Febbraio 22nd, 2011 Riccardo Fucile
LA TESTIMONIANZA DI UN TECNICO PETROLIFERO: “ANDRO’ PER CONTO MIO ALL’AEROPORTO, SFIDANDO CECCHINI E MERCENARI”…”DEVO TORNARE IN PATRIA, MI HANNO DETTO DI ARRANGIARMI”
«L’unità di crisi della Farnesina è impossibile da contattare, l’ambasciata italiana a
Tripoli non sa cosa fare, lamenta mancanza di personale e sostanzialmente ci dice di arrangiarci».
Giuseppe Ascani è direttore di un’azienda italiana che lavora in ambito petrolifero, da due anni vive a Tripoli e vorrebbe provare a rientrare in Italia. Ha un volo prenotato per mercoledì mattina, ma il suo problema è capire se all’aeroporto riuscirà ad arrivare indenne.
«La situazione va sempre più peggiorando – racconta al Corriere.it via Skype -, molte zone della città sono in mano ai mercenari assoldati dal regime e non sono affatto sicure. Abbiamo visto immagini di persone con i corpi dilaniati, senza gambe e senza braccia. Tripoli è letteralmente in fiamme. Non c’è modo di sapere se il tragitto verso l’aeroporto possa essere percorso con tranquillità . Sentendo certe dichiarazioni secondo cui tutto è a posto e tutto organizzato mi sono sentito ribollire il sangue».
Il volo di Ascani partirà all’alba. «Ma all’aeroporto – spiega il tecnico – ci dovrò però andare nel pomeriggio di oggi e vi trascorrerò in qualche modo la notte. Il personale della mia azienda, che mi sta supportando in tutto, si è offerto di accompagnarmi, mettendo a rischio anche la propria vita. Viaggiare nelle ore di luce sarà comunque pericoloso visto che le strade sono insicure e la situazione cambia di ora in ora, tra l’altro ho avuto notizia di altri raid aerei a Tripoli e Bengasi, ma non lo sarà mai come mettersi in strada di notte a bordo di un automezzo privato».
Ascani ha saputo che altre ambasciate hanno invece organizzato diversi punti di raccolta nella città per poi promuovere dei convogli fino all’aeroporto.
«A me invece è stato detto che avrei dovuto cavarmela da solo».
Il tecnico non è riuscito a mettersi in contatto con altri italiani di che vivono nella capitale: «I telefoni cellulari non funzionano, è possibile utilizzare solo Skype, ma in situazioni normali non è una piattaforma che viene molto utilizzata e non ho dunque indirizzi di contatto. Non so se ci sono altri connazionali nella mia stessa situazione e non ho idea di come si siano eventualmente organizzati».
Ora Ascani spera che la sua testimonianza possa servire come stimolo affinchè l’ambasciata non lasci da soli altri italiani.
«E voglio che sia anche una denuncia: se mi sarà successo qualcosa durante il trasferimento dalla mia abitazione all’aeroporto, sarà ben chiaro di chi sarà stata la responsabilità ».
(da “Il Corriere della Sera“)
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Febbraio 17th, 2011 Riccardo Fucile
IL CAPOGRUPPO ALLA REGIONE FRIULI E’ LO STESSO CHE VOLEVA FAR SPARIRE I RE MAGI PERCHE’ TROPPO NERI…LA LEGGE 223 DEL 1991 NON CONSENTE CERTO UNA SOLUZIONE RAZZISTA E ZAIA PRENDE LE DISTANZE: “IL LAVORO DEVE ESSERE ASSICURATO A TUTTI, NON SI PUO’ DISCRIMINARE”… ANCHE IL PDL SI DISSOCIA
Pordenone, così la Lega reagisce al taglio di 580 posti di lavoro della multinazionale svedese dei frigoriferi.
La proposta è di Danilo Narduzzi, capogruppo alla regione. Lo stesso che ha fatto sparire i Re Magi dal presepio del paese perchè troppo neri:
“Electrolux licenzi gli stranieri”.
E’ l’ennesima proposta di un amministratore leghista, che capovolge il mantra del “prima i veneti” invitando la multinazionale svedese a lasciare a casa prima i dipendenti stranieri.
L’idea, che si fa un baffo della legge 223 del 1991 che disciplina la materia ed è talmente balorda da costringere i vertici del Pdl friulano, il presidente leghista del Veneto Luca Zaia e buona parte della nomenclatura padana a prendere le distanze, viene dal “signor Basta” Danilo Narduzzi, capogruppo della Lega Nord in consiglio del Friuli.
Insegnante di Pordenone, 48 anni e una laurea in storia, Narduzzi è quello che ha fatto sparire i Re Magi dal presepio perchè erano troppo neri, quello che ha chiesto di inviare la Guardia di finanza nei campi rom per verificare l’origine delle loro finanze (e magari se fatturano o c’è del nero anche li).
E’ quello del “basta” alimentare associazioni che vivono di contributi pubblici, basta mediatori culturali (ha proposto di trasformarli in traduttori), quello che ha lottato per la proposta di legge che obbligava prima i medici e poi i presidi a denunciare i clandestini.
Ma stavolta “mister Basta” Narduzzi ha così abbassato l’asticella da spaccare la Lega e costringere i colleghi a un veloce dietrofront.
A cominciare da Zaia: “L’occupazione deve essere garantita a tutti i cittadini di un territorio, che siano originari o immigrati. Il lavoro deve essere assicurato a tutti questi cittadini, siano stranieri o italiani”.
Anche il Pdl regionale si dissocia: “E’ inaccettabile porre la questione in questi termini” taglia corto Isidoro Gottardo, coordinatore regionale, che aggiunge: “Non siamo una società in regressione che reagisce mandando via gli immigrati”.
Pure l’appello di Narduzzi a Giunta e sindacati è caduto nel vuoto.
Ma che succede a Pordenone, feudo della Lega friulana che si prepara alle elezioni comunali con un Carroccio spaccato e una maggioranza che litiga su tutto?
Succede che la multinazionale svedese Electrolux ha annunciato 580 esuberi nelle sedi di Susegana (Treviso) e Porcia (Pordenone), nel cuore del distretto del mobile al confine veneto-friulano.
Un piano che rischia di alimentare una disoccupazione già pesante (“Solo a gennaio a Treviso ci sono stati 1323 licenziamenti” dice Paolino Barbiero segretario generale Cgil Treviso) ma anche di svuotare l’intero indotto della Inox valley.
“Saremo tutti più poveri” dice un altro sindacalista: almeno un migliaio di aziende contoterziste lavorano per il gruppo di Stoccolma, sbaragliato dalla concorrenza nelle lavatrici e nel settore del freddo da cinesi, coreani e turchi che hanno occupato il 20 per cento della quota vendite europea.
Ieri i sindacati hanno indetto uno sciopero di due ore davanti ai cancelli di Susegana, ma si annuncia uno scontro aspro e forse inutile.
“Manca un piano industriale del governo che stabilisca su quali produzioni investire per farle rimanere in Italia” spiega Barbiero.
Il piano comporta l’esubero di oltre 500 impieghi entro il 2014, dei quali 115 dal precedente accordo del 2008, altri 310 operai, 48 “indiretti” compresi dirigenti e 12 impiegati.
Ma il gigante del freddo che conta 44 stabilimenti nel mondo e oltre 9mila dipendenti in Italia, 1.700 finora a Susegana (oggi ante-tagli sono già scesi a 1.296) annuncia che è l’inizio di un nuovo modo di produrre.
“A Susegana abbiamo già tolto le pause, inserito i turni di notte, abbassato i tempi di produzione della catena di montaggio” dice Barbato.
Ora se per i siti del “bianco” il gruppo prevede di investire, per quelli dei frigoriferi ci sono poche speranze perchè è un mercato con costi di produzione troppo alti.
Si salveranno gli stabilimenti del gruppo che hanno sede a Solaro (lavastoviglie) Forli (forni e incasso) e Porcia (lavasciuga).
Quelli del freddo, Scandicci (frigo per alberghi) e Susegana (frigo free standing) potrebbero chiudere, anche se il piano disegna la chiusura del primo e l’ottimizzazione del secondo dove verranno investiti 15 milioni su una fabbrica dimezzata.
“La contrazione dei volumi dell’elettrodomestico bianco è del 40 per cento — spiega Barbiero — il frigorifero “libero” non a incasso in Italia non conviene produrlo più. Se si aggiunge la crisi dell’immobiliare e la facilità di trovare all’estero manodopera a basso costo, si capisce perchè anche Whirlpool e Merloni sono a rischio chiusura”.
Così Electrolux ha preso la decisione di spostare parte del prodotto free standing in Ungheria, dove i costi sono più bassi.
“La Lega e gli altri devono capire che si deve impostare una politica industriale territoriale — chiude Barbiero — cerchiamo di programmare attività industriali nuove da far crescere nel Trevigiano che rischia di svuotarsi dopo i tanti tagli agli impieghi. Il razzismo contro gli stranieri non serve a nessuno, è pura demagogia”.
Erminia della Frattina
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Febbraio 9th, 2011 Riccardo Fucile
IL BERLUSCONISMO HA IMPEDITO A QUESTA DESTRA DI CRESCERE COME E’ INVECE AVVENUTO IN ALTRI PAESI EUROPEI… BASTA VIVERE NELLA TRINCEA, FINIAMOLA CON I TORCICOLLO E LE PAGELLE SULLA “CONDOTTA” PASSATA, MENTRE INTORNO LA SOCIETA’ ITALIANA E’ IN CRISI VALORIALE, PRIMA ANCORA CHE ECONOMICA… OCCORRE SAPER “GUARDARE OLTRE” E DELINEARE NUOVI ORIZZONTI PER LE GIOVANI GENERAZIONI
Pubblichiamo un intervento di un caro amico e la relativa risposta del nostro
direttore
Prima di arrivare al nocciolo di questo scritto meglio precisare a scanso di equivoci: non sono mai stato berlusconiano, mi distinguono da lui e dalla sua politica scelte etiche di vita, visione del mondo, ipotesi di futuro sociale.
Da Fiuggi in poi non ho più votato se non in elezioni locali e solo per amicizia verso qualche candidato.
Credo che Riccardo mi conosca abbastanza bene e sappia che in 50 anni di scelte politiche non ne ho mai fatto una per motivi di interesse personale, sa che il percorso comune che abbiamo fatto testimonia come io abbia sempre pagato il conto delle mie scelte sia penalmente che civilmente.
Ora il motivo del mio intervento: quando nacque questo sito la stima verso il suo responsabile, e, se permettette, l’affetto personale che a lui mi lega, mi fecero felice che tornasse una voce libera e fuori da ogni coro per esprimere un pensiero che fosse sopra le parti e al solo servizio della verità .
Ora , purtroppo, mi pare che la deriva presa sia in parte un tradimento di queste premesse.
Vale la pena essere il bollettino del Fatto, di Repubblica, di Travaglio?
E’ una certezza assoluta che la magistratura italiana sia al di sopra di ogni sospetto circa una sua personale volontà di rivincita contro berlusconi?
E Fini può essere l’uomo del riscatto di una destra sociale, civile, etica?
Mi sembra che vi sia troppa voglia di farsi sdoganare da chi ci ha odiato per oltre 60 anni, troppa fregola nel riconoscere onestà intellettuale a chi onestà intellettuale non ne ha mai avuta.
Quando uomini di sinistra mi dicono “hai ragione” mi domando sempre quale sia la loro convenienza e faccio mio il motto di Sun Tzu “Vincere sventolando le bandiere del nemico equivale a perdere”.
Rolando Robustelli
Caro Rolando,
colgo l’occasione delle tue osservazioni per rispondere pubblicamente non solo a te, ma, indirettamente, a qualche altro “vecchio militante” che tocca i tuoi stessi tasti ed argomentazioni.
Vediamo di andare per singoli punti.
1) Questo sito nasce, per una “intuizione” personale, tre anni fa come “voce fuori dal coro”, espressione di una “destra sociale” certamente non rappresentata a livello nazionale (se non da macchiette o da personaggi che se ne sono fregiati solo per giustificare correnti interne ai partiti, salvo poi tradirne le aspettative, una volta raggiunti i loro poco nobili scopi).
Abbiamo a suo tempo criticato l’allora governo Prodi, abbiamo seguito con attenzione le prime mosse del governo Berlusconi, cercando di trovare almeno un motivo, almeno uno ripeto, che potesse corrispondere alle nostre idee di destra.
Se non ci siamo riusciti è proprio perchè abbiamo mantenuto quella onestà intellettuale che hai richiamato, quell’esigenza di essere solo al “servizio della verità “.
Nessuna deriva da parte nostra, solo una progressiva, lancinante deriva di un governo sempre più rispondente al programma razzista, egoista e antinazionale della Lega, nulla a che vedere con quello del Pdl e con quello di una vera destra sociale.
Il vero traditore del programma ha un nome e un cognome: Silvio Berlusconi, coi suoi sporchi interessi processuali, la sua arroganza, la sua volgarità politica che impedisce tuttora qualsiasi dibattito interno.
Sarkozy in Francia ha vinto le elezioni senza bisogno di allearsi con Le Pen che pur avrebbe portato in dote un 15% di voti.
In Italia il Pdl è da due anni sotto ricatto di un partito che sta sul cazzo a 9 italiani su 10 e che rappresenta l’antitesi di una destra civile, unitaria, meritocratica e solidale.
2) Proprio in quanto “liberi” riprendiamo articoli di interesse generale o specifico da varie testate, comprese Repubblica e Il Fatto.
Se ne condiviamo il contenuto, almeno in parte, non vedo dove sia il problema.
Ma rovesciamo la domanda: “E’ un problema se qualcun altro sostiene le stesse cose che da anni sosteniamo noi?” .
O qualcuno ritiene che esistano ancora i buoni e i cattivi, in una logica da bunker che ormai trova asilo politico solo nei giornali killer vicino al premier?
Ma andiamo oltre: pensate davvero che i Travaglio e i Di Pietro siano di sinistra?
O non piuttosto “regalati” alla sinistra proprio da un certo tipo di destra affaristico-mafiosa che certamente noi non siamo disposti a difendere?
3) La magistratura è al di sopra di ogni sospetto?
Certamente no, ma a destra non c’è spazio per i vigliacchi e i furbetti del quartierino.
Ci si presenta e ci si difende da uomini.
Mi spiace dover fare un esempio personale, ma a questo punto la coerenza l’impone.
Chi ci segue da anni sa che abbiamo fatto in passato una campagna in difesa dei concorsi puliti in Provincia a Genova.
Avevamo saputo che di certi concorsi pubblici “giravano” già mesi prima i nomi dei vincitori e lo abbiamo dichiarato, azzeccando 4 nomi dei vincitori su 6.
Vicenda che aveva trovato vasta eco anche sui giornali locali.
Una battaglia condotta, tanto per essere chiari, senza alcun aiuto e supporto da parte del centrodestra locale, che anzi si era vigliaccamente defilato. Sarebbe bastato che il Pdl cavalcasse e approfondisse lo scandalo e sarebbe saltata la giunta, invece silenzio e connivenza.
A quel punto il presidente della Provincia mi ha citato per “danni all’immagine” di fronte al Tribunale civile (stesso metodo usato da Berlusconi contro l’Unità ), affidando la causa al miglior studio legale sulla piazza (tanto per capirci, fattura tre volte quello di Ghedini).
Risultato? Abbiamo chiesto che venissero sentiti vari testimoni che avrebbero comfermato determinate procedure “insolite”.
Possibilità negata, caso più unico che raro.
Vi erano precari che hanno personalmente assistito a vicende anomale, vi erano dipendenti che avrebbero potuto illustrare che era possibile favorire qualcuno a scapito di altri.
Sono stati ammessi a testimoniare? No.
Perderemo la causa per aver raccontato solo la verità ? Probabile.
Ma per noi sarà un motivo di onore, ripeto di onore!
A destra vogliamo continuare a starci così, a testa alta, saranno altri che incontrandoci per strada abbasseranno lo sguardo, non noi che abbia solo ricercato verità e giustizia.
Ma non abbiamo posto in essere artifici per sottrarci al giudizio, non abbiamo cercato “favori”: in tribunale ci siamo presentati, caro Silvio.
4) Fini può rappresentare la nostra destra?
Non l’abbiamo mai sostenuto, ho spesso ripetuto che in venti anni non siamo mai stati con Fini, sempre dall’altra parte, nelle battaglie interne al Msi.
Ma quando per una volta nella sua vita, Gianfranco mostra di avere le palle e, pur avendo tutto da perdere, ha il coraggio di dare una svolta alla sua esistenza, dovremmo essere così coglioni da lasciarlo solo in questa battaglia?
O dovremmo schierarci coi “boia”, solo perchè lui sarebbe un “traditore”, come se i Gasparri, i La Russa, gli Alemanno e i Matteoli fossero gli “onesti” e gli “uomini coerenti e probi”?
Ma quando il nostro mondo saprà mai valutare il momento politico e le tesi che uno porta avanti senza soffrire di torcicollo?
Ma chi si salverebbe allora, nel variopinto mondo della destra italiana, in base a questo metro di giudizio?
Almirante? Rauti? Storace? La Mussolini? Nessuno è mai stato coerente, hanno cambiato posizioni a seconda della convenienza, almeno quanto Fini.
E allora si abbia l’onestà di valutare la posizione di Fini senza preconcetti: se oggi non abbiamo leggi da regime militare è grazie a lui e ai Granata, alla Bongiorno, ai Bocchino, alla Perina, tutto il resto sono solo chiacchiere.
Noi guardiamo ai fatti.
Qualcuno è scandalizzato perchè Fini si allea con Casini?
E con chi doveva allearsi, con qualche puttaniere o con Cosentino forse?
O con qualche bastardo rifiuto umano che nega una ciotola di riso a una bimba immigrata in un asilo?
O con chi ha fatto carriera a destra favorendo le prestazioni della moglie presso un notabile di partito?
Sono questi i punti di riferimento di chi oggi critica Fini?
Bene teneteveli, noi della compagnia di certa feccia ne facciamo a meno da un pezzo.
Se Fini non sarà all’altezza lo criticheremo, come è doveroso e come abbiamo fatto in passato.
Ma lezioni di morale da delinquenti seriali non le accettiamo.
5) Nessuno ci ha sdoganati, non cerchiamo approvazioni a sinistra, raccontiamo solo fatti ed esprimiamo idee di destre.
Se qualcuno ci riconosce onestà intellettuale è perchè il mondo va avanti, è finito il tempo di chi fomenta odio per sopravvivere.
Ricordatevi piuttosto quel regime che ha campato per anni sul sangue dei ragazzi di destra e di sinistra che si massacravano nelle strade, mentre loro continuavano a macinare tangenti, corruzione delle coscienze, odio e divisioni e impedendo a intere generazioni di confrontarsi sul terreno delle idee.
Se uno che non la pensava come me oggi mi dà ragione, devo per forza pensare che lo faccia per interesse?
O non perchè le idee che porto avanti, la mia corenza e il mio stile di vita non meritino il suo rispetto?
E le sue idee, la sua coerenza e il suo modello di vita non meritino il mio?
Ma quando impareremo a crescere in questo Paese e a liberarci di chi, proprio grazie a questi steccati, da decenni cura solo i propri interessi e non il bene del nostro popolo?
Noi non abbiamo rinunciato a sognare, ma neppure a odiare la cosa peggiore su cui si fonda la politica italiana: il conformismo che ci impedisce di arrivare a una democrazia compiuta, vera, sofferta.
Una destra e una sinistra che sappiano competere sul piano delle idee e della visione della vita.
Tutto il resto è fare il gioco di chi specula sulle nostre intelligenze, sulla nostra vita, sui nostri sacrifici, sulla nostra pelle.
Vogliamo lottare per salvare un Paese che va a a puttane, non un premier che ci va per demenza senile.
E se a qualcuno non piace quello che scriviamo, libero di non leggerci.
Il mondo editoriale è pieno di fondoschiena, di tette e di chi da decenni ve lo mette nel culo raccontandovi palle.
Abbonatevi a quelli.
Noi siamo diversi.
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Febbraio 4th, 2011 Riccardo Fucile
UN SONDAGGIO RIVELA CHE SONO SEMPRE PIU’ ACCETTATI: IL 52% DEGLI ITALIANI E’ FAVOREVOLE A CONCEDERGLI IL DIRITTO DI VOTO…IN ITALIA SI CREDE CHE SIANO IL 25% DELLA POPOLAZIONE, INVECE RAGGIUNGONO SOLO IL 7%
Un Paese senza immigrati? 
Impossibile: oltre sette italiani su dieci ritengono i lavoratori stranieri indispensabili alla nostra economia.
Non solo.
Il 52% è favorevole a concedergli il diritto di voto amministrativo.
E i reati?
Oltre la metà degli italiani crede che anche l’immigrazione legale aumenti il numero di crimini commessi nel Paese.
A misurare gli orientamenti dell’opinione pubblica italiana è il terzo rapporto “Transatlantic Trends: Immigration” curato, tra gli altri, dal German Marshall Fund of the United States e dalla Compagnia di San Paolo.
La lunga indagine fotografa le opinioni dei cittadini di Stati Uniti, Canada e di alcuni Paesi europei (Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia, Spagna, Olanda) sulla questione immigrazione.
Cosa emerge?
Rispetto al 2009, cala in tutti i Paesi (con la sola eccezione del Canada) il numero delle persone che considera l’immigrazione più un problema che un’opportunità : il 52% negli Stati Uniti (nel 2009 era il 54%) e il 45% in Italia (l’anno prima era il 49%).
La percentuale sale tra chi si dichiara politicamente di destra.
E ancora: in tutti gli Stati monitorati, i cittadini sovrastimano il numero dei migranti residenti (gli italiani credono che siano il 25% della popolazione, ben lontani dal 7% del dato reale).
Per quanto riguarda il nostro Paese, anche quest’anno il rapporto mette in evidenza le molte contraddizioni del caso-Italia.
Il 56% degli italiani ritiene infatti che anche gli immigrati in regola contribuiscano a far crescere la criminalità (l’anno precedente tale percentuale si fermava a quota 34%).
Ciò detto, stupisce che ben il 52% degli intervistati (uno dei dati più alti tra i Paesi monitorati) è a favore del diritto di voto amministrativo agli immigrati regolari e il 69% (il dato record in Europa) non crede che i lavoratori stranieri tolgano lavoro agli italiani.
Di più: ben il 76% ritiene che gli immigrati coprano i posti con carenza cronica di manodopera.
Non è tutto. In base al sondaggio, il 37% degli italiani crede che i musulmani siano ben integrati.
E il 47% ritiene che l’immigrazione sia una questione da gestire a livello europeo e non più solo nazionale.
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Febbraio 3rd, 2011 Riccardo Fucile
SENZA DECRETO LEGGE NON POTRA’ MAI FUNZIONARE, AMMESSO CHE INTERESSI QUALCUNO: LE DOMANDE SONO STATE APPENA 91 IN LOMBARDIA E 22 IN SARDEGNA (UNA RIGUARDAVA VILLA CERTOSA, PROPRIETA’ DEL PREMIER)….INVECE CHE LAVORO, IL BLUFF DEL GOVERNO HA GENERATO FINORA SOLO LA PROTESTA DEGLI IMPRESARI EDILI
Il Cavaliere sognava («con immodestia», precisò) di passare alla storia grazie al grande Piano per la casa che nel 2008 era stato uno dei pilastri della campagna elettorale berlusconiana.
Confessò la debolezza davanti alla telecamere di Porta a Porta, tre giorni prima delle elezioni, ricordando quasi con commozione il piano varato nel 1949 da Amintore Fanfani.
Paragone ardito, visto com’è andata finora.
Perchè a quasi tre anni di distanza il presidente del Consiglio ha dovuto prendere atto di un imbarazzante buco nell’acqua.
«Siamo fermissimi: non si può fare niente. Abbiamo fatto un Piano casa per ampliare le abitazioni, abbattere vecchi edifici, aumentare del 33% la cubatura. Ma non mi risulta che siano stati aperti cantieri», ha detto alla conferenza stampa di fine anno, il 23 dicembre 2010.
La colpa? Silvio Berlusconi punta il dito contro i «politici professionisti» dei Comuni e degli enti locali, dove «il rilascio delle licenze è sempre un’opportunità per introiti illeciti ».
Comunque un’ammissione clamorosa di impotenza, alla luce della determinazione con la quale il premier, nel marzo del 2009, quando dal fronte delle Regioni erano stati sollevati numerosi problemi, aveva sentenziato: «Decideremo noi».
E ora, fra emendamenti (abortiti) al Milleproroghe, promesse e annunci, siamo al terzo, quarto, o forse quinto tentativo di rilancio.
Vedremo quale coniglio uscirà venerdì dal cappello del consiglio dei ministri.
Il flop non ha risparmiato nemmeno le amministrazioni in mano all’attuale maggioranza: nonostante Berlusconi si fosse esposto a più riprese in prima persona.
«Garantisco che le Regioni di centrodestra daranno via al Piano casa entro la fine del mese», aveva proclamato il 13 giugno del 2009.
Arrivando a precettare i governatori a lui fedeli, poche ore prima delle regionali del 2010: «Dove vinceremo approveremo immediatamente il Piano casa ».
E così, più o meno, è stato.
Dei risultati attesi, però, nemmeno l’ombra.
La Lombardia, per esempio. In quella Regione la legge che ha recepito il piano nazionale è passata a tambur battente.
Peccato che le domande, sei mesi fa, fossero soltanto 91. Novantuno su 1.546 Comuni.
Volume d’affari, si e no 200 milioni, come ha scritto sul Corriere Andrea Senesi, contro i sei miliardi previsti dal governatore Roberto Formigoni. Seguendo le più elementari regole dello scaricabarile la responsabilità del fallimento è stata addossata ai sindaci, colpevoli di non aver garantito un’adeguata grancassa all’operazione.
Nella Sardegna di Ugo Cappellacci, invece, le pratiche erano appena 22.
Una di queste riguardava Villa Certosa, la residenza di Berlusconi. Oggetto: costruzione di bungalow abitabili.
Forse il premier del «governo del fare» sperava nell’effetto emulazione. Ma non ha funzionato…
A modo suo, tuttavia, il presidente del Consiglio ha ragione. I problemi sono in periferia.
Anche se più che nei «politici professionisti» le responsabilità della paralisi locale del Piano casa vanno individuate nella incredibile stratificazione di regole e competenze locali in materia urbanistica.
Una faccenda ben nota a Palazzo Chigi fin da quando si è cominciato a discutere il progetto, fra mille difficoltà , con le Regioni.
Tanto che, il governo aveva promesso di sbloccare la situazione con un decreto legge per semplificare le procedure edilizie.
Quel provvedimento, però, nessuno l’ha ancora visto.
Dal varo del piano è trascorso un anno e mezzo e il governo ha dovuto incassare anche una protesta di piazza senza precedenti degli imprenditori edili.
Per ora quella «sferzata da 50 miliardi di euro all’economia » nella quale confidava Berlusconi ancora un anno fa grazie al Piano casa, resta una pia illusione.
Sergio Rizzo
(fa “Il Corriere della Sera“)
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Febbraio 2nd, 2011 Riccardo Fucile
IN GENERALE SI E’ INVECE FERMATO IL CALO DELL’OCCUPAZIONE MENTRE LA DISOCCUPAZIONE E’ STABILE… IN GERMANIA I SENZA LAVORO SONO AI MINIMI LIVELLI DAL 1992: LA LOCOMOTIVA HA RIPRESO A MARCIARE
Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) a dicembre 2010 è salito al
29%, con un aumento di 0,1 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 2,4 punti percentuali rispetto a dicembre 2009, segnando così un nuovo record negativo.
Si tratta, infatti, del livello più alto dall’inizio delle serie storiche mensili, ovvero dal gennaio del 2004.
Lo comunica l’Istat in base a dati destagionalizzati e a stime provvisorie.
Il numero di occupati a dicembre 2010, sempre su dati destagionalizzati, risulta invariato sia rispetto a novembre 2010 sia su base annua.
Il tasso di occupazione, pari al 57 per cento, risulta stabile rispetto a novembre e in riduzione di 0,1 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Il numero delle persone in cerca di occupazione risulta in diminuzione dello 0,5 per cento rispetto a novembre, e in aumento del 2,5 per cento rispetto a dicembre 2009.
Il numero di inattivi di età compresa tra 15 e 64 anni a dicembre 2010 aumenta dello 0,1 per cento rispetto sia a novembre sia a dicembre 2009.
Il tasso di inattività , pari al 37,6 per cento, è invariato rispetto al mese precedente e in diminuzione rispetto a dicembre 2009 (-0,1 punti percentuali).
Dati che i tecnici dell’Istituto di statistica considerano più confortanti: “A chiusura del 2010 le condizioni del mercato del lavoro appaiono un po’ più serene – rilevano gli statistici -, da autunno l’occupazione ha smesso di scendere e la disoccupazione nell’ultimo bimestre, novembre e dicembre, ha preso a calare.
L’unico elemento che stona è la disoccupazione giovanile, che ancora una volta torna a scalare posizioni, segnando un nuovo record”.
Dalla Germania la nuova conferma che la “locomotiva” ha ripreso a marciare: Il numero dei disoccupati scende ai minimi dal 1992.
A gennaio i senza lavoro sono diminuiti di 13.000 unità a 3.135 milioni, il livello più basso da novembre 1992, superate anche le previsioni che puntavano su un calo di 9mila unità , rispetto alla crescita, rivista, di 1.000 in dicembre.
Lo ha comunicato l’Agenzia federale del Lavoro di Norimberga, precisando che il tasso di disoccupazione destagionalizzato è sceso dal 7,5% al 7,4%.
Il tasso di disoccupazione non depurato dei fattori stagionali, invece, segna un rialzo considerevole: nel mese di gennaio è del 7,9%, rispetto al 7,2% segnato in dicembre e al 7,5% delle attese.
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Gennaio 21st, 2011 Riccardo Fucile
VIVEVANO IN COMODATO D’USO NELLO STABILE DI VIA OLGETTINA: L’AMMINISTRAZIONE CACCIA LE 14 PRESUNTE ESCORT PERCHE’ “ARRECANO DANNO AL DECORO DEL PALAZZO”….OTTO GIORNI PER FARE LE VALIGIE A CAUSA DELL’IRA DEI CONDOMINI
Più veloce della magistratura fu l’ira dei condomini. 
Arrecano un «danno al decoro del palazzo»: per questo, l’amministratore del condominio ha sfrattato dal residence di via Olgettina 65 le 14 ragazze al centro dell’inchiesta sul «caso Ruby» sospettate di essere delle prostitute.
Le giovani della scuderia di Lele Mora dovranno abbandonare i loro appartamenti entro otto giorni a partire da oggi.
Nel palazzo di Milano Due, stando a quanto raccontato da alcune testimoni sentite nell’inchiesta sulle feste ad Arcore, vivono numerose soubrette ed escort in comodato d’uso a spese del premier Silvio Berlusconi.
La dimora Olgettina è un complesso residenziale in via Olgettina 65 a Milano 2, a due passi dall’ospedale San Raffaele.
Un complesso di sei scale, decine di appartamenti dove vivono 14 showgirl che avrebbero partecipato alle feste del premier ad Arcore.
Quattro appartamenti sarebbero stati intestati a Nicole Minetti «per conto delle ragazze che di fatto occupano l’immobile» e che non avevano le «condizioni richieste per l’intestazione, quali un idoneo contratto di lavoro». Lo scrivono i pm di Milano negli atti dell’inchiesta sul caso Ruby trasmessi alla Camera.
Si tratterebbe delle showgirls Iris Berardi, Arisleida Espinosa, Annina Visan e Elisa Toti.
La consigliera regionale Minetti, si legge negli atti, «dalle conversazioni intercettate, sembra costituire per le ragazze indicate il tramite con Marcello Fabbri», agente immobiliare «della società Friza srl che gestisce l’immobile di via Olgettina», per ciò che riguarda «gli aspetti contrattuali».
Mentre, secondo i pm, «per ciò che riguarda la copertura finanziaria degli oneri delle locazioni, sia in relazione ai canoni che alle spese correnti» la Minetti fa da tramite, per conto delle ragazze, con il manager di fiducia di Silvio Berlusconi, Giuseppe Spinelli.
Dei sette appartamenti, in totale, che gli inquirenti hanno individuato nel residence Olgettina, due sarebbero intestati a Marysthelle Polanco e uno a Barbara Guerra.
«In particolare Fabbri – si legge ancora – mantiene i contatti con la Minetti e con lei si accorda per la firma dei contratti, per i «cambi» di assegnazione delle case e per l’incasso dei pagamenti dei canoni di locazione, delle caparre e delle cauzioni»
Sette sono gli appartamenti affittati alle stesse giovani che ci abitano.
Tra i loro nomi Barbara Guerra e Marysthelle Garcia Polanco, valletta di Colorado Cafè.
Nella dimora Olgettina ha abitato anche il consigliere regionale Nicole Minetti che è coinvolta nell’inchiesta Ruby, accusata di induzione e favoreggiamento dela prostituzione.
Secondo quanto riferito da una delle giovani donne in questione, Marysthelle, nella lettera di sfratto dell’amministratore del condominio, è spiegato che la decisione è stata presa per le lamentele degli altri inquilini.
«Non è giusto, anche noi siamo delle vittime. Io avevo anche tolto il mio nome dal citofono perchè mi insultavano giorno e notte» ha detto Marysthelle. «Io ero a Firenze per lavoro, ma mi hanno telefonato le altre ragazze per dire che era arrivata questa lettera – ha raccontato Marysthelle -. È una lettera uguale per tutte, firmata dall’amministratore del condominio, che ci dice che dobbiamo lasciare l’appartamento entro otto giorni altrimenti farà intervenire la forza pubblica».
«Io ho già telefonato al mio avvocato e gli ho detto di occuparsene – ha detto ancora Marysthelle -. Non credo che sia giusto nè legale un’imposizione del genere. Lo so che gli altri condomini si sono lamentati per la presenza dei giornalisti e dei fotografi davanti allo stabile, ma anche noi siamo delle vittime. Mi è capitato negli ultimi giorni di essere chiamata al citofono anche in piena notte e di sentirmi dire delle volgarità ».
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Gennaio 19th, 2011 Riccardo Fucile
NEL 2009 I LAVORATORI FIAT HANNO PASSATO UN TERZO DELL’ANNO IN CASSA INTEGRAZIONE, NEL 2010 META’ DELL’ANNO, NEL 2011 SI PREVEDE UN ULTERIORE PICCO…A POMIGLIANO SONO 4.800 I LAVORATORI IN CASSA IN DEROGA, DA SOLI COSTANO 75 MILIONI…SENZA CONTARE LA CASSA ORDINARIA E STRAORDINARIA
La settimana scorsa sono tornati tutti a lavorare a Mirafiori solo giovedì e venerdì,
giusto i due giorni scelti per il referendum sull’accordo sindacale della vigilia di Natale.
Poi di nuovo in cassa integrazione.
Oggi sono di nuovo tutti alle catene di montaggio, ma solo fino a venerdì, la prossima settimane è di nuovo cassa integrazione per tutti.
Ma questo venerdì si fermano, un giorno prima degli altri, gli addetti alla linee della Lancia Musa e della Fiat Idea, che salteranno anche il 31 gennaio, il primo febbraio, il 7,8 e 9 febbraio.
Invece quelli che lavorano alle presse, a monte delle linee di montaggio, saranno fermi anche giovedì e venerdì prossimi, ma anche il 26, 27 e 28 gennaio, il 3 e 4 febbraio, il 10 e l’11 febbraio.
Alla Fiat la cassa integrazione è come l’orario ferroviario, come un palinsesto televisivo.
Un cassintegrato avrebbe bisogno di una segretaria che gli tenga l’agenda per ricordargli quando è giorno di lavoro e quando no.
Nel 2009, mediamente, i lavoratori della Fiat hanno passato un terzo dell’anno in cassa integrazione.
Nel 2010, grosso modo, sono stati costretti all’ozio per metà delle giornate. Nel 2011 la dose di riposo forzato crescerà .
Termini Imerese è ormai ferma, Pomigliano d’Arco attenderà fino alla fine dell’anno la ripresa della produzione con la Panda, Mirafiori inizierà la spettrale attesa del Suv per il mercato americano, previsto per fine 2012.
Nel frattempo , cassa integrazione per tutti o quasi.
A spese dello Stato.
L’orgogliosa rivendicazione di Sergio Marchionne, l’uomo che, in Italia, non prende una lira dallo Stato, è infatti da correggere, almeno parzialmente.
Dal 15 novembre scorso a Pomigliano i 4.800 dipendenti sono entrati in cassa integrazione “in deroga”.
A differenza della cassa ordinaria e straordinaria, che vengono finanziate dall’apposito fondo dell’Inps basato su specifici contributi di imprese e lavoratori, la cassa in deroga è pagata fino all’ultimo euro dallo Stato.
I lavoratori di Pomigliano prendono l’80 per cento della retribuzione e contributi previdenziali pieni: tutto compreso costano attorno ai 1.300 euro al mese (non più di 900 netti in busta paga).
Fatta la moltiplicazione , si vede che per l’anno di attesa della Panda, la Fiat di Pomigliano da sola costerà allo Stato 75 milioni.
Più filosofica la discussione se la cassa integrazione ordinaria e straordinaria si possano considerare soldi pubblici o no.
Aziende e sindacati in genere sono d’accordo nel dire che quei soldi vengono da un fondo finanziato dagli interessati, con i conti perennemente attivi (almeno finora).
La Fiat, come tutte le imprese, versa circa il 2 per cento del salario dei dipendenti. Fiat Auto versa dunque all’Inps, per la cassa integrazione, una quarantina di milioni l’anno.
Sarebbe un calcolo interessante, ma complicato, vedere se la Fiat prende più o meno di quanto versa la fondo della cassa integrazione.
Ma soprattutto c’è da chiedersi se sia da sottoscrivere la linea di aziende e sindacati.
à‰ comprensibile l’intento di difendersi, da ambo le parti, dall’accusa di succhiare la mammella dei fondi pubblici, però dire che i soldi della cassa integrazione sono di chi li usa è come dire che quando uno fa un serio incidente stradale i danni se li paga da solo: in realtà la compagnia d’assicurazione usa anche i soldi versati da chi non fa incidenti.
Così come l’Inps usa per la cassa integrazione anche i fondi versati da chi non ne ha bisogno.
Rimane il dato produttivo.
Nel 2011 la Fiat produrrà pochissime auto.
A Pomigliano d’Arco metà degli addetti saranno richiamati in servizio per due o tre giorni al mese per produrre qualche Alfa 159. A Mira-fiori, a parte l’Alfa Romeo MiTo, prodotta a ritmi pressochè regolari, le linee di montaggio andranno a singhiozzo per produrre qualche unità della Lancia Musa e della Fiat Idea.
A questo proposito può essere utile ricordare che esattamente un anno fa, all’inizio del 2010, l’ennesima dose di cassa integrazione, decisa da Marchionne, fu così accolta dal ministro dei Trasporti Altero Matteoli: “La chiusura degli impianti è una specie di ricatto della Fiat”.
Erano i giorni in cui ci si chiedeva se il governo avrebbe o no confermato per il 2010 gli incentivi all’auto, che avevano sostenuto le vendite nel 2009.
Il governo italiano si accodò all’orientamento prevalentemente in Europa, di chiudere i rubinetti degli incentivi, anche se Marchionne fino a quel momento aveva ripetutamente reclamato l’aiuto pubblico.
Finiti gli incentivi, mentre gli altri produttori europei si davano da fare per vendere lo stesso le auto, anche perchè incoraggiati da aiuti statali mirati che l’Italia non ha dato alla Fiat, Marchionne ha semplicemente sistemato i ritmi produttivi della Fiat sottraendo dai preventivi l’effetto degli incentivi.
Il manager con il maglioncino dice che per spararsi nuovi modelli allettanti aspetta che la crisi finisca.
E così per l’auto italiana il tempo si è fermato.
Arrivederci al 2012 (forse).
Nel frattempo i dipendenti campano, male, di cassa integrazione.
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Gennaio 18th, 2011 Riccardo Fucile
UN PARTITO PADRONALE, UNA CLASSE DIRIGENTE CHE AVEVA IN GRAN PARTE LE PEZZE AL CULO O CHE IL CULO LO MOSTRAVA PER FARE CARRIERA, UNA POLITICA AFFARISTICA, UNA DILAGANTE CORRUZIONE E L’ASSOLUTA MANCANZA DI VALORI: QUESTO IL PRODOTTO DI ANNI DI BERLUSCONISMO… RISPETTO AL RESTO D’EUROPA, L’ITALIA HA PERSO L’OCCASIONE DI COLTIVARE UNA DESTRA MODERNA E PLURALISTA PER ANDARE DIETRO A PUTTANIERI E RAZZISTI
Mentre l’Italia civile è travolta dai dettagli bunghisti che emergono dagli atti e dalle intercettazioni della Procura di Milano, l’elettore di destra assiste sconcertato alle prese di posizione di chi dovrebbe rappresentarli.
C’è un premier che, asserragliato nel bunker con un manipolo di servi che ha tolto dalla strada e che gli devono pertanto più riconoscenza di Ruby, essendo in gran parte dei profughi e dei rifugiati politici della vecchia Dc e del Psi sottratti all’accattonaggio molesto, continua a recitare la parte del perseguitato politico, invece che recarsi da un buon pschiatra come aveva giustamente consigliato la ex moglie Veronica.
Di fronte a testimonianze convergenti, persino di un prefetto, sulle serate di Arcore, il premier continua a sostenere la tesi dei giudici comunisti complottisti.
Diamo per un attimo credito a questa tesi: se anche fosse, sapendo che non aspettano altro per incastrarti, quale politico o uomo di buon senso sarebbe stato così presuntuoso o coglione da farsi beccare con una minorenne o a gestire festini di quel genere?
Persino i killer seriali, quando sanno di essere incalzati dagli investigatori, talvolta rinunciano alle loro abitudine per qualche anno.
Ma la colpa non è tutta del premier che pensava di poter gestire il governo come un consiglio di amministrazione di Mediaset: lui che comanda, gli altri che eseguono. Con la differenza che di Tv Silvio era competente, di politica non capisce una mazza, come ha ampiamente dimostrato, gestendo otto degli ultimi dieci anni di governo del nostro Paese.
E’ responsabile anche la classe dirigente del Pdl, prona ai suoi imput farseschi: un partito senza democrazia interna, dove chi dissente viene cacciato e dove i parlamentari vengono scelti tra chi è prono a 90 gradi e tra chi deve gratitudine eterna a Silvio perchè aveva politicamente (e non solo) le pezze al culo.
Nonchè tra chi il culo (e non solo) lo ha mostrato nei tempi e nei modi adeguati.
Mai una critica, mai una obiezione che potesse migliorare il partito, solo faide interne, correnti e corsa all’acchiappo dei posti e delle relative remunerazioni.
Bei tempi quando i partiti avevano le correnti, almeno c’era talvolta una motivazione di linea politica, di diversa visione del partito e della società .
Allora magari si discuteva per lunghe serate se era giusta una posizione del partito su un problema, ora non si riunisce più nessuno e si commentano sole le tette svolazzanti della igenista mentale, casualmente consigliera regionale del Pdl, addetta al reclutamento di ninfette in carriera ed esibite ad Arcore sotto il travestimento da poliziotta sexy.
Immaginare un Cameron, un Sarkozy, una Merkel in uno scandalo del genere porterebbe tanti elettori borghesi del Pdl a invocarne le immediate dimissioni. Se si trattasse di Zapatero o Prodi per costoro non basterebbe neanche la impiccagione del reo.
E qui veniamo al principale imputato: un certo tipo di elettore di centrodestra che da anni accetta tutto, subisce tutto, si tappa il naso su tre narici, ma alla fine vota Berlusconi (o peggio Bossi).
Se questo elettore lo avesse a tempo debito preso a schiaffi, forse oggi le cose sarebbero diverse.
Invece sta ancora a cantare “meno male che Silvio c’è”, a parlare di magistratura comunista, a far finta di credere a tutte le palle che gli raccontano.
Invece che dare una scossa e raddrizzare la barca, ha finito, con il suo servilismo, per ampliare la falla a bordo.
Senza capire che senza valori, etica, socialità , rispetto dell’unità nazionale e dei più deboli, legalità , rispetto delle istituzioni non ci si può neanche definire di destra.
L’Italia vive una anomalia in cui si fa passare per governo di destra una coalizione affaristico-razzista che di destra non ha nulla.
Serve definirla tale solo a chi carpisce così i voti di un elettorato non di sinistra e che dopo 15 anni di rincoglionimento pensa che la destra sia questa.
Ecco perchè riteniamo che Berlusconi abbia pesanti responsabilità nell’aver bloccato per almeno un decennio la crescita della destra italiana, complice un elettorato cieco e sordo.
Ecco perchè ci auguriamo che tolga presto il disturbo e restituisca una speranza alla destra nel nostro Paese.
Una destra che con Cosentino, mafiosi, corrotti, affaristi, arrivisti, veline e puttane in libera uscita non vuole avere nulla a che fare.
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