Destra di Popolo.net

NASCE INFOMIGRANTS, IL PORTALE EUROPEO PER I MIGRANTI

Marzo 31st, 2017 Riccardo Fucile

CREATO DALL’ANSA, IN COLLABORAZIONE A FRANCE MEDIA MONDE E DEUTSCHE WELLE

È nato infomigrants.net, il portale europeo in inglese, arabo e francese che mira ad informare in maniera completa, equilibrata ed innovativa i migranti e i rifugiati, sia coloro che pensano di partire, nei paesi di origine e di transito, sia quelli già  giunti in Europa.
L’Ansa, attraverso il suo servizio multilingue per il Mediterraneo ANSAmed, è partner di France Media Monde e Deutsche Welle in questo progetto sostenuto dalla Commissione Europea a fronte del fenomeno migratorio, il più rilevante degli ultimi anni per l’area euromediterranea.
Ogni giorno, dal lunedì al venerdì, il sito offre storie, notizie, inchieste, gallerie fotografiche, servizi in video ma anche e soprattutto schede di servizio destinati ai migranti: quindi indicazioni sulla legalità , su permessi di soggiorno, assistenza scolastica, accesso alla sanità  e ogni aspetto che sia di rilevanza informativa per chi intraprende o pensa di intraprendere, per motivi diversi, il percorso dell’immigrazione verso l’Europa.
Illustrando problemi e pericoli, ma anche raccontando nelle tre lingue vicende di integrazione e successo imprenditoriale.
L’Ansa, in coordinamento con i partner francesi e tedeschi, partecipa al portale grazie alla sua capillare rete di corrispondenti e collaboratori diffusa su tutta l’area del Mediterraneo e dei Balcani, fornendo un contributo vitale e di prima mano dal principale fronte delle migrazioni, quello del sud Europa e del Nord Africa, con il punto di vista dell’Italia, paese che più di ogni altro in Europa sta gestendo la crisi migratoria.
Al di là  dell’importanza del progetto Infomigrants sul fronte dell’informazione, esso rappresenta anche un esempio di cooperazione tra grandi media europei.

(da agenzie)

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LO STUDIO DELLA BOCCONI: “NON SONO GLI STRANIERI A DELINQUERE MA I POVERI E I DISOCCUPATI”

Marzo 27th, 2017 Riccardo Fucile

REGOLARIZZARE I MIGRANTI DIMEZZA IL LORO TASSO DI CRIMINALITA’

Può sembrare un fatto pacifico a dirsi, ma sino ad ora nessuno lo aveva mai dimostrato dati alla mano.
Una lacuna che ha colmato poche settimane fa Paolo Pinotti, del dipartimento di Analisi delle Politiche e Management Pubblico dell’università  Bocconi, nel suo studio “Clicking on Heaven’s Door: The Effect of Immigrant Legalization on Crime”.
Lo studio parte da un dato base: quello degli stranieri che nel dicembre 2007 hanno aderito al click day, la specie di lotteria che legalizza una quota di ingressi in Italia e che parte dal presupposto, quasi sempre falso, che lo straniero si trovi all’estero e non si trovi, come quasi sempre accade, già  in Italia, in regime di clandestinità .
In occasione del clickday 2007 ottennero la legalizzazione 170.000 persone su un totale stimato di 610.000 immigrati senza documenti presenti all’epoca in Italia
Rispetto a questo dato Pinotti ha analizzato il tasso di criminalità  registrato sia tra gli stranieri che hanno vista accolta la loro richiesta,   sia tra quelli che sono rimasti fuori dalla mini-sanatoria: “Il risultato- spiega Pinotti- è stato che il tasso di criminalità  tra gli immigrati legalizzati si è dimezzato nel corso dell’anno successivo, mentre il tasso di criminalità  di quelli che erano rimasti fuori dalle regolarizzazioni del click day è rimasto invariato”.   Non solo: “A parità  di posizione lavorativa stabile— continua il professore — il tasso di delinquenza tra gli stranieri tende a essere pari a quello di delinquenza tra gli italiani”.
Un’evidenza statistica da cui è stato   possibile trarre due conclusioni: “La prima è che se a parità  di impiego e di reddito il tasso di delinquenza tra italiani e stranieri non cambia, vuol dire che non esiste nessuna differenza in termini di indole, cultura e volontà  aprioristica di delinquere: chi è regolare e ha un lavoro vive onestamente, chi non ce l’ha no.   La ragione sta nel semplice fatto che, in genere, chi ha una posizione regolare e un reddito ha anche una famiglia e dunque tutto l’interesse a vivere all’interno delle regole e della società ”.
La seconda conclusione cui è arrivato lo studio della Bocconi è che legalizzare serve: “Se la legalizzazione abbassa gli incentivi a delinquere, la clandestinità  al contrario li aumenta: chi si ritrova in una condizione in cui, per il solo fatto di aver messo piede in Italia, vive al di fuori della legge, sarà  più propenso a commettere reati, perchè la linea psicologica del reato è già  stata varcata e superata”.
Due conclusioni che di fatto definiscono come obsoleta la politica migratoria in Italia e tracciano l’urgenza di ripensare il sistema: “A seconda delle opinioni politiche di ciascuno di noi — chiude il professore — si potrebbero preferire quote più elevate o addirittura la fine del loro regime, con un mercato del lavoro aperto a tutti oppure, all’opposto, una politica di immigrazione più severa e rigorosa che faccia sì che davvero non esistano stranieri senza che sia già  previsto per loro un lavoro. Qualunque sia la politica che si scelga l’importante, a questo punto, è superare il sistema intermedio che c’è ora, che costringe due terzi degli stranieri già  presenti in Italia a vivere in un limbo che nella stragrande maggioranza dei casi non può che condurre alla delinquenza”.

(da “La Repubblica“)

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IMMIGRATI, CONTRIBUENTI SONO 2,3 MILIONI E VERSANO 7,2 MILIARDI NELLE CASSE DELLO STATO

Marzo 27th, 2017 Riccardo Fucile

LO STUDIO DELLA FONDAZIONE LEONE: IN SEI ANNI IRPEF AUMENTATO DEL 13,4%, IL GETTITO DEGLI ITALIANI E’ DIMINUITO DELL’ 1,6%

In Lombardia superano ormai il mezzo milione. In Veneto ed Emilia-Romagna sorpassano i 250mila. Nel Lazio sono più di 230mila.
Non si ferma la corsa dei contribuenti nati all’estero.
Si ingrossa infatti l’esercito di immigrati che versa le tasse nel nostro Paese: sono 2,3 milioni, pari al 7,5% del totale, e pagano 7,2 miliardi di euro di Irpef, con un aumento del 6,4% in un anno. Non solo.
Dal 2010 al 2016 l’Irpef degli stranieri è aumentato del 13,4%, mentre il gettito degli italiani è diminuito dell’1,6%.
I ‘campioni’ restano romeni, albanesi e marocchini, che rappresentano le nazionalità  più numerose, ma sono i contribuenti filippini, moldavi e indiani a segnare il record di crescita nell’ultimo anno.
I guadagni degli immigrati.
A fotografare l’impatto fiscale dell’immigrazione in Italia è l’ultimo studio della Fondazione Leone Moressa . Dalle dichiarazioni dei redditi 2016, emerge il contributo dei “nuovi italiani” alle casse dello Stato.
La prima differenza tra contribuenti italiani e stranieri emerge nelle classi di reddito. Tra i nati all’estero, oltre il 50% ha un reddito annuo inferiore a 10mila euro.
Tra i nati in Italia questa componente si attesta invece sotto il 30%. Al contrario, meno del 2% dei nati all’estero dichiara redditi superiori a 50mila euro, mentre tra i nati in Italia questa componente supera il 5%.
Le tasse dei lavoratori stranieri.
In Italia, nell’ultimo anno, i contribuenti nati all’estero che hanno versato l’imposta netta sono 2,3 milioni, pari al 7,5% del totale.
L’Irpef complessivamente versata raggiunge i 7,2 miliardi di euro, pari al 4,6% del totale, con un aumento del 6,4% rispetto all’anno precedente.
Nell’ultimo anno si comincerebbe dunque ad avvertire la ripresa economica, sia per gli italiani (+2,6% nel gettito Irpef) ma soprattutto per gli stranieri (+6,4%). Complessivamente, dal 2010 al 2016 l’Irpef dei migranti è aumentata del 13,4%, mentre il gettito degli italiani è diminuito (-1,6%).
Record in Lombardia.
A livello nazionale, la regione con il maggior numero di contribuenti nati all’estero è la Lombardia (503mila), seguita da Veneto (262mila) ed Emilia Romagna (259mila). Includendo anche il Lazio, nelle prime 4 regioni si concentra oltre la metà  dei 2,3 milioni di contribuenti stranieri presenti in Italia.
La media pro-capite di imposta versata dai migranti è di 3.127 euro a contribuente a livello nazionale, con picco massimo in Lombardia (3.815) e minimo in Calabria (1.804). A Prato, nota per la forte presenza cinese, i contribuenti Irpef nati all’estero rappresentano il 17,4% del totale.
Milano è la provincia dove l’Irpef media pro-capite è più alta (4.940 euro), «segno di una presenza straniera qualificata e integrata nel tessuto produttivo».
La “corsa” dei filippini.
I nati in Romania rappresentano il 18,1% dei contribuenti nati all’estero. Seguono Albania (7,3%) e Marocco (5,2%). Le singole collettività  presentano poi dati molto diversificati: nell’ultimo anno gli aumenti più intensi nel volume Irpef si registrano tra filippini (+21,4%), moldavi (+15,9%) e indiani (+14,9%). Le Filippine presentano anche il più forte aumento nella media pro-capite (+9,9%).

(da “La Repubblica”)

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STUDENTESSA MODELLO PREMIATA A MONTECITORIO, MA NON PUO’ ENTRARE PERCHE’ IMMIGRATA

Marzo 19th, 2017 Riccardo Fucile

IHLAM HA 22 ANNI, VIVE DA 20 ANNI IN ITALIA, PREMIATA COME UNA DELLE NOSTRE MIGLIORI NEOLAUREATE CON 110 E LODE… PER FORTUNA INTERVIENE LA BOLDRINI CHE L’HA INVITATA PERSONALMENTE

Italiana per ricevere un premio ai nostri migliori neolaureati e per rappresentarci alle simulazioni dell’Assemblea delle Nazioni unite del Rome Mun 2017, ma extracomunitaria per una delle commesse della Camera dei Deputati.
Quanto è successo giovedì scorso a Ihlam Mounssif, nata in Maroccco 22 anni fa ma italianissima, anzi “sarda” come ama definirsi, è paradossale.
Ihlam era a Montecitorio, nell’aula dei gruppi parlamentari, per ricevere il premio che la fondazione Italia-Usa destina ai neolaureati più brillanti nelle discipline di interesse dell’ente.
Laureata in scienze politiche, indirizzo relazioni internazionali con 110 e lode Ihlam racconta con orgoglio: “Eravamo ben cinque sardi ad essere premiati e finita la cerimonia volevo visitare il simbolo della nostra democrazia, un’occasione da non perdere visti i miei studi”.
Insieme a un’amica è quindi andata all’ingresso principale di piazza del Parlamento, dove dietro presentazione di un documento e compilazione di un modulo è possibile essere ammessi ad assistere alle sedute.
“La commessa – racconta la giovane – dopo una breve consultazione telefonica mi ha detto che poichè ho il passaporto di un Paese extraeuropeo non potevo entrare, specificando che la regola non riguarda me in quanto marocchina ma anche i cittadini americani. Ci sono rimasta malissimo, la mia amica ha deciso a quel punto che non sarebbe entrata neanche lei. Per quanto mi riguarda – osserva – è stata una delle tante ingiustizie e assurdità  del nostro Paese, che non ci riconosce come cittadini, è la prova che la legge va approvata al più presto. Sono arrivata in Sardegna dal Marocco quando avevo due anni, mi sono laureata a Sassari, amo l’isola dove vivo con la mia famiglia. Credo in un’Italia migliore e sogno di rappresentarla. Non sopporto più che la mia vita e quella di tanti come me dipendano dalla decisione di una classe politica che inspiegabilmente vuole ignorarci”.
Quanto accaduto non è stato però ignorato dalla presidente della Camera Laura Boldrini, che saputo da Repubblica della storia di Ihlam, ha subito chiesto di verificare l’accaduto.
La Camera sta così accertando sulla base di quale disposizione del regolamento è stato negato l’accesso alla giovane.
Intanto, però, già  questa mattina Ihlam sarà  ospite della presidente Boldrini in occasione di “Montecitorio porte aperte”.
“Non vedo l’ora – ha detto ieri Ihlam – sarò nel luogo dove si esprime al massimo la nostra Costituzione”.

(da “La Repubblica“)

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VASI DI FIORI DEL CENTRO AFFIDATI AI PROFUGHI: LA REAZIONE DEI COMMERCIANTI E’ ENTUSIASTA

Marzo 11th, 2017 Riccardo Fucile

AD ALESSANDRIA L’ASCOM HA ARRUOLATO SEI VOLONTARI: CAFFE’ OFFERTI DAI NEGOZIANTI…ORA PARMA VUOLE COPIARE L’IDEA

Questione di punti di vista, di approcci, situazioni: anche l’integrazione può diventare semplice se i protagonisti incrociano gli sguardi in un contesto inaspettato.
Via Dante, Alessandria, giovedì mattina: i commercianti notano la presenza di alcuni ragazzi di colore vicino ai loro vasi; hanno spugnetta in una mano, spruzzino nell’altra.
L’espressione di disagio si trasforma in un sorriso: «Cosa fate?». Chi sa l’italiano abbozza una spiegazione, poi ci pensa la «tutor» Simona Forlini ad aggiungere le parole che mancano: «Sono richiedenti asilo gestiti da Social Domus, che Ascom ha arruolato per la manutenzione dei vasi del Green Design. Da me in vivaio hanno imparato le tecniche, lavoreranno tre mattine a settimana».
E lo sguardo da sorpreso diventa di riconoscenza.
Dopo pochi minuti e qualche centinaio di metri, altri vasi e altre facce stupite, questa volta sono quelle di Bruna Lesina e Dora Cordara, che escono rispettivamente dalla lavanderia La Perfezione e dal negozio Portobello.
Scena simile: «Cosa succede?», spiegazione lampo. E le signore, subito: «Ma possiamo offrire il caffè a questi bravi ragazzi?».
E così fanno: insieme, si dirigono nel bar più vicino, pagano sei caffè e li portano, fuori, ai giovani giardinieri con pettorina gialla e zainetto nero, continuando a ripetere «che bella cosa».
Due signore che offrono sei caffè ad altrettanti richiedenti asilo, che si preoccupano di capire se hanno messo lo zucchero o no. Senza vasi di mezzo, l’avrebbero mai fatto?   Passo indietro: per la prima volta, un’associazione di commercianti arruola una squadra (sei persone) di richiedenti asilo per tenere puliti e rigogliosi i vasi del centro storico; sono quelli colorati del progetto Green Design, pensato per migliorare l’arredo urbano di Alessandria.
Si firma una convenzione con l’associazione di promozione sociale Social Domus, che seleziona ragazzi ventenni che arrivano da Nigeria e Afghanistan.
In pochi giorni, Simona Forlini insegna a usare zappette e concimi, ieri era il primo giorno di «lavoro» (non vengono pagati, sono volontari) su strada.
E non strade qualunque: Alessandria è una città  che ha problemi con l’accoglienza, ma che prova a superarli con idee come questa.
«Ero in via Dante qualche ora fa – ha raccontato Davide Valsecchi di Ascom per il Centro ieri pomeriggio alla presentazione ufficiale dell’iniziativa – e sono particolarmente soddisfatto di quello che ho visto: ragazzi che lavorano e commercianti che sono riconoscenti. Sono contento anche che si possa trasformare in un metodo».
In sala, i rappresentanti della Confcommercio di Parma che ascoltano e studiano come «copiarlo». «Questo – spiega Anna Pagella di Social Domus – è un esempio di sinergia tra pubblico, privato e sociale, in più regala una possibilità  di inserimento reale per i ragazzi e li fa accettare dalla comunità ».
L’integrazione, questa volta, passa da un fiore.

Valentina Frezzato
(da “La Stampa”)

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QUEI LAVASTRADE DI ROMA, IMMIGRATI E ORGANIZZATI, AMATI DA COMMERCIANTI E RESIDENTI

Marzo 1st, 2017 Riccardo Fucile

TOLGONO ERBACCE E RIPULISCONO LE AIUOLE DALL’ESQUILINO A CAMPO DE’ FIORI

Ci sono più novità  sui marciapiedi di Roma che alla Leopolda o alla Casaleggio Associati. E così, nella città  dove gli occupati non lavorano, i disoccupati si organizzano.
Dunque gli immigrati neri che sull’Ostiense e in via del Boschetto ogni mattina come due impiegati prendono servizio e puliscono la strada chiedendo in cambio “un aiuto” ma solo “se vi piace il mio lavoro” sono gli irregolari di buona volontà  che suppliscono al non lavoro dei sindacalizzati di cattiva volontà .
E senza la mediazione di nessuno: sono organismi vivi della decomposizione, utilissimi effetti collaterali del Sottosviluppo.
Non è come a Torino, a Pesaro, a Milano o a Palermo dove gli enti locali organizzano i lavori socialmente utili.
Roma è più selvaggia e dunque, in un certo senso, più “libera”. E si capisce che i lavastrade sono varianti romane dei lavavetri.
La differenza è che non danno fastidio e sono anzi incoraggiati dai “clienti”: commercianti e residenti.
E però la notte – racconta Ayodele – “per conto dei portieri, ai Parioli, in Prati e in centro c’è anche il traffico dei cassonetti “.
Ombre assoldate dai condomìni bene avvicinano o allontanano i recipienti che al mattino gli spazzini dell’Ama dovrebbero svuotare.
La geografia urbana della monnezza cambia ogni giorno e chi scende in strada col sacchetto in mano si sente spaesato e … organizza la vendetta.
Questo non è Nord, dove i comportamenti e le leggi più o meno coincidono. Ma non è ancora completamente Sud dove l’ordine della monnezza regna nelle strade e nei bar perchè non sono tollerati i guastafeste della spontaneità .
Certo, è una bellezza vedere, proprio dietro il Pantheon, una via pulita come non era da anni.
Ieri, spaventato dall’interesse, si è spostato a Porta Pia l’immigrato che i cronisti di Repubblica nei giorni scorsi avevano fotografato in via Nomentana.
Puliva i marciapiedi di fronte a villa Torlonia, finalmente splendenti come ai tempi di Mussolini, che in mezzo alla campagna romana metteva in scena il suo piccolo mondo antico: solo qui ” il duce” ridiventava “il presidente” e donna Rachele fingeva di essere mamma e sposa felice.
E invece sull’acciottolato dietro al Pantheon Shirin e Fela, vinta la diffidenza, mi mostrano in un sacchetto il bottino che hanno diviso dalla spazzatura: bottoni, chiodi, centesimi di euro con il ramato che “è diventato più nero di me”, dice Fela ridendo.
E poi due matite, una cintura, una copia di una rivista inglese, mozziconi di sigarette che “forse possono essere riciclati”, un foulard bruciacchiato, due scarpe “come dite voi?… mismatched “. Ma in Somalia non si parlava italiano? “Ormai inglese, più di italiano”.
Fela pulisce col dito due monetine, quindi ci soffia sopra, e di nuovo ride. Hanno pure lavato: dove prendete l’acqua? Tengono due bidoni che riempiono alla fontana. Chiedo: ma c’è acqua nella fontana di piazza del Pantheon? Ridono.
“In bidone c’è piccolo buco, e dunque bisogna fare svelto”. Fela è incespicato e si è fatto male a un piede, il suo amico Taharka, che è riuscito a raggiungere l’agognata Berlino, gli ha detto che in Europa ci sono città  dove i marciapiedi non sono sconnessi, non sono dissestati e dunque non si cade anche se non si guarda per terra. Gli dico che anche in Italia ci sono città  con i marciapiedi curati come parquet.
C’è una donna che li vorrebbe cacciare perchè “ha paura di noi”, ma un’altra li aiuta: “Signora Lina sta lì al quarto piano, e guarda cosa mi ha regalato: carte per giocare a briscola”.
Dove l’hai imparato? “Nella piazza di Lampedusa”. Ehi – gli dico – lo sai che sono trentanove? Dalla tasca ne tira fuori una posticcia, c’è scritto “7” e sotto “spade”.
All’Esquilino, che un reportage ormai classico di Michele Masneri (Rivista Studio) ha ribattezzato “la Roma sorrentina” perchè ci vivono, oltre a Paolo Sorrentino, Matteo Garrone e Claudio Santamaria, Sergio Monteleone, Willem Dafoe e la moglie Giada Colagrande, il ministro Franceschini e davvero tanti giornalisti- scrittori, all’Esquilino dunque, che è il quartiere etnico del degrado e perciò della “grande monnezza”, recluto un cicerone in questa nuova arte d’arrangiarsi.
Per la verità  lo conoscevo già , si chiama, come ho detto prima, Ayodele, mangia alla Caritas di piazza San Martino ai Monti, non so dove dorme. Mi mostra la casa- guscio dove un’immigrata vive rasoterra, in piazza Santa Maria Maggiore, meno di un metro di altezza, poco più di due metri di lunghezza: plastica e cartoni, ma rivestiti da una vecchia copertura impermeabile, di quelle che si usano per le automobili.
Più che tollerata, la signora è protetta dagli abitanti del quartiere, è uno strano paesaggio umano di fronte a Santa Maria Maggiore, che è una delle basiliche più belle del mondo, e pochi sanno che dentro c’è anche una cappella di Michelangelo, ma è sempre transennata per impedire ai clochard di sistemarsi sui gradini di Dio.
La storia delle abitazioni talvolta è più interessante di quella delle persone, qui prima ci ha vissuto un ungherese, dentro ci si possono pure stendere i panni.
Non me la fanno visitare, mi incuriosisce l’arredamento, è un mondo in miniatura, spazio vitale, astuccio per la privacy nel territorio della sopravvivenza vicino alla stazione Termini, dove sotto le volte in travertino dell’architetto fascista Angiolo Mazzoni, l’imprenditore Umberto Montano ha replicato il Mercato centrale di Firenze, un’immensità  di bancarelle di cibo d’eccellenza.
La sera in via Giolitti distribuisce quel che gli rimane ai barboni che dormono per terra.
Ayodele mi spiega che gli abitanti delle strade di Roma si dividono in stabili e occasionali, e che tra loro si combattono. E ovviamente i più deboli e i più malati soccombono.
Parla senza allegria, è un vagabondo che non crede alla mitologia dei vagabondi buoni, “qui c’è di tutto – dice – ma dove si perde la dignità  è facile diventare cattivi”. Mi presenta Asad che però non mi vuole parlare: specie d’estate fa il bagnapiante, non d’appartamento, ma davanti ai bar, ai ristoranti, ai negozi: pretende di curarsi del suolo pubblico.
Ci sono locali che, assediati dalla sporcizia e dal degrado, hanno lo spazio come ossessione e lui porta via foglie e fiori appassiti, chele di granchi secche, scatole. È veloce, attento, triste.
Ci sono due ragazzi neri che hanno strappato anche l’erba che spunta qui e là  tra i sampietrini nei vicoli attorno a piazza Farnese e Campo de’ Fiori: “Non abbiamo fatto guadagno”. Ora vorrebbero ripulire i graffiti, ci hanno provato a Trastevere, suonano ai citofoni, chiedono: “Finora nulla, solo simpatia e il consiglio di non provarci”.
Al supermercato Conad invece c’è un ragazzo piccolo e timido, che si avvicina molto discretamente ai clienti mentre i prodotti scorrono sul rullo, offre di metterli dentro le borse di plastica, accompagna le signore alla macchina, vive di mancia ma non la chiede. E c’è una ragazza che all’Esquilino si precipita a raccogliere la cacca dei cani. Ci vuole gentilezza, tecnica, rapidità . Ma è lavoro?
Di sicuro, nella Roma spietata del degrado non c’è solo il mondo che si dissipa, nè solo quello che delinque, le bande dei minorenni di Termini, dei borseggiatori e degli scippatori. Ci sono anche questi amabili lavastrade e i raccoglitori di cacche.
Ecco, nella nuova geografia civile non è facile capire se siano un prologo o un epilogo, avanguardie da marciapiede o avanzi da marciapiede.

(da “La Repubblica”)

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“VOGLIAMO I RIFUGIATI”, BARCELLONA SCENDE IN PIAZZA, 300.000 PERSONE INVADONO LE STRADE: “BASTA VEDERE BAMBINI MORIRE IN MARE”

Febbraio 19th, 2017 Riccardo Fucile

IN CATALOGNA LA PIU’ GRANDE MANIFESTAZIONE D’EUROPA A FAVORE DELL’ACCOGLIENZA

Mentre imperversano le piazze populiste contro l’immigrazione, Barcellona va controcorrente.
Nella città  catalana sono scese in strada centinaia di migliaia di persone al grido di «Basta scusa: accogliamo subito i rifugiati».
Una sfida al governo, l’ennesima da queste parti, contro la decisione di ospitare soltanto 1.100 persone, dei 16 mila previsti dall’Unione Europea.
A rispondere all’appello di molte personalità  della cultura e della politica, sono state 160.000 persone, secondo la polizia municipale, e addirittura mezzo milione secondo gli organizzatori.
La giornata pro immigrati in un clima molto festoso è culminata con una coreografia realizzata dal celebre gruppo teatrale Fura dels Baus.
La piattaforma alla base della «giornata rivendicativa» fissa anche una cifra di stranieri da accogliere in Catalogna «almeno 4.500».
Tra i manifestanti anche il sindaco Ada Colau, che in un’intervista alla Stampa aveva spiegato che questa non è una battaglia impopolare, «I miei concittadini non solo capiscono, ma mi chiedono sforzi ulteriori. Vedere i bambini morire in mare, mentre le mafie si arricchiscono, non è sopportabile».
Sembra un paradosso: è Barcellona.

Francesco Olivo
(da “La Stampa”)

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TRA I PROFUGHI IN LIBIA: “IL PIANO UE NON FUNZIONA, I SOLDI FINIRANNO AI TRAFFICANTI”

Febbraio 11th, 2017 Riccardo Fucile

CORRUZIONE E MANCANZA DI MEZZI RISCHIANO DI FAR SALTARE L’INTESA

Mousa è nato in Mali e ha 28 anni, è in Libia da due e lavora come addetto alle pulizie in un negozio di Tripoli, con la speranza di dare una svolta alla sua vita.
Venerdì scorso è stato sequestrato da una banda specializzata in estorsioni a danno di migranti africani. I suoi amici hanno pagato 1300 dinari per la liberazione, il suo stipendio di tre mesi: porta evidenti i segni del trauma ma vuole raccontare la sua storia.
Jane è una signora nigeriana che alcuni mesi fa ha salvato una connazionale ridotta a schiava del sesso dai trafficanti di esseri umani. L’ha assistita sino a quando non è stata rimpatriata.
Come lei – racconta – ce ne sono decine che vengono abbandonate in fin di vita per la strada. Juliette e il marito sono profughi del Rwanda, l’anno scorso dopo l’ennesima irruzione delle milizie nella loro casa di Tripoli hanno deciso di attraversare il mare assieme alle due figlie.
Volevano chiedere asilo in Italia, ma la loro storia non la possono più raccontare perchè sono stati tutti inghiottiti dal Mediterraneo.
Tre storie di ordinaria tragedia, come quelle dei 181 mila disperati sbarcati nel 2016 in Italia, e i circa 5 mila morti accertati in acque libiche.
Numeri dinanzi ai quali l’Italia e l’Europa si sono finalmente attivate attraverso le intese con la Libia, sulla cui attuazione pesano però variabili e incognite.
L’Ue stanzia fondi affinchè le autorità  libiche gestiscano in maniera più efficace le attività  di intercettazione dei migranti all’interno delle proprie acque territoriali, e li detengano o li rimpatrino.
Il piano si espone però al fuoco incrociato di organizzazioni umanitarie del settore come Unhcr, Iom, Human Rights Watch, Msf, Amnesty International.
Alcuni operatori attivi in territorio libico tengono a sottolineare i loro dubbi, evidenziando ad esempio «forti elementi di sofferenza della Guardia costiera libica, primo fra tutti la mancanza di mezzi navali ed equipaggiamenti adeguati, senza i quali il solo addestramento si rivelerà  poco efficace».
Pesa poi il morale dello staff libico, «messo alla prova dal mancato pagamento degli stipendi e dalla presenza di episodi di corruzione locale, agevolata dalla forte disponibilità  economica dei trafficanti».
Un secondo elemento – spiegano fonti vicine alle autorità  locali – riguarda la reale capacità  di isolare i trafficanti e quindi di sostenere le comunità  locali senza che i fondi vadano a finire nelle tasche di potentati locali o milizie».
C’è poi il nodo dei centri libici di accoglienza/detenzione, noti per scarsità  di risorse e condizioni inadeguate alla permanenza dignitosa dei migranti.
«È sorprendente che non si prendano in considerazione ipotesi alternative alla detenzione, ovvero impiego dei migranti in lavori socialmente utili o strutture private, anche considerando i costi stratosferici della detenzione e rimpatrio – sempre minori che in Italia – ma pur sempre elevatissimi. Visto il numero crescente di migranti, presenti e in arrivo, ci chiediamo quale sarà  il costo reale per la Libia, l’Italia e l’Europa».
C’è infine l’aspetto cruciale della genesi dei viaggi della speranza.
Mousa, Jane e Juliette provengono dal «serbatoio», ovvero la fascia dell’Africa nera e subsahariana, che si estende dall’Atlantico alla Nigeria. Tutti hanno fatto tappa ad Agadez, in Niger, primo hub delle rotte della speranza, da dove il traffico si biforca. Una parte entra in territorio algerino e poi in Libia attraverso la provincia sud-orientale di Ghat, o attraverso il confine nord-orientale di Ghadames, la maggioranza invece sceglie di evitare l’Algeria, ed entrare attraverso il confine desertico-montuoso Niger-Libia sino a Sebha, principale snodo dei migranti in Libia.
L’accordo europeo al riguardo dedica un paragrafo specifico delle «Priorità » ai confini meridionali della Libia. «Un aspetto che dovrebbe essere prioritario, o almeno gestito in parallelo a quello relativo alla lotta agli scafisti».
In questo senso, occorre ragionare come se oggi i reali confini dell’Europa non siano definiti dalla sponda sud del Mediterraneo ma si estendano alle frontiere di sabbia del Sahel. Finchè la Libia non avrà  trovato la sua stabilità ».

Fancesco Semprini
(da “La Stampa”)

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“L’ACCORDO SUI MIGRANTI TRA LIBIA E ITALIA E’ NULLO”: IL PARLAMENTO DI TOBRUK SVELA LA PATACCA DI MINNITI

Febbraio 8th, 2017 Riccardo Fucile

L’AUTORITA’ DI SERRAJ E’ LIMITATA E NON PUO’ GARANTIRE IMPEGNI UE

Il Parlamento di Tobruk ha bocciato, definendolo “nullo e non pervenuto”, l’accordo sui migranti siglato tra l’Italia e il governo libico guidato da Fayez al-Sarraj, riconosciuto dalle Nazioni Unite ma detestato da Khalifa Haftar, l’uomo forte di Bengasi.
L’autorità  di Serraj è inoltre limitata alla sola Tripoli e la capacità  di garantire l’accordo con l’Ue risulta improbabile.
Secondo il Parlamento di Tobruk infatti “non esiste alcun obbligo morale e materiale” di rispettare il memorandum, poichè il governo di accordo nazionale (Gna) non rappresenta la Libia.
“Dossier come quello sull’immigrazione clandestina – si legge in una nota – sono tra le questioni cruciali” che devono essere decise “dal popolo libico attraverso l’intermediazione dei suoi deputati democraticamente eletti”.
Il Parlamento di Tobruk controlla la Cirenaica, la parte est della Libia, ed è stato eletto nel 2014. Può contare sul sostegno dei gruppi armati del suo ministro della Difesa, il generale Khalifa Haftar, alleato dichiarato della Russia.
Il governo italiano ha deciso invece di scommettere su Fayez al Serraj, che esercita le funzioni di primo ministro anche se in modo informale, perchè avrebbe bisogno del riconoscimento dell’altra metà  del paese.
Solo giovedì scorso il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, in un incontro con al Serraj, aveva dichiarato che “è tempo di chiudere la rotta dalla Libia all’Italia”.
L’obiettivo: scongiurare che i movimenti populisti e nazionalisti del continente speculino ancora sul tema dell’accoglienza e rilanciare l’integrazione europea a partire dalla difesa dei confini esterni
E se nella dichiarazione sull’immigrazione siglata dai due leader si leggeva che “l’Unione europea accoglie con favore lo sviluppo dell’accordo firmato tra Italia e Libia il 2 febbraio”, la posizione dei parlamentari di Tobruk promette un fragile futuro al progetto italo-libico.

(da “il Foglio“)

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