Luglio 21st, 2026 Riccardo Fucile
LE LISTE D’ATTESA RIMANGONO UNA GROSSA PIAGA IN MOLTI REGIONI. E I CITTADINI SONO I PRIMI A PAGARE DAZIO…AVVISATE MELONI: IN LEGGE DI BILANCIO SARA’ L’ORA DI METTERE QUALCHE SOLDO NEL CAPITOLO SANITA’?
«Passo dopo passo, pur con criticità ancora presenti ma anche con risultati incoraggianti,
stiamo iniziando a governare le liste d’attesa con i dati, la conoscenza e il dialogo con le Regioni». A sottolineare un primo cambio di passo nella principale magagna della Sanità per i cittadini – e per il governo – è Angelo Tanese, direttore generale dell’Agenzia per i servizi sanitari regionali (Agenas) cui è stata affidata dalla “legge Schillaci” la gestione della Piattaforma nazionale che monitora il fenomeno.
E che sta iniziando a dare frutto, come certifica il primo Bollettino che dà conto di un miglioramento nei primi sei mesi di quest’anno (rispetto allo stesso periodo del 2025) così come di una serie di elementi che restano ancora fortemente in chiaroscuro. Come quei 2 milioni e 811 mila prenotazioni – per essere puntuali – che le Regioni ancora erogano oltre i tempi di garanzia.
Primo aspetto positivo, è che di queste – il cui numero assoluto cresce dai 2,782 milioni dell’anno passato per effetto dell’aumento complessivo dell’attività – aumentano da 552mila a 606mila le prenotazioni effettuate con ritardi contenuti oltre il tempo massimo. Ma è solo un primo squarcio d’azzurro.
Il cielo decisamente più sereno è dato da quell’oltre 1,6 milioni di visite ed esami in più erogate nei tempi di garanzia, seppure con differenze tra Regioni e tra prestazioni. Nel suo focus che consente di “seguire mese per mese e Regione per Regione l’andamento dei tempi d’attesa per 14 tipologie di prime visite e 22 accertamenti diagnostici”, Agenas fotografa un aumento delle prime visite erogate nei tempi da circa 5,8 mln a 6,6 con 757mila prestazioni in più nel primo semestre 2026 rispetto al 2025 e una crescita degli accertamenti diagnostici da 4,7 milioni a 5,5 mln pari a 857mila esami aggiuntivi eseguiti entro la soglia temporale massima. In tutto, 1,624 mln di cure che il Ssn è stato in grado di erogare ai cittadini rispettando la legge.
Le prime visite oncologiche sono quelle con la più alta percentuale di rispetto dei tempi di garanzia e migliorano ancora passando dal 94,2% al 95,2% nel primo semestre di quest’anno. Segnale positivo anche per la prima visita gastroenterologica (dal 70,8% al 74,7%), la visita pneumologica (dal 77,7% all’80,9%) e la visita fisiatrica (dal 78,5% all’82,7%).
Il miglioramento più consistente nel confronto tra il primo semestre 2025 e il primo semestre 2026 riguarda la visita dermatologica – rileva il Bollettino Agenas – che pur restando una delle prestazioni con percentuali di rispetto dei tempi di garanzia più basse, passa dal 65,5% al 70,2%.
Tra gli accertamenti diagnostici, il recupero più significativo è quello della colonscopia, che registra il maggiore incremento tra tutte le prestazioni monitorate, passando dal 60,8% al 69,8%.
Anche la gastroscopia sale dal 66,4% al 71,9%, l’ecografia della mammella dal 78% all’81,6%, la risonanza magnetica dell’addome dal 78,6% all’81%, il test cardiovascolare da sforzo dall’80% all’82,2%, l’ecografia addome dall’84,6% all’86,7%.
Particolarmente significativo anche il miglioramento della mammografia, che passa dall’86,1% all’89%.
L’unica prestazione che registra una lieve flessione è la risonanza magnetica del tronco encefalico, che passa dall’83,9% all’81,9%.
(da agenzie)
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Luglio 21st, 2026 Riccardo Fucile
NONOSTANTE LA PROPAGANDA E GLI SLOGAN, SOVRANISTI INCHIODATI DALLA LORO INEFFICENZA
Il caso Mario Roggero, il dibattito sulla legittima difesa e sulle grazie presidenziali, la morte
di Abderrahim Fakir a Bologna durante un fermo di polizia. L’attualità di questi giorni in Italia ha regalato uno specchio di come nei mesi a venire sarà sviluppata la campagna elettorale in vista del voto del prossimo anno.
A farla da padrone sarà il tema della sicurezza, reale o percepita, dei cittadini italiani. Un cavallo di battaglia dell’esecutivo di Giorgia Meloni, che però, stando ai numeri, ha disatteso le aspettative, in primis del suo elettorato ma anche di chi non guarda a destra.
Secondo un sondaggio di Izi, infatti, in questi anni di governo il livello di sicurezza è rimasto invariato per il 46,2 per cento di italiani.
Nessun cambiamento, quindi, apportato da Meloni, dai diversi decreti sicurezza e dai nuovi reati creati. E ancor di più: per il 35,2 per cento delle persone intervistate la sicurezza è diminuita. Nonostante le propagande e gli slogan.
Percentuali che quindi abbracciano sia una fascia di elettori di centrosinistra ma anche una buona fetta di elettori di centrodestra scontenti dell’operato del governo. Solo il 9,2 per cento ritiene sia in qualche modo aumentata, a fronte anche di un 9,5 per cento che non ha un’opinione in merito.
Che sulla materia sicurezza si giochi molta della credibilità dell’esecutivo, sembrano essere consapevoli i partiti di maggioranza, dalla Lega di Matteo Salvini, a Fratelli d’Italia, fino a Forza Italia. La pressione di Futuro nazionale di Roberto Vannacci, d’altronde, si fa sentire. Non è casuale, quindi, quanto si è visto a seguito del caso Roggero, il gioielliere condannato per duplice omicidio e tentato omicidio.
Sempre Izi, registra che, secondo il 57,1 per cento degli italiani, la mobilitazione dei politici per la grazia a Roggero sia stata motivata principalmente da calcoli di consenso elettorale.
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Luglio 21st, 2026 Riccardo Fucile
IL RAMPOLLO, CHE SI DICE “PERSEGUITATO” DALLA GIUSTIZIA BRASILIANA, SOSTIENE DI AVER RICEVUTO IL PERMESSO “EB-1A”, RISERVATO A PERSONE CON “ABILITÀ STRAORDINARIE” … EDUARDO BOLSONARO È STATO CONDANNATO IN BRASILE A QUATTRO ANNI E DUE MESI DI CARCERE PER AVER SOLLECITATO INTERFERENZE STATUNITENSI NEL PROCESSO CONTRO IL PADRE, CONDANNATO A OLTRE 27 ANNI PER UN TENTATIVO DI GOLPE DOPO LA SCONFITTA ALLE ELEZIONI DEL 2022…
Eduardo Bolsonaro, il terzo figlio dell’ex presidente brasiliano Jair Bolsonaro, ha ottenuto la
residenza permanente negli Stati Uniti, la cosiddetta “green card”. Lo ha dichiarato ai media locali lo stesso ex deputato, spiegando di aver ricevuto il permesso attraverso la categoria EB-1A, riservata a persone con “abilità straordinarie” in diversi settori.
Bolsonaro vive negli Usa dall’inizio del 2025 e ha riferito di aver avviato la procedura circa un anno fa. Il figlio dell’ex capo dello Stato, alleato del presidente americano Donald Trump, sostiene di essersi trasferito negli Stati Uniti per proteggersi da quella che definisce una persecuzione da parte della Corte suprema brasiliana.
Eduardo Bolsonaro è stato condannato in Brasile a quattro anni e due mesi di carcere per aver sollecitato interferenze statunitensi nel processo contro il padre, condannato a oltre 27 anni per un tentativo di golpe dopo la sconfitta alle elezioni del 2022. Il politico ha negato di aver chiesto all’amministrazione Trump di imporre dazi contro il Brasile e ha affermato che tornerà nel Paese solo se gli sarà concessa un’amnistia.
(da agenzie)
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Luglio 21st, 2026 Riccardo Fucile
I VIAGGIATORI STRANIERI PREDILIGONO IL NOSTRO PAESE PERCHÉ PIÙ ECONOMICO RISPETTO AD ALTRE METE DEL MEDITERRANEO… E TE CREDO: CHI LAVORA NEL TURISMO FA LA FAME (CIRCA IL 45% HA UN REDDITO SOTTO LA SOGLIA DI POVERTÀ)… FACILE FARE RECORD CON CONTRATTI PART-TIME INVOLONTARI, GLI IMPIEGHI PRECARI E IL LAVORO IRREGOLARE)
L’estate del 2026, preceduta da una primavera che lasciava temere il peggio causa venti di
guerra e un generico caro “tutto”, si sta rivelando una stagione solida per il turismo italiano
A elaborare la fotografia delle vacanze ci ha pensato il Centro Studi Federturismo Confindustria che sottolinea come in un contesto internazionale segnato dall’instabilità geopolitica, l’Italia è riuscita consolidare il proprio primato nel Mediterraneo ed è prima in Europa per tasso di occupazione delle strutture ricettive sui canali online. Non solo.
È più competitiva di Spagna e Grecia sul piano tariffario, ma soprattutto è percepita dai mercati internazionali come destinazione sicura e accessibile.
«Per i due mesi più tradizionali che sono luglio e agosto – spiega il presidente di Federturismo Confindustria Massimo Caputi – si prevedono 171,8 milioni di presenze turistiche, in crescita del 4,6% rispetto al 2025, con la componente straniera in aumento dell’8,3% e oltre 89 milioni di presenze internazionali, pari al 52% del totale.
Più nel dettaglio su base annua (in paragone con le presenze di luglio e agosto 2025) le stime indicano 141,2 milioni di arrivi, 478,6 milioni di presenze (almeno 3 giorni in una struttura) e una spesa turistica complessiva di 132,7 miliardi di euro.
Per il trimestre luglio-settembre si prevede il superamento dei 224 milioni di presenze, con una spesa diretta vicina ai 27 miliardi di euro e un impatto complessivo sull’economia compreso tra 43 e 48 miliardi». C’è però un dato che preoccupa gli operatori, il tasso di crescita del turismo dei Paesi concorrenti è superiore a quello italiano certificando un gap di competitività che rischia di compromettere la crescita futura.
Ma, numeri a parte, la novità sta nel fatto che dopo anni di Booking e turismo fai da te si assiste a una rivincita del turismo organizzato.
Spiega Stefano Pompili co-ceo Veratour: «A partire dalla metà di giugno noi di Veratour abbiamo registrato una progressiva accelerazione del volume delle conferme giornaliere, superiore anche del 10% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. La voglia di viaggiare resta forte, ma il cliente tende a prenotare più sotto data, in attesa di un quadro internazionale più stabile
La fotografia di questa stagione ci dice che il cliente cerca destinazioni percepite come stabili, facilmente raggiungibili e con un buon livello di assistenza. Di conseguenza il turismo organizzato torna ad essere apprezzato per la capacità di accompagnare il cliente prima, durante e dopo la vacanza, gestendo eventuali imprevisti».
Gli fa eco Pier Ezhaya, Presidente Astoi Confindustria Viaggi: «Noi maneggiamo un cavallo bizzarro come il turismo che è imprevedibile. Dopo lo stallo della guerra le persone in giugno si sono decise a prenotare e non perché la situazione si sia risolta, ma perché c’era un’urgenza di decidere e di conseguenza si è registrato un boom di prenotazioni sotto data».
In definitiva, dove si va in vacanza? «L’Italia è un bene rifugio come tutto il mediterraneo – aggiunge Ezhaya – ma anche l’Egitto si è ripreso e diventa una risposta solida a chi ha problemi di budget. La Grecia, ma soprattutto la Spagna, hanno alzato troppo i prezzi e questo non le ha favorite».
Altro tema resta quello della stagionalità: «Se gli stranieri scelgono volentieri giugno e settembre per gli italiani i mesi centrali sono un fatto di costume, soprattutto agosto, e restano designati per la vera vacanza». Secondo la Banca d’Italia invece, i flussi dal Golfo Persico hanno registrato una contrazione del 35% a marzo, del 60% ad aprile e del 20% a maggio. Le criticità nei cieli del Medio Oriente condizionano i collegamenti verso l’Estremo Oriente, con aumenti tariffari stimati tra il 15% e il 30%.
A fare i conti in tasca a chi parte ci pensa Alessandro Seghi, direttore commerciale Tour Operating Alpitour World: «La spesa media varia tra 1.400 euro per persona sui prodotti club e fino a 3.500 euro sui resort e tour, con una durata media dei soggiorni di poco superiore agli 8 giorni».
Aggiunge Ezhaya: «I dati raccolti confermano che non cambia la vacanza, ma il modo di acquistarla. La durata media dei soggiorni resta sostanzialmente stabile rispetto allo scorso anno, tra i 7 e i 10 giorni con permanenze più lunghe per i viaggi di lungo raggio e su misura. I costi medi dei pacchetti variano in funzione della tipologia di prodotto: dai circa 900-1.200 euro a persona per il corto raggio e il prodotto Mare Italia, ai 2.500-2.700 euro per il medio raggio fino ad oltre 4.000 euro a persona per lungo raggio, tour individuali e viaggi “tailor made”, con pratiche più articolate».
(da Repubblica)
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Luglio 21st, 2026 Riccardo Fucile
UNO DEI DUE COMMERCIANTI ERA STATO ARRESTATO CON L’ACCUSA DI DETENZIONE AI FINI DI SPACCIO PER 19 BARATTOLI CHE CONTENEVANO DUE CHILI DI “INFLUORESCENZA DI MARIJUANA”… NEI MESI SCORSI ALTRI TRIBUNALI AVEVANO DECISO DI MANDARE GLI ATTI ALLA CONSULTA, PER VALUTARE L’ILLEGALITA’ DELLE NORME CHE VIETANO LA CANNABIS LIGHT, IMPOSTE DALL’ARMATA BRANCA-MELONI
La “presunzione assoluta di pericolosità” della cosiddetta cannabis light, su cui si fonda “il
divieto” di detenzione e vendita, previsto, tra gli altri, nel decreto Sicurezza del 2025, “appare smentita, in radice, dalle acquisizioni scientifiche recepite dallo stesso ordinamento”.
Anche perché “sulla scorta della normativa europea” sono state individuate le soglie di Thc, il composto che causa l’effetto drogante, “dello 0,2 e dello 0,6 per cento” come “discrimine della liceità della coltivazione” per “inidoneità drogante del vegetale entro tali limiti”.
Lo scrive il giudice di Brescia Luca Tringali nell’ordinanza con cui ha deciso, come già successo in altri Tribunali italiani, di mandare gli atti alla Consulta per valutare la possibile illegittimità costituzionale delle norme del decreto del governo dello scorso anno che, tra le altre cose, hanno imposto una stretta sulla commercializzazione della cannabis light, equiparandola, in pratica, alle sostanze stupefacenti.
Il giudice ha accolto la questione dell’invio degli atti alla Corte Costituzionale posta dall’avvocato Niccolò Vecchioni nel processo abbreviato a carico del titolare di due negozi di cannabis light di Sirmione e Desenzano del Garda, in provincia di Brescia.
L’imputato, Nicolò Savoldelli, era stato anche arrestato e messo ai domiciliari con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio per “19 barattoli” che aveva nei due esercizi commerciali “contenenti” circa 2 chili di “infiorescenze di marijuana”. Poi, era stato rimesso in libertà dal giudice delle direttissime.
“La vicenda – aveva già spiegato la difesa – suscita particolare allarme, perché si tratterebbe del primo arresto del titolare di un’attività commerciale che opera in piena liceità, nel rispetto della normativa civile e fiscale, con prodotti tracciati e documentati”.
(da agenzie)
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Luglio 21st, 2026 Riccardo Fucile
SI SPALANCANO LE PORTE ALLA GIUSTIZIA PRIVATA E SI INFRANGONO I PRINCIPI DELLA COSTITUZIONE
Il dibattito politico e sociale attorno ai confini della legittima difesa si è riacceso dopo il deposito in Senato del Disegno di Legge a firma del senatore Claudio Borghi (Lega). La proposta punta a modificare l’articolo 52 del Codice Penale per introdurre la non punibilità di “qualsiasi reazione” immediata della vittima di una rapina armata in casa o nel proprio negozio, “indipendentemente dalla proporzionalità dei mezzi usati, dalla persistenza del pericolo e dalla natura strettamente difensiva della condotta”. L’iniziativa prende spunto esplicito da fatti di cronaca come quello di Mario Roggero, gioielliere piemontese condannato per aver inseguito e ucciso due rapinatori in fuga.
Ma quali sono la reale applicabilità e la tenuta costituzionale di un testo con queste caratteristiche? Per capire cosa cambierebbe e quali nodi giuridici apre la riforma, ne abbiamo parlato con Carla Bassu, Costituzionalista e docente presso l’Università di Sassari.
Professoressa, partiamo dalle conseguenze pratiche: se questa legge venisse approvata, potrebbe cambiare qualcosa per i processi già conclusi e le condanne definitive, come quella di Mario Roggero, o varrebbe solo per i fatti futuri?
Se il DDL Borghi dovesse ampliare il parametro scriminante della legittima difesa, risultando coerente con il disposto costituzionale, potrebbero tendenzialmente beneficiarne imputati con procedimenti ancora in corso, purché la magistratura ritenga integrati i nuovi presupposti. Molto più difficile, invece, è che possa incidere su condanne irrevocabili. Con riguardo al caso Roggero, difficilmente la riforma sarebbe applicabile perché i giudici hanno escluso che, al momento degli spari, esistesse ancora una situazione riconducibile alla difesa legittima. Secondo le sentenze di merito, confermate dalla Cassazione, la rapina era già terminata e il pericolo dunque cessato.
Il DDL Borghi elimina i requisiti della proporzionalità e della persistenza del pericolo, consentendo di fatto di reagire anche quando la minaccia non è più immediata. Una norma simile rischia di entrare in contrasto con la Costituzione o con la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo?
Nel nostro ordinamento la legittima difesa si configura come una eccezione al divieto dell’uso privato della forza e si fonda su alcuni requisiti imprescindibili: la necessità della difesa, l’attualità del pericolo e la proporzione tra offesa e reazione. Se queste condizioni venissero significativamente attenuate o addirittura eliminate, il rischio sarebbe quello di alterare l’equilibrio costituzionale tra il diritto dell’aggredito a difendersi e il dovere dello Stato di garantire la tutela della vita e dell’integrità fisica di tutte le persone, compreso chi sta commettendo un reato. Siamo nel cuore della Costituzione, specificamente nell’alveo degli art. 2 e 3 che tutelano i diritti inviolabili della persona e impongono criteri di ragionevolezza nella disciplina legislativa. Anche la Convenzione europea dei diritti umani, in particolare l’art. 2 sul diritto alla vita, richiede che l’uso della forza letale sia strettamente necessario e comunque proporzionato. La giurisprudenza della Corte di Strasburgo ha più volte affermato che gli Stati dispongono di un margine di apprezzamento, ma non possono rinunciare a garantire una tutela effettiva della vita umana.
Benché la proposta dichiari di voler escludere la vendetta, prevede al contempo che la reazione possa essere lecita anche se non ha natura strettamente difensiva. Non si rischia di scivolare verso una forma di giustizia privata, intaccando il monopolio dello Stato sull’uso della forza?
Questo è un nodo fondamentale, tenendo conto che il monopolio dell’uso della forza in capo all’autorità pubblica corrisponde al concetto di sovranità interna su cui si fonda lo Stato moderno. Occorre ribadire che la legittima difesa rappresenta una deroga straordinaria, ammessa soltanto quando indispensabile per proteggere sé stessi o i propri cari e la tutela pubblica non può intervenire tempestivamente. Se però la reazione fosse considerata lecita anche quando non strettamente necessaria a respingere un’aggressione in atto, il confine tra difesa e punizione rischierebbe di diventare estremamente sottile. Qui sta il discrimine evidenziato anche nella vicenda Roggero che rende chiaro come il diritto di difendersi non coincide con il diritto di punire. Non si mette in discussione il trauma vissuto da chi subisce una rapina violenta, ma una democrazia costituzionale non può trasformare quello shock in una legittimazione generalizzata della giustizia privata.
Tra i dichiarati obiettivi della riforma c’è quello di evitare a chi si difende un lungo percorso giudiziario. Ma per accertare se c’è stata un’aggressione e se la reazione è stata immediata, un magistrato non dovrà comunque indagare? È davvero possibile evitare l’accertamento del giudice?
In uno Stato di diritto non si può eliminare la necessità dell’accertamento giudiziario. Occorrerà comunque verificare se il reato presupposto sia realmente avvenuto, se la persona abbia effettivamente reagito a quell’aggressione, quale sia stata la dinamica dei fatti, se il pericolo fosse ancora in corso oppure fosse cessato, quale fosse il nesso causale tra aggressione e reazione. Sono tutte valutazioni che richiedono l’intervento di un giudice sulla base delle prove raccolte nel processo.
La legge può modificare i criteri con valutare la legittima difesa, ma non può eliminare la funzione giurisdizionale di ricostruzione dei fatti. Pensare di evitare ogni procedimento giudiziario in casi così complessi è difficilmente compatibile con il principio costituzionale della tutela giurisdizionale e con il giusto processo.
In conclusione, la giurisprudenza della Consulta impone sempre un bilanciamento tra i beni giuridici in gioco. Se la norma venisse approvata in questa forma, che possibilità avrebbe di superare un eventuale vaglio della Corte Costituzionale?
Il legislatore dispone certamente di margine di discrezionalità ma incontra il limite invalicabile del riferimento costituzionale. Una norma che prevede una esclusione automatica della responsabilità, senza consentire alla magistratura di valutare la situazione nel concreto solleva seri dubbi di costituzionalità, sotto diversi profili. Intanto emerge un contrasto potenziale con l’art. 3 Cost., perché trattare allo stesso modo situazioni profondamente diverse è irragionevole senza trascurare il fatto che, ai sensi dell’art. 2 Cost., anche chi commette un reato conserva i propri diritti fondamentali, a partire dalla vita e dall’integrità fisica. Si ricorda poi quanto disposto dall’art. 24 Cost. con riguardo al diritto di agire in giudizio e dall’art. 27 Cost. che stabilisce tra l’altro che la responsabilità penale è personale con la conseguenza che i familiari di chi viene ucciso mentre commette un reato sono vittime a loro volta e senza colpa.
Sul piano europeo, infine, emerge la questione della compatibilità con l’art. 2 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e con la giurisprudenza della Corte di Strasburgo, che richiede sempre un controllo effettivo sulla necessità e proporzionalità dell’uso della forza.
(da Fanpage)
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Luglio 21st, 2026 Riccardo Fucile
MA QUELLE IMMAGINI DA ORE CIRCOLAVANO SUL WEB E SU TUTTI I SOCIAL … IL GIORNALISTA HA INVIATO IL SERVIZIO IN VISIONE AL RESPONSABILE CHE HA BLOCCATO TUTTO, MA LA NOTIZIA È RIMASTA COME TITOLO DI APERTURA DEL TELEGIORNALE DELLA SERA
Nell’edizione serale della Tgr Emilia-Romagna il servizio dedicato ad Abderrahim Fakir non
è stato trasmesso così come era stato realizzato: la denuncia parte dal Comitato di Redazione, insieme a Usigrai, Aser e Fnsi che puntano il dito contro il direttore e scoppia la polemica.
La direzione in serata replica sostenendo che non c’è stata nessuna censura, che “la notizia era il primo titolo”, ma che il “servizio presentava una ricostruzione incompleta”. In una nota la mattina erano stati il Comitato di Redazione, Usigrai, Aser e Fnsi a spiegare quanto accaduto.
“Il montaggio mostrava le immagini e la voce dell’uomo immobilizzato e colpito dagli agenti mentre chiedeva ripetutamente aiuto, immagini che da ore circolavano sul web e sulle principali testate e che oggi sono l’apertura di tutti i principali quotidiani. Come di consueto, il collega ha inviato il servizio in visione al responsabile di line di turno che gli ha chiesto – su indicazione della direzione – di rimuovere parte del video in cui si vedeva Fakir ormai senza vita e soprattutto cancellare l’espressione ‘intervento violento'”.
Di conseguenza il redattore aveva ritirato la firma: “Fino a quando, a telegiornale iniziato da ben 12 minuti, è stata consegnata alla conduttrice una breve notizia da leggere accompagnata da una parte del video”.
Secondo la direzione della Tgr la ricostruzione “non corrisponde a quanto accaduto. Al collega autore del servizio è stato chiesto dal proprio diretto responsabile, come da normale prassi giornalistica, di apportare al testo alcune correzioni e precisazioni ritenute necessarie.
Nel testo erano presenti espressioni valutative e informazioni senza la citazione delle relative fonti e versioni, ma il collega ha manifestato la propria contrarietà alle modifiche richieste. A quel punto è stato deciso di non mandare in onda quel servizio così come predisposto, ritenendolo non completo nella ricostruzione della vicenda, e di garantire comunque la copertura della notizia con un ampio servizio informativo nel corso del telegiornale e con un ulteriore aggiornamento al termine dell’edizione.
La notizia è stata impaginata come titolo di apertura, a conferma della volontà della Line di aprire il Tg con quel fatto di cronaca e mai è stata chiesta l’eliminazione integrale del video girato dai residenti. La vicenda ha avuto e continuerà ad avere un’ampia copertura giornalistica da parte della Tgr, nel rispetto del diritto di cronaca e di tutte le parti coinvolte”.
Una spiegazione che non evita la polemica. Il Pd in commissione di Vigilanza presenta un’interrogazione all’amministratore delegato della Rai “per chiedere piena chiarezza” sulla mancata messa in onda. “Una cosa grave, visto che le immagini erano già diffuse sul web e pubblicate dalle principali testate nazionali.
La Rai ha scelto invece di nasconderle ai telespettatori del servizio pubblico”, afferma il capogruppo di Avs, Peppe De Cristofaro, presidente del gruppo Misto di Palazzo Madama.
Gli esponenti del M5s nella stessa bicamerale sottolineano che ‘”la vicenda suscita la comprensibile rabbia dei giornalisti perché si sente tanto l’odore della censura e della volontà di nascondere una vicenda allarmante” e per questo chiedono un’informativa del ministro Piantedosi. Solidarietà dalle altre redazioni Tgr, dal Lazio alla Lombardia, dalla Liguria alle Marche all’Umbria, mentre tre consiglieri di Viale Mazzini, di Majo, Di Pietro e Natale chiedono all’Ad Rai di riferire al Cda, “chiarendo le motivazioni che hanno portato alla mancata trasmissione del servizio e verificando il pieno rispetto delle garanzie editoriali e professionali previste per i giornalisti Rai. Il servizio pubblico non può permettersi episodi che rischiano di comprometterne l’autorevolezza e il rapporto di fiducia coi cittadini”.
(da agenzie)
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Luglio 21st, 2026 Riccardo Fucile
RACHELE MUSSOLINI, NIPOTE DI BENITO E CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA IN CAMPIDOGLIO, TUONA: “È UN CONCENTRATO INAUDITO DI VIOLENZA E VOLGARITÀ” … CALENDA: “IL CLOWN FASCISTA HA PASSATO OGNI LIMITE DI DECENZA” … CONTE, TRA I “GIUSTIZIATI”: “GENERALE CON LA G MINUSCOLA. ANNI DI SERVIZIO NELLE ISTITUZIONI E QUESTO È IL SUO SENSO DELL’ONORE?
“Il video realizzato con l’AI che circola sui profili social di Roberto Vannacci è di una gravità enorme e inaccettabile, sia per i contenuti estremamente violenti in esso rappresentati sia per la portata delle pesantissime offese rivolte alle massime cariche dello Stato.
Tra condanne a morte, gestacci volgari e sconcertanti deliri di onnipotenza, il filmato è un inno alla farneticazione più assoluta che nulla ha a che vedere con la satira e che segna una pericolosissima deriva autoritaria totalmente contraria a ogni forma di democrazia e fomentatrice di odio. Auspico vivamente che tutte le forze politiche prendano fermamente le distanze da un’iniziativa altamente lesiva non solo per la reputazione dei soggetti chiamati in causa, ma anche e soprattutto per la credibilità di un intero Pese e delle istituzioni che lo rappresentano”. Lo dichiara, in una nota, la capogruppo capitolina di Forza Italia Rachele Mussolini.
“Il clown fascista, traditore della patria e disonore della divisa ha passato ogni limite di decenza e di demenza. Va isolato. E’ necessario che il governo di Giorgia Meloni prenda formalmente le distanze da questo soggetto, in modo definitivo”. Lo scrive su X Carlo Calenda, leader di Azione, riferendosi al video ripubblicato da Roberto Vannacci.
Non si placano le polemiche sul video creato con l’intelligenza artificiale che ritrae Roberto Vannacci nei panni di un condottiero dell’antica Roma, e il generale ed eurodeputato risponde a muso duro alle critiche piovute dal centrosinistra.
(da agenzie)
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Luglio 21st, 2026 Riccardo Fucile
180 FERITI TRA AGENTI E MANIFESTANTI CHE CHIEDONO LE DIMISSIONI DI MODI E DEL MINISTRO DELL’ISTRUZIONE
Migliaia di giovani sono scesi in piazza a New Delhi sfidando il governo di Narendra Modi.
Ilcorteo voleva sfilare fino al Parlamento per chiedere le dimissioni del ministro dell’Istruzione Dharmendra Pradhan. Ma la polizia ha allontanato i dimostranti con i manganelli e ha usato anche i gas lacrimogeni. Secondo France Presse alcuni manifestanti avrebbero risposto lanciando sassi.
La protesta in India
La protesta va avanti da un mese e mezzo. È stata accesa da una presunta fuga di informazioni sulle domande del test di ingresso alla facoltà di Medicina tenutosi a maggio e poi, per questa ragione, cancellato e ripetuto. Ma da allora il numero delle persone in piazza è decisamente aumentato. A guidare le manifestazioni è il Partito popolare delle blatte (“Cockroach Janta Party”). Si tratta di un nuovo movimento politico-satirico il cui nome è stato scelto dopo che un giudice è stato accusato di aver paragonato i giovani disoccupati a dei parassiti. Il magistrato ha poi spiegato di essere stato frainteso e che si riferiva alle persone con diplomi falsi e fasulli e non ai giovani indiani.
Il Partito popolare delle blatte
In poche settimane il gruppo ha comunque raccolto 22 milioni di follower su Instagram, finendo sotto i riflettori dei media di tutto il mondo. Il Partito delle blatte dice di volere una protesta pacifica. Si rivolge principalmente ai giovani della Generazione Z, riflettendone i timori e le aspirazioni su molte questioni, compresa quella della disoccupazione giovanile. Tra i manifestanti in piazza tanti gli studenti e i giovani sotto i 35 anni. Alcuni hanno detto all’Ansa di essere venuti a Delhi da altre parti dell’India apposta per il corteo. E c’è chi afferma di volere non solo le dimissioni del ministro dell’Istruzione, ma anche quelle del premier Modi.
I guai di Modi
Il primo ministro, a capo del partito Bjp, su posizioni conservatrici e nazionaliste, è intervenuto in Parlamento per inaugurare la sessione monsonica dell’organo legislativo, ma secondo diversi media non avrebbe neanche accennato alle proteste che si svolgevano a pochi chilometri dall’aula. «Stiamo protestando per difendere i nostri diritti», spiega una giovane sui trent’anni. «Siamo studenti e ne abbiamo abbastanza di come funziona questo sistema, con tutte le fughe di notizie sugli esami e le difficoltà che il Paese sta attraversando».
Lo sciopero della fame
Non lontano, nel corteo ha sfilato anche un ragazzo che stringe in mano un cartello con su scritto “Grazie, Sonam Sir!”. Il ringraziamento è rivolto a Sonam Wangchuk: un noto attivista che la polizia ha fatto forzatamente ricoverare in ospedale dopo 20 giorni di sciopero della fame iniziato per chiedere, anche lui, le dimissioni del ministro Pradhan. Ma Wangchuk non pare avere intenzione di mollare: «Di fronte alla brutalità con cui vengono trattati i giovani che protestano pacificamente, ho deciso di proseguire il mio digiuno», ha dichiarato dall’ospedale secondo l’agenzia Pti. Intanto la Bbc scrive che, secondo un rappresentante del Partito delle blatte, le richieste dei manifestanti sono state consegnate al governo.
Il movimento
Il movimento giovanile ha dichiarato che continuerà la sua protesta, ma non marcerà più, . La polizia di Delhi ha affermato che quasi 180 persone, tra cui 118 agenti delle forze dell’ordine e della sicurezza, e 60 manifestanti, sono rimaste ferite negli scontri nel centro di Delhi. Settanta manifestanti sono stati fermati e saranno avviati procedimenti legali contro di loro, ha dichiarato la polizia in un comunicato stampa diffuso lunedì sera. Martedì mattina circa 150-200 manifestanti si sono radunati presso il luogo della protesta, Jantar Mantar, nel centro di Delhi, scandendo slogan sotto una leggera pioggia. Le misure di sicurezza sono rimaste rigide, con personale paramilitare che pattugliava alcune zone del centro di Delhi e bloccava il traffico con delle barricate.
(da agenzie)
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