Luglio 12th, 2026 Riccardo Fucile
“SE DAVVERO LUI PORTASSE NELLA COALIZIONE I VOTI CHE GLI VENGONO ATTRIBUITI, LA LEGA, GIÀ SORPASSATA DA FUTURO NAZIONALE, E FORZA ITALIA, CHE RISCHIA DI PERDERE IL SECONDO POSTO NELL’ALLEANZA, NE AVREBBERO CONSEGUENZE GRAVI, RIDUCENDOSI A PARTITI SATELLITI DI UN’ALLEANZA A DUE MELONI-VANNACCI. UNA PROSPETTIVA CHE IL CENTRODESTRA NON PUÒ ACCETTARE”
Della giornata politico-sportiva – molto più sportiva che altro – di Vannacci resta solo la conferma
della sensazione che il generale aveva dato fin dall’inizio: massimizzare le percentuali dei sondaggi di “Futuro nazionale”, per poi trattare con Meloni l’ingresso in pompa magna nel centrodestra, se possibile, se cioè la nuova legge elettorale lo consentirà, con un congruo numero di candidati a un’elezione sicura, altrimenti in buona posizione nelle liste o meglio ancora nel listino che farà scattare i seggi del premio di maggioranza.
Ottenuto questo, il generale andrebbe a giocarsela in Parlamento: come, non è dato sapere, visto che i punti più acchiappavoti del suo programma, dalle discriminazioni per i gay, al razzismo nei confronti degli immigrati, all’abolizione (o forte mitigazione) del femminicidio, […] nel programma del centrodestra attuale non ci sono, e in alcuni casi rappresentano punti di un percorso che la destra ha superato per accreditarsi come forza di governo.
Vannacci obietta: ma io voglio aggiungere qualcosa, leggi portare nella coalizione elettori che hanno le mie idee e il centrodestra non s’è accorto di aver trascurato in questi anni.
Sarà pure come dice lui. Ma il centrodestra, si sa, ha una forte anima moderata, che ha consentito tra l’altro a Meloni di portare il suo partito dal 4 al 26 per cento nel voto del 2022 e anche oltre nei sondaggi adesso.
C’è poi un problema politico che la premier e lo stesso Vannacci non possono trascurare.
Anche ammesso che lo faccia a scapito dell’astensionismo e ridimensionando tutti gli alleati della coalizione, la Lega, già sorpassata da Futuro nazionale, e Forza Italia, che rischia di perdere il secondo posto nell’alleanza, ne avrebbero conseguenze gravi, riducendosi a partiti satelliti di un’alleanza a due Meloni-Vannacci. Una prospettiva che il centrodestra non può accettare.
Marcello Sorgi
per “La Stampa”
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Luglio 12th, 2026 Riccardo Fucile
I DIPLOMATICI EUROPEI HANNO ESPRESSO GROSSI DUBBI SULL’OPPORTUNITÀ DI PARTECIPARE, MA LA DUCETTA NON VOLEVA SCATENARE (DI NUOVO) L’IRA DI DONALD… A QUANDO UN SUMMIT SULL’INTERNAZIONALE CRIMINALE SOVRANISTA E CHI LA FINANZIA?
Il governo italiano parteciperà al summit convocato dal Segretario di Stato americano Marco Rubio per affrontare il pericolo della “rinascita del terrorismo transnazionale di estrema sinistra”.
Dopo una approfondita riflessione, su impulso della premier Giorgia meloni, il governo ha deciso di mandare una rappresentanza politica anche se non ai più alti livelli. In serata infatti si è appreso che l’esecutivo invierà a Washington un sottosegretario che comunque marchèra la presenza italiana a un summit controverso, almeno nell’ottica europea.
Molti osservatori vedono questa riunione come una crociata dell’amministrazione Trump sul movimento Antifa. Sebbene il Dipartimento di Stato americano abbia provato a vendere l’iniziativa in programma la prossima settimana segnalando che il terrorismo di estrema sinistra è “una vecchia minaccia che sta riemergendo con forti legami transnazionali”, alcuni funzionari americani hanno visto un tentativo dell’ amministrazione Trump di utilizzare potenti strumenti antiterrorismo per reprimere gli attivisti statunitensi considerati estremisti di sinistra.
Il tycoon non ha mai nascosto il suo disprezzo per Antifa, e dopo l’omicidio di Charlie Kirk ha emesso un ordine esecutivo per definire il movimento un'”organizzazione terroristica interna”. Ora, l’obiettivo dell’amministrazione potrebbe essere bollarlo come “terrorismo straniero”, per sbloccare ulteriori strumenti investigativi come la sorveglianza.
E negli Stati Uniti, c’è chi teme che questa strategia possa trasformarsi in un boomerang in caso di ritorno dei democratici alla Casa Bianca: “Sarebbe un precedente per un’eventuale amministrazione Gavin Newsom per prendersela con i conservatori”, ha affermato un funzionario Usa al Washington Post.
Di fronte a questo quadro, non sorprende la perplessità espressa tra le decine di ministri invitati all’incontro – oltre 60 Paesi, secondo il Wp – tra cui figurano la maggior parte delle nazioni europee, i principali Stati latinoamericani e diversi asiatici, come India, Indonesia e Singapore.
Alcuni funzionari di governi stranieri hanno espresso disappunto per l’invito, sia per il breve preavviso – appena un paio di settimane – sia per gli obiettivi vaghi dell’iniziativa. Così, diversi rappresentanti hanno subito giudicato improbabile una partecipazione a livello di ministri, a causa dei numerosi impegni diplomatici. Altri hanno espresso perplessità squisitamente politiche, sottolineando di non capire il motivo dell’invito: “Non abbiamo Antifa”, ha detto un diplomatico europeo al Wp.
“Le nostre forze dell’ordine non si concentrano sul terrorismo di sinistra perché non è considerato una minaccia prioritaria nel nostro Paese”, ha detto un altro funzionario. Da qui, la decisione di molte cancellerie di snobbare l’evento, pensando al massimo a una partecipazione a livello di rappresentanza diplomatica.
Anche in Italia l’invito dell’amministrazione Usa aveva subito suscitato le polemiche politiche, con l’opposizione che ha chiesto al governo di disertare un’iniziativa “che richiama le peggiori stagioni del maccartismo e della caccia alle streghe ideologica” e che “vuole trasformare l’antifascismo e il dissenso sociale in un problema di ordine pubblico”, ha sottolineato nei giorni scorsi Avs.
Una decisione di questo tipo non poteva essere però presa a cuor leggero, di fronte alle tensioni registrate nelle scorse settimane tra Giorgia Meloni e Donald Trump, per ultimo il meme postato su Truth che invitava a “un’ordinanza restrittiva” per la premier italiana. In serata la decisione: l’Italia sarà presente ma solo a livello di sottosegretario.
(da agenzie)
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Luglio 12th, 2026 Riccardo Fucile
IL DIRETTORE DELLA BIENNALE, PIETRANGELO BUTTAFUOCO S’INERPICA CITANDO “GIUSTINIANO E DELLA CIVILTÀ DEL DIRITTO, CONTRO LA RIGIDITÀ DELL’UE CHE ALLORA DOVREBBE CHIUDERE ANCHE IL PADIGLIONE DELLA SANTA SEDE”… SALVINI CHIEDE AL GOVERNO DI RIPIANARE IL BUCO (CIOE’ GLI ITALIANI DEVONO PAGARE LE LORO CAZZATE)
A quasi due mesi dalle tensioni esplose intorno alla riapertura del padiglione russo alla Biennale e
a pochi giorni dalla nuova crisi diplomatica con Mosca per l’ennesimo caso di spionaggio ai danni dell’Italia, la Commissione europea torna sulla polemica veneziana evocando nero su bianco la revoca del finanziamento comunitario alla Fondazione presieduta da Pietrangelo Buttafuoco, strenuo paladino dell’arte come «spazio di pace» senza esclusioni preventive, neppure nei confronti di quegli artisti non proprio critici verso Vladimir Vladimirovic Putin.
Non è bastato dunque il lungo carteggio di maggio e giugno, né tantomeno la posizione del governo italiano, in linea con quella di Bruxelles: «Tale decisione fa seguito a un’approfondita valutazione delle risposte fornite dalla Biennale per giustificare la riapertura del padiglione russo.
La cultura in Europa, finanziata con il denaro dei contribuenti, dovrebbe promuovere e salvaguardare i valori democratici, valori che non vengono rispettati nella Russia di oggi».
Solo due giorni fa un caustico Buttafuoco era tornato sulla vicenda – a cui si devono le dimissioni della giuria, contraria a premiare Paesi guidati da leader rei di crimini contro l’umanità, il biasimo di 22 capitali europee e il disappunto del ministro della Cultura italiano Alessandro Giuli – per ribadire la propria posizione pro padiglione russo nel nome «di Giustiniano e della civiltà del diritto» contro la rigidità di una Ue che, conseguentemente, dovrebbe chiudere, dopo quello russo, «il padiglione della Santa Sede».
La struttura, formalmente, non è mai stata aperta al pubblico e la Biennale ha sempre sostenuto che la sua presenza non violasse le sanzioni europee. Il 9 maggio, tuttavia, la Biennale ha preso il via.
Era il giorno della festa dell’Europa e la coincidenza ha aumentato l’irrigidimento di Bruxelles tanto quanto la presenza a Venezia del vicepremier Matteo Salvini, […] che […] annuncia di voler chiedere al governo l’integrazione delle risorse sottratte dalla Commissione: «La Biennale è storia, cultura, arte, innovazione e libertà. Se qualche burocrate di Bruxelles non riesce a capirlo ce ne faremo una ragione».
(da agenzie)
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Luglio 12th, 2026 Riccardo Fucile
IL TERZETTO FACEVA PARTE DEL MOVIMENTO NEONAZISTA “TERZA POSIZIONE” E USAVA LE CHAT DI TELEGRAM PER DIFFONDERE IDEE SUPREMATISTE E ANTISEMITE. NELLE CONVERSAZIONI, ESPRIMEVANO CHIARAMENTE INTENTI VIOLENTI, ANCHE CON L’USO DI ARMI
La Polizia ha eseguito perquisizioni a Roma, Savona e Caserta nei confronti di tre giovani di età fra i 20 e i 26 anni indagati perché ritenuti responsabili di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa commessi attraverso la rete.
Secondo le indagini, i tre, dichiaratamente di ‘Terza posizione’, utilizzavano piattaforme di messaggistica istantanea come Telegram per diffondere idee legate al suprematismo, all’antisemitismo e alla difesa dell’identità nazionale e nelle conversazioni online hanno manifestato intenti violenti anche con l’uso di armi.
Le perquisizioni, scattate all’alba del 9 luglio hanno coinvolto Polizia Postale e Digos delle tre province italiane. A coordinare l’ Operazione ‘Militia’ è il Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica Lombardia e diretta dalla Procura della Repubblica di Milano, con il coordinamento operativo del Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica e della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione Durante le perquisizioni sono stati sequestrati i dispositivi informatici ma anche armi a salve e softair, manganelli, coltelli, bandiere, manoscritti, libri e altro materiale propagandistico.
Le indagini sono partite dall’analisi delle chat e dall’approfondimento del materiale sequestrato in un’altra indagine del 2024 che ha coinvolto 12 persone sempre per gli stessi reati.
Più volte i social hanno chiuso i canali che usavano i tre indagati proprio per il tenore dei loro messaggi.
(da agenzie)
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Luglio 12th, 2026 Riccardo Fucile
TAGLI A FINANZIAMENTI E DEROGHE, DIMENSIONAMENTO SCOLASTICO E SPOPOLAMENTO DELLE AREE INTERNE
Decine di scuole nei paesi di montagna rischiano la chiusura a causa del Decreto del Presidente del
Consiglio dei ministri dell’11 maggio 2026, il Dpcm 121, che definisce per la prima volta cosa si debba intendere per “Comune montano”, introducendo rigidi criteri geomorfologici e altimetrici per definirne la classificazione ufficiale. Un atto, già pubblicato in Gazzetta Ufficiale, con il quale dovrà fare i conti anche il leader della Lega, Matteo Salvini, dal momento che tra i sindaci più indignati ci sono proprio quelli del Carroccio.
Dal 22 luglio, giorno in cui entrerà in vigore il decreto, centinaia di comunità si vedranno tagliare i fondi strategici del Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane e saranno private delle deroghe indispensabili per evitare il dimensionamento scolastico e il taglio delle classi nei piccoli plessi. Molte comunità non avranno più il ciclo completo della scuola primaria con le cinque classi (prima, seconda, terza, quarta e quinta), ma aule con bambini di 6, 7 e 8 anni insieme oppure di 8, 9 e 10 anni.
Un assetto della scuola che porterà inevitabilmente le famiglie a trasferirsi per dare ai figli la possibilità di frequentare una scuola “normale”. Ad andare su tutte le furie per questo provvedimento è la responsabile Istruzione del Partito Democratico, Irene Manzi, che in una nota ufficiale scrive: “Ci uniamo con forza alla protesta sollevata in queste ore da numerosi amministratori locali: questo decreto è un vero e proprio atto di arroganza politica. La scuola non può essere governata da algoritmi matematici o da un righello che misura le pendenze dei terreni. Chiudere una scuola in un comune montano significa decretarne lo spopolamento e negare il fondamentale diritto allo studio. Dal Governo pretendiamo immediata chiarezza: chiediamo di bloccare subito gli effetti di questo provvedimento e di aprire un tavolo di confronto urgente con i sindaci per rivedere i criteri e salvare i presìdi educativi delle nostre aree interne”.
Preoccupazione confermata a ilfattoquotidiano.it da Roberto Colombero, sindaco di Marmora e presidente dell’Unione nazionale dei Comuni, delle Comunità e degli Enti montani del Piemonte, che dichiara: “Il Dpcm approvato crea solo confusione. La norma entrerà in vigore il 22 luglio, quando le classi saranno già formate. A quel punto che dovranno fare i comuni esclusi? Nella nostra regione sono circa una trentina, nelle province di Biella, Cuneo, Torino e Alessandria, dove spesso a governare è proprio la Lega. Ad oggi con dieci bambini iscritti era possibile – con la deroga di comune montano – evitare la pluriclasse, ma ora come faranno i miei colleghi?”.
Diverso, invece, il parere del coordinatore nazionale dell’Anief, Marcello Pacifico: “Con un decreto del Ministro dell’Istruzione e del Merito, di concerto con il Ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, verrà stabilito un punteggio supplementare nelle graduatorie provinciali per le supplenze, riservato a quei docenti e operatori – sia a tempo indeterminato sia determinato – che abbiano effettivamente lavorato in tali scuole per almeno centottanta giorni nell’anno scolastico, dei quali almeno centoventi dedicati ad attività didattiche. Un ulteriore punteggio è previsto per chi ha insegnato nelle pluriclassi delle scuole primarie situate nei comuni montani, e un ulteriore riconoscimento, proporzionale all’anzianità di servizio maturata, sarà attribuito a chi ha svolto un lungo periodo di attività in queste scuole. La legge introduce poi un importante sostegno economico per il personale scolastico che, per motivi di servizio, decida di trasferirsi nei comuni montani”.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Luglio 12th, 2026 Riccardo Fucile
IL MINISTRO URSO HA EMESSO 300 FRANCOBOLLI IN DUE ANNI MENTRE LE AZIENDE CHIUDONO E I TAVOLI DI CRISI SI MOLTIPLICANO
Sottile il genio con cui il ministro Adolfo Urso ha convertito il piano filatelico nell’ultimo baluardo del Made in Italy. In due anni, più di 300 francobolli: un record. Del resto, le fabbriche possono chiudere, gli incentivi fallire, i tavoli di crisi arenarsi. I francobolli, invece, resistono. C’è della coerenza: se i piani industriali restano sulla carta, tanto vale stamparci sopra un valore facciale.
Nato per far viaggiare le lettere, nell’era digitale il francobollo celebra ciò che rischia di non muoversi più. Il nostro apparato produttivo vive non più nelle statistiche macroeconomiche, ma negli album dei collezionisti, al sicuro dal mercato reale. Anche la dentellatura si fa metafora perfetta: separa con elegante precisione il racconto dalla realtà.
Urso spiega che il piano filatelico consegna alla memoria collettiva le eccellenze italiane. Vero. Ma c’è il rischio che la memoria somigli sempre più a un necrologio anticipato.
Nel «Mondo nuovo», Aldous Huxley immaginava una società distopica governata anche dal culto dei collezionisti di francobolli. Era il 1932, non una linea programmatica di governo. Eppure, l’idea di un futuro industriale puramente commemorativo è tragicamente attuale: se l’Ilva non riesce più a produrre acciaio, lo Stato potrà sempre emetterla in tiratura limitata. Con annullo postale.
(da Corriere della Sera)
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Luglio 12th, 2026 Riccardo Fucile
E’ UN PASSAGGIO OBBLIGATO SE CI SI VUOLE EMANCIPARE E CRESCERE COME ATTORE POLITICO
Tra la versione di Conte così come gli è uscita di bocca (“buttare miliardi in armi per difendersi da
un nemico immaginario, la Russia”) e l’idea di una difesa comune europea, non più dipendente economicamente e politicamente dagli Stati Uniti, c’è effettivamente un abisso.
Per provare a colmarlo, Schlein potrebbe fare presente a Conte che la difesa comune europea non è un’opzione, è praticamente un passaggio obbligato, sempre che l’Europa voglia emanciparsi dall’America e crescere come attore politico.
La discussione non è se difendersi, è come farlo. Con quale cultura, quale tecnologia, quali armi, quali mezzi e quali fini: chi potrebbe dire di no a un esercito comune europeo che abbia nel suo statuto il diritto alla difesa e il divieto all’aggressione?
Tra un’idea integralmente inerme del pacifismo, che ha una storia molto nobile idealmente e molto limitata politicamente, e un’idea di difesa solidale tra i popoli europei, fondata sulla tutela dei cittadini e del territorio, è evidentemente la seconda quella che può realisticamente praticare qualunque partito o coalizione della sinistra democratica. Impossibile che Conte non lo sappia, o non lo capisca.
L’altra opzione – quella che simpatie putiniane e antieuropeiste abbiano un peso determinante – può valere per gli urlatori di poche frange di estrema sinistra, in grado di sviluppare molto fracasso ma con un’influenza politica inesistente, secondo la lunga e ingloriosa tradizione dell’estremismo rosso. Ma i cinquestelle hanno milioni di voti, hanno governato, ormai conoscono la politica. Fa bene Schlein a insistere, non è credibile che sia l’idea, giusta e ragionevole, di una Europa più unita e più autonoma a provocare rotture con Conte.
(da Repubblica)
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Luglio 12th, 2026 Riccardo Fucile
FONTANA SMASCHERA IL GOVERNO: NON VIENE COPERTO NEANCHE IL TOURN OVER, ALTRO CHE POI ACCUSARE I SINDACI
E’ “penalizzante” per la Lombardia la distribuzione dei nuovi organici sul territorio annunciata dal Ministero dell’Interno secondo il presidente della Regione Attilio Fontana. In Lombardia arriveranno infatti 180 agenti sui tremila totali, quindi, osserva il governatore, solo il 6% nonostante nella regione, dove si produce il 23% del Pil, viva il 17% della popolazione italiana. “Non si può fare finta di nulla di fronte a questa sottovalutazione”. “Questa scelta – ha aggiunto – riflette una logica che non sa leggere il territorio”.
“In termini generali non può che essere visto positivamente il piano di rafforzamento degli organici sui territori annunciato dal Viminale. È il segno di un impegno che condivido” ha premesso Fontana. “Ma è del tutto – ha proseguito – chiaro che i dati indicano un’evidente sproporzione fra i territori”.
“Se analizzati attraverso la lente del peso demografico ed economico della Lombardia: con oltre 10 milioni di abitanti, la Lombardia rappresenta circa il 17% della popolazione italiana. Ricevere 180 agenti su 3.000 totali equivale ad appena il 6% della quota distributiva, una percentuale nettamente inferiore alla sua impronta demografica.
Vi è poi anche un divario economico: la Lombardia produce circa il 23% del PIL nazionale ed ospita una densità di imprese unica in Italia. La ricchezza prodotta e la concentrazione di asset economici – ha osservato – generano di per sé un volume di transazioni, mobilità e rischi (si pensi ai reati finanziari, alle truffe telematiche o alle infiltrazioni della criminalità organizzata nel tessuto produttivo, senza parlare delle preoccupanti ‘attività’ dei troppi clandestini) che richiederebbero un presidio proporzionale”.
“Non conosco le logiche ministeriali che sottendono a questa decisione che, certo, risponderanno a motivazioni tecniche, ma non si può fare finta di nulla di fronte a questa sottovalutazione. Politicamente – ha sottolineato Fontana – è un segno ulteriore di sottovalutazione delle necessità del Nord produttivo, della Lombardia, di Milano: l’assegnazione del 6% dei nuovi agenti a una regione che rappresenta il 17% della popolazione e il 23% del PIL appare penalizzante e rischia di non rispondere alle crescenti richieste di sicurezza di un territorio così nevralgico per il Paese”. “Questa scelta – ha concluso – riflette una logica che non sa leggere il territorio”.
(da agenzie)
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Luglio 12th, 2026 Riccardo Fucile
“GRANDE AMAREZZA PER IL TRADIMENTO DEI PRINCIPI TANTO DECANTATI DA VANNACCI, NOMINE IMPOSTE DAI VERTICI, SOLO FALSI PROFETI CHE PENSANO A GROSSI STIPENDI DA PARLAMENTARI”
Seicento tesserati di Futuro Nazionale appartenenti ai Comitati di Lamezia Terme, hanno lasciato
il partito alla “luce degli ultimi avvenimenti con un sentimento di profonda amarezza sorto in seguito alle varie nomine imposte dai vertici, non tenendo conto delle scelte democratiche dei vari comitati”. Ciò è apparso come un “tradimento dei principi espressi dal generale Vannacci in occasione della due giorni di Roma”, dove si è sempre parlato di meritocrazia. Ma quale meritocrazia se la “base popolare del partito non è stata presa in considerazione, soprattutto in una terra difficile come la Calabria, dove fare politica è sempre complicato”.
Tutti i tesserati hanno espresso la volontà di ritirare la propria tessera, “delusi e stanchi di essere presi in giro per l’ ennesima volta, da falsi profeti, bravi a parlare” ma che all’atto pratico dimostrano di “voler tutelare solo la posizione della sporca dozzina” garantendo loro un “buon posizionamento alle parlamentari, per continuare a godere di privilegi e grossi stipendi senza portare risultati”.
(da agenzie)
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