Aprile 9th, 2020 Riccardo Fucile
OGGI DI MAIO SI INDIGNA PER IL TITOLO ANALOGO DEL QUOTIDIANO DIE WELT, MA ALLORA NON EBBE NULLA DA DIRE
L’indignazione per l’articolo del giornale tedesco Die Welt, che ha invitato l’Europa a non dare finanziamenti all’Italia perchè altrimenti sarebbero finiti nelle mani della mafia, sembrava essere scritto direttamente su ispirazione di un discorso di Beppe Grillo a Strasburgo risalente al 2014.
In quella circostanza, però, non c’era nessun ministro degli Esteri Luigi Di Maio che si era indignato, tanto da chiedere allo stato di riferimento di dissociarsi da quelle parole.
«Sono venuto due o tre volte qui in parlamento — aveva detto Beppe Grillo -. E sono venuto per dire di non dare più finanziamenti all’Italia perchè scompaiono in tre regioni: Calabria, Sicilia e… Quindi a mafia, ‘ndrangheta e camorra».
L’occasione per pronunciare quelle frasi era stata data a Beppe Grillo da quello che sarebbe diventato il campione della Brexit Nigel Farage, che con il suo UKIP era a capo del gruppo europeo Efdd di cui, fino al 2017, ha fatto parte anche il Movimento 5 Stelle.
Insomma, le parole del guru del Movimento 5 Stelle non suonano poi così diverse rispetto a quelle del quotidiano tedesco Die Welt che ha titolato «In Italia la mafia sta solo aspettando una nuova pioggia di soldi da Bruxelles».
Solo che, a sei anni di distanza, il Movimento 5 Stelle — in virtù di una trasformazione in senso molto patriottica, soprattutto dopo l’esperienza al governo con Matteo Salvini — ha reagito diversamente
(da agenzie)
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Gennaio 16th, 2020 Riccardo Fucile
PER IL 29% DEGLI ELETTORI GRILLINI SE NE DEVE ANDARE, PER IL 22% DEVE ESSERE AFFIANCATO DA UN ALTRO, PER IL 15% DEVE LASCIARE UNA DELLE DUE CARICHE, SOLO PER IL 12% STA FACENDO BENE ENTRAMBE LE COSE… LA TRE DONNE PREFERITE SONO RAGGI, APPENDINO E LOMBARDI
In attesa degli Stati generali del M5s che dovrebbero riformare l’organizzazione del Movimento, tra i pentastellati è sempre più infuocato il dibattito interno sul ruolo del capo politico
È la leadership di Luigi Di Maio a tormentare il M5s in queste settimane di durissime polemiche interne. Il sondaggio Emg-Acqua di Fabrizio Masia per Agorà ha chiesto agli elettori, e in particolare a quelli grillini, cosa dovrebbe fare il capo politico del Movimento per uscire indenne dalla bufera pentastellata.
Per un terzo degli elettori grillini, Di Maio può anche tenere l’incarico di ministro degli Esteri, ma dovrebbe cedere quello di guida del Movimento per aprire una gestione collegiale.
Lo salvano invece ma chiedono di allargare il comando a un’altra persona il 22%.
Solo il 12% degli elettori grillini pensa che Di Maio stia facendo bene con i due incarichi.
Una delle ipotesi emerse nei giorni scorsi è stata quella di affidare la co-gestione del Movimento a una figura femminile.
Per gli elettori grillini si prefigura un ballottaggio tra la sindaca di Roma, Virginia Raggi, invocata dal 25%, e quella di Torino, Chiara Appendino, preferita dal 20%. Il 16% vorrebbe invece la consigliera regionale del Lazio Roberta Lombardi, mentre il 10% pensa a Paola Taverna.
(da Open)
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Gennaio 12th, 2020 Riccardo Fucile
“ORMAI SIAMO UNA STRUTTURA VERTICISTICA, IL CAPO POLITICO NON DEVE ESSERE UN UOMO SOLO AL COMANDO”
Giulia Grillo, ex ministra della sanità del Conte One che non prese benissimo la decisione di non riconfermarla da parte di Luigi Di Maio, oggi rilascia un’intervista al Mattino in cui va all’attacco del Capo Politico del MoVimento 5 Stelle: «O si cambia impostazione oppure lascerò il M5s perchè serve una svolta. Ci ho già pensato in passato a lasciare, ma ora siamo al redde rationem: o si cambia o non ha più senso restare». Cosa imputa la Grillo a Giggetto?
«Ormai siamo una struttura verticistica senza pesi e contrappesi. All’inizio il capo politico doveva essere una figura marginale e invece si è data un’interpretazione del ruolo come se dovesse essere l’uomo solo al comando».
Di Maio dovrebbe farsi da parte?
«Glielo dico sinceramente: non voglio proprio passare come tanti altri per quella che fa la guerra personale a Luigi. Con lui ho avuto anche scontri, ma l’affetto e l’amicizia nei suoi confronti restano. Il problema è cosa vogliamo che sia il Movimento e quindi va riformato lo statuto adeguandolo allo spirito originario di ciò che eravamo: nasciamo come un insieme di persone che lavorano su alcuni progetti»
Qualcuno ora dirà che lei è contrariata perchè non è più ministro. Non teme critiche?
«Ma no, se pongo ora queste questioni è perchè avrei trovato ridicolo occuparmene mentre ero ministro quando avrei dovuto pensare a ben altre cose. Semplicemente abbiamo rodato un sistema, che tra l’altro io ho votato, ma abbiamo visto che non funziona più. Quindi è giusto cambiare».
Ci saranno gli Stati Generali del Movimento. Se ne parlerà ?
«Può essere una grande occasione se non sarà una kermesse inutile. Prendiamoci il tempo necessario, facciamoci affiancare anche da esperti, ma creiamo un nuovo statuto più partecipato. Così non fosse dovrò trarre le mie conclusioni, posso anche lasciare».
(da agenzie)
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Dicembre 23rd, 2019 Riccardo Fucile
UNA DISTANZA ORMAI INCOLMABILE DIVIDE I DUE.. E ANCHE BUGANI MOLLA CASALEGGIO E DI MAIO
Davide Casaleggio ha deciso: non sarà più Rousseau a pagare le spese legali di Beppe Grillo.
Tommaso Labate sul Corriere della Sera racconta la decisione presa dal figlio del fondatore del MoVimento 5 Stelle per preservare i conti della sua associazione, sempre più a rischio visto che i parlamentari non pagano in gran parte i 300 euro mensile dovuti:
«Davide, ci sarebbe poi quest’altra parcella…». «Avvocato, l’Associazione Rousseau non sarà più disposta a pagare per le cause di Beppe. Se dovesse continuare a farsi querelare per diffamazione o altro, che paghi di tasca sua. Perchè noi non possiamo nè vogliamo più continuare a pagare per lui».
L’«avvocato» di questa storia si chiama Andrea Ciannavei e da anni è uno dei legali che, in giro per l’Italia, difende sia il Movimento 5 Stelle sia Beppe Grillo.
Il «Davide», facile, è Davide Casaleggio, presidente della Casaleggio associati oltre che dell’Associazione Rousseau. E «Beppe», ovviamente, è Grillo.
I tre si sono ritrovati nel chiuso di una stanza all’Hotel Forum di Roma esattamente una settimana fa. E sono i protagonisti del giro di contatti incrociati su cui, negli ultimi mesi, s’è misurata la distanza ormai incolmabile che separa Casaleggio e Grillo.
I due, di fatto, non si parlano più. E la decisione di Casaleggio di togliere a Grillo quella specie di «scudo legale» di cui usufruiva in qualità di garante del M5S – di fatto, l’Associazione Rousseau si faceva carico di sostenere le spese legali del comico genovese– è un po’ causa e un po’ effetto di un divorzio ormai consumato ma tenuto al riparo tanto dalle comunicazioni ufficiali quanto da quelle ufficiose.
I conti di Labate ci fanno sapere che tra le uscite ci sono ottantaseimila allo studio Lanzalone, quaranta allo studio Campoli Bellocchio per «consulenze», ventiquattro per «transazioni e cause locali», più sessantaquattromila con la dicitura «multa del Garante della privacy a Rousseau e a Beppe».
Tolti i cinquantamila euro della multa del Garante e «dodicimila euro per le spese legali di un consigliere regionale abruzzese», quasi tutto il resto è finito in cause di Grillo.
In alcuni casi, come i sessantacinquemila euro di parcelle dell’avvocato Ciannavei, il pagamento è stato posticipato a quest’anno, e quindi al 2019.
Intanto Massimo Bugani ha intenzione di lasciare l’associazione. Ufficialmente per il conflitto d’interessi generato dal suo incarico a Roma. In realtà per essere stato scavalcato da Di Maio — che adesso lo odia, come Nogarin — nella partita dei facilitatori.
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 22nd, 2019 Riccardo Fucile
120.000 EURO L’ANNO AL BLOG DI GRILLO PER SPOT PUBBLICITARI E 600.000 EURO ALLA CASALEGGIO PER COONSILENZE DAL TITOLARE DI UNA COMPAGNIA CHE HA UNA CONVENZIONE CON LO STATO ITALIANO DI 72 MILIONI DI EURO
Si tratta di un evidente caso di serendipity: indagando sui finanziamenti della Moby SPA di Vincenzo Onorato alla Fondazione Open di Matteo Renzi sono spuntati i soldi dell’armatore di Tirrenia a Beppe Grillo e alla Casaleggio Associati.
E ora, scrive Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera, i bonifici sono stati segnalati come operazioni sospette dall’UIF, l’unità antiriciclaggio di Bankitalia e sono in corso accertamenti per verificare gli accordi economici presi tra il 2018 e il 2019 e per capire quali vantaggi abbiano portato al titolare di una convenzione con lo Stato da 72 milioni di euro e del monopolio di alcune rotte marittime.
Il colpo di scena arriva dopo che l’Unione Europea ha avviato un’istruttoria per verificare che la convenzione e il monopolio non siano aiuto di stato: per questo Onorato potrebbe aver sovvenzionato fondazioni e società allo scopo di ottenere appoggi per le attività delle sue azione in Italia e che si sia adoperato per ottenere la modifica delle norme sull’imbarco dei marittimi sulle navi italiane.
Spiega oggi il Corriere:
Il «contratto di partnership» segnalato dall’Uif è quello siglato per due anni – 2018/2019 –con l’azienda che gestisce il blog di Grillo e prevede un esborso annuo di 120mila euro.
In cambio la società garantisce sia l’inserimento di messaggi pubblicitari, sia «“contenuti redazionali” con interviste a testimonial della Moby da pubblicare anche su Facebook, Twitter e Instagram».
Il patto prevede «la pubblicazione di uno “spot” al mese» e ciò ha alimentato il sospetto che la cifra pattuita fosse in realtà un finanziamento politico mascherato.
Per questo sono scattate le verifiche che prevedono controlli sui prezzi offerti ad altre aziende proprio per accertare la congruità della somma, ma anche accertamenti per stabilire se i soldi siano in realtà la contropartita versata dall’armatore per ottenere interventi di tipo normativo.
Grillo e Onorato sono amici da tempo. Nel settembre 2018, quando il Movimento 5 Stelle in Sardegna si schierò contro la convenzione siglata con la Moby, fu proprio il fondatore a difenderla attaccando le altre compagnie e rilanciando su Twitter gli articoli del suo blog, proprio come previsto dal contratto
Un post del blog di Grillo su Moby e Tirrenia in cui parla Onorato è stato rimosso dal blog di Grillo. È ancora disponibile però la copia cache del post.
E il post venne sfottuto a più riprese dai concorrenti di Onorato perchè i commenti erano tutti critici nei confronti di quest’ultimo.
Onorato ha anche pagato per consulenze la Casaleggio Associati. L’accordo con la piattaforma specializzata nelle strategie digitali di Davide Casaleggio – il figlio del fondatore del Movimento 5 Stelle Gianroberto – è stato sottoscritto il 7 giugno 2018:
Prevede la «stesura di un piano strategico e la gestione di iniziative volte a sensibilizzare l’opinione pubblica e gli stakeholder del settore marittimo sulla limitazione dei benefici fiscali del Registro Internazionale alle sole navi che imbarcano equipaggi italiani o comunitari». Il mandato è duplice: «Sensibilizzare le istituzioni e raggiungere una community di un milione di persone».
In questo caso la cifra pattuita è di 600mila euro ma con ulteriori clausole legate al raggiungimento del risultato.
È stato infatti deciso il versamento di 250 mila euro ad obiettivo entro 12 mesi e 150mila euro ad obiettivo tra i 12 e i 24 mesi.
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 17th, 2019 Riccardo Fucile
GRILLO TORNA PER SOSTENERE CONTE, PLACARE I DISSIDENTI, RILANCIARE L’ALLEANZA CON IL PD E APPOGGIARE DI MAIO
I diarchi al centro della scena romana. 
Beppe Grillo, tornato a Roma dopo meno di un mese dall’ultima apparizione, e Davide Casaleggio entrano nel Tempio di Adriano per dare una prova di forza e investire ulteriormente Giuseppe Conte come uomo simbolo di questa stagione politica. Nell’edificio di piazza di Pietra viene presentato il Piano per l’innovazione, sono presenti tutti i ministri grillini, tranne Luigi Di Maio impegnato in Libia.
Sul palco parla anche il presidente del Consiglio che, nell’andar via, si avvicina al Garante M5s, seduto in quinta fila, gli stringe la mano e si abbassa per sussurrargli qualcosa, a favore dei fotografi.
È la scena chiave della giornata, preparata e attesa. È il giorno in cui il premier viene blindato dai due che nell’universo pentastellato hanno un peso maggiore.
Blindare il presidente del Consiglio significa provare blindare la maggioranza giallorossa nel momento di massima tensione. In fondo il Garante M5s è stato il primo a lanciare l’alleanza con il Pd e ne è ancora un grande sostenitore.
“Oggi sono un anti-emorragico”, dice Grillo, arrivato a Roma per parlare con i deputati e i senatori. Lui direttamente senza intermediazione alcuna.
I senatori in particolare sono in subbuglio dopo le tre fuoriuscite verso la Lega che si intrecciano alle voci sempre più insistenti di nuovi abbandoni, anche alla luce della ‘campagna acquisti’ messa in atto dal partito di Matteo Salvini. Campagna acquisti che potrebbe portare a indebolire i numeri a sostegno del governo.
I più maliziosi fanno notare anche un altro particolare. Grillo e Casaleggio, insieme a Roma, sono venuti a “riprendersi Conte” e ad allontanarlo dal Pd, a cui vanno, secondo vari ministri, le preferenze del premier.
Quest’ultimo, poco più tardi, ospite a ‘Di martedì’, dirà che “c’è molta sintonia con Grillo” e di averlo visto consapevole del fatto che questa è “un’occasione storica per rendere l’Italia più verde e più digitale, per migliorare questo Paese”.
Ma metterà sul tavolo anche un fatto politico assolutamente nuovo, almeno a parole. Come va definito questo governo? “Diciamo che destra e sinistra sono un poco superati. Chiamatelo come volete”, poi chiede: “È un problema di classificazioni? Centrosinistra”.
È un’affermazione assolutamente inedita, poichè rompe un tabù. Di Maio ha sempre detto “nè di destra nè sinistra”, ma ora la musica sembra cambiata, con il benestare di Grillo, stando almeno alle dichiarazioni ufficiali.
Ecco ancora il Garante: “Basta pensare a com’era il Pd. Non ho problema a stringere le mani a uno del Pd su cose alte”. Anche “il Movimento è cambiato. Non è più quello delle origini”.
Il fondatore M5s fa dunque da parafulmine, dà il suo endorsement alle Sardine e raccoglie lo sfogo di un gruppo di eletti diviso in più fazioni e con Di Maio spesso nel mirino.
Alcuni senatori, per esempio, fanno notare che manca l’ascolto da parte di chi adesso ricopre un ruolo nel governo. Il Garante, costretto al ritorno in campo, si veste da leader e lascia ai senatori il proprio numero di telefono. Gesto non da poco che lo rimette al centro del Movimento, come il vero responsabile.
Quindi carica i pentastellati: “Se molliamo, in questo palazzo tornano quelli che hanno distrutto il Paese”, avverte nelle stesse ore in cui Conte declama la sua sintonia su un concetto: il governo con il Pd è una chance unica per migliorare l’Italia.
Anzi, Grillo va oltre, quasi sposando la visione “ortodossa” (copyright di Luigi Gallo) delle Sardine, quelle di un movimento con cui il M5S potrebbe contaminarsi: “Sono da tenere d’occhio, sono tennisti in un mondo di rugbisti. Non sono come il M5S delle origini, non vogliono riformare la società ma igienizzarla, e non è sbagliato”, spiega Grillo.
Un tassello in più che porta al delinearsi, almeno per Grillo, di un asse a sinistra per contrastare lo strabordare della destra quando molti grillini sono tentati dalle sirene leghiste.
Come Gianluigi Paragone, che in tanti tra i parlamentari vorrebbero già dimesso dopo il suo “no” alla fiducia sulla manovra. Assente all’incontro con Grillo, sarà deferito ai probiviri, quindi non è fuori.
Di Maio non se lo può permettere perchè al Senato il rebus numeri è intricato. Quanto all’intenzione di scoraggiare nuove fuoriuscite non è escluso che Grillo e Casaleggio, con la consulenza dell’avvocato pentastellato, abbiano discusso anche delle famose multe da imputare a chi lascia il gruppo parlamentare. Unica arma, seppur scarica, che i vertici sperano di avere.
Il tour di Grillo e Casaleggio non è ancora finito. Dopo aver visto i senatori si sposta alla Camera. Qui nel frattempo è arriato anche Di Maio: “Nessuno è in grado di fare tutto quello che fa Luigi, bisogna sostenerlo. Tempo al tempo e si sistemerà tutto…”. Il Garante chiede anche molta pazienza. Finchè dura.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 17th, 2019 Riccardo Fucile
IL GARANTE PARTECIPERA’ ALLA ASSEMBLEA DEI PARLAMENTARI
Aveva detto che sarebbe stato più presente e che avrebbe dato una mano a Luigi Di Maio.
Dopo il blitz nella Capitale dello scorso 23 novembre, con tanto di video affianco al capo politico, Beppe Grillo è arrivato a Roma. Probabile, ma ancora non confermata la sua presenza alla presentazione del Piano Innovazione al Tempio di Adriano dove ci sarà anche il premier Giuseppe Conte.
Il garante M5s parteciperà invece alla riunione del gruppo a Palazzo Madama. È qui che tira una brutta aria dopo il passaggio di Ugo Grassi, Stefano Lucidi e Francesco Urraro alla Lega, in seguito al voto sul Meccanismo europeo di stabilità , e dopo che alcuni parlamentari, fra cui Primo Di Nicola e Gianluigi Paragone non hanno votato la legge di bilancio.
Contro il secondo, diversi senatori chiedono di prendere provvedimenti, di deferirlo ai probiviri se non addirittura espellerlo.
I senatori sono allertati per incontrare Grillo nel tardo pomeriggio, intorno alle 19. Anche Luigi Di Maio, di rientro dalla Libia, dovrebbe fare in tempo per essere presente. Da molto tempo garante e capo politico non partecipano insieme a un’assemblea, anzi lo stesso Di Maio si è lungamente sottratto.
Ma ora M5S vive una fase di allarme e anche di novità alla ricerca di un futuro migliore con la creazione del “team” attorno al capo politico. In questo clima però nel quartier generale del capo politico c’è anche il timore che l’arrivo di Grillo possa essere destabilizzante.
Sono ore febbrili. Sullo sfondo ci sono le voci di nuove uscite, una decina di eletti sarebbero pronti a formare una componente autonoma in seno al gruppo Misto.
In questo contesto crescono i sospetti di un’opera da parte della Lega per portare con sè quanti più senatori possibili, quindi la presenza del Garante avrebbe come obiettivo quello di calmare le acque.
Subito dopo, alle 20, si terrà l’assemblea dei deputati e anche qui è prevista la presenza di Grillo per serrare le fila dal momento che ci sono voluti mesi per eleggere il nuovo capogruppo alla Camera tra malumori e contestazioni.
Ieri a Palazzo Madama è stato intercettato anche Davide Casaleggio per una serie di incontri sulla piattaforma Rousseau, non è escluso che si trattenga anche oggi e che veda Grillo nell’albergo dove entrambi sono soliti alloggiare. In ballo c’è anche il “team del futuro”, presentato domenica al Tempio di Adriano. Sarà necessario adesso capire come farlo lavorare.
(da “Huffingtonpost”)
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Novembre 25th, 2019 Riccardo Fucile
SI SONO SENTITI PER TELEFONO TRAMITE UNA COMUNE AMICA, MA VIGE IL NO COMMENT
Beppe Grillo e Nicola Zingaretti si sono parlati. Il leader PD sapeva che il fondatore del M5S
sarebbe venuto a Roma. A fare da tramite è stata un’amica comune: alla fine si sono sentiti al telefono per rilanciare l’accordo di governo, come racconta oggi Goffredo De’ Marchis su Repubblica:
Contatto avvenuto. Beppe Grillo e Nicola Zingaretti si sono parlati. Tutto è avvolto nel mistero. Le smentite saranno d’obbligo. Il primo non vuole urtare la suscettibilità di Luigi Di Maio, tanto più in un momento di difficoltà del Movimento. Il secondo, vecchia scuola, sta attento a non infilarsi nel «travaglio» di una forza politica alleata, quella su cui si regge la fragile maggioranza di governo: non è fair, punto. Sono le regole della politica. Almeno alla luce del sole.
«Si sono sentiti? Lasciamo stare, non facciamo confusione. Meglio non dire. Si rischia di complicare la situazione», ammette un alto dirigente del Partito democratico molto vicino al segretario.
Non nega il colloquio, di cui sanno un pugno di persone. Forse lui stesso ha avuto uno scambio con il fondatore del Movimento nei giorni scorsi. «Lasciamo che le cose facciano il loro corso», risponde sibillino.
Anche qualche grillino più fedele al comico ha capito che ora con il Pd c’è un canale diretto. «Zingaretti gli sta simpatico. Perchè è uno che non fa giochi di Palazzo», dice la fonte M5S
Grillo ha trascorso gli ultimi due giorni a Roma. Lo staff di Zingaretti esclude un colloquio a quattr’occhi. «Nicola è stato sempre con la famiglia». Ma il leader dem sapeva da un po’ che il comico genovese sarebbe venuto nella Capitale durante il week end, notizia conosciuta da pochissime persone.
Se c’era un momento giusto per parlarsi, per sciogliere il nodo di un governo nel quale il Movimento 5 stelle appare a disagio, di un patto politico col Pd osteggiato apertamente dal capo politico grillino, insomma di una presa di posizione dell’Elevato, non poteva essercene uno migliore. E il segnale, l’altro ieri, è arrivato. Il tanto auspicato intervento di pace da parte di Grillo è stato chiaro. Proprio nella direzione voluta dai dem.
Parlare direttamente con il comico è una specie di impresa. Non ha una segreteria, non ha un collaboratore politico, non ha un parlamentare che possa fare da tramite. Per mettersi in contatto con lui, lo sa bene Pier Luigi Bersani, occorre fare dei giri strani. Quello che conta è l’amicizia.
Nel 2013 l’ex segretario del Pd si rivolse al dentista-amico del comico, il dottor Flavio Gaggero. Sperava di ottenere un colloquio con Grillo per sbloccare il “governo del cambiamento”, l’asse Pd-5S su cui aveva puntato le sue carte. Fu un fiasco. Stavolta no.
Il contatto c’è stato, pare tramite un’amica di vecchia data di Grillo, romana.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 24th, 2019 Riccardo Fucile
IL M5S DI UNA VOLTA NON C’E’ PIU’ , IL CERCHIO SI E’ CHIUSO
Quello che era accaduto nello storico incontro di marina di Bibbona, quando l’Elevato aveva
costretto i suoi ragazzi a costituire il governo giallorosso, si è ripetuto.
Ed è davvero incredibile il ribaltamento di ruoli che si è celebrato in questo incontro: il garante Extraparlamentare del Movimento, storicamente predisposto all’invettiva, si ritrova nei panni del vecchio saggio che indica la via del compromesso.
Il Di Maio abituato a dividersi tra la manovra di palazzo e la guerriglia web, è stato piegato e alla Real Politik novecentesca.
Il meccanismo su cui si regge il patto di ieri è intuibile a tutti, e si regge su questa equazione: io Grillo ti rimetto in sella, metto in riga i ribelli, metto fine alla sedizione contro di te, e tu resti l’unico capo.
Ma tu, di Maio, resti capo in nome di questa nuova linea. In quello che un tempo si sarebbe definito “commissariamento” si nasconde in realtà l’ultima crisi di crescita del Movimento Cinque Stelle.
Abbiamo scritto infinite volte in questo sito che per il movimento non c’era più scelta: il voto sulla piattaforma Rousseau come tentativo di ritorno alle origini vagheggiato dal ministro degli Esteri al grido di “corriamo da soli”, che gli faceva sognare un’ultima campagna elettorale all’insegna del nè-nè, era velleitario.
In questo Grillo ha ragione quando dice del suo movimento: “Siamo cambiati, non siamo più quelli di una volta”. E non c’era nemmeno dubbio che anche dal punto di vista dell’iperrealismo, le regionali dell’Emilia-Romagna, se il movimento avesse corso da solo, avrebbero prodotto tre possibili esiti suicidi su tre.
Uno: vinceva la destra, e il governo andava a casa. Due: vinceva Bonaccini senza M5s, e il Movimento andava comunque a casa. Tre: perdeva Bonaccini per colpa dei Cinque Stelle determinanti nel fargli mancare la maggioranza, e il governo — in quel caso — andava immediatamente a casa.
Ma poi c’è un altro tema di cui su TPI parliamo da tempo: giusto o sbagliato, il M5s si trova oggi in mezzo a un guado, e indietro non può tornare.
Il partito del Vaffa, che sostenne l’ascesa folgorante della leadership di Di Maio non esiste più, perchè lo stesso di Maio con le sue scelte di governo lo ha smontato pezzo dopo pezzo. Sì alla Tap (per fortuna), sì alla Tav (anche se con il mal di pancia), sì all’alleanza, per ben due volte: la prima con la Lega e la seconda con il PD.
Il ritorno all’innocenza, il recupero delle origini, non era più possibile perchè queste scelte ti hanno cambiato irrevocabilmente.
Aveva ragione Goffredo Bettini, grande consigliere di Nicola Zingaretti, quando mesi fa aveva spiegato che — volenti o nolenti — con la nascita del governo giallorosso, i grillini si erano collocati definitivamente nel campo del centrosinistra.
Anche se forse in quel momento non erano del tutto consapevoli dell’irreversibilità di questa scelta, stava accadendo con quel governo. Ecco perchè, questo incontro tra Grillo e Di Maio non ha bisogno di retroscena: è già tutto sulla scena.
Non è un dialogo fra due leader che hanno due linee diverse, non è un redde rationem fra un discepolo ribelle e un maestro, è un cerchio che si chiude.
È il Movimento 5 Stelle che fa i conti definitivamente tra la nostalgia di quello che era, e l’ineluttabilità di quello che è diventato oggi.
Luca Telese
(da TPI)
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