LA MOSSA DI GIORGIA MELONI PER SALVARE SALVINI E FRENARE L’ARREMBAGGIO DI VANNACCI. LA DUCETTA PENSA DI SPOSTARE IL LEADER LEGHISTA AL VIMINALE A OTTOBRE MANDANDO PIANTEDOSI ALL’EUROPOL O AL MINISTERO DEI TRASPORTI
LA “STATISTA DELLA SGARBATELLA” NON PUÒ PERMETTERSI IL TRACOLLO DEL CARROCCIO, SUPERATO NEI SONDAGGI DA VANNACCI. IL LEADER LEGHISTA DA MINISTRO DELL’INTERNO AVREBBE MAGGIORI POSSIBILITÀ PER RECUPERARE CONSENSI CAVALCANDO IL TEMA DELL’IMMIGRAZIONE, CHE IL SUO EX SODALE GLI HA SCIPPATO… SALVINI RILANCIA LE SUE MIRE SULL’INTERNO: “IO A DISPOSIZIONE” – L’IDEA DELL’ANNUNCIO A PONTIDA
Si dice «a disposizione del Paese» per il Viminale e intanto si precipita a Bologna per «incontrare il prefetto, il questore e una rappresentanza della Polizia di Stato», così riferisce prontamente la macchina comunicativa della Lega.
Il ritorno al ministero dell’Interno non è più solo il sogno impossibile di Matteo Salvini. È qualcosa di più. Non siamo agli annunci, ma ai messaggi subliminali. Il lavorio sottotraccia, però, è partito da settimane.
E pure Giorgia Meloni, confidano i fedelissimi del vicepremier lumbard, alla fine si sarebbe convinta che la tattica «più efficace» per frenare l’arrembaggio di Roberto Vannacci alla destra governativa sia riconsegnare il giubbotto della polizia all’attuale ministro dei Trasporti, «rimettere in moto le ruspe», far capire insomma che non serve aspettare l’approdo dell’ex generale nella stanza dei bottoni per far vedere che la destra della «tolleranza zero» amministra la sicurezza.
Chiariamoci: la premier non ha in testa colpi di mano estivi. Anche perché Fratelli d’Italia ha in ghiacciaia lo spumante e si appresta alle celebrazioni del 4 settembre, quando il governo Meloni diventerà il «più longevo della storia repubblicana».
Anche tra i Fratelli, in molti si sono convinti che sia l’unico modo per tenere in piedi la Lega da qui alle elezioni Politiche, visto che Meloni, l’ha ridetto ieri intervistata dal Giornale, non ha intenzione di allargare la coalizione ai «futuristi» dell’ex parà.
Dopo la scissione, i meloniani hanno aspettato di capire se Luca Zaia o altri del famoso “fronte del Nord” avessero sul serio chance di prendere il testimone da Salvini. Ma dopo l’annullamento del raduno di Treviso, fissato ai primi di luglio, nessuno è convinto che da qui alle elezioni il Carroccio cambierà guida.
Dunque sempre da Salvini bisogna passare. Ma la Lega non può calare oltre, scivolasse al 4% sarebbe un problema per tutta la maggioranza. Ecco allora l’idea – che ormai è più di un’idea – del ritorno del leader leghista al Viminale. Dal lato del vicepremier, un annuncio così sarebbe l’ennesima fiche per rimandare le rese dei conti interne.
Con la Bestia di nuovo libera di cavalcare qualsiasi caso di cronaca nera, ma dalla tolda di comando del Viminale, margini per recuperare consensi, sono convinti nella cerchia del segretario, ce ne sono eccome. «Possiamo arrivare al 10%», azzardava Salvini ieri, ospite di Start su SkyTg24. E il Viminale? «Sono abituato a mettere cuore e squadra in tutte le sfide che affronto. Sono a disposizione del mio Paese e del mio presidente del Consiglio per qualunque cosa serva». Ecco.
Per portare a dama l’operazione però tocca trovare un’exit strategy per Matteo Piantedosi. I suoi giurano sottovoce: tutte fantasie, sopravviverà anche a questa tormenta.
Ai piani alti dell’esecutivo, studiano invece le alternative. Il massimo sarebbe l’incarico alla guida dell’Europol, anche se le candidature sono scadute a marzo e i giochi potrebbero riaprirsi solo se i tre che si sono fatti avanti da altri paesi Ue avessero inciampi. Al governo sanno che questa sarebbe l’opzione migliore, che forse eviterebbe anche un Meloni bis.
Altre soluzioni? Nel giro di Salvini c’è chi caldeggia un’opzione di più facile riuscita: una «staffetta». Piantedosi al Ministero dei Trasporti, un prefetto rassicurerebbe le magistrature che vigilano sui cantieri, vedi il Ponte sullo Stretto.
(da Repubblica)
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