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“I DATI DEL GOVERNO SUL LAVORO NON SONO ACCETTABILI”: L’ACCUSA DEL PRESIDENTE ISTAT

Agosto 6th, 2015 Riccardo Fucile

GIORGIO ALLEVA: “CAOS POCO EDIFICANTE”

Con i numeri sul lavoro, con i dati di Istat, ministero e Inps “abbiamo assistito a un caos poco edificante”.
“Quelli forniti dal ministero e dall’Inps sono dati di fonte amministrativa, non ‘statistiche’. Valutare il saldo tra attivazioni e cessazioni dei contratti come se fosse un aumento di teste, cioè di occupati, è una approssimazione non accettabile”.
A dirlo è il presidente dell’Istat Giorgio Alleva, che intervistato dal Fatto Quotidiano riflette così sui dati utilizzati dal ministro del lavoro Giuliano Poletti.
“Il governo fa il suo mestiere, ma a me preoccupa molto quando si sbandierano dati positivi dello 0,1%, anche perchè poi -come si è visto – portano a fare dietrofront il mese dopo”.
La Garanzia Giovani? “I risultati non ci sono stati. Le cose vanno fatte bene, e trovati forse altri strumenti, come per esempio il reddito minimo”.
“Può servire – spiega Alleva – a ridurre le disuguaglianze. Abbiamo fatto un’analisi sulla proposta del M5S, che erroneamente l’ha presentato come ‘reddito di cittadinanza’, mentre invece loro hanno studiato un reddito minimo selettivo. Ridurrebbe di molto la povertà  ed è ben congegnato perchè proporzionato al reddito e versato al singolo, che così ha autonomia di scelta. Andrebbe però attuato bene per evitare che incentivi il lavoro nero”.
“Costa 14,9 miliardi, ma non è all’ordine del giorno”
Quanto al Jobs Act, riflette ancora il presidente Istat, “i conti li faremo alla fine dell’anno. A oggi gli effetti non appaiono straordinari, sembrano esserci soprattutto sulle stabilizzazioni dei contratti precari, che non è poco”.

(da “Huffingtonpost“)

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INTERVISTA A TIRABOSCHI: “JOBS ACT SENZA EFFETTI, RENZI E’ PARTITO DAL TETTO INVECE CHE DALLE FONDAMENTA”

Luglio 31st, 2015 Riccardo Fucile

IL PRESIDENTE DEL CENTRO STUDI FONDATO DA MARCO BIAGI: “LA RIFORMA DEL LAVORO E’ UN FALLIMENTO, RENZI HA INIZIATO A LIBERALIZZARE PRIMA DI COSTRUIRE LE NECESSARIE TUTELE”

“Non c’è stata alcuna svolta: di fatto, per ora, il Jobs Act si sta rivelando un fallimento”.
Michele Tiraboschi, docente di Economia all’università  di Modena e Reggio Emilia e presidente di Adapt, il centro studi sul lavoro fondato da Marco Biagi, non usa mezzi termini per commentare i nuovi dati sulla disoccupazione diffusi oggi dall’Istat.
Il tasso generale è al 12,7%, la quota di quella giovanile addirittura 44,2%. Il livello più alto dall’inizio delle serie storiche nel primo trimestre del 1977. Insomma, nonostante i trionfalistici annunci del presidente del Consiglio la realtà  sembra essere rimasta la stessa.
Il motivo?
“Renzi si è fatto prendere dalla frenesia del fare”, spiega Tiraboschi a ilfattoquotidiano.it. “Il problema sta nel fatto che per ‘cambiare verso’ al mercato del lavoro il suo governo ha iniziato dal tetto e non dalle fondamenta. E su alcuni temi, come quello della ricollocazione, si sta andando avanti improvvisando”.
Professore, i numeri dell’Istat dicono che questa riforma non sta dando i risultati sperati
Tutti i dati di scenario nazionale e internazionale dicono che non avrà  alcun effetto. Dopo sei mesi di applicazione del generosissimo esonero contributivo per i nuovi assunti e dopo i primi tre di assunzioni liberalizzate non c’è stata alcuna svolta. Si tratta di interventi che hanno un effetto shock legato alla fiducia delle imprese e del mercato del lavoro, ma neppure con la somma delle misure messe in campo sono stati finora raggiunti risultati tangibili.
Lei è arrivato addirittura a definire il Jobs Act come il “nuovo apartheid”.
Sì, perchè al momento trovo che la riforma sia tutta nel superamento dell’articolo 18 e nient’altro. Ciò ha moltiplicato i dualismi fra Nord e Sud, dove ci sono due mercati del lavoro completamente diversi e paralleli, ma anche fra nuovi e vecchi assunti, lavoro pubblico e privato, lavoratori e lavoratrici. Non si è creato un mercato con opportunità  universali. Per invertire la rotta, il governo dovrebbe puntare su politiche attive, ricollocazione e Garanzia Giovani, che non sta funzionando.
A proposito della Garanzia Giovani: anche questo progetto si sta rivelando un fallimento.
Dopo più di un anno dal lancio del progetto crescono la disoccupazione e l’inattività  giovanile. Ma basta collegarsi sul sito del ministero del Lavoro per rendersi conto dello scandalo: tirocini “usa e getta” pagati dallo Stato che non permettono in alcun modo ai ragazzi di farsi conoscere e rimanere in azienda. Di fatto sono finti: non rappresentano reali opportunità  per migliorare la loro situazione. Lo Youth Guarantee rappresentava l’antipasto del Jobs Act, perchè se fallisci con i giovani è poi evidente che succederà  lo stesso con l’intera platea di coloro che cercano un impiego. Un segnale di allarme che il governo ha ignorato.
A questo punto, dunque, cosa dovrebbe fare l’esecutivo?
Renzi si è fatto prendere dalla frenesia del fare, ma il Paese non cambia con leggi che poi rimangono sulla carta. Sul fronte lavoro l’errore è stato quello di partire dal tetto e non dalle fondamenta. Chiunque si occupi un minimo di flexsecurity sa che prima si costruiscono le tutele sul mercato e poi si liberalizza quest’ultimo. Il governo ha cominciato eliminando l’articolo 18, che sarebbe stata l’ultima cosa da fare, e poi in sei mesi ha prodotto otto decreti legislativi, quattro già  pubblicati in Gazzetta ufficiale, improvvisando.
Continui.
Fossi in loro prenderei più tempo: il decreto sulle politiche attive e sulla ricollocazione, attualmente in discussione, è disastroso e andrebbe riscritto daccapo. Il secondo tema, la ricollocazione appunto, è passato in questi mesi da un decreto all’altro per poi essere abrogato prima ancora che fosse in funzione. Inoltre l’accordo sulle politiche attive raggiunto giovedì fra Stato e Regioni è semplicemente una spartizione di potere nell’ottica di chi detiene le competenze e non della funzionalità  del servizio.
Il rapporto dello Svimez, presentato ieri, è tornato a fare luce sulla disastrosa situazione del Mezzogiorno. Per giovani e donne si parla addirittura di “frattura senza paragoni in Europa”.
Al Sud c’è ormai una desertificazione tale da portare i giovani a cercare lavoro al Nord o negli altri Paesi. Personalmente ho provato più volte a portare un centro di ricerca nel Mezzogiorno trovando però un contesto — rappresentato da istituzioni, politica e università  — chiuso, diffidente, rivolto solamente al tornaconto personale che non aiuta a crescere. Tutto è basato sulle clientele politiche. Ed è proprio la cattiva politica che sta uccidendo quel territorio. Le conseguenze di questa situazione, però, le paghiamo tutti.

Giorgio Velardi
(da “il Fatto Quotidiano”)

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RENZI COLPISCE ANCORA: NUOVO RECORD DISOCCUPAZIONE AL 12,7%, QUELLA GIOVANILE AL 44,2%

Luglio 31st, 2015 Riccardo Fucile

RISPETTO A GIUGNO 2014 MENO 80.000 OCCUPATI, IN UN SOLO MESE PERSI 22.000 POSTI DI LAVORO…MA PER POLETTI E’ SOLO “FLUTTUAZIONE”

Disoccupazione giovanile oltre il 44%, tasso generale al 12,7% e 40mila occupati in meno in un anno.
E’ la fotografia dell’occupazione scattata dall’Istat sul mese di giugno, quando la percentuale dei senza lavoro è salita rispetto al mese precedente di 0,2 punti e quella dei ragazzi tra i 15 e i 24 anni ha toccato la quota record del 44,2%.
A quattro mesi dall’entrata in vigore del Jobs Act e a dispetto dei toni trionfalistici del premier Matteo Renzi, che a maggio festeggiava perchè “la macchina è finalmente ripartita”, la situazione del mercato del lavoro in Italia resta preoccupante.
Unico segnale positivo è la crescita della partecipazione, che emerge dal calo del numero degli inattivi.
Il dato che più colpisce è quello relativo ai giovani: la disoccupazione giovanile tocca il livello più alto dall’inizio delle serie storiche, nel primo trimestre 1977.
“Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, cioè la quota di giovani disoccupati sul totale di quelli attivi (occupati e disoccupati) è pari al 44,2%, in aumento di 1,9 punti percentuali rispetto al mese precedente”, nota l’istituto di statistica.
Gli occupati 15-24enni sono 22mila in meno rispetto a maggio (-2,5%) e 80mila in meno rispetto a giugno 2014.
“Dal calcolo del tasso di disoccupazione sono esclusi i giovani inattivi, cioè coloro che non sono occupati e non cercano lavoro, nella maggior parte dei casi perchè impegnati negli studi”. Il tasso di inattività  dei giovani, sempre a giugno, si è ridotto di 0,2 punti, al 74%.occupati.
Il numero assoluto dei disoccupati è aumentato nel corso del mese di 55mila unità , mentre gli occupati sono stati 22mila in meno.
Rispetto allo stesso mese del 2014 la variazione è stata di 85mila disoccupati in più e 40mila occupati in meno. Si tratta del secondo calo congiunturale degli occupati dopo quello di maggio (-0,3%). Ad aprile, invece, c’era stata una crescita dello 0,6%.
La crescita dei disoccupati, nota però l’Istat, è associata a “una crescita della partecipazione al mercato del lavoro, testimoniata dalla riduzione del numero di inattivi“.
Infatti le persone nè occupate nè in cerca di occupazione sono diminuite a giugno di 0,1 punti percentuali a (-18mila) a 14,021 milioni, riprendendo il calo cominciato a inizio anno e interrotto a maggio.
Il tasso di inattività , pari al 35,9%, diminuisce di 0,1 punti percentuali rispetto a maggio.
Su base annua gli inattivi sono diminuiti dello 0,9% (-131mila) e il tasso complessivo di 0,2 punti.
Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha invece commentato dicendo che “siamo di fronte a dati soggetti a quella fluttuazione che caratterizza una fase in cui la ripresa economica comincia a manifestarsi” e sottolineando che “il tasso di occupazione rimane sostanzialmente invariato”.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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RIECCO I FURBETTI DEL JOBS ACT: “LICENZIATI E RIASSUNTI PER GLI INCENTIVI”

Luglio 26th, 2015 Riccardo Fucile

A PORDENONE “IL BONUS ALLE AZIENDE SE NE VA IN ASSUNZIONI DI OCCUPATI, FATTI DISOCCUPARE E POI RIASSUNTI”

Licenziati e poi tutti riassunti nel giro di pochi mesi. In modo da beneficiare degli incentivi della legge di stabilità .
Uno scenario già  visto tra Piacenza e Reggio Emilia ed etichettato dai sindacati come esempio di “furbetti del Jobs act”.
E che ora, denuncia la Filt Cgil, si ripete a San Vito al Tagliamento, in provincia di Pordenone, e in altri impianti del nord Italia.
“Forse il presidente del Consiglio Matteo Renzi non lo sa, — si legge in un comunicato sindacale — ma il suo bonus alle aziende se ne va in assunzioni di occupati, fatti “disoccupare” e poi riassunti: ma dalla statistica poi arriveranno dati esaltanti per l’occupazione e… per il governo”.
Teatro della vicenda sono gli stabilimenti di un’azienda bresciana, la Sirap Gema, che produce   contenitori per alimenti e materiali isolanti in polistirolo e che il sindacato precisa non essere “direttamente coinvolta” nella querelle.
Fin dal 2011, la società  aveva affidato la gestione del magazzino a una cooperativa, la Soluzioni Coop di Pavia, che dava lavoro a 59 persone, nove nello stabilimento di San Vito e cinquanta negli altri impianti Sirap, tra Mantova, Arezzo e Brescia.
I problemi sono cominciati ad aprile del 2015: la Soluzioni Coop, dichiarando difficoltà  economiche, ha aperto le procedure di licenziamento per tutti i lavoratori.
A questo punto, è entrata in scena una nuova cooperativa, la Mag Solution.
Nuova in tutti i sensi: la società  è stata costituita il 15 maggio 2015.
E le è stato subito affidato l’appalto in precedenza gestito da Soluzioni Coop.
Pochi giorni dopo, le due aziende e i sindacati hanno firmato due accordi, sancendo il licenziamento di tutti i lavoratori dalla prima cooperativa e la riassunzione nella seconda. Ma attenzione.
L’intesa prevede che ai lavoratori spetti un contratto a tempo determinato della durata di sei mesi, giustificato con la “necessità  della cooperativa di valutare le compatibilità  economiche dell’ingresso nella gestione dell’appalto”.
Una volta terminato questo periodo definito di “sperimentazione”, la società  si impegna, “fatte salve condizioni economiche e non prevedibili, alla massima stabilizzazione possibile dei lavoratori”.
E in questa operazione, denuncia la Filt Cgil di Pordenone, si nasconde il trucco dei “furbetti del Jobs act“.
Dal 1 dicembre, infatti, i dipendenti di Mag Solution potranno essere assunti a tempo indeterminato per continuare il lavoro che hanno sempre fatto, semplicemente con un cambio di appalto.
Intanto, però, la società  potrà  beneficiare dell’esonero contributivo previsto dalla legge di Stabilità , che nel caso specifico equivale a circa 1,5 milioni di euro.
I sei mesi di “purgatorio” come contratto a termine sono una condizione prevista dalla manovra per accedere agli incentivi.
Questa legge, secondo un comunicato sindacale, “sembra essere più un finanziamento occulto alle aziende che un vero incentivo alle assunzioni, assumendo il solito aspetto dopante che non servirà  a sollevare le sorti dell’economia e nemmeno dell’occupazione”.
Così la Filt Cgil friulana ha segnalato l’anomalia all’Inps di Pordenone, alla Direzione provinciale del lavoro e a Unindustria.
E ha proceduto alla disdetta dell’accordo, dissociandosi anche dall’operato dei sindacati degli altri territori.
La richiesta era l’applicazione, fin da subito, del contratto a tempo indeterminato.
“Non ho mai visto utilizzare un contratto a termine per un appalto — sostiene Claudio Petovello, segretario Filt Cgil Pordenone — Una volta finito l’appalto, una società  può licenziare i dipendenti senza incorrere in sanzioni. Il tempo determinato non ha senso, se non per avere accesso agli incentivi. Non potevamo firmare, quei 1,5 milioni sono soldi rubati ai cittadini italiani”.
Ad alimentare i sospetti del sindacato, anche la recentissima costituzione della società , nata solo due settimane prima di ottenere la commessa.
Inoltre la sigla sindacale ha impugnato i licenziamenti attuati da Soluzioni Coop, ritenendoli contrari alla normativa relativa alle cooperative.
Ma oltre il danno, è arrivata anche la beffa. In seguito alla disdetta dell’accordo, riferisce la Filt Cgil locale, l’azienda ha deciso di non assumere i nove lavoratori operanti nello stabilimento friulano.
“Un messaggio chiaro, in linea con i tempi, — afferma un comunicato sindacale — in cui il ricatto occupazionale “consiglia” silenzio e accettazione senza se e senza ma delle condizioni imposte dal datore di lavoro o dalla cooperativa di turno”.
Insomma, una situazione ad alta tensione che promette di non finire qui.
E dire che il ministero del Lavoro è a conoscenza di casi simili e ha già  annunciato controlli in questo senso.
In una circolare di giugno, il dicastero di Giuliano Poletti ha fornito indicazione alle sedi territoriali di effettuare ispezioni per contrastare “comportamenti elusivi, volti alla precostituzione artificiosa delle condizioni per poter godere del beneficio” previsto dalla legge di Stabilità .
Lo schema descritto dalla circolare non sembra molto diverso da quello attuato a San Vito: disdetta dell’appalto, prosecuzione dell’attività  con contratto a termine di sei mesi, riassunzione dei lavoratori da parte di una società  terza, a volte costituita appositamente. Ora non resta che aspettare di vedere in azione i controlli annunciati.

Stefano De Agostini
(da “il Fatto Quotidiano”)

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TARANTO, LA FOLLA CONTESTA EMILIANO: IL GOVERNATORE COLPITO CON UN CALCIO

Luglio 10th, 2015 Riccardo Fucile

PROTESTE DAVANTI ALLA PROVINCIA PER LA MANCANZA DI LAVORO

Prima giunta regionale a Taranto per il neogovernatore Michele Emiliano.
Amara, dato che non è cominciata nel migliore dei modi.
Arrivato davanti alla Provincia in orario, era atteso da qualche decina di persone.
Sostenitori pronti ad applaudire, certo, ma anche qualche contestatore.
“Lavoro, lavoro”, è stato il grido che si è levato più spesso dalla folla, prima che un uomo decidesse di smarcarsi e di aggredire il presidente della Regione dandogli un calcio.
E’ stato subito allontanato dalle forze dell’ordine.
Nessuna conseguenza per il governatore, che ha glissato con un “non me ne sono accorto”.
Resta un clima di tensione sociale nella città  pugliese, gravemente provata dalla vicenda Ilva e dall’aumento della disoccupazione.

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APPALTI, SI CAMBIA: BOLOGNA SCAVALCA IL JOBS ACT E RIATTIVA L’ART.18

Luglio 7th, 2015 Riccardo Fucile

SUI LAVORI PUBBLICI VIA AL REQUISITO DEL MASSIMO RIBASSO… E SUI CONTRATTI RESTANO LE TUTELE DI PRIMA

Un accordo per evitare distorsioni negli appalti affidati dal Comune di Bologna e delle sue società  controllate, che viene firmato per la prima volta assieme da sindacati e imprese.
E che suscita l’apprezzamento di tutti ma in particolare di Cgil e Cisl, secondo cui “questa intesa neutralizza il Jobs act”.
“È stata accolta la proposta che avevo lanciato alla manifestazione di don Luigi Ciotti, ora vogliamo estenderlo anche agli altri Comuni della città  metropolitana”, spiega il sindaco, Virginio Merola, che dal palco di Libera in marzo aveva annunciato un testo che puntasse sulla legalità  nell’intricato mondo degli appalti.
Stop al massimo ribasso.
Dopo mesi di trattative, ieri, lo hanno sottoscritto tutti: Comune, sindacati, industriali, costruttori, cooperative e artigiani.
L’accordo ha validità  triennale, sostituisce quello firmato nel 2005 da Sergio Cofferati con i sindacati e punta sui quattro temi: la legalità , la tutela del lavoro, i tempi certi per il pagamento alle aziende e il sostegno alle imprese di qualità .
Prevede l’abbandono delle gare al massimo ribasso in favore dell’offerta economicamente più vantaggiosa, che riserva meno peso al prezzo delle offerte, e poi il riconoscimento nei bandi di gara del rating di legalità  delle imprese, aprendo inoltre alla co-progettazione del welfare con utenti e aziende del settore, il cosiddetto “sistema-Brescia”.
“Salvo” l’articolo 18.
Inoltre, verrà  inserito un “curriculum di reputazione” per premiare le imprese più virtuose.
Al capitolo lavoro si prevede il rispetto dei contratti nazionali e della clausola sociale, che garantisce in caso di cambio d’appalto il passaggio di tutti i dipendenti, riservando più punti a chi assume lavoratori svantaggiati.
Ma il passaggio avverrà  con l’obiettivo “del mantenimento dei diritti e delle condizioni retributive di provenienza dei lavoratori”, si legge nell’accordo.
Compreso articolo 18 e altri diritti: quanto basta alla Cgil per dire che “il Jobs Act qui è stato neutralizzato”.
“A noi il Jobs act non basta”.
Non bisogna togliere diritti “ma creare buona occupazione”, spiega Sonia Sovilla, del sindacato. E anche il segretario della Cisl Alessandro Alberani sottolinea “che l’accordo garantisce una clausola che nel Jobs Act non c’è”.
“A noi il Jobs Act non basta, a Bologna puntiamo su appalti di qualità “, rinforza l’assessore Matteo Lepore.
Mentre per il sindaco l’intesa potrebbe servire da modello per Stefano Bonaccini, che sta lavorando al Patto sul lavoro.
“Credo che la Regione possa prendere a riferimento questo accordo, su cui hanno convenuto tutte le parti sociali”, dice il sindaco.

Marco Bettazzi
(da “La Repubblica”)

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TORNANO A CALARE GLI OCCUPATI, A MAGGIO 63.000 IN MENO: L’ITALIA CAMBIA VERSO

Giugno 30th, 2015 Riccardo Fucile

IL TASSO DI DISOCCUPAZIONE E’ AL 12,4%, TRA I GIOVANI AL 41,5%

Nuovo segnale negativo dal mercato del lavoro italiano, in una fase che alterna indicazioni di recupero occupazionale a nuove battute d’arresto.
Secondo le stime preliminari dell’Istat, a maggio gli occupati sono diminuiti di 63mila unità  (-0,3%) rispetto al mese precedente.
Il tasso di disoccupazione, calcolato sempre dall’Istat, è rimasto stabile al 12,4%.
“Il tasso di occupazione, pari al 55,9%, cala nell’ultimo mese di 0,1 punti percentuali. La stabilità  della disoccupazione, nonostante il calo degli occupati, si spiega anche con l’aumento del numero di individui inattivi tra i 15 e i 64 anni: +0,3%, pari a +36 mila, a maggio dopo il calo dei quattro mesi precedenti.
“Il tasso di inattività , pari al 36,0%, aumenta di 0,1 punti percentuali. A determinare la crescita di coloro che non cercano lavoro è soprattutto la componente femminile.
Il calo dell’occupazione di maggio coinvolge anche i più giovani: gli occupati 15-24enni diminuiscono del 2,8% rispetto ad aprile (-26 mila).
Il tasso di occupazione giovanile, pari al 15,0%, diminuisce di 0,4 punti percentuali rispetto al mese precedente.
Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, cioè la quota di giovani disoccupati sul totale di quelli attivi (occupati e disoccupati) è pari al 41,5%.

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GLI IMPRENDITORI BOCCIANO IL JOBS ACT: “LE ASSUNZIONI NON SONO AUMENTATE”

Giugno 27th, 2015 Riccardo Fucile

SECONDO UN SONDAGGIO DEI CONSULENTI DEL LAVORO, PER IL 70% I NUOVI CONTRATTI SONO TRASFORMAZIOMI DI CONTRATTI GIA’ IN ESSERE

Il Jobs Act ha incrementato il lavoro a tempo indeterminato ma nella gran parte dei casi si tratta di stabilizzazione di contratti precari e non di un incremento dell’occupazione.
Il dato emerge dal sondaggio “Il Jobs Act a 4 mesi dall’entrata in vigore” della Fondazione Studi dei Consulenti del lavoro realizzato in occasione della sesta edizione del Festival del lavoro secondo cui solo il 40% degli intervistati pensa che il Jobs Act abbia ricadute economicamente e socialmente significative sul proprio territorio.
E alla richiesta di assegnare un voto il risultato è un risicato 5.
Oltre il 70% del campione ritiene che non siano aumentate le assunzioni ma si tratti di trasformazone di contratti già  in essere.
Appena il 10% dei datori di lavoro si ritiene pienamente soddisfatto dei contenuti del Jobs Act, tanto da definirlo uno strumento essenziale per lo sviluppo dell’impresa.
Un terzo afferma invece che avrebbe preferito un’altra tipologia di intervento o addirittura lo trova inutile.
La preoccupazione maggiore degli intervistati riguarda cosa accadrà  alla scadenza degli incentivi previsti dalla legge di stabilità  2015 e che consente ai datori di lavoro di non pagare i contributi Inps per tre anni fino a poco più di 8 mila euro.
Il 71% del campione ritiene che alla fine del periodo si tornerà  ai livelli, anche perchè ben il 73% degli intervistati non vede alcun segnale di ripresa economica.
Il 29% del campione stima invece che nel prossimo futuro potranno aumentare le assunzioni, ma, nella quasi totalità , chi ha una percezione positiva del futuro (miglioramento economico generale e quindi aumento dell’occupazione) appartiene alle aree del centro-Nord.
Il 75% del campione infine non ha notato particolari cambiamenti nello svolgimento delle proprie attività  professionali dal momento dell’entrata in vigore del provvedimento.

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INTERVISTA A RENZO PIANO: “SONO UN GEOMETRA E AMO LE PERIFERIE”

Giugno 19th, 2015 Riccardo Fucile

“NON MI FARO’ TRASFORMARE IN UN’ICONA”

Il Geometra guarda il mare e diventa serio.
«Non è un vezzo. Mi firmo così, ogni tanto, perchè questo sono. Un geometra. Misuro le cose e lo spazio. Guardi cosa tengo in tasca: un metro. Misuro tutto. Anche a occhio».
Quant’è lunga quella borsa?
«Trentacinque centimetri».
Controllo. Esatto.
Vorrei chiedere a Renzo Piano di Expo (dove non c’è) e di Milano (dove c’è poco), ma l’uomo è impossibile da intervistare: bisogna lasciarlo scendere, come un slalomista, e mettergli un paletto ogni tanto.
L’età , il successo, perfino questo posto sulle scogliere di Ponente – il più bel luogo di lavoro che io abbia mia visto – lo portano a guardare le cose dall’alto.
E dall’alto, diciamolo, tutto sembra un po’ più chiaro.
Si capisce, per esempio, che l’Italia va rammendata, a cominciare dalle periferie.
È l’impegno che Renzo Piano s’è preso dopo che l’hanno nominato senatore a vita, arruolando giovani architetti di talento e mettendoli al lavoro su alcune aree urbane.
«Bisogna andare a caccia dei buchi neri della città », spiega.
«Anche i centri storici hanno i loro problemi, ma ci abitano le persone psicologicamente appagate. Le periferie sono fabbriche di desideri. Bisogna trasformarle. Una trasformazione lenta e omeopatica, utilizzando le energie che contengono».
Le città  sono mescolanze, ripete. Miscele di etnie, di età , di aspirazioni, di reddito.
Non bisogna concentrarsi su alcune parti e ignorarne altre.
«La bellezza focalizzata è un po’ snob, la bellezza diffusa è un’idea colta. Bisogna andare a caccia delle aree dismesse e fecondarle».
Quindi Expo non la entusiasma: è stato costruito sopra terreni agricoli.
«Chissà , forse è un’idea milanese costruirlo su terreno nuovo. A Genova siamo dell’idea di non buttare niente».
Da quarant’anni lei riempie il mondo del suo lavoro, e le città  di simboli: il Beaubourg a Parigi, lo Shard a Londra, Potsdamer Platz a Berlino, l’edificio del New York Times e il nuovo Whitney Museum, appena inaugurato a Manhattan. In Italia la riqualificazione del porto antico di Genova, il lavoro sul Lingotto a Torino, l’auditorium Parco della Musica a Roma. Ma a Milano di lei c’è poco.
«Nessun rancore, nessuna amarezza. È andata così, non si può fare tutto. A una certa età  ciò che ti tiene in vita non è quello che hai già  fatto, ma quello che non hai ancora fatto. Anzi, non hai nemmeno pensato».
Ma a Milano, spiega, vuole bene. «Ci sono arrivato da ragazzo. Firenze era troppo bella, ti lasciava annichilito. Milano era imperfetta, quindi interessante. Negli anni Sessanta era la città  del desiderio e quella era l’età  dei sogni. Stavo a Lambrate. Vede? Periferia».
C’è chi evita le polemiche perchè le teme. E chi le evita perchè non gli interessano.
Il Geometra appartiene a questa categoria. Ogni tanto un lampo di impazienza gli passa negli occhi. «Bisogna essere concilianti, d’accordo. Ma alla fine uno si deve anche un po’ incazzare…».
«Bisogna fidarsi del terreno e della luce», ripete Renzo Piano ai suoi ragazzi di bottega.
Delle pubbliche autorità , pare di capire, bisogna fidarsi un po’ meno.
Non è chiaro, per esempio, se il progetto sul Giambellino, preparato dai quattro giovani professionisti guidati da due tutor (architetti Ermentini e Di Blasi), verrà  adottato e porterà  a qualcosa. Forse resterà  solo un’ispirazione e una segnalazione: meglio di niente.
RPBW (Renzo Piano Building Workshop) scende verso il mare tra il verde, come un ricordo d’infanzia.
Dove gli altri avrebbero messo un ascensore, qui c’è una cremagliera con la cabina trasparente.
Cosa desidera, alla sua età ?
«I miei desideri mi provocano disordine, diceva un attore francese. Ma è un disordine che significa vitalità ».
Perchè lavora circondato da giovani, e ha deciso di usare l’appannaggio di senatore a vita per metterli al lavoro sulle periferie?
«Forse è senso di colpa. Non ho mai insegnato».
La generosità  è una forma di potere?
«È tanto vero che non la chiamo generosità . Si dà  e si prende».
 E lei cosa prende?
«I ragazzi ti guardano con aria interrogativa: ti vergogni come un cane a raccontargli balle. Portano con sè questa forza: sono esigenti».
Il personaggio di un film dice: c’è una grande gioia nell’incoraggiare il talento.
«È così! Se uno di questi ragazzi ha un’idea interessante gioisco più che se l’avessi avuta io».
Il pericolo del successo?
«La sindrome del Wonderful!».
Scusi?
«Qualunque cosa fai, ti dicono “Wonderful!”, fantastico! E tu perdi l’occasione di ricevere una critica. A una certa età  ti mettono in una teca: la gente arriva, si inginocchia e prosegue».
La cosa che le piace di più?
«Pensare. È un godimento fisico. Un orgasmo. Come il cibo e la vittoria».
Cosa avrebbe voluto diventare, il Geometra, se non fosse l’architetto italiano più amato nel mondo?
«Il trombettista. Forse per questo ho riempito i continenti di luoghi per la musica: Roma, Boston, Berlino. Sono un geometra-liutaio: misuro il suono».
La sua aspirazione?
«Sempre la stessa. Creare spazi dove la gente sta bene insieme».

Beppe Severgnini
(da “il Corriere della Sera“)

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