Luglio 25th, 2026 Riccardo Fucile
LA TAC AVEVA ESCLUSO LA PRESENZA DI FRATTURE OSSEE. ATTESO ANCHE L’ESAME TOSSICOLOGICO, PER QUANTO A CASA DELL’UOMO NON SAREBBE STATA TROVATA DROGA – L’AVVOCATO DELLA FAMIGLIA DELLA VITTIMA: “ASFISSIA VIOLENTA DA COMPRESSIONE”
Qualche punto fermo e molti altri ancora da chiarire, destinati a portare avanti quello
scontro tra le parti già iniziato negli ultimi giorni: dalle oltre sei ore di autopsia sul corpo di Abderrahim Fakir, il 42enne morto domenica scorsa al Pilastro di Bologna dopo essere stato immobilizzato a terra da due agenti di polizia, sono emersi sangue vivo nei polmoni e uno schiacciamento.
Ma questi non sono che i primissimi risultati da valutare in un quadro più ampio di accertamenti — sette i quesiti formulati dalla Procura di Bologna al momento del conferimento dell’incarico ai consulenti —, che hanno però portato ad avanzare come una delle ipotesi quella del decesso per asfissia.
Cosa si sa sull’autopsia di Abderrahim Fakir: i primi esiti
Quel che al momento non è pacifico e non mette d’accordo l’avvocato della famiglia Fakir, Fabio Anselmo, e quello dei poliziotti, Gabriele Bordoni, è la causa di tutto ciò: per il primo dei due, sentito il suo consulente di parte, si tratterebbe senza ombra di dubbio di «un quadro asfittico da compressione», mentre per il secondo non ci sarebbe alcuna risultanza in tal senso:
«Quel sanguinamento polmonare può avere genesi completamente diverse e l’assenza di fratture, soprattutto alle costole, e di una compressione della gabbia toracica portano a escludere un esubero di forza da parte dei poliziotti».
Al momento non sarebbero state rilevate fratture, ma sarebbe invece emerso, come detto, uno schiacciamento, da appurare se dovuto a un eventuale eccessivo utilizzo della forza quando l’uomo era ancora in vita o se sopravvenuto post mortem per le manovre rianimatorie.
Lo «schiacciamento» e le ipotesi in campo: risultati in 90 giorni
Uno schiacciamento ci sarebbe anche in posizione laterale all’altezza del dorsale, che per il legale dei due agenti è da ricondurre al momento in cui Fakir ha cercato di liberarsi, girandosi su un fianco e «avvinghiando la gamba del poliziotto».
Posizione opposta quella dell’avvocato Anselmo, che ha parlato senza esitazioni di «asfissia posturale traumatica violenta da compressione con segni di infiltrazione emorragica sul dorso» e «polmoni pieni di sangue».
Infine, tra gli altri punti da chiarire, l’esatto momento della morte e la presenza di pregresse patologie, compresi disturbi di natura psichica, come sembrerebbe da quanto emerso in questi giorni, a partire da quell’appuntamento al centro di salute mentale fissato ai primi di agosto dopo un primo accesso nelle settimane scorse, a sua volta conseguente all’arrivo in pronto soccorso del Maggiore del 20 giugno. Si sarebbe dovuto valutare un proseguimento del percorso, ma a quell’appuntamento Fakir non andrà mai.
(da il Fatto Quotidiano)
argomento: Politica | Commenta »
Luglio 25th, 2026 Riccardo Fucile
IN AULA LA DESTRA DELL’ILLEGALITA’ PRONTA A SALVARLO CON LO SCUDO
La mossa dei legali di Mauro Caroccia è una brutta tegola nel venerdì pomeriggio di Andrea Delmastro. Non tanto (o non solo) dal punto di vista giudiziario, ma di certo sul piano politico. Non a caso, nonostante l’ex sottosegretario ostenti tranquillità in un comunicato, in Fratelli d’Italia sono preoccupati da quel che potrà emergere sul meloniano e sui suoi rapporti con Caroccia, tutto materiale su cui il partito contava di poter mettere una pezza decisiva negando il sequestro delle chat ai pm.
Sul sequestro la linea non cambia. Mercoledì prossimo la destra a Montecitorio dirà no alla richiesta della Procura, come già avvenuto in giunta tra le protesta delle opposizioni: questione di metodo, spiegano ai piani alti di Via della Scrofa. Anche perché identica richiesta di sequestro è arrivata in Parlamento dalla Procura di Milano in merito all’inchiesta su Mps: in quel caso a essere coinvolti sono una decina tra ministri e onorevoli, non indagati ma protagonisti di svariate chat con l’ex direttore generale del Tesoro Marcello Sala (anche lui non indagato).
Accordare l’uso delle conversazioni tra Delmastro e Caroccia sarebbe un precedente per le altre valutazioni, circostanza che la destra vuole evitare. Insomma, le motivazioni “tecniche” di cui ha parlato il responsabile organizzazione Giovanni Donzelli sono già scomparse.
Resta però l’allarme su tutto il resto. Delmastro ha informato i vertici del partito del contenuto delle chat, dice una fonte di primo piano di Fratelli d’Italia. Ma certo, un conto è riferirle e un conto è correre il rischio di trovarsele su qualche giornale. Per il momento l’ex sottosegretario si dice sereno: “Apprendo che il legale del signor Caroccia starebbe depositando le famose chat. Non ho alcun problema che ciò avvenga anche per il loro valore chiarificatorio dell’intera vicenda”. Un paradosso, visto che in giunta la destra ne ha appena negato il sequestro. Poi però Delmastro mette le mani avanti: “Le interlocuzioni di carattere amichevole sono e restano tipiche del dialogo che si può avere con un ristoratore romano del quale confermo non ho mai nemmeno supposto coinvolgimenti veri o presunti con ambienti criminali”.
E qui si arriva a uno dei timori di Delmastro e dei meloniani. Il riferimento a toni amichevoli con Caroccia fa pensare a chat potenzialmente imbarazzanti, magari anche nei confronti dei compagni di partito. Soprattutto nella chat di gruppo con Caroccia e gli altri dirigenti piemontesi di FdI. Delmastro spiega che le chat “dimostreranno la totale estraneità a qualsivoglia logica criminale” e parla di “macchina del fango” in attività da mesi, anche qui con parole che sembrano più rivolte a possibili rivelazioni future che a quanto accaduto finora. Delmastro non è indagato, ma il contenuto delle chat potrebbe comunque smentire alcune delle sue ricostruzioni pubbliche sulla conoscenza dei Caroccia e sul fatto che nulla sapesse dei legami tra la famiglia, con cui era socio nella ristorazione, e il clan Senese.
A ogni modo, in attesa di evoluzioni l’intenzione del partito è di non esporre ulteriormente Delmastro. Mercoledì in Aula, quando si voterà per il sequestro delle chat, l’ex sottosegretario non ci sarà (e non voterà per scudare se stesso) e per FdI dovrebbe intervenire Dario Iaia, capogruppo dei meloniani nella Giunta per le autorizzazioni. Delmastro, non a caso, domenica scorsa non era presente (come ogni anno) nemmeno alla fiaccolata per l’anniversario di Paolo Borsellino. La vicenda di Delmastro, infatti, starebbe imbarazzando l’ala più “pura” del partito nella lotta alla criminalità organizzata: la presidente della Commissione Antimafia Chiara Colosimo e la deputata palermitana Carolina Varchi. Difficile mostrarsi come i paladini dell’Antimafia da questo caso in avanti. Dopo mercoledì, ancora di più.
(da Il Fatto Quotidiano)
argomento: Politica | Commenta »
Luglio 25th, 2026 Riccardo Fucile
PER MARINA LA LEGGE MIGLIORE E’ IL ROSATELLUM PERCHE’ PERMETTE A FORZA ITALIA DI ESSERE CENTRALE, I SENATORI SONO ALLERTATI
La festa di Meloni la può rovinare Marina Berlusconi. Siete sicuri che Meloni arrivi al record
del governo più longevo il 4 settembre? Spira il vento dell’incidente parlamentare, sulle intercettazioni, le preferenze, ed è qualcosa di serio, che agita per prima FdI.
Se parlate con i funzionari di Camera e Senato vi dicono che bisogna stare pronti a qualsiasi scenario e che i governi ormai cadono a luglio. Il governo Draghi è caduto il 20 luglio. Il partito di Meloni è convinto che Marina Berlusconi voglia sabotare la legge elettorale per impedire a Meloni di superare la durata del padre.
Sono chiaramente fantasmi che in queste notti si aggirano a Palazzo Chigi. Martedì prossimo arriva al Senato il dl Giustizia con la norma sulle intercettazioni, ed è ritenuto un possibile sparo di Sarajevo. La mediazione sulle preferenze è stata trovata ma alla famiglia Berlusconi non basta. Viene messo in conto dal partito di Meloni che Forza Italia possa non votare al Senato sia le intercettazioni, sia l’emendamento sulle preferenze. Meloni continua a dire che se non dovesse passare l’emendamento “si va a casa”. FI replica che “è Meloni che sta cercando l’incidente, non le faremo questo regalo”.
Per la famiglia Berlusconi la migliore legge è il Rosatellum perché permette a Forza Italia di essere centrale. I numeri stanno cambiando. Il partito di Vannacci ormai si sta avvicinando a Forza Italia. Meloni ha avuto ieri un colloquio con Giorgetti sulle accise mobili, sul caro benzina, dopo due giorni di continui aumenti. Meloni vuole dare un segnale, far intendere che si sta lavorando per provare a sterilizzare. Risorse non ce ne sono, ma Meloni chiede a Giorgetti di trovarle: “Dobbiamo intervenire”. Si troveranno ma resta una legge di Bilancio che è già ostaggio. La Lega di Durigon vuole un intervento manifesto sulle pensioni e Giorgetti ha già confidato ad amici: “Piuttosto che scassare i conti, me ne vado prima io”. E’ più di una diceria. FdI avrebbe già le liste pronte, uno schema con i seggi ripartiti. E’ Marina che ha il potere di fare fallire le ferie, il record (e un governo).
(da Il Foglio)
argomento: Politica | Commenta »
Luglio 25th, 2026 Riccardo Fucile
DIECI A TAJANI (CHE LITIGA CON CRAXI)
Due terzi alla famiglia Berlusconi, un terzo al segretario Antonio Tajani. Lo schema di massima sarà questo. E nel partito hanno già iniziato a parlarne nelle riunioni interne. Le liste elettorali di Forza Italia sono il vero obiettivo della guerriglia che Marina Berlusconi sta muovendo all’interno della maggioranza sulla legge elettorale e sulla giustizia. Non solo la linea è quella di far emergere i propri temi e le proprie battaglie storiche rispetto agli altri partiti della maggioranza (con Vannacci che incombe), ma il vero obiettivo della presidente di Mondadori è quello di mettere mano sui prossimi gruppi parlamentari in attesa di cambiare volto anche al leader.
Ai vertici del partito circola uno schema di quanti torneranno in Parlamento nella prossima legislatura se dovesse essere approvata la legge elettorale e se Forza Italia confermasse il 7-8% che i sondaggi le attribuiscono. Sono numeri spannometrici ma che danno l’idea del fatto che il gruppo si ridurrà e che quindi a breve partirà una guerra interna per accaparrarsi i posti migliori. Alla Camera, invece che i 52 deputati di oggi potrebbero entrarne circa 35, mentre al Senato anziché i 20 attuali dovrebbero esserne confermati 12-13. Uno schema che risente della quota proporzionale e delle probabili trattative con gli alleati per il listone bloccato.
In base a questi numeri, alla famiglia Berlusconi spetteranno 20 deputati, mentre Tajani potrà averne al massimo 10. I restanti saranno divisi tra Gianni Letta, Marta Fascina, Fedele Confalonieri e gli altri figli di Berlusconi. Stesse proporzioni si ripeteranno al Senato. Anche in base a questi numeri Forza Italia è stata decisiva per l’impallinamento dell’emendamento di Fratelli d’Italia per reintrodurre le preferenze alla Camera. Tajani aveva spinto per far saltare l’alternanza di genere nelle liste bloccate (il meccanismo del 60-40 tra uomini e donne) perchè i suoi fedelissimi sono tutti uomini (Paolo Barelli, Francesco Battistoni, Maurizio Gasparri, Raffaele Nevi e così via), ma diverse deputate donne (insieme alle colleghe di maggioranza) si sono ribellate nel voto segreto. Non è un caso che l’alternanza di genere rientrerà nell’emendamento che FdI vuole presentare al Senato per le preferenze. Meglio evitare scherzi.
Sarà comunque un passaggio molto delicato in Forza Italia che si oppone alla modifica. Tajani va ripetendo di non aver accettato la decisione di Meloni di presentare l’emendamento (“Ho detto che la legge per noi va bene così com’è”) e mercoledì si confronterà con i suoi senatori in una riunione di gruppo insieme alla capogruppo Stefania Craxi, referente di Marina Berlusconi, che ha frenato sui tempi e sull’emendamento. Contro le preferenze, in riunione, si esprimeranno Roberto Rosso e Adriano Paroli. Si va verso la conta: Tajani potrebbe chiedere ai senatori di esprimersi votando.
Tensione che si è manifestata anche all’interno del partito. Nella riunione economica di martedì nella sede di Forza Italia, dopo una litigata tra Craxi e Letizia Moratti, Tajani si è chiuso nel suo ufficio con la capogruppo al Senato per chiarirsi sul metodo e sui provvedimenti. I toni si sono alzati e il litigio è stato forte. Tajani avrebbe fatto presente alla capogruppo al Senato che il leader del partito è lui e che Craxi starebbe andando oltre, come pensano a Palazzo Chigi: “Se vuoi essere tu la leader, accomodati…” avrebbe detto il segretario. Un messaggio perché Arcore intenda.
(da Il Fatto Quotidiano)
argomento: Politica | Commenta »
Luglio 25th, 2026 Riccardo Fucile
SENZA VANNACCI IL CAMPO LARGO AVANTI
Il mese di luglio è stato caratterizzato, in particolare per gli aspetti che più interessano le
ricadute sulle intenzioni di voto, da eventi di politica interna. Se infatti la situazione internazionale rimane straordinariamente tesa, la politica interna ha dominato la scena. Partendo dalla votazione sulla legge elettorale a proposito delle preferenze, che ha visto il governo sconfitto, sia pure solo di un voto. Evento che ha evidenziato le divisioni interne alla maggioranza, tanto che alcuni commentatori hanno addirittura parlato dello sdoppiamento delle due forze minori della coalizione di governo, Forza Italia e Lega.
Lo scontro politico
Due sono stati poi gli eventi che stanno provocando un intensificarsi dello scontro politico, antipasto di quella che sarà una campagna elettorale probabilmente turbolenta. Il primo è la traduzione in carcere dell’orefice Mario Roggero, definitivamente condannato per omicidio di due rapinatori e tentato omicidio di un terzo. Vi è stata un’iniziativa del ministro Nordio per l’avvio dell’iter di grazia che ha provocato una netta reazione della presidenza della Repubblica, mentre la polemica è diventata molto forte e pesante, in particolare da parte del vicepremier Salvini, teso a non lasciare spazi a Vannacci sulla questione sicurezza. L’altro evento rilevante è la morte di Abderrahim Fakir durante il fermo di polizia a Bologna. Anche in questo caso lo scontro è stato importante, in particolare con le accuse da parte del centrodestra alla sinistra che condannerebbe a priori le forze dell’ordine e al sindaco di Bologna Lepore che aveva indetto una manifestazione a ridosso dell’evento, in coda alla quale ci sono stati scontri tra antagonisti e forze dell’ordine.
Le tendenze
Gli orientamenti di voto di questo mese vedono, nell’ambito delle forze di centrodestra, una lieve contrazione di Fratelli d’Italia che perde un ulteriore 0,5% (dopo la contrazione dello 0,6% lo scorso mese) collocando questa forza al 26,5%; perde lo 0,5% anche la Lega, stimata oggi al 5,1%; stabili Forza Italia all’8,3% e Noi moderati allo 0,9%. In ulteriore crescita Futuro nazionale di Vannacci, che sale dell’1,1% ed è stimato al 7,1%, distanziando nettamente la Lega. Nell’ambito dell’opposizione, stabile il Pd al 20,1% che conferma il calo registrato lo scorso mese, così come sono stabili il M5S al 14,5%, Avs al 6,3%, Italia viva al 2,3%, Azione al 3,1%. In calo invece +Europa che perde lo 0,5% e si colloca all’1,4%. Se sommiamo i dati dei singoli partiti, la coalizione di centrodestra allargata a Futuro nazionale arriverebbe al 47,9%, mentre il centrodestra «tradizionale», senza Vannacci, arriverebbe al 40,8%. La coalizione progressista (allargata a tutte le forze di opposizione esclusa Azione) raggiungerebbe il 44,6%. Battendo il centrodestra tradizionale ma soccombendo all’alleanza allargata a Vannacci.
Nando Pagnoncelli
(da corriere.it)
argomento: Politica | Commenta »
Luglio 25th, 2026 Riccardo Fucile
EBREO, 39 ANNI, OSSOFF GIÀ VIENE PARAGONATO A BARACK OBAMA. E DOMANI SARÀ A CENA PROPRIO CON L’EX PRESIDENTE DEM … NEI SONDAGGI OSSOFF HA GIÀ SUPERATO PER GRADIMENTO IL GOVERNATORE DELLA CALIFORNIA, GAVIN NEWSOM, IN VISTA DELLA PRIMARIE DEMOCRATICHE PER LE PROSSIMA PRESIDENZIALI
Sarà per quella simiglianza fra le “O” nel logo della campagna elettorale, sarà per l’età – più giovane senatore in 40 anni – sarà per la retorica precisa e avvincente o per la capacità di coniare messaggi diretti e ficcanti o forse sarà solo una coincidenza ma qualcuno dentro il Partito democratico comincia a immaginare per Jon Ossoff, senatore della Georgia, 39 anni, ebreo, nato in una famiglia benestante, folgorato sulla via della politica a poco più di vent’anni ascoltando e seguendo il mammasantissima della battaglia per i diritti civili John Lewis, ecco qualcuno comincia a immaginare un futuro all’Obama.
L’euforia generatasi per le affermazioni nelle ultime tornate elettorali e nelle primarie di candidati “di sinistra” non trova grandi riscontri uore del partito, dove più di un consulente confida che la vera sfida si gioca nel 2028 e nel 2026 e su un terreno che non può essere sinistra.
Così Yemisi Egbewole, alla Casa Bianca con Biden e una lunga esperienza al Congresso come capo dello staff del senatore Warner e della senatrice Kloubachar, e oggi stratega democratica sottolinea: «Non credo che questa cosa dei candidati di sinistra sarà di grande impatto se guardiano verso il 2028, oggi renderà invece solo più blu distretti già blu».
Quel che aggiunge però un altro consulente è che se i democratici vogliono un candidato solido, allora serve un «maschio, bianco, e cristiano», un Biden giovane, si scherza. Jon Ossoff ha due di queste caratteristiche, ma è di religione ebraica.
Nelle ultime settimane l’attenzione su di lui è aumentata. In novembre dovrà confermare il seggio, lo sfidante è Mike Collins, Maga a 100% di purezza, sostenuto da Trump. Lo scontro è già durissimo e il motivo è evidente.
Ossoff è l’unico dei senatori in carica a dover difendere il seggio in uno Stato vinto da Trump nel 2024. Stato tendenzialmente rosso che però nel 2020 sull’onda del rigetto del primo Trump mandò a Washington due democratici, Ossoff appunto e Warnock. Ora i repubblicani vogliono riprendersi almeno uno dei seggi.
Donald Trump mercoledì è andato proprio nello Stato a tenere un comizio ed è da lì che ha detto che quanto succede in Iran sono “schermaglie”, non guerra, non operazione speciale come da precedenti definizioni. Ossoff attacca il suo rivale definendolo «pro guerra, pro dazi e a favore dei tagli ai programmi sanitari». «Corre per il Senato solo perché il padre per 12 anni è stato deputato», rincalza.
Ufficialmente il giovane senatore non pensa alla Casa Bianca. Al The Atlanta Journal Constitution, ha detto di avere “zero interesse” per la presidenza. Ma pure Barack Obama entrò al Senato nel 2004 e quattro anni dopo era a Pennsylvania Avenue.
Ma perché si parla di Ossoff? Il motivo è che la sua popolarità è andata crescendo a dismisura, il suo lavoro al Senato, la sua sfida a Trump ha superato i confini della Georgia. Alcuni suoi video e post sono diventati virali, così come le etichette che ha affibbiato alla “First Family” d’America: I figli del tycoon sono “Prince Eric e Prince Donald”.
La cerchia dei donatori di Trump? “La classe di Epstein”. L’Amministrazione? “The Mar-a-Lago Mafia”. Corrotta e non interessata ad aiutare l’americano medio, in difficoltà con i prezzi della benzina e degli alimentari.
Attorno a lui sono cresciute l’attenzione sui social, le donazioni e la copertura dei media (anche se ha declinato un mese fa la richiesta di un’intervista dal New York Times). Quel che gli manca sono i soldi. Il Super Pac democratico gli ha riservato 20 milioni di dollari, meno della metà di quanti il Leadership Fund repubblicano ha riservato per Collins. La campagna in sé di Ossoff sinora ha raccolto quasi 90 milioni, due terzi sono stati spesi.
Ossoff resta focalizzato sulla rielezione e sul costo della vita per gli americani e sulle critiche a Trump: «Dobbiamo riprenderci il Paese». Se farà il bis e avrà voglia, la sua vita al Senato potrebbe essere breve. Il profilo per la Casa Bianca, sponda democratica, sembra (quasi) perfetto.
(da La Stampa)
argomento: Politica | Commenta »
Luglio 25th, 2026 Riccardo Fucile
POTRA’ SVOLGERE L’INCARICO DI PRIMO CITTADINO IN ATTESA DELLA DECISIONE DELLA CASSAZIONE
La Corte d’Appello di Reggio Calabria ha sospeso l’efficacia esecutiva della sentenza che, nei
mesi scorsi, aveva confermato la decadenza di Mimmo Lucano dalla carica di sindaco di Riace, accogliendo l’istanza presentata dagli avvocati Andrea Daqua e Giuliano Saitta in attesa della decisione della Corte di Cassazione.
Il collegio della sezione civile della Corte d’Appello, presieduto dal giudice Patrizia Morabito, ha ritenuto sussistente il requisito del “danno grave e irreparabile”, evidenziando che la sentenza era già stata eseguita dalla Prefettura di Reggio Calabria, che aveva disposto il passaggio delle funzioni al vicesindaco. Secondo i giudici, l’immediata perdita della possibilità di esercitare il mandato conferito dagli elettori costituisce un pregiudizio tale da giustificare la sospensione in via cautelare. L’ufficio del Procuratore generale aveva espresso parere contrario all’accoglimento dell’istanza.
Con l’ordinanza, adottata nella camera di consiglio del 23 luglio, la Corte ha quindi disposto la sospensione della provvisoria esecuzione della sentenza impugnata. Così Mimmo Lucano, che è anche europarlamentare di Avs, tornerà alla guida del Comune di Riace fino a quando la Cassazione non emetterà una sentenza definitiva sulla sua decadenza a causa della legge Severino scattata dopo la condanna penale per falso a 18 mesi di reclusione, con pena sospesa, nell’ambito del processo “Xenia” sulla gestione dei fondi per i progetti di accoglienza dei migranti.
“Sono contento che la Corte d’Appello abbia sospeso l’esecuzione della mia decadenza riconoscendo l’esistenza del danno grave e irreparabile subito, non da me, in quanto sindaco, ma da Riace e dai suoi cittadini che nel 2024 mi hanno confermato la fiducia chiedendomi di guidare il Comune – commenta Mimmo Lucano all’Ansa – Questa di oggi è l’ennesima occasione per sottolineare le enormi contraddizioni politiche che hanno caratterizzato tutta la mia vicenda giudiziaria. Sono consapevole che stiamo attraversando un periodo in cui quello che mi riguarda è poca cosa rispetto ai disastri che stanno accadendo in Italia, in Europa e nel mondo. Adesso aspettiamo fiduciosi la sentenza della Cassazione ma con la consapevolezza che continuerò a lavorare sempre con la solita idea che anche da un piccolo Comune come Riace possono partire contributi per migliorare il mondo”.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Luglio 25th, 2026 Riccardo Fucile
LA REGIONE OMONIMA È OCCUPATA IN PARTE DAI RUSSI, CHE LA RIVENDICANO TUTTA PER SÉ. PER QUESTO, PER CHI LA ABITA, “OGNI GIORNO È UN GIORNO DI VITTORIA SULLA RUSSIA, ANDARSENE NON HA SENSO”
E tu, perché rimani? E’ una curiosità che pare inevitabile per le strade di una città coperta da una fitta rete che serve a proteggere da alcuni tipi di droni, fra palazzi che non sono rimasti indenni, sulla riva di un fiume che guarda dritto dritto l’occupazione russa.
Viktoria scoppia a ridere, la domanda se l’è fatta anche lei e per trovare una risposta, assieme alla sua famiglia, tre generazioni riunite, ha convocato una piccola seduta conclusasi rapidamente.
Si sono detti: rimaniamo a Kherson, perché è qui che viviamo. Viktoria ride tantissimo, ride quando sente il suono di un’esplosione, tende l’orecchio e dice: “E’ lontano, è lontano”.
La lontananza per una città sul fronte è un concetto relativo, ma è vero che le infinite esplosioni che si ripetono continue, insistenti, hanno suoni diversi e a volte è possibile rallegrarsi, non guardare il telefono per controllare il luogo dell’impatto, lasciare che sia l’orecchio a stabilire la pesantezza delle preoccupazioni.
Per le strade non si incontra molta gente, ma Kherson è una città che vive, si muove. E’ una città in cui non ci si nasconde. Prima che i russi arrivassero a invaderla nel 2022, contava trecentomila abitanti, oggi a camminare per strade retate, ad abitare i palazzi feriti, sono rimaste circa sessantamila persone.
Qualcuno è rimasto bloccato, non ha scelto, è qui per mancanza di alternative, ma Kherson è una città con carattere e c’è chi, come Viktoria, è rimasto per volontà. “Certo, è una scelta”, e ride con una risata piena, rotonda, sfoggiando una modestia stracolma di ironia nel precisare: “Non siamo certo eroi, ci siamo ritrovati così e ci restiamo”.
A Kherson, a Viktoria e alla sua famiglia, è successo veramente di tutto. E’ stato il primo capoluogo di oblast a essere occupato nel 2022, i russi arrivarono svelti, senza troppe battaglie, agevolati da infiltrati nell’amministrazione locale.
I cittadini, come Viktoria, si ritrovarono con i russi in casa da un giorno all’altro. Rimasero per otto mesi e Kherson si svuotò di abitanti. Anche chi c’era sembrava non esserci. Gli abitanti rimanevano in casa, coltivando la propria Ucraina domestica. “Volevano che pagassimo in rubli, ho continuato a usare le grivnie”, anche la moneta ucraina era uno strumento di lotta in quei giorni di invasione.
Kherson è sopravvissuta all’occupazione, sopravvive alla vendetta quotidiana compiuta con bombe plananti, missili e droni di vario genere che le vengono gettati addosso sia perché è vicina al fronte, quindi semplice da colpire, sia perché Kherson ha tradito, ha accolto la liberazione, l’ha cercata, quindi per Mosca merita la punizione, la pioggia di bombe, merita di consumarsi nello spazio che si assottiglia fra la vita e la morte.
Kherson è pure una città paziente, quando c’è la pioggia che confonde i droni si rallegra, quando si parla con i vicini si fa a gara a chi ha il palazzo o l’appartamento più malandato: sembra una questione di status, vince chi ha più finestre rotte, pare che nessuno abbia una casa integra.
Viktoria racconta che durante uno degli ultimi bombardamenti si era messa con suo marito e il gatto in una stanza, stringeva il gatto che forse contrariamente a lei non coglie il senso rivoluzionario dell’esserci e quasi umanamente a ogni boato trema. Passato l’attacco, Viktoria ha iniziato a ricevere telefonate che ponevano tutte la stessa domanda: “come state?”.
Viktoria rispondeva come le sembrava opportuno – “bene”, “normalno” che non vuol dire semplicemente “normale” ma “visto che tutto è nella norma va tutto bene” – ma non si era accorta che ormai la maggior parte delle sue finestre era andata in frantumi: “E’ arrivato mio marito e mi ha detto: ‘certo, tu continua a dire che va tutto bene, ma intanto non abbiamo più finestre’. Comunque le ha riparate e non con del compensato, ma con della plastica, così abbiamo ancora la luce”.
Il compensato a Kherson è ovunque. Durante l’occupazione Viktoria non andava neppure a lavorare, aspettava che passasse, i suoi figli facevano lezione a casa, tutti attendevano. E’ passata e ogni giorno che va avanti, diventa sempre più insensato lasciare questa città che si svuota ma che continua a vivere.Ogni giorno a Kherson è un giorno di vittoria sulla Russia, andarsene non ha senso. Viktoria combatte con la sua presenza, esercitando con leggerezza quella forma di guerra che tanto dà fastidio ai russi: abitare è resistere.
Non tutti ridono come lei, c’è chi piange ma comunque non se ne va, chi è stato in vacanza a Vinnycja, sulle rive del fiume Bug, e gli è sembrato un altro mondo dove “non c’è la guerra”. Anche la guerra ha le sue gradazioni e per chi rimane a Kherson persino Vinnycja sembra lusso e tranquillità.
C’è chi litiga costantemente con i vicini al mercato. Larissa e Aleksander si sfidano a suon di grida, lei lo accusa di passare la giornata a dare retta alla propaganda russa, “a cose alle quali non crederebbe neppure un bambino e sta tutto il tempo a parlare della sua Stella rossa, del suo Stalin, della sua Rusnja che non fa che uccidere, derubare e stuprare. Lì non sono tutti cattivi, ma…” e il “ma” di Larissa rimane sospeso, mentre indica come se si trovasse in un punto preciso della terra questa Rusnja, termine dispregiativo per indicare chi in Russia fa, ordina e sostiene questa guerra.
Aleksander invece è un ex militare dell’esercito sovietico, insignito della Stella rossa, con la sua divisa della Marina ben esposta in casa, non lontano dal ritratto di Stalin. Quando gli invasori russi sono entrati a perquisire anche casa sua sono rimasti a bocca aperta di fronte a quei cimeli: “Mi hanno abbracciato”.
Larissa gli urla dietro, per placarsi ingoia due pasticche, una estratta dal suo astuccio rosso, un’altra portata con apprensione da una signora che le ripete “non agitarti, non agitarti”. […] Larissa non se ne va, quando è molto stanca e ha bisogno di dormire va a Mykolaïv per un paio di notti, poi torna: “No, no, io resto. Questa è casa!”. Casa con le bombe, con le reti, con le pasticche per placare l’ansia e il nervoso.
Kherson è libera, lasciarla vorrebbe dire regalarla. Larissa non ha alcuna nostalgia per il passato, Aleksander ne è pieno, se non temesse di sciuparla ci andrebbe anche in giro con la sua divisa della Marina sovietica che gli ha fatto guadagnare il rispetto degli invasori russi: “Ero come un varenik nel burro”, sospira.
Senza insegne, in maglietta bianca e calzoncini passeggia per Kherson con un beagle, “Smilik, un po’ in inglese, sorrisetto. Si chiama così perché è impossibile guardarlo senza sorridere”. E’ vero, è impossibile.
Mentre Larissa gli urla di stare zitto, di smetterla di “difendere gli assassini”, di andarsene nella sua Rusnja, lui alza gli occhi al cielo: “Devo pure controllare che la mia bocca rimanga chiusa, ma questa è casa mia”.
Per le strade di Kherson nessuno passa per caso. Ogni passo è una scelta nella città sopravvissuta che ha il suono delle bombe, in cui il cielo ha il colore delle reti antidroni, in cui ogni cittadino sa che la sua prima arma è essere ucraino e rimanere al suo posto. In Viktoria vince la risata;
in Larissa il pianto rabbioso e a volte la commozione quando ringrazia “con cuore materno” chi a Kherson non è per restare ma per raccontare; in Aleksander vince un senso di nostalgia caparbia, ma nemmeno lui ha dubbi: è qui che resta, nella sua casa mezza distrutta: “Sai chi è che mi spara addosso oggi? I nipoti di quelli che un tempo combattevano con me”. Eccola la nostalgia, che si spacca e diventa dolore. Kherson soffre, si vede anche quando ride.
(da Il Foglio)
argomento: Politica | Commenta »
Luglio 25th, 2026 Riccardo Fucile
IL CASO PIÙ ECLATANTE È LA “INDIRA GANDHI NATIONAL OPEN UNIVERSITY”, CHE HA 7 MILIONI DI STUDENTI… NEGLI USA, IL 28% DEGLI UNIVERSITARI STUDIA ESCLUSIVAMENTE A DISTANZA … IN ITALIA LE UNIVERSITÀ TELEMATICHE SONO PASSATE DAL 6,8% AL 15% DELLA POPOLAZIONE STUDENTESCA. E IL GRUPPO MULTIVERSITY, CONTA OLTRE 200 MILA STUDENTI, TRA LE UNIVERSITA’ PEGASO, MERCATORUM E SAN RAFFAELE
Per generazioni, l’accesso all’università è stato regolato da filtri invisibili ma decisivi: la
geografia, il reddito familiare, il capitale culturale di partenza. Chi nasceva lontano dai grandi centri urbani, chi doveva lavorare per mantenersi, chi proveniva da famiglie senza tradizione di studi superiori partiva svantaggiato, quando non era escluso del tutto.
Oggi quel filtro si sta allentando, e il motore del cambiamento è la formazione universitaria a distanza. Le università online – chiamate telematiche in Italia, “open universities” nel mondo anglosassone – non sono più un’alternativa di ripiego: sono diventate una delle componenti più dinamiche dell’intero sistema dell’istruzione terziaria mondiale.
Secondo i dati UNESCO più recenti, gli studenti iscritti a percorsi di formazione terziaria nel mondo hanno raggiunto quota 264 milioni, due volte e mezzo rispetto all’inizio del secolo
Le stime di settore indicano che oltre il 60% delle università nel mondo offre ormai programmi online, e il mercato globale dell’e-learning, cresciuto di circa il 900% dal 2000, viaggia verso valori che gli analisti collocano tra i 400 e i 500 miliardi di dollari entro pochi anni.
Il dato più eloquente, però, riguarda le cosiddette “mega-università”. Sette dei dieci atenei più grandi del pianeta per numero di iscritti sono istituzioni a distanza, e quasi tutte si trovano in Paesi emergenti o in via di sviluppo, proprio là dove gli ostacoli socio-economici all’istruzione sono storicamente più alti.
Il caso più rilevante è quello indiano. La Indira Gandhi National Open University (IGNOU), fondata nel 1985 a Nuova Delhi con l’obiettivo dichiarato di democratizzare l’istruzione superiore, è oggi la più grande università del mondo: le stime sugli iscritti oscillano tra i 4 e i 7 milioni di studenti, serviti attraverso una rete di decine di centri regionali e migliaia di centri studio in India e in oltre trenta Paesi.
In Pakistan la Allama Iqbal Open University conta circa 2,5 milioni di studenti e ha fatto da apripista per programmi a forte inclusione di genere, con una crescita marcata delle iscrizioni femminili.
In Nigeria la National Open University (NOUN) ha superato i 3 milioni di iscritti, con tassi di crescita annui intorno al 20%, trainati da una popolazione giovanissima e dalla diffusione delle app mobili per lo studio. In Indonesia la Universitas Terbuka, nata nel 1984 per collegare un arcipelago di migliaia di isole, ha toccato il record di oltre 760.000 studenti attivi nel 2025, il 64% dei quali donne.
Il Sudafrica ha in UNISA — la più antica università a distanza del continente — un ateneo che serve centinaia di migliaia di studenti da tutta l’Africa. E la Turchia, con la Anadolu University e i suoi circa 2 milioni di iscritti, dimostra che il modello funziona anche in contesti a reddito medio.
Ovunque, dove le università tradizionali non bastano, o costano troppo, o sono fisicamente irraggiungibili, il modello aperto e digitale colma il vuoto. Le rette sono una frazione di quelle degli atenei convenzionali, non è richiesto il trasferimento in città — con i relativi costi di affitto e mantenimento — e la didattica asincrona consente di studiare senza abbandonare il lavoro che spesso sostiene la famiglia.
Il fenomeno non riguarda solo i Paesi emergenti. Negli Stati Uniti, secondo il National Center for Education Statistics, circa il 28% degli studenti undergraduate studia esclusivamente a distanza e un ulteriore 33% frequenta almeno una parte dei corsi online: gli studenti che seguono lezioni solo in aula sono ormai una minoranza, il 39%.
A livello di lauree magistrali e master la quota di chi studia interamente online ha raggiunto il 45%, superando i formati tradizionali. Complessivamente, oltre 7 milioni di studenti americani frequentano corsi a distanza, e mentre le iscrizioni agli atenei tradizionali ristagnano, quelle delle grandi università online crescono a doppia cifra.
L’Europa ha una tradizione consolidata: la Open University britannica, fondata nel 1969, è stata il modello di riferimento mondiale per l’accesso senza requisiti d’ingresso; la spagnola UNED, nata nel 1972, serve oggi oltre 150.000 studenti; la catalana UOC ha fatto da pioniera della didattica interamente online già dal 1994.
L’Italia offre uno degli esempi più netti di questa trasformazione. Nell’anno accademico 2024/25 il sistema universitario nazionale ha toccato il massimo storico di oltre 2 milioni di iscritti, ma — come ha rilevato il Sole 24 Ore sulla base del rapporto ANVUR — quasi due terzi della crescita degli ultimi sette anni è attribuibile alle università telematiche, che sono passate dal 6,8% al 15% della popolazione studentesca complessiva, con un incremento delle iscrizioni del 158% in sei anni.
Gli atenei online italiani hanno superato i 300.000 iscritti, e nei corsi di laurea disponibili sia in presenza sia a distanza più di uno studente su cinque (21,8%) sceglie ormai la modalità online. Nel nostro Paese, vero e proprio punto di riferimento del settore è il gruppo Multiversity.
Con oltre 200mila studenti, offre formazione universitaria, master e certificazioni digitali tramite le sue divisioni. Il polo digitale del gruppo comprende tre università telematiche riconosciute dal MUR: l’Università Pegaso, l’Universitas Mercatorum e l’Università San Raffaele.
Il profilo degli iscritti racconta molto sulla funzione sociale del fenomeno: la fascia d’età più rappresentata è quella tra i 27 e i 36 anni (35,2%), seguita dai 22-26enni e dai 37-45enni. Si tratta in gran parte di lavoratori, di adulti in riqualificazione professionale, di persone che vivono in piccoli comuni o in aree montane e interne, per le quali il trasferimento in una città universitaria — con affitti in costante aumento — sarebbe economicamente insostenibile.
Le donne rappresentano oggi la maggioranza degli iscritti (circa il 53-55%), un ribaltamento rispetto a pochi anni fa. E i risultati non mancano: negli atenei telematici circa l’81% degli studenti si laurea nei tempi previsti, contro il 55% circa delle università statali tradizionali.
Tornando al trend globale, le proiezioni UNESCO ipotizzano che le sole mega-università possano superare collettivamente i 50 milioni di iscritti entro il 2030, e l’integrazione dell’intelligenza artificiale nei percorsi di apprendimento — già avviata da atenei come IGNOU e la Open University of China — promette di personalizzare il supporto agli studenti su una scala prima impensabile.
(da .9colonne.it)
argomento: Politica | Commenta »