Gennaio 4th, 2019 Riccardo Fucile
IN DIRETTA FB IN SELLA A UNA MOTOSLITTA IN VENETO, DI MAIO FA IL PALADINO DEL POPOLO… PROTESTE SUL WEB: “STAI SCONFIGGENDO LA POVERTA’ SULLE PISTE DA SCI?”
In diretta Facebook dalla pista da sci. Prima di partire Luigi Di Maio ha chiamato a raccolta i suoi
follower: “Giro in motoslitta, ci siete?”, poi il video.
Nelle immagini si vede il ministro dello Sviluppo economico alle prese con una motoslitta sulle piste da sci nella zona di Belluno.
Una diretta lunga 10 minuti: si vedono Di Maio, giacca a vento azzurra e casco professionale e un istruttore che gli dà le istruzioni prima di partire. Poi iniziano i giri sulla pista, tutti rigorosamente documentati, e da diverse angolature.
A quel punto il web si scatena: “Stai sconfiggendo la povertà sulle piste da sci?”, commenta un utente.
“Davvero avevamo bisogno di veder fare un giro in motoslitta di un ministro della repubblica ? Dopo uno che guida la ruspa, l’altro la motoslitta, poi a chi toccherà cosa?”, scrive un altro.
Alla fine dei giri in motoslitta, qualche selfie e di nuovo l’augurio a tutti di “fare le cose che vi piacciono. Come a noi piace difendere i diritti degli italiani soprattutto contro la classe dei privilegiati che ci ha rubato soldi in tutti questi anni”.
Sì, buonanotte e divertiti.
(da agenzie)
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Dicembre 27th, 2018 Riccardo Fucile
TRA PORTABORSE, CONSULENTI, PORTAVOCE E STAFFISTI: ALLA FACCIA DELLA LOTTA ALLA KASTA
Il premier Giuseppe Conte e i ministri del M5s costano allo Stato italiano all’incirca 5 milioni di
euro l’anno tra portaborse, collaboratori, consulenti, portavoce e staffisti.
Il conto lo ha fatto il Giornale in un articolo a firma di Pasquale Napoletano, il quale spiega che dal giorno del giuramento dell’esecutivo gialloverde sono stati spesi già due milioni di euro per pagare incarichi.
Il presidente Conte e il bisministro Di Maio sono i più costosi: lo staff esterno del premier è costato fino ad oggi 226mila euro e tra gli emolumenti spicca quello del portavoce Rocco Casalino che intasca 169mila euro l’anno.
I collaboratori di Di Maio nei due ministeri invece arrivano a costare 850mila euro l’anno e finora ne hanno portati a casa 283mila.
Il compenso più alto è per Pietro Dettori: il fedelissimo di Davide Casaleggio porta a casa circa 130mila euro l’anno.
Tra i ministri grillini si fanno notare per staff e spese Sergio Costa e Alberto Bonisoli. Il ministro dell’Ambiente si è circondato di uno staff di 14 persone.
Il peso per le casse dello Stato è pari a 969mila euro l’anno: fino ad oggi è costato 323mila euro.
Il capo di gabinetto, Pier Luigi Petrillo, prende 226mila euro l’anno. Lo Stato italiano per pagare lo staff del ministro dei Beni Culturali ha già speso 234mila euro.
A fine anno i soldi sborsati saranno 702mila per retribuire 14 persone tra portavoce, segretari e consulenti.
Marco Ricci con 102.082,37 ha il compenso più alto.
Barbara Lezzi è invece un ministro senza portafoglio, con delega al Sud, ma spende mezzo milione di euro l’anno per otto collaboratori.
In linea con i predecessori, gli altri ministri del M5s: Riccardo Fraccaro, delega ai Rapporti con il Parlamento,ha lo staff composto da cinque persone: 225mila euro. Fino ad oggi è costato 75mila euro.
La struttura esterna del ministro della Difesa Elisabetta Trenta costa 200mila euro l’anno.
Chiudono la classifica i due sottosegretari Vito Crimi (Editoria), supportato da un mini-staff di due persone (120mila euro l’anno) e Vincenzo Spadafora (Pari Opportunità ) con 4 persone e una spesa di 165mila euro.
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 8th, 2018 Riccardo Fucile
IN 4 MESI RIMBORSI PER 20.570 EURO PER PASTI E TAXI… SUPERA TRIA E MOAVERO
Il Giornale oggi ficca il naso sulle spese dei ministri nei mesi di governo che vanno da giugno
a settembre e scopre che Luigi Di Maio ha speso più di tutti gli altri responsabili dei dicasteri in qualità di ministro dello Sviluppo e del Lavoro: un totale di 20570 euro che supera di più di mille euro il ministro dell’Economia Giovanni Tria, spesso in giro per il mondo per illustrare i benefici effetti della Manovra del Popolo salvo poi lamentarsi che non gli danno retta, ma anche quintuplica le spese rispetto al ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi.
Dal 1° giugno al 30 settembre, il ministro dello Sviluppo Economico ha presentato 9.879 euro di spese per «pasti, taxi e visti consolari».
Sono stati mesi frenetici e i viaggi sono stati molteplici: da Il Cairo (1797.19 euro ad agosto) a Milano (564.57 euro a settembre) fino alla Cina (4161.07 euro a settembre). Chiunque si sarebbe fermato eccetto che lui.
In qualità di ministro(anche)del Lavoro, Di Maio ha inoltrato ricevute per 365 euro a giugno, 986 euro a luglio, 119 euro ad agosto. Il totale è 1.470 euro.
Ma a queste vanno aggiunte le spese da vicepresidente del Consiglio.
Di Maio ha presentato solo una ricevuta e si riferisce al mese di settembre e ammonta a 9.221 euro. Anche in questo caso, come dice l’inarrivabile Totò, «è la somma che fa il totale» e il totale è di 20.570 euro e non ha eguali con gli altri componenti del governo.
Di Maio ha speso più del ministro dell’Economia, Giovanni Tria (19.326 euro) che ha però dovuto farsi ricevere da cancellerie, Fondo monetario internazionale, Commissione europea per convincere sulla stabilità del paese, ha sostenuto 3 voli intercontinentali e ben 6 in Europa.
Ma il capo politico del M5s ha speso anche più di Enzo Moavero Milanesi (4.702 euro)che per statuto ha il nomadismo come missione essendo ministro degli Esteri.
(da “NexQuotidiano”)
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Dicembre 2nd, 2018 Riccardo Fucile
NON SOLO: SPESI 40.000 DI CATERING E 3.720 DI PORCELLANE
I voli blu — quelli con gli aerei di Stato — sono l’emblema del potere.
Gli abusi del passato hanno costretto la politica a praticare un po’ di trasparenza con una legge (n. 98) del 2011 che impone la diffusione di un elenco dei viaggi sul portale di Palazzo Chigi, tranne nei casi di segreto per ragioni di sicurezza nazionale. All’epoca era in corso il tramonto dell’ultimo governo di Silvio Berlusconi che ha portato l’Italia a saggiare l’austerità dei tecnici di Mario Monti. Quel sorso di trasparenza, però, adesso appare insufficiente.
Il Servizio voli di governo, umanitari e di Stato riferisce che tra il 1° luglio e il 29 ottobre 2018 — durante l’esecutivo gialloverde di Cinque Stelle e Lega — il 31esimo stormo dell’Aeronautica militare ha svolto 25 missioni: troviamo più volte Elisabetta Trenta (M5S), ministro della Difesa; Giovanni Tria, ministro dell’Economia; il leghista Matteo Salvini, vicepremier nonchè ministro dell’Interno e soltanto un trasporto per motivi sanitari.
Nel periodo citato, in realtà , il 31esimo Stormo ha completato 105 missioni e non 25, come ha spiegato Palazzo Chigi in risposta a una richiesta di accesso agli atti del Fatto.
Per imposizione normativa, non vanno menzionati i trasferimenti delle più alte cariche — il presidente della Repubblica, il presidente del Consiglio, i presidenti di Camera e Senato e il presidente della Corte costituzionale — ma non basta a giustificare la differenza tra i 25 viaggi conosciuti e i 105 totali.
Tra l’altro, le visite istituzionali o gli incontri all’estero del premier Giuseppe Conte e di Sergio Mattarella ricevono sempre un’abbondante copertura mediatica.
Palazzo Chigi autorizza i voli di Stato e controlla la struttura con il tenente colonnello Filideo De Benedictis, ma la gestione è affidata al 31esimo Stormo, dunque è laborioso, anzi impossibile ricostruire il costo complessivo dei viaggi.
La presidenza del Consiglio copre soltanto le spese impreviste e accessorie — non carburante, manutenzione, equipaggio, di cui si occupa l’Aeronautica militare — come specificato nel documento inviato al Fatto.
Sempre dal 1° luglio al 29 ottobre 2018, per esempio, Palazzo Chigi ha speso 46.150 euro: 26.540 per catering in Italia; 14.851 per catering all’estero; 3.720 per corredo al catering, cioè porcellane dell’azienda Manifattura di Venezia; 1.039 per esigenze varie.
Il 31esimo Stormo ha una flotta composta da almeno due elicotteri per ricerche e soccorso, tre modelli di Falcon con una capienza massima di 12 passeggeri e tre Airbus A319CJ da 36 o 50 posti con spazi per il ristoro, le conferenze e il riposo.
Il governo di Enrico Letta, ormai cinque anni fa, ha disposto la vendita di una coppia di Airbus, uno è tornato operativo — come dimostrano le schede di volo consultate dal Fatto — e un altro è andato all’asta per 16,8 milioni di euro il 2 febbraio 2017 e non ha ottenuto neanche un’offerta.
Il ministro Trenta, invece, ha interrotto il contratto di leasing con Etihad per il quadrimotore Airbus A340 sottoscritto dal governo renziano: il famigerato Air Force Renzi — oltre 150 milioni di euro impegnati per sette anni — è ancora in balìa di controversie legali, parcheggiato all’aeroporto di Fiumicino.
Il taglio dei gialloverdi — anticipato con una diretta Facebook a luglio dai ministri Trenta, Di Maio e Toninelli — potrebbe apportare un risparmio di poche decine di milioni.
Nei prospetti finanziari della Difesa, alla voce “trasporto aereo di Stato” (non sono considerate le spese per il personale), ci sono gli stanziamenti previsti per un triennio: 25,1 milioni di euro per il 2018; 26,1 per il 2019; 26,1 per il 2020.
Quando viaggiano i ministri producono dei costi che ricadono anche sui dicasteri di competenza.
Luigi Di Maio preferisce i voli di linea per non sporcarsi con gli strumenti della “casta”. I costi delle sue trasferte sono sparpagliati tra i suoi vari incarichi di governo. Da ministro dello Sviluppo economico, tra giugno e settembre, ha certificato 13 trasferte per una spesa complessiva di 9.879 euro (7.673 per i biglietti aerei, 2.206 per i soggiorni).
In questa lista figura anche la trasferta in Cina del 18 settembre, quella per cui è finito al centro delle polemiche per aver alloggiato al Four Seasons, uno degli alberghi più lussuosi di Pechino (assieme al braccio destro di Palazzo Chigi — e della Casaleggio Associati — Pietro Dettori).
Il volo per la Cina è costato 3.743 euro, le due notti al Four Seasons 417. Le altre trasferte di Di Maio rientrano nelle spese del ministero del Lavoro: una a giugno per 365 euro, due a luglio per 986 euro e un’altra ad agosto per 119 euro. Poi c’è il premier Conte, che utilizza i voli di Stato, ma per legge sono “oscurati”.
A giugno l’avvocato ha un viaggio in Italia per 113 euro e cinque all’estero — che hanno coinvolto una delegazione di 126 persone — per 76.377 euro (tra spostamenti, pernottamenti, indennità e pasti).
A luglio due missioni all’estero per 62.599 euro; ad agosto 4 missioni in Italia per 4.005 euro; a settembre cinque missioni in Italia per 12.045 euro e due all’estero per 63.810 euro.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Dicembre 2nd, 2018 Riccardo Fucile
IL GOVERNO DEL CAMBIAMENTO PEGGIO DELL’AIR FORCE DI RENZI
Ve li ricordate i cinque stelle che si stracciavano le vesti sui voli di Stato?
Il Fatto Quotidiano che pubblicava i dati che denunciavano gli sprechi dell’Air Force Renzi, Di Maio e Toninelli che mettono su quella ridicola sceneggiata a Fiumicino per sequestrare un aereo su cui Renzi non è mai salito?
Bene, sulla base di un’inchiesta del Fatto, in quattro mesi di Governo Lega-M5s sono stati effettuati 105 voli di Stato: quasi uno al giorno.
Un record per chi diceva che non sarebbe mai salito su un aereo blu.
I ministri 5 stelle usano la flotta di Stato esattamente come i loro predecessori, ed è giusto che sia così. Ma si tratta di un’enorme presa in giro degli italiani, l’ennesima dopo la truffa dell’Airbus di Stato tenuto fermo in un hangar a Fiumicino a spese dell’erario per dare seguito alla campagna propagandistica di Di Maio e Toninelli.
Non solo: il cosiddetto Air Force Renzi, che al momento è tenuto fermo in un hangar, ha ovviamente dei costi, che si scaricano su Alitalia e quindi sui cittadini italiani che stanno tenendo in piedi la compagnia con un prestito ponte da 900 milioni di euro.
I ministri fanno i viaggi intercontinentali in business class, con i loro staff: per le casse dello Stato è spesa doppia. E alla fine arriverà anche la richiesta di risarcimento da 70 milioni di Etihad, mentre l’aereo non è usato da nessuno.
Grazie a Di Maio, paga Pantalone.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 27th, 2018 Riccardo Fucile
NEL 2018 ERANO “SOLO” 16 MILIONI, ORA DIVENTANO 31…SONO SOLDI CHE IL MINISTRO GESTISCE “A SUA DISCREZIONE”, PERFETTAMENTE CONSONA AL PERSONAGGIO
Matteo Salvini raddoppia.
In un emendamento presentato dal Viminale alla legge di bilancio c’è la disposizione di raddoppiare quasi del 100% i fondi a disposizione del ministro dell’Interno.
Soldi a disposizione diretta del leader della Lega per le esigenze del ministero.
La denominazione della norma è infatti la seguente: “Integrazione del Fondo Gabinetto Ministro”. E “incrementa di 15 milioni a decorrere dal 2019 il fondo per provvedere a eventuali sopraggiunte maggiori esigenze di spese per acquisto di beni e servizi”.
Il codicillo del ministero dell’Interno prevede anche la copertura: “Riduzione del fondo attuazione programma di governo”. Che non è altro che la cassaforte che contiene i denari per reddito di cittadinanza e riforma della Fornero.
Una riserva di soldi a disposizione discrezionale del ministro di turno esiste dal 2002. Ma la sua entità è diminuita nel corso degli anni.
Che per l’anno venturo verranno raddoppiati, potendo essere utilizzati per tutte quelle necessità (benzina, mezzi, strumentazione) ritenute indifferibili dal vicepremier.
(da agenzie)
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Novembre 14th, 2018 Riccardo Fucile
LA CASTA CORRE IN SOCCORSO
La Giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato lascia a bocca asciutta il Tribunale di Roma.
Che avrebbe voluto processare Maurizio Gasparri per gli epiteti da lui riservati allo scrittore Roberto Saviano.
E invece no: l’organismo di Palazzo Madama, di cui lo stesso Gasparri è presidente, ha negato semaforo verde ai giudici della Capitale.
Con l’eccezione dei senatori del Movimento 5 Stelle (e dell’ex presidente Pietro Grasso) che al momento del voto si sono trovati in minoranza: anche il Carroccio, così come il Pd, ha negato l’autorizzazione a procedere per l’esponente forzista.
Scena destinata a ripetersi, probabilmente, prossima settimana. Quando si deciderà il caso di Cinzia Bonfrisco della Lega che il tribunale di Verona accusa di aver favorito con la sua attività da senatrice un imprenditore che, tra l’altro, le avrebbe pagato una vacanza in Sardegna.
Il rinnovato asse Lega-Forza Italia sulla giustizia ha intanto “graziato” Gasparri.
Con buona pace di Saviano che lo ha denunciato lo scorso gennaio per tre cinguettii al vetriolo che avevano preso di mira la sua ospitata in tv nella trasmissione Che tempo che fa di Fabio Fazio.
Pure lui trattato non proprio con i guanti bianchi dal senatore. Ma che cosa aveva cinguettato il Nostro? Tra il 7 e l’8 ottobre 2017 si era infervorato non poco, per la verità . In un primo tweet Gasparri aveva scritto: “Ma @fabfazio che prende milioni dei cittadini, è un verme o ricorderà a #Saviano che è pregiudicato con condanna definitiva?”. E ancora: “Cambiare canale, evitare @fabfazio che fa parlare il pregiudicato #Saviano, discaricheRai #chetempochefa”. E infine, tanto per ribadire il concetto: “Lo strapagato @fabfazio ospita a #chetempochefa il pregiudicato #Saviano che ha subito una condanna definitiva in Cassazione #Rai approva?”.
Esternazioni che avevano naturalmente provocato la reazione di Saviano. Che nella sua querela aveva precisato non aver mai riportato condanne penali.
Sentitosi diffamato per il termine “pregiudicato”, si era dunque rivolto alla magistratura.
Che qualche mese fa ha chiesto l’autorizzazione a procedere al Senato per essere sicuri che nel caso in questione non si applicasse l’articolo 68 della Costituzione, secondo il quale i membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse nell’esercizio delle loro funzioni.
Un’insindacabilità che per essere riconosciuta, anche per le dichiarazioni fatte per esempio sulla stampa o sui social, deve avere necessariamente “un nesso funzionale con l’esercizio del mandato parlamentare”.
Nesso riconosciuto ieri dalla Giunta che dunque ha ritenuto Gasparri improcessabile. Pure se aveva sparato a pallettoni contro Saviano. Sui social, certo. Ma anche in un paio di interrogazioni parlamentari.
“L’offensività o meno dell’espressione usata nei tweet è del tutto irrilevante ai fini delle valutazioni che la Giunta è demandata a compiere dovendo necessariamente essere circoscritto alla valutazione della circostanza se le dichiarazioni rese extra moenia (ossia fuori da Palazzo Madama, ndr) siano o meno correlate funzionalmente con l’attività parlamentare” ha sostenuto il relatore della pratica, ossia Giuseppe Cucca del Pd.
E poco importa se Saviano non sia “pregiudicato”. Gasparri sempre nella sua memoria difensiva ha dovuto ammettere che nel linguaggio corrente il termine viene riferito a un soggetto condannato definitivamente in sede penale. Ma “è altresì vero” — ha spiegato —, che il giudice civile ha condannato al risarcimento dei danni Saviano per le “copiature”, accertando “di fatto” l’esistenza del reato di plagio.
Insomma, sempre secondo lui, l’uso che si può fare del termine, “pregiudicato”, rientra nell’ambito delle “opinioni lessicali”.
Su cui, comunque, il Tribunale di Roma non potrà mettere becco.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Novembre 10th, 2018 Riccardo Fucile
LA TRASFERTA D’ORO DI LAURA BOTTICI ALL’HOTEL HILTON COLOMBO
Repubblica oggi racconta che nelle more dei viaggi economici dei ministri e del presidente
del Consiglio M5S c’è un piccolo problema: riposto in un hangar l’Air Force Renzi (l’Airbus A340-500) e i suoi ingenti costi riprese a volare con uno dei due A-319 del 31° Stormo.
Oppure, per i viaggi brevi, con i Falcon della stessa flotta. Significa affidarsi alla professionalità dell’Aeronautica militare, utile non solo per le missioni delle autorità , ma anche per interventi umanitari ed emergenze sanitarie.
Ma impone scali tecnici intermedi nei viaggi più lunghi di nove ore, come accadrà in occasione del prossimo G20 in Argentina.
E ancora, niente mail e internet a bordo, soltanto un telefono satellitare.
Ma c’è anche un’altra storia da raccontare:
Come una mosca fastidiosa, così il capitolo dei voli di Stato complica sempre più spesso le giornate della maggioranza gialloverde. L’ultimo caso riguarda Laura Bottici, senatrice del Movimento dal 2013 e questore di Palazzo Madama. La sua recente missione in Sri Lanka per conto del Parlamento, infatti, può fare scuola agli occhi di un tour operator di lusso.
Basta leggere il programma del viaggio.
Bottici parte con volo Ethiad il 15 settembre 2018 da Fiumicino, posto 6C in Business class. Il ritorno da Colombo, sempre in Business — posto 7C — è del 20 settembre, cinque giorni dopo.
Il costo del biglietto è di 3 mila 600 euro a testa, moltiplicato per tre partecipanti: 10 mila 800 euro in tutto.
Ma non basta. L’hotel a cinque stelle Hilton Colombo, quattro notti di soggiorno, prevede una spesa di 250 euro al giorno a persona. Senza dimenticare i 300 euro al giorno di indennità di missione. Totale: 20 mila euro circa.
Sia chiaro, la missione è istituzionale e serve a presentare Ufficio Valutazione e Impatto del Senato, oltre che a incontrare il ministro della Giustizia, il presidente e vicepresidente del Parlamento dello Sri Lanka.
Nulla di male, insomma. Se non fosse che in questa storia di cinquestelle spiccano soprattutto quelle dell’Hilton e della Business.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 9th, 2018 Riccardo Fucile
LA CORSA A CURARE LA PROPRIA IMMAGINE SUI SOCIAL NETWORK SPARGENDO BALLE A SPESE DEI CONTRIBUENTI, QUASI 700.000 EURO L’ANNO A TESTA
Nuovo arrivo nello staff del bi-ministro e vicepremier Luigi Di Maio. Il leader politico
del Movimento 5 Stelle ha infatti aggiunto alla squadra che si occupa della sua comunicazione un altro social media manager. Confermando, se mai ce ne fosse stato bisogno, la grande attenzione che i pentastellati riservano per la cura della propria immagine sul web e sui social network.
L’ultimo assunto nel gruppo che fa riferimento alla vicepresidenza del Consiglio è Daniele Caporale, già social media manager per la società romana WebSide Story che negli scorsi anni ha lavorato per i parlamentari del Movimento 5 Stelle.
L’assunzione negli uffici di diretta collaborazione del vicepremier espande quindi il numero di persone che si occupano di comunicazione per Luigi Di Maio che, essendo titolare di due dicasteri (quello del Lavoro e quello dello Sviluppo economico), può contare su molte professionalità nei palazzi romani.
Secondo i calcoli dell’Espresso fatti sui documenti disponibili sui siti governativi, la comunicazione di Di Maio costa alle casse pubbliche una cifra che si aggira tra i 630 e i 670mila euro annui.
Alle sue dipendenze alla presidenza del Consiglio ci sono infatti Pietro Dettori, Responsabile della comunicazione, social ed eventi proveniente dalla Casaleggio associati, pagato 130mila euro annui, Sara Mangeri, addetta stampa, pagata 100mila euro annui, e il già citato Caporale il cui compenso è però ancora in corso di definizione (e potrebbe oscillare tra i 40 e i 60 mila euro).
A queste figure vanno aggiunte poi la portavoce del Ministro dello Sviluppo economico Cristina Belotti, pagata 130mila euro annui e il capoufficio stampa dello stesso dicastero, Giorgio Chiesa, retribuito 100mila euro annui, più un collaboratore retribuito 36mila euro annui. Al Ministero del Lavoro infine c’è il capoufficio stampa Luigi Falco, sempre pagato 100mila euro annui.
Il fatto stesso che Di Maio ricopra al momento 3 cariche rende complicato un paragone dei costi del suo staff con i predecessori: in passato i ministeri del Lavoro e dello Sviluppo Economico erano retti da due ministri differenti, mentre la carica di vicepremier negli anni recenti è stata rivestita solo per dieci mesi da Angelino Alfano durante il governo Letta. Prima di Alfano bisogna addirittura risalire al governo Prodi 13 anni fa: un confronto puntuale è quindi impossibile.
§Più semplice è invece il paragone con l’altro vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini. Sempre secondo i calcoli dell’Espresso, il leader leghista spende circa 600mila euro annui di fondi ministeriali per la sua comunicazione.
Nel suo staff come vicepresidente del Consiglio c’è Iva Garibaldi, responsabile stampa, pagata 120mila euro annui. Al ministero dell’Interno, come già raccontato dall’Espresso , c’è invece tutto il team social guidato da Luca Morisi e che include tra i suoi uomini anche Leonardo Foa, il figlio del presidente della Rai scelto da questo governo Marcello Foa, e che costa in totale circa 320mila euro annui. A questi vanno aggiunti un capo ufficio stampa e un paio di collaboratori per un totale di circa mezzo milione di euro a carico del solo ministero dell’Interno.
In ritardo rispetto a quanto prescritto dalla legge sulla trasparenza (e dopo varie richieste dell’Espresso), il governo pubblica finalmente i nomi e gli emolumenti dei collaboratori della Presidenza del Consiglio.
I più fortunati? Il capo della comunicazione 5 Stelle e tutti i Casaleggio boy
Non se la cava male però neppure il premier Giuseppe Conte che, nonostante sia il presidente del Consiglio, spende praticamente la stessa cifra dei suoi vice in comunicazione.
L’intera struttura stampa di Conte costa 662mila euro annui e include sette persone tra cui il portavoce Rocco Casalino retribuito 170mila euro l’anno. Poco meno del doppio dello stesso Conte che, avendo rinunciato a una parte dello stipendio, oggi guadagna circa 91mila euro l’anno.
(da “L’Espresso”)
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