Luglio 2nd, 2026 Riccardo Fucile
E GLI ITALIANI SONO I PIU’ RASSEGNATI DI TUTTI…PER TRE CITTADINI EUROPEI SU QUATTRO L’UE E’ UN’OASI DI STABILITA’
Incertezza e speranza. Sono queste le due emozioni più citate dai cittadini europei per descrivere
il proprio stato d’animo. A fotografare la situazione ci ha pensato,
come al solito, l’Eurobarometro, lo strumento ufficiale dell’Unione europea che dal 1974 monitora le percezioni, le aspettative e le preoccupazioni dei cittadini. Tra ondate di calore, tensioni geopolitiche e un’economia che ristagna, più della metà degli europei (il 58%) si dice pessimista riguardo al futuro, in crescita di sei punti rispetto all’ultima rilevazione di novembre 2025. Le emozioni più citate da chi ha risposto al sondaggio per descrivere il proprio stato d’animo sono incertezza (44%) e speranza (43%), seguite da fiducia (33%9, serenità (27%) e frustrazione (23%).
Gli italiani sono i più rassegnati
Se si guarda a come hanno risposto i cittadini dei singoli europei, il dato italiano mostra qualche elemento interessante. Gli italiani che si mostrano ottimisti riguardo al futuro dell’Unione sono il 63%, più della media Ue (58%). Tuttavia, il livello di incertezza in Italia è più alto rispetto alla media europea (56% rispetto al 44% della media Ue). Come un po’ tutto il resto del continente, anche gli italiani citano incertezza e speranza come le due emozioni che meglio descrivono il loro stato d’animo attuale. La particolarità, semmai, riguarda l’emozione scelta per il terzo posto: impotenza (helplessness). Il 39% degli italiani si mostra piuttosto rassegnato di fronte agli eventi internazionali degli ultimi mesi. Si tratta della percentuale più elevata di tutti e 27 i Paesi Ue.
L’Europa come oasi di stabilità
Secondo l’ultimo Eurobarometro, tre europei su quattro (il 75%) vedono l’Ue come un’oasi di stabilità in un mondo segnato da conflitti e continue tensione. La stessa percentuale, inoltre, considera vantaggiosa l’appartenenza all’Unione europea del proprio Paese di residenza. Guardando alle priorità indicate per rafforzare la posizione del Vecchio Continente sullo scacchiere internazionale, le risposte degli italiani differiscono rispetto al resto dei Paesi Ue. Se per la maggior parte degli Stati membri la prima risposta è «Difesa e sicurezza», il 44% degli italiani sceglie l’indipendenza energetica. Anche in questo caso, come per il senso di impotenza, si tratta della percentuale più alta tra tutti i Paesi Ue.
La qualità della vita e il pessimismo per gli anni a venire
Come di consueto, un capitolo dell’Eurobarometro è dedicato a come gli europei percepiscono la qualità della vita nell’Ue. In generale, l’83% degli intervistati si dichiara soddisfatto della propria qualità di vita, contro un 17% che afferma di non esserlo. Questa percentuale, però, scende al 69% per coloro che hanno difficoltà occasionali a pagare le bollette e al 40% tra coloro che incontrano quasi sempre questa difficoltà. Nonostante il livello tutto sommato buono di soddisfazione, prevale il pessimismo: quasi tre cittadini su dieci (il 29%) prevedono un calo del proprio tenore di vita nei prossimi anni, rispetto al 50% che ritiene che rimarrà invariato e al 18% che si aspetta che aumenti. Il timore di un calo della qualità della vita è più marcato in Francia (44%), Portogallo 39% e in Austria e Germania (entrambe al 38%), mentre in Italia questa percezione è condivisa solo dal 19%.
(da agenzie)
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Luglio 2nd, 2026 Riccardo Fucile
UNA MISURA PER IMPEDIRE AI CITTADINI RUSSI DI SCAPPARE, IN VISTA DI UNA POSSIBILE MOBILITAZIONE PARZIALE DOPO LE ENORMI PERDITE DI TRUPPE IN UCRAINA (LA VITA MEDIA DI UN SOLDATO RUSSO IN PRIMA LINEA E’ DI 4 ORE E 30 MINUTI)
La Russia chiude parte dei confini con l’Europa: bloccati per decreto 7 punti d’accesso. «Pressione economica o stop alla fuga di cittadini all’estero» Con un decreto già entrato in vigore (e privo di motivazioni esplicite), Mosca ha chiuso 7 fondamentali punti di transito nella sua frontiera nord-occidentale, verso Finlandia, Estonia e Lettonia.
La Russia chiude una parte dei confini per ordine esecutivo. Con una circolare amministrativa diffusa ieri sera a firma del primo ministro Mikhail Mishustin, il governo ha annunciato la sospensione a tempo indeterminato della circolazione di «persone, veicoli, beni e spedizioni commerciali» lungo una frontiera molto delicata sul piano geopolitico: quella con l’Unione europea. In particolare con sette fondamentali punti di accesso o reingresso con Finlandia, Estonia e Lettonia.
Il decreto è uscito a Mosca ieri sera ed è in vigore da oggi. Coinvolge la regione di Leningrado, due punti di frontiera in Carelia, i passaggi da San Pietroburgo e la Finlandia, l’Oblast di Pskov e la frontiera fra Russia e Lettonia. I valichi chiusi sono i più importanti per le linee ferroviarie.
Il documento firmato da Mishustin è un atto amministrativo che non offre alcuna motivazione per le decisioni annunciate. Sicuramente riflette la tensione crescente fra l’Unione europea e la Russia.
Una delle ipotesi è che potrebbe trattarsi di un test in vista di un blocco vero e proprio: una misura preventiva per impedire la fuga di cittadini russi all’estero, in vista di una possibile mobilitazione parziale dopo le enormi perdite di truppe in Ucraina (si stimano ormai 350 mila morti solo dal lato russo).
È anche plausibile tuttavia che il governo russo stia cercando di alzare la pressione economica sia sui Paesi europei confinanti, sia su alcune repubbliche ex sovietiche. Dai valichi verso la Finlandia passano infatti importanti volumi di fertilizzanti (che non sono sotto sanzioni) e ciò può mettere pressione sul settore agricolo in Europa.
Inoltre, la chiusura dell’accesso ai porti del Baltico dalla Russia permette a Mosca di aumentare la coercizione su Kazakistan e Uzbekistan, che utilizzano le rotte ferroviarie russe per esportare i propri beni verso l’Europa.
(da “Corriere della Sera”)
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Luglio 2nd, 2026 Riccardo Fucile
L’IMPATTO DI EL NINO PUO’ COMPORTARE UN RISCALDAMENTO A LIVELLI MAI VISTI
Le temperature della superficie del mare a giugno 2026 hanno superato i precedenti record
registrati nel 2023 e nel 2024, un fenomeno che si accompagna all’eccezionale ondata di calore che stiamo vivendo in questo avvio d’estate: entrambi sono figli della crisi climatica in atto. A certificare il sorpasso sono gli scienziati del Servizio Copernicus per il cambiamento climatico (C3S) e del Servizio Copernicus per l’ambiente marino (CMEMS).
Il giorno in cui mari e oceani hanno raggiunto la temperatura globale più alta in assoluto per questo periodo dell’anno – in base ai dati giornalieri SST del C3S – è stato martedì 21 giugno, quando sono stati toccati i 20,86 °C, poco al di sopra dei 20,83 °C rilevati nel 2023 e nel 2024. Anche per CMEMS il 21 giugno è stato il giorno con la superficie marina più calda: 21,0 °C contro 20,9 °C del biennio sopraindicato. È una differenza apparentemente piccola, ma assai significativa nel contesto di un trend in costante peggioramento.
Il fatto che due modelli diversi siano giunti alla medesima conclusione, del resto, rafforza la sostanza del dato rilevato: ovvero che i mari si stanno scaldando sempre di più, e ciò ha un impatto rilevante su molteplici aspetti, ambientali ma non solo. Mari e oceani più caldi, ad esempio, significano sbiancamento dei coralli e morte delle barriere coralline; alterazioni del comportamento migratorio di pesci, mammiferi e altri animali marini; crollo degli stock ittici di interesse commerciale (e non solo); scioglimento dei ghiacciai e conseguente innalzamento del livello del mare; fenomeni meteorologici più estremi e frequenti – come tempeste e inondazioni – a causa dell’enorme quantità di energia “caricata” in atmosfera.
Il caldo estremo di giugno 2026 sarà ricordato a lungo come un monito della crisi climatica in corso, in particolar modo in Europa, dove la cupola di calore ha fatto registrare temperature record, notti tropicali con oltre 25 °C, migliaia di morti, blackout dovuti al consumo elevatissimo di energia elettrica (legato ai condizionatori) e una diffusa sofferenza nella popolazione. Sono comparse persino le cascate sulla vetta del Cervino, un fenomeno anomalo legato al caldo estremo. A rendere il tutto più inquietante vi è il fatto che il cambiamento climatico, catalizzato dalle emissioni di CO₂ (anidride carbonica) e altri gas climalteranti, continuerà a peggiorare in futuro se non si intraprenderanno iniziative drastiche e rapide per il taglio delle stesse (che al momento risultano ben lungi dall’essere attuate). In sostanza, nei prossimi anni, molto probabilmente, rimpiangeremo il caldo insopportabile di giugno 2026. E che sia stato un mese eccezionale lo dimostrano anche i nuovi dati sulle temperature record del mare diffusi dalla missione Copernicus dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e della Commissione europea.
Fa così caldo che ora sul Cervino sono spuntate le cascate
Copernicus spiega in un comunicato stampa che il nuovo record era previsto per giugno alla luce dell’avvio di El Niño nel Pacifico equatoriale, annunciato dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM) il 2 giugno 2026 e confermato dalla NOAA. Un dato preoccupante risiede nel fatto che queste temperature estreme sono state registrate all’inizio di un fenomeno che, secondo le stime degli esperti, potrebbe avere un’intensità molto elevata nei prossimi mesi (la NOAA lo stima al 63 percento). In pratica, potrebbe essere il famigerato “Super El Niño” di cui vi avevamo parlato in questo articolo: secondo i modelli previsionali di Copernicus, El Niño probabilmente raggiungerà livelli di intensità “mai visti da decenni”. Gli scienziati sottolineano che negli ultimi tre anni gli oceani (nelle fasce al di fuori delle regioni polari) hanno avuto un’anomalia termica compresa tra 0,35 e 0,73 °C. Si teme che l’attuale riscaldamento record, di concerto con l’impatto di El Niño, possa sfociare in conseguenze rilevanti su clima ed ecosistemi.
“Le condizioni attuali potrebbero indicare l’inizio di una nuova fase, che ci condurrà, ancora una volta, in un territorio inesplorato. Con le temperature oceaniche a questi livelli e El Niño all’orizzonte, è probabile che nei prossimi mesi assisteremo al superamento di ulteriori record di temperatura. Il fatto che i dati di Copernicus Marine giungano alla stessa conclusione attraverso metodi indipendenti
testimonia la solidità della scienza europea e l’importanza, oggi più che mai, di dati aperti e affidabili”, ha affermato Carlo Buontempo, direttore del Servizio Copernicus Climate Change presso l’ECMWF. L’unico modo per tentare di arginare l’impatto del riscaldamento globale è intervenire rapidamente sulle emissioni di gas climalteranti, che rappresentano il volano dei cambiamenti in corso.
(da Fanpage)
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