello dell’ex sottosegretario. Le mie conversazioni sono pubbliche da due anni e non ho nulla da celare. Mi sono rivolto alla Consulta per sapere se sia conforme alla Costituzione che la maggioranza, poiché io sono un avversario politico, abbia affermato il principio senza precedenti che i parlamentari non indagati siano liberamente intercettabili e le loro conversazioni penalmente irrilevanti siano liberamente divulgabili per finalità extraprocessuali di natura politica. Sono stato privato delle garanzie riservate ai parlamentari perché “ purtroppo” non sono indagato come la Santanchè e ho parlato – a differenza di Delmastro – di fatti penalmente irrilevanti. È una questione di principio.
Falcone o Borsellino cosa avrebbero detto di un caso come questo?
Credo che si sarebbero esposti pubblicamente, anche con interviste, attirandosi pure procedimenti disciplinari come accadde a Borsellino quando si oppose allo smantellamento del pool antimafia. Vede, ci sono voluti anni di inchieste e il sacrificio di tanti servitori dello Stato per ripristinare la credibilità delle istituzioni. Vicende come quella di Delmastro danneggiano questo patrimonio.

(da Il Fatto Quotidiano)

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SE DOPO UNO STUPRO IMITASSIMO ROGGERO

Luglio 23rd, 2026 Riccardo Fucile

NESSUNA DONNA VITTIMA DI VIOLENZA HA VOLUTO TRASFORMARSI IN EROINA DI UNA BATTAGLIA EVERSIVA PER SOSTITUIRE LA VENDETTA PRIVATA ALLA GIUSTIZI DELLO STATO… HANNO SCELTO UN BATTAGLIA SILENZIOSA

Cosa accadrebbe se le donne vittime di stupro avessero una pistola nascosta nel cassetto, o in borsa, e aspettassero di vedere il proprio carnefice allontanarsi e solo in quel momento la tirassero fuori e la puntassero contro la schiena di quell’uomo e sparassero, uccidendolo? Me lo chiedo ossessivamente in questi giorni, perché penso che ogni donna che subisce uno stupro vorrebbe veder scomparire dalla faccia della terra l’uomo che l’ha annichilita, con un’azione mostruosa, indegna di un essere umano.
E vorrebbe in tutti i modi evitare la seconda umiliazione, quella del processo. Le arringhe degli avvocati difensori che rimestano nel suoi comportamenti pregressi, che eccepiscono sulla foggia dei suoi abiti nella circostanza dell’aggressione, che misurano la sua reazione durante l’abuso. Perché non ha gridato, perché non gli ha ficcato una matita negli occhi, perché non è scappata? Vorrebbe evitare l’esposizione pubblica della sua intimità, di dover trattenere il ricordo di quei momenti che preferirebbe cancellare per sempre, così tanto da riuscire a non cadere in nessuna trappola tesa da quegli avvocati.
Lo stupro è diventato reato contro la persona soltanto nel 1996. Prima di questa data il codice penale considerava la violenza sessuale come un «delitto contro la moralità pubblica e il buon costume», cioè un’offesa alla società e non alla donna che la subiva. Ma questo, la riclassificazione del reato, non basta, non sta bastando. Perché i maschi faticano ancora parecchio a capire che cosa significa essere stuprate. Cioè violate in quello che deve continuare a essere lo spazio più intimo dell’individuo se si vuole che una comunità, fatta di uomini e donne, viva in armonia.
Lo stupro è il punto nel quale collassa il patto sociale, la possibilità di convivenza tra corpi di diverso genere e di diversa forza fisica. Se fosse possibile per un maschio capire davvero, capirlo nel corpo, cosa vuol dire essere stuprate, lo stupro sarebbe classificato in maniera ancora diversa: un tabù, qualcosa che divide gli uomini in persone o bestie, che dovrebbe prevedere lo stesso sdegno sociale che si riserva a un assassino.
Roma, una protesta contro il ddl stupri davanti al Senato
Cosa diremmo quindi di una donna, di una delle innumerevoli donne (dimentichiamo spesso di includere lo stupro, quando parliamo di percezione di insicurezza, specie lo stupro silenzioso che avviene dove non è possibile denunciare, nel buio spaventoso di certe case) che si facesse giustizia da sola, per evitare un umiliante processo e per far sparire dalla faccia della terra il suo carnefice?
Quante petizioni verrebbero firmate per quella donna, quante raccolte fondi ci sarebbero, quante prese di posizione da parte di politici in cerca di posizionamento? Quante trasmissioni televisive disposte a ospitarla, prima del processo, perché rivendicasse il suo diritto alla vendetta? Quanti partiti chiederebbero a quella donna di candidarsi, quanti deputati in Parlamento sventolerebbero la sua fotografia?
Non accadrebbe niente di tutto questo, ne sono sicura. E per fortuna, mi viene da dire. Solo che non si tratta di fortuna: è il modo di reagire di queste donne che ha prodotto una cultura. La cultura della giustizia. Nessuna donna vittima di stupro, nessuna di quelle pochissime che hanno ucciso il proprio stupratore, si è mai messa davanti a una telecamera, col pugno alzato e la bava alla bocca, a gridare: l’ho fatto e lo rifarei. Nessuna donna ha voluto trasformarsi in eroina di una battaglia eversiva, che volesse sostituire la giustizia privata, la vendetta più esattamente, a quella esercitata legittimamente dallo Stato.
Piuttosto le donne vittime di stupro, quelle che non hanno ucciso il proprio stupratore (cioè quasi tutte) sono state eroine di una battaglia silenziosa, molto più difficile da combattere, molto meno eclatante politicamente: hanno denunciato, sapendo quanto sarebbe stato difficile quel percorso per loro.
Hanno messo la vita della comunità, e delle altre donne, davanti alla loro. Sapendo che qualunque reato, per quanto mostruoso, non può essere risolto con un colpo di pistola. E quanto può essere mostruoso uno stupro? Non solo per quello che fa al tuo corpo, come dicevamo, ma perché compiuto da qualcuno che, più forte di te fisicamente, ha scelto di esercitare quella forza non per starti accanto nella comunità ma per stare contro di te.
Lo stupro è mostruoso soprattutto perché è un reato compiuto da un uomo contro una donna per il fatto che è una donna, esattamente come quel tipo di omicidio che, con buona pace di qualcuno, è necessario continuare a chiamare femminicidio. Può essere meno mostruoso che subire un furto, per quanto grave, per quanto reiterato, per quanto aggressivo? Non credo.
Ma soprattutto non credo che dovremmo preoccuparci di stilare una graduatoria sulla diversa mostruosità dei reati per stabilire cosa possa essere punito con un omicidio e cosa invece non lo meriti. Semplicemente perché niente lo merita. Niente, nemmeno uno stupro.

(da La Repubblica)

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L’ASCESA DEL FENOMENO VANNACCI SARÀ LA PIETRA TOMBALE DEL MELONISMO? IMBARCARE LA “FECCIA” DI FUTURO NAZIONALE AVREBBE CONSEGUENZE CATASTROFICHE PER MELONI & CAMERATI. FORZA ITALIA, PER LA VOCE DI FRANCESCO PAOLO SISTO HA GIÀ INVITATO I DEPUTATI AZZURRI CHE SI SENTONO ATTRATTI DALLE POSIZIONI DI VANNACCI, A “PASSARE IL RUBICONE”. CIOÈ A TOGLIERSI DAI PIEDI E ACCOMODARSI ALTROVE

Luglio 23rd, 2026 Riccardo Fucile

ALLO STESSO TEMPO LA PRESENZA DEL GENERALISSIMO RISCHIA DI TRAFIGGERE IL VERTICE DI FRATELLI D’ITALIA. IL PRIMO AD ALZARE I TACCHI SAREBBE DI CERTO IL CO-FONDATORE DEL PARTITO E MINISTRO DELLA DIFESA, GUIDO CROSETTO

L’irresistibile ascesa del fenomeno Vannacci sarà la pietra tombale del melonismo-after-referendum?
Se la “sporca dozzina” di Futuro Nazionale, dall’attuale 7,3%, raggiungesse in autunno il 10%, come vari analisti prevedono, sperare di “neutralizzarlo” con l’appello al voto utile sembra ormai una pia illusione.
Con la Lega aggrappata come un naufrago al 6%, Forza Italia galleggiante all’8% e i Fratelli d’Italia crollati al 25%, senza un’alleanza con il Generale, Giorgia Meloni rischia di perdere le prossime elezioni: per intascare il premio di maggioranza, la coalizione deve infatti raggiungere il 42%.
Provare a coinvolgere Futuro Nazionale scendendo a patti con Vannacci è un percorso irto di ostacoli, a partire dalle posizioni diverse e contrarie all’interno della maggioranza.
Se Salvini, nonostante il “tradimento” di Vannacci, che ha usato la Lega come un taxi per dar vita al suo partito, non è più capace di intendere e di volere sul Carroccio diventato un catorcio, diversa e contraria è la posizione dell’altro alleato del governo, nonché membro del Partito Popolare Europeo, Forza Italia.
Sia in versione Marina sia in modalità Tajani, il partito fondato dal Cavaliere è all’80% contro l’ingresso nella coalizione di un tipino che indossa come collana l’ascia bipenne della formazione neofascista Ordine Nuovo e che ha sbertucciato Forza Italia, accusandolo di essere un partito “eterodiretto dal denaro e dall’editoria”.
“Marina Berlusconi non ci vuole in coalizione?”, ha ghignato l’ex parà della Folgore, “Per conto di chi parla, lo fa in quanto presidente di Mondadori? Non mi risulta sia segretario nazionale di Forza Italia. E io comunque non ho bisogno di stampare altri libri”.
Gli ha risposto per le rime l’autorevole forzista Francesco Paolo Sisto, già avvocato del Cavaliere e attuale viceministro della Giustizia: “Meglio con Calenda che con Vannacci”. E ha invitato i deputati forzisti che si sentono attratti dalle posizioni di Vannacci, a “passare il Rubicone”. Cioè a togliersi dai piedi e accomodarsi altrove.
Da Forza Italia, il cui presidente Tajani ricopre anche la carica di vice presidente del Partito Popolare Europeo, all’Unione Europea, il passo è breve.
L’avversità (eufemismo) da parte del presidente dell’esecutivo europeo, Ursula von der Leyen, che ha ricostruito totalmente il suo rapporto con il cancelliere tedesco Frederich Merz, ambedue rappresentanti del PPE, avrebbe conseguenze catastrofiche per Meloni & camerati.
Anche alla luce del buon rapporto in corso tra Meloni e Merz, dopo lo sciagurato coitus interruptus con Trump, come prenderebbe il cancelliere tedesco lo sbarco nella maggioranza di un Vannacci, che fa parte del gruppo sovranista Europa delle Nazioni Sovrane (ESN), dove fa bisboccia con i post-nazi di Afd, il nemico più intimo del governo di Berlino?
Allo stesso tempo la presenza di Vannacci e della sua “feccia” spaventa non solo gli elettori moderati ma rischia di trafiggere il vertice di Fratelli d’Italia. Il primo ad alzare i tacchi sarebbe di certo il co-fondatore del partito e ministro della Difesa, Guido Crosetto.
Correva il 17 agosto 2023, quando le agenzie lanciarono la seguente “Nota ufficiale del Ministero della Difesa” titolata: “Quelle del Generale Vannacci sono farneticazioni personali”.
Svolgimento: ‘’Il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, appena ha appreso dagli organi di stampa il contenuto del libro scritto e autoprodotto del Generale dell’Esercito Roberto Vannacci, non più Comandante della Brigata Folgore da tempo e oggi alla guida dell’Istituto Geografico Militare, ha dichiarato:
“Non vanno, in alcun modo, utilizzate le farneticazioni personali di un Generale, ancorché in servizio, per polemizzare con la Difesa e le Forze Armate. Il Generale Vannacci ha espresso opinioni personali che screditano l’Esercito, la Difesa e la Costituzione repubblicana. Per questo sarà avviato dalla Difesa l’esame disciplinare previsto”.
Il 18 agosto, 24 ore dopo la “Nota ufficiale del Ministero della Difesa”, Roberto Vannacci viene destituito: dal 20 agosto non sarà più comandante dell’Istituto Geografico Militare e sarà trasferito in forza extra organica al Comfoter di Firenze.
Una “cacciata” che l’ex addetto militare all’ambasciata di Mosca aveva messo in conto: “Se metterò a rischio la carriera l’avrò fatto per una giusta causa, la libertà di espressione”.
E Crosetto replica con un’altra, lunga ‘’Nota del ministero della Difesa’’: “Scopro, in questi giorni, che in merito al caso che si è aperto sul libro autoprodotto e scritto dal Generale Roberto Vannacci, “Il mondo al contrario”, troppe persone stanno rilasciando, a destra e a sinistra, commenti a ruota libera, senza conoscere i veri termini della questione”.
“Non cito i diversi, sedicenti autorevoli, commentatori cui rivolgo queste parole perché la loro pochezza morale e intellettuale non merita citazioni ad personam.
Mi limito a ricordare che non c’entra nulla tirare in ballo i concetti di “politicamente scorretto” o di “politicamente corretto”, perché sono sempre stato, in tutta la mia vita personale, intellettuale e politica, “politicamente scorretto”.
Crosetto aggiunge: “In questa vicenda parliamo di un militare che è soggetto a regole chiare, come mantenere stretto riserbo su ciò fa in servizio. Altro concetto che mi permetto di definire “l’istituzionalmente corretto” e che nulla ha a che fare con le idee e le convinzioni delle persone, militari o meno’’.
‘’Ciò detto, voglio inoltre ribadire che nessuno, tantomeno il Generale Vannacci, è stato “punito” o sacrificato. Come sempre ho fatto, in tutte le fasi della mia vita e, a maggior ragione, nella mia attività di Ministro della Difesa, sono e resto un garantista, ligio alle leggi e alla Costituzione. Ecco perché, proprio in base a questo principio ho chiesto l’avvio, come da prassi, della verifica dei fatti’’.
“Mi permetto di dolermi di quanto trovo davvero drammatico e cioè che, soprattutto chi si definisce ‘di destra’ e si riempie la bocca dei concetti di Patria, Onore, Tradizione e Orgoglio nazionale, dimostri di non conoscere, o conoscere davvero poco, cosa vuol dire avere senso dello Stato, delle Istituzioni, rispetto delle leggi italiane e della Costituzione repubblicana’’.
Conclude il titolare del dicastero della Difesa: “Voglio rassicurare tutti i miei critici, soprattutto quelli “di destra”: io riesco a fare bene le due cose insieme, rispettare le leggi e la Costituzione e non essere “appiattito” su alcun “pensiero unico”. Ma, almeno per me, lo Stato e le Istituzioni vengono prima di ogni cosa”.
Chissà se domani, per Giorgia Meloni, un Vannacci val bene pur di restare al potere

(da Dagoreport)

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L’UCRAINA È DIVENTATA UNA POTENZA MILITARE (TRA UN PO’, SAREMO NOI A DOVER CHIEDERE AIUTI A KIEV) . PER LA PRIMA VOLTA, UN JET F-16 UCRAINO HA ABBATTUTO UN AEREO RUSSO IN COMBATTIMENTO

Luglio 23rd, 2026 Riccardo Fucile

LO HA RIVELATO IL GENERALE AMERICANO JOHN CAINE: “L’UCRAINA HA RAFFORZATO SIGNIFICATIVAMENTE IL PROPRIO SISTEMA DI DIFESA AEREA A PIÙ LIVELLI NEGLI ULTIMI ANNI, GRAZIE AL SUPPORTO DI NUMEROSI PARTNER”

Il generale John Caine, presidente del Joint Chiefs of Staff statunitense, ha dichiarato che un caccia F-16 ucraino ha recentemente abbattuto un aereo da combattimento russo, nella prima vittoria in un combattimento aereo nota per questo tipo di velivolo in servizio nell’esercito ucraino.
Caine ha parlato durante un’audizione, tenutasi ieri, davanti alla Commissione per gli stanziamenti del Senato statunitense. Il generale John Caine ha affermato che un F-16 ucraino ha recentemente abbattuto un aereo da combattimento russo in un duello aereo.
Ha aggiunto di ritenere che l’Ucraina abbia rafforzato significativamente il proprio sistema di difesa aerea a più livelli negli ultimi anni, grazie al supporto di numerosi partner.
Caine ha inoltre elogiato le notevoli prestazioni dell’industria della difesa ucraina. Ha affermato che l’Ucraina sta ampliando le proprie capacità militari, dai sistemi terra-aria alle capacità aria-aria. Come già riportato da Ukrinform, l’8 luglio l’Aeronautica militare ucraina aveva annunciato di aver distrutto un altro caccia russo Su-35.

(da agenzie)

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