Maggio 11th, 2018 Riccardo Fucile
“SPERAVAMO IN CERTI VALORI, CI HANNO TRADITO”…”RIDERE PER NON PIANGERE”
«Avviati i gruppi di sostegno per i pentastellati di sinistra». Nell’immagine che accompagna la
scritta c’è un gruppo di persone disposte in circolo – tipo riunione degli alcolisti anonimi – che consolano con mani sulle spalle e sguardi affettuosi l’unica figura di schiena, china su se stessa e si presume avvilita.
Marco Chessa, consigliere comunale M5S a Torino, è l’autore della sintesi definitiva della situazione, postata su Facebook con l’eloquente hashtag #riderepernonpiangere. Il militante diventato attivista del Movimento nel 2015 perchè attirato da ognuna di quelle cinque stelle che significavano acqua pubblica, ambiente eccetera, insomma tutto quello che un uomo all’epoca di 29 anni non trovava più in zona Pd e affini, è lui. La conversazione è stentata.
A ogni livello i pitbull da guardia della controrivoluzione incombono e la sindaca Chiara Appendino sta con Luigi Di Maio, più per convenienza che per intima convinzione da ex simpatizzante di Rifondazione comunista.
«Sono orgoglioso di essere cresciuto nei valori della Resistenza e dell’Antifascismo» dice Chessa. «Ai populismi di destra che minacciano “passeggiate” su Roma posso solo confermare che le loro formazioni e le loro ideologie non sono in grado di rappresentarmi. Nè ora, nè mai».
Il Movimento liquido è sempre stato formato da due blocchi piuttosto solidi. Fin dall’inizio. Gianroberto Casaleggio era approdato dall’utopia di Adriano Olivetti a un leghismo neppure troppo temperato.
Adesso che la roulette pentastellata sembra destinata a fermarsi sulla casella di Pontida, i dolori di stomaco della base non sono inferiori a quando sembrava il turno dell’alleanza con il Pd. Torino non è Roma.
Nella seconda città più importante amministrata dai Cinque Stelle, la stragrande maggioranza dei consiglieri comunali proviene da delusioni di sinistra e la pensa come Chessa.
Ma Roma, intesa come ragion di governo a ogni costo, non è neppure altrove.
«Non conosco Salvini di persona, ma la sua visione del mondo, o quella che mette in scena, su immigrati, omosessuali e sulle donne, non corrisponde in alcun modo alla mia» dice la senatrice napoletana Paola Nugnes, una dei pochi parlamentari a rompere la consegna del non disturbate il manovratore.
L’area della sinistra pentastellata ha sempre avuto come riferimento Roberto Fico, ma il neopresidente della Camera risulta coperto e allineato.
Così la voce più forte del disorientamento dei movimentisti diviene l’ultima che si è aggiunta al coro in ordine di tempo. L’attore romagnolo Ivano Marescotti, comunista figlio di comunisti, aveva fatto notizia prima delle elezioni con la sua scelta di campo a favore di M5S.
«Da militante di sinistra speravo che il Movimento restasse agganciato ai “nostri” valori. Mi ritengo già all’opposizione. Ma se vanno con la Lega perderanno i voti di quelli come me».
«Infami, avete sbancato il Sud al grido “mai con la Lega” e ora vi calate le braghe». «Se sapevo che il mio voto per voi andava alla Lega…». Ci sarà comunque un prezzo da pagare per M5S.
I commenti in calce al video di Luigi Di Maio che aggiornava sulla trattativa lasciano presagire un contrappasso.
Anche sul blog delle Stelle, piattaforma Rousseau, quindi con un notevole filtro, non mancano le perplessità . In questo caso rimandano quasi tutte a Marco Travaglio. Il direttore del Fatto quotidiano ha scritto che comunque vada «sarà un pastrocchio» non per il tradimento dei penstastellati a sinistra ma per il convitato di pietra del nuovo esecutivo.
«Con tutte queste ambiguità il governo M5S-Lega conviene a Lega, Berlusconi e Pd, ma non al M5S e – quel che più conta – agli italiani».
L’eterno ritorno dell’ex Cavaliere, insomma, sotto la maschera dell’astensione benevola.
«Coraggio, ti compriamo una bella camicia verde» ha scritto un militante al povero Chessa. Preferirei di un altro colore, è stata la risposta.
(da “il Corriere della Sera”)
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Maggio 10th, 2018 Riccardo Fucile
“AVETE FATTO UN COMPROMESSO SPORCO CON UN LOSCO PERSONAGGIO”
“Ma il reddito di cittadinanza lo fate, vero?”. “Questo è uno sporco compromesso”. “Salvini è al guinzaglio di Berlusconi”. “Perderemo i moderati di sinistra”. “Come spiegarlo ai sostenitori del Sud?”. “Le televisioni del Cav non ti daranno tregua”.
I militanti del Movimento 5 stelle si rivolgono così a Luigi Di Maio, educati alla democrazia diretta.
Nella scelta dei candidati, nell’elaborazione dei programmi, nel giudizio dei rappresentanti infedeli all’etica del movimento. Quella democrazia diretta che il leader evocava solo pochi giorni fa per insistere sull’incapacità di quella indiretta a concretizzare il volere espresso alle urne dai cittadini lasciando alle logiche strategiche dei partiti le decisioni sul governo da dare al Paese.
Poi, con il via libera di Berlusconi, il quadro è cambiato radicalmente. Il governo M5s-Lega si può fare. E la democrazia diretta torna a bussare, ma questa volta alla porta di Di Maio.
Rovesciando sul capo politico un lungo rosario di dubbi, paure e persino minacce.
E’ lo stesso Di Maio ad aprire la comunicazione attraverso un post+video sul Blog a Cinque Stelle, in cui conferma le “condizioni per un governo del cambiamento fra MoVimento 5 Stelle e Lega”
I militanti non se lo fanno dire due volte. Ma sono in maggioranza quelle che, criticamente, chiedono quasi retoricamente se per questo obiettivo vi sia un prezzo da pagare, passi indietro da fare proprio rispetto al totem “linearità , coerenza, linea politica” brandito online da Di Maio.
Contrappuntati da sporadici “orgoglioso di te” e un familiare “non rompete, lasciatelo lavorare”, si fanno largo gli scettici, i puristi, gli indignati, ma soprattutto quegli innamorati del M5s spaventati all’idea che Salvini arrivi per avvelenare i pozzi.
Che ne sarà del confitto di interessi e della legge anti-corruzione?
E poi, come spiegare agli italiani del Sud, dove il M5s ha fatto il pieno di voti, che si va al governo con chi li ha umiliati per decenni, per poi cancellare la parola “Nord” dal suo simbolo e spendersi in strumentali baci e abbracci?
Come conciliare nello stesso programma il reddito di cittadinanza pentastellato con la leghista flat-tax?
La risposta c’è: compromesso. Accettabile per chi è convinto che tornando alle urne non si sarebbe sfondata la soglia del 40% che avrebbe garantito un esecutivo monocolore. Non per chi nei passi indietro rispetto agli obiettivi fissati vede l’impantanarsi in logiche da prima repubblica a cui il M5s si è sempre detto refrattario.
Di seguito, divisi per aree tematiche, gli umori che attraversano la base pentastellata.
Berlusconi
Paolo: “Nooooo, un governo sotto l’ala di Berlusconi … non ci credo…..chiuso con la legge anticorruzione, la cancellazione del job’s act, la contrapposizione all’Europa, la tutela dei pensionati, il reddito di cittadinanza…addio…il peggior compromesso storico”.
“Questo è un compromesso sporco” taglia corto Alberto, con un intervento che mira soprattutto a svegliare il Fondatore del movimento. “Un compromesso fatto con una persona che fino a ieri è stato con i piu loschi personaggi della politica. State perdendo i principi per cui siete stati votati, non ci vuole un aquila per capire che Matteo Salvini avrà sempre il guinzaglio al collo di Berlusconi, sarete costretti a scendere a compromessi con Berlusconi come tutti gli altri. Non mi stupisce tanto Di Maio, ma che Beppe Grillo permetta tutto ciò”.
Salvini
Se il Caimano è una minaccia immanente, la base M5s vede il leader della Lega da più prospettive, dove il profilo del servitore degli interessi berlusconiani concorre con il leader di destra e il razzista che non se n’è mai andato.
Carlo condanna l’accordo senza se e senza ma: “State facendo un errore imperdonabile. Il governo con la Lega. Io non vi voto più. Non aiuterete sicuramente il Paese operando con il centrodestra di Berlusconi e Salvini. Siete un disastro”.
Fabio ci infila dentro anche l’ex segretario del Pd, ma soprattutto l’occasione perduta di conquistare definitivamente le simpatie dei delusi di sinistra. “Autogolo clamoroso! Renzi e Berlusconi stanno facendo festa sulle spoglie del M5s. Gli avete restituito vita con questa scelta che, al massimo, Salvini terrà in piedi per un anno. L’accordo con il peggior partito italiano, il partito di Gentilini, il sindaco sceriffo, il partito di Calderoli, Borghezio e infine lo stesso Salvini, è la peggior conclusione a cui si potesse arrivare. Si aveva la possibilità , con il nuovo voto, di terminare l’epoca renziana nel Pd e di ridurre Forza Italia al 9%. Si sta preferendo invece un accordo con la Lega Nord! Come lo si spiega al popolo del Centro-Sud? E come a tutti gli elettori moderati che provengono da sinistra, parte fondante del voto al Movimento? (…) Se farete questo accordo non potrete piu dire al Pd che si è macchiato di accordi col centrodestra, di fatto state facendo la stessa cosa (…)”.
Più freddo ma non meno duro il commento di Davide, chiuso da un inquietante mantra: “La Lega porta avanti molti valori che non hanno nulla in comune con il sentire della maggior parte delle persone che vi hanno dato la loro fiducia.”
Democrazia diretta
E si ritorna alla democrazia diretta. Perchè il Movimento 5 stelle, dopo averne fatto una bandiera, non potrà esimersi dal sottoporre alla base il testo dell’accordo di governo . Il timore si cela nell’auspicio formulato da Maurizio: “Spero ci darete la possibilità di votare sulla piattaforma Rousseau questa specie di ‘Contratto alla tedesca’. Sarà in quell’occasione che potrò e potremo esprimere tutto il mio e il nostro dissenso per questa forzatura ai nostri principi (…). Ricordati, caro Di Maio, che basta poco per gettare alle ortiche il consenso ottenuto in anni e anni col paziente lavoro vostro e delle migliaia di simpatizzanti e sostenitori”.
(da agenzie)
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Maggio 10th, 2018 Riccardo Fucile
TEMONO CHE DIETRO SALVINI CI SIA UN COMPLOTTO DI BERLUSCONI E RENZI E CHIEDONO A DI MAIO LA LEGGE SUL CONFLITTO DI INTERESSI… E QUALCUNO DICE CHE C’E’ DA VERGOGNARSI DI ESSERSI ALLEATI CON I RAZZISTI COME IN EUROPA NON HA FATTO NESSUNO: “SIETE DEGLI INFAMI”
Ci siamo, sta per partire il “governo del cambiamento” MoVimento 5 Stelle con la Lega. Mentre sale
fortissimo il rombo dei motori però qualcuno si chiede cosa c’entra la Lega con il cambiamento.
Perchè la Lega Nord è quel partito che dal 1994 fa coppia fissa — al governo, meno all’opposizione — con Forza Italia, il partito il cui leader si presentò agli italiani promettendo “un nuovo miracolo italiano”.
Forse a questo punto bisogna ammettere che un “governo del cambiamento” non può prescindere da Silvio Berlusconi che nel 1994 annunciava la discesa in campo «dell’Italia che risparmia contro quella che ruba, dell’Italia della gente, contro quella dei vecchi partiti».
Nel dare il felice annuncio Luigi Di Maio ha scritto «Con Salvini stamattina abbiamo convenuto che è necessario iniziare a parlare di temi, di soluzioni ai problemi degli italiani che aspettiamo da 30 anni».
Ci sarebbe da chiedersi se Di Maio ricorda che negli ultimi ventiquattro anni la Lega Nord è stata una delle principali forze politiche che condivide con gli altri “vecchi partiti” le responsabilità della situazione attuale.
È questo alla fin fine il significato ultimo di post-ideologico?
Allearsi anche con coloro che fino ad un giorno prima venivano considerati impresentabili e causa di tutti i mali?
Già il fatto che l’incontro non si sia tenuto in streaming è per alcuni pentastellati un elemento significativo. Addio trasparenza?
È comprensibile che gli elettori che letteralmente fino all’altro giorno si sono sentiti dire da Di Maio e da altri parlamentari a 5 Stelle che la Lega è manovrata da Berlusconi che ne ha comprato il simbolo si trovino in difficoltà .
Prendere voti al Sud dicendo mai con la Lega e poi una volta eletti andare a firmare un “contratto” con Salvini non piace a tutti gli elettori pentastellati.
Il timore non è solo l’alleanza con un partito che molti elettori del M5S considerano totalmente altro ma il fatto che dietro la Lega ci sia Berlusconi.
E il leader di Forza Italia non ha fatto nulla per nascondere che dietro l’apertura di Salvini c’è il suo assenso a mettersi da parte.
Probabilmente da qualche parte c’è gente che si sta mangiando anni di editoriali di Travaglio sullo psiconano e sulle contropartite inconfessabili pretese dal Signor B. in cambio di un accordo di non belligeranza.
L’umore delle truppe pentastellate non è dei migliori. Sul Blog delle Stelle c’è chi ricorda cosa è la Lega «razzismo, neofascismo, gigantesche ruberie, contiguità venticinquennale con Forza Italia». Non proprio dettagli di poco conto.
Moltissimi i commenti degli elettori delusi, che si pentono che avendo dato il voto al M5S lo hanno dato anche alla Lega “che è vicina all’estrema destra”.
C’è chi invece è maggiormente preoccupato dl fatto che Berlusconi sia “ancora lì a decidere del paese”.
«Deluso!!!!!» scrive un elettore a commento del video di Di Maio ricordando che “il cavallo di battaglia era mai con i partiti che hanno rovinato l’Italia” e che ora si trova “un accordo con la lega ladrona di Bossi e di Calderoli”.
Per altri il dubbio si fa atroce: “quali sono le condizioni di Berlusca per aver accettato di farsi da parte? Non sarà che sotto sotto imponga a Salvini le regole del gioco?”. L’inciucio, così temuto e così disprezzato, il Renzusconi, il Patto del Nazareno: fantasmi della scorsa legislatura che ora sono tornati a tormentare le notti degli onesti.
C’è anche chi ha fiducia in Di Maio e nelle decisioni “dello staff” e che ritiene che alla fin fine l’accordo con la Lega fosse l’unica cosa possibile da fare per rispettare la volontà popolare che ha deciso di mandare al governo Di Maio e Salvini.
Poco importa a questo punto che la “volontà popolare” abbia deciso di mandare al governo non la Lega da sola ma Salvini con Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi.
Non c’è quindi che una soluzione, sottoscrivere un accordo chiaro e “saranno i cittadini iscritti al M5S e a Rousseau a decidere se sarà un contratto che ci piace oppure no!”.
Visti i precedenti non c’è dubbio quindi che Rousseau finirà per dare il via libera al Salvimaio (solo un disadattato neuronale crederebbe al contrario).
E così mentre Andrea Severini, il marito di Virginia Raggi, continua a cercare un modo per dare la colpa a Matteo Renzi e a Silvio Berlusconi (dimenticando che senza il secondo probabilmente Di Maio starebbe ancora chiedendo di andare a votare a luglio) altri elettori del MoVimento si preoccupano di problemi concreti.
Cosa mettere nel contratto? «Abolizione Riforma Fornero, ‪Legge anticorruzione‬, ‪Reddito di cittadinanza, ‪Rivedere legge su immigrazione e Conflitto d’interessi» scrive un utente nei commenti al video di Luigi Di Maio.
Adesso o mai più, chiedono a gran voce gli elettori. La legge sul conflitto d’interessi (con aggiunta di “severe leggi di anticorruzione, antievasione, eliminazione della prescrizione di reato”) è la contropartita che gli elettori del MoVimento chiedono al Capo Politico per poter trangugiare l’amaro calice dell’alleanza con il felpato.
Anche Vittorio Di Battista, uno che con i sedicenti fascisti si è sempre trovato a suo agio, detta le sue condizioni: «abolizione dei vitalizi, istituzione del reddito di cittadinanza, abolizione di qualsiasi forma di finanziamento diretto od indiretto all’editoria ed al mondo delle radio e delle televisioni e lotta, vera, alla corruzione».
Il conflitto d’interessi? Per il padre di Alessandro Di Battista «può aspettare qualche mese, magari il problema lo risolve il nano ladro di tasse, di sua NON spontanea volontà ».
Di Battista senior dimostra così di aver capito tutto sul conflitto d’interessi.
Al momento Berlusconi non ricopre alcuna carica elettiva o di governo (è ancora interdetto dai pubblici uffici) quindi il tema non lo riguarda minimamente.
Ma non è certo l’unico ad essere interessato dalla questione che potenzialmente riguarda tutti i titolari di cariche di governo o i componenti di autorità di garanzia vigilanza e regolazione.
Il deputato del Movimento Cinque stelle Alessio Villarosa, parlando fuori Montecitorio conferma che “Il conflitto di interessi resta una priorità ”.
Anche Carla Ruocco assicura gli elettori: legge su conflitto d’interessi? “Noi non rinunciamo a nessuno dei nostri punti”.
Si vedrà quindi alla prova dell’Aula se davvero il MoVimento 5 Stelle intende andare avanti con l’approvazione della legge sul conflitto d’interessi.
Una proposta di legge c’è già , è stata presentata da Riccardo Fraccaro e necessita unicamente dell’approvazione di Palazzo Madama.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 10th, 2018 Riccardo Fucile
PER MESI CI HANNO SPIEGATO CHE I GRILLINI ERANO L’ARGINE CONTRO LA LEGA, IERI HANNO SCOPERTO DI ESSERE DEI COGLIONI
Oggi dovrebbe essere il giorno dell’accordo dell’accordo tra Lega e MoVimento 5 Stelle. Qualcuno
potrebbe anche essere tentato di chiamarlo inciucio, e non avrebbe poi tutti i torti visto se — come ha scritto Travaglio oggi sul Fatto Quotidiano — dietro la ritrovata intesa tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio ci fosse Silvio Berlusconi. Eppure il Direttore del Fatto è restio ad usare la parola inciucio anche se dice che Salvini si sarebbe fatto garante degli interessi di Berlusconi (ovvero le famose contropartite inconfessabili).
Travaglio però non è l’unico a soffrire per la nascita di un governo ultrapopulista come quello leghista-pentastellato.
Che fine hanno fatto quelli che “il M5S è la vera sinistra”?
Certo, il direttore del Fatto aveva detto a fine marzo che se Di Maio avesse fatto un accordo con la Lega sarebbe stato linciato, ma quello è solo un dettaglio.
Dal quattro marzo ad oggi sono stati in molti gli ex-elettori di “sinistra” che sono usciti allo scoperto per consigliare al PD di fare un accordo il MoVimento 5 Stelle. Consigli ovviamente del tutto disinteressati come si conviene in queste occasioni.
Il 24 marzo l’attore Ivano Marescotti, da sempre elettore di sinistra-sinistra e ora “attivista” pentastellato, dichiarava su La 7 di essere profondamente convinto che Lega e MoVimento 5 Stelle non avrebbero fatto l’accordo perchè “la maggior parte dei voti che ha preso il 5 Stelle provengono da un generico campo di sinistra” e alleandosi con la Lega quei voti sarebbero andati persi.
Come è noto ci sono molti elettori nonchè illustri opinionisti che in questi mesi ci hanno spiegato che il M5S era la nuova sinistra.
Anzi, che il MoVimento 5 Stelle incarnava molto più del PD i valori della sinistra. Questo nonostante i contenuti dei programmi elettorali, nonostante le dichiarazioni sull’Unione Europea e sui migranti, nonostante le continue astensioni sulle leggi sui diritti civili.
Ora viene il difficile: spiegare che quel partito così di sinistra (che più di sinistra non si può) è riuscito a trovare un accordo per fare un governo con la Lega, il partito che si ispira al Front National di Marine Le Pen e che nel recente passato si è alleato con Casapound.
Chissà , magari si accorgeranno che all’Europarlamento il M5S è nello stesso gruppo parlamentare dell’UKIP. Oppure tireranno fuori la vecchia storia di quando il PDS corteggiava la Lega Nord?
Quelli che “il M5S è l’argine al populismo”
Molti pensatori di sinistra si erano dilettati, nei giorni dopo il voto, in approfondite analisi sulla sconfitta del PD e la vittoria di Lega e MoVimento 5 Stelle.
La docente di Teoria Politica Nadia Urbinati aveva spiegato in un’intervista a Linkiesta che Lega e M5S avevano sostituito la sinistra, ormai incapace di parlare ai più deboli. Il PD in buona sostanza si era fatto casta e gli elettori avevano preferito votare due partiti che incanalavano maggiormente le risposte ai bisogno e alle istanze di emancipazione dei cittadini. Certo, nel dicembre 2017 la Urbinati aveva anche spiegato che Liberi e Uguali poteva darsi come obiettivo quello di superare il 10%. Così non è stato.
Ieri la Urbinati — che era tra coloro che caldeggiavano l’idea di un governo M5S-PD — ha condiviso su Facebook una lettera della filosofa Roberta De Monticelli che è un duro attacco al MoVimento.
Per la Urbinati i 5 Stelle “sono caduti nella trappola di Renzi”, insomma è un complotto e la colpa è sempre del cattivissimo Renzi. Per la De Monticelli i 5 Stelle sono colpevoli di voler andare a governare con “un demagogo dagli istinti tribali” e con il permesso di Berlusconi.
Manco farlo apposta anche Roberta De Monticelli aveva pubblicato un appello al Partito Democratico affinchè formasse un governo con Di Maio. Un governo M5S-PD «È l’ ultima speranza di tutti quelli che veramente vogliono arginare l’ondata leghista e razzista, anzi, l’ondata populista», scriveva sul Fatto Quotidiano l’8 marzo probabilmente dimenticandosi che il M5S è un partito populista e gentista.
Se il problema non era il M5S cosa impedisce a Di Maio di arginare la Lega ora che ci andrà al governo?
Andrea Scanzi festeggia il Salvimaio con i disadattati neuronali
La galleria degli schiantati dalla ritrovata intesa tra Lega e MoVimento è assai ricca di importanti figure del panorama culturale italiano.
Uno su tutti Andrea Scanzi che non più tardi di una settimana fa paventava il rischio concreto di un governo Renzusconi in salsa salviniana con Giancarlo Giorgetti (della Lega) Presidente del Consiglio e l’appoggio di Renzi.
Ironia della sorte Giorgetti è uno dei nomi che circolano in queste ore come possibile candidato premier. Il povero Scanzi se la prendeva con i “disadattati neuronali” che in questi due mesi hanno gridato al “Grillusconi” o al “Salvimaio”.
Oggi sul Fatto Scanzi ha prodigiosamente cambiato idea e ci spiega che un governo Lega-M5S non è poi così male. Se lo fanno, bene — scrive — altrimenti si torni al voto. E poi spiega che “non si è capito che M5S e Lega hanno vinto a marzo perchè veniamo da sette anni di governi con dentro tutti e niente” e che in fondo è l’alleanza più logica.
Lo stesso Andrea Scanzi che il 3 maggio scriveva che lo scenario di sempre, da lui pronosticato prima del voto, era il Renzusconi in salsa leghista oggi scrive “credete davvero che queste forze [M5S e Lega NdR] appoggerebbero ciò che hanno combattuto fino a ieri“?
Oggi evidentemente è il giorno di quelli che la sapevano lunga, anche l’ex M5S (ed ex MpD) Adriano Zaccagnini rivela che gli è sempre stato chiaro “che il vertice del M5S voleva portare al governo la Lega e un programma politico di centrodestra” perchè il MoVimento “ha preparato culturalmente il terreno alle vecchie destre e le ha invitate a governare“. Esattamente come avrebbe fatto un partito “di sinistra”.
Quando Beppe Grillo diceva mai con Salvini
Non è ben chiaro su che basi qualcuno abbia potuto credere che il M5S era la nuova sinistra salvo poi scoprire che — come era chiaro fin da subito — i punti di contatto con la Lega erano maggiori di quelli con il PD. Forse qualcuno ha creduto a Luigi Di Maio quando rinfacciava a Matteo Salvini di non essere coerente a causa della sua decisione di non voler rompere l’alleanza con Berlusconi.
La settimana scorsa tutti i 5 Stelle hanno tirato fuori un paio di vecchi post su Facebook dove Salvini attaccava Berlusconi e prometteva che non avrebbe mai più stretto accordi con Forza Italia. Niente di grave, succede in politica di cambiare idea.
Sembra ieri che Beppe Grillo cinguettava sarcastico “Salvini, Meloni, mangiate tranquilli. Il M5S non fa alleanze con quelli che da decenni sono complici della distruzione del Paese”. Era il 23 gennaio 2017. E molto più di Recente Roberto Fico — il 5 Stelle considerato “di sinistra” — rassicurava tutti: il MoVimento non avrebbe mai fatto accordi di governo con la Lega.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 8th, 2018 Riccardo Fucile
DAVIDE CRIPPA, DALLA LOTTA CONTRO LE SPESE MILITARI A RELATORE IN COMMISSIONE PER L’ACQUISTO DI VELIVOLI RADIOCOMANDATI PER LE FORZE ARMATE
Basta fare una piccolissima ricerca su Google per essere inondati di dichiarazioni, comunicati stampa,
filmati, interventi alla Camera: se c’è un registro sul quale il cittadino Davide Crippa, novarese, deputato del Movimento 5 Stelle, si è moto distinto nella scorsa legislatura, è quello del pacifismo e della lotta alle spese mlitari, con particolare attenzione al programma F35 che proprio nel novarese, alla base di Cameri, ha il suo fulcro.
Ancora meno di un anno fa, l’11 maggio 2017, il Movimento aveva sottoposto al voto degli iscritti un programma di governo per il settore della Difesa che, votato in rete da 19 mila e 747 iscritti, impegnava a ridimensionare il “programma degli F35”, bollato come “inutile e costoso”.
Ironia della sorte, il primo atto del nuovo Parlamento in cui il Movimento 5 stelle è partito di maggioranza relativa è stato un provvedimento non esattamente in linea con le posizioni assunte in passato nè con le promesse elettorali, ma bensì, udite udite, l’acquisto di dieci droni.
Una “spesa militare”, tal quel quelle sostenute per gli F35, che costerà alle casse dello Stato la bellezza di 776 milioni di euro.
E, ironia delle ironie, a sostenere in aula la necessità di dare seguito a questa spesa, è stato proprio il “pacifista” Crippa
Come è noto in assenza di una maggioranza di governo definita e nell’impossibilità di comporre e far partire le commissioni normali, Senato e Camera hanno istituito le cosiddette “Commissioni speciali”, che hanno competenze su tutti i temi più urgenti e sono presiedute da Vito Crimi dei Cinquestelle a Palazzo Madama e da Nicola Molteni della Lega a Montecitorio.
All’ordine del giorno della seduta di quella della Camera c’era appunto lo “schema di decreto ministeriale di approvazione del programma pluriennale relativo all’acquisizione (…) di aeromobili a pilotaggio remoto e potenziamento delle capacità di Intelligence, Surveillance and Reconaissance della Difesa”.
Tradotto dal “militarese”, si tratta dell’acquisto in un arco di tempo dal 2018 al 2032 di (citiamo dalla relazione ufficiale) “10 sistemi, costituiti ciascuno di due velivoli ed una stazione di comando e controllo”.
Sono in pratica droni da guerra.,che fanno lo stesso lavoro degli aerei militari, ma sono più piccoli e silenziosi e non mettono a rischio nessuna vita umana perchè sono telecomandati:
Relatore in aula è stato proprio Crippa, che nel suo intervento ha sostenuto con un certo calore l’opportunità di dar seguito all’acquisto, contenuto in un decreto preparato dalla ministra uscente della Difesa Roberta Pinotti: la spesa prevista è la bella cifra di 766 milioni di euro che sarà spalmato su sette esercizi.
Lo zelo di Crippa, dicono le cronache parlamentari, ha suscitato qualche perplessità anche nel capogruppo del M5S in commissione speciale, ma la svolta “governista” e “guerrafondaia” del grillini si è comunque compiuta.
Interpellato dalle agenzie, Crippa si è difeso affermando: «Io non sono nè “pro” acquisti militari, nè contro; sono soldi già stanziati dall’ultima legge di bilancio. Certo — ammette -, con questo acquisto il nostro Paese sarebbe il terzo al mondo quanto a numero di droni».
Solo qualche mese fa non avrebbe certo esultato per questo genere di “successo”…
(da “La Voce di Novara”)
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Maggio 7th, 2018 Riccardo Fucile
ULTIMA PAROLA A GRILLO MA PER MOLTI IL RISCHIO DI NON ESSERE RIELETTI E’ EVIDENTE
In modo così chiaro non lo ha detto mai e il momento di annunciare la deroga al limite dei due mandati
ormai è arrivato.
Quindi, alla fine di una delle giornate più lunghe dopo il 4 marzo, alla luce del fallimento relativo alla creazione di un governo politico, la rassicurazione che tanti parlamentari M5s volevano ascoltare è stata comunicata.
“Visto che la legislatura praticamente non è iniziata – ha detto Luigi Di Maio – le liste per le nuove elezioni saranno probabilmente le stesse, la decisione finale spetterà comunque al garante”.
Il messaggio che il capo politico ha mandato ai suoi deputati e senatori durante l’assemblea congiunta ha una finalità molto chiara: evitare le fughe.
Evitare quindi il trasformismo, ovvero che parlamentari stellati presi dalla paura di non essere rieletti possano lasciare il gruppo M5s e appoggiare un nuovo governo, per esempio l’esecutivo neutrale di cui ha parlato il presidente Sergio Mattarella, pur di restare in carica e non tornare a casa.
Invece tornando alle urne a luglio o al massimo in autunno, quindi con un governo neutrale che neanche otterrà la fiducia delle Camere, i parlamentari grillini alle prossime elezioni manterranno gli stessi posti in lista senza dover passare dalle parlamentarie.
Tuttavia gli eletti nei collegi uninominali sanno che si sottoporranno a un margine di rischio
Come è ovvio Di Maio ha specificato che rimarranno esclusi “i massoni e coloro che si sono tenuti parte delle restituzioni”.
Nello stesso tempo l’aspirante premier ha rassicurato se stesso. Anche lui avrà la possibilità di fare un nuovo mandato e anche di essere il candidato presidente del Consiglio.
“Mi auguro di sì”, si è limitato a rispondere a domanda precisa. Ma le mosse tattiche degli ultimi giorni vanno tutte in questa direzione.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 4th, 2018 Riccardo Fucile
DIMISSIONI DAL NOTAIO, IMPUT DA BONAFEDE CHE DICE CHE NON E’ STATO CAPITO BENE, GRILLINI ESPULSI: PER LA SERIE “NON FACCIAMOCI MANCARE NULLA”
Ieri le dimissioni dal notaio di quattro consiglieri del MoVimento 5 Stelle insieme ad altri nove dell’opposizione hanno provocato la caduta del sindaco di Nettuno Angelo Casto, che era da mesi in lite con la sua maggioranza e aveva varato un clamoroso rimpasto di giunta cacciando cinque assessori per la sfiducia comminata a loro dagli altri dieci consiglieri grillini.
E la storia ha un risvolto di discreta comicità : i quattro consiglieri dimissionari — Daniela De Luca, Marco Montani, Giuseppe Nigro e Simonetta Petroni — hanno dichiarato in una nota stampa di aver scelto la strada del notaio su consiglio di Alfonso Bonafede, responsabile enti locali del M5S nel Lazio oltre che onorevole grillino e fedelissimo di Di Maio.
Ma questa ricostruzione è stata contestata dallo stesso Bonafede in un comunicato uscito in serata: “Noto con grande dispiacere che qualcuno ha voluto usare il mio nome per giustificare un comportamento che non condivido e che non potrei mai assecondare. Non sono mai entrato nel merito dei fatti di Nettuno, come del resto non faccio mai con alcun Comune amministrato dal MoVimento”, ha affermato il deputato M5S in merito alla caduta del Comune di Nettuno.
“Occupandomi di enti locali spesso mi trovo a dare vicinanza politica nei momenti di crisi e il dialogo è sempre il mio approccio principe — aggiunge — In particolare, nel caso di Nettuno, dopo aver invitato i quattro consiglieri a fare un incontro, dietro esplicita domanda ho risposto che non direi mai a nessun consigliere cosa deve o non deve fare, perchè non entro in queste dinamiche e perchè non è nelle mie facoltà . Sicuramente ho sostenuto che quando un portavoce non si sente più di rappresentare quel progetto allora è preferibile si dimetta per consentire al primo dei non eletti di prendere il suo posto, invece di aderire ad altri gruppi consiliari. Mi pare sia ben diverso da quanto hanno compiuto i quattro consiglieri”.
Insomma, Bonafede avrebbe detto ai consiglieri di dimettersi senza trovare accordi con l’opposizione per far cadere il sindaco, e questi avrebbero “capito male” quanto comunicato dal responsabile enti locali M5S.
Un risvolto comico di alto livello, amplificato dal comunicato del M5S che mette i quattro fuori dal gruppo e li deferisce ai probiviri, sostenendo che non saranno più ricandidati con i grillini.
E mentre Casto dovrebbe lasciar perdere con la ricandidatura, un retroscena del Messaggero ci spiega che la decisione dei consiglieri arriva in conseguenza dell’azzeramento in giunta deciso prima di Pasqua dall’allora sindaco quando ha cambiato il vice Daniele Mancini e gran parte degli assessori.
«Mancini — racconta l’ormai ex primo cittadino- è persona di fiducia di Roberta Lombardi, che lo indicò anche come assessore regionale in caso di vittoria, e del senatore Emanuele Dessì. Dietro ai quattro c’è lui e quindi Lombardi e Dessì».
E i quattro consiglieri hanno anche parlato di inchieste giudiziarie che coinvolgerebbero il sindaco, anche riguardo una manifestazione in città a cui parteciparono Beppe Grillo e Alessandro Di Battista.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 4th, 2018 Riccardo Fucile
PER LORO LA DEMOCRAZIA E’ GOVERNARE DA SOLI CON APPENA IL 32% DEL 75% DI VOTANTI
“Non esiste tregua per i traditori del popolo, questo deve essere chiaro. Ma non per il Presidente
che è stato fin troppo paziente. Avevano l’opportunità “.
Lo afferma il leader di M5S Luigi Di Maio conversando con i cronisti in Transatlantico su possibili scenari di governo. “Se il governo di tregua nasce – aggiunge poi – è perchè Salvini si è alleato con il Pd”.
“Al voto il prima possibile – auspica – anche il 24 giugno. Abbiamo studiato che si può fare”.
Ma a distanza arriva la posizione Pd favorevole a un governo di tregua per voce di Ettore Rosato. “Noi abbiamo dato disponibilità al dialogo con tutte le forze politiche ma con dei paletti: ‘No’ a Di Maio o Salvini premier. Un governo di tregua proposto dal presidente della Repubblica avrebbe il nostro sostegno. Certamente Paolo Gentiloni ha tutte le carte in regola per essere un rappresentante del Pd come possibile premier. Lavoro che sta facendo bene”.
Il fondatore del Movimento Cinque Stelle torna a parlare di politica.
Per Beppe Grillo in Italia c’è stato “un colpo di Stato alla rovescia” in cui è stata “usata la democrazia” per impedire al M5S di andare al governo.
L’accusa lanciata in un’intervista al sito e mensile francese Putsch. Per Grillo “c’è stato un golpe alla rovescia. Si è utilizzata la democrazia per distruggerla” perchè “a causa dei una legge elettorale ci siamo ritrovati in impasse”.
Secondo Grillo, “la legge elettorale è stata decisa attorno a un tavolo per impedirci di governare. Allora cos’è la democrazia? Non so ma la democrazia dovrebbe permettere a chi raccoglie più voti di governare”, ha aggiunto.
Grillo rispolvera anche il tema del referendum sull’euro. Dice: “Tutti i trattati firmati erano giusti ma sono stati distorti dai regolamenti”, continua. “Se siamo un’unione di paesi, dovremmo condividere. Perchè ci sono due economie … quella del Nord e del Sud. E noi italiani siamo nel sud. Ho quindi proposto un referendum per l’area dell’euro. Voglio che gli italiani si esprimano. Le persone sono d’accordo? Esiste un piano B? Dovremmo lasciare l’Europa o no?”
E dal Movimento arriva una netta chiusura rispetto alle ipotesi di governo istituzionale. Per Danilo Toninelli “questi governi tecnici, di tregua, di transizione, del presidente sono fatti per tirare a campare, preferisco andare a votare”.
Ancora: “Se è un governo tanto per fare e tirare a campare con dentro Renzi e Berlusconi non so cosa direbbero i cittadini fuori. Non permetteremo di continuare a distruggere il Paese”.
(da agenzie)
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Maggio 3rd, 2018 Riccardo Fucile
ANGELO CASTO SFIDUCIATO DALL’OPPOSIZIONE E DA 4 CONSIGLIERI DEL M5S… QUANDO LA LOMBARDI SOSTENEVA CHE “QUESTO METODO NON CI APPARTIENE”
«Il M5S è una forza sana, con dei principi solidi, ma soprattutto è una forza politica coerente e ritiene che la sfiducia verso un presidente debba avvenire, sempre, all’interno di una cornice democratica, dunque nel quadro di un dibattito trasparente nell’aula consiliare», diceva qualche tempo fa Roberta Lombardi, capogruppo del MoVimento 5 Stelle in Regione Lazio. Già a Roma, nel 2015, nonostante la nostra forte richiesta di dimissioni nei confronti dell’ex sindaco Marino, ci rifiutammo di andare a firmare le dimissioni dal notaio insieme agli altri consiglieri del Partito Democratico. Quel tipo di metodo non ci appartiene», precisava la Lombardi.
E infatti oggi il sindaco di Nettuno Angelo Casto ha visto la caduta del suo consiglio comunale grazie alle dimissioni date dal notaio dai consiglieri dell’opposizione e da quattro consiglieri del MoVimento 5 Stelle.
Il documento è stato siglato da Daniela De Luca, Giuseppe Nigro, Simonetta Petroni e Marco Montani per il gruppo consiliare grillino e da Claudio Dell’Uomo, Carlo Eufemi, Maria Antonietta Caponi, Enrica Vaccari, Fabrizio Tomei, Genesio D’Angeli, Rodolfo Turano, Giacomo Menghini e Lorenza Alessandrini per l’opposizione.
Nei mesi scorsi si erano dimessi cinque assessori dopo un atto di sfiducia di dieci consiglieri grillini nei confronti di alcuni di loro.
Angelo Casto aveva tentato di rimettere assieme i cocci ma evidentemente non è riuscito a proporre una sintesi politica digeribile.
“Non abbiamo avuto risposte scritte e pubbliche sui gravi fatti non di natura interna, che abbiamo più volte contestato, non si tratta di pretestuose polemiche ma di gravi accadimenti amministrativi che vedono il coinvolgimento degli organi di polizia giudiziaria con altrettanti filoni di indagine”, hanno detto i quattro consiglieri in una dichiarazione rilasciata a Il Clandestino Giornale.
“Consapevoli delle regole e dei valori del M5S, che abbiamo più volte ribadito per iscritto, non ci resta che seguire il consiglio dell’onorevole Bonafede, responsabile degli enti locali M5S Lazio, ovvero rassegnare le nostre irrevocabili dimissioni da consiglieri comunali, nella assoluta certezza che abbiamo sempre operato nell’interesse esclusivo dei cittadini, così come questo ultimo nostro atto di responsabilità politica”, hanno concluso.
Il fatto che i consiglieri abbiano citato Bonafede fa pensare a una conoscenza della decisione da parte dei vertici grillini.
(da “NextQuotidiano”)
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